Corrado Pensa: Il nemico dell’equanimità

1bamb-monac-tib“Il nemico antitetico dell’equanimità” (Corrado Pensa)

Abbiamo continuato a leggere dal libro di Corrado Pensa, L’intelligenza spirituale: “L’equanimità è l’opposto dell’attaccamento, è non-attaccamento. […] L’equanimità è l’anima della presenza mentale che chiamiamo consapevolezza non giudicante […]. L’equanimità è il cuore della saggezza, non si può vedere in profondità senza l’intimo equilibrio dell’equanimità.
[…] Se è assente l’equanimità, può un sentimento di amorevole gentilezza essere davvero incondizionato e privo di riserve? Continue reading »

Shantideva: Preghiera di dedica ai Precetti

Shantideva

Shantideva

Shantideva: Preghiera di dedica ai Precetti, rivista da Sua Santità il XIV Dalai Lama

Possano tutti gli esseri in ogni luogo,
Piagati dalla sofferenza di corpo e mente,
Ottenere un oceano di felicità e gioia
Per la virtù dei miei meriti.

Possa nessuna creatura vivente soffrire,
Commettere cattive azioni o anche ammalarsi.
Possa nessuno aver paura o sentirsi sminuito,
Con una mente oppressa dalla depressione.  Continue reading »

Sutra della Lunga Vita (Tse Do)

Sutra della Lunga Vita: Per il potere della moralità, il Buddha è il Completamente Puro ed Eccelso
Sutra della Lunga Vita: Per il potere della moralità, il Buddha è il Completamente Puro ed Eccelso

Sutra della Lunga Vita (Tse Do)

Questo è il sutra del Grande Veicolo chiamato “Vita Eccelsa e Saggezza Trascendente Incommensurabili”. In lingua indiana: Arya Aparamita Ayurgyena Nama Mahayana Sutra. In lingua italiana: Vita Eccelsa e Saggezza Trascendente Incommensurabili.

Mi prostro a tutti i Buddha e i bodhisattva

Così ho udito. Una volta il Bhagavan (il Distruttore, Il Dotato Andato Oltre) si trovava a Sravasti, nel tempio del benefattore del cibo Senza Guida, nel Parco di Jetavana, seduto in modo idoneo, con un grande sangha di 1.350 aspiranti alla virtù e mendicanti della virtù (bhikshu) e moltitudini di bodhisattva mahasattva1. Continue reading »

Il Nobile Sanghatasutra

Cari lettori di questo sorprendente sutra, che esiste nel mondo come una reale manifestazione della compassione del Buddha per noi, la prima parte è una traduzione dal tibetano; la seconda è una traduzione dal sanscrito. Possa ciò portarvi le benedizioni di tutti i testi sacri in entrambe le lingue! Quando cambiano i caratteri, inizia la traduzione dal sanscrito. Continue reading »

Dhammacakkappavattanasutta

Buddha Sakyamuni, Dhammacakkappavattanasutta: “Quando, o monaci, la conoscenza e la visione profonda rispetto a queste Quattro Nobili Verità nella loro realtá dei tre modi e dodici aspetti mi fu totalmente pura, allora rivelai a tutto il mondo con le sue divinità, ivi Mara e Brahma, e all'umanità con i suoi asceti, brahmini, e uomini che ho realizzato correttamente in me la incomparabile illuminazione”.

Buddha Sakyamuni, Dhammacakkappavattanasutta: “Quando, o monaci, la conoscenza e la visione profonda rispetto a queste Quattro Nobili Verità nella loro realtá dei tre modi e dodici aspetti mi fu totalmente pura, allora rivelai a tutto il mondo con le sue divinità, ivi Mara e Brahma, e all'umanità con i suoi asceti, brahmini, e uomini che ho realizzato correttamente in me la incomparabile illuminazione”.

Il discorso di Sarnath, quando si mise in moto la ruota del Dhamma

É il primo sermone pubblico di Gotamo il Buddha fatto al parco dei cervi , nei pressi di Sarnath, vicino a Varanasi, davanti a cinque sramana (asceti) dopo la sua illuminazione a Bodhgaya, dove appunto enuncia le Quattro Nobili Verità e l’Ottuplice Sentiero fondando così l’ordine monastico (sangha), e nacque il Buddhismo. siamo nel 528 a.cr. aveva 35 anni. Traduzione dal pali sul testo canonico: Sutta Pitaka, Samyutta Nikaya, Maha Vagga, Saccasutta;
Dhammacakka (verità prima, realtà suprema, fine ultimo, ecc.), la ruota della legge. Continue reading »

Il Nobile Ottuplice Sentiero della Virtù

E quale è, o monaci, la Nobile Verità del Cammino che conduce alla Cessazione della Sofferenza?

Buddha Sakyamuni: «Felice è l’uomo equanime ed attento ».

Buddha Sakyamuni: «Felice è l’uomo equanime ed attento ».

Essa è il Nobile Ottuplice Cammino, cioè Retta Comprensione, Retto Pensiero, Retta Parola, Retta Azione, Retta Vita, Retto Sforzo, Retta Attenzione, Retta Meditazione.
E cosa è, o monaci, la Retta Comprensione? Comprendere la sofferenza, comprendere l’origine della sofferenza, comprendere la cessazione della sofferenza, comprendere il cammino che conduce alla cessazione della sofferenza: questa è la Retta Comprensione.
E cosa è il Retto Pensiero? Pensieri liberi da bramosie, pensieri liberi da malevolenza, pensieri liberi da crudeltà: questo è il Retto Pensiero.

E che cosa è la Retta Parola? Astenersi dal mentire, dal calunniare, dal parlare aspramente, dal parlare di cose futili: questa è la Retta Parola.
E cosa è la Retta Azione? Astenersi dal togliere la vita, astenersi dal prendere ciò che non ci vien dato, astenersi da eccessi sensuali: questa è la Retta Azione. Continue reading »

Ananda Sutta

Buddha Sakyamuni, Ananda Sutra: “Così si esercita: inspirando sperimenta la gioia, espirando sperimenta la gioia. Così si esercita: inspirando sperimenta i processi mentali, espirando sperimenta i processi mentali. Così si esercita: inspirando calma i processi mentali, espirando calma i processi mentali ...”

Buddha Sakyamuni, Ananda Sutra: “Così si esercita: inspirando sperimenta la gioia, espirando sperimenta la gioia. Così si esercita: inspirando sperimenta i processi mentali, espirando sperimenta i processi mentali. Così si esercita: inspirando calma i processi mentali, espirando calma i processi mentali ...”

Consapevolezza del Respiro: Ananda Sutta

Uno dei testi più importanti per la meditazione. Dal Canone Buddhista Theravada.

Così ho udito: in quell’occasione in cui il Benedetto stava a Savatthi presso il boschetto Jeta, nel monastero di Anathapindika . Allora il Venerabile Ananda giunto da lui, inchinatosi, si sedette al suo fianco.
Una volta seduto chiese: ‘esiste una qualità che, una volta sviluppata e perseguita, porta quattro qualità a completamento? E quattro qualità che, una volta sviluppate e perseguite, portano sette qualità a completamento? E sette qualità che, una volta sviluppate e perseguite, portano due qualità a completamento?’
‘sì, Ananda, esiste una qualità che, una volta sviluppata e perseguita, porta quattro qualità a completamento. E quattro qualità che, una volta sviluppate e perseguite, portano sette qualità a completamento. Continue reading »

Metta Sutta

Buddha Sakyamuni, Metta Sutta: “Il puro di cuore, non legato ad opinioni, dotato di chiara visione, liberato da brame sensuali, di certo non tornerà a nascere in questo mondo”.

Buddha Sakyamuni, Metta Sutta: “Il puro di cuore, non legato ad opinioni, dotato di chiara visione, liberato da brame sensuali, di certo non tornerà a nascere in questo mondo”.

Discorso sulla benevolenza universale

Così dovrebbe agire chi pratica il bene
e conosce il sentiero della pace:
essere solerte, retto e sincero,
cortese nel parlare, gentile e umile,
dalla vita frugale, non gravato da impegni,
sereno, soddisfatto con poco,
calmo e discreto,
non altero o esigente. Continue reading »

Lama Tsongkhapa: II Fondamento di Tutte le Buone Qualità

Lama Tsong Khapa Lobsang Drakpa: II Fondamento di ogni realizzazione

Lama Tsong Khapa Lobsang Drakpa: II Fondamento di ogni realizzazione

Lama Tsongkhapa: II Fondamento di Tutte le Buone Qualità o II Fondamento di ogni realizzazione.

Riconoscendo che la giusta devozione per il mio gentile maestro, fondamento di tutte le qualità eccellenti, è la radice del sentiero, Vi prego beneditemi affinché mi impegni intensamente nel seguirlo con grande rispetto.

Avendo compreso che questa rinascita agiata e fortunata, ottenuta una sola volta, è grandemente significativa e molto difficile da ottenere di nuovo, Vi prego beneditemi affinché io generi ininterrottamente la mente che ne coglie l’essenza ogni giorno e ogni notte. Continue reading »

1 – Il Dhammapada: le massime del Buddha

Dhammapada 421. Chi non ha passato, né futuro, né presente, che non ha e non prende nulla, questo io dico Arhat.

Dhammapada 2. Se un uomo parla o agisce con mente serena, gliene seguirà felicità,

Il Dhammapada, o Libro della legge, raccoglie 423 aforismi che, secondo la tradizione, sono stati pronunciati dal Buddha e poi raccolti da un ignoto autore, probabilmente un suo discepolo. Essi possono considerarsi una sorta di summa del pensiero e della dottrina buddhisti, da utilizzarsi soprattutto nella vita quotidiana per iniziare quel cammino di affrancamento dalle passioni terrene e dagli affanni quotidiani che, una volta compiuto, porta alla liberazione (mukti). Il Dhammapada costituisce una delle opere più note della fede buddhista, la cui influenza si è estesa ben oltre i confini del Buddhismo.

* Strofe accoppiate

1

Tutto ciò che siamo è il prodotto della nostra mente,

è basato su di essa e da essa è formato. Continue reading »

2 – Il Dhammapada: La riflessione

Dhammapada 25: Elevandosi per mezzo della riflessione, dell'introspezione e dell'autodominio, l'uomo saggio costruisce per sé un isola che l'inondazione non può sommergere.

Dhammapada 25: Elevandosi per mezzo della riflessione, dell'introspezione e dell'autodominio, l'uomo saggio costruisce per sé un isola che l'inondazione non può sommergere.

La riflessione

21

La riflessione è la via che conduce all’immortalità,

mentre la mancanza di essa conduce alla morte:

coloro che sono riflessivi, infatti, non muoiono mai,

mentre gli sconsiderati è come fossero già morti.

22

Quanti hanno chiaro questo concetto praticano

da esperti la riflessione e se ne dilettano, rallegrandosi

di appartenere al gruppo degli eletti.

23

Costoro, gente accorta, sapiente, meditativa e sempre

in possesso di grandi energie, pervengono

alla Verità Assoluta (nirvana), al sommo bene. Continue reading »

3 – Il Dhammapada: Il pensiero

Dhammapada 35: Il pensiero dominato reca felicità.

Dhammapada 35: Il pensiero dominato reca felicità.

Il pensiero

33

L’uomo saggio raddrizza il proprio pensiero

malfermo, vacillante,

difficile da conservare e da trattenere,

così come colui

che fabbrica un dardo fa con la freccia.

34

Il nostro pensiero vacilla quando deve rinunciare

a soggiacere al dominio di Mara, Continue reading »

4 – Il Dhammapada: Il saggio

Il Dhammapada 89:Coloro il cui pensiero è pienamente raccolto sui sette componenti della perfetta illuminazione, che si rallegrano del non ricevere nulla, dell'essersi affrancati dall'attaccamento, che dominano i propri desideri, che sono colmi di luce, questi sono giunti alla liberazione ancora in questo mondo.

Il Dhammapada 89: Coloro il cui pensiero è pienamente raccolto sui sette componenti della perfetta illuminazione, che si rallegrano del non ricevere nulla, dell'essersi affrancati dall'attaccamento, che dominano i propri desideri, che sono colmi di luce, questi sono giunti alla liberazione ancora in questo mondo.

Il saggio

76

Se vedete un uomo che vi indica

quello che bisogna evitare, che vi rimprovera,

ed è intelligente, seguitelo come un saggio,

come se fosse uno che svela tesori: per chi segue

una persona simile, sarà meglio, non peggio.

77

Che vi rimproveri, che vi impartisca ordini,

che vi impedisca di fare ciò che è disdicevole:

questi sarà amato da chi è buono

e sarà odiato da chi è cattivo. Continue reading »

L’incontro con Sua Santità il XVII Karmapa

L'incontro con Sua Santita il Karmapa

Il gran lama impavido dell’amore: incontro con Sua Santità il XVII Karmapa

Non ci sono parole, talvolta per descrivere certi grandi incontri. Avevo sentito parlare innumerevoli volte di Sua Santità il XVII Karmapa, ed ero riuscito anche ad intravederlo, ogni volta accanto a Sua Santità il Dalai Lama. Ma sempre piuttosto da lontano. Lo trovavo umile e forte, come sono pieni d’energia i nomadi degli altipiani da cui proviene. Il gran lama impavido proviene dal monastero di Tsurpu, non lontano da Lhasa, la capitale del Tibet. Il tempio venne fondato alla fine del XII secolo dal primo Karmapa Dusun Khyenpa, in tibetano “Il conoscitore dei tre tempi”, Continue reading »

Ven. Prof. Samdhong Rimpoche: Satyagraha

La benedizione con la Kata del Ven Samdhong Rimpoche

La benedizione con la Kata del Ven Samdhong Rimpoche

Con la Satya congiunta all’Ahimsha potrai avere il mondo ai tuoi piedi. Satyagraha ne è l’essenza, non è altro che l’ingresso della verità e della gentilezza in politica, ovvero nella vita nazionale. M. K. Gandhi 10 marzo1920

Il Tibet ha dato i natali a grandissime figure, non starò a citarle, altrimenti sarebbe troppo lungo. Nella notte del plenilunio del luglio ’96, raggiunto il monastero di Taboo per ricevere l’iniziazione del Kalachakra, incontrai quasi per caso il Ven. Samdhong Rimpochè nella semioscurità del quartier generale dell’organizzazione. E non si trattava di una casualità, ma di un preciso incontro carmico! Di questo ne fui convinto subito, quando mi fissò con i suoi occhi penetranti e profondi, comunicandomi con il suo sorriso benevolo verso qualsiasi essere senziente, un profondo senso di pace e di caldo benvenuto. Sentivo di aver trovato il Maestro della Saggezza, e questa certezza non poteva non darmi una profonda sensazione di pienezza e di gioia. Non sapevo chi fosse, ma sapevo d’aver incontrato un grande maestro, dalla conoscenza vasta come l’oceano, in grado di alleviare la miseria delle sofferenze umane. Egli mi affidò alle gentilezze del Ven. Kabgyur Rimpochè che ospitò tutto il gruppo nella sede della sua Karuna Foundation (andate a leggevi il resoconto di quel meraviglioso pellegrinaggio a pagina 2 del n. 6 nov-dic 1996 di Avventure nel Mondo, nell’articolo “Per i 1.000 anni del monastero di Taboo”).

Quella notte non dormii, preso com’ero dalla doppia emozione di aver raggiunto da un lato il luogo dove l’indomani Sua Santità il Dalai Lama avrebbe conferito la grande iniziazione e, dall’altro, un grande Lama che di colpo lasciava un impronta di altissima spiritualità nella mia vita. L’indomani mi verrà infatti confermata l’eccezionalità del mio incontro notturno: Samdhong-la, come amo affettuosamente chiamarlo, non solo è il Presidente del Parlamento Tibetano in esilio, non solo è il Rettore del grande INSTITUTE FOR HIGHER TIBETAN STUDIES DI SARNATH (Varanasi), ma è anche un grande Maestro Reincarnato, un Lama dalla grandissima compassione che, per tutte queste qualità è tenuto in altissima considerazione dal Dalai Lama.

Ora mi trovo a Dharamsala, la capitale del Tibet in esilio, qui ci sono gli uffici centrali amministrativi del Governo del Dalai Lama, e c’è ovviamente anche la sede del Parlamento tibetano. Mi informo se è presente il Presidente. Mi riceve, gentilissimo il suo segretario che mi comunica che attualmente Rimpochè è impegnatissimo a presiedere una seduta del parlamento. Gli scrivo di mio pugno un messaggio che, su mia preghiera, si fa premura di recapitare immediatamente. La risposta non si fa attendere: si ricorda benissimo di me e mi riceverà con tutto il gruppo al termine dei lavori della giornata! E’ una giornata bizzarra di primavera, il vento soffia impetuoso dalla catena dell’Himalaya trascinando nuvole cotonose che promettono copiose nevicate. Il sole già scalda, siamo ormai prossimi all’equinozio, ma il vento a turbini solleva grandi quantità di polvere e abbassa notevolmente la temperatura. Attraversiamo quasi in punta di piedi e con grande emozione il vasto atrio salone che immette nell’ufficio del Presidente. Egli è seduto, si alza per porgere la mano ad ognuno di noi: è dolce e attento allo stesso tempo. E’ lui a farci le domande, vuole sapere i motivi della nostra visita alla “Piccola Lhasa”(così i tibetani in esilio chiamano Dharamsala) e cosa desideriamo da lui. Mentre parla, Samdhong Losang Tenzin Rimpoche mi appare tanto concentrato da sembrare in meditazione!

Luciano Villa: Mi parli delle suo Paese, come ne vive la situazione attuale?

Samdhong Rimpochè: A partire dall’invasione violenta ed opprimente del Tibet da parte del regime cinese, questi hanno governato e continuato a farlo in modo immorale tale da contravvenire sia al diritto internazionale sia alle aspirazioni del popolo tibetano. Se siamo convinti che il mantenimento dell’identità del popolo tibetano con la promozione della sua peculiare scienza e delle sue tradizioni culturali, sia utile per i popoli della terra, ugualmente, se concordiamo con l’importanza di tutelare le tradizioni sociali che promuovono il comportamento morale e corretto, allora non avremo nessuna possibilità di poter ignorare la necessità di rendere la libertà al Tibet.

Promuovere la verità attraverso la non violenza come pratica spirituale per ripristinare la libertà del Tibet

Il Paese delle Nevi ha perso la propria libertà per le manchevolezze del suo popolo, ed è solo per questo motivo che la Cina ha potuto protrarre sino ad ora l’occupazione del Tibet. Perciò, è solo tramite l’azione del suo popolo che il Tibet potrà riacquistare la libertà. Non dovremmo certo aspettarci che ci sia restituita la libertà grazie all’aiuto d’altri o per la concomitanza di circostanze favorevoli, peraltro desiderabili. Il Tetto del Mondo si trova in una situazione certamente grave che richiede soluzioni urgenti. A differenza d’altri paesi, non possiamo aspettare per molti anni il successo della nostra lotta per la libertà. Sotto l’impareggiabile guida di Sua Santità il Dalai Lama, il popolo tibetano ed il governo tibetano in esilio hanno intrapreso innumerevoli azioni, da cui è scaturita una grande solidarietà internazionale.

Pertanto ritengo un argomento d’importanza cruciale il dare il più presto possibile avvio ad un movimento di liberazione pacifica del Tibet. E lo dobbiamo fare stando tutti uniti, senza perderci in inutili discussioni. Questo che le espongo ora è un programma conciso per un movimento ispirato alla non violenza, il Satyagraha, secondo il mio semplice punto di vista senza voler costringere nessuno ad aderirvi, nemmeno con ragionamenti logici.

Luciano Villa: potrebbe spiegarmi in cosa consiste il Satyagraha?

Samdhong Rimpochè: Il significato di Satyagraha è abbastanza semplice. Esso deriva appunto dall’insieme delle due parole: SATYA e AGRAHA. Satya significa in sanscrito “la verità” e – agraha – vuol dire “insistere”, perciò l’insieme delle due equivale a “insistere nella verità” o “perseguire” la verità” o “ribadire la verità”.

Personalmente preferisco il termine “insistere”, per significare che dobbiamo insistere per raggiungere la verità, non ci può essere compromesso alcuno, “insistere” vuol dire chiedere a chiunque di seguire questo cammino; insistere presso qualsiasi persona, ente, organizzazione o paese di prodigarsi per ristabilire la verità. Ma significa anche chiedersi sul modo migliore d’insistere verso la verità.

conoscere e rifiutare la violenza in ogni suo aspetto

E il modo migliore è quello di conoscere e rifiutare la violenza in ogni suo aspetto. Se indulgerete nella violenza non sarete in grado di perseguire il cammino della verità. Perciò, la lotta non violenta e l’insistere verso la verità sono praticamente dei sinonimi. Occorre perciò maturare una forte convinzione di volere raggiungere la verità, di affidarsi ad essa ed ai suoi valori attraverso la non violenza. Ma quest’ultima non significa l’accettazione delle risposte della violenza,e, allo stesso tempo la vera non violenza significa il rifiuto della violenza e di qualsiasi ingiustizia, ovvero la disapprovazione di ogni forma di ingiustizia. Credo di aver spiegato, almeno sinteticamente il significato basilare di Satyagraha.

In ogni grande causa non è il numero dei combattenti che conta, ma sono le qualità di cui sono fatti che costituiscono i fattori decisivi. I più grandi personaggi della terra sono sempre stati soli. M. K. Gandhi 10 marzo1929

Luciano Villa: Come ritiene che questi presupposti teorici possano trovare una forma organizzata, in modo di trasformarsi in azioni concrete?

Samdhong Rimpochè: Preferisco soprattutto delle forme individuali di Satyagraha, perché ogni forma organizzata comporta una serie di mancanze e di difetti in ogni caso, di difficoltà. Costruire e far funzionare qualsiasi organizzazione è molto difficile. Gandhi asserì che il modo di funzionamento dell’organizzazione è un test, una prova seria, della efficacia dell’azione non violenta. Se si riuscirà a praticare la non violenza, ciò sarà positivo. Qualsiasi forma di organizzativa comporta delle costrizioni, una qualche forma di constrittività o contrasto, o, perlomeno, una qualsiasi forma di contraddizione. Ma, ovviamente non possiamo non costruire un’organizzazione, che comunque rappresenta un peccato necessario. Dobbiamo favorire l’attuazione dei principi etici del Satyagraha. Siamo costretti ad avere un’organizzazione per trasformare in azione i precetti filosofici. Sto tentando di costruire sì un’organizzazione, ma ad un livello minimo di forze, che concretizzi degli obiettivi, identificando le azioni necessarie per raggiungerli. In ogni caso, gli aspetti organizzativi non dovranno prendere il sopravvento su quelli di fondo, teorici.

Ma la responsabilità maggiore l’hanno i tibetani stessi

Ho potuto constatare che qualsiasi tibetano è responsabile della situazione in cui versa il suo Paese. Non possiamo criticare o condannare l’intera classe dirigente cinese, essa non è tutta composta da persone malvagie e che abbiano agito sempre negativamente.

Ma la responsabilità maggiore l’hanno i tibetani stessi. In un senso più ampio, il popolo tibetano si era dedicato ad affari mondani, ad uno stretto sviluppo materiale.

Insomma noi siamo responsabili, dobbiamo ritenerci responsabili della sofferenza del Tibet e per la perdita della nostra libertà, per le immani distruzioni subite: sia fisiche, con l’annientamento di migliaia di monasteri, ma, ancor più, della cultura. Ogni tibetano è responsabile di ciò. E dobbiamo pagare il fio di questa grave responsabilità, dobbiamo scontare le pene e soffrire, col semplice scopo di purificare l’individualismo attraverso la volontà di insistere, nella verità, accettando la sofferenza, al punto tale da poter osservare il cambiamento nel modo di pensare nei sentimenti, nel cuore e in ultima analisi nel comportamento dei governanti cinesi. Tutto ciò ci porterà a raggiungere dei positivi cambiamenti in Tibet.

Usare la non violenza per combattere le ingiustizie a livello globale

Luciano Villa: In che modo crede che si debba realizzare questa purificazione?

Samdhong Rimpoche: Ci sono molti modi, non uno solo. Certamente le pratiche spirituali ne costituirebbero la base, senz’altro uno dei metodi basilari, unito al fatto di perseverare nel rendersi conto della sofferenza, il che consiste nell’operare costantemente in modo costruttivo e nel continuare la lotta non violenta. Sono queste, solo alcune delle componenti della strada della purificazione.

Luciano Villa: In che modo intende realizzare l’attività di opposizione? Ricorda i morti tibetani a Delhi per lo sciopero della fame? E’ corretto quel metodo?

Samdhong Rimpochè: Si, penso che rappresenti un modo corretto di opposizione.

Luciano Villa: In che modo crede che si debba far lievitare questa consapevolezza tra i tibetani e non solo, anche a livello mondiale, perché non pensa che quello della consapevolezza sia un problema universale?

Samdhong Rimpochè: Sì, il metodo corretto è quello dell’utilizzo del Satyagraha o della non violenza per combattere le ingiustizie a livello globale

.Luciano Villa: Non è forse un metodo applicabile in ogni punto della terra?

Samdhong Rimpochè: Si, convengo, va bene ovunque, è universale.

Luciano Villa: Come dovrebbe essere il comportamento corretto dei tibetani in patria?.

Samdhong Rimpochè: Sono del parere che molti tibetani qualificati per il Satyagraha possono ritornare ed iniziare il Satuagraha nel Tibet stesso, perché dall’esterno è molto difficile render efficace ogni opposizione. Essi dovrebbero tornare nel Paese, vivere da Tibetani fra i tibetani, soffrire con loro, dire apertamente ai cinesi che il loro comportamento è scorretto: questo è l’unico modo per contrastarli, per opporsi a loro.

Luciano Villa: Cosa intende dire quando afferma che i tibetani sono responsabili per le distruzioni subite dal loro paese?

Samdhong Rimpoche: Lei può capire in generale i rapporti tra il Karma e i suoi effetti. Il Tibet fu una terra dedicata alla pace, ed in particolare i suoi abitanti aborrivano la violenza e amava la spiritualità. Questo è il patrimonio culturale che abbiamo ereditato. Nel lontano passato il popolo Tibetano era dedito a praticare i valori della pace, della fratellanza e dello sviluppo spirituale, trascurando ovviamente gli affari mondani e lo sviluppo materiale. In altre parole il Tibet era indirizzato ad essere di riferimento spirituale per l’intera umanità o per l’intero genere umano. Ma il popolo tibetano, durante gli ultimi 150 anni, diventò più materialista, più violento, egoista, più ingiusto e molti rinunciarono a vivere una vita spirituale, fatta o basata su valori religiosi. La qualità della vita stessa dei tibetani andò deteriorandosi. A partire da quel periodo, la nazione andò indebolendosi sempre più, fu minata l’integrità della nazione stessa, perciò la Cina poté invadere ed occupare il Tibet. Se i tibetani (il popolo tibetano) fosse rimasto integro nei suoi valori spirituali, anzi li avesse sempre più coltivati, fosse rimasto non violento, e unito, la Cina non avrebbe potuto né invadere né occupare il Tibet. Così, in tal modo, furono i tibetani stessi che offrirono ai cinesi la possibilità di invadere e di occupare il loro Paese. E, all’inizio dell’invasione cinese, una vasta parte dei tibetani li accettò e cooperò con loro. Ebbero il demerito di non denunciare le ingiustizie cinesi, perché? Per paura o per convenienza, per mantenere le ricchezze che possedevano o le loro posizioni sociali, o per paura di doverne soffrirne la loro privazione, diventarono, cioè, dei collaborazionisti. Tutto ciò li ha resi corresponsabili con quello che è accaduto.

Per non diventerne complici

Luciano Villa: La situazione in Tibet è considerata molto grave. A che punto è la consapevolezza dei tibetani della situazione in cui versano e delle possibilità di reagire? Conoscono il movimento Satyagraha? Ci sono tibetani in Tibet che aderiscono al Satyagraha?

Samdhong Rimpochè: Non sono molti, ma ce ne sono. E penso che aumenteranno.

Luciano Villa: Quale potrà essere la reazione dei cinesi a delle dimostrazioni di Satyagraha?

Samdhong Rimpochè: – La reazione dei cinesi potrà essere molto brutale, molto forte. Essi sono del parere che qualsiasi forma d’opposizione, anche la più blanda e pacifica, vada stroncata sul nascere e, particolarmente, va sottolineato com’essi abbiano adottato la cosiddetta politica “picchia duro e rieduca”. In base a queste due linee politiche essi reagiranno molto forte. Ma, nonostante la loro forte reazione, dobbiamo esprimere la nostra disapprovazione. Altrimenti diventeremmo oggettivamente complici, accettando di subire certe ingiustizie.

Luciano Villa: Cosa ne pensa dell’atteggiamento dei tibetani in India e all’estero?

Samdhong Rimpochè – I tibetani all’estero, o preferirei dire, nel mondo, non si comportano al meglio di quanto dovrebbero o sarebbe nelle loro capacità. Particolarmente da parte di coloro che hanno raggiunto delle ragguardevoli ricchezze, essi praticano uno stile di vita troppo materialistico. Essi hanno dimenticato di sostenere la causa tibetana, non si comportano coerentemente in questo, né sono seri. Pensano che è sufficiente contribuire con delle risorse finanziarie per la comunità tibetana in esilio, di partecipare alle dimostrazioni del 10 marzo, l’anniversario della rivolta di Lhasa nel 1959.

il praticante del Satyagraha deve sviluppare la compassione e la tolleranza

Eccetto ciò, essi non sono molto seri nel sostenere la questione tibetana. Ma c’è tuttavia un elevato numero di persone che dimostrano molta serietà nella causa tibetana e che si rendono conto dell’urgenza della gravità della causa stessa. A tuttora vi sono delle speranze, e penso che, se gli avvenimenti progrediranno, molte persone si uniranno a noi nel movimento del Satyagraha e molte persone si adopereranno per questo nobile scopo. Sono inoltre abbastanza ottimista per i tibetani in esilio.

Luciano Villa: Qual è la meditazione che suggerisce ai praticanti del Satyagraha?

Samdhong Rimpoche: Fondamentalmente, per praticare il Satyagraha si richiede lo sviluppo di una grande consapevolezza, così come di una profonda compassione e di propensione al senso del perdono, nonché alla tolleranza. Questi sono i requisiti di base per l’aderente al movimento del Satyagraha. Quindi tutto dipende dall’individuo, dalle sue capacità e, ancor più, dalla sua forza di volontà. Dipende se ha una consuetudine con la meditazione e se prosegue stabilmente con questa pratica. In ogni caso l’aderente al Satyagraha dovrà sviluppare la compassione, la tolleranza, e così via. Dovrà addestrare la mente a rimanere calma verso le aggressività e a reagire in modo non violento alle ingiustizie. A tutto ciò che non è basato sulla verità, che è falso, violento, dobbiamo opporci.

IL SACRIFICIO VOLONTARIO D’UN INNOCENTE È MILIONI DI VOLTE PIÙ EFFICACE DELLA MORTE DI MILIONI DI PERSONE CHE PERISCONO NELL’ATTO DI UCCIDERNE ALTRE. Il sacrificio volontario d’un innocente è il modo più formidabile per colpire la tirannia che non sia mai stato concepito da un essere divino o umano. Satyagraha rappresenta la gentilezza, non ferisce nessuno. Non può essere il risultato d’un atteggiamento rabbioso o malevolo. Praticando la Satyagraha non si dovrà mai esser impazienti, spavaldi o si dovrà alzare la voce. E’ esattamente l’opposto d’un colpo di testa, non sarà mai un atteggiamento impulsivo. Satyagraha è stata concepita come una totale alternativa alla violenza. M. K. Gandhi 15 aprile 1933.

A cura del Dott. Luciano Villa

Samdhong Rinpoche: cenni biografici

Il Venerabile Prof. Samdhong Lobsang Tenzin, il 5° Samdhong Rinpoche, è nato il 5 Novembre 1939 a Jol, nel Tibet orientale. All’età di 5 anni fu riconosciuto come reincarnazione del 4° Samdhong Rinpoche, e insediato a capo del monastero di Gaden Dechenling a Jol.

A sette anni prese i voti di “Getsul” dal Khenchen Dorjichang Kyabje Sangbhum Rimpoche. Ha ricevuto i suoi insegnamenti di base dallo studioso Ngawang Jinpa all’età di nove anni. Ha cominciato il proprio tirocinio religioso presso il monastero di Drepung, a Lhasa, e ha completato i suoi studi (Uma Nyinpa) sulla dottrina della scuola buddista Madhyamika all’età di 12 anni.

A causa dell’invasione cinese del Tibet, il prof. Samdhong Rinpoche lasciò il Paese delle Nevi nel lontano 1959, aveva 20 anni e insieme al Dalai Lama e alcune migliaia di tibetani esiliati andò a rifugiarsi a Dharamsala, al nord dell’India, dove l’allora Presidente indiano Nehru assicurò loro l’asilo politico. Il 65-enne monaco buddista, con un doppio dottorato è uno dei più’ grandi esperti mondiali della filosofia buddista, nel 1960 ha cominciato la sua attività nella comunità tibetana in esilio, come insegnante ai monaci dei monasteri di Sera, diventando autorevole membro dellAssemblea dei Deputati del Popolo Tibetano (ATPD), di cui è stato poi eletto presidente all’unanimità.

Dal 1996 al 2001 è stato eletto membro del parlamento in esilio per la provincia del Kham e poi Presidente del parlamento stesso.

Nell’Agosto del 2001 viene eletto, con l’84% dei voti validi, Presidente del Consiglio (Kalon Tripa). – … Continue reading »

5 – Il Dhammapada: L’Arhat

Dhammapada 96: Serena è la mente, serene sono le parole, serena è l'azione di colui che ha raggiunto la liberazione per mezzo della retta conoscenza e si è pacificato nell'intimo.

Dhammapada 96: Serena è la mente, serene sono le parole, serena è l'azione di colui che ha raggiunto la liberazione per mezzo della retta conoscenza e si è pacificato nell'intimo.

L’Arhat

90

Non esiste più arsura per chi ha terminato la sua strada,

che non prova sofferenza, che si è liberato in tutti i sensi,

che si è affrancato da ogni tipo di legame.

91

(L’Arhat) si accinge con la mente ben raccolta

a intraprendere la strada e non si rallegra di rimanere

nella propria abitazione: come cigni

che hanno abbandonato il loro specchio d’acqua,

essi abbandonano la loro abitazione e la loro famiglia.

92

Di quanti non possiedono ricchezze,

che sanno quale sia il cibo (consentito), che conoscono

la vacuità e la liberazione privi di condizionamenti,

di questi è difficile seguire la strada, come accade

per (chi osservi) quella degli uccelli nel cielo. Continue reading »

La storia della tigre affamata

Jataka: la tigre

Per prima cosa il Bodhisattva insegnò loro a vivere in modo puro e compassionevole,

Molti anni fa il Bodhisattva nacque nella famiglia di un ricco e potente brahmano, molto stimato per la sua saggezza e per i suoi meriti religiosi. Il Bodhisattva, che era un ragazzo molto pio e pronto nell’imparare, raggiunse in pochi anni la conoscenza dei diciotto rami della scienza e di tutte le arti che i suoi maestri brahmani potevano insegnargli. Presto diven-tò più dotto dei suoi stessi insegnanti e fu considerato quasi pari a un dio per la sua saggezza. Continue reading »

6 – Il Dhammapada: Le migliaia

Dhammapada 104: Chi vince se stesso è senz'altro migliore degli altri esseri.

Dhammapada 104: Chi vince se stesso è senz'altro migliore degli altri esseri.

Le migliaia

100

A un sermone, anche se composto

di mille (vocaboli), ma vocaboli privi di senso, è preferibile

una sola parola ponderata,

udendo la quale un uomo si senta tranquillo.

101

A un poema, anche se composto

di mille (strofe),ma strofe prive di senso, è preferibile

un poema costituito da un solo verso,

udendo il quale un uomo si senta tranquillo.

102

Piuttosto che recitare cento poemi composti

di versi senza senso alcuno, è preferibile recitare un solo

verso, udendo il quale ci si senta tranquilli. Continue reading »

7- Il Dhammapada: Il male

Dhammapada 118: Se un uomo compie il bene, ripeta ancora la buona azione e in essa trovi compiacimento. L'accumulo di bene, infatti, è fonte di felicità.

Dhammapada 118: Se un uomo compie il bene, ripeta ancora la buona azione e in essa trovi compiacimento. L'accumulo di bene, infatti, è fonte di felicità.

Il male

116

E’ necessario che l’uomo si avvicini

sempre più al bene e si adoperi per preservare

la propria mente dalla malvagità.

La mente di colui che compie

buone azioni di malavoglia, infatti, si diletta nel male.

117

Se un uomo compie qualche azione malvagia,

eviti di ripetere ancora la cattiva azione,

non si compiaccia nel peccato.

L’accumulo di male, infatti, è fonte di dolore. Continue reading »

8 – Il Dhammapada: La punizione

Dhammapada 132: Chi, perseguendo la propria felicità, non colpisce esseri che ricercano anch'essi la propria felicità, dopo la morte raggiungerà la felicità.

Dhammapada 132: Chi, perseguendo la propria felicità, non colpisce esseri che ricercano anch'essi la propria felicità, dopo la morte raggiungerà la felicità.

La punizione

129

Ogni uomo trema di fronte alla punizione,

ogni uomo teme la morte: come se ti trovassi al suo posto,

non uccidere né fa’ uccidere.

130

Ogni uomo trema di fronte alla punizione,

ogni uomo ama la vita: come se ti trovassi al suo posto,

non uccidere né fa’ uccidere. Continue reading »

9 – Il Dhammapada: La vecchiaia

 Dhammapada 156: Chi non ha rispettato la disciplina e da giovane non ne ha fatto tesoro giace come un arco spezzato, rimpiangendo il passato.

Dhammapada 156: Chi non ha rispettato la disciplina e da giovane non ne ha fatto tesoro giace come un arco spezzato, rimpiangendo il passato.

La vecchiaia

146

Qual è il motivo per il quale si ride, si gioisce,

quando tutto è preda delle fiamme?

Avvolti dalle tenebre, non cercate una luce?

147

Volgete lo sguardo verso questa figura colorata,

questo corpo ricoperto di ferite,

tenuto insieme, malandato, pieno di fantasie, nel quale

non esiste forza, che è privo di stabilità!

148

Questo corpo è logoro, pieno di malattie, fragile:

questo coacervo putrescente

è in disfacimento; infatti la vita è contigua alla morte. Continue reading »

10 – Il Dhammapada: Se stesso

Dhammapada 160: Ognuno è signore di se stesso: quale altro signore potrebbe esistere?

Dhammapada 160: Ognuno è signore di se stesso: quale altro signore potrebbe esistere?

Se stesso

157

Se ci si riconosce come cosa cara,

ci si custodisca.

Delle tre veglie notturne, durante una vegli il saggio.

158

Prima di tutto ci si indirizzi verso ciò che è giusto,

poi si istruisca altri:

così chi è saggio non avrà danni.

159

Ci si comporti in modo da poter insegnare ad altri:

chi si domina potrà dominare

poiché è difficile dominare se stessi. Continue reading »

11 – Il Dhammapada: II mondo

Dhammapada 173: Chi riscatta un'azione cattiva con una buona illumina il mondo come luna non offuscata da nubi.

Dhammapada 173: Chi riscatta un'azione cattiva con una buona illumina il mondo come luna non offuscata da nubi.

II mondo

167

Non vivete nel male e nella distrazione, non seguite false

dottrine, non esaltate il vivere mondano!

168

Alzati! Non essere disattento! Pratica la legge della virtù!

Chi pratica la buona legge

è seguito dalla felicità in questo mondo e in quello futuro.

169

Segui la legge della virtù, non quella del cattivo

comportamento. Chi pratica la buona legge è seguito dalla

felicità in questo mondo e in quello futuro. Continue reading »

12 – Il Dhammapada: Il Buddha

Dhammapada 183: Non fare il male, compi il bene, purifica la mente, questo insegna il Buddha.

Dhammapada 183: Non fare il male, compi il bene, purifica la mente, questo insegna il Buddha.

Il Buddha

179

Colui la cui vittoria non può essere riconquistata,

nelle cui conquiste nessuno può entrare,

questo Buddha che domina l’infinito, che non ha via,

su che via vorreste condurlo?

180

Chi nessun desiderio, coi suoi lacci venefici,

può deviare, questo Buddha che domina l’infinito,

che non ha via, su che via vorreste condurlo?

181

Quei forti, dediti alla meditazione,

che godono nella pace della liberazione! Anche gli dei

invidiano chi è risvegliato e cosciente. Continue reading »

Nagarjuna: Letter to a Friend

Nagarjuna (1st – 2nd century CE), the great Indian Buddhist master, wrote this letter of advice Suhrllekha, in verse, to a king that was a friend. Although short at only 123 verses, it is considered to be a monument in the Indian Buddhist tradition, and covers the Mahayana path with uncommon clarity, and is for this reason much quoted by many great Tibetan masters. Continue reading »

13 – Il Dhammapada: La felicità

Dhammapada 205: Chi ha assaggiato la dolcezza della solitudine e il nettare della meditazione non ha dolori né peccato, avendo già sorbito la gaia essenza della legge.

Dhammapada 205: Chi ha assaggiato la dolcezza della solitudine e il nettare della meditazione non ha dolori né peccato, avendo già sorbito la gaia essenza della legge.

La felicità

197

Viviamo dunque felici senza odiare chi ci odia:

fra chi ci è nemico, viviamo senza odio.

198

Viviamo dunque felici senza dolore

tra chi è addolorato: fra chi è addolorato,

viviamo senza dolore.

199

Viviamo dunque felici senza desideri

fra chi è preda del desiderio:

fra chi è avido viviamo senza avidità Continue reading »

Cos’è uno Stupa?

Il gran Stupa di Gyantze Tibet

Il gran Stupa di Gyantze Tibet

Lo Stupa rappresenta la mente pura del Buddha, Dharmakaya, e ciascuna delle sue parti mostra il Sentiero verso l’Illuminazione.

· La piattaforma alla base simboleggia le 10 virtù:

3 del corpo (proteggere la vita, praticare la generosità, avere una condotta corretta)
4 della parola (dire la verità, riconciliare, parlare in modo tranquillo e dolce, fare discorsi sensati)
3 della mente (non avere attaccamento, essere altruisti, avere visioni corrette)

· I tre scalini al di sopra rappresentano i tre oggetti di Rifugio: Continue reading »

Cosa sono I Tre Gioielli?

I Tre Gioielli

I Tre Gioielli

I Tre Gioielli sono il Buddha, il Dharma e il Sangha. Buddha è colui che ha purificato tutti i difetti mentali, tutte le emozioni afflittive, le macchie e le impronte delle azioni da esse motivate, sviluppando tutte le qualità positive, come l’amore equanime e la compassione, la saggezza che conosce la vera realtà dell’esistenza e possiede i mezzi abili per guidare altri in questo sentiero.

Il Dharma rappresenta lo strumento preventivo che ci permette di prevenire lo sperimentare problemi e sofferenza. Comprende gli insegnamenti del Buddha, così come le realizzazioni di coloro che insegnano la cessazione della sofferenza e delle sue cause e le realizzazioni, o i sentieri, che ci conducono a tali cessazioni.

Il Sangha sono quegli esseri che possiedono una percezione diretta non concettuale della vacuità, ovvero della verità ultima. A livello relativo, Sangha si riferisce anche alle persone ordinate che mettono in pratica gli insegnamenti del Buddha. – … Continue reading »

Lama Zopa: L’importanza di una panoramica del sentiero graduale

Lama Thubten Zopa Rinpoche

Lama Khabje Thubten Zopa Rinpoche: “Attraverso la perseveranza, tutto arriverà a suo tempo”.

Durante i corsi di Lam-Rim, all’inizio degli insegnamenti di ogni giorno, spesso passo in rassegna i punti principali dello schema del Lam-Rim. Ci sono molte ragioni per fare questo. Una è che ciò vi dà una splendida visione d’insieme dell’insegnamento del Buddha. Da ciò voi potete vedere l’intero spiegamento degli argomenti trattati dal buddhismo e comprendere il sentiero che hanno seguito tutti i buddha nel loro percorso verso l’illuminazione. Inoltre, osservando le varie sezioni dell’insegnamento, così come sono esposte nello schema del lam-rim, potrete vedere che vi è contenuto tutto quello che Buddha ha insegnato, tutto quello di cui avete bisogno per ricevere voi stessi l’illuminazione. Così, in voi sorge grande fede nell’insegnamento. Quando avete fede nell’insegnamento del Buddha, ascoltarlo diviene di maggiore beneficio. Perciò non è irragionevole per un maestro ripetere più e più volte lo schema, né inutile per lo studente riascoltarlo molte volte. Lo schema in se stesso ha un grande effetto sulla vostra mente. Acquisite un’eccellente panoramica dell’insegnamento e vi rendete conto di come sia importante. Un’altra domanda che spesso si presenta è “perché le meditazioni analitiche che facciamo hanno un tracciato?” Continue reading »

Togme Sampo: Le 37 Pratiche del Bodhisattva

Buddha

Le Trentasette Pratiche dei Figli dei Vittoriosi del Ven. Togme Sampo

Namo Guru Loke Svaraya

Benché con ciò vedi tutti i fenomeni privi di andare e venire,

agisci esclusivamente per il benessere degli esseri migratori,

al supremo Lama e salvatore Cenresi

con rispetto mi prostro sempre alle tre porte. 

I Buddha completi, che sono la sorgente dei benefici e della felicità, sorgono dall’aver praticato il Dharma puro, che a sua volta

deriva dalla conoscenza di come si pratica:

spiegherò pertanto le pratiche dei figli dei vittoriosi. 

1 Adesso che hai ottenuto il raro e grande vascello di libertà e di fortune difficili da ottenere,  Continue reading »

14 – Il Dhammapada: Il piacere

Dhammapada 217: La gente ha caro chi è virtuoso, intelligente, giusto, veritiero e diligente.

Dhammapada 217: La gente ha caro chi è virtuoso, intelligente, giusto, veritiero e diligente.

Il piacere

209

Chi si dedica a cose vane e non alla meditazione,

avendo lasciato l’utile

per il futile, invidierà chi si concentra su se stesso.

210

Non avvinghiarti a ciò che piace

né a ciò che spiace. Non vedere ciò che piace è doloroso

come vedere ciò che spiace. Continue reading »

Preghiera per il veloce ritorno di Ghesce Ciampa Ghiatso

ghesce-ciampa-gyatzoPreghiera per il veloce ritorno di Ghesce Ciampa Ghiatso

di Kyabje Lama Zopa Rinpoce

Una preghiera, scritta velocemente, per la reincarnazione

dell’eccelso amico virtuoso Ghesce Ciampa Ghiatso,

ricco delle qualità dell’essere erudito, puro e di buon cuore:

il Suono Melodioso del Grande Tamburo del Deva che Risuona Addolorato.

Sebbene esistano innumerevoli buddha e bodhisattva,

il guru con cui abbiamo una connessione karmica sei solo tu, e nessun altro. Continue reading »

Il Sutra della Luce Dorata: cap. 11-20

Capitolo XI

Conoscenza Perfetta

Allora Conoscenza Perfetta, il grande generale degli yaksa, con altri ventotto grandi generali, si levò dal suo seggio, dispose la sua veste superiore su di una spalla, poggiò al suolo il ginocchio destro e, giungendo le mani in preghiera verso il Bhagavan, si rivolse a lui in questo modo: Continue reading »

Il Maestro

Sogyal Rinpoce

Sogyal Rinpoce

Tratto da “Il libro tibetano del vivere e del morire” di Sogyal Rinpoce.

Forse la descrizione più commovente e precisa della vera natura del maestro è quella che fece Jamyang Kyentse.
Sebbene la nostra vera natura sia Buddha, diceva, è stata oscurata da un tempo senza inizio dalla nuvola dell’ignoranza e della confusione.
Ma la vera natura, la natura di Buddha, non si è mai arresa completamente alla tirannia dell’ignoranza e fomenta continuamente moti di ribellione contro la sua tirannia.
La natura di Buddha ha un aspetto attivo che è il nostro “maestro interiore”. … Continue reading »

La storia del re dei Cibis (Shibis)

jakata_tale-1

Sono venuto da molto lontano o re, perché ho sentito parlare della tua grande compassione.

Dal momento che era molto generoso e di cuore nobile, cercava di esaudire tutti i desideri dei poveri del regno, e il suo palazzo era sempre affollato dai mendicanti. Era così ricco di amore e carità che nel suo paese abbondavano gli ospizi, che erano sempre forniti del necessario per nutrire e curare i bisognosi. Continue reading »

15 – Il Dhammapada: L’ira

Dhammapada 224: Di' la verità, non ti adirare, dona anche se poco, quando ti si chiede: queste sono le tre condizioni che ti faranno essere presto vicino agli dei.

Dhammapada 224: Di' la verità, non ti adirare, dona anche se poco, quando ti si chiede: queste sono le tre condizioni che ti faranno essere presto vicino agli dei.

L’ira

221

Lascia l’ira, abbandona l’orgoglio, va al di là dei legami:

nessun dolore sfiora

chi è lontano da nome e forma e non possiede nulla.

222

Chi frena l’ira come fosse un carro

che precipita, questi io definisco un vero cocchiere,

gli altri tengono solo le briglie.

223

Che l’assenza d’ira vinca l’ira; che la bontà vinca

la cattiveria. Che la generosità

vinca l’avarizia, che la verità vinca la menzogna. Continue reading »

Langri Tangpa: Eight Verse Attitude Training


Geshe Langri Tangpa: May I, by perceiving all phenomena as illusory, be released from the bondage of attachment.

Geshe Langri Tangpa: May I, by perceiving all phenomena as illusory, be released from the bondage of attachment.

Eight Verses for Training the Mind – The Eight Verses of Thought Transformation – Eight-Verse Attitude Training by Gesce Langri Tangpa

  1. Determined to obtain the greatest possible benefit from all sentient beings, who are more precious than a wish-fulfilling jewel, I shall hold them most dear at all times.2. When in the company of others, I shall always consider myself the lowest of all, and from the depths of my heart hold others dear and supreme.3. Vigilant, the moment a delusion appears in my mind, endangering myself and others, I shall confront and avert it without delay.4. Whenever I see beings who are wicked in nature and overwhelmed by violent negative actions and suffering, I shall hold such rare ones dear, as if I had found a precious treasure. Continue reading »

Lama Yesce: Il karma

Lama Yesce: Se la nostra mente è ristretta ed ipersensibile, anche la più piccola briciola può farci indietreggiare: “io non voglio quella briciola!” Questo non è il modo di agire del praticante di Dharma.

Lama Yesce: Se la nostra mente è ristretta ed ipersensibile, anche la più piccola briciola può farci indietreggiare: “io non voglio quella briciola!” Questo non è il modo di agire del praticante di Dharma.

Per semplificare al massimo, anche secondo il modo di pensare della comune società, ogni cosa che voi dedicate al beneficio degli altri è automaticamente positiva, mentre tutto ciò che fate soltanto per il vostro stesso beneficio porta automaticamente una reazione negativa. Se agite in modo egoista, il vostro cuore si sente chiuso, ma quando realmente cercate di aiutare gli altri, psicologicamente sperimentate un’apertura ed una liberazione che porta calma e comprensione nella vostra mente. Questo è positivo, questo è un buon karma.

Comunque, se non controllate fattivamente la vostra motivazione, potreste pensare o dire le parole “Sto lavorando per il beneficio degli altri”, mentre in realtà state facendo l’opposto. Per esempio, alcune persone ricche donano denaro con l’idea che essi stiano aiutando gli altri, ma ciò che realmente vogliono fare è accrescere la loro stessa reputazione. Tale generosità non è sincera e non ha niente a che fare con le azioni positive o con la moralità.

Dare con l’aspettativa che gli altri vi ammirino è dare per il vostro stesso piacere. Continue reading »

Lama Zopa: Benefici della recitazione di Om Mani Pedme Hum

Il Ven. Lama Zopa Rinpoche

Lama Khabje Thubten Zopa Rinpoche: “E’ la sacra parola del Buddha della Compassione che si manifesta in un modo esterno per esserci di beneficio”.

I benefici della recitazione di OM MANI PEDME HUM sono come il cielo infinito. A seconda di quanto perfettamente è qualificata la mente e la motivazione, anche recitare OM MANI PEDME HUM una volta, può purificare il karma negativo. Per esempio, se un monaco pienamente ordinato ha ricevuto tutti e quattro gli errori radice, può purificare completamente il suo grandissimo karma negativo recitando OM MANI PEDME HUM una volta. E’ quindi molto potente.

Recitare 1000 mantra al giorno

Negli insegnamenti è detto che i benefici del recitare OM MANI PEDME HUM sono così tanti che la spiegazione non finirebbe mai. E’ spiegato che se uno recita OM MANI PEDME HUM mille volte al giorno, allora i suoi figli fino alla settima generazione non rinasceranno nei reami inferiori. Se quindi, per esempio, un genitore recita mille mantra ogni giorno, allora i suoi figli, i figli dei suoi figli e così via per sette generazioni, non rinasceranno mai nei reami inferiori. Quindi i genitori hanno una bella responsabilità! Continue reading »

La storia d’Avishahya l’invincibile

Il Bodhisattva: Ogni persona deve essere caritatevole, perché non esiste una felicità maggiore di quella provata per gli atti di compassione.

Il Bodhisattva: Ogni persona deve essere caritatevole, perché non esiste una felicità maggiore di quella provata per gli atti di compassione.

Fu per il buon Karma di un ricco mercante che il Bodhisattva nacque, molto tempo fa, come suo figlio. Il ragazzo seguì le orme paterne diventando, una volta adulto, il capo della Gilda dei Mercanti. Aveva ricevuto un’ottima educazione e possedeva un intuito innato per ogni genere di affari, ma era anche molto generoso e praticava la carità nel senso più ampio della parola. Continue reading »

Vimalakirti Nirdesa Sutra

Buddha Sakyamuni, Vimalakirti Nirdesa Sutra 3: Il Dharma è onnipresente, perché è come lo spazio infinito. Esso è senza colore, marchio, o forma, perché è libero da ogni processo. È privo del concetto di "mio", perché è libero dalla abituale nozione di possesso. È senza ideazione, perché è libero da mente, pensiero, o coscienza. È incomparabile, perché non ha antitesi.

Buddha Sakyamuni, Vimalakirti Nirdesa Sutra 3: Il Dharma è onnipresente, perché è come lo spazio infinito. Esso è senza colore, marchio, o forma, perché è libero da ogni processo. È privo del concetto di "mio", perché è libero dalla abituale nozione di possesso. È senza ideazione, perché è libero da mente, pensiero, o coscienza. È incomparabile, perché non ha antitesi.

IL VIMALAKIRTI NIRDESA SUTRA: Capitoli 1 – 2

Vimalakirti Nirdesa o Vaishali Sutra tradotto da Robert Thurman e in Italiano da Aliberth (A.Mengoni) che si ringraziano per la loro grande gentilezza.

Capitoli:

1. Purificazione del Campo di Buddha

2. Inconcepibile Abilità nella Tecnica di Liberazione

3. La Riluttanza dei Discepoli nel Visitare Vimalakirti

4. La Riluttanza dei Bodhisattva

5. Il Conforto dell’Invalido

6. La Liberazione Inconcepibile

7. La Dea

8. La Famiglia dei Tathagata

9. La Porta-Dharma della Nondualità

10. La Festa Prodotta dall’Emanazione Incarnata

11. Lezione del Distruttibile e dell’Indistruttibile Continue reading »

Vimalakirti Nirdesa Sutra 3 – 13

IL VIMALAKIRTI NIRDESA SUTRA: Capitoli 3 – 13

Vimalakirti Nirdesa Sutra tradotto da Robert Thurman e in Italiano da Aliberth (A.Mengoni) che si ringraziano per la loro grande gentilezza.

3. la Riluttanza dei Discepoli nel Far Visita a Vimalakirti

Allora, il Licchavi Vimalakirti pensò tra di sé, “Io sono ammalato, e giaccio sul mio letto nel dolore, eppure il Tathagata, il santo, il Buddha perfettamente compiuto, non lo considera né ha pietà per me, e non manda nessuno a chiedere della mia malattia.”  Continue reading »

La storia del sacrificio

buddh1

Il Bodhisattva pensava: Come possono gli dei compiacersi dell’assassinio di animali innocenti?

Molto spesso accade che quando un re è nobile e buono anche il suo popolo è giusto e pacifico. Così era nel regno del Bodhisattva. Non c’erano conflitti e povertà, non c’erano epidemie e regnava la pace con i paesi confinanti. Il re non si interessava solo al benessere materiale del suo popolo, ma anche a quello spirituale e la luce della bontà che si irraggiava dal trono illuminava il cuore di tutti i sudditi.

Ma un anno, una terribile calamità cadde sul paese portando la paura e il dubbio in tutto il popolo. Nessuno sapeva perché il Dio della Pioggia fosse adirato, ma quell’anno ci fu una grande siccità e tutti soffrivano per la mancanza d’acqua.  I pozzi erano secchi e la vegetazione iniziava a morire, con essa morivano gli animali e la carestia era prossima. Il re temeva che qualcuno dei suoi sudditi avesse compiuto qualche atto sacrilego e che la siccità fosse una punizione mandata dagli dei. Così chiese consiglio ai ministri, ai brahmani e agli uomini più saggi del regno, per sapere che cosa dovesse essere fatto per mettere fine a quella calamità. I conoscitori dei Veda dissero che per far cessare la siccità era necessario sacrificare molti animali, Continue reading »

La storia di Ajastya l’asceta

Bodhisattva: “Possano i saggi venire su quest’isola, essere miei ospiti e parlare con me. Il saggio cammina sulla strada della virtù e conduce gli altri su quella stessa strada. Ha buona educazione e ascolta ciò che è detto per il suo bene; per questo sono amico del saggio.”
Bodhisattva: “Possano i saggi venire su quest’isola, essere miei ospiti e parlare con me. Il saggio cammina sulla strada della virtù e conduce gli altri su quella stessa strada. Ha buona educazione e ascolta ciò che è detto per il suo bene; per questo sono amico del saggio.”

Molti anni fa, il Bodhisattva nacque nella famiglia di un famoso brahmano, che era stimato da tutti per la sua grande pietà. La sua nascita fu considerata un grande dono ed egli fu allevato affinché diventasse un uomo sapiente. Furono compiuti tutti i riti e i sacrifici prescritti e gli furono insegnati i Testi Sacri e tutte le scienze: l’astronomia, i mantra, la geometria, l’origine delle parole, la grammatica, ecc. Crescendo il Bodhisattva divenne molto famoso per la sua saggezza e, grazie ai doni dei suoi discepoli, anche molto ricco. Così la sua fama di saggio crebbe con le sue ricchezze, che distribuiva generosamente ai parenti, agli amici e ai discepoli più poveri. – …Quando raggiunse l’età prescritta per formare una famiglia, il Bodhisattva si sentì infelice, perché vedeva che ora tutti si aspettavano che continuasse ad accumulare ricchezze e a compiere i doveri che la vita familiare impone: sentiva che tutte queste cose lo ostacolavano dal praticare le sue severe pratiche ascetiche. Allora il suo occhio intcriore si aprì e vide in modo chiaro che solo la rinuncia al mondo gli avrebbe donato la libertà necessaria per incamminarsi sulla Via della Perfezione. Così diede via le sue ricchezze come se fossero acqua e si ritirò dalla vita familiare per vivere in solitudine, meditando e praticando ogni tipo di virtù. Continue reading »

La storia di una ciotola di zuppa d’orzo

Bodhisattva: “Possano i saggi venire su quest’isola, essere miei ospiti e parlare con me. Il saggio cammina sulla strada della virtù e conduce gli altri su quella stessa strada. Ha buona educazione e ascolta ciò che è detto per il suo bene; per questo sono amico del saggio.”

Bodhisattva: “Possano i saggi venire su quest’isola, essere miei ospiti e parlare con me. Il saggio cammina sulla strada della virtù e conduce gli altri su quella stessa strada. Ha buona educazione e ascolta ciò che è detto per il suo bene; per questo sono amico del saggio.”

Questa storia dimostra che un dono sia esso grande o piccolo, dato col cuore a una persona meritevole, produce sempre una grande ricompensa.

Nei tempi antichi il Bodhisattva nacque come re del Koshala. Aveva tutte le virtù che un rè de-ve possedere ed era come un padre per il suo popolo. Era giusto, energico e sapiente, ma fra tutte le sue virtù una splendeva come un raggio luminoso di sole, ed era il suo costante buon umore. Questa sua allegria aveva un effetto miracoloso sull’intero paese, e tutti i suoi sudditi sembravano sempre felici e contenti.

Un giorno, mentre il re stava meditando, ritornò alla sua mente il ricordo di una delle sue precedenti incarnazioni e, molto colpito da quello che vide, divenne da allora più caritatevole che mai. Shramani e Brahmani, mendicanti e anziani, ricevevano continuamente dal re doni e consigli. Da quando aveva imparato a guardare indietro, alle sue vite precedenti, il re era diventato molto più pensieroso. Nel suo palazzo e nel salone delle udienze era solito declamare versi che incuriosivano l’intero suo popolo. Questi erano i versi: Se qualcuno esaudisce i desideri di un Santo, anche con una piccola offerta, il frutto di questa azione non sarà mai piccolo. Ho udito questo detto molte volte, ma ora so che è vero. Ho visto la ricca ricompensa prodotta da una piccola ciotola di zuppa d’orzo. Continue reading »

La storia della lepre

buddha

Una sera i tre amici andarono ad ascoltare il Bodhisattva predicare il Dharma.

Molto tempo fa una lepre gentile viveva in una foresta, famosa per offrire rifugio ad asceti e saggi. Questa foresta era un luogo magnifico: i fiori i frutti e i rampicanti crescevano rigogliosi e un fiume dalle profonde acque azzurre scorreva tranquillo in mezzo agli alberi. Il Bodhisattva, in forma di lepre, viveva vicino alla sponda del fiume con tre amici, una lontra, una scimmia e uno sciacallo.

La lepre era considerata dai suoi amici quasi come un re ed essi pensavano che fosse superiore a ogni altro animale. Il Bodhisattva insegnava a loro e agli altri animali più piccoli, vivendo come un asceta. Anche i grandi predatori della foresta lo rispettavano Continue reading »

Atisha: La lampada sul sentiero verso l’illuminazione

Lama Atisha Lama Atisha

La lampada sul sentiero verso l’illuminazione di Atisha Dipamkarashrijnana.

Il titolo in sanscrito è Bodhipatapradipam, byang chub lam gyi sgron ma in tibetano.

Mi prostro al Bodhisattva, il giovane Manjushri.

1. Rendo omaggio con grande rispetto ai Conquistatori dei tre tempi, ai loro insegnamenti e a coloro che aspirano alla virtù. Esortato dal perfetto discepolo Cianciub Ö illustrerò la lampada sul sentiero verso l’illuminazione.

2. Comprendi che ci sono tre tipi di individui poiché essi hanno capacità inferiore, media e superiore.

Scriverò distinguendo chiaramente le loro caratteristiche individuali.

3. Sappi che coloro che ricercano per se stessi, con qualunque mezzo, nient’altro che i piaceri dell’esistenza ciclica, sono individui di capacità inferiore. Continue reading »

Ghesce Ciampa Ghiatso: cap. IX Bodhisattvacharyavatara

Il Ven Ghesce Ciampa Gyatzo con Alessandro Tenzin Villa da piccolo

Il Ven Ghesce Ciampa Gyatzo con Alessandro Tenzin Villa da piccolo

Insegnamenti del VEN. GHESCE CIAMPA GHIATSO conferiti il 16 – 17 luglio 2005 all’Istituto Lama Tzong Khapa di Pomaia (Pisa), dal capitolo IX dal Bodhisattvacharyavatara LO STILE DI VITA DEL BODHISATTVA” di Shantideva. Appunti di Alessandro Tenzin Villa, Sabato 16 luglio 2005 Ore 10.30

Per comprendere la vacuità dobbiamo riconoscere qual è l’oggetto di negazione. Per i Prasangica l’oggetto di negazione è l’esistenza intrinseca. Potremmo svolgere questo esercizio ragionando per assurdo: mentalmente dovremmo immaginare il sé come se esistesse di per sé. E’ come immaginare degli esseri umani con la coda, il terzo occhio, le corna. Continue reading »

Ghesce Yesce Tobden: Le ragioni che sostengono la rinascita

Il Ven Ghesce Yesce Tobten

Potremmo domandarci se esistono vite future e per arrivare ad affermarlo, bisogna prima chiederci se ci sono state delle esistenze precedenti a questa. Noi siamo costituiti da una parte fisica e da una mentale. La prima, il corpo, è composta di atomi, di materia, mentre la seconda, la mente, non è fatta di parti fisiche ma di fattori mentali, che non hanno alcuna forma. Corpo e mente hanno ciascuno una loro propria causa, una loro origine. Distinguiamo due tipi di cause: quella sostanziale, che poi si trasforma nel suo specifico effetto e ne ha la stessa sostanza, e quella circostanziale che è una causa ambientale, o secondaria, e aiuta la causa sostanziale a trasformarsi nel suo effetto.
Facciamo un esempio: per avere un albero di mele devono esserci la causa sostanziale, che è il seme del melo, e le cause circostanziali, rappresentate dal terreno, il sole, l’acqua, senza le quali non potremmo avere come risultato quel frutto.
Anche la mente deve avere due tipi di cause. Siccome non è materia e non è fatta come il corpo di atomi, deve avere una causa sostanziale della sua stessa natura e questa è rintracciabile solo nella mente di un momento precedente: non può esserci una mente che nasce così, all’improvviso, autonomamente. Continue reading »

Lama Yesce: Sii il tuo terapeuta

LAMA YESCE Kopan Nepal 1974

Lama Tubten Yeshe (foto a Kopan Nepal 1974): “Non sto decidendo della tua vita al posto tuo, sei tu che devi farlo”.

“Devi conoscere la tua psicologia o, come forse si direbbe in termini religiosi, la tua natura interiore.”
” Quando indagherai a fondo, vedrai che il problema scompare automaticamente. Semplice, vero? Perché questo accada, non hai bisogno di credere in qualcosa.”
Il nostro modo di vivere, il nostro modo di pensare, ogni cosa è diretta al piacere dei sensi. Riteniamo che gli oggetti materiali siano molto importanti, estremamente importanti, e siamo materialisticamente dediti a tutto ciò che ci rende felici, famosi e popolari. Nonostante tutto questo sia un prodotto della mente, siamo talmente presi dagli oggetti esterni che non li guardiamo mai a fondo , non ci chiediamo mai cosa ce li rende tanto interessanti. Questa mente, comunque, è inseparabile da noi; finché esisteremo, la nostra mente sarà con noi. Così ci capita di essere di essere di buon umore o di essere avviliti, su e giù, ma non è il nostro corpo che va su e giù: è la nostra mente, proprio quella mente di cui non conosciamo il funzionamento.

Sarebbe il caso, quindi, che ogni tanto osservassi te stesso. Però non devi guardare il tuo corpo, ma la tua mente: è lei che ti dice cosa fare. Devi conoscere la tua psicologia o, come forse si direbbe in termini religiosi, la tua natura interiore. Comunque la vuoi chiamare, devi conoscere la tua mente. Continue reading »

Lama Yeshe: Rendete la mente vasta come un oceano

LAMA YESCE India 1970

Lama Tubten Yeshe (foto in India 1970 ): “Siate il più possibile saggi con la vostra mente, per rendere la vostra vita di valore”.

Guardate nella vostra mente. Se ferventemente credete che tutte le gioie vengano dagli oggetti materiali e dedicate l’intera vita per ottenerli, siete sotto il controllo di una grave concezione sbagliata. Questa attitudine non è solo intellettuale. Quando all’inizio sentite queste parole, potreste pensare: “Oh, io non ho questo tipo di mente, non ho la fede completa che gli oggetti esterni mi porteranno felicità”.Ma cercate più profondamente nello specchio della vostra mente. Troverete che, oltre l’intelletto, tale attitudine è davvero là e che le vostre azioni di ogni giorno mostrano che, nel vostro inconscio, realmente credete in questa concezione sbagliata. Prendetevi un momento, ora, per cercare in voi stessi e vedere se siete o no sotto l’influenza di una tale mente inferiore.
Una mente che ha una forte fede nel mondo materiale è ristretta, limitata; non ha spazio. La sua natura è malata, senza salute; nella terminologia buddhista si dice che è una mente dualistica.
In molti paesi i governanti hanno paura delle persone che agiscono fuori dagli schemi, come, per esempio, quelli che usano droghe. Essi fanno leggi contro il loro impiego e allestiscono elaborati sistemi di controllo per arrestare i contrabbandieri. Continue reading »

Lama Yesce: Perché abbiamo bisogno della meditazione

Lama YESCE 1982

Lama Tubten Yeshe (foto in India 1982 ): “La natura della mente incontrollata è malata. l’insoddisfazione è una malattia della mente. Qual è l’antidoto appropriato per questa malattia? E’ la saggezza della conoscenza: comprendere la natura dei fenomeni psicologici, conoscere come funzioni il mondo interiore”.

Dall’inizio dell’evoluzione umana su questo pianeta, le persone hanno fatto del loro meglio per essere felici e godere della propria vita. E sino ad oggi hanno sviluppato un incredibile numero di metodi differenti per il conseguimento delle loro mete. Tra questi metodi troviamo differenti interessi, differenti occupazioni, differenti tecnologie e differenti religioni. Dalla manifattura del più piccolo cioccolatino alla più sofisticata astronave, la motivazione che vi soggiace è trovare la felicità. Le persone non hanno fatto tutte queste cose per niente, o no? Conosciamo bene il corso della storia umana, nel suo sottofondo vi è sempre la costante ricerca della felicità.

Comunque – e la filosofia buddhista è estremamente chiara su questo – indipendentemente da quanto progresso facciate nello sviluppo materiale, non troverete mai felicità duratura nè soddisfazione, è impossibile. Il Signore Buddha ha affermato questo in modo del tutto categorico: E’ impossibile trovare felicità e soddisfazione attraverso i soli mezzi materiali. Continue reading »

Lama Yeshe: Capire la realtà

Lama Tubten Yeshe (foto del 1983): “Perché, quando l’ambiente cambia, anche il vostro comportamento cambia immediatamente ?”.

Lama Tubten Yeshe (foto del 1983): “Perché, quando l’ambiente cambia, anche il vostro comportamento cambia immediatamente ?”.

Ai nostri giorni, in Occidente, sentiamo molto parlare di apertura del cuore, di aprire il proprio cuore. Questa è una cosa comune. Dal punto di vista Buddhista, per poter aprire il proprio cuore bisogna prima realizzare qualcosa. “Voglio aprire il mio cuore, ma come?” — questo è il problema. L’aprirsi ha a che fare con la realizzazione; se non c’è realizzazione, non si apre niente. Non importa se noi diciamo in maniera emotiva, “Sono aperto. Ti amo e tu mi ami moltissimo”. Questo non significa essersi aperti. Noi diciamo queste cose, non è vero? “Non importa quanto io mi apra con te, tu non ti apri mai con me”. Questa è una sciocchezza. Non è vero.

Bene, forse è vero in un certo senso, ma in realtà la vera apertura implica lo spazio — la vostra coscienza che abbraccia un qualche tipo di totalità. Questa esperienza stessa di abbracciare la totalità diviene la soluzione o antidoto alla mente ristretta, fanatica, che concettualizza in maniera dualistica. Ma poi vi è il pericolo del sorgere di un atteggiamento del tipo “Wow! La realtà universale è incredibilmente speciale!” Abbiamo l’impressione che shunyata sia un fenomeno fantastico, realmente speciale. Quest’atteggiamento è sbagliato. Invece di pensare “Oh, la non-dualità è speciale, lassù in alto; la bolla ordinaria, relativista del samsara è quaggiù”, il che è completamente sbagliato, la nostra posizione dovrebbe essere più realistica: ovunque vi sia l’apparenza della bolla della relatività, dovremmo simultaneamente vedere in essa la non-dualità. Continue reading »

Lama Yeshe: I due fattori dell’ego e dell’attaccamento

Lama Thupten Yesce 1982

Lama Tubten Yeshe (foto del 1982): “Siate naturali. Se amate vostro marito o vostra moglie, invece di afferrarvi e soffocare l’altro con l’attaccamento, cercate di capire meglio gli alti e i bassi della mente di entrambi e su quella base, aiutatevi e sostenetevi a vicenda. Ciò porterà un bel sentimento, pieno di calore, nella vostra relazione, la quale, a sua volta, durerà più a lungo”.

In un certo senso, voi siete intellettualmente molto forti. Questa è una cosa buona, perché anche il Buddhismo è molto forte. E’ come un coltello nel vostro ego: quando meditate, il vostro ego viene fuori. Quindi, molte persone credono che l’approccio alla mente proposta dal Lama non sia una cosa semplice. Sono d’accordo; può essere abbastanza difficile. Vi faccio lavorare duramente, vero? Ma quando lavorate, quando affrontate i vostri problemi e riconoscete il modo in cui agisce il vostro ego, ne vale veramente la pena.

Non devo necessariamente farlo in questo modo. Potrei facilmente presentarvi il Buddhismo in maniera molto diplomatica; potrei spiegarvelo con parole molto dolci. Potremmo gestire questo corso di cinque giorni come fossimo in un locale notturno, con molte parole carine, ballando e divertendoci. E’ possibile farlo, ma non è questo il punto. Siete venuti qui per la meditazione, non per uno spettacolo. In realtà, siete venuti qui proprio perché sapete già tutto quello che c’è da sapere sul tipo di divertimento che potete trovare in un locale notturno.

Inoltre non voglio scherzare con voi. Siamo tutti stanchi dei giochetti. Per un infinito numero di vite e dal momento in cui siete nati fino ad ora tutto quello che avete fatto è stato scherzare e giocherellare. Qual è il punto, dunque, del partecipare a questo ritiro e continuare a giocare ancora una volta, ma stavolta con il Lama? E’ una perdita di tempo, per voi e per me. Quindi, solo se lavorate seriamente, ne vale la pena. Questo è il vostro corso, non il mio. Se sentite veramente che: “Questo è il mio corso di meditazione, sto lavorando, sono ben sveglio, non sto dormendo”, allora ne vale veramente la pena.

Ciò che rende la vostra presenza qui altamente significativa è il fatto che, pur conoscendo la natura del nightclub esterno, che vi esaurisce, vi crea conflitto e vi agita, siete qui per cercare il vostro nightclub interiore di gioia eterna. Questa è la perfetta motivazione per venire a questo corso. Invece di ignorare quello che il vostro ego sta facendo alla vostra mente, siete qui per cercare di familiarizzarvi con il vostro atteggiamento mentale, con quello che succede nel vostro mondo interiore. Qui potete imparare ad esaminare la vostra attività psicologica. In altre parole, state studiando per diventare il vostro psicologo personale, il vostro Lama personale. Continue reading »

Atisha: La ghirlanda di gemme di un Bodhisattva

Atisha

Atisha

La ghirlanda di gemme di un Bodhisattva

In tibetano Byang-chub-sems-dpa’nor-bu’i phreng-pa; in sanscrito: Bodhisattvamaniavali.

Testo composto dal grande pandita indiano Dipamkara Shrijnana, conosciuto come Atisha.

Omaggio alla grande compassione

Omaggio a tutte le guide spirituali

Omaggio alle divinità di meditazione

Abbandona ogni dubbio e

dedicati con entusiasmo alla pratica.

Abbandona la pigrizia, l’apatia e il torpore e

coltiva sempre un impegno colmo di entusiasmo.

Tramite la consapevolezza, la vigilanza e l’attenzione,

ricordati di sorvegliare costantemente ogni porta dei sensi.

Sia di giorno sia di notte, per tre volte,

esamina ripetutamente il tuo continuum mentale. Continue reading »

Dagyab Rinpoche: Essere una buona persona

H. E. Loden Sherab Dagyab Kyabgoen Rinpoche

H. E. Loden Sherab Dagyab Kyabgoen Rinpoche

Essere una buona persona: alcuni pensieri fondamentali sulla comunicazione umana di S.E. LODEN SHERAB DAGYAB RINPOCHE

I FONDAMENTI

Voglio essere una buona persona!

Non esiste essere umano che desideri essere cattivo.
Perciò, sarà importante che tutti i giorni

io sia consapevole dei punti seguenti:

1 – Considerazioni generali

  1. Ogni mattina devo iniziare con una buona motivazione. Ciò sarà di duplice beneficio durante la giornata, per me e per gli altri. La sera, dovrei guardarmi interiormente riesaminando lo svolgimento della mia giornata. Dovrei riconoscere le azioni malsane compiute e rallegrarmi delle azioni salutari, mie e altrui.

  2. Se puoi cambiare le cose che ti preoccupano, non c’è bisogno di preoccuparsi. Continue reading »

Lama Tzong Khapa: I tre aspetti principali del sentiero

Je Tzong Kapa: "Senza una pura Rinuncia, non vi è modo di placare l’ardente desiderio dei piaceri".

Je Tzong Kapa: "Senza una pura Rinuncia, non vi è modo di placare l’ardente desiderio dei piaceri"

Lama Tzong Khapa: I Tre Aspetti Principali del Sentiero.

In questo breve insegnamento Lama Tzong Khapa ha concentrato tutti i principali punti della filosofia e della pratica buddhista, organizzandoli in modo da mostrare come il Sentiero interiore verso l’Illuminazione sia un graduale proces- so di maturazione della mente. Cominciamo con l’identificare la natura dell’esistenza ciclica (samsara) e ciò vita al primo aspetto del sentiero, ovvero la rinuncia. Visto che tutti gli esseri senzienti soffrono nel samsara, proprio come noi, sviluppiamo la Mente dell’Illuminazione (Bodhicitta), il secondo aspetto del sentiero, per renderli tutti liberi dalla sofferenza. Dato che la causa radice di tutte le sofferenze è l’ignoranza dell’aggrapparsi al sé, dobbiamo ottenere la saggezza che realizza la vacuità, il terzo aspetto del sentiero.

Namo Guru Manjushri

Mi prostro ai Venerabili Maestri Continue reading »

Lama Tzong Khapa: L’essenza delle buone esposizioni

Lama Tzong Khapa: "Tu hai proclamato che così come nulla esiste oltre l’aspetto dell’interdipendenza".

Lama Tzong Khapa: “Tu hai proclamato che così come nulla esiste oltre l’aspetto dell’interdipendenza”.

Lama Tzong Khapa: L’essenza delle buone esposizioni o L’essenza delle buone spiegazioni. 

La lode a Buddha Shakyamuni per i suoi Insegnamenti sulla Interdipendenza dei fenomeni.

Mi prostro a Guru Manjughosha!

Io prego il Buddha perfetto, il Supremo Filosofo,

Colui che ci ha insegnato l’interdipendenza di ogni fenomeno;

libero da ogni (reale) inizio o fine, oltre i concetti di nichilismo o di (reale) esistenza, ed anche di unità o pluralità, la pacificazione di ogni costruzione mentale, la Beatitudine Suprema. Continue reading »

Lama Tzong Khapa: Gli Approccianti e i Dimoranti

Lama Tsong Khapa Lobsang Drakpa: II Fondamento di ogni realizzazione

Lama Tzong Khapa: Gli Approccianti e i Dimoranti

Colui che dimora nei sentieri tra la singola sessione del sentiero della preparazione fino alla pazienza susseguente, e non abbandona

il sesto [livello delle afflizioni] del reame del desiderio è un approcciante

al (risultato) di colui che è entrato nella corrente. 

Rispetto a coloro che prendono sette rinascite, ve ne sono di due [tipi],

gli esseri ordinari e gli arya.

Anche rispetto agli arya ve ne sono di due tipi, [coloro che] sono definiti e

[coloro che] non sono definiti [nel prendere sette rinascite].

Benché rinascano ventotto volte, essi vengono chiamati ‘sette’ poiché sono simili nell’essere stabilite come sette.  Continue reading »

Lama Tsongkhapa: The Three Principal Aspects of the Path

Lama Je Tsongkhapa: Furthermore, appearance eliminates the extreme of existence

Lama Je Tsongkhapa: Furthermore, appearance eliminates the extreme of existence

The Three Principal Aspects of the Path (lam ghi tsowo nampa soom) By Lama Tsongkhapa

Expressing the Homage
I bow down to my perfect gurus.

The Promise to Compose
[1] The essential meaning of the Victorious Ones’ teachings,
The path praised by all the holy Victors and their Children,
The gateway of the fortunate ones desiring liberation –
This I shall try to explain as much as I can.

Persuading to Listen
[2] Those who are not attached to the pleasures of circling [
samsara],
Who strive to make freedom and endowments meaningful,
Who entrust themselves to the path pleasing the Victorious Ones
You fortunate ones: listen with a calm mind. Continue reading »

La storia della scimmia ed il coccodrillo

buddha

Quindi il Coccodrillo nuotò fino all’albero dove viveva la Scimmia.

Una Scimmia viveva su un grande albero su una sponda del fiume. Nel fiume c’erano molti coccodrilli. Un Coccodrillo guardava da lungo tempo le Scimmie, ed un giorno lui disse a suo figlio: “Figlio mio, prendi una di quelle Scimmie per me. Io voglio il cuore di una Scimmia per mangiarlo”.

“Come potrei prendere una Scimmia?” chiese il piccolo Coccodrillo. “Io non vado sulla terra ferma, e la Scimmia non viene nell’acqua.”

“Usa la tua intelligenza e troverai un modo”, gli disse la mamma-coccodrillo. Continue reading »

Kalama Sutta

Buddha Sakyamuni, Kalama Sutta: “O Kalama, non abbandonandosi all'odio, e non trovandosi mentalmente sopraffatto e vinto dall'odio, questa persona non prenderà la vita altrui, non ruberà, non commetterà adulterio e non racconterà bugie; inciterà anche gli altri a farne altrettanto. Gli ci vorrà molto per che ne risulti il proprio beneficio e la propria felicità? ”.

Buddha Sakyamuni, Kalama Sutta: O Kalama, non abbandonandosi all'odio, e non trovandosi mentalmente sopraffatto e vinto dall'odio, questa persona non prenderà la vita altrui, non ruberà, non commetterà adulterio e non racconterà bugie; inciterà anche gli altri a farne altrettanto. Gli ci vorrà molto per che ne risulti il proprio beneficio e la propria felicità?

Kalama Sutta

(Anguttara Nikaya, Tika Nipata, Mahavagga, Sutta No. 65)

L’insegnamento ai Kalama

[I Kalama di Kesaputra vanno a vedere il Buddha]

1. Così l’ho sentito. Un giorno il Bhagavan, mentre stava passando per il Kosala in compagnia di una grande folla di bhikkhu, entrò in una città dei Kalama chiamata Kesaputra. I Kalama ch’erano gli abitanti di Kesaputra si dissero: “Il Venerabile Gotama, il monaco, il figlio dei Shakyan, mentre stava vagando per il Kosala, è entrato in Kesaputra. La buona fama del Venerabile Gotama è giunta fino qui: è vero, il Bhagavan è così provetto, pienamente illuminato, dotato della conoscenza e della pratica, sublime, conoscitore dei mondi, senza pari, guida per gli uomini domabili, istruttore degli esseri divini e umani, di quel che ha chiaramente e per diretto conoscimento capito da sé. Ha lanciato il Dharma, buono all’inizio, buono nel mezzo, buono al fine, dotato del senso e della lettera, e completo in tutto; e proclama la vita santa che è perfettamente piena e perfettamente pura. Vedere gente così perfetta è difatti buono.”

2. I Kalama quindi, abitanti di Kesaputra se ne andarono laddove stava il Beato. Arrivando lì, certuni gli resero omaggio, e si sedettero di lato; altri scambiarono saluti con lui ed alla fine di una cordiale e memorabile discussione, si sedettero di lato; certuni lo salutarono alzando le loro palme giunte e si sedettero di lato; certuni annunciarono il loro nome e la loro famiglia e si sedettero di lato; certuni, senza dire niente, si sedettero di lato.

[I Kalama di Kesaputra chiedono consiglio presso il Buddha]

3. I Kalama, abitanti di Kesaputra seduti di lato dissero al Beato: “O venerabile signore, ci sono dei rinuncianti e dei brahmani che passano per Kesaputra. Non espongono e non spiegano altro che le loro proprie dottrine; quelle altrui, le disprezzano, le ridicolizzano e le mettono a pezzi. Anche altri rinuncianti e brahmani, venerabile signore, passano per Kesaputra. Continue reading »

Dharmarakshita: The Peacock’s Neutralizing of Poisons

Dharmarakshita

Dharmarakshita

The Peacock’s Neutralizing of Poisons by Dharmarakshita

The peacocks roam freely in the forests of poison.

Homage to the venerable Lord Yama.

When he was born as the prince Vessantara,

He gave away his son, his daughter and his kingdom.
So too must you give away entirely, with no feelings of possessiveness,
The objects of strong attachment, your wealth and your friends and family.

When he was born as the prince Mahasattva,
As he nourished the tigress with his own flesh.
So too must you joyfully give to the flesh-eating demons
This illusory body which you cherish such care. Continue reading »

Padmasambhava: The garland of views

padmasambhavaTHE GARLAND OF VIEWS: AN INSTRUCTION

Attributed to PADMA SAMBHAVA

Tibetan title: man ngag lta ba’i phreng ba

A note summarizing the different views, vehicles and so on.

Homage to the Blessed Manjushrikumara and Vajradharma!

The Worldly paths

The countless erroneous views that exist in the realms of the world may be subsumed into four categories:

  1. the unreflective,

  2. the materialists,

  3. the nihilists and

  4. the extremists.

The unreflective do not understand whether or not all things and events have causes and conditions; they are thoroughly ignorant. Continue reading »

16 – Il Dhammapada: Le impurità

Dhammapada 252: L'errore degli altri è facile da vedere, non così il proprio.

Dhammapada 252: L'errore degli altri è facile da vedere, non così il proprio.

Le impurità

235

Ora sei come una foglia ingiallita;

i messaggeri di Yama (dio della morte) ti sono già vicini:

la tua dipartita è prossima,

non si trovano però provviste per il viaggio.

236

Fa’ dite stesso un’isola, lavora duramente, sii saggio.

Quando l’impurità

sarà soffiata via, senza colpa entrerai nel celeste mondo

degli Eletti.

237

La tua vita è alla fine.

Sei ora vicinissimo a Yama, non c’è fermata sulla strada

e non si trovano ancora le provviste.

238

Fa’ di te stesso un’isola, lavora duramente,

sii saggio. Quando l’impurità

sarà soffiata via, non tornerai più a vivere e ad invecchiare. Continue reading »

Lama Yesce: L’educazione dei bambini

Il Ven Lama Thupten Yesce Rinpoche fondatore FPMT

Lama Tubten Yeshe: “Se decidete di diventare insegnanti, dovete essere molto saggi e abili nel vostro approccio in modo da poter offrire agli altri un’istruzione che sia di beneficio per loro e per voi allo stesso tempo”.

Durante la sua visita in Australia nel 1975, Lama Yeshe fu invitato da uno dei suoi studenti, che stava facendo un tirocinio per diventare insegnante, a parlare nel suo College di fronte agli altri studenti-tirocinanti.

Lo scopo dell’educazione è quello di dare beneficio alle persone. Tutti noi lo sappiamo. Comunque, ogni paese ha le sue proprie convinzioni su cosa significhi ‘beneficio’, a seconda delle proprie particolari inclinazioni. Ciò che in alcuni paesi viene considerato negativo viene visto in maniera positiva da altri. In altre parole, ciò che rende l’istruzione buona o cattiva dipende da come si interpretano i concetti di bene e male.

Al giorno d’oggi, la gente vive in ambienti, società e comunità così differenti tra loro – rurali, urbani, industriali, intellettuali e così via – che il concetto stesso di educazione è diventato confuso. Tanto per cominciare, nessuna persona può imparare ogni tecnologia esistente; ciò è ovviamente impossibile. Continue reading »

1 The Tigress

Jataka on tigress

Jataka on tigress

The compassion of the Buddha touches every living being.
His perfect love, dispassionate and unlimited,

Resonates throughout all his former lives.

Pg 3 – Before he became the Buddha, the Bodhisattva, in a series of lives too numerous to mention, through his wisdom blessed the world with countless demonstrations of his compassion, shown through giving, kind words, help­fulness, and consistency between words and deeds.

In one of his lifetimes, the Bodhisattva took birth in a family of brahmans which was renowned for purity of con­duct and spiritual devotion. And as a result of merit earned in former lives, he found himself showered with wealth, dis­tinction, and fame.

As a youth, the depth of his intellect was matched only by his eagerness to learn. He soon mastered the arts and sciences so well that the brahmans revered him as an au­thority dependable as the law itself; to the ksatriya warriors, he was as venerable as a king. To those thirsty for knowledge, he seemed a reservoir never empty; to ordinary people, he seemed a god.

Pg 4 – But he did not delight in power or wealth or fame. His former actions and his constant reflection on the Dharma had purified his mind; he saw all too clearly the inevitable suffer­ing that accompanies worldly pleasure, and the thought of renunciation was familiar to him. Without remorse, he shook off the householder’s life as if it were an illness, and moved to a forest retreat which became ornamented by his presence. – … Continue reading »

A song on the view openning the eyes to suchness

Gyal Khenpo Drakpa Gyaltsen, an illuminator of the Buddha’s doctrine

Gyal Khenpo Drakpa Gyaltsen, an illuminator of the Buddha’s doctrine

A SONG ON THE VIEW OPENNING THE EYES TO SUCHNESS

by Gungthang Tempai Dromé (1762-1823)

Tibetan title: lta ba’i mgur ma de nyid lta ba’i mig ‘byed

1 The glorious embodiment of great bliss and compassion,

Which through immersing in the expanse free of elaborations,

You bring relief to desperate mother sentient beings –

Most venerable teacher, I honor the dusts under your feet.

2 Whatever sufferings there are in the cycle of existence,

Since they are produced by the self-grasping enemy,

All children who desire liberation should strive for

In the ways that help eliminate this from its root.

3 Though this is so before understanding

This truth, suchness that is most profound,

There are numerous stages such as coarse impermanence, Continue reading »

Lama Tzong Khapa: The Abbreviated Points of the Graded Path

Lama Tzong Khapa: The Abbreviated Points of the Graded Path – Lines of Experience

Homage to Guru Manjughosha!

(1) (Bowing my) head, I prostrate to you, Foremost One from the Shakya (Clan): your body is born with a host of splendid, constructive and excellent (signs); your speech grants the wishes of limitless wandering beings; your mind sees all knowables just as they are. Continue reading »

Atisha: istruzioni a Yeshe Barwa

Lama Atisha: Finché non siete padroni di voi stessi, non potrete conquistare gli altri, perciò, per prima cosa, dominate voi stessi.

Lama Atisha: Finché non siete padroni di voi stessi, non potrete conquistare gli altri, perciò, per prima cosa, dominate voi stessi.

Mentre il venerabile Atísha si trovava a Yerpadrak, vicino a Lhasa, diede le seguenti istruzioni a Yeshe Barwa di Olgud: “Nobili figli, riflettete profondamente su queste parole. Nel kaliyuga (era dei conflitti la vita umana è breve e ci sono molte cose da capire. La durata della vita è incerta, non sappiamo quanto vivremo. Per questo motivo dovete fare un grande sforzo, fin da adesso, per esaudire i vostri retti desideri. Continue reading »

Advice from Atisha’s Heart

Atisha Dipankara Shrijnana

Atisha Dipankara Shrijnana

Advice from Atisha’s Heart

When Venerable Atisha http://en.wikipedia.org/wiki/Atisha came to Tibet he first went to Ngari, where he remained for two years giving many teachings to the disciples of Jangchub Ö.

After two years had passed he decided to return to India, and Jangchub Ö requested him to give one last teaching before he left.

Atisha replied that he had already given them all the advice they needed, but Jangchub Ö persisted in his request and so Atisha accepted and gave the following advice.

How wonderful!

Friends, since you already have great knowledge and clear understanding, whereas I am of no importance and have little wisdom, it is not suitable for you to request advice from me. However because you dear friends, whom I cherish from my heart, have requested me, I shall give you this essential advice from my inferior and childish mind. Continue reading »

La storia della tartaruga

Quando la tartaruga sentì quello che aveva detto il vecchio, tirò fuori la sua testa e chiese: “Amico, cosa ho fatto per meritarmi una cosa orribile come quella?

Quando la tartaruga sentì quello che aveva detto il vecchio, tirò fuori la sua testa e chiese: “Amico, cosa ho fatto per meritarmi una cosa orribile come quella?

Un Re una volta aveva costruito un lago nel suo cortile per far giocare in esso i giovani principini. Essi vi nuotavano dentro, e con le loro barche e zattere navigavano su di esso. Un giorno il re disse loro di aver chiesto agli uomini di mettere dei pesci nel lago. I ragazzi corsero subito a vedere i pesci. Ora, insieme ai pesci, c’era una tartaruga. I ragazzi si dilettavano coi pesci, ma essi non avevano mai visto una tartaruga, e avevano paura di lei, pensando che fosse un demone. Così corsero piangendo dal Re loro padre, dicendo:”C’è un demone sulla riva del lago!” Il re ordinò che i suoi uomini prendessero il demone, e lo portassero al palazzo.

Continue reading »

17 – Il Dhammapada: L’uomo giusto

Dhammapada 279: "Tutta la realtà non ha esistenza inerente": chi comprende questo si sottrae alla sofferenza. Questa è la strada per la purificazione.

Dhammapada 279: "Tutta la realtà non ha esistenza inerente": chi comprende questo si sottrae alla sofferenza. Questa è la strada per la purificazione.

L’uomo giusto

256

Un uomo non è giusto

se tratta una questione con violenza, ma se discerne

tra il reale e ciò che non lo è.

257

Chi guida gli altri con calma, secondo la legge,

che custodisce il diritto

ed è attento, questi e un uomo giusto.

258

Non è saggio

chi parla molto, ma chi è paziente,

tranquillo e coraggioso.

259

Non si è esperti di dottrina perché se ne parla molto;

anche se si è imparato poco,

ma si reputa il dharma una cosa concreta, allora si è esperti

di dottrina e non la si trascura. Continue reading »

2 – King of the Shibis

2 – KING OF THE SHIBIS

Pg 11- Only after hundreds of hardships did

the Lord Buddha obtain the Dharma for our benefit.

Knowing this, we should listen to the Teachings

with deep respect and close attention.

Pg 11- Once when the Buddha was still a Bodhisattva, the vast store of meritorious actions amassed in many previous lives caused him to take birth as a king of the Shibis. Respectful toward the elders from earliest childhood and modest in his behavior, he was deeply loved by all his subjects.

Blessed with boundless energy, discretion, majesty, and power, knowledgeable in many sciences, and favored by fortune, he ruled his subjects as if they were his children. In the Bodhisattva, all the finest qualities, both spiritual and worldly, blended harmoniously despite their contrasts. Glory, which mocks those who win high rank by wrong means, glory, which brings calamity to fools and intoxicates the feeble-minded, had found a true dwelling place within him.

Overflowing with compassion even greater than his wealth, this best of kings was happiest when granting the wishes of beggars and when seeing their delighted faces. Continue reading »

Atisha: A Lamp for the Path of Enlightenment

Atisha Dipankara Shrijnana

Atisha Dipankara Shrijnana

A Lamp for the Path of Enlightenment

by Atisha Dipankara Shrijnana

1 I bow in great reverence to all past, present and
Future Victors, to their Doctrine and Communities.
I shall light a Lamp for the Path to Enlightenment,
At the request of my good disciple Byang-chub-‘od.

2 In that they are Inferior or Mediocre or Superior,
Persons should be understood as three:
The characteristics of each are very clear,
and I shall note how they differ from one another.

3 One who by every means he finds,
Seeks by the pleasure of samsara,
And cares but for himself alone, that one
Is known as the Inferior Person. Continue reading »

Un breve consiglio di meditazione – Ghesce Tenzin Tenphel

il Ven. Ghesce Tenzin Tenphel

il Ven. Ghesce Tenzin Tenphel

La pratica della meditazione non è solo ascoltare musica, immaginare paesaggi e inebriarsi d’incenso. Al limite, questi accessori rischiano dei distrarre dall’obbiettivo primario, quello di sviluppare la vigilanza interna, la consapevolezza.
Molte persone pensano di meditare ascoltando musiche rilassanti, immaginando paesaggi meravigliosi, come montagne, prati fioriti, oceani… Musica buona e buone immagini: a loro piace così. Non c’è niente di male in questo, ma certamente questo tipo di meditazione aiuta soltanto a trovare una calma temporanea, non porta a una pace durevole. …Non è detto che ogni tanto non faccia bene meditare così, ma se vuoi essere colmo di una pace stabile e durevole devi fare un’unica cosa: conoscere veramente te stesso. Continue reading »

Je Tsongkhapa: Songs of spiritual experience

Je Tsongkhapa: Wisdom is the eye that sees the profound suchness.

Je Tsongkhapa: Wisdom is the eye that sees the profound suchness.

SONGS OF SPIRITUAL EXPERIENCE

Condensed Points of the Stages of the Path by Je Tsongkhapa,

Tibetan title: lam rim nyams mgur

1 Your body is created from a billion perfect factors of goodness;

Your speech satisfies the yearnings of countless sentient beings;

Your mind perceives all objects of knowledge exactly as they are –

I bow my head to you O chief of the Shakya clan.

2 You’re the most excellent sons of such peerless teacher;

You carry the burden of the enlightened activities of all conquerors,

And in countless realms you engage in ecstatic display of emanations – Continue reading »

Campo del rifugio e campo dei meriti

Ven. Birgit Schweiberer

Ven. Birgit Schweiberer

Una breve spiegazione orale data dalla Ven. Birgit Schweiberer durante il ritiro finale del Basic Program. Aprile 2007

È il primo Campo a cui ci affidiamo nel momento in cui prendiamo rifugio. Normalmente, viene in seguito dissolto e allora visualizziamo il Campo dei Meriti. Alle volte i due Campi sono uguali, altre volte sono diversi: dipende dalle pratiche. Nel nostro caso sono leggermente diversi tra loro.

Occorre ricordare che i Maestri dicono sempre che non c’è un modo ideale, prestabilito, secondo cui visualizzarli, ma che la cosa più importante è sviluppare fede. Di solito non siamo capaci di visualizzare tutti i dettagli del Campo del Rifugio e di quello dei Meriti, ma è essenziale generare la convinzione che gli esseri che compaiono nei rispettivi campi siano effettivamente lì. Sono davvero presenti, sono in grado di darci ispirazione, e quindi noi generiamo fede: non è così importante avere una visualizzazione del tutto chiara. Continue reading »

Nagarjuna: Sunyatasaptati

SUNYATASAPTATI

by

Arya Nagarjuna

Translated by Christian Lindtner

[1] Though the Buddhas have spoken of duration, origination, destruction, being, non-being, low, moderate, and excellent by force of worldly convention, [they] have not done [so] in an absolute sense.


[2] Designations are without significance, for self, non-self, and self-non-self do not exist. [For] like nirvana, all expressible things are empty (sunya) of own-being.


[3] Since all things altogether lack substance — either in causes or conditions, [in their] totality, or separately — they are empty.

[4] Being does not arise, since it exists. Non-being does not arise, since it does not exist. Being and non-being [together] do not arise, due to [their] heterogeneity. Consequently they do not endure or vanish. Continue reading »