Ven. Sogan Rinpoche: Commentario sulle 37 Pratiche del Bodhisattva

Il Ven Sogan Rinpoce col Dr. Luciano Villa

Insegnamenti del Ven. Sogan Rinpoche il 09/03/2019 al Centro Tupten Osel Ling di Manzano di Mori (TN) sulle Trentasette Pratiche del Bodhisattva di Gyalse Togme Zangpo. Traduzione dal tibetano in italiano di Fabrizio Pallotti, appunti ed editing del Dr. Luciano Villa nell’ambito del Progetto Free Dharma Teachings per il beneficio di tutti gli esseri senzienti. Ci scusiamo per qualsiasi errore ed imperfezione.

Ven. Sogan Rinpoche.

Saluto tutti voi, molti di voi vengono da lontano, ed è stato impegnativo e, da parte mia, ho impiegato nove ore d’aereo per giungere in Italia, e vi apprezzo molto.

Generiamo una buona motivazione per il beneficio di tutti gli esseri senzienti affinché tutti possano ottenere l’illuminazione, a questa motivazione improntiamo la nostra condotta.

È importante il traduttore perché è un po come un ponte, perché, se il ponte è interrotto, non si può arrivare a destinazione, così il traduttore è il mio tramite perché mi possiate comprendere.

Il testo odierno http://www.sangye.it/altro/?p=134 consta di consigli pratici per guidare il nostro pensiero.

Il testo fu composto in Tibet per i tibetani, perciò ne ricalca le caratteristiche culturali, e fu comporto da un lama estremamente qualificato: è la pratica di sviluppo della mente d’illuminazione, il che è estremamente rilevante.

Al di là di parlare una lingua diversa, siamo tutti uguali, perché tutti desideriamo liberarci dalla sofferenza e raggiungere la felicità, e la pratica del Dharma ci porta ad eliminare le sofferenze distruttive che portano alle sofferenze mentali, come dice Shantideva http://www.sangye.it/altro/?cat=15 nel Bodhisattvachariavatara http://www.sangye.it/altro/?p=2352 è fondamentale praticare la bodhicitta, la mente d’illuminazione.

Ed in questo testo odierno ci addentreremo a spiegare come generare e mantenere la mente d’illuminazione.

Ho studiato e praticato fin da piccolo questo testo, e ne ho ricevuto molte volte la trasmissione da Sua Santità il Dalai Lama e sono molto lieto di offrirlo nella continuità di questi lignaggi puri. Il titolo è “Le 37 pratiche dei figli dei vittoriosi” che sono i principi, ma non dei prìncipi ordinari, ma i figli del Buddha, perché nella loro mente hanno generato bodhicitta.

Sono 37 pratiche che aiutano a portare avanti in modo estremamente proficuo la pratica quotidiana.

Il testo inizia con “Namo guru”, che è una lode in sanscrito che ha molti scopi: innanzitutto di dichiarare che proviene dal lignaggio indiano della grande università di Nalanda, inoltre per significare che il Buddha stesso ha insegnato in sanscrito lasciando la mente pura. Namo significa “mi prostro” ad Avalokitesvara il signore del mondo.

Benché con ciò vedi tutti i fenomeni privi di andare e venire,

agisci esclusivamente per il benessere degli esseri migratori,

al supremo Lama e salvatore Cenresi

con rispetto mi prostro sempre alle tre porte. 

Tutti i fenomeni privi di andare e venire”: si rivolge al protettore maestro Cenresi che ha tutte le qualità di ottenimento e realizza la natura ultima di tutti i fenomeni e possiede tutte la qualità di conoscenza e grande compassione: a te mi prostro.

I Buddha completi, che sono la sorgente dei benefici e della felicità,

sorgono dall’aver praticato il Dharma puro, che a sua volta

deriva dalla conoscenza di come si pratica:

spiegherò pertanto le pratiche dei figli dei vittoriosi.

È l’intenzione che porta a comporre il testo, la pratica del Dharma si può praticare solo una volta conosciuto, perciò spiegherò le pratiche dei figli dei vittoriosi. Cosi abbiamo concluso il preambolo.

Qui vengono spiegati ben 7 preliminari, infatti le prime 7 strofe delle 37 Pratiche riguardano appunto i preliminari.

1 Adesso che hai ottenuto il raro e grande vascello di libertà

e di fortune difficili da ottenere,

per  liberare te stesso e gli altri dall’oceano dell’esistenza,

ascoltare, riflettere e meditare giorno e notte, senza distrazione,

E’ la pratica dei figli dei vittoriosi. 

La prima strofa è l’esempio della preziosa rinascita umana caratterizzata da 8 libertà e 10 ricchezze. La preziosa rinascita umana è come una nave molto difficile da trovare sia dal punto di vista delle sue cause, sia come esempio e numero di possibilità, ed è ancora più difficile salirvi. Lo studio e al’scolto portano alla certezza della propria meditazione, il che è il modo migliore per valorizzare le proprie ricchezze e godere d’una vita significativa.

2 L’attaccamento verso i cari scorre come l’acqua.

L’odio verso i nemici brucia come il fuoco.

Immersi nel buio dell’ignoranza non si vede cosa accogliere e cosa rifiutare.

Abbandonare l’idea di appartenenza alla terra ove si dimora

E’ la pratica di un Bodhisattva.

Abbandonare i Tre Veleni (attaccamento, odio, ignoranza) http://www.sangye.it/altro/?p=2935 che sono le emoziono distruttive fondamentali, lasciare il nostro luogo d’origine, come Milarepa che lasciò il proprio luogo d’origine. Ma si potrebbe pensare che nel nostro luogo natio avremmo magari più imbarazzo a comportamenti negativi. Ma il Dharma necessita di ascolto, studio, riflessione e meditazione. Non basta quindi distoglierci dalle nostre faccende: lasciare la nostra terra natia è la pratica del Bodhisattva.

3 Evitando i luoghi negativi, le afflizioni mentali gradualmente diminuiscono.

Senza distrazioni, gli atteggiamenti virtuosi si accrescono naturalmente.

Quando la mente diviene chiara, nasce la certezza nel Dharma.

Restare nella solitudine di questa quiete mentale

E’ la pratica di un Bodhisattva.

La mente senza distrazioni è più facile ricondurla nei binari del Dharma, in luoghi dai grandi spazi che ampliano la visione della mente e la fanno spaziare all’infinito. Ma decidere di vivere in solitudine va fatto sulla base di un vastissimo ascolto, riflessione e meditazione, altrimenti non ha alcun senso entrare in ritiro.

In proposito si dice che a Lhasa un tibetano trovò al mercato il libro della biografia di Milarepa ed era molto ispirato a seguirne l’esempio. E ne parlò la moglie che lo mise in guardia da quel proposito, perché secondo lei non possedeva le qualità di Milarepa. Ma, andò ugualmente in ritiro. Cosa faceva? Leggeva la biografia di Milarepa e cercava di meditare chiudendo gli occhi, poi iniziarono i morsi della fame e cambiò idea, voleva tornare, ma era imbarazzato e si avvicinò a casa prostrandosi alla moglie, che lo accolse. “E non preoccuparti dei figli, che non lo sanno che sei andato via, perché ho detto loro che sei andato fuori a lavorare. – Ella così lo rassicurò – Non ti preoccupare di loro, stanno bene e sono contenti che sei tornato”.

Noi fin da piccoli memorizziamo questi testi, così in ritiro ci andiamo preparati, senza alcun dubbio. Anche da giovane in Tibet ho avuto la fortuna di ascoltare gli insegnamenti e di entrare in ritiro, ma in ritiro si è soli e quel che è utile è quegli insegnamenti del Buddha che ricordiamo. Quindi il tempo che passiamo in ritiro è davvero prezioso, ma sulla base di quelle preparazioni.

4 Ci separeremo dai cari amici e parenti.

Possedimenti acquisiti con grande fatica saranno lasciati.

La coscienza ospite lascerà la dimora corporea.

Abbandonare questa vita materiale

E’ la pratica di un Bodhisattva.

È necessario abbandonare le fantasie di questa via, rispetto ai genitori, amici, parenti. È il non esserne attaccati, non di abbandonarli: moriamo in questa vita per entrare nello stato intermedio senza poter portare alcunché con noi. È come essere temporaneamente ospiti in una camera d’albergo: è una situazione transitoria, cui certo non ci attacchiamo.

5 Se le compagnie causano l’aumento dei 3 veleni (attaccamento, avversione, ignoranza)

E ostacolano l’attività di ascolto, riflessione e meditazione,

Distruggendo l’amorevole gentilezza e la compassione,

Rinunciare a queste compagnie

Abbandonare ostacoli e circostanze negative derivanti dalle compagnie negative che avranno un effetto sulla nostra mente, facendoci abbandonare l’amore e la compassione: quindi l’abbandono delle cattive compagnie è una pratica importante, ma non significa dover abbandonare la gente, ma cercare pian piano di indirizzarli, cambiando i loro aspetti negativi. Se ciò si rivela impossibile allora dobbiamo pian piano distanziarci. La cosa più importante da fare è praticare il più possibile e mostrarsi in modo positivo, stimolando il loro cambiamento col nostro comportamento retto. Non si cambiano gli altri impartendo loro degli ordini, ma con l’esempio.

6 Se mi affido a lui i difetti vengono rimossi

E le qualità positive crescono come la luna crescente,

Avere cura di un tale amico spirituale più di se stessi

E’ la pratica di un Bodhisattva.

Le condizioni positive da ricercare: affidarsi ad un maestro qualificato, e, se frequentiamo un maestro qualificato, ne assorbiremo, emuleremo le sue qualità.

7 Perché essa stessa è legata alla prigione del Samsara,

Chi mai potrebbe proteggere una divinità mondana?

Quindi, cercare rifugio in ciò che non inganna, i 3 Gioielli,

E’ la pratica di un Bodhisattva.

Nella 7° strofa, la porta d’ingresso al Dharma è il rifugio nei 3 supremi: Buddha, Dharma e Sangha, se l’oggetto di rifugio è imprigionato nel samsara ne porterà tutti i difetti, quindi è assurdo far riferimento ad una divinità od essere samsarico.

Fino ad ora abbiamo visto i 7 preliminari, ora vedremo le pratiche vere e proprie in relazione ai soggetti dai 3 scopi: inferiore, intermedio e superiore, senza significare di voler andare dal negativo al positivo, ma è un percorso di istruzione come si procede nella istruzione scolastica, è un progressivo addestramento mentale.

L’individuo dallo scopo Inferiore si prefigge una rinascita umana abbandonando le negatività che portano a rinascite inferiori.

L’individuo dallo scopo intermedio comprende che qualunque tipo esistenza samsarica è della natura della sofferenza, quindi se ne vuole liberare completamente.

L’individuo dallo scopo superiore: non solo si prefigge le due finalità precedenti, ma vede gli altri esseri che soffrono e desidera che siano liberati e quindi decide che assolutamente deve utilizzare tutte le sue qualità a beneficio di tutti esseri perché ottengano lo stato di Buddha.

8 La sofferenza dei regni inferiori, così difficile da sopportare,

E’ il frutto di azioni negative, così insegnò il Buddha.

Quindi, anche a costo della vita, non commettere mai azioni negative

E’ la pratica di un Bodhisattva.

L’8° strofa: la sofferenza è frutto di azioni negative, quindi, non commetterle anche a scapito della nostra vita, è la pratica del Bodhisattva.

9 Come la rugiada su un filo d’erba

La felicità nei 3 regni (degli esseri del reame desiderio, della forma e dei senza forma) svanisce in un solo istante.

La ricerca del supremo stato dell’immutabile liberazione

E’ la pratica di un Bodhisattva.

La 9° strofa: Lo scopo dell’individuo Intermedio è la felicità temporanea che si trasforma in sofferenza del cambiamento, solo la felicità irreversibile, che è la liberazione dal samsara, è la pratica dei vittoriosi.

10 Dall’inizio del tempo tua madre ha avuto cura di te,

Se ora soffre, quanto conta la tua personale felicità?

Quindi, al fine di liberare tutti gli esseri senzienti senza eccezione,

Far sorgere Bodhicitta la mente dell’illuminazione

E’ la pratica di un Bodhisattva.

10° strofa. Lo scopo dell’individuo superiore, mostra il grande coraggio estremamente lungimirante del Bodhisattva, che si rende conto dell’assurdità di pensare solo a sé stessi quando infin es sono immersi nella sofferenza.

Solo mantenendo la mente chiara e fresca gli insegnamenti avranno effetto, altrimenti se si cade nel torpore non porteranno nessun beneficio.

11 Tutte le sofferenze nascono dalla ricerca della propria felicità.

I perfetti Buddha si manifestano con l’intento di beneficiare gli altri.

Quindi, scambiare perfettamente la propria felicità,

Per la sofferenza degli altri

E’ la pratica di un Bodhisattva.

Dalla strofa 11 in poi vengono espresse le istruzioni pratiche per la generazione della bodhicitta convenzionale ed ultima. Iniziamo dall’equilibrio meditativo, non sulla natura ultima o vacuità ma di equalizzare stessi con gli altri, come conseguire bodhicitta convenzionale. Sono insegnamenti sull’eguagliare e scambiare se stessi con gli altri, andate nel Bodhisattvacharyavatara di Shantideva al VI capitolo sulla pazienza http://www.sangye.it/altro/?p=2405 ed all’VIII sulla meditazione http://www.sangye.it/altro/?p=2418 dove troverete molti più spunti in questo senso.

Le prossime 4 strofe riguardano la pratica post meditative rispetto a come portare le circostanze avverse nel sentiero.

12 Quand’anche qualcuno fosse mosso dal desiderio di rubare tutte le tue ricchezze

O incitasse qualcun altro a farlo,

Dedicargli te stesso, i tuoi averi, le tue virtù dei 3 tempi (passato, presente, futuro)

E’ la pratica di un Bodhisattva.

13 Anche se non ho la benché minima colpa

e vogliono perfino tagliarmi la testa

spinto da compassione

prendere su di me queste negatività (Karma)

E’ la pratica di un Bodhisattva.

12° strofa. Se mi rubano le ricchezze, farò il possibile per darle, dedicare le virtù.

13° strofa. Trasformare la sofferenza nel sentiero, lasciarmi tagliare la testa è l’incredibile coraggio del Bodhisattva, ma non pensate che il Bodhisattva è costantemente vittima degli altri e dalle circostanze, il Bodhisattva non è la vittima che si fa tagliare la testa, perché, se la vita è estremamente preziosa, quella del Bodhisattva lo è ancora di più, ma perché ha conseguito delle qualità, quindi decide di donare, sulla base dei sioi conseguimenti spirituali di donare anche parti del suo corpo.

14 Se qualcuno dovesse calunniarmi in vari modi

nei miliardi di universi

Ricambiare proclamando le sue buone qualità con cuore colmo d’amore

E’ la pratica di un Bodhisattva.

14° strofa. Quando diffamati ammiriamo il modo del Bodhisattva, cosi, quando qualcuno ci parla male, rispondiamo esprimendo le buone qualità di quella persona, non le sue negatività, questa è il modo di comportarsi del Bodhisattva.

15 Se nel mezzo di una folla

Qualcuno rivela i miei difetti più nascosti con parole malvagie

Considerarlo un amico spirituale prostrandomi con rispetto

E’ la pratica di un Bodhisattva.

15° strofa. Qual’è il consiglio da questi esempi che ci paiono estremi? Riflettendo su ciò, quando qualcuno parlerà male di noi la nostra risposta sarà molto meno negativa.

16 Se qualcuno di cui hai cura con così tanta attenzione come se fosse tuo figlio

Ti considera come un nemico,

Allora, come una madre il cui figlio è malato, amare ancora di più questa persona

E’ la pratica di un Bodhisattva.

16° strofa. Gli altri ci mancano di riconoscenza, invece di provare grande dolore e tristezza, dobbiamo esser come la madre che nutre un affetto speciale per il figlio malato, questa è la pratica dei vittoriosi.

17 Anche se qualcuno che è mio pari o inferiore

E’ spinto dal desiderio di diffamarmi,

Porlo sulla sommità del capo

Con lo stesso rispetto che avrei per il mio Maestro

E’ la pratica di un Bodhisattva.

17° strofa. Se entriamo in conflitto con chi è uguale od inferiore a noi, invece di rispondere negativamente, la pratica dei vittoriosi è di porlo sulla cima del nostro capo come se fosse il lama.

18 Sebbene attanagliato dalla povertà e sempre disprezzato,

Sebbene provato dalla malattia e tormentato da demoni,

Prendere su me stesso la negatività e la sofferenza di ogni essere

E mai sentirmi scoraggiato

E’ la pratica di un Bodhisattva.

18° strofa. Non scoraggiarsi nelle difficoltà, ma abbracciare la situazione, generare coraggio, compassione, e pensare che i casi avversi nascono da situazione negative, perciò prendere su di me le negatività degli altri è la pratica dei figli dei vittoriosi.

19 Benché famoso e importante, a cui gli altri si inchinano,

anche se possiedo le ricchezze pari a quelle di Vaisravana,

Vedere che le ricchezze del samsara non hanno essenza,

Evitare di essere arrogante

E’ la pratica di un Bodhisattva.

19° strofa. Utilizzare ciò che è favorevole, le ricchezze, perché diventi una condizione favorevole alla propria pratica del sentiero, perciò non dovremmo essere arroganti, le ricchezze non dovrebbero farci diventare altezzosi, ma dovremmo esser stabili, non soffrire di alti e bassi quando le cose vanno bene o male, ma essere equilibrati e costanti nella pratica. Infatti mi ricordo di Zapatrul Rinpoche che diceva “Il praticante del Dharma, quando tutto va bene china il capo, quando va male lo alza”. Il che ci dovrebbe far misurare la qualità del Dharma: se, quando le cose vanno bene, diventiamo arroganti, significa che la nostra pratica non sta andando molto bene, se ci deprimiamo quando le cose vanno male e viceversa ci esaltiamo quando vanno bene, allora significa che la nostra pratica del Dharma non funziona, e che la costante introspezione ci deve portare a rendercene conto per adottarne le opportune correzioni.

Alcune delle 37 pratiche vi sembreranno impossibili. Se è così, passate alla successiva. Nulla è impossibile. È solo una questione di capacità mentale della persona in un determinato momento. Cosi, realizzando inizialmente le cose più facili, pian piano poi potrete realizzare anche le cose più difficili. Ed avendo studiato e memorizzato questo testo fin da piccolo, quando qualcuno mi critica sono nella condizione di reagire, certamente più favorevole, di moltissimi altri che non hanno questa preparazione.

20 Se non pacifico il nemico della mia rabbia interiore

Combattendo solo gli ostacoli esterni, questi potranno solo moltiplicarsi.

Quindi, con l’arma dell’amorevole gentilezza e della compassione,

Domare la mia mente

E’ la pratica di un Bodhisattva.

21 I piaceri dei sensi sono come l’acqua salata:

Più ti fai prendere da questi, più il desiderio si accrescerà.

Quindi, quando qualcosa stimola attaccamento,

Abbandonarlo immediatamente

E’ la pratica di un Bodhisattva.

20° strofa. Come utilizzare attaccamento e l’odio nel sentiero? Non c’è fine alla lotta coi nemici se non pacifici l’odio nella tua mente, cosi il tuo continuo mentale sarà pacificato, perciò domare l’attaccamento e l’odio è la pratica di tutti.

21° strofa. Attaccamento per gli oggetti sensoriali, forma, oggetti della vista e dell’olfatto. Non si deve avere attaccamento per gli oggetti della forma, perché è come aver sete e bere acqua salata, non dobbiamo abbandonare le cose, il denaro, ma non dobbiamo avere attaccamento, usiamoli per quello che sono, ma senza attaccamento, sviluppiamo un attitudine mentale contenta e soddisfatta che deriva dal fatto di non avere attaccamento.

Domanda. Quanto espresso nella strofa 20 mi è molto difficile. Mi è molto difficile sviluppare amore se dovessi andare in battaglia, come faccio a rispondere con amore alla aggressione del nemico?

Ven. Sogan Rinpoche. È solo un esempio, certo che la guerra è sempre negativa, ma qui si tratta di contrastare la rabbia che è in noi. Ad esempio, pensiamo a Sua Santità il Dalai Lama che, pur essendo una sola persona che reagisce con espressioni positive alle aggressioni cinesi, incute loro preoccupazione e paura, ad esempio la Ruota delle armi taglienti di Dharmarakshita http://www.sangye.it/altro/?cat=57, http://www.sangye.it/altro/?p=4984, http://www.sangye.it/altro/?p=4992, http://www.sangye.it/altro/?p=4996, http://www.sangye.it/altro/?p=4999, http://www.sangye.it/altro/?p=5002, ci permette, se la si medita, di eliminare i fattori mentali negativi, l’odio.

Domanda. La strofa 18, che dice di non scoraggiarsi: cosa dobbiamo fare quando i nostri difetti mentali sono tanto forti da rendere difficile sostenere la energia della pratica? Come non mollare la presa e perseguire la continuità?

Ven. Sogan Rinpoche. Nella strofa 18 si consiglia di affrontare queste situazioni sulla base del Ton Len o del prendere e dare, pensando a quanti altri in passato hanno provato questi stessi problemi, vedendo come anche gli altri stanno soffrendo e lo utilizzi per il ton len. Cosi non ti scoraggi quando compaiono circostanze difficili nella tua vita.

Ad esempio, nel 2001 Sua Santità il Dalai Lama dovette essere urgentemente ricoverato in ospedale per calcolosi alla colecisti e, dal finestrino della sua auto guardando fuori, pur stando male, vedendo delle persone in stato di estremo disagio sul ciglio della strada, non aveva più pensato al suo dolore, ma a quello dell’altro: questo è un esempio concreto di scambiare se stessi con gli altri.

Domanda. Dobbiamo trovare un maestro qualificato per assorbirne le qualità positive, per me è difficile, perché la presenza fisica del maestro è un fatto raro, come posso supplire a questa carenza?

Ven. Sogan Rinpoche. Ci sono due aspetti. Innanzitutto gli amici positivi e bisogna sempre associarsi con persone con qualità, perché pian piano le loro qualità saranno da noi assorbite, ma certamente è difficile trovare in questi tempi degenerati delle compagnie positive. Per quanto riguarda il maestro spirituale, si tratta di assorbire, ascoltare e far propri, se condivisi e ritenuti corretti, i suoi insegnamenti. In tibetano si dice: si ricevono le benedizioni dal lama tenendosi a dovuta distanza, cosi come si ricevono i raggi del sole nella misura opportuna, perciò occorre mantenere la dovuta distanza dal lama. Ma c’è chi ha un buon addestramento mentale ed ha la capacità di vedere oltre ed acquista grandi meriti.

Quanto espresso fino ad ora, si riferisce sia alla meditazione del periodo meditativo vero e proprio che a quello post-meditativo.

Entriamo nella mente dell’illuminazione ultima nel periodo meditativo libero da ostruzioni.

22 Il modo in cui tutto appare alla mente,

la mente stessa fin dall’inizio è libera dalle elaborazioni.

Conoscere la precisa natura della realtà

E rimanere liberi dalla concezione dualistica

E’ la pratica di un Bodhisattva.

22° strofa. La mente stessa è libera da ostruzioni. Qui si parla della mente nella realtà ultima dei fenomeni, cui non appaiono elaborazioni dualistiche. Il modo in cui tutto appare alla mente: qui è la differenza tra chi ha realizzato la realtà ultima dei fenomeni e chi non l’ha realizzata. Essi appaiono loro nello stesso modo, ma chi ha realizzato la realtà ultima non crede al modo in cui i fenomeni appaiono ovvero non vi si afferra, non segue quel tipo di realtà, mentre chi non l’ha realizzata, attaccandosi a quel tipo di realtà, prova bramosia ed avversione fino all’odio e l’ira. È un po’ come vedere un film in modo distaccato, essendo cosciente che è una finzione oppure facendosi condizionare ed avvincere.

Il modo in cui tutto appare alla mente, è come nel sogno: se non realizziamo che stiamo sognando, lo prendiamo per vero. Il che deriva dal non aver realizzato che è un sogno, così è rispetto alla comprensione della realtà ultima dei fenomeni. Così i sogni sono illusori, sono costruiti dalla mente e non esistono. Così quando diciamo “io e gli altri”, “questo e quello”, che sembrano aver un esistenza di per sé, ma non esistono di per sé, quindi, non esistono come appaiono, ovvero come intrinsecamente esistenti, nemmeno il samsara ed il nirvana sono intrinsecamente esistenti. Perciò, a causa dell’ignoranza, l’oscurazione totale, crediamo che la realtà sia quella che appare alle coscienze sensoriali. Ma non è così, i fenomeni non sono stabiliti in quel modo.

Così, non percepire differenza tra percepito e percepente, tra soggetto ed oggetto è la pratica dei figli dei vittoriosi. Così, come i fenomeni appaiono come aventi una natura intrinseca è la causa sostanziale del samsara, il che va compreso fino ad arrivare al più profondo, oltre la comprensione, ad esempio, che i colori non esistono in quel modo in cui li percepiamo, ma andando oltre, coi Quattro ragionamenti dei testi Madyamika, e come è espresso nel tantra supremo, fino a riconoscere la natura di chiara luce http://www.sangye.it/altro/?p=4219, http://www.sangye.it/altro/?p=10418 della mente primordiale.

Riconoscere la natura ultima della mente, di chiara luce, qui si parla della propria mente, è l’elemento della buddità il Tatagatagarba, ed il grande compassionevole il Buddha ha mostrato vari metodi per scoprirlo, anche nel tantra dello yoga supremo, nello stadio del completamente dei canali e delle gocce, Dzochen o grande perfezione grazie alla istruzioni di un lama che ha completamente compreso ciò e si arriva a riconoscere questa che è la natura ultima della mente.

Rimaniamo nel samsara perché siamo oscurati nella comprensione della natura ultima della mente. È un tipo di natura già presente in noi, perciò non c’è nessun motivo per cui non possa essere realizzata e praticata. Tutto ciò che appare è un costrutto della mente stessa, perché non lo è quando la mente stessa è in grado di comprendere effettivamente la sua essenza. Questa è la pratica dei figli dei vittoriosi. Praticando e realizzando nei periodi post meditativi, quando osservi degli oggetti belli, osservali senza attaccamento, così per gli oggetti o persone che ci appaiono attraenti. Non si tratta d’abbandonare l’oggetto, ma di essere coscienti che è transitorio, quindi senza afferrarvisi, senza consideralo negativo, ma solo come momentaneo, comprendendo ciò, procediamo ad abbandonare l’attaccamento al modo erroneo con cui gli oggetti ci appaiono come per sempre oggettivamente positivi o negativi.

24 Tutta la sofferenza è come sognare la morte di tuo figlio.

Considerare come vere queste apparenze illusorie, è causa di grande angoscia.

Quindi, quando incontri condizioni avverse,

Vederle come allucinazioni

E’ la pratica di un Bodhisattva.

24° strofa. Non credere, non afferrarsi a come appaiono le varie esperienze. In una vita le esperienze negative sono molte più delle positive. Sono spesso derivate da problemi creati da noi stessi, ma anche dall’ambiente, dal cambiamento repentino di una situazione, come il susseguirsi delle onde dell’oceano. Vediamole come l’esperienza di sognare la morte di un qualcuno, il che non è vero, perché è solo un sogno, cosi viviamo tutte le esperienze della realtà. Vediamole come allucinazioni, illusioni.

La pratica della generazione della mente della aspirazione e dell’impegno. Lo facciamo con le 2 tecniche di cause effetto e di scambiare noi stessi con gli altri, realizziamo la pratica dell’impegno con la generazione della mente d’illuminazione. Ci sono tanti modi di lavorare sulle Sei Perfezioni http://www.sangye.it/altro/?p=6613, http://www.sangye.it/altro/?p=5968, inclusa quella accessoria della capacità.

25 Se coloro che aspirano all’illuminazione devono donare anche il proprio corpo,

Che bisogno c’è di ricercare gli oggetti esterni?

Quindi, senza aspettative ricompensa o maturazione karmica,

Donare con generosità

E’ la pratica di un Bodhisattva.

25° strofa. La perfezione della generosità, è la prima delle 6 perfezioni. Si tratta di considerare la persona che dona, l’oggetto donato ed il ricevente come completamente privi di vera esistenza, in modo da non aspettarsi nulla in contraccambio. Realizzando la natura ultima di questi 3 (donatore, oggetto donato e ricevente) è realizzare la via del Bodhisattva.

Realizzare la generosità di donare cose materiali. Ad esempio: cibo ed indumenti ai poveri, la generosità del Dharma, donando gli insegnamenti ma anche la generosità delle preghiere in favore di altri, la generosità della protezione dalla paura, salvando vite in pericolo,

26 Senza la moralità non si ottiene alcun beneficio,

Allora il desiderio di beneficiare gli altri è solo un gioco.

Quindi, praticare la moralità

Senza bramosia per l’esistenza mondana

E’ la pratica di un Bodhisattva.

26° strofa. Perfezione della moralità, il fondamento di tutte le pratiche, innanzitutto del sentiero Mahayana, moralità di praticare le virtù, le 10 azioni posiative, adottando comportamenti virtuosi, accumulare meriti, beneficiando gli altri, inducendoli ad abbandonare le negatività ed a praticare le virtù.

27 Per un Bodhisattva che desidera usufruire delle virtù,

tutti coloro che lo danneggiano sono come un tesoro prezioso.

Quindi, senza irritarsi per alcun motivo,

Coltivare la pazienza
27° strofa. La pratica della perfezione della pazienza è indispensabile nello sviluppo della mente d’illuminazione. Per procedere nel sentiero la pratica della pazienza necessita d’un oggetto. La sua natura è una mente che è indisturbata, i suoi oggetti di pazienza sono estremamente preziosi, inestimabili, generando verso di loro amore ed affetto, parlando bene di loro, con sguardo amorevole. Pazienza di non rispondere malamente alle offese, pazienza di sopportare le avversità e di comprendere il significato profondo delle cose senza scoraggiarsi.

28 Se vedi che anche gli Uditori ed i Realizzatori Solitari che perseguono il loro unico beneficio,

Si impegnano come per spegnere un fuoco che arde sul loro capo,

Allora, per il beneficio di tutti gli esseri (e per il loro),

Coltivare lo sforzo entusiastico per far sorgere qualità positive,

E’ la pratica di un Bodhisattva.

28° strofa. La perfezione dello sforzo entusiastico. Perfino i praticanti Hinayana procedono in quella pratica con grande intensità come se dovessero spegnere un fuoco sul capo. Lo sforzo entusiastico dev’essere intenso. Lo sforzo entusiastico è la gioia della pratica delle virtù: c’è lo sforzo entusiastico come l’armatura od il coraggio o confidenza nella pratica delle virtù, c’è lo sforzo continuo che porta a termine le cose, c’è lo sforzo instancabile come lo yak non è mai sazio e continua instancabilmente a brucare l’erba.

29 Comprendendo che con la visione speciale (Vipashyana), perfettamente dotata di calmo dimorare (Shamatha, Shiné),

si sconfiggono completamente le emozioni distruttive, 

coltivando la concentrazione al di là dei quattro assorbimenti senza forma 

E’ la pratica di un Bodhisattva.

29° strofa. È la perfezione della concentrazione o Shinè o calmo dimorare. Senza alcun addestramento la nostra mente è completamente priva di qualsiasi abilità, è come una scimmia che salta ovunque, non è efficace, ma, iniziando a praticare, e specificatamente nella postura in 7 punti di Vajrochana, cosicché la rete nei canali sarà ben ritta, cosi che le energie fluiscono correttamente, luogo adatto, percependo oggetto appropriato in modo che la mente dimori sull’oggetto in modo pacifico e tranquillo, la mente diventa come un ape che sosta leggermente da fiore in fiore, raggiungendo la mente stabile come il re della montagna, fino alla visione speciale.

I Quattro Assorbimenti senza forma sono: 1 Spazio illimitato, superamento totale di forma, reazioni e differenze. 2 Coscienza illimitata. 3 Vacuità. 4 Né percezione, né non percezione.

Meditare, per innanzitutto capire cos’è l’oggetto di meditazione. Non è meditare chiudere gli occhi e lasciarsi andare. Altrimenti sarai come lo yak stanco per il suo carico ed inebetito. Inoltre quella condizione non aiuta ad eliminare nessuna delle emozioni distruttive, anzi favorisce il subentrare del torpore e dell’eccitazione che porta a rimuginare sulle emozioni pregresse. Occorre invece dirigere la mente sul punto abituandola alla stabilità e chiarezza.

Meditazione concentrativa. Visualizzate un’immagine di Buddha luminosissima, od una goccia di luce convogliandovi tutto il nostro flusso mentale, stando attenti a riportare, se deviato, il flusso della nostra mente. Se chiudete gli occhi vi sembrerà di mantenere più facilmente il nostro oggetto di meditazione, ma è un’impressione erronea: gli occhi vanno mantenuti aperti.

Per lo specchio non è un problema le immagini che vi si riflettono, cosi per la nostra mente. Esercitare più sforzi meditativi anche brevi ma ripetuti riportando la nostra concentrazione sul punto. Il che ci può essere d’aiuto anche quando siamo stanchi e stressati sul lavoro.

Meditando può subentrare un lavorio mentale: v’è un tipo estremamente subdolo, è un lavorio concettuale che scorre sotto la nostra concentrazione. Cosicché ho perso l’oggetto di meditazione, di concentrazione. In quel momento dobbiamo ricordarci dell’oggetto di concentrazione, raggiungendo la stabilità dell’oggetto mentale.

30 Senza la saggezza, con le altre cinque Perfezioni (virtù trascendenti, qualità: Generosità, Moralità, Pazienza, Disciplina, Sforzo gioioso)

non è possibile raggiungere la perfetta illuminazione.

Coltivare la saggezza non concettuale delle tre sfere insieme al metodo

E’ la pratica di un Bodhisattva.

30° strofa. Perfezione della saggezza. Facciamo corretto uso dell’intelligenza, tramite inizialmente la saggezza dell’ascolto per giungere alla saggezza della riflessione e ciò che sorge dall’analisi diventa la saggezza della meditazione.

31 Senza vedere i propri errori, anche se hai le sembianze del praticante,

è possibile che non sia Dharma.

Quindi, analizzare incessantemente i propri errori ed abbandonarli

E’ la pratica di un Bodhisattva.

31° strofa. Come condurre la pratica quotidiana. Analizzare continuamente i propri errori, solo noi possiamo sapere i nostri errori e qualità, solo noi lo possiamo sapere. Chiediamoci sempre: cosa sto pensando? Cosa sto facendo? In questo modo saremo sempre attenti alle nostre azioni, realizzando cosi la pratica del Dharma.

32 Se spinto dalle tue stesse afflizioni

parlo dei difetti degli altri Bodhisattva,

questo mi fa degenerare,

Quindi, non parlare dei difetti di coloro che hanno intrapreso il sentiero Mahayana

E’ la pratica di un Bodhisattva.
32° strofa. Non parlare dei difetti delle persone che sono entrate nel Grande Veicolo, occorre stare sempre molto attenti, perché non possiamo sapere se la persona che ci pare insignificante è un Bodhisattva.

33 Discutere per acquisire ricchezze ed onori fa deteriorare

le capacità di ascolto, riflessione, meditazione.

Quindi, rinunciare all’attaccamento  per i possedimenti dei cari, amici e sostenitori

E’ la pratica di un Bodhisattva.

33° strofa. Discutere per accumulare ricchezze ed onori fa abbandonare la pratica del Bodhisattva.

34 Parole aspre disturbano la mente degli altri

E degenerano la retta condotta del Bodhisattva.

Perciò, rinunciare a parlare in modo aspro e spiacevole

E’ la pratica di un Bodhisattva.

34° strofa. Le parole dure offendono i vittoriosi. Tutte le parole verso gli altri di un Bodhisattva sono tutte imbevute di affetto e compassione, sono tutte pacifiche.

35 Una volta abituati alle afflizioni mentali

E’ difficile contrastarle con antidoti.

Quindi, con memoria ed introspezione, impugnando l’arma dell’antidoto, 

Eliminare l’attaccamento e le afflizioni mentali nel momento in cui affiorano

E’ la pratica di un Bodhisattva.
35° strofa. Occorre eliminare al suo sorgere la familiarità con le emozioni distruttive, utilizzando la memoria, come il guardiano alla porta e l’introspezione, come il poliziotto che indaga, attaccandole e sconfiggendole.

36 In breve, ovunque tu sia e qualsiasi cosa tu faccia,

Esamina sempre lo stato della tua mente,

con continua memoria ed introspezione:

beneficiare gli altri

è la pratica di un Bodhisattva.

36° strofa. In tutti i momenti della nostra giornata teniamo sempre sotto controllo il nostro modo di pensare. Sempre monitorando la nostra pratica.

Focalizzate le strofe 31, 35, 36 per come indirizzarvi nel corso della giornata, e sarebbe di beneficio memorizzarle.

37 Quindi, le virtù accumulate con questo sforzo

per eliminare la sofferenza di tutti gli esseri,

tramite la saggezza delle tre sfere pure,

dedicarle all’illuminazione

E’ la pratica di un Bodhisattva.

CONCLUSIONE

In accordo ai significati spiegati nei sutra, nei tantra e nei trattati, 

e al seguito delle istruzioni degli esseri puri,

ho composto le 37 pratiche dei figli dei vittoriosi. 

Poiché la mia intelligenza ed il mio addestramento sono limitati, 

questi versi non delizieranno gli studiosi. In ogni caso, 

poiché si basano sui sutra e sulle parole degli esseri santi, 

penso che essi rappresentino la pratica non erronea dei figli dei vittoriosi. 

Tuttavia, per una persona dalla mente inferiore come la mia

è difficile penetrare la profondità delle grandi onde di azioni dei figli dei vittoriosi, 

perciò prego gli esseri puri di perdonare i molteplici errori,

contraddizioni, mancanza di attinenza e così via. 

Dedica dei meriti

Per le virtu che sono sorte da questo insegnamento, possano tutti gli esseri migratori,

 grazie alla mente suprema d’illuminazione convenzionale ed ultima,

senza dimorare negli estremi dell’esistenza e della pace,

diventare come il salvatore Avalokitesvara.   

Unire la raccolta dei meriti all’oggetto o pratica delle virtù non è un procedimento sono fine a sé stesso, ma dedichiamo la pratica di questi insegnamenti a tutti i vittoriosi.

Queste parole servono a mantenere l’unità dell’essenza della pratica corretta dei figli dei vittoriosi.

La cultura tibetana tende sempre a negare di sapere certe nozioni, mentre quella occidentale lo manifesta anzi incoraggia apertamente. È una costumanza culturale.

Ho ricevuto queste spiegazioni nel 2003 da Sua santità il Dalai Lama e sono liete di trasferirvele integralmente. Sono molto contento di completare le 37 Pratiche, provate a praticare, in particolare quelle strofe che vi sembrano più attinenti alla vostra attività, quindi via via vi sorgerà spontaneo praticare anche le altre parti.

 

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