Ven. Ghesce Gendun Tarcin: La mente nel Buddhismo.

Ven. Ghesce Gendun Tarcin: Tutti i fenomeni che dipendono da cause e condizioni svaniscono come un lampo.

Ven. Ghesce Gendun Tarcin: La mente nel Buddhismo. Solanas, CA 02-04 giugno 2018. Appunti non revisionati del Dr. Luciano Villa nell’ambito del Progetto Free Dharma Teachings per il beneficio di tutti gli esseri senzienti. Venerdì 02.06.18 Ven. Ghesce Gendun Tarcin.

Benvenuti al nostro seminario sulla mente nel Buddhismo e neuroscienze.

Siamo qui al confine tra mare e terra, al confine d’un punto energetico.

È importante qui mantenere l’equilibrio fisico e mentale.

È importante l’allenamento della nostra anima, intesa come l’essenza della nostra esistenza individuale.

Troviamo la nostra posizione fisica in modo completamente rilassato, in una posizione di beatitudine del corpo, perché la beatitudine del corpo è il primo passo verso la nostra beatitudine interiore, la beatitudine della mente.

Troviamo la nostra posizione armonica e naturale.

Quindi indirizziamo la mente in modo che sia pura, senza forzatura alcuna, la mente consapevole del nostra ritmo, del respiro in equilibrio di corpo, respiro e mente, in equilibrio di triplice unione.

Affidandosi con gioia ed amore e cura alla meditazione, cresce in noi in modo naturale un piccolo nirvana. È l’esperienza del momento presente, che non è nel passato né nel futuro.

Questa è una piccola introduzione sulla mente.

Dott. Enrico Dellacà. Perché ho voluto un seminario sulla mente nel Buddhismo tibetano e neuroscienze? Ne troviamo le origini nella dottrina buddhista e Vedanta, negli studiosi di Nalanda, in special modo nel gran maestro Atisha, che si dedicarono a studiare la mente. Qual’è l’obiettivo finale del Dharma Buddha? È facile rispondere che è la Bodhi, la suprema illuminazione, che è un qualcosa che è già unificato, perché la mente, il vuoto e la luce sono già unificate. La mente, dal punto di vista delle neuroscienze, è un’entità matematica; ma è un’entità matematica compassionevole, dal Nirmanakaya al Sambogakaya e Dharmakaya: alla fine, dalla situazione di particelle virtuali che si uniscono, dando luogo alla realtà virtuale, da karuna scaturisce la compassione. La mente è una realtà virtuale che non possiamo vedere. È un po’ come il nostro viso che possiamo vedere attraverso uno specchio. Perciò la mente la possiamo vedere solo attraverso il corpo. Ma poiché il corpo non ha la purezza della mente, dobbiamo cercare di portarlo alla purezza originale. La mente è vuota. Non ha forma né odore né dimensioni. Ma tutto esiste nella mente.

Esistono neuroscienziati che incorrono nell’errore di confondere la mente col cervello. Secondo alcuni: mente e cervello sono la stessa cosa. Per altri la mente è una funzione del cervello, per altri ancora: la mente ha bisogno del cervello per funzionare. Ma la mente stessa viene definita secondo i criteri dicotomici secondo la cultura occidentale, dividendo, categorizzando: così esiste una concezione di mente modulare, compartimentale. Si cerca di trovare una risposta nelle singole parti del cervello senza rendersi conto che per trovare una risposta dobbiamo unificare. Non v’è una ricerca che guardi alla mente nella sua globalità, si guarda solo alle singole parti cercando d’unirle, ma senza giungere ad una visione globale.

Ven. Ghesce Gendun Tarcin.

Non commettere azioni non virtuose, ma accumulare virtù e bontà.

L’insegnamento del Buddha è domare la nostra mente, rendendola flessibile, per applicarla nella meditazione, praticando la saggezza, ovvero giungere alla mente completamente domata.

Accumulare virtù e bontà è praticare la concentrazione, fondamentale per sviluppare saggezza. Per sviluppare la concentrazione devo praticare la moralità, evitando di commettere azioni non virtuose.

Attraverso la pratica della moralità, della concentrazione, della saggezza: allora la nostra mente è domata, autonoma, indipendente. La mente è la radice della nostra vita. Domare la mente è trasformare la nostra mente nella natura della saggezza.

Distinguiamo una mente principale da una secondaria. La mente principale ha la caratteristica di purezza e luminosità, è come il tronco dell’albero, mentre la secondaria ne sono i rami.

La mente può essere virtuosa o non virtuosa.

La mente principale è sempre neutra, ma è influenzata dalla mente secondaria, variandone le percezioni, ma non la sua natura fondamentale.

Tutti i pensieri sono solo temporanei, come lo scorrere d’un fiume, in quanto le menti secondarie sono temporanee, solo quella principale non lo è. Passiamo la maggior parte del nostro tempo come una scimmia che salta da un ramo all’altro d’un albero, senza renderci conto che i pensieri sono solo temporanei, che occorre quindi mettere sotto controllo le menti secondarie. Non si tratta di reprimere i nostri pensieri, ma di eliminare quelli inutili, il che significa essere strumento di saggezza: eliminare senza attaccamento emotivo. Domare la mente significa riuscire a mettere sotto controllo tutte le menti secondarie. Domare è trasformare. Domare la rabbia è trasformarla.

Dukka è in sanscrito ciò che non può essere sopportato, è la radice del nostro termine “duro”, è la radice di ciò che non desideriamo. È il significato di domare la nostra mente, è trasformare tutte le menti secondarie, i fattori mentali. Domando la mente, automaticamente essa diventa compassionevole.

Sabato 03.06.18

Ven. Ghesce Gendun Tarcin.

L’obiettivo dell’omaggio è che, attraverso l’omaggio al Buddha, Dharma e Sangha rendiamo omaggio alle qualità di Buddhità di tutti gli esseri e a tutte le qualità di Buddhità che sono presenti anche in noi.

Moralità, concentrazione e saggezza sono le qualità umane che abbiamo fin dalla nascita. Ed è questo l’obiettivo della recitazione del sutra dell’Omaggio al Buddha.

Sviluppiamo la visione dell’unità, che ci mostra noi stessi circondati da tutti gli esseri senzienti, a partire da quelli di saggezza. È un modo concreto per uscire dall’illusione di credere reale ciò che non lo è. Perché tutto ciò che ci appare è illusorio. Ci appare permanente ciò che non lo è, ci appare solido ciò che non è. Questa prospettiva del nostro mondo è irrealistica. Tutto ci appare come permanente, ma non lo è. Perciò, non c’è nulla cui attaccarsi, perché tutto è transitorio, come in un sogno, tutto è solo un’apparenza. Tutti i fenomeni che dipendono da cause e condizioni svaniscono come un lampo. Il tempo è un invenzione, non esiste. Anche le nuvole sono un altro esempio d’impermanenza. Allora, se siamo nella realtà, viviamo in modo molto più gioioso, rilassato, libero.

Visione sull’impermanenza e più profondamente: visione della vacuità. Visione della mancanza d’un sé solido che nasce dalla nostra ricerca. La nostra vita va condotta attraverso la visione realistica, con la concentrazione, moralità e saggezza. Il che conduce alla compassione, all’amore. Per attraversare questo mare di sofferenza, per raggiungere l’altro lato del gran oceano del samsara, per lasciarlo. Ogni istante gli esseri e le cellule degli esseri nascono e muoiono, così nel nostro corpo in ogni istante c’è la nascita d’una nuova cellula e la morte d’un altra.

Ma non vogliamo nulla.

Vogliamo solo essere consapevoli della nostra visione illusoria. Chi vuole, chi fortemente desidera, s’affanna a volere fino ad adirarsi se non l’ottiene? È l’io. Ma cos’è l’io? Dov’è l’io? L’io, se lo cerco, non lo trovo. Quindi non c’è, è solo un’illusione. Quindi, abbandoniamo quest’inconsapevolezza. Siamo guidati forse dalla compassione e dall’amore? No, siamo in preda ai nostri istinti che dipendono dalle nostre attitudini. E ce ne dobbiamo distogliere. Dobbiamo rendere la nostra vita libera e consapevole, altrimenti saremo in perenne schiavitù del nostro ego, che peraltro è illusorio. Quindi si tratta di liberarci di un’illusione.

Meditiamo. Corpo, mente e respiro.

Sviluppiamo una pratica consapevole del nostro amore, compassione, saggezza, integrandola con la visione pura della realtà della vacuità. Questa nostra visione consapevole l’integriamo nella nostra vita, nell’inspirazione espirazione consapevole, una visione consapevole. Questo respiro, integrato con la mente consapevole, pervade tutto il nostro corpo, integrandosi con la concentrazione e compassione in ogni cellula del nostro corpo. Viviamo questa visione consapevole che tocca ogni singola cellula del nostro corpo tramite ogni singola inspirazione ed espirazione. Ispiriamo ed espiriamo in modo rilassato e naturale finché il nostro corpo ne viene pervaso fino all’ultima cellula, portando concentrazione, compassione, visione pura della vacuità, e nutrendo e rigenerando ogni cellula nella sua unità e globalità, interconnessione con le altre.

Yoga è unione del nostro corpo con la nostra mente, con la visione pura dell’impermanenza, della vacuità, è la natura della nostra coscienza attraverso il movimento di ogni singola cellula del nostro corpo senza trascurarne alcuna, anzi pervadendo ogni singolo organo ed apparato. Questo è Dharma. Dharma non significa prevedere il futuro né fare miracoli. Dharma è armonia totale. È illuminazione. È luce e nutrimento per gli esseri. È la potenzialità più alta della mente.

Dott. Enrico Dellacà. Tutto ciò che appare alla nostra osservazione è vuoto di significato intrinseco, ma è pieno di significato attributivo, perché dipende dalle nostre osservazioni, percezioni ed emozioni. La mente, se pura, è una formazione matematica compassionevole. Ma, se offuscata, inconsapevole, è come coperta dall’oscurità della cenere o gnomon, in tibetano, ed è in preda alle emozioni negative: attaccamento, ira ed ignoranza.

E la dedica delle nostre azioni positive è importantissima.

La concentrazione è lo strumento per preservare il nostro continuo mentale verso infinite possibilità.

Quindi la rigpa, la saggezza, la mente è sì di saggezza ed è pure la mente del cuore. Non c’è distinzione tra le due. Il buddismo è karuna o compassione, in sanscrito.

Il nostro mondo è assolutamente illusorio, inpermanente, e temporaneo. Ma il continuo mentale è l’unica via di conoscenza. Solo raggiungendo lo stato originario o puro possiamo conseguirla. Ma non basta la motivazione, occorre la costanza del metodo e l’insegnamento di una dottrina che lo esprima. È il Dharma, come il termine viene inteso in sanscrito, o cio’ in tibetano: particelle virtuali che si uniscono e disgiungono. Il Buddha strappa il velo delle illusioni e ce lo dice, ma nulla di nuovo dice perché insegna la natura delle cose. La mente vera, quella che dobbiamo ricercare, è per lui quella che riposa nello spazio generale.

Domanda. È vero che tutto ciò che vediamo è illusorio, ma ciò non significa che sia falso. Il Buddha, Ciandrakirti http://www.sangye.it/altro/?cat=111, Nagarjuna http://www.sangye.it/altro/?cat=9, Lama Tzong Khapa http://www.sangye.it/altro/?cat=10, http://www.sangye.it/altro/?cat=110 ci parlano di 2 verità: convenzionale ed ultima.

Nagarjuna nel suo testo Mula Madhyamaka Karika o Il Fondamento della Saggezza http://www.sangye.it/altro/?p=9194, il tempo non esiste in quanto tale, di per sé, perché è un derivato tra fenomeni, perché se fosse fisso non sarebbe transitorio.

Luigi Pacchioni. La realtà di Newton è quella apparente che ci ha portato sulla Luna, che non è in contrasto con quella relativistica di Einstein, né questa è in contrasto con quella ultima, che è quella quantistica. Teniamo la nostra nostra mente a livello di realtà ultima, riflettendo e abbandonando la mente dell’ego, lasciando la mente in questo stato di luce. Sono le pratiche che fanno tutti i maestri e dottrine: l’annullamento dell’ego in una strada di luce.

Dott. Enrico Dellacà. Sul piano del fisica convenzionale il tempo esiste,

Ven. Ghesce Gendun Tarcin.

La pratica della spiritualità è obiettivamente la pratica della mente d’illuminazione, la cui motivazione principale è risolvere, superare il dolore, le difficoltà che proviamo quotidianamente mentre cerchiamo armonia e pace, una vita ed una società armoniosa. Lo possiamo realizzare attraverso un rivoluzione interiore, che possiamo realizzare con varie strade. Il che dipende dalla società, dalle vie della spiritualità, risolvendo i problemi dell’umanità nella vita di tutti i giorni attraverso l’evoluzione spirituale.

Dott. Enrico Dellacà. Il concetto di interdipendenza a livello di realtà convenzionale è innegabile.

Ven. Ghesce Gendun Tarcin.

Impegniamoci nella concentrazione e meditazione sulla mente. La mente stessa è della natura della vacuità intangibile, è coscienza immateriale: la sua natura è luminosità. Abbiamo paragonato la mente principale al tronco d’un albero e le menti secondarie ai rami, che nascono come impulsi dalla mente principale. La mente luminosa significa che la sua forma è luce. La mente riflette i fenomeni come uno specchio. È citta in sanscrito, man è la coscienza ed in tibetano è lo o coscienza, rigpa che in sanscrito è vedo, che illumina gli altri oggetti, scepa.

Dharma in tibetano è cio o ciò trasforma la mente nella sua natura chiara e luminosa, è purificare la propria mente: il lavoro principale della pratica del Dharma.

Trasformare la mente nella natura della moralità, concentrazione e saggezza.

Come trovo la natura della mente principale?

Nella compassione.

È la via della pace, senza combattere ma con l’autodisciplina, vivendo nella realtà. Tornando alla sua bontà originale. È lo stato di beatitudine e libertà. Un solo minuto in cui riesci a far lievitare in te la compassione riesci a far cambiare tutte le cellule. Si cambia sulla base del messaggio sulle risorse. Lasciando la nostra mente completamente libera, non costretta dall’io e mio.

02.06.18 Pomeriggio

Ven. Ghesce Gendun Tarcin.

La mente umana è come un gioiello prezioso dal valore incommensurabile, indistruttibile, di pace. La mente in sanscrito è la citta o coscienza, ma qui intendiamo la mente ed il cuore. La pratica della spiritualità, la coscienza, la mente non è a livello materiale ma è un fenomeno estremamente sottile, intangibile, potentissimo che riesce a smuovere tutto l’universo. Così la mente umana è un fenomeno intangibile, ma totalmente potente che guida tutta la nostra vita.

Tutto ciò è un lavoro di ricerca, studi, analisi e contemplazione.

Gli esseri umani hanno questi istinti e capacità di fare questa ricerca, rendendo questo lavoro di ricerca sulla mente tale da risvegliarne le sue piene capacità, fino alla Bodhi. Il che non ha nulla a che fare col livello materiale, ma ha la capacità di risvegliare potenzialità estremamente sottili in noi, libere dal nostro ego.

Cos’è il Dharma? È ciò che mi libera dall’ego. Se ne siamo schiavi allora siamo nel samsara. Se ne vogliamo uscire: allora siamo incamminati verso la moksha, il nirvana, le circostanze prive di dolore. E non lo cerchiamo nel futuro, ma qui ed ora. Il futuro dipende dal presente ed il nostro compito è di cambiare il presente. Così abbandoniamo il samsara. Perciò pratichiamo il Dharma. Cio’ o Dharma, in tibetano, è domare, cambiare, purificare la propria mente. Quindi cio’ è trasformazione. Dharma è pace, è natura di pace, pura, libera dalla sofferenza dell’attaccamento. L’amore è libero dall’illusione, quindi dalla sofferenza dell’attaccamento. È pura pace, amore, compassione, perché è libera dalla sofferenza dell’attaccamento. Virtù è concentrazione, è la capacità di concentrare la capacità mentale. È la saggezza inattaccabile dall’ego, dall’intolleranza, dalla rabbia. Dharma è l’unico vero significato ultimo, della nostra vita, dell’esistenza, è la mente completamente pacifica, ultimo valore dotato di tutte le virtù e buone qualità, di purezza e gioia. Il Dharma è libertà e purezza, senza possessioni, attaccamento: perché il mio e l’io ci rendono possessivi ed irosi. Perciò il Dharma è l’essenza della nostra mente.

L’importante non è chiedersi dov’è la mente, perché la mente è ovunque. Ma è importante chiedersi: dov’è il Dharma? Guardando sempre alle giuste circostanze, ai mezzi abili. Altrimenti il Dharma è ego. Perché gli siamo tanto attaccati? Perché ci manca il Dharma. L’ego, se dà: pretende qualcosa o, addirittura, pretende senza dare. È importante, non quindi scoprire dov’è la mente, perché è ovunque, ma dov’è il Dharma. Il che richiede intelligenza, concentrazione, pazienza: i mezzi abili. Il che conferisce il vero senso dell’essere umano. Quindi il nostro compito è catturare questo Dharma. Il che significa trovare la pace, pura, suprema ed assoluta, libera dall’attaccamento, dalla sofferenza e dal nostro ego.

Continuiamo la nostra piccola meditazione.

Abbiamo fatto ieri ed oggi la meditazione formale seduta, e sappiamo che ogni yoga è unione tra il nostro corpo, respiro e mente. E non parliamo d’una mente qualsiasi ma di Dharma, né del passato né nel futuro ma del presente, è natura della compassione, della concentrazione e della saggezza che vede la realtà dei fenomeni. Attraverso questa mente di Dharma trasformiamo il nostro respiro ed ogni singola cellula nella natura di Dharma. Assumiamo la postura naturale, la respirazione naturale, la mente di consapevolezza, la compassione e visione pura. Facciamo ogni singola inspirazione ed espirazione con consapevolezza.

Dott. Enrico Dellacà. Il Dharma è l’essenza stessa del corpo, è in qualche modo la qualità di cui è fatto il corpo, inteso come quest’universo che ci appare, anche se non sappiamo ancora quanti ne esistono. È la realtà di particelle che si uniscono e disuniscono, che sono una piccola parte dell’universo, che è molto molto più grande. Ma, se la mente ordinaria crede d’aver compreso tutto del corpo, ma realizza il Dharma, la presenza mentale, sempre tale in ogni più piccolo tempo della nostra esistenza, che non riconosce né futuro, perché non si è ancora realizzato, né il passato perché non esiste più allora è sulla via giusta. È importante la presenza mentale consapevole, ma occorre che sia compassionevole e non condizionata, che comprenda la natura fondamentale ultima dei fenomeni. Se ci si mantiene in marigpa, l’ignoranza della vera realtà dei fenomeni, si rimane nel mondo illusorio o proiezione dei nostri pensieri e desideri. Solo quando portiamo la nostra mente in uno stato non condizionato, manterremo sempre la mente in uno stato non convenzionale. Abbandonando questo ciclo circolare e facendo riposare la mente nel suo stato naturale avremo la presenza mentale che si estenderà sempre di più fino a raggiungere livelli di consapevolezza tali che vuoto mente e luce siano la stessa cosa.

Gianluigi. Come coltivare la concentrazione?

Ven. Ghesce Gendun Tarcin.

Occorre, innanzitutto, (1) riposare la mente attraverso la concentrazione su un oggetto; (2) riposare la mente più a lungo sostenendone la continuità; (3) riposizionarsi sull’oggetto quando la mente è distratta; (4) raggiungere l’assestamento globale della mente in modo che diventi focalizzata sull’oggetto; (5) addomesticare la mente sulle qualità della meditazione da cui sorge spontaneamente gioia; (6) evitare l’avversione ed errori intermedi; (8) rimanere completamente pacifica, permanendo e riposando nell’equanimità senza ricorrere; (9) conseguendo la mente univocamente concentrata e libera dal reame del desiderio.

Dott. Enrico Dellacà. Addomesticare la mente equivale letteralmente a “riportare la mente a casa”. Addomesticare deriva infatti dal latino “ad domus”, riconoscendola come a casa propria, tutte le cose che l’hanno distratta vengono riportate in sé stessa. Il punto di riferimento è la mente stessa, non è il libro sul comodino, né il rosario di preghiera o la mala in tibetano, né alcunché datoci dal proprio lama, se non la mente stessa. Per me essenziale è il punto di unificazione della mente col vuoto e la luce. La realtà è solo apparenza.

Non esiste meditazione in sé, ma la dimestichezza ad essa. È per ottenere la presenza mentale in sé stessa. Ed all’inizio non avrai ottenuto nulla, così a metà ed alla fine. Va fatta senza sforzo, né scopo. Tutto va fatto per ottenere la presenza mentale saggia e compassionevole. Non è una terapia, ma va fatta per avere la nostra condizione naturale, ma ha un effetto terapeutico collaterale di calmare la mente. Quindi, non si deve meditare per cambiare la mente, ma per renderci consapevoli della nostra preziosa natura umana, attraverso cui possiamo ottenere la liberazione in questa stessa vita. Altrimenti è come confondere l’obiettivo. Pensare che lo sia il dito della persona che ci indica la luna e non la luna stessa.

Ven. Ghesce Gendun Tarcin.

È la pratica di Shinè, così la mente riconquista la sua natura di pace, di purezza. Se non lo è: non è la mente di Dharma. Dov’è la mente? Non si sa. Riconoscere la natura della mente non è l’apparizione della Madonna. Domare la mente è purificare la mente dai sei sensi.

Dott. Enrico Dellacà. Domare e trasformare equivalgono alla stessa cosa nella radice indoeuropea. Domare deriva da domus, è portare a casa, come è stato fatto coi lupi: con calma, costanza, pazienza e gentilezza sono stati trasformati i lupi in cani. Dare una forma diversa al presente è trasformare, andare oltre. Se prendi un cane di 18 mesi, ed è aggressivo perché è stato sempre in strada, e pretendi ti che ti obbedisca mangiando ad esempio nella scodella, se lo picchi non capirà, ma, se applichi costanza e pazienza, usando disciplina, il discepolo imparerà.

La mente è come un cane feroce con cui devi applicare calma, pazienza e gentilezza per addomesticarlo. Possiamo domare, addomesticare la mente, in tibetano gompa, entrando nella qualità precipua della vita che è trasformazione e metabolismo.

Ven. Ghesce Gendun Tarcin.

I cinque sensi derivano dall’incontro tra tre fenomeni: oggetto, organo sensoriale e coscienza. Sono il livello più grossolano della mente principale. Il sesto senso è la mente o la connessione a livello della coscienza mentale dei sentimenti attraverso i cinque sensi.

Cos’è la mente? È la coscienza legata ad un sesto senso, al cui interno abbiamo vari livelli, il sesto senso è connesso col corpo sottile, col corpo estremamente sottile, col corpo grossolano. Sono gradi diversi della nostra coscienza. Quindi abbiamo la mente primordiale, la rigpa o chiarezza primordiale Dzochen o Mahamudra http://www.sangye.it/altro/?cat=19, http://www.sangye.it/altro/?cat=25, http://www.sangye.it/altro/?cat=81 per le scuole Kargyu e Chiara Luce per la Gelugpa, che è connessa al corpo primordiale. Nel Buddhismo ci sono, a seconda del lignaggio della tradizione abbiamo un linguaggio diverso rispetto alla mente, il che è parte dell’antica cultura indiana.

Non si tratta di capire un lignaggio, ma di essere in una via di ricerca, il cui senso ultimo è il Dharma. Mente primordiale, grande mente Mahamudra deriva da Tilopa e Naropa http://www.sangye.it/altro/?cat=67, il corpo primordiale è intangibile come la mente primordiale con cui è in unione, in tibetano è unione indistruttibile di corpo e mente. Dharmakaya è corpo di Buddha o d’illuminazione, Sambogakaya è il corpo risvegliato originale, Nirmanakaya è la manifestazione fisica della mente risvegliata. Qui si parla della sottigliezza di corpo e mente. Tutta la nostra giornata è connessa ai cinque sensi, all’attaccamento all’ego, da cui scaturiscono ignoranza ed avversione. Occorre minimizzare l’attaccamento e le richieste dei cinque sensi. Sviluppiamo compassione con consapevolezza, tutta la meditazione è consapevolezza della mente dei cinque sensi, della coscienza stessa.

Meditazione e consapevolezza, la verità è una terra senza sentieri, così la vita è una terra senza sentieri dove ognuno deve scoprire dove camminare. La coscienza più sottile è quella primordiale.

La pace è la via, non l’obiettivo. È ritrovare una coscienza fondamentale che sente i movimenti delle cinque coscienze.

Domenica 03.06.16

Dott. Enrico Dellacà. È importante avvicinarsi con purezza di cuore agli insegnamenti perché abbiamo una mente avventizia che è oscurata da sensazioni ed emozioni che ci disturbano. Noi occidentali siamo abituati a classificare tutto e la nostra mente duale ci porta a vedere quello che non c’è ed a non vedere ciò che c’è.

Molte scuole indiane si dividono su ciò.

Avvicinarsi con cuore puro e compassionevole è la via principale per accogliere questi insegnamenti.

Ven. Ghesce Gendun Tarcin.

La verità è una terra senza sentiero”, è una frase di Krisnamurti. Lo spazio della nostra mente è il cuore, il terreno della nostra mente è il cuore. È la ricerca di un sentiero, in un terreno che non ha sentiero: nella sofferenza, nel dolore, nel dispiacere. Il che è nelle nostre mani. Abbiamo tutti risorse, facilità, perciò il nostro lavoro è di costante consapevolezza, presenza mentale, senza cadere nelle illusioni, problemi, anche se è inevitabile. Si tratta, perlomeno, di non dedicare tutto il nostro tempo a ciò, dobbiamo invece realizzare un qualcosa di tangibile. Usando concentrazione, consapevolezza, pazienza, amore, perseveranza, aggiungendo con cura sempre una goccio d’acqua alla nostra pianta, l’unica preoccupazione è dargli una goccia d’acqua ogni giorno. Così, se il nostro lavoro continua, la pianta crescerà e così troveremo, addestreremo la nostra mente. È trovare e domare la mente, per curarla amorevolmente, per portarla a casa con la meditazione, preghiera. La mente è molto potente. Attraverso la sua trasformazione possiamo trovare tutto l’amore dell’universo. La nostra mente è la risorsa definita pace infinita di gioia e serenità. Altrimenti può diventare causa di distruzione dell’intero nostro mondo ed universo. Il mondo che vediamo con la mente, col sesto senso, è molto molto più grande di quanto percepiamo coi cinque sensi.

Cio’ è il fenomeno che nasce dalla coscienza del sesto senso, che non ha colore, odore, suono, forma. È un fenomeno o coscienza del sesto senso.

Dott. Enrico Dellacà. Cartesio collocava il sesto senso nell’epifisi. L’input periferico va al talamo e da qui all’amigdala, all’ippocampo ed alla corteccia somato sensoriale dove viene interpretato. Ma esiste una reazione automatica velocissima che informa di un possibile pericolo ed immediatamente invia un comando per evitare quel pericolo. L’olfatto non attraversa il talamo, ma va direttamente alla corteccia, ma gli altri sono sistemi automatici. Il sistema automatico è legato alla sopravvivenza della specie, della serie: “Veloci o morti”. Il che scaturiva dal vivere in foreste e savane primordiali dove non eravamo affatto i benvenuti.

Siccome gli stimoli passano dal talamo, non esiste informazione diretta dai sensi, perché qui essa viene cambiata in base agli stimoli del presente e del passato, quindi siamo condizionati dal sistema emozionale, che, a sua volta, è condizionato dalle esperienze fin dalla prima infanzia, con la madre.

Esiste una struttura nascosta, il claustrum o clausura, che ha funzioni di consapevolezza intuitiva, di capire che questo cio’ o fenomeno, ciò che appare in greco, non ciò che è, perché occorre capire che ciò che vediamo è pura apparenza. La corteccia p tanto sottile da essere inferiore allo spessore di una carta di credito, è il sistema più ingannevole di tutti. Ad esempio, la vista, il sistema ha coscienze anche extrastriate deputate al ricordo, per cui è possibile vedere quel che non c’è, il problema è a livello di neuroscienze. Cristoforo Colombo sosteneva che bastavano 4400 km per raggiungere il Giappone, ma ne occorrevano ben 22000. Ma quel che importa è gli abitanti dell’isola di San Salvador non riuscivano a vedere le caravelle perché non avevano esperienza di esse, solo lo sciamano all’inizio ci riuscì. Il claustrum è proprio alla base di questo sistema. Nella mente cerebrale ci sono i germi della scienza del Dharma.

Ven. Ghesce Gendun Tarcin.

Ogni nuovo passo è una nuova vita, ogni cambiamento ci porta novità. Dal Sutra del Cuore http://www.sangye.it/altro/?p=6098 dialogo tra Buddha, Shariputra ed Avalokitesvara. Buddha in meditazione è nel Samadhi o profonda concentrazione e tutti e tre vi sono entrati. La motivazione del Buddha parte dalla purezza della sua mente e cuore. Come addestrarsi alla profonda perfezione della saggezza? Tutti sono nel Samadhi. Vedere i cinque aggregati vacui di natura propria, la natura ultima della forma è la vacuità, ma lo è anche il Dharma: il che non dipende dai cinque sensi ma dalle percezioni del sesto senso.

Dott. Enrico Dellacà. Per i neurofisiologi è ad un livello più alto la coscienza del tatto.

Ven. Ghesce Gendun Tarcin.

Sensazione mentale. Coscienza o mente principale che include tutto, incluso sonno, rabbia, consapevolezza, invidia ecc.

Siamo fatti da cinque aggregati: un corpo fisico, sensazioni, percezione, discriminazione e coscienza

Shariputra tutti fenomeni sono vacuità, il che è un’espressione del sesto senso. Non cessano, non sono contaminati, è la Via di Mezzo , la verità senza via.

Domanda. È un campo quantico?

Dott. Enrico Dellacà. Nemmeno i fisici quantistici lo accettano, lo possiamo accettare in itinere, quanti e campi sono fattori diversi, la dottrina è fluida come le particelle cui si riferisce.

Umano è da humus, da terra bagnata, a cui il soffio d’un dio ha dato la vita.

Ven. Ghesce Gendun Tarcin.

Il campo della vacuità è il terreno della nostra indagine. Quindi nella vacuità non c’è formazione mentale, né coscienza. Non c’è occhio, né orecchio, naso, lingua, corpo, né mente. Non ci sono i sei sensi, né ci sono i loro oggetti, odori, forma, suoni, né oggetti mentali. Né elemento visivo, né mentale, fino ad includere alcun elemento della coscienza mentale. Oggetto del sesto senso è la coscienza del sesto senso. Oggetto mentale è anche la vacuità, la concentrazione, anche la nostra rabbia, l’attaccamento che ci porta a vedere con repulsione od attrazione una certa persona.

Claudio. Che differenza c’è tra oggetto ed elemento mentale?

Dott. Enrico Dellacà. La coscienza generale e quella dell’occhio sono distinte.

Ven. Ghesce Gendun Tarcin.

La nostra mente principale ha tre caratteristiche: oggetto, soggetto, messaggero. È l’elemento mentale che dà la direzione e la coscienza mentale si muove verso l’oggetto, il fenomeno generale

è una coscienza sempre in movimento, ha la natura più sottile, ma dentro vi troviamo vari elementi, che dipendono dal suo legame col corpo, non solo fisico. Coscienza mentale grossolana, sottile e più sottile, in base al legame della coscienza col corpo grossolano, sottile e più sottile. Il nostro corpo grossolano è per noi quello visibile attraverso i nostri sensi, attraverso la coscienza sensoriale, attraverso i quattro elementi terra, acqua, fuoco, aria, che si trasformano l’uno nell’altro. Attraverso questi elementi si ha il corpo sensoriale, col loro decadere anche il nostro corpo cambia. La coscienza grossolana è legata alle cinque coscienze sensoriali.

Nella mente sottile abbiamo altri livelli di mente.

La natura della mente è pura. La consapevolezza dell’amore è l’unica coscienza che emerge dalla natura della realtà assoluta.

Ogni chakra è spazio. Grazie al potere della mente la coscienza grossolana si trasforma in quella sottile e quindi in quella più sottile. Si tratta di riconoscere la mente sottile attraversa la consapevolezza e la meditazione sul corpo sottile, fino ad abbandonare i legami coi chakra, fino a raggiungere il proprio stato primordiale, il corpo inseparabile primordiale. Forma e mente formano coscienza. Se siamo consapevoli nel sonno, questa funziona.

Vigilanza mentale.

A livello grossolano abbiamo mente e corpo grossolano, mentre a livello sottile sono inseparabili.

Il vento è come la natura dello spazio.

La natura della mente è chiara luce, presente in ogni istante della mente.

Ma la sua natura vera spesso non è manifestabile: talvolta lo è in modo naturale, ma più spesso lo è con la forza della concentrazione: dalla mente grossolana a quella più sottile. Ma esiste una sola mente. Meditando, iniziamo a meditare sulla mente grossolana. Tutti i fenomeni sono privi d’esistenza intrinseca: sono vacui d’esistenza intrinseca.

Elemento della coscienza mentale è l’oggetto mentale, infinito, vasto. Lo è attraverso la realtà ultima della vacuità: non solo della mente, ma della forma, percezione, sensazioni, coscienza. Il che approfondisc

Dott. Enrico Dellacà. Il Dharma Buddha è un processo di trasformazione mentale, è la chiara luce figlio che abbraccia e si fonde in quella della madre, così abbiamo uno stato energetico diverso, molto più simile a quello della Chiara Luce. L’unico ostacolo che si oppone è l’ego, che si crede una goccia singola. Secondo Nagarjuna http://www.sangye.it/altro/?cat=9 se non abbiamo consapevolezza dell’ego non lo dissolveremo mai. Quindi occorre averne consapevolezza, in un processo di continua affinazione della nostra mente, migliorando la nostra condizione, riportando la mente in uno stato naturale.

Ven. Ghesce Gendun Tarcin.

Ogni giorno dobbiamo coltivare alle virtù la nostra mente, perché la nostra mente è il bene piu importante. La bodhicitta è Samadhi o mente di compassione e saggezza che realizza la realtà ultima. La nostra bodhicitta è immatura, infantile. La natura della mente è bodhicitta, quindi anche saggezza.

I cinque stadi di bodhicitta sono racchiusi nel mantra Tayata gate gate paragate parasamgate bodhi soha.

Paragate è il completo risveglio di bodhicitta, per maturare deve uscire dalla coscienza principale fino alla secondaria.

Con la concentrazione, con la conoscenza della realtà ultima, si ha comprensione della saggezza. Non è diretta percezione ma comprensione. Il 1° gate, è completo sviluppo dell’altruismo, bodicitta.

Il 2° gate è la bodhicitta che si sviluppa e la saggezza matura: quindi intuitivamente è verità. L’ego è annichilito, attraverso il tuo samadi vedi vuoto, è forma e forma è vuoto, è il livello intuitivo della saggezza di tutti i fenomeni.

Il o paragate, è realizzare la realtà ultima dei fenomeni come descritto nel Sutra del Cuore http://www.sangye.it/altro/?p=6098.

Il 4° o parasamgate è l’intuizione profonda, è il livello dell’Arya Bodhisattva o praticante superiore, che ha abbandonato la percezione ordinaria.

La grande compassione nutre la nostra saggezza, che s’espande: è una visione stabile, non dualistica, tutto è visto senza contraddizione.

Il 5° o bodhi è la purezza della mente, è il significato vero dello stato mentale completamente libero dall’ego, è il nirvana, la bodhità.

Quindi, inizialmente è necessario il riconoscimento dell’ego, riconoscendo tutto il dolore e la sofferenza. L’ego è la nostra fragilità, non certo la nostra forza, completamente libera dai difetti del mondo.

Il Dharma è qui ed ora, vivi nel Samadhi, nel profondo Samadhi della bodhicitta, nella compassione e saggezza. Questa è la Mahamudra, grande luce, luminosità. È cio’, piccolo cambiamento della mente, coscienza, per rendere la nostra vita pacifica, senza paura,

Dott. Enrico Dellacà. Gate, ga è origine d’una via, gate è il portale verso un’altra dimensione, non esiste solo ciò che i vostri occhi vedono, andate verso un’altra dimensione!

 

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