Ven Gheshe Jampa Gelek: La luce dell’illuminazione e Tong Len

Ven Gheshe Jampa Gelek: L’importante è essere in un clima amorevole, la ricchezza non significa affatto amorevolezza.

Ven Gheshe Jampa Gelek: La luce dell’illuminazione e Tong Len 

Insegnamenti del Ven. Gheshe Jampa Gelek al Centro Studi Tibetani “Tara Bianca” di Genova dal 15 al 17 giugno 2018 sul tema: La luce dell’illuminazione e Tong Leng. Appunti ed editing del Dott. Luciano Villa nell’ambito del Progetto Free Dharma Teachings, per il beneficio di tutti gli esseri senzienti. Traduzione dal tibetano in italiano della Dr.ssa Chiara Mascarello. Ci scusiamo per ogni errore ed omissione.

Ven. Gheshe Jampa Gelek, Venerdì 15.06.18

Coltiviamo con la meditazione la bodhicitta.

Ven Gheshe Jampa Gelek: La luce dell’illuminazione e Tong Len

Insegnamenti del Ven. Gheshe Jampa Gelek alCentro Studi Tibetani “Tara Bianca” di Genova dal 15 al 17 giugno 2018 sul tema: La luce dell’illuminazione e Tong Leng. Appunti ed editing del Dott. Luciano Villa nell’ambito del Progetto Free Dharma Teachings, per il beneficio di tutti gli esseri senzienti. Traduzione dal tibetano in italiano e revisione della Dr.ssa Chiara Mascarello. Ci scusiamo per ogni errore ed omissione.

Ven. Gheshe Jampa Gelek, Venerdì 15.06.18

Coltiviamo con la meditazione la bodhicitta.

Per generarla nel nostro continuum abbiamo a disposizione due metodi: il primo (1) di Atisha, derivato dalla Prajnaparamita, sono le Sei Cause ed un effetto od un risultato, a partire dal riconoscere tutti gli esseri come nostre madri.

Il secondo (2) metodo deriva dal sutra Pharpo Chen, consistente nell’equalizzare, scambiare o eguagliare sé stessi con gli altri, che troviamo nel Bodhisattvachariavatara di Shantideva.

Perché il Buddha Bhagavan ha lasciato due tipi di istruzioni per generare bodhicitta? Perché le 6 cause ed 1 effetto sono rivolte a Bodhisattva di capacità limitate, mentre eguagliare e scambiare se stessi con gli altri http://www.sangye.it/altro/?p=3661 è per chi ha un intelletto più raffinato. Le 6 cause possono essere praticate sia da chi ha un intelletto raffinato che limitato, mentre eguagliare e scambiare se stessi con gli altri http://www.sangye.it/altro/?p=9746 può essere praticato solo da chi ha un intelletto più raffinato, tant’è che Shantideva http://www.sangye.it/altro/?cat=15 diceva che eguagliare e scambiare se stessi con gli altri http://www.sangye.it/altro/?p=3695 deve essere mantenuto segreto a chi ha un intelletto limitato.

Il ton len http://www.sangye.it/altro/?p=3674 è scambiare noi stessi con gli altri, che considera il nostro forte egocentrismo ed il nostro limitato altruismo. L’egocentrismo è molto forte da tempo senz’inizio, mentre l’altruismo è debole. Quindi dovremmo rendere il nostro altruismo tanto forte quanto lo è l’egoismo, che andrebbe o eliminato o fortemente ridotto. Ma questa attitudine è riservata solo agli intelletti più elevati. Dobbiamo innanzitutto renderci conto che tutti gli esseri sono stati nell’infinito numero di vite nostre madri e, come tali, abbiamo da loro ricevuto infinita gentilezza, e da tutti gli esseri. Quindi si tratta d’un metodo intuitivamente semplice, che tutti possono comprendere, mentre il metodo dell’eguagliare e scambiare se stessi con gli altri è meno immediatamente comprensibile, e, come tale, da riservare agli esseri dalle capacità più ampie. Nel Bodhisattvachariavatara di Shantideva si dice che chiunque voglia proteggere velocemente gli altri ed accumulare meriti deve praticare il metodo di scambiare se stesso con gli altri e deve farlo in modo segreto. Il che permette di praticare velocemente, conseguendo meriti e purificazioni. Entrambi i praticanti di questi metodi sono Bodhisattva che generano bodhicitta, ma chi pratica l’eguagliare e scambiare se stessi con gli altri protegge dalla sofferenza sé stesso e gli altri, raggiungendo più velocemente l’illuminazione.

La bodhicitta o mente d’illuminazione è estremamente virtuosa ed i Bodhisattva sono tanto preziosi perché hanno generato nel loro continuum bodhicitta. Shantideva nel Bodhisattvachariavatara dice: “Per quanto ci si possa trovare in condizioni miserabili, se generi bodhicitta ottiene il titolo di figlio dei vittoriosi o Bodhisattva. Bodhicitta è la porta d’ingresso al sentiero Mahayana o del Grande Veicolo. Bodhicitta è la trave portante del sentiero del Grande Veicolo, il Mahayana, è fondamentale così come lo è la trave portante d’un edificio. Shantideva nel Bodhisattvachariavatara http://www.sangye.it/altro/?p=2412 capitolo 7, strofa 30 dice:

Perciò una volta montati sul destriero della mente di illuminazione,

che distrugge ogni sofferenza ed apatia,

chi mai potrà cadere nuovamente nello sconforto?

Al contrario procederà invece di gioia in gioia.

Un tempo ci si spostava a cavallo e, sia la causa sia l’effetto è gioia, perché pratichiamo bodhicitta e non abbiamo alcuna intenzione di nuocere agli altri e, se pratichiamo bodhicitta, ci infonde anche momentaneamente una grande sensazione di gioia e felicità, e non lo è solo per ora, ma anche a livello ultimo, non solo noi avremo gioia, ma anche gli altri la percepiranno e ne saranno beneficiati.

Se sei intelligente perché non pratichi da subito bodhicitta?

Se sei veramente intelligente, perché non devi meditare fin d’ora bodhicitta?

Sempre nel Bodhisattvachariavatara si dice che il Buddha Bhagavan ha praticato per molti eoni e la bodhicitta stessa è la pratica di maggior beneficio in assoluto. Atisha http://www.sangye.it/altro/?cat=96 riferisce le sue istruzioni di bodhicitta dal suo maestro Serlingpa in Indonesia, ma Serlingpa era della scuola Yogachara mentre Atisha era della Prasangika Madyamika. Quindi, pur essendo Atisha di un’altra scuola rispetto al suo maestro, e nonostante che non fu grazie a lui che sviluppò una visione filosofica più ampia, la Prasangika Madyamika, fu solo grazie al suo maestro che Atisha sviluppò bodhicitta. Perciò Atisha era tanto grato a Serlingpa.

Atisha fu invitato in Tibet molte volte, e per molte volte rifiutò. Ma, essendo giunto poi l’invito direttamente dal re del Tibet, che era un Bodhisattva, ed essendone Atisha a conoscenza, egli non poté rifiutare l’invito. E fu un viaggio molto difficile e Tara gli disse che se si fosse recato in Tibet sarebbe stato

di gran beneficio per tutti gli esseri, ed Atisha non chiedeva a chiunque incontrasse: “Come stai? Stai bene?” Ma: “Hai una mente benevolente? Hai buon cuore?” E da qui si comprende il proposito estremamente elevato che guidava Atisha nel suo viaggio in Tibet.

Je Rinpoche, in punto di morte, alla richiesta dei suoi allievi d’un ultimo consiglio, rispose: “Coltivate bodhicitta”.

Il metodo delle Sei cause ed un effetto. Innanzitutto occorre aver presente che la bodhicitta ha come radice la grande compassione. Je Rinpoche dice che la bodhicitta è come un germoglio, la compassione è il suo seme e l’amore è come l’acqua per farlo crescere. Si tratta di fare il bene per tutti gli esseri, e questa capacità è solo d’un Buddha. Se siamo tormentati dalla sofferenza, non abbiamo la capacità di liberare gli esseri dalla sofferenza. Innanzitutto si tratta di volere che tutti gli esseri, indistintamente da qualsiasi possibile caratterizzazione, quindi proprio tutti, siano liberi dalla sofferenza. Ma, per generare compassione, abbiamo bisogno d’amore, e per avere amore abbiamo bisogno d’una mente equanime che non discrimina gli esseri: è un terreno ben preparato dalla compassione e dall’amore che favorirà la crescita d’un buon raccolto. Il primo punto è riconoscere tutti gli esseri come nostre madri. In questa vita abbiamo una madre e la nostra vita inizia dal corpo della madre e pensiamo a quante fatiche fisiche e mentali essa si sobbarca dalla gestazione al parto e per la nostra successiva crescita. La madre, a prescindere da qualsiasi religione, è proprio l’inizio di qualsiasi vita.

Ma, prima di questa vita, c’era un’altra vita e, prima della vita precedente, ce n’era un’altra e via dicendo ancora. Quindi, abbiamo avuto un numero infinito di madri e, per molte e molte volte, tutti gli esseri sono statei nostre madri. Ma la gentilezza che riceviamo ora l’abbiamo ricevuta da tutti gli esseri che sono stati per un numero infinito di volte nostre madri. Dobbiamo riconoscere quindi che tutti gli esseri sono stati per un numero infinito di volte nostre madri. Per poterci addestrare a riconoscere tutti gli esseri come nostre madri dobbiamo credere nell’esistenza delle vite precedenti. Se nel nostro cuore non abbiamo convinzione delle vite precedenti, allora non potremo generare la gratitudine verso tutti gli esseri. Il fatto che esistono le vite precedenti e future non lo possiamo percepire coi nostri occhi, noi veniamo dalle vite precedenti, ma siamo oscurati dal karma, ma, tramite ragionamenti, possiamo giungere a stabilire l’esistenza delle vite precedenti.

E vi sono quattro ordini di ragionamento in merito all’esistenza delle viste passate. Altrimenti non crediamo nemmeno nel passaggio karmico del processo di causa ed effetto. Quali sono queste ragioni?

La prima è stabilire l’esistenza precedente al tipo simile della coscienza attuale. Che coscienza c’è quando si forma l’embrione? Essa ha necessariamente una coscienza precedente di tipo simile, perché è una coscienza. Ha bisogno, come per la forma, d’una coscienza simile a quella attuale. Siamo fatti di forma, che è il nostro corpo, d’una coscienza, come la sensazione piacevole e spiacevole e la capacità di pensare al passato, presente e futuro, poi abbiamo l’io, che non è né corpo né coscienza: è un fattore di composizione non associato.

Se parliamo del nostro corpo, che è materia o forma, ha una causa sostanziale che è a sua volta forma o materia. Ad esempio, il corpo d’un bambino, l’embrione, necessita come sua causa sostanziale, ha bisogno di un qualcosa che sia materia, non può avere come causa sostanziale un qualcosa che non sia coscienza, ma quest’ultima non può avere una causa sostanziale che non sia coscienza. La causa di un corpo è nella materia, mentre la causa sostanziale della coscienza è un’altra coscienza. Ed il primo istante di coscienza del bambino non può che essere identificato nella coscienza precedente. Nella Pramanavartika di Acharya Dharmakirti si dice che la coscienza ha come causa sostanziale la coscienza, poiché non può avere certo come causa sostanziale la materia.

Un bambino appena nato non ha una capacità intellettiva chiara, ma è spontaneamente in grado di cercare e bere il latte materno, senza che nessuno glielo insegni, il che è spiegabile solo con le vite precedenti.

Ricordare le vite precedenti: siamo in grado di riconoscere delle esperienze. Alcuni di noi sanno ricordare la vita passata grazie a particolari abilità sviluppando il calmo dimorare con la concentrazione dhyana. Il che ci permette di percepire le vite precedenti e future. Infatti, queste persone sono in grado di vedere pure le vite future.

Sua Santità il Dalai Lama dice di ricordare che in una delle vite precedenti fu prigioniero d’un re d’Egitto, d’un faraone che si chiamava Pelò. Sua Santità il Dalai Lama ricorda che c’era una scala molto ripida per accedere al sovrano, e, da prigioniero, la percorse con timore, incerto sulla decisione che avrebbe preso il faraone. Ma il re disse: “Rilasciatelo!”. E questa scala c’è ancora in Egitto.

Sulla base dell’esistenza delle vite precedenti e successive, ci rendiamo conto che abbiamo preso infinite rinascite. Quindi, tutti gli esseri sono stati nostra madre. Quindi, ricapitolando i quattro ragionamenti per stabilire le esistenze passate, abbiamo i ragionamenti relativi a: la coscienza precedente, la causa sostanziale precedente, l’abitudine precedente, e l’esperienza precedente.

Su questa base tutti gli esseri sono stati nostre madri.

Meditiamo. innanzitutto assumiamo la postura di Vajrochana in 7 punti: (1) le gambe incrociate nella posizione del loto, (2) le mani nel mudra dell’equilibrio meditativo, la mano destra sopra la sinistra congiunte ed all’ombelico, (3) la schiena eretta, (4) labbra e lingua nel loro stato naturale, senza serrare la mandibola o senza lasciare la bocca aperta, con la punta della lingua dietro l’arcata superiore dei denti, (5) il capo reclinato leggermente in avanti, (6) lo sguardo volto alla punta del naso, (7) le spalle aperte diritte. Sono i 7 punti e sono importanti, perché la mente dipende dal corpo, se il corpo è eretto, anche i canali lo sono ed anche la mente, che è ad essi associata, è nella migliore disposizione. La lingua è dietro l’arcata dentale superiore posteriore perché la bocca non si secchi e la saliva non vi cada dietro. Lo sguardo alla punta del naso è per evitare di cadere nel torpore, chiudendo gli occhi, o nell’eccitazione, aprendoli completamente. È importante assumere la corretta postura del corpo, perché, se la postura è appropriata, anche la meditazione lo sarà, e provocheremo anche ammirazione negli altri, perché capiranno che sto meditando correttamente, e quindi saranno stimolati a farlo.

Ora meditiamo riconoscendo tutti gli esseri come nostre madri. Ricordiamoci che abbiamo un tipo di meditazione considerata come analitica ed un altro di stabilizzazione meditativa. Ora vi propongo il primo.

Sabato 16.06.18 mattino.

Abbiamo ieri visto i benefici di generare mente d’illuminazione di bodhicitta ed i relativi metodi. Lama Tzong Khapa dice che compiamo azioni col corpo, la parola e la mente. Qual è il criterio per capire se la motivazione delle nostre azioni è positiva o negativa? È positiva o negativa in dipendenza dalla positività o negatività delle nostre intenzioni. Le abitudini sono positive o negative e la nostra mente spesso si trova sotto il dominio delle afflizioni mentali. Ma, sviluppando bodhicitta con l’intenzione di sviluppare il bene altrui, consideriamo gli altri più importanti di noi stessi. Lama Tzong Khapa http://www.sangye.it/altro/?cat=10 dice che, se abbiamo una intenzione positiva, accadrà sempre del buono, altrimenti sarà tutto negativo. In questa vita il fatto che una persona sia più o meno positiva, dipende sempre dalla sua interiorità. Se la persona è di buon cuore sarà sempre lieta e positiva, viceversa, se pensa negativamente, invecchierà precocemente, avrà brutti sogni. Vivere con la mente positiva, fa sì che chi ci stanno attorno vivranno tranquilli sereni ed in pace, ed anche i cani e gatti lo percepiranno. Avere un’attitudine positiva è di beneficio per noi stessi e per gli altri. Se abbiamo una intenzione positiva è l’origine di tutte le felicità, viceversa lo sarà di tutte le sofferenze.

Bisogna essere effettivamente di buon cuore! Come? Considerando gli altri più cari di noi stessi, rinforzando l’altruismo e minimizzando l’attitudine egoistica.

L’addestramento in 8 stanze di Langri Thangpa http://www.sangye.it/altro/?p=27 la seconda strofa dice:

Considererò me stesso come il meno importante
e nel profondo del cuore mi prenderò cura di loro,

come se fossero gli esseri più elevati.

Quando sono in compagnia di altre persone, ovunque e con chiunque mi trovi possa essere in armonia con loro. E per esserlo dovrò prendermi cura di loro.

Con chiunque siamo cerchiamo d’essere il meno possibili inclini ad esaudire le nostre esigenze ma quelle degli altri. È importante che consideriamo gli altri più importanti di noi stessi. Contingentemente possiamo avere poco profitto ma alla lunga ciò ci darà benefici enormi.

Ieri abbiamo visto il metodo delle Sei Cause e rivediamole. La prima istruzione è riconoscere tutti gli esseri come nostre madri, dobbiamo perciò essere convinti dell’esistenza delle vite passate, di conseguenza dobbiamo stabilire, con i 4 ragionamenti, che (1) c’è precedentemente una mente d’un tipo simile alla mente attuale o coscienza, inoltre c’è bisogno (2) d’una causa sostanziale precedentemente accaduta, una coscienza con (3) abitudini precedenti ed (4) esperienze precedenti.

Nagarjuna nella “Lettera ad un amico” http://www.sangye.it/altro/?p=9149 dice: “Prendiamo rinascite da tempo senz’inizio, quindi ogni essere ha infinite madri”. Nagarjuna http://www.sangye.it/altro/? cat=9 dice che se contassimo tutte le nostre madri che abbiamo avuto del corso d’infinito di vite, non basterebbe tutti i granellini di terra su questo pianeta. Sempre dallo stesso testo, per quanto concerne la seconda istruzione, ovvero di ripensare alla gentilezza delle nostre madri, Nagarjuna evidenzia che ognuno di noi ha bevuto dalle propri madri più latte dell’acqua dei quattro oceani. Abbiamo infinite madri, da cui abbiamo bevuto un’infinita quantità di latte. Quant’è grande l’amore per il proprio figlio da parte della madre? È infinito! Pensando alla grande compassione, a cosa pensiamo quando la intendiamo come vera, genuina? Pensiamo a quello della madre per il proprio figlio. Quello è l’esempio dell’amore genuino. E, ricordandolo, ripensiamo alla gentilezza ricevuta come seconda istruzione. La terza istruzione è di ripagare la gentilezza. Abbiamo ottenuto una rinascita umana ed abbiamo ricevuto infinite gentilezza da tutti esseri ed abbiamo la possibilità di ricambiare alla gentilezza e lo dobbiamo fare ora perché non sappiamo come rinasceremo in futuro. Quindi lo dobbiamo fare ora, come il figlio dovrebbe salvare la madre cieca sull’orlo del precipizio, così noi abbiamo gli occhi per vedere la situazione mentre gli altri esseri sono ciechi per ignoranza. Così noi dovremmo precipitarci a salvare gli altri esseri.

La quarta istruzione è l’amore che vede tutti gli esseri come gradevoli e piacevoli, in quanto tutti gli esseri sono stati nostre madri, ed è solo una questione di tempo tra la gentilezza ricevuta da nostra madre in questa vita e quella ricevuta nelle infinite vite precedenti, perciò mi auguro che tutti gli esseri siano felici! Questo è l’amore che vede tutti gli esseri come gradevoli.

Sono istruzioni facilmente comprensibili, la difficoltà è di metterle in pratica. Non è solo semplice amore ma grande amore quello che arriviamo a nutrire per tutti gli esseri. La quinta istruzione è la grande compassione, che suona così: possano tutti gli esseri senzienti essere liberi dalla sofferenza. La compassione è la mente che prova il desiderio che tutti gli esseri siano liberi dalla sofferenza e che io stesso mi attivo affinché tutti gli esseri siano liberi dalla sofferenza. La sesta istruzione è il puro pensiero speciale o pensiero altruista che è grande compassione, pensando che io solo inizio ad adoperarmi affinché tutti gli esseri siano liberi dalla sofferenza. Io da solo mi adopero affinché tutti gli esseri siano liberi dalla sofferenza. Quando pensiamo che solo io agisco perché tutti esseri siano liberi dalla sofferenza, occorre generare coraggio e determinazione, perché ora non abbiamo la capacità di liberare tutti gli esseri dalla sofferenza, ma si tratta di addestrare la nostra mente in tal senso. Poiché abbiamo come oggetto l’infinito numero di esseri i benefici sono enormi in quanto beneficiamo un numero veramente infinito di esseri, conseguendo quindi i poteri ed i benefici del Bodhisattva. Per generare bodhicitta nel nostro continuum, abbiamo bisogno di generare la grande compassione, che, a sua volta, necessita di altre cause, abbiamo bisogno di riconoscere tutti gli esseri come nostre madri e quindi generare bodhicitta. A tal punto siamo dei Bodhisattva del sentiero dell’accumulazione e pian piano giungeremo al sentiero della preparazione, quindi a quello della visione, della meditazione e del non più apprendimento. Sono i sentieri del Bodhisattva.

Un insegnante del Monastero di Sera stava spiegando i 5 sentieri del grande veicolo, quindi iniziava illustrando il più basso come quello dell’accumulazione, passando quindi a quello della preparazione fino al non più apprendimento. Tra i suoi allievi ce n’era uno che era poco sveglio, sempre l’ultimo, e consapevole di esserlo; il maestro gli chiese a quale sentiero fosse giunto e, pensando di non essere certo ad uno stadio avanzato, rispose al primo. Al che scoppiarono tutti a ridere perché si tratta comunque di una acquisizione di elevata portata.

La meditazione, abbiamo parlato della posizione in 7 punti di Vajrochana: 1 gambe nella posizione del loto, 2 mani nel mudra dell’equilibrio meditativo, la mano destra sopra la sinistra congiunte ed all’ombelico, 3 la schiena eretta, 4 labbra e lingua vanno mantenute nel loro stato naturale, senza serrare la mandibola o senza lasciare la bocca aperta, con la punta lingua dietro arcata superiore dei denti, 5 il capo reclinato leggermente in avanti, 6 lo sguardo volto alla punta del naso, 7 le spalle aperte e diritte. A volte si parla di posizione anche in 8 punti. Il grande lotzava Marpa asseriva che questa postura è altamente efficace.

Il Buddha Bhagavan si recò a Varanasi a meditare ed insegnò ai propri discepoli la postura in 7 punti, e dato che v’erano molte scimmie che osservavano e che impararono la postura, le quali la insegnarono ai meditatori Tirtika, non buddisti, che la ritennero effettivamente speciale.

Meditiamo ripercorrendo le istruzione: la prima è (1) riconoscere tutti gli esseri come nostre madri, la seconda è (2) di riconoscerne la gentilezza, la (3) terza è di ripagarne la gentilezza, la (4) quarta è l’amore che vede tutti gli esseri come gradevoli, la quinta (5) è la grande compassione, la sesta (6) è il puro pensiero speciale o pensiero altruista.

Seguite le vostre sensazioni nella meditazione, soffermandovi anche maggiormente su un punto piuttosto che su un altro.

Nel Bodhisattvachariavatara Shantideva dice: “Tutte le felicità dell’esistenza ciclica hanno come causa la mente altruistica e tutte le infelicità hanno come causa l’egocentrismo”.

Sempre nello stesso testo si dice che la terra e gli altri elementi sono utilizzati da tutti esseri senzienti, e la terra sostiene tutti, imparzialmente, così come l’aria, l’acqua, il fuoco. Ci sono un’infinità d’esseri la cui vita dipende dai 4 elementi così, essendo io composto dai 4 elementi possa io essere di beneficio coi miei 4 elementi a tutti gli esseri. In tal modo si entra nel percorso del Bodhisattva, accumulando benefici infiniti e purificando in modo enorme.

Il Buddha Bhagavan disse: “Se accumuli meriti ciò ti permetterà di eliminare la sofferenza”. Chi si adopera in vari modi con lo studio ed il lavoro e riesce a realizzare le sue capacità: lo fa grazie ai propri meriti. Viceversa: chi non ci riesce, è perché non ha meriti sufficienti. Se abbiamo grandi meriti le afflizioni mentali vengono annichilite e conseguiamo grandi vantaggi, grazie alle 6 paramita, alla pratica della bodhicitta. Pensiamo a Milarepa che trascorse l’esistenza in una grotta senza quasi vestiti raggiungendo l’illuminazione in 1 sola vita, praticando le paramita e praticando la paramita della generosità pur non avendo nulla, e gli bastò praticare e sviluppare l’attitudine. Tra le generosità v’è la generazione dell’amore, è la pratica di generosità.

Sabato 16.06.18 Pomeriggio.

Lama Tzong Khapa disse che per generare amore e compassione nel nostro continuum occorre generare bodhicitta, perché nella nostra mente facciamo differenza tra chi ci è vicino e lontano. L’equanimità è l’opposto ed è come un terreno ben livellato su cui possiamo costruire stabilmente un edificio, il che non ci riesce su un terreno non altrettanto preparato.

All’opposto, se penso al mio paese, ai miei compaesani, ai miei vicini, ai miei parenti fino a generare ostilità per me stesso, è una mente che prova avversione per alcuni e per altri l’attaccamento. Così, sulla base dell’equanimità, generiamo amore simile all’acqua che nutre la pianta, quindi generiamo compassione e bodhicitta. Se vogliamo un buon raccolto abbiamo bisogno d’un buon seme, l’acqua, la maturazione del seme. Per conseguire l’illuminazione, come conseguenza delle nostre azioni, all’inizio è la compassione così come lo è nella fase intermedia e finale, così come spiegato da Chandrakirti nella Madyamikavatarahttp://www.sangye.it/altro/?p=3259. La compassione è la radice del Buddha Dharma. Sia che consideriamo il Mahayana che Hinayana: la radice è la compassione. Perciò dobbiamo evitare in qualsiasi modo di nuocere agli altri esseri. La pratica principale degli Hinayana Pratyeka Buddha od uditori solitari, è di non nuocere agli altri, anche se non fossi in grado di aiutare gli altri devo comunque evitare di nuocere, mentre per il Mahayana devo anche aiutare gli esseri. Il Buddha ci dice che per essere buddisti occorre abbandonare la violenza verso gli altri. Il Buddha Dharma ha come radice la compassione e come condotta la non violenza, proprio perché la condotta dipende dalla visione filosofica del sorgere dipendente, perciò la compassione è la pratica principale, ne consegue la necessità di abbandono della violenza. Tutti i fenomeni composti e non, sono sorgere dipendente, i composti dipendono da cause e condizioni, dalle proprie parti e dalla coscienza che li designa; i non composti dipendono dalle proprie parti e dalla coscienza che li designa.

Sono tutti sorgere dipendente in quanto dipendono da altro.

Se un fenomeno è conoscibile è sorgere dipendente. Felicità e sofferenza dipendono dalle loro cause: da una causa di tipo simile o concorde. Un effetto è sempre di tipo concorde o simile alla causa. I risultati o effetti dipendono dalle loro cause. Quindi, solo ponendo le cause possiamo avere l’effetto. Se non vogliamo effetti negativi dobbiamo chiederci qual è la causa, che se non li vogliamo dobbiamo eliminare la causa.

Karma sono cause o azioni positive o negative da cui originano effetti conseguenti alle cause. Karma è sempre in stretta relazione con un individuo. Mentre, se parliamo di elementi naturali, non ha relazione con l’individuo, si parla di cause ed effetti. Karma è in stretta relazione con la coscienza, se accumuliamo karma positivo ne sperimenteremo l’effetto positivo o viceversa. Colui che produce il karma ne sperimenterà la conseguenza, il risultato.

Bodhicitta è tradotta in tibetano come cian ciub sem, il che equivale a Buddha. Cian è che: tutto ciò che va abbandonato o purificato lo è stato.

Ciub è che tutto ciò che può essere conosciuto lo è stato, quindi è una realizzazione.

Sem è la mente.

Bodhicitta è una mente particolare che desidera come risultato l’illuminazione.

Come generare bodhicitta? Abbiamo visto le 6 cause fino al pensiero speciale. Solo il Buddha ha la capacità di liberare gli esseri dalla sofferenza, quindi devo innanzitutto liberarmi dalla sofferenza e, per farlo, devo raggiungere l’illuminazione. Pratico per eliminare la sofferenza a tutti gli esseri, e, dato che solo allo stato di Buddha si può riuscire a liberare gli altri esseri dalla sofferenza, per farlo devo ottenere la liberazione. L’obiettivo di bodhicitta è duplice 1 operare per il bene altrui, è il principale, 2 il secondario è l’ottenimento della liberazione per sé stessi. Se voglio dissetarmi desidero acqua, ma ho bisogno d’un contenitore, che è l’obiettivo secondario rispetto al principale che è l’acqua. Lo scopo principale è di ottenere il bene altrui e come corollario il conseguimento della liberazione.

Il Buddha Bhagavan si è sforzato moltissimo per genere bodhicitta, praticò le 6 paramita, conseguì la piena visione della vacuità. Quindi, per queste cause o azioni o karma, raggiunse l’illuminazione. Nel buddismo non si è Buddha fin dall’inizio, ma lo si diventa attraverso la pratica. Tutti gli esseri senzienti hanno nel loro continuum il lignaggio che li rende adatti a conseguire lo stato d’illuminazione, tutti ne abbiamo la possibilità. Nel continuum di tutti gli esseri da tempo senz’inizio sono presenti le afflizioni mentali, ma la mente, caratterizzata da coscienza e conoscenza, non ne è contaminata. È come avere dell’acqua sporca, le cui impurità possono comunque sempre essere rimosse. Per quante afflizioni mentali possono esserci, in ogni caso le sue afflizioni non contamineranno la natura stessa della sua mente, quindi possono essere separate e raggiungere quindi l’illuminata. Da tempo senz’inizio in tutti gli esseri c’è amore o compassione in modo più o meno accentuato, ma comunque c’è: si tratta di farle crescere. Così come le afflizioni mentali non sono perenni: con gli antidoti possiamo farle diminuire. Non si tratta di creare un risultato senza causa, non sarebbe possibile. In tutti noi in forma innata abbiamo amore e compassione. Le afflizioni sono tutte coscienze errate, perché non esiste effettivamente la percezione che abbiamo quando siamo in preda alle afflizioni mentali, mentre l’amorevolezza ha come sostegno delle cognizioni valide. Perciò, l’applicazione dell’antidoto alle afflizioni le sminuirà sempre più, così come, se voglio riscaldare un oggetto freddo, dovrò diminuire il freddo ed incrementare il caldo, vale a dire riscaldarlo. Cian, la bodhicitta è una mente eccezionale, noi non l’abbiamo ancora ottenuta, e nemmeno una bodhicitta di qualità o genuina o spontanea. Così possiamo impegnarci a coltivarne una di tipo indotto, il che è già un grande fortuna. E se trasformiamo il nostro tempo che dedichiamo al parlare, se abbiamo la possibilità di praticarla, dobbiamo avere la consapevolezza che nessuno essere vuole la sofferenza, ma che tutti vogliono la felicità e pur desiderando eliminare la sofferenza non sappiamo porvi le cause. I più non sanno come riflettere, come generare bodhicitta. La possibilità che abbiamo di riflettere, meditare su bodhicitta è una enorme opportunità, il che è meraviglioso. Perché avere per oggetto tutti gli esseri significa dare un significato estremamente positivo alla nostra vita.

Domanda. Come faccio ad eliminare le afflizioni mentali se queste sono coscienza? Se la natura della mente è chiarezza, l’afflizione è una visione errata, come faccio ad eliminarla?

Ven Gheshe Jampa Gelek. Nel Buddhismo abbiamo diversi sistemi filosofici. Per i Cittamatra è possibile trasformare la coscienza afflitta nella natura della coscienza illuminata, è quanto asserito dalla scuola della sola mente come base di tutto. Gli altri sistemi filosofici pensano che le afflizioni debbano essere eliminate con gli antidoti. Le afflizioni mentali sono coscienza, per i Cittamatra le afflizioni non vanno a contaminare la natura della coscienza, la parte della coscienza che si afferra al sé non contamina la natura vera della coscienza, perciò essa può giungere all’illuminazione.

Coloro che non affermano la coscienza come base, sostengono che le afflizioni non contaminano la mente, le afflizioni sono coscienza grossolana, poiché vi sono menti più sottili come quella della morte, sogno, bardo ed è questa mente sottile che raggiunge l’illuminazione, in quanto incontaminata dalle afflizioni mentali. Stiamo parlando dei livelli più sottili della mente che sono privi di afflizioni mentali e come tali non vengono intaccati da esse.

Domanda. Praticando il metodo dell’eguagliare e scambiare se stessi con gli altri si comprende anche quello delle Sei Cause, ma non viceversa, entrambi generano bodhicitta, allora abbiamo due tipi di bodhicitta?

Ven Gheshe Jampa Gelek. Papongka Rinpoche asseriva che se si genera bodhicitta col metodo di scambiare se stessi con gli altri, questo pervade il metodo delle sei cause ed un effetto, viceversa il secondo non pervade il primo. Se si ha un intelletto più raffinato con l’eguagliare e scambiare se stessi con gli altri si include il metodo delle sei cause e non viceversa. Perché, chi si addestra eguagliando e scambiando se stessi con gli altri comprende le 6 cause. Chi si addestra ad eguagliare e scambiare se stessi con gli altri comunque comprende nella sua pratica implicitamente le 6 pratiche, entrambe portano all’illuminazione, ma l’eguagliare e scambiare se stessi con gli altri porta più velocemente all’illuminazione. Se vogliamo raggiungere una destinazione, e possiamo andarci a piedi o in auto, la strada sarà la stessa, ma in auto impiegheremo molto meno tempo.

Shantideva nel Bodhisattvachariavatara http://www.sangye.it/altro/?p=2412 capitolo 7, strofa 30 infatti diceva:

Perciò una volta montati sul destriero della mente di illuminazione,

che distrugge ogni sofferenza ed apatia,

chi mai potrà cadere nuovamente nello sconforto?

Al contrario procederà invece di gioia in gioia.

Domanda. Che differenza c’è tra grande compassione ed attitudine speciale?

Ven Gheshe Jampa Gelek. Grande compassione è il desiderio che tutti gli esseri siano liberi dalla sofferenza e pensiero speciale è che io solo faccio in modo che tutti gli esseri siano liberi dalla sofferenza e dalle sue cause. Se, ad esempio, tre persone condividono un lavoro, ma se decido che quel lavoro lo faccio io solo, me ne assumo la responsabilità. Nel Lamrim Cenmo, nel continuum degli individui Hinayana, Uditori e Realizzatori solitari, c’è il desiderio che gli esseri siano liberi dalla sofferenza, ma non che siano da me liberati dalla sofferenza, mentre ciò c’è nel Mahayana. Qui si parla della compassione Mahayana. Se troviamo un malato, un conto è dire che gli auguro di essere libero dalla sofferenza ed un altro è che mi occupo di farlo guarire. L’attitudine straordinaria è appunto esprimere il convincimento che io da solo mi impegnerò liberare tutti gli esseri dalla sofferenza.

Domenica 17.06.18 mattino.

Il Buddha Bhagavan insegna che le 3 esistenze sono impermanenti come le nuvole d’autunno o come una danza, un lampo, una pietra che rotola da un crinale scosceso. Tutti i fenomeni composti sono impermanenti, in particolare l’impermanenza comprende la morte. E così come l’ospite cambia albergo così noi di volta in volta cambiamo il nostro corpo all’interno dei sei reami.

Un grande maestro Gelupa Tenpa Jong We disse: “Trascorriamo i primi 20 anni senza praticare il Dharma, poi i successivi 30 anni pensando di praticare, e sono trascorsi 50 della nostra vita. Negli ultimi 20 anni dirò: “Non ce l’ho fatta!”. Ho così trascorso una vita inutile e vuota.

Nel Vinaya, il Buddha Bhagavan dice che ci sono 4 fini o momenti terminali dei fenomeni composti: 1 è essere consumato. Infatti, tutto ciò che accumuliamo viene esaurito. 2 la fine d’uno stato elevato è in uno stato basso. Alla fine si ricadrà in uno stato inferiore, senza alcun potere o prestigio. 3 l’incontro termina in separazione. Ci si separa comunque. 4 Il nascere ha come fine il morire. Queste sono le 4 fini dei fenomeni composti ed i beni del samsara non sono stabili ed alla morte si dovrà lasciare tutto. Nasciamo nudi e moriamo nudi, lasciando anche il nostro stesso corpo nel processo della morte. È veramente importante riflettere su questi punti in quanto molti di noi soffrono e sono in confusione. Ad esempio, il povero dice d’aver bisogno di beni, e percepisce i ricchi come i detentori dei beni. Pensando che se avesse del denaro tutto andrebbe bene. Mentre, all’inverso, i ricchi avranno la preoccupazione di perdere le proprie ricchezze, al punto di non dormire la notte. Se arrivassi a quello status sarei veramente felice. Ma chi la pensa così non sa che chi detiene il potere non è certo felice, perché deve affrontare molti problemi. Cosa ci rende infelici? Le afflizioni mentali basate sull’attaccamento e l’avversione, sostenute dall’ignoranza. Se domiamo invece la nostra mente, non avremo paura, non sviluppiamo orgoglio, né diventeremo presuntuosi ed arroganti.

Nell’Abidharma l’antidoto alla discorsività mentale o concettualità è il respiro. È importante che la nostra mente stia nel suo modo naturale senza eccitazione né torpore, altrimenti la mente non sta sull’oggetto di meditazione, può vagare o si perde la chiarezza. La mente tende a sprofondare, cade nel torpore. Come intervenire? Occorre portare la mente nella sua natura neutra, assumendo il respiro come oggetto di meditazione, così la mente diventa neutra e così facilmente la si potrà orientare verso una sua neutralità. La meditazione sul respiro ci fa eliminare le svariate concettualità mentali che sviano e turbano la nostra mente.

Meditiamo ora insieme sul respiro, senza pensare ad altro. Inspiriamo ed espiriamo attraverso le narici, facciamolo lentamente sia l’inspirazione che l’espirazione, sempre mantenendo la nostra mente sul respiro. È la base per la nostra meditazione che tende a far cessare la proliferazione della nostra discorsività mentale.

Meditiamo ora sull’eguagliare e scambiare se stessi con gli altri che consiste nel prendere su di sé le sofferenze di tutti gli esseri e farle maturare, donando loro tutte le virtù e felicità, ton significa dare e len prendere. Possiamo associare l’eguagliare e scambiare se stessi con gli altri alla meditazione sul respiro. Non c’è tuttavia nulla che concretamente doniamo agli altri e nemmeno prendiamo su di noi, ma è solo un discorso interiore che agisce sulla nostra mente e che ci permette di accumulare vasti meriti. Il ton len rientra nelle pratiche di equalizzazione, di scambiare noi stessi con gli altri, è una pratica del Bodhisattva. È un addestramento vasto che va a cambiare la nostra mente, che è di grande beneficio. In Tibet ci furono molti casi di lebbra incurabile che guarirono praticando l’eguagliare e scambiare se stessi con gli altri. Oggi abbiamo il cancro come malattia grave ed è sicuro che potremo avere dei benefici dall’eguagliare e scambiare se stessi con gli altri. Visualizza attorno a te tutti gli infiniti esseri, tutti gli esseri sono uguali nel non voler soffrire. Inspiriamo tutta la sofferenza, oscurazioni, negatività degli esseri come fumo nero che si dissolve in noi e, grazie a ciò, tutti gli esseri hanno ottenuti la felicità.

Visualizziamo che tutte le nostre qualità positive assumano l’aspetto dell’aria bianca che espiriamo. In tal modo abbiamo trasformato tutte le negatività degli esseri in positività grazie al nostro contributo.

Nella Lama Ciopa c’è un passo in cui si dice a proposito dell’eguagliare e scambiare se stessi con gli altri: “possano tutte le felicità e virtù maturare sugli altri e le oscurazioni ricadere su di me”. Si usa recitare più e più volte questi versi quando si sta in ritiro. I Bodhisattva hanno la capacità di trascorrere, anche solo per un essere specifico, eoni ed eoni nelle fiamme degli inferni, grazie alla grande compassione che hanno. È il modo in cui i Bodhisattva s’addestrano nella perfezione dello sforzo gioioso ed entusiastico.

Ricordiamoci che non stiamo parlando solo degli umani ma di tutti gli infiniti esser senzienti, che sperimentano sofferenza ma che tutti vogliono essere felici e non vogliono soffrire, anche una formica, un insetto soffre il caldo od il freddo. Tutti noi vogliamo essere felici e non soffrire e ne abbiamo tutti il diritto. Esserne consapevoli è veramente raro e prezioso. Chi pensa così ovunque vada sarà di beneficio per tutti. E si prenderà cura anche di un solo insetto che rischia d’essere calpestato per strada, altrimenti inavvertitamente potrà schiacciare l’insetto.

Il comportamento delle associazioni animaliste per la difesa degli animali è molto positivo.

Se adottiamo questa consapevolezza è di grande benefici o sia per noi che per gli altri, perché questo atteggiamento mentale ci permette d’essere più altruisti e d’essere più vicini agli altri ed avremo più contatto con gli altri. Il che va a parare sul sorgere dipendente, sul fatto che dipendiamo molto dagli altri. Alcune famiglie nei villaggi più isolati del Tibet sono poveri ma felici e spensierati, con stretta relazione tra genitori e figli e tra marito e moglie, sono in una situazione di serenità e di pace interiore. Mentre altre famiglie ricche con studi alle spalle, c’è una continua lite tra i genitori di cui ne risentono i figli. Se c’è amore nel nucleo famigliare allora la famiglia gode di serenità ed armonia, viceversa, le continue liti possono portare alla separazione e ad altro di ancora peggio.

Un mio studente monaco a sera, che ora è a New York con la moglie Tailandese e 2 figli, vanno a trovare la famiglia di lei che è molto ricca, ma la moglie non vive nell’oro, comunque si vogliono molto bene, ed ella era molto contenta di stare con suo marito anche se non erano ricchi. L’importante è essere in un clima amorevole, la ricchezza non significa affatto amorevolezza. E se c’è amorevolezza con gli altri il pasto sarà buono e ben gradito, altrimenti risulterà indigesto.

Domenica 17.06.18 pomeriggio.

Al Primo Capitolo http://www.sangye.it/altro/?p=2352 del Bodhisattvachariavatara di Shantideva leggiamo:

28 Essi pur desiderando di sfuggire la sofferenza in verità la cercano e vi si precipitano dentro, e desiderando la felicità la distruggono a causa della loro ignoranza, quasi che la loro felicità fosse un loro nemico, ed essi nemici di se stessi.

Noi tutti desideriamo essere felici e non soffrire, ma distruggiamo la nostra felicità come se ne fossimo nemici, in quanto ne distruggiamo le cause, ovvero l’altruismo o non considerando gli altri come più cari e ci applichiamo invece nell’egocentrismo e poniamo le cause della sofferenza e distruggiamo la causa della nostra felicità, che è l’altruismo.

A causa dell’egocentrismo consideriamo il nostro io estremamente importante, non solo nella veglia ma anche nel sogno. E sviluppiamo attaccamento verso noi stessi, sviluppando rabbia, ad esempio: non appena ci viene mossa una critica anche velata cadiamo in preda all’ira. Viceversa, sempre a causa dell’attaccamento all’io, appena veniamo lodati, siamo felici e consideriamo quella persona come nostra amica. Tutto ciò mostra come il nostro egocentrismo sia la radice di tutte le sofferenze.

Partecipando a dei seminari all’Università di Pisa ho ascoltato dei professori dire che in ognuno di noi c’è l’istinto della paura, che è gestita da un’area specifica del cervello. Al che chiesi: “Se togliamo quest’area del cervello: l’individuo muore?”

No” – mi fu risposto dal professore.

Ma non possiamo allora toglierla quest’area?

No”, mi rispose nuovamente lo studioso.

I testi buddisti dicono che la paura è data dall’egocentrismo di considerare noi stessi come più importanti degli altri. Se non abbiamo attaccamento all’io perdiamo anche la paura. Se non abbiamo attaccamento all’oggetto non avrò paura. Quindi, risposi al professore, che per il buddismo la paura è un risultato dell’egocentrismo di considerare noi stessi come più importanti degli altri. Più egocentrismo abbiamo, più avremo preoccupazioni e vivremo male, viceversa vivremo sempre meglio quanto minore sarà il nostro egocentrismo.

Lama Tzong Khapa nel Lamrim Chenmo http://www.sangye.it/altro/?cat=110 dice che più danneggiamo gli altri più danneggiamo noi stessi. Così, più benefici darò agli altri, più beneficerò me stesso. In base all’oggetto, all’intensità del beneficio che daremo, riceveremo un vantaggio corrispondente. Se, ad esempio, abbiamo un oggetto delle nostre azioni, un Buddha o Bodhisattva, se agiamo verso di loro, anche dando loro un piccolo beneficio, il risultato sarà un gran beneficio, così se arrechiamo danno anche lieve ad un Buddha o Bodhisattva, ne deriverà un grave danno per noi. Ad esempio, consideriamo le pratiche di prostrazione, in base alla diversità degli oggetti delle pratiche. Ad esempio, se facciamo prostrazioni in un luogo sacro, che è in relazione con la vita del Buddha come Bodhgaya, ciò ci creerà un beneficio molto più vasto, rispetto che eseguire le stesse prostrazioni in un luogo comune. Andare in pellegrinaggio costa soldi e fatica. Allora, perché si va in pellegrinaggio? Perché grazie al pellegrinaggio si acquisiscono molti più meriti che visitando luoghi non sacri. Proprio perché ci vissero, studiarono e meditarono dei grandissimi maestri come il Buddha, che lasciarono in quei luoghi le loro grandi benedizioni.

Inoltre c’è la benedizione attraverso la discesa dell’essere divino o di raggi di luce. È una meditazione che irradia luce da esseri di saggezza che elimina malattie, negatività ed oscurazioni. Raggi di luce discendono a noi dall’essere divino che poi vengono indirizzati a beneficiare tutti gli esseri senzienti.

La discesa su di noi del nettare divino che ci purifica continua con lo stesso nettare che viene a toccare tutti gli esseri, purificandoli, liberandoli dalle oscurazioni e dalle malattie.

Om è la sillaba seme del corpo.

Ha è la sillaba seme della parola.

Hum è la sillaba seme della mente.

Visualizziamo la Hum al nostro cuore, da cui si irradia luce sconfinata che colpisce tutti i Buddha e Bodhisattva e torna a noi recando l’efficacia delle qualità positive dei Buddha e Bodhisattva.

La luce ora ci pervade, trasforma in luce il nostro corpo, che diventa completamente bianco splendente, e tutte le malattie, ostacoli e tutte le negatività vengono espulse dal nostro corpo con un aspetto scuro e nerastro. Ora la luce pervade tutti gli esseri tutti attorno a noi, come una fiamma che si propaga, tutte le malattie ed oscurazioni di tutti gli esseri vengono rimosse.

Non si tratta d’una pratica tantrica.

Visualizza ora una Hum al nostro cuore che emana luce, che colpisce gli oggetti di rifugio, verso cui nutriamo fede. Ora la luce ci ritorna, portando benedizioni, a partire dalla sommità del nostro capo, rendendolo di luce o della natura della luce.

Con la discesa su di noi del nettare che ci purifica, possiamo visualizzare il nettare che ci purifica facendo uscire nella parte inferiore del nostro corpo una sostanza scura nerastra ed a partire dal nostro cuore il nettare va a purificare tutte le malattie ed oscurazioni di tutti gli esseri.

Nella visualizzazione del nettare, l’oggetto del rifugio è visualizzato proprio sopra il nostro capo. Abbiamo così l’irraggiamento della luce ai lama idam, immaginando che la luce elimina tutte le oscurazioni.

Questa è una visualizzazione diversa dall’eguagliare e scambiare se stessi con gli altri. Abbiamo infatti visualizzato in base alla discesa del nettare divino.

Nel nostro corpo abbiamo tre canali principali: quello centrale blu, quello di destra bianco e quello di sinistra rosso. Visualizziamo questi canali come archi portanti partendo dalla sommità del nostro corpo.

Inspiriamo dalla narice destra, il respiro entra dal canale destro, scende al canale destro ed esce dal canale sinistro e quindi dalla narice sinistra.

È una pratica di purificazione dei venti del canale destro e sinistro. È la purificazione del percorso dei canali. Prima abbiamo visualizzato i canali destro e sinistro congiunti in basso. L’aria discende dal canale centrale.

La pratica di pulizia dei canali rientra tra quelle dei Sei Yoga di Naropa. Normalmente i nostri venti non scorrono mai nel canale centrale, ma nei due laterali e nell’infinità degli altri canali. La mente va dove si sposta il vento, la coscienza cavalca i venti. Coscienza e venti nel tantra si dice che sono della stessa entità ma da diversi stati.

La pratica aiuta anche ad allentare la presa dei due canali laterali rispetto al canale centrale, aiutando i venti a fluire. Stiamo parlando dello yoga in relazione al prana o venti.

Domanda. ?

Ven Ghesce Jampa Gelek. il continuum non è interrotto, il primo istante del continuum si trasforma nell’istante successivo e via dicendo, quindi non è la stessa persona che sperimenta il karma, ma il suo continuum è lo stesso.

Domanda. Il corpo è quindi individuato nella testa e la mente nel cuore?

Ven Gheshe Jampa Gelek. Il chakra del capo è il luogo principale del corpo e la Hom bianca è alla sommità del capo, il punto principale della parola è la gola ed abbiamo la Ha alla gola, il punto principale della mente è al cuore dove si visualizza la Hum.

Perché alla sommità del capo è il punto più importante del corpo? Perché il cervello è l’organo più importante del corpo e risiede nel capo.

La mente più sottile in assoluto è al chakra del cuore, all’interno del costituente bianco maschile e rosso femminile.

Domanda. Nel calmo dimorare l’estasi che si può provare fa parte delle distrazioni?

Ven Ghesce Jampa Gelek. La beatitudine della flessibilità di corpo e mente non è eccitazione, che rientra nell’attaccamento e la mente va verso altre direzioni. Quando si ottiene il calmo dimorare si può stare quanto vogliamo sull’oggetto di meditazione, che è chiaro e vivido, è la flessibilità di corpo e mente.

Se siamo attaccati alla beatitudine proviamo eccitazione.

La mente è in grado di fare tutto ciò che intendiamo fare, la beatitudine di flessibilità del corpo consiste nel fatto che quando abbiamo raggiunto la flessibilità del corpo, questo è in grado di fare tutto. Nel nostro caso è difficile avere una vera e propria flessibilità di corpo e mente. È invece più frequente una usuale esperienza di beatitudine del corpo che è come un aspetto della flessibilità.

Domanda. Il torpore del sonno è possibile utilizzarlo nella pratica? Per non sprecarlo col sonno?

Ven Ghesce Jampa Gelek. Non è torpore ma offuscamento, il sonno. Se coltiviamo una motivazione positiva prima di dormire la possiamo utilizzare nel sonno con lo yoga del sonno. Il sonno coltivato con una motivazione positiva, diventa positivo.

 

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