Ven. Lama Ghesce Tenzin Tenphel: La coscienziosità

Ven. Lama Ghesce Tenzin Tenphel: L’attaccamento sorge verso un oggetto, un suono, ecc.: ma questo esiste veramente?

Commentario del Ven. Lama Ghesce Tenzin Tenphel conferito il 27-28 ottobre 2018 sul Quarto Capitolo “La coscienziosità”del Bodhisattvacharyavatara o Guida allo Stile di Vita del Bodhisattva di Shantideva, al Centro Studi Tibetani Sangye Cioeling di Sondrio, il cui nome è stato conferito da Sua Santità il Dalai Lama. Appunti ed editing del Dott. Luciano Villa, revisione di Graziella Romania nell’ambito del Progetto Free Dharma Teachings, per il beneficio di tutti gli esseri senzienti, ci scusiamo per i possibili errori ed omissioni. Traduzione dal tibetano in italiano del Dr. Francesco Tormen.

Ven Ghesce Tenzin Tenphel

Esprimiamo il forte proposito di porre e correggere la giusta motivazione, la bodhicitta, altrimenti generiamo un qualcosa di simile, altrimenti generiamo una motivazione altruistica, altrimenti generiamo la motivazione di non essere di danno agli altri.

È così importante la motivazione, sia quando ascoltiamo gli insegnamenti, che in tutti i momenti della nostra vita. È importante esprimere la dedica sia al mattino che alla sera, per generare la giusta motivazione, sia al mattino che alla sera, per fare un bilancio, ed è molto importante farlo ogni giorno. Se poi non ce ne siamo ricordati, cerchiamo di applicarci per il giorno successivo. Ma, se non lo facciamo ogni giorno, il cambiamento diventa più difficile, altrimenti, se ci applichiamo ogni giorno, otterremo grandi meriti.

Il Primo Capitolo http://www.sangye.it/altro/?p=2352 del Bodhisattvachariavatara di Shantideva http://www.sangye.it/altro/?cat=15 è per generare la mente d’illuminazione.

Il Secondo Capitolo http://www.sangye.it/altro/?p=2358 del Bodhisattvachariavatara è la confessione, la purificazione delle negatività, è per chi ha un karma negativo, ha ostacoli, ha difficoltà a generare la mente d’illuminazione.

Il Terzo Capitolo http://www.sangye.it/altro/?p=2364 del Bodhisattvachariavatara è l’accettazione della mente d’illuminazione, l’assunzione della mente d’illuminazione per generarla nel proprio continuum.

Il Quarto Capitolo http://www.sangye.it/altro/?p=2392 del Bodhisattvachariavatara è la coscienziosità di mantenere la mente d’illuminazione, perché, altrimenti, se abbiamo generato la mente d’illuminazione, c’è il rischio che degeneri.

La coscienziosità.

1 I figli del Vittorioso, i Bodhisattva che fermamente hanno prodotto il pensiero del risveglio dovrebbero perennemente impegnarsi nel coltivarlo senza mai deviare dalla giusta strada.

Quando un Bodhisattva ha generato la mente d’illuminazione, la deve rendere stabile ed impegnarsi nella pratica.

2 Qualunque compito cominciato senza la giusta considerazione, oppure senza la corretta motivazione, nonostante si sia preso come impegno, dobbiamo sempre porre attenzione se terminarlo o meno.
3 Ma i Buddha ed i Bodhisattva hanno con grande saggezza analizzato tutto questo, pure io ho meditato e fatto lunghe riflessioni, perché adesso dovrei quindi esitare e dubitare?

Tutte le azioni importanti vanno preventivamente valutate. Poi succede che, pur intraprendendo una cosa non la portiamo a termine. Ma che senso avrebbe non portare avanti l’impresa di percorrere la Via del Bodhisattva una volta valutata, accettata ed intrapresa?

Rispetto al fatto di riflettere bene, prima di intraprendere una qualsiasi azione vorrei dirvi di non cadere in un errore rispetto alle iniziazioni. E, dato che richiedono un impegno, è bene chiedersi se sono in grado di mantenere questi voti? Se non ci riflettiamo attentamente, ed una volta preso l’impegno, se non li seguiamo incorriamo in un qualcosa di negativo.

Molti mi dicono: “Ho preso molte iniziazioni, ma non riesco a fare il Guru Yoga per esteso, come devo fare?” Ma, da parte mia, non posso che rispondere: “Non sono stato io ad importi l’iniziazione: è stata una tua scelta”.

Non ci si deve lasciarsi fraintendere da chi magari ti dice: ”Quante iniziazioni hai preso? Una, solo una?

Occorre valutare molto attentamente. Non è detto che si avrà tempo per andare agli insegnamenti, per fare il Guru Yoga,

Sua Santità il Dalai Lama conferisce iniziazioni per soli 20 minuti perché la gente non è pronta, perché la gente va preparata, dev’essere pronta a ricevere l’iniziazione.

Anch’io la maggior parte delle iniziazioni le ho prese dopo essere diventato Ghesce.

Penso che si debba prima finire tutto il cammino dei sutra per poi studiare il tantra.

Sua Santità il Dalai Lama, quando è venuto a Pomaia nel 2016, ha detto che non dovete stimolare le persone a diventare buddisti, anzi dovete offrire insegnamenti per tutti, non solo per buddisti, tutti devono poter avere accesso al programma di studi, perché è rivolto a tutti, e non solo ai buddisti.

V’invito a riflettere su ciò: per ascoltare il Dharma non è necessario essere buddisti, per ascoltare i sutra non è necessario essere buddisti, ma lo è per ascoltare, studiare e praticare il tantra. Quando prendiamo una iniziazione, qualcuno potrebbe essere un Bodhisattva ma non tutti hanno bodhicitta, non tutti hanno generato la mente d’illuminazione, ma noi prendiamo un impegno, l’impegno di fare il bene per gli altri. Quindi, sia che siamo o non siamo dei Bodhisattva, l’impegno l’abbiamo preso.

4 Nel caso che, avendo io promesso di seguire lo stesso sentiero, non mi impegnassi poi nel compierlo, e così ingannassi ogni essere vivente, quale rinascita il destino mi riserverebbe?

Ci siamo impegnati a fare il bene degli esseri? Ma, quale bene?

Quello definitivo, stabile, ed, al suo interno, il supremo bene degli esseri.

Abbiamo preso l’impegno di aiutare gli esseri sia ad eliminare i problemi contingenti sia a raggiungere la felicità definitiva.

5 Visto che negli insegnamenti viene detto “Chi produce il pensiero di donare un oggetto e poi non compie l’azione di donarlo, rinascerà come essere famelico, anche se l’oggetto da donare era una cosa di poco valore.”
6 E se dopo aver invitato tutti gli esseri senzienti con grande clamore a seguirmi verso la beatitudine suprema, dopo di che io li ingannassi, quale sarebbe la mia sorte? Quale rinascita felice otterrei?
Il che sicuramente vale per un Bodhisattva che ha generato la mente d’illuminazione, ma ci sono molti che, pur prendendo i voti di Bodhisattva http://www.sangye.it/altro/?p=7563 poi li infrangono. Quali ne sono le conseguenze?

Abbiamo visto che prendendo i voti del Bodhisattva http://www.sangye.it/altro/?p=7557 abbiamo preso l’impegno di fare il bene degli esseri, ora qui ne vediamo le conseguenze, se non dovessi mantenere l’impegno.

Avendo infranto questi voti, non avendo mantenuto la promessa, quali tipi di rinascita prenderò? Non certo una buona rinascita, perché è come se avessi ingannato tutti gli esseri, l’iniziazione ed il tantra possono danneggiare? No dipende dalla disponibilità della persona, dipende dal fatto se era pronta o meno a prendere l’iniziazione. Ma, se non se la sentiva, non avrebbe dovuto prenderla.

È importante, prima di prendere un’iniziazione, studiare il tantra, studiamo il Bodhisattvachariavatara, il Lamrim http://www.sangye.it/altro/?cat=38 impegnandoci sulla Madyamika, sull’Abisamayalamkara e gli altri insegnamenti dei sutra, perché, senza una preparazione definitiva, la pratica del tantra non riuscirà bene.

Il Bodhisattvachariavatara è stato composto per chi conosceva già questi testi sulla Madyamika, l’Abisamayalamkara, e dopo aver raggiunto una chiarezza sulle Paramita http://www.sangye.it/altro/?p=3791 e sulla Madyamika, sul Lamrim, allora il Bodhisattvachariavatara apparirà nella sua sconfinata grandezza.

Il frutto dell’avarizia è la rinascita come spirito famelico o preta.

Chi non dona ciò che promette avrà questo risultato, ma, qui stiamo parlando di una promessa di voler far del bene agli esseri, di condurre gli altri esseri alla felicità definitiva. Se non lo facciamo, dipenderà da noi e non matureremo certo un karma positivo.

7 Solo Colui che tutto conosce può comprendere le insondabili vie del karma , anche di quelli che pur abbandonando la bodhicitta egli salva portandoli alla liberazione.

Il significato di questa strofa si rifà a Shariputra, che, avendo preso l’impegno col Mahayana, è passato all’Hinayana ed ha ottenuto il nirvana, proprio perché la legge di causa ed effetto è un che d’imponderabile, al di là di qualsiasi comprensione. Quindi, non possiamo né capire né tantomeno giudicare tutto ciò.

C’è chi dice che Shariputra, quando si è manifestato a noi in realtà era già un illuminato, un Buddha. Quindi, tutte queste vicende sono solo un’apparenza, in quanto Shariputra era già un illuminato. Quindi, non ci sarebbero contraddizioni nel suo comportamento.

Così come quando il Buddha si è manifestato col corpo di manifestazione suprema c’erano Maitreya, Vajrapani ecc. che si manifestavano come Bodhisattva, ma che in realtà erano già dei Buddha.

Sulla base di come le cose ci appaiono non c’è la possibilità di raggiungere la certezza.

8 Questa è per il Bodhisattva la più grave delle sue possibili cadute, giacché ne deriverebbe pure il pericolo di non portare benefici alle creature cui aveva promesso di liberarle.

Ma perdere la bodhicitta è la più grave caduta dei Bodhisattva, perché, se dovesse accadere, sarebbe un danno per tutti. Ci sono tante cadute, infrazioni radice che portano a degenerare i voti del Bodhisattva, ma la più grave è quando perdiamo la bodhicitta, il pensiero di essere d’aiuto agli altri. Se perdiamo la bodhicitta non siamo più d’aiuto ai Bodhisattva.

Questa degenerazione della mente d’illuminazione della bodhicitta: perché può accadere? Innanzitutto, se dovessi pensare che, poiché gli esseri sono così diversi e mi è troppo difficile agire per il loro bene: sarebbe un errore!

Inoltre potrei scontrarmi con le difficoltà di realizzare la pratica della generosità, e ci sono persone che si comportano veramente male, sono molto indisciplinate, non ascoltano.

Allora mi chiedo: “Come faccio ad aiutarle?”

Ma, se non abbiamo un gran coraggio, non riusciremo a mantenere quell’impegno: di essere, non solo d’aiuto agli altri, ma di condurre tutti gli esseri alla felicità.

Queste pratiche difficili della estrema generosità, ci portano a praticarla volentieri, a compiere spontaneamente questo atto di gioia, donando finanche la propria moglie, gli occhi ecc.

Rispetto a ciò, si può pensare in due modi. Il primo (1) è di convincersi che non è così difficile questo atto di generosità dei Bodhisattva, perché per infinite vite siamo stati sotto il potere del nostro karma che ha fatto sì che fossimo abusati, sfruttati, torturati, allora quest’impegno è molto meno gravoso che finire vittima di questi abusi. Inoltre (2) abbiamo preso per innumerevoli volte una rinascita umana, che serve per generare virtù, ma, in molte occasioni, non abbiamo realizzato queste virtù ed abbiamo sprecato questa rinascita umana.

Storia sulla generosità.

Esiste una storia sul Buddha, preesistente a quello che conosciamo, http://www.sangye.it/altro/?p=102 che incontrò una tigre http://www.sangye.it/altro/?p=102 che stava morendo e si disse, ecco un occasione per accumulare, generare un’azione virtuosa, così si diede in pasto a queste tigri. E lo fece pensando inoltre che ora dò come nutrimento il mio corpo, ma in futuro darò come nutrimento il Dharma, stabilendo così una connessione.

Ad esempio pensiamo che abbiamo 84.000 microrganismi che vivono in noi, corrispondenti ad ignoranza, attaccamento, avversione ed orgoglio, ogni volta che mangiamo, pensiamo che il cibo che assumiamo vada a nutrire questi esseri ed in futuro non offriremo loro cibo, ma il Dharma.

Se qualcuno avesse ostacolato delle azioni virtuose, con conseguente ostacolo al benessere degli esseri, ne deriverebbero infinite conseguenze negative.

9 E se pure per un solo istante, qualcuno ostacolasse le azioni benefiche di un bodhisattva, ostacolando in conseguenza anche i benefici per tutti gli esseri senzienti,dovrà subire infinite rinascite nei reami inferiori.

Come il Bodhisattva che, pur avendo fatto delle promesse di prodigarsi per il benessere degli altri esseri, non le manterrà, andrà incontro a conseguenze molto negative, a rinascite molto sfortunate, così è se si ostacoleranno le azioni positive dei Bodhisattva.

Qualsiasi azione virtuosa, anche la più piccola, dobbiamo far attenzione a non esserle d’ostacolo, a non essere invidiosi, ma possibilmente di rallegrarci di quell’azione. Se ci rallegriamo delle azioni positive degli altri ciò fa si che non compiremo molte azioni negative.

10 Annientando la felicità di un solo essere siamo già condannati, cosa dire di chi dunque distruggesse la felicità di tutti gli esseri senzienti nello spazio infinito?

Se ostacoliamo un’azione virtuosa a vantaggio di un solo essere, impedendo così la felicità di qualcuno,

se il numero di esseri che danneggiamo è infinito, andremo incontro ad un numero infinito di rinascite inferiori.

Per la forza delle rinascite superiori e delle cadute si andrà su e giù nella via del Bodhisattva. Saranno rinascite superiori quando avremo generato la mente d’illuminazione.

11 Quelli che aggirandosi nel samsara, pur possedendo la bodhicitta, la lasciano degenerare, non potranno per molto tempo ottenere lo stato di Bodhisattva.

Ma, se lasceremo che degeneri, cadremo in una rinascita nei reami inferiori, per poi risalire e ridiscendere di nuovo, se non ci impegneremo a mantenerla, altrimenti il rischio è di andare incontro a continue cadute e risalite.

I benefici della mente d’illuminazione sono molti e si diviene un Bodhisattva, ed i meriti conseguiti sono molti, è importante mantenere la mente d’illuminazione e, per chi non l’ha ancora espressa, è importante impegnarsi a generare questa mente.

12 Devo quindi compiere accuratamente e con devota attenzione tutto ciò che io ho promesso di mettere in atto. Perché altrimenti dovrò subire rinascite sempre più infelici.

Avendo promesso, ci siamo impegnati e dovremmo procedere in quel senso con gioia, altrimenti cadremmo in situazioni sempre più negative.

Perché si ottiene l’illuminazione? Per aiutare gli esseri!

Se poi il Dharma viene insegnato ma non praticato, non c’è modo di far entrare il Dharma negli altri!

Un Buddha non può lavare il karma negativo, né estrarre la sofferenza dagli esseri, ma può solo insegnare il sentiero, questo è il modo per combattere la sofferenza.

Se fosse possibile lavare il karma negativo, il Buddha lo farebbe.

Perché siamo ancora in una situazione di sofferenza? Perché non è possibile al Buddha lavare il karma negativo! Ognuno deve sperimentar il proprio karma!

Un Buddha ha un amore per gli esseri totalmente equanime, senza distinzione tra buddisti e non.

Occorre capire quanto è difficile disciplinare gli esseri.

13 Nonostante innumerevoli Buddha si sono manifestati nel tempo passato, a causa degli errori da me commessi non ho potuto avere su di me la loro compassionevole cura,
14 per cui nel caso io continui a tenere comportamenti negativi le mie rinascite saranno sempre infelici, ed io sarò preda di sofferenze, malattie, ferite e prigionia.

Se continuerò ad agire negativamente, sperimenterò i reami sfortunati: morte e sofferenze. Se non mi impegnerò nella pratica e quindi non farò attenzione, dovrò sperimentare tutta una serie di sofferenze, come essere bruciati, feriti, torturati, ecc.

Quante sono le situazioni in cui le persone subiscono sofferenza da altre?

C’è sofferenza che vediamo e non vediamo, perché la dobbiamo sperimentare?

Perché sono il risultato delle nostre azioni, se il risultato è positivo, la ricaduta sarà felicità, altrimenti avremo sofferenza.

15 Rarissime sono: la manifestazione di un Buddha nel mondo, la nascita di una fede fervente, la preziosa rinascita umana, il perseverare nel fare il bene per gli altri. Quando dunque riotterrò tutte queste condizioni?

16 La vita dura solo un breve istante! Nonostante che adesso io sia in salute, ben nutrito e senza problemi, questa vita trascorre rapida ed ingannevole. E il mio corpo sarà in prestito solo per questa.

Abbiamo ottenuto la preziosa rinascita umana ed incontrato il Dharma ed il Dharma Mahayana, quindi si tratta di non sprecare questa possibilità, perché non sappiamo quando si ripresenterà ancora.

Il Dharma del Grande Veicolo è un cammino spirituale in cui siamo invitati a studiare, analizzare, a porci domande, a riflettere. Il che è molto positivo.

Ci sono tanti insegnanti di Dharma e ce ne sono alcuni che dicono: “Ora che hai ascoltato i miei insegnamenti, fai quello che ti dico”. Ma non è così, perché, se si è buoni seguaci del Buddha, ricordiamoci che disse: “Ora che hai ascoltato i miei insegnamenti, riflettici sopra, verifica se ti appaiono corretti o meno, e, solo quando li avrai trovati corretti, allora applicali!”

Anche i grandi Pandita indiani, come Chandrakirti, Buddhapalita hanno analizzato, verificando i testi, non prendendoli come oro colato. Il Dharma del Grande Veicolo non è per fede, ma è un invito all’analisi, alla riflessione.

17 E poi con un comportamento scorretto mai potrò riottenere una rinascita umana, e senza questa preziosa condizione solo sofferenza e assenza di virtù mi attende.

Ed è davvero difficile trovare un cammino che ci porti ad un analisi tanto preziosa.

Proprio per questo motivo Sua Santità il Dalai Lama ha intrapreso questo cammino verso la scienza, pur non essendo gli scienziati dei buddisti, ma lo hanno apprezzato, proprio perché lo hanno analizzato.

Perciò è estremamente difficile poter usufruire ancora di una rinascita del genere!

Il fatto che venga un Tathagata, che si possa avere insegnamenti, rinascita umana, sono cose difficili da ottenere.

Sono condizioni che oggi abbiamo?

Non c’è un Buddha, ma c’è Sua Santità il Dalai Lama e ci sono grandi maestri, c’è la possibilità di coltivare fede e devozione, virtù.

Probabilmente non è così elevata e di qualità la capacità di coltivare la virtù.

Ad esempio, quando viene qui Sua Santità il Dalai Lama, moltissimi mostrano fede e devozione, ma quanti praticano i suoi insegnamenti? Se non si pratica tutta questa devozione, diventa una mera manifestazione esteriore, che può rasentare l’ipocrisia.

Ognuno di noi deve vagliare dentro di sé, per vedere se sono presenti queste condizioni favorevoli per il conseguimento della felicità.

Gli insegnamenti di Sua Santità sono praticati da pochi, viceversa, andiamo volentieri al ristorante. Chi è più importante Sua Santità il Dalai Lama od il nostro amico che ci invita al ristorante? Non certo Sua Santità il Dalai Lama se accettiamo subito l’invito al ristorante e ci dimentichiamo degli insegnamenti di Sua Santità il Dalai Lama. Se accettiamo seriamente queste condizioni, rinascita umana, Tathagata ed insegnamenti, ci renderemo conto della loro preziosità ed importanza.

18 Nel caso che ora avendo la possibilità di compiere le azioni positive per il beneficio degli altri e di me stesso io indugiassi, cosa mai potrò fare quando sarò imprigionato nelle rinascite inferiori?

19 In questi luoghi, non essendovi possibilità di compiere azioni positive, ma facendo unicamente del male, nemmeno il suono delle parole “una vita serena” potrò udire, e questo per innumerevoli eoni.

Abbiamo visto la difficoltà di ottenere la preziosa rinascita umana.

E, non basta osservare una buona etica, ma non basta perché, rinascendo come umani, potremmo nascere in una situazione povera, perciò ci serve la generosità che ci permette agi.

Ma, se non abbiamo un corpo sano e bello, non potremo vivere con agio. Perciò ci servirà la pazienza http://www.sangye.it/altro/?p=9998 ma anche questo non basta, perché ci serve rinascere in un luogo dove ci sia non solo la preziosa rinascita umana, ma dove fiorisca il Dharma. Se ci pensiamo bene, noi tutti abbiamo queste condizioni, perché abbiamo non solo le condizioni di base, ma abbiamo incontrato il Dharma.

Dobbiamo afferrare l’opportunità che abbiamo, praticando bene la moralità, la disciplina, ed è fondamentale la motivazione. E non bisogna mai dimenticarsi di dedicare i meriti.

Non c’è nessuno che all’inizio pratichi il Dharma in modo perfetto, privo di errori. Lo si fa anche sbagliando, quindi, l’importante è praticare. Importante è non fare tante pratiche diverse senza portarne a compimento alcuna, ma iniziando da poche o da una sola e quindi ampliandole per poi diventare dei grandi praticanti! In generale, tanti hanno preso iniziazioni e tanti tipi d’impegni, svolgendo le relative pratiche in modo sbrigativo o lasciandole perdere. Ciò è sbagliato!

Prima occorre verificare se siamo in grado di fare queste pratiche e, se decidiamo che lo siamo, le dobbiamo fare bene. Se, da un lato si cerca di fare le pratiche nel modo più sbrigativo possibile, dall’altro accorriamo ed aderiamo subito all’invito dell’amico che ci vuol portare a cena. Non dico che gli amici non siano importanti, ma dobbiamo essere consapevoli che si tratta d’una risorsa, l’amicizia, temporanea, solo per questa vita, mentre, con la pratica, sviluppiamo delle virtù durature, che ci porteranno benefici, non solo per questa vita, ma che ci porteranno benefici vita dopo vita. Ora, abbiamo ottenuto questa preziosa rinascita umana e non la dobbiamo affatto sprecare, ma dobbiamo valorizzarla per il beneficio della felicità di tutti gli esseri.

Sebbene abbiamo un corpo sano e piacevole, esso è destinato ad esaurirsi. Comunque è difficile non avere mai alcun problema di salute, comunque anche questa persona dovrà andare incontro alla morte. La maggior parte di noi ha qualche problema di malattia, perciò per utilizzare in modo positivo questa occasione della preziosa rinascita umana devo impegnarmi in modo positivo.

Viceversa, se non utilizzo questa preziosa rinascita umana con le sue libertà e ricchezze per praticare il Dharma, diventando io stesso di beneficio per le vite future, non avrò certezza alcuna d’ottenere una preziosa rinascita umana.

Ottenere la preziosa rinascita umana senza praticare, prendere tanti impegni ma non rispettarli, ci porta in una situazione in cui sarà difficile in futuro riottenerla.

Se ora che abbiamo la possibilità di praticare bene, come potremo praticare quando non rinasceremo con una sembianza umana?

Se non coltiviamo la virtù, ma coltiviamo karma negativo si rimarrà per un tempo incalcolabile nei reami inferiori e non sentiremo neppure parlare di rinascite fortunate. Quindi, in queste condizioni non si fa altro che patire una sofferenza enorme accumulando un enorme karma negativo che, nonostante si espierà negli inferni, continueremo ad accumularne dell’altro in queste situazioni di abiezione. Ora, proprio perché è difficile praticare la virtù, continuiamo ad accumulare più karma negativo di quello positivo.

20 Per questi motivi il Beato ha affermato che veramente difficile è riottenere la preziosa rinascita umana, proprio come per una tartaruga che nuoti sul fondo del mare infilare fortunosamente il suo collo in un giogo lasciato galleggiare sulle onde del grande oceano in balia della corrente.

Nel Lamrim, la difficoltà d’ottenere la preziosa rinascita umana viene paragonata alle possibilità che ha una tartaruga cieca, che sta nel fondo dell’oceano ed esce in superficie ogni 100 anni, d’infilare il proprio capo in un giogo od anello d’oro che galleggia muovendosi alla deriva sui flutti impetuosi sull’oceano.

I 7 miliardi di persone che sono su questo pianeta: non hanno tutti ottenuto la preziosa rinascita umana con le sue libertà e ricchezze?

21 Se il più terribile degli inferi è il risultato di una sola cattiva azione per il trascorrere di un era cosmica, come posso sperare in buone rinascite avendo io accumulato negatività nelle rinascite passate?

Nell’Abidharma sono descritti i reami dalle nascite con forma e senza forma e dei deva e si tratta d’una distribuzione a piramide, perché più scendiamo, più sono gli esseri in quelle condizioni.

Oltre ai 7 miliardi di umani, quanti altri esseri ci sono su questo pianeta? Gli animali, i pesci, e quanti pesci mangiano gli umani? Perciò per tutte queste ragioni non dobbiamo assolutamente sprecare questa possibilità che abbiamo.

Per una negatività di un solo istante si riferisce alla rabbia verso un Bodhisattva. Se ciò è vero, quali potrebbero essere le conseguenze di tutte la azioni negative che abbiamo accumulato da tempo senz’inizio? In generale, sia che ci arrabbia con un Bodhisattva o con chiunque d’altro, dobbiamo stare molto attenti con la rabbia, perché porta danni al corpo, alla salute e sopratutto alla mente.

22 Allo stesso tempo non mi basterà soffrire le pene di quell’inferno per ottenere la liberazione, poiché in quella sofferenza io svilupperò ulteriori e gravi negatività.
23 Perciò avendo adesso questa possibilità se io non mettessi a frutto le virtù per portare beneficio agli altri non vi sarebbe maggiore pazzia ed inganno.

Nel momenti in cui accumulando karma negativo, il suo effetto è di farci rinascere in un reame sfortunato ed è molto difficile liberarci dal karma negativo, perché nel frattempo ne accumuliamo dell’altro e diventa molto difficile uscire dal ciclo delle rinascite sfavorevoli.

24 E se, avendo capito tutto questo, in futuro io non mi ci applicassi diligentemente al giungere del momento della morte io sarei preda di terribili rimpianti.

Perciò è molto importante praticare.

Se, pur avendolo compreso ciò continuerò ad essere indolenti, al momento della morte saremo invasi da un terribile rimpianto.

Sappiamo che, se praticando possiamo trarne beneficio rinascendo in reami fortunati, ma, se ci abbandoniamo alla pigrizia, facendo le nostre pratiche in modo sbrigativo, al momento della morte saremo sopraffatti da un grandissimo rimorso, ma sarà troppo tardi, perché avremmo dovuto pensarci prima.

E ci sono tre tipi di pigrizia: (1) avere un forte attaccamento per ciò che ci è di rilassante, accomodante, ad esempio andare al bar, e si tralascia la pratica; (2) il troppo impegno nel lavoro, nel commercio, ma si trascura il Dharma, che è messo in secondo piano; (3) la pigrizia di autosvalutazione che ci porta a dire: “No, “Non ce la faccio, non sono abbastanza bravo e quindi non fa per me”.

Con ciò non vi voglio dire di stare lontano dal bar, dagli amici ecc, ma si tratta di non perdere tutto il nostro tempo in questo modo, non avendo tempo per lo studio e la pratica, non voglio affatto dire di non andare bar. Ci sono anche monaci che invece di studiare, di alzarsi presto, sprecano il loro tempo per 10, 20, 30 anni solo chiacchierando, ridendo, ed hanno passato il tempo a criticare e così via.

È proprio la pratica del Dharma che ci permette di controllare la nostra mente, che ci permette di conseguire le più alte realizzazioni.

Intollerabile rimorso.

25 Il mio corpo in seguito sarà preda delle fiamme infernali per un tempo lunghissimo, e pure la mia mente sarà a lungo tormentata dalle inestinguibili fiamme del rimorso.
26 Per cui adesso che possiedo questa fortunata occasione di avere come base un corpo umano, così difficile da ottenere, e, mentre ho la facoltà di scegliere, ecco che io sarò di nuovo condotto in reami inferiori.

Rinascendo negli inferni, ad esempio, in quelli caldi, sperimenteremo enormi sofferenza, e per un tempo lunghissimo, perché lì la lunghezza della vita è molto maggiore che nella nostra situazione attuale.

27 Sarebbe come essere preda di un sortilegio, con al mente annebbiata dall’impotenza di comprendere la follia di cui è preda. Io non so chi mi acceca e chi ha possesso di me!

Chi ha ottenuto la rinascita umana, ma l’ha sprecata, è come un demente, privo di mente, incantato da un incantesimo. È l’atteggiamento d’un folle. Privo di mente.

Perché, se uno ha la mente, è perché è in grado di pensare, ma, se non pratica e spreca quest’opportunità, è come un cieco, un folle.

La pigrizia, quella che ti fa dire: “Non capisco cosa mi sta succedendo”, per sconfiggerla, rifletti sull’impermanenza e la morte e sulla relazione di causa effetto ed il karma. Riflettendo sull’impermanenza e la morte non sprecheremo il nostro tempo prezioso. E, riflettendo sul karma, metteremo a frutto il nostra tempo praticando le virtù per ottenere rinascite favorevoli e conseguire l’illuminazione.

La pigrizia del procrastinare, di pensare: “Ho tempo, posso praticare più tardi”, è contrastata dalla riflessione sulla impermanenza e la morte.

28 Come ho potuto divenire preda dell’odio e dell’attaccamento? Costoro sono i miei nemici, e non sono nè coraggiosi, nè astuti e sono privi di membra e facoltà.

Nemici come l’odio e l’attaccamento non hanno né braccia nè gambe, ma come hanno allora potuto farmi loro schiavo?

Nel nostro continuum ci sono le afflizioni mentali – rabbia, attaccamento ed ignoranza – ma non hanno armi, eppure noi ne siamo schiavi. Eppur i nostri nemici sono proprio le nostre afflizioni che sono nel nostro continuum mentale. E sconfiggere questi nemici non è affatto facile, vincere questi nemici non è affatto facile.

29 Quindi sono io che li accolgo dentro di me, concedendogli di danneggiarmi a loro piacimento. Sopportare tutto questo senza provare per essi risentimento dà segno di una pazienza corrotta.

Le afflizioni mentali come rabbia, orgoglio, attaccamento, dimorano nel nostro continuum mentale e le lasciamo lì, ma non è appropriato, è un modo improprio d’esercitare la pazienza. Queste afflizioni mentali ci danno delle sensazioni apparentemente appaganti, ad esempio l’attaccamento, seguendolo, ci fa sembrare felici, mentre la rabbia ci dà la sensazione di darci forza, e siamo talmente offuscati da non vederle come un qualcosa di completamente negativo che dev’essere abbandonato.

Perché abbiamo questa sensazione positive dell’attaccamento?

È perché l’attaccamento è legato al desiderio, che ci permette di conseguire le cose. Ma non è che tutti coloro che desiderano un qualcosa l’ottengono, perciò non è vero che il desiderio ci permette di ottenere tutte le cose. Chi desidera arricchirsi, come l’ha fatto? Non in modo virtuoso, ma ingannando, in modo subdolo. Inoltre un grande commerciante ha molta invidia ed un gran senso di competizione che fa sì che si cerchi di sottrarsi il mercato e la clientela tra commercianti. Questo modo di proceder fa arricchire nel breve, ma, se lo vediamo nel lungo periodo, si pongono le cause di perdere tutto, con conseguenti esperienze di povertà, e non solo nelle prossime ma in questa stessa vita: grandi commercianti perdono tutto e la condizione di questo è l’attaccamento. Inoltre se pensiamo ad un grande commerciante molto ricco, desidera essere ancora più ricco, quindi pensa come un nullatenente.

Cos’è più importante?

Non importa quanto abbiamo, ma importante è maturare un senso di soddisfazione per ciò ce si ha.

Viceversa ciò che ci rovina l’esistenza è l’attaccamento.

Se diversamente dall’attaccamento, pensiamo alla compassione, questo ci permette di accumulare virtù, quindi cause per la felicità.

La rabbia ci dà sensazione di potere e forza, perché ci sembra che ci dà l’energia per difenderci, ma, in realtà, distrugge noi stessi, perché ci guasta l’esistenza, ci fa avere molti nemici, ci rende sgraditi a molti, porta la disarmonia al nostro vicinato e conoscenti, quindi non è vero che la rabbia ci protegge. E, la sensazione di potenza della rabbia, è data che i lung o venti dell’organismo circolano in modo più potente, il che è una falsa ebbrezza, è invece una condizione di disarmonia del nostra corpo. Perché il malessere nasce dallo squilibrio dei suoi quattro elementi. Perciò, arrabbiandoci, si alza l’elemento vento con conseguente squilibrio, instabilità, malessere, con invecchiamento precoce e si muore prima. Dalla condizione di malessere mentale si ha un malessere fisico, che ci avvicina sempre più alla morte. Ed è ciò che viene spiegato nel Dharma.

Il che è confermato dalla scienza, la rabbia nuoce enormemente al sistema immunitario, quindi la spiegazione del Dharma e della scienza sono in armonia, perché entrambi esplorano, studiano la realtà ed offrono spiegazioni in accordo con la realtà.

Coltivando invece la pazienza e la compassione, realizziamo non solo una mente più felice, ma un corpo più sano. Antidoto all’attaccamento è meditare sugli aspetti sgradevoli del corpo, mentre antidoto alla rabbia è generare amore e compassione.

Ci sono tanti tipi attaccamento. I cinque oggetti dell’attaccamento sono legati ai suoni, odori, forma, sensazione fisiche e sapore, ma il peggiore è il frenetico desiderio sessuale e, come antidoto, si medita sugli aspetti sgradevoli del corpo. Si medita sulla natura del corpo, sgradevole e di sofferenza. Si riflette sulla bellezza della persona, che dipende dalla cute, ma, togliendola, non c’è nulla di bello.

Ma il bello è solo una nostra proiezione.

In dipendenza dal desiderio sessuale: quanta felicità otteniamo e quanta sofferenza? Così pensando, e frequentemente, riusciamo a ridurre il desiderio sessuale, ma non dobbiamo pensarci troppo, perché poi gli altri ci potrebbero risultare sgradevoli, perché poi non si potrebbe più generare compassione.

Antidoto alla rabbia è l’amore, l’amore verso le persone, non verso delle cose. Il modo per coltivare pazienza è l’amore verso gli altri, verso l’oggetto della nostra rabbia. Ma, se si genera amore verso gli altri c’è il rischio di generare attaccamento per le persone. La coltivazione dell’amore non deve cadere nell’attaccamento. È importante nelle afflizioni mentali – rabbia, attaccamento, orgoglio – capire che sono errori e capire che se ne deve ridurre l’intensità.

30 Se tutti gli dei e gli uomini si scagliassero su di me come nemici con tutta la loro potenza non potrebbero farmi precipitare nel fuoco eterno del più terribile degli inferi.

Questa potenzialità di farci rinascere negli inferni l’ha qualsiasi delle nostre afflizioni mentali che, una volta che s’impadroniscono della nostra mente, hanno la capacità di farci rinascere negli inferni.

I nemici esterni di qualsiasi entità sono nemici temporanei, noi stessi siamo stati degli esseri che hanno danneggiato gli altri, e lo siamo stati solo temporaneamente: non riconoscere come nemici rabbia, orgoglio, attaccamento e così via questo è un errore. I nostri veri nemici sono quelli dentro di noi, le afflizioni mentali che ci hanno sempre fatto del male. E, se non ci stiamo attenti, continueranno a farci del male.

31 Eppure la brama delle passioni e delle emozioni negative mi può fare precipitare in esso in un solo istante, nel fuoco la cui potenza sarebbe capace di incenerire il monte Meru .
32 Nessun altro nemico che io abbia, è vissuto tanto a lungo quanto i miei difetti negativi e le mie emozioni negative, questi miei nemici non hanno né inizio né fine.

Ma i nemici esterni sono stati in altre vite nostri genitori, fratelli, amici, quindi non sono sempre stati nemici, ma non possono invece diventare nostri amici le afflizioni mentali nel nostro continuo mentale, perché queste ci hanno sempre fatto del male. E se siamo gentili verso di loro non faremo altro che incrementare il danno che ci infliggono. Quindi, dobbiamo cercare d’affrontare i nemici interiori e cercare di ridurne la potenza, l’intensità e la frequenza. Ma non hanno un corpo, ma affinando la nostra intelligenza, avremo la possibilità di affrontarli.

33 Posso calmare tutti gli altri miei nemici, e poi affidandomi a loro potranno in futuro farmi favori ed essermi d’aiuto, ma se mi affido ai miei difetti mentali, in futuro solo male e sofferenza mi causeranno.

È difficile affrontare i nemici interni, perché le afflizioni mentali sono molto radicate in noi, perché sono presenti da tempo senza inizio, poi non hanno un corpo, poi ci ingannano, dandoci una falsa forza con la rabbia ed un falso piacere con l’attaccamento, quindi è difficile sconfiggerli.

Ascoltando insegnamenti sugli aspetti negativi, come la rabbia, ammettiamo che è vero, ma, quando cadiamo nella rabbia, pensiamo di aver ragione d’arrabbiarci, quindi è molto difficile abbandonare la rabbia.

34 Perciò, come posso gioire adesso in questo mondo, se dentro di me accolgo le cause della mia futura condanna, cause che accrescono i miei demeriti?
35 E come potrò poi gioire in futuro, se nella trappola dell’attaccamento, dentro la mia mente, dimorano le sentinelle della prigione della rinascita nell’esistenza ciclica? Costoro saranno i miei aguzzini negli inferi.

Non basta sapere che la rabbia ha conseguente negative, occorre averne consapevolezza nel momento in cui ci arrabbiamo o meglio in cui stiamo per arrabbiarci, per renderci conto dell’errore in cui stiamo per cadere. Le afflizioni mentali sono sempre con noi e non sappiamo da quando, mentre i nemici esterni non lo sonno da sempre. Perciò i nemici esterni dovrebbero indurci alla compassione, e sono pervasi dalle afflizioni mentali – rabbia, attaccamento, orgoglio – così come lo siamo noi. A causa delle afflizioni mentali diventiamo loro nemici e gli altri diventano nostri nemici. Così il vero nemico sono le afflizioni mentali.

Domenica 28/10/2018.

Abbiamo generato la giusta motivazione recitando i mantra e ricordiamoci di mantenerla per tutta la giornata.

I nostri veri nemici sono le afflizioni mentali, mentre i nemici esterni sono temporanei, così non dovremmo arrabbiarci coi nemici esterni, in quanto sono transitori, ma dovremmo affrontare con decisione i nemici interni, le afflizioni mentali, che sono sempre nostri nemici, mentre quelli esterni, dopo un certo tempo possono diventare nostri amici.

Le afflizioni mentali sono in noi presenti da tempo senza inizio e, se non facciamo nulla per eliminarle, ci danneggeranno continuamente, mentre i nemici esterni non solo sono temporanei, ma, se ci rivolgiamo loro in modo amichevole, c’è la speranza che si rivolgano a noi in modo altrettanto amichevole.

Quando se ci comportamento gentilmente verso i nostri nemici esterni, c’è la possibilità che si crei un buon rapporto, mentre più siamo disponibili verso le afflizioni mentali, più ci arrecano danno, questi sono i nostri veri nemici.

Le afflizioni mentali danneggeranno la nostra mente ed il nostro corpo. Come? Da tempo senza inizio abbiamo nel nostro continuo mentale questi ospiti che ci creano sofferenza, proprio per questo, come possiamo provare gioia? Talvolta la proviamo, ma è effimera, perché è sempre sul punto di venir meno. Siamo sempre proni a situazione interiori di malessere, stiamo per arrabbiarci, deprimerci e, se non siamo vigili verso i nostri sentimenti, come possiamo migliorare noi stessi, come possiamo provare felicità?

Negli inferni si è circondati da guardie che torturano in vari modi gli sventurati che li abitano, è una situazione di grandissimo sofferenza, così noi ora, circondati dalle afflizioni, non possiamo trovare la felicità. Non dovremo in nessun modo essere amici delle afflizioni mentali, anzi dovremmo sforzarci il più possibile di minimizzarle ed eliminarle.

Cosa è importante capire?

Quali sono le afflizioni mentali? Come ci fanno accumulare karma?

Così vediamo come le afflizioni mentali sono un che di negativo, se lo comprendiamo, sorgerà allora il desiderio d’affrontarle, ma potremo farlo solo se capiremo l’errore di essere accondiscendenti verso le afflizioni mentali.

Tutti vogliamo la felicità e non la sofferenza, ma il risultato dipende dalla capacità di ridurre le afflizioni mentali e, quindi, la sofferenza.

È possibile, finché ci sono le afflizioni mentali, ottenere la felicità e non più soffrire?

No, finché ne saremo prigionieri non sarà possibile.

È possibile che vediamo la rabbia, l’attaccamento come negative in generale, ma non riusciamo a vederli come errori quando sono presenti nel nostro continuo mentale. Non è possibile.

La prima cosa da fare è porre attenzione a come funziona la nostra mente, perché in questo modo non cadremo sotto il potere delle afflizioni mentali e faremo in modo di non esserne ghermiti.

36 Per questo mai dovrò fermarmi dal combattere questo conflitto, fino a che non avrò visto la totale sconfitta di tutti questi miei nemici. Se per esempio due acerrimi rivali , infuriati per futili motivi, neppure riusciranno a prendere sonno fino a che non avranno sconfitti l’avversario,

Finché abbiamo le afflizioni mentali nel nostro continuo non staremo bene, perché continuamente ci danneggiano. Così come stiamo male quando abbiamo subito anche un piccolo danno e staremo meglio quando riusciremo a risolvere la situazione anche rispondendo a tono. Ma, parlando di afflizioni mentali, queste ci fanno un gran danno.

37 E quindi si prepareranno alla lotta a faranno di tutto per vincerlo, anche se ambedue soffriranno nel morire, e quindi incuranti del dolore delle ferite continueranno a difendere le loro posizioni, rifiutandosi di cedere.

I nemici esterni per quanto si sentano potenti, sono anch’essi soggetti alla morte. Nondimeno, li vogliamo annientare, pur essendo comunque destinati a morire, mentre non dovremmo essere deboli verso le nostre afflizioni mentali che ci accompagnano da tempo senz’inizio, dovremmo avere un atteggiamento ancora più determinato.

I nostri nemici esterni sono in una condizione miserabile perché sono comunque soggetti alla morte, sono destinati a morire, quindi l’atteggiamento aggressivo dovrebbe essere indirizzato non verso di loro, che sono effimeri, ma verso le nostre afflizioni mentali, che sono continue. Inoltre, siamo contenti quando uccidiamo il nostro nemico, ma, che senso ha ucciderlo dal momento che dovrà comunque morire?

38 Che bisogno c’è di affermare che non dovrei io essere titubante e debole nel lottare, e sopportare così le difficoltà della mia lotta contro questi miei nemici naturali che mi sforzo di sconfiggere: i miei difetti mentali, causa di ogni mia sofferenza.

Che bisogno c’è di scoraggiarmi se anche le cicatrici di battaglia sono esibite come ornamenti, non dovremmo dar peso a tutte le difficoltà che incontriamo in questa impresa di sconfiggere le afflizioni mentali. Quindi dovremmo sopportare tutte le sofferenza date dalla battaglia contro le afflizioni mentali, perché questa sopportazione ci permetterà di sconfiggerle.

Quante fatiche i contadini e pescatori sopportano per il loro lavoro così verso le afflizioni mentali dovremmo generare ancor più sopportazione perché ci permetterà di eliminarle.

Non è che non sia importante il sostentamento fisico, ma come i contadini e pescatori affrontano enormi fatiche, ma la sopportazione della lotta contro le afflizioni mentali porta benefici non tanto solo momentanei ma a lungo termine, da vita dopo vita.

Finché le afflizioni mentali sono radicate nel nostro continuum non avremo mai pace.

39 Perfino la ferita inflitta per futili motivi viene portata in trionfo dal soldato come un ornamento di cui si inorgoglisce, ed in questo caso, nello sforzo di ottenere io un grande risultato, perché dovrei abbattermi per le mie ferite?

40 Pescatori, macellai contadini solo per la loro sopravvivenza sopportano gelo e caldo, come potrei io non fare lo stesso per ottenere la felicita di tutti gli esseri ?
41 Nel momento che mi sono votato a liberare dai difetti mentali tutti gli esseri senzienti che vivono nello spazio illimitato, io stesso ancora ero preda dei miei difetti mentali.
42 Perciò, promettere una simile cosa è stata quasi una follia. Nonostante ciò , questa è una ragione in più per impegnarsi a non abbandonare la lotta contro i miei difetti mentali.

Quando ho promesso di liberare ciò che non riusciamo a domare in noi stessi, come facciamo a trasmettere quella conoscenza, quel messaggio all’altro?

Ho promesso di liberare dalla sofferenza e condurre alla felicita tutti gli esseri delle 10 direzioni ma se non sono riuscito a liberare me stesso dalla sofferenza, come posso aiutare gli esseri?

Anche se non abbiamo ottenuto la liberazione dalla sofferenza, posso aiutare contingentemente gli esseri ma non in modo definitivo. Si aiutiamo gli altri, mano a mano che ci liberiamo dalle nostre afflizioni e ci impegniamo in azioni virtuose, in tal modo sorgerà ancor più in noi la determinazione ad eliminare dal nostro continuo le afflizioni mentali ed in tal modo aiuteremo ancor di più gli altri.

43 Questo sarà il mio unico desiderio, pieno di risentimento combatterò contro di loro. Pure sembrando questa mia emozione negativa, il suo scopo è quello di eliminare i miei difetti mentali,per cui non posso evitarla.

44 Meglio sarebbe per me che io bruciassi vivo oppure mi si tagliasse la testa, piuttosto che io mi sottometta a questi miei nemici mortali, le emozioni negative.
45 I nemici normali, quando vengono scacciati da una nazione, si ritirano e si stabiliscono in altri paesi. Qui essi recuperano ed le loro forze per tornare all’attacco più agguerriti. Ma i nostri difetti mentali non usano simili astuzie.
46 Essi una volta scacciati dallo sguardo vigile della saggezza dove potranno trovare rifugio? Da dove potranno far ritorno per danneggiarci? Ma la mia mente è debole ed indolente.

Avere rabbia verso le afflizioni mentali non è un afflizione, così avere attaccamento verso il loro antidoto non è un’afflizione. Bisogna che gli antidoti ci piacciano e non ci piacciano invece le afflizioni mentali.

Sarebbe meglio morire bruciato che cadere in preda ai difetti mentali. Perché quest’ultima evenienza sarebbe più nefasta che essere bruciati.

Esistiamo da tempo senz’inizio nel samsara ed abbiamo subito infiniti supplizi nelle infinite vite se accumuliamo tutte le nostre teste che ci sono state mozzate, ne sorgerà una montagna alta quanto il mondo e, se non rimuoviamo le afflizioni mentali dal nostro continuo, ancora più teste ci verranno mozzate, proprio perché continueremo ad accumulare sempre più karma negativo. E, se non rimuoviamo le afflizioni mentali, queste sorgeranno sempre di più, mente, se non rimuoviamo il nemico esterno c’è il rischio che ritorni.

Il nemico esterno, quando perde la battaglia, si ritira e può tornare, mentre quello interno, quando è definitamente sconfitto, non torna più.

Senza lo sforzo gioioso non si riesce a sconfiggere le emozioni mentali.

47 Ma i difetti mentali non esistono negli oggetti, né nelle facoltà sensoriali, né tra questi e né in nessun altro luogo. Allora dove dimorano e da dove feriscono tutti gli esseri? Essi sono vuoti come un illusione, un miraggio, per cui con coraggio possiamo eliminare qualsiasi paura dal nostro cuore per sforzarci di comprendere la loro vera natura attraverso la saggezza. Perché dover soffrire così a lungo negli inferi?

La saggezza che comprende la vacuità è in grado di sconfiggere le emozioni disturbanti che quindi non si ripresentano ma chi non possiede lo sforzo entusiastico non potrà conseguire questo altissimo risultato.

La saggezza riesce a distruggere le emozioni mentali perché è la saggezza che comprende la vera realtà che ne vede il loro effettivo potenziale malefico.

L’attaccamento sorge verso un oggetto, un suono, ecc, ma questo esiste veramente? È dentro di noi? È fuori? Se l’attaccamento dipende da un oggetto esterno non è che tutti coloro che lo osservano ne provano attaccamento. Ne consegue che sia il soggetto dell’attaccamento che l’attaccamento stesso sono vuoti di esistenza intrinseca. E, quindi, quando generiamo la saggezza che comprende la vacuità, le afflizioni mentali possono essere distrutte.

È possibilità sconfiggere le afflizione mentali con la saggezza della vacuità, ma ciò necessita sforzo. Ma se non lo facciamo, allora cadremo nelle conseguenze nefaste, cadendo nei reami inferiori e negli inferni.

Sono queste istruzioni per coloro che hanno già ricevuto istruzioni superiori e che hanno già studiato le Paramita http://www.sangye.it/altro/?cat=110 e l’Abisamayalamkara http://www.sangye.it/altro/?p=4206.

Dobbiamo fare attenzione al nostro modo di pensare, perché facendo chiarezza, il potere della nostra mente aumenta e ci permette di studiare sempre meglio le Quattro scuole filosofiche http://www.sangye.it/altro/?p=6032 comprendendo sempre più la vacuità, fino a realizzarne effettivamente il significato.

48 Questo è quindi il modo in cui io devo operare e riflettere, praticando i precetti qui illustrati. Quale ammalato bisognoso di cure è guarito ignorando le prescrizioni del medico?

Se le prescrizioni del medico sono ignorate come potrà un paziente bisognoso di cure conseguire la guarigione?

Cercherò quindi d’impegnarmi nei Tre Addestramenti Superiori (Moralità, Concentrazione – meditazione, Saggezza) e la coscienziosità è importante, e mi dovrò impegnare, altrimenti sarò come il paziente che non mette in pratica le prescrizioni del medico.

 

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