Lama Zopa Rinpoche: Trasformare i problemi in felicità. Come evitare la rabbia.

Lama Zopa Rinpoche: Addestrando la mente e abituandovi a non vedere i problemi come disgrazie, anche quelli più gravi diventano più semplici da sopportare e gestire.

Lama Zopa Rinpoche: Trasformare i problemi in felicità. Come evitare la rabbia.

In quest’epoca piena di problemi e di infelicità, gli esseri umani sono spesso sopraffatti dalla sofferenza, la loro mente non è resiliente. Questo accade perché, in generale, non sono in grado di riconoscere che le difficoltà e gli ostacoli possono trasformarsi in benefici, in vere e proprie cause di felicità. Chi non ha incontrato il Dharma non è in grado di rendersene conto, né di addestrare la propria mente a farlo.

Anziché considerare i problemi, siano essi causati da altri esseri viventi o da situazioni e circostanze avverse, come tali è invece necessario sviluppare l’abitudine a vederli come condizioni favorevoli a sostegno della felicità, e di fatto come cause della felicità.

Ma è impossibile modificare le proprie percezioni dalla sera alla mattina: bisogna iniziare con i problemi più piccoli e poi, gradualmente, affrontare quelli più grandi e più gravi; imparare a vederne il lato positivo, persino piacevole, fino a arrivare a considerarli indispensabili per la felicità. Dovete abituarvi a vedere tutto ciò che vi disturba come essenziale per raggiungere la felicità. Non fraintendetemi però: la pratica della trasformazione del pensiero non ha lo scopo di eliminare i problemi, piuttosto di insegnarvi a utilizzarli per trasformare la mente, passo dopo passo, lungo il sentiero verso l’illuminazione e la felicità ultima.

Le persone, le circostanze, la malattia e la vecchiaia continueranno a esistere, semplicemente non ne sarete più disturbati. Gli eventi che la mente non addestrata percepisce come problemi non possono turbare la pratica del Dharma; non possono impedire il raggiungimento delle realizzazioni del sentiero verso l’illuminazione. Infatti, quando praticate la trasformazione del pensiero, non solo le avversità non vi disturbano più, ma addirittura vi aiutano a sviluppare la mente e a perseverare nella pratica del Dharma.

Ma come si fa a usare i problemi a sostegno della pratica e del raggiungimento della felicità? Dovete addestrare la mente in due aspetti. In primo luogo, dovete eliminare l’avversione per la sofferenza e, in secondo luogo, generare il pensiero di accogliere i problemi. Se ci riuscite, vi sentirete veramente felici, e non infelici, all’idea di incontrare delle difficoltà e queste ultime non saranno più ostacoli nel generare il sentiero per l’illuminazione nella vostra mente.

Il bicchiere sempre mezzo vuoto.
Tutti noi subiamo dei torti da parte di altre persone, subiamo gli effetti dalla malattia e di eventi e circostanze spiacevoli. Finché la nostra mente è abituata a considerare questo genere di esperienze come completamente negative, ciò che ci disturba e danneggia non farà che aumentare. L’inconveniente più piccolo e insignificante ci causerà un grande dolore e ci farà arrabbiare facilmente. Ma la radice del problema, la vera causa della nostra sofferenza, non sono le persone o le situazioni, piuttosto la nostra mente fortemente egoista ed egocentrica.

Se per noi ogni cosa è un problema, persino un pasto che si è raffreddato scatena un enorme disagio nella mente. Chi è diverso da noi, chi ha idee e opinioni differenti dalle nostre diventa la causa di una grande sofferenza. Un rumore che ci sveglia mentre stiamo dormendo ci fa arrabbiare incredibilmente al punto che passiamo la giornata seguente a lamentarcene. Non dormire quanto avremmo voluto diventa un problema incredibile, una sofferenza incredibile. Un essere minuscolo e insignificante, come una zanzara che ci punge mentre stiamo riposando o meditando, diventa un problema incredibilmente grande.

Alcuni Occidentali spendono migliaia di dollari per andare a Kathmandu, ma dopo averci trascorso una sola notte, decidono che tutto è troppo scomodo e se ne tornano a casa il giorno dopo.

Tutto questo è dovuto dall’attaccamento della mente a vedere le cose in una certa maniera. “Etichettando” abitualmente come problema ogni inezia che non corrisponda esattamente ai nostri desideri egocentrici, trasformiamo persino le stupidaggini in problemi enormi. Se non ci rendiamo conto di considerare anche il più piccolo disagio come un problema enorme, irritante e fastidioso saremo incessantemente sopraffatti da una mente pesante e infelice. Diventerà estremamente difficile sopportare qualsiasi cosa. Tutto ci apparirà come una minaccia alla nostra pace. Tutto ci sembrerà insoddisfacente. Qualsiasi cosa sentiamo, vediamo, assaggiamo, annusiamo o tocchiamo ci renderà infelici e frustrati. La nostra mente continuerà ad ingigantire i problemi e la nostra vita ci apparirà diastrosa, piena di fastidi, depressione, paranoie e forse anche di crisi di nervi.

Se siamo costantemente sopraffatti dalla nostra mente completamente infelice è molto difficile riuscire a essere felici anche solo per un giorno, anche per un’ora. Non riusciamo a essere contenti se non c’è niente che ci piace, niente che per noi sia soddisfacente. Qualunque cosa proviamo, ovunque andiamo, tutto ci rende scontenti.

Poi, non rendendoci conto che questo è il nostro abituale modo di pensare e che siamo stati proprio noi ad aver abituato la mente a essere così, puntiamo sempre il dito contro il mondo esterno – persone, cose o circostanze – come se fossero loro la fonte di tutti i nostri problemi. E più pensiamo che i nostri problemi provengono da là fuori, più cresce la nostra rabbia e la frustrazione. La nostra rabbia divampa sempre di più – come buttare benzina sul fuoco – portandoci un karma negativo sempre maggiore Ci arrabbiamo per qualsiasi cosa.

Milarepa
Negli insegnamenti buddhisti, questa condizione è detta “tutte le apparenze sorgono come nemico”.

Ma esiste davvero un’alternativa? Il grande meditatore dell’XI secolo Milarepa http://www.sangye.it/altro/?cat=83 è tradizionalmente raffigurato con la mano destra all’orecchio, come se stesse ascoltando attentamente. Il significato di quel gesto è che per lui tutto si manifestava come un consiglio, come un insegnamento. Al meditatore che ha addestrato bene la propria mente tutte le apparenze che sorgono come “nemico” in realtà appaiono come l’esatto contrario: come amico e insegnante, come benefico e utile, come beatitudine e, infine, come manifestazione della vacuità, la natura ultima di tutte le cose. Ecco perché chi sa perfettamente come meditare è libero dai problemi.

Il bicchiere sempre pieno
Se quando si presenta un problema riuscite a ricordare i benefici che vi può arrecare e lo affrontate secondo la pratica della trasformazione del pensiero Mahayana, qualsiasi difficoltà stiate incontrando diventa desiderabile. Invece di ostacolarvi, diventa qualcosa di buono e utile e non ne sarete disturbati o irritati.

Di fronte a una circostanza sfavorevole e ostica, è estremamente importante ripensare più e più volte ai tanti difetti di etichettarla come “problema” e venirne turbati. Non vi è alcun vantaggio a percepire le cose in questo modo. È addirittura superfluo.

Se su alcune situazioni potete esercitare un certo controllo, altre vanno solo accettate per quello che sono. Potete arrabbiarvi quanto volete per il fatto che casa vostra non è d’oro, ma resta il fatto che non avete la capacità di trasformare dei semplici mattoni in un metallo prezioso. Non ha senso dedicare anche solo un attimo di preoccupazione a questo genere di cose. Non importa quanto vi agitate per un problema o quanto ne siate irritati, la vostra ansia non lo farà scomparire.

Come spiega il maestro indiano Shantideva http://www.sangye.it/altro/?cat=15 nella Guida allo stile di vita del Bodhisattva, se un problema può essere risolto, non ha senso preoccuparsi; se non può essere risolto, non c’è motivo di arrabbiarsi o deprimersi. Detto altrimenti: se un problema non ha una soluzione, non ha senso essere infelici, frustrati o irritati. Pertanto, qualunque cosa accada, nel bene o nel male, non ha davvero senso essere arrabbiati o depressi. Qualunque cosa capiti, c’è sempre un motivo per pensare: “Questa condizione può essere favorevole e benefica”.

Se una persona viene morsa da un serpente velenoso, tagliare la carne intorno al morso è considerato benefico, anche se doloroso. Non è “male” perché salva la vita. Secondo il sistema di medicina tibetano, quando una malattia che sta compromettendo dall’interno la vostra salute mostra qualche sintomo esteriore, generalmente significa che state migliorando. È ancora una malattia, ma sta succedendo qualcosa di positivo.

Considerare i danni che si subiscono come problemi ha grandi svantaggi. Pensate a tutti i problemi che avete incontrato finora e poi riflettete su cosa vi ha portato averli considerati come tali. Vi è stato utile? Ha migliorato la situazione? Vi ha in qualche modo aiutato? Cercate di individuare il più dettagliatamente possibile tutti gli svantaggi di questo atteggiamento. Poi generare una motivazione positiva molto forte e con determinazione dite a voi stessi: “D’ora in poi, non importa quali problemi dovrò affrontare, non mi faranno più arrabbiare. Le circostanze o gli ostacoli non saranno più “problemi”. Li considererò opportunità”.

Sviluppare questo atteggiamento coraggioso e determinato è estremamente importante per il successo della pratica della trasformazione del pensiero. Con questa forte motivazione come base, potete domare la vostra mente fino a diventare come un cavaliere esperto che, anche se è distratto, è in grado di gestire il cavallo senza sforzo, qualunque cosa faccia, senza cadere o mettere in pericolo la propria vita. Allo stesso modo, quando si presentano condizioni difficili od ostacoli, il praticante esperto nella trasformazione del pensiero sa riconoscerli, immediatamente e senza sforzo, come positivi. Il pensiero di considerare ogni problema come un’opportunità sorge spontaneamente, senza doverne ricordare le ragioni ogni volta.

In tempi di critiche, povertà, difficoltà, stress, insuccesso, malattia, e persino in punto di morte, nulla potrà più disturbare la vostra mente. Sarete sempre felici. Senza sforzo, spontaneamente, riconoscerete i benefici dei problemi. Addestrando la mente e abituandovi a non vedere i problemi come disgrazie, anche quelli più gravi diventano più semplici da sopportare e gestire. I problemi diventano “piacevoli”, leggeri e morbidi come il cotone.

– Lama Zopa Rinpoche – Tradotto dalla nuova edizione di “Transforming Problems into Happiness”.

 

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