29 – S.S. Drikung Kyabgon Chetsang Rinpoche, Mahamudra: la pratica del sentiero.

Sua Santità il Dalai Lama con Sua Santità Drikung Kyabgon Chetsang Rinpoche

Sua Santità il Dalai Lama con Sua Santità Drikung Kyabgon Chetsang Rinpoche

Sua Santità Drikung Kyabgon Chetsang Rinpoche ci spiega la pratica del sentiero Mahamudra: i tre aspetti necessari.

Appunti a cura della Dott.ssa Nicoletta Nardinocchi e revisione del Dr. Luciano Villa nell’ambito del Progetto “Free Dharma Teachings” per il beneficio di tutti gli esseri senzienti.

Domanda: Santità, allora cosa dobbiamo fare per smettere di specificare, di puntualizzare cosa sia la mente?

Sua Santità Drikung Kyabgon Chetsang Rinpoche

Occorre smettere di ipotizzare cosa possa essere e d’immaginarla in un modo o nell’altro. Quindi, passate ad abituare la mente a quello stato di non-specificazione, di non-costruzione, non-dicotomico.

Una volta che la mente si è completamente abituata ed è a suo agio in quello stato di non-specificazione, allora potete realizzare Mahamudra.

La mente non ha nulla nella sua natura essenziale che possa essere identificata. Non c’è niente lì da determinare, identificare o mettere in evidenza perché la sua natura è la chiarezza. Non c’è niente al suo interno, non c’è parte di essa o qualità che possano essere separate ed identificate. Così, andando al di là, si arriva allo stadio di trovare il sentiero di Buddità attraverso la non-determinazione, la non-identificazione della natura della realtà e abituandosi a questo stato libero di tutti i kalpanas.

Il sentiero stesso diventa un non-sentiero, un sentiero che alla fine non è determinabile. Abituandosi a tale sentiero, raggiungiamo il sentiero della buddità. Il raggiungimento dello stato perfetto di buddità nasce dall’abituarci allo stato di non-identificabilità, di non-concettualizzazione, allo stato della mente che non crea o non produce alcun concetto, nulla di artificiale, ma piuttosto lascia andare tutta questa attività mentale creativa. Questo permette alla realtà ultima di manifestarsi e di realizzarsi senza proiettare nulla su di essa, o, separando tutto che è al di fuori, le permette di risplendere. Ciò richiede sforzo e concentrare la mente su questo stato al di là di tutte le concettualizzazioni.

Poi abbiamo i tre aspetti necessari di visione, meditazione e attività:

(1) La visione del Mahamudra è ciò che è completamente al di là del dualismo di soggetto e oggetto. E’ abbandono o rinuncia, del dualismo soggetto- oggetto.

(2) La più alta meditazione è quella libera da ogni vacillo o distrazione. La mente è disposta in modo da essere completamente libera da ogni tipo di movimento.

(3) La più alta attività è abbandonare tutte le discriminazioni. Il che vuol dire scegliere la cosa migliore, rifiutare la cosa peggiore, fare discriminazioni tra questo e quello. La più alta attività è al di là di quella sorta di discriminazione.

Il massimo risultato, il raggiungimento di Mahamudra, sorge solo trascendendo tutte le speranze e paure. Finché siamo catturati nella speranza per qualcosa, per un stato molto elevato (lo stato di Buddha o altro), finché nutriamo speranze per questo e abbiamo paura di cadere in uno stato inferiore, siamo in una condizione al di sotto della suprema realizzazione. Dobbiamo andare oltre, abbandonare speranze e paure. In questo stato libero di speranze e paure, otteniamo Mahamudra.

Il testo ora si ripete, ancora una volta tratta di cosa sia la suprema visione e quali siano le attività di meditazione ecc.

Va più nello specifico a proposito della suprema visione. Prima, aveva detto che questa è la visione che va oltre la dicotomia tra soggetto e oggetto.

Questo stato, in cui si trascende la visione di soggetto ed oggetto, è quello stato libero da estremismi. Gli estremismi hanno a che fare con ciò che è interno o esterno. Tutte questi sono visioni relative, visioni che qualche cosa esista in qualche modo rispetto a qualcos’altro. Dal punto di vista di qualcos’altro, possiamo parlare di soggetto e oggetto. Ma la realtà ultima è al di là di tutte le dicotomie e limitazioni di tale prospettiva, perché include tutto.

Ora, di nuovo, viene brevemente spiegato il significato dello stato della più alta meditazione. La più alta meditazione è quella in cui la mente non vacilla affatto. L’ondeggiare non è solo nei riguardi dell’oggetto di meditazione, ma è anche verso qualsiasi tipo di visione limitata che è solo relativamente vera.

Rimanete attaccati in modo univoco all’assoluto che è privo di specifiche o determinazioni. Il risultato più elevato è la realizzazione della natura ultima della mente stessa.

Pertanto, qualsiasi obiettivo che comporta una conquista o un raggiungimento o l’ottenimento di qualcosa è sempre privo dell’obiettivo finale. Infatti finché il nostro sé intende raggiungere o realizzare qualcosa, il sé e l’altro esistono ancora, una sorta di dicotomia è presente. Il vero obiettivo finale è l’io nella sua stessa essenza. Il sé che realizza qualcosa non è diverso dal sé essenziale. Quindi, quella è la più alta meta, libera da ogni dicotomia di sorta.

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