Ven. Ghesce Ciampa Ghelek: Mahamudra.

Commentario del testo di Panchen Losang Chokyi Gyeltzen: Il Sentiero Principale dei Vittoriosi. Un testo radice per la preziosa tradizione Gelug / Kargyu del Mahamudra http://www.sangye.it/altro/?p=10138, conferito dal Ven. Ghesce Ciampa Ghelek al Centro Ritiri Vajrayogini dal 14 al 16.07.17 a San Cipriano di Serra Riccò (Genova). Traduzione dal tibetano di Sherab Sherpa. Appunti non revisionati del dr. Luciano Villa, nell’ambito del Progetto Free Dharma Teachings per il beneficio di tutti gli esseri senzienti, ci scusiamo per ogni errore ed omissioni.

Ven. Ghesce Ciampa Ghelek: Se controlliamo la nostra mente, allora potremo eliminare qualsiasi sofferenza e raggiungere il nirvana.

(Commentario al testo radice dello stesso Panchen Losang Chökyi Gyeltsen)

Qui, come spiegazione delle istruzioni sul Mahamudra secondo la tradizione degli esseri santi che sono dotti (pandita) e realizzati (siddha), vi sono tre linee guida:

  1. attività per entrare nella composizione;

  2. spiegazione effettiva delle istruzioni composte;

  3. dedica della virtù sorta dall’avere composto queste istruzioni.

  1. Attività per entrare nella composizione

Namo Mahamudraya. Omaggio al Grande Sigillo.

Mi prostro rispettosamente ai piedi del mio guru immacolato, maestro dei realizzati,

che ha esposto direttamente il grande sigillo

del Mahamudra, la natura onnipervadente di tutto, l’indivisibile inesprimibile e indistruttibile sfera della mente.

Metterò adesso per iscritto le istruzioni sul Mahamudra http://www.sangye.it/altro/?s=Mahamudra che provengono dalla tradizione Gelug / Kargyu del supremo esperto Dharmavajra e dei suoi discepoli; una tradizione di eccellenti istruzioni che hanno raccolto l’essenza dei sutra e dei tantra condensato oceani di istruzioni orali.

  1. Spiegazione effettiva delle istruzioni composte.

A questo riguardo vi sono tre linee-guida:

  1. i preliminari,

  2. la pratica effettiva e

  3. la conclusione.

2A1. I preliminari.

Per avere una porta d’ingresso che acceda al Dharma e un pilastro centrale per il Mahayana, prendi rifugio e genera bodhicitta con sincerità, senza lasciare che rimangano mere parole sulle tue labbra.

(Commentario al testo radice dello stesso Panchen Losang Chökyi Gyeltsen) In genere, come preliminare ad ogni istruzione profonda o a dedicarsi alla meditazione, tutti gli esseri santi delle differenti tradizioni del Tibet concordano nel compiere ciò che viene chiamato “Le Quattro Istruzioni Guida:

  1. Prendere rifugio e generare bodhicitta.L

  2. a meditazione di Vajrasattva http://www.sangye.it/altro/?p=10248.

  3. L’offerta del mandala http://www.sangye.it/altro/?p=4446.

  4. Il guru yoga.

E, in particolare, rispetto al meditare dapprima sulla gentilezza amorevole http://www.sangye.it/altro/?p=5464, la compassione http://www.sangye.it/altro/?p=9205, bodhicitta http://www.sangye.it/altro/?p=2929, la rinuncia http://www.sangye.it/altro/?p=6596, il karma http://www.sangye.it/altro/?p=9727, la morte e l’impermanenza http://www.sangye.it/altro/?p=9633, il supremo discepolo del più alto yogatantra, il signore degli yogi, Milarepa http://www.sangye.it/altro/?cat=83, anche lui diede dei consigli dicendo

Spaventato dagli otto stati di non-libertà,

ho meditato l’impermanenza e gli svantaggi del samsara,

seguito accuratamente i principi del karma, la legge di causa ed effetto e

affidato costantemente me stesso ai tre gioielli del rifugio.

Avendo esercitato il mio continuum mentale nel metodo di bodhicitta,

ho dissecato il flusso delle oscurazioni latenti

e realizzato che tutte le apparenze sono come illusioni.

Adesso non ho nessuna paura dei tre reami inferiori.

In modo analogo, come ha detto il grande detentore del vajra Dragpa Gyeltsen in

Separarsi dai Quattro Attaccamenti:

Se sei attaccato a questa vita, non sei un vero praticante spirituale.

Se sei attaccato al samsara, non hai la rinuncia.

Se sei attaccato ai tuoi interessi personali, non hai bodhicitta

Se c’è afferrarsi, non hai la visione corretta.

Così,

1) come antidoto all’attaccamento a questa vita è necessario addestrarsi nelle pratiche della persona di capacità iniziale, come: riflettere sulle libertà e ricchezze, l’impermanenza e le sofferenze dei reami inferiori.

2) Come antidoto all’attaccamento al samsara è necessario addestrarsi nei tre addestramenti superiori, avendo compreso che tutto il samsara è della natura della sofferenza.

3) Come antidoto alla ricerca della pace e della felicità solo per se stessi, è necessario meditare sulla gentilezza amorevole, la compassione e bodhicitta.

4) Come antidoto all’afferrarsi al sé, che è la radice del samsara, è necessario meditare sulla inesistenza di un sé della persona e dei fenomeni.

Poiché nei loro trattati sugli autentici sutra e tantra ogni dotto ed ogni realizzato tibetano ed indiano ha altamente lodato questi sentieri, non pensare che si tratti di meri preliminari, nonostante siano stati spiegati così in questo contesto, ma piuttosto mettili in pratica integrandoli nella tua pratica effettiva.

Inoltre, dato che la natura ultima della mente dipende dall’aver accumulato le raccolte e purificato le oscurazioni, recita il mantra delle cento sillabe di Vajrasattva almeno centomila volte e, in più, come pratica essenziale, confessa intensamente le azioni negative e prometti di astenerti dal compierle ancora, completando i quattro poteri opponenti con pratiche come compiere possibilmente centinaia di prostrazioni mentre si recita

L’ammissione delle cadute.

Poi, dal profondo del cuore, fai ripetute richieste al tuo guru radice che è gentile nei tre modi, considerandolo come inseparabile da tutti i Buddha dei tre tempi o come essenza dei tre gioielli riuniti.

2B. Pratica effettiva

Anche se esistono molti modi di approccio al Mahamudra, possiamo classificarli in due:

1)Mahamudra dei Sutra.

2) Mahamudra dei Tantra.

2B1. Mahamudra dei Tantra

Il Mahamudra dei tantra riguarda la mente di luce chiara [o chiara luce] che è la saggezza suprema di grande beatitudine (mahasukha) co-emergente sorta dall’entrare, dimorare e dissolversi dei venti nel canale centrale a causa di metodi abili come la penetrazione dei punti vitali del corpo vajra sottile. Ciò dipende dall’aver ottenuto le quattro iniziazioni pure, dall’aver mantenuto gli impegni (samaya) e i voti (samvara) in modo appropriato e dall’essersi familiarizzati con lo stadio di generazione.

Questa mente di luce chiara viene insegnata usando termini quali ‘il significato definitivo di AH breve’, ‘la goccia indistruttibile’, ‘ la mente spontanea’.

Questa mente di luce chiara viene insegnata usando termini quali ‘il significato definitivo di AH breve’. ‘la goccia indistruttibile’, ‘ la mente spontanea’. ‘La mente ordinaria’ e ‘la mente primordiale’.

Questo è il Mahamudra accettato da Saraha http://www.sangye.it/altro/?cat=107, Nagarjuna http://www.sangye.it/altro/?cat=9, Naropa http://www.sangye.it/altro/?cat=67, e Maitripa http://www.sangye.it/altro/?p=1159.

È l’essenza più profonda della classe dei tantra Anuttarayoga ed è il principale argomento insegnato ne Le Sette Sezioni del Completamento e nei Tre Cicli di Doha di Saraha

In quanto alla generazione di questo Mahamudra, se i venti entrano, dimorano e si dissolvono nel canale centrale, essendosi esercitati nei sentieri preparatori nelle vite passate o nella prima parte di questa vita, allora quella persona può realizzare la luce chiara del Mahamudra osservando ogni oggetto idoneo o restando in una mente non concettuale. I maestri Kargyu del passato hanno chiamato questa persona ‘la simultanea’.

Per tutti gli altri praticanti che vogliano realizzare il Mahamudra di questo sentiero è assolutamente necessario meditare sul tummo e così via. Una tale persona è chiamata ‘la seriale’. Perfino Milarepa realizzò Mahamudra meditando prima e soprattutto i sei yoga di Naropa, secondo la tradizione di Naropa e di Marpa.

Ven. Ghesce Ciampa Ghelek

Al canale centrale corrispondono i due canali laterali di destra e di sinistra.

Ai 4 chakra (del capo, gola, cuore, ombelico) s’aggiunge il 5° comprendente il chakra segreto. Nel nostro disegno si fa’ riferimento al testo di Papongka Rinpoche che, a sua volta, fa’ riferimento ai Sei Yoga di Naropa.

Tutti i chakra, salvo il chakra del cuore, hanno due nodi, al chakra del cuore ci sono 6 nodi, 3 nodi col canale di sinistra e 3 nodi col canale di destra. A livello del cuore c’è la goccia indistruttibile, composta dall’elemento bianco del padre e dall’elemento rosso della madre. Nella nostra goccia c’è la nostra mente estremamente sottile, ma la nostra mente attuale è grossolana, la mente sottile è attiva in momenti specifici, e quella estremamente sottile è al chakra del cuore e s’attiva quando tutte le attività grossolane sono silenti.

Solo il nostro vento e mente grossolana si muovono, sono attivi, ma l’azione dei 3 canali originano solo quando tutti i venti grossolani si placano. Se il nostro stato mentale è a livello sottile, i 3 canali sono attivi. Le funzioni della nostra mente e vento sottile sono assopite, non sono attive, in quanto sono attivi i venti grossolani.

Nella nostra vita normale succede che i nostri venti circolano solo nei canali laterali, perché il canale centrale è bloccato dai nodi dei canali destro e sinistro, quindi il nostro scopo è di far funzionare il nostro vento nel canale centrale, quindi il nostro scopo è d’attivare il canale centrale, liberandolo dai nodi. Per tutti gli esseri ordinari il vento scorre solo nei 2 canali laterali, ma quando va nel canale centrale nel caso degli esseri ordinari? Solo alla morte. Mentre per uno yogi è possibile farlo senza morire, ma gli occorre realizzare la chiara luce della mente isolata dell’esempio, in cui il vento fluisce nel canale centrale.

Ad esempio, le 80 concezioni indicative, poi le 3 apparenze finali, l’ottenimento crescente, poi oscuro, poi la chiara luce, solo quando i venti sottili cessano, allora si manifesta la mente estremamente sottile, ma per uno yogi è possibile farlo prima. Il corpo grossolano, sottile ed estremamente sottile, così come la mente, tutto ciò è una delle peculiarità del tantra.

Cos’è il corpo grossolano? È quello che abbiamo, fatto di ossa e sangue ecc. il corpo sottile ha i 3 canali principali ed i 72.000 canali. I primi sono i maggiori. Il corpo sottile si riferisce alla goccia con gli elementi bianco del padre e rosso della madre, e si riferisce al vento sottile, e la goccia è presente in ogni parte del nostro corpo, ma solo nei 5 chakra principali sono concentrate le goccie bianca e rossa. In basso, i due canali laterali sono inseriti in quello centrale. Ognuno di questi chakra ha un numero diversi di petali: 32 al chakra della corona, 16 al chakra della gola, 8 a quello del cuore, 64 all’ombelico e 32 al chakra segreto.

Dal canale centrale escono 4 petali che si dividono in 2.

Come sopra esposto nel testo radice “A causa dei metodi abili come la penetrazione dei punti vitali del corpo vajra sottile”. Qui si enfatizza sui punti vitali, i metodi abili, la concentrazione della mente sui punti vitali, i diversi chakra, visualizzando le sillabe mantra oppure le gocce bianca e rossa.

Visualizzando le sillabe anche il vento viene attivato, è la mente che attiva il vento, quando lo yoghi visualizza le sillabe sui punti vajra anche il vento s’attiva e penetra nel canale centrale, grazie alla meditazione.

Visualizzare queste gocce nei chakra diventa una condizione interna per far entrare ed attivare la mente nel nostro canale centrale.

Ogni mente ha il suo veicolo corrispondente, per la mente grossolana è un veicolo o vento grossolano, così lo è per quella sottile. L’unione della goccia bianca e rossa forma quella indistruttibile, lo è per questa vita (quella ricevuta dai nostri genitori) e per sempre, ed è il vento associato alla nostra mente sottile.

Il vento è considerato come uno zoppo che ci vede ed il cieco che cammina, il che è peculiare del tantra.

Qual’è la condizione esterna che fa penetrare il vento nel canale centrale? Sono i mezzi abili.

E la dipendenza con la mudra esternamente, con l’unione sessuale, che riscalda il tummo esteriore, che scioglie le gocce nel corpo, provocando la beatitudine che fa entrare la mente nel canale centrale.

Come metodo abile abbiamo le condizioni interne ed esterne, la mudra è quella esterna, che può far entrare il vento nel canale centrale, e ne esistono tre momenti: (1) l’ingresso, (2) dimora e (3) dissoluzione. La mente ed il vento entrano, dimorano e si dissolvono simultaneamente nel canale centrale, quando ciò è terminato, accediamo alla mente estremamente sottile e la yoghini e lo yogi provano una beatitudine suprema focalizzata sulla vacuità. In un primo momento si realizza la vacuità tramite un’immagine generica, corrispondente alla chiara luce del livello isolato del livello esempio. A livello dei sutra è il livello della preparazione, dopo di chè si realizza la vacuità mediante il 4° livello del tantra o chiara luce del significato, che nel sutra è la visione.

Questa è la Mahamudra di Saraha, di Nagarjuna, Naropa e Maitripa. È l’essenza più profonda della classe dei tantra Anuttarayoga.

Quando si manifesta la mente estremamente sottile, questa è la manifestazione della mente primordiale che realizza la vacuità.

Domanda. Se la fecondazione dovesse avvenire in vitro?

Ven. Ghesce Ciampa Ghelek. Se un praticante è giunto al momento effettivo della pratica tantrica non perderà mai alcuna goccia. Nella meditazione sui nove cicli di respiro, visualizza i tre canali: il centrale dall’apertura sommitale di Brahma fino al chakra segreto, visualizzando verticalmente il canale centrale e quello di destra rosso e quello di sinistra bianco. I 3 canali principali vanno purificati, la loro pulizia è la purificazione, solo nei due canali laterali si muovono i venti, ma contaminati da sangue e pus, ma anche il canale centrale va purificato. Parlare dei 9 cicli di respirazione significa pulire i nostri venti contaminati, è la purificazione dei venti contaminati tramite i 9 respiri.

Visualizziamo il nostro naso all’apertura dei due canali laterali, mentre la sommità corrisponde alla cima del capo.

Ci sono diversi modi di contare i 9 cicli.

Secondo i 6 Yoga di Naropa i 9 cicli sono così descritti.

Posizionare ciascun pollice alla base del quarto dito della corrispondente mano, tenere le mani sui ginocchi a pugno, salendo dai fianchi l’indice destro blocca la narice sinistra, inspira lentamente, visualizzando l’aria che sale e scende nel chakra segreto e sale al capo per uscire dalla narice opposta, poi con lo stesso dito si cambia narice per l’espirazione.

Si deve quindi visualizzare i canali perfettamente puliti.

Negli ultimi cicli, partendo dalle aperture inferiori nel chakra segreto, s’inspira dalle due narici per scendere al chakra segreto: entrando nel canale centrale l’aria esce dalle due narici, ma pensiamo che esce dal nostro canale centrale. Inspirando chiudiamo le dita a pugno, per aprirle nell’espirazione, lentamente, anzi, molto lentamente.

Visualizzate di aver realizzato così una pulizia totale, i canali ora sono molto puliti.

Occorre, in quest’ultima fase, mantenere le sette posizioni di Buddha Vajrochana, con i palmi delle mani uniti all’ombelico.

Ora focalizzate la meditazione solo al chakra dell’ombelico, cercando di visualizzare la A breve, che rappresenta la natura del fuoco interiore: il tummo. Quindi cerchiamo d’avvertirlo al centro del nostro chakra dell’ombelico. Questa nel tantra è una visualizzazione sullo Shamata o calmo dimorare o calma dominante.

È importante considerare la A breve come la goccia rossa della madre che divampa facilmente, quindi il vento, che è il veicolo della mente, divampa, ed il calore quindi sale dal chakra dell’ombelico al cuore, alla gola, al capo dove c’è la goccia bianca del padre. Il calore fa sciogliere la goccia bianca fino alla gola, sperimentando la gioia. Quindi la goccia bianca scende al cuore: è la gioia suprema. Quindi, ancora scende all’ombelico: è la gioia speciale, ancora scende al chakra segreto: è la gioia simultanea coemergente. È importante sentire in successione questi quattro tipi di gioia e così si deve meditare. Purtroppo la nostra mente non riesce a rimanere concentrata a lungo, ed è quindi difficile, quando scende al chakra segreto, provare la gioia simultanea coemergente.

È molto difficile realizzare questa stabilità mentale.

Entrare, dimorare e dissolversi, ma nel nostro cuore, non nell’ombelico: ma è pericoloso per i principianti, in quanto il vento della nostra vita può sentirsi danneggiato, perciò per i principianti è meglio focalizzare la mente all’ombelico.

sabato 15.07.17 mattino

Ven. Ghesce Ciampa Ghelek.

La Mahamudra dei sutra.

La Mahamudra dei sutra si riferisce ai modi di meditare sulla vacuità come sono direttamente indicati nel Sutra della Perfezione della Saggezza estesi, intermedi e brevi http://www.sangye.it/altro/?p=6098.

La goccia di Mahamudra in tibetano è detta: cha kya cempo ovvero: “la grande beatitudine che realizza la vacuità”. Cha sta per “liberazione dal samsara” e kya cempo per la “grande unione”. La Mahamudra secondo i sutra ha due aspetti: (1) la Mahamudra come soggetto e (2) la Mahamudra come oggetto, il che equivale alla vacuità, che è già Mahamudra.

Mentre la Mahamudra come soggetto è la saggezza che realizza la vacuità. Nella Mahamudra dei sutra non si parla d’unione, ma solo di Mahamudra come soggetto ed oggetto senza parlare d’integrazione. Nel tantra è possibile avere un’unica mente in cui sono unificati metodo e saggezza, equivalente all’unione di grande beatitudine che realizza la vacuità e la liberazione dal samsara: è la particolarità del tantra. Ma ciò non è possibile nei sutra, perché nei tantra si parla di una sola mente. Questa è la differenza particolare.

Il tantra parla i quattro yoga principali: (1) yoga della vacuità, ovvero che cerca di percepire la vacuità così come è. Da quella saggezza che realizza la vacuità si trasforma nell’aspetto (2) di yoga della divinità, ovvero: si genera la divinità con la stessa realizzazione della vacuità. Il che significa che l’aspetto percepito qui si trasforma nella divinità. Quindi, quando lo yogi medita simultaneamente percepisce la vacuità con questa saggezza che contemporaneamente si manifesta come un individuo, il che è l’integrazione del metodo e saggezza.

Il 3° yoga o del vento è ciò che abbiamo meditato ieri, visualizzando i tre canali, facendo entrare il nostro vento sottile, che già fluisce nei due canali laterali, ma non è così nel canale centrale, e si fanno entrare i venti per purificare le negatività.

Corpo di Verità Dharmakaya e Corpo della Forma o Rupakaya, il che non esiste nei sutra e si medita sullo yoga della vacuità per prepararsi al Dharmakaya e si medita sulla divinità per realizzare il corpo della forma o Rupakaya.

Chi medita sullo yoga del vento lo fa per stabilizzare i primi due yoga della vacuità e della divinità.

Il 4° yoga è lo yoga della recitazione del mantra per esortare la mente della divinità a facilitare le nostre realizzazioni. Secondo Il Grande Stadio del Tantra di Lama Tzong Khapa, tra i 4 yoga, i primi tre sono i più importanti, quando si medita sui primi tre yoga, quando ci si stanca, s’inizia a fare la recitazione, come un rilassamento mentale finalizzato ad esprimere la richiesta alle divinità.

2B2. Mahamudra dei Sutra

Come affermò il supremo Arya Nagarjuna:

Non esiste altro sentiero verso la liberazione.

Qui darò le istruzioni sul Mahamudra secondo il suo insegnamento e descriverò i modi di introdurre la natura della mente in accordo alle istruzioni dei maestri del lignaggio.

Perché quanto è insegnato qui viene chiamato Mahamudra?

Come è detto nel Sutra del Re della Concentrazione.

La natura di tutti i fenomeni è un sigillo.

In questo senso, essendo la vacuità la natura di tutti i fenomeni, è un sigillo (mudra). E poiché quando è realizzato si è liberi da tutte le degenerazioni, è ‘grande’ o ‘supremo (mudra)’.

Esistono molti lignaggi di pratica ognuno con il suo specifico nome. Per esempio: L’unione co-emergente (Karma Kagyu),

  • Il ciondolo portafortuna(Shangpa Kagyu),

  • Le cinque parti (Drigung Kagyu),

  • I Sei Cicli dello Stesso Sapore (Drugpa Kagyu),

  • Le Quattro Sillabe (Maitripa),

  • Il Pacificante (Padampa Sangye),

  • Chod – L’oggetto del Recidere (Machig Labdron),

  • Dzogchen – La Grande Perfezione (Nyingma),

  • Istruzioni sulla Visione Madyamaka Gelug)

e così via.

Tuttavia, quando è investigato da yogi dotti nelle scritture di significato definitivo, acuti nel ragionamento logico e realizzati nella meditazione, tutti quanti convengono sullo stesso significato.

Ven. Ghesce Ciampa Ghelek.

Il Buddha espose il soggetto della presentazione esplicita o vacuità e della presentazione nascosta o chiara realizzazione.

Nagarjuna: la realizzazione della vacuità è il sentiero verso la liberazione, ovvero che tutti esseri sono nell’ignoranza o nella concezione che s’afferra alla concezione d’un falso sé veritiero e, dato che la dobbiamo eliminare, dobbiamo eliminare solo quella concezione. Come? Sviluppando la saggezza che realizza la vacuità. Cos’è la vacuità? Vacuità è un aggettivo e vacuità è un sostantivo. Vacuità è negare l’oggetto da confutare senza implicare null’altro. Nulla è esistente di per sé.

Fenomeno di negazione: è la negazione non affermativa, ad esempio: Non c’è alcun albero. Fenomeno di negazione, ma affermativo, è ad esempio: “Una pianura senz’alberi”. Il che è importante nel contesto della spiegazione della vacuità, la quale è una realtà che esiste oggettivamente. Il che è importante realizzare, perché ciò elimina la confusione in cui siamo immersi che a sua volta elimina la sofferenza.

Lo scopo di questa negazione equivale a dire che la vacuità è un fenomeno di negazione non affermativa. Ad esempio, lo spazio è solo la mancanza di forma, senza forma c’è lo spazio. La vacuità è il mero fenomeno di negazione non affermativo o di confutazione dell’esistenza intrinseca. Nagarjuna nella “Saggezza Fondamentale” http://www.sangye.it/altro/?p=9194 dice che nulla esiste che sorga indipendentemente e che non sia vacuo o privo d’esistenza intrinseca. Poiché tutti i fenomeni sono vacui d’esistenza indipendente, ovvero: sorgono in dipendenza e, poiché sorgono in dipendenza, non possono esistere indipendentemente.

Nel testo la “Saggezza Fondamentale” di Nagarjuna si afferma che l’essere esiste solo in dipendenza dalla imputazione della sua base, i 6 elementi o 6 costituenti, l’essere è solo una mera imputazione sulla base dei 6 costituenti, non esiste inerentemente e, se lo fosse, dovrebbe essere uno dei 6 costituenti presi individualmente od insieme, il che non è possibile, il che dimostra che la persona esiste solo sulla base della sua esistenza. I 6 costituenti sono la terra, l’acqua, il fuoco, il vento, lo spazio e la coscienza. Parlando della vacuità si dice che la persona esiste sì, ma solo a livello convenzionale, quindi l’esistenza è in termini diversi: in base al sorgere dipendente ed alla vacuità di sorgere inerentemente.

Lama Tzong Khapa: nell’illuminazione del pensiero, rispetto alla vacuità della via di mezzo, il vero punto importante è capire che i fenomeni sorgono in dipendenza e sono vacui d’esistenza intrinseca od inerente. Nel Lamrim Cenmo si dice che “Fino alla realizzazione della vacuità diretta è molto difficile capire la differenza tra (1) ciò che non esiste convenzionalmente ed inerentemente e (2) ciò che esiste convenzionalmente ed inerentemente. Solo quando avremo realizzato la vacuità avremo tutto chiaro. Aryadeva nei suoi “400 Versi” http://www.sangye.it/altro/?cat=72 sulla via di mezzo o Madyamika: “Per coloro che hanno pochissimi meriti è difficile generare dubbi o esitazioni sulla vacuità, chi ha un mero dubbio o esitazioni sulla vacuità è molto positivo perché danneggia la radice del samsara”.

Anche il solo fatto di mettere in discussione o di dubitare della mancanza d’esistenza intrinseca di un oggetto mina le radici del samsara.

Applichiamolo su di noi stessi, per sapere se il nostro io esiste o meno, e da qui nasce l’egoismo e molte negatività. Dobbiamo capire se il nostro io è il nostro fattore composto fino alla coscienza.

Caliamoci introspettivamente in noi stessi. Vagliamo il nostro sé, è così forte ed importante da avere un gran io anche nei nostri sogni, in cui continuiamo ad afferrarci al nostro io.

Esistono molti lignaggi, ad esempio: l’unione coemergente, corrispondente alla vacuità descritta da Jekam Powa Karma Kargyu, ognuno chiama infatti la vacuità con un nome diverso.

Così assume l’appellativo dell’amuleto portafortuna, per Tangpo Kargyu la vacuità sono le “5 Parti”, per Dugung Ciampa Gyari equivale ai “6 Cicli”, per Lama Tzong Khapa la vacuità è la Madyamaka. Tutti questi termini, per gli yogi realizzati, giungono allo stesso significato.

Ci sono contraddizioni? Per i Jonampa la vacuità è come un fenomeno positivo indipendente, ma per i Nigma la vacuità è un fenomeno di negazione della negazione, ma per i Gelup la vacuità è un fenomeno di negazione non affermativo. Sua Santità il Dalai Lama dice che hanno tutti ragione. Ma non condividete la stessa visione. Ma Sua Santità il Dalai Lama dice che la vacuità oggettivamente essa è un fenomeno di negazione non affermativa, ma se la vede soggettivamente è un fenomeno di negazione affermativo. Dal punto di vista del metodo, ad esempio, le Sei Perfezioni, allora non emergono contraddizioni tra le diverse scuole.

Stando così le cose, tra i due sistemi del Mahamudra dei sutra:

  1. dedicarsi alla meditazione dopo aver compreso la visione corretta e

  2. dedicarsi alla visione corretta dopo aver meditato, io qui spiegherò in accordo al secondo sistema.

Ora, è vero che vi sono due sistemi differenti, tuttavia il sistema di dedicarsi alla visione corretta dopo aver meditato è in accordo a quanto è stato detto dal Protettore Shantideva:

Vipashyana dotata di Shamata distrugge completamente le afflizioni.

Sapendo questo, prima cerca Shamata.

Ed è anche detto nel Sutra del Cumulo di Gioielli:

Dimorando nell’etica, si ottiene la concentrazione.

Ottenuta la concentrazione coltiva la saggezza.

Poiché è così, qual è il metodo per coltivare inizialmente shamatha?

2B2A. Shamatha

A tale riguardo vi sono due linee guida:

  1. preparazione

  2. pratica effettiva

2B2A-1. Preparazione

Come è stato affermato nell’ [Ornamento per i Sutra Mahayana] del venerabile Maitreya:

Il luogo dove pratica l’intelligente

è un luogo dall’accesso facile, un luogo sicuro,

con un buon ambiente, amici buoni e i requisiti per una pratica yogica.

E’ spiegato, inoltre, che restando in un tale luogo è necessario praticare i prerequisiti di shamatha vivendo in un’etica pura, con pochi desideri, accontentandosi e così via, ed è del tutto necessario effettuare le sei pratiche preparatorie:

Ven. Ghesce Ciampa Ghelek.

Nel 1° caso è la meditazione di Shamata o Shinè, dopo aver realizzato la vacuità, oppure l’inverso: si cerca la corretta visione corretta dopo aver meditato.

Sopra un sedile che sia confortevole per coltivare la concentrazione (samadhi) assumi la postura fisica in sette punti e con l’esercizio del respiro in nove cicli chiarifica le energie sottili stagnanti. Dopo aver completamente separato le impurità dalla pura consapevolezza, allora con una mente pura e virtuosa inizia col prendere rifugio e generare bodhicitta. Medita sul profondo sentiero del guru yoga e poi, dopo aver effettuato centinaia di ferventi richieste, dissolvi il guru dentro di te.

2B2A-2. Pratica effettiva

La concentrazione che bisogna realizzare in questo contesto deve possedere due aspetti:

  1. una vivida chiarezza e

  2. una focalizzazione univoca e non discorsiva.

Una tale autentica shamatha sorge dalla base di una mente non-in- equilibrio e di una concentrazione univoca del reame del desiderio. Come ha affermato il Protettore Maitreya:

Sorge dalle proprie cause. Affidandosi all’applicazione

degli otto antidoti per abbandonare i cinque errori.

Così, è insegnato che Shamata si realizza tramite i nove stati mentali che sorgono dall’applicazione degli otto antidoti per abbandonare i cinque errori. Inoltre, nei suoi cinque trattati sui terreni, Arya Asanga afferma che i nove stati mentali sono realizzati dai sei poteri e dai quattro impegni mentali.

Focalizzandosi su quale tipo di oggetto di meditazione si coltiva la concentrazione?

Anche se il Bhagavan ha insegnato che in genere esiste un numero illimitato di oggetti che sono basi idonee per attuare la concentrazione senza errore, dal momento che i precedenti guru di queste istruzioni accettano la focalizzazione sulla mente, anche qui verrà usato lo stesso metodo.

Ven. Ghesce Ciampa Ghelek.

Per poter conseguire calma dimorare Shamata occorre essere disponibili, pronti. Nell’Abidarmakosha si dice che se si hanno troppi pensieri ciò è controindicato per il raggiungimento della calma dimorante, allora, solo dopo aver meditato sul respiro, la mente si può preparare alla meditazione.

Se la mente ha troppo attaccamento occorre meditare sull’aspetto disgustoso dell’oggetto.

Se la mente è troppo arrogante deve meditare sulle diverse classificazione degli elementi, parlando sulla diversa suddivisione degli elementi, rendendosi allora conto della complessità delle cose, così la sua arroganza si placa. Se la mente è ignorante occorre meditare sulla relazione o sorgere dipendente, il che chiarisce la mente.

Se ci si sente depressi si deve meditare sulla preziosa rinascita umana, sul corpo prezioso che abbiamo acquisito o che esiste il lignaggio del Buddha o Tathagata, il che conferisce speranza e, di conseguenza, gioia.

Meditiamo sulla vacuità, analizziamo dapprima la persona, fortemente presa dalla sua mente.

Dov’è l’io?

Non è la terra né il fuoco e nemmeno la coscienza, non è 1 dei 6 costituenti, e non è un’esistenza intrinseca, altrimenti dovrebbe essere 1 o l’insieme dei 6 elementi, allora è solo un’imputazione sui 6 elementi, l’io è vacuo come la forma è vacua.

Ora facciamo la meditazione sul respiro.

Ora visualizzate che i 2 canali laterali sono collegati a quello centrale.

Volendo si possono fare molti più di 9 cicli, ad esempio il doppio od il triplo. 9 è solo il minimo. Mentre facciamo il respiro non dimentichiamo di visualizzare i canali che si connettono tra di loro.

Al chakra della corona vi sono 32 petali, alla gola 16 petali, al cuore 8, all’ombelico 64, al luogo segreto 32 petali. Importante è visualizzare i chakra.

Costruire e sviluppare Shamata, la calma dimorante, che è di gran aiuto per una mente stabile per la meditazione, altrimenti saremo sempre distratti, la nostra mente si muoverà sempre e sarà distratta dalle condizioni esterne ed interne. Gli ostacoli sono il torpore, in cui la mente non ha intensità nel visualizzare l’oggetto e perde chiarezza sull’oggetto da meditare, all’opposto è l’eccitazione, è la fuga dall’oggetto di meditazione dovuta all’attaccamento, così che rifugge sempre dalla visualizzazione. Lassità mentale o dulness è la mente ottusa.

Il torpore può essere grossolano o sottile. Il primo è il nostro caso, il secondo occorre nella meditazione avanzata. Il torpore grossolano è non avere chiarezza dell’oggetto, perdendone la sua nitidezza, mentre il torpore sottile è avere sì la chiarezza ma un’intensità insufficiente. Perciò la mente non ha sufficiente chiarezza per continuare la meditazione nel torpore mentale grossolano.

Normalmente l’oggetto di visualizzazione è tenuto intensamente, mentre non lo è nel torpore grossolano. Mentre, nel caso del torpore sottile, l’oggetto è trattenuto ma non con sufficiente energia e conseguente chiarezza. Nel torpore sottile c’è chiarezza ma non intensità di visualizzazione, il che non va confuso con Shamata.

Dulness o mente ottusa è simile al sonno, in cui non abbiamo chiarezza, intensità di visualizzare, è una mente oscurata. L’eccitazione dipende dal fatto che la nostra mente vaga, fugge dall’oggetto di meditazione. Se non sviluppiamo Shamata o calma dimorante, non importa quanta saggezza avremo acquisito, ma non potremo proseguire verso il nirvana, è come una candela al vento che si spegne subito. Nello stesso momento, se si ha realizzato Shamata ma non la saggezza, la mente sarebbe molto concentrata, potente, ma, senza la saggezza che la guida nella direzione giusta, è come essere in una buia sala meravigliosa ornata da stupendi oggetti sacri e dipinti ma, dal momento che sono invisibili per il buio, non li può apprezzare. Per lo sviluppo di Shamata, consiglio di continuare sullo stesso oggetto fin quando si realizza la Shamata totale. Il consiglio è di avere davanti a sé un’immagine sacra come il Buddha e, visualizzandola, la si costruisce dentro di sè. Oppure nel tantra si visualizzano le sillabe seme fino alla realizzazione totale di Shamata.

Nel cercare di sviluppare Shamata la nostra mente agisce come una scimmia, non riesce a stare su un oggetto senza difficoltà. Perciò dobbiamo sviluppare la consapevolezza, cosicché la mente rappresentata dalla scimmia viene legata al pilastro che rappresenta la meditazione, perciò dobbiamo realizzare l’introspezione, in modo da far diventare solida la Shamata. La funzione dell’introspezione è solo di controllare se la mente procede correttamente.

Domanda. Che significato ha il numero dei petali nei chakra?

Ven. Ghesce Ciampa Ghelek. I numeri simboleggiano i significati, e, comunque, i petali l’esistenza nel corpo col loro numero.

Domanda. Dobbiamo visualizzare la molteplicità dei canali?

Ven. Ghesce Ciampa Ghelek. È come un albero che crescendo emette germogli e quindi rami, e cerchiamo di visualizzarli.

Sabato 15.07.17 pomeriggio.

Entro questo stato di fuggevoli apparenze, non alterare nulla con pensieri discorsivi come le aspettative pensando di raggiungere certi obiettivi, o le paure riguardo all’eventualità che certi eventi spiacevoli accadano o meno. Senza fluttuare, cioè senza soffermarsi nel passato, senza anticipare il futuro e senza vagare nel presente, rimani per un breve tempo nell’equilibrio meditativo (samahita). Però, quando pacifichi la mente in questo stato, non abbandonare l’attenzione, come quando stai per svenire, per addormentarti. Invece, attiva la vigilanza della consapevolezza (smrti) non distratta in modo che la mente, che è risolutamente ferma, non diventi distratta. In questo modo l’oggetto osservato è trattenuto dal laccio della consapevolezza. Se tuttavia la consapevolezza degenera, vi sarà il grande pericolo della proliferazione del pensieri che agiterà la mente. È quindi necessario applicare l’introspezione (samprajaıya) come un osservatore, per essere consapevole se la mente sta muovendosi o no altrove a causa della minor forza della consapevolezza.

Come è detto ne Il Cuore della Via di Mezzo di Bhavaviveka:

L’elefante della mente fuori controllo

deve essere legato con sicurezza dalla corda della consapevolezza

al saldo palo dell’oggetto osservato

e gradualmente portato sotto controllo dal gancio dell’introspezione.

In breve, compiendo una stabilizzazione meditativa impeccabile, non andare oltre il modo di mantenere consapevolezza e introspezione. Per di più, la consapevolezza è la principale e se è presente, allora l’introspezione, che si dice sia il risultato della consapevolezza, si manifesta naturalmente.

Focalizza accuratamente la consapevolezza sulla natura di chiarezza e presenza consapevole della mente ed osservala in concentrazione univoca e in modo nudo e puro.

Quando stai osservando in questo modo qualsiasi pensiero si affacci, riconoscilo e basta. Una tale tecnica riguarda l’introspezione. Oppure, come il duello dello spadaccino con l’arciere, narrato nelle scritture del Vinaya, avendo generato consapevolezza e introspezione forti, non appena sorge un pensiero, taglialo via completamente, impedendogli di continuare.

Quando finalmente il proliferare dei pensieri è stato interrotto e la mente è calma, allora senza perdere la consapevolezza o l’introspezione, allenta subito la tua concentrazione e rimani in uno stato di equilibrio meditativo. Come ha detto Machig Labdron:

Focalizza attentamente e rilassati allentando.

È qui che può essere stabilizzata la mente.

Inoltre, come ha detto Saraha:

Se rilassi una mente legata dalla rigidità,

indubbiamente diventerà libera.

Perciò rilassati senza diventare distratto.

Se la tua focalizzazione è troppo rigida e pensi che stia sorgendo dell’eccitazione, allenta un pochino. Se la tua focalizzazione è troppo rilassata e pensi che stia sorgendo del torpore, serra leggermente. Quando trovi il giusto equilibrio tra i due, la mente rimane fuori dal movimento dei pensieri.

E’ comunque necessario essere cauti con il torpore anche in caso di calma. Come ha detto il maestro Chandragomin:

Se mi impegno con sforzo, sorgerà l’eccitazione,

se lascio andare, sorgerà il torpore

Poiché è difficile trovare un equilibrio appropriato

cosa dovrei fare con la mia mente agitata?

Quando osservi la natura di ciascun pensiero che sorge, questi si dissolvono, e si manifesta una chiara vacuità. In modo simile, se investighi quando la mente è calma, c’è una vacuità non-oscurata chiara e una vivida limpidezza. Vedere che non c’è differenza tra il primo e il secondo stato è noto ai meditatori come “la combinazione di movimento e quiete”.

Oppure, per mantenere un tale stato, usa in alternativa il metodo seguente.

Qualsiasi pensiero sorga, non fermarlo. Individua da dove proviene e dove sta andando. Facendo così, osserva e rimani nella natura di questi pensieri. Dimorando in questo modo il movimento alla fine cesserà e la mente diverrà calma. È analogo a liberare un uccello che è stato trattenuto a lungo su una nave in in mezzo al grande oceano.

Mantieni questo stato in accordo a quanto è detto nel Canto della Realizzazione di Saraha:

È analogo a un corvo che, liberato dalla sua nave,

vola in tutte le direzioni per poi tornare a fermarsi dove era partito.

Come ha detto Yang Gonpa:

Non considerare i pensieri discorsivi come errori

e non coltivare intenzionalmente la non-concettualità.

Rilassa la mente nel suo stato naturale e mantieni un’osservazione distaccata.

E la meditazione arriverà a shamatha.

Ven. Ghesce Ciampa Ghelek.

Quando si focalizza l’apparenza dell’oggetto non è molto chiaro, perciò lascia la mente com’è, non anticipare aspettative, né lasciati andare a rimuginare il passato. Quando si cerca di porre la mente sull’oggetto di meditazione, ad esempio generandosi come divinità, non si devono generare né aspettative per il futuro né timori che possa accadere qualcosa di sfavorevole, ma rilasciati semplicemente e rimani nell’equilibrio meditativo, altrimenti creeresti una situazione sfavorevole a Shamata.

Rimanere nell’equilibrio meditativo non significa che questo stato sia completamente vuoto, non significa che si debba dimenticare tutto, ma non si deve perdere l’oggetto della meditazione, ma occorre attivare la consapevolezza, in modo che la mente non rimanga distratta. La nostra consapevolezza deve sempre rimanere sull’oggetto di meditazione.

È quindi necessario applicare l’introspezione.

Perciò la mente è sull’oggetto di meditazione in modo stabile, in modo che l’introspezione vigili che non compaia né torpore nè eccitazione, evitando qualsiasi interferenza, il che rende la meditazione completa. La consapevolezza fa sì che la mente sia fissi sull’oggetto di meditazione e l’introspezione controlli la situazione, in modo che non sorga né torpore né eccitazione. E, se accade, deve applicarsi il rimedio opponente contro il torpore e l’eccitazione.

Samprajanya: la natura della mente è chiarezza e percezione e la mente si può focalizzare sulla sua natura. Quando si inizia la preparazione a focalizzare la natura della mente, questa non la si deve raggiungere velocemente, ma ci si focalizza accuratamente sulla presenza di chiarezza e meditazione consapevole.

Vorremmo che la concentrazione sia perfetta, ma all’inizio è meglio che la mente sia sull’oggetto, è sufficiente ciò. Quindi basta lasciarla sull’oggetto in modo crudo e puro.

Tre fasi caratterizzano la meditazione Shamata: (1) essere intenso rispetto all’oggetto di meditazione; (2) essere abile nel lasciare più libertà alla mente, allentando il controllo della mente; (3) lasciare la mente libera, perché il controllo sia totale senza essere stretto, coercitivo. Altrimenti come nel duello tra l’arciere e lo spadaccino, appena sorge un pensiero taglialo via. Elimina qualsiasi pensiero al suo primo sorgere. Nella prima fase dobbiamo forzatamente controllare la nostra meditazione in modo coercitivo. Ma, quando è stato interrotto il proliferare dei pensieri, rimani in equilibrio meditativo. Se insistiamo nella coercizione si crea un’interferenza nella meditazione, generando eccitazione mentale, perciò dobbiamo sapere quando allentare o stringere il controllo dei nostri pensieri.

Ora viene a proposito una citazione di Macilab la grande yogini, unica donna tibetana nell’assurgere a quel rango: “Bisogna saper stringere ed allentare, né troppo né troppo poco, trovando il giusto equilibrio nel condurre la meditazione Shamata”, così si esprima Macig.

Ananda, dando istruzioni sulla meditazione Shamata ad un suonatore di liuto, si rese conto che le sue spiegazioni non andavano a buon fine. Quando gli consigliava di “stringere la mente”: lo faceva in eccesso, così pure quando gli veniva consigliato d’allentarla. Visto che non conseguiva buoni risultati, si rivolse al Buddha che gli disse: “Deve meditare nello stesso modo in cui suona il suo liuto con le corde: né troppo strette né troppo allentate”.

Saraha: “Ora si dice il contrario di prima, in cui si diceva di asservire, legare la mente, ora puoi lasciare la mente libera, lascia che questi pensieri sorgano, quindi investigali, e vedrai che svaniranno ed è la loro vacuità, e la mente rimarrà senza pensieri”. Si tratta quindi di un’altra soluzione. La terza fase è lasciare la mente completamente libera.

Quando i pensieri sono lasciati liberi allora non c’è più pensiero. L’uccello liberato da una nave in mezzo all’oceano, visto che attorno non c’è nulla per atterrare vi ritornerà, così la mente libera continua nella sua meditazione.

Nella meditazione dobbiamo esserne esperti nelle 3 fasi: nella 1° agganciamo la mente all’oggetto di meditazione, nella 2° la allentiamo e nella 3° la lasciamo completamente libera. È la caratteristica d’uno yogi che sa continuare la sua meditazione di Shamata.

Inoltre, se i praticanti attuali mantengono questo stato tramite i sei metodi di tenere la mente distesa, diventeranno i re di questa istruzione.

Quali sono i sei metodi?

Così, come è stato detto:

Resta semplicemente come il sole libero da nuvole.

Resta semplicemente come un aquila che si libra nel cielo.

Resta semplicemente come una nave d’alto mare.

Resta semplicemente come un bambino che guarda dentro un tempio.

Resta semplicemente come la traccia di un volo d’uccello.

Resta semplicemente come una lana pettinata.

Con questi metodi di mantenere la mente

la pratica diventerà significativa.

  1. Così come il sole senza nuvole resta estremamente chiaro e brillante, restando centrati sulla natura di luce chiara della mente, essa non è oscurata da concetti, torpore, eccitazione e così via.

  2. Così come un’aquila si libra nel cielo con naturalezza, senza bisogno di sbattere molto le sue ali, in modo analogo, senza che la mente sia eccessivamente tesa o eccessivamente allentata, preserva questo stato con acuta chiarezza e in modo disteso, senza perdere consapevolezza e introspezione.

3 Anche se un grande oceano è sbattuto dai venti, le onde non sono in grado di disturbare minimamente una grande nave, in modo analogo quando posi la mente su un oggetto, dimora [in questo stato] senza essere minimamente disturbato dai concetti grossolani.

  1. Così come un bambino, quando guarda dentro un tempio, non indaga i dettagli dei dipinti ma piuttosto guarda la scena nel suo insieme, in modo analogo quando la mente rimane sul suo oggetto, lasciala che dimori in modo univoco sull’oggetto, senza investigare se gli oggetti dei cinque sensi che appaiono sono attraenti o repellenti e senza generare attaccamento o avversione.

  2. Così come non c’è una traccia lasciata dal volo di un uccello nel cielo, in modo analogo mantieni la mente equanime, in modo che qualsiasi sensazione sorga, piacevole, spiacevole o neutra, non ti lasci cadere sotto l’influenza di uno dei tre: attaccamento, avversione o confusione.

6 Così come una lana grezza, una volta cardata e pettinata diventa morbida e flessibile, in modo analogo quando la mente rimane equanime è libera dal contatto grossolano dei tre veleni manifesti e da torpore ed eccitazione.

Ven. Ghesce Ciampa Ghelek.

Primo. Porre la mente sull’oggetto di meditazione come il cielo accoglie il sole senza nuvole. Come dal canto della realizzazione di Saraha.

La natura della mente non è fisica, non ha forma e non può pertanto essere mostrata, è la spiegazione del 9° stato mentale Shamata: nell’equilibrio meditativo molto avanzato la mente è lucida, chiara e non oscurata. Quando uno yogi attraversa questi nove stati mentali, al 9° non è detto che sia già Shamata, perché è capace di rimanere quanto vuole sull’oggetto di meditazione ma non è ancora Shamata qualificato, perché il suo equilibrio meditativo non è unito alla flessibilità mentale, perciò non è qualificato. Flessibilità fisica e mentale, la prima è un tratto fisico di piacere in qualsiasi attività fisica, senza stancarsi in alcuna attività fisica, non avverte alcuna pesantezza ma si sente molto leggero a liv fisico. Nella flessibilità mentale la mente diventa piacevole, senza stanchezza, pigrizia, confusione. Allora s’è raggiunta la calma dimorante. Quali caratteristiche si raggiungono con la calma dimorante? Lama Tzong Khapa: Raggiunta la calma dimorante, basta porre la mente sull’oggetto di meditazione, vi rimane senza sforzo, stabile. Lo yogi o yogini, pur volendolo, non s’approcciano mai verso oggetti non virtuosi, ma solo verso oggetti virtuosi”.

Mantenendo un tale stato come spiegato sopra che tipi di segni di realizzazione si manifesteranno?

La natura dell’equilibrio meditativo sarà lucida ed estremamente chiara, completamente non oscurata. E, poiché in nessun modo è stabilita come entità fisica, è una vacuità chiara come lo spazio.

Inoltre, qualunque oggetto dei cinque sensi appaia, buono o cattivo, sorge alla mente in modo vivido come un’immagine riflessa in un limpido specchio. E l’esperienza che sorge è al di là dell’identificarla come”questo” o “quello”.

Questa concentrazione, per quanto stabile possa essere, se non è intrisa dalla beatitudine della flessibilità fisica e mentale, è una mera mente in concentrazione univoca del reame del desiderio, mentre una concentrazione intrisa in quel modo è chiamata ‘la mente di shamatha’. [Una simile mente] è la fonte di molte qualità eccellenti, come le percezioni exstrasensoriali e le facoltà paranormali; in particolare i tre sentieri arya dei tre veicoli sono ottenuti tramite quella.

Così la natura della mente può essere vista veramente in modo chiaro e diretto, e tuttavia non può essere afferrata o indicata dicendo ‘E’ questa: Dimora così, con naturalezza, senza aggrapparti a qualsiasi cosa appaia alla mente.

I meditatori d’oggi in Tibet sono per lo più concordi nel sostenere che queste sono istruzioni orali per additare il Buddha sul palmo della mano. Tuttavia io, Chökyi Gyeltsen , dico che questo approccio è un metodo meraviglioso e abile per i principianti che vogliono ottenere la stabilizzazione della mente e un metodo per presentare la natura convenzionale della mente.

Ven. Ghesce Ciampa Ghelek.

In Tibet, nella tradizione buddista tibetana, bisogna conoscere ed identificare la mente e, se ci riesci, la Buddhità è già nel palmo della tua mano. Ma Cioky Gyaltzen non è d’accordo, perché sarebbe solo un aspetto convenzionale.

Cos’è la natura ultima della mente? La visione penetrante o vipassyana. Sangye Yesce è l’aspetto d’impersonificazione dei Buddha dei 3 tempi, ha l’aspetto d’un monaco vestito di zafferano ed ha eliminato le oscurazioni della mente rispetto a questo soggetto.

Per realizzare Shinè o calma dimorante non basta meditare, ma occorre realizzare le sei cause imprescindibili che c’impediscono la maturazione nel cammino.

(1) Dimorare in un luogo favorevole, dove non ci siano minacce alla nostra vita da parte d’animali, dev’essere benedetto dagli yogi passati che vi hanno vissuto, ed energeticamente è favorevole. Il che comprende anche la terra non sia troppo umida, dev’essere quindi un luogo salubre, con degli amici su cui poter contare nel circondario, dove il cibo e bevande siano facili da reperire.

(2) La seconda causa importante per la preparazione di Shinè, è avere pochi desideri, il meno possibile. Altrimenti si finirebbe per continuamente desiderare questo e quello.

(3) La terza condizione è saper accontentarsi, vivere di ciò che ci basta, come dicevano i latini: contentus vivere pauci, accontentarsi di ciò che si ha.

(4) La quarta è abbandonare i luoghi, gli ambienti affollati, perché possono disturbare la mente.

(5) La quinta è l’etica pura,

(6) La sesta è non avere molte concettualizzazioni.

Atisha nella Lampada sul sentiero “Se le 6 cause sono unificate, lo yogi raggiunge la calma dimorante entro 6 mesi, altrimenti gli sarà molto difficile, e non raggiungerà Shinè, il calmo dimorare.

Nello stato di equilibrio meditativo di Shamata, come un pesciolino che nuota in un laghetto, usa la consapevolezza sottile per investigare intelligentemente la natura della persona che medita. Il che significa esplorare il modo in cui essa appare alla propria mente, il modo in cui viene conosciuta e il modo in cui esiste realmente. Quando si indaga così, il modo in cui appaiono effettivamente esistere tutti i fenomeni – come l’essere, l’Io, la persona- è un mero nome ossia una mera designazione concettuale.

Ven. Ghesce Ciampa Ghelek.

Fino ad ora abbiamo meditato su Shinè e può analizzare la natura della propria mente. il pesciolino oceano è equilibrio meditativo e, quando il pesciolino si muove anche con energia e forza, l’oceano non è perturbato, così la mente, così lo yogi può investigare la natura della sua mente.

Lobsang Choky Gyaltzen, proprio perché desiderava che i suoi discepoli avessero l’unione di Shamata e vipassana, ma per avere l’unione, che gli permette di distruggere le afflizioni mentali, deve prima conseguire vipassana e quindi Shamata. Il che fu espresso da Shantideva nel Bodhisattvachariavatara quando diceva che prioritariamente occorre completare le 6 raccolte.

Successivamente Panchen si riferisce al testo di Nagarjuna, che considera come un protettore, un rifugio che ha portato il messaggio fondamentale sulla vacuità.

Come ha detto il Protettore Arya Nagarjuna:

La persona non è terra, nè acqua, né fuoco,

né vento, né spazio, né coscienza.

Né la persona è l’insieme di tutti questi.

Altro da questi, quale persona c’è?

Proprio come la persona non è una realtà ultima [paramartha]

essendo una raccolta dei sei costituenti,

in modo analogo, ognuno di questi costituenti non è una realtà ultima

dal momento che anch’essi sono raccolte.

Quando continui a indagare in questo modo non troverai il minimo atomo di equilibrio meditativo, di meditatore e così via. È detto che “Non trovare è il miglior modo di trovare” e “Non vedere è il reale vedere”. A quel punto mantieni l’equilibrio meditativo ‘come lo spazio’, univocamente senza distrazione, sulla natura ultima, la semplice negazione dell’esistenza vera.

Se il tuo modo di conoscere questa chiara vacuità come una negazione non affermativa si indebolisce un poco, allora nello stato di equilibrio, medita investigando in modo univoco come in precedenza.

È detto che quando [questo stato] si verifica per la prima volta, se non c’è stata una previa familiarizzazione con la visione, può sorgere paura, mentre se c’è stata familiarizzazione sorge gioia.

Una volta emersi da questo equilibrio meditativo, se si analizza, è vero che la persona che erroneamente appare alla nostra mente sotto il controllo del demone dell’ignoranza in realtà non esiste. E tuttavia l’essere, la persona, il mero Io, esistono indubbiamente.

Inoltre, sviluppa la convinzione sul modo in cui tutto ciò esiste. Come nel caso in cui si imputa ‘uomo’ su una pila di sassi oppure ‘serpente’ su una corda, ‘persona’ è un mero nome designato sulla raccolta dei sei costituenti oppure dei cinque aggregati. E’ una mera etichetta, è semplicemente designata dalla concettualizzazione e sorge meramente nella mente come sorgere dipendente, che non è realtà ultima ed è vuota, come un’illusione.

Oppure, dal momento che il vento-mente sottilissimo è insegnato come base sottile della designazione di ‘Io’, e dal momento che coloro che trasmettono le istruzioni orali accettano anche di puntare il dito sulla natura della mente quando si determina la realtà della mente,dovrò dare le istruzioni in accordo.

Ven. Ghesce Ciampa Ghelek.

Nagarjuna tra l’altro dice: “Quando cerchiamo in modo profondo la persona, non la troviamo né sulla base di singolo né dei sei elementi insieme”. Cercandola con attenzione, ma la persona esiste quando non la cerchiamo, perciò essa è una mera designazione sulla base di designazione che sono i sei elementi.

Poiché l’essere è composto dai 6 elementi non esiste intrinsecamente, inerentemente, dal suo lato. Nello stesso modo ciascuno di questi 6 elementi non è la realtà ultima, in quanto è composto da molte parti. La persona che entra nell’equilibrio meditativo e lo stesso equilibrio meditativo non esistono di per sé, quando li cerchiamo non li troviamo. Questa è la loro vera natura.

Quando imparerai ad indagare non troverai il minimo atomo d’equilibrio meditativo, veramente esistente, o di per sé, ma originato da cause e condizioni.

È per farci sapere che la vacuità è un argomento complesso perché, quando ci si addentra, diventa difficile da capire. La vacuità è la mera negazione dell’oggetto di confutazione. Così il sé e la persona sono mera designazione, sia sulla base dell’equilibrio meditativo che sulla base dei 6 elementi, quando la cerchiamo non la troviamo, ma quando non la cerchiamo, la troviamo perciò la vacuità è la chiara luce. Perciò Buddha disse: “Preferisco rimanere isolato senza insegnarla”. Buddha s’isolò per 49 giorni senza parlare di vacuità. Ma non è facilmente comprensibile solo dopo i 49 giorni Buddha inizio a dare insegnamenti. Ma quando Buddha dice che non trovi le cose se le cercate approfonditamente si rese conto che non era di facile comprensione e decise perciò di non insegnare subito la vacuità.

Cerchiamo dov’è l’io: non è la forma, né sensazione, discriminazione, fattori composti e coscienza. Nessuno di questi 5 aggregati è la persona. Così, capendo che la persona non è l’io, avremo la sensazione di sentirci cadere sullo stato di vacuità, di non essere forma, discriminazione: cerchiamo di fare in modo che la mente non ne sia timorosa, non ne abbia paura.

Domanda. Dov’è la mente?

Ven. Ghesce Ciampa Ghelek. Dipende quale mente. Abbiamo la mente o coscienza mentale, le coscienze sensoriali sono 5, la prima è la coscienza visiva, dov è? È nel potere sensoriale dell’occhio, ma non è nell’occhio, ma non è un oggetto fisico, così che la coscienza visiva dipende dal potere sensoriale dell’occhio, ma la coscienza mentale non è tangibile, è ovunque nel corpo, e la mente estremamente sottile è nella goccia indistruttibile nel nostro cuore, dalla coscienza estremamente sottile nascono le coscienze grossolane, e continuiamo nel bardo da cui dalla coscienza estremamente sottile escono le coscienze grossolane.

Domanda. Chi è Tara Verde?

Ven. Ghesce Ciampa Ghelek.

Tara Verde è un essere illuminato, un Buddha femminile. All’inizio era una donna che ha generato bodhicitta e fece tutte le accumulazioni necessarie per raggiungere l’illuminazione e si manifesta in diversi aspetti. Le 21 Tare si manifestano in 21 colori. Ad esempio, esistono altre divinità, come Vajra Yogini, o divinità irate, come Sri Devi o Sarasvati che sono tutte emanazioni di Tara.

Domenica 16.07.17 solo mattino

Possiamo essere sia i nemici che i salvatori di noi stessi.

Il Buddha dice che ci danneggiamo quando siamo soggiogati dai nostri difetti mentali, allora siamo i nemici di noi stessi. Quando ci comportiamo bene, generando le energie positive delle virtù, possiamo eliminare le nostre sofferenze. Proprio per questo possiamo essere i nostri salvatori. Se controlliamo la nostra mente, allora potremo eliminare qualsiasi sofferenza e raggiungere il nirvana. Il lato positivo della mente deve prevalere e quello negativo va eliminato, utilizzando i giusti antidoti, così le negatività diminuiranno sempre più nel nostro continuum mentale.

Questo è il messaggio del Buddha, ricordiamoci quindi sempre che abbiamo delle qualità positive innate che è il lignaggio di Buddha, il Tatagatagarba che dimora naturalmente nel nostro continuo mentale fin dal primo istante della nostra esistenza, perciò già fin d’ora abbiamo la possibilità di manifestare qualche aspetto positivo di livello elevato, medio, inferiore.

Dominare la nostra mente ci porta un attitudine altruistica, l’attitudine d’aiutare gli altri. Noi stessi dovremmo mettere in prima istanza gli altri, il che ci fa aiutare anche noi stessi, viceversa, se non aiutiamo gli altri, danneggeremo noi stessi.

Un buon cuore è necessario. Ma per conseguirlo occorre allenarci meditando, sapendo che anche un insetto ed una formica sono come noi, perché desiderano la felicità e non certo la sofferenza. Quindi dobbiamo essere consapevoli che, come noi, sentono le sofferenza e la felicità. Coltivare una mente positiva e conseguirla dipende dalla familiarizzazione, di modo che tutto diventa facile. All’inizio non è facile essere altruisti e di buon cuore.

La meditazione è un tema molto vasto e si può meditare su tantissimi oggetti, ad esempio sul respiro semplicemente per 21 volte o per 9 cicli, meglio con la combinazione di Tong Len, prendere e dare, assumendo su noi stessi le negatività per neutralizzarle espellendo positività. Oppure visualizzando in aspetto umano tutti gli esseri dei vari reami come esseri umani, generando compassione verso di loro o generando l’aspirazione d’essere liberi dalla sofferenza e che possano tutti raggiungere la felicità. Visualizza i nostri canali fino all’ombelico con 64 petali HA sillaba speciale che rappresenta il fuoco del tummo. Opportuno meditare sulla vacuità, cercando come esistiamo e come esiste il nostro io, dov’è? È 1 o l’insieme dei 6 elementi. Alla fine scopriremo che esiste come base di designazione dei 6 elementi. Meditare su altruismo e bodhicitta sviluppando un atteggiamento molto potente d’aiutare tutti esseri.

Lama Tzong Khapa http://www.sangye.it/altro/?cat=10 disse:Se la mente è positiva tutte le nostre progressioni verso il sentiero e terreni avranno successo altrimenti saremo bloccati. Tutto perciò dipende dalla nostra mente, se pensiamo positivamente, le conseguenze saranno positive, viceversa saranno negative”.

Anche Shantideva nel Bodhisattvachariavatara dice: “Tutte le cose positive e d’auspicio in questo modo provengono dal nostro desiderio che tutti siano felici, viceversa, quelle negative derivano dalla nostra attitudine egoistica, dal desiderio di gratificare unicamente noi stessi. Noi tutti vorremmo la felicità, ma creiamo le cause della sofferenza e, pur desiderando le azioni positive, poniamo cause negative. Se vogliamo essere felici dobbiamo comportarci mentalmente bene, virtuosamente, e dovremmo mettere al primo posto gli altri, lasciando per noi stessi l’ultimo posto.

Negli “Otto versi dell’addestramento mentale” di Langri Tangpa, testo molto conosciuto nel buddismo tibetano, si dice: “Con chiunque dobbiamo sempre considerarci inferiori agli altri. Mai dovremmo sentirci superiori. Sentendoci inferiori ci potremmo adattare meglio alla situazione.

Possa io considerare gli altri molto più preziosi di me”.

Il che ci fa progredire verso la realizzazione, abbandonando il nostro egoismo e desiderando che gli altri non solo siano felici ma che lo siano ancor più di noi stessi. Si tratta di situazioni reali. Se poi in famiglia c’è gentilezza ed amore, c’è felicità ed armonia. Viceversa la famiglia si sfascia. Il nostro benessere e felicità dipendono dalla nostra motivazione, dalla nostra motivazione ed impegno ad aiutare gli esseri.

Oppure, dal momento che il vento-mente sottilissimo è insegnato come base sottile della designazione di ‘Io’, e dal momento che coloro che trasmettono le istruzioni orali accettano anche di puntare il dito sulla natura della mente quando si determina la realtà della mente,dovrò dare le istruzioni in accordo.

Oppure, durante lo stato di equilibrio meditativo di Shamata, quando la mente – che non è costituita in nessun modo come entità avente una forma, essendo chiara vacuità, e che opera continuamente con differenti pensieri che sorgono alla mente e proliferano in un incessante continuum di chiarezza e consapevolezza – viene indagata, allora alla consapevolezza che conosce la mente l’oggetto concepito appare non-dipendente da nient’altro, ed è in questo modo che viene conosciuto.

Come ha detto il maestro Shantideva:

Queste cose che sono chiamate continuum o raccolta

sono falsità, proprio come un rosario, un esercito e così via.

Usando queste scritture e il ragionamento, porta la mente in concentrazione univoca equilibrata in uno stato in cui verifichi che la mente non è stabilita nel modo in cui appare.

Ancora, come è stato detto nella Perfezione della Saggezza in 8000 stanze:

Non c’è mente nella mente

La natura della mente è luce chiara.

Ciò illustra che nella mente non c’è una mente stabilita intrinsecamente. La natura della mente è luce chiara. La natura della mente è vacuità.

E come è stato detto nel Sutra del Cumulo dei Gioielli:

La mente non è mai stata vista, non è vista adesso né mai sarà vista,

nemmeno dai Buddha dei tre tempi.

Ven. Ghesce Ciampa Ghelek.

Si rimane nell’equilibrio meditativo che è simile ad essere in equilibrio nello spazio, e si cerca di percepire la vacuità, che è ciò che non esiste come forma, oppure la vacuità di non esistere inerentemente, ma qui è meglio percepire la vacuità senza forma. Ne consegue che la mente è senz’ostruzione e, pur essendo unica, percepisce e s’espande verso molti oggetti.

La mente per definizione è chiara ed è consapevolezza, quindi è incessante in quanto deriva dal passato e continua nel presente, perciò è incessante. Proliferano è connesso al concetto che la mente continua senza interruzione da una vita all’altra. Appare non dipendente, dipende dal fatto che alla nostra mente appaiono molti oggetti come indipendenti e la nostra mente stessa vi crede.

Shantideva: “ciò che la nostra mente concepisce è falso, in quanto lo concepisce inerentemente, senza la continuità di coscienza il continuum non esiste, così la raccolta” perciò Shantideva fa l’esempio del rosario che senza i suoi grani non esiste, così l’esercito non può esistere senza l’insieme dei suoi singoli soldati. Perciò Shantideva ci dice che ciò che comunemente percepisce la nostra mente, in realtà di per sé non esiste. Dal testo emerge che il continuum è attribuito a molte parti come il rosario, così il termine raccolta rappresenta l’insieme di molti elementi, così come un grano di rosario non è il rosario, né un soldato è l’esercito. Allo stesso modo il continuo della coscienza è designato in base alle impronte del passato, presente e futuro. Così, pur esistendo una coscienza, se la cerchiamo non la troviamo, ma esiste la coscienza del continuum a partire da una reincarnazione senz’inizio.

In breve, come ha detto personalmente il mio virtuoso amico spirituale, l’onnisciente Sangye Yeshe:

Quando sei completamente consapevole che qualsiasi cosa sorga alla mente è conosciuta da un pensiero concettuale, la sfera ultima dei fenomeni sorge alla mente senza dipendere da altro. Lascia la tua consapevolezza nello stato del sorgere alla mente e poni la mente nell’equilibrio meditativo. E MA HO! (Che meraviglia!)

Quando sei pienamente consapevole che qualsiasi cosa sorga alla mente è conosciuta da un pensiero concettuale…” significa che quando sei consapevole che qualsiasi cosa sorga alla mente è meramente designato dalla concettualizzazione, sorge la natura ultima dei fenomeni come oggetto della consapevolezza, senza dipendere da nessun’altra condizione.

Ven. Ghesce Ciampa Ghelek.

Il mio maestro Sanghye Yesce dice: “Tutte le apparenze sono stabilite dal potere dell’apparire alla nostra mente”. Prima appare un qualcosa alla nostra mente, quindi la nostra mente li stabilisce. Se i soggetti non apparissero alla mente allora non li si potrebbe stabilire. Se capiamo in questo modo, allora la sfera ultima dei fenomeni sorge senza dipendere da altro, capendo così la verità ultima dei fenomeni.

In modo analogo, come ha detto Padampa Sangye:

O gente di Dingri! Nello stato della vacuità ruota la lancia della consapevolezza. Niente può ostacolare la visione.

Ogni analoga affermazione ha lo stesso significato.

Ven. Ghesce Ciampa Ghelek.

Quando lo yogi analizza se i fenomeni esistendo come la mente crede, si rende conto che non esistono di per sé, in quanto non esistono dal loro lato, quindi ha realizzato la vacuità, perciò la ruota lanciata finisce sul bersaglio: è confutare l’oggetto di negazione.

2C Dedica qualsiasi virtù sorta dall’aver meditato sul Mahamudra, insieme alla tua oceanica raccolta di virtù dei tre tempi, all’insuperabile grande illuminazione.

Dopo esserti familiarizzato in tal modo nell’equilibrio meditativo, allora, durante l’ottenimento susseguente investiga nei dettagli il modo in cui appaiono le apparenze che sorgono alla mente come oggetti delle sei coscienze. Il modo in cui esistono si rivelerà allora in modo nudo e splendente come un sorgere dipendente onirico. In tal modo aumenterà il tuo accertamento della natura ultima dei fenomeni.

Ven. Ghesce Ciampa Ghelek.

La conclusione ha 4 suddivisioni di cui la una è la dedica, egli ci suggerisce di dedicare qualsiasi virtù accumulata all’illuminazione, come un secchio d’acqua che finendo nell’oceano vi rimane finche esso permarrà. Così potremo godere del risultato per un tempo lunghissimo, fino all’illuminazione.

La seconda è la presentazione breve della pratica.

Se si medita si giungerà al punto di conseguire 1° la realizzazione di capire il modo in cui i fenomeni appaiono e 2° il modo di dimorare o la realtà ultima. Nel 1° tutti i fenomeni appaiono alle nostre 6 coscienze come esistenti inerentemente. Nel 2° il modo di dimorare: è percepire che gli oggetti non esistono come appaiono, il che rappresenta una grande realizzazione.

In breve, non afferrarti a nessuna cosa che appare, nemmeno alla tua stessa mente. Mantieni la tua pratica costante alternando l’equilibrio meditativo come lo spazio, che accerta il modo in cui esistono, con l’ottenimento susseguente dell’incontrovertibile sorgere dipendente di agenti e azioni.

Ven. Ghesce Ciampa Ghelek.

Qui è la sintesi della pratica: non credere mai nel modo in cui la tua mente pensa, ma non è così, il modo dell’apparenza o quello in cui esistono non sono concordanti.

Sapendo come mantenere in questo modo l’equilibrio meditativo e l’ottenimento susseguente, è necessario familiarizzarsi con l’equilibrio meditativo che applica la singola natura ultima a tutti i fenomeni del samsara e del nirvana e l’ottenimento susseguente che applica a tutti i fenomeni la natura convenzionale nel suo essere mere apparenze, simili all’illusione.

Ven. Ghesce Ciampa Ghelek. Prima realizza come funzionano i 2 mondi: dell’apparenza e dell’effettivo esistere, in tal modo possiamo estendere questa concezione a tutti i fenomeni del samsara e nirvana. Tutti i fenomeni esistono solo come imputazione o meglio dopo essere apparsi alla nostra mente.

Come ha anche detto Aryadeva:

Si dice che chiunque sia il veggente di una cosa

costui è veggente di tutto.

Qualunque sia la vacuità di una cosa

questa è la vacuità di tutto.

Ven. Ghesce Ciampa Ghelek. Chi realizza la vacuità di un fenomeno realizza di conseguenza la vacuità di tutti i fenomeni.

Lo yogi realizza la vacuità inizialmente di una persona tramite il ragionamento e così realizza la vacuità di tutti i fenomeni, grazie al ragionamento precedente. La vacuità di una cosa è la vacuità di tutto.

La persona è vacua d’esistenza intrinseca od inerente, perciò anche tutte le persone lo sono.

In tal modo, è vero che secondo la prospettiva di un corretto equilibrio meditativo sulla natura ultima vi è libertà dall’elaborazione degli estremi di esistenza e non-esistenza e così via, riguardo samsara e nirvana. Tuttavia dopo essere usciti da questo equilibrio meditativo, durante l’investigazione, è innegabile che agenti e azioni sono in relazione di dipendenza, che esistono come mere designazioni di nomi e che sorgono naturalmente alla mente come un sogno, come un miraggio, come il riflesso della luna nell’acqua, come un’illusione.

Ven. Ghesce Ciampa Ghelek. Mentre siamo in equilibrio meditativo siamo liberi dalla sotto e sopravvalutazione.

Ottenimento susseguente: nulla esiste dal suo proprio lato, tutti i fenomeni sono mera imputazione, l’agente e l’azione e relazione dipendente sono funzionali, non esistono effettivamente, sono vacui: come un sogno, un miraggio.

4 suddivisioni della conclusione

Quando la vacuità non è oscurata dalle apparenze e quando le apparenze non sono bloccate dalla vacuità, a quel punto appare direttamente chiaro che l’eccellente sentiero della vacuità e del sorgere dipendente sono equivalenti.

Ven. Ghesce Ciampa Ghelek. La qualità della Via di Mezzo secondo la filosofia Prasangika, quando la vacuità non è oscurata dall’apparenza e quando questa non è oscurata dalla vacuità, allora appare chiaro che apparire ed essere vuoto d’esistenza intrinseca non s’oppone d’essere vacuo d’esistenza inerente né questa s’oppone all’apparenza, sono quindi compatibili, quando affermiamo che i fenomeni esistono convenzionalmente non si nega che questi siano vacui d’esistenza intrinseca, perciò sono compatibili.

Abbiamo concluso il commentario del testo.

Per la virtù di avere composto questo testo – io, Losang Chökyi Gyeltsen, un rinunciante che ha ascoltato molti insegnamenti – possano tutti i trasmigratori ottenere rapidamente la vittoria sulle due oscurazioni grazie a questo sentiero, non essendoci un altra seconda porta d’accesso allo stato della pace.

Per lo stato della pace è il nirvana, l’illuminazione. S’ottiene grazie alla Mahamudra.

Sono felice d’aver completato gli insegnamenti senza fretta, ho ricevere questo insegnamenti da Sua Santità il Dalai Lama e due volte da Choden Rinpoche con la trasmissione orale.

Consiglierei, in base alla qualità di Lobsang Choegyam Gyaltzen, e sull’ascolto di molti insegnamenti e testi fondamentali ha studiato e realizzato, nella nostre società ci sono molte persone e molti orientamenti. È importante che ci siano molti che desiderano meditare, tuttavia prima occorre sapere come fare. Altrimenti come e su cosa meditare? Perciò raccomando di avere una conoscenza e preparazione di base propedeutica alla meditazione.

Lama Tzong Khapa disse: “All’inizio cerca di studiare molti testi, quindi li utilizzai come un’istruzione personale, quindi li utilizzai per praticare giorno e notte, per poi dedicarli per il beneficio di tutti esseri: l’illuminazione”.

Perciò non vanno considerati semplicemente come testi accademici ma come veri e proprie istruzioni per la liberazione.

Ven. Ghesce Ciampa Ghelek. La HA corta è al chakra dell’ombelico, al centro del canale centrale all’ombelico è il tummo la goccia rossa con l’elemento rosso della nostra madre, quando s’attiva, la goccia si scioglie, il fuoco interiore va riscaldato nel respiro come un mantice.

Domanda. I chakra ruotano?

Ven. Ghesce Ciampa Ghelek. No, rimangono fissi, è solo una ruota figurata. Anche il mandala sembra una ruota in quanto è rotondo.

È importante essere consapevoli della bodhicitta e della vacuità.

Così si familiarizza la nostra mente ed anche il nostro corpo ne resta coinvolto ed influenzato.

Domanda. Pur non potendo vedere, oggi mi pare di non aver visto tanto bene da 13 anni in qua, grazie agli insegnamenti.

Ven. Ghesce Ciampa Ghelek. Ci sono molti che non solo non vedono, ma che soffrono molto, per problemi fisici, in quanto non sentono, non parlano, non camminano, e per il Buddha dal punto di vista carmico è una purificazione e, già lo sei, e devi sentirti ancor di più tale, e dato che esprimi gioia devi sentirti ancora più gioioso. Da parte mia sono estremamente lieto di quanto mi dici.

Domanda. Si possono fare i preliminari: 100.000 prostrazioni con l’offerta del mandala simultaneamente?

Ven. Ghesce Ciampa Ghelek. Si si può fare, consiglierei che se li si vogliono fare come un completo preliminare, consiglierei, ad esempio, d’iniziare con 5 prostrazioni al giorno, ma non si deve scender di numero, ma si può certo incrementarlo.

All’inizio si fa una sessione breve, continuando per completare la sessione che ci si era proposti di portare a termine. In un ritiro, per questo motivo, il primo giorno s’inizia con una sessione sola. Per incrementare successivamente il numero di sessioni.

Domanda. C’è un trattenimento nel ciclo dell’inspirazione – espirazione?

Ven. Ghesce Ciampa Ghelek. Nei primi 3 cicli il canale destro è inserito nel sinistro in basso, si consiglia una pausa tra un’espirazione ed inspirazione, non un vero e proprio trattenimento. Fatelo in modo rilassato, nel modo più lento possibile, riempiendo e svuotando molto lentamente i vostri polmoni.

Nota: Il testo in grassetto è la traduzione del testo-radice mentre il testo normale proviene dal commentario al testo radice dello stesso Panchen Losang Chökyi Gyeltsen, mentre quello normale in nero è il commentario del Ven. Ghesce Ciampa Ghelek.

 

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