Il Sentiero Principale dei Vittoriosi

Nagarjuna: Colui che vede il sorgere per relazione dipendente Vede anche la sofferenza, L’origine di tutto, la cessazione E il Sentiero.

Il Sentiero Principale dei Vittoriosi

Un testo radice per la preziosa tradizione Gelug/Kagyu del Mahamudra.

Panchen Losang Chökyi Gyeltsen (1567-1662)

Qui, come spiegazione delle istruzioni sul mahamudra secondo la tradizione degli esseri santi che sono dotti (pandita) e realizzati (siddha), vi sono tre linee-guida:

  1. attività per entrare nella composizione.

  2. spiegazione effettiva delle istruzioni composte,

  3. dedica della virtù sorta dall’avere composto queste istruzioni.

  1. Attività per entrare nella composizione.

NAMO MAHAMUDRAYA – Omaggio al Grande Sigillo

Mi prostro rispettosamente ai piedi del mio guru immacolato,

maestro dei realizzati, che ha esposto direttamente il grande sigillo

del mahamudra, la natura onnipervadente di tutto,

l’indivisibile inesprimibile e indistruttibile sfera della mente.

Metterò adesso per iscritto le istruzioni sul mahamudra che provengono dalla tradizione Gelug/Kagyu del supremo esperto Dharmavajra e dei suoi discepoli; una tradizione di eccellenti istruzioni che hanno raccolto l’essenza dei sutra e dei tantra condensato oceani di istruzioni orali.

  1. Spiegazione effettiva delle istruzioni composte

A questo riguardo vi sono tre linee-guida:

  1. i preliminari

  2. la pratica effettiva e

  3. la conclusione

2A1. I preliminari

Per avere una porta d’ingresso che acceda al Dharma e un pilastro centrale per il mahayana, prendi rifugio e genera bodhicitta con sincerità, senza lasciare che rimangano mere parole sulle tue labbra.

In genere, come preliminare ad ogni istruzione profonda o a dedicarsi alla meditazione, tutti gli esseri santi delle differenti tradizioni del Tibet concordano nel compiere ciò che viene chiamato “Le Quattro Istruzioni Guida:

  1. Prendere rifugio e generare bodhicitta.

  2. La meditazione di Vajrasattva.

  3. L’offerta del mandala.

  4. Il guru yoga.

E in particolare, rispetto al meditare dapprima sulla gentilezza amorevole, la compassione, bodhicitta, la rinuncia, il karma, la morte e l’impermanenza, il supremo discepolo del più alto yogatantra, il signore degli yogi, Milarepa, anche lui diede dei consigli dicendo:

Spaventato dagli otto stati di non-libertà,

ho meditato l’impermanenza e gli svantaggi del samsara,

seguito accuratamente i principi del karma, la legge di causa ed effetto

e affidato costantemente me stesso ai tre gioielli del rifugio.

Avendo esercitato il mio continuum mentale nel metodo di bodhicitta,

ho dissecato il flusso delle oscurazioni latenti

e realizzato che tutte le apparenze sono come illusioni.

Adesso non ho nessuna paura dei tre reami inferiori.

In modo analogo, come ha detto il grande detentore del vajra Dragpa Gyeltsen in Separarsi dai Quattro Attaccamenti:

Se sei attaccato a questa vita, non sei un vero praticante spirituale.

Se sei attaccato al samsara, non hai la rinuncia.

Se sei attaccato ai tuoi interessi personali, non hai bodhicitta.

Se c’è afferrarsi, non hai la visione corretta.

Così,

  1. come antidoto all’attaccamento a questa vita è necessario addestrarsi nelle pratiche della persona di capacità iniziale, come: riflettere sulle libertà e ricchezze, l’impermanenza e le sofferenze dei reami inferiori;

  2. come antidoto all’attaccamento al samsara è necessario addestrarsi nei tre addestramenti superiori, avendo compreso che tutto il samsara è della natura della sofferenza;

  3. come antidoto alla ricerca della pace e della felicità solo per se stessi, è necessario meditare sulla gentilezza amorevole, la compassione e bodhicitta,

  4. come antidoto all’afferrarsi al sé, che è la radice del samsara, è necessario meditare sulla inesistenza di un sé della persona e dei fenomeni.

Poiché nei loro trattati sugli autentici sutra e tantra ogni dotto e ogni realizzato tibetano ed indiano haaltamente lodato questi sentieri, non pensare che si tratti di meri preliminari, nonostante siano stati spiegati così inquesto contesto, ma piuttosto mettili in pratica integrandoli nella tua pratica effettiva.

Inoltre, dato che la natura ultima della mente dipende dall’aver accumulato le raccolte e purificato le oscurazioni, recita il mantra delle cento sillabe di Vajrasattva almeno centomila volte e, in più, come pratica essenziale,confessa intensamente le azioni negative e prometti di astenerti dal compierle ancora, completando i quattro poteri opponenti con pratiche come

compiere possibilmente centinaia di prostrazioni mentre si recita L’ammissione delle Cadute

Poi, dal profondo del cuore , fai ripetute richieste al tuo guru radice che è gentile nei tre modi, considerandolo come inseparabile da tutti i Buddha dei tre tempi o come essenza dei tre gioielli riuniti.

2B. Pratica effettiva

Anche se esistono molti modi di approccio al mahamudra, possiamo classificarli in due:

1)Mahamudra dei Sutra.

2) Mahamudra dei Tantra.

2B1. Mahamudra dei Tantra

Il mahamudra dei tantra riguarda la mente di luce chiara [o chiara luce] che è la saggezza suprema di grande beatitudine (mahasukha) co-emergente sorta dall’entrare, dimorare e dissolversi dei venti nel canale centrale a causa di metodi abili come la penetrazione dei punti vitali del corpo vajra sottile. Ciò dipende dall’aver ottenuto le quattro iniziazioni pure, dall’aver mantenuto gli impegni (samaya) e i voti (samvara) in modo appropriato e dall’essersi familiarizzati con lo stadio di generazione.

Questa mente di luce chiara viene insegnata usando termini quali ‘il significato definitivo di AH breve’. ‘la goccia indistruttibile’, ‘ la mente spontanea’. ‘la mente ordinaria’ e ‘la mente primordiale’

Questo è il mahamudra accettato da Saraha, Nagarjuna, Naropa e Maitripa.

È l’essenza più profonda della classe dei tantra anuttarayoga ed è il principale argomento insegnato ne Le Sette Sezioni del Completamento e nei Tre Cicli di Doha di Saraha

In quanto alla generazione di questo mahamudra, se i venti entrano, dimorano e si dissolvono nel canale centrale, essendosi esercitati nei sentieri preparatori nelle vite passate o nella prima parte di questa vita, allora quella persona può realizzare la luce chiara del mahamudra osservando ogni oggetto idoneo o restando in una mente non concettuale. I maestri kagyu del passato hanno chiamato questa persona ‘la simultanea’.

Per tutti gli altri praticanti che vogliano realizzare il mahamudra di questo sentiero è assolutamente necessario meditare sul tummo e così via. Una tale persona è chiamata ‘la seriale’. Perfino Milarepa realizzò mahamudra meditando prima e soprattutto i sei yoga di Naropa, secondo la tradizione di Naropa e di Marpa.

2B2. Mahamudra dei Sutra

Il mahamudra dei sutra si riferisce ai modi di meditare sulla vacuità (shuıyata) come sono direttamente indicati nei Sutra della Perfezione della Saggezza estesi, intermedi e brevi.

Come affermò il supremo Arya Nagarjuna:

Non esiste altro sentiero verso la liberazione.

Qui darò le istruzioni sul mahamudra secondo il suo insegnamento e descriverò i modi di introdurre la natura della mente in accordo alle istruzioni dei maestri del lignaggio.

Perché quanto è insegnato qui viene chiamato mahamudra?

Come è detto nel Sutra del Re della Concentrazione.

La natura di tutti i fenomeni è un sigillo.

In questo senso, essendo la vacuità la natura di tutti i fenomeni, è un sigillo (mudra). E poiché quando è realizzato si è liberi da tutte le degenerazioni, è ‘grande’ o ‘supremo (mudra)’.

Esistono molti lignaggi di pratica ognuno con il suo specifico nome. Per esempio: L’unione co-emergente (Karma Kagyu),

  • Il ciondolo portafortuna(Shangpa Kagyu),

  • Le cinque parti (Drigung Kagyu),

  • I Sei Cicli dello Stesso Sapore (Drugpa Kagyu),

  • Le Quattro Sillabe (Maitripa),

  • Il Pacificante (Padampa Sangye),

  • Chod – L’oggetto del Recidere (Machig Labdron),

  • Dzogchen – La Grande Perfezione (Nyingma),

  • Istruzioni sulla Visione Madyamaka Gelug)

e così via.

Tuttavia, quando è investigato da yogi dotti nelle scritture di significato definitivo, acuti nel ragionamento logico e realizzati nella meditazione, tutti quanti convengono sullo stesso significato.

Stando così le cose, tra i due sistemi del mahamudra dei sutra:

  1. dedicarsi alla meditazione dopo aver compreso la visione corretta e

  2. dedicarsi alla visione corretta dopo aver meditato, io qui spiegherò in accordo al secondo sistema.

Ora, è vero che vi sono due sistemi differenti, tuttavia il sistema di dedicarsi alla visione corretta dopo aver meditato è in accordo a quanto è stato detto dal Protettore Shantidheva:

Vipashyana dotata di shamatha distrugge completamente le afflizioni.

Sapendo questo, prima cerca shamatha.

Ed è anche detto nel Sutra del Cumulo di Gioielli:

Dimorando nell’etica, si ottiene la concentrazione.

Ottenuta la concentrazione coltiva la saggezza.

Poiché è così, qual è il metodo per coltivare inizialmente shamatha?

2B2A. Shamatha

A tale riguardo vi sono due linee guida:

  1. preparazione

  2. pratica effettiva

2B2A-1. Preparazione

Come è stato affermato nell’ [Ornamento per i Sutra Mahayana] del venerabile Maitreya:

Il luogo dove pratica l’intelligente

è un luogo dall’accesso facile, un luogo sicuro,

con un buon ambiente, amici buoni e i requisiti per una pratica yogica.

E’ spiegato, inoltre, che restando in un tale luogo è necessario praticare i prerequisiti di shamatha vivendo in un’etica pura, con pochi desideri, accontentandosi e così via, ed è del tutto necessario effettuare le sei pratiche preparatorie:

Sopra un sedile che sia confortevole per coltivare la concentrazione (samadhi) assumi la postura fisica in sette punti e con l’esercizio del respiro in nove cicli chiarifica le energie sottili stagnanti. Dopo aver completamente separato le impurità dalla pura consapevolezza, allora con una mente pura e virtuosa inizia col prendere rifugio e generare bodhicitta. Medita sul profondo sentiero del guru yoga e poi, dopo aver effettuato centinaia di ferventi richieste, dissolvi il guru dentro di te.

2B2A-2. Pratica effettiva

La concentrazione che bisogna realizzare in questo contesto deve possedere due aspetti:

  1. una vivida chiarezza e

  2. una focalizzazione univoca e non discorsiva.

Una tale autentica shamatha sorge dalla base di una mente non-in- equilibrio e di una concentrazione univoca del reame del desiderio. Come ha affermato il Protettore Maitreya:

Sorge dalle proprie cause. Affidandosi all’applicazione

degli otto antidoti per abbandonare i cinque errori.

Così, è insegnato che shamatha si realizza tramite i nove stati mentali che sorgono dall’applicazione degli otto antidoti per abbandonare i cinque errori. Inoltre, nei suoi cinque trattati sui terreni, Arya Asanga afferma che i nove stati mentali sono realizzati dai sei poteri e dai quattro impegni mentali.

Focalizzandosi su quale tipo di oggetto di meditazione si coltiva la concentrazione?

Anche se il Bhagavan ha insegnato che in genere esiste un numero illimitato di oggetti che sono basi idonee per attuare la concentrazione senza errore, dal momento che i precedenti guru di queste istruzioni accettano la focalizzazione sulla mente, anche qui verrà usato lo stesso metodo.

Entro questo stato di fuggevoli apparenze, non alterare nulla con pensieri discorsivi come le aspettative pensando di raggiungere certi obiettivi, o le paure riguardo all’eventualità che certi eventi spiacevoli accadano o meno. Senza fluttuare, cioè senza soffermarsi nel passato, senza anticipare il futuro e senza vagare nel presente, rimani per un breve tempo nell’equilibrio meditativo (samahita). Però, quando pacifichi la mente in questo stato, non abbandonare l’attenzione, come quando stai per svenire per addormentarti. Invece, attiva la vigilanza della consapevolezza (smrti) non distratta in modo che la mente, che è risolutamente ferma, non diventi distratta. In questo modo l’oggetto osservato è trattenuto dal laccio della consapevolezza. Se tuttavia la consapevolezza degenera, vi sarà il grande pericolo della proliferazione del pensieri che agiterà la mente. È quindi necessario applicare l’introspezione (samprajaıya) come un osservatore, per essere consapevole se la mente sta muovendosi o no altrove a causa della minor forza della consapevolezza.

Come è detto ne Il Cuore della Via di Mezzo di Bhavaviveka:

L’elefante della mente fuori controllo

deve essere legato con sicurezza dalla corda della consapevolezza

al saldo palo dell’oggetto osservato

e gradualmente portato sotto controllo dal gancio dell’introspezione.

In breve, compiendo una stabilizzazione meditativa impeccabile, non andare oltre il modo di mantenere consapevolezza e introspezione. Per di più, la consapevolezza è la principale e se è presente, allora l’introspezione, che si dice sia il risultato della consapevolezza, si manifesta naturalmente.

Focalizza accuratamente la consapevolezza sulla natura di chiarezza e presenza consapevole della mente ed osservala in concentrazione univoca e in modo nudo e puro.

Quando stai osservando in questo modo qualsiasi pensiero si affacci, riconoscilo e basta. Una tale tecnica riguarda l’introspezione. Oppure, come il duello dello spadaccino con l’arciere, narrato nelle scritture del Vinaya, avendo generato consapevolezza e introspezione forti, non appena sorge un pensiero, taglialo via completamente, impedendogli di continuare.

Quando finalmente il proliferare dei pensieri è stato interrotto e la mente è calma, allora senza perdere la consapevolezza o l’introspezione, allenta subito la tua concentrazione e rimani in uno stato di equilibrio meditativo. Come ha detto Machig Labdron:

Focalizza attentamente e rilassati allentando.

È qui che può essere stabilizzata la mente.

Inoltre, come ha detto Saraha:

Se rilassi una mente legata dalla rigidità,

indubbiamente diventerà libera.

Perciò rilassati senza diventare distratto.

Se la tua focalizzazione è troppo rigida e pensi che stia sorgendo dell’eccitazione, allenta un pochino. Se la tua focalizzazione è troppo rilassata e pensi che stia sorgendo del torpore, serra leggermente. Quando trovi il giusto equilibrio tra i due, la mente rimane fuori dal movimento dei pensieri.

E’ comunque necessario essere cauti con il torpore anche in caso di calma. Come ha detto il maestro Chandragomin:

Se mi impegno con sforzo, sorgerà l’eccitazione,

se lascio andare, sorgerà il torpore

Poiché è difficile trovare un equilibrio appropriato

cosa dovrei fare con la mia mente agitata?

Quando osservi la natura di ciascun pensiero che sorge, questi si dissolvono, e si manifesta una chiara vacuità. In modo simile, se investighi quando la mente è calma, c’è una vacuità non-oscurata chiara e una vivida limpidezza. Vedere che non c’è differenza tra il primo e il secondo stato è noto ai meditatori come “la combinazione di movimento e quiete”.

Oppure, per mantenere un tale stato, usa in alternativa il metodo seguente.

Qualsiasi pensiero sorga, non fermarlo. Individua da dove proviene e dove sta andando. Facendo così, osserva e rimani nella natura di questi pensieri. Dimorando in questo modo il movimento alla fine cesserà e la mente diverrà calma. È analogo a liberare un uccello che è stato trattenuto a lungo su una nave in in mezzo al grande oceano.

Mantieni questo stato in accordo a quanto è detto nel Canto della Realizzazione di Saraha:

È analogo a un corvo che, liberato dalla sua nave,

vola in tutte le direzioni per poi tornare a fermarsi dove era partito.

Come ha detto Yang Gonpa:

Non considerare i pensieri discorsivi come errori

e non coltivare intenzionalmente la non-concettualità.

Rilassa la mente nel suo stato naturale e mantieni un’osservazione distaccata.

E la meditazione arriverà a shamatha.

Inoltre, se i praticanti attuali mantengono questo stato tramite i sei metodi di tenere la mente distesa, diventeranno i re di questa istruzione. Quali sono i sei metodi?

Così, come è stato detto:

Resta semplicemente come il sole libero da nuvole.

Resta semplicemente come un aquila che si libra nel cielo.

Resta semplicemente come una nave d’alto mare.

Resta semplicemente come un bambino che guarda dentro un tempio.

Resta semplicemente come la traccia di un volo d’uccello.

Resta semplicemente come una lana pettinata.

Con questi metodi di mantenere la mente

la pratica diventerà significativa.

  1. Così come il sole senza nuvole resta estremamente chiaro e brillante, restando centrati sulla natura di luce chiara della mente, essa non è oscurata da concetti, torpore, eccitazione e così via.

  2. Così come un’aquila si libra nel cielo con naturalezza, senza bisogno di sbattere molto le sue ali, in modo analogo, senza che la mente sia eccessivamente tesa o eccessivamente allentata, preserva questo stato con acuta chiarezza e in modo disteso, senza perdere consapevolezza e introspezione.

3 Anche se un grande oceano è sbattuto dai venti, le onde non sono in grado di disturbare minimamente una grande nave, in modo analogo quando posi la mente su un oggetto, dimora [in questo stato] senza essere minimamente disturbato dai concetti grossolani.

  1. Così come un bambino, quando guarda dentro un tempio, non indaga i dettagli dei dipinti ma piuttosto guarda la scena nel suo insieme, in modo analogo quando la mente rimane sul suo oggetto, lasciala che dimori in modo univoco sull’oggetto, senza investigare se gli oggetti dei cinque sensi che appaiono sono attraenti o repellenti e senza generare attaccamento o avversione.

  2. Così come non c’è una traccia lasciata dal volo di un uccello nel cielo, in modo analogo mantieni la mente equanime, in modo che qualsiasi sensazione sorga, piacevole, spiacevole o neutra, non ti lasci cadere sotto l’influenza di uno dei tre: attaccamento, avversione o confusione.

6 Così come una lana grezza, una volta cardata e pettinata diventa morbida e flessibile, in modo analogo quando la mente rimane equanime è libera dal contatto grossolano dei tre veleni manifesti e da torpore ed eccitazione.

Mantenendo un tale stato come spiegato sopra che tipi di segni di realizzazione si manifesteranno?

La natura dell’ equilibrio meditativo sarà lucida ed estremamente chiara, completamente non oscurata. E, poiché in nessun modo è stabilita come entità fisica, è una vacuità chiara come lo spazio.

Inoltre, qualunque oggetto dei cinque sensi appaia, buono o cattivo, sorge alla mente in modo vivido come un’immagine riflessa in un limpido specchio. E l’esperienza che sorge è al di là dell’identificarla come”questo” o “quello”.

Questa concentrazione, per quanto stabile possa essere, se non è intrisa dalla beatitudine della flessibilità fisica e mentale, è una mera mente in concentrazione univoca del reame del desiderio, mentre una concentrazione intrisa in quel modo è chiamata ‘la mente di shamatha’. [Una simile mente] è la fonte di molte qualità eccellenti, come le percezioni exstrasensoriali e le facoltà paranormali; in particolare i tre sentieri arya dei tre veicoli sono ottenuti tramite quella.

Così la natura della mente può essere vista veramente in modo chiaro e diretto, e tuttavia non può essere afferrata o indicata dicendo ‘E’ questa: Dimora così, con naturalezza, senza aggrapparti a qualsiasi cosa appaia alla mente.

I meditatori d’oggi in Tibet sono per lo più concordi nel sostenere che queste sono istruzioni orali per additare il Buddha sul palmo della mano. Tuttavia io, Chökyi Gyeltsen , dico che questo approccio è un metodo meraviglioso e abile per i principianti che vogliono ottenere la stabilizzazione della mente e un metodo per presentare la natura convenzionale della mente.

2B2B Vipashyana

Adesso descriverò come introdurre la natura ultima della mente sulla base delle istruzioni orali del mio guru-radice Sangye Yeshe che, nell’aspetto di un monaco vestito di zafferano, ha eliminato il buio che oscurava la mia mente.

Riguardo a questo [argomento], vi sono due [suddivisioni] :

2B2B-1) presentazione generale dei differenti modi di introdurre la natura ultima della mente e

2B2B-2) presentazione avendo estratto l’essenza di queste istruzioni

2B2B-1. presentazione generale dei differenti modi di introdurre la natura ultima della mente Come è stato detto dal Maestro:

Quando si realizza la mente, lì c’è l’illuminazione.

Dunque, non cercare altrove l’illuminazione. Anche Saraha ha detto:

La mente è l’unico seme di tutto.

È ciò che costruisce samsara e nirvana.

Mi prostro alla mente che è come un gioiello che esaudisce tutti i desideri.

È lei che concede ogni risultato desiderato.

In questo modo vi è il grande stato avverso del samsara e i grande premio del nirvana, a seconda che non si realizzi o si realizzi la realtà della nostra mente tale quale è. Tutti i sacri sutra e tantra concordano completamente su questo punto.

Modi di meditare aprendo un varco a una base, o radice, della mente.

  1. Una tradizione dichiara: “In uno stato di equilibrio meditativo si investiga se la propria mente è stabilita essere o no dentro o fuori, o come qualcosa che sorge, dimora o cessa. Quando si verifica che non è stabilita in nessuno di questi modi , allora si è aperto un varco a una base, o radice,della mente e si è realizzato il significato di Mahamudra.

Poiché nei Doha è detto:

Quando si cercano la mente e le apparenze non si trovano.

Anche il cercatore non esiste.

Poiché questa assenza non sorge né cessa nei tre tempi,

questa stessa cosa che non cambia è la natura.

È il modo di essere della grande beatitudine.

Così tutte le apparenze sono dharmakaya.

  1. Un’altra tradizione dichiara:” Si cerca la mente nelle parti del proprio corpo, dalla sommità del capo alle piante dei piedi. Quando si vede che non si trova da nessuna di queste parti, che non è costituita in nessun modo come qualcosa di fisico dotato di una forma, un colore e così via, allora si vede la natura della mente”. Perché, come ha detto Shang Rinpoce:

    La natura della propria mente è il seme di tutto.

Fin dall’inizio non è differente dalle menti

dei buddha e dei bodhisattva. Appare come dharmakaya.

Non è materia ed è luminosa per natura.

Non è stabilita come cosa funzionale, non ha colore né misura.

  1. Ancora, un’altra tradizione afferma: “Senza soffermarsi nel passato o anticipare il futuro, rimani serenamente in uno stato di presente consapevolezza, naturale e spontanea. In questo modo la natura della mente verrà vista in modo nudo e diretto. In quel momento è stata tagliata via la base o la radice della mente e si è introdotti alla natura della mente”.

Perché come ha detto Saraha:

Dimora in un modo naturale, spontaneo e disteso.

E come ha detto il Mahasiddha Lingrepa Padma Dorje:

Quando dimori in un modo naturale e spontaneo, sorgono le realizzazioni.

Quando mantieni questo [stato] come lo scorrere di un fiume,

sorgeranno ancor più pienamente.

Tu, lo yogi, abbandona completamente tutti i segni di fissazione

e rimani costantemente in uno stato di equilibrio.

  1. Altri affermano:”Qualsiasi tipo di oggetto sorga alla mente come forme visive o suoni, e anche qualsiasi tipo di pensieri sorgano alla mente, virtuosi o non virtuosi, non sopprimerli e non seguirli minimamente. Guardando in modo nudo la loro natura, essi svaniranno e rimarrai nella vivida e chiara vacuità che non può essere identificata. Questa condizione è la realizzazione della realtà ultima e così sarai introdotto alla natura della mente”.

Perché come ha detto Maitripa:

Se desideri realizzare il significato oltre i concetti,

senza nient’altro da fare, elimina la base

o la radice della tua stessa mente e rimani nella nuda presenza consapevole.

Entra nella limpidezza dell’acqua macchiata dall’ ideazione

e rimani naturale senza sopprimere o seguire le apparenze.

Senza abbandonare e senza afferrarsi è mahamudra.

  1. Anche molti altri hanno affermato: ” Qualsiasi tipo di pensiero discorsivo si generi, vai avanti senza cercare di cancellarlo. Per di più lasciandolo crescere sempre più, si auto-libererà. Perciò il suo sorgere e la sua liberazione saranno simultanei. E comunque per quanto molti pensieri vi siano, sono le molte enumerazioni del dharmakaya”.

Perché come ha detto Lama Shang:

Quando dimori in un tale stato

e sorgono i pensieri d’improvviso

vengono dalla luce chiara del dharmakaya.

Non pensare che siano altro.

Quindi, il proliferare dei pensieri discorsivi

è vacuità che si emana dalla vacuità,

dharmakaya che si emana dal dharmakaya

e unità che si emana da unità.

2B2B-2. Presentazione avendo estratto l’essenza di queste istruzioni.

Come è detto nel Sutra Richiesto da Rastrapala:

Poiché non conoscono in che modo le cose sono vuote,

pacificate e non-prodotte, vagano senza tregua i trasmigratori.

[Il Maestro], avendo compassione per loro,

con mezzi abili e centinaia di ragionamenti fa in modo che vi accedano.

Così, viene insegnato che, non conoscendo la profonda vacuità – il modo in cui le cose sono prive di un sé – i trasmigratori vagano nel samsara. Il Maestro, che prova grande compassione per coloro che vagano nel samsara, per liberarli fa in modo che entrino nel sentiero che realizza l’inesistenza di un sé direttamente e indirettamente con i mezzi abili che realizzano l’inesistenza di un sè e centinaia di ragionamenti per stabilirla. Come ha detto il maestro Shantideva:

Tutte queste parti sono state insegnate dal Vittorioso al fine della saggezza.

E inoltre, riguardo a realizzare direttamente l’inesistenza di un sé, è necessario meditare dopo aver determinato l’inesistenza di un sé tramite l’ascolto e la contemplazione. Sebbene per una tale inesistenza di un sé non vi sia divisione tra grossolana e sottile nei termini di entità, vi sono due tipi di divisione tra persona e fenomeni.

Come ha detto il glorioso Chandrakirti:

Allo scopo di liberare completamente i trasmigratori, questa inesistenza di un sé è stata insegnata di due tipi tramite la separazione tra persona e fenomeni.

Sebbene nelle scritture e i loro commentari l’inesistenza di un sé dei fenomeni sia determinata per prima, quando si medita è necessario meditare prima sull’inesistenza di un sé della persona.

La radice ultima di tutti gli errori è l’innato aggrapparsi al sé, l’innato aggrapparsi a un ‘Io’. Rispetto a una consapevolezza che in generale conosce ‘Io’, vi sono tre modi di percezione:

  1. un ‘Io’ qualificato come esistente veramente,

  2. un ‘Io’ qualificato come privo di vera esistenza, ossia come mero nome, meramente designato dal pensiero, e

  3. un ‘Io’ che non è qualificato né come il primo, né come il secondo.

Il terzo caso riguarda la cognizione valida convenzionale che presenta il mero Io.

Il secondo avviene soltanto nel continuum di coloro che hanno acquisito la certezza riguardo la visione madyamika. Non si verifica in altri. Il primo è l’aggrapparsi a un sé della persona.

Da momento che l’oggetto, concepito dalla concezione dell’essere, dell’Io’, della persona, come esistente veramente è un essere esistente veramente, un ‘Io’ esistente veramente, una persona esistente veramente, è necessario confutare questi oggetti. Confutarlo [l’oggetto] significa vederlo privo di esistenza vera, poiché avendo verificato che la persona è priva di esistenza vera ed essendosi familiarizzati con ciò, la concezione della persona come esistente veramente sarà ribaltata. Per questo motivo spiegherò inizialmente con istruzioni-guida in che modo appare l’oggetto da negare e il modo in cui viene conosciuto.

Nello stato di equilibrio meditativo di shamatha, come un pesciolino che nuota in un laghetto, usa la consapevolezza sottile per investigare intelligentemente la natura della persona che medita. Il che significa esplorare il modo in cui essa appare alla propria mente, il modo in cui viene conosciuta e il modo in cui esiste realmente. Quando si indaga così, il modo in cui appaiono effettivamente esistere tutti i fenomeni – come l’essere, l’Io, la persona- è un mero nome ossia una mera designazione concettuale.

Come ha detto il Protettore Arya Nagarjuna:

La persona non è terra, nè acqua, nè fuoco,

né vento, né spazio, né coscienza.

Né la persona è l’insieme di tutti questi.

Altro da questi, quale persona c’è?

Proprio come la persona non è una realtà ultima [paramartha]

essendo una raccolta dei sei costituenti,

in modo analogo, ognuno di questi costituenti non è una realtà ultima

dal momento che anch’essi sono raccolte.

Quando continui a indagare in questo modo non troverai il minimo atomo di equilibrio meditativo, di meditatore e così via. È detto che “Non trovare è il miglior modo di trovare” e “Non vedere è il reale vedere”. A quel punto mantieni l’equilibrio meditativo ‘come lo spazio’, univocamente senza distrazione, sulla natura ultima, la semplice negazione dell’esistenza vera.

Se il tuo modo di conoscere questa chiara vacuità come una negazione non affermativa si indebolisce un poco, allora nello stato di equilibrio, medita investigando in modo univoco come in precedenza.

È detto che quando [questo stato] si verifica per la prima volta, se non c’è stata una previa familiarizzazione con la visione, può sorgere paura, mentre se c’è stata familiarizzazione sorge gioia.

Una volta emersi da questo equilibrio meditativo, se si analizza, è vero che la persona che erroneamente appare alla nostra mente sotto il controllo del demone dell’ignoranza in realtà non esiste. E tuttavia l’essere, la persona, il mero Io, esistono indubbiamente.

Inoltre, sviluppa la convinzione sul modo in cui tutto ciò esiste. Come nel caso in cui si imputa ‘uomo’ su una pila di sassi oppure ‘serpente’ su una corda, ‘persona’ è un mero nome designato sulla raccolta dei sei costituenti oppure dei cinque aggregati. E’ una mera etichetta, è semplicemente designata dalla concettualizzazione e sorge meramente nella mente come sorgere dipendente, che non è realtà ultima ed è vuota, come un’illusione.

Oppure, dal momento che il vento-mente sottilissimo è insegnato come base sottile della designazione di ‘Io’, e dal momento che coloro che trasmettono le istruzioni orali accettano anche di puntare il dito sulla natura della mente quando si determina la realtà della mente,dovrò dare le istruzioni in accordo.

Oppure, durante lo stato di equilibrio meditativo di shamatha, quando la mente – che non è costituita in nessun modo come entità avente una forma, essendo chiara vacuità, e che opera continuamente con differenti pensieri che sorgono alla mente e proliferano in un incessante continuum di chiarezza e consapevolezza – viene indagata, allora alla consapevolezza che conosce la mente l’oggetto concepito appare non-dipendente da nient’altro, ed è in questo modo che viene conosciuto.

Come ha detto il maestro Shantideva:

Queste cose che sono chiamate continuum o raccolta

sono falsità, proprio come un rosario, un esercito e così via.

Usando queste scritture e il ragionamento, porta la mente in concentrazione univoca equilibrata in uno stato in cui verifichi che la mente non è stabilita nel modo in cui appare.

Ancora , come è stato detto nella Perfezione della Saggezza in 8000 stanze:

Non c’è mente nella mente

La natura della mente è luce chiara.

Ciò illustra che nella mente non c’è una mente stabilita intrinsecamente. La natura della mente è luce chiara. La natura della mente è vacuità.

E come è stato detto nel Sutra del Cumulo dei Gioielli :

La mente non è mai stata vista, non è vista adesso né mai sarà vista,

nemmeno dai buddha dei tre tempi.

In breve, come ha detto personalmente il mio virtuoso amico spirituale, l’onnisciente Sangye Yeshe:

Quando sei completamente consapevole che qualsiasi cosa sorga alla mente è conosciuta da un pensiero concettuale, la sfera ultima dei fenomeni sorge alla mente senza dipendere da altro. Lascia la tua consapevolezza nello stato del sorgere alla mente e poni la mente nell’equilibrio meditativo. E MA HO! (Che meraviglia!)

Quando sei pienamente consapevole che qualsiasi cosa sorga alla mente è conosciuta da un pensiero concettuale…” significa che quando sei consapevole che qualsiasi cosa sorga alla mente è meramente designato dalla concettualizzazione, sorge la natura ultima dei fenomeni come oggetto della consapevolezza, senza dipendere da nessun’altra condizione.

Come è stato detto nel Supplemento alla Via di Mezzo di Chandrkirti:

La verità convenzionale è il mezzo

e la verità ultima sorge dal mezzo.

Lascia la tua consapevolezza nello stato del ‘sorgere alla mente” concorda con quanto è stato detto:

Avendo unificato in modo univoco

  1. la natura ultima – che sorge come oggetto della consapevolezza -, e

  2. 2) il possessore dell’oggetto la coscienza, poni la mente in equilibrio.

È stupendo!

In modo analogo, come ha detto Padampa Sangye:

O gente di Dingri! Nello stato della vacuità ruota la lancia della consapevolezza. Niente può ostacolare la visione.

Ogni analoga affermazione ha lo stesso significato.

2C. Conclusione.

Dedica qualsiasi virtù sorta dall’aver meditato sul mahamudra, insieme alla tua oceanica raccolta di virtù dei tre tempi, all’insuperabile grande illuminazione.

Dopo esserti familiarizzato in tal modo nell’equilibrio meditativo, allora, durante l’ottenimento susseguente investiga nei dettagli il modo in cui appaiono le apparenze che sorgono alla mente come oggetti delle sei coscienze. Il modo in cui esistono si rivelerà allora in modo nudo e splendente come un sorgere dipendente onirico. In tal modo aumenterà il tuo accertamento della natura ultima dei fenomeni

Come ha detto il venerabile Maitripa:

Riconoscere qualsiasi cosa sorge è il punto essenziale della visione.

In breve, non afferrarti a nessuna cosa che appare, nemmeno alla tua stessa mente. Mantieni la tua pratica costante alternando l’equilibrio meditativo come lo spazio, che accerta il modo in cui esistono, con l’ottenimento susseguente dell’incontrovertibile sorgere dipendente di agenti e azioni.

Sapendo come mantenere in questo modo l’equilibrio meditativo e l’ottenimento susseguente, è necessario familiarizzarsi con l’equilibrio meditativo che applica la singola natura ultima a tutti i fenomeni del samsara e del nirvana e l’ottenimento susseguente che applica a tutti i fenomeni la natura convenzionale nel suo essere mere apparenze, simili all’illusione.

Come ha anche detto Aryadeva:

Si dice che chiunque sia il veggente di una cosa

costui è veggente di tutto.

Qualunque sia la vacuità di una cosa

questa è la vacuità di tutto.

In tal modo, è vero che secondo la prospettiva di un corretto equilibrio meditativo sulla natura ultima vi è libertà dall’elaborazione degli estremi di esistenza e non-esistenza e così via, riguardo samsara e nirvana. Tuttavia dopo essere usciti da questo equilibrio meditativo, durante l’investigazione, è innegabile che agenti e azioni sono in relazione di dipendenza, che esistono come mere designazioni di nomi e che sorgono naturalmente alla mente come un sogno, come un miraggio, come il riflesso della luna nell’acqua, come un’illusione.

Quando la vacuità non è oscurata dalle apparenze e quando le apparenze non sono bloccate dalla vacuità, a quel punto appare direttamente chiaro che l’eccellente sentiero della vacuità e del sorgere dipendente sono equivalenti.

Mantenendo il mahamudra tramite il cavalcare sul cavallo di shamatha in questo modo, quando si ottiene una concentrazione intrisa della beatitudine di una duttilità fisica e psichica, tramite la forza dell’analisi focalizzata sulla vacuità, allora si è realizzato il livello ‘calore’ del sentiero della preparazione.

Alcuni maestri kagyu del passato presentano il sentiero del mahamudra nei termini di 4 yoga:

  1. lo yoga dell’univocità che nasce dall’osservare la mente in concentrazione univoca,

  2. lo yoga della libertà dalle elaborazioni che nasce da realizzare la mente libera da elaborazioni,

  3. lo yoga di un solo sapore che nasce da realizzare la mente e le apparenze di un unico sapore,

  4. lo yoga della non-meditazione che nasce dall’essere senza meditazione con segni.

Secondo il venerabile Gotsangpa, i confini dei quattro yoga sono:

  1. condotta intenzionale [i sentieri dell’accumulazione e della preparazione],

  2. il sentiero della visione,

  3. il secondo fino al settimo, e

  4. i terreni puri e così via.

3. Dedica della virtù nata dall’avere compilato queste istruzioni:

Per la virtù di avere composto questo testo – io, Losang Chökyi Gyeltsen, un rinunciante che ha ascoltato molti insegnamenti – possano tutti i trasmigratori ottenere rapidamente la vittoria sulle due oscurazioni grazie a questo sentiero, non essendoci un altra seconda porta d’accesso allo stato della pace.

Colophon:

Inoltre, questo modo di introdurre il grande sigillo del mahamudra è stato compilato dietro le ripetute richieste sia di Gendun Gyeltsen di Nachu – che detiene il titolo monastico di rabjampa (dotto nella conoscenza dei Dieci Domini), e Sherab Sengye di Hatong – che detiene il titolo monastico di kachupa (maestro nei Dieci Testi Difficili). Avendo verificato che le otto preoccupazioni mondane di questa vita sono come i drammi di una persona insana, essi adesso vivono una vita retta in completa solitudine, facendo di questo sentiero la loro pratica essenziale. Anche molti miei discepoli che desiderano praticare il significato finale del mahamudra mi hanno presentato la stessa richiesta.

Inoltre, il grande e onnisciente conquistatore Ensapa, illustre maestro, signore dei realizzati, ha detto in uno dei suoi canti di realizzazione composti per la propria e altrui pratica:

“Questo non è un sentiero che può essere espresso immediatamente dopo aver dato le istruzioni secondo il lam.rim, ovvero gli stadi del sentiero secondo la tradizione kadam, che iniziano con come relazionarsi correttamente con un virtuoso amico spirituale [il Maestro] fino a shamatha e vipashyana. E dal momento che le istruzioni orali finali del mahamudra non sono attualmente conosciute bene dai tibetani, adesso non sono in grado di tramandarle.”

Cosi ciò che non è stato trasmesso all’epoca, a causa del bisogno di una limitazione, era previsto per il futuro. Questa asserzione è convalidata da scritti simili. Per esempio il Sutra del Loto Bianco del Sacro Dharma dichiara:

Poiché questo è quanto è realizzato dalla saggezza suprema di un buddha, non dovresti mai dire a coloro che scrivono su questo metodo di propria iniziativa che sei illuminato. Se viene chiesto perché, è perché è da persone che fanno attenzione ai tempi.

Vi è un lignaggio ininterrotto di benedizioni della pratica diretta di questo sentiero: dall’incomparabile Maestro, il Re degli Shakya, fino al mio guru radice, l’onnisciente e onniveggente Sangye Yeshe. E io, il rinunciante Losang Chökyi Gyeltsen, nato in questa famiglia che mantiene le promesse e che sostiene le istruzioni orali dei sacri sutra e tantra, ho complilato questo al Monastero di Ganden.

Tradotto in inglese da Glen Svensson Dharamsala, Settembre 2008. Revisionato nel Dicembre 2012.

Nota: Il testo in grassetto è la traduzione del testo-radice mentre il testo normale proviene dal commentario al testo radice dello stesso Panchen Losang Chökyi Gyeltsen.

Tra le parentesi quadre alcune parole aggiunte dal traduttore italiano. Traduzione italiana di Adalia Samtèn Telara, con la consulenza di Dino Leonardo Cirulli, nell’agosto 2013.

 

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