Padmasambhava

Mi chiamo Padmasambhava, il Nato dal Loto.

Mi chiamo Padmasambhava, il Nato dal Loto.

Guru Rinpoche, uno dei più grandi yogi dell’India buddhista, è il fondatore del Buddhismo tibetano. È conosciuto come Padmasambhava (tib. Pema Jung-ne), cioè “Nato dal Loto”, e come Guru di Oddiyana. In Tibet è famoso come Guru Rinpoche, il Maestro Prezioso; i Tibetani lo riveriscono come il Secondo Buddha” [1]. La storia della sua vita è una formidabile sequenza di prodigi e imprese sovrannaturali; è una delle più miracolose rintracciabili in qualsiasi tradizione spirituale del mondo. Per comprendere questo, bisogna considerare che davvero – al di là di ogni retorica – i normali cinque sensi di cui siamo dotati in quanto esseri umani, e i nostri schemi di pensiero abituali, non sono assolutamente capaci (con tutta la buona volontà) di cogliere le infinite possibilità contenute in tutto ciò che appare ed esiste.  Possiamo considerare Guru Rinpoche come uno di quegli esseri straordinari che irrompono di tanto in tanto nella nostra dimensione ordinaria, mettendo a soqquadro le consuete credenze abituali e le concezioni rigide. Molti di questi esseri straordinari si sono manifestati all’unico scopo di portare beneficio agli esseri viventi, in accordo con la mentalità e la cultura del luogo e del tempo in cui sono apparsi (e in accordo con le predisposizioni karmiche degli individui). Per i buddhisti vajrayana, Guru Rinpoche è stato senza dubbio uno dei più grandi benefattori che la storia abbia mai conosciuto, il “Secondo Buddha” che si è manifestato dopo la scomparsa del Buddha storico (che aveva trasmesso principalmente gli insegnamenti generali dei Sutra) per propagare gli straordinari insegnamenti esoterici dei Tantra e dello Dzogchen. Nella tradizione buddhista in generale, bisogna sottolineare che la “verità storica” non è il criterio fondamentale con cui sono state scritte le biografie dei grandi maestri realizzati. La maggior parte di queste opere è stata composta da insegnanti spirituali ad esclusivo uso e consumo dei praticanti, con lo scopo di rinvigorire il senso di rispetto verso gli insegnamenti e la dedizione nei confronti della pratica. I racconti della liberazione e delle attività illuminate dei grandi Yogi non sono “storia”, ma insegnamenti di Dharma veri e propri. Tuttavia, qualsiasi dubbio uno possa nutrire sulla “verità storica” delle biografie di Guru Rinpoche (dubbio che si potrebbe applicare alla vita di qualsiasi leader spirituale, o fondatore di religioni), di una cosa si può essere completamente sicuri: nel nono secolo d. C. un individuo straordinario cambiò per sempre la storia di tutta la regione himalayana. Guru Padmasambhava entrò, da solo e a piedi, in un territorio immenso e ostile [2] conquistandolo con la sola forza del proprio carisma e potere spirituale. Come nel caso di Gesù per le aree di religione cristiana, la venuta di Guru Rinpoche era destinata a segnare indelebilmente un “prima” e un “dopo” per tutto il Tibet, la regione himalayana e i praticanti buddhisti di ogni tempo.
Padmasambhava impersona l’archetipo del guru, è la quintessenza di tutti gli insegnanti spirituali; egli personifica un principio, prima ancora che un individuo in carne e ossa. Uno degli aspetti più portentosi contenuti nella storia della sua vita, è il fatto che egli abbia manifestato le sue attività non nell’arco limitato di una vita umana di durata media, ma lungo il corso di svariati secoli. È come se Guru Rinpoche si sia emanato in diversi esseri realizzati, tutti appartenenti al suo continuum mentale, ognuno dei quali impersonava un particolare aspetto del “principio” senza tempo del maestro spirituale: l’asceta rinunciatario, il monaco virtuoso, lo yogi vagabondo ed eccentrico, l’erudito in filosofia buddhista, il leader carismatico, il siddha dai poteri sciamanici in grado di soggiogare qualsiasi ostacolo o influenza nociva. La spiegazione tradizionale dice che Guru Rinpoche abbia realizzato il “Corpo di arcobaleno della grande trasformazione”, un corpo di energia e luce in cui egli è rimasto a lungo per portare a compimento tutte le sue attività, per il beneficio di innumerevoli esseri viventi.
Otto anni dopo la scomparsa del Buddha storico, nel Nord–ovest di Oddiyana [3] – la “Terra delle Dakini” – il grande e generoso Re Indrabhuti tornava da un viaggio con il suo seguito di ministri e attendenti. Sulle rive di un lago chiamato Dhanakosha il Re, che aveva sempre desiderato un erede che potesse prendersi cura dei suoi sudditi, vide un meraviglioso bambino di circa otto anni, seduto su un fiore di loto al centro del lago.
Questo è il racconto della nascita miracolosa di Padmasambhava, il Nato–dal–Loto. Per il praticante vajrayana, non è difficile leggere i profondi significati che stanno dietro a questa descrizione metaforica. La Natura di Buddha, presente in tutti gli esseri senza eccezioni, è primordialmente pura – perfettamente incontaminata dai difetti transitori, come le emozioni perturbatrici e i veli oscuratori creati dal pensiero concettuale e dalle tendenze abituali. Questi difetti non costituiscono la vera essenza degli esseri viventi, ma sono di natura temporanea; così il fiore di loto, benché affondi le radici nel fango, non è macchiato in modo permanente dalla sua sporcizia, ma è destinato a raggiungere quella sublime purezza che è la sua vera natura. Inoltre il fiore di loto, in un certo senso, si nutre proprio del fango – di cui ha bisogno per raggiungere la sua completa fioritura; allo stesso modo, nella via dei Tantra e dello Dzogchen, la pratica si nutre proprio delle emozioni perturbatrici, che costituiscono per lo yogi la materia prima da trasformare nella più alta saggezza.
Il fanciullo nato dal loto, nello spirito di questo racconto, probabilmente si trovava al centro di quel lago da sempre; oppure, si può essere certi che si sia manifestato in quel luogo già completamente formato, come se avesse avuto sempre otto anni. Allo stesso modo, la Natura di Buddha non “nasce” e non “cessa” secondo i nostri criteri ordinari: la sua presenza si manifesta in modo totalmente atemporale, non appena gli strati di identificazione illusoria vengono abbandonati. Guru Padmasambhava viene al mondo come un essere pienamente realizzato, identificato con la saggezza primordiale piuttosto che con il normale senso dell’io samsarico. In alcune biografie sono citati i nomi dei suoi genitori; che egli abbia avuto un padre e una madre in carne ed ossa, o meno, è completamente irrilevante. Il significato della sua nascita miracolosa (da un raggio di luce emesso dal cuore del Buddha Amitabha) sta tutto nella natura senza tempo dell’esperienza risvegliata.
Il racconto continua con l’esterrefatto Re, che interroga il fanciullo: “Chi sono i tuoi genitori? Qual è la tua discendenza? Come ti chiami? Da quale Paese vieni? Di cosa ti nutri qui? Come passi il tempo?”.

Il Nato–dal–Loto risponde cantando in versi:
“Mio padre è Samantabhadra, la consapevolezza non–duale.
Mia madre è Samantabhadri, la sfera assoluta.
La mia discendenza è l’unione di consapevolezza non–duale e sfera assoluta.
Mi chiamo Padmasambhava, il Nato dal Loto.
Il mio Paese è la sfera assoluta, libera da sorgere e cessare.
Il cibo di cui mi nutro è il pensiero dualistico.
Dedico il mio tempo a compiere le attività di un Buddha”.
Mandarava, famosa per la sua bellezza, aveva rinunciato alla vita mondana per dedicarsi alla meditazione; viveva con cinquecento compagne in un monastero femminile. Guru Rinpoche appare durante una pratica all’aperto e viene invitato a insegnare nella sala di meditazione; così diventa il maestro residente e istruisce le monache nella pratica del Maha-yoga, Anu-yoga e Ati-yoga. In città la presenza di un uomo fra le cinquecento monache viene scoperta e fraintesa; per ordine del Re, la principessa e le monache vengono arrestate e Guru Rinpoche viene condannato al rogo su un immenso falò. Invece di bruciare, egli trasforma il fuoco in acqua e il giorno dopo viene trovato seduto (con la gamba destra semi–distesa, nella posizione dell’agiatezza regale) al centro di un lago; questo lago miracoloso è ritenuto quello di Rewalsar (tib.Tso Pema), nell’Himachal Pradesh in India, ancora oggi meta di pellegrinaggi. Il Re si pente, diventa – con tutti i suoi sudditi – discepolo di Guru Rinpoche e gli dona i suoi abiti regali (il “Cappello di Loto”, le scarpe e il mantello di broccato rosso) con cui egli è raffigurato nella maggior parte dei dipinti e delle statue.
Dopo aver condotto alla liberazione innumerevoli abitanti di Zahor (fra cui il Re stesso) Guru Rinpoche si trasferisce con Mandarava nella Grotta di Maratika in Nepal; per tre mesi, in ritiro, praticano la sadhana del Buddha Amitayus – il Buddha della lunga vita – e raggiungono insieme il livello di sviluppo chiamato “Rigdzin del controllo sulla forza vitale”. A questo livello, lo yogi è libero dalla mancanza di controllo sulla propria salute fisica, sulla morte e sulle condizioni della successiva rinascita. In questa fase, Guru Rinpoche è conosciuto propriamente con il nome di Guru Padmasambhava, o anche Pema Thötreng Tsal. 
In Orissa, non lontano da Calcutta, Guru Rinpoche distrugge l’enorme scultura dedicata ad una divinità indù, dove ogni giorno centinaia di animali venivano sacrificati – sgozzati e bruciati. Da quel giorno i sacrifici animali cessano.
Nel monastero di Nalanda, la grande università buddhista a Nord di Bodhgaya, cinquecento seguaci di una setta indù (i Tirthika), dedita anche alla magia nera, sfidano a dibattito i monaci; la regola di quell’epoca imponeva che chi venisse sconfitto nel dibattito avrebbe dovuto convertirsi all’insegnamento del vincitore. I Tirthika perdono nel dibattito, ma sfidano i monaci buddhisti sul terreno dei poteri magici; in procinto di essere annientati, i monaci ricevono la visione di una Dakini che suggerisce loro: “Chiamate in aiuto mio fratello! Il suo nome è Padmavajra e vi raggiungerà istantaneamente, se recitate questa invocazione in sette versi”. Questo episodio segna la data di nascita della famosa Preghiera a Guru Rinpoche in sette versi, tenuta nella più alta considerazione e praticata quotidianamente in tutti lignaggi – sia orali (Ka’ma) che rivelati (Terma) – della tradizione Nyingma. Questa preghiera è il sistema più veloce per connettersi all’energia spirituale di Guru Rinpoche. Egli appare istantaneamente sulla scena della battaglia in corso a Nalanda e, con la forza di un mudra e di un mantra, scaglia i tuoni e fulmini (creati magicamente dai Tirthika) contro loro stessi, annientandoli. La più grande università monastica buddhista del mondo è salva e lo studio e la pratica possono continuare a fiorire in quel luogo. In questo periodo Guru Rinpoche è conosciuto in un aspetto potentemente irato, chiamato Senghe Dradok (Il ruggito del leone). La manifestazione irata è a volte indispensabile, per interrompere una negatività troppo potente per poter essere domata con i mezzi della ragione e del buon senso; scegliendo il male minore, lo yogi che compie un’attività irata protegge sia le vittime che gli aggressori, impedendo a questi ultimi di accumulare una grande quantità di karma negativo. La meditazione su Guru Senghe Dradok è particolarmente utile per soggiogare energie irrazionali, magia nera, ostacoli, invidia, cattivi auspici e incubi notturni.
Prima del suo storico ingresso in Tibet, Guru Rinpoche prende come sua consorte la principessa Shakyadevi, figlia del Re del Nepal. Qui, in ritiro nella famosa grotta vicino all’odierna Pharping, raggiunge con la sua compagna il livello di sviluppo chiamato “Rigdzin del grande sigillo”, equivalente al nono stadio (bhumi) del sentiero dei Bodhisattva.
Quindi incontra Shri Singha, il grande maestro detentore del lignaggio della Grande Perfezione; per tre anni studia e pratica insieme a lui le discipline esoteriche dell’Essenza del cuore, e ottiene la realizzazione del “Corpo di arcobaleno della grande trasformazione” [9]. I grandi praticanti Dzogchen, se lo scelgono, al momento della morte possono dissolvere il proprio corpo fisico senza lasciare traccia, fra fenomeni multicolori simili a sfere e raggi di luce; questa realizzazione è chiamata “Corpo di arcobaleno” (Jalu). Oppure possono trasformare il corpo fisico in un puro fenomeno di energia e luce usandolo per il beneficio degli altri, che lo percepiranno come se fosse un corpo ordinario (o non lo percepiranno affatto). Questa realizzazione è chiamata “Corpo di arcobaleno della grande trasformazione” (Phowa Chenpo Jalu), ed è la forma con cui Guru Rinpoche visita il Tibet. Si dice che egli abbia visitato e insegnato in molti altri luoghi; nel regno di Shang-Shung, [10] ad esempio, Guru Rinpoche si manifesta come Tapihritsa [11] e insegna lo Dzogchen Nyen Gyü, tutt’oggi uno dei principali insegnamenti Dzogchen della tradizione Bön.

Il Re e i presenti, sopraffatti dalla meraviglia e dalla fede, invitano il bambino a corte; egli accetta e diventa l’erede al trono. Il giovane principe cresce circondato dall’amore di tutti e dagli agi della vita a corte. Eccelle in tutti gli studi e nelle gare atletiche. Sposa la Dakini Prabhavati e si dedica al benessere dei suoi sudditi, secondo la condotta etica del Dharma. In questo periodo è conosciuto come Pema Gyalpo (Re del Loto).

Ben presto Guru Rinpoche riconosce nella vita a corte un ostacolo al compimento della propria missione, ma gli viene rifiutato il permesso di abbandonare le responsabilità regali per dedicarsi alla pratica spirituale. Per fuggire dal regno, finge di uccidere un coetaneo – figlio di un ministro – nel momento stesso in cui la vita di quest’ultimo stava giungendo a termine. A malincuore, il Re Indrabhuti è costretto a bandirlo per sempre dal Paese.
Così Guru Rinpoche inizia a vagare da un luogo di cremazione all’altro nell’India Settentrionale, scegliendo quei luoghi terrificanti come proprie dimore. Soggiogando molti ostacoli sia esterni che interiori, completa il suo addestramento nei sistemi esoterici del Vajrayana, ricevendo innumerevoli trasmissioni dai più famosi e importanti yogi viventi. Riceve le iniziazioni e le istruzioni di otto grandi Maestri [4], in otto grandi discipline di realizzazione [5].
Guru Rinpoche è già pienamente illuminato, ancor prima di lasciare il regno di Oddiyana; eppure, perseguendo la via dello studio e della pratica, sceglie di mostrare a tutti gli esseri l’esempio della migliore condotta da seguire, per ciò che riguarda l’addestramento nel Dharma. Riceve il Tantra di Guhyagarbha (la “Profonda essenza segreta”, il tantra–radice di tutti gli insegnamenti su morte, stato intermedio, rinascita, “Divinità pacifiche e irate” e così via) dal maestro Buddhaguhya. Riceve la trasmissione degli insegnamenti Dzogchen, la Grande Perfezione, da Manjushrimitra [6] e si addestra nelle pratiche del Nyingthig, l’Essenza del cuore. Raggiunge il livello di sviluppo chiamato “Rigdzin con residui karmici” [7]. In questo periodo è conosciuto come Loden Chokse.

Guru Rinpoche si reca a Bodhgaya, il luogo in cui il Buddha storico ha manifestato la piena illuminazione; compie diversi miracoli, affermando di essere un Buddha auto–realizzato, ma decide poi di offrire un esempio più facile da seguire per chiunque (inclusi i praticanti del futuro): quello di stabilire una connessione con un lignaggio e con un maestro spirituale vivente. A questo unico scopo chiede l’ordinazione e diventa monaco buddhista, praticando e insegnando il Vinaya (la condotta etica monastica), i Sutra (gli insegnamenti generali del Buddhismo ortodosso) e l’Abhidharma (gli insegnamenti filosofici). Mostra una completa padronanza della pratica del Piccolo Veicolo, lo Hinayana. Si reca poi a Rajgir e medita sui Sutra della Perfezione della Saggezza (Prajnaparamita), le scritture fondamentali del Grande Veicolo; qui mostra una completa padronanza degli insegnamenti Mahayana. Quindi in Nepal pratica intensivamente una della otto grandi discipline tantriche di realizzazione, che aveva precedentemente ricevuto: la sadhana di Vajrakilaya (tib. Dorje Phurba). Vajrakilaya è lo Yidam che rappresenta il potere spirituale e l’attività di tutti i Buddha; completando questa pratica, Guru Rinpoche acquisisce la capacità di allontanare gli ostacoli e soggiogare le forze nocive che si oppongono al progresso spirituale. In questo modo egli manifesta la padronanza di tutti e tre i Veicoli della pratica buddhista. In questa fase è conosciuto come Shakya Senghe (il Leone degli Shakya).

Nella sua successiva manifestazione/emanazione (si parla solitamente di “Otto aspetti di Guru Rinpoche”), il Guru Nato dal Loto acquista nuovamente le sembianze esteriori di uno Yogi senza fissa dimora, si dedica prevalentemente alla pratica delle discipline chiamate Tsalung [8] e mostra il comportamento yogico definito “pazza saggezza”, una condotta eccentrica che si pone al di fuori della ordinaria distinzione fra bene (ciò che va praticato) e male (ciò che va abbandonato). È la condotta dei Siddha (maestri realizzati) dell’antica India, che ispiravano negli altri la fiducia verso il Dharma non attraverso l’esposizione degli insegnamenti, ma tramite l’esibizione di vari poteri sovrannaturali. A Varanasi Guru Rinpoche si accosta al banco di una donna che vende birra e, un bicchiere dopo l’altro, finisce per berla tutta; non avendo denaro, pianta per terra la sua lunga asta a forma di tridente (katvanga) e promette di pagare non appena l’ombra di questa si sarebbe mossa: per un giorno intero il sole resta fermo in alto nel cielo. Non appena si sparge la voce che un potente yogi ha arrestato il moto del sole, il Re decide di pagare il conto della (incredibile) quantità di birra consumata; Guru Rinpoche – senza mai manifestare alcun segno di ubriachezza – riprende il katvanga e in pochi minuti il giorno si trasforma in notte, fra la meraviglia di tutti i presenti. Grazie a questo episodio, in questo periodo egli è conosciuto come Nyima Özer (Raggi di Sole).

In seguito Guru Rinpoche si reca nel Paese di Zahor, a Nord–ovest di Bodhgaya. Qui la principessa

Gli ultimi due degli “Otto aspetti di Guru Rinpoche” sono quelli in cui egli conquista spiritualmente il Tibet.
Nel 740 d. C. nasce Trisong Detsen, il ventottesimo della dinastia dei Chögyal (“Re del Dharma”) del Tibet; in questo periodo il Tibet è indipendente, potente, molto più esteso di oggi e temuto dai Paesi confinanti. Trisong Detsen, profondamente ispirato dagli insegnamenti buddhisti, manda dodici messaggeri in India per invitare colui che è ritenuto il più erudito fra tutti gli insegnanti buddhisti dell’epoca: l’abate del monastero di Nalanda, Shantarakshita. Questi, giunto in Tibet, si dedica all’insegnamento dei principi di base del Piccolo Veicolo, spiegando le dieci azioni virtuose e il funzionamento del principio di causa ed effetto (il karma). Contemporaneamente getta le fondamenta del primo monastero buddhista del Tibet: Samye. Nello stesso tempo, il Tibet è scosso da un’impressionante serie di catastrofi naturali: terremoti, siccità, grandine, inondazioni ed epidemie; inoltre il lavoro di costruzione portato avanti a Samye durante il giorno, viene misteriosamente smantellato durante la notte. I Tibetani, leggendo in tutto ciò la collera degli spiriti locali per l’introduzione di una religione estranea, chiedono al Re di espellere Shantarakshita dal Paese. Trisong Detsen comunica a Shantarakshita il proprio imbarazzo, e il desiderio di introdurre il Dharma del Buddha in Tibet; Shantarakshita risponde: “Qui ci sono ostacoli potenti e forze ostili al Dharma; se vuoi avere successo, devi invitare Guru Padmasambhava: egli è il più grande e potente maestro che esista al mondo, e può riuscire a soggiogare le forze negative che abitano in questo Paese. Se lo inviti, egli verrà”.
Così nell’anno della “Tigre di Ferro”, 810 d. C., Guru Rinpoche – Maestro tantrico realizzato, yogi e siddha dagli immensi poteri spirituali – entra in Tibet, per portare a compimento la missione in cui aveva fallito l’erudito monaco Shantarakshita, seguace della Via dei Sutra. Guru Rinpoche, che ha mandato avanti i messaggeri che lo avevano invitato, viaggia da solo e a piedi; il Re in persona, con un seguito di ministri, nobili e cinquecento cavalieri gli va incontro per accoglierlo. Trisong Detsen si aspetta che il nuovo maestro si comporti come l’abate Shantarakshita, cioè che gli porga omaggio, lo elogi e si sottometta; per tutta risposta, Guru Rinpoche canta numerosi versi, cominciando con:

Oh grande Re del Tibet, ascoltami adesso:
in tutti e sei i reami di esistenza, gli esseri sono soggetti alla morte.
Ma io sono colui che ha raggiunto lo stato al di là di nascita e morte,
che possiede le istruzioni segrete della realizzazione senza tempo.
Per me tutto l’universo non è altro che una manifestazione della mente.
Ostacoli e spiriti nocivi sono il mio passatempo, e i miei fedeli assistenti.
Tutto ciò che appare ed esiste mi appartiene:
sono il Re dell’universo ed esercito il controllo su tutti i fenomeni.
Io sono il grande Guru Padmasambhava, il Re Padmasambhava…

e così via… Il Guru Nato dal Loto unisce i palmi delle mani e dalla punta delle dita sprizzano fiamme di saggezza; il Re e i suoi sudditi capiscono chi deve porgere omaggio a chi, si stendono per terra e cominciano a prostrarsi. Questo episodio sottolinea l’importanza di collocare nella giusta cornice il rapporto fra insegnante e studente, nell’ambito del Buddhismo Vajrayana.
Così Guru Rinpoche percorre il Tibet in lungo e in largo, manifestando attività miracolose e soggiogando le interferenze negative e gli ostacoli creati da esseri umani e non–umani. Danzando sulla cima di una montagna che sovrasta Samye, egli doma tutti i potenti spiriti del Tibet e li porta sotto il proprio comando, cantando a gran voce i versi conosciuti come “Soggiogare gli esseri arroganti”; le forze ostili e irrazionali che abitano il Tibet promettono di non ostacolare più la propagazione del Dharma, ma di proteggere i praticanti del presente e del futuro. Il monastero di Samye (modellato secondo la forma di un gigantesco mandala, un universo perfetto) viene terminato in soli cinque anni [12] e consacrato da Guru Rinpoche e Shantarakshita – che nel frattempo era ritornato – fra segni miracolosi e di buon augurio, come piogge di fiori, musiche spontanee udite in lontananza e arcobaleni a cielo sereno. Samye diventa luogo di pratica, di studio, di conservazione di tesori spirituali e sede degli insegnamenti dei più grandi maestri dell’epoca.
Sotto la supervisione di Guru Rinpoche, Vimalamitra (giunto anch’egli in Tibet), Shantarakshita e Kamalashila, 108 giovani vengono formati come traduttori dal sanscrito e traducono la maggior parte degli insegnamenti che formano ancora oggi il canone buddhista tibetano: i testi dei Sutra e dei Tantra di tutti e nove i veicoli del Dharma. Shantarakshita conferisce l’ordinazione ai primi sette monaci tibetani della storia, per testare la loro capacità di condurre una vita monastica; l’esperimento ha successo e molti altri seguono l’esempio di quei pionieri.
Guru Rinpoche trasmette al Re e ai suoi sudditi innumerevoli iniziazioni e istruzioni tantriche, in particolare la Grande Sadhana degli Otto Mandala (Drupa Kagye) che aveva ricevuto in India dagli Otto Grandi Vidyadhara. Molti fra i suoi studenti raggiungono la piena illuminazione in quella stessa vita, alcuni molto rapidamente. In questo periodo vengono fondati due tipi di Sangha (comunità spirituali): quello dei monaci – che vestono di rosso, sono celibi e vivono nei monasteri – e quello dei Ngakpa (i praticanti tantrici del Mantra Segreto) che vestono di bianco, portano i capelli lunghi e vivono in famiglia nei villaggi. Grazie all’introduzione di questo secondo tipo di sangha, il Dharma fiorisce non solo nei monasteri, ma fra gli uomini e le donne di ogni luogo.
In questa fase del suo soggiorno in Tibet, Guru Rinpoche è conosciuto col nome di Guru Pema Jung-ne (Nato dal Loto in tibetano), la forma che sintetizza e racchiude in sé tutti gli “Otto aspetti” principali.
Nell’ultimo degli otto aspetti Guru Rinpoche assume nuovamente una connotazione potente e irata, ed è conosciuto col nome di Dorje Dröllo (Furia adamantina). Questa manifestazione sarebbe avvenuta negli ultimi cinque anni della sua permanenza in Tibet [13]. Guru Rinpoche è adesso inseparabile dalla sua consorte e discepola tibetana, la grande dakini Yeshe Tsogyal, incarnazione dell’energia illuminata di Kuntusangmo (il Buddha femminile primordiale), Tara e Vajravarahi/Vajrayogini. Insieme visitano tutto il Tibet e lavorano incessantemente per la felicità e la realizzazione spirituale dei praticanti del futuro. Praticano sadhana tantriche, trasmettono benedizioni e lasciano ovunque impronte – stampate nella roccia – delle loro mani, piedi e corpo. Benedicono un gran numero di luoghi, considerati ancora oggi di immenso potere spirituale e mete di pellegrinaggi, come venti montagne nella provincia di Ngari, ventuno luoghi di realizzazione nel Tibet centrale, venticinque luoghi di pellegrinaggio in Tibet orientale, quattro luoghi nascosti, cinque burroni e tre valli. In tredici diversi luoghi chiamati Taktsang (tana della tigre) – il più famoso dei quali è in Bhutan – Guru Rinpoche soggioga definitivamente tutte le diverse classi di spiriti ed esseri non–umani, impegnandoli con un giuramento a proteggere i praticanti vajrayana del presente e del futuro. Lascia quindi innumerevoli profezie sullo sviluppo degli insegnamenti durante le epoche storiche successive, predizioni che – ancora oggi – continuano a rivelarsi straordinariamente accurate.
Guru Rinpoche trasmette un numero incalcolabile di istruzioni spirituali a Yeshe Tsogyal, che le trascrive fedelmente. Per impedire la perdita di questi preziosi insegnamenti, e il progressivo deterioramento della loro forza, questi vengono nascosti per il beneficio dei praticanti del futuro – in modo tale che possano riemergere nel luogo e nel tempo più opportuni, in base al grado di maturità e alle inclinazioni mentali degli individui. Grazie a questi preziosi Terma (tesori rivelati) ancora oggi i praticanti dei Tantra e dello Dzogchen ricevono la trasmissione di metodi appropriati ai tempi moderni e freschissimi, in termini di potere spirituale; questo potere, infatti, non viene diluito nel passaggio attraverso un lignaggio umano di maestri e discepoli, da una generazione alla successiva.
Esistono due categorie principali di Terma, i tesori spirituali rivelati:
1) I cosiddetti Sa Ter (“Tesori di terra”) vengono materialmente portati alla luce (spesso in modo spettacolare, alla presenza di centinaia di testimoni oculari) sotto forma di rotoli di carta, nascosti nella roccia o sotto terra, contenenti istruzioni in linguaggio simbolico ed esoterico. Il Tertön (il rivelatore dei tesori, incarnazione di uno dei discepoli principali di Guru Rinpoche) legge le istruzioni e viene guidato alla scoperta di una realizzazione che si trovava già – da molte vite – all’interno della sua mente. A volte le istruzioni conducono alla scoperta di ulteriori insegnamenti scritti, oppure sostanze medicinali, dipinti, statue, oggetti rituali nascosti nelle rocce, nei laghi, nei fiumi o sottoterra.
2) I cosiddetti Gong Ter (“Tesori della mente”) affiorano invece spontaneamente alla mente del Tertön, non appena un particolare metodo di realizzazione può essere di beneficio per gli uomini e le donne di un certo tempo e di un certo luogo. Senza affidarsi ad alcun supporto materiale esterno, il Tertön rivela la pratica in uno stato di perfetta non–concettualità, nel vasto spazio della sua consapevolezza non–duale (rigpa).
La tradizione dei Terma ha un’importanza enorme nella scuola Nyingma. Si ritiene che, col passare del tempo e delle generazioni di praticanti, la forza di un metodo di realizzazione vada via via deteriorandosi; questo accade per un normale processo collegato allo scorrere del tempo, e anche per eventuali problemi che potrebbero sorgere nella relazione fra insegnanti e studenti delle diverse generazioni: ogni qualvolta il samaya [14] viene infranto, il potere spirituale di un lignaggio subisce un grave deterioramento. Questo significa che è più difficile ottenere qualsiasi realizzazione praticando quei metodi. Per questa ragione si dice che un Terma antico sia come il lato piatto, non tagliente, di una spada – mentre un Terma recente sia come una lama perfettamente affilata. Ad esempio se pratichiamo un Tesoro rivelato da Adzom Rinpoche, fra Guru Rinpoche e noi ci sarà soltanto Adzom Rinpoche stesso: un lignaggio brevissimo, dalle benedizioni assolutamente integre.
Tutti i tesori spirituali rivelati provengono dall’attività illuminata e dall’ispirazione di Guru Rinpoche. Durante gli ultimi anni della sua permanenza in Tibet, egli trasmette innumerevoli sadhana tantriche a Yeshe Tsogyal, che lo aiuta a nasconderle in tutti i luoghi da loro visitati. Per quanto riguarda gli insegnamenti Dzogchen “insuperabilmente segreti” dell’Essenza del cuore, Guru Rinpoche trasmette il suo Nyingthig – conosciuto come Khandro Nyingthig (Essenza del cuore delle Dakini) – a Yeshe Tsogyal, che ne sotterra i testi a Chimpu, il luogo di ritiro vicino a Samye. Egli quindi profetizza che sarebbe toccato alla figlia del Re Trisong Detsen (principessa Pemasel) morta a otto anni, rivelarli in una successiva incarnazione; fino ad allora, gli insegnamenti Nyingthig prevalenti sarebbero stati quelli trasmessi da Vimalamitra (Vima Nyingthig).
All’inizio del XIV secolo il Tertön Pema Ledrel Tsal (reincarnazione della principessa Pemasel) riporta alla luce il Khandro Nyingthig a Chimpu; tocca alla successiva incarnazione Longchen Rabjam (1308-1363) propagarli attraverso i suoi scritti e i suoi insegnamenti.
Nell’anno 864 (55 anni dopo il suo ingresso in Tibet) Guru Rinpoche, recatosi al Passo di Kungthang con un imponente seguito di discepoli, annuncia che – completato il suo lavoro in Tibet – sta per trasferirsi in una dimensione illuminata conosciuta come Zangdok Palri (Montagna Color Rame). Un meraviglioso cavallo bianco discende dal cielo; montando su di esso, Guru Rinpoche e Yeshe Tsogyal si alzano in volo verso Ovest, accompagnati da musiche celestiali e luci d’arcobaleno. Lasciata la consorte presso la grotta sacra di Tsawa Rong, Guru Rinpoche le consegna le ultime parole di istruzione spirituale, per i praticanti presenti e futuri:

Padmasambhava va nella terra della grande beatitudine.
Mi trasferisco nel Dharmakaya, la condizione libera da nascita e morte:
questo non ha nulla a che vedere con la separazione fra corpo e mente che accade per gli esseri ordinari.
Medita sul Guru Yoga, la quintessenza di tutti i metodi.
Sulla tua testa, su un cuscino di loto e luna, circondato da luci,
visualizza Padmasambhava, il Lama.
Quando la visualizzazione diventa chiara, ricevi le quattro iniziazioni e medita sul loro significato.
Recita il mantra “Bendzra Guru” [15], quintessenza di tutti i mantra e invocazioni.
Infine unifica i tuoi corpo, parola e mente con i miei, inseparabilmente.
Dedica i meriti e formula auspici per realizzare la mente del Guru.
Contempla l’essenza dello Dzogchen, senza sforzo.
Non esistono insegnamenti superiori a questo.
L’amore di Padmasambhava non conosce alti e bassi, ma rimane per sempre.
Per quelli che mi rivolgono le loro preghiere, io sarò sempre di fronte a loro.
Per quelli che hanno fede, non esiste separazione da me!

Si dice che, finché i praticanti avranno bisogno della sua ispirazione, Guru Rinpoche rimarrà nella sua dimensione illuminata della Montagna Color Rame e nel suo corpo sottile di “Rigdzin della Presenza Spontanea”. Questo è il quarto e ultimo livello di sviluppo spirituale [16]; qui l’essere realizzato si differenzia dal Buddha solo perché, anziché dissolversi nel Dharmakaya, conserva una forma estremamente sottile, fatta di energia e luce, allo scopo di ispirare i praticanti che hanno fede in lui.

Guru Rinpoche in Tibet ebbe un seguito di discepoli vastissimo. Tre dei suoi studenti sono sempre raffigurati sotto di lui, nei dipinti chiamati albero del lignaggio o albero del rifugio: la Dakini Yeshe Tsogyal, il Re Trisong Detsen e “lo Studente” Vairochana. Yeshe Tsogyal fu la compagna e discepola che viaggiò con lui in tutto il Tibet, ricevette ogni suo insegnamento e lo mise in pratica, ottenendo la più alta realizzazione; continuò a riempire il Tibet di tesori spirituali nascosti anche dopo la partenza di Guru Rinpoche. Trisong Detsen fu discepolo strettissimo e protagonista dell’introduzione del Buddhismo in Tibet, grazie alla sua determinazione nell’invitare Guru Rinpoche, Shantarakshita e Vimalamitra. Vairochana fu “il traduttore” per eccellenza; si recò in India, dove ricevette iniziazioni e testi di Tantra e Dzogchen, incontrò direttamente il grande maestro Shri Singha e fu uno dei primi sette tibetani a ricevere l’ordinazione monastica. Al momento della morte realizzò il corpo di arcobaleno, così come il suo discepolo principale, il discepolo di questo e così via per sette generazioni consecutive di praticanti.
I discepoli principali di Guru Rinpoche in Tibet furono venticinque, più il Re Trisong Detsen; ognuno di essi ottenne le più alte realizzazioni – incluso il corpo di arcobaleno – ed è famoso per qualche aspetto della sua pratica e della sua attività. Ci sono inoltre gli ottanta studenti che realizzarono il corpo di arcobaleno a Yerpa; i centootto grandi meditatori del Monte Chuwo; i trenta grandi Ngakpa (sanscr. Tantrika o Yogi) della Valle di Drak; i cinquantacinque realizzati della Valle di Yarlung; le venticinque dakini e le sette yogini. Fra il suo seguito di discepoli, Guru Rinpoche ebbe numerosissime donne che ottennero straordinarie realizzazioni spirituali.

Note:
[1] Da Tulku Thondup, “Masters of Meditation and Miracles”.
[2] Una guerra fra il Regno del Tibet e gli odierni India e Kashmir si era appena conclusa.
[3] In effetti la stessa Oddiyana viene collocata nell’estremo Nord–ovest dell’odierna India.
[4] Gli “Otto Vidyadhara”: Humkara, Manjushrimitra, Nagarjuna, Prabhahasti, Vimalamitra, Dhanasamskrita, Rombuguhya, Shantigarbha.
[5] Nello stesso ordine dei rispettivi maestri, le pratiche tantriche di Yangdak Heruka, Yamantaka, Hayagriva, Vajrakilaya, Amritakundali, Mamo Bötong, Jigten Chöto, Möpa Drak Ngag.
[6] Si dice che questo sia stato un secondo Manjushrimitra, nuova incarnazione del precedente.
[7] Nella tradizione dei Sutra i livelli di evoluzione spirituale sono classificati per mezzo dei cinque sentieri e dieci stadi. Nella tradizione tantrica della scuola Nyingma, si usano per lo più i quattro livelli di Rigdzin (sanscr. Vidyadhara, “Detentore della consapevolezza non–duale).
[8] Le forme di yoga in cui si ottiene il controllo delle energie interne (Prana), dei canali in cui le energie sottili scorrono (Nadi) e delle “essenze” (Bindu). L’esempio più conosciuto è lo yoga del Tummo, in cui si raggiunge la piena padronanza del calore corporeo. Lo scopo di queste discipline tantriche è raggiungere l’unione di gioia spontanea e realizzazione della vacuità.
[9] Questa realizzazione corrisponde al quarto (e supremo) livello di sviluppo, chiamato “Rigdzin della presenza spontanea”, equivalente al decimo stadio del sentiero dei Bodhisattva.
[10] Situato all’estremo Ovest del Tibet e confinante con Oddiyana, è il luogo di nascita e la culla della tradizione spirituale pre–buddhista chiamata Bön.
[11] Il fondatore della tradizione Bön.
[12] Si dice che gli esseri umani lavorassero alla costruzione di giorno, gli spiriti durante la notte.
[13] Ci sono molte discordanze, nei racconti della vita di Guru Rinpoche, sulla durata complessiva del suo soggiorno in Tibet. Secondo molti, sarebbe rimasto in tutto 55 anni.
[14] Il legame di fiducia fra insegnante e studente.
[15] Il mantra di Guru Rinpoche: Om Ah Hum Bendzra Guru Pema Siddhi Hum.
[16] Corrispondente al decimo stadio (bhumi) del sentiero dei Bodhisattva
Si ringrazia per gentile concessione
http://www.vajrayana.it

 

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