10 – Il Dhammapada: Se stesso

Dhammapada 160: Ognuno è signore di se stesso: quale altro signore potrebbe esistere?

Dhammapada 160: Ognuno è signore di se stesso: quale altro signore potrebbe esistere?

Se stesso

157

Se ci si riconosce come cosa cara,

ci si custodisca.

Delle tre veglie notturne, durante una vegli il saggio.

158

Prima di tutto ci si indirizzi verso ciò che è giusto,

poi si istruisca altri:

così chi è saggio non avrà danni.

159

Ci si comporti in modo da poter insegnare ad altri:

chi si domina potrà dominare

poiché è difficile dominare se stessi.

160

Ognuno è signore di se stesso:

quale altro signore potrebbe esistere? Dopo aver dominato

se stesso è difficile trovare

un altro signore così difficile da dominare.

161

Dal proprio sé è fatto il male, si nasce, si è fatti crescere:

esso frantuma lo sciocco,

come un diamante rompe anche una gemma.

162

Chi ha pessime abitudini,

come un albero shala invaso di rampicanti, si conforma

ai desideri del proprio nemico.

163

Il male, dannoso per noi,

è facile a compiersi; fare il bene è invece

molto difficile.

164

Lo stolto, che si burla delle regole degli Arhat, degli eletti,

dei virtuosi e segue false dottrine,

produce frutti che porteranno al suo annientamento,

come quelli della canna katthaka.

165

Le azioni cattive sono compiute dal proprio sé, dal proprio

sé è causato il dolore, dal proprio sé

non sono compiute le azioni cattive, attraverso il proprio sé

ci si purifica. Purezza è impurità

(nascono) da sé, nessuno può purificare l’altro.

166

Non si dimentichi il proprio bene

per quello di altri, per quanto grande questo possa essere;

dopo aver individuato

il proprio bene, ci si dedichi ad esso interamente.

 

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