3.1 Lama Tzong Khapa: I Grandi Stadi del Sentiero, Lam Rim Cen Mo

Lama Tzong Khapa: Tutte le buone qualità mondane e sovramondane del Mahayana e dell’Hinayana sono il risultato di serenità e visione profonda.

3.1 Lama Tzong Khapa: Il Grande Trattato sugli Stadi del Sentiero dell’Illuminazione, Lam Rim Cen Mo. Terzo volume. II Ed. a cura della traduttrice Ven. Tenzin Oejung, Dharamsala, India 2016.

Capitolo 1 Serenità e visione profonda (insight). Capitolo 2 Preparare la serenità meditativa. Capitolo 3 Focalizzare la mente. Capitolo 4 Come comportarsi con la mollezza e l’eccitazione. Capitolo 5 Conseguire la serenità.

Capitolo 1 Serenità e visione profonda (insight) {13}

2” In particolare, come addestrarsi nelle ultime due perfezioni
(a) I benefici del coltivare serenità e visione profonda (
insight)

(b) Come serenità e visione profonda includono tutti gli stati di concentrazione meditativa
(c) La natura della serenità e della visione profonda

(d) Perché è necessario coltivarle entrambe


(e) Come essere certi del loro ordine
Gli istruttori più venerabili hanno grande compassione; io mi inchino con
rispetto ai loro piedi. [468]
2” In particolare, come addestrarsi nelle ultime due perfezioni

1 L’addestramento nelle ultime due perfezioni, in particolare, è il modo per coltivare la serenità meditativa e la visione profonda, perché queste due sono incluse rispettivamente nelle perfezioni della stabilizzazione meditativa e della saggezza. Questa sezione ha sei parti:

1. I benefici del coltivare serenità e visione profonda
2. Mostrare che queste due includono tutti gli stati di concentrazione meditativa.
3. La natura della serenità e della visione profonda.

4. Perché è necessario coltivarle entrambe.
5. Come essere certi del loro ordine.
6. Come addestrarsi in ciascuna (Capitoli 2-26)

(a) I benefici del coltivare serenità e visione profonda (insight)

Tutte le buone qualità mondane e sovramondane del Mahayana e dell’Hinayana sono il risultato di serenità e visione profonda. Il {14} Sutra che Svela il Significato Inteso (Samdhi-nirmocana-sutra) dice:

Maitreya, dovresti sapere che tutte le qualità virtuose, mondane e sovramondane, sia degli sravaka, che dei bodhisattva o dei tathagata, sono il risultato della serenità meditativa e della visione profonda.

Dubbio: Non sono la serenità e la visione profonda buone qualità nella corrente mentale di chi le ha conseguite tramite la meditazione? [469] Come possono tutte le buone qualità essere il risultato di queste due?

Risposta: Come verrà spiegato, vera serenità e visione profonda sono buone qualità nella corrente mentale di colui che le ha raggiunte per mezzo della meditazione, così tutte le buone qualità del Mahayana e dell’Hinayana non risultano da esse. Tuttavia, le concentrazioni che implicano almeno la focalizzazione univoca su un oggetto virtuoso sono classificate nella serenità; le cognizioni virtuose che distinguono un oggetto come ultimo o come convenzionale sono classificate nella visione profonda. Questo è il significato del sutra quando afferma che tutte le qualità virtuose dei tre veicoli risultano dalla serenità e dalla visione profonda, perciò non c’è contraddizione.

In quello stesso senso, il Sutra del Coltivare Fede nel Mahayana (Mahaya-na-prasada-prabhavana-sutra) afferma:

Figlio di nobile lignaggio, questa nota dovrebbe farti sapere che la fede nel Mahayana dei bodhisattva, e in verità qualunque cosa risulti dal Mahayana, deriva dal riflettere accuratamente sui fatti e i significati con una mente esente da distrazione.

L’aspetto serenità è una mente esente da distrazione che è la focalizzazione mentale univoca, mentre l’accurata riflessione sui fatti e sui significati si riferisce alla saggezza che discerne, che è l’aspetto visione profonda. Perciò devi ottenere tutte le buone qualità dei due veicoli attraverso queste due: (1) prolungata analisi per mezzo della saggezza che discerne e (2) focalizzazione univoca sull’oggetto di meditazione. Non le ottieni con la pratica unilaterale o della meditazione analitica o della meditazione di stabilizzazione.

Inoltre, il Sutra che Svela il Significato Inteso afferma:

Una volta che le persone hanno coltivato la visione profonda

E la serenità, esse sono libere

(Si usa ormai l’aggettivo ‘univoca’ per indicare la concentrazione su un solo punto, anche se in Italiano ‘univoca’ significa in realtà ‘a una sola voce’; ndt).

Dal vincolo delle tendenze non funzionali

E dal vincolo dei segni.

Qui, “tendenze non funzionali” si riferisce alle propensioni della tua corrente mentale che possono produrre gradi crescenti di concezioni errate; “segni” si riferisce agli attaccamenti correnti ad oggetti sbagliati, che alimentano quelle propensioni.

[470] Istruzioni per la Perfezione della Saggezza (Prajnaparamitopadesa), di Ratnakarasanti, {15} afferma che la visione profonda elimina le prime, mentre la serenità elimina le ultime.

Questi sono i benefìci attribuiti a “serenità” e “visione profonda”, ma anche quando questi due termini non vengono usati, ci sono affermazioni simili riguardo ai benefìci della stabilizzazione meditativa e della saggezza. Realizza che tali affermazioni descrivono i benefìci di serenità e visione profonda.

(b) Come serenità e visione profonda includono tutti gli stati di concentrazione meditativa

Rami, foglie, fiori e frutti di un albero sono senza limiti, tuttavia il punto nodale in cui tutti questi sono uniti è la radice. Analogamente in questo esempio, serenità e visione profonda sono il nucleo sublime in cui si raccoglie tutto ciò che il Buddha dice circa gli stati illimitati di concentrazione meditativa nel Mahayana e nello Hinayana. Il Sutra che Svela il Significato Inteso afferma:

Sappi che serenità e visione profonda includono tutti i molteplici aspetti degli stati di concentrazione meditativa che ho insegnato per gli sravaka, i bodhisattva e i tathagata.

Perciò, dal momento che coloro che sono intenti a raggiungere la concentrazione meditativa non possono comprendere un numero illimitato di forme distinte, essi dovrebbero conoscere bene e fare sempre affidamento sulle tecniche che sostengono la serenità e la visione profonda, la sintesi di tutte le concentrazioni. Il terzo Stadi della Meditazione (Bhavana-krama, III), di Kamalasila, dice:

Benché il Bhagavan abbia presentato in merito, per i bodhisattva, concentrazioni distinte, al di là di numero e misura, la serenità e la visione profonda le includono tutte. Perciò discuteremo solo quel sentiero che unisce serenità e visione profonda.

E, come affermato nel secondo Stadi della Meditazione http://www.sangye.it/altro/?p=1698 (Bhavana-krama, II), di Kamalasila:

Dal momento che queste due includono tutti gli stati di concentrazione meditativa, tutti gli yoghi dovrebbero in ogni momento affidarsi con sicurezza alla serenità e alla visione profonda. [471]

(c) La natura della serenità e della visione profonda
Quanto alla natura della serenità, è come si afferma nel Sutra che Svela il Significato Inteso:

Mentre dimori in solitudine e dirigi nel giusto modo l’attenzione in dentro, ti applichi solo a quegli argomenti sui quali hai riflettuto con cura. La tua attenzione è impegnata mentalmente nell’applicarsi con continuità verso l’interno. Lo stato della mente in cui fai questo, e {16} ci stai spesso in questo modo, e in cui sorgono sia la flessibilità fisica che quella mentale, è chiamato “serenità”.

Questo significa che prendi come oggetto di meditazione qualsiasi oggetto appropriato, come i cinque aggregati, avendo determinato che è un soggetto delle dodici branche delle scritture. (Le dodici branche sono elencate in Sn, Lamotte 1935, p. 89. Conze (1990, p. 52) elenca: sutra, discorsi in prosa e versi mescolati, predizioni, versi, sommari, origini, ‘così-è-stato-detto’, introduzione, testi estesi, storie della vita, racconti e leggende. Essi vengono discussi ampiamente in Pagel 1995, pp. 7 e segg.. {394} Con consapevolezza e vigilanza senza distrazioni, focalizza la tua attenzione su questo oggetto e tienila fissa su di esso in continuazione, affinché la mente si stabilizzi spontaneamente sull’oggetto della meditazione. Quando si produce in te il diletto e la beatitudine della flessibilità fisica e mentale, il tuo stato di concentrazione meditativa diventa allora serenità. Questo avviene semplicemente mantenendo la tua attenzione rivolta all’interno, senza distrazione dall’oggetto di meditazione; ciò non è condizionato dalla comprensione della realtà della cosa.

Quanto alla natura della visione profonda, lo stesso sutra dice:

Dopo che hai raggiunto la flessibilità mentale e quella fisica, stai in essa ed elimina gli altri aspetti della mente. Quindi guarda all’interno e con discernimento l’immagine mentale che è il dominio della concentrazione meditativa sugli argomenti attorno ai quali hai riflettuto. Riguardo alle immagini che sono il dominio di tale concentrazione, qualsiasi differenziazione del significato di questi argomenti, o la piena differenziazione, l’esame completo, l’analisi completa, la sopportazione (o pazienza), la perseveranza (paziente), il desiderio, la differenziazione dei particolari, la visione o il pensiero è chiamato “visione profonda”(insight). In questo modo un bodhisattva si addestra nella visione profonda. [472]

Si dice che il maestro cinese Ha-shang (Hva-shang), avendo visto la spiegazione veramente chiara e innegabile di questo sutra, (ossia) che la visione profonda è saggezza che discerne, esclamò: “Non so come questo possa essere un sutra!” e lo prese a pedate. Fece questo perché l’affermazione del sutra non concordava con la sua convinzione, secondo cui, dal momento che ogni sorta di concettualizzazione implica l’afferrare dei segni, dovreste esonerarvi dalla saggezza che discerne e meditare sul significato profondo senza portare alcunché alla mente. Questo approccio ha un gran numero di aderenti.

In quel passaggio del sutra, “differenziazione” significa distinguere la diversità dei fenomeni convenzionali; “piena differenziazione” significa distinguere la loro reale [ultima] natura. Il nobile Asanga spiega che “esame completo” si ha quando l’attenzione concettuale impadronitasi della saggezza afferra un segno; “analisi completa” significa esame appropriato. “Esame” significa esame grossolano; “analisi” significa analisi dettagliata. L’afferrare un segno qui non si riferisce a una concezione di vera esistenza, ma piuttosto al {17} distinguere i particolari esatti di un oggetto. Di conseguenza, ci sono sia l’esame che l’analisi di entrambe, la natura reale (dei fenomeni) e la loro diversità.

In accordo col Sutra che Svela il Significato Inteso, anche il Sutra della Nuvola di Gioielli (Ratna-megha-sutra) afferma chiaramente:

La serenità è attenzione su un solo punto; la visione profonda è corretto discernimento.

Inoltre, il venerabile Maitreya dice nell’Ornamento per i Sutra Mahayana (Mahayana-sutra-lamkara-karika):

Conosci come il sentiero della serenità

L’abbreviare il nome di un fenomeno;

Comprendi (che) il sentiero della visione profonda

È l’analisi dei suoi significati.

E,

Questo afferma che la stabilizzazione della tua mente sulla base della genuina concentrazione è serenità e che la saggezza che differenzia i fenomeni è visione profonda. [473] Dal momento che questo è un commento allo stesso effetto di cui parlano i sutra, è inappropriato interpretare i passaggi di quei sutra in qualche altro senso.

Sulla base di una genuina stabilità,

Dirigendo l’attenzione alla tua mente
E tramite la differenziazione dei fenomeni,

C’è serenità meditativa e visione profonda.

Inoltre, Livelli del Bodhisattva (Bodhisattva-bhumi), di Asanga, dice:

Con la tua mente diretta in modo preciso a un oggetto di meditazione che è semplicemente qualcosa di inesprimibile o il suo significato, una percezione attenta libera da ogni elaborazione e da ogni distrazione mentale accetta qualsiasi oggetto di meditazione. Allora, la “serenità meditativa” esiste dal punto in cui la concentrazione interna stabilizza e focalizza la tua attenzione su un segno e fino a quando mantiene un singolo flusso prolungato e la concentrazione. Cos’è la visione profonda? Tu porti alla mente i segni proprio di quei fenomeni sui quali hai riflettuto, usando la stessa attenzione con la quale hai coltivato la serenità. “Visione profonda” è qualsiasi cosa dal punto (di vista) della differenziazione, piena differenziazione, o piena differenziazione dei fenomeni, e fino a quando l’abilità e la saggezza operano ampiamente.

Questa affermazione concorda con quelle citate sopra. Fornisce il commento allo stesso effetto, come il sutra e il testo del Venerabile; conferma così la certezza della suddetta identificazione di serenità e visione profonda. Anche il secondo Stadi della Meditazione dice:

{18} Dopo aver domato le distrazioni degli oggetti esterni, riposi in una mente dilettevole e flessibile che si occupa in modo naturale e continuativo dell’oggetto interno di meditazione. Questa è chiamata serenità meditativa. Mentre resti in serenità, qualsiasi analisi di quell’oggetto (di meditazione) è chiamata visione profonda (insight).

Anche Istruzioni per la Perfezione della Saggezza Prajnaparamitopadesa di Ratnakarasanti, dice:

Riguardo a ciò, l’oggetto di meditazione della serenità è un’immagine non discorsiva di qualcosa che è o un caso della diversità dei fenomeni o rappresenta la natura reale. [474] L’oggetto di meditazione della visione profonda è un’immagine discorsiva di qualcosa che è un caso della diversità dei fenomeni o che rappresenta la natura reale.

Ciò afferma che la serenità meditativa è stabilizzazione non discorsiva su qualcosa tra uno di questi due: la diversità o la reale natura dei fenomeni, e che la visione profonda o visione superiore (insight) è l’analisi di uno o l’altro di questi due oggetti. Questo è anche il significato inteso in un passaggio del Sutra che Svela il Significato Inteso:

Oh Bhagavan, quanti oggetti ha la serenità?”
Il Buddha rispose: “Uno, ossia un’immagine non discorsiva.”

Quanti oggetti ha la visione profonda?”
“Solo uno, un’immagine discorsiva.”
“Di entrambe, quanti oggetti ci sono?”
“Due, cioè i limiti dell’esistenza e il raggiungimento del tuo scopo.”

Il Compendio della Conoscenza (Abhidharma-samuccaya) di Asanga afferma che “i limiti di esistenza” si riferisce sia alla diversità che alla reale natura dei fenomeni, per cui serenità e visione profonda prendono entrambe come oggetto di meditazione le (realtà) ultime e quelle convenzionali, proprio come spiegato sopra da Ratnakarasanti. Quindi, serenità meditativa e visione profonda non sono differenziate nei termini dei loro rispettivi oggetti di meditazione, perché c’è una serenità meditativa che conosce la vacuità e c’è una visione profonda che non conosce la vacuità. Inoltre, la serenità meditativa (zhi gnas) è la tua mente che acquieta (zhi) il movimento verso gli oggetti esterni e che poi dimora (gnas) su un oggetto interno di meditazione; la visione profonda (insight)(lhag mthong) è visione (mthong) superiore (lhag pa), i.e., speciale (profonda, penetrante e intuitiva).

Alcuni pretendono che una mente che riposi in uno stato non discorsivo senza viva intensità sia serenità, mentre tale mente con viva intensità sia visione profonda. Questo non è corretto perché contraddice le definizioni di serenità e visione profonda (insight) che sono stabilite per esteso in sorgenti quali le parole del Conquistatore, i trattati del Reggente, i testi {19} di Asanga e gli Stadi della Meditazione, di Kamalasila. (Il Reggente è Maitreya/Maitreyanatha. I cinque testi attribuiti a lui dalla tradizione tibetana sono il MSA; Dharma-dharmata-vibhaga (Separazione dei Dharma dalla Vera Natura dei Dharma); Madhyanta-vibhaga (Separazione del Mezzo dagli Estremi); Abhisamayalamkara-prajna-paramitopadesa-sastra (Orna- mento per la Chiara Conoscenza) (AA); e Ratna-gotra-vibhaga-mahayanottara-tantra-sastra (Il Conti- nuum Sublime) (RGV). Questi testi dicono che la serenità meditativa è attenzione concentrata univocamente su un oggetto di meditazione, mentre la visione profonda è saggezza che distingue correttamente il significato di un oggetto di conoscenza. [475] In particolare, la presenza o l’assenza di intensità vivida della mente in una coscienza non concettuale indica se la concentrazione è, o non è lassa; è completamente scorretto pretendere che indichi la differenza tra serenità e visione profonda. Questo perché in tutte le concentrazioni della serenità meditativa tu devi definitivamente spazzare via la mollezza e perché tutte le concentrazioni libere da mollezza sono invariabilmente stati limpidi della mente.

Perciò, identifica concentrazione e saggezza secondo che la tua mente conosca come oggetto l’una o l’altra delle due assenze di sé. (Le due assenze di sé sono la mancanza di un sé intrinsecamente esistente delle persone e la mancanza di un sé intrinsecamente esistente dei fenomeni) Non identificarle in base al fatto che la tua mente riposi in uno stato non discorsivo, chiaro e beatifico, perché ci sono innumerevoli stati di concentrazione che sono beatifici, chiari e non discorsivi e tuttavia non orientano la tua mente verso la realtà degli oggetti, la loro mancanza di sé. Perfino senza scoprire la visione che conosce il modo di essere delle cose, qualsiasi mente totalmente non discorsiva può essere adeguata ad indurre beatitudine e chiarezza. Anche senza comprendere la vacuità stabilendola nella percezione, proprio nulla ti impedisce di sviluppare la concentrazione non discorsiva. Se tu mantieni così la tua mente per un tempo lungo, fai sì che le energie (venti) diventino utilizzabili. Una volta che questo accade, nulla preclude il sorgere della beatitudine, perché è la natura di tale funzionalità (utilizzabilità) di creare diletto mentale e fisico e beatitudine. Una volta che la beatitudine è sorta, ci sarà chiarezza mentale in virtù della qualità di chiarezza nelle sensazioni di diletto e beatitudine. Per questa ragione, non c’è una singola autentica origine che provi che tutte le concentrazioni beatifiche, chiare, non discorsive conoscono la realtà. Perciò, dal momento che beatitudine, chiarezza e non discorsività sono presenti nelle concentrazioni che conoscono la vacuità e tuttavia molto spesso capitano nelle concentrazioni che non sono dirette verso la vacuità, devi differenziare queste due.

(d) Perché è necessario coltivarle entrambe

Perché è insufficiente coltivare singolarmente o la serenità o la visione profonda? Perché è necessario coltivarle entrambe? Lo spiegherò. [476]

Se accendi una lampada ad olio con lo scopo di vedere un quadro nel cuore della notte, vedrai i dipinti con molta chiarezza se la lampada è molto luminosa e non è disturbata dal vento. Se la lampada non è luminosa, o è luminosa ma è tremolante per il vento, allora non {20} vedrai chiaramente le immagini. Analogamente, quando cerchi il significato profondo, vedrai chiaramente la realtà se hai sia la saggezza che discerne senza errore il significato della realtà che un’attenzione inamovibile che sta a tua volontà sull’oggetto di meditazione. Comunque, se non hai la saggezza che conosce come sono le cose, anche se hai una concentrazione non discorsiva in cui la tua mente è stabile e non si disperde su altri oggetti, allora ti mancano gli occhi che vedono la realtà. Di conseguenza, sarà impossibile conoscere come sono le cose, per quanto sviluppi la tua concentrazione. Ed anche con una visione prospettica che comprende la realtà, l’assenza del sé, se ti manca la ferma concentrazione che sta fissa su questo oggetto, sarà allora impossibile vedere chiaramente il significato del modo di essere delle cose, perché sarai disturbato dai venti del pensiero discorsivo che fluttua senza controllo. Ecco perché hai bisogno sia della serenità che della visione profonda (insight). Il secondo http://www.sangye.it/altro/?p=1698 Stadi della Meditazione di Kamalasila, dice:

Con la sola visione profonda in assenza della serenità, la mente dello yoghi è distratta dagli oggetti; come una lampada ad olio nel vento, non sarà stabile.

Per questa ragione, ciò che vede la sublime saggezza non sarà molto chiaro. Dato che è così, fai affidamento in ugual misura su entrambe. Perciò, il Sutra del Grande Nirvana Ultimo (Maha-parinirvana-sutra) dice:

Gli sravaka non vedono il lignaggio dei tathagata perché la loro concentrazione è maggiore della loro saggezza; i bodhisattva lo vedono, ma non chiaramente, perché la loro saggezza è maggiore della loro concentrazione. I tathagata vedono ogni cosa perché essi hanno serenità e visione profonda in ugual misura. [477]

Col potere della serenità, la tua mente, come una lampada collocata dove non c’è vento, non sarà agitata dai venti del pensiero discorsivo. Con la visione profonda, gli altri non possono farti deviare, dal momento che hai abbandonato gli intrichi delle visioni errate. Come dice il Sutra della Lampada Lunare (Candra-pradipa-sutra):

Il potere della serenità meditativa rende stabile la tua mente; la visione profonda la rende come una montagna.

Perciò, il marchio della serenità meditativa è che la tua attenzione resta proprio dove viene piazzata senza distrarsi dall’oggetto di meditazione. Il marchio della visione profonda è che tu conosci la realtà dell’assenza del sé ed elimini le visioni sbagliate quali la visione del sé; la tua mente è come una montagna in quanto non può essere scossa dagli oppositori. Perciò dovresti distinguere questi due marchi.

Prima di raggiungere la serenità meditativa, puoi usare la saggezza che discerne per analizzare il significato dell’assenza del sé, ma la tua mente è estremamente instabile, come una lampada al vento, perciò il tuo concetto di {21} assenza del sé non è chiaro. D’altra parte, se analizzi quando hai raggiunto la serenità, eviti il difetto dell’estrema instabilità, così il tuo concetto di assenza del sé sarà chiaro. Quindi, lo stato mentale della visione profonda (insight) ha una qualità di stabilità che deriva dalla serenità meditativa non discorsiva e una qualità che conosce come esistono le cose che non deriva dalla serenità meditativa. Per esempio, l’abilità di una lampada di illuminare le forme deriva dallo stoppino e dai momenti precedenti della fiamma; non deriva da cose come lo schermo che la protegge dal vento. Tuttavia, la stabilità della fiamma della lampada (la sua continuità) deriva proprio dal suo paravento. Perciò, se ti impegni nell’analisi con una saggezza che è padrona dell’equilibrio meditativo della serenità, uno stato non disturbato dalla mollezza o dall’eccitazione, comprenderai allora il significato della realtà. Tenendo presente questo, il Sutra del Compendio degli Insegnamenti (Dharma-samgiti-sutra) afferma:
Quando la tua mente è in equilibrio meditativo, comprenderai la realtà così com’è.
Il primo
Stadi della Meditazione, di Kamalasila, dice: 27 [478]

Poiché la tua mente si muove come un fiume, non riposa senza la base della serenità meditativa; una mente che non è in equilibrio meditativo non può comprendere la realtà così com’è. Anche il Bhagavan dice:

Con l’equilibrio meditativo, tu conosci la realtà così com’è.”

Quando raggiungi la serenità, non solo blocchi il difetto del movimento nella coscienza di saggezza che analizza correttamente l’assenza del sé, ma fermi anche il difetto della distrazione dall’oggetto di meditazione ogni volta che usi la saggezza che discerne per condurre la meditazione analitica su argomenti come l’impermanenza, il karma e i suoi effetti, i difetti dell’esistenza ciclica, l’amore, la compassione, o la pratica della mente dell’illuminazione. Indipendentemente dal tuo oggetto di meditazione, ti impegni in esso senza distrazione, così che qualsiasi virtù tu coltivi è molto più potente. D’altra parte, prima di raggiungere la serenità, tu indebolisci tutti i tuoi atti virtuosi con frequenti distrazioni verso altri oggetti. Come dice l’Impegnarsi nelle Azioni del Bodhisattva (Bodhisattva-caryavatara), di Shantideva:

Le persone la cui mente è distratta

Vivono tra le zanne delle afflizioni.

E:

Colui che Conosce la Realtà ha detto che Preghiere, austerità e cose simili,
Anche se praticate a lungo {22},
Sono senza significato se fatte con mente distratta.

Perciò, lo scopo di raggiungere una concentrazione in cui la tua mente sia stabilizzata in modo non discorsivo su un singolo oggetto senza distrazione, è di avere funzionalità mentale, l’abilità di dirigere volontariamente l’attenzione verso oggetti virtuosi di meditazione. Se fissi l’attenzione su un singolo oggetto di meditazione, puoi mantenervela, ma se la allenti essa procederà come vuoi tu verso innumerevoli oggetti virtuosi, come l’acqua trascinata dentro canali d’irrigazione che scorrono calmi. [479] Perciò, dopo che hai ottenuto la serenità meditativa, devi portare nella meditazione oggetti e attitudini che bloccano gli illimitati difetti e portano illimitate virtù, quali la coscienza di saggezza che si focalizza sulla natura reale e sulla diversità dei fenomeni, la generosità, l’attitudine di controllo, la pazienza, la perseveranza gioiosa, la fede e la disillusione per l’esistenza ciclica. Realizza che lo stabilizzare continuamente la tua mente fissandola su un singolo oggetto di meditazione non produce grandi vantaggi nella pratica della virtù, perché coloro che lo fanno non riescono ad apprezzare lo scopo di conseguire la serenità.

Perciò, se rifiuti la meditazione analitica con la saggezza che discerne sia nella sezione degli atti delle perfezioni che nella sezione della visione delle perfezioni, la tua coltivazione della concentrazione su un solo punto sarà veramente debole. La tecnica per produrre una certezza forte e durevole sul significato dell’assenza del sé è la prolungata analisi con la saggezza che discerne. Senza tale visione profonda (insight) della reale natura, indipendentemente da quanto a lungo coltivi la serenità, puoi solo sopprimere le afflizioni manifeste, ma non puoi sradicare i loro semi. Perciò, non coltivare solo la serenità; ti serve coltivare anche la visione profonda perché, come dice il secondo Stadi della Meditazione, di Kamalasila: 

Coltivare solo la serenità non elimina le oscurazioni del praticante; essa sopprime solo le afflizioni per un certo tempo. Se non hai la luce della saggezza non puoi distruggere le tendenze dormienti. Per questa ragione il Sutra che Svela il Significato Inteso dice:

La stabilizzazione meditativa sopprime le afflizioni;

la saggezza distrugge le tendenze dormienti.

Anche il Sutra del Re delle Concentrazioni (Samadhi-raja-sutra) dice:

Benché le persone mondane coltivino la concentrazione
Esse non distruggono la nozione del sé.
Le loro afflizioni si ripresentano e li disturbano,
Come loro fece Udraka, che coltivò la concentrazione in questo modo.
(Udraka (Lhag dpyod) è probabilmente Udraka Ramaputra, uno dei due maestri che istruirono Siddhartha Gautama dopo la rinuncia del futuro Buddha alla vita di capofamiglia. Udraka insegnava un sistema di yoga che conduceva al Picco dell’Esistenza Ciclica, il quarto assorbimento del regno senza forma, che è uno stato capace di sopprimere ma non di sradicare le cause dell’esistenza ciclica.)

{23} Se con l’analisi discerni la mancanza di sé nei fenomeni
E se coltivi quell’analisi in meditazione,
Questo produrrà il risultato, il raggiungimento del nirvana; [480]

Non c’è pace tramite alcun altro mezzo.

Anche la Collezione Scritturale dei Bodhisattva (Bodhisattva-pitaka) dice:

Coloro che non sono eruditi nei contenuti della Collezione Scritturale dei Bodhisattva, che sono incolti nella disciplina del nobile insegnamento, e che traggono un senso di sufficienza dalla mera concentrazione, cadono per via del loro orgoglio in un tronfio senso di sé. Essi non sfuggiranno da nascita, invecchiamento, malattia, morte, dolore, lamentazione, sofferenza, infelicità o senso di disturbo; non sfuggiranno dai sei regni dell’esistenza ciclica; non sfuggiranno dall’aggregazione di sofferenza.

Avendo questo in mente, il Tathagata disse: “Imparando dagli altri ciò che è appropriato, sfuggirai dall’invecchiamento e dalla morte.”

Poiché è così, coloro che cercano la sublime saggezza completamente pura dalla quale ogni oscurazione è stata eliminata, dovrebbero coltivare la saggezza mentre dimorano nella serenità. Su questo punto, la Collezione Ratnakuta (Ratna-kuta-grantha) dice:

Mantenendo la disciplina etica, raggiungerai la concentrazione;

Raggiungendo la concentrazione, coltivi la saggezza;
Con la saggezza raggiungi la pura, sublime saggezza;
Poiché la tua sublime saggezza è pura, la tua disciplina etica è perfetta.

E il Sutra del Coltivare Fede nel Mahayana Arya-mahayana-prasada-prabhavana-nama-mahayana-sutra dice:

Figlio di buon lignaggio, se non ti attieni alla saggezza, non so dire come potrai avere fede nel Mahayana dei Bodhisattva, né come potrai esprimerti nel Mahayana.ii

(e) Come essere certi del loro ordine
Impegnarsi nelle Azioni del Bodhisattva, di Santideva, dice:

La visione profonda che possiede la serenità

Distrugge le afflizioni. Sapendo questo,

Cerca la serenità fin dal principio.

ii Questo passaggio del Sutra del Coltivare Fede nel Mahayana è tradotto in modi un po’ differenti nei diversi testi pubblicati dalla Snow Lion. Qui abbiamo fatto del nostro meglio per cercare di renderne il senso (ndt).

Secondo questa affermazione, prima raggiungi la serenità meditativa e poi col- tiva la visione profonda su quella base. [481]

Dubbio: Il primo Stadi della Meditazione, 38 di Kamalasila, dice: “Il suo oggetto di meditazione è intermedio”, intendendo che l’oggetto di meditazione della serenità meditativa è intermedio. Come spiegato sopra, {24} l’oggetto di meditazione della serenità potrebbe essere sia la realtà stessa che un fenomeno convenzionale che possiede la realtà. Se prima comprendi il significato di assenza del sé e poi mediti mentre ti focalizzi su questo, ciò dovrebbe essere sufficiente per produrre simultaneamente sia la serenità di una mente non distratta che la visione profonda focalizzata sulla vacuità. Perché allora si dice che prima devi cercare la serenità e poi coltivare la visione profonda (insight)?

Risposta: Il modo in cui la serenità produce la visione profonda è il seguente. Tu non hai bisogno di avere già la serenità per sviluppare la comprensione della visione che sa che non c’è un sé, perché vediamo che anche quelli che non hanno la serenità sviluppano questa visione. Né hai bisogno di avere già la serenità per sperimentare la trasformazione mentale riguardo alla visione, perché nulla impedisce alla trasformazione mentale di essere prodotta dalla pratica della ripetuta analisi condotta dalla saggezza che discerne, anche in assenza di serenità. Se tu pretendi che l’assenza di serenità precluda la trasformazione mentale rispetto alla visione, allora questo stesso ragionamento ti spinge verso la conclusione estremamente assurda secondo cui la serenità è richiesta perfino per sperimentare la trasformazione mentale quando mediti sull’impermanenza, sui difetti dell’esistenza ciclica, o sulla mente di illuminazione.

Allora, perché è richiesta serenità per la visione profonda? Secondo il Sutra che Svela il Significato Inteso, fino a quando la pratica della discriminazione e della discriminazione speciale con la saggezza che discerne non possono generare flessibilità fisica e mentale, essa (la pratica) costituisce un tipo di attenzione che si avvicina alla visione profonda; quando genera flessibilità, in quel momento è visione profonda. Perciò, se non hai raggiunto la serenità, allora non importa quanta meditazione analitica tu faccia con la saggezza che discerne, alla fine non sarai in grado di generare il diletto e la beatitudine della flessibilità fisica e mentale. Una volta che hai raggiunto la serenità meditativa, allora anche la meditazione analitica della saggezza che discerne culminerà nella flessibilità. [482] Quindi, la visione profonda richiede come causa la sere- nità meditativa. Questo sarà spiegato sotto.

La saggezza che discerne diventa visione profonda quando, senza focalizzarsi su un singolo oggetto, può generare flessibilità attraverso il potere dell’analisi. Così, generare flessibilità portando la tua attenzione su un singolo oggetto di meditazione, anche se l’oggetto è la vacuità, non è niente di più che un modo di ottenere la serenità; che da sola non conta come il raggiungere la visione profonda. Perché? Se tu cerchi per prima la comprensione dell’assenza del sé, analizzando ripetutamente il suo significato, sarà impossibile ottenere la serenità sulla base di questa analisi dato che non hai ottenuto per prima la serenità. Se fai la meditazione di stabilizzazione {25} senza analisi, otterrai la serenità su quella base. Tuttavia, poiché non c’è modo di sostenere la visione profonda eccetto che mantenendo la serenità, devi cercare la visione profonda dopo. Dunque, questo non travalica il modello secondo cui, avendo cercato per prima la serenità, coltivi la visione profonda basata su di essa.

Quindi, il modo in cui si sviluppa la visione profonda è che la meditazione analitica che discerne genera flessibilità. Se non fosse così, non ci sarebbe la minima buona ragione di cercare prima la serenità e coltivare poi la visione profonda basata su di essa. È inappropriato non fare queste meditazioni in questo ordine perché il Sutra che Svela il Significato Inteso afferma, in un passaggio citato in precedenza, che coltivi la visione profonda sulla base dell’aver raggiunto la serenità. Inoltre, l’ordine della stabilizzazione meditativa e della saggezza tra le sei perfezioni, di cui si dice che “l’ultima si sviluppa sulla base della precedente”, così come la sequenza in cui l’addestramento nella saggezza superiore è basato sull’addestramento nella concentrazione superiore, sono in accordo con la sequenza in cui, avendo coltivato per prima la serenità, più tardi coltivi la visione profonda. Livelli del Bodhisattva, di Asanga, (citato in precedenza) e il suo Livelli dello Sravaka (Sravaka-bhumi) indicano che la visione profonda è coltivata sulla base della serenità meditativa. [483] Anche il Cuore della Via di Mezzo (Madhyamaka-hrdaya), di Bhavaviveka, l’Impegnarsi nelle Attività del Bodhisattva, di Santideva, i tre (testi) Stadi della Meditazione di Kamalasila, Jnanakirti e Ratnakarasanti affermano tutti che la visione profonda si coltiva dopo aver previamente cercato la serenità. Alcuni maestri indiani pretendono che, senza cercare separatamente la serenità, tu generi la visione profonda dall’inizio attraverso l’analisi condotta dalla saggezza che discerne. Dal momento che questa visione contraddice i testi dei grandi pionieri, il saggio ritiene che sia inaffidabile.

Questa è la sequenza con cui sviluppi ex novo serenità e visione profonda per la prima volta; in seguito la sequenza è indefinita, dato che puoi coltivare la serenità dopo aver prima coltivato la visione profonda (insight). Abhidharma-samuccaya

Domanda: il Compendio della Conoscenza, di Asanga, afferma: “Alcuni raggiungono la visione profonda, ma non raggiungono la serenità; essi lottano per la serenità sulla base della visione profonda.” Come spieghi questo?

Risposta: Questo significa che essi non hanno raggiunto la serenità della prima reale stabilizzazione meditativa o oltre; ciò non preclude che essi abbiano raggiunto la serenità che include l’accesso alla prima stabilizzazione meditativa. (La stabilizzazione meditativa è divisa in due livelli: raggiungimento dell’accesso (nyer bsdogs, samantaka) e raggiungimento reale (dngos gzhi, maula); solo il secondo è considerato come un pieno raggiungimento.) Inoltre, una volta che hai la conoscenza percettiva delle Quattro Verità, puoi stabilire su quella base la serenità della prima reale stabilizzazione meditativa e delle stabilizzazioni meditative superiori. Livelli degli Atti Yogici (Yoga-carya-bhumi), di Asanga, dice:

{26} Inoltre, tu puoi conoscere accuratamente la realtà delle Verità, dalla sofferenza al sentiero, senza aver raggiunto la prima stabilizzazione meditativa, etc. Appena interviene questa conoscenza delle Verità, tu stabilizzi la mente e non analizzi i fenomeni. Sulla base di questa saggezza superiore, persegui la pratica degli stati superiori di coscienza.

In generale, per amore della terminologia esauriente, i nove stati mentali sono chiamati serenità meditativa e la quadruplice analisi è chiamata visione profonda (insight). Tuttavia devi applicare i termini “serenità reale” e “visione profonda reale”, come sarà spiegato, dopo la generazione della flessibilità.

Capitolo 2 Preparare la serenità meditativa {27}

(f) Come addestrarsi in ogni (settore)
(i) Come addestrarsi nella serenità meditativa

(a’) Fare assegnamento sui presupposti per la serenità meditativa

(1’) Dimorare in un’area appropriata
(2’) Avere pochi desideri
(3’) Accontentarsi

(4’) Abbandonare completamente molte attività
(5’) Pura disciplina etica
(6’) Sbarazzarsi completamente dei pensieri di desiderio, etc.

(b’) Come coltivare la serenità su quella base

(1’) Preparazione
(2’) Pratica effettiva

(a’’) Postura di meditazione

(b’’) Il processo meditativo

(1’’) Come sviluppare la concentrazione impeccabile
(a)) Cosa fare prima di focalizzare l’attenzione su un oggetto di meditazione

(b)) Cosa fare durante la focalizzazione su un oggetto di meditazione

(1)) Identificare l’oggetto di meditazione sul quale è posta la tua attenzione

(a’)) Presentazione generale degli oggetti di meditazione

(1’)) Gli oggetti stessi di meditazione

(a’’)) Oggetti universali di meditazione

(1’’)) Immagini discorsive
(2’’)) Immagini non discorsive
(3’’)) I limiti di esistenza

(4’’)) Raggiungimento del tuo obiettivo
(b’’)) Oggetti di meditazione per purificare il tuo comportamento

(1’’)) Bruttezza {28}
(2’’)) Amore
(3’’)) Sorgere dipendente
(4’’)) Differenziazione dei costituenti

(5’’)) Inalazione ed esalazione

(c’’)) Oggetti di meditazione per la competenza (destrezza)

(1’’)) Gli aggregati
(2’’)) I costituenti
(3’’)) Le sorgenti
(4’’)) Il sorgere dipendente
(5’’)) Ciò che è possibile e ciò che non lo è

(d’’)) Oggetti di meditazione per purificare le afflizioni

(2’)) Chi dovrebbe meditare su quali oggetti
(3’)) Sinonimi dell’oggetto di meditazione

(b’)) Identificare gli oggetti di meditazione per questo contesto

(f) Come addestrarsi in ogni (settore)

Ci sono tre sezioni:

1. Come addestrarsi nella serenità meditativa (Capitoli 2-6)
2. Come addestrarsi nella visione profonda (Capitolo 7-26) [
484]

3. Come unire queste due (Capitolo 26)

(i) Come addestrarsi nella serenità meditativa

Questa sezione ha tre parti:

  1. Fare assegnamento sui presupposti per la serenità meditativa

  2. Come coltivare la serenità su quella base (Capitoli 2-5)

  3. La misura della coltivazione della serenità coronata da successo (Capitoli 5-6)

(a’) Fare assegnamento sui presupposti per la serenità meditativa

All’inizio, lo yoghi dovrebbe fare assegnamento sui presupposti per la serenità, che rendono possibile raggiungere la serenità velocemente e confortevolmente. Ce ne sono sei:

(1’) Dimorare in un’area appropriata

L’area dovrebbe avere cinque attributi: (a) facile accesso, così che i generi di necessità come il cibo e il vestiario possano essere ottenuti facilmente; (b) essere un buon posto in cui vivere, dove non ci siano bestie selvagge come i {29} predatori, dove non ci siano nemici, etc.; (c) essere su una porzione sana di terreno che non dia luogo a malattie; (d) offrire buona compagnia nella misura in cui i tuoi compagni sono eticamente disciplinati e di mente simile (alla tua); (e) essere ben situata in quanto non c’è molta gente che gira durante il giorno e vi è poco rumore la notte.

Il Sutra Ornamento per il Mahayana, di Maitreya, afferma:

L’intelligente pratica in un luogo
Che è accessibile, è un buon posto per vivere,
Offre un buon terreno e buoni compagni,
Ed ha i requisiti per una confortevole pratica yogica.

(2’) Avere pochi desideri
Non desideri fortemente di più o migliori vesti, etc.

(3’) Accontentarsi
Ti accontenti di avere anche le vesti più povere, etc.

(4’) Abbandonare completamente molte attività

Abbandoni attività di base come il comperare e il vendere; abbandoni anche l’eccessiva socializzazione con i capifamiglia e con i rinuncianti, così come l’occuparsi di medicina e astrologia.

(5’) Pura disciplina etica

Non violi i precetti, compiendo azioni che sono sbagliate per natura o per proibizione, sia nel caso di voti della liberazione individuale che nel caso di voti del bodhisattva. Se li violi per disattenzione, li ripristini prontamente con rammarico, in accordo con l’insegnamento.

(6’) Sbarazzarsi completamente dei pensieri di desiderio, etc.

Nel caso dei desideri, contempla i loro svantaggi in questa vita, quali il condurre ad essere uccisi o imprigionati, così come i loro svantaggi per il futuro, quali il condurre a rinascite in reami miserevoli. [485] Alternativamente, elimina tutti i pensieri di desiderio e simili meditando con questo pensiero: “Ogni cosa nell’esistenza ciclica, piacevole o spiacevole che sia, è effimera e impermanente. Dal momento che è certo che a breve sarò separato da tutte queste cose, per- ché dovrei desiderarle ardentemente?”

Ho spiegato questi punti sulla base di ciò che fa intendere il secondo Stadi della Meditazione, di Kamalasila; dovresti apprendere di più su di essi da Livelli dello Sravaka, di Asanga. Questi sei argomenti coprono le cause e condizioni chiave per sviluppare ex novo una buona concentrazione, per {30} mantenere la concentrazione esistente senza che degeneri, e per portare la tua concentrazione ad un livello più alto. In particolare, i punti più importanti sono la buona disciplina etica, considerare svantaggiosi i desideri, e dimorare in un’area appropriata. Ghesce Drom-don-ba disse:

Noi pensiamo che il difetto stia solo nelle nostre istruzioni personali. Quando poi cerchiamo solo le istruzioni personali, siamo incapaci di raggiungere la concentrazione. Questo è il risultato del non osservare le sue condizioni.

Il termine “condizioni” si riferisce alle sei spiegate sopra.
Inoltre, le prime quattro perfezioni servono come condizioni preliminari per

la quinta, la stabilizzazione meditativa. Il primo Stadi della Meditazione, di Kamalasila, afferma:

Tu realizzi velocemente la serenità quando non tieni conto del desiderio di possessi e cose del genere, mantieni una buona disciplina etica, hai la disposizione a tollerare di buon grado la sofferenza e perseveri con gioia. In tal caso, le sorgenti come il Sutra che Svela il Significato Inteso insegnano che la generosità e le altre perfezioni sono le cause delle perfezioni più alte in successione.

La Lampada per il Sentiero dell’Illuminazione (Bodhi-patha-pradipa), di Atisha, afferma:

Quando ti mancano gli elementi della serenità,

Anche se mediti assiduamente,
Non otterrai la concentrazione
Neppure in migliaia di anni.

[486] Perciò, per coloro che sinceramente desiderano ottenere le concentrazioni di serenità e visione profonda (insight), è veramente importante lavorare sugli elementi o condizioni preliminari per la serenità, quali le tredici che sono esposte in Livelli dello Sravaka, di Asanga. (I tredici [livelli] sono: (1) i requisiti preliminari e principali, i.e., la familiarità con l’insegnamento e la disciplina interiore; e, in aggiunta, (2) l’eccellenza dei propri scopi; (3) l’eccellenza degli scopi altrui; (4) il desiderio verso l’insegnamento; (5) la rinuncia; (6) i voti della disciplina etica; (7) il controllo dei sensi; (8) la moderazione nel cibo; (9) la pratica della presenza mentale; (10) il dimorare nella vigilanza; (11) la solitudine; (12) il mondare delle oscurazioni; e (13) la base adatta per la concentrazione.)

(b’) Come coltivare la serenità su quella base
Questo (punto) è diviso in due parti: (1) la preparazione e (2) la pratica effettiva.

(1’) La preparazione

Pratica i sei insegnamenti preparatori spiegati sopra e coltiva specialmente la mente dell’illuminazione per lungo tempo; inoltre, a sostegno di ciò, dovresti compiere le pratiche meditative che sono in comune con le persone di piccola e media capacità.

(2’) La pratica effettiva {31}
Questo (punto) ha due parti: (1) la postura di meditazione e (2) il processo stesso della meditazione.

(a’’) La postura di meditazione

Il secondo e il terzo Stadi della Meditazione, di Kamalasila, dicono che dovresti assumere una postura in otto punti su un sedile molto soffice e confortevole: (1) Incrocia le gambe alla maniera del venerabile Vairociana, usando come appropriate o la posizione del loto intero o quella del mezzo loto. (2) I tuoi occhi non dovrebbero essere né troppo aperti né troppo prossimi alla chiusura, e dovrebbero essere fissi sulla punta del tuo naso. (3) Siedi con la consapevolezza rivolta all’interno, tenendo il corpo dritto, senza pendere troppo indietro o inclinarsi troppo in avanti. (4) Tieni le spalle dritte e alla stessa altezza. (5) Non alzare o abbassare la testa e non girarla da un lato; posizionala in modo che il naso e l’ombelico siano allineati. (6) Tieni i denti e le labbra nella posizione naturale usuale. (7) Porta la lingua in alto, vicino ai denti superiori. (8) L’inspirazione e l’espirazione non dovrebbero essere rumorose, forzate o irregolari; lasciale fluire senza sforzo, mai così delicatamente, senza alcuna impressione che tu le stia muovendo in un senso o nell’altro.

Il (testo) Livelli dello Sravaka, di Asanga, dà cinque ragioni per sedere come insegnò il Buddha, a gambe incrociate su un sedile, uno scanno o un materasso d’erba: (1) Questa postura in cui il corpo è ben compattato è favorevole al sorgere della flessibilità, perciò svilupperai la flessibilità molto velocemente. [487] (2) Sedere in questo modo rende possibile mantenere la postura a lungo; la postura non porta a sfinimento fisico. (3) Questa posizione non è comune ai non-buddhisti e ai nostri oppositori. (4) Quando altri ti vedono seduto in questa posizione, ne sono ispirati. (5) Il Buddha e i suoi discepoli usarono questa posizione e la trasmisero a noi. Il (testo) Livelli dello Sravaka, di Asanga, dice che, alla luce di queste ragioni, dovresti sedere a gambe incrociate. Dice anche che è bene tenere il corpo diritto affinché non insorgano letargia e sonnolenza.

Perciò, all’inizio devi familiariarizzare con questi otto punti di condotta fisica, in particolare col calmare il respiro, proprio come ho descritto sopra.

(b’’) Il processo meditativo

Parlando in generale, la tradizione degli “stadi del sentiero” indica che raggiungi la serenità per mezzo degli otto antidoti che eliminano i cinque difetti elencati in Separazione del Mezzo dagli Estremi (Madhyanta-vibhaga), di Maitreya. Le istruzioni personali provenienti {32} da Ghesce Laksorwa spiegano che, oltre a questo, devi ottenere la serenità tramite i sei poteri, i quattro tipi di attenzione e i nove stati mentali spiegati in Livelli dello Sravaka, di Asanga. Il dotto Yonden- drak dice:

I metodi dei nove stati mentali sono inclusi nelle quattro attenzioni, e i sei difetti (I difetti diventano sei quando la mollezza e l’eccitazione sono contate separatamente. Ndt) e le otto applicazioni, che sono i loro antidoti, sono il metodo [per ottenere] tutte le concentrazioni. Su questo c’è accordo in tutti gli insegnamenti concernenti le tecniche di stabilizzazione meditativa, inclusi quelli della maggior parte dei sutra, dell’Ornamento per i Sutra Mahayana, di Maitreya, e di Separazione del Mezzo dagli Estremi, i testi di Asanga sui livelli, e i tre (testi) Stadi della Meditazione, di Kamalasila. Quelli che prima hanno i presupposti per la concentrazione raggiungeranno alla fine la concentrazione se usano questi metodi per lavorare su di essa. Al giorno d’oggi, le tradizioni orali, che si suppongono profonde, sulla stabilizzazione meditativa, mancano perfino dei nomi di queste tecniche. [488] Questi testi non indicano che otterrai la concentrazione senza le condizioni preliminari per la concentrazione e senza queste tecniche, anche se ad essa lavori per lungo tempo.

Questo è affermato nel suo testo sugli stadi del sentiero; esso parla del raggiungere la pura certezza sul modo in cui i testi classici presentano la via per ottenere la concentrazione. Riguardo a ciò, dal momento che il modo generale di insegnare gli stadi del sentiero dei tre veicoli è dimostrato diffusamente nei cinque testi del nobile Asanga sui livelli, i testi che insegnano queste pratiche sono veramente estesi. (I cinque testi sui livelli (sa sde lnga) sono: (1) Livelli degli Atti Yogici (Bhumi-vastu, Sa’i dngos gzhi); (2) Compendio delle Basi (Vastu-samgraha, gZhi bsdu ba); (3) Compendio delle Enumerazioni (Paryaya-sam-graha, rNam grang bsdu ba); (4) Compendio delle Spiegazioni (Vivarana-samgraha, rNam par bshad pa’i sgo bsdu ba); (5) Compendio delle Determinazioni (Viniscaya-samgrahani, rNam par gtan la dbab pa bsdu ba). Il titolo complessivo, rNal ‘byor spyod pa’i sa (Yoga-carya-bhumi) viene usato nel Ten-ghiur (bstan ‘gyur) per tutti questi cinque trattati. Tsong-kha-pa usa questo titolo talvolta (si veda Great Treatise 2000, nota 379). Tra questi cinque, un testo dà una spiegazione dettagliata, mentre negli altri manca. Il Compendio delle Determinazioni (Viniscaya-samgrahani), di Asanga, dice che il suo Livelli degli Sravaka dovrebbe essere usato per comprendere la serenità e la visione profonda (insight), perciò il più esteso è il Livelli dello Sravaka. Inoltre, il venerabile Maitreya discute i metodi dei nove stati mentali e gli otto antidoti nei suoi Ornamento per i Sutra Mahayana e Separazione del Mezzo dagli Estremi. Seguendo questi, i maestri Indiani eruditi come Haribhadra, Kamalasila e Ratnakarasanti scrissero molto sul processo del raggiungere la concentrazione. Sul senso generale della concentrazione i tantra sono molto coerenti con le spiegazioni di questi testi classici, eccetto il fatto che essi usano oggetti di meditazione diversi, come i corpi delle divinità, le gocce e le sillabe. In particolare, i testi della classe dei sutra forniscono discussioni veramente estese sui problemi, quali i cinque difetti della concentrazione, e i modi di sbarazzarsene.

Tuttavia, le persone che sanno come praticare sulla base solo di quei testi classici sono rare come le stelle di giorno. Coloro che {33} sovrappongono a quei testi le macchie della loro comprensione difettosa ne derivano solo una comprensione superficiale e continuano a ritenere che le istruzioni che rivelano il messaggio quintessenziale giacciano altrove. Quando per loro viene il tempo di mettere in pratica il processo per ottenere la concentrazione spiegato da questi testi, non cercano neppure come farlo. [489]

Le istruzioni personali di questo trattato mettono in rilievo solo le pratiche dall’inizio alla fine che sono estratte dai testi classici. Perciò qui spiegherò i metodi usati per ottenere la concentrazione attingendo ai testi classici.

Questa spiegazione del processo meditativo ha due sezioni:

1. Come sviluppare la concentrazione impeccabile (Capitoli 2-4)
2. Gli stadi in cui gli stati mentali sono così sviluppati (Capitolo 5)

(1’’) Come sviluppare la concentrazione impeccabile

Questo (punto) ha tre parti:

1. Cosa fare prima di focalizzare l’attenzione su un oggetto di meditazione
2. Cosa fare durante la focalizzazione su un oggetto di meditazione (Capitoli 2-3)
3. Cosa fare dopo che ti sei focalizzato su un oggetto di meditazione (Capitolo 4)

(a)) Cosa fare prima di focalizzare l’attenzione su un oggetto di meditazione

Se non riesci a bloccare la pigrizia del non essere incline a coltivare la concentrazione e del dilettarti in cose che non la favoriscono, all’inizio non riuscirai ad entrare in concentrazione; anche se la raggiungessi una volta, saresti incapace di mantenerla, perciò si deteriorerebbe velocemente. Per questa ragione è della massima importanza bloccare all’inizio la pigrizia. Quando raggiungerai la flessibilità in cui mente e corpo sono colmi di diletto e beatitudine, fermerai la pigrizia in quanto sarai capace di coltivare la virtù per tutto il giorno e la notte, senza stanchezza.

Per sviluppare questa flessibilità, devi essere in grado di avere un entusiasmo continuo per la concentrazione che causa flessibilità. Per sviluppare questo entusiasmo, ti serve un continuo, intenso anelito verso la concentrazione. Come causa di questo anelito, ti serve una ferma fiducia e un’attrazione irresistibile per le buone qualità della concentrazione. Quando vedrai {34} nella pratica questo processo, comprenderai questo punto, vitale al massimo, con il più chiaro senso di certezza. Il (testo) di Maitreya Separazione del Mezzo dagli Estremi Madhyanta-vibhaga afferma:

La base e ciò che è basato su di essa Sono la causa e il suo risultato.

Qui la “base” è l’anelito, che è la base dello sforzo; “ciò che è basato su di essa” è lo sforzo o entusiasmo. La causa dell’anelito è la fede che confida nelle buone qualità della concentrazione. [490] Il risultato dello sforzo è la flessibilità.

In questo contesto, le buone qualità della concentrazione sono le seguenti. Quando raggiungi la serenità, la tua mente è colma di diletto e il tuo corpo è colmo di beatitudine, così sei felice in questa vita. Inoltre, dal momento che hai ottenuto la flessibilità fisica e mentale, puoi volgere l’attenzione a qualsiasi oggetto virtuoso di meditazione tu scelga. Dal momento che hai soppresso la distrazione incontrollata verso il tipo sbagliato di oggetti, non sei costantemente coinvolto nel fare cose errate ed ogni atto virtuoso è veramente potente. Sulla base della serenità puoi ottenere buone qualità quali le conoscenze superiori e i poteri sopranormali. In particolare, è sulla base della serenità che sviluppi la conoscenza della visione profonda che conosce la natura reale, mediante la quale puoi tagliare velocemente la radice dell’esistenza ciclica. Se rifletti su una qualsiasi di queste buone qualità, diventerai consapevole e mediterai su cose che rafforzano la tua inclinazione a coltivare la concentrazione. Quando sorge questa propensione, sarai continuamente spinto dall’interno a coltivare la concentrazione, perciò sarà facile raggiungerla. Inoltre, dal momento che la coltiverai ripetutamente anche dopo averla ottenuta, sarà improbabile che tu la perda.

(b)) Cosa fare durante la focalizzazione su un oggetto di meditazione Questa sezione ha due parti:

1. Identificare l’oggetto di meditazione sul quale è posta la tua attenzione 2. Come focalizzare la mente sull’oggetto di meditazione (Capitolo 3)

(1)) Identificare l’oggetto di meditazione sul quale è posta la tua attenzione

Questo (punto) ha due parti:

1. Presentazione generale degli oggetti di meditazione
2. Identificare gli oggetti di meditazione per questo contesto

{35} (a’)) Presentazione generale degli oggetti di meditazione

Questo (punto) ha tre sezioni:

1. Gli oggetti stessi di meditazione
2. Chi dovrebbe meditare su quali oggetti

3. Sinonimi degli oggetti di meditazione

(1’)) Gli oggetti stessi di meditazione

Il Bhagavan disse che gli yoghi hanno quattro tipi di oggetti di meditazione. Questi sono: (1) oggetti universali di meditazione, (2) oggetti di meditazione per purificare il tuo comportamento, (3) oggetti di meditazione per la competenza (destrezza, perizia), e (4) oggetti di meditazione per purificare le afflizioni.

(a’’)) Oggetti universali di meditazione

Gli oggetti universali di meditazione sono di quattro tipi: (a) immagini discorsive, (b) immagini non-discorsive, (c) i limiti di esistenza e (d) il raggiungimento del tuo scopo. [491]

I due tipi di immagini (immagini discorsive e non discorsive) sono postulati nei termini dell’osservatore: la prima è l’oggetto della visione profonda (insight) e la seconda è l’oggetto della serenità meditativa. L’immagine non è l’oggetto effettivo specificamente caratterizzato su cui la tua mente è focalizzata, ma piuttosto l’aspetto o il modo di apparire di quell’oggetto alla tua mente. Quando esegui l’analisi mentre osservi un oggetto, l’immagine è allora discorsiva, dal momento che è presente il pensiero analitico. Quando stabilizzi la mente senza analisi mentre osservi un oggetto, si dice che l’immagine è non discorsiva, dal momento che il pensiero analitico è assente. Quanto alle immagini, di quale oggetto di meditazione sono le immagini? Sono le immagini, o aspetti, dei cinque oggetti di meditazione per purificare il comportamento, dei cinque oggetti di meditazione per la destrezza abile e dei due oggetti di meditazione per purificare le afflizioni.

I limiti di esistenza sono postulati in riferimento all’oggetto osservato. Ce ne sono due: i limiti di esistenza per la diversità dei fenomeni, che sono espressi nell’affermazione: “Questo è tutto ciò che c’è; non c’è nulla di più,” e i limiti di esistenza per la natura reale, espressi nell’affermazione: “Solo questo è il modo in cui esistono le cose; esse non esistono in alcun altro modo.” Nel caso della diversità dei fenomeni, questo significa che i cinque aggregati includono tutti i fenomeni composti; i diciotto costituenti e le dodici sorgenti includono tutti i fenomeni; e le Quattro Verità includono tutto ciò che c’è da conoscere; non c’è nient’altro al di là di questo. (I cinque aggregati sono: forma, sensazione, discriminazione, fattori composizionali e coscienza. I diciotto costituenti sono: le sei facoltà sensoriali – quelle di occhio, orecchio, naso, lingua e corpo, così come la facoltà sensoriale della mente; le sei coscienze – quelle di occhio, orecchio, naso, lingua e corpo, così come la coscienza mentale; e i sei oggetti di queste coscienze – le forme, i suoni, gli odori, i gusti, gli oggetti tangibili e i fenomeni. Le dodici sorgenti sono le stesse sei facoltà sensoriali e i loro oggetti. Le quattro verità sono le Nobili Verità della sofferenza, dell’origine, della cessazione e del sentiero.) Nel caso della natura, questo significa che la ragione stabilisce la verità o realtà di questi oggetti di meditazione.

{36} Il raggiungimento del proposito è postulato nei termini del risultato. Sia con la serenità che con la visione profonda dirigi l’attenzione alle immagini di quegli oggetti di meditazione. Quindi ti stabilizzi su di essi, ti abitui ad essi e, in virtù della pratica ripetuta, ti liberi dalle tue tendenze non funzionali sottoponendoti ad una trasformazione fondamentale. [492]

(b’’)) Oggetti di meditazione per purificare il tuo comportamento

Gli oggetti di meditazione per purificare il comportamento sono (quegli) oggetti che purificano il comportamento in cui predomina l’attaccamento o simili (odio, illusione, orgoglio, digressione). Ci sono cinque di tali oggetti di meditazione. Essi sono rispettivamente: (a) bruttezza, (b) amore, (c) sorgere dipendente, (d) differenziazione dei costituenti e (e) inspirazione ed espirazione.

(a) Di questi, gli oggetti di meditazione sulla bruttezza consistono delle trentasei bruttezze concernenti il corpo, (Le trentasei (Wayman 1978, p. 43 n.3; Zahler, et al. 1983, p. 83) sono: capelli, unghie, denti, sudore e odore del corpo, pelle, carne, fegato, polmoni, intestino tenue, intestino crasso, stomaco, esofago, vescica urinaria, milza, retto, saliva, muco nasale, tessuti connettivi oleosi, linfa, midollo, grasso, bile, flegma (catarro), pus, sangue, cervello, la membrana che ricopre il cervello, urina e le macchie della vecchiaia. {397}) quali un pelo della testa o del corpo e la bruttezza esterna, come quella di un cadavere che diventa blu. (Ci sono nove bruttezze esterne (Zahler, et al. 1983, pp. 83-84): il blu, il nero, il colore del pus e il colore rosso di un cadavere; un volto addentato o straziato dagli animali, un cadavere parzialmente o più vastamente consumato dai vermi, ecc., e un cadavere rigido.) Quando nella tua mente sorge un aspetto di impurità, tieni su di esso la tua attenzione. (b) L’amore implica il focalizzarsi sugli amici, i nemici e le persone verso le quali hai sentimenti neutri, e avere un’attitudine, a livello di equilibrio meditativo, di offrire loro aiuto e felicità. Mantenere con attitudine amorevole l’attenzione su questi oggetti di meditazione, è chiamata “meditazione sull’amore;” amore si riferisce sia all’attitudine soggettiva che all’oggetto. (c) Riguardo all’oggetto di meditazione sul sorgere dipendente: tutto quello che c’è nel passato, nel presente e nel futuro è sorgere dipendente in cui gli effetti, che sono puri fattori fenomenici, sorgono semplicemente sulla base di meri fattori fenomenici. A parte questi, non c’è un esecutore delle azioni o uno sperimentatore dei loro effetti. Focalizzi l’attenzione su questo fatto e la mantieni lì. (d) Quanto all’oggetto di meditazione sulla differenziazione dei costituenti: tu differenzi i fattori dei sei costituenti: terra, acqua, fuoco, aria, spazio e coscienza. Focalizzi la tua attenzione su di essi e la mantieni lì. (e) Riguardo all’oggetto di meditazione sull’inspirazione e l’espirazione: focalizzi la tua attenzione senza distrazione contando e osservando il respiro che entra e esce.

(c’’)) Oggetti di meditazione per la competenza (destrezza)

Ci sono anche cinque oggetti di meditazione per la competenza (destrezza), vale a dire la competenza (a) negli aggregati, (b) i costituenti, (c) le sorgenti, (d) il sorgere dipendente e (e) ciò che è possibile e ciò che non lo è.

(a) Gli aggregati sono i cinque aggregati della forma e gli altri [sensazione, {37} discriminazione, fattori composizionali e coscienza]. È competenza in questi sapere che, a parte questi aggregati, il sé e ciò che è ad esso pertinente non esiste. (b) I costituenti sono l’occhio e gli altri dei diciotto costituenti. È competenza in essi conoscere le condizioni causali in virtù delle quali questi costituenti sorgono dai propri semi. [493] (c) Le sorgenti sono l’occhio e le altre delle dodici sorgenti. Competenza in queste è sapere che le sei sorgenti interne sono le condizioni dominanti per le sei coscienze, che le sei sorgenti esterne sono le condizioni-oggetto e che la mente che è appena cessata è la condizione immediatamente precedente. (d) Il sorgere dipendente è i dodici fattori. (I dodici fattori del sorgere dipendente sono: (1) ignoranza, (2) attività composizionale, (3) coscienza, (4) nome e forma, (5) le sei sorgenti, (6) contatto, (7) sensazione, (8) bramosia, (9) afferrarsi, (10) esistenza potenziale, (11) nascita, (12) invecchiamento e morte. Great Treatise 2000, pp. 315-19). È competenza in essi sapere che sono impermanenti, (sono) sofferenza e privi di sé. (e) Ciò che è possibile e ciò che non lo è si riferisce al fatto che è possibile per una fruizione piacevole sorgere da un’azione virtuosa, ma non è possibile che una fruizione piacevole sorga da un’azione non virtuosa. È competenza in questo sapere che le cose sono così. Questo è un caso particolare della competenza nel sorgere dipendente; la differenza è che comprendi cause diverse. (Le cause diverse sono tipi specifici di karma che conducono a tipi specifici di effetti, in quanto distinti dagli insegnamenti generali, nel contesto del sorgere dipendente; quegli effetti sorgono sulla base del karma passato. Si veda Ngag-dbang-rab-brtan, mChan, 42.4.)

Quando usi questi come oggetti di meditazione per coltivare la serenità, tu mantieni l’attenzione solo su una delle prospettive in cui gli aggregati, ecc., possono essere conosciuti.

(d’’)) Oggetti di meditazione per purificare le afflizioni

Purificare le afflizioni significa: o ridurre semplicemente la forza dei semi delle afflizioni o anche sradicare completamente i semi. Nel primo caso, gli oggetti di meditazione sono la grossolanità relativa a ciascuno degli stadi più bassi e la calma relativa a ciascuno degli stadi più alti, procedendo dal livello del regno del desiderio fino al livello del Nulla. (L’esistenza ciclica include tre reami: il reame del desiderio, della forma e del senza-forma. Il reame della forma include quattro livelli progressivamente più alti di stabilizzazione meditativa e il reame senza forma include quattro assorbimenti meditativi, dei quali il terzo è chiamato “Nulla” (ci yang med; akimchanya). Per una trattazione più particolareggiata, si veda Zahler, et al. 1983, pp. 129-33.) Nel secondo caso, gli oggetti di meditazione sono l’impermanenza e ciascun altro dei sedici aspetti delle Quattro Nobili Verità. Quando usi questi come oggetti di meditazione per coltivare la serenità, non analizzi ma mantieni invece l’attenzione su una cognizione qualsiasi di un aspetto di quegli oggetti che appaiono (all’attenzione).

Il secondo Stadi della Meditazione http://www.sangye.it/altro/?p=1698 di Kamalasila, afferma che gli oggetti di meditazione sono tre. (1) Dopo che hai messo insieme qualunque cosa tutti i dodici rami della scrittura dicano circa il determinare, l’inserirsi e l’essersi inserito nella realtà, stabilizzi la tua mente su questo. (2) Osservi gli aggregati, ecc., che includono in qualche misura i fenomeni. (3) Stabilizzi la tua mente sulla forma del Buddha che hai visto e di cui hai sentito (parlare).

{38} In che modo stabilizzi la mente su cose come gli aggregati? [494] Quando comprendi come tutte le cose composte possano essere incluse nei cinque aggregati, le riunisci con la mente, in modo graduale, in questi cinque aggregati. Poi le osservi e mantieni su di esse la tua attenzione. Proprio come la saggezza che discerne, si sviluppa quando coltivi la differenziazione, così, quando coltivi la padronanza su te stesso, sviluppi la concentrazione in cui la tua attenzione è riunita sull’oggetto di meditazione senza muoversi verso altri oggetti. Questa è un’istruzione personale della tradizione di conoscenza. Similmente, quando comprendi come tutti i fenomeni possano essere inclusi nei costituenti e nelle sorgenti, mentalmente li riunisci in queste categorie e mantieni su questo la tua attenzione.

Tra questi quattro tipi di oggetti di meditazione, gli oggetti di meditazione per purificare il comportamento, come spiegato, facilitano l’arresto dell’attaccamento e simili in coloro in cui il comportamento è dominato da attaccamento e simili. Essi sono oggetti speciali di meditazione perché potresti prontamente raggiungere la concentrazione basata su di essi. Gli oggetti di meditazione per la competenza contribuiscono allo sviluppo della visione profonda (insight) che conosce la vacuità in quanto confutano un sé personale che non sia incluso in quei fenomeni. Perciò sono eccellenti oggetti di meditazione per coltivare la serenità. Gli oggetti di meditazione per dissolvere le afflizioni servono come antidoti generali alle afflizioni, perciò hanno grande significato. Gli oggetti universali di meditazione non sono distinti dai summenzionati tre. (Ossia, la lista degli oggetti universali di meditazione è un altro modo per parlare degli oggetti di meditazione in generale; non è un insieme di oggetti speciali distinti dai tre tipi appena elencati.) Perciò, dal momento che devi ottenere la concentrazione usando un oggetto della serenità meditativa che ha un particolare scopo, coloro che ottengono la concentrazione usando come oggetti di meditazione i ciottoli e i ramoscelli, ignorano chiaramente gli insegnamenti sugli oggetti di concentrazione.

Alcuni suppongono che se ti focalizzi su un oggetto di meditazione e mantieni la tua attenzione su di esso, questo sia apprendere dei segni. Essi pretendono che la meditazione sulla vacuità significhi solo stabilizzare la mente senza alcuna base, senza focalizzarsi su alcun oggetto di meditazione. Questa è una incomprensione totale del come meditare sulla vacuità. Se in quel momento non hai coscienza, non avrai neppure una concentrazione che coltivi la vacuità. [495] D’altra parte, se hai coscienza, sei allora conscio di qualcosa, perciò devi accettare che c’è un oggetto di coscienza con cui la coscienza si pone in rapporto. Se c’è un oggetto di coscienza, allora l’oggetto di meditazione di quella mente è precisamente quello, perché “oggetto”, “oggetto di meditazione”, e {39} oggetto di coscienza” hanno lo stesso significato. In quel caso, dovrebbero accettare che anche il loro metodo di concentrazione apprenderebbe dei segni. Perciò il loro approccio non è corretto.

Per di più, se qualcosa costituisce meditazione sulla vacuità, oppure no, è determinato dal fatto che la meditazione sia oppure non sia fondata sulla visione che conosce il modo di essere delle cose; non è determinato dal fatto che ci sia, oppure non ci sia, una qualsiasi concettualizzazione rispetto all’oggetto. Questo sarà dimostrato esaurientemente di seguito. Anche coloro che pretendono di stabilizzare le loro menti senza un oggetto di meditazione dovrebbero prima pensare: ”Manterrò la mia attenzione in modo tale che non si disperda verso alcun tipo di oggetto” e mantenere quindi in quel modo l’attenzione. Dopo essersi focalizzati così sulla mente stessa come oggetto di meditazione, devono essere certi di fissarsi su questo oggetto senza distrarsi in alcun modo. Perciò la loro esperienza contraddice la loro pretesa di non avere un oggetto di meditazione.

In questo modo i testi classici sul raggiungimento della concentrazione spiegano che ci sono molti oggetti di meditazione. Gli scopi di queste basi meditative per stabilizzare la tua mente sono quelli spiegati sopra, perciò dovresti guadagnarti competenza in essi. Gli Stadi della Meditazione http://www.sangye.it/altro/?p=1698 di Kamalasila, spiega che l’oggetto della meditazione di serenità è indeterminato e La Lampada per il Sentiero dell’Illuminazione, di Atisha, dice: “Qualunque oggetto o oggetti di meditazione sono appropriati.” (Bodhi-patha-pradipa) Queste affermazioni significano che non ti si richiede di attenerti a un particolare oggetto di meditazione; non mostrano come definire la gamma degli oggetti di meditazione esistenti.

(2’)) Chi dovrebbe meditare su quali oggetti

Poiché ci sono vari tipi di persone, da quelli con una preponderanza di attaccamento a quelli con una preponderanza di discorsività, il (testo) Livelli dello Sravaka, di Asanga, cita una risposta a una domanda di Revata:

Revata, se il comportamento di un monaco-yoghi, un praticante dello yoga, è dominato unicamente dall’attaccamento, egli focalizzi allora la propria mente sull’oggetto di meditazione della bruttezza. [496] Se l’odio domina il suo comportamento, egli mediti sull’amore; se l’ignoranza domina il suo comportamento, egli mediti allora sul sorgere dipendente di questa condizione; se l’orgoglio domina il suo comportamento, focalizzi la sua mente sulla differenziazione dei costituenti. (Questo implica differenziare le cose nei sei costituenti: terra, acqua, fuoco, aria, spazio e coscienza.)

Se il suo comportamento è dominato unicamente dalla discorsività, egli focalizzi allora la sua mente sulla consapevolezza dell’espirazione e dell’inspirazione {40}. In questo modo egli focalizza la sua mente su un oggetto appropriato di meditazione.

Il (testo) Livelli dello Sravaka, di Asanga, dice anche:

Rispetto a ciò, le persone il cui comportamento è dominato dall’attaccamento, dall’odio, dall’ignoranza, dall’orgoglio o dalla discorsività, all’inizio dovrebbero per un momento purificare questi comportamenti contemplando gli oggetti di meditazione per purificare il comportamento. Dopodiché essi vedranno la stabilità delle loro menti e verificheranno solo i loro oggetti di meditazione. Così dovrebbero definitivamente perseverare nell’uso dei loro oggetti di meditazione.

Perciò, tu dovresti certamente lavorare con questi oggetti di meditazione.
Se sei una persona dal comportamento bilanciato, o le cui afflizioni sono lievi, è allora sufficiente che tu mantenga l’attenzione su un qualsiasi oggetto menzionato sopra che ti piaccia; non è necessario averne uno particolare. Il
Livelli dello Sravaka, di Asanga, afferma:

Coloro il cui comportamento è bilanciato dovrebbero lavorare su qualsiasi oggetto piaccia loro, per ottenere giusto la stabilità mentale; questo non è finalizzato a purificare il comportamento. Comprendi che lo stesso vale per coloro che hanno lievi afflizioni.

L’essere dominato dal desiderio, o da un’altra delle cinque afflizioni, significa che in una vita precedente eri completamente coinvolto in quella afflizione, ti eri abituato ad essa, e la esprimevi con frequenza, così che ora, anche se c’è un oggetto minore di desiderio, o un altro dei cinque, quell’afflizione sorge in una forma forte e duratura. [497] “Comportamento bilanciato” significa che, nelle vite precedenti, tu non eri completamente coinvolto nel desiderio e negli altri, non ti eri abituato ad essi (difetti), e non li avevi espressi con frequenza. Inoltre, non hai riconosciuto che sono difetti e non li hai soppressi; perciò, quando il desiderio e simili non sono predominanti o di grande durata, non è come se non si presentassero. Avere lievi afflizioni significa che nelle tue vite precedenti tu non eri completamente coinvolto, e così via nel desiderio , o in un altro di quei cinque, e ne vedi gli svantaggi, ecc.. Perciò, rispetto agli oggetti del desiderio e simili che sono maggiori, molti o intensi, il tuo desiderio e simili sorgono lentamente, mentre per oggetti moderati o minori, queste afflizioni non sorgono per niente. Ed anche, quando il desiderio o un’altra di queste cinque afflizioni è predominante, ti occorre un tempo lungo per realizzare la stabilità; col comportamento bilanciato, non ti occorre un tempo eccessivamente lungo; con afflizioni minori lo fai davvero velocemente.

{41} Una risposta a una domanda di Revata [come citato in Livelli dello Sravaka] spiega anche chi lavora sugli oggetti di meditazione per la competenza:

Revata, se un monaco-yoghi, un praticante dello yoga, è confuso riguardo alla natura caratteristica di tutte le cose composite, o è confuso circa le cose chiamate persona, sé, essere vivente, vita, ciò che rinasce, o ciò che alimenta, dovrebbe focalizzare la mente sugli oggetti della meditazione per la competenza sugli aggregati. Se è confuso sulle cause, dovrebbe focalizzarsi sugli oggetti di meditazione per la competenza sui costituenti. Se è confuso circa le condizioni, dovrebbe focalizzarsi sugli oggetti di meditazione per la competenza sulle sorgenti. Se è confuso sull’impermanenza, la sofferenza e l’assenza del sé, dovrebbe focalizzarsi sugli oggetti di meditazione per la competenza sul sorgere dipendente e su ciò che è possibile o che non lo è.

Come qui affermato, usi principalmente questi cinque oggetti di meditazione per bloccare la confusione (ignoranza).

Nello stesso sutra [che risponde alle domande di Revata] è anche affermato quali persone dovrebbero focalizzare le proprie menti sugli oggetti di meditazione per dissolvere le afflizioni:

Se desideri essere libero dall’attaccamento del regno del desiderio, focalizza la tua mente sulla grossolanità del regno del desiderio e la calma del regno della forma; [498] se vuoi essere libero dall’attaccamento del regno della forma, focalizza la tua mente sulla grossolanità del regno della forma. Se vuoi disincantarti riguardo a tutti gli insopportabili aggregati e desideri liberarti da essi, focalizza allora la tua mente sulla verità della sofferenza, la verità delle origini, la verità della cessazione e la verità del sentiero.

Puoi usare questi oggetti di meditazione sia per la meditazione analitica con la visione profonda che per la meditazione di stabilizzazione con la serenità, così non sono esclusivamente oggetti di meditazione per la serenità. Ancora, dal momento che alcuni servono come oggetti di meditazione per ottenere ex novo la serenità e altri sono usati per scopi speciali dopo aver raggiunto la serenità, li ho spiegati qui nella sezione degli oggetti di meditazione della serenità.

(3’)) Sinonimi dell’oggetto di meditazione

Ci sono dei sinonimi per le immagini o apparenze mentali degli oggetti di meditazione spiegati sopra, questi “punti sui quali si mantiene l’attenzione”, o “basi meditative per la concentrazione”, come affermato in Livelli dello Sravaka, di Asanga:

{42} Inoltre, quell’immagine è chiamata “immagine”, è chiamata anche “segno di concentrazione”, “oggetto nel dominio della concentrazione”, “tecnica di concentrazione”, “porta per la concentrazione”, “base dell’attenzione”, “corpo di concettualizzazione interna” e “immagine che appare”. Conosci questi come sinonimi dell’immagine che si accorda con l’oggetto conosciuto.

(b’)) Identificare gli oggetti di meditazione per questo contesto

Ora, tra i molti oggetti di meditazione che ho spiegato, su quale oggetto di meditazione dovresti basarti per conseguire la serenità? [499] Come affermato nel passaggio del sutra citato sopra, non c’è un singolo oggetto definito; gli individui richiedono il loro oggetto particolare di meditazione. Specificamente, se sei determinato a conquistare per lo meno la serenità e se il tuo comportamento è determinato dall’attaccamento o da un’altra afflizione, hai allora bisogno di usare un certo tipo di meditazione. In caso contrario, potresti raggiungere una concentrazione che si avvicina alla serenità, ma non raggiungerai l’effettiva serenità. Viene detto che anche se ti addestri con un oggetto di meditazione per purificare il comportamento, non conseguirai la serenità a meno che tu non faccia questo per un tempo molto lungo; perciò, come potrai mai conseguirla rifiutando gli oggetti di meditazione per purificare il comportamento? In particolare, se hai una predominanza di discorsività, devi allora meditare sul respiro.

Se sei una persona dal comportamento equilibrato o una persona con afflizioni lievi, allora, come spiegato prima, prendi come base meditativa uno qualunque degli oggetti di meditazione spiegati sopra che ti attragga di più.

In alternativa, il medio e l’ultimo Stadi di Meditazione, di Kamalasila, seguono il Sutra sulla Concentrazione che Percepisce il Buddha del Presente Faccia a Faccia (Pratyutpanna-buddha-sammukhavasthita-samadhi-sutra) e il Sutra del Re delle Concentrazioni nell’affermare che consegui la concentrazione focalizzandoti sul corpo del Tathagata. Anche, il maestro Bodhibhadra spiega una moltitudine [di oggetti]:

Qui la serenità è duplice: quella raggiunta guardando all’interno e quella [basata su] un oggetto di meditazione visto dall’esterno. Di queste, il guardare all’interno è duplice: focalizzarsi sul corpo e focalizzarsi su ciò che è basato sul corpo. Di questi, il focalizzarsi sul corpo è triplice: focalizzarsi sul corpo stesso nell’aspetto di una deità; focalizzarsi sulla bruttezza, come gli scheletri; e focalizzarsi su un’insegna, quale un khatvanga. (Un khatvanga (secondo come il tibetano traslittera il sanscrito) è un bastone (asta, verga) tantrico portato dalle deità e dagli yoghi. È coronato da un tridente e decorato da teschi.)

Focalizzarsi su ciò che è basato sul corpo è quintuplice: focalizzarsi sul respiro; focalizzarsi sull’insegna divina sottile; focalizzarsi sulle {43} gocce; focalizzarsi sugli aspetti dei raggi di luce e focalizzarsi sul diletto e la beatitudine. [500] La serenità basata su un oggetto di meditazione visto esteriormente è duplice: speciale e comune. Di queste, la speciale è duplice: focalizzarsi sul corpo di una deità e focalizzarsi sulla parola di una deità.

Anche il commentario di Atisha al suo Lampada per il Sentiero dell’Illuminazione (Bodhi-marga-pradipa-panjika) cita questo passaggio.

Riguardo a ciò, mantenere la tua attenzione sulla forma fisica del Buddha è ricordare il Buddha, perciò dà origine a meriti illimitati. Quando la tua immagine di quel corpo è chiara e ferma, c’è una speciale intensificazione del tuo fuoco meditativo sul campo in relazione al quale accumuli meriti tramite prostrazioni, offerte, preghiere di aspirazione, ecc., così come sul campo in relazione al quale purifichi le oscurazioni attraverso la confessione, l’autocontrollo, ecc.. Questo tipo di meditazione serve a molti scopi. Come affermato in precedenza nell’estratto dal Sutra del Re delle Concentrazioni, ha dei vantaggi quali il non perdere la consapevolezza del Buddha quando muori. E quando coltivi il sentiero del mantra, intensifica lo yoga della divinità, ecc.. Il Sutra della Concentrazione che Percepisce il Buddha del Presente Faccia a Faccia tratta in modo molto chiaro e dettagliato questi benefici, così come il metodo per dirigere la tua mente verso il Buddha. Perciò dovresti decisamente conoscerli da lì, come dice Kamalasila nel suo ultimo (terzo) Stadi della Meditazione. Temendo la verbosità, io non mi dilungo su di essi in questa sede. Di conseguenza, è abilità nel metodo quando tu cerchi un oggetto di meditazione tra- mite il quale consegui la concentrazione e realizzi, lungo il percorso, alcuni altri scopi speciali.
In che modo usi una cosa quale la forma corporea del Tathagata come oggetto di meditazione? L’ultimo Stadi della Meditazione, di Kamalasila, afferma:

Riguardo a questo, i praticanti dovrebbero innanzitutto fissare la loro attenzione su qualunque cosa possano avere visto e su qualunque cosa possano avere udito riguardo alla forma corporea del Tathagata e quindi conseguire la serenità. La forma corporea del Tathagata è di colore dorato come l’oro raffinato, adornata dai segni e dalle caratteristiche esemplari, dimora col suo seguito e realizza gli scopi degli esseri viventi con vari metodi. Dirigendo continuamente la mente verso di essa, gli yoghi sviluppano un desiderio per le sue qualità auree e dominano la mollezza, l’eccitazione e così via. [501] Essi dovrebbero proseguire la stabilizzazione meditativa fino a quando possono vederla chiaramente, come se il Buddha stesse seduto di fronte a loro.

{44} Il Sutra del Re delle Concentrazioni dice anche che dovresti usare questo tipo di oggetto di meditazione:

Il glorioso protettore del mondo
Col corpo color dell’oro,
Il bodhisattva la cui mente si impegna su questo oggetto

È detto essere in equilibrio meditativo.

Dei due modi di fare questo, immaginare ex novo la forma del Buddha e visualizzare la forma del Buddha come (se fosse) effettivamente presente, il secondo ha un netto vantaggio nello sviluppare la fede ed è conforme al contesto delle pratiche comuni ad entrambi i veicoli, del sutra e del tantra. Perciò, usa un’immagine visualizzata della forma del Buddha come se esistesse già in realtà. Quando cerchi il tuo oggetto di meditazione, la base sulla quale porre per prima l’attenzione, cerca un eccellente dipinto o scultura del corpo del Maestro e guardalo ripetutamente. Ricordando le sue caratteristiche, familiarizza con fermezza con l’apparenza mentale dell’oggetto. Oppure, cerca il tuo oggetto di meditazione riflettendo sul significato delle descrizioni eloquenti della forma del Buddha che hai udito dal tuo guru e fai apparire questa immagine nella tua mente. Inoltre, non permettere che l’oggetto di meditazione abbia l’aspetto di una pittura o di una scultura; impara piuttosto a farlo apparire nella tua mente con l’aspetto di un vero Buddha.

Alcuni mettono un’immagine di fronte a sé e immediatamente meditano su di essa con lo sguardo fisso ad essa. Il rifiuto di questa pratica da parte del maestro Yesce-de (Ye-shes-sde) è eccellente. Egli dice che la concentrazione non si consegue nella coscienza sensoriale, ma nella coscienza mentale; perciò, il vero oggetto di meditazione di una concentrazione è l’effettivo oggetto della coscienza mentale. Dovete dunque fare attenzione a questo. Egli dice anche ciò che ho spiegato sopra: che devi focalizzare la mente sull’apparenza del concetto reale, o immagine mentale, dell’oggetto di meditazione.

Inoltre, ci sono caratteristiche sia sottili che grossolane della forma corporea del Buddha. Si afferma altrove che prima ti focalizzi sulle caratteristiche grossolane e più tardi, quando queste sono consolidate, ti devi focalizzare su quel- le sottili. [502] Poiché l’esperienza dimostra anche che è molto facile far sorgere un’apparenza delle caratteristiche grossolane, devi sviluppare il tuo oggetto di meditazione per gradi, partendo dalle caratteristiche grossolane.

Un punto particolarmente importante è che, finché non hai conseguito una concentrazione soddisfacente come spiegato sopra, non è mai appropriato coltivare la concentrazione meditativa spostando il fuoco su molti tipi diversi di oggetti di meditazione. Il motivo è che, {45} se coltivi la concentrazione muovendoti su molti oggetti dissimili di meditazione, ciò costituirà un grande impedimento al conseguimento della serenità. Perciò, testi autorevoli sul conseguimento della concentrazione, quali i testi di Asanga sui livelli e i tre (testi) Stadi della Meditazione, di Kamalasila, spiegano che quando da principio ottieni la concentrazione lo fai in relazione a un singolo oggetto; non dicono che ti sposti tra molti oggetti di meditazione. Anche Aryasura afferma chiaramente questo [nel suo Compendio delle Perfezioni (Paramita-samasa)]:

Consolida il riflesso della tua mente
Stando fermo su un oggetto di meditazione;

Lasciarla fluire verso molti oggetti
Conduce a una mente disturbata da afflizioni.

Egli dice questo nella sezione sul conseguimento della stabilizzazione meditativa. Anche la Lampada per il Sentiero dell’Illuminazione Bodhi-patha-pradipa http://www.sangye.it/altro/?p=81 di Atisha, afferma:

Poni la tua mente virtuosamente
Su qualche singolo oggetto di meditazione.

Egli fa il punto con la frase “su qualche singolo”.
Perciò, essendoti focalizzato prima su un oggetto di meditazione e avendo conseguito la serenità, puoi quindi focalizzarti su molti oggetti di meditazione. Il primo
Stadi della Meditazione, di Kamalasila, afferma:

Solo quando hai ottenuto l’attenzione concentrata dovresti focalizzarti in dettaglio sui particolari degli oggetti, quali gli aggregati e i costituenti. È alla luce dei particolari della meditazione degli yoghi sugli oggetti come le diciotto vacuità, che il Buddha afferma nei sutra, tipo Il Sutra che Svela il Significato Inteso, che ci sono molti aspetti degli oggetti di meditazione.

In conformità a ciò, la misura dell’aver per prima cosa trovato l’oggetto di meditazione su cui mantieni l’attenzione è la seguente. Visualizza diverse volte in sequenza la testa, le due braccia, il resto del tronco del corpo e le due gambe. [503] Dopo di che, se quando porti l’attenzione al corpo come un tutto puoi far sorgere davanti (agli occhi) della tua mente appena la metà dei componenti grossolani, dovresti allora, anche senza una chiarezza radiosa, essere soddisfatto di questo e fissare su ciò la tua attenzione. Perché? Se, insoddisfatto di questo, non riesci a fissarvi l’attenzione e vuoi invece maggiore chiarezza, allora, visualizzandolo ripetutamente, l’oggetto della meditazione diverrà un po’ più chiaro, ma non otterrai una concentrazione stabile; di fatto impedirai a te stesso di ottenerla. Anche se l’oggetto di meditazione non è veramente chiaro, se tu mantieni l’attenzione {46} precisamente su questo oggetto parziale di meditazione otterrai velocemente la concentrazione. Dato che ciò intensifica la chiarezza, conseguirai prontamente la chiarezza. Questo proviene dalle istruzioni di Yesce-de ed è di grande importanza.

Quanto al modo in cui appare l’oggetto di meditazione, puoi descrivere due insiemi di quattro possibilità: per vari tipi di persone è facile o difficile far apparire un’immagine, e la sua apparenza può essere chiara o non chiara; per di più, sia le immagini chiare che quelle non chiare possono essere stabili o instabili. Tuttavia, poiché ci sono considerevoli variazioni, non puoi determinare con sicurezza cosa avverrà.

Quando pratichi lo yoga della divinità nel veicolo del mantra, devi sicuramente stabilire un’immagine chiara della divinità. Perciò, fin quando questa non sorge, devi usare molti metodi per svilupparla. Tuttavia, in questo contesto non-tantrico, se hai grande difficoltà nel fare apparire un’immagine della divinità, puoi adottare uno qualsiasi degli oggetti di meditazione presentati sopra e mantenere su di esso la tua attenzione, perché lo scopo principale è semplicemente di conseguire una concentrazione della serenità meditativa. Inoltre, in questo contesto non-tantrico, se pratichi focalizzandoti sul corpo di una divinità e vi mantieni l’attenzione anche se l’immagine non appare, non raggiungerai allora lo scopo desiderato. Perciò devi mantenere la tua attenzione su un’immagine che appare.

Mantieni l’attenzione sul corpo nella sua interezza nella misura in cui appare. Se alcune parti del corpo appaiono specialmente chiare, tieni l’attenzione su di esse. Quando perdono chiarezza, ritorna con l’attenzione al corpo nel suo insieme. [504] In quel momento potrebbe esserci incertezza sul colore, come quando vuoi meditare sul (colore) oro ma appare il rosso, oppure incertezza riguardo alla forma, come quando vuoi meditare su una forma seduta, ma ne appare una in piedi; o incertezza quanto al numero, come quando vuoi meditare su una cosa, ma ne appaiono due; o incertezza quanto alla taglia, come quando vuoi meditare su un corpo grande, ma ne appare uno minuto. Poiché è totalmente inappropriato seguire tali distorsioni, devi (assolutamente) usare solo l’oggetto originale di meditazione, qualunque esso sia, come tuo oggetto di meditazione.

Capitolo 3 Focalizzare la mente {47}

(2)) Come focalizzare la mente sull’oggetto di meditazione

(a’)) Il metodo impeccabile
(b’)) Eliminare i metodi imperfetti
(c’)) La durata delle sessioni
(2))
Come focalizzare la mente sull’oggetto di meditazione

Questo (punto) ha tre parti: (1) presentare il metodo impeccabile, (2) eliminare i metodi imperfetti e (3) indicare la durata delle sessioni.

(a’)) Il metodo impeccabile

La concentrazione che conseguirai qui ha due caratteristiche speciali: vivida intensità, una chiarezza mentale intensa, e stabilità non discorsiva, stare fisso solo sull’oggetto di meditazione. Alcuni aggiungono a queste una terza caratteristica: la beatitudine. Altri vi aggiungono anche la limpidezza, portandole a quattro. Tuttavia, la limpidezza è inclusa nella prima caratteristica, perciò non deve essere elencata come una voce separata. Il diletto e la beatitudine che conferiscono un senso di benessere intervengono come risultato della concentrazione che conseguirai qui, ma non sono concomitanti con tutte le concentrazioni che sono incluse nell’accesso alla prima stabilizzazione meditativa. Inoltre, la concentrazione della quarta stabilizzazione meditativa, che si dice sia la miglior base per conseguire le buone qualità di tutti i tre veicoli, non è associata con alcuna beatitudine fisica o mentale. Perciò, diletto e {48} beatitudine qui non vengono calcolate come caratteristiche. [505] Mentre alcune delle concentrazioni sui livelli senza forma mancano di intensità molto vivida, non c’è nulla di errato nel presentare la vividezza come una di queste due caratteristiche, perché L’Ornamento per i Sutra Mahayana, di Maitreya, fa riferimento alla “stabilizzazione meditativa diversa dal regno senza forma”. Questo significa che i bodhisattva (Coloro all’ottavo livello di un bodhisattva e superiore.) eccetto alcuni bodhisattva potenti, conseguono buone qualità affidandosi alle concentrazioni entro i livelli della stabilizzazione meditativa.

Dal momento che lo sviluppo di questo tipo di vivida intensità è bloccato fin quando c’è mollezza, mentre la non-discorsività, fissa su un solo punto, è bloccata fin quando c’è eccitazione (agitazione), la mollezza e l’eccitazione sono i principali ostacoli al conseguimento della genuina concentrazione. Così, se non comprendi come identificare accuratamente le forme sottili e grossolane di mollezza ed eccitazione, o se non sai come sostenere una concentrazione che blocchi queste una volta che le hai identificate, sarà allora impossibile per te sviluppare la serenità, per non parlare poi della visione profonda (insight). Di conseguenza, coloro che cercano diligentemente la concentrazione dovrebbero padroneggiare queste tecniche.

Mollezza ed eccitazione sono condizioni sfavorevoli per il conseguimento della serenità. Più avanti discuterò come identificare queste condizioni sfavorevoli e come effettivamente bloccarle. Ora spiegherò come sviluppare la concentrazione in un modo favorevole al conseguimento della serenità.

Qui concentrazione si riferisce alla tua attenzione che resta fissa unicamente su un oggetto di meditazione; in aggiunta deve restare sull’oggetto con continuità. Per questo sono necessarie due cose: (1) una tecnica in cui la tua attenzione non sia distratta da null’altro che non sia l’oggetto originale di meditazione, e (2) un’accurata consapevolezza che rilevi se tu sei distratto o se sei sul punto di distrarti. La prima è attenzione consapevole; la seconda è vigilanza. Il Commentario sull’Ornamento per i Sutra Mahayana (Mahayana-sutralamka-ra-bhasya), di Vasubandhu, afferma:

Attenzione consapevole e vigilanza producono una stretta focalizzazione mentale perché la prima impedisce alla tua attenzione di allontanarsi dall’oggetto di meditazione e la seconda riconosce chiaramente che la tua attenzione sta vagando.

Se una pecca nell’attenzione consapevole induce a dimenticare l’oggetto di meditazione, sarai distratto e perderai immediatamente l’oggetto su cui stai meditando. Perciò la base del coltivare la concentrazione è l’attenzione consapevole che non dimentica l’oggetto.

In che modo questa attenzione consapevole focalizza la tua mente proprio sull’oggetto di meditazione? [506] Una volta che hai almeno visualizzato l’oggetto di {49} meditazione nel modo spiegato sopra, genera un potente atto che afferra l’oggetto e tienilo ben fermo con la tua attenzione. Dopo aver portato ad un alto livello la tua attenzione, stabilizzala sull’oggetto senza analizzare di nuovo alcuna cosa.

Riguardo all’attenzione consapevole, il Compendio della Conoscenza, di Asanga, dice: Cos’è l’attenzione consapevole? Rispetto a un oggetto familiare, la tua mente non dimentica ed opera senza distrazione.

Questo indica che l’attenzione consapevole ha tre caratteristiche: (1) L’oggetto che osserva è “un oggetto familiare”, dal momento che l’attenzione consapevole non si verifica rispetto a un oggetto precedentemente estraneo. In questo caso, appare l’immagine dell’oggetto di meditazione conosciuto in precedenza. (2) Il suo aspetto soggettivo o maniera di afferrare è il fatto che la tua mente non dimentica l’oggetto, come indicato dalla frase “la tua mente non dimentica”. In questo caso è il non dimenticare l’oggetto di meditazione da parte della tua mente.

Cosa significa non-dimenticare? Non si riferisce alla mera capacità di ricordare ciò che il guru ti ha insegnato circa l’oggetto di meditazione, pensando o dicendo: “L’oggetto di meditazione è così”, quando rivolgi ad esso la tua mente o quando qualcuno ti chiede di esso. Si riferisce, piuttosto, a come la tua attenzione si fissa sull’oggetto di meditazione e lo porta alla mente con chiarezza senza neppure la minima distrazione. Se sei distratto, perdi l’attenzione consapevole nella misura in cui sei distratto. Perciò, dopo aver posto la tua attenzione sull’oggetto di meditazione come spiegato sopra, pensa: “In questo modo ho fissato l’attenzione sull’oggetto di meditazione.” Poi, senza esaminare di nuovo, sostieni la forza di quella consapevolezza con ininterrotta continuità. Questo è il punto più critico nella tecnica del mantenere l’attenzione consapevole. (3) La sua funzione è di trattenere la tua attenzione dal vagare lontano dall’oggetto di meditazione.

Fissare l’attenzione in questo modo su un oggetto di meditazione e controllarla, è paragonato al domare un elefante. Un domatore di elefanti lega con molte funi robuste l’elefante selvaggio ad un albero o ad un appiglio resistente. [507] Se (l’animale) fa come gli insegna l’allenatore, bene; se no viene sottomesso e controllato, colpito ripetutamente con un affilato uncino di ferro. La tua mente è come l’elefante indomito; tu la leghi con la fune dell’attenzione consapevole al solido pilastro di un oggetto di meditazione come ho spiegato sopra. Se non riesci a tenervela, devi gradualmente portarla sotto controllo pungolandola con l’uncino di ferro della vigilanza. Il Cuore della Via di Mezzo Madhyamaka-hrdaya-karika di Bhavaviveka, afferma:

{50} L’elefante errante della tua mente
È legato in modo sicuro dalla fune della consapevolezza mentale
Al solido pilastro dell’oggetto di meditazione
Ed è gradualmente controllato con l’uncino di ferro dell’intelligenza.

Anche il secondo Stadi della Meditazione http://www.sangye.it/altro/?p=1698 di Kamalasila, afferma:

Con la fune dell’attenzione consapevole e della vigilanza, lega l’elefante della tua mente al tronco dell’albero, l’oggetto di meditazione.

Non è contraddittorio che il primo testo paragoni la vigilanza a un amo di ferro mentre il secondo lo accosta a una fune. La consapevolezza fissa direttamente e continuamente la tua attenzione sull’oggetto di meditazione. Tuttavia, indirettamente anche la vigilanza fissa la tua attenzione sull’oggetto di meditazione, perché tu dipendi dal notare con la vigilanza l’effettiva o l’incipiente mollezza e eccitazione e quindi stabilizzi l’attenzione sull’oggetto primario senza cadere sotto la loro influenza. Inoltre, come citato sopra, il maestro Vasubandhu dice che sia l’attenzione consapevole che la vigilanza focalizzano la mente sull’oggetto di meditazione.

Si dice che si consegue la concentrazione sulla base dell’attenzione consapevole e che quest’ultima è come una fune che fissa effettivamente la tua attenzione con continuità all’oggetto di meditazione; perciò l’attenzione consapevole è la principale tecnica di sostegno nel conseguimento della concentrazione.

Inoltre, l’attenzione consapevole ha un modo di afferrare il suo oggetto che porta un senso di certezza. Se, mentre mantieni la concentrazione, stabilizzi casualmente la tua mente senza un solido senso di certezza circa l’oggetto, la tua mente potrebbe allora assumere una limpida chiarezza, ma non avrà la vivida intensità della conoscenza certa; così non svilupperai una potente attenzione consapevole. [508] Perciò la mollezza sottile resterà fuori controllo e ne risulterà solo una concentrazione difettosa.

Coloro che coltivano solo l’attenzione non-discorsiva senza stabilizzare l’attenzione su altri oggetti di meditazione, quali un corpo divino, tengono a mente l’istruzione personale: “Stabilizza la tua mente senza pensare assolutamente ad alcun oggetto.” Devono quindi trattenere l’attenzione dal distrarsi e dal vagare. Questa non-distrazione è sinonimo di attenzione consapevole che non dimentica l’oggetto di meditazione. Perciò, dal momento che la meditazione è semplicemente la tecnica di mantenere l’attenzione consapevole, coloro che meditano in questo modo devono anche affidarsi ad una consapevolezza che porti la forza della conoscenza certa.

(b’)) Eliminare i metodi imperfetti

Sono da dissolvere le concezioni sbagliate come le seguenti:
{51} Posizione errata: Se porti la coscienza a un livello elevato come hai spiegato sopra e la stabilizzi quindi saldamente senza discorsività, non ci sarà davvero nemmeno il minimo difetto di mollezza. Tuttavia, dal momento che ciò accresce l’eccitazione, ti accorgerai che non puoi prolungare la stabilità e la tua coscienza elevata verrà abbattuta. Poiché vedrai che rilassare una mente ben ferma conduce velocemente alla stabilità, questa tecnica è una grande istruzione personale.

Risposta: Queste parole proclamano con disinvoltura ad alta voce: ”Un buon rilassamento è buona meditazione.” Tuttavia non riescono a differenziare la mollezza dalla meditazione. Perciò, come ho spiegato sopra, la concentrazione impeccabile deve avere due caratteristiche; la ferma stabilità dell’attenzione non discorsiva da sola non è sufficiente.

Posizione errata: In quel momento, la mollezza è quando la tua mente si oscura e si rannuvola; senza questo la mente ha una limpida chiarezza, perciò la tua concentrazione è senza pecca.

Risposta: Poiché questa affermazione non differenzia letargia e mollezza, entrerò nei particolari più avanti.

Dunque, se usi un’intensa cognizione che è troppo salda, puoi avere la chiarezza, ma predominerà l’eccitazione, così che sarà arduo sviluppare la stabilità. [509] Se sostieni la tua meditazione dopo esserti rilassato molto, potresti allora avere la stabilità, ma la mollezza predominerà, così non ci sarà vivida intensità. È veramente arduo trovare il giusto equilibrio della tensione in modo da non essere troppo tirato né troppo rilassato; e per questa ragione è arduo sviluppare una concentrazione libera da mollezza ed eccitazione. Tenendo presente questo, il maestro Ciandragomin affermò, nel suo Elogio della Confessione (Desana-stava):

Se uso lo sforzo, sorge l’eccitazione;
Se lo abbandono, ne risulta mollezza;
È arduo trovare il giusto equilibrio in questo:

Cosa devo fare della mia mente tormentata?

Il significato di ciò è il seguente: “Uso lo sforzo” significa che la mente è troppo salda; quando fai questo, sorge l’eccitazione. Quando molli la presa stretta e ti rilassi troppo, produci mollezza, con l’attenzione che resta rivolta in dentro. Perciò è difficile trovare il giusto equilibrio per uno stato mentale bilanciato, libero da mollezza ed eccitazione. Ancora, il Commentario sull’ “Elogio della Confessione(Desana-stava-vrtti), di Buddhasanti, dice:

Sforzo” qui si riferisce al focalizzare saldamente la tua mente sulla virtù con chiaro entusiasmo.

{52} Dopo aver visto il problema dell’incipiente eccitazione, abbandoni lo sforzo; ossia, lasci perdere il tuo sforzo. Di conseguenza, la tua attenzione diventa fiacca.

Anche l’ Elogio della Confessione Desana-stava di Ciandragomin, afferma:

Se mi sforzo di impegnare l’oggetto, arriva l’eccitazione;

Se mi rilasso, si sviluppa la mollezza.
È arduo trovare una pratica a mezza via tra queste due:

Cosa dovrei fare della mia mente tormentata?

Il commentario di Buddhapalita Desana-stava-vrtti su questo è chiaro:

Se ti impegni a fondo per una salda focalizzazione sull’oggetto e ti sforzi, la tua mente si eccita e si distrae e di conseguenza distruggi la tua concentrazione. Perciò non raggiungi la stabilità mentale tramite lo sforzo. Questo è problematico; così per evitarlo rilassi la mente, che si è sforzata per impegnare l’oggetto, e abbandoni lo sforzo. [510] In quel momento i difetti come il dimenticare l’oggetto di meditazione conducono alla fiacchezza e alla mollezza.

Perciò, Ciandragomin dice che “è difficile da trovare” una concentrazione che sia il giusto equilibrio o una pratica a mezza via, libera dai due estremi di mollezza ed eccitazione. Se fosse una soluzione adeguata il restare completamente rilassati, non ci sarebbe alcun problema. Dato che i testi dicono che questo conduce alla mollezza, è ovviamente improprio usare questo metodo per conseguire la concentrazione.

Non è sufficiente avere la chiarezza che è semplicemente la limpida qualità di una mente veramente rilassata; deve anche esserci un certo grado di fermezza nel modo in cui afferri l’oggetto. Nella sua discussione sul metodo usato nei primi due dei nove stati mentali, il nobile Asanga dice:

Per stabilizzare e stabilizzare nel modo appropriato la mente su questo oggetto, c’è l’attenzione della salda focalizzazione.

Anche il primo Stadi della Meditazione, di Kamalasila, dice:

Dopo aver rimosso la mollezza, mantieni saldamente solo l’oggetto di meditazione.

E il secondo Stadi della Meditazione http://www.sangye.it/altro/?p=1698 di Kamalasila, afferma:

In quel momento, dopo aver soppresso la mollezza, con tutti i mezzi fai in modo che la tua mente veda in modo veramente chiaro soltanto l’oggetto di meditazione.

Quando Kamalasila dice “la tua mente veda in modo veramente chiaro”, non intende soltanto che l’oggetto sia chiaro; egli intende che il modo in cui la tua mente afferra l’oggetto sia chiaro e fermo.

{53} Il modo suddetto di mantenere l’attenzione consapevole è estremamente importante. Se non lo conosci, la tua meditazione sarà la dimostrazione di un gran numero di errori, quali il dormire in grande oblio proporzionato all’ammontare della meditazione, oppure l’ottundere la saggezza che differenzia i fenomeni. Ciò nonostante, presumi, sbagliando, di avere una solida concentrazione.

Domanda: Mentre l’attenzione consapevole fissa la tua attenzione sull’oggetto di meditazione, come spiegato sopra, è appropriato monitorare la tua meditazione e pensare se stai o no mantenendo bene l’oggetto di meditazione?

Risposta: Devi fare questo, perché il secondo http://www.sangye.it/altro/?p=1698 Stadi della Meditazione, di Kamalasila afferma: [511]

Dopo avere in questo modo posto la tua attenzione su qualunque oggetto di meditazione tu possa aver prescelto, tienila fissa lì in continuazione. Mentre stai proprio sull’oggetto, analizza e investiga la tua mente, pensando: “La mia mente sta afferrando bene l’oggetto di meditazione? O è lassa? O è distratta dalle apparenze di oggetti esterni?”

Non è che arresti la concentrazione e quindi guardi la tua mente, piuttosto, mentre mantieni il tuo stato di concentrazione, guardi proprio per vedere se la tua attenzione sta dove era stata posta in precedenza, sull’oggetto primario di meditazione e, se non è così, se c’è mollezza o eccitazione; dopo esserti messo in concentrazione, controlli questa a intervalli moderati, né troppo spesso né troppo raramente. Se fai questo mentre l’intensità e la forza della consapevolezza precedente non sono completamente andate, ciò avviene nella prospettiva di questa consapevolezza. Questo ha lo scopo sia di rendere possibile una stabilità durevole e intensa, sia di permetterti di riconoscere velocemente la mollezza e l’eccitazione.

Di conseguenza, questo è il modo in cui sostieni la tua attenzione consapevole, perché una causa necessaria dell’attenzione consapevole potente e continua è il sostenere la meditazione rammentando ripetutamente a te stesso, ad intervalli, l’oggetto di meditazione voluto. Il (testo) Livelli dello Sravaka, di Asanga, dice:

Riguardo a ciò, che cos’è una mente fissa su un solo punto? Qualsiasi continuum di attenzione che ricordi più e più volte, si focalizzi su un oggetto compatibilmente simile e sia continuo, esente da errori e vi trovi diletto, è chiama- to “concentrazione”, come anche “mente virtuosa fissa su un solo punto”.

Che cosa ricorda più e più volte? Tu percepisci l’oggetto di meditazione, la caratteristica di uno in equilibrio, {54} dal punto di vista di qualsiasi insegnamento tu abbia memorizzato o udito e sul quale tu abbia ricevuto istruzioni o spiegazioni dai tuoi guru. Tu impegni questo oggetto e su di esso ti focalizzi con continuativa attenzione consapevole. [512]

Anche la Spiegazione della Separazione del Mezzo dagli Estremi(Madhyan-ta-vibhaga-tika) dice:

L’affermazione “Attenzione consapevole significa non dimenticare l’oggetto di meditazione” vuol dire che esprimi mentalmente le istruzioni sulla stabilizzazione della tua mente.

Perciò, mantieni l’attenzione consapevole per bloccare l’oblio in cui ti allontani dall’oggetto di meditazione. Di conseguenza, il non dimenticare l’oggetto di meditazione – in cui l’oblio è bloccato – è quando “esprimi mentalmente” l’oggetto di meditazione; tu porti ripetutamente l’oggetto di meditazione alla mente. Per esempio, quando sei ansioso (perché temi) di dimenticare qualcosa che sai, sarà difficile dimenticarla se la richiami alla memoria più e più volte.

Perciò, devi ricordarti dell’oggetto di meditazione ad intervalli moderati al fine di sviluppare una forte attenzione consapevole. Il modo per rafforzare la vigilanza, che rileva la mollezza e l’eccitazione, è di fissare l’attenzione sull’oggetto di meditazione senza distrazioni e quindi monitorarla. Realizza che se ripudi questa procedura pensando: “Questa è discorsività”, sarà estremamente difficile sviluppare una potente attenzione consapevole e vigilanza.

(c’)) La durata delle sessioni

Domanda: Quando fissi l’attenzione sull’oggetto di meditazione con attenzione consapevole, c’è una durata definita della sessione per cui dici: “Stabilizzerò la mia mente sull’oggetto di meditazione fino allora?”

Risposta: Su questo argomento tutti i guru dei tempi passati dei vari lignaggi tibetani dicono che dovresti fare numerose brevi sessioni. Perché? Alcuni dicono che se mediti in sessioni brevi e ti fermi quando sta andando bene, sarai ancora desideroso di meditare alla fine di ogni sessione, mentre se la sessione è lunga ti affaticherai. Altri spiegano che, se la sessione è lunga, è facile cadere sotto il dominio della mollezza e dell’eccitazione, così diventa difficile sviluppare una concentrazione impeccabile. Livelli dello Sravaka, di Asanga, e altri testi classici non danno chiaramente la durata delle sessioni. Tuttavia, il terzo Stadi della Meditazione, di Kamalasila, dice:

A questo stadio impegnati nell’equilibrio meditativo per ventiquattro minuti, un’ora e mezza, tre ore, o per quanto puoi. [513]

{55} Mentre questa affermazione è fatta nel contesto della durata della sessione per coltivare la visione profonda dopo che hai già conseguito la serenità, è chiaramente applicabile, in modo analogo, anche quando stai prima addestrandoti per conseguire la serenità; perciò fallo in questo modo.

Se pratichi le tecniche dell’attenzione consapevole e della vigilanza spiegate sopra , ricordandoti dell’oggetto di meditazione e monitorando la tua meditazione ad intervalli moderati, non ha importanza se la sessione è un po’ lunga. Tuttavia, di solito accadono una o due cose quando sei un principiante e fai una sessione lunga. Da un lato potresti distrarti a causa della dimenticanza. In questo caso, non riconoscerai velocemente il presentarsi di alcuna mollezza o eccitazione, ma (te ne accorgerai) solo dopo un lungo periodo di tempo. Da un altro lato, benché tu possa non perdere l’attenzione consapevole, è facile cadere sotto il dominio della mollezza e dell’eccitazione, e non le riconoscerai velocemente quando si presentano. La prima situazione impedisce lo sviluppo di una forte attenzione consapevole; la seconda impedisce lo sviluppo di una forte vigilanza. Quindi è veramente difficile bloccare la mollezza e l’eccitazione.

In particolare, se non riesci a riconoscere la mollezza e l’eccitazione dopo che ti sei distratto avendo dimenticato l’oggetto di meditazione, questo è molto peggio del non riuscire a riconoscere velocemente la mollezza e l’eccitazione mentre non dimentichi l’oggetto di meditazione. Perciò le tecniche per mantenere l’attenzione consapevole, i rimedi spiegati precedentemente che inibiscono l’interruzione dell’attenzione consapevole risultante dalla distrazione, sono veramente importanti.

Se hai una grande caduta di memoria derivante dalla distrazione, così come una vigilanza tanto debole da non riconoscere la mollezza e l’eccitazione, allora la tua sessione deve necessariamente essere corta. Se è difficile che tu dimentichi l’oggetto e sei in grado di notare velocemente la mollezza e l’eccitazione, non è un problema se la sessione è un po’ lunga. Questa è l’idea che sottostà all’affermazione di Kamalasila menzionata sopra, secondo cui la durata di una sessione è indefinita: ventiquattro minuti e così via. In breve, dal momento che la durata deve conformarsi alle tue capacità mentali, Kamalasila dice: “per quanto puoi.”

Se non intervengono problemi temporanei per la tua mente o per il corpo, poni la mente in equilibrio. [514] Se sorge un problema, non persistere nel meditare, ma interrompi immediatamente la sessione e rimuovi gli impedimenti nei tuoi costituenti mentale e fisico. Poi medita. Questo è ciò che intendevano gli adepti; perciò riconosci che fare ciò è un aspetto di quanto dovrebbe essere lunga una sessione di meditazione.

Capitolo 4 Come comportarsi con la mollezza e l’eccitazione {57}

(c)) Cosa fare dopo la focalizzazione su un oggetto di meditazione

(1)) Cosa fare quando si presentano mollezza ed eccitazione

(a’)) Usare il rimedio all’incapacità di riconoscere la mollezza e l’eccitazione

(1’)) Le caratteristiche che definiscono la mollezza e l’eccitazione
(2’)) Il metodo per sviluppare la vigilanza che riconosce la mollezza e l’eccitazione
(b’)) Usare il rimedio all’incapacità di tentare di eliminarle anche quando siano riconosciute
(1’)) L’intenzione e il modo di interdire la mollezza e l’eccitazione

(2’)) Le cause sottostanti alla mollezza e all’eccitazione

(2)) Cosa fare quando mollezza ed eccitazione sono assenti.

(c)) Cosa fare dopo la focalizzazione su un oggetto di meditazione

Questo (punto) ha due parti:

1. Cosa fare quando si presentano mollezza ed eccitazione

2. Cosa fare quando mollezza ed eccitazione sono assenti

(1)) Cosa fare quando si presentano mollezza ed eccitazione

1. Usare il rimedio all’incapacità di riconoscere la mollezza e l’eccitazione 2. Usare il rimedio all’incapacità di eliminarle anche quando siano riconosciute.
{58} (a’)) Usare il rimedio all’incapacità di riconoscere la mollezza e l’eccitazione

Questo (punto) ha due sezioni: (1) le caratteristiche che delineano la mollezza e l’eccitazione, e (2) il metodo per sviluppare la vigilanza che le riconosce durante la meditazione.

(1’)) Le caratteristiche che definiscono la mollezza e l’eccitazione
Nel Compendio della Conoscenza, di Asanga, l’eccitazione è così definita:

Che cos’è l’eccitazione? È uno stato inquieto della mente, considerato un derivato dell’attaccamento, che insegue gli oggetti piacevoli e agisce da impedimento alla serenità meditativa.

Questa definizione ha tre aspetti: (1) Il suo oggetto è attraente e piacevole. (2) Il suo aspetto soggettivo è che la mente è inquieta e si disperde verso l’esterno. Poiché è un derivato dell’attaccamento, impegna l’oggetto con un senso di desiderio. (3) La sua funzione è di impedire la stabilizzazione della mente sul suo oggetto.

Quando la tua attenzione è rivolta all’interno sul suo oggetto, l’eccitazione – che è attaccata alla forma, al suono e così via – attira la tua attenzione inesorabilmente verso questi oggetti e causa distrazione. Come è detto nell’Elogio della Confessione Desana-stava di Ciandragomin:

Proprio quando sei focalizzato sulla serenità meditativa,

Dirigendo l’attenzione ripetutamente verso di essa,
Il cappio delle afflizioni tira la tua attenzione
Inesorabilmente, con la fune dell’attaccamento agli oggetti.
[515]

Domanda: È eccitazione quando c’è dispersione in cui altre afflizioni distolgono la mente dall’oggetto o, allo stesso modo, quando c’è dispersione verso altri oggetti virtuosi?

Risposta: L’eccitazione è un derivato dell’attaccamento; perciò, essere distratto da altre afflizioni non è eccitazione; è piuttosto il processo mentale di distrazione che è una delle venti afflizioni secondarie. Disperdersi verso oggetti virtuosi potrebbe implicare una qualche mente virtuosa o un processo mentale virtuoso; perciò non tutta la dispersione è eccitazione.

Molti traduttori traducono bying ba con “mollezza” (zhum pa), ma questa “mollezza” non dovrebbe essere interpretata nel significato di scoraggiamento (zhum pa). Quanto alla sua definizione, la maggior parte degli yoghi tra questi picchi nevosi sembra considerare la mollezza come uno stato letargico della mente che sta sul suo oggetto di meditazione senza disperdersi altrove, ma che manca di limpida chiarezza. Questo è scorretto, perché viene detto che la letargia causa la mollezza; perciò le due sono distinte, come suggerito nel secondo http://www.sangye.it/altro/?p=1698 Stadi della Meditazione, di Kamalasila:

Come comportarsi con la mollezza e l’eccitazione 73 {59}

Se, essendo oppresso dalla letargia e dalla sonnolenza, vedi che la tua

mente diventa lassa (molle) o che rischia la mollezza ….

Anche il Sutra che Svela il Significato Inteso dice:

Se c’è mollezza dovuta a letargia e sonnolenza, o se sei afflitto da qualche afflizione secondaria nell’assorbimento meditativo, è un caso di distrazione mentale interna.

Qui si afferma che quando la tua mente diventa lassa a causa della letargia e della sonnolenza, è distratta verso l’interno. Anche il Compendio della Conoscenza, di Asanga, discute la mollezza nel contesto dell’afflizione secondaria della distrazione; ma la distrazione, egli spiega, potrebbe anche essere virtuosa, perciò non è necessariamente afflittiva.

Della letargia, poi, il Compendio della Conoscenza, di Asanga, dice:

Cos’è la letargia? Uno stato inservibile della mente classificato come un derivato dell’illusione; lavora per assistere tutte le afflizioni radice e le afflizioni secondarie.

Perciò, questo derivato dell’illusione è la pesantezza e l’inservibilità di corpo e mente. L’Auto-commentario al Tesoro della Conoscenza (Abhidharma-kosa-bhasya), di Vasubandhu, dice:120 [516]

Cos’è la letargia? La pesantezza del corpo e la pesantezza della mente che sono l’inservibilità del corpo e l’inservibilità della mente.

Mollezza significa che il modo in cui la tua mente afferra l’oggetto di meditazione è fiacco ed essa non afferra l’oggetto con molta vividezza o fermezza. Perciò, anche se è limpido, se il modo in cui la tua mente afferra l’oggetto non è molto vivido, allora si è insinuata la mollezza. Il secondo Stadi della Meditazione, di Kamalasila, afferma:

Quando la tua mente non vede l’oggetto in modo vivido, come una persona nata cieca, o una persona che entra in un luogo buio, o come quando si hanno gli occhi chiusi , allora riconosci che la tua mente è diventata lassa (molle).

Non ho visto negli altri testi classici una presentazione chiara della definizione della mollezza.

La mollezza può essere virtuosa o eticamente neutra, mentre la letargia è o un’ostruzione non-virtuosa o un’ostruzione mentale eticamente neutra, ed è invariabilmente un derivato dell’illusione. Inoltre, i testi classici dicono che per disperdere la mollezza devi portare alla mente oggetti piacevoli come il corpo del Buddha, o meditare sulla luce così da stimolare la tua mente. Perciò devi impedire che l’oggetto appaia in modo non chiaro, come se l’oscurità stesse discendendo sulla tua mente, {60} e devi porre fine alla qualità di un’attenzione che è diventata flaccida. Hai bisogno sia di un chiaro oggetto di meditazione che di afferrare l’oggetto saldamente. Non sono sufficienti né un chiaro oggetto di meditazione da solo né la sola trasparenza del soggetto.

È facile riconoscere l’eccitazione, ma la mollezza è difficile da individuare, dal momento che non è identificata con chiarezza negli autorevoli testi classici. È anche molto importante perché in questo caso è un punto di rilievo dei fraintendimenti a proposito della concentrazione impeccabile. Perciò dovresti sperimentare la mollezza con consapevolezza esigente e su quella base esaminarla bene e identificarla in accordo con Stadi della Meditazione, di Kamalasila. [517]

(2’)) Il metodo per sviluppare la vigilanza che riconosce la mollezza e l’eccitazione

Non è sufficiente avere solo la comprensione della mollezza e dell’eccitazione; devi essere in grado di sviluppare la vigilanza che rileva accuratamente se mollezza ed eccitazione sono presenti durante la meditazione. Inoltre, sviluppando gradualmente una potente vigilanza, non solo devi sviluppare la vigilanza che riconosce mollezza ed eccitazione appena si presentano, ma devi anche sviluppare una vigilanza che le riconosce quando sono sul punto di manifestarsi, prima che esse siano effettivamente sorte. Questo è dimostrato dalle affermazioni (contenute) nei due ultimi Stadi della Meditazione, di Kamalasila:

Se vedi che la tua mente diventa lassa (molle), o che rischia la mollezza … E

Tu vedi che la tua mente si eccita o rischia di eccitarsi.

Finché non sviluppi una vigilanza del genere, non puoi concludere fiduciosamente di aver ottenuto la meditazione impeccabile, libera da mollezza ed eccitazione, durante un dato periodo di tempo. Questo perché, non avendo sviluppato una potente vigilanza, non puoi essere sicuro che la mollezza (lassezza) e l’eccitazione siano intervenute o no. Analogamente, in un passaggio che comincia: “C’è riconoscimento di mollezza ed eccitazione…”, il (testo) Separazione del Mezzo dagli Estremi Madhyanta-vibhaga di Maitreya, dice che occorre la vigilanza per riconoscere la mollezza e l’eccitazione. Di conseguenza, se non hai sviluppato una vigilanza tale da precludere ogni incapacità di riconoscere la presenza di mollezza o eccitazione, allora anche se cerchi di meditare per un lungo periodo, passerai il tempo sotto la sottile influenza di mollezza ed eccitazione, senza riuscire a coglierle quando si presentano.

{61} Domanda: Come sviluppi la vigilanza?

Risposta: La sua causa più importante è il processo del mantenere l’attenzione consapevole che ho spiegato sopra. Se riesci a sviluppare un’attenzione consapevole continuativa, sarai in grado di evitare di dimenticare l’oggetto di meditazione e di distrarti. Di conseguenza, dato che questo impedisce di continuare a non cogliere la presenza di mollezza ed eccitazione, potrai facilmente riconoscerle. Ciò sarà perfettamente evidente se esamini nei termini della tua stessa esperienza quanto tempo occorra per riconoscere lassezza ed eccitazione quando l’attenzione consapevole è indebolita e con quale velocità le riconosci quando non è pregiudicata. Avendo presente questo, Impegnarsi nelle Attività del Bodhisattva, di http://www.sangye.it/altro/?cat=15 Shantideva, afferma:125 [518]

Quando l’attenzione consapevole sta
Alla porta della tua mente per sua protezione,

Allora apparirà la vigilanza.

E Spiegazione della “Separazione del Mezzo dagli Estremi,” Madhyanta-vibhaga-tika di Sthiramati, afferma:

L’affermazione “C’è riconoscimento di mollezza ed eccitazione da parte della vigilanza se l’attenzione vigile non scade”, indica che l’attenzione vigile, quando è completamente presente, è accompagnata dalla vigilanza. Ecco perché dice “se l’attenzione vigile non scade…”

La seguente causa di vigilanza caratterizza il modo di mantenere la vigilanza. Focalizza la tua mente su un’immagine visualizzata del corpo di una divinità, ecc., o metti a fuoco un aspetto soggettivo come la qualità dell’esperienza che è semplicemente luminosa e consapevole. Quindi, mentre stai attento come spiegato sopra, mantieni l’attenzione sull’oggetto controllando nel frattempo se sta disperdendosi altrove. Sappi che questo è cruciale per il mantenimento della vigilanza. Come dice Impegnarsi nelle Attività del Bodhisattva, di Santideva:

Esaminare ripetutamente
Gli stati del corpo e della mente:
Proprio questo, in breve,
È il significato di “preservare la vigilanza”.

Con questo metodo, dunque, sviluppi la vigilanza che nota la mollezza e l’eccitazione quando sono sul punto di sorgere, mentre col metodo per mantenere l’attenzione consapevole previeni l’oblio, in cui l’attenzione viene distratta e scivola via. Devi, perciò, distinguere debitamente questi due. Altrimenti, se pratichi come si fa al giorno d’oggi, combinando tutte queste consapevolezze senza comprendere {62} le distinzioni tra di esse, temo che la concentrazione risultante da una causa pasticciata sarà anch’essa pasticciata. Perciò è veramente importante fare un’analisi molto precisa di questo in conformità con ciascuno dei maggiori testi autorevoli, e quindi determinarlo nella pratica. Non riporre le tue speranze in una debole determinazione, perché il Compendio delle Perfezioni, di Aryasura, dice:

Usando solo la gioiosa perseveranza, finirai per sfinirti.
Se pratichi con l’aiuto della saggezza, raggiungerai la grande meta. [
519]

(b’)) Usare il rimedio all’incapacità di tentare di eliminarle anche quando siano riconosciute

Come spiegato sopra, sviluppi l’attenzione consapevole e la vigilanza veramente potenti tramite l’uso appropriato dei metodi per mantenere l’attenzione consapevole e la vigilanza. La vigilanza è allora in grado di notare anche (stati) veramente sottili di mollezza ed eccitazione, perciò non c’è alcun problema a individuare il presentarsi di essi. Tuttavia, quando non fai lo sforzo di bloccare sul nascere questi due, la tua compiacenza o l’incapacità di applicarti costituisce un problema estremamente serio per la tua concentrazione. Questo perché, se pratichi a questo modo, la tua mente formerà delle cattive abitudini e sarà allora estremamente difficile sviluppare una concentrazione libera da mollezza ed eccitazione. Perciò, per rimediare all’incapacità di applicarti alla loro eliminazione, coltiva l’intenzione chiamata applicazione o sforzo.

Questa sezione ha due parti: (1) l’intenzione e il modo in cui essa blocca la mollezza e l’eccitazione, e (2) le cause sottostanti alla mollezza e all’eccitazione.

(1’)) L’intenzione e il modo di interdire la mollezza e l’eccitazione Il Compendio della Conoscenza, di Asanga, dice:

Cos’è l’intenzione? È l’attività mentale di applicare la mente, avente la funzione di richiamare la mente alla virtù, alla non-virtù o a ciò che è eticamente neutro.

Questo è il modo di intenderla. Per esempio, la limatura di ferro è costretta a muoversi sotto l’influenza di un magnete. Similmente, il processo mentale dell’intenzione muove e stimola la mente verso la virtù, la non virtù o ciò che è eticamente neutro. Perciò, qui ci si riferisce a un’intenzione che applica la mente all’eliminazione della mollezza e dell’eccitazione quando si presenta una di queste.

Domanda: Dopo aver stimolato la tua mente ad eliminare la mollezza e l’eccitazione, come fai a bloccarle?

{63}Risposta: La mollezza mentale comporta il ritrarsi veramente eccessivo all’interno, che conduce allo scivolamento nel modo di afferrare l’oggetto di meditazione; perciò dovresti dirigere la tua mente verso cose dilettevoli, che fanno in modo che si espanda verso l’esterno. [520] Dovrebbe essere qualcosa come una bellissima immagine del Buddha, non qualcosa di piacevole che fa sorgere le afflizioni. Oppure (dovresti) portare alla mente un’immagine di luce, come la luce del sole. Quando questo rimuove la mollezza, dai immediatamente una stretta al modo in cui afferri l’oggetto e mantienilo in meditazione. Come spiega il primo Stadi della Meditazione, di Kamalasila:

Come? Quando sei vinto dalla letargia e dalla sonnolenza, quando c’è una mancanza di chiarezza nell’afferrare l’oggetto di meditazione e la tua mente è diventata lassa, medita allora sull’idea di luce, oppure porta alla mente le cose più gradevoli, come le qualità del Buddha. Disperdi la mollezza in questo modo e resta attaccato con fermezza all’oggetto di meditazione.

In questa situazione, non meditare su un oggetto che disillude, perché la disillusione fa sì che la tua mente si ritragga all’interno.

Quando espandi la tua mente usando la saggezza che discerne per analizzare un oggetto di tua scelta, anche questo arresta la mollezza. Il Compendio delle Perfezioni, di Aryasura, dice:

Quando (è) fiacca, la tua mente viene stimolata ed ispirata
In virtù dell’energia dello sforzo (richiesto) per la visione profonda.

Perciò, la mollezza, o la fiacchezza, è come segue. Lo stato della mente descritto dai due termini è chiamato “mollezza” perché c’è un calo nel modo di afferrare l’oggetto di meditazione. È chiamato “fiacchezza” perché c’è un eccessivo ritrarsi all’interno. Lo si contrasta stimolando il modo di afferrare l’oggetto e rendendo vasto l’oggetto di meditazione, per espandere la mente. Il Cuore della Via di Mezzo Madhyamaka-hrdaya-karika di Bhavaviveka, afferma:
Nel caso della mollezza, espandi la tua mente

Meditando su un oggetto vasto.

E:

Inoltre, nel caso della fiacchezza, ispira te stesso

Osservando i benefici della perseveranza gioiosa.

Anche il Compendio degli Addestramenti (Siksa-samuccaya) afferma:

Se la tua mente diventa fiacca, ispira te stesso coltivando il diletto.”

I grandi eruditi e gli adepti concordano su questa materia.

Perciò, ecco qui il più importante rimedio per bloccare la mollezza: Quando rifletti sulle buone qualità di cose come i Tre Gioielli, {64} i benefici della mente dell’illuminazione e il grande significato dell’ottenere opportunità, questo dovrebbe avere un effetto rinforzante sulla tua mente, proprio come l’acqua fredda buttata in faccia a una persona che dorme. [521] Ciò dipende dall’aver avuto esperienza della meditazione analitica che discerne su questi benèfici argomenti.

Se coltivi un rimedio all’abitudine delle cause sottostanti la mollezza, ossia la letargia, la sonnolenza e qualcosa che induce queste due, in cui la tua mente assume un aspetto buio, allora non sorgerà la mollezza che risulta da queste cause; oppure, se è sorta, si bloccherà. Riguardo a ciò, il (testo) Livelli dello Sravaka, di Asanga, suggerisce attività come andare a camminare, tenere in mente un’immagine di luminosità e familiarizzare con essa ripetutamente, perseguire uno qualsiasi dei sei ricordi: il Buddha, l’insegnamento, la comunità, la disciplina etica, la generosità e le deità, stimolare la mente per mezzo di altri oggetti ispiranti la meditazione, recitare oralmente le tecniche che discutono i difetti della letargia e della sonnolenza, guardare in diverse direzioni, nonché la luna e le stelle, lavarsi la faccia con acqua.

Inoltre, se la mollezza è minima e non capita frequentemente, tieni saldo il tuo afferrare l’oggetto e continua a meditare; ma se la mollezza è consistente e si pre- senta a ripetizione, sospendi la coltivazione della concentrazione, rimuovi la mollezza usando uno qualsiasi di quei rimedi e quindi riprendi la meditazione.

Sia che il tuo oggetto di meditazione implichi il dirigere la mente verso l’interno o verso l’esterno, se l’oggetto non è chiaro e un senso di oscurità leggera o consistente discende sulla tua mente, sarà allora difficile troncare la mollezza se continui a meditare senza eliminarla. Quindi, come rimedio a questo, medita ripetutamente sull’apparenza di luce. Livelli dello Sravaka, di Asanga, afferma:

Coltiva correttamente la serenità e la visione profonda (insight), con una mente brillante e radiante, una mente di chiara luce, libera da oscurità. Sulla via verso la serenità e la visione profonda, medita su un senso di luminosità in questo modo. [522] Se lo fai, anche se all’inizio il tuo interesse per l’oggetto di meditazione è ottuso e la luminosità si affievolisce, la causa e la condizione dell’esserti abituato a quella meditazione chiariranno il tuo interesse per l’oggetto di meditazione e condurranno a grande luminosità. Se all’inizio c’è chiarezza e grande luminosità, queste due diverranno più tardi ancora maggiori.

Perciò, dato che dice che si dovrebbe coltivare la luminosità anche quando l’oggetto di meditazione è chiaro fin dall’inizio, ciò è vero a maggior ragione quando chiaro non è. Livelli dello Sravaka, di Asanga, descrive anche come mantenere il segno di luminosità nella meditazione:

{65} Mantieni nella meditazione il segno della luminosità (derivante) dalla luce di una lampada ad olio, dalla luce di un falò, o dal globo del sole.

Medita sul segno di luminosità non solo mentre coltivi la concentrazione, ma anche in altre occasioni.

Nel caso dell’eccitazione, per via dell’attaccamento l’attenzione insegue oggetti come le forme e i suoni; perciò, in risposta a questo, porta alla mente cose disilludenti che fanno in modo che la tua attenzione sia ritratta all’interno. Appena questo calma l’eccitazione, porta la mente sul precedente oggetto di meditazione. Il primo Stadi della Meditazione, di Kamalasila, afferma:

Quando vedi che la tua mente si eccita occasionalmente nel ricordare una precedente eccitazione, un gioco e così via, calma l’eccitazione portando alla mente cose disilludenti, come l’impermanenza. Quindi sforzati di impegnare l’oggetto di meditazione senza che la tua mente venga coinvolta nell’attività.

E il Cuore della Via di Mezzo Madhyamaka-hrdaya-karika di Bhavaviveka, afferma:

Calma l’eccitazione portando alla mente

L’impermanenza e così via.

E:

Ritira la tua mente dalla distrazione notando

I difetti degli oggetti che distraggono.

Anche il Compendio degli Addestramenti Siksa-samuccaya di Santideva, afferma: Se si manifesta l’eccitazione, calmala portando alla mente l’impermanenza.” [523]

Così, se sorge un’eccitazione davvero forte o prolungata, è cruciale rilassare la meditazione per un attimo e coltivare un senso di disincanto, piuttosto che tentare di arrestare la mente e dirigerla di nuovo verso l’oggetto di meditazione ogni volta che si disperde. Per un’eccitazione non troppo accentuata, ripor- ta indietro l’attenzione divagante e fissala sull’oggetto di meditazione. Questo perché il Compendio delle Perfezioni, di Aryasura, afferma:

Quando la tua mente si eccita, blocca questo disturbo

Calmandola e stabilizzando la tua attenzione.

E i testi di Asanga sui livelli dicono che il passaggio del sutra: “focalizza la tua mente”, si riferisce al rimedio per l’eccitazione.

In senso generale si dice che, se la tua mente è eccitata, dovresti focalizzarla sull’oggetto di meditazione, mentre, se è lassa, dovresti pensare a un oggetto dilettevole. Il (testo) Livelli dello Sravaka, di Asanga, afferma:

Pertanto, una volta che la mente si è ritirata all’interno e tu noti che c’è mollezza o la minaccia di mollezza, mantieni e {66} rallegra la tua mente pensando a qualsiasi cosa ispirante. Questo è il mantenere la mente. Come disponi la tua mente? Mentre mantieni la mente, quando noti che essa è eccitata o che c’è la minaccia che lo diventi, ritirala indietro e ponila in calma stabilizzazione.

Quando è eccitata, non portare alla mente oggetti ispiranti e dilettevoli, perché questo causerà la distrazione della mente verso l’esterno.

(2’)) Le cause sottostanti alla mollezza e all’eccitazione

Il (testo) Livelli degli Atti Yogici Yoga-carya-bhumi di Asanga, afferma:

Quali sono i segni della mollezza? Non controllare le facoltà sensoriali; non mangiare con moderazione; non fare uno sforzo per praticare invece di dormire durante la prima e l’ultima parte della notte; abituale mancanza di vigilanza; comportamento illuso; dormire eccessivamente; non essere abile; essere pigro nelle proprie aspirazioni, nella perseveranza gioiosa, nell’intenzione e nell’analisi; dare solo un’attenzione parziale alla serenità senza abituarti ad essa e affinarla pienamente; lasciare che la mente stia in (uno stato) simile al buio; e non provare diletto nel focalizzarsi sull’oggetto di meditazione. [524]

Qui “segni di mollezza” deve essere inteso come cause della mollezza. La parola “pigro” si applica alla perseveranza gioiosa, all’intenzione, all’analisi e anche alle aspirazioni. Lo stesso testo afferma anche:

Quali sono i segni dell’eccitazione? I primi quattro punti elencati sopra per i segni della mollezza: non controllare le facoltà sensoriali, ecc.; comportarsi con attaccamento; avere un modo di fare inquieto; mancare del senso di disincanto; non essere abile; avere un grande senso di aggrapparsi nelle aspirazioni, ecc.; non riuscire ad abituarsi alla perseveranza gioiosa; meditare in un modo sbilanciato senza affinare l’abilità di afferrare l’oggetto di meditazione; essere distratto da ogni tipo di impulsi eccitanti, come i pensieri riguardanti i parenti.

I “segni di eccitazione” sono le cause dell’eccitazione. “Grande aggrapparsi” è una presa mentale eccessiva su un oggetto piacevole. “Aspirazione, etc.” si riferisce ai quattro punti [aspirazione, perseveranza gioiosa, intenzione e analisi] spiegati in precedenza.

Pertanto, le quattro pratiche di cui la prima è il controllo delle facoltà sensoriali, che sono state discusse in precedenza nella sezione sulla pratica tra le sessioni di meditazione, sono importanti per inibire la mollezza e l’eccitazione. (Le quattro sono: controllare le facoltà sensoriali, agire con vigilanza, dieta appropriata e, da ultimo, come praticare con diligenza senza dormire e come agire appropriatamente al momento del sonno.) Per di più, se riconosci quelle cause e cerchi di inibirle, questo ovviamente è molto utile per interrompere {67} la mollezza e l’eccitazione. Perciò, usa la vigilanza per rilevare perfino la mollezza e l’eccitazione sottili. Dovresti bloccarle in ogni modo possibile, non tollerandone alcuna forma. Il (testo) Separazione del Mezzo dagli Estremi, di Maitreya, dice che il non riuscire a fare questo è un difetto di concentrazione chiamato “non-applicazione”. [525]

Alcuni potrebbero gradualmente omettere (questa vigilanza) pensando: “Un’eccitazione e una distrazione minima persistono anche se le taglio fuori all’inizio, perciò non le taglierò.” Oppure, se la mollezza e l’eccitazione non sono forti e non persistono per periodi lunghi, potrebbero pensare: “Dato che sono deboli e di breve durata, non accumulo ostruzioni karmiche; perciò non ho bisogno di tagliarle fuori.” Quelli che pensano in questo modo e non si applicano all’eliminazione di questi ostacoli, non conoscono il modo giusto di conseguire la concentrazione, e tuttavia pretendono di farlo. Essi ingannano coloro che aspirano alla concentrazione, perché il loro approccio li colloca fuori dalla tradizione dei metodi per conseguire la concentrazione indicati da maestri quali il venerabile Maitreya.

Inoltre, nei termini di contrastare la mollezza e l’eccitazione, all’inizio sarai spessissimo interrotto dall’eccitazione e dalla distrazione; perciò lotta per eliminarle. Se, lavorando su questo, arresti l’eccitazione e la distrazione grossolane, otterrai allora un po’ di stabilità; a questo punto, fai uno sforzo per proteggerti dalla mollezza. Se stai in guardia contro la mollezza con elevata consapevolezza, allora l’eccitazione, più sottile di prima, potrebbe nuovamente interrompere la tua stabilità. Perciò, lotta per eliminare questo; se lo blocchi, la stabilità crescerà. Poi sorgerà di nuovo la mollezza, perciò tenta di eliminarla.

Per riassumere, sottrai la tua mente alla divagazione e all’eccitazione, fissandola all’interno sull’oggetto di meditazione e cerca la stabilità. Ogni volta che si presenta la stabilità, prendi grandi precauzioni contro la mollezza e genera una vivida intensità. Conseguirai la concentrazione impeccabile alternando queste due. Non ti aspettare di conseguire la stabilità per mezzo della mera limpidità, che manca della vividezza che va di pari passo col modo intenso di apprendere l’oggetto.

(2)) Cosa fare quando mollezza ed eccitazione sono assenti

Continuando a meditare dopo aver eliminato anche la mollezza e l’eccitazione sottili, come spiegato sopra, la tua mente entrerà in uno stato di equilibrio che è libero dagli sbilanciamenti della mollezza o dell’eccitazione. [526] A questo punto, è un difetto della concentrazione applicarti o sforzarti, perciò coltiva l’equanimità come rimedio a questo. Il secondo Stadi della Meditazione, di Kamalasila, dice:

Quando mollezza ed eccitazione se ne sono andate e vedi che la tua attenzione resta con calma sull’oggetto di meditazione, rilassa {68} lo sforzo e dimora nell’equanimità; quindi resta in questo modo fin quando ti piace.

Domanda: Come può essere che applicarsi o fare uno sforzo diventi un problema? Risposta: Attraverso la meditazione, rivolgendo l’attenzione all’interno quando la mente è eccitata, e stimolando la mente quando è lassa, ottieni la certezza che mollezza ed eccitazione non si presenteranno durante ogni sessione adeguata di meditazione. A questo punto sei ancora estremamente attento alla mollezza e all’eccitazione, proprio come in principio. Il problema è mantenere questo. La tua mente si distrarrà, perciò in quel momento devi saperti rilassare, come affermato nel secondo e nel terzo Stadi della Meditazione, di Kamalasila: Se ti sforzi quando la mente è entrata in uno stato di equilibrio, allora la tua mente si distrarrà.” Questo implica rilassare lo sforzo, ma non sacrificare l’intensità del modo in cui apprendi il tuo oggetto.
Pertanto, questa coltivazione dell’equanimità non deve essere fatta ogni volta che mollezza ed eccitazione sono assenti, ma quando hai ridotto la loro forza, perché quando non fai così non c’è equanimità.

Domanda: Che sorta di equanimità è questa?

Risposta: In generale, si insegnano tre tipi di equanimità (Nel contesto della serenità, il termine btang snyoms è reso con “equanimità”, ma nel contesto della sensazione e dei quattro incommensurabili è tradotto come “imparzialità”. I quattro incommensurabili sono: amore incom-mensurabile, compassione incommensurabile, gioia incommensurabile piena di simpatia e imparzialità incom-mensurabile.): (1) il sentimento di imparzialità, (2) l’imparzialità che è una dei quattro incommensurabili, e (3) l’equanimità rispetto all’applicazione. In questo caso è l’equanimità rispetto all’applicazione. La sua natura deve essere intesa secondo questo passaggio tratto da Livelli dello Sravaka, di Asanga:150 [527]

Cos’è l’equanimità? Quando la tua mente presta attenzione agli oggetti di meditazione associati alla serenità e alla visione profonda (insight), si focalizza con un assetto (sistemazione) calmo, un impegno mentale spontaneo, un senso di benessere mentale, un funzionamento mentale privo di sforzo dopo essere diventata utilizzabile e con un equilibrio mentale libero da afflizioni.

Quando consegui tale equanimità, in quelle occasioni in cui mollezza ed eccitazione sono assenti mentre coltivi la concentrazione, stai con essa e lascia che la tua mente riposi senza esercitare uno sforzo intenso. I segni di questo tipo di attenzione sono descritti nello stesso testo:

Cosa sono i segni dell’equanimità? L’oggetto di meditazione pone la tua mente nell’equanimità; la mente non trabocca di eccessiva perseveranza gioiosa rispetto all’oggetto di meditazione.

In quel testo è anche spiegato il tempo per coltivare l’equanimità:

{69} Quando è il momento per l’equanimità? In termini di serenità e visione profonda, quando la tua mente è libera da mollezza ed eccitazione.

Le spiegazioni di cui sopra riguardo al metodo per sviluppare la concentrazione impeccabile concordano con gli insegnamenti del venerabile Maitreya contenuti in Separazione del Mezzo dagli Estremi:

Stando con quella gioiosa perseveranza,
La mente diventa utilizzabile e tu raggiungi tutte le mete.
Questo avviene come risultato dell’eliminazione dei cinque difetti
E dell’affidarsi agli otto antidoti.
I cinque difetti sono: pigrizia,
Dimenticare le istruzioni, mollezza ed eccitazione,
Non-applicazione e applicazione.
Gli otto antidoti sono: la base [il desiderio ardente], quello basato su di essa [sforzo],
La causa [fiducia], l’effetto [flessibilità],

Non dimenticare l’oggetto della meditazione,

Riconoscere la mollezza e l’eccitazione,
L’applicarsi ad eliminarle,
E lo stabilizzare la mente quando sono state dominate.

In questi versi, “stando con quella …” si riferisce al protrarre l’energia della gioiosa perseveranza con lo scopo di eliminare le condizioni sfavorevoli. Con ciò sorge una concentrazione in cui la mente è utilizzabile. Inoltre, dato che questo è il fondamento o la base dei poteri supernormali che conseguono tutte le mete, conoscenza superiore e così via, tu raggiungi tutti gli obiettivi.

Cosa si fa per sviluppare tale concentrazione? [528] Si sviluppa come risultato dell’uso degli otto antidoti al fine di eliminare i cinque difetti. Questi sono i cinque difetti: al momento della preparazione, la pigrizia è un difetto, perché non ti applichi alla concentrazione. Quando stai lavorando sulla concentrazione, il dimenticare le istruzioni è un difetto, perché quando dimentichi l’oggetto per meditare sul quale avevi ricevuto istruzioni, la tua mente non è posta in equilibrio sull’oggetto di meditazione. Quando è posta in equilibrio meditativo, la mollezza e l’eccitazione sono difetti, perché rendono inservibile la tua mente. Quando sopraggiungono mollezza ed eccitazione, la mancanza di sforzo [non applicazione] è un difetto perché non domina queste due. Quando mollezza ed eccitazione sono assenti, il difetto è l’intenzione di applicazione. I tre Stadi della Meditazione, di Kamalasila, indicano che ci sono cinque difetti nel caso che mollezza ed eccitazione siano trattati sotto un’unica (voce), sei se sono elencati separatamente.

{70} Fra i rimedi per questi difetti, gli otto antidoti, ce ne sono quattro per la pigrizia: fiducia, desiderio intenso, sforzo e flessibilità. Poi i rimedi per la dimenticanza, la mollezza e l’eccitazione, la non applicazione e l’applicazione, sono rispettivamente: l’attenzione consapevole, la vigilanza che riconosce la mollezza e l’eccitazione, l’intenzione di applicarsi e l’equanimità stabilita con calma. Ho spiegato ampiamente questi sopra.

Queste sono le istruzioni eccellenti per conseguire la concentrazione. Sono esposte nei tre Stadi della Meditazione, del grande maestro Kamalasila, così come in molte esposizioni sul conseguimento della concentrazione ad opera di altri grandi eruditi indiani. Sono spiegate anche nella discussione sul conseguimento della serenità nel commentario di Atisha sul suo Lampada per il Sentiero dell’Illuminazione. I primi guru degli stadi del sentiero hanno dato un’idea sommaria su questi punti, tuttavia coloro che desideravano coltivare la stabilizzazione meditativa non hanno compreso come procedere. Perciò io ho esposto questo esaurientemente.

Un tema comune a tutte le istruzioni personali su questa pratica è che attenzio- ne consapevole e vigilanza rimuovono la mollezza e l’eccitazione. [529] Perciò non pensare: “Questo è un insegnamento particolare del veicolo dei dialettici o Veicolo delle Perfezioni, ma non è necessario nel veicolo del mantra”, perché è comune anche al veicolo del mantra, dal momento che viene sostenuto pure nella classe del più alto tantra yoga. Il secondo capitolo della prima sezione del glorioso Tantra dell’Integrazione Samputi-nama-maha-tantra afferma:

La concentrazione del desiderio ardente, il fondamento delle abilità supernormali associato all’applicazione riparatrice, è basata sulla solitudine; è basata sulla libertà dall’attaccamento; ed è basata sulla cessazione. C’è radicale trasformazione per mezzo della corretta eliminazione. Con questo desiderio ardente mediti senza essere fiacco o esaltato…

Esso (capitolo) descrive anche le tre concentrazioni dell’entusiasmo, dell’analisi e della mente allo stesso modo. La concentrazione utilizzabile, come spiegato sopra, è la base per il conseguimento di qualità come le abilità supernormali. Perciò, dal momento che è una base, è chiamata il fondamento delle abilità supernormali. I testi come Spiegazione della “Separazione del Mezzo dagli Estremi” spiegano che ci sono quattro grandi strade per realizzare questa: (1) conseguirla tramite un fiero desiderio ardente, (2) conseguirla tramite una prolungata perseveranza gioiosa, (3) conseguire la concentrazione tramite l’esame discriminante dell’oggetto di meditazione, questi primi tre sono chiamati rispettivamente: concentrazione del desiderio ardente, concentrazione entusiastica e {71} concentrazione analitica e (4) conseguire l’unidirezionalità della mente basata sul fatto di avere nella propria mente i semi della concentrazione precedente; questa è chiamata concentrazione mentale. “Molto fiacca” si riferisce al rilassamento eccessivo e “molto esaltata” si riferisce all’eccessiva tensione. Il punto è che dovresti sostenere una meditazione libera da questi due.

Capitolo 5 Conseguire la serenità {73}

((2’’) Gli stadi di sviluppo degli stati mentali
(a)) I reali stadi di sviluppo degli stati mentali
(b)) Il processo del conseguirli con le sei forze
(c)) Come le quattro attenzioni sono coinvolte in questo (processo)

(c’) La misura del successo nella coltivazione della serenità
(1’) Presentazione della linea di confine tra il conseguire e il non conseguire la serenità meditativa
(a’’) Presentazione del significato effettivo
(b’’) I marchi identificativi associati all’attenzione e l’eliminazione dei dubbi
((2’’)
Gli stadi di sviluppo degli stati mentali

In questa sezione ci sono tre parti:

1. I reali stadi di sviluppo degli stati mentali.
2. Il processo del conseguirli con le sei forze.
3. Come le quattro attenzioni sono coinvolte in questo (processo).

(a)) I reali stadi di sviluppo degli stati mentali

Questi sono i nove stati mentali:
1.
Applicare la mente [530] : Questo comporta ritirare completamente l’attenzione da tutti gli oggetti esterni e dirigerla all’interno, verso l’oggetto di meditazione. L’Ornamento dei Sutra Mahayana di Maitreya afferma: Dopo aver diretto la tua attenzione verso l’oggetto di meditazione….”.

2. Applicazione continua: {74} La tua attenzione, che inizialmente era diretta all’oggetto di meditazione, non vaga altrove, ma è posta con continuità sull’oggetto di meditazione. L’Ornamento dei Sutra Mahayana (dice): “La sua continuità non è distolta”.

3. Applicazione rattoppata: Se la tua attenzione è trascinata via dalla dimenticanza e distratta da cose esterne, riconosci questo e fissala di nuovo sull’oggetto di meditazione. L’Ornamento dei Sutra Mahayana (dice): “Riconoscere velocemente la distrazione, è ancora mettere una toppa”.

4. Applicazione salda: Il primo Stadi della Meditazione di Kamalasila commenta che col precedente stato mentale riconosci la distrazione e la elimini; con questo stato mentale hai eliminato la distrazione e, con lo sforzo, poni l’attenzione sull’oggetto di meditazione. Istruzioni per la Perfezione della Saggezza di Ratnakarasanti afferma che la tua attenzione, che per natura è espansiva, viene ripetutamente ritirata in dentro e raffinata, determinando una stabilità sempre maggiore Prajnaparamitopadesa. Ciò concorda con l’affermazione [dall’Ornamento dei Sutra Mahayana]: “I saggi ritraggono la loro attenzione verso l’interno a livelli sempre maggiori”. Il Livelli dello Sravaka di Asanga spiega che per prima viene applicata la consapevolezza e l’attenzione non devia verso l’esterno. Come la forza dell’attenzione consapevole si sviluppa, la dimenticanza non crea distrazione verso l’esterno.

5. Dominio: Riflettendo sui vantaggi della concentrazione, provi diletto nel concentrarti. L’Ornamento dei Sutra Mahayana (dice): “Allora, dato che ne vedi i vantaggi, la tua mente viene domata nella concentrazione”. Il Livelli dello Sravaka commenta che, se la mente è distratta dai segni di uno qualsiasi dei cinque oggetti sensoriali, della forma visibile e così via, dei tre veleni mentali [attaccamento, ostilità e ignoranza], o di un uomo o una donna, consideri questi dieci segni come svantaggiosi dall’inizio e non permetti che distolgano la tua mente.

6. Pacificazione: Considerando la distrazione come un difetto, respingi qualsiasi avversione per la concentrazione. L’Ornamento dei Sutra Mahayana (dice): “Poiché vedi i difetti della distrazione, respingi l’avversione per la meditazione”. [531] Il Livelli dello Sravaka asserisce che se l’attenzione è disturbata da pensieri come quelli riguardanti gli oggetti dei sensi e da afflizioni secondarie, come le ostruzioni che coinvolgono l’attrazione verso il sensoriale, tu li consideri svantaggiosi fin dall’inizio e non permetti che la tua attenzione sia trascinata verso pensieri e afflizioni secondarie.

7. Completa pacificazione: Questo comporta la soddisfacente pacificazione del manifestarsi di attaccamento, malinconia, letargia, sonnolenza, etc. L’Ornamento dei Sutra Mahayana (dice): “Appena sorgono attaccamento, malinconia, ecc., questi vengono pacificati”. Il Livelli dello Sravaka dice che, se {75} i pensieri e le afflizioni secondarie menzionate prima sorgono come risultato della dimenticanza, tu non cedi a tutto ciò che appare, ma li elimini.

8. Attenzione su un solo punto: Questo comporta l’applicare lo sforzo al fine di impegnare l’oggetto di meditazione senza sforzo. L’Ornamento dei Sutra Mahayana (dice): “Quindi, chi è dotato di controllo ed entusiasmo applica i rimedi agli ostacoli alla propria mente e consegue in modo naturale il nono stato mentale”. Questo deve essere compreso tramite l’affermazione del Livelli dello Sravaka: “Per mezzo dell’applicazione non hai ostacoli e, dal momento che stabilisci un flusso continuo di concentrazione, crei un singolo canale”. Un altro termine applicato all’ottavo stato mentale è “canalizzazione unica” il cui significato si comprende facilmente.

9. Applicazione bilanciata: Secondo gli Stadi della Meditazione di Kamalasila, questo si riferisce all’equanimità che si manifesta quando la mente diventa bilanciata; Istruzioni per la Perfezione della Saggezza di Ratnakarasanti dice che questo si riferisce all’attenzione spontanea, naturale e al raggiungimento dell’indipendenza come risultato della familiarità con la canalizzazione unica. Prajnaparamitopadesa L’Ornamento dei Sutra Mahayana afferma: “In virtù della familiarità con quello, c’è la non-applicazione”. Il Livelli dello Sravaka dice che la mente è “concentrata”, e il significato di questo è chiaramente esposto nello stesso testo:

In conseguenza della dedizione, del familiarizzare e della pratica frequente, raggiungi il sentiero dell’attenzione spontanea e di quella naturale. [532] Senza applicazione e con spontaneità, la tua mente entra in un flusso di concentrazione priva di distrazione. In questo modo è concentrata.

I nomi degli stati mentali del nono (livello) concordano con le linee del primo Stadi della Meditazione di Kamalasila. Questo sentiero della serenità meditativa è spiegato nei sutra della Perfezione della Saggezza e così via…”.

(b)) Il processo del conseguirli con le sei forze

Ci sono sei forze: la forza dell’ascolto, la forza della riflessione, la forza dell’attenzione consapevole, la forza della vigilanza, la forza dell’entusiasmo e la forza della completa conoscenza. Il metodo per realizzare gli stati mentali con queste forze è il seguente:

1. Con la forza dell’ascolto, consegui l’applicazione mentale. La ragione di questo è che, per il fatto di seguire le istruzioni che hai puramente udito da qualcun altro riguardo al focalizzarsi sull’oggetto di meditazione, all’inizio tu fissi semplicemente l’attenzione sull’oggetto; ma non si tratta di familiarità imputabile alla tua ripetuta riflessione. {76}

2. Con la forza della riflessione, consegui lo stato mentale dell’applicazione continua; questo perché, in conseguenza della pratica del riflettere ripetutamente sulla continuazione dell’atto iniziale del fissare l’attenzione sull’oggetto di meditazione, per la prima volta consegui l’abilità di mantenere una limitata continuità.

3. Con la forza dell’attenzione consapevole, tu realizzi gli stati mentali del- l’applicazione rattoppata e dell’applicazione salda; questo perché, nel caso dell’applicazione rattoppata, quando la tua attenzione è distolta dall’oggetto di meditazione, tu sei consapevole del precedente oggetto di meditazione e la tua attenzione è riportata indietro; nel caso dell’applicazione salda, generi dall’ini- zio il potere dell’attenzione consapevole e questo impedisce che l’attenzione sia distolta dall’oggetto di meditazione.

4. Con la forza della vigilanza, consegui gli stati mentali del dominio e della pacificazione; questo perché con la vigilanza riconosci i difetti del disperderti verso pensieri e segni delle afflizioni secondarie e, considerandoli come difetti, non permetti che intervenga la dispersione verso questi due. [533]

5. Con la forza dell’entusiasmo, tu realizzi gli stati mentali della completa pacificazione e dell’attenzione rivolta a un solo punto; questo perché, sforzandoti di eliminare anche i pensieri sottili e le afflizioni secondarie, non soggiaci ad essi; e, facendo questo, la mollezza, l’eccitazione, ecc., sono inabilitati ad interferire con la tua concentrazione, e tu raggiungi la concentrazione continua.

6. Con la forza della conoscenza, tu realizzi lo stato mentale dell’ applicazione bilanciata; questo perché, per la forza della grande familiarità con quanto sopra, sviluppi la concentrazione naturale priva di sforzo.

Questi concordano esattamente con quanto significato dal Livelli dello Sravaka di Asanga; perciò, benché ci siano spiegazioni alternative, non riporre fiducia in esse.

Il conseguimento del nono stato mentale può essere compreso nei termini di un’analogia: nel caso di coloro che hanno estrema familiarità con la recitazione delle scritture e così via, se sorge la motivazione iniziale di recitare ed essi cominciano, anche se occasionalmente la loro mente distraendosi se ne va altrove, la recitazione continua senza sforzo, senza interruzione. In modo analogo, una volta che la tua mente viene fissata con consapevolezza sull’oggetto di meditazione, anche se non coltivi continuamente l’attenzione consapevole e la vigilanza, la tua concentrazione è in grado di focalizzarsi continuamente, per lunghi periodi di tempo, senza essere interrotta da dispersione. Dal momento che non c’è bisogno di sforzo per mantenere una flusso continuo di attenzione consapevole e vigilanza, si dice che questo (stato) è senza applicazione o sforzo.

{77} Affinché questo (stato) sorga, coltiva continuamente ed energicamente, in una fase precedente della pratica, l’attenzione consapevole e la vigilanza. Durante quella fase, è necessario produrre una concentrazione che possa esse- re sostenuta per tutta la durata delle sessioni lunghe di meditazione, senza essere disturbata da ostacoli come la mollezza e l’eccitazione. Questo è l’ottavo stato mentale. Questo e il nono stato sono simili in quanto non possono essere ostacolati da fattori come la mollezza e l’eccitazione, che sono incompatibili con la concentrazione. Tuttavia, in questo ottavo stato, devi ininterrottamente coltivare l’attenzione consapevole e la vigilanza; perciò si dice che esso è associato all’applicazione o sforzo. [534] Affinché questo sorga, devi bloccare anche mollezza ed eccitazione sottili, ecc., appena si presentano, senza sottostare ad esse; perciò è necessario il settimo stato mentale.

Affinché questo sorga, devi riconoscere che la distrazione dei pensieri e delle afflizioni secondarie è uno svantaggio e devi avere un’intensa vigilanza che sorvegli la tua attenzione così che non si disperda verso di essi. Perciò sono necessari il quinto e il sesto stato mentale, perché questi due vengono conseguiti con il rafforzarsi della vigilanza.

Inoltre, affinché sorgano questi stati mentali, devi avere l’attenzione consapevole che riporta velocemente alla mente l’oggetto di meditazione quando ti sei distratto da esso e l’attenzione consapevole che previene fin dall’inizio la distrazione dall’oggetto di meditazione. Così sono necessari il terzo e il quarto stato mentale, perché realizzi questi due con quei due tipi di attenzione consapevole.

Affinché questo avvenga, la tua attenzione deve essere innanzitutto fissata sull’oggetto di meditazione e devi avere assolutamente una continuità esente da distrazione nell’atto fissativo. Così i primi due stati mentali sorgono prima degli altri.

Perciò, riassumendo, segui prima di tutto le istruzioni personali che hai udito e metti in atto correttamente il metodo per applicare l’attenzione in modo bilanciato. Poi rifletti ripetutamente sul modo di applicare l’attenzione e, quando sei in grado di mettere insieme una modesta continuità, sostieni un flusso continuo di attenzione. Se poi la tua attenzione consapevole declina e ti distrai, riporta indietro velocemente la tua attenzione e prendi consapevolezza del fatto che hai dimenticato l’oggetto di meditazione. Quindi genera un’attenzione consapevole potente e produci la forza della consapevolezza che previene dall’inizio la distrazione dall’oggetto di meditazione. Compiendo un vigoroso atto di attenzione consapevole e vedendo i difetti della mollezza, dell’eccitazione, ecc., che distolgono l’attenzione dall’oggetto di meditazione, sviluppa intensa vigilanza per monitorare {78} la tua attenzione. Poi, quando sei distratto anche solo da una sottile dimenticanza, riconoscila immediatamente e bloccala di colpo; e dopo averla eliminata, genera il potere dello sforzo per prolungare il flusso dell’attenzione non interrotta da ostacoli. Una volta che è sorto, padroneggi la familiarità meditando con sforzo e realizzi il nono stato mentale in cui la concentrazione diventa senza sforzo. [535] Per- tanto, fin quando gli yoghi non raggiungono il nono stato mentale, devono esercitare lo sforzo per applicare le menti alla concentrazione; ma dopo aver raggiunto il nono stato mentale, anche se non fanno sforzi allo scopo di porre la mente in equilibrio meditativo, le loro menti si concentrano automaticamente.

Anche nel caso che questo nono stato mentale venga raggiunto, se la flessibilità non è conseguita, allora, come sarà spiegato in seguito, se non hai neppure raggiunto la serenità meditativa, tanto meno avrai raggiunto la visione profonda. Nondimeno, alcuni asseriscono che quando consegui quel tipo di concentrazione che è adornata da beatitudine, chiarezza e consapevolezza non discorsiva, tu hai prodotto una saggezza non discorsiva, sublime, che integra l’equilibrio meditativo e lo stato post-equilibrio. Inoltre, come sarà discusso in seguito, c’è una gran quantità di gente che confonde questo nono stato mentale descritto nel Livelli dello Sravaka di Asanga con la culminazione dello stadio di completamento del supremo Yoga tantra.

(c)) Come le quattro attenzioni sono coinvolte in questo (processo)

Il Livelli dello Sravaka afferma:

Rispetto a questi nove stati mentali, sappi che ci sono quattro tipi di attenzione: (1) fuoco (dell’attenzione) ben fermo, (2) fuoco (dell’attenzione) intermittente, (3) fuoco (dell’attenzione) ininterrotto e (4) fuoco (dell’attenzione) spontaneo. Ora, nei primi due stati mentali di applicazione della mente e di corretta applicazione della mente [ossia, l’applicazione continua] c’è l’attenzione del fuoco ben fermo. Nei cinque stati mentali successivi, dell’applicazione mentale ritratta [ossia, l’applicazione rattoppata], applicazione salda, dominio, pacificazione e completa pacificazione], c’è l’attenzione del fuoco (mentale) intermittente. Nell’ottavo stato mentale della canalizzazione unica [ossia, l’attenzione su un solo punto], c’è l’attenzione del fuoco ininterrotto. Nel nono stato della consapevolezza concentrata [ossia, l’applicazione bilanciata], c’è l’attenzione del fuoco senza sforzo [ossia, spontaneo].

Durante i primi due stati mentali, l’attenzione deve essere strenuamente salda, perciò questo è il fuoco (dell’attenzione) ben fermo. Poi, durante le fasi dei cinque successivi stati mentali, c’è l’interferenza di mollezza ed eccitazione e {79} sei inabilitato a tenere lunghe sessioni di meditazione; perciò, questo è il fuoco (dell’attenzione) intermittente. [536] Quindi, dal momento che nell’ottavo stato mentale sei in grado di sostenere lunghe sessioni di meditazione senza l’interferenza di mollezza ed eccitazione, c’è il fuoco (dell’attenzione) ininterrotto. Poi, dato che nel nono stato mentale non ci sono interruzioni e non c’è bisogno di sforzo continuo, applichi l’attenzione del fuoco senza sforzo.

Dubbio: In questo caso, durante i primi due stati mentali c’è il fuoco (del- l’attenzione) interrotto e durante i cinque stati mentali intermedi c’è bisogno di un fuoco (dell’attenzione) ben fermo; perciò, perché non si parla dell’attenzione del fuoco interrotto per i primi due e dell’attenzione del fuoco ben fermo per i cinque stati mentali intermedi?

Risposta: Nei primi due stati mentali ci sono occasioni in cui la tua mente è e non è concentrata, con periodi considerevolmente più lunghi nel secondo stato; mentre nei cinque stati intermedi la durata della concentrazione è molto più lunga; così la designazione di “interruzione della concentrazione” è usata per i secondi e non per i primi. Perciò, benché questi due gruppi di stati mentali siano simili nei termini di presenza del fuoco ben fermo, essi sono dissimili nei termini di presenza e assenza del fuoco interrotto; così i cinque stati mentali non sono inclusi nell’attenzione del fuoco ben saldo.

Pertanto, dopo esserti allenato nelle pratiche preliminari spiegate in precedenza, raggiungerai la serenità se coltiverai la perseveranza gioiosa continua per completare la concentrazione. Ma se sol dopo poche volte che fai questa pratica la accantoni di nuovo, si dice che non realizzerai la serenità. Così afferma il Compendio delle Perfezioni di Aryasura:

Con uno yoga costante
Sforzati di realizzare la stabilizzazione meditativa.
Se lasci andare ripetutamente,
Il fuoco non nascerà dallo sfregamento.
Similmente, non trascurare di sforzarti nel metodo dello yoga,

Fin quando non raggiungi uno stato speciale.

(c’) La misura del successo nella coltivazione della serenità

Qui ci sono tre sezioni:

  1. Presentazione della linea di demarcazione tra il conseguire e il non conseguire la serenità meditativa.

  2. Presentazione generale del modo di procedere lungo il sentiero sulla base della serenità meditativa [537] (Capitolo 6).

  3. Presentazione specifica del modo di procedere lungo il sentiero mondano (Capitolo 6).

{80} (1’) Presentazione della linea di confine tra il conseguire e il non conseguire la serenità meditativa.

Questo (punto) ha due sezioni: (1) presentazione del vero significato e (2) gli indicatori associati all’attenzione e l’eliminazione dei dubbi.

(a’’) Presentazione del significato effettivo

Dubbio: Una volta che hai compreso correttamente i mezzi per coltivare la concentrazione come è stato spiegato in precedenza e li hai poi applicati nella meditazione, sorge in sequenza il nono stato mentale; e nel nono stato mentale sei in grado di meditare per sessioni lunghe, libero da forme sottili di mollezza ed eccitazione. Dato che allora hai raggiunto una concentrazione che si focalizza spontaneamente senza ricorrere allo sforzo della coltivazione continua dell’attenzione consapevole e della vigilanza, hai raggiunto la serenità meditativa o no?

Risposta: Spiegherò. Nel conseguimento di questa concentrazione ci sono quelli che raggiungono la flessibilità e quelli che non la raggiungono. In tale stato, se la flessibilità non è raggiunta, si tratta di una approssimazione di serenità meditativa, ma non di genuina serenità. Perciò è chiamata attenzione che avvicina la serenità meditativa. Questo è chiaramente affermato nel Sutra che Svela il Significato Inteso:

Bhagavan, quando i bodhisattva dirigono all’interno la propria attenzione e la focalizzano sulle proprie menti, come viene chiamata questa attenzione fino a quando la flessibilità fisica e la flessibilità mentale non sono raggiunte? “Maitreya, questa non è serenità meditativa. Dovresti dire che è associata ad un’aspirazione che si avvicina alla serenità meditativa”.

Anche l’Ornamento dei Sutra Mahayana di Maitreya afferma:

Come conseguenza della familiarità, c’è la non-applicazione.

In quel momento, dopo aver raggiunto grande flessibilità

Del corpo e della mente,
Si dice che hai attenzione.

In questo esempio illustrativo, “attenzione” si riferisce alla serenità meditativa, come sarà spiegato sotto in una citazione tratta dal Livelli dello Sravaka di Asanga.

Inoltre, il secondo Stadi della Meditazione di Kamalasila afferma che devi necessariamente ottenere sia la flessibilità che la libertà di stabilizzarti sull’oggetto di meditazione:

Per te che hai coltivato in questo modo la serenità meditativa, quando il tuo corpo e la mente diventano flessibili ed hai padronanza sulla tua mente nel dirigerla come vuoi, in quel momento sappi che hai realizzato la serenità. [538]

{81} Così afferma il primo Stadi della Meditazione di Kamalasila:

Quando la tua attenzione è focalizzata sull’oggetto di meditazione per il tempo da te voluto, senza ricorrere ad un antidoto, sappi che hai perfezionato la serenità.

Il secondo Stadi della Meditazione indica chiaramente che la citazione di cui sopra si riferisce anche alla presenza della flessibilità.

Inoltre, l’equanimità spiegata tra gli otto antidoti nella Separazione del Mezzo dagli Estremi di Maitreya, ha lo stesso significato del nono stato mentale a cui ci si riferisce qui. Esso spiega che questa da sola non è sufficiente e hai bisogno anche della flessibilità. Le Istruzioni per la Perfezione della Saggezza Prajnaparamitopadesa di Ratnakarasanti afferma molto chiaramente:

I bodhisattva, dimorando da soli in luoghi solitari, dirigono l’attenzione all’oggetto da loro prescelto. Liberandosi dalla conversazione mentale, frequentemente dirigono l’attenzione all’immagine mentale. Fin quando non sorgono la flessibilità fisica e mentale, questa è un’attenzione che si approssima alla serenità; ma quando quelle sorgono, è serenità.

Tutte queste citazioni stabiliscono anche il significato del Sutra che Svela il Significato Inteso.

Domanda: Bene, allora, quale dei nove livelli incorpora la concentrazione in cui la flessibilità non è ancora sorta?

Risposta: Questa concentrazione è inclusa nel livello del regno del desiderio. Questo perché è inclusa in uno dei nove livelli dei tre regni (I nove livelli includono il livello del regno del desiderio, quattro livelli nel regno della forma e quattro nel regno senza forma.) e non è all’accesso della prima stabilizzazione meditativa o al di sopra di esso. Per raggiungere questo accesso, è certamente necessario raggiungere la serenità. Benché nel livello del regno del desiderio ci sia tale concentrazione senza flessibilità, si tratta di una concentrazione ad un livello privo dell’equilibrio meditativo. La ragione per cui non viene presentata come un livello di equilibrio è che non è completata da assenza di rammarico, da supremo diletto e beatitudine e da flessibilità. Questo è affermato nel Livelli degli Atti Yogici Yoga-carya-bhumi (Sa’i dngos gzhi), di Asanga:

Come mai questa concentrazione da sola è chiamata livello di equilibrio meditativo e l’attenzione su un solo punto del regno del desiderio non lo è? [539] Ecco qua la ragione: questa concentrazione si realizza con assenza di rammarico, supremo diletto, flessibilità e beatitudine. La concentrazione che funziona nel regno del desiderio non è come la concentrazione che non funziona in esso, ma questo non vuol dire che nel regno del desiderio non ci sia concentrazione su un fenomeno corretto.

Perciò, senza aver conseguito la flessibilità, anche quando l’attenzione consapevole non viene mantenuta con continuità, la tua mente può diventare automaticamente {82} non discorsiva e puoi integrare questo con tutte le attività come il muoversi, camminare, stare coricati e sedersi. Questa approssimazione di concentrazione è chiamata mente-diretta-su-un-solo-punto del regno del desiderio, ma sappi che è improprio presentarla come genuina serenità meditativa.

Domanda: Bene, allora, quali sono i mezzi per conseguire la flessibilità e, dopo averla conseguita, in che modo conduce alla serenità?

Risposta: Si deve comprendere la flessibilità secondo la spiegazione del Compendio della Conoscenza di Asanga:

Cos’è la flessibilità? È un’utilizzabilità del corpo e della mente dovuta alla cessazione del continuum delle disfunzioni fisiche e mentali, ed ha la funzione di dissolvere tutte le ostruzioni.

Le disfunzioni fisiche e mentali sono la non idoneità del corpo e della mente ad essere impiegati per coltivare virtù a volontà. I loro rimedi, la flessibilità fisica e mentale, richiedono un grande stato di efficienza nei termini di applicazione del tuo corpo e mente ad azioni salutari, perché sei libero da entrambe le disfunzioni, di corpo e mente.

Inoltre, la disfunzione fisica, che è inclusa nella categoria delle afflizioni, interferisce col tuo diletto nell’eliminare le afflizioni. Quando tenti di eliminare le afflizioni, il tuo corpo diventa inutilizzabile, con un senso di pesantezza e così via. Una volta che sei libero da questo, il tuo corpo diventa vivace e leggero (Letteralmente, “capace di galleggiare” ndt).; questo è un corpo utilizzabile. Allo stesso modo, la disfunzione mentale, che è inclusa nella categoria delle afflizioni, interferisce col tuo diletto nell’eliminare le afflizioni. [540] Quando cerchi di eliminare le afflizioni, non puoi sperimentare piacere nel focalizzarti su un oggetto virtuoso. Una volta che sei libero da questo, la tua mente si focalizza sull’oggetto di meditazione senza resistenza; questa è una mente in stato di efficienza. Così afferma il maestro Sthiramati [in Spiegazione delle Trenta Stanze(Trimsika-bhasya)]:

Lo stato di efficienza (o utilizzabilità) del corpo è quello da cui sorgono leggerezza e vivacità nelle tue azioni fisiche. Lo stato di efficienza della mente è la causa dell’alacrità e della leggerezza della mente quando si impegna nell’attenzione perfetta. Se sei dotato di queste qualità trasformate che sorgono dalla tua mente, ti focalizzi sull’oggetto di meditazione senza resistenza. Perciò, questa è chiamata utilizzabilità della mente.

In breve, a causa della non utilizzabilità del corpo e della mente, anche quando vuoi sforzarti per eliminare le afflizioni, lo fai con difficoltà e con avversione, come chi è incapace di impegnarsi nel lavoro. Quando è raggiunta la flessibilità, questa tendenza si arresta e corpo e mente {83} diventano veramente facili da impiegare. Tale completo stato di efficienza fisica e mentale sorge a un livello mini- mo dal momento in cui cominci a coltivare la concentrazione. Cresce gradualmente, finché alla fine muta in flessibilità e serenità meditativa univoca. All’inizio è difficile riconoscere questo, per via della sua sottigliezza, ma più tardi diventa facile da riconoscere. Il Livelli dello Sravaka di Asanga afferma:

Proprio all’inizio, quando cominci a correggere l’addestramento, il manifestarsi della flessibilità mentale e fisica e dello stato di efficienza mentale e fisico è sottile e difficile da discernere.

E:

Come la mente rivolta a un solo punto e la flessibilità mentale e fisica crescono, in guisa di reazione a catena, esse conducono alla mente rivolta a un solo punto e alla flessibilità mentale e fisica che sono ovvie e facili da riconoscere.

Il presagio del manifestarsi della flessibilità facilmente riconoscibile e perfetta è questo: [541] le persone che stanno sforzandosi di coltivare la concentrazione sperimentano un senso di pesantezza e di intorpidimento del cervello, ma non è una pesantezza spiacevole. (La sensazione è stata paragonata a quella di una mano calda posta su una testa calva.) Appena questo avviene, sono liberi dalla disfunzione mentale che ostruisce il loro piacere nell’eliminare le afflizioni, e sorge per la prima volta la flessibilità mentale, che è il rimedio per questa disfunzione. Livelli dello Sravaka afferma:

Il presagio dell’imminente manifestarsi dell’unidirezionalità della mente, ovvia, facilmente discernibile, e della flessibilità mentale e fisica, è la sensazione che il cervello diventi pesante; ma questa non è una caratteristica nociva. Appena ciò accade, elimini la disfunzione mentale che appartiene alla categoria delle afflizioni e che ostruisce il tuo diletto nell’eliminare le afflizioni; e sorgono lo stato di efficienza mentale e la flessibilità mentale che sono il rimedio per questa disfunzione.

Quindi, per il potere del sorgere della flessibilità che rende utilizzabile la mente, un’energia che è la causa della flessibilità fisica attraversa tutto il tuo corpo. Una volta che questa energia ha attraversato in modo pervasivo le parti del tuo corpo, sei libero dalla disfunzione fisica, e sorge la flessibilità fisica che è il rimedio per la disfunzione fisica. Quando questa satura il corpo intero, c’è l’esperienza come di essere riempiti dal potere di questa energia funzionale. I Livelli dello Sravaka afferma:

Per il suo manifestarsi [della flessibilità], l’energia-vento (Il singolo termine tibetano rlung rende sia vayu (aria) che prana (energia) in sanscrito. Nel contesto dei quattro elementi questo è tradotto come “vento” e in altri contesti come “energia”.), inclusa tra i grandi elementi, che contribuisce al sorgere della {84} flessibilità fisica, attraversa tutto il corpo. Quando essa fluisce, sei liberato dalla disfunzione fisica appartenente alla categoria delle afflizioni e che ostruisce il tuo diletto nell’eliminare le afflizioni; e la flessibilità fisica, il rimedio per questa afflizione, satura il corpo intero, così da sembrare che tu sia riempito da questa energia.

Ora, la flessibilità fisica è una sensazione davvero piacevole all’interno del corpo, non un processo mentale. [542] Come afferma il maestro Sthiramati, citando il sutra Trimsika-bhasya :

Se una particolare sensazione fisica è qualificata dal diletto, riconosci che questa è la flessibilità fisica. Se la tua mente prova diletto, il tuo corpo diventa flessibile.

Perciò, quando la flessibilità fisica comincia a manifestarsi, per il potere dell’energia sorge un gran senso di benessere nel tuo corpo e, su questa base, sorge anche nella tua mente un’esperienza, eccezionale al massimo, di quel piacere. Dopo di che, la forza di questo iniziale manifestarsi della flessibilità decresce gradualmente, ma ciò non causa l’esaurirsi della flessibilità. Piuttosto, questa flessibilità è grezza e agita eccessivamente la tua mente; così, col suo scomparire, si manifesta una flessibilità tenue come un’ombra, che è compatibile con la concentrazione stabile. Una volta che il frenetico diletto della tua mente è sparito, la mente si stabilizza fermamente sull’oggetto di meditazione e consegui la serenità meditativa, che è libera dalla turbolenza causata dal grande diletto. Il Livelli dello Sravaka afferma:

Quando questa sorge per la prima volta, sperimenti diletto, un grande senso di beatitudine, attenzione al diletto insuperato, e manifesti diletto. In seguito, la forza della flessibilità sorta inizialmente diventa lentamente raffinata, e il tuo corpo giunge a possedere una flessibilità simile a un’ombra. Elimini il diletto, la tua mente si stabilizza nella serenità meditativa e ti focalizzi sull’oggetto di meditazione con eccezionale serenità.

Una volta che accadono queste cose, “Si dice che hai attenzione”, consegui serenità e sei incluso nei ranghi di “quelli che hanno conseguito l’attenzione” [543] perché, raggiungendo la serenità che è inclusa nell’accesso alla prima stabilizzazione, consegui il minimo tipo di attenzione sul livello dell’equilibrio meditativo. Questo concorda con l’affermazione nel Livelli dello Sravaka:

Pertanto, lo yoghi novizio è dotato di attenzione ed è incluso nei ranghi di coloro che sono chiamati “attenti”. Perché? Perché questa persona ha conseguito il tipo minore di attenzione sul livello dell’equilibrio meditativo che nel regno della forma si sperimenta per primo. Perciò questa persona è chiamata “attenta”.

{85} Il livello di equilibrio meditativo è un sinonimo per il livello dei due regni più alti [i regni della forma e senza forma].

(b’’) I marchi (identificativi) associati all’attenzione e l’eliminazione dei dubbi

Questi sono i marchi che tu e gli altri dovreste conoscere come “i criteri dell’aver conseguito l’attenzione”. Chi ha conseguito tale attenzione possiede questi marchi:

  1. Conseguimento in misura ridotta di questi quattro: la mente appartiene al livello della forma, flessibilità fisica, flessibilità mentale e unidirezionalità della mente.

  2. L’abilità di purificare le afflizioni, sia per mezzo del sentiero che porta gli aspetti di calma e grossolanità, che tramite il sentiero che porta gli aspetti delle verità.

  3. Una volta che la mente sia rivolta stabilmente all’interno, l’equilibrio meditativo e la flessibilità fisica e mentale sorgono velocemente come non mai.

  4. Per lo più, le cinque ostruzioni, come il desiderio dei sensi, non si presentano. (Le cinque ostruzioni sono: (1) desideri dei sensi, (2) malevolenza, (3) letargia e sonnolenza, (4) eccitazione e rimpianto, (5) dubbio. Per un resoconto dettagliato, si veda Gunaratana 1985, pp. 28-48.)

  5. Quando emergi dall’equilibrio meditativo, possiedi ancora in qualche misura la flessibilità fisica e mentale.

Di conseguenza il Livelli dello Sravaka afferma:

Questi sono i marchi di un novizio dotato di attenzione:

Tu consegui il grado inferiore della mente che sperimenta il regno della forma, flessibilità fisica, flessibilità mentale e il grado inferiore di unidirezionalità della mente. Hai l’opportunità e l’abilità di praticare con oggetti di meditazione che purificano le afflizioni. Il tuo flusso mentale diventa uniforme e sei avvolto dalla serenità meditativa.

E: [544]

Quando la tua mente è perfettamente ritirata all’interno, stabile e focalizzata, flessibilità mentale e fisica si manifestano velocemente come non mai; non sei afflitto da disfunzioni fisiche e per lo più le ostruzioni non agiscono.

E:

Anche quando emergi dalla meditazione e vai qua e là, hai ancora un certo grado di flessibilità fisica e mentale. Riconosci che queste esperienze sono caratteristiche purificate e segni del fatto che possiedi l’attenzione.

Dopo aver conseguito l’attenzione che produce tali caratteristiche, è veramente facile purificare del tutto il sentiero della serenità nel {86} modo seguente. Dopo aver ottenuto l’equilibrio nella serenità meditativa, in cui la tua mente è fissa a un solo punto, sei in grado di indurre velocemente la flessibilità fisica e mentale così da accrescere la flessibilità. Commisurata all’incremento della flessibilità, cresce la serenità univoca, così che l’una e l’altra si accrescono mutualmente. Il Livelli dello Sravaka afferma:

Proprio come cresce la tua flessibilità fisica e mentale, così cresce l’unidirezionalità della mente sull’oggetto di meditazione; e proprio come cresce la tua unidirezionalità mentale, così cresce la flessibilità fisica e mentale. Questi due fenomeni, direzione unica della mente e flessibilità, sono basati l’uno sull’altro e dipendono l’uno dall’altro.

Riepilogando, quando la tua mente è in stato di efficienza, l’energia e la mente si focalizzano come un’unità, così l’energia diventa utilizzabile. In quel momento interviene una straordinaria flessibilità fisica e, quando questo avviene, sorge nella tua mente una concentrazione eccezionale. Questo, a sua volta, produce un’eccezionale energia utilizzabile. Il processo della flessibilità fisica e mentale è, quindi, come spiegato sopra. [545]

L’eliminazione dei dubbi è come segue.

Dubbio: In accordo (con questo), si dice che nel nono stato mentale non-discorsivo la tua mente diventa concentrata anche senza lo sforzo continuo del-l’attenzione consapevole e della vigilanza. Inoltre, possiedi una chiarezza intensa che previene perfino la mollezza sottile. E, come nella precedente presentazione della flessibilità fisica, c’è una concentrazione che produce notevole benessere nel tuo corpo e mente per il potere dell’energia utilizzabile. Come spiegato nella sezione precedente, riguardante i marchi associati all’attenzione, per lo più non c’è movimento delle afflizioni secondarie del desiderio dei sensi e così via; e anche quando emergi dall’equilibrio meditativo, hai la qualità di non essere separato dalla flessibilità. Nei termini dei cinque sentieri, dove avviene questo? (I cinque sentieri sono: il sentiero dell’accumulazione, della preparazione, della visione, della meditazione e del non più apprendimento.)

Risposta: Nel passato, così come nel presente, c’è stato un gran numero di persone che asseriva che quando sorge tale concentrazione deve essere collocata in generale sul sentiero Mahayana. Queste persone affermano specificamente che questa è una contemplazione in cui sono perfezionate le caratteristiche dello stadio di completamento del supremo Yoga Tantra. Traggono questa conclusione perché rilevano il prodursi di una grande esperienza di beatitudine del corpo e della mente, basata sulla sensazione che l’intero corpo sia pervaso da estasi dovuta all’energia corrispondente al sorgere della flessibilità, così come agli attributi della consapevolezza non discorsiva e della grande chiarezza. Tuttavia, quando questo viene analizzato sulla base dei testi classici del venerabile Maitreya, del nobile {87} Asanga e così via, e dei testi autorevoli come gli Stadi della Meditazione Madhyamaka (Gli Stadi della Meditazione Madhyamaka sono, innanzitutto, i tre Stadi della Meditazione di Kamalasila. Nella stessa sezione Madhyamaka del bsTan-‘gyur sono elencati altri Stadi della Meditazione da parte di Jnanakirti (cfr. LRCM, p. 483), Klu-grub, Nag-po, e dGe-ba’i-go-cha. {402}) che espongono chiaramente gli stadi della concentrazione, non è possibile collocare questo tipo di concentrazione neppure nel sentiero Hinayana, per non parlare del Mahayana. Questo perché i Livelli dello Sravaka afferma che anche i sentieri mondani che prestano attenzione agli aspetti di calma e grossolanità per completare la prima vera stabilizzazione, vengono completati sulla base di questa concentrazione. [546] Perciò, i saggi non-buddhisti che, per mezzo dei sentieri mondani, si liberano dall’attaccamento al livello del Nulla e ai livelli inferiori, devono per forza procedere verso i sentieri più alti sulla base di questa concentrazione. Questa, quindi, è una concentrazione comune sia ai non-buddhisti che ai buddhisti.

Inoltre, se questa concentrazione è imbevuta della visione che conosce correttamente l’assenza del sé e dell’attitudine corrispondente alla determinazione di essere liberi, (attitudine) che accerta nel giusto modo i difetti della totalità dell’esistenza ciclica, prova repulsione per il ciclo dell’esistenza e si sforza diligentemente per la liberazione, si trasforma in sentiero della liberazione. Se è imbevuta dalla preziosa mente dell’illuminazione, si trasforma in sentiero Mahayana. Per esempio, se la generosità del dare un singolo boccone di cibo a un animale e l’osservare almeno un tipo di disciplina etica sono imbevute di queste attitudini, esse si trasformano nella collezione di meriti rispettivamente sul sentiero della liberazione e dell’onniscienza. Nondimeno, nel caso di questa domanda tu non investighi se diventi un sentiero di liberazione e onniscienza imbevuto di altri sentieri, investighi piuttosto che sentiero diventi proprio per la natura della concentrazione stessa.

Benché ci siano delle discordanze tra i modi dei Madhyamika e dei Cittamatrin di stabilire l’oggetto della visione profonda (insight), in generale non ci sono incongruenze nei modi in cui identificano serenità e visione profonda (insight) o nel modo in cui sviluppano la conoscenza di questi nelle loro correnti mentali. Per questo motivo il nobile Asanga afferma nei suoi testi: Livelli del Bodhisattva, Compendio delle Determinazioni, Compendio della Conoscenza e Livelli dello Sravaka, che, nel contesto delle pratiche individuali di serenità e visione profonda (insight), quando viene realizzata la serenità, essa è realizzata tramite gli stadi dei nove stati mentali. Inoltre, dal momento che ciò è esposto in modo elaborato nei Livelli dello Sravaka, queste nove concentrazioni non sono descritte come mezzi per realizzare la visione profonda (insight). In quei trattati la visione profonda (insight) è spiegato a parte rispetto ai nove stati mentali e i mezzi per realizzarlo sono spiegati separatamente anche nei Livelli dello Sravaka di Asanga.

Similmente, anche i testi Madhyamaka Stadi della Meditazione e Istruzioni per la Perfezione della Saggezza di Ratnakarasanti {88} discutono separatamente il sentiero della serenità consistente in nove stati mentali e il sentiero della visione profonda (insight). [547] Anche tra le affermazioni degli insegnamenti di Maitreya e dei commentari di Asanga non ci sono discrepanze, perciò tutti i grandi studiosi hanno lo stesso pensiero a questo riguardo.

Dubbio: Benché beatitudine e chiarezza siano presenti nella concentrazione spiegata nei Livelli dello Sravaka, è semplice serenità, dal momento che non c’è profonda consapevolezza non-discorsiva. Ma se la consapevolezza non-discorsiva è presente, diventa concentrazione sulla vacuità.

Risposta: Con “concentrazione sulla vacuità” ti riferisci forse all’investigare il significato di “profondo” nella frase “profonda consapevolezza non-discorsiva” tramite l’uso della saggezza che discerne, per stabilire definitivamente questo in teoria e focalizzarti quindi su questo senza discorsività? O ti riferisci semplicemente allo stabilirsi nella consapevolezza non discorsiva e non analizzare alcunché? Nel primo caso, anch’io asserisco che una tale pratica è concentrazione sulla vacuità. Se asserisci la stessa cosa, c’è una distinzione tra coloro che hanno e coloro che non hanno la comprensione della visione del modo di essere delle cose. Quegli individui che hanno la visione e sostengono una consapevolezza non-discorsiva dopo essersi stabilizzati in questa visione, stanno praticando la profonda concentrazione sulla vacuità. La meditazione di quelli che non hanno la comprensione di questa visione e meditano pensando a nulla, non è profonda meditazione sulla vacuità. È una pretesa fondata stabilire questa distinzione. Non dichiarare che tutti i tipi di meditazione in cui non si pensa a qualcosa sono stabilizzazione meditativa sull’assenza di oggetto, o sull’assenza di segno, o sulla vacuità.

Dubbio: Tralasciando di considerare se hai o non hai la visione che comprende la vacuità, ogni meditazione in cui la mente è focalizzata sul non pensare ad alcunché e sul non analizzare alcunché è concentrazione sulla vacuità.

Risposta: In tal caso saresti costretto ad affermare che anche le concentrazioni del percorso verso la serenità meditativa, menzionate precedentemente nei passaggi dei Livelli dello Sravaka di Asanga, sono concentrazioni sulla vacuità. Questo perché anche in quelle, quando ti sei posto in concentrazione, a parte poche occasioni di monitoraggio e così via, quando la forza dell’attenzione consapevole e della vigilanza è diminuita, tu sostieni la meditazione senza il minimo pensiero discorsivo del tipo “questo è questo” o “questo non è questo”. [548] Perciò il Sutra che Svela il Significato Inteso dice che le concentrazioni per ottenere la serenità si servono di una immagine che senza pensiero discorsivo. Inoltre, nel contesto della serenità e della visione profonda (insight), Livelli dello Sravakadi Asanga si riferisce alla serenità in questo modo:

{89} In quel momento, questa [concentrazione] si occupa di un’immagine senza pensiero discorsivo e focalizza esclusivamente l’attenzione consapevole solo sull’oggetto. Non lo esamina, non lo classifica, non investiga, non pondera, non lo analizza.

E lo stesso testo afferma:

Quando consegui la mente della serenità in questo modo, i segni, pensieri, o afflizioni secondarie potrebbero apparire, manifestarsi o diventare l’oggetto, per difetto di memoria o per il difetto della mancanza di assuefazione. Non cadere immediatamente sotto l’influenza dei difetti che hai osservato in precedenza; non richiamarli alla memoria e non prestare loro attenzione. In questo modo, poiché non sei consapevole di questo oggetto e non te ne occupi, esso si dissolve; e, quando si dissolve, tu ti poni nell’assenza di manifestazione di queste ostruzioni.

Questo è affermato in un passaggio riguardante la pratica della sola serenità meditativa. Nei passaggi concernenti la pratica della serenità, i trattati autorevoli parlano solo della meditazione focalizzata, senza attività analitica. Così, per le persone dotate di vasta conoscenza, è risibile la tesi secondo cui ogni meditazione priva di qualsiasi pensiero discorsivo costituisce la pratica della meditazione sulla vacuità. In particolare, anche questa citazione da Livelli dello Sravaka di Asanga confuta perfettamente l’asserzione secondo cui ogni accenno alla meditazione priva di consapevolezza o attenzione è meditazione sulla vacuità.

Inoltre, il primo Stadi della Meditazione di Kamalasila dice: [549]

La natura della serenità è niente più che una mente unidirezionata. Questa è la caratteristica generale di ogni serenità meditativa.

Anche Istruzioni per la Perfezione della Saggezza Prajnaparamitopadesa di Ratnakarasanti afferma: Focalizzandoti sulla mente che sta percependo varie cose, rifiuta la conversazione mentale e coltiva la serenità.”. La conversazione mentale (dialogo interno) è il pensiero discorsivo: “Questo è questo”. Inoltre, dopo aver in precedenza citato numerosi sutra e trattati dei grandi precursori, inclusa la discussione contenuta nel Sutra della Nuvola di Gioielli riguardante la serenità come unidirezionalità della mente, ho già spiegato numerose volte che la serenità implica l’assenza di qualsiasi tipo di pensiero discorsivo.

Pertanto, c’è una consapevolezza non discorsiva che medita sulla vacuità, così come una consapevolezza non discorsiva che manca anche della minima cognizione della vacuità. Perciò, non considerare come meditazione sulla vacuità ogni manifestazione di beatitudine, chiarezza e consapevolezza non discorsiva. Questi commenti svelano solo una porzione di questo soggetto; dun- que sforzati diligentemente e comprendi i modi per conseguire la serenità e la visione profonda (insight) come illustrati da Maitreya, Asanga e così via. Se {90} non riesci a fare questo, scambierai certe concentrazioni focalizzate in modo non discorsivo, ma che non raggiungono neppure la serenità, per la visione profonda (insight) che taglia la radice dell’esistenza ciclica. E dopo aver arrogantemente ritenuto che questa sia una consapevolezza senza un oggetto veramente esistente, col passare del tempo certamente ingannerai te stesso e gli altri. I trattati degli autorevoli eruditi e adepti asseriscono che quando pratichi la serenità ex-novo, focalizzi esclusivamente la tua attenzione in modo non discorsivo nella meditazione di stabilizzazione; e quando pratichi inizialmente la visione profonda (insight), mediti per mezzo dell’analisi con la saggezza che discerne. Quando ritieni che tutto il pensiero consista nell’afferrarsi alla vera esistenza e lo scarti completamente, la tua comprensione si allontana immediatamente dai trattati autorevoli e non raggiungi la visione priva di errore sull’assenza del sé. Nondimeno, la nozione che l’assenza di pensiero costituisca meditazione sull’oggetto profondo della visione profonda (insight) è semplicemente il sistema del maestro Cinese Ha-shang tale e quale. Dai uno sguardo attento ai tre (testi) Stadi della Meditazione di Kamalasila e comprenderai. [550]

 

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