16 – Il Dhammapada: Le impurità

Dhammapada 252: L'errore degli altri è facile da vedere, non così il proprio.

Dhammapada 252: L'errore degli altri è facile da vedere, non così il proprio.

Le impurità

235

Ora sei come una foglia ingiallita;

i messaggeri di Yama (dio della morte) ti sono già vicini:

la tua dipartita è prossima,

non si trovano però provviste per il viaggio.

236

Fa’ dite stesso un’isola, lavora duramente, sii saggio.

Quando l’impurità

sarà soffiata via, senza colpa entrerai nel celeste mondo

degli Eletti.

237

La tua vita è alla fine.

Sei ora vicinissimo a Yama, non c’è fermata sulla strada

e non si trovano ancora le provviste.

238

Fa’ di te stesso un’isola, lavora duramente,

sii saggio. Quando l’impurità

sarà soffiata via, non tornerai più a vivere e ad invecchiare.

239

Chi è intelligente si mondi dalle impurità

a poco a poco, momento dopo momento, come fa

l’orafo con l’argento.

240

Come ruggine che affiora dal ferro e che quando compare

lo corrode, così le azioni

di un trasgressore lo conducono sulla strada del male.

241

Non essere costanti nella meditazione

è la ruggine della preghiera, l’indolenza lo è della famiglia,

l’apatia lo è della bellezza, la distrazione lo è del custode.

242

Ruggine della donna è la condotta immorale, del donatore

lo è l’egoismo, ruggine sono i cattivi

comportamenti in questo mondo e in quello futuro.

243

Ma una macchia è la peggiore di tutte:

l’insipienza, somma lordura! Dopo aver eliminato questa

macchia, o monaci, mantenetevi puri.

244

La vita è facile per chi è privo di vergogna, per chi è

spavaldo, rissoso,

arrogante, presuntuoso e vive in modo immorale.

245

La vita è invece difficile per chi è

modesto, sempre in cerca della purezza, altruista, calmo,

che vive in modo onesto ed è acuto.

246

Chi distrugge la vita, che mente, che si appropria

nel mondo di ciò

che non gli viene dato, che va con la moglie di un altro,

247

e chi è dedito al bere liquori fermentati o alcolici,

questi estirpa

la propria radice già in questo mondo.

248

Perciò uomo sappi che cattivo

è lo stato di chi non si controlla! Che l’assenza del dharma

e l’avidità non ti obblighino a lungo al dolore.

249

La gente fa l’elemosina secondo la propria fede o quello

che le piace: perciò chi si preoccupa

troppo del cibo e delle bevande non giungerà né di giorno

né di notte allo stato di samadhi.

250

Colui nel quale, invece, questa preoccupazione

è distrutta e sradicata

fin dalle radici, giunge sempre allo stato di samadhi.

251

Non esiste fuoco pari alla passione,

non artiglio simile all’odio, non trappola come

l’allucinazione, non corrente forte come l’avidità.

252

L’errore degli altri è facile da vedere, non così il proprio.

Gli errori altrui si vagliano come il grano,

mentre il proprio errore lo si nasconde come il baro

cela al giocatore il dado cattivo.

253

Le passioni di chi vede l’errore dell’altro

ed è sempre pronto ad adirarsi crescono ed egli

è ben lontano dal loro annientamento.

254

Non esiste via attraverso l’aria, non monaco fuori

dell’Ordine: il mondo gode dell’accadere dei fenomeni,

i Tathagata sono oltre i fenomeni.

255

Non esiste via attraverso l’aria, non monaco fuori

dell’Ordine: i componenti dell’esistenza non sono eterni,

per i Buddha non esiste tumulto.

 

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