Ven. Dagri Rinpoche: Commentario a La Saggezza Fondamentale di Nagarjuna

Ven. Dagri Rinpoche: Non fatevi mai ingannare dalle apparenze.

Ven. Dagri Rinpoche: Commentario dei Capitoli 18, 22, 24, 26 della Saggezza Fondamentale di Nagarjuna. Istituto Lama Tzong Khapa, Pomaia, PI 14 -18.11.15, traduzione dal tibetano di Fabrizio Pallotti. Appunti ed editing del Dr. Luciano Villa, revisione di Graziella Romania, nell’ambito del Progetto Free Dharma Teachings per beneficiare tutti gli esseri senzienti, ci scusiamo per qualsiasi errore od omissione.

Ven. Dagri Rinpoche.

Un caro saluto a tutti. Con molti di voi ci conosciamo da tempo e vedo delle persone nuove e sono molto contento d’essere qui con voi.

Siamo buddisti e, come tali, nel Buddhismo si parla d’azione e di non violenza. Perciò, le nostre azioni devono essere generate dall’affetto e dall’amore e dalla compassione. Costantemente col nostro ragionamento dobbiamo partire da come i fenomeni esistono. Dobbiamo ricordare che noi Buddisti non crediamo in un dio creatore. La sofferenza, il piacere e la felicita non sorgono di per sé, ma sono il risultato dalle azioni che abbiamo compiuto, sono risultati che sorgono in dipendenza.

Quando si parla del sorgere dipendente si parla di vacuità, gli esseri si trovano nel samsara perché non hanno compreso l’aspetto della realtà ultima. La visione del sorgere dipendente, o della vacuità, nasce dalla osservazione del Buddha che vide che gli esseri soffrono nel samsara proprio perché non hanno compreso l’aspetto della realtà ultima o del sorgere dipendente. Quando invece lo si comprende, allora si acquisisce la vera realtà dei fenomeni.

La realtà va analizzata, voi in occidente sapete ben investigare i fenomeni. Più lo fate, più la vostra attitudine mentale si farà molto vasta, più la vostra intelligenza s’acuirà e la vostra veduta s’amplierà. Così dobbiamo analizzare come sorge la felicità e la sofferenza. E, se lo vediamo in un rapporto di causa e risultato, allora, con la comprensione della vacuità e, tramite la grande compassione, allora avete trovato il sentiero, il sentiero del Buddha, il sentiero del sorgere dipendente e dell’amore e della compassione, il vero sentiero buddhista.

Oggi darò insegnamenti sul testo di Nagarjuna “Il Fondamento della Saggezza”http://www.sangye.it/altro/?p=9194. Nagarjuna ha diffuso tutta l’essenza del Mahayana, ha scritto tanti testi che riguardano sia i sutra che i tantra. Nagarjuna http://www.sangye.it/altro/?cat=9 fu profetizzato dal Buddha stesso che disse: “400 anni dopo di me dal sud dell’India verrà un gran studioso e filosofo del Buddha, che darà un gran contributo al Dharma”. E sarà appunto Nagarjuna a chiarire il profondo aspetto della vacuità scevro dal nichilisono e dall’eternalismo. Sulla base del testo radice di Nagarjuna, sono nati tanti commentari. Il più profondo è il Gran Commentario di Je Rinpoche al Fondamento della Saggezza di Nagarjuna.

Inizierei dalla spiegazione dei preliminari sul testo, scritto da Je Rimpoce un grande maestro (Lama Tzonkhapa) http://www.sangye.it/altro/?cat=10 se leggiamo e studiamo i suoi testi, comprenderemo la grandezza e la profondità dei suoi insegnamenti. Iniziamo quindi con l’offerta a Je Rinpoche. Anch’egli fu profetizzato dal Buddha Sakyamuni, che disse: “Dopo che la terra sarà diventata vuota”, ovvero dopo che in India sarà scomparso l’insegnamento del Dharma, “Manjustri si manifesterà come essere umano nel Paese delle Nevi, il Tibet, e farà fiorire il Dharma”. Leggendo i testi di Je Rinpoche comprendiamo che il suo gran commentario, che illumina il pensiero del fondamento della saggezza, è veramente un qualcosa d’eccezionale. All’inizio del commentario di Je Rinpoche troviamo i preliminari con cinque punti molto importanti. (1) Il primo è la necessita ed il modo d’investigare la realtà ultima, (2) il secondo si riferisce alla grandezza dell’autore del testo, (3) il terzo è la presentazione del trattato, (4) il quarto si riferisce ai benefici d’aspirare e voler comprendere il Dharma profondo della vacuità ed (5) il quinto concerne le qualità del discepolo adatto a ricevere quel Dharma, ovvero questo insegnamento profondo. Riguardo al primo punto, ovvero la necessità ed il modo d’investigare la realtà ultima, va considerato che tutti gli insegnamenti del Buddha, tutti gli insegnamenti che ha dato il Bagawan sono finalizzati a comprendere la realtà ultima, ma non indiscriminatamente, ma in base alle capacità dei discepoli. Ad alcuni ha insegnato subito la realtà ultima. Ad alcuni il Buddha li conferì direttamente, come ai Cinque Discepoli al Parco delle Gazzelle a Sarnath in India, cui insegnò la vacuità proprio perché non erano buddisti. E ad altri insegnò i sutra, mentre nel Picco degli Avvoltoi insegnò la realtà ultima in modo profondo. Nel secondo giro della Ruota del Dharma il Buddha insegnò infatti la vacuità col Sutra della Perfezione della Saggezza ed il Sutra del Cuore, e nel terzo giro insegnò la vacuità della mente ed il mantra segreto, e lo fece per portare gli esseri fuori dal samsara. Comunque a tutti ha insegnato per portarli a comprendere la realtà ultima, per potersi liberare dalla sofferenza e del samsara. Questo è l’obiettivo, e guidò i discepoli a non cadere negli stadi inferiori d’esistenza animale.

Ma, come umani, abbiamo tante situazioni di sofferenza e, dagli stati superiori d’esistenza, ecco che si viene condotti alla liberazione. E, per farlo, dobbiamo realizzare la realtà ultima e liberarci dalla sofferenza del samsara. All’inizio del suo trattato Je Rinpoche, per spiegare ciò che ho appena indicato, cita Shantideva http://www.sangye.it/altro/?cat=15 quando dice: “Tutti gli insegnamenti sono tutti rami per insegnare la saggezza”. Quindi, sono tutti rami che conducono alla vacuità. Perciò, se vuoi essere completamente libero dalla sofferenza, devi coltivare la saggezza, ma non una saggezza qualsiasi, ma la saggezza che realizza la vacuità.

Anche per Chandrakirti http://www.sangye.it/altro/?p=6694 “Tutto il metodo non è altro che i rami della saggezza, perché essa è in grado di guidare infiniti esseri alla liberazione, come un cieco da solo non può andare da alcuna parte, ma basta un solo essere per guidare sulla giusta via anche innumerevoli non vedenti. Così la saggezza che realizza la vacuità è in grado di portare alla illuminazione l’infinito numero di esseri senzienti: senza di essa, le altre perfezioni sono come i ciechi che da soli non sono in grado di andare da nessuna parte, ma basta uno che ci veda per accompagnarli, così la saggezza sorge sulla mente che realizza la rinuncia, che da sola non è sufficiente, senza la comprensione della realtà profonda dei fenomeni sono come il gruppo delle persone cieche che da sole non possono andare da nessuna parte.

Come ricercare la perfezioni della saggezza sulla base dei suoi insegnamenti? Il Buddha, nei suoi insegnamenti illustrò delle ragioni valide, perciò, proprio perché si rivolgeva a persone con diverse attitudini, esistono differenti insegnamenti del Buddha: insegnamenti diretti ed insegnamenti che necessitano d’essere interpretati. Chi sono i pionieri che hanno spiegato come analizzare la realtà? Sono
Nagargiuna ed Asangha: questi sono i grandi maestri da seguire.
Ed i due grandi filosofi cui si fa qui riferimento sono per l’appunto Nagarjuna http://www.sangye.it/altro/?cat=9 ed Asangha.

Il secondo punto sono le qualità dell’autore Nagarjuna, che fu profetizzato dal Buddha stesso nascere nella terra di Badra nel sud India, dove cresce il cocco. “Qui, il Buddha stesso disse: “Nascerà questo gran monaco che distruggerà completamente le posizioni nichiliste ed eternaliste, chiarificherà gli insegnamenti e conseguirà il terreno della gioia, il terreno del significato, che si riferisce alla realizzazione del quarto stadio, la chiara luce, ed è lì che diventerà Buddha definitivo ed andrà nella terra di Dewachen”, non necessariamente a Sukawati, ma qui si riferisce ad una terra pura del Buddha. Nagarjuna fu profetizzato in molte occasioni dal Buddha e direttamente a Licchavi, come colui che è bellissimo da vedere. Il Buddha disse: “Diventerà un monaco e propagherà gli insegnamenti Mahayana” e profetizzò anche la lunghezza della vita di Nagarjuna. Asserendo: “Nel sud nascerà un monaco che otterrà il terreno della gioia e vivrà per 600 anni.

Ma ci sono studiosi che parlano di tre differenti Nagarjuna. Ma qui mi riferisco al Nagarjuna profetizzato dal Buddha. Anche Chandarkirti http://www.sangye.it/altro/?p=3259, l’ultimo discepolo diretto di Nagarjuna, fu profetizzato da Nagarjuna stesso. E Chandrakirti ulteriormente approfondì e chiarì gli aspetti della vacuità appresi dal suo maestro. Lama Tzong Khapa dice che non c’è contraddizione col fatto che Nagarjuna consegui l’illuminazione in una sola vita praticando il tantra dello yoga supremo. Il terzo punto, la presentazione del trattato, si riferisce al fatto che Nagarjuna compose molti trattati: di medicina, arte, trattati di utilità nella vita di tutti i giorni.

Ma, dal punto di vista dei ragionamenti della Via di Mezzo scrisse molti trattati, il Compendio del Sutra, i 6 trattati che stabiliscono la via del ragionamento: il Fondamento della Saggezza, la presentazione delle Confutazioni, i 60 Ragionamenti, la Preziosa Ghirlanda http://www.sangye.it/altro/?p=2788 . Tutti questi trattati sono per stabilire la via di mezzo.

Alcuni buddisti indiani dicono che ci furono almeno tre Nagarjuna, dato che si dice abbia vissuto per 600 anni. Tuttavia, dato che questi testi riflettono linearmente il pensiero d’una sola persona, non si capisce come potessero essere composti da diversi autori. Quindi, si tratta d’un solo Nagarjuna.

A proposito della sua vita, in quel tempo si usavano gli astrologi per capire la lunghezza della vita di una persona e gli astrologi furono abbastanza precisi, consigliando che, per evitare che vivesse per soli 7 giorni, la famiglia facesse offerte a 500 bisognosi e, affinché vivesse per 7 anni, di fare offerte a 500 monaci altrettanto bisognosi, il che avvenne e Nagarjuna crebbe. L’età di 7 anni è il momento in cui Nagarjuna entrò nel monastero di Nalanda, dove ricevette benedizioni di lunga vita e dove iniziò il suo percorso spirituale che lo portò all’illuminazione. Il quarto punto sono i benefici di aspirare e praticare il dharma profondo: il significato ultimo in cui esistono i fenomeni. Asangha disse: “Se un Bodisattva pratica le Sei Perfezioni senza la comprensione della vacuità, se ascolta anche solo con un dubbio, consegue molti meriti, ma consegue molti più meriti se non ha dubbi e ne comprende il significato e lo trasmette agli altri. Altre citazioni mostrano i grandi benefici di realizzare il significato ultimo della realtà, come il Sutra del Taglio del Diamante, in cui il Buddha così si rivolge a Subuti: “Pensa se esistessero tanti mondi come i granelli di sabbia del Gange ed ogni granello di sabbia fosse scomponibile in altrettante infiniti granelli, così moltissimi sono i meriti che una persona consegue insegnando un solo verso che faccia comprendere il significato ultimo della realtà”. In un altro sutra Buddha Sakyamuni, dopo aver spiegato le dieci azioni negativi, aggiunge che il loro risultato è solo sofferenza. Buddha Sakyamuni in un altro sutra, dopo aver spiegato le 10 grandi azioni negative, asserisce che coloro che hanno accumulate tante negatività, ma che comprendono il significato ultimo dei fenomeni, non rinasceranno negli stadi inferiori. Quindi, anche coloro che hanno accumulato queste azioni tanto negative, ma analizzano e comprendano che tutti i fenomeni sono interdipendenti, non sperimenteranno tutta la sofferenza. In un altro sutra, dice: “Un monaco che ha commesso delle infrazioni, ma che ha compreso che queste sono libere da esistenza intrinseca, e purifica anche le Cinque Azioni Ininterrotte, certamente le sue infrazioni minori vengono completamente purificate.

Buddha Sakyamuni parlando al Re Maghada, famoso perché aveva ucciso il padre per prenderne il trono, le cui conseguenze sono pesantissime come retribuzione karmica, gli disse: “Chi ha compiuto una di queste Cinque Azioni Ininterrotte ed ha compreso il significato profondo della vacuità, anche se ha commesso del karma molto negativo, questa comprensione della vacuità è in grado d’eliminarlo”.

Il Quinto punto è l’identificazione del recipiente adatto, del discepolo adatto. Non è adatto chi non ha nessun desiderio d’ascoltare. Chi, se gli venisse spiegato il significato della vera esistenza, lo comprende in modo nichilista, secondo il quale non esiste niente, oppure comprende erroneamente che per esistere lo deve essere in modo intrinseco, questa non è la vera dimensione della vacuità. Chi non ha nessun desiderio di ascoltare o capire questo profondo insegnamento sulla vacuità non è il recipiente adatto. Vi racconto un’esperienza.

Andando in pellegrinaggio al Potala, un funzionario cinese ridendo diceva: “Ah cosa dice il Buddha: “Io non esisto per niente”, e rideva di gusto. Ma non aveva capito niente! Avrebbe dimostrato d’aver compreso se avesse detto: “Non esisto indipendentemente, per autogenerazione, ma da cause e condizioni”.

Vediamo ora chi è adatto a ricevere gli insegnamenti.

Chandrakirti http://www.sangye.it/altro/?p=3263 nel suo Supplemento alla Via di Mezzo spiega che quando una persona ordinaria avverte che i fenomeni esistono in dipendenza, quando realizza che i fenomeni non esistono in quanto tali, ma per cause e condizioni, a questo punto, è pervaso da grande emozione, allora è un recipiente adatto, ed è giusto mostrargli la realtà ultima e tutti i benefici che ne conseguono. Chandrakirti parla come questa persona, il recipiente adatto, ha qualità derivanti dalla maturazione e dall’aver praticato la moralità: la causa della rinascita come essere umano. Perché, un conto è se consegui la liberazione in questa stessa vita, altrimenti devi porre le basi per conseguire nella prossima vita la preziosa rinascita umana. Allora devo praticare la generosità, la pazienza per eliminare l’odio, l’avversione, proprio perché la rabbia porta nei reami inferiori. Se non si pratica la pazienza la rabbia porta a una cattiva rinascita! E, senza la generosità non si ha ricchezza Ma, se rinascessi comunque umano, nasceresti con un aspetto disgustoso. Atisha aveva invece un aspetto piacevole, perché diceva d’aver adempiuto ai consigli dei suoi precedenti 150 maestri. Ma anche se rinasci come essere umano, senza pazienza avrai un aspetto molto disgustoso. Anche il bel aspetto è un effetto della pazienza. Atisha era rinato avvenente. E l’aspetto piacevole è importante, perché le persone ti danno più ascolto. Costui è il discepolo perfetto per ricevere insegnamenti sulla vacuità, ma il discepolo perfetto è anche quello senza preconcetti, la base essenziale per comprendere la vacuità.

Pomeriggio

Vedo qui molti studenti del Master Program ed inizio a dare la trasmissione
orale dell’
Abhidharma, un importante testo composto da Maitreya.

Oggi trattiamo l’Abysamayalamkara o l’Ornamento alle Chiare Realizzazioni di Maitreya. Asangha diventò il pioniere della scuola Cittamatra o della sola mente http://www.sangye.it/altro/?p=9979 . Sua madre era una monaca ed una grande studiosa della visione Cittamatra, che era in declino, ma allora le donne non avevano la capacità di lasciare un segno e, per quello scopo, partorì Asanga, dal lignaggio reale e Vasubandu dal lignaggio bramino. Asanga fin da piccolo fu addestrato al Dharma ed a poter poi contattare Maitreia e, finalmente, dopo 12 anni di studio lo incontrò, e quando Asanga gli chiese dov’era stato, Maitreia gli disse che era sempre stato vicino a lui, nell’angolo più oscuro del monastero, ma Asangha non l’aveva saputo riconoscere. Asangha diventò così il pioniere della scuola Cittamatra e l’Abisamayalamkara di Maitreya è il commentario ai 100.000 versi al sentiero ed a ciò che va praticato. Maitreya portò Asangha nella terra pura e gli diede insegnamenti sull’Abbisamayaalankara.

Ieri sera si è verificato questo fatto gravissimo, tutti stanno soffrendo.

Il massacro di ieri sera 13.11.15 a Parigi da cosa dipende?

Dal fatto che la mente non è pacificata, tuttavia non possiamo fare molto.

Perciò ora, affidandovi con la mente a Cenresi, pensate a queste persone, che le loro menti si pacifichino, mentre vi conferisco la trasmissione orale dell’Abysamayalamkara, che la ricevetti dal mio predecessore Parling Dorje Chang. Mentre vi conferisco la trasmissione orale, continuate a recitare “OM mani padme hum”, affinché queste persone realizzino la mente pacificata.

Anche la trasmissione orale della Madyamika di Chandrakirti l’ho ricevuta dal grande maestro Pari Dorje Chang, l’ultimo discepolo diretto di Nagarjuna. Bhavaviveka, discepolo di Nagarjuna, scrisse anch’egli un commentario confutante la visione di Buddhapalita, iniziando la visione Svatantrika Madyamika. Maitreya l’ha data a un umano e da allora è stata ininterrotta.

Avete ricevuto la trasmissione orale dell’Abisamayaalankara.

Ora iniziò la trasmissione orale della Madhyamakāvatāra http://www.sangye.it/altro/?p=3259 o Guida alla Via di Mezzo di Chandrakirti.

La visione di Nagarjuna è la conseguenzialista Kargyupa.

Chandrakirti era un gran bodhisattva che scese dalla terra pura per aiutare gli esseri senzienti.

Chandrakirti scrisse molto anche sul mantra segreto ed uno dei suoi commentari su Guyasamaja l’ho ho studiato io stesso nel collegio tantrico di Gyume.

Ascoltate questa trasmissione orale

La trasmissione orale è indispensabile affinché la pratica frutti realizzazioni, inoltre non si perde così il lignaggio. Tutto ciò vi porterà dei benefici nella pratica, affinché possiate più facilmente conseguire delle realizzazioni. Nel darvi la trasmissione orale del 6° capitolo, ricordo un particolare dibattito che stabilisce che, dal momento che esiste la memoria, deve esistere un autoconoscitore. Ma, poiché l’oggetto ed il suo possessore, la mente, sono in un rapporto di reciproca dipendenza, da qui sorge la memoria e sono legati in un rapporto come la marmotta in letargo che viene morsa da un topolino: la marmotta in letargo non si accorge del morso, ma l’impronta rimane.

La Regina delle Preghiere, che reciteremo ora, è molto potente, perché racchiude le dediche di centinaia di migliaia di bodhisattva.

Domenica 15.11.15 iniziazione a Manjustri arancione conferita dal Ven. Dagri Rinpoche

Sviluppiamo una buona motivazione per il beneficio di tutti gli esseri senzienti, offrire il mandala, per prima cosa c è la richiesta al lama che va visto come la reincarnazione di tutti i Buddha .

Il lama va visto come Manjustri nella giovinezza, pieno di luce, esprimente energia e luminosità. Generate la motivazione di voler prendere l’iniziazione affinché, per il beneficio di tutti esseri senzienti, possiate ottenere al più presto l’illuminazione.

Il lama, cui va fatta la richiesta, va visto nell’aspetto di Manjustri, come la reincarnazione della saggezza di tutti i Buddha. In questo contesto del mantra segreto il lama che possiede le Tre Gentilezze (di conferire l’iniziazione, la trasmissione e le istruzioni essenziali) non va mai visto nell’aspetto ordinario ma inseparabile dalla divinità stessa. Durante l’iniziazione occorre mantenere i samaya e le promesse per vedere nell’aspetto puro il lama. La devozione al guru va praticata esattamente come illustrato negli insegnamenti del lamrim. Nel momento in cui prendiamo l’iniziazione, abbiamo già stabilito la nostra relazione col maestro, da quel momento in poi ci si deve addestrare a praticare la devozione al guru. Non riesco ad ottenere le realizzazioni, ma la colpa è del praticante. Moltissime persone hanno invece esperienze pure perché praticano la devozione al guru.

Nello spazio di fonte a voi pensate d’essere di fronte a tutti i Buddha nella aspetto di Manjustri e ci guardano gioiosi e contenti e sorridenti invitandovi ad intraprendere il sentiero della profonda saggezza. Per liberarci dalla profonda sofferenza del samsara dobbiamo prendere rifugio nei tre gioielli.

Dobbiamo quindi iniziare con la confessione delle azioni negative, con la consapevolezza.

Da tempo senz’inizio, perché non c’è inizio al samsara, l’unico risultato dell’azione negative è un esperienza di sofferenza e mi affido ai Tre Gioielli per non sperimentare nemmeno per un attimo i risultati negativi indotti da quest’azione. Il rifugio implica non solo la comprensione della saggezza trascendentale ma della grande compassione. Gioisco delle virtù, ci rallegriamo delle qualità delle qualità delle azioni virtuose che compiamo. Questa attività, il rallegrarci delle qualità altrui, di nessun sforzo porta un’infinita quantità di meriti.

Generazione della suprema mente dell’illuminazione: fino ad ora ho considerare me stesso superiore e più importante degli altri, così ho considerato la mia sofferenza più importante di quella degli altri. Come noi vogliamo esseri felici, così anche gli altri lo vogliono. Guardiamo al numero infinito di esseri senzienti, al loro desiderio di liberarsi della sofferenza, sentiamoci perciò uguali a loro, esprimiamo piacere nell’osservare le qualità e le virtù accumulate dagli altri.

Prima della generazione della mente dell’illuminazione, realizziamo la presa di rifugio, quindi occorre fare la confessione di tutte le negatività e rallegrarcene.

Perché è importante il rifugio? Perché ci guida a sviluppare le buone qualità. Perché confessare le negatività? Perché, come prima di coltivare un campo lo dobbiamo prima pulire, altrimenti non cresce nulla, allo stesso modo dobbiamo rallegrarci ma prima ancora purificare le nostre negatività, confessando le azioni negative. Rallegrarci dei meriti altrui ci porta ad una visione più ampia, ad apprezzare le qualità degli altri, capendo che non si tratta di qualità innate, ma accumulate lentamente nel tempo dai singoli praticanti, perciò, non solo dobbiamo rallegrarcene, ma dobbiamo essere consapevoli che, con l’impegno, anche noi possiamo conseguire quelle stesse qualità.

Avendo generato la presa di rifugio, confesso le azioni negative. Quindi dobbiamo vedere tutti gli esseri in una luce bella e piacevole, considerando che tutti esseri non desiderano la sofferenza, osserviamo gli esseri immersi nella sofferenza, osserviamo come le loro sofferenze diventino insopportabili e soffrono, perché la loro mente è distorta. Come uscirne? Ottenendo la mente d’illuminazione. Ora, subito, al più presto devo liberare gli esseri dalla sofferenza. Con quest’aspirazione recitiamo il verso della presa di rifugio, rammentandoci che questa mente d’illuminazione va aspirata e mantenuta costantemente.

La base dell’iniziazione è per eliminare l’apparenza mentale di divisione tra corpo, parola e mente.

Infiniti raggi di luce entrano in noi, dissolvendo gli aggregati, dissolvono anche la nostra mente, dissolvendo l’apparenza ordinaria dell’io. Rimaniamo assorbiti in questa vacuità totale, in cui la mente ha perso completamente l’apparenza del corpo ma ne percepisce la vacuità, rimanete in questo stato di chiara luce. Come nel tantra di Guyasamaja, la Buddità non viene data da qualcuno ma è presente nel continuum, così tutti gli esseri possiedono il costituente della Buddità, la potenzialità d’ottenere l’illuminazione, ottenendo così il Darmakaya, lo stato di Buddha. Assorbiti nello spazio della onniscienza del Darmakaya che per la nostra mente, appare un fiore di loto di luce bianca con disco lunare sopra, all nostra mente compare la lettera DHI arancione luminosa e vi ci immedesimiamo completamente. Mentre il nostro corpo è completamente dissolto nel Darmakaya e noi stessi siamo la DHI da cui s’emana intensissima luce, come mille soli che pervadono tutti gli esseri di milioni di tutti gli universi, li purifica, le loro negatività sono dissolte e si genera questa realizzazione.

Non c’è un modo migliore di causare il beneficio di tutti esseri se non la visione della vacuità, ed ora l’ho realizzato. La luce di tutti noi, che siamo la DHI, è di gran beneficio per accumulare un gran numero di meriti. Tutta la saggezza trascendentale di tutti i Buddha si é sviluppata in tutti noi, e pensiamo di essere la DHI, poi si dissolve ed appaiamo come il giovane fulgente Manjustri, nella cui destra ha la spada luminosissima di saggezza trascendentale che al solo vederlo elimina l’ignoranza di tutti gli esseri. Nella sinistra con due dita tiene lo stelo d’un fiore d’Utpala per mostrare agli esseri, per spronarli ad uscire dal samsara. Sul fiore c’è il sentiero completo della Prajinparamita http://www.sangye.it/altro/?p=206 che contiene il sentiero completo per conseguire la liberazione. Il giovane Manjustri è seduto nella posizione del vajra, inamovibile nella realtà della grande beatitudine del Dharmakaya, compiendo il beneficio di tutti esseri, senza mai muoversi da quella realtà. Non solo siamo adorni, ma indossiamo dei gioielli divini, abbandoniamo le apparenze ordinarie ed addestriamo la mente a dimorare nell’aspetto divino di Manjustri. Egli ha i capelli molto lunghi, legati con 5 nodi sulla sommità del capo, segno della bellezza della giovinezza, è il maestro tutore di tutti i Buddha, perfino di Buddha Sakyamuni per conseguire l’illuminazione fu guidato da Manjustri. Pensate pure d’essere nell’aspetto di Manjustri con un’aurea di luce bianca che s’emana dal vostro corpo. Il loto su cui Manjustri è seduto significa che la sua mente è del tutto morbida e dimora nella grande vacuità e la sua mente è satura di bodicitta. Il suo corpo non è di carne ed ossa, ma di luce, al chakra del capo spicca la OM bianca, al cuore la HA rossa ed alla gola la HUM blu. Tutto il vostro aspetto è di luce, ed al cuore v’è la luna con 4 raggi nelle 4 direzioni, al cui centro v’è la sillaba arancione DHI con 2 cerchietti di fianco. Al primo raggio da sinistra la sillaba HA, al secondo raggio da sinistra la sillaba RA, al terzo raggio da sinistra la sillaba PA, al quarto raggio da sinistra la sillaba TZA, dal vostro cuore s’irradiano innumerevoli raggi luce che vanno a tutti i Buddha e che tornando si dissolvono in voi. Ho tza bam ho tutti i raggi di luce si dissolvono in voi. Dal vostro cuore s’irradiano innumerevoli raggi di luce al vostro lama che riempiono completamente lo spazio e, non appena spruzzata acqua del vaso, si genera la saggezza trascendente della gran beatitudine. Il lama è nell’aspetto di Manjustri cui chiedo: “concedimi tutte le realizzazioni del tuo corpo parola e mente supremo”. Benedizione del mantra, dal lama Manjustri s’emana dalla bocca il rosario dei mantra al vostro cuore che inizialmente (1) si mescola, quindi in modo (2) stabile (3) si fonde in voi. Dopo che il mantra si è depositato al cuore vi riempie il corpo di luce, liberandoci dalle oscurazioni dell’ignoranza e tutta la saggezza dei Buddha si genera in noi. Visualizziamoci nell’aspetto di Manjustri: sulla nostra lingua visualizziamo la DHI arancione rovesciata, recitiamo 108 volte la DHI. Pensando che tutta la saggezza si dissolte nella DHI otterrò la memoria indistruttibile, la DHI sulla lingua si dissolve nella DHI al nostro cuore come un sole pieno, ottenendo il siddhi della memoria indistruttibile. Offrendo fiori al maestro pensiamo cinden tala. Il maestro ci restituisce i fiori offerti.

Dharani mantra namo benza Manjustri arancione, che fa parte dai raccolta Surka dal Mahasiddha Tzetari Lama Sakyapa e l’ho ricevuta da Sua Santità il Dalai Lama. Meditare ogni giorno Manjustri porta benefici incommensurabili per la memoria, l’intelligenza.

Manjustri Namasigirti è l’iniziazione ai nomi di Manjustri.

Penchen Losang Chogyen da piccolo iniziò a parlare piuttosto tardi.

Ho ricevuto questa trasmissione orale la prima volta in Tibet a 13 anni e fui portato da Ghen Take considerato la reincarnazione di Manjustri, quindi da Sua Santità il Dalai Lama, Sua Santità Sakya Trinzin e l’ho poi ricevuto molte volte.

Pomeriggio

La corretta motivazione è quella d’ascoltare gli insegnamenti con la motivazione di liberare dalla sofferenza tutti gli esseri senzienti che, nell’infinito numero di vite che abbiamo vissuto,
sono stati nostre madri. Questa è la motivazione da sviluppare.

Abbiamo parlato del comportamento di amore e compassione non violento che esprime le azioni motivate dall’amore e dall’affetto. Perciò, danneggiando gli altri, sorge non solo sofferenza a livello immediato, ma questa sofferenza genera karma negativo, che si ripercuoterà su di noi in futuro.

La motivazione non violenta comprende tutte le attività volte a non danneggiare gli altri, perché i fenomeni sorgono in dipendenza, se danneggiamo qualcuno: scateniamo una reazione a catena. Chi fa del male danneggia gli altri, ma pensate che stia bene? Niente affatto, e costoro che fanno del male hanno molti nemici e sono cacciati, ricercati e sono sotto continua minaccia. Inoltre, poiché i fenomeni sono interdipendenti, le azioni virtuose sono di beneficio anche per noi stessi. Perciò il comportamento non violento, motivato dal desiderio di non danneggiare gli altri, è quello corretto. La visione che considera i fenomeni sorgere in dipendenza, quella è la visione corretta, la visione che ci amplia il nostro orizzonte. Se noi siamo di beneficio sarò felice e poi, a livello ultimo, ci saranno altre felicità. Al contrario, danneggiare gli altri equivale a danneggiare noi stessi: ora e nel futuro. Mentre, beneficiare gli altri è il modo di beneficiare noi stessi. In particolare, occorre beneficiare tutti in modo equanime, tutti gli esseri senzienti senza distinzione.

Più le persone sono ricche più hanno problemi perché non sono felici. La felicita non deriva dalla ricchezza, ma dalla volontà di beneficiare gli altri. In particolare tutti gli esseri, affinché siano liberi dalla sofferenza e possano conseguire la felicità. A volte udire le storie del passato ci riempiono la mente di felicità perché queste persone avevano buon cuore, l’attitudine di essere di beneficio agli altri porta felicità. Pensate ai grandi esseri del passato, i lama che immediatamente ispiravano ed ispirano felicità. Perché erano e sono tanto amati? Perché avevano ed hanno tanto buon cuore? Perché beneficiavano gli altri e gli altri li ricambiavano con stima, considerazione ed affetto. Questa è un qualcosa che dobbiamo capire, perché la nostra sopravvivenza dipende dagli altri.

Come umani siamo tutti degli animali sociali. La nostra sopravvivenza dipende dagli altri, fin dall’inizio. Noi nasciamo nudi, poi gli altri ci coprono e ci nutrono. Senza gli altri non potremmo sopravvivere. Poi c’è un periodo che ci sembra di essere indipendenti, che non abbiamo bisogno degli altri. Quando cresciamo sembriamo dimenticarcene, diventiamo autonomi, ma velocemente
diventiamo vecchi e, quindi, quando diventiamo anziani, di nuovo la nostra sopravvivenza dipende dagli altri.

L’amore e la bellezza è vedere gli altri in una luce completamente positiva, il che significa aver capito che tutta la nostra felicità dipende esclusivamente dagli altri. Senza generare questa grande mente che vede la bellezza negli altri, non è possibile sviluppare bodicitta, e, senza bodicitta, non è possibile fare alcunché. Tutta la nostra vita dipende dagli altri, dalla loro gentilezza. Perciò è fondamentale abbandonare qualsiasi attività che danneggi gli altri. In tutto quel che ci sostiene, cibo e vestiti, alloggio, comunicazioni, elettricità e quant’altro dipendiamo dagli altri, che, a loro volta, dipendono da altri: questa è una catena di dipendenza. Nessuno è esente da questo modo di esistere, il che fa in modo che ciascuno dipenda da altri. Anche per spostarci, per andare da un luogo ad un altro abbiamo bisogno degli altri.

Dipendiamo dagli altri per la nostra felicità.

Cosa ci fa sopravvivere? L’affetto, la gentilezza! Non l’avversione, la rabbia. Più in quella persona è presente l’affetto, più è presente felicita. Ma non sto parlando di affetto emotivo, ma di quell’affetto che si basa su ragioni valide, che si basa sul fatto che le cose nascono in dipendenza. È un affetto basato sulla realtà, il che va coltivato.

Nel suo “Fondamento della Saggezza” Nagarjuna spiega che i fenomeni sorgono in dipendenza. Il gran commentario di Lama Tzong Khapa, il cui titolo in sanscrito è Prajinamulamadiamykakarika, mentre nella nostra lingua è Il Fondamento della Saggezza della Via di Mezzo. Prajna è la saggezza, Mula è il fondamento, madya è mezzo, karika sono i versi, nama è ciò che è chiamato prajna o saggezza. Il titolo all’inizio è in sanscrito, per farci capire che ha una origine autorevole e genuina. Il titolo è in sanscrito e poi il testo è in tibetano perché fu tradotto subito in tibetano.

Il testo ha origine dal Buddha stesso, il contenuto di questo testo ha origine dal Buddha. Il testo, salvo questo esordio, è tutto in tibetano, la lingua che fu modellata sul sanscrito a partire dal primo grande maestro Santarakshita che introdusse con Padmasambhava http://www.sangye.it/altro/?cat=100 il Buddhismo dall’India in Tibet. Perciò, è grazie alla gentilezza di questi grandi maestri e traduttori che possiamo ora leggere i testi del Buddha sopravvissuti in Tibet. Madyamika in Tibetano è Uma, la via di mezzo, che dimora al centro, libera dagli estremi del nichilismo e dell’eternalismo. È il fondamento, perché la base è la radice la saggezza, la vacuità, e del sorgere dipendente. Ed è in versi, in quanto le parole sono molto brevi e possiamo metterle in pratica nell’immediato.

Abbiamo trattati e persone che studiarono ed elaborarono la Madyamika, il cui fondamento (perchem in tibetano) è la base di tutti i trattati Madyamika, la cui saggezza è qui espressa in versi, dal significato immediato da mettere in pratica. Sono 449 versi divisi in 27 capitoli che compongono il trattato. Come dalla tradizione iniziata dal gran re tibetano Trison Detzen, s’inizia con l’omaggio, con la dedica a Manjustri, il che significa che il testo appartiene al corpo dell’Abidarma, che appartiene alla saggezza. Se il testo avesse riguardato l’onniscienza sarebbe appartenuto al Vinaya, altrimenti sarebbe stato dedicato al Bodhisattva Cenresi.

Majursri.

Ora siamo all’omaggio iniziale.

Mi prostro al Buddha perfetto. A colui che, vedendo direttamente il sorgere dipendente di tutti
i fenomeni dichiara che tutto ciò che sorge in relazione ad altri è libero da costruzioni, libero d’andare e venire, scevro di costruzioni. La prostrazione è diretta a colui che ha insegnato il sorgere dipendente, avendolo visto direttamente, il Buddha Bagawan. Costui è perciò il maestro supremo, l’oratore supremo, spinto da quest’aspetto di compassione ed amore verso tutti gli esseri. Perciò insegnò queste verità. Ciò che ha insegnato è il sorgere dipendente, le 8 cessazioni o confutazioni: senza cessazione, senza sorgere, senza carattere, senza identità. Ci sono otto negazioni. Questi 8 modi di sorgere dipendente sono solo alcune delle caratteristiche, quindi diciamo che tutti i fenomeni sono privi di vera esistenza intrinseca. Se esistessero intrinsecamente non ci sarebbe un prima ed un dopo. Ciò che vede la saggezza trascendentale non vede il sorgere e la cessazione. Da qui possono sorgere dibattiti. Sono 8 perché ci riferiamo alla confutazione della concezione di vera esistenza che sorge principalmente in relazione a questi 8 fenomeni. Ecco perché si parla di questi 8 attributi. Queste 8 negazioni o cessazioni servono per bloccare la concezione che vede l’esistenza del sorgere per proprie caratteristiche. Concepire il fenomeno per proprie caratteristiche equivale a considerare il fenomeno come permanente. Oggetto che va e viene, esistenza come uno o tutt’uno per proprie caratteristiche, a queste 8 cessazioni si contrappone la concezione che considera i fenomeni come autoesistenti. I fenomeni composti sono tali quando si parla di sorgere e cessazione.
Infatti, l’esser distrutto del fenomeno, l’essere cessato: quello è un
fenomeno composto, per quanto riguarda cessazione e sorgere c’è un processo temporale, c’è un qualcosa che viene prima e quello che viene dopo.

Alla concezione che si afferra all’esistenza per proprie caratteristiche si oppongono questi 8 modi di pensare. Altrimenti i fenomeni sarebbero senza cessazione, senza sorgere. Prima di cessare, un fenomeno deve prima sorgere. Ma gli 8 fenomeni si riferiscono a rifiutare la natura propria. Se entrambi, il sorgere ed il cessare, esistessero per propria natura, non ci sarebbe un prima ed un dopo, esisterebbero di per sé in un tempo indefinito. Per la Madiamka, tutti i fenomeni composti sorgono e cessano in un processo di causa effetto. Una volta che un fenomeno è stato distrutto, anche la sua distruzione ne fa parte. L’essere distrutto del fenomeno è il risultato stesso del fenomeno, è la caratteristica del fenomeno composto che inevitabilmente va incontro alla distruzione.

Cessazione e sorgere: c’è un percorso temporale in modo che uno viene prima e l’altro dopo? C’è prima la produzione, poi la cessazione? Se il fenomeno prima sorge poi cessa, la cessazione è data da un terzo fenomeno? Qual’è la causa della sua cessazione? Il cessare del sorgere è causato da un qualcosa d’esterno o la causa della sua cessazione è insita nella cessazione stessa?

Se un fenomeno è composto è impermanente, perciò, è della natura della produzione e cessazione, perciò non sorge né cessa.

Nella Madyamika, i fenomeni impermanenti sono visti da un lato come produzione e, dall’altro, come cessazione. Non c’è un momento in cui sia solo produzione o cessazione, ma, a seconda da dove viene visto, è cessazione e/o produzione. Se un fenomeno è composto, ogni istante è sia produzione ma pure cassazione, sono simultanei nello stesso istante. La produzione e cessazione del fenomeno non necessita d’altre cause, non ha bisogno di un intervento esterno per essere prodotto: produzione e cessazione son perciò simultanei. Il che è osservabile anche a livello sperimentale.

A livello estremamente sottile, il fenomeno composto: per natura stessa cessa e per natura stessa è produzione. Senza cessazione e senza produzione non esiste fenomeno, perciò nessuno dei due viene prima dell’altro. Lo stesso istante di quel fenomeno composto è simultaneamente cessazione e produzione ed è impermanente. Un fenomeno composto nell’arco d’un anno cambia, il che significa che è cambiato a livello mensile, settimanale, giornaliero, orario, ogni minuto, secondo, fino all’istante infinitesimale che, per sua natura, possiede la produzione e cessazione.

Il tempo stesso è un fenomeno composto, che si produce e cessa contemporaneamente. Il tempo esiste come designazione sulla base della sua continuità. Lo stesso instante infinitesimale del fenomeno composto, per sua natura, non rimane. I fenomeni composti impermanenti, al tempo stesso, a seconda del dove li si guardi: la natura di cessazione e sorgere sono simultanee. La natura stessa del momento del fenomeno comporta produzione e cessazione simultanee. La distruzione della cessazione è un fenomeno composto che conferisce la continuità, il che è convenzionalità, è il fenomeno convenzionale. L’impermanenza sottile viene realizzata direttamente da un cognitore yogico. Generalmente si dice che un che è sorto in un momento ed in un altro. Ma se vai al momento stesso della produzione quel fenomeno stesso è anche cessazione.

Lunedì 16.11.15 mattina

Generate la giusta motivazione di ascoltare questi insegnamenti per il beneficio di tutti gli esseri affinché possa raggiungere la liberazione per liberare tutti gli esseri dalla sofferenza e condurli all’illuminazione.

Come Lama Tzong Khapa nell’Essenza della Pura Eloquenza confutò i due estremi, nichilismo ed eternalismo, così Buddha Sakyamuni ha mostrato la profonda origine dipendente dei fenomeni per condurre gli esseri all’illuminazione.

Nel verso d’esordio del Fondamento della Saggezza di Nagarjuna, troviamo l’omaggio: “Mi prostro al Buddha perfetto, libero da tutte le elaborazioni”. Quali? Innanzitutto dell’oggetto, di esistenza intrinseca, ovvero che non esiste di per sé, quindi è libero di vera esistenza, o di esistenza inerente o autoprodotta. Il Buddha, avendo perfettamente realizzato la libertà suprema, proprio per questo ha realizzato ed insegnato l’originazione dipendente. Perché il Buddha insegnò la profonda originazione dipendente, secondo cui tutti i difetti dell’esistenza hanno origine dall’ignoranza. Come eliminarla? Comprendendo il profondo sorgere in dipendenza si elimina la radice e tutti i difetti del samsara. Col Primo Giro della Ruota del Dharma il Buddha insegnò le Quattro Verità dei Superiori o quattro Nobili Verità, riferendosi, nelle prime due, al modo in cui si produce l’esistenza, fino ai 12 rami dell’esistenza.

Il Capitolo 26° del Fondamento della Saggezza affronta il modo in cui si genera l’esistenza e come viene fermata la catena dei 12 Anelli dell’Esistenza Interdipendente.

Je Rinpoche cita un verso del 24° capitolo: “Tutto ciò che sorge dipendendo è spiegato essere vacuità o vuoto”. È privo di autosufficienza, proprio perché non esiste di per sé in modo autosufficiente, perciò è vuoto d’esistenza intrinseca.

L’analisi delle 12 diramazioni dell’esistenza è a partire dall’ignoranza fino all’invecchiamento e morte. Le cause propellenti: 1° verso “A causa dell’ignoranza che ostruisce si rinasce”. L’ignoranza è la radice del samsara, concepisce ciò che non è stabilito da sé come autoesistente, a causa di questa ignoranza ecco che si rinasce nel samsara. Un’ignoranza che si afferra ad una esistenza veramente esistente è una mente completamente errata, oscurata: da questa oscurazione avviene la rinascita. Così l’ignoranza che si afferra al vero, che concepisce ciò che non è stabilito da sé come autoesistente, induce, spinge la rinascita. A causa dell’ignoranza si rinasce nel samsara. E le azioni che sono composte portano avanti la migrazione. L’ignoranza è la radice del samsara. Ciò che compone ha tre aspetti.

Sulla base di questa ignoranza avvengono tre azioni, tre aspetti di ciò che vanno a comporre. Il primo fenomeno composto è rappresentato dalle azioni virtuose, meritorie che non sono sostenute dalla vacuità. Le azione virtuose o tutte le attività altruiste, non sostenute dalla comprensione della vacuità, sono meriti o azioni virtuose senza aver compreso la realtà ultima, sono meritevoli perché il loro risultato porta benessere, al contrario delle azioni negative che maturano nelle rinascite inferiori.

Quindi le prime, le azioni positive di chi non ha compreso la vera realtà sono comunque azioni meritorie, azioni virtuose, che portano risultati positivi ma nel samsara, quindi anche come rinascita nei deva, viceversa le seconde, tutte quelle azioni che sono di danno agli altri come l’avarizia, la rabbia, che è la peggiore di tutte queste azioni negative, maturano come rinascite inferiori.

Il 3° tipo sono le azioni inamovibili.

Le azioni inamovibili sono caratterizzate da chi ama la pace, cerca la concentrazione e viene spinto a rinascere negli stadi di esistenza superiore della forma o della non forma. Sono caratterizzate dal fatto che non sono portate avanti dalla comprensione della realtà ultima. Sono inamovibili in quanto stabili, perché alla morte sono stabili. Mentre, chi ha accumulato virtù, ma alla morte ha rabbia, viene spinto negli stadi di esistenza inferiore. Le persone care morte, anche se rinascono negli stadi inferiori, proprio per le preghiere che abbiamo fatto in loro favore, il loro karma cambia e rinascono nei reami superiori.

Tutte queste 3 azioni sono realizzate da una mente che non ha compreso la realtà ultima. Il calmo dimorare o shinè, il coltivare questa concentrazione non porta alla liberazione, non porta alla liberazione del samsara, ecco perché è comune dei buddisti e non. Sviluppando concentrazione abbiamo eliminato qualsiasi distrazione, se viene affiancata e diretta per comprendere il profondo significato della vacuità, ecco che la meditazione acquista una forza, un’energia molto maggiore.

Esistono tre tipi d’azioni: meritevoli, negative, inamovibili, queste azioni spingono la coscienza nel samsara. Dopo che la coscienza è collocata: nome e forma avvengono. Quando la coscienza si reincarna, il nome è riferendosi agli altri 4 aggregati (senza forma). Nella rinascita umana l’embrione si forma lentamente nelle sue fasi di sviluppo: quello è l’aspetto dell’aggregato della forma. Le 6 sorgenti o sensi sono la porta dell’insorgere delle varie esperienze di sofferenza: vista, udito fino alla coscienza mentale. E, dipendendo dalle sei sorgenti, sorge il contatto, in dipendenza della forma od oggetto, percepito fino alla coscienza visiva.

L’ambiente che viene sperimentato come sorge? Avviene per aver accumulato azioni, intenzioni, preghiere, volontà. Gli esseri che vivono in quest’ambiente non ci vivono per loro volontà ma perché vi ci sono proiettati.

Come sorge l’ambiente? Dalle sue cause.

Anche la sostanza che forma il corpo è una continuità che non ha inizio. L’ambiente è composto dai vari elementi, acqua, terra, è una maturazione di azioni o karma collettivo. È il risultato d’un accumulazione comune che lega insieme un dato numero di esseri, arriva poi un momento in cui questo universo si distrugge e scompare.

Da cosa è causato? Avviene, non per maturazione del karma accumulato, ma perché tutto il karma accumulato in quel contesto s’è esaurito. Ad esempio, nei testi si parla di annichilamento dell’universo, che avviene perché il karma degli esseri di quell’universo, gli esseri rinascono in reami superiori, nessuno ha più un karma da purificare ed il mondo si esaurisce. Ciò concerne i mondi contaminati impuri che sono infiniti. È ovvio che l’ambiente del mondo è un risultato completamente maturato dagli esseri che lo abitano. Da occhio, forma e coscienza c’è il contatto e da esso sorgono le sensazioni. Se il contatto è piacevole sorgono sensazioni piacevoli e viceversa. Le sensazioni sono le condizioni dell’attaccamento.

L’attaccamento sorge dalle sensazioni.

Rispetto a tutti e 3 i tipi di sensazioni, se piacevole sorge l’attaccamento da cui non ci si vuole separare, se spiacevoli non lo si vuole, se indifferenti non lo prendiamo in considerazione.

Con l’attaccamento sorge l’appropriazione. Spinti dall’attaccamento, e, viceversa, spinti dal volersi separare da ciò che spiacevole, sorgono proiezioni mentali di una sovrapposizione mentale sbagliata, come considerare morale infliggere sofferenza al proprio corpo od adottare comportamenti animali pensando che siano causa di liberazione.

L’analisi delle 12 condizioni d’esistenza inizia con la ruota dell’esistenza con raffigurazione di un neonato. Con l’appropriazione sorge l’esistenza dell’appropriatore, sono cause che quando maturano ne generano l’esistenza. Queste impronte depositate maturano quando insorge l’attaccamento ed appropriazione e generano il samsara ed avvengono perché c’è la nascita, sotto la spinta dall’ignoranza.

Senza di essa, tutte le esperienze di sofferenza e morte non potrebbero avvenire. Senza l’appropriazione si è liberi dell’esistenza e questa non avviene. L’attaccamento alle sensazioni esiste, ma il problema è che vi proiettiamo sopra molto più di quanto non sia. È l’appropriazione mentale che spinge la rinascita, se questa non avviene ci si libera dalla rinascita. Dal momento che esistiamo da tempo senz’inizio, non esiste un’azione che non abbiamo accumulato. Dal momento che tutte queste azioni sono generate per ignoranza della realtà ultima, se ne conseguiamo la giusta comprensione, allora il karma s’interrompe, perché vengono a cessare le condizioni per maturare e produrre quel karma generato. Nel momento in cui viene a mancare il seme dell’ignoranza, le azioni che abbiamo accumulato non matureranno più. Il momento in cui vengono a mancare le afflizioni mentali, non importa quanto karma si sia accumulato, perché non matura più. Gli Hinayana comprendendo la realtà ultima, la profonda realtà dell’origine dipendente, generano la giusta comprensione della realtà ultima, allora realizzano una realtà irreversibile, non hanno eliminato il karma, ma hanno eliminato l’ignoranza e le afflizioni. La comprensione della vacuità del modo in cui i fenomeni esistono del sorgere dipendente ha una forza incredibile nel liberare tutti gli esseri della sofferenza. Come Buddha ha espresso nei suoi insegnamenti, anche gli uditori ottengono il risultato, addestrandosi nella perfezione della saggezza ottengono risultati, l’obiettivo finale si ottiene dalla realtà dell’originazione dipendente e della vacuità, questa è la visione ultima. Anche gli uditori, pur non manifestando bodhicitta, devono realizzare la vacuità. Ecco perché la lode è espressa al maestro supremo, perché ha insegnato che i fenomeni sono intrinsecamente vuoti di natura propria. Nessuno ha insegnato il modo in cui i fenomeni esistono, solo il Buddha ha insegnato la realtà ultima dell’originazione dipendente.

Domanda. Come si configura l’attaccamento verso la sensazione neutrale?

Ven. Dagri Rinpoche. È dove non è presente né felicità, né sofferenza, l’attaccamento è di desiderare che rimanga.

Non è l’attaccamento che si attacca alle sensazioni di felicità e vuole avere sempre di più, qui è uno stato neutrale da dove non ci si vuole muovere, non considerando che la felicita è quella mentale ci si attacca alle azioni esterne.

Domanda. Come nasce l’universo?

Ven. Dagri Rinpoche. La formazione di un particolare universo o mondo si ha quando ci sono degli esseri che hanno la possibilità di sperimentarlo. Quindi, i mondi, gli universi sono infiniti, alcuni si vanno formando, altri distruggendo. Prima che si formi il mondo c’è lo spazio, poi per gli esseri ecco che avviene la formazione di un particolare mondo. Le particelle del corpo non hanno inizio, nel momento vi si installa la coscienza ecco che ha inizio la continuità.

Domanda. Dove risiede il carma collettivo?

Ven. Dagri Rinpoche. È un karma sperimentato da tantissimi esseri e non è separato dalla loro coscienza. Il karma collettivo non è solo degli umani, ma di tantissimi esseri che hanno accumulato tantissime azioni le cui conseguenze vengono sperimentate in comune. Ma il karma collettivo non viene sperimentato ugualmente da tutti. Nello stesso mondo c’è, infatti, chi vive in luoghi in cui non c’è acqua in ambienti aridi, mentre altrove altri godono di un clima florido e di acqua.

Domanda. Tutto ciò che sperimentiamo è prodotto dal karma. Le formazioni carmiche sono imprevedibili perché dipendono dalle nostre azioni, che non abbiamo compiuto. Come facciamo a profetizzare qualcosa che non è stato ancora compiuto, che quindi non ha prodotto conseguenze?

Lunedì 16.11.15 pomeriggio

Generiamo la motivazione perfetta di condurre tutti gli esseri senzienti alla perfetta illuminazione.

Siamo alla seconda parte della 7° strofa: “Senza l’appropriazione si è liberi e non avviene l’esistenza”. Accumulazione del karma, l’attaccamento e l’appropriazione, i 2 rami dei 12 fanno maturare l’impronta depositata che attiva l’esistenza. È l’io che genera le azioni, genera attaccamento se le azioni sono piacevoli, odio se spiacevoli. Va precisato che si tratta di un io concepito come concreto, indipendente, che non dipende affatto dagli aggregati. Ma non è affatto così. Quando si comprende che quest’io non esiste per niente, allora cessa la produzione, cessa la produzione dell’odio e dell’attaccamento, perché è svanita l’ignoranza.

Vv. 8 Quell’esistenza sono anche i cinque aggregati

Da quell’esistenza sorge la nascita

Vecchiaia, morte, dolore e

Sofferenza con il pianto,

Da quell’esistenza sorge la nascita e sofferenza col pianto. Il nome esistenza è dato dai 5 aggregati, nel momento in cui avvengono, ecco la nascita, da lì alla morte tutta l’esistenza è costellata da esperienze di sofferenza: vecchiaia, morte. Sono tutte da attribuire ad un esistenza che è la natura di questi aggregati. Con angoscia ci muoviamo nel 9° vv.

Angoscia e agitazione

Queste sorgono dalla nascita.

Perciò un cumulo di sofferenze

È la sola cosa che succede.

Cadiamo nei problemi mentali, in una montagna di sofferenze, ed è tutto quel che succede in questa esistenza. Se soffriamo ed il problema dipendesse da un particolare luogo, basterebbe cambiarlo, andare altrove. Ma non è così, la natura stessa della sofferenza ci accompagna costantemente, gli aggregati di sofferenza sono sempre con noi. La porta d’ingresso dell’esistenza, scaturita dall’ignoranza da cui si generano varie azioni, scaturisce da odio attaccamento. E quelle azioni hanno già depositato quel potenziale e possono intercorrere due o tre vite, dalla azione si genera la continuità della distruzione.

Come viene a maturare il karma prodotto dall’azione? Quando si dice karma, è un nome che diamo al risultato. Ma in realtà è l’azione, che è un istante in cui l’azione viene depositata, essendo terminata. Come viene poi a maturare? Le esperienze di felicita e sofferenza sono il risultato del karma, in quanto il karma è l’azione. È un risultato del karma o azione depositato tempo prima, anche molto tempo prima. Anche in tibetano si confonde il risultato del karma con l’azione stessa. Si dice “Hai un buon karma” ma ci si riferisce alla conseguenze.

Come matura il karma? Come si connette quella potenzialità maturata con una ricaduta successiva, anche dopo molto tempo? Considerate che l’azione è terminato anche molto tempo prima. Ovviamente, per maturare la condizione ha bisogno delle sue condizioni. Un’azione compiuta 100 vite passate, matura in questa vita, come avviene questa ininterrotta continuità, questa continuità d’impronte? Dal momento che l’azione è terminata, nell’istante successivo avviene la distruzione di quell’azione, cui segue un continuo di momenti di distruzione, un continuo che viene depositato sulla coscienza, o, nel caso dell’azione virtuosa che viene distrutta dall’odio e rabbia, quell’azione matura solo quando incontra le condizioni maturanti, ma comunque rimane come continuo di distruzione. Il fenomeno, che è la distruzione dell’azione, che è durato un istante solo, diventa il particolare di quell’azione, e, finche non incontra le condizioni per la sua maturazione, non matura, finché non incontra la condizione utile per la sua maturazione. La continuità della coscienza e la continuità della distruzione di una particolare azione: perché diventa azione?

La coscienza rimane sempre luminosa e cognitiva. Cessato l’istante precedente, comunque rimane la caratteristica luminosa e cognitiva della coscienza. Normalmente ai tibetani si dà il nome di risultato all’azione ed è così anche qui tra di noi. È sbagliato. Proprio perché se m’abituo in questo modo, poi la mente si abitua così.

Domanda. Quando si parla di distruzione, ne sperimentiamo continuamente l’effetto?

Ven. Dagri Rinpoche. La persona è chi compie l’azione o karma, il suo risultato è la sua distruzione, che è un continuo, rimane l’impronta sul continuum mentale, lasciandovi il potenziale di quest’azione che rimane finche non incontra le condizioni che la fanno maturare. Distruzione implica la presenza precedente d’un qualcosa, indica l’effetto d’un qualcosa, la distruzione è come una sua fruizione.

Domanda. La continuità è l’insieme d’un infinito numero di parti o istanti, ed il secondo momento è la copia del primo, ma il primo non esiste più, ma esiste una sovrapposizione di momenti.

Ven. Dagri Rinpoche. È così, nell’istante successivo dell’azione c’è la sua distruzione, la continuità dei suoi momenti formano momenti di potenzialità che continua. Ma gli istanti successivi non sono identici, la continuità della azione è la sua distruzione,

Domanda. ?

Ven. Dagri Rinpoche. Ad esempio il registratore, puoi inerirvi la cassetta o digitale, il contenuto rimane nell’aspetto di potenzialità, finche non schiacci il bottone per ascoltarne il contenuto.

Abbiamo visto le 12 diramazioni esistenza dal punto di vista di come si produce il samsara, ora lo vediamo dal punto di vista di come lo si blocca.

Vv. 10

Ciò che compone è la radice del samsara

Perciò i saggi non compongono

Perciò l’agente è chi non è saggio

Perché il saggio vede la realtà.

I saggi sono coloro che hanno realizzato la natura ultima dei fenomeni, perciò non producono il samsara, mentre chi lo produce sono gli ignoranti che non percepiscono che i fenomeni sono vuoti di vera esistenza

Vv 11.

Con la cessazione dell’ignoranza

Anche i composti non sorgono

L’ignoranza cessa

Familiarizzando la coscienza con la realtà.

Vedendo direttamente il sorgere dipendente e la vacuità con la cessazione dell’ignoranza, essa cade e cessano tutti i composti che ne derivano. Nel momento in cui s’elimina l’ignoranza, comprendendo la natura ultima, come gli esseri superiore che comprendono la natura ultima dei fenomeni, l’ignoranza viene eliminata e cessano le azioni composte prodotte dall’ignoranza e ciò che è solo un cumulo di sofferenze cessa completamente.

Cessando l’ignoranza anche le azioni composte, coscienza, vecchiaia, divenire e morte sono fermate definitivamente. Quindi cessa completamente tutto ciò che è solamente un cumulo di sofferenze.

Shantideva nel Bodisattvacharyavatara diceva che il Buddha ha insegnato tutti i vari insegnamenti per comprendere la realtà ultima dei fenomeni, perché con questa comprensione ci si libera dal samsara. Perciò, finché non avremo compreso ciò non potremo rilassarci. Questo deve essere l’obiettivo fondamentale che dobbiamo perseguire con tutte le nostre forze. Quando avremo ben compreso l’originazione dipendente, la mente sarà ben tranquilla e non verra più disturbata. Quali sono le attività da compiere per portare avanti questa ricerca?

Innanzitutto una grande accumulazione di meriti, quindi occorre affidarsi al lama e tenere a mente questi insegnamenti. I realizzatori solitari, nell’ultima vita prima di ottenere la liberazione, non dipendono da un maestro ed hanno già ben riflettuto sui 12 Anelli della originazione dipendente e riflettendo su ciò nell’ultima vita, ecco che ottengono la liberazione. Se volessimo veramente praticare, è abbastanza semplice perché è tutto pronto, perché ci sono tantissimi commentari. Quando Atisha andò in Tibet aveva il permesso per rimanere in Tibet per 3 anni e scrisse la Lampada sul Sentiero e si trattava d’un testo preziosissimo che non era prima presente in india, poi sono arrivati tantissimi testi e commentari basati proprio su questo testo madre. Abbiamo finito il capitilo 26°, domani inizieremo il capitolo 18.

domanda. ?

Ven. Dagri Rinpoche. L’istante in cui l’azione si distrugge è interminata. Il 2° momento dell’azione è la sua distrazione, composta da una continuità di momenti che continuano. Il primo nome è l’azione, il secondo la distruzione dell’azione, il terzo è la distruzione della distruzione dell’azione.

Domanda. La distruzione dell’azione è una cosa funzionante o fenomeno composto, allora, anche la vera cessazione è una cosa funzionante?

Ven. Dagri Rinpoche. Nessuno dice che la vera cessazione è un fenomeno funzionante, perché cessazione e distruzione sono due cose completamente differenti. Dato che stiamo studiando l’Ornamento, che è Svatantrika, dobbiamo aver presente che per essi la distruzione è un fenomeno permanente. Qui stiamo parlando della distruzione di un fenomeno composto, che è impermanente.

L’azione stessa ed il suo momento, essendo simultanei, sono produzione e cessazione, il suo sorgere sorge nell’entità della sua cessazione. Il che diventerà una percezione diretta.

Tutti i risultati delle azioni maturano solo nel momento in cui si presentano le condizioni. Perciò non si sa quando e come la sperimenterai. Non esiste una sequenza dell’azione e della sua conseguenza.

Domanda. Verso quell’esistenza sono proiettati i 5 aggregati?

Ven. Dagri Rinpoche. Sì sono i 5 aggregati della natura della forma ecc, l’esistenza o samsara sono i 5 aggregati stessi.

Domanda. È possibile che le condizioni si verifichino nella stessa vita in cui sono state compiute?

Ven. Dagri Rinpoche. Sì, ma non si verifica la maturazione delle azioni che propellono verso le vite future. Si vedono conseguenze anche in questa vita, ma non si tratta d’un karma propellente verso le vite future.

Martedì 17.11.15 mattino

Generiamo la giusta motivazione di ascoltare questi insegnamenti per il beneficio di tutti gli esseri senzienti, vasti come lo spazio, affinché possano raggiungere l’illuminazione.

Ieri al capitolo 26° abbiamo visto l’analisi delle 12 diramazioni dell’esistenza e come si produce il samsara e come fermarlo, sviluppando la comprensione della natura ultima dei fenomeni: la vacuità. Tutte le sofferenza samsariche sorgono per l’ignoranza, la sofferenza del transitorio, e per identificarla, dobbiamo vedere se esiste la vera esistenza, quando comprendiamo che l’oggetto non è intrinsecamente esistente, anche la mente errata che lo concepisce come tale si ferma. Non c’è differenza tra più o meno vacuità nei fenomeni, ma c’è differenza se consideriamo prima il sé della persona come vuoto di vera esistenza, in quanto è più facile realizzare la vacuità del sé. Chandrakirti, nel suo Supplemento alla Via di Mezzo dice: “Tutte le sofferenze samsariche sorgono per la visione del transitorio”. Quell’ignoranza osserva il sé convenzionale e lo ritiene esistere per propria natura mentre lo yogi realizza che quel sé non esiste in modo autosufficiente.

Analizziamo il capitolo 18° sul Fondamento della Saggezza, l’analisi del sé.

1. Se gli aggregati fossero il 

Dovrebbe possedere nascita e distruzione.

Se fosse diverso dagli aggregati

Non avrebbe le caratteristiche degli aggregati.

Di quale sé si parla? Di quello veramente esistente, che può esistere o come tutt’uno coi 5 aggregati o come completamente diverso. Non v’è altra alternativa. Benché la forma sia l’aggregato più evidente, si parla comunque di cinque aggregati. Se il sé esistesse tutt’uno con gli aggregati dovrebbe sorgere e morire con gli aggregati. Non ci sarebbe così una continuità con le vite passate né con quelle future. Alla morte il sé svanirebbe col corpo. Ma ci sarebbe un problema anche a livello convenzionale: nel caso che il sé fosse tutt’uno con gli aggregati, non sarebbe possibile dire: il mio corpo, la mia gamba, la mia testa,. Ed al momento della cremazione: sarebbe cremato anche l’io. Ma non sarebbe possibile. Anche nei trapianti, allora se l’io fosse tutt’uno con gli aggregati, allora col trapianto di rene anche l’io verrebbe sostituito, così per il trapianto di polmone, fegato, cuore, ecc.

Lo yogi avanzato può trasferirsi in un altro corpo, ad esempio in un cadavere che non ha difetti. Ce ne sono diversi esempi, ad esempio col figlio di Marpa. Allora, se quel cadavere fosse l’io della persona deceduta, come sarebbe possibile scambiarne l’io? Dal momento che gli aggregati sono cinque, se il sé io fosse un tutt’uno con gli aggregati avremmo 5 io, come gli aggregati. Il corpo è come ciò che viene utilizzato dal sé. Se il sé e gli aggregati fossero la stessa cosa non sarebbe più possibile distinguere tra l’oggetto utilizzato ed il suo utilizzatore. Il sé, l’io, se fosse esistente per propria caratteristica, non ci sarebbero questi problemi con gli aggregati. Allora, se fosse diverso dagli aggregati, non avrebbe le caratteristiche degli aggregati. Se il sé autosufficiente fosse separato dagli aggregati, non ci sarebbero relazioni tra il sé e gli aggregati, quindi, quando ero giovane ero in dipendenza degli aggregati. Così, vedendo l’aggregato della forma di Tashi, lo riconosco, ma, se il sé non avesse nessuna connessione con gli aggregati, sarebbe totalmente disgiunto e non sarebbe possibile ragionare in tal modo. Il genere maschile o femminile lo individuiamo in connessione con gli aggregati.

Nel testo “La liberazione nel palmo della tua mano” si dice: “Se il sé fosse totalmente diverso dagli aggregati, non sarebbe possibile individuarli, oppure, se fosse completamente distinto, dovrei essere capace di dire: “Oh questo è il sé”.

Un tale sé, io, autosufficiente, indipendente, non esiste. Né come entità separata nè come tutt’uno, perché non esiste un io che lo sia, che abbia queste caratteristiche.

Come lo concepiamo il se? È concepito dall’ignoranza come autosufficiente, indipendente, a volte è un tutt’uno a volte è il padrone degli aggregati, tanto concreto da sembrare di toccarlo. Completamente aderendo a quella realtà, continuiamo ad accumulare karma per un qualcosa che non esiste indipendentemente. Se il sé autosufficiente non esiste, allora non esiste per niente? No, non esiste in modo autonomo, ma in dipendenza dai 5 aggregati, è meramente designato in dipendenza dai 5 aggregati, è una mera designazione. Il fiore ha i petali, i pistilli, lo stelo, le radici e funziona come fiore. Ma il fiore non sono le sue parti, petali ecc, questi sono la base di designazione, ma se cerchi il fiore dai suoi petali non lo trovi. Il fiore, esiste convenzionalmente, perché esiste nella prospettiva di chi realizza una concezione valida convenzionale. Come esiste? Come assenza di entità autosufficiente, perché esiste in dipendenza dalla sua base di imputazione. Anche il sé o l’io esiste quindi in dipendenza dei 5 aggregati. Quindi, il sé ha come base di designazione i 5 aggregati. E il sé è designato in dipendenza dai 5 aggregati, che sono la sua base di designazione.

Molti analizzano il sé. Ad esempio, per la scuola Svatantrika Madyamika il sé è la coscienza, così l’io esiste veramente. Ma, se prendiamo le 5 coscienze sensoriali, dipendendo dal corpo, quando il corpo viene meno, anche il sé cessa?

Il sé è la coscienza mentale, che ha un aspetto grossolano e sottile, e nella visione Svatantrika Madiamika identificano il sè con la coscienza estremamente sottile, quella che va da tempo senz’inizio. Ma come questa inizia e continua? Non permanendo un solo istante, è continua, ma non potrebbe essere in continuo cambiamento se permanesse istante per istante, oppure dovrebbero esserci tanti io quanti sono gli istanti, quindi, la coscienza stessa, quella più sottile, non può essere l’io.

Cos’è allora il sé? È la base di designazione, che non può esistere in modo indipendente, ma come designato sui 5 aggregati, ed è quella, è la realtà convenzionale che funziona, ed ecco perché la realtà convenzionale funziona.

Mentre Lama Tzong Khapa stava dando insegnamenti sul fondamento della saggezza, c’era Sherab Sangye, che poi fondò il collegio tantrico, che svenne quando Lama Tzong Khapa spiego che il sé era vuoto di esistenza intrinseca, ma Lama Tzong Khapa gli spiegò poi che il sé esiste convenzionalmente, ma non autosufficiente, indipendente, ma come designazione, come dipendente dagli aggregati.

2 vv. Se il sé non esiste

Dove esiste ciò che è del sé?

Con la pacificazione del sé e di ciò che è del sé

La concezione dell’io e la concezione del mio scompaiono.

Il sè autosufficiente, indipendente non esiste affatto, allora si realizza che, anche il mio non esiste in modo indipendente, autosufficiente. Non è che quando si realizza la mancanza del sé autosufficiente, dell’io, si realizza anche la mancanza di esistenza autosufficiente di tutti i fenomeni.

Con la pacificazione del sé e di ciò che è il sé, la concezione dell’io e del mio scompaiono. È il non sé della persona e dei fenomeni. La radice del samsara è il concepire la persona con un sé autosufficiente, indipendente. La comprensione della sua assenza, la sua realizzazione taglia la radice del samsara.

Vv. 3 Colui che non concepisce l’io e il mio

È anch’egli non esistente

Vedere colui che non concepisce

L’io e il mio, non è vedere.

Anche lo yogi comprende che non esiste il sé esistente per propria natura, come pure lo yogi che comprende la mancanza di un sé intrinsecamente autoesistente. Se ci si limita a vedere la mancanza del sé della persona non ha capito.

Vv 4. Estinguendo il pensiero del sé e di ciò che è del sé

Sia esternamente che internamente

L’appropriazione viene a cessare

E con l’estinguersi di essa anche la nascita viene estinta.

Estinguendo il pensiero del sé, l’appropriazione viene a cessare e con l’estinguersi del sé anche la nascita viene a cessare.

Internamente si riferendosi ai fenomeni inclusi nel proprio continuum ed esternamente si riferisce ai fenomeni non compresi, estinguendo il pensiero che li concepisce come autodipendente, allora il samsara viene a cessare.

Vv 5 Con l’estinguersi delle azioni e delle emozioni distruttive la liberazione.

Le azioni e le emozioni distruttive dalle concettualizzazioni e queste dalle elaborazioni:

Le elaborazioni cessano con la vacuità.

Interrompere le azioni ed emozioni negative: quella è la liberazione dal samsara. Si fermano, così, pure si fermano le ulteriori azioni ed emozioni distruttive.

Le azioni ed emozioni distruttive dalle concettualizzazioni e queste dalle elaborazioni: le elaborazioni cessano con la vacuità. Così si forma e cessa il samsara che si forma dalle azioni motivate dalle emozioni distruttive, che vengono da concettualizzzaioni od attenzione mentale sbagliata o che concepiscono una realtà che non c’è, come l’attaccamento per la fama e per il proprio nome, quanta felicità c’è nell’avere ricchezza e nel non averla o nell’attaccamento per il sesso opposto? Sono tutte elaborazioni che sorgono dalla concettualizzazione errata di una vera esistenza. Realizzando la vacuità, le elaborazioni cessano, e con esse le emozioni distruttive e ciò che le ha fatte scaturire, in altre parole ferma il samsara. Tutte le emozioni distruttive sorgono perché si concepisce falsamente una vera esistenza, così si ottiene la liberazione dallo stato al di là della sofferenza, il samsara.

Domanda. Si può prendere il corpo d’un altro?

Ven. Dagri Rinpoche. C’è una pratica speciale di alcuni grandi yogi, lasciando che la propria coscienza entri in un cadavere intatto e lo riporti in vita.

Ad un certo punto, ad esempio, un certo lignaggio sembrava interrotto, ed uno dei figli di Marpa fu ucciso proprio per questo, ma la scuola Drikung Kargyu la possiede, ma non si tratta d’una pratica straordinaria, anche gli indù l’hanno.

Domanda. Dal momento che abbiamo parlato delle azioni non purificata, una piccola azione negative porta un risultato molto grande perché si espande. Come funziona?

Ven. Dagri Rinpoche. Quell’azione, una volta compiuta, si ha la sua distruzione ma non va persa. Nel Lamrim è spiegato benissimo che il karma si espande se non purificato. Abbiamo parlato del secondo istante dell’azione che è la continuità, ma non indica che il karma aumenta, ma spiega che non va persa, ma sono le condizioni che fanno maturare l’azione in quel momento, a seconda ad esempio di come coltivi il seme in rapporto alle condizioni, ma per le azioni è più sottile. Per noi esseri ordinari, sapere che quell’azione matura o meno, e quanto, e quando, è inconcepibile. In generale, l’analisi di come avviene va sempre bene ma sarebbe bene impiegare i nostri sforzi a come esattamente esiste la realtà, è meglio concentrarci su ciò che è di primaria importanza, la vacuità, piuttosto che sulle sue conseguenze, il karma.

Domanda. ?

Ven. Dagri Rinpoche. Stiamo spiegando il testo dal punto di vista Prasangika.

Martedì 17.11.15 pomeriggio.

Al Vv 5° le elaborazioni cessano con e nella vacuità. L’attenzione mentale mentale sbagliata od impropria, perché la mente percepisce ciò che non esiste, da cui le concettualizzazioni di vera esistenza, con la vacuità significa che le concettualizzazioni si annullano con la realizzazione della vacuità o svaniscono nella vacuità stessa.

È detto il sé, cosa significa? Si riferisce al fatto che il Buddha, vedendo le capacità dei suoi discepoli, ha espresso diversi insegnamenti finalizzati sempre al medesimo scopo. Ai discepoli iniziali, i principianti, ed a coloro diretti a rinascite sfortunate, per far si che le evitassero, ha insegnato che il sé esiste come veramente esistente, il che permette loro di accumulare meriti e di rinascere in stadi di esistenza superiori. Nel suo Gran Commentario Lama Tzong Khapa dice che esseri di capacità inferiore che negano la realtà, che negano le azioni virtuose e non, che bisogna godere il più possibile in questa vita, per fermare questi esseri dall’accumulo di azioni negative e far loro capire che queste azioni hanno risultati che vanno nelle vite future, ha insegnato che il sé c’è come veramente esistente per queste persone. Il sé, pur essendo designato, a costoro l’ha insegnato come veramente esistente e, viceversa, ad altri ha, insegnato il non sé, l’assenza dell’esistenza d’un sè esistente per propria capacità o natura. Questo è il cuore dell’insegnamento del Buddha. Ci sono allora delle contraddizione negli insegnamenti del Buddha? No, perché il Buddha insegna in base alle capacita del discepolo, così come il medico prescrive il farmaco idoneo per la specifica malattia. Anche Re Magadha, che uccise il padre ed in varie occasioni attentò alla vita del Buddha mandandogli contro degli elefanti da guerra, ma il Buddha lo chiamò o gran re, ma a lui che era in preda ai rimorsi per aver attentato alla sua vita ed aveva ucciso il fratello, il Buddha gli disse “Il padre e la madre sono da uccidere”. “Ma perché il Buddha mi ha detto ciò”, il re s’interrogava, e capi che intendeva l’eliminazione delle azioni distruttive, e si trattava del significato interpretativo. Così, maturandone il significato, si incamminò verso la liberazione. Il discepolo principale di Nagarjuna, Aryadeva, nelle “400 Stanze” è in accordo con l’insegnamento rispetto alle capacita del discente, quindi al discepolo di livello iniziale per prima cosa raccomandava abbandonare le azioni non virtuose e, quando il discepolo entrava nel profondo, insegnò che tutti i fenomeni sono privi di auto esistenza, e sono in dipendenza.

6. È detto sé, tuttavia è designato

Eppure ha insegnato il “non sé”,

I Buddha non hanno insegnato

Il sé e nemmeno il non sé.

7. Il linguaggio è rifiutato e

L’oggetto che sperimenta la mente è rifiutato

Innata e non cessata

La realtà è come il nirvana.

Il Buddha non ha affatto insegnato che i fenomeni esistono intrinsecamente, perché, se l’avesse fatto, quel tipo d’espressione sarebbe stato rifiutato. Perché la ragione in cui esistono i fenomeni non è indipendente, perciò è rifiutata la vera esistenza indipendente, l’oggetto che sostiene la mente, benché si può parlare di sorgere e cessare, a livello ultimo non esistono, perché non sono dipendenti, perciò la realtà è completamente libera di queste fabbricazioni e non ci sono contraddizioni interne a ciò che è affermato dal Buddha.

8. Tutto è reale e non reale,

È reale e non è vero,

Il non reale non è vero e il reale non lo è

Questo è ciò che il Buddha ha insegnato in accordo.

Questo è ciò che il Buddha ha insegnato in accordo con la tradizione del tempo.

Tutto è reale, ovvero: è vero convenzionalmente ciò che si sa, secondo le concezioni di quel tempo. Se si fosse posto in contraddizione con la realtà conosciuta al tempo ci sarebbe stato un contrasto, un divario con la gente del suo tempo, quindi si era posto al loro livello. Per essere accettato accettava l’opinione corrente del tempo. E non reale, ovvero: se tutto fosse reale, vero tutto sarebbe immutabile, e poiché tutto cambia, non è reale. Non si riferisce qui alla realtà ultima, ma alla impermanenza sottile dei fenomeni. È reale, perché quella realtà è vera, reale e corretta per gli esseri infantili, per gli esseri ordinari che non hanno realizzato la vacuità, e non è vera per gli esseri superiori che hanno realizzato direttamente la vacuità. Per l’essere superiore Arya che realizza direttamente la vacuità tutto ciò è falso ed alla coscienza dell’essere superiore che realizza la realtà ultima non appaiono direttamente i fenomeni convenzionali ma solo la vacuità. Non è forse vero? Alla saggezza trascendentale in equilibrio meditativo dell’essere superiore è vero o no che gli appare solo la realtà ultima?

Chandrakirti nel suo Supplemento Via di Mezzo dice: “Tutti fenomeni hanno due nature: la convenzionale, che è completamente falsa, e quella ultima”.

Perciò vediamo l’aspetto convenzionale del tavolo percepito da una natura valida, e ne osserviamo l’aspetto convenzionale esteriore. Qual’è la sua vera natura ultima? È che nel momento in cui viene cercato non lo trovi perché è designato da situazioni assemblate, il tavolo non esiste di per sé, ma in modo dipendente dalle sue parti. Tutti i fenomeni hanno due aspetti: convenzionale ed ultimo. Unitamente compongono la sua stessa natura. Sulla base della verità ultima abbiamo sia la verità convenzionale che quella ultima. Ma all’essere superiore che realizza la vacuità, cui appare solo la verità ultima e cui nella verità ultima si deposita anche la convenzionale, cosa si deposita, cosa appare come realtà convenzionale? La saggezza trascendentale realizza esclusivamente la realtà ultima, ma, dato che comprende anche quella convenzionale, cosa gli appare per quest’ultima? La realtà ultima del tavolo è che non esiste come appare, è la sua vacuità. Ma anche la vacuità è vuota. Qual’è la verità convenzionale del tavolo per il percettore che ha realizzato la vacuità? Dal momento che tutti i fenomeni esistono convenzionalmente, anche la vacuità esiste convenzionalmente, la vacuità è verità ultima, ma esiste convenzionalmente, è il fatto che esiste convenzionalmente. L’apparenza di vuoto totale. La vacuità è un fenomeno? Si, perché tutti i fenomeni hanno l’aspetto di realtà convenzionale ed ultima. Quando diciamo che un fenomeno è questo e quello, si tratta di una cognizione valida del convenzionale, che trova la verità convenzionale. Se si va a ricercare la sua essenza si tratta d’una cognizione valida che realizza l’ultimo.

Il non reale non è vero significa che i fenomeni momentanei cambiano continuamente e non sono ultimamente stabiliti, non esistono per niente: come il fiore nello spazio od il figlio della donna sterile. Ciò che cambia continuamente non è veramente stabilito, non è non momentaneo, quindi è momentaneo e non è veramente stabilito.

Ed il reale non lo è si riferisce al precedente, ovvero che cambia continuamente, ma il cambiamento stesso non è stabilito, la momentaneità stessa è non reale. È ciò che il Buddha ha insegnato in accordo alle capacita dei discepoli.

Recitiamo la Regina delle Preghiere per beneficio di Donatella e delle tante persone in relazione all’Istituto, in relazione ai problemi delle vostre famiglie ed agli ostacoli nella pratica del Dharma.

Mercoledì 18.11.15 solo mattino.

È importante, specialmente nella pratica Mahayana, generare la motivazione altruistica, sia per il discepolo che per il maestro, ecco che i benefici diventano incommensurabili. Shantideva disse: “Se incontri un problema, se lo puoi risolvere non preoccuparti, ma impegnati a risolverlo, se proprio non puoi far nulla, che bisogno c’è di preoccuparsi?”

Siamo tutti nell’ambito delle esistenza condizionata del samsara, è inevitabile che non riusciamo a trovare ciò che cerchiamo, importante è rimanere calmi, tranquilli senza preoccuparsi, agitarsi, deprimersi, sulla base di accettare quelle come situazioni accettabile, andiamo ad analizzare se quella particolare situazione è calmabile, placabile, risolvibile. Altrimenti, se nulla si può davvero fare, che ragione ci sarebbe da preoccuparsi?

La felicita, che tutti desiderano, e la sofferenza, che nessuno desidera: di queste, sofferenze e felicità, sono più importanti quelle date da cause interiori, quelle mentali. Ed il Buddha ha spiegato perfettamente come cambiare la mente, come giungere alla felicita. Perché lo scopo del Buddha è la felicità, perciò la prima cosa è di stabilire, di credere nella possibilità di poterla raggiungere, utilizzando l’intelligenza degli esseri umani. Dobbiamo esseri fiduciosi di poterci riuscire, perché la mente può essere cambiata. Basta pensare in un modo leggermente diverso, la sofferenza mentale può essere cambiata dalla mente stessa e, per farlo, basta cambiare il nostro modo di pensare. La realtà interna della mente e quella esterna della felicita e sofferenza, sono molto diverse, solo cambiando la mente quella situazione diventa significativa. Dobbiamo renderci conto come possiamo cambiare la nostra mente, non importa quale situazione dovessimo incontrare, abbiamo tutte le opportunità del dharma, abbiamo incontrato maestri che ci danno insegnamenti, perciò siamo in grado di cambiare effettivamente la nostra mente.

9. Non dipende da altro, pace,

Non elaborato da elaborazioni

Senza concetti non differente significato

Queste sono le caratteristiche della realtà.

È il profondo pensiero della vacuità e del sorgere dipendente. Non dipende da altro significa che, anche se ha l’esperienza diretta della vacuità e del sorgere dipendente, in ogni caso non sarà mai come l’esperienza effettiva di quella persona. Ad esempio, chi ha la cataratta, vede dei peli che non esistono. Se gli spieghiamo che i peli non ci sono effettivamente, lo comprende, ma continua a veder male. Se viene operato, allora vede chiaramente, ed ha un’esperienza diretta, ovvero vede chiaramente. In quel momento la sua esperienza diretta diventa sovrapponibile alla realizzazione diretta della persona che prima gli spiegava come effettivamente vedeva.

Pace è essere pacificato, come colui ha pacificato, è guarito della malattia e ci vede bene, così chi ha realizzato la vacuità ha pacificato tutte le apparenze di natura dualistica, tutte le illusioni, le frustrazioni.

Non elaborato da elaborazioni significa libero da elaborazioni verbali che impediscono la realizzazione della vacuità, questa è un esperienza diretta della realtà ultima.

Senza concetti è riferito alle concettualizzazioni del pensiero discorsivo, che elabora (ieri, oggi), nel momento in cui si realizza direttamente la vacuità, queste non possono più nemmeno sorgere, quindi si è senza concetti. La 5° caratteristica e di significato non diverso, tanti significati sono diversi, ma nella saggezza trascendentale che percepisce la realtà ultima, tutti i fenomeni sono uguali, sono privi di esistente indipendente.

Non elaborazioni verbali significa senza concetti, pensieri discorsivi, che non necessitano d’immagini mentali, nel conteso della verità ultima tutti fenomeni sono vuoti di vera esistenza.

10. Ciò che sorge in dipendenza di qualcosa

Non essendo né uguale a quello

Né diverso da quello

Quindi non è né nulla né permanente.

Ciò che sorge in dipendenza di qualcosa significa che senza effetto la causa non può esistere, se gli effetti e le cause fossero intrinsecamente esistenti, sarebbero completamente indipendenti, allora l’effetto non sorgerebbe più dalla sua causa, perciò nulla è permanente. Perciò non si potrebbe più distinguere la causa dall’effetto, altrimenti l’agente e l’azione sarebbero indistinguibili, e l’effetto dovrebbe sorgere senza le cause.

Né nulla né permanente si riferisce ai due estremi del nichilismo e del permanentismo, perciò le sue cause non sono né non esistenti, né permanentemente non esistenti. Un effetto per esistere necessita dalla sua causa, ma la causa è tale perché ha un effetto, non sono stabiliti di per sé, perché, altrimenti, causa effetto sarebbero indistinguibili, o l’effetto dovrebbe esistere di per sé.

11. Questo nettare è l’insegnamento

Dei Buddha che sono i Signori del mondo

Né uguale, né diverso

Né nulla né permanente.

I Buddha, che sono i Signori del mondo, il loro insegnamento è come un nettare che cura la malattia, la vecchiaia e la morte e li conduce alla liberazione. Il Buddha ha insegnato il profondo sorgere dipendente e la vacuità finalizzati ad eliminare tutte le infinite sofferenze del samsara fino alla liberazione totale.

Né uguale, né diverso, né nulla né permanente significa che tutti i fenomeni, tutti gli insegnamenti che il Buddha ha dato sono in dipendenza. Questo è dharma che conduce alla liberazione. Perciò, avendo incontrato il dharma, applicati con gran sforzo.

Volutamente non spiego l’ultima stanza per un buon auspicio.

Domanda. Per eliminare la distruttività carmica di una azione basta riflettere o ragionare, comprenderne la vacuità dell’azione con riflessione e ragionamento logico od è necessaria la realizzazione della vacuità?

Ven. Dagri Rinpoche. In generale le azioni negative si purificano in molti modi, ad esempio con la pratica dei 35 Buddha della Confessione. Tuttavia, se veramente vogliamo purificare completamente tutte le negatività, allora dobbiamo realizzare l’originazione dipendente. Una volta realizzata direttamente la vacuità, non importa quante potenzialità negative si sono poste, perché la realizzazione della vacuità ha la capacita di eliminarle, quando realizzi la vera esistenza dei fenomeni non c’è più samsara.

Domanda. In base a quanto espresso al capitolo 18 strofa 3, perché non posso vedere Sua Santità il Dalai Lama che ha realizzato il non io-mio, perché sono privo di meriti per vederlo come Cenresi?

Ven. Dagri Rinpoche. Innanzitutto dobbiamo comprendere cosa è io-mio. L’io convenzionale è designato sulla base di 5 aggregati, mentre il mio è il mio: la mia gamba, corpo, testa, ecc. distinguere tra concetto di io-mio designato in dipendenza degli aggregati, che esiste, e quello finale.

L’io e mio meramente designati sono stabiliti da una concezione valida convenzionale, mentre nell’altro caso si intende l’esistenza del sé della persona e dei fenomeni. Il quale sé non esiste. Dobbiamo guardare alla concezione di vera esistenza, esistente per proprie caratteristica: quella è la visione del transitorio, la radice del samsara.

Occorre comprendere la realtà del mio come un afferrarsi alla vera esistenza, il mio è il sé della persona, non dei fenomeni. Mentre, se mi riferisco alla mia gamba, braccio, e via dicendo, questo è in relazione a qualcosa e non è più al sé della persona. Quindi occorre prioritariamente comprendere cos’è il mio e l’io che scompaiono completamente quando si realizza la vacuità.

Perché non vedo l’aspetto del Buddha in Nirmanakaya Cenresi, anche degli esseri umani dal basso karma negativo vedono il Buddha e Cenresi, ma non vedono il Nirmanakaya. Se prosegui nel sentiero, nel sentiero dell’accumulazione ottieni la concentrazione dei Buddha e vedi gli esseri come tali, e più prosegui più vedi, come nella storia di Asanga e Maitreia. Solo una signora molto anziana non vide Maiteya, ma Asangha che si portava sulle spalle la carogna d’un cane, ma non lo vedeva come Maitreia.

12. Quando i Buddha non sono sorti

Anche gli Uditori sono estinti

La saggezza trascendentale dei Pratieka

Sorge quando non c’è l’insegnamento.

I Buddha, che sono i protettori di tutti i protettori ed il rifugio di tutti i rifugi, hanno dato insegnamenti come il nettare del sorgere dipendente, della vacuità. Perciò è molto importante contemplare, riflettere e meditare il sorgere dipendente e la vacuità. dopo aver appreso le condizioni indispensabili, quali la presenza d’un maestro, equivalente alla presenza d’un Buddha, non ha alcun senso procrastinare al futuro. Nelle 400 Stanze Aryadeva, dopo aver realizzato ciò, se non si avrà ottenuta la liberazione, la si potrà conseguire in futuro con la maturazione del karma. È questo un passaggio diretto agli uditori che si applicano nel profondo pensiero dell’origine dipendente e nella vacuità e, se non incontrano ora le condizioni, otterranno ora la liberazione, stiamo qui parlando degli Hinayana. Per i realizzatori solitari e gli uditori, l’ascolto, riflessione e meditazione è proficuo per conseguire l’illuminazione.

La saggezza che porta alle Sei Perfezioni del bodisattva fa si che siano in grado di condurre infiniti esseri a quel livello fino alla liberazione. Nelle 400 stanze Aryadeva, il discepolo principale di Magarjuna, asserisce: “Coloro che non hanno meriti, non si pongono nemmeno la domanda, chi ha meriti s’impegna nell’analisi e si domanda cos’è, il solo dubbio scuote, distrugge la radice del samsara, l’ignoranza che s’afferra al vero”. Riflettendo su ciò, dovremmo sentirci estremamente fortunati ad analizzare il profondo significato della vacuità, poi, pian piano, si giunge al momento in cui si realizza la vacuità, e lo dobbiamo fare con gran gioia, e quello è il momento in cui ci possiamo rilassare, perché lo scopo più grande è stato ottenuto. Ma non è detto che dobbiamo farlo di scatto, improvvisamente, lo possiamo realizzare anche progressivamente, adagio adagio, ma con continuità. Ricordiamoci dei tre veleni e ciascuno d’essi ha un antidoto, contro l’attaccamento medita oggetti piacevoli verso i quali si ha attaccamento, contro l’odio medita l’amore. Ma così non vengono eliminati i 3 veleni, perché la loro causa, l’ignoranza che s’afferra al vero, non viene sradicata. Solo tagliando la radice del samsara, una volta fatto, la radice del samsara è eliminata, Buddha Bagawan ha insegnato ciò che veramente conduce alla liberazione di tutte queste sofferenze. Le qualità generate nel continuo del praticante è innanzitutto essere saggio: aver compreso la profonda vacuità dell’origine dipendente da cui deriva la qualità della amorevole compassione e dell’affetto.

Mi sento fortunato per essere riuscito a terminare questo 18° capitolo e ringrazio tutti voi.

Domanda. Potrebbe tornare alla terza strofa del capitolo 18?

Colui che non concepisce l’io e il mio

È anch’egli non esistente

Vedere colui che non concepisce

L’io e il mio, non è vedere.

Il significato del passaggio è simile a quest’esempio che ora vi propongo.

Un pellegrino stava recandosi a Lhasa con 8 asini e, giunto nei pressi del Potala, si mise a contarli, ma ne trovava solo 7, al che, disperato, chiese ad un passante se aveva visto un asino, al che gli fece notare che gli asini erano 8 perché non aveva contato l’asino che cavalcava. Così la spiegazione a questo verso è semplicemente che non considera sé stesso come privo di vera esistenza, non ha visto la sua vacuità.

A Lhasa vedono e trattano con superiorità quelli della regione dello Tzang in Tibet, ma quest’ultimi, pur apparendo meno sofisticati, sono molti studiosi. Quindi, non fatevi mai ingannare dalle apparenze.

Ho visto tutti ascoltare con profondo interesse, il che mi ha molto rallegrato. Questo testo va praticato.

 

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