Vimalakirti Nirdesa Sutra 3 – 13

IL VIMALAKIRTI NIRDESA SUTRA: Capitoli 3 – 13

Vimalakirti Nirdesa Sutra tradotto da Robert Thurman e in Italiano da Aliberth (A.Mengoni) che si ringraziano per la loro grande gentilezza.

3. la Riluttanza dei Discepoli nel Far Visita a Vimalakirti

Allora, il Licchavi Vimalakirti pensò tra di sé, “Io sono ammalato, e giaccio sul mio letto nel dolore, eppure il Tathagata, il santo, il Buddha perfettamente compiuto, non lo considera né ha pietà per me, e non manda nessuno a chiedere della mia malattia.” Il Signore conobbe questo pensiero nella mente di Vimalakirti e disse al venerabile Sariputra, “Sariputra, vai a chiedere della malattia del Licchavi Vimalakirti.”

Essendo stato così indirizzato, il venerabile Sariputra rispose al Buddha, “Signore, io sono veramente riluttante di andare a trovare il Licchavi Vimalakirti per vedere della sua malattia. Perché? Io ricordo un giorno, quando ero seduto ai piedi di un albero nella foresta, assorbito in contemplazione, il Licchavi Vimalakirti venne ai piedi di quell’albero e mi disse, ‘Reverendo Sariputra, non è questo il modo di assorbirsi in contemplazione. Tu dovresti assorbirti in contemplazione in modo tale che ovunque nel triplo mondo né corpo né mente possano apparire. Tu dovresti assorbirti in contemplazione in modo tale da poter manifestare tutti gli ordinari comportamenti senza abbandonare la (loro) cessazione. Tu dovresti assorbirti in contemplazione in modo tale da poter manifestare la natura di persona ordinaria senza abbandonare la tua coltivata natura spirituale. Tu dovresti assorbirti in contemplazione così che la mente né si immobilizzi all’interno e né si muova all’ esterno verso le forme esteriori. Tu dovresti assorbirti in contemplazione in modo tale che i trenta-sette aiuti all’illuminazione siano manifesti senza la deviazione verso alcune convinzioni. Tu dovresti assorbirti in contemplazione in modo tale da essere portato in liberazione senza abbandonare le passioni, che sono il campo d’azione del mondo. Reverendo Sariputra, quelli che in tale modo si assorbono in contemplazione, sono dichiarati dal Signore come coloro che veramente sono assorbiti in contemplazione.’

“Signore, quando io sentii questo insegnamento, io fui incapace di rispondere e rimasi silenzioso. Perciò, io ora sono riluttante di andare a chiedere della sua malattia a quel buon uomo”.

Allora, il Buddha disse al venerabile Mahamaudgalyayana, “Maudgalyayana vai dal Licchavi Vimalakirti a chiedere sulla sua malattia.”

Maudgalyayana rispose, “Signore, anch’io sono davvero riluttante di andare dal Licchavi Vimalakirti a chiedere sulla sua malattia. Perché? Io ricordo un giorno quando stavo insegnando il Dharma ai capifamiglia in una piazza nella grande città di Vaisali, ed il Licchavi Vimalakirti arrivò tosto e mi disse, ‘Il Reverendo Maudgalyayana sappia che non è il modo di insegnare il Dharma ai capifamiglia nei loro vestiti bianchi. Il Dharma deve essere insegnato secondo la vera realtà.  Reverendo Maudgalyayana, il Dharma è privo di esseri viventi, perché è libero dalla polvere degli esseri viventi. È privo di un ‘sé’, perché è libero dalla polvere del desiderio. È privo di vita, perché è libero da nascita e morte. È privo di una qualche personalità, perché è dispensato da origini passate e destini futuri. Il Dharma è pace e pacificazione, perché è libero da desiderio. Non diventerà mai un oggetto, perché è libero da parole e lettere; è inesprimibile, e trascende ogni movimento di mente.

“‘Il Dharma è onnipresente, perché è come lo spazio infinito. Esso è senza colore, marchio, o forma, perché è libero da ogni processo. È privo del concetto di “mio”, perché è libero dalla abituale nozione di possesso. È senza ideazione, perché è libero da mente, pensiero, o coscienza. È incomparabile, perché non ha antitesi. È senza presunzione di condizionalità, perché non si conforma a cause. Esso permea uniformemente tutte le cose, perché tutti sono inclusi nel reame ‘ultimo’. Esso si adatta alla realtà per mezzo del processo di non-conformità. Dimora ai limiti della realtà, perchè è completamente senza fluttuazione. Esso è inamovibile, perché è indipendente dai sei oggetti di senso. È privo di andare-e-venire, perché non sta mai fermo. È compreso nello stato di vacuità, è riconoscibile tramite il non-aver-segni, ed è libero da presunzione e ripudio, grazie alla mancanza di desiderio. È privo di accettazione e rifiuto, senza nascita né distruzione. Esso è senza nessuna fondamentale coscienza, e trascende la portata dell’occhio, orecchio, naso, lingua, corpo, e pensiero. È senza elevazione e profondità. Esso se ne stà senza attività o movimento. Reverendo Mahamaudgalyayana, riguardo a questo Dharma, come potrebbe esservi un insegnamento? Reverendo Mahamaudgalyayana, perfino l’espressione “insegnare il Dharma” è presuntuosa, e coloro che l’ascoltano ascoltano la presunzione. Reverendo Maudgalyayana, dove non ci sono parole presuntuose, non c’è nessun insegnante del Dharma, nessuno che ascolta, e nessuno che lo capisca. È come se una persona illusoria volesse insegnare il Dharma a persone illusorie.

“‘Perciò, lei dovrebbe insegnare il Dharma tenendo a mente questo. Lei dovrebbe essere esperto riguardo alle facoltà spirituali degli esseri viventi. Per mezzo della corretta visione dell’occhio della saggezza, manifestando la grande compassione, dando credito alla benevola attività del Buddha, purificando le Sue intenzioni, comprendendo le definitive espressioni del Dharma, Lei dovrebbe insegnare il Dharma per far sì che la continuità dei Tre Gioielli non possa essere interrotta mai’.

“Signore, quando Vimalakirti ebbe così parlato, nella folla ottocento capifamiglia concepirono lo spirito dell’insuperata e perfetta illuminazione, ed io rimasi ammutolito. Perciò, Signore, io sono davvero riluttante di andare da questo buon uomo a chiedere sulla sua malattia.”

Allora, il Buddha disse al venerabile Mahakasyapa, “Mahakasyapa, vai tu dal Licchavi Vimalakirti a chiedere sulla sua malattia.”

“Signore, anch’io sono davvero riluttante di andare dal Licchavi Vimalakirti a chiedere sulla sua malattia. Perché? Io ricordo un giorno, quando povero ero nella strada ad elemosinare per il mio cibo, capitò là il Licchavi Vimalakirti e mi disse, ‘Reverendo Mahakasyapa, evitare le case dei ricchi e favorire le case dei poveri – questa è parzialità nella benevolenza. Reverendo Mahakasyapa, Lei dovrebbe pensare al fatto dell’uguaglianza delle cose, e dovrebbe ricercare le elemosine sempre con la considerazione per tutti gli esseri viventi. Lei dovrebbe implorare il Suo cibo nella consapevolezza dell’inesistenza ultima del cibo. Lei dovrebbe anche cercare elemosine nell’interesse di eliminare il materialismo degli altri. Quando Lei entra in una città, dovrebbe tenere amente la sua vacuità effettiva, però dovrebbe procedere tramite essa per far sviluppare uomini e donne. Lei dovrebbe entrare nelle case come se stesse entrando nella famiglia del Buddha. Dovrebbe accettare le elemosine non prendendo niente. Lei dovrebbe vedere la forma come un uomo cieco dalla nascita, sentire i suoni come se fossero un’eco, odorare i profumi come se fossero semplici venti, sperimentare tutti i gusti senza alcuna discriminazione, toccare le cose tangibili con la consapevolezza di conoscere l’assenza ‘ultima’ di ogni contatto, e conoscere le cose con la coscienza di una creatura illusoria. Ciò che è senza sostanza intrinseca e senza sostanza rivelata non brucia. E quello che non brucia non sarà estinto.

“‘Vecchio Mahakasyapa, se sarà equilibrato nelle otto liberazioni senza trascendere gli otto difetti, potrà entrare nell’equanimità della realtà grazie all’equanimità del difetto, e se potrà estendere un dono a tutti gli esseri viventi ed un’offerta a tutti i santi e Buddha di anche solo una misura di elemosine, allora Lei stesso potrà mangiare. Così, quando Lei mangerà il cibo, dopo averlo offerto, non potrà essere né colpito e né liberato dalle passioni, e neppure coinvolto e né liberato dalla concentrazione, né pensando di vivere nel mondo né di dimorare nella liberazione. Inoltre, Reverendo, coloro che daranno tali elemosine avranno né grande merito né piccolo merito, né guadagni né perdita. Essi dovrebbero seguire la Via del Buddha, non la via dei discepoli. Solo in questo modo, Vecchio Mahakasyapa, è la pratica di mangiare, grazie a significative elemosine’.

“Signore, quando sentii questo insegnamento, io fui stupito e pensai: ‘Riverenza ad ogni bodhisattva! Se un bodhisattva laico può essere dotato di tale eloquenza, chi è che non concepirebbe lo spirito dell’insuperata e perfetta illuminazione? Da allora in avanti, io non raccomando più i veicoli dei discepoli e dei saggi solitari, ma raccomando il Mahayana. E quindi, Signore, io sono riluttante di andare da questo buon uomo a chiedere sulla sua malattia.”

Allora, il Buddha disse al venerabile Subhuti, “Subhuti vai dal Licchavi Vimalakirti a chiedere sulla sua malattia.”

Subhuti rispose, “Signore, anch’io sono davvero riluttante di andare da questo buon uomo a chiedere sulla sua malattia. Perché? O mio Signore, io ricordo un giorno, quando andai ad implorare il cibo alla casa del Licchavi Vimalakirti nella grande città di Vaisali, lui prese la mia ciotola e la riempì con del cibo eccellente e poi mi disse, ‘Reverendo Subhuti, prendi questo cibo se tu capisci l’uguaglianza di tutte le cose, per mezzo dell’uguaglianza degli oggetti materiali, e se tu comprendi l’uguaglianza di tutti gli attributi del Buddha, per mezzo dell’uguaglianza di tutte le cose. Prendi questo cibo se, senza abbandonare il desiderio, l’odio, e la follia, puoi evitare di unirti ad essi; se puoi seguire il sentiero dell’unica Via senza disturbare mai le visioni egoistiche; se puoi produrre conoscenze e liberazioni senza vincere l’ignoranza e la sete di esistenza; se, dall’uguaglianza dei cinque peccati mortali, tu giungi all’uguaglianza della liberazione; se non sarai né liberato né limitato; se non vedi le Quattro Sante Verità, però non sei “uno che non ha visto la verità”; se non hai ottenuto il frutto, però non sei “uno che non ha ottenuto”; se tu sei una persona ordinaria, però non hai le qualità di una persona ordinaria; se tu non sei un santo, però non sei empio; se sei responsabile di ogni cosa, però sei libero da qualsiasi nozione che riguarda il nulla.

“‘Prendi pure questo cibo, reverendo Subhuti se, senza vedere il Buddha, sentire il Dharma, o servire il Sangha, tu intraprenderai la vita religiosa sotto i sei maestri eterodossi; cioè, Purana Kasyapa, Maskarin Gosaliputra, Samjayin Vairatiputra, Kakuda Katyayana, Ajita Kesakambala, e Nirgrantha Jnaniputra, e poi seguirai i metodi che essi prescrivono.

“‘Prendi pure questo cibo, reverendo Subhuti se, stando in mezzo a tutte le visioni false, tu non trovi estremi né mediani; se, prigioniero delle otto avversità, tu non otterrai le condizioni favorevoli; se, assimilando le passioni, tu non raggiungerai la purificazione; se le comuni passioni di tutti gli esseri viventi sono le tue passioni, reverendo; se quelli che ti faranno offerte non saranno con ciò purificati; se quelli che ti offrono cibo, reverendo, precipiteranno nelle tre cattive migrazioni; se tu ti associerai con Mara; se intrattieni tutte le passioni; se la natura delle passioni è la natura del reverendo; se hai sentimenti ostili verso tutti gli esseri viventi; se tu disprezzi tutti i Buddha; se critichi tutti gli insegnamenti del Buddha; se tu non ti affidi al Sangha; e infine, se tu non entrerai mai nella liberazione ‘ultima’.

“Signore, quando io sentii queste parole del Licchavi Vimalakirti, io mi chiesi che cosa avrei dovuto dire e che cosa avrei dovuto fare, ma ero totalmente nel buio. Lasciando la ciotola, stavo quasi per lasciare la casa quando il Licchavi Vimalakirti mi disse ancora, ‘Reverendo Subhuti, non temere per queste parole, e raccogli la tua ciotola. Cosa pensi, reverendo Subhuti? Se fosse un’incarnazione creata dal Tathagata che ti ha parlato così, avresti paura?’

“Io risposi, ‘No davvero, nobile signore!’ Lui allora disse, ‘Reverendo Subhuti, la natura di tutte le cose è come illusione, come un’incarnazione magica. Quindi tu non dovresti temerle. Perché? Tutte le parole hanno anche quella natura, e quindi i saggi non sono legati alle parole, né essi le temono. Perché? Ogni lingua non esiste in modo ultimo, eccetto che come liberazione. La natura di tutte le cose è la liberazione.’

“Quando Vimalakirti ebbe così parlato, duecento dèi ottennero la visione dottrinale pura riguardo a tutte le cose, senza oscurità o contaminazioni, e cinquecento dèi ottennero la conseguente tolleranza conformativa. Quanto a me, ero ammutolito ed incapace di rispondergli. Perciò, Signore, io sono riluttante di andare da questo buon uomo a chiedere sulla sua malattia”.

Allora, il Buddha disse al venerabile Purnamaitrayaniputra, “Purna, vai dal Licchavi Vimalakirti a chiedere sulla sua malattia.”

Purna rispose, “Signore, anch’io sono davvero riluttante di andare da questo buon uomo a chiedere sulla sua malattia. Perché? Signore, io ricordo un giorno, quando stavo insegnando il Dharma ad alcuni giovani monaci nella grande foresta, venne là il Licchavi Vimalakirti e mi disse, ‘Reverendo Purna, prima si concentri, osservi le menti di questi giovani bhikshu, e poi insegni loro il Dharma! Non metta cibo marcio in una ciotola ingioiellata! Prima capisca le inclinazioni di questi monaci, e non confonda incalcolabili diamanti con perline di vetro!

“‘Reverendo Purna, senza esaminare le facoltà spirituali degli esseri viventi, non si può presumere l’uniformità delle loro facoltà; non offenda quelli che sono senza colpe; non imponga un piccolo sentiero a quelli che aspirano ad un grande Sentiero; non tenti di mettere il grande Oceano nell’orma di uno zoccolo di bue; non tenti di mettere il Monte Sumeru in un granello di senape; non confonda lo splendore del sole con la luce di una lucciola; e non esponga all’ululato di uno sciacallo quelli che vorrebbero ammirare il ruggito di un leone!

“‘Reverendo Purna, tutti questi monaci hanno in passato praticato il Mahayana ma hanno dimenticato lo spirito dell’illuminazione. Quindi non li istruisca al veicolo del discepolo. Il veicolo del discepolo non è valido in modo ultimo, e voi discepoli siete come uomini ciechi dalla nascita, riguardo al riconoscimento dei livelli delle facoltà spirituali degli esseri viventi’.

“In quel momento, il Licchavi Vimalakirti entrò in un tale concentrazione che quei monaci furono portati a ricordare le loro varie esistenze precedenti, in cui essi avevano prodotto le radici della virtù, servendo cinquecento Buddha a beneficio della perfetta illuminazione. Nonappena i loro propri spiriti di illuminazioni furono divenuti chiari, essi si prostrarono ai piedi di quel buon uomo e giunsero insieme le loro mani in segno di riverenza. Egli insegnò loro il Dharma, e tutti raggiunsero lo stadio dell’irreversibilità dallo spirito dell’insuperabile e perfetta illuminazione. Poi accadde a me, ‘I discepoli che non conoscono i pensieri o le inclinazioni degli altri non sono capaci di insegnare il Dharma a chiunque. Perché? Questi discepoli non sono competenti nel discernere i vari livelli delle facoltà spirituali di superiorità o inferiorità degli esseri viventi, poiché non sono in uno stato di concentrazione come il Tathagata, il Santo, il Buddha sempre perfettamente compiuto.’

“Perciò, Signore, io sono riluttante di andare da quel buon uomo a chiedergli notizie sulla sua salute.”

Il Buddha disse allora al venerabile Mahakatyayana, “Katyayana vai tu dal Licchavi Vimalakirti a chiedere sulla sua malattia.”

Katyayana rispose, “Signore, anch’io sono davvero riluttante di andare da quel buon uomo a chiedere sulla sua malattia. Perché? Signore, io ricordo un giorno quando, dopo che il Signore aveva dato una breve istruzione ai monaci, io stavo definendo le espressioni di quel discorso cercando di insegnar loro il significato di impermanenza, sofferenza, assenza di ego, e pace; il Licchavi Vimalakirti venne là e mi disse, ‘Reverendo Mahakatyayana, non insegni una ‘realtà ultima’ dotata di attività, produzione, e distruzione! Reverendo Mahakatyayana, nulla mai è stato distrutto, viene distrutto, o sarà mai distrutto. Il significato di “impermanenza” è tale. Il significato di “sofferenza” è il significato della realizzazione della non-nascita, attraverso la realizzazione del ‘vuoto’ dei cinque aggregati. Il fatto della non-dualità del ‘sé’ e l’assenza del ‘sé’, è il significato di “assenza di ego”. Ciò che non ha alcuna sostanza intrinseca e nessun altro tipo di sostanza non brucia, e quello che non brucia non viene estinto; una tale mancanza di estinzione è quindi il significato di “pace” ‘.

“Quando lui ebbe così parlato, le menti dei monaci furono liberate dalle loro contaminazioni oscuranti ed entrarono nello stato di non-attaccamento. Perciò, Signore, io sono riluttante di andare da quel buon uomo a chiedere sulla sua malattia.”

Il Buddha disse allora al venerabile Aniruddha, “Aniruddha, vai dal Licchavi Vimalakirti a chiedere sulla sua malattia.”

“O mio Signore, anch’io sono davvero riluttante di andare da quel buon uomo a chiedere sulla sua malattia. Perché? Io ricordo, Signore, un giorno quando io stavo facendo una passeggiata, il grande Brahma chiamò Subhavyuha e diecimila altri Brahmani che l’accompagnavano illuminando il luogo con la loro radianza e, essendosi prostrato ai miei piedi, egli si mise al mio fianco e mi disse, ‘Reverendo Aniruddha, il Buddha ha proclamato che Lei è stato il primo fra quelli che sono in possesso dell’occhio divino. A quale distanza si estende la visione divina del venerabile Aniruddha?’

Io risposi, ‘Amici, io chiaramente considero l’intero universo galattico di miliardi di mondi del Signore Sakyamuni allo stesso modo di come un uomo con la visione ordinaria vede un seme di myrabolano sul palmo della sua mano’. Quando io dissi queste parole, il Licchavi Vimalakirti arrivò là e, essendosi anch’egli prostrato ai miei piedi, mi disse, ‘Reverendo Aniruddha, il Suo occhio divino è combinato in natura? O non è combinato in natura? Se esso è combinato in natura, è lo stesso come la super-coscienza dell’eterodosso. Se non è combinato in natura, allora non è costruito e, in quanto tale, è incapace di visione. Quindi, O Saggio, come può esso vedere?’

“A queste parole, io divenni ammutolito, e anche Brahma stesso fu stupito di sentir dire questo insegnamento da quel buon uomo. Essendosi prostrato a lui, gli disse, ‘Allora chi è che, nel mondo, possiede l’occhio divino?’

“Vimalakirti rispose, ‘Nel mondo, solo i Buddha hanno l’occhio divino. Essi vedono tutti i campi-di-buddha senza neanche lasciare il loro stato di concentrazione e senza essere colpiti da dualità.’

“Avendo sentito queste parole, i diecimila Brahma furono ispirati con una elevata determinazione e concepirono lo spirito dell’insuperabile e perfetta illuminazione. Avendo prestato omaggio e rispetto sia a me che a quel buon uomo, essi scomparvero. Quanto a me, io rimasi ammutolito, e perciò io sono riluttante di andare da quel buon uomo a chiedere sulla sua malattia.”

Il Buddha disse allora al venerabile Upali, “Upali, vai tu dal Licchavi Vimalakirti a chiedere della sua malattia.”

Upali rispose, “Signore, anch’io sono davvero riluttante di andare da quel buon uomo a chiedere della sua malattia. Perché? Signore, io ricordo che un giorno c’erano due monaci che avevano commesso infrazioni e avevano troppa vergogna per apparire davanti al Signore, così essi vennero da me e mi dissero, ‘Reverendo Upali, noi due abbiamo commesso un’infrazione ma abbiamo troppa vergogna per apparire davanti al Buddha. Venerabile Upali, gentilmente rimuova le nostre ansie assolvendoci di queste infrazioni.’

“Signore, mentre io stavo facendo a quei due monaci un discorso religioso, il Licchavi Vimalakirti giunse e mi disse, ‘Reverendo Upali, non aggravi ulteriormente i peccati di questi due monaci. Senza volerli imbarazzare, allevi il loro rimorso. Reverendo Upali, i peccati non devono essere sentiti all’interno, o all’esterno, o tra i due. Perché? Il Buddha ha detto che, “gli esseri Viventi sono afflitti dalle passioni del pensiero, e loro sono purificati dalla purificazione dei pensieri”.

“‘Reverendo Upali, la mente non sta all’interno, né all’esterno, né essa può essere appresa tra i due. Il peccato è proprio come la mente, e tutte le cose sono proprio come il peccato. Esse non sfuggono da questa stessa identica realtà.

“‘Reverendo Upali, questa natura della mente, in virtù della quale la Sua mente è liberata, Reverendo – è mai afflitta?’

“‘Mai’, io risposi.

“‘Reverendo Upali, le menti di tutti gli esseri viventi hanno quella stessa natura. Reverendo Upali, le passioni consistono di concettualizzazioni. L’inesistenza ultima di queste concettualizzazioni e immaginazioni fabbricate – è la purezza, che è la natura intrinseca della mente. Il non-comprendere è una delle passioni. L’assenza ultima dell’ignoranza è la natura intrinseca della mente. La presunzione di un ‘sé’ è passione. L’assenza del ‘sé’ è la natura intrinseca della mente. Reverendo Upali, tutte le cose sono senza produzione, durata, e distruzione, come illusioni magiche, come le nuvole ed i lampi; tutte le cose sono anche evanescenti, non permanenti nemmeno per un istante; tutte le cose sono come sogni, allucinazioni, e visioni irreali; tutte le cose sono come il riflesso della luna nell’acqua, e come una imma-gine nello specchio; esse sono tutte nate da costruzioni mentali. Coloro che sanno questo, sono chiamati i veri sostenitori della disciplina, e chi si disciplina in questo modo si è disciplinato davvero bene’.”

“Allora i due monaci dissero, ‘Questo laico è davvero estremamente ben dotato di saggezza. Il Reverendo Upali, che fu proclamato dal Signore il primo sostenitore della disciplina, non è suo pari!’.

“Allora io dissi ai due monaci, ‘non pensiate che egli sia un mero capofamiglia! Perché? Sappiate che con l’eccezione dello stesso Tathagata, non c’è alcun discepolo o bodhisattva che sia capace di competere con la sua eloquenza o emulare lo splendore della sua saggezza.’

“Quindi, i due monaci, liberati dalle loro ansie ed ispirati da un’elevata risoluzione, concepirono lo spirito dell’insuperabile e perfetta illuminazione. Prostrandosi davanti a quel buon uomo, essi fecero l’augurio: ‘Possano tutti gli esseri viventi raggiungere un’eloquenza come questa!’ Per questo, io sono riluttante di andare da quel buon uomo a chiedere sulla sua malattia.”

Il Buddha disse allora al venerabile Rahula, “Rahula, vai dal Licchavi Vimalakirti a chiedere sulla sua malattia.”

Rahula rispose, “Signore, anch’io sono davvero riluttante di andare da quel buon uomo a chiedere sulla sua malattia. Perché? Perché, Signore, io ricordo che un giorno molti giovani gentiluomini di Licchavi vennero nel luogo dove io ero e mi dissero, ‘Reverendo Rahula, Lei è il figlio del Signore Buddha, e, avendo ceduto il suo regno da monarca, Lei ha lasciato il mondo. Quali sono le virtù e i benefici che Lei ha trovato nel lasciare il mondo?’

“Poiché io stavo propriamente insegnando loro i benefici e le virtù di lasciare il mondo, arrivò là il Licchavi Vimalakirti il quale, dopo avermi salutato, mi disse ‘Reverendo Rahula, tu non dovresti insegnare i benefici e le virtù della rinuncia al mondo nel modo in cui lo stai facendo. Perché? La rinuncia è essa stessa la vera assenza di qualunque virtù e benefici. Reverendo Rahula, uno può parlare di benefici e virtù riguardo a cose combinate, ma la rinuncia è non-composta, e non può esserci nessuna questione di benefici e virtù riguardo al ‘non-composto’. Reverendo Rahula, la rinuncia non è materiale, ma è libera dal materiale. È libera dalle visioni estreme di inizio e fine. È il Sentiero della Liberazione. Esso è lodato dal saggio, abbracciato dai santi, e causa la sconfitta di Mara. Esso rende liberi dai cinque stati di esistenza, purifica i cinque occhi, coltiva i cinque poteri, e sostiene le cinque facoltà spirituali. La rinuncia è totalmente innocua per gli altri e non è adulterata dalle cose malvagie. Essa disciplina l’eterodosso, trascendendo tutte le denominazioni. È il ponte sulla palude del desiderio, senza attaccamenti, e libero dalle abitudini di “Io” e “mio.” È senza attaccamento e senza disturbi, ed elimina ogni emozione disturbante. Disciplina la propria mente e protegge le menti altrui. Favorisce la pace mentale ed incentiva l’analisi trascendentale. È irreprensibile in tutti gli aspetti e perciò è chiamata ‘rinuncia’. Quelli che abbandonano il mondano in questo modo sono veramente chiamati “rinunciatari”. O giovani, ora rinunciate al mondo alla luce di questo chiaro insegnamento! L’apparizione di un Buddha è estremamente rara. La vita umana dotata di opportunità favorevoli per il Dharma è molto difficile da ottenere. Essere un ‘essere umano’ è assai prezioso.’

“I giovani si lamentarono: ‘Ma, signore, noi tempo fa abbiamo sentito il Tathagata dichiarare che non si dovrebbe rinunciare al mondo senza il permesso dei propri genitori.’

“Vimalakirti rispose: ‘O giovani, voi dovreste coltivare voi stessi con forte intensità al fine di concepire lo spirito dell’insuperabile e perfetta illuminazione. Che sarà in se stessa la vostra rinuncia e la vostra più alta ordinazione!’

“Quindi, trentadue di quei giovani di Licchavi concepirono lo spirito insuperabile e perfetto dell’Illuminazione. Perciò, Signore, io sono riluttante di andare da quel buon uomo a chiedere notizie sulla sua malattia.”

Il Buddha disse allora al venerabile Ananda, “Ananda, vai dal Licchavi Vimalakirti a chiedere sulla sua malattia.”

Ananda rispose, “Signore, anch’io sono davvero riluttante di andare da quel buon uomo a chiedere sulla sua malattia. Perché? Signore, io ricordo un giorno quando il corpo del Beato manifestò un po’ di indisposizione, e Lui fece una richiesta del latte; Io presi la ciotola ed andai alla porta della dimora di una grande famiglia bramana. Il Licchavi Vimalakirti venne là, e, avendomi salutato, disse, ‘Reverendo Ananda, cosa stai facendo così di mattina presto sulla soglia di questa casa con la tua ciotola in mano?’

“Io gli risposi: ‘Il corpo del Signore manifesta un po’ di indisposizione, e Lui ha bisogno di un po’ di latte. Perciò, io sono venuto a recuperarne un pò’.

“Vimalakirti allora mi disse, ‘Reverendo Ananda, non dire questa cosa! Reverendo Ananda, il corpo del Tathagata è duro come un diamante, avendo eliminato tutte le tracce istintuali del male ed essendo dotato di ogni bontà. In che modo malattia o disagio potrebbero colpire un tale corpo?

“‘Reverendo Ananda, vai in silenzio, e non deprezzare il Signore. Non dire tali cose ad altri. Non sarebbe bene sentire tali parole per i potenti dèi o per i bodhisattva che vengono dai vari campi di buddha.

“‘Reverendo Ananda, un monarca universale che è dotato anche solamente di una piccola radice di virtù è libero da malattie. Allora come potrebbe il Signore, che ha una radice infinita di virtù, avere una qualche malattia? È impossibile.

“‘Reverendo Ananda, non gettare la vergogna su di noi, ma va in silenzio, affinché i settari eterodossi non debbano sentire le tue parole. Essi potrebbero dire, “Che vergogna! L’insegnante di queste persone non può guarire neanche il suo proprio malanno. Come può allora guarire i malanni degli altri?” Reverendo Ananda, vai dunque discretamente così che nessuno ti veda.

“‘Reverendo Ananda, i Tathagata hanno il corpo del Dharma – non un corpo che è sostenuto da cibo materiale. I Tathagata hanno un corpo trascendentale che ha trasceso tutte le qualità mondane.

Non può esservi danno al corpo di un Tathagata, poiché egli si è sbarazzato di tutte le contaminazioni mondane. Il corpo di un Tathagata è non-composto e libero da ogni attività formativa. Reverendo Ananda, credere che ci possa essere una qualche malattia in tale corpo è irrazionale ed indecente!’

“Quando ebbi sentito queste parole, io mi chiesi se mai prima avessi malinteso ed incompreso il Buddha, ed ebbi moltissima vergogna. Poi mandai una voce al cielo: ‘Ananda! Questo laico parla veramente giusto. Ciononostante, siccome il Buddha è apparso durante il tempo delle cinque corruzioni, egli disciplina gli esseri viventi agendo in modo insignificante ed umile. Perciò, Ananda, non avere vergogna, e vai a cercare il latte!’

“Signore, tale è stata la mia conversazione col Licchavi Vimalakirti, e perciò sono riluttante di andare da quel buon uomo a chiedere sulla sua malattia.”

Allo stesso modo, tutto il resto dei cinquecento discepoli era riluttante di andare dal Licchavi Vimalakirti, ed ognuno disse al Buddha la sua propria avventura, narrando tutte le sue conversazioni col Licchavi Vimalakirti.

4. La Riluttanza dei Bodhisattva

Allora il Buddha disse al bodhisattva Maitreya, “Maitreya, orsù, vai tu dal Licchavi Vimalakirti a chiedere sulla sua malattia.”

Maitreya rispose, “Signore, anch’io sono davvero riluttante di andare da quel buon uomo a chiedere sulla sua malattia. Perché? Signore, ricordo che un giorno stavo prendendo parte ad una conversazione con gli dèi del paradiso di Tusita, il dio Samtusita ed il suo seguito, sul livello di non-regressione dei grandi bodhisattva. A quel punto, il Licchavi Vimalakirti venne là, e mi disse quanto segue:

“‘Maitreya, il Buddha ha profetizzato che non più che una sola nascita vi è tra Te e l’insuperabile e perfetta illuminazione. A quale tipo di nascita questa profezia si riferisce, Maitreya? Al passato? In futuro? O è questa presente? Se è una nascita passata, è già finita. Se è una nascita futura, non arriverà mai. Se è una nascita presente, non permane. Perciò il Buddha ha dichiarato, “Bhikshu, in un singolo momento, voi siete nati, invecchiate, morite, trasmigrate, e sarete rinati”.

“‘Allora, la profezia riguarderebbe la non-nascita? Ma la non-nascita si applica allo stadio di destino per l’ultimo (assoluto), in cui né profezia né conseguimento di illuminazione perfetta, mai vi è.

“‘Perciò, Maitreya, la tua realtà è da nascita? O è dalla cessazione? La tua realtà, come profetizzata, non è nata e non cessa, né nascerà e né cesserà. Inoltre, la tua realtà è proprio la stessa realtà di tutti gli esseri viventi, la realtà di tutte le cose, e la realtà di tutti i santi. Se la tua illuminazione può essere profetizzata in tale modo, così potrà esserla quella di tutti gli esseri viventi. Perché? Perché la realtà non consiste di dualità o diversità. Maitreya, allorché tu otterrai la Buddhità,  che è la perfezione dell’Illuminazione, allo stesso tempo anche tutti gli altri esseri viventi otterranno la liberazione ultima. Perché? Perché i Tathagata non entrano nell’ultima liberazione finché tutti gli esseri viventi non siano entrati a loro volta nell’ultima liberazione. Poiché tutti gli esseri viventi sono liberati improvvisamente, i Tathagata li vedono come aventi la natura dell’ultima liberazione.

“‘Perciò, Maitreya, non scherzare e non ingannare queste divinità! Nessuno dimora in, o regredisce da, l’Illuminazione. Maitreya, dovresti introdurre queste divinità al ripudio di tutte le costruzioni discriminative riguardo all’illuminazione.

“‘L’illuminazione è perfettamente realizzata, non dal corpo né dalla mente. Essa è lo sradicamento di tutti i marchi e i segni. L’illuminazione è libera da presunzioni riguardo a tutti gli oggetti. L’Illuminazione è libera dalla funzione di tutti i pensieri intenzionali. L’Illuminazione è l’annientamento di tutte le convinzioni ed opinioni. L’Illuminazione è libera da tutte le costruzioni discriminative. Essa è libera da ogni ondeggiamento, riflessione e agitazione. L’Illuminazione non è coinvolta in nessun impegno. L’Illuminazione è l’arrivo al distacco, tramite la libertà da tutti gli abituali atteggiamenti. La terra dell’illuminazione è l’ultimo reame. L’Illuminazione è la vera realizzazione della realtà. L’Illuminazione dimora ai limiti della realtà.

L’Illuminazione è senza dualità, poiché in essa non ci sono menti e neppure cose. L’Illuminazione è equanimità, poiché essa è uguale allo spazio infinito.

“‘L’Illuminazione è non-costruita, perché non è né nata né è distrutta, non dimora né subisce trasformazione alcuna. L’Illuminazione è la completa conoscenza dei pensieri, degli atti, e delle inclinazioni di tutti gli esseri viventi. L’Illuminazione non è una porta per i sei organi di senso. L’Illuminazione è pura, poiché è libera dalle passioni dell’istintuale e guidata successione di vite. L’Illuminazione non sta in un qualche luogo, né in nessun luogo, non avendo nessuna ubicazione o dimensione. L’Illuminazione, non essendo contenuta in nessuna cosa, non sta nella realtà. L’Illuminazione è soltanto un nome e perfino quel nome non ha moto. Essa, libera da astensione e intraprendenza, è priva di energia. Nell’illuminazione non c’è la minima agitazione, poiché è completamente pura per natura. L’Illuminazione è radianza, pura in essenza. L’Illuminazione è senza soggettività e completamente senza oggetto. L’Illuminazione che penetra l’uguaglianza di tutte le cose è indifferenziata. L’Illuminazione che non è mostrata come un qualche esempio è incomparabile. L’Illuminazione è sottile, poiché è estremamente difficile da comprendere. L’Illuminazione è onni-pervasiva, poiché ha la natura dello spazio infinito. L’Illuminazione non può essere realizzata né fisicamente né mentalmente.   Perché? Il corpo è come l’erba, gli alberi, i muri, le strade e le allucinazioni. E la mente è immateriale, invisibile, senza base, ed inconscia’.

“Signore, quando Vimalakirti ebbe così parlato, duecento divinità in quella riunione raggiunsero la sopportazione del non-nato. Quanto a me, Signore, io ammutolii. Perciò, io sono riluttante di andare da quel buon uomo a chiedere sulla sua malattia”.

Il Buddha disse allora al giovane Licchavi Prabhavyuha, “Prabhavyuha, vai dal Licchavi Vimalakirti a chiedere sulla sua malattia.”

Prabhavyuha rispose, “Signore, anch’io sono davvero riluttante di andare da quel buon uomo a chiedere sulla sua malattia. Perché? Signore, io ricordo un giorno, quando stavo andando fuori della grande città di Vaisali, io incontrai il Licchavi Vimalakirti che vi entrava. Egli mi salutò, ed io l’indirizzai così: ‘Da dove viene o Signore?’. Lui rispose, ‘Io vengo dal luogo dell’illuminazione’. Io allora chiesi, ‘Cosa vuole dire con “luogo dell’illuminazione”?’. Lui allora mi disse le seguenti parole, ‘Nobile figlio, il luogo dell’illuminazione è il luogo del pensiero positivo perché è senza artificiosità. È il luogo dello sforzo, perché rilascia attività energiche. È il luogo dell’alta risoluzione, perché la sua visione è superiore. È il luogo del grande spirito dell’illuminazione, perché non trascura niente.

“‘È il luogo della generosità, perché non ha nessuna aspettazione di ricompensa. È il luogo della moralità, perché adempie a tutti gli impegni. È il luogo della tolle-ranza, perché è libero dalla rabbia verso qualunque essere vivente. È il luogo dello sforzo, perché non torna indietro. È il luogo della meditazione, perché genera una mente appropriata. È il luogo della saggezza, perché vede tutto direttamente.

“‘È il luogo dell’amore, perché è uguale in tutti gli esseri viventi. È il luogo della compassione, perché tollera tutti le offese. È il luogo della gioia, perché è dedicato gioiosamente alla beatitudine del Dharma. È il luogo dell’equanimità, perché rifiuta e abbandona attaccamento e avversione. È il luogo della percezione paranormale, perché ha le sei supercoscienze. È il luogo della liberazione, perché non accetta intellettualismi. È il luogo della tecnica liberativa, perché sviluppa gli esseri viventi. È il luogo dei mezzi di unificazione, perché vi porta insieme gli esseri viventi. È il luogo dell’istruzione, perché dà la pratica dell’essenza. È il luogo della risolutiva determinazione, a causa della sua precisa discriminazione. È il luogo dell’aiuto alla illuminazione, perché elimina la dualità dei composti e non-composti. È il luogo della verità, perché non inganna nessuno.

“‘È il luogo dell’originazione interdipendente, perché comincia con l’eliminazione dell’ignoranza e arriva fino all’esaurimento della vecchiaia e morte. È il luogo dello sradicamento di tutte le passioni, perché è perfettamente illuminato sulla natura della realtà. È il luogo di tutti gli esseri viventi, perché tutti gli esseri viventi sono senza un’intrinseca identità. È il luogo di tutte le cose, perché è perfettamente illuminato riguardo alla vacuità di tutte le cose.

“‘È il luogo della conquista di tutti i dèmoni, perché non arretra mai. È il luogo del triplice mondo, perché è libero dal coinvolgimento. È il luogo dell’eroismo che si manifesta con il ruggito del leone, perché è libero da paura e tremore. È il luogo della forza, del coraggio, e di tutte le speciali qualità del Buddha, perché in tutti i suoi aspetti è irreprensibile. È il luogo delle tre conoscenze, perché in esso non vi rimane nessuna passione. È il luogo della comprensione istantanea e totale di tutte le cose, perché vi si realizza pienamente la prajnas dell’onniscienza.

“‘Nobile figlio, quando i bodhisattva sono così dotati con le trascendenze, le radici della virtù, l’abilità di sviluppare gli esseri viventi e incorporando il santo Dharma, sia che essi si alzino in piedi o stiano seduti, tutti provengono dal luogo della illuminazione. Essi provengono dalle qualità del Buddha, e restano nelle qualità del Buddha’.

“Signore, quando Vimalakirti ebbe spiegato questo insegnamento, cinquecento dèi ed uomini concepirono lo spirito dell’illuminazione, ed io rimasi ammutolito. Perciò, Signore, io sono riluttante di andare da quel buon uomo a chiedere notizie sulla sua malattia”.

Il Buddha disse allora al bodhisattva Jagatimdhara, “Jagatimdhara, andrai tu dal Licchavi Vimalakirti a chiedere sulla sua malattia.”

Jagatimdhara rispose, “Mio Signore, anch’io sono davvero riluttante di andare da quel buon uomo a chiedere sulla sua malattia. Perché? Signore, io ricordo che un giorno, quando ero a casa, Mara il maligno, travestito come Indra e circondato da dodicimila paradisiache fanciulle, si avvicinò cantando e con suoni di musica. Dopo avermi salutato toccando i miei piedi con la sua testa, egli si mise col suo seguito al mio fianco. Io, allora, pensando che lui fosse Shakra, il re degli dèi, gli dissi, ‘Benvenuto, O Kausika! Tu dovresti rimanere consapevolmente consapevole nel mezzo dei piaceri del desiderio. Tu dovresti pensare spesso alla impermanenza e sforzarti di utilizzare l’essenziale, nel corpo, nella vita, e nella ricchezza’.

“Mara allora mi disse, ‘Buon signore, accetta da me queste dodicimila fanciulle divine e falle essere le tue servitrici’.

“Io risposi, ‘O Kausika, non offrirmi cose che non sono adatte, poiché io sono un religioso ed un figlio del Sakya. Non è corretto per me avere queste fanciulle.’

“Avevo appena detto queste parole, che il Licchavi Vimalakirti venne là e mi disse, ‘Nobile figlio, non pensare che questi sia Indra! Questo non è Indra, ma il maligno Mara che è venuto a metterti in ridicolo.’

“Poi, il Licchavi Vimalakirti disse a Mara, ‘Perfido Mara, poiché queste fanciulle paradisiache non sono appropriate per questo devoto religioso, figlio del Sakya, dammele a me’.

“Allora Mara fu terrorizzato ed angosciato, pensando che il Licchavi Vimalakirti era venuto a metterlo in mostra. Lui cercò di rendersi invisibile come poteva, ma, pur tentandolo con tutti i suoi poteri magici, non riuscì a svanire dalla vista. Allora una voce echeggiò nel cielo, dicendo, ‘O Maligno, dai queste fanciulle paradisiache al buon uomo Vimalakirti, e solo dopo potrai ritornare alla tua propria dimora’.

“Allora Mara fu ancor più spaventato e, contro la sua stessa volontà, diede le fanciulle paradisiache.

“Il Licchavi Vimalakirti, avendo ricevuto le dèe, disse loro, ‘Ora che siete state date a me da Mara, voi tutte dovreste concepire lo spirito dell’insuperabile e perfetta illuminazione’. Poi egli le esortò con un appropriato discorso per il loro sviluppo verso l’illuminazione, e presto esse concepirono lo spirito di illuminazione. Lui poi disse ad esse, ‘Voi avete appena concepito lo spirito di illuminazione. Da ora in poi, dovreste dedicare voi stesse per trovare la gioia nei piaceri del Dharma, e non dovreste più prendere piacere nei desideri’.

“Esse allora chiesero a lui, ‘Qual è la “gioia nei piaceri del Dharma”?’

“Lui dichiarò, ‘è la gioia della fede infrangibile nel Buddha, il desiderio di sentire il Dharma, di servire il Sangha ed onorare i benefattori spirituali, senza orgoglio. È la gioia di rinunciare al mondo intero, di non essere fissati sugli oggetti, di saper considerare i cinque aggregati come assassini, di considerare gli elementi come serpenti velenosi, e di considerare gli organi di senso come una città deserta. È la gioia di proteggere sempre lo spirito di illuminazione, di aiutare gli esseri viventi, di condividere tramite la generosità, di non perdere la propria moralità, di sapersi controllare e avere tolleranza e pazienza, di coltivare pienamente la virtù con lo sforzo, del totale assorbimento in meditazione, e in saggezza, dell’assenza delle passioni. È la gioia di estendere agli altri l’illuminazione, di vincere il Male, di distruggere le passioni e di purificare il campo-di-buddha. È la gioia di accumulare tutte le virtù per coltivare i segni e i marchi auspiciosi. È la gioia della liberazione della non-intimidazione quando si ascolta il profondo insegnamento. È la gioia dell’esplorazione delle tre porte della liberazione, e della realizzazione della liberazione. È la gioia di essere un ornamento del luogo dell’illuminazione, e di non raggiungere la liberazione al momento sbagliato. È la gioia di servire quelli con uguale fortuna, di non odiare o risentirsi con quelli di fortuna superiore, di servire i benefattori spirituali, e di evitare amici peccaminosi. È la gioia della contentezza superiore della fede e della devozione al Dharma. È la gioia di acquisire tecniche liberative e della consapevole coltivazione degli aiuti all’illuminazione. Così, il bodhisattva ammira e trova la gioia nelle delizie del Dharma.’

“Quindi, Mara disse alle dèe, ‘Orsù, andiamo e ritorniamo a casa!’

“Ma esse dissero, ‘Tu ci hai dato a questo Signore. Ora noi vorremmo godere le delizie del Dharma e non godere più i piaceri dei desideri.’

“Allora Mara disse al Licchavi Vimalakirti, ‘Se è così vero che il bodhisattva, l’eroe spirituale, non ha attaccamento mentale, e dà via tutti i suoi possessi, allora tu signore, dovresti per favore ridarmi queste dee.’

“Vimalakirti rispose, ‘Te le restituisco, Mara. Vai a casa col tuo seguito. Possa tu adempiere alle aspirazioni religiose di tutti gli esseri viventi!’

“Allora le dèe, salutando Vimalakirti, gli dissero, ‘Signore, come dovremmo vivere nella dimora del Mara?’

“Vimalakirti rispose, ‘Sorelle, c’è una porta del Dharma chiamata “L’Inesauribile Lampada”. Praticatela! Cosa è? Sorelle, una sola lampada può accendere centinaia di migliaia di lampade senza che ne venga diminuita. Similmente, sorelle, un solo bodhisattva può stabilire nell’illuminazione molte centinaia di migliaia di esseri viventi senza che la sua consapevolezza ne venga diminuita. Infatti, non solo non la fa diminuire, ma anzi cresce più forte. Similmente, più si insegna e si dimostra qualità virtuose agli altri, più si cresce riguardo a queste qualità virtuose. Questa è la porta del Dharma chiamata “La Lampada Inesauribile”. Quando state vivendo nel reame di Mara, ispirate innumerevoli dèi e dèe con lo spirito di illuminazione. In tal modo, voi ripagherete la gentilezza del Tathagata, e diverrete i benefattori di tutti gli esseri viventi.’

“Dopodiché, quelle dèe si prostarono ai piedi del Licchavi Vimalakirti e partirono in compagnia di Mara. Così, Signore, io vidi la supremazia del potere magico, della saggezza, e dell’eloquenza del Licchavi Vimalakirti, e perciò io sono riluttante di andare da quel buon uomo a chiedere sulla sua malattia.”

Il Buddha disse allora a Sudatta, il figlio del commerciante, “Nobile figlio, vai dal Licchavi Vimalakirti a chiedere sulla sua malattia.”

Sudatta rispose, “Signore, anch’io sono davvero riluttante di andare da quel buon uomo a chiedere sulla sua malattia. Perché? Signore, io ricordo un giorno, nella casa di mio padre, quando per celebrare un grande sacrificio io stavo dando doni  ai devoti religiosi, ai Brahmani, ai poveri, ai disgraziati, agli sfortunati, mendicanti, ed a tutti i bisognosl. Nel finale settimo giorno di questo grande sacrificio, venne là il Licchavi Vimalakirti, e disse, ‘O Figlio di Commerciante, tu non dovresti celebrare così un sacrificio. Dovresti celebrare un sacrificio di Dharma. A che serve il sacrificio di cose materiali?’

“Allora io gli chiesi, ‘Come si fà un sacrificio Dharma?’

“Lui rispose, ‘Un sacrificio di Dharma è ciò che sviluppa gli esseri viventi senza cominciare o finire, facendo doni a tutti loro simultaneamente. Cosa significa? Esso consiste del grande amore che è completato nell’illuminazione; della grande compassione che si completa nella concentrazione del santo Dharma con la totale liberazione di tutti gli esseri viventi; della grande gioia che è completata nella consapevolezza della suprema felicità di tutti gli esseri viventi; e della grande equanimità che è completata nella concentrazione attraverso la conoscenza.

“‘Il sacrificio del Dharma consiste ancora della trascendenza della generosità che è completata nella pace e autodisciplina; della trascendenza della moralità che è completata nello sviluppo morale degli esseri immorali; della trascendenza della tolleranza, completata tramite il principio dell’assenza di ego; della trascendenza dello sforzo, completato in iniziative verso l’illuminazione; della trascendenza della meditazione, completata nella solitudine di corpo e mente; e della trascendenza della saggezza, completata nella prajna onnisciente.

“‘Il sacrificio del Dharma consiste inoltre della meditazione sulla vacuità, che è in efficacia completata nello sviluppo di tutti gli esseri viventi; della meditazione senza oggetto, completata nella purificazione di tutte le cose composte; e della meditazione di assenza di desideri, completata nell’assumere volontariamente rinascita per il bene degli esseri.

“‘Ancora, il sacrificio del Dharma consiste di forza eroica, completata nel sostenere il santo Dharma; del potere della vita, completato nei mezzi di unificazione; di assenza dell’orgoglio, completata nel divenire servo e discepolo di tutti gli esseri viventi; dell’ottenimento di corpo, salute, e ricchezza, completato dall’estrazione di essenza dal senza-essenza; di rammemorazione, completata dai sei ricordi; di pensiero positivo, completato attraverso il vero gioioso Dharma; della purezza nel sostentarsi, completata da una corretta pratica spirituale; del rispetto dei santi, completato dal fedele e gioioso servizio; della sobrietà di mente, completato da assenza di antipatia verso le persone ordinarie; di alta risoluzione, completata da una vera rinuncia; dell’abilità nell’erudizione, completata da pratica religiosa; di ritiro in eremi solitari, completato da comprensione delle cose libere da passioni; di meditazione introspettiva, completata da conseguimento della ‘Buddha-prajna’; della pratica yoga, completata dallo yoga di liberare tutti gli esseri viventi dalle loro passioni.

“‘In più, il sacrificio del Dharma consiste dell’accumulazione di merito, che è completato dai segni e marchi di lieto auspicio, gli ornamenti dei campi-di-buddha ed ogni altro modo di sviluppare gli esseri viventi; di accumulazione di conoscenza che è completata nell’abilità di insegnare il Dharma secondo i modi di pensare ed agire di tutti gli esseri viventi; dell’accumulazione di saggezza che è completata nell’uniforme conoscenza libera da accettazione e rifiuto riguardo a tutte le cose; di accumulazione di tutte le radici della virtù, completate nell’abbandono di tutte le passioni, gli oscuramenti, e le cose non-virtuose; e del conseguimento di tutti gli aiuti all’illuminazione, completato nella realizzazione della prajna di onniscienza, come pure nel completamento di ogni virtù.

“‘Questo, o nobile figlio, è il sacrificio del Dharma. Il bodhisattva che vive di questi sacrifici-del-Dharma è il migliore dei sacer-dotati, e, tramite il suo estremo senso del sacrificio, è esso stesso degno di offerte da tutte le persone, inclusi gli dèi.’

“Signore, appena questo Laico ebbe pronunciato queste parole, più di duecento Brahmani, fra la folla dei Brahmani presenti, concepì lo spirito dell’illuminazione insuperabile e perfetta. Ed io, pieno di stupore, avendo salutato questo buon uomo, toccando i suoi piedi con la mia testa, presi dal mio collo una collana di perle del valore di centomila pezzi d’ oro e gliela porsi. Ma lui non l’accettò. Io allora gli dissi, ‘Per favore, buon uomo, accetti questa collana di perle, con la sua compassione per me, e la dia a chiunque Lei desidera.’

“Allora, Vimalakirti prese le perle e le divise in due metà. Ne diede una metà al più povero della città, che era stato snobbato da quelli presenti al sacrificio. L’altra metà lui la offrì al Tathagata Dusprasaha. E così facendo, egli compì un miracolo tale che ogni presente potè vedere l’universo chiamato Marici ed il Tathagata Dusprasaha. Sulla testa del Tathagata Dusprasaha, la collana di perle prese la forma di un baldacchino, decorato con file di perle, posando su quattro basi, con quattro colonne simmetriche, ben costruito, e bello da vedere. Avendo mostrato tale miracolo, Vimalakirti disse, ‘Il ricevente che regala il dono al più povero della città, considerandolo degno di offerta come il Tathagata stesso, colui che offre senza alcuna discriminazione, imparzialmente e senza aspettativa di ricompensa, e con grande amore – costui, dico io, adempie totalmente al sacrificio del Dharma.’

“Allora, i poveri della città, avendo sentito quell’insegnamento ed avendo visto quel miracolo, concepirono lo spirito dell’insuperabile e perfetta illuminazione. Perciò, Signore, io sono riluttante di andare da quel buon uomo a chiedere sulla sua malattia.”

Allo stesso modo, tutti i bodhisattva, i grandi eroi spirituali, raccontarono le storie delle loro conversazioni con Vimalakirti e dichiararono la loro riluttanza di andare da lui.

5. Il Conforto dell’Infermo

Allora, il Buddha disse al principe incoronato, Manjusri, “Manjusri, vai tu dal Licchavi Vimalakirti a chiedere sulla sua malattia.”

Manjusri rispose, “Signore, è difficile avere rapporti con il Licchavi Vimalakirti. Lui è dotato di una meravigliosa eloquenza riguardo alla legge del profondo. Egli è estremamente abile nelle piene espressioni e nella riconciliazione delle dicotomie. La sua eloquenza è inesorabile, e nessuno può resistere al suo imperturbabile intelletto. Egli compie tutte le attività del bodhisattva. Riesce a penetrare tutti i misteri segreti dei bodhisattva e del Buddha. E’ specializzato nell’addomesticare tutte le schiere dei dèmoni. Egli gioca con la supercoscienza. Ed è specialista in saggezza e nella tecnica liberativa. Egli ha anche raggiunto la suprema eccellenza dell’indivisibile, la sfera nonduale del reame ultimo. E’ specializzato nell’insegnare il Dharma con le sue infinite modalità all’interno dell’uniforme ultimo. Inoltre, è specializzato nell’accordare strumenti di conseguimento in accordo con le facoltà spirituali di tutti gli esseri viventi. Egli ha totalmente integrato la sua realizzazione con l’abilità nella tecnica liberativa. Egli ha raggiunto la determinazione riguardo a tutte le questioni. Quindi, anche se lui non può essere sostenuto da alcuna delle mie deboli difese, però, sostenuto dalla grazia del Buddha, io andrò da lui e converserò con lui, come meglio posso.”

In quell’assemblea, i bodhisattva, i grandi discepoli, i Sakra, i Brahma, i Lokapala, e tutti gli dèi e dèe, avevano tutti questo pensiero: “Certamente la conversazione tra il giovane principe Manjusri e quel buon uomo darà luogo ad un insegnamento profondo del Dharma”. Così, ottomila bodhisattva, cinquecento discepoli, un gran numero di Shakra, Brahma, Lokapala, e centinaia di migliaia di dèi e dèe, tutti seguirono Manjusri per ascoltare il Dharma del principe della corona. Ed il principe della corona, Manjusri, circondato e seguito da questi bodhisattva, discepoli, Shakra, Brahma, Lokapala, dèi, e dèe, entrò nella grande città di Vaisali.

Nel frattempo, il Licchavi Vimalakirti pensò tra sé, “Manjusri, il principe incoronato, sta venendo qui con numerosi compagni. Ora, questa casa sia trasformata nel vuoto!”. Allora, la sua casa divenne magicamente vuota. Perfino il guardiano scomparve. E, a parte il letto da infermo sul quale giaceva lo stesso Vimalakirti, nessun letto o divano o sedia non si poteva vedere in alcun posto.

Dopodiché, il Licchavi Vimalakirti vide il principe Manjusri, e così lo apostrofò: “Manjusri! Benvenuto, Manjusri! Tu sei il benvenuto! Sei qui, senza preavviso. Io ti ho visto, senza alcuna vista. Io ti ho sentito, senza alcun udito.”

Manjusri dichiarò, “O Signore, è come tu dici. Chi viene, alla fine non viene. Chi va, alla fine non va. Perché? Chi viene non sà di venire. Chi va non sà di andare. E chi appare, infine, non è visto. E tu, come stai, buon signore? E’ tollerabile la tua condizione? È vivibile? I tuoi elementi fisici non sono disturbati? La tua malattia sta diminuendo? Non sta peggiorando? Il Buddha chiede di te – se hai qualche guaio, qualche disagio, una malattia, se la tua sofferenza è forte o leggera, se ti stai curando, se sei in forze, senza sensi di colpa e se stai vivendo in contatto con la felicità suprema…

“O Vimalakirti, da dove venne questa tua malattia? Quanto tempo continuerà? Riesci a stare in piedi? Come puoi essere alleviato?”

Vimalakirti rispose, “Manjusri, la mia malattia viene dall’ignoranza e dalla sete per l’esistenza e durerà finché dureranno le malattie di tutti gli esseri viventi. Se tutti gli esseri viventi fossero liberi da malattia, neanche io sarei ammalato. Perché? Per il bodhisattva, Manjusri, il mondo consiste solamente di esseri viventi, e la malattia è inerente al vivere nel mondo. Se tutti gli esseri viventi fossero liberi da malattie, anche i bodhisattva sarebbero liberi da malattia. Per esempio, Manjusri, quando l’unico figlio di un commerciante è ammalato, entrambi i suoi genitori diventano ammalati a causa della malattia del loro figlio. Ed i genitori soffriranno solo finché il figlio non si recupererà dalla sua malattia. Proprio così, Manjusri, il bodhisattva ama tutti gli esseri viventi, come se ognuno fosse il suo unico figlio. Egli si ammala quando loro sono ammalati e guarisce quando loro sono guariti. Tu  chiedi a me, Manjusri, da dove viene la mia malattia; i malanni dei bodhisattva sorgono dalla grande compassione.”

Manjusri: “Padrone di casa, perché la tua casa è vuota? Perché non c’è alcun servitore? ”

Vimalakirti: “Manjusri, tutti i campi-di-buddha sono anche vuoti”.

Manjusri: “Cosa li fa essere vuoti?”

Vimalakirti: “Essi sono vuoti a causa della vacuità”.

Manjusri: “Cos’ è la “vacuità” del vuoto?”

Vimalakirti: “Tutte le costruzioni sono vuote, a causa della vacuità”.

Manjusri: “La Vacuità può essere costruita concettualmente?”

Vimalakirti: “Perfino quel concetto è vuoto esso-stesso, e la vacuità non può costruire la vacuità”.

Manjusri: “Padrone di casa, dove dovrebbe essere cercata la vacuità? ”

Vimalakirti: “O Manjusri, la vacuità dovrebbe essere cercata fra le sessantadue convinzioni”.

Manjusri: “E dove dovrebbero essere cercate le sessantadue convinzioni?”

Vimalakirti: “Esse dovrebbero essere cercate nella liberazione del Tathagata”.

Manjusri: “E dove dovrebbe essere cercata la liberazione del Tathagata?”

Vimalakirti: “Dovrebbe essere cercata nella prima attività mentale di tutti gli esseri viventi. Manjusri, Tu chiedi a me perché io sono senza servitori, ma i miei servitori sono tutti i Mara e gli oppositori. Perché? I Mara difendono questa vita di nascita e morte, ed il bodhisattva non evita la vita. Gli oppositori eterodossi difendono le loro convinzioni, ed il bodhisattva non è agitato dalle convinzioni. Perciò, tutti i Mara e gli oppositori sono i miei servitori”.

Manjusri: “Padrone di casa, di che tipo è la tua malattia?”

Vimalakirti: “È immateriale ed invisibile”.

Manjusri: “È fisica o mentale? ”

Vimalakirti: “Non è fisica, poiché il corpo è in se stesso inconsistente. E non è mentale, poiché la natura della mente è come l’illusione”.

Manjusri: “Padrone di casa, quale dei quattro principali elementi è disturbato – terra, acqua, fuoco, o aria?”

Vimalakirti: “Manjusri, io sono ammalato soltanto perché gli elementi degli esseri viventi sono disturbati dalle malattie”.

Manjusri: “Padrone di casa, come un bodhisattva dovrebbe confortare un altro bodhisattva che è ammalato?”

Vimalakirti: “Lui dovrebbe dirgli che il corpo è impermanente, ma non esortarlo alla rinuncia o al disgusto. Dovrebbe dirgli che il corpo è miserabile, ma non incoraggiarlo a trovare conforto nella liberazione; che il corpo è privo di un sé, ma che gli esseri viventi dovrebbero emanciparsi; che il corpo è pacificato, ma non di cercare la calma finale. Egli dovrebbe esortarlo a confessare le sue cattive azioni, ma non a scopo di assoluzione. Dovrebbe incoraggiare la sua empatia verso tutti gli esseri viventi proprio per la sua stessa malattia, il suo ricordo della sofferenza sperimentato da tempi senza inizio, e la sua coscienza di operare per il benessere di tutti gli esseri viventi. Dovrebbe incoraggiarlo di non essere angosciato, ma di manifestare le radici della virtù, mantenere la primitiva purezza e la mancanza di brama, e quindi sforzarsi sempre di divenire il re dei guaritori che possono guarire ogni malattia. Così un bodhisattva dovrebbe confortare un bodhisattva ammalato, e, in tal modo, farlo felice”.

Manjusri chiese, “Nobile signore, come dovrebbe controllare la sua propria mente un bodhisattva ammalato?”

Vimalakirti rispose, “Manjusri, un bodhisattva ammalato dovrebbe controllare la sua mente con la seguente considerazione: La malattia sorge dal coinvolgimento totale nel processo di incomprensione che dura da tempi senza inizio. Essa sorge dalle passioni che sono il risultato di costruzioni mentali irreali, e quindi alla fine non si percepisce nulla che possa esser detto che sia una malattia. Perché? Il corpo è il prodotto dei quattro principali elementi, ed in questi elementi non c’è nessun proprietario e nessun agente. Non c’è nessuno ‘sé’ in questo corpo, ed a parte l’insistenza arbitraria sul ‘sé’, alla fine non si può dire che vi sia alcun “io” che sia ammalato, o che possa esser appreso. Perciò, pensando “io”, non dovrei aderire a nessun ‘sé’, ed “io” dovrei rimanere nella conoscenza della radice della malattia, si dovrebbe abbandonare la concezione di sé come personalità, e invece produrre la concezione di ‘sé’ come una cosa, pensando, ‘Questo corpo è solo un aggregazione di altre cose; quando è nato, sono nate solo le cose; quando cessa, cessano soltanto le cose; queste cose non hanno consapevolezza o sensazione una dell’altra; quando esse sono nate, esse non pensavano, “Io sono nato”. Quando cesseranno, esse non penseranno, “Ecco, ora io cesso”. ‘

“Inoltre, egli dovrebbe capire completamente la concezione di sé come una cosa, coltivando la seguente considerazione: ‘Proprio come nel caso della concezione di “sé”, così anche la concezione di “cosa” è un malinteso, e anche questo malinteso è una malattia grave; Io dovrei liberarmi da questa malattia e dovrei sforzarmi di abbandonarla’.

“E come si elimina questa malattia? Si elimina con l’eliminazione dell’egoismo e della possessività. E com’è l’eliminazione dell’egoismo e della possessività? È la libertà dalla dualità. E qual’ è la libertà dalla dualità? È l’assenza di coinvolgimento con le cose esterne e interne. E qual’è l’assenza di coinvolgimento con le cose esterne e interne? È il non-deviare, il non-fluttuare, e il non-distrarsi dalla pura equanimità. E cos’è l’equanimità? Essa è l’uguaglianza di tutte le cose, dal ‘sé’ alla liberazione. Perché? Perché sia il ‘sé’ che la liberazione sono ‘vuoti’. Come possono essere entrambi vuoti? Come designazioni verbali, loro sono entrambi vuoti, e non sono stabiliti nella realtà. Perciò, uno che vede tale uguaglianza, non fa differenza tra malattia e vacuità; la sua malattia è essa-stessa vacuità, e quella malattia come vacuità, è essa-stessa vuota.

“Il bodhisattva ammalato dovrebbe riconoscere che la sensazione è ultimamente non-sensazione, ma lui non dovrebbe realizzare la cessazione della sensazione. Anche se piacere e dolore sono abbandonati, quando le buddha-qualità sono pienamente realizzate, non c’è alcun sacrificio della grande compassione, per tutti gli esseri viventi che vivono nelle cattive migrazioni. Così, riconoscendo nel proprio soffrire le infinite sofferenze di questi esseri viventi, il bodhisattva correttamente contempla questi esseri viventi e risolve di guarire ogni loro male. Quanto a questi esseri viventi, non c’è niente che si debba applicare, e non c’è niente che si debba rimuovere; uno deve solamente insegnar loro il Dharma, per far loro realizzare la base dalla quale sorgono le malattie. E qual’è questa base? È la percezione degli oggetti. Pertanto il modo come sono percepiti gli oggetti apparenti, questa è la base della malattia. Quali cose sono percepite come oggetti? Sono percepiti come oggetti i tre reami di esistenza. Qual’è la completa comprensione fondamentale dell’oggetto apparente? È la sua non-percezione, la percezione di come nessun oggetto esista realmente in modo ultimo. E cos’è la non-percezione? E’ quando sia il soggetto interno che l’oggetto esterno non sono percepiti dualisticamente. Perciò, è chiamata non-percezione.

“Manjusri, proprio così un bodhisattva ammalato dovrebbe controllare la sua propria mente per superare malattia, vecchiaia, morte, e rinascita. Così, Manjusri, è la malattia del bodhisattva. Se egli prende la cosa altrimenti, tutti i suoi sforzi saranno vani. Per esempio, si è chiamati ‘eroi’ quando si vince i disagi di malattia, vecchiaia e morte.

“Il bodhisattva ammalato dovrebbe dirsi: ‘Proprio come la mia malattia è irreale e non-esistente, così le malattie di tutti gli esseri viventi sono irreali ed inesistenti’. Tramite tali considerazioni, egli risveglia la grande compassione verso tutti gli esseri viventi, senza cadere in una compassione sentimentale personale. La grande compassione, che si sforza di eliminare le passioni fortuite, non concepisce alcuna vita negli esseri viventi. Perché? Perché la ‘grande compassione’ che cade in visioni a scopo sentimentale esaurisce il bodhisattva nelle sue reincarnazioni. Ma la vera ‘grande compassione’, che è libera da coinvolgimenti con visioni a scopo sentimentale, non esaurisce il bodhisattva in tutte le sue reincarnazioni. Egli non si reincarna tramite il coinvolgimento con tali visioni, ma si reincarna con la sua mente libera dal coinvolgimento. Quindi, perfino la sua reincarnazione è come una liberazione. Essendosi reincarnato come se fosse liberato, egli ha il potere e l’abilità di insegnare il Dharma che libera gli esseri viventi dalla loro schiavitù. Come dichiara il Signore: ‘Non è possibile, per uno che è esso-stesso schiavo, liberare gli altri dalla loro schiavitù. Ma uno che si è liberato è capace di liberare gli altri dalla loro schiavitù’. Perciò, il bodhisattva dovrebbe partecipare alla liberazione e non dovrebbe partecipare alla schiavitù.

“Qual’è la schiavitù? E cos’è la liberazione? Appagarsi nella liberazione dal mondo senza impiegare la tecnica liberative è schiavitù per il bodhisattva. Prendere parte alla vita nel mondo col pieno impiego della tecnica liberativa è la liberazione per il bodhisattva. Sperimentare il gusto di contemplazione, meditazione e concentra-zione senza l’abilità nella tecnica liberativa è la schiavitù. Sperimentare il gusto di contemplazione e meditazione con l’abilità nella tecnica liberativa è la liberazione. La saggezza non integrata con la tecnica liberativa è schiavitù, ma la saggezza integrata con la tecnica liberativa è la liberazione. E, d’altra parte, la tecnica liberativa non integrata con la saggezza è schiavitù, ma la tecnica liberativa integrata con la saggezza è la liberazione.

“Perché la saggezza non integrata con la tecnica liberativa è una schiavitù? La saggezza non integrata con la tecnica liberativa consiste nella concentrazione su vacuità, assenza di segni e di desideri, eppure, essendo motivata da compassione di tipo sentimentale, non riesce a concentrarsi sulla coltivazione dei segni e marchi di lieto auspicio, sull’ornamento del campo-di-buddha e sul lavoro di sviluppo degli esseri viventi ed è la schiavitù.

“E come la saggezza integrata con la tecnica liberativa è una liberazione? La saggezza integrata con la tecnica liberative consiste nell’essere motivati dalla grande compassione, e quindi nella concentrazione sulla coltivazione dei segni e marchi di lieto auspicio, sull’ornamento del campo-di-buddha e l’opera di sviluppo degli esseri viventi, perciò tutto il tempo che ci si concentra sull’investigazione profonda di vacuità, assenza di segni e di desideri – è la liberazione.

“Qual’è la schiavitù della tecnica liberativa non integrata con la saggezza? La schiavitù della tecnica liberativa non integrata con la saggezza consiste in un bodhisattva che pianta le radici della virtù senza dedicarle nell’interesse della illuminazione, vivendo in preda alle convinzioni dogmatiche, passioni, rabbia, attaccamenti, risentimenti, ed i loro istinti del subconscio.

“E cos’è la liberazione della tecnica liberativa integrata con la saggezza? La liberazione della tecnica liberativa integrata con la saggezza consiste nella dedica del bodhisattva delle sue radici di virtù nell’interesse della illuminazione, senza assumere alcun orgoglio dentro di sé mentre rinuncia a tutte le sue convinzioni, passioni, rabbia, attaccamenti, risentimenti, ed i suoi istinti del subconscio.

“Manjusri, così il bodhisattva ammalato dovrebbe considerare le cose. La sua saggezza è la considerazione di corpo, mente, e malattia come impermanenti, miserevoli, vuoti, e privi di un sè. La sua tecnica liberativa consiste nel non esaurire se stesso tentando di evitare la malattia fisica, e nell’applicarsi per compiere il beneficio degli esseri viventi, senza interrompere il suo ciclo delle reincarnazioni. Inoltre, la sua saggezza sta nel capire che corpo, mente, e malattia non sono né nuovi né vecchi, simultaneamente e pure sequenzialmente. E la sua tecnica liberativa sta nel non cercare la cessazione di corpo, mente, o malattia.

“Questo, Manjusri, è il modo in cui un bodhisattva malato dovrebbe concentrare la sua mente; lui non dovrebbe vivere né sotto il controllo della sua mente, né nell’indulgenza della sua mente. Perché? Vivere appagando la mente è da sciocchi e vivere sotto il  controllo della mente è corretto solo per i discepoli. I bodhisattva perciò, dovrebbero né vivere sotto il controllo né nell’indulgenza della loro mente. Vivere esenti da entrambi i due estremi è il dominio del bodhisattva.

“Non il dominio dell’individuo ordinario e non il dominio del santo, tale è il dominio del bodhisattva. Il dominio del mondo eppure non il dominio delle passioni, tale è il dominio del bodhisattva. Dove uno comprende la liberazione, però non entra nella liberazione finale e completa, lì è il dominio del bodhisattva. Dove i quattro Mara si manifestano, però tutte le opere di Mara sono trascese, là è il dominio del bodhisattva. Dove uno cerca la prajna di onniscienza, però non raggiunge questa prajna nel tempo sbagliato, là è il dominio del bodhisattva. Dove uno conosce le Quattro Sante Verità, però non le realizza al momento sbagliato, lì è il dominio del bodhisattva. Un dominio di vera introspezione, dove uno non arresta la volontaria reincarnazione nel mondo, tale è il dominio del bodhisattva.

Un dominio ove uno realizza la non-nascita, e però non è destinato all’assoluto, tale è il dominio del bodhisattva. Dove uno vede la relatività senza intrattenere alcuna convinzione, lì è il dominio del bodhisattva. Dove uno si associa con tutti gli altri esseri, però si tiene alla larga da tutti gli istinti affligenti, là c’è il dominio del bodhisattva. Un dominio di solitudine, senza un luogo ove esaurire corpo e mente, tale è il dominio del bodhisattva. Il dominio del triplice mondo, e però indivisibile dal reame ultimo, tale è il dominio del bodhisattva. Il dominio della vacuità, ove però uno coltiva tutti i tipi di virtù, tale è il dominio del bodhisattva. Il dominio del senza-segni, dove però uno tiene bene in vista la liberazione di tutti gli esseri viventi, tale è il dominio del bodhisattva. Il dominio di senza-desideri, dove però uno manifesta volontariamente la vita in questo mondo, tale è il vero dominio del bodhisattva.

“Un dominio in cui essenzialmente non ci si dà da fare, e però dove tutte le radici della virtù sono intraprese senza interruzione, tale è il dominio del bodhisattva. Il dominio delle sei trascendenze, dove uno raggiunge la trascendenza dai pensieri e dalle azioni di tutti gli esseri viventi, tale è il dominio del bodhisattva. Il dominio delle sei supercoscienze, dove però non sono esaurite le contaminazioni, tale è il dominio del bodhisattva. Il dominio del vivere con il santo Dharma, perfino senza la percezione dei sentieri malvagi, tale è il dominio del bodhisattva. Il dominio dei quattro incommensurabili, dove uno non cerca la rinascita nel cielo di Brahma, tale è il dominio del bodhisattva. Il dominio delle sei rimembranze, non soggette ad alcun tipo di contaminazione, tale è il dominio del bodhisattva. Il dominio della contemplazione, meditazione, e concentrazione, dove non ci si reincarna nei reami del senza-forma, grazie a queste meditazioni e concentrazioni, tale è il dominio del bodhisattva. Il dominio dei quattro corretti sforzi, dove però non è appresa la dualità di bene e male, tale è il dominio del bodhisattva. Il dominio delle quattro basi dei poteri magici, dove esse sono disinvoltamente dominate, tale è il dominio del bodhisattva. Il dominio delle cinque facoltà spirituali, ove uno conosce il grado delle facoltà spirituali degli esseri viventi, tale è il dominio del bodhisattva. Il dominio del vivere coi cinque poteri, dove uno si diletta nei dieci poteri del Tathagata, tale è il dominio del bodhisattva. Il dominio della perfezione dei sette fattori di illuminazione, dove uno è abile nella conoscenza di eccellenti distinzioni intellettuali, tale è il dominio del bodhisattva. Il dominio del santo Nobile Ottuplice Sentiero, dove uno si diletta nel Sentiero illimitato del Buddha, tale è il dominio del bodhisattva. Il dominio della coltivazione dell’attitudine alla pace mentale ed all’analisi trascendente, dove uno non cade in un estremo nulla, tale è il dominio del bodhisattva. Il dominio della realizzazione della natura non-nata di tutte le cose, e però della perfezione del corpo, dei segni e marchi di lieto auspicio, e degli ornamenti del Buddha, tale è il dominio del bodhisattva. Il dominio di manifestare le attitudini dei discepoli e dei saggi solitari senza sacrificare le qualità del Buddha, tale è il dominio del bodhisattva. Il dominio del conformarsi totalmente a tutte le cose pure in natura, manifestando un comportamento adeguato alle inclinazioni di tutti gli esseri viventi, tale è il dominio del bodhisattva. Un dominio in cui uno comprende che tutti i campi-di-buddha sono indistruttibili e non-ricreabili, avendo la natura dello spazio infinito, e però in cui uno manifesta lo stabilirsi di qualità dei campi-di-buddha in tutta la loro varietà e magnificenza, tale è il dominio del bodhisattva. Il dominio dove uno gira la ruota del santo Dharma e manifesta la magnificenza della liberazione ultima, senza però mai abbandonare la carriera del bodhisattva, tale è il dominio del bodhisattva!”

Quando Vimalakirti ebbe finito questo discorso, ottomila degli dèi che erano in compagnia del principe Manjusri concepirono lo spirito dell’insuperabile e perfetta illuminazione.

6. L’ Inconcepibile Liberazione

Quindi, il venerabile Sariputra ebbe così pensato: Non c’è neanche una sola sedia in questa casa. Dove siederanno questi discepoli e bodhisattva?”

Il Licchavi Vimalakirti lesse il pensiero del venerabile Sariputra e disse, “Reverendo Sariputra, sei venuto qui nell’interesse del Dharma? O sei venuto qui nell’interesse di metterti seduto?”

Sariputra rispose, “Sono venuto nell’interesse del Dharma, non nell’interesse di mettermi seduto”.

Vimalakirti continuò, “Reverendo Sariputra, colui che è interessato al Dharma non è anche interessato al suo proprio corpo, tanto meno ad una sedia. Reverendo Sariputra, colui che è interessato al Dharma non ha interesse in cose materiali, sensazioni, intelletto, motivazione, o coscienza. Egli non ha interesse nei cinque aggregati, o negli elementi, o negli organi-di-senso. Interessato nel Dharma, egli non ha interesse nel reame del desiderio, nel reame della materia o nel reame immateriale. Interessato solo al Dharma, egli non è interessato all’attaccamento al Buddha, attaccamento al Dharma o attaccamento al Sangha. Perciò, Reverendo Sariputra, colui che è interessato al Dharma non è più interessato a riconoscere la sofferenza, abbandonare la sua origine, realizzare la sua cessazione, o praticare il Sentiero. Perché? Alla fine, il Dharma è senza formulazione nè verbalizzazione. Chi verbalizza: ‘Si dovrebbe riconoscere la sofferenza, dovrebbe essere eliminata la sua origine, si dovrebbe realizzare la cessazione, e dovrebbe essere praticato il Sentiero’, non è interessato al Dharma ma è interessato alla verbalizzazione.

“Reverendo Sariputra, il Dharma è calmo e pacifico. Quelli che prendono parte in produzione e distruzione non sono interessati al Dharma, non sono interessati alla solitudine, ma sono interessati alla produzione e distruzione. Inoltre, Reverendo Sariputra, il Dharma è senza macchia e libero dalle contaminazioni. Chiunque sia attaccato a qualsiasi cosa, anche alla liberazione, non è interessato al Dharma, ma è interessato alla macchia dei desideri. Il Dharma non è un oggetto. Chi persegue gli oggetti non è interessato al Dharma, ma è interessato agli oggetti. Il Dharma è senza accettazione o rifiuto. Colui che vuole gestire le cose o non lascia che esse vadano come devono andare, non è interessato al Dharma, ma è interessato alle cose. Il Dharma non è un appiglio. Colui che desidera un appiglio sicuro non è interessato al Dharma, ma è interessato ad un appiglio sicuro. Il Dharma è senza segni. Colui la cui coscienza insegue i segni esteriori, non è interessato al Dharma ma è interessato ai segni esterni. Il Dharma non è una società. Colui che cerca di associarsi con il Dharma, non è interessato al Dharma, ma è solo interessato ad associarsi. Il Dharma non è una visione, un suono, una categoria, o un’idea. Colui che è coinvolto in visioni, suoni, categorie e idee non è interessato al Dharma, ma è interessato alle visioni, suoni, categorie, e idee. Reverendo Sariputra, il Dharma è libero da cose composte e da cose non-composte. Colui che aderisce alle cose composte ed alle cose non-composte, non è interessato al Dharma, ma è solo interessato ad aderire a cose composte e a cose non-composte.

“Quindi, Reverendo Sariputra, se tu sei interessato al Dharma, non dovresti avere interesse in nessuna altra cosa.”

Quando Vimalakirti ebbe concluso questo discorso, cinquecento dèi ottennero la purezza dell’Occhio del Dharma, vedendo tutte le cose. Poi, il Licchavi Vimalakirti disse al principe della corona, Manjusri, “Manjusri, tu sei già stato in centinaia di migliaia di innumerevoli campi-di-buddha in tutti gli universi delle dieci direzioni. In quale campo-di-buddha hai visto i migliori troni-a-forma-di-leone con le qualità più eccellenti?”

Manjusri rispose, “Nobile Signore, se uno attraversa i campi-di-buddha che sono all’est, che sono più numerosi di tutti i granelli di sabbia dei trenta-due rami del Gange, uno scoprirà un universo chiamato Merudhvaja. Là dimora un Tathagata chiamato Merupradiparaja. D’altezza il suo corpo misura ottantaquattromila leghe, e l’altezza del suo trono è sessantottomila leghe. Vi sono bodhisattva che sono alti quaranta-duemila leghe, con i loro troni alti trenta-quattromila leghe. O Nobile Signore, i troni più eccellenti e più superbi esistono in quell’universo Merudhvaja, che è il campo-di-buddha del Tathagata Merupradiparaja”.

In quel momento, il Licchavi Vimalakirti, essendosi focalizzato in concentrazione, compì un miracoloso atto, che il Signore Tathagata Merupradiparaja, nell’universo Merudhvaja, inviasse in questo universo trenta-duemila troni. Questi troni erano così belli, alti e spaziosi, che i bodhisattva, i grandi discepoli, Shakra, Brahma, Lokapala, e gli altri dèi, non ne avevano mai visto prima di simili. I troni discesero dal cielo e vennero a fermarsi nella casa del Licchavi Vimalakirti. I trenta-duemila troni si sistemarono per benino senza accatastarsi e, di conseguenza, la casa parve allargarsi. Ma da ciò, la grande città di Vaisali non ne fu oscurata; né ciò  accadde con la terra di Jambudvipa, né il mondo dei quattro continenti. Tutto appariva proprio come era prima.

Allora, il Licchavi Vimalakirti disse al giovane principe Manjusri, “Manjusri, siano fatti sedere i bodhisattva su questi troni, dopo che i loro corpi si siano trasformati ad una taglia appropriata!”

Allora, quei bodhisattva che avevano raggiunto le super-coscienze trasformarono i loro corpi ad un’altezza di quarantaduemila leghe e si sedettero sui troni. Ma i bodhisattva principianti non furono capaci di trasformarsi per sedersi sui troni. Allora, il Licchavi Vimalakirti dette loro un insegnamento che li rese in grado di raggiungere le cinque supercoscienze, e questi bodhisattva principianti avendole raggiunte, trasformarono i loro corpi ad un’altezza di quarantaduemila leghe e si sedettero sui troni. Ma anche i grandi discepoli non erano capaci di sedersi su quei grandi troni.

Il Licchavi Vimalakirti disse al Venerabile Sariputra, “Reverendo Sariputra, siediti su un trono”.

Lui rispose, “Buon signore, i troni sono troppo grandi e troppo alti, ed io non riesco a salirvi sù”.

Vimalakirti disse, “Reverendo Sariputra, prostrati al Tathagata Merupradiparaja, e poi sarai capace di sederti”.

E così, tutti i grandi discepoli si prostrarono al Tathagata Merupradiparaja e loro furono fatti sedere sui troni.

Allora, il venerabile Sariputra disse al Licchavi Vimalakirti, “Nobile signore, invero è stupefacente che queste migliaia di troni, così grandi e alti, possano essere entrati in tale piccola casa e che la grande città di Vaisali, i villaggi, città, regni, la capitale del Jambudvipa, gli altri tre continenti, le dimore degli dèi, i naga, gli yaksa, i gandharva, gli asura, i garuda, i kimnara, ed i mahoraga – che tutti questi possano apparire senza alcun ostacolo, proprio come erano prima!”

Il Licchavi Vimalakirti rispose, “Reverendo Sariputra, per il Tathagata e per tutti i bodhisattva c’è una liberazione chiamata ‘Inconcepibile’. Il bodhisattva che vive nell’inconcepibile liberazione può mettere dentro un seme di senape il Sumeru, il re delle montagne, che è così alto, così grande, così nobile, e così enorme. Lui può compiere quest’atto miracoloso senza allargare il seme di senape e senza restringere il Monte Sumeru. E le divinità dell’assemblea dei quattro Maharaja e dei cieli di Trayastrimsa non sanno nemmeno dove essi sono. Solo quegli esseri che sono destinati ad essere disciplinati attraverso i miracoli vedono e capiscono come il Sumeru, il re delle montagne, possa essere messo in un seme di senape. E ciò, reverendo Sariputra, è un ingresso al dominio della inconcepibile liberazione del bodhisattva.

“Inoltre, reverendo Sariputra, il bodhisattva che vive nell’inconcepibile liberazione può versare in un solo poro della sua pelle tutte le acque dei quattro grandi oceani, senza ferire gli animali acquatici come pesci, testuggini, coccodrilli, rane, e le altre creature, e senza che perfino i naga, yaksa, gandharva, ed asura, possano essere consapevoli di dove essi sono. E l’intera operazione è visibile senza alcun danno o disturbo ad alcuno di quegli esseri viventi.

“Un tale bodhisattva può prendere con la sua mano destra questo universo di miliardi di mondi-galattici come se fosse la ruota di un vasaio e, roteandolo all’ intorno, gettarlo oltre tutti gli universi numerosi come le sabbie del Gange, senza che gli esseri viventi all’interno sappiano del suo movimento o della sua origine, e lui può prenderlo e poi rimetterlo di nuovo al suo posto, senza gli esseri viventi sospettino il loro andare e venire; oppure che l’intera operazione sia visibile.

“Inoltre, reverendo Sariputra, ci sono esseri che sono disciplinati dopo un lungo periodo di evoluzione, e ci sono anche quelli che sono disciplinati dopo un periodo breve di evoluzione. Il bodhisattva che vive nell’inconcepibile liberazione, allo scopo di disciplinare quegli esseri viventi che sono disciplinati tramite lunghissimi periodi di evoluzione, può far sembrare il passare di una settimana come un eone, e può far sembrare il passare di un eone come se passasse una sola settimana, per quelli che sono disciplinati tramite un breve periodo di evoluzione. Gli esseri viventi che invero sono disciplinati attraverso un periodo lunghissimo di evoluzione percepiscono il passaggio di una settimana come se fosse un eone, mentre quelli disciplinati in un periodo breve di evoluzione percepiscono il passare di un eone come se fosse una sola settimana.

“Così, un bodhisattva che vive nella inconcepibile liberazione può manifestare tutti gli splendori delle virtù di tutti i campi-di-buddha all’interno di un solo campo-di-buddha. Similmente, lui può mettere tutti gli esseri viventi nel palmo della sua mano destra e può mostrar loro con la velocità soprannaturale del pensiero tutti i campi-di-buddha, senza mai lasciare il suo proprio campo-di-buddha. Egli può disporre in un singolo poro della sua pelle tutte le offerte proposte a tutti i Buddha delle dieci direzioni, ed i globi di tutti i soli, lune, e stelle delle dieci direzioni. Egli può inalare tutti gli uragani di vento delle atmosfere cosmiche delle dieci direzioni nella sua bocca senza danneggiare il suo proprio corpo e senza che siano distrutte le foreste e le erbe dei campi-di-buddha. Egli può prendere tutte le masse di fuoco di tutte le supernove che ultimamente consumano tutti gli universi di tutti i campi-di-buddha nel suo stomaco, senza interferire con le loro funzioni. Avendo attraversato campi-di-buddha discendenti numerosi come le sabbie del Gange, ed avendone raccolto uno, lui può sorgere su attraverso i campi-di-buddha numerosi come le sabbie del Gange e rimetterlo in alto, proprio come un uomo forte può mettere una foglia di jojoba sulla punta di un ago.

“Quindi, un bodhisattva che vive nell’inconcepibile liberazione può magicamente trasformare ogni genere di essere vivente in un monarca universale, un Lokapala, un Sakra, un Brahma, un discepolo, un saggio solitario, un bodhisattva, e perfino in un Buddha. Il bodhisattva può trasformare miracolosamente tutti gli urli ed i lamenti, superiori, mediocri, ed inferiori di tutti gli esseri viventi delle dieci direzioni, nella voce del Buddha, dichiarandoli con le parole Buddha, Dharma, e Sangha, ‘Impermanenti! Miseri! Vuoti! Privi di un sé!’ E può far accadere che si recitino le parole e i suoni di tutti gli insegnamenti insegnati da tutti i Buddha delle dieci direzioni.

“Reverendo Sariputra, io ti ho mostrato solamente una piccola parte dell’ingresso nel dominio del bodhisattva che vive nell’inconcepibile liberazione. E, Reverendo Sariputra, spiegarti tutto l’insegnamento dell’ingresso nel dominio del bodhisattva che vive nella inconcepibile liberazione richiederebbe più di un eone, ed anche più di quello.”

Allora, il patriarca Mahakasyapa, avendo udito questo prezioso insegnamento sulla inconcepibile liberazione del bodhisattva, essendone colpito, disse al venerabile Sariputra, “Venerabile Sariputra, se uno volesse mostrare una varietà di cose ad una persona cieca dalla nascita, questa non sarebbe capace di vedere una sola cosa. Similmente, venerabile Sariputra, quando è insegnata questa porta della inconcepibile liberazione, tutti i discepoli e i saggi solitari sono ciechi, come l’uomo cieco dalla nascita, e non possono comprendere neanche una sola causa della inconcepibile liberazione. Chi vi è tra i saggi che, udendo di questa inconcepibile liberazione, non concepirà lo spirito dell’insuperabile e perfetta illuminazione? Quanto a noi, che abbiamo facoltà deteriorate, come un seme bruciato o marcito, che altro possiamo fare se non diventare ricettivi a questo grande veicolo? Noi tutti, discepoli e saggi solitari, al solo sentire questo insegnamento del Dharma, dovremmo emettere un grido di rammarico da far scuotere quest’intero universo di miliardi di mondi galattici! E per quanto riguarda i bodhisattva, quando essi sentono di questa inconcepibile liberazione, dovrebbero essere così gioiosi e felici come un giovane principe allorché viene incoronato, e dovrebbero aumentare al massimo la loro devozione verso questa liberazione inconcepibile. Infatti, cosa potrebbe mai fare l’intera schiera di Mara ad uno che si è dedicato a questa inconcepibile liberazione?”

Quando il patriarca Mahakasyapa ebbe terminato questa dissertazione, trentadue mila dèi concepirono lo spirito di insuperabile e perfetta illuminazione.

Dopodiché, il Licchavi Vimalakirti disse al patriarca Mahakasyapa, “Reverendo Mahakasyapa, tutti i Mara che hanno il ruolo di demoni negli innumerevoli universi delle dieci direzioni sono in realtà bodhisattva che dimorano nella inconcepibile liberazione, che stanno facendo i dèmoni al fine di far sviluppare gli esseri viventi tramite la loro abilità nella tecnica liberativa. Reverendo Mahakasyapa, tutti i miseri mendicanti che vengono ad implorare ai bodhisattva degli innumerevoli universi delle dieci direzioni una mano, un piede, un orecchio, un naso, un po’ di sangue, muscoli, ossa, midollo, un occhio, un torso, una testa, un lembo, un membro, un trono, un regno, un paese, una moglie, un figlio, una figlia, uno schiavo, una ragazza-schiava, un cavallo, un elefante, un carro, oro, argento, gioielli, perle, conchiglie, cristallo, coralli, pietre preziose, tesori, cibo, bevande, elisir, e vestiti – questi mendicanti esigenti sono bodhisattva che di solito vivono nella inconcepibile liberazione che, attraverso la loro abilità nella tecnica liberativa, desiderano mettere alla prova e così dimostrare la fermezza della alta risoluzione del bodhisattva. Perché? Reverendo Mahakasyapa, quei bodhisattva dimostrano quella fermezza per mezzo di terribili austerità. Le persone ordinarie non hanno alcun potere per richiedere tutto ciò ai bodhisattva, a meno che ad essi non venga accordata l’opportunità. Esse non sono in grado di ucciderli e depredarli in quel modo senza che liberamente venga data loro l’opportunità.

“Reverendo Mahakasyapa, proprio come una lucciola non può eclissare la luce del sole, così, reverendo Mahakasyapa, non è possibile senza un permesso speciale che una persona ordinaria possa quindi attaccare e depredare un bodhisattva. Reverendo Mahakasyapa, proprio come un asino non potrebbe avere il coraggio di attaccare un elefante selvaggio, proprio così, reverendo Mahakasyapa, uno che non sia un bodhisattva non può molestare un altro bodhisattva, e solamente un bodhisattva può tollerare la molestia da parte di un altro bodhisattva. Reverendo Mahakasyapa, tale è l’introduzione al potere della conoscenza delle tecniche liberative del bodhisattva che vive nella liberazione inconcepibile.”

7. La Dea

Quindi, Manjusri, il principe ereditario, si rivolse al Licchavi Vimalakirti: “Mio buon signore, come un bodhisattva dovrebbe considerare tutti gli esseri viventi?”

Vimalakirti rispose, “Manjusri, un bodhisattva dovrebbe considerare tutti gli esseri viventi come un uomo saggio considera il riflesso della luna nell’acqua o come i maghi considerano uomini creati dalla magia. Egli dovrebbe considerarli come se fossero delle faccie in uno specchio; come l’acqua di un miraggio; come il suono di un’eco; come una massa di nuvole nel cielo; come il momento antecedente di una bolla di schiuma; come l’appèarizione e la scomparsa di una bolla di acqua; come il centro vuoto di un albero di piantaggine; come un bagliore di un lampo; come il quinto grande elemento; come la settima coscienza sensoriale; come l’apparizione di materia in un reame immateriale; come un germoglio nato da un seme bruciato; come un tessuto fatto di peli di tartaruga; come il divertimento di giochi per uno che desidera morire; come le visioni egoistiche di un vincitore; come la terza rinascita di colui che ritorna una volta sola; come la discesa in un utero di uno che non ritorna; come l’esistenza di desiderio, odio, e follia in un santo; come pensieri di avidità, immoralità, cattiveria, e ostilità in un bodhisattva che ha raggiunto la tolleranza; come gli istinti di passione in un Tathagata; come la percezione del colore in un cieco dalla nascita; come l’inalazione e l’esalazione di un asceta assorbito nel samadhi di cessazione; come la traccia di un uccello nel cielo; come l’erezione di un eunuco; come la gravidanza di una donna sterile; come le passioni non-prodotte di un’incarnazione emanata del Tathagata; come le visioni del sogno viste dopo essersi svegliati; come le passioni di uno che è libero da concettualizzazioni; come un fuoco che brucia senza combustibile; come la reincarnazione di uno che ha raggiunto la liberazione ultima.

“Precisamente così, Manjusri, un bodhisattva che realizza l’assenza ultima di un sé considera tutti gli esseri.”

Manjusri allora chiese ancora, “Nobile signore, se un bodhisattva considera tutti gli esseri viventi in tale modo, come genera il grande amore verso di loro?”

Vimalakirti rispose, “Manjusri, quando un bodhisattva considera così tutti gli esseri viventi, lui pensa: ‘Proprio come io ho realizzato il Dharma, allo stesso modo io dovrei insegnarlo agli esseri viventi’. Perciò, egli genera l’amore che è veramente un rifugio per tutti gli esseri viventi; l’amore che è pacifico perché libero dall’ attaccamento; l’amore che non è febbricitante, perché libero dalle passioni; l’amore che si accorda con la realtà perché è equanime in tutti i tre tempi; l’amore che è senza conflitto perché libero dalla violenza delle passioni; l’amore che è non-duale perché non è coinvolto con l’esterno né con l’interno; l’amore che è del tutto imperturbabile perché totalmente ultimo.

“Perciò egli genera l’amore fermo, con la sua alta risoluzione indistruttibile, come un diamante; l’amore che è puro, purificato nella sua natura intrinseca; l’amore che è uguale, con le sue equanimi aspirazioni; l’amore del santo che ha eliminato il suo nemico; l’amore del bodhisattva che sviluppa costantemente gli esseri viventi; L’amore del Tathagata che comprende la realtà; l’amore del Buddha che fa risvegliare gli esseri viventi dal loro sonno; l’amore che è spontaneo perché è pienamente illuminato in modo spontaneo; l’amore che è illuminazione perché è unità di esperienze; l’amore senza presunzione perché ha eliminato attaccamento ed avversione; l’amore che è grande compassione perché infonde con radianza il Mahayana; l’amore che non si esaurisce mai perché riconosce la vacuità e l’assenza di un sé; l’amore che è dono perché offre il Dharma libero dalla stretta conservativa di un cattivo insegnante; l’amore che è moralità perché migliora gli esseri viventi immorali; l’amore che è tolleranza perché protegge se stessi e gli altri; l’amore che è sforzo perché si prende la responsabilità per tutti gli esseri viventi; l’amore che è contemplazione perché frena dall’indulgere nei vizi; l’amore che è saggezza perché causa la realizzazione a tempo debito; l’amore che è tecnica liberativa perché mostra dappertutto la Via; l’amore che è senza formalità perché è puro nella motivazione; l’amore che è senza deviazioni perché agisce con decisiva motivazione; l’amore che è alta risoluzione perché è senza passioni; l’amore che è senza falsità perché non è artificiale; l’amore che è felicità perché introduce gli esseri viventi alla felicità del Buddha. Così, Manjusri, è il grande amore di un bodhisattva.”

Manjusri: “Quale è la grande compassione di un bodhisattva? ”

Vimalakirti: “È il dare tutte le radici accumulate della virtù a tutti gli esseri viventi”.

Manjusri: “Quale è la grande gioia del bodhisattva?”

Vimalakirti: “E’ di essere gioioso e senza rammarico nel dare”.

Manjusri: “Quale è l’equanimità del bodhisattva?”

Vimalakirti: “È ciò che beneficia se stesso e gli altri”.

Manjusri: “A cosa si dovrebbe far ricorso quando si è impauriti nella vita?”

Vimalakirti: “Manjusri, un bodhisattva che è terrorizzato dalla paura della vita dovrebbe far ricorso alla magnanimità del Buddha”.

Manjusri: “Dove dovrebbe mantenere la sua posizione colui che desidera ricorrere alla magnanimità del Buddha?”

Vimalakirti: “Egli dovrebbe stare in equanimità verso tutti gli esseri viventi”.

Manjusri: “Dove dovrebbe mantenere la sua posizione colui che desidera stare in equanimità verso tutti gli esseri viventi?”

Vimalakirti: “Egli dovrebbe vivere per la liberazione di tutti gli esseri viventi”.

Manjusri: “Cosa dovrebbe fare colui che desidera liberare tutti gli esseri viventi?”

Vimalakirti: “Egli dovrebbe liberarli dalle loro passioni”.

Manjusri: “Come dovrebbe applicarsi colui che desidera eliminare le passioni?”

Vimalakirti: “Egli dovrebbe applicarvisi adeguatamente”.

Manjusri: “Come dovrebbe applicarsi, per ‘applicarsi adeguatamente’?”

Vimalakirti: “Egli dovrebbe applicarsi alla non-produzione e non-distruzione”.

Manjusri: “Che cosa non è prodotto? E cosa non è distrutto? ”

Vimalakirti: “Il male non è prodotto ed il bene non è distrutto”.

Manjusri: “Qual è la radice del bene e del male?”

Vimalakirti: “La materialità è la radice del bene e del male”.

Manjusri: “Quale è la radice della materialità? “

Vimalakirti: “Il desiderio è la radice della materialità”.

Manjusri: “Quale è la radice del desiderio e dell’attaccamento?”

Vimalakirti: “Costruzione irreale è la radice di desiderio”.

Manjusri: “Quale è la radice di costruzione irreale? ”

Vimalakirti: “La falsa e irreale concezione è la sua radice”.

Manjusri: “Quale è la radice della falsa e irreale concezione?”

Vimalakirti: “L’infondatezza o assenza di una base”.

Manjusri: “E qual è la radice dell’infondatezza?”

Vimalakirti: “Manjusri, quando qualcosa è senza base, come potrebbe avere una qualche radice? Perciò, tutte le cose stanno in una radice che è senza base!”.

Quindi, una certa dèa che viveva in quella casa, dopo aver sentito questo esimio insegnamento di Dharma del grande eroico bodhisattva, ed essendosi deliziata, compiaciuta e felicitata, si manifestò in un corpo materiale, e inondò con fiori celestiali il grande eroe spirituale, i bodhisattva, e i grandi discepoli. Quando i fiori caddero sui corpi dei bodhisattva, scivolarono sul pavimento, ma quando caddero sui corpi dei grandi discepoli, si conficcarono in loro e non scivolarono. I grandi discepoli scossero via i fiori e tentarono anche di usare i loro poteri magici, ma però i fiori non scivolavano via. Allora, la dea disse al venerabile Sariputra, “Reverendo Sariputra perché scuoti via questi fiori?”

Sariputra rispose, “Dea, questi fiori non sono corretti per persone religiose e così noi stiamo tentando di scuoterli via.”

La dea disse, “Non dire ciò, reverendo Sariputra. Perché? Questi fiori invero sono corretti! Perché? Tali fiori non hanno né pensiero concettuale né discriminazione. Ma il vecchio Sariputra ha pensiero concettuale e discriminazione.

“Reverendo Sariputra, per chi ha lasciato il mondo per la disciplina del Dharma correttamente insegnato, l’improprietà consiste nel pensiero concettuale e nella discriminazione, però gli anziani sono pieni di tali pensieri. Uno che è senza tali pensieri è sempre corretto.

“Reverendo Sariputra, vedi come questi fiori non si conficcano nei corpi di questi grandi eroi spirituali, i bodhisattva! Questo è perché essi hanno eliminato pensieri concettuali e le discriminazioni.

“Per esempio, i cattivi spiriti hanno potere sugli uomini terribili ma non possono disturbare gli impavidi. Similmente, quelli intimiditi da paura del mondo sono sotto il potere di forme, suoni, odorati, gusti, e strutture che non disturbano quelli che sono liberi da paura delle passioni inerenti nel mondo concettuale. Così, questi fiori si conficcano nei corpi di quelli che non hanno eliminato i loro istinti per le passioni e non si conficcano nei corpi di quelli che hanno eliminato i loro istinti. Perciò, i fiori non si conficcano nei corpi di questi bodhisattva, che hanno abbandonato tutti gli istinti.”

Allora il venerabile Sariputra disse alla dea, “Dea, quanto tempo sei stata in questa casa?”

La dea rispose, “Io sono stata qui finché l’anziano è stato in liberazione”.

Sariputra disse, “Allora, sei stata in questa casa per tutto questo tempo?”

La dea disse, “L’anziano è stato in liberazione per tutto questo tempo?”

A ciò, l’anziano Sariputra fece silenzio.

La dea continuò, “Anziano, tu sei il ‘primo dei saggi!’ Perché non parli più? Ora, che è il tuo turno, tu non rispondi alla domanda”.

Sariputra: “Siccome la liberazione è inesprimibile, o dea, io non so cosa dire”.

Dea: “Tutte le sillabe pronunciate dall’anziano hanno la natura della liberazione. Perché? La liberazione non è né interna né esterna, né può essere appresa in modo separato da esse. Similmente, le sillabe non sono né interne né esterne, né possono essere apprese in un qualunque altro modo. Perciò, reverendo Sariputra, non puntare alla liberazione abbandonando il discorso! Perché? La liberazione santa è l’uguaglianza di tutte le cose!”

Sariputra: “Dea, la liberazione non è la libertà da desiderio, odio, e follia?”

Dea: “La liberazione è libertà da desiderio, odio, e follia, questo è l’insegnamento di chi è eccessivamente orgoglioso. Ma quelli liberi dall’orgoglio insegnano che la vera natura di desiderio, odio e follia è essa stessa la liberazione.

Sariputra: “Eccellente! Eccellente, dea! Dimmi ti prego, cosa hai raggiunto, cosa hai realizzato, per avere una tale eloquenza?”

Dea: “Io non ho raggiunto niente, reverendo Sariputra. Io non ho realizzazione. Perciò io ho tale eloquenza. Chiunque pensi, “io ho raggiunto! Io ho compreso!” è eccessivamente orgoglioso nella disciplina del Dharma ben-insegnato”.

Sariputra: “Dea, appartieni al veicolo dei discepoli, al veicolo dei saggi-solitari o al grande veicolo?”

Dea: “Io appartengo al veicolo dei discepoli quando lo insegno a quelli che hanno bisogno. Io appartengo al veicolo dei saggi-solitari quando insegno i dodici anelli della originazione dipendente a quelli che ne hanno bisogno. E, siccome io non abbandono mai la grande compassione, appartengo al grande veicolo, come chiunque abbia bisogno di quest’insegnamento per raggiungere la liberazione ultima. Ciononostante, reverendo Sariputra, proprio come uno non può odorare la pianta di castorio in un albero di magnolia, ma soltanto i fiori di magnolia, così, reverendo Sariputra, vivendo in questa casa, che è olezzante col profumo delle virtù delle qualità-Buddha, uno non sente il profumo dei discepoli e dei saggi solitari. Reverendo Sariputra, i Sakra, i Brahma, i Lokapala, i deva, naga, yaksa, gandharva, asura, garuda, kimnara, e i mahoraga, che vivono in questa casa ascoltano il Dharma dalla bocca di quest’ uomo santo e, adescati dal profumo delle virtù delle qualità-Buddha, si avviano a concepire lo spirito dell’illuminazione. Reverendo Sariputra, io sono in questa casa da dodici anni, e non ho mai sentito dissertazioni riguardo ai discepoli e saggi solitari, ma ho sentito solamente quelli riguardo al grande amore, la grande compassione, e le inconcepibili qualità del Buddha…

“Reverendo Sariputra, in questa casa si manifestano continuamente otto cose strane e meravigliose. Quali sono queste otto? Una luce di colore dorato splende continuamente qui, così brillante che è duro distinguere il giorno dalla notte; e né la luna né il sole splendono così distintamente. Questa è la prima meraviglia di questa casa. Inoltre, reverendo Sariputra, chiunque entra in questa casa non è più agitato dalle sue passioni dal momento in cui vi è entrato. Questa è la seconda cosa strana e meravigliosa.

Inoltre, reverendo Sariputra, questa casa non è mai abbandonata dagli Sakra, Brahma, Lokapala, e bodhisattva di tutti gli altri campi-di-buddha. Questa è la terza cosa strana e meravigliosa. Inoltre, reverendo Sariputra, questa casa non è mai priva dei suoni del Dharma, dai discorsi sulle sei trascendenze e sulla ruota irreversibile del Dharma. Questa è la quarta cosa strana e meravigliosa. Inoltre, reverendo Sariputra, in questa casa uno sente sempre i ritmi, canzoni, e musica di dèi ed uomini, e da questa musica echeggia continuamente il suono del Dharma infinito del Buddha. Questa è la quinta cosa strana e meravigliosa.

Inoltre, reverendo Sariputra, in questa casa vi sono sempre quattro inesauribili tesori, pieni di ogni tipo di gioielli che non diminuiscono mai, anche se tutti i poveri e i disgraziati possono compartecipare alla loro soddisfazione. Questa è la sesta cosa strana e meravigliosa. Inoltre, reverendo Sariputra, grazie all’augurio di questo buon uomo, in questa casa sono venuti innumerevoli Tathagata delle dieci direzioni, come i Tathagata Sakyamuni, Amitabha, Aksobhya, Ratnasri, Ratnarcis, Ratnacandra, Ratnavyuha, Dusprasaha, Sarvarthasiddha, Ratnabahula, Simhakirti, Simhasvara, e così via; e quando vengono, essi insegnano la porta del Dharma chiamata “Segreti dei Tathagata”, e poi ripartono. Questa è la settima cosa strana e meravigliosa. Inoltre, reverendo Sariputra, tutti gli splendori delle dimore degli dèi e tutti gli splendori dei campi del Buddha risplendono in questa casa. Questa è l’ottava cosa strana e meravigliosa…

“Reverendo Sariputra, queste otto cose strane e meravigliose sono viste in questa casa. Chi allora, vedendo cose così inconcepibili, crederebbe nell’insegnamento dei discepoli?”

Sariputra: “Dea, cosa ti impedisce dal trasformarti nel tuo stato femminile?”

Dea: “Anche se io ho cercato da dodici anni il mio “stato femmina”, io non l’ho ancora trovato. Reverendo Sariputra, se per magia un mago si volesse incarnare in una donna, tu le chiederesti, cosa le impedisce dal trasformarsi nel suo stato femminile?”

Sariputra: “No! Tale donna non esisterebbe realmente, quindi cosa ci sarebbe da trasformare?”

Dea: “Proprio allo stesso modo, reverendo Sariputra, tutte le cose non esistono realmente. Ora, tu penseresti mai ‘cosa impedisce ad una persona, la cui natura è quella di un’incarnazione magica, dal trasformarsi nel suo stato femminile’?”

Quindi, la dea impiegò il suo potere magico per apparire nella forma dell’anziano Sariputra e far apparire lui nella forma di lei. Dopodiché la dea, trasformata in Sariputra disse a Sariputra, trasformato nella dea, “Reverendo Sariputra, cos’è che ti impedisce dal trasformarti nel tuo stato femminile?”

E Sariputra, trasformato nella dea, rispose, “Oh! Io non appaio più nella forma di un maschio! Il mio corpo è cambiato nel corpo di una donna! Io non so cosa mi ha trasformato!”

La dea continuò, “Se l’anziano potesse cambiare di nuovo nello stato femminile, allora anche tutte le donne potrebbero cambiare nel loro stato femminile. Tutte le donne appaiono nella forma di donne proprio e solo allo stesso modo come ora l’anziano appare nella forma di una donna. Mentre loro non sono in realtà donne, esse appaiono nella forma di donne. Con questo in mente, il Buddha disse, ‘In tutte le cose, non vi è né maschio né femmina’.”

Poi, la dea rilasciò il suo potere magico e ognuno ritornò alla sua forma ordinaria. Allora lei disse, “Reverendo Sariputra, cosa ha fatto della Sua forma femminile?”

Sariputra: “Io non ho fatto nulla e neanche la cambiai”.

Dea: “Proprio così, tutte le cose non sono né fatte né cambiate, ed il fatto che esse non sono né prodotte e né cambiate, questo è l’insegnamento del Buddha”.

Sariputra: “Dea, dove rinascerai quando trasmigrerai dopo la morte?”

Dea: “Io rinascerò dove nascono tutte le incarnazioni magiche del Tathagata”.

Sariputra: “Ma le emanate incarnazioni del Tathagata non trasmigrano né rina-scono”.

Dea: “Tutte le cose e tutti gli esseri viventi sono la stessa cosa; in realtà, essi non trasmigrano né rinascono!”

Sariputra: “Dea, quanto presto raggiungerai l’illuminazione perfetta dello stato di Buddha?”

Dea: “Così come, anziano Sariputra, tu ancora una volta diventerai dotato delle qualità di un individuo ordinario, così io raggiungerò la perfetta illuminazione dello stato di Buddha”.

Sariputra: “Dea, è impossibile che ancora una volta io potrei diventare dotato delle qualità di un individuo ordinario”.

Dea: “Proprio così, reverendo Sariputra, allo stesso modo è impossibile che io possa raggiungere la perfetta illuminazione dello stato di Buddha! Perché? Perché l’illuminazione perfetta è impossibile. E poiché è impossibile, nessuno raggiunge la perfetta illuminazione dello stato di Buddha”.

Sariputra: “Ma il Tathagata ha dichiarato: “I Tathagata, che sono numerosi come le sabbie del Gange, hanno raggiunto il perfetto stato di Buddha, stanno proprio ora raggiungendo il perfetto stato di Buddha, e continueranno a raggiungere il perfetto stato di Buddha”.

Dea: “Reverendo Sariputra, l’espressione, “I Buddha del passato, del presente e del futuro” è un’espressione convenzionale che è composta di un certo numero di sillabe. I Buddha non sono né passati, né presenti, né futuri. La loro illuminazione trascende i tre tempi! Ma dimmi, l’anziano ha raggiunto la santità?”

Sariputra: “Essa è raggiunta, perché non c’è conseguimento”.

Dea: “Proprio così, c’è l’illuminazione perfetta perché non c’è nessun consegui-mento di perfetta illuminazione!”.

Allora il Licchavi Vimalakirti disse all’anziano e venerabile Sariputra, “Reverendo Sariputra, questa dèa già ha servito novanta-due milioni di miliardi di Buddha. Lei gioca con la super-coscienza. Lei ha veramente avuto successo in tutti i suoi voti. Lei ha ottenuto la tolleranza della non-nascita delle cose. Lei ha davvero raggiunto l’irreversibilità. Lei può vivere ovunque lei desideri, grazie al suo voto di sviluppare gli esseri viventi.”

8. La Famiglia dei Tathagata

Poi, il principe ereditario Manjusri disse al Licchavi Vimalakirti, “Nobile Signore, come segue il bodhisattva la Via per ottenere le qualità del Buddha?”

Vimalakirti rispose, “Manjusri, quando il bodhisattva segue la via sbagliata, egli allora segue la via per ottenere le qualità del Buddha”.

Manjusri continuò, “Come potrebbe il bodhisattva seguire la via sbagliata?”

Vimalakirti rispose, “Anche se lui dovesse compiere i cinque peccati mortali, egli non sentirebbe nessuna malevolenza, né violenza, e né odio. Anche se lui dovesse andare negli inferni, egli rimarrebbe libero da ogni macchia delle passioni. Anche se lui dovesse andare negli stati animali, egli resterebbe libero dall’oscurità e dall’ ignoranza. Se lui va negli stati degli asura, rimarrebbe sempre libero da orgoglio, presunzione, ed arroganza. Perfino se va nel reame del signore della morte, egli comunque accumulerebbe meriti e saggezza. Infine, se anche egli va negli stati di immobilità e immaterialità, non vi si dissolverebbe.

“Egli potrebbe seguire le vie del desiderio, però sarebbe libero dall’attaccamento ai godimenti del desiderio. Potrebbe seguire le vie dell’odio, però non sentirebbe rabbia verso nessun essere vivente. Egli potrebbe seguire le vie della follia, però sarebbe sempre consapevole con la saggezza della ferma e stabile comprensione.

“Egli potrebbe seguire le vie dell’avidità, però darebbe via tutte le cose interne ed esterne senza riguardo perfino per la sua propria vita. Potrebbe anche seguire la via dell’immoralità, però vedendo l’orrore anche delle pur minime trasgressioni, lui vivrebbe con austerità e pratiche ascetiche. Potrebbe perfino seguire le vie della malvagità e dell’irritazione, però rimanere totalmente libero dalla malevolenza e poi provare amore. Potrebbe seguire le vie della pigrizia, però egli si sforzerebbe ininterrottamente nella coltivazione delle radici della virtù. Egli potrebbe seguire le vie della distrazione sensoriale, però, naturalmente concentrato, non ne verrebbe dissipata la sua contemplazione. Potrebbe seguire le vie della falsa saggezza, però avendo raggiunto la trascendenza della saggezza, egli sarebbe competente sia nelle scienze mondane che in quelle trascendenti.

“Egli potrebbe perfino mostrare modi sofisticati e polemici, però sarebbe sempre consapevole dei significati ultimi e starebbe solo perfezionando l’uso delle tecniche liberative. Potrebbe mostrare modi di orgoglio, però per ogni persona egli sarebbe come un ponte ed una scala per andare verso il Dharma. Potrebbe mostrare modi di sottomissione alle passioni, però egli nell’intimo sarebbe sempre totalmente spassionato e naturalmente puro. Potrebbe sembrare che segua le vie di Mara, però egli realmente non accetterebbe la sua autorità riguardo alla sua conoscenza delle qualità del Buddha. Potrebbe far sembrare che segua la via dei discepoli, però egli permette agli esseri viventi di sentire l’insegnamento che essi non hanno mai sentito prima. Potrebbe seguire la via dei saggi solitari, tuttavia egli sarebbe ispirato da una grande compassione per far sviluppare tutti gli esseri viventi.

“Egli potrebbe seguire i modi del povero, però egli avrebbe nelle mani un gioiello di ricchezza inestimabile. Potrebbe apparire che segua la via degli storpi, però egli è sano, bello e adornato coi segni e marchi di lieto auspicio. Potrebbe seguire i modi di quelli con una modesta nascita, però grazie alla sua accumulazione di meriti e saggezza, egli è nato nella famiglia dei Tathagata. Egli potrebbe apparire come debole, brutto, e disgraziato, però all’interno egli è bello da guardare, ed il suo corpo è come quello di Narayana.

“Egli potrebbe manifestarsi agli esseri viventi come ammalato ed infelice, però ha conquistato e ha trasceso completamente la paura della morte. Potrebbe anche apparire come ricco, però egli è privo di desideri di acquisizione e spesso riflette sulle nozioni di impermanenza. Potrebbe mostrarsi interessato a rapportarsi con le donne, tuttavia egli tende alla solitudine, avendo già attraversato la palude del desiderio. Potrebbe sembrare a volte stupido e incoerente, però egli ha acquisito il potere dell’incantesimo ed è ornato con una varia eloquenza.

“Egli potrebbe seguire le vie eterodosse, senza però mai divenire eterodosso. Egli potrebbe seguire le vie di tutto il mondo, invertendo però gli stati di esistenza. Potrebbe seguire la via della liberazione, senza mai abbandonare la salvezza del mondo.

“Manjusri, così il bodhisattva potrebbe seguire le vie sbagliatei, seguendo con ciò la Via alle qualità del Buddha.”

Allora, il Licchavi Vimalakirti disse ancora al principe Manjusri, “Manjusri, qual’è la ‘famiglia del Tathagata’?”

Manjusri rispose, “Nobile Signore, la famiglia del Tathagata consiste di ogni base dell’egoismo; dell’ignoranza e della sete per l’esistenza; di concupiscenza, odio, e follia; dei quattro malintesi, dei cinque oscuramenti, dei sei organi di senso, delle sette dimore della coscienza, degli otto falsi sentieri, delle nove cause irritanti, dei sentieri di dieci peccati. Tale è la famiglia dei Tathagata. In breve, nobile Signore, i sessanta-due tipi di convinzioni costituiscono la famiglia dei Tathagata!”

Vimalakirti: “Manjusri, con cosa in mente, tu dici così?”

Manjusri: “Nobile Signore, uno che sta nella ferma determinazione della visione dell’Increato non può concepire lo spirito dell’insuperata e perfetta illuminazione. Tuttavia, uno che vive fra le cose create, nelle miniere delle passioni, è davvero in grado di concepire lo spirito dell’insuperabile e perfetta illuminazione senza vedere alcuna verità.

“Nobile Signore, fiori come il loto blu il loto rosso, il loto bianco, il giglio d’acqua, ed il giglio notturno, non crescono sulla terra asciutta o nel deserto, ma crescono nelle paludi e nei banchi di fango. Allo stesso modo, le qualità-Buddha di sicuro non crescono in esseri viventi destinati per l’Increato, ma crescono in quegli esseri viventi che sono per le passioni come paludi e banchi di fango. Similmente, come i semi non crescono nel cielo ma crescono nella terra, così le qualità-Buddha non crescono in coloro che sono determinati per l’assoluto, ma crescono in quelli che concepiscono lo spirito dell’illuminazione, dopo aver prodotto una montagna-come il Sumeru-di visioni egoistiche.

“Nobile Signore, attraverso queste considerazioni puoi capire che tutte le passioni costituiscono la famiglia dei Tathagata. Per esempio, nobile signore, senza andare fuori nel grande oceano è impossibile trovare incalcolabili perle preziose. Senza andare nell’oceano delle passioni, è similmente impossibile ottenere la mente dell’ onniscienza di un Buddha”.

Allora, l’anziano Mahakasyapa applaudì il principe Manjusri: “Ben detto! Ben detto, Manjusri! Questo è davvero parlar bene! Ciò è corretto! Le passioni costituiscono davvero la famiglia dei Tathagata. Come possiamo, noi discepoli, concepire lo spirito di illuminazione, o diventare completamente illuminati riguardo alle qualità del Buddha? Solo coloro che sono colpevoli dei cinque peccati mortali possono concepire lo spirito di illuminazione e raggiungere lo stato di Buddha che è il pieno completamento delle qualità del Buddha! Per esempio, allo stesso modo di come i cinque oggetti del desiderio non hanno effetto né impressione su quelli che sono privi delle facoltà sensoriali, proprio così tutte le qualità del Buddha non hanno effetto né impressione sui discepoli che hanno abbandonato tutte le adesioni. E quindi, i discepoli non possono mai apprezzare quelle qualità.

“Perciò, Manjusri, l’individuo ordinario è grato al Tathagata, ma i discepoli non gli sono grati. Perché? Gli individui ordinari, nel conoscere e imparare le virtù del Buddha, concepiscono lo spirito della perfetta ed insuperabile illuminazione al fine di assicurarsi la continuità ininterrotta dell’eredità dei Tre Gioielli; ma i discepoli, anche potendo ascoltare di quelle qualità, poteri, ed impavidità del Buddha, fino alla fine dei loro giorni, non sono in grado di concepire lo spirito dell’insuperabile e perfetta illuminazione”.

Quindi, il bodhisattva Sarvarupasamdarsana, che era presente in quella riunione, si rivolse al Licchavi Vimalakirti: “Padrone di casa, dove sono suo padre e sua madre, i suoi figli, sua moglie, i suoi servitori, le sue domestiche, i suoi lavoranti, ed i suoi attendenti? Dove sono i suoi amici, i suoi parenti, ed i suoi congiunti? Dove sono i suoi servitori, i suoi cavalli, i suoi elefanti, i suoi carri, le sue guardie del corpo, ed i suoi portatori?”

Così apostrofato, il Licchavi Vimalakirti recitò i seguenti versi al bodhisattva Sarvarupa-samdarsana:

Del vero bodhisattva, la madre è la trascendenza della saggezza,

Il suo padre è l’abilità nelle tecniche liberative;

I più importanti sono nati da tali genitori.

La loro moglie è la gioia nel Dharma,

Amore e compassione sono le loro figlie,

Il Dharma e la Verità Suprema sono i loro figli;

E la loro casa è il profondo pensiero sul significato della vacuità.

Tutte le passioni, controllate a piacere, sono i loro discepoli.

I loro amici sono gli aiuti alla Illuminazione;

Con ciò, essi realizzano la Suprema Illuminazione.

I loro compagni, sempre con loro, sono le sei trascendenze.

Le loro consorti, sono i metodi di unificazione,

La loro musica, è l’insegnamento del Dharma.

Gli incantesimi e i poteri sono il loro giardino,

Che fiorisce coi fiori dei fattori di illuminazione,

Con grandi alberi della ricchezza del Dharma,

E frutti di conoscenza della liberazione.

La loro piscina consiste nelle otto liberazioni,

Riempita con l’acqua della concentrazione,

E ricoperta coi fiori-di-loto delle sette impurità –

Che bagnati nell’interiorità diventano immacolati.

I loro portatori sono le sei supercoscienze,

Il loro veicolo è l’insuperabile Mahayana,

Il loro conducente è lo spirito dell’ illuminazione,

Ed il loro Sentiero è l’Ottuplice Pace.

I loro ornamenti sono i segni auspiciosi e gli ottanta marchi;

La loro ghirlanda fiorita è l’aspirazione virtuosa,

Ed il loro abbigliamento è la buona coscienza e la considerazione.

La loro vera ricchezza è il santo Dharma,

Ed i loro affari è il suo insegnamento,

Il loro grande reddito è la pura pratica,

Che è dedicata alla Suprema Illuminazione.

Il loro letto consiste nelle quattro contemplazioni,

E la sua larghezza è il puro sostentamento,

Ed il loro risveglio consiste di vera conoscenza,

Che è continua consapevolezza e meditazione.

Il loro cibo è l’ambrosia degli insegnamenti,

E la loro bevanda è il succo della liberazione.

Il loro bagno è la pura aspirazione,

E la moralità, il loro unguento e il profumo.

Avendo vinto le passioni del nemico, sono eroi invincibili.

Avendo sottomesso e soggiogato i quattro Mara,

Essi elevano il loro standard sul campo dell’illuminazione.

Essi manifestano volontariamente la nascita,

Tuttavia essi sono non-nati, né hanno una origine.

Essi risplendono in tutti i campi del Buddha,

Proprio come risplende il sole che sorge.

Sebbene essi adorino i Buddha da sempre,

Con ogni preziosa e inconcepibile offerta,

Essi non sentono la minima differenza tra i Buddha e se-stessi.

Essi viaggiano attraverso tutti i miriadi Campi-di-Buddha

Per portare beneficio agli esseri viventi,

Tuttavia, vedono quei campi solo come spazio vuoto,

Liberi da ogni nozione concettuale di “esseri viventi”.

I bodhisattva senza paura possono manifestare,

In un solo istante, forme, suoni, e modi di comportamento

Di tutti gli esseri viventi.

Anche se loro riconoscono le azioni di Mara,

Essi possono anche essere d’accordo con questi Mara;

Perché anche tali attività possono essere manifestate

Da coloro che sono perfezionati nella tecnica liberativa.

I bodhisattva giocano con le manifestazioni illusorie

Al fine di far sviluppare gli esseri viventi,

Mostrandosi come vecchi, o ammalati,

E manifestando anche la loro propria morte.

Essi dimostrano che questa terra brucia,

Nelle fiamme che consumano la fine del mondo,

Così da poter dimostrare l’impermanenza

Agli esseri viventi che hanno la nozione di permanenza.

Invitati da centinaia di migliaia di esseri viventi,

Condividono le offerte in tutte le case, nello stesso paese,

E si dedicano tutti allo scopo della illuminazione.

Essi eccellono in tutte le scienze esoteriche,

E in molte diverse arti, producendo così la felicità

Di tutti gli esseri viventi. Dedicandosi come monaci

A tutte le strane sètte del mondo,

Essi sviluppano tutti quegli esseri

Chi si sono legati a visioni dogmatiche.

Essi possono perfino diventare soli o lune,

Indra, Brahma, o signori delle creature,

Possono diventare fuoco o acqua, terra o vento.

Durante gli eoni brevi delle malattie,

Essi divengono la migliore santa medicina;

Essi fanno il bene e la felicità degli esseri,

E sono la causa della loro liberazione.

Durante i brevi eoni della carestia,

Essi diventano cibo e bevande.

Avendo prima alleviato la fame e la sete,

Essi poi insegnano il Dharma agli esseri viventi.

Durante i brevi eoni delle guerre,

Meditano sull’amore, introducendo alla nonviolenza

Centinaia di milioni di esseri viventi.

Ed in mezzo alle grandi battaglie,

Essi rimangono imparziali ad entrambi gli schieramenti;

Perché i bodhisattva di grande forza

Si dilettano nelle riconciliazioni dai conflitti.

Allo scopo di aiutare gli esseri viventi,

Essi discendono volontariamente negli inferni

Che sono legati a tutti gli inconcepibili campi-di-buddha.

Essi poi si manifestano nelle loro vite

Perfino nella specie del regno animale,

Insegnando dappertutto il Dharma.

Perciò essi sono chiamati “Leaders”.

Mostrando godimento sensoriale ai mondani,

E offendo le trance ai meditativi.

Essi conquistano completamente Mara,

Non dandogli nessuna opportunità di prevalere.

Proprio come si può dimostrare che un loto

Non può esistere nel centro di una fiamma,

Così, essi dimostrano l’irrealtà ultima

Sia dei piaceri mondani che delle trance.

Essi diventano intenzionalmente cortigiane

Per convincere gli uomini a smettere,

E, avendoli presi col gancio del desiderio,

Poi li stabiliscono nella conoscenza-di-buddha.

Allo scopo di aiutare gli esseri viventi,

Essi diventano capi di stato, capitani, preti,

E perfino primi-ministri, per aiutare i poveri,

Essi diventano inesauribili tesori,

Facendo sì che chi dona loro i regali

Concepisca lo spirito dell’illuminazione.

Essi diventano invincibili campioni,

Per risvegliare gli orgogliosi e gli sciocchi,

E, avendo conquistato tutto il loro orgoglio,

Poi li avviano ala ricerca dell’illuminazione.

Essi sono sempre con i terrorizzati da paura,

E, avendo dato loro l’impavidità, li dirigono verso l’illuminazione.

Essi diventano i grandi uomini santi,

Con supercoscienza e pura continenza,

E così incitano gli esseri viventi alla moralità,

Nonché alla tolleranza, gentilezza, e disciplina.

Qui nel nostro mondo, vedono impavidamente

Coloro che sono maestri da essere serviti,

Ed essi diventano i loro servitori o schiavi,

Oppure li servono come loro discepoli.

Bene addestrati nelle tecniche liberative,

Dimostrano in pieno tutte le attività,

Le loro pratiche meritorie sono infinite,

Qualunque cosa può essere un mezzo

Perché gli esseri si dilettino nel Dharma.

Ed anche le loro sfere di influenza sono infinite;

Avendo perfezionato una saggezza senza fine,

Essi liberano un’infinità di esseri viventi.

Perfino i Buddha stessi, durante milioni di eoni,

O anche in più di cento milioni di eoni,

Non potrebbero esprimere tutte le loro virtù.

Eccetto che per alcuni inferiori esseri viventi,

Senza alcuna intelligenza, c’è qualcuno con discernimento

Che, avendo sentito questo insegnamento,

Non desideri dunque la suprema illuminazione?

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9. La Porta-Dharma della Nondualità

Poi, il Licchavi Vimalakirti chiese a quei bodhisattva, “Miei cari signori, per favore spiegatemi come i bodhisattva entrano nella Porta-Dharma della nondualità!”

Il bodhisattva Dharmavikurvana allora dichiarò, “Nobile signore, produzione e distruzione sono due, ma ciò che non è prodotto e non accade non può essere distrutto. Così la realizzazione della tolleranza della non-nascita delle cose risulta essere l’ingresso nella nondualità”.

Il bodhisattva Srigandha dichiarò, “L’io’ e ‘il mio’ sono due. Se non c’è presunzione di un sé, non ci saranno possessività. Così, l’assenza di presunzione di un ‘sé’ è l’ingresso nella nondualità”.

Il bodhisattva Srikuta dichiarò, “La ‘contaminazione’ e ‘la purificazione’ sono due. Quando c’è totale conoscenza della contaminazione, non ci sarà presunzione della purificazione. Il sentiero che conduce alla conquista completa di ogni presunzione è l’ingresso nella non-dualità”.

Il bodhisattva Bhadrajyotis dichiarò, “‘Distrazione’ e ‘attenzione’ sono due. Quando non c’è distrazione, non ci sarà nessuna attenzione, né attività mentale. Quindi, l’assenza dell’attività mentale è l’ingresso nella non-dualità.”

Il bodhisattva Subahu dichiarò, “La ‘mente-bodhisattva’ e la ‘mente-discepolo’ sono due. Quando entrambe sono viste come menti illusorie, non c’è più mente-bodhisattva, né mente-discepolo. Così, l’identità della natura delle menti è l’ingresso nella non-dualità.”

Il bodhisattva Animisa dichiarò, “‘Attaccamento’ e ‘non-attaccamento’ sono due. Ciò a cui non ci si attacca non è percepito, e ciò che non è percepito non è né presunto né ripudiato. Così, la non-azione e la mancanza di partecipazione a tutte le cose sono l’ingresso nella non-dualità.”

Il bodhisattva Sunetra dichiarò, “‘L’unicità’ e ‘l’assenza di caratteristiche’ sono due. Non presumere o costruire qualcosa non è né stabilire la sua unicità né stabilire la sua assenza di caratteristiche. Penetrare l’uguaglianza di questi due è entrare nella non-dualità”.

Il bodhisattva Tisya dichiarò, “‘Buono’ e ‘cattivo’ sono due. Non cercando né il buono né il cattivo, la comprensione della non-dualità dell’insignificante e del significativo  è l’ingresso nella non-dualità”.

Il bodhisattva Simha dichiarò, “‘Colpevolezza’ e ‘innocenza’ sono due. Per mezzo della saggezza-diamante che penetra fino in fondo, non essere liberi o prigionieri, è l’ingresso nella non-dualità.”

Il bodhisattva Simhamati dichiarò, “Dire ‘Questo è puro’ e ‘Questo è impuro’ costituisce la dualità. Uno che, raggiungendo l’equanimità, non forma nessuna concezione di immacolatezza o impurità, però non è totalmente senza concezioni, ha l’equanimità senza alcun conseguimento dell’equanimità – costui è entrato nell’assenza di nodi concettuali. Così, egli entra nella non-dualità.”

Il bodhisattva Suddhadhimukti dichiarò, “La dualità è dire: ‘Questa è felicità’ e ‘Questo è disagio’. In uno che è libero da tutti i calcoli, attraverso la estrema purezza della prajna – la sua mente è distaccata, come spazio vuoto; e così egli entra nella non-dualità.”

Il bodhisattva Narayana dichiarò, “La dualità è dire: ‘Questo è mondano’ e ‘Quello è trascendente’. Questo mondo ha la natura di vacuità, quindi non ci sono né trascendenza né coinvolgimento, né progressi né soste. Così, non trascendere né essere coinvolti, né avanzare né fermarsi – questo è l’ingresso nella non-dualità.”

Il bodhisattva Dantamati dichiarò, “‘Vita’ e ‘liberazione’ è dualità. Avendo visto la natura della vita, uno né appartiene ad essa e né ne è totalmente liberato. Tale comprensione è l’ingresso nella non-dualità.”

Il bodhisattva Pratyaksadarsana dichiarò, “‘Distruttibile’ e ‘indistruttibile’ è dualità. Ciò che è distrutto è distrutto in modo ultimo. Ciò che è distrutto in modo ultimo non è mai distrutto; quindi, è chiamato ‘indistruttibile’. Ciò che è indistruttibile è istantaneo, e ciò che è istantaneo è indistruttibile. L’esperienza di ciò è chiamata ‘l’ingresso nel principio di non-dualità’.”

Il bodhisattva Parigudha dichiarò, “‘Sé’ e ‘Non-sé’ è dualistico. Poiché l’esistenza del ‘sé’ non può essere percepita, che cosa potrà mai diventare ‘non-sé’? Così, il nondualismo della visione della loro natura è l’ingresso nella non-dualità.”

Il bodhisattva Vidyuddeva dichiarò, “‘Conoscenza’ e ‘ignoranza’ sono due. Però la natura di ignoranza e conoscenza è la stessa, perchè l’ignoranza è indefinibile, incalcolabile, ed oltre la sfera del pensiero. La realizzazione di ciò è l’ingresso nella non-dualità.”

Il bodhisattva Priyadarsana dichiarò, “La materia stessa è vuota. La Vacuità non è il risultato della distruzione della materia, ma la natura stessa della materia è vacuità. Perciò, parlare di vacuità da una parte, e di materia, o di sensazione, o di intelletto, o di motivazione, o di coscienza, dall’altr – è completamente dualistico. La stessa coscienza è vacuità. La vacuità non è il risultato della distruzione della coscienza, ma la natura stessa della coscienza è vacuità. Tale comprensione dei cinque aggregati coercitivi e la conoscenza di essi come tale per mezzo di prajna è l’ingresso nella non-dualità”.

Il bodhisattva Prabhaketu dichiarò, “Dire che i quattro principali elementi sono una cosa e l’elemento-spazio-eterico un’altra, è dualistico. I quattro principali elementi sono essi stessi la natura dello spazio. Lo stesso passato ha anche la natura dello spazio. Lo stesso futuro ha anche la natura dello spazio. Similmente, anche lo stesso presente ha la natura dello spazio. La conoscenza che penetra in tal modo gli elementi è l’ingresso nella non-dualità.”

Il bodhisattva Pramati dichiarò, “‘Occhio’ e ‘forma’ sono due. Capire correttamente l’occhio, e non avere attaccamento, avversione, o confusione riguardo alla forma – questo è chiamato ‘pacificazione’. Similmente, ‘orecchio’ e ‘suono’, ‘naso’ e ‘odorato’, ‘lingua’ e ‘gusto’, ‘corpo’ e ‘contatto’, e ‘mente’ e ‘fenomeni’ – tutti sono dualistici. Ma conoscere la mente, e non esservi attaccati, avversi, né confusi, riguardo ai fenomeni – questo è chiamato ‘pacificazione’. Vivere in tale pace è entrare nella non-dualità.”

Il bodhisattva Aksayamati dichiarò, “La dedica della generosità nell’interesse di ottenere onniscienza è dualistico. La natura stessa della generosità è onniscienza, e la natura stessa dell’onniscienza è dedicazione totale. Similmente, è dualistico dedicare moralità, tolleranza, sforzo, meditazione, e saggezza nell’interesse della onniscienza. L’onniscienza ha la natura della saggezza, e la dedicazione totale è della stessa natura dell’onniscienza. Così, l’ingresso in questo principio di unicità è l’ingresso nella non-dualità.”

Il bodhisattva Gambhiramati dichiarò, “E’ dualistico dire che la vacuità è una cosa, l’assenza di segni un’altra, e l’assenza di desiderio un’altra ancora. Ciò che è vuoto non ha segni. Ciò che non ha segni non ha desideri. Dove non c’è desiderio non c’è alcun processo di pensieri, mente, o coscienza. Vedere le porte di tutte le liberazioni nella porta dell’unica liberazione è l’ingresso nella non-dualità.”

Il bodhisattva Shantendriya dichiarò, “Dire ‘Buddha’, ‘Dharma’, e ‘Sangha’, è una cosa dualistica. Il Dharma è esso stesso la natura del Buddha, il Sangha è esso stesso la natura del Dharma, e tutti loro sono non-composti. Il non-composto è infinito spazio, ed i processi di tutte le cose sono equivalenti allo spazio infinito. Adattarsi a questo è l’ingresso nella non-dualità.”

Il bodhisattva Apratihatanetra dichiarò, “Riferirsi agli ‘aggregati ed alla cessazione degli aggregati’ è dualistico. Gli aggregati stessi sono la cessazione. Perché? Le visioni egoistiche degli aggregati, essendo esse stesse non-prodotte, non esistono in modo ultimo. Quindi tali visioni non concettualizzano realmente ‘Questi sono aggregati’ o ‘Questa è la cessazione degli aggregati’. Alla fine, essi non hanno nessuna tale costruzione discriminativa e nessuna tale concettualizzazione. Perciò, queste visioni hanno esse stesse la natura della cessazione. Non-produzione e non-distruzione sono l’ingresso nella non-dualità.”

Il bodhisattva Suvinita dichiarò, “I voti fisici, verbali, e mentali, non esistono in modo dualistico. Perché? Queste cose hanno la natura della non-attività. La natura dell’inattività del corpo è la stessa che la natura dell’inattività della parola, la cui natura di inattività è la stessa come la natura dell’inattività della mente. È necessario sapere e capire questo fatto dell’inattività ultima di tutte le cose, per cui questa conoscenza è l’ingresso nella non-dualità.”

Il bodhisattva Punyaksetra dichiarò, “Considerare azioni meritorie, peccaminose, o neutrali è dualistico. La non-attività di azioni meritorie, peccaminose, e neutrali è non-dualistica. La natura intrinseca di tutte queste azioni è la vacuità, in cui non ci sono, in modo ultimo, né meriti, né peccati, né neutralità, né azione stessa. Il non-compimento di tali azioni è l’ingresso nella non-dualità.”

Il bodhisattva Padmavyuha dichiarò, “La dualità è prodotta da ossessione verso il ‘sé’, ma la vera comprensione del ‘sé’ non dà luogo a dualità. Chi dimora così nella non-dualità è senza ideazione, e quell’assenza di ideazione è l’ingresso nella non-dualità.”

Il bodhisattva Srigarbha dichiarò, “La dualità è costituita dalla percezione della manifestazione. La non-dualità è assenza di oggetti. Perciò, il non-attaccarsi ed il non-rifiutare, è l’ingresso nella non-dualità.”

Il bodhisattva Chandrottara dichiarò, “‘Oscurità’ e ‘luce’ sono due, ma l’assenza di oscurità e luce è non-dualità. Perché? Al momento di assorbirsi nella cessazione, non c’è né oscurità né luce, e similmente è con la natura di ogni cosa. L’ingresso in questa equanimità è l’ingresso nella non-dualità.”

Il bodhisattva Ratnamudrahasta dichiarò, “Detestare il mondo, e allietarsi nello stato di liberazione è dualistico, ma non detestare il mondo e né allietarsi nella liberazione è non-dualità. Perché? La liberazione si può trovare dove c’è schiavitù, ma in modo ultimo dove non c’è schiavitù, che bisogno c’è della liberazione? Il mendicante chè non è né schiavo né liberato non sperimenta nessun desiderio o avversione, e così lui entra nella non-dualità”.

Il bodhisattva Manikutaraja dichiarò, “Parlare di buoni sentieri e di cattivi sentieri è dualistico. Uno che è sul sentiero non è coinvolto in buoni né in cattivi sentieri. Vivendo in tale indifferenza, egli non intrattiene concetti di ‘sentiero’ o ‘non-sentiero’. Comprendendo la natura dei concetti, la sua mente non partecipa nella dualità. Tale è l’ingresso nella non-dualità.”

Il bodhisattva Satyarata dichiarò, “Parlare di ‘vero’ e ‘falso’ è dualistico. Quando uno vede veramente, non vede mai alcuna verità, così, come potrebbe mai uno vedere la falsità? Perché? Perché non vedendo con l’occhio fisico, uno vede con l’occhio della saggezza. E con l’occhio della saggezza uno soltanto vede in quanto c’è la visione o non c’è la visione. Là, dove non c’è né visione né non-visione, c’è l’ingresso nella non-dualità.”

Quando tutti i bodhisattva ebbero dato i loro chiarimenti, si rivolsero al principe dei bodhisattva chiedendo: “Manjusri, qual’è l’ingresso del bodhisattva nella non-dualità?”

Manjusri rispose, “Buoni signori, voi avete tutti parlato bene. Ciononostante, tutti i vostri chiarimenti sono essi-stessi dualistici. Non conoscere alcun insegnamento, non esprimere niente, non dire niente, non spiegare niente, non annunciare niente, non indicare niente e non designare niente – questo è l’ingresso nella non-dualità.”

Poi il principe Manjusri disse al Licchavi Vimalakirti, “Nobile signore, noi abbiamo tutti dato i nostri propri insegnamenti. Ora, puoi chiarirci tu il tuo insegnamento dell’ingresso nel principio di non-dualità?”

Quindi, il Licchavi Vimalakirti rimase silenzioso, non dicendo niente di niente.

Il principe Manjusri applaudì il Licchavi Vimalakirti: “Eccellente! Eccellente, nobile signore! Questo è davvero l’ingresso del bodhisattva nella non-dualità. Qui sillabe, suoni, e idee non servono!”.

Quando questi insegnamenti furono dichiarati, cinquemila bodhisattva varcarono la porta del Dharma della nondualità e raggiunsero la tolleranza della non-nascita delle cose.

10. La Festa Prodotta dall’Emanazione Incarnata

Quindi, il venerabile Sariputra pensò tra di sé, “Se questi grandi bodhisattva non smettono prima di mezzodì, quando mangeranno?”

Il Licchavi Vimalakirti, percependo telepaticamente il pensiero del venerabile Sariputra, gli disse: “Reverendo Sariputra, il Tathagata ha insegnato le otto liberazioni. Tu dovresti concentrarti su quelle liberazioni, ascoltando il Dharma con una mente libera da preoccupazioni per le cose materiali. Aspetta solo un minuto, reverendo Sariputra, e tu mangerai un cibo tale come non l’hai mai assaggiato prima.”

Allora, il Licchavi Vimalakirti si mise in concentrazione e compì un atto di tale valore miracoloso che quei bodhisattva e quei grandi discepoli furono abilitati per vedere l’universo chiamato Sarvagandhasugandha che è localizzato nella direzione oltre lo zenit, con così tanti campi-di-buddha quanti sono i granelli di sabbia nei quarantadue fiumi del Gange. Là risiede, vive, e è manifesto il Tathagata di nome Sugandhakuta. In quell’universo, gli alberi emettono una fragranza che oltrepassa tutte le fragranze, umane e divine, di tutti i campi-di-buddha delle dieci direzioni. In quell’universo, anche i nomi “discepolo” e “saggio solitario” non esistono, ed il Tathagata Sugandhakuta insegna il Dharma ad un’assemblea di soli bodhisattva. In quell’universo, tutte le case, i viali, i parchi, ed i palazzi sono fatti di vari profumi, e la fragranza del cibo mangiato da quei bodhisattva pervade universi incommensurabili.

In quel momento, il Tathagata Sugandhakuta era seduto coi suoi bodhisattva per prendere il suo pasto, e le divinità chiamate Gandhavyuhahara, che erano tutte devote al Mahayana, erano intente a servire il Buddha ed i suoi bodhisattva. Tutti nell’adunata in casa di Vimalakirti furono capaci di vedere distintamente questo universo dove il Tathagata Sugandhakuta e i suoi bodhisattva stavano prendendo il loro pasto. Il Licchavi Vimalakirti si rivolse a tutta l’assemblea dei bodhisattva: “Buoni signori, c’è qualcuno fra voi a cui piacerebbe andare in quel campo-di-buddha per riportare del buon cibo?”

Ma, trattenuti dal potere soprannaturale di Manjusri, nessuno di loro chiese di andare volontariamente.

Il Licchavi Vimalakirti disse al principe Manjusri, “Manjusri, non provi vergogna di tale assemblea?”

Manjusri rispose, “Nobile signore, i Tathagata non dichiararono forse, ‘Coloro che non sanno non dovrebbero essere disprezzati’?”

Allora, il Licchavi Vimalakirti, senza alzarsi dal suo divano emanò magicamente un’ incarnazione di un bodhisattva il cui corpo era di colore dorato, adornato coi segni e marchi di lieto auspicio, e di tale aspetto che offuscò l’intera assemblea. Il Licchavi Vimalakirti si rivolse a quel bodhisattva incarnato: “O nobile Figlio, vai in direzione dello zenit e quando avrai attraversato tanti campi-di-buddha quanti sono i granelli di sabbia dei quarantadue fiumi del Gange, arriverai ad un universo chiamato Sarvagandhasugandha, dove troverai il Tathagata Sugandhakuta che sta prendendo il suo pasto. Vai da lui e, dopo esserti prostrato ai suoi piedi, fai a lui questa seguente richiesta:

“‘Il Licchavi Vimalakirti si prostra centomila volte ai tuoi piedi, O Signore, e chiede della tua salute – se stai bene, o sei agitato; se sei in forze, senza problemi, e stai vivendo in buona felicità’.

“Avendo chiesto così della sua salute, dovresti dirgli, ‘Vimalakirti chiede al Signore di darmi i resti del Suo pasto, coi quali lui realizzerà l’opera-buddha nell’universo chiamato Saha. Così, quegli esseri viventi con aspirazioni inferiori saranno ispirati con aspirazioni alte, ed il buon nome del Tathagata sarà celebrato in lungo ed in largo.”

Il bodhisattva incarnato disse al Licchavi Vimalakirti, “Molto bene!”, e rispettò le sue istruzioni. Davanti a tutti i bodhisattva, lui voltò la sua faccia diretta verso l’alto e se ne andò, e loro non lo videro più. Quando poi giunse nell’universo Sarvagandhasugandha, lui si prostrò ai piedi del Tathagata Sugandhakuta e disse, “Signore, il bodhisattva Vimalakirti, prostrandosi ai tuoi piedi, saluta il Signore, chiedendo: se stai bene, o sei agitato; se sei in forze, senza problemi, e stai vivendo in buona felicità’. Lui poi fa richiesta, dopo essersi prostrato centomila volte ai piedi del Signore: ‘Possa il Signore essere grazioso e dare a me i resti del suo pasto, per realizzare l’opera-buddha nell’universo chiamato Saha. Così, quegli esseri viventi che aspirano a vie inferiori potranno ottenere l’intelligenza per aspirare al grande Dharma del Buddha, ed il nome del Buddha sarà celebrato in lungo ed in largo’.”

Al che, i bodhisattva dei campi-di-buddha del Tathagata Sugandhakuta furono stupiti e chiesero al Tathagata Sugandhakuta, “Signore, dove sta un tale grande essere come questi? Dove è l’universo Saha? Cosa egli vuole dire con ‘coloro che aspirano a vie inferiori?”

Essendo stato così interrogato da quei bodhisattva, il Tathagata Sugandhakuta disse, “Nobili figli, l’universo Saha esiste nella direzione del nadir oltre così tanti campi-di-buddha quanti sono i granelli di sabbia dei quarantadue fiumi del Gange. Là, il Tathagata Sakyamuni insegna il Dharma ad esseri viventi che aspirano alle vie inferiori, in quel campo-di-buddha contaminato dalle cinque corruzioni. Là, il bodhisattva Vimalakirti che vive nell’inconcepibile liberazione, insegna il Dharma ai bodhisattva. Egli ha spedito qui questo bodhisattva incarnazione per celebrare il mio nome, per mostrare i vantaggi di questo universo, e per aumentare le radici della virtù di quei bodhisattva.”

I bodhisattva esclamarono, “Quanto dev’essere grande quel bodhisattva, se la sua incarnazione magica è dotata di così soprannaturale potere, forza, e impavidità!”

Il Tathagata disse, “La grandezza di quel bodhisattva è tale che lui spedisce le incarnazioni magiche a tutti i campi-di-buddha delle dieci direzioni, e tutte queste incarnazioni portano a termine l’opera-buddha per tutti gli esseri viventi, in tutti quei campi-di-buddha”.

Allora, il Tathagata Sugandhakuta versò un pò del suo cibo, impregnato con tutti i profumi, in un vaso fragrante e lo diede all’incarnazione-bodhisattva. Ed i novanta milioni di bodhisattva di quell’universo chiesero di andare volontariamente insieme a lui: “Signore, gradiremmo anche andare a quell’universo Saha, vedere, onorare, e servire il Buddha Sakyamuni, e vedere Vimalakirti e quegli altri bodhisattva”.

Il Tathagata dichiarò, “Nobili figli, andate pure se ritenete che sia il momento giusto. Ma, affinché quegli esseri viventi non diventino irritati ed inebriati, andate senza i vostri profumi. E, affinché quegli esseri viventi del mondo di Saha non diventino gelosi di voi, modificate i vostri corpi per nascondere la loro bellezza. E non concepite idee di disprezzo ed avversione per quell’universo. Perché? Figli nobili, una campo-di-buddha è un campo di puro spazio, ma il Signore Buddha per emancipare gli esseri viventi, non rivela tutto in una volta il puro reame del Buddha.”

Poi l’incarnazione-bodhisattva prese il cibo e partì insieme con i novanta milioni di bodhisattva e grazie al potere del Buddha e all’opera soprannaturale di Vimalakirti, scomparve da quell’universo Sarvagandhasugandha, e di nuovo riapparve nella casa di Vimalakirti in una frazione di secondo. Il Licchavi Vimalakirti creò novanta milioni di troni-leone, precisamente come quelli che erano già là, ed i bodhisattva furono fatti sedere.

Poi, l’incarnazione-bodhisattva diede il vaso pieno di cibo a Vimalakirti, e la fragranza di quel cibo permeò l’intera grande città di Vaisali ed il suo profumo dolce si sparse in tutti i cento universi. All’interno della città di Vaisali, brahmani, capifamiglia, e perfino il capo Licchavi Chandracchattra, avendo percepito questa fragranza, furono stupiti e pieni di meraviglia. Essi furono così purificati nel corpo e nella mente, che andarono subito alla casa di Vimalakirti, insieme a tutti gli altri ottantaquattromila Licchavi.

Vedendo i bodhisattva seduti sugli alti, larghi, e belli troni-leone, essi furono pieni di ammirazione e grande gioia. Loro tutti si prostrarono a quei grandi discepoli e bodhisattva e poi si sedettero da un lato. E gli dèi della terra, gli dèi del mondo del desiderio e gli dèi del mondo materiale, attirati dal profumo, vennero anch’essi alla casa di Vimalakirti.

Quindi, il Licchavi Vimalakirti disse all’anziano Sariputra ed ai grandi discepoli: “Reverendi, mangiate il cibo del Tathagata! È ambrosia profumata dalla grande compassione. Ma non fissate le vostre menti in atteggiamenti meschini, per non correre il rischio di non essere in grado di ricevere il suo regalo.”

Ma alcuni dei discepoli avevano già avuto il pensiero: “Come può tale moltitudine enorme mangiare una così piccola quantità di cibo?”

Allora il bodhisattva-incarnazione disse a quei discepoli, “Non fate paragoni, o venerabili, tra la vostra saggezza ed i vostri meriti con la saggezza ed i meriti del Tathagata! Perché? Perché piuttosto si prosciugherebbero i quattro grandi oceani, ma questo cibo non sarebbe mai esaurito. Se tutti gli esseri viventi mangiassero per un eone una quantità di questo cibo uguale alla grandezza del Monte Sumeru, esso non finirebbe. Perché? Prodotto dalla inesauribile moralità, concentrazione, e saggezza, i resti del cibo del Tathagata contenuti in questo vaso non possono mai essere esauriti.”

E infatti, l’intera assemblea fu soddisfatta da quel cibo, ed il cibo non fu affatto insufficiente. Avendo mangiato quel cibo, nei corpi di quei bodhisattva, discepoli, Sakra, Brahma, Lokapala, e gli altri esseri viventi, sorse una beatitudine proprio come la beatitudine dei bodhisattva dell’universo Sarvasukhamandita. E da tutti i pori della loro pelle si emanò un profumo come quello degli alberi che crescono nell’universo Sarvagandhasugandha.

Allora, il Licchavi Vimalakirti di proposito si rivolse a quei bodhisattva che erano venuti dai campi-di-buddha del Signore Tathagata Sugandhakuta: “Nobili Signori, come insegna il suo Dharma il Tathagata Sugandhakuta?”

Essi risposero, “Il Tathagata non insegna il Dharma per mezzo di suoni e lingua. Egli disciplina i bodhisattva soltanto per mezzo dei profumi. Un bodhisattva siede ai piedi di ogni albero del profumo, e gli alberi emettono profumi come questo. Allorché odorano quel profumo, i bodhisattva raggiungono la concentrazione che è chiamata ‘fonte di tutte le virtù del bodhisattva’. E allorché ottengono quella concentrazione, tutte le virtù-bodhisattva sono prodotte in loro.”

Quei bodhisattva chiesero poi al Licchavi Vimalakirti, “E come insegna il Dharma il Buddha Sakyamuni?”

Vimalakirti rispose, “Buoni signori, qui gli esseri viventi sono difficili a disciplinare. Perciò, Egli li istruisce con discorsi adatti per disciplinare i selvaggi e gli incivili. Come disciplina i selvaggi e gli incivili? Quali sono i discorsi adatti? Essi sono:

“‘Questo è l’inferno. Questo è il mondo degli animali. Questo è il mondo del Signore della morte. Queste sono le avversità. Queste sono le rinascite con facoltà storpie. Questi sono i misfatti fisici, e questi sono i castighi per i misfatti fisici. Questi sono i misfatti verbali, e questi sono i castighi per i misfatti verbali. Questi sono i misfatti mentali, e questi sono i castighi per i misfatti mentali. Questo è l’uccidere. Questo è il rubare. Questa è la cattiva condotta sessuale. Questo è il mentire. Questo è il parlare male. Questo è il discorso aspro. Questo è il discorso frivolo. Questa è la bramosia. Questa è la malevolenza. Questa è la falsa visione. E questi sono i loro castighi. Questa è l’avarizia, e questo è il suo effetto. Questa è l’immoralità. Questo è l’odio. Questa è l’accidia. E questo è il frutto dell’accidia. Questa è la falsa saggezza e questo è il frutto della falsa saggezza. Queste sono le trasgressioni dei precetti. Questo è il voto della liberazione personale. Questo dovrebbe essere fatto e quello non dovrebbe essere fatto. Questo è corretto e quello dovrebbe essere abbandonato. Questo è un oscuramento e quello è senza oscuramento. Questo è peccato e quello sorge a causa del peccato. Questo è il sentiero corretto e quello è il sentiero sbagliato. Questa è la virtù e quello è il male. Questo è biasimevole e quello è irreprensibile. Questo è contaminato e quello è puro. Questo è mondano e quello è trascendentale. Questo è composto e quello è non-composto. Questa è la passione e quella è la purificazione. Questa è la vita e quella è la liberazione.’

“Così, per mezzo di queste varie spiegazioni del Dharma, il Buddha addestra le menti di quegli esseri viventi che sono proprio come cavalli selvatici. Proprio come i cavalli o gli elefanti selvatici non potranno essere addomesticati senza che il pungolo fori loro il midollo, così gli esseri viventi, che sono selvatici e difficili da emancipare, sono disciplinati solo per mezzo di discorsi su ogni tipo di disagi.”

I bodhisattva dissero, “Così è stabilita la grandezza del Buddha Sakyamuni! È meraviglioso come, celando il suo potere miracoloso, egli incivilisca i selvatici esseri viventi, che sono poveri ed inferiori. E i bodhisattva che si stabiliscono in un campo-di-buddha di così intense fatiche devono proprio avere una compassione inconcepibilmente grande!”

Il Licchavi Vimalakirti dichiarò, “Così è, miei buoni signori! È come voi dite. La grande compassione del bodhisattva che si reincarna qui è estremamente ferma. In una sola vita in questo universo, essi realizzano molto beneficio per gli esseri viventi. Così tanto beneficio per gli esseri viventi non potrebbe essere realizzato nell’universo Sarvagandhasugandha nemmeno in centomila eoni. Perché? Buoni signori, in questo universo Saha ci sono dieci pratiche virtuose che non esistono in nessun altro campo-di-buddha. Quali sono queste dieci pratiche virtuose? Eccole: vincere la povertà con la generosità; vincere l’immoralità con la moralità; vincere l’odio per mezzo della tolleranza; vincere la pigrizia con lo sforzo; vincere la mente agitata per mezzo della concentrazione; vincere la falsa saggezza per mezzo della vera saggezza; mostrare a quelli che patiscono le otto avversità come superarle; insegnare il Mahayana a quelli dal comportamento meschino; convincere coloro che non hanno prodotto le radici della virtù per mezzo delle radici della virtù; e sviluppare gli esseri viventi senza interruzione attraverso i quattro metodi della unificazione. Coloro che praticano queste dieci pratiche virtuose non esistono in nessun altro campo-di-buddha. ”

Di nuovo i bodhisattva chiesero, “Quante qualità deve avere un bodhisattva, per andare sano e salvo ad un puro campo-di-buddha dopo la morte per trasmigrare da questo universo Saha?”

Vimalakirti rispose, “Dopo la morte, quando trasmigra da questo universo Saha, un bodhisattva deve avere otto qualità per giungere sano e salvo ad un campo-di-buddha puro. Quali sono queste otto qualità? Egli deve risolvere a se-stesso: ‘Io devo beneficiare tutti gli esseri viventi, senza cercare neanche il minimo profitto per me. Io devo sopportare tutti i disagi da parte di tutti gli esseri viventi e devo dare tutte le mie radici di virtù accumulate a tutti gli esseri viventi. Io non devo mai avere risentimento verso alcun essere vivente. Io devo allietarmi con tutti i bodhisattva come se essi fossero il Maestro. Io non devo trascurare nessun tipo di insegnamento del Dharma, anche se non li ho sentiti prima. Io devo controllare la mia mente, senza desiderare i guadagni degli altri e senza avere l’orgoglio nei miei propri guadagni. Io devo esaminare le mie proprie colpe, e non biasimare gli altre per le loro colpe. Io devo prendere piacere nell’essere consapevolmente consapevole e devo veramente intraprendere tutte le virtù.’

“Se un bodhisattva ha queste otto qualità, quando dopo la morte lui trasmigra dall’universo Saha, andrà sano e salvo ad un puro campo-di-buddha. ”

Quando il Licchavi Vimalakirti ed il principe Manjusri ebbero così insegnato il Dharma alla moltitudine là radunata, centomila esseri viventi concepirono lo spirito dell’insuperabile e perfetta illuminazione, e diecimila bodhisattva ottennero la paziente sopportazione dell’increato (anupattikadharmakshanti).

11. Lezione del Distruttibile e dell’Indistruttibile

Nel frattempo, l’area dove il Signore stava insegnando il Dharma, nel giardino di Amrapali, si espanse e divenne più grande, e l’intera assemblea apparve tinta di un colore dorato. Quindi, il venerabile Ananda chiese al Buddha, “Signore, questa espansione ed ingrandimento del giardino di Amrapali e questo colore dorato della riunione – questi segni di lieto auspicio cosa predicono?”

Il Buddha dichiarò, “Ananda, questi segni di lieto auspicio predicono che il Licchavi Vimalakirti ed il principe Manjusri, circondati da una grande moltitudine, stanno giungendo alla presenza del Tathagata.”

In quel momento il Licchavi Vimalakirti disse al principe Manjusri, “Manjusri, portiamo tutti questi esseri viventi alla presenza del Signore, così che loro possano vedere il Tathagata e possano prostrarsi davanti a lui! ”

Manjusri rispose, “Nobile signore, portiamoli, se senti che il momento è giusto!”

Quindi il Licchavi Vimalakirti compì l’atto miracoloso di mettere l’intera assemblea, insieme con i troni, nella sua mano destra e poi, trasferendosi magicamente alla presenza del Buddha, la rimise sulla terra. Egli si prostrò ai piedi del Buddha, lo circumambulò sette volte sulla destra con le mani giunte, e si fermò da un lato.

I bodhisattva che erano venuti dai campi-di-buddha del Tathagata Sugandhakuta discesero dai loro troni-leone e, prostrandosi ai piedi del Buddha, unirono le loro mani in segno di riverenza e si misero al suo fianco. E gli altri bodhisattva, gli eroi spirituali, ed i grandi discepoli, discesero similmente dai loro troni e, prostrandosi ai piedi del Buddha, si misero al suo fianco. Similmente tutti gli Indra, Brahma, Lokapala, e gli dèi, si prostrarono ai piedi del Buddha, unirono i loro palmi come segno di riverenza e si posero al suo fianco.

Allora, il Buddha, dopo aver gratificato quei bodhisattva con i suoi saluti, dichiarò, “Nobili figli, sedetevi pure sui vostri troni!” Così, essendo stati comandati dal Buddha, essi risalirono sui loro troni.

Il Buddha disse a Sariputra, “Sariputra hai potuto vedere gli spettacoli miracolosi del bodhisattva, i migliori tra gli esseri?”

“Sì. Io li ho visti, Signore.”

“Che concetto hai prodotto su di essi?”

“Signore, io verso di loro produssi il concetto di inconcepibilità. Le loro attività a me apparvero inconcepibili al punto che io non ero capace di pensare, giudicarle, o anche immaginarle”.

Quindi, il venerabile Ananda chiese al Buddha, “Signore, Cos’è questo profumo, il cui piacere io non ho mai odorato prima?”

Il Buddha rispose, “Ananda, questo profumo emana da tutti i pori della pelle di tutti questi bodhisattva”.

Sariputra aggiunse, “Venerabile Ananda, questo stesso profumo emana anche da tutti i nostri pori!”

Ananda: “Da dove viene il profumo?”

Sariputra: “Il Licchavi Vimalakirti ottenne del cibo dal Tathagata Sugandhakuta, dai campi-di-buddha dell’universo chiamato Sarvagandhasugandha, questo stesso profumo emanava dai corpi di tutti quelli che condivisero quel cibo”.

Allora, il venerabile Ananda si rivolse al Licchavi Vimalakirti: “Per quanto tempo rimarrà questo profumo?”

Vimalakirti: “Fino a che il cibo sarà digerito”.

Ananda: “E quando sarà digerito?”

Vimalakirti: “Sarà digerito in quarantanove giorni, ed il suo profumo emanerà per ancora altri sette giorni, ma non ci sarà alcun guaio da indigestione durante quel periodo. Inoltre, reverendo Ananda, se dei monaci che non sono giunti alla ultima determinazione mangiano questo cibo, sarà digerito quando essi giungeranno a quella determinazione. Quando quelli che sono giunti alla determinazione ultima mangiano questo cibo, non sarà digerito finché le loro menti non sono totalmente liberate. Se esseri viventi che non hanno concepito lo spirito dell’insuperabile e perfetta illuminazione mangiano questo cibo, lo digeriranno soltanto quando essi concepiranno lo spirito dell’insuperabile e perfetta illuminazione. Se coloro che hanno concepito lo spirito dell’insuperabile e perfetta illuminazione mangiano questo cibo, non sarà digerito finché essi non  hanno raggiunto la sopportazione. E se coloro che hanno raggiunto la sopportazione mangiano questo cibo, essi lo digeriranno quando saranno diventati bodhisattva con ancora soltanto una vita dalla Buddhità. Reverendo Ananda, è come quella medicina chiamata “deliziosa”, che arriva allo stomaco ma non è digerita finché tutti i veleni non siano prima stati eliminati, e solo dopo è digerita. Così, reverendo Ananda, questo cibo non è digerito fino a che tutti i veleni delle passioni non siano stati eliminati, e soltanto dopo è digerito”.

Allora, il venerabile Ananda disse al Buddha, “Signore è meraviglioso che questo cibo compia il lavoro del Buddha!”

“Così è, o Ananda! È come tu dici, Ananda! Ci sono campi-di-buddha che compiono l’opera-buddha grazie ai bodhisattva; quelli che lo fanno per mezzo di luci; quelli che lo fanno per mezzo di alberi dell’illuminazione; quelli che lo fanno per mezzo della bellezza fisica ed i marchi del Tathagata; quelli che lo fanno per mezzo di vesti religiose; quelli che lo fanno per mezzo delle opere buone; quelli che lo fanno per mezzo di acqua benedetta; quelli che lo fanno tramite i giardini; quelli che lo fanno tramite i palazzi; quelli che lo fanno per mezzo di incarnazioni magiche; quelli che lo fanno per mezzo dello spazio vuoto; e quelli che lo fanno per mezzo di luci nel cielo. Perché è così, Ananda? Perché da questi vari mezzi, gli esseri viventi sono disciplinati. Similmente, Ananda, ci sono campi-di-buddha che compiono l’opera-buddha per mezzo dell’insegnare agli esseri viventi, parole di definizioni, ed esempi, come ‘sogni’, ‘immagini’, ‘il riflesso della luna nell’acqua’, ‘l’eco’, ‘illusioni’, e ‘miraggi; e quelli che compiono l’opera-buddha dicendo parole comprensibili. Inoltre, Ananda, ci sono campi-di-buddha totalmente puri che, per gli esseri viventi, compiono l’opera-buddha con il silenzio e inesprimibilità, senza discorsi, e senza insegnamenti. Ananda, fra tutte le attività, godimenti, e pratiche del Buddha, non ce n’è nessuna che non compia il lavoro-buddha, perché tutte disciplinano gli esseri viventi. Infine, Ananda, i Buddha compiono il loro lavoro-da- buddha anche per mezzo dei quattro Mara e tutti gli ottantaquattromila tipi di passioni che affliggono gli esseri viventi.

“Ananda, questa è una Porta-del-Dharma chiamata ‘Introduzione a tutte le qualità del Buddha’. Il bodhisattva che entra in questa Porta-Dharma non sperimenta nè gioia nè orgoglio quando si confronta con un campo-di-buddha adornato con lo splendore di tutte le nobili qualità, e non sperimenta né tristezza né avversione, quando si confronta con un campo-di-buddha apparentemente senza quello splendore, ma in tutti i casi egli produce una profonda riverenza per tutti i Tathagata. Infatti, è meraviglioso come tutti i Divini Buddha, che comprendono l’uguaglianza di tutte le cose, manifestino tutti i tipi di campi-di-buddha per sviluppare gli esseri viventi!

“Ananda, proprio come i campi-di-buddha sono diversi quanto alle loro specifiche qualità, ma non hanno differenze riguardo al cielo che li copre, così, Ananda, i Tathagata sono diversi quanto ai loro corpi fisici ma non differiscono riguardo alla loro non impedita conoscenza.

“Ananda, tutti i Buddha sono gli stessi quanto alla perfezione delle Buddha-qualità che sono: le loro forme, i loro colori, la loro radianza, i loro corpi, i loro marchi, la loro nobiltà, la loro moralità, la loro concentrazione, la loro saggezza, la loro liberazione, le conoscenze e visioni di liberazione, la loro forza, la loro impavidità, le loro qualità speciali, il loro grande amore, la loro grande compassione, le loro intenzioni utili, i loro atteggiamenti, le loro pratiche, i loro sentieri, la lunghezza della loro vita, i loro insegnamenti del Dharma, il loro sviluppo e liberazione degli esseri viventi e la loro purificazione dei campi-di-buddha. Perciò, essi sono tutti chiamati ‘Samyaksambuddha’, ‘Tathagata’, e ‘Buddha’.

“Ananda, anche se la tua vita durasse un intero eone, non sarebbe facile per te comprendere completamente il significato esteso e il preciso significato verbale di questi tre nomi. Inoltre, Ananda, se tutti gli esseri viventi di questo universo di miliardi di mondi galattici fossero come te il più erudito e il più dotato di memoria ed incantesimi – e vi si dedicassero per un intero eone, essi non sarebbero ancora capaci di capire completamente l’esatto significato verbale ed esteso di queste tre parole, ‘Samyaksambuddha’, ‘Tathagata’, e ‘Buddha’. Perciò, Ananda, la saggezza e l’eloquenza del Tathagata sono inconcepibili e l’illuminazione del Buddha è incommensurabile”.

Allora, il venerabile Ananda si rivolse al Buddha: “Signore, da oggi in avanti io non mi dichiarerò piùdi essere il primo degli eruditi”.

Il Buddha disse, “Non essere scoraggiato, Ananda! E sai perché? Io ti dichiarai il primo tra gli eruditi, Ananda, avendo in mente i discepoli, ma non considerando i bodhisattva. Guarda, Ananda, guarda i bodhisattva. Essi non sono stati compresi neanche dal più saggio fra gli uomini. Ananda, uno può riuscire a scandagliare le profondità dell’oceano, ma non riuscirà a capire le profondità della saggezza, virtù, memoria, magie, gnosi ed eloquenza dei bodhisattva. Ananda, tu dovresti rimanere in equanimità riguardo agli atti del bodhisattva. Perché? Ananda, queste meraviglie esposte in una sola mattina dal Licchavi Vimalakirti non potevano essere compiute dai discepoli e dai saggi solitari che pure hanno raggiunto i poteri miracolosi, anche se essi si dedicassero per centomila milioni di eoni a tutti i loro poteri di incarnazione e trasformazione”.

Allora, tutti quei bodhisattva dei campi-di-buddha del Tathagata Sugandhakuta unirono i loro palmi in segno di riverenza e, salutando il Tathagata Sakyamuni, gli si rivolsero come segue: “Signore, quando noi prima arrivammo in questo campo-di-buddha, noi concepimmo un’idea negativa, ma ora noi abbandoniamo questa idea sbagliata. Perché? Signore, i reami del Buddha e la loro abilità nelle tecniche liberative sono inconcepibili. Per sviluppare gli esseri viventi essi manifestano tale e tale campo perché si adatti al desiderio di tale e tale essere vivente. Signore, per favore, ci dia un insegnamento dal quale noi possiamo ricordarLa, quando noi saremo ritornati a Sarvagandhasugandha.”

Essendo così stato richiesto, il Buddha dichiarò, “Nobili figli, c’è una liberazione dei bodhisattva chiamata ‘distruttibile ed indistruttibile.’ Voi dovrete addestrarvi in questa liberazione. E cosa significa? ‘Distruttibile’ si riferisce alle cose composte. ‘Indistruttibile’ si riferisce all’incomposto. Ma i bodhisattva non dovrebbero né distruggere i composti né dovrebbero rimanere nell’incomposto.

“Non distruggere le cose composte consiste nel non perdere il grande amore; non rinunciare alla grande compassione; non dimenticare la mente onnisciente generata dall’alta risoluzione; non stancarsi nel positivo sviluppo di esseri viventi; non abbandonare i metodi di unificazione; rinunciare al corpo e alla vita pur di sostenere il santo Dharma; non essere mai sazi delle radici di virtù accumulate; prendere piacere nel dedicarsi agli abili mezzi; non avere pigrizia nel ricercare il Dharma; essere senza reticenze egoistiche nell’insegnare il Dharma; non lesinare sforzi nel vedere e venerare il Tathagata; essere senza paura nelle reincarnazioni volontarie; non essere orgogliosi nel successo né abbattersi nel fallimento; non disprezzare coloro che non sanno, e considerare i saggi come se fossero lo stesso Insegnante; far diventare ragionevoli quelli le cui passioni sono eccessive; avere piacere di stare in solitudine, senza però esservi attaccati; non bramare per la propria felicità, ma desiderare la felicità degli altri; concepire trance, meditazione, ed equanimità come se fossero l’inferno Avici; concepire il mondo come la base della liberazione; considerare i mendicanti come insegnanti spirituali; considerare il dar via i propri possessi come il mezzo per realizzare la Buddhità; considerare le persone immorali come salvatori; considerare il trascendente come nostri genitori; considerare gli aiuti all’illuminazione come servitori; non cessar mai di accumulare radici di virtù; stabilire le virtù di tutti i campi-di-buddha nel proprio campo-di-buddha; offrire illimitati puri sacrifici per realizzare marchi e segni di lieto auspicio; adornare corpo, parola e mente astenendosi da tutti i peccati; continuare ancora a reincarnarsi per incommensurabili eoni, purificando corpo, parola, e mente, al fine di aiutare gli esseri; evitare di scoraggiarsi, tramite l’eroismo spirituale, sentendo delle incommensurabili virtù del Buddha; maneggiare l’acuta spada della saggezza per castigare le passioni nemiche; conoscere bene gli aggregati, gli elementi, e gli organi-di-senso per sopportare gli oneri di tutti gli esseri viventi; risplendere con energia per vincere le schiere dei demoni; cercare la conoscenza per evitare di cadere nell’orgoglio; contentarsi di minimi desideri per sostenere il Dharma; non mescolarsi con cose mondane per deliziare tutte le persone; essere senza difetti in tutte le attività per adattarsi a tutte le persone; produrre la supercoscienza per compiere davvero tutti i benefici verso gli esseri viventi; acquisire conoscenza, memoria e incantesimi, per mantenere ogni insegnamento; capire i livelli delle facoltà spirituali delle persone per disperdere i dubbi di tutti gli esseri viventi; mostrare invincibili atti miracolosi per insegnare il Dharma; avere un irresistibile modo di parlare per acquisire un’eloquenza non impedita; sperimentare successo umano e divino per purificare il sentiero delle dieci virtù; stabilire il sentiero degli stati puri di Brahma coltivando i quattro incommensurabili; invitare i Buddha ad insegnare il Dharma, allietandosi con loro, ed applaudendoli, ottenendo con ciò la melodiosa voce di un Buddha; disciplinare corpo, parola, e mente, mantenendo così un continuo progresso spirituale; essere senza attaccamento in qualsiasi cosa ed acquisire così il comportamento di un Buddha; raggruppare insieme l’ordine dei bodhisattva per attirare gli esseri verso il Mahayana; ed essere consapevolmente sempre consapevoli per non trascurare le buone qualità. Nobili figli, perciò un bodhisattva che si applica così al Dharma, è un bodhisattva che non distrugge il reame composto.

“Cosa significa non rimanere nell’incomposto? Il bodhisattva pratica la vacuità, ma egli non applica la vacuità. Egli pratica l’assenza-di-segni ma non la applica. Egli pratica l’assenza-del-desiderio ma non lo applica. Egli pratica la non-azione ma non applica la non-azione. Egli conosce l’impermanenza ma non è compiaciuto per le sue radici di virtù. Egli considera il disagio dell’esistenza, ma volontariamente si reincarna. Conosce l’assenza del ‘sé’, ma non si logora. Considera lo stato di pace, ma non cerca la pace estrema. Apprezza la solitudine, ma non evita sforzi mentali e fisici. Considera il vagare da un luogo all’altro, ma non abbandona il luogo delle buone azioni. Considera la non-realtà degli eventi, ma si incarica di sopportare i pesi di tutti gli esseri viventi. Considera la purezza, però segue i processi mondani. Considera l’immobilità, però si muove per sviluppare tutti gli esseri viventi. Egli considera la mancanza del ‘sé’, però non abbandona la grande compassione verso tutti gli esseri viventi. Egli considera la non-nascita, però non precipita nell’ultima determinazione dei discepoli. Egli considera tutto come vano, futile, dipendente, irreale, e senza sostanza, però acquisisce meriti che non sono vani, conoscenza che non è futile, riflessioni che sono sostanziali, sforzi per la consacrazione di una conoscenza indipendente e di una famiglia-Buddha, nel suo significato definitivo.

“Così, nobili figli, un bodhisattva che aspiri ad un tale Dharma, non distrugge le cose composte, e né resta nell’incomposto.

“Inoltre, nobili figli, per completare l’accumulazione dei meriti, un bodhisattva non rimane nell’incomposto, e per completare l’accumulazione della saggezza lui non distrugge le cose composte. Per adempiere al grande amore, egli non rimane nel non-composto, e per adempiere alla grande compassione egli non distrugge le cose composte. Per sviluppare gli esseri viventi lui non rimane nel non-composto, e per aspirare alle qualità-Buddha non distrugge le cose composte. Al fine di perfezionare i marchi della Buddhità, lui non rimane nel non-composto, e, per perfezionare la prajna di onniscienza, non distrugge le cose composte. Per essere abile nelle tecniche liberative, lui non rimane nel non-composto, e, tramite l’analisi completa della sua saggezza, non distrugge le cose composte. Per purificare i campi-di-buddha, lui non rimane nel non-composto e, per il potere della grazia del Buddha, non distrugge le cose composte. Dato che egli sente le necessità degli esseri viventi, lui non rimane nel non-composto, e per poter mostrare veramente il significato del Dharma, non distrugge le cose composte. Grazie al suo accumulo di radici di virtù, lui non rimane nel non-composto, e per il suo entusiasmo istintivo per queste radici di virtù, non distrugge le cose composte. Per adempiere alle sue preghiere, lui non rimane nel non-composto, e, poiché non ha desideri, egli non distrugge le cose composte. Poiché il suo pensiero positivo è puro, lui non rimane nel non-composto, e, poiché la sua alta risoluzione è pura, non distrugge le cose composte. Per far funzionare le cinque super-coscienze, lui non rimane nel non-composto, e grazie alle sei super-coscienze della prajna-buddha, non distrugge le cose composte. Per adempiere alle sei trascendenze, egli non rimane nel non-composto, e per adempiere al tempo e spazio, lui non distrugge le cose composte. Per raggruppare i tesori del Dharma, lui non rimane nel non-composto, e poiché non gli piacciono gli insegnamenti meschini, lui non distrugge le cose composte. Poiché egli unifica tutte le medicine del Dharma, non rimane nel non-composto, e per poterle applicare adeguatamente, non distrugge le cose composte. Allo scopo di confermare i suoi impegni, lui non rimane nel non-composto, e per evitare qualsiasi fallimento di questi impegni, egli non distrugge le cose composte. Per preparare tutti gli elisir del Dharma, lui non rimane nel non-composto, e per poter distribuire il nettare di questo sottile Dharma, lui non distrugge le cose composte. Poiché lui conosce completamente ogni male che deriva a causa delle passioni, lui non rimane nel non-composto, e per guarire le malattie di tutti gli esseri viventi, lui non distrugge le cose composte.

“Quindi, nobili figli, il bodhisattva non distrugge le cose composte e non rimane nel non-composto, e questa è la liberazione dei bodhisattva chiamata ‘distruttibile ed indistruttibile’. Nobili signori, voi dovreste sforzarvi anche in questo.”

Allora, quei bodhisattva, avendo udito questo insegnamento, furono soddisfatti, assai contenti, e riverenti. Essi furono riempiti di gioia e felicità nella mente. Per adorare il Buddha Sakyamuni ed i bodhisattva dell’universo Saha, come pure questo insegnamento, essi ricoprirono l’intera terra di questo universo di miliardi-di mondi con fragrante polvere, incenso, profumi, e fiori, fino alle ginocchia. Essendo stato l’intero seguito del Tathagata così piacevolmente intrattenuto, essi si prostrarono ai piedi del Buddha, lo circumambularono per tre volte, e cantarono un inno di encomio a lui. Poi scomparvero da questo universo e, in un secondo, essi ritornarono nell’universo Sarvagandhasugandha.

12. Visione dell’Universo Abhirati ed il Tathagata Aksobhya

Quindi, il Buddha disse al Licchavi Vimalakirti, “Nobile figlio, quando tu vedesti il Tathagata, come lo hai visto?”

Così indirizzato, il Licchavi Vimalakirti disse al Buddha, “Signore, quando io vidi il Tathagata, io lo vidi non vedendo alcun Tathagata. Perché? Io lo vidi come non-nato dal passato, non-passante nel futuro, e non-permanente nel tempo presente. Perché? Egli è l’essenza che è la realtà della materia, ma lui non è di materia. Egli è l’essenza che è la realtà della sensazione, ma lui non è la sensazione. Egli è l’essenza che è la realtà dell’intelletto, ma lui non è l’intelletto. Egli è l’essenza che è la realtà della motivazione, però lui non è la motivazione. Egli è l’essenza che è la realtà della coscienza, però lui non è la coscienza. Come l’elemento ‘spazio’, egli non dimora in nessuno dei quattro elementi. Trascendendo lo scopo dell’occhio, orecchio, naso, lingua, corpo, e mente, egli non è prodotto nei sei organi di senso. Egli non è coinvolto nei tre mondi, è libero dalle tre contaminazioni, è associato con la triplice liberazione, è dotato delle tre conoscenze, e ha davvero raggiunto l’irraggiungibile.

“Il Tathagata è arrivato all’estremo del distacco riguardo a tutte le cose, eppure egli non è una limitazione alla realtà. Egli dimora nella realtà ultima, però non c’è relazione tra lui ed essa. Egli non è prodotto da cause, né dipende da condizioni. Egli è non senza caratteristiche, né ha una qualche caratteristica. Egli né ha una sola natura né nessuna diversità di nature. Egli non è una concezione, né una costruzione mentale, né è una non-concezione. Egli né è l’altra spondia, né questa sponda, né ciò che sta tra l’una e l’altra. Egli non è qui, né là, né in nessun altro luogo. Egli non è né questo né quello. Non può essere scoperto dalla coscienza, né è inerente alla coscienza. Egli non è né oscurità né luce. Egli è né nome né simbolo. Non è né debole né forte. Non vive in nessun paese o direzione. Egli non è né buono né cattivo. Non è composto né non-composto. E non può essere né mostrato né spiegato come se avesse un qualunque significato.

“Il Tathagata non è né la generosità né l’avidità, né la moralità né l’immoralità, né la tolleranza né la malevolenza, né lo sforzo né l’accidia, né la concentrazione né la distrazione, né la saggezza e né la stupidità. E’ inesprimibile. Egli non è né la verità né la falsità; né fuori dal mondo né mancanza di fuga dal mondo; né causa di coinvolgimento nel mondo né non-causa di coinvolgimento nel mondo; Egli è la cessazione di ogni teoria e di ogni pratica. Non è né un campo di meriti né un non-campo di meriti; Egli né è degno di offerte né indegno di offerte. Egli non è un oggetto, e non può essere contrattato. Non è un intero, né una aggregazione. Egli è aldisopra di tutti i calcoli. E’ totalmente ineguagliabile, purtuttavia è uguale alla realtà ultima delle cose. Egli è impareggiabile, specialmente nello sforzo. Egli supera ogni misura. Non va, non sta, e non passa oltre. Non è visto, né sentito, né distinto, né notato. E’ senza alcuna complessità, avendo raggiunto l’equanimità dell’onnisciente prajna. Equanime verso tutte le cose, egli non discrimina tra loro. Egli è senza rimpianti, senza eccessi, senza corruzione, senza intellettualizzazioni e senza concezioni. Egli è senza attività, senza nascita, senza avvenimenti, senza origine, senza produzione e senza non-produzione. Egli è senza paura e senza subcosciente; senza dolore, senza gioia e senza sforzi. Nessun insegnamento verbale potrà mai descriverlo.

“Tale è il corpo del Tathagata e così egli dovrebbe essere visto. Chi lo vede così, lo vede veramente. Chi lo vede altrimenti, vede falsamente.”

Il venerabile Sariputra chiese allora al Buddha, “Signore, in quale campo-di-buddha il nobile Vimalakirti morì, prima di reincarnarsi in questo attuale campo-di-buddha?”

Il Buddha disse, “Sariputra, chiedi direttamente a questo buon uomo dove lui morì prima di reincarnarsi qui.”

Allora il venerabile Sariputra chiese al Licchavi Vimalakirti, “Nobile signore, dove tu moristi, prima di reincarnarti qui? ”

Vimalakirti dichiarò, “C’è una qualche cosa fra le cose che tu puoi vedere, anziano, che muoia o sia rinata?”

Sariputra: “No. Non c’è niente che muoia o sia rinato”.

Vimalakirti: “Similmente, reverendo Sariputra, come tutte le cose né muoiono e né rinascono, perché hai chiesto, “Dove morì prima di reincarnarsi qui?”. Reverendo Sariputra, se uno chiedesse ad un uomo o una donna, creati da un mago, dove lui o lei erano morti prima di reincarnarsi, cosa pensi che lui o lei risponderebbero?”

Sariputra: “Nobile Signore, una creazione magica non muore, né essa rinasce”.

Vimalakirti: “Reverendo Sariputra, i Tathagata non dichiararono forse che tutte le cose hanno la natura di una creazione magica?”

Sariputra: “Sì, nobile signore, è davvero così”.

Vimalakirti: “Reverendo Sariputra, la ‘morte’ è la fine di uno spettacolo, e la ‘rinascita’ è la riproposizione dello spettacolo. Ma, anche se un bodhisattva muore, lui non pone fine allo spettacolo delle radici di virtù, ed anche se lui è rinato, non aderisce alla continuazione del peccato”.

Allora, il Buddha disse al venerabile Sariputra, “Sariputra, questa santa persona è venuta qui dalla presenza del Tathagata Aksobhya nell’universo Abhirati.”

Sariputra: “Signore, è meraviglioso che questa santa persona, avendo lasciato un campo-di-buddha puro come Abhirati, sia venuta a godere un campo-di-buddha così pieno di difetti come questo universo Saha!”

E il Licchavi Vimalakirti disse, “Sariputra, cosa pensi? La luce del sole accompagna l’oscurità?”

Sariputra: “Certamente no, signore nobile!”

Vimalakirti: “Allora, i due non vanno insieme?”

Sariputra: “Nobile Signore, quei due non vanno insieme. Appena il sole sorge, ogni oscurità è distrutta”.

Vimalakirti: “Quindi, perché il sole sorge sul mondo?”

Sariputra: “Sorge per illuminare il mondo, ed eliminare l’oscurità”.

Vimalakirti: “Proprio allo stesso modo, reverendo Sariputra, ogni bodhisattva si reincarna volontariamente nei campi-di-buddha impuri per purificare gli esseri viventi, per far sì che la luce della saggezza risplenda, e per eliminare l’oscurità. Dato che non si associano con le passioni, essi disperdono l’oscurità delle passioni di tutti gli esseri viventi”.

Quindi, l’intera moltitudine sperimentò il desiderio di poter vedere l’universo Abhirati, il Tathagata Aksobhya, i suoi bodhisattva, ed i suoi grandi discepoli. Il Buddha, conoscendo i pensieri di tutta l’assemblea disse al Licchavi Vimalakirti, “Nobile figlio, tutti desiderano vedere l’universo Abhirati ed il Tathagata Aksobhya – pertanto, mostrali!”

Allora il Licchavi Vimalakirti pensò, “Senza alzarmi dal mio divano, io radunerò nella mia mano destra l’universo Abhirati e tutto ciò che contiene: il suo centinaio di migliaia di bodhisattva; le sue dimore dei deva, naga, yaksa, gandharva, ed asura, limitate dalle sue montagne del Chakravada; i suoi fiumi, laghi, fontane, ruscelli, oceani, e gli altri corsi d’acqua; il suo Monte Sumeru con le altre colline e catene montuose; la sua luna, il suo sole, e le sue stelle; i suoi deva, naga, yaksa, gandharva, ed asura; i suoi Brahma con i suoi seguiti; i suoi villaggi, città, paesi, province, regni, case, uomini e donne; i suoi bodhisattva; i suoi discepoli; l’albero dell’illuminazione del Tathagata Aksobhya; e lo stesso Tathagata Aksobhya, assiso nel mezzo di una assemblea vasta come un oceano, che insegna il Dharma. Anche i fiori-di-loto che adempiono l’opera-buddha fra gli esseri viventi; le tre scale piene di gioielli che sorgono dalla sua terra verso il suo cielo Trayastrimsa, da cui gli dèi di quel paradiso discendono al mondo per vedere, onorare, e servire il Tathagata Aksobhya e ascoltare il Dharma, e sul quale gli uomini di quella terra salgono per far visita a quegli dèi. Come un vasaio con la sua ruota, io ridurrò quell’universo Abhirati, col suo contenuto di virtù innumerevoli, con la sua base acquosa su nel suo cielo di Akanistha, ad una minuta misura e, dolcemente portandolo come una ghirlanda di fiori, lo porterò qui in questo universo Saha e lo mostrerò a questa assemblea”.

Quindi, il Licchavi Vimalakirti entrò in concentrazione, e compì un atto miracoloso così che lui ridusse l’universo Abhirati ad una taglia minuta, e lo prese con la sua mano destra, e lo portò in questo universo Saha.

In quell’universo Abhirati, i discepoli, i bodhisattva e coloro fra dèi ed umani, che possedevano la supercoscienza dell’occhio divino, tutti gridarono, “Signore, noi stiamo venendo trasportati! Sugata, siamo portati via! Proteggici, o Tathagata!”

Ma, per calmarli, il Tathagata Aksobhya disse loro, “Voi state per essere portati via dal bodhisattva Vimalakirti. Non è affar mio!”. Quanto agli altri uomini e dèi, essi non avevano affatto consapevolezza di essere portati in qualche altra parte.

Anche se l’universo Abhirati era stato portato nell’universo Saha, quest’ultimo non fu aumentato né diminuito; né fu compresso, od ostruito. Né l’universo Abhirati si era ridotto all’interno, ed entrambi gli universi sembravano essere identici a come essi erano sempre stati.

Quindi, il Buddha Sakyamuni disse a tutta l’assemblea, “Amici miei, potete vedere gli splendori dell’universo Abhirati, il Tathagata Aksobhya, l’ordine dei suoi campi-di-buddha e gli splendori di quei discepoli e bodhisattva!”

L’assemblea rispose, “Si, noi li vediamo, o Signore!”

Il Buddha disse, “Quei bodhisattva che desiderano abbracciare quei tali campi-di-buddha dovrebbero addestrarsi in tutte le pratiche bodhisattviche del Tathagata Aksobhya.”

Mentre Vimalakirti, col suo miracoloso potere, così mostrava a tutti loro l’universo Abhirati ed il Tathagata Aksobhya, centoquarantamila esseri viventi fra uomini e dèi dell’universo Saha concepirono lo spirito dell’insuperata, perfetta illuminazione, e loro tutti formarono una preghiera per rinascere nell’universo Abhirati. Ed il Buddha profetizzò che nel futuro tutti loro sarebbero rinati nell’universo Abhirati. Ed il Licchavi Vimalakirti, avendo così sviluppato tutti quegli esseri viventi che con ciò potevano essere sviluppati, riportò poi l’universo Abhirati precisamente al suo luogo originario.

Il Signore quindi disse al venerabile Sariputra, “Sariputra, hai visto quell’universo Abhirati, ed il Tathagata Aksobhya?”

Sariputra rispose, “Sì, io lo vidi, Signore! Io spero che tutti gli esseri viventi possano andare a vivere in un campo-di-buddha splendido come quello! Che tutti gli esseri viventi possano venire ad avere proprio i miracolosi poteri come quelli del nobile Licchavi Vimalakirti! Noi abbiamo avuto il grande beneficio di aver visto un santo uomo come lui. Noi abbiamo avuto un grande beneficio dall’aver sentito un tale insegnamento di Dharma, riguardo al fatto se il Tathagata stesso ancora esiste realmente o se ha già raggiunto la liberazione finale. Quindi, non c’è alcun bisogno di menzionare il grande beneficio anche per coloro che, avendolo sentito, ci credono, vi si affidano, lo abbracciano, lo ricordano, lo leggono, e lo penetrano in profondità; e, avendo avuto fede in esso, lo insegnino, lo recitino, e lo mostrino aagli altri e si applichino alla yoga meditativo sul suo insegnamento.

“Quegli esseri viventi che comprendono correttamente questo insegnamento del Dharma otterranno tutti i tesori dei gioielli del Dharma.

“Quelli che studiano correttamente questo insegnamento del Dharma diverranno i compagni del Tathagata. Coloro che onorano e servono gli adepti di questa dottrina saranno i veri protettori del Dharma. Coloro che scrivono, insegnano, e venerano questo insegnamento del Dharma saranno direttamente visitati nelle loro case dal Tathagata. Quelli che prendono piacere in questo insegnamento del Dharma abbracceranno tutti i meriti. Quelli che l’insegnano agli altri, anche solo non più di una singola strofa di quattro righe, oppure una sola frase riassuntiva da questo insegnamento del Dharma, compiranno la grande offerta del Dharma. E quelli che dedicano a questo insegnamento del Dharma la loro pazienza, il loro zelo, la loro intelligenza, il loro discernimento, la loro visione, e le loro aspirazioni, diverranno con ciò soggetti alla profezia della Buddhità futura!”

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Epilogo – Antecedenti e Trasmissione del Santo Dharma

Allora Sakra, il principe degli dèi disse al Buddha, “Signore, in precedenza io avevo udito dal Tathagata e da Manjusri, il principe della saggezza, molte centinaia di migliaia di insegnamenti del Dharma, ma io non avevo mai sentito prima un così straordinario insegnamento di Dharma come questa istruzione all’ingresso nel metodo delle trasformazioni inconcepibili. Signore, tutti quegli esseri viventi che, avendo sentito questo prezioso insegnamento di Dharma, l’accettano lo ricordano, lo leggono, e lo comprendono profondamente saranno, senza dubbio, i veri vasi del Dharma; senza menzionare quelli che si applicano allo yoga della meditazione su di esso. Costoro bloccheranno ogni possibilità di vite infelici, apriranno il loro corso a ogni vita fortunata, saranno sempre salvaguardati da ogni Buddha, supereranno sempre tutti gli avversari, e sconfiggeranno sempre tutti i demoni. Praticheranno il sentiero del bodhisattva, troveranno il luogo dell’Illuminazione, e entreranno davvero nel regno del Tathagata. Signore, i nobili figli e figlie che insegneranno e praticheranno questa esposizione del Dharma saranno onorati e serviti per sempre da me e dai miei seguaci. Nei villaggi, città, paesi, stati, regni, e capitali dove sarà stato applicato, insegnato, e mostrato questo insegnamento di Dharma, io ed i miei seguaci verremo a sentire il Dharma. Io ispirerò con la mia fede i non-credenti e garantirò il mio aiuto e la mia protezione a tutti quelli che credono ed elevano il Dharma.”

A queste parole, il Buddha disse a Sakra, il principe degli dèi, “Eccellente! Eccellente, o principe degli dèi! Il Tathagata si allieta alle tue buone parole. Principe degli dèi, in questo discorso di Dharma è espressa l’illuminazione dei Buddha del passato, presente e futuro. Perciò, principe degli dèi, quando i nobili figli e figlie lo accettano, lo ripetono, lo comprendono profondamente, lo scrivono completamente, e, facendone un libro, con ciò lo onorano, quei nobili figli e figlie rendono omaggio ai Buddha del passato, presente e futuro.

“Supponiamo, o principe degli dèi, che questo universo di miliardi-di-mondi-galattici sia così pieno di Tathagata, come è pieno di coltivazioni di canne da zucchero, di roseti, di folti boschetti di bambù, di erbe e fiori, e che un nobile figlio o figlia li onorassero, li riveriscano, li rispettino e li adorino, offrendo loro tutti i generi di conforto ed offerte per un eone o anche più. E supponiamo che lui o lei onorino ognuno di questi Tathagata che sono entrati nella liberazione ultima, conservando i loro corpi in un reliquiario di uno stupa commemorativo fatto di pietre preziose, grande ciascuno come un mondo con quattro grandi continenti, che sorge alto come il mondo di Brahma, adornato con baldacchini, bandiere, stendardi, e lampade. E infine supponiamo che, avendo eretto tutti questi stupa per i Tathagata, lui o lei si dedichino per un eone o più ad offrir loro fiori, profumi, bandiere, e stendardi, e suonando tamburi e strumenti musicali.

Avendo fatto questo, cosa pensi, o principe degli dèi? Quel nobile figlio o figlia, riceverebbe molti meriti come conseguenza di tali attività?”

Sakra, il principe degli dèi rispose, “Molti meriti, Signore! Molti meriti, O Sugata! Se uno passasse così centinaia di migliaia di milioni di eoni, sarebbe impossibile misurare il limite della massa di meriti che un tale nobile figlio o figlia con ciò accumulerebbe!”

Il Buddha disse, “Abbi fede, principe degli dèi e cerca di capire questo: Chiunque accetti questa esposizione del Dharma chiamata ‘Istruzione nella Liberazione Inconcepibile’, lo reciti, e lo comprenda profondamente, lui o lei, accumulerà meriti anche più grandi di quelli di chi compie gli atti suddetti. Perché è così? Perché, principe degli dèi, l’illuminazione dei Buddha sorge dal Dharma, e perciò uno li onora con l’adorazione del Dharma, e non con l’adorazione materiale. Così è insegnato, principe degli dèi, e così tu devi comprenderlo.”

Il Buddha inoltre disse poi a Sakra, il principe degli dèi, “Principe degli dèi, una volta, tanto tempo fa, prima di eoni più numerosi dell’innumerevole, immenso, incommensurabile, inconcepibile, ed anche prima di allora, apparve nel mondo il Tathagata chiamato Bhaisajyaraja: un santo, perfettamente e completamente illuminato, dotato di conoscenza e condotta, un beato, un conoscitore del mondo, incomparabile conoscitore di uomini che hanno bisogno di essere sviluppati, insegnante di dèi ed uomini, un Signore, un Buddha. Egli apparve nell’eone chiamato Vicharana, nell’universo chiamato Mahavyuha.

“La lunghezza di vita di questo Tathagata Bhaisajyaraja, illuminato perfettamente e pienamente, fu di venti eoni brevi. Il suo seguito di discepoli ammontava a trentasei milioni di miliardi, ed il suo seguito di bodhisattva ammontava a dodici milioni di miliardi. In quella stessa èra, principe degli dèi, c’era un monarca universale chiamato Re Ratnacchattra, che regnava sui quattro continenti e aveva sette gioielli preziosi. Lui aveva mille figli eroici, potenti, forti, e capaci di conquistare gli eserciti nemici. Questo Re Ratnacchattra onorò il Tathagata Bhaisajyaraja ed il suo seguito con molte eccellenti offerte, per cinque eoni brevi. Alla fine di quel periodo, il Re Ratnacchattra disse ai suoi figli, ‘In riconoscimento che durante il mio regno io ho venerato il Tathagata, anche voi, a vostra volta, dovrete adorarlo’.

“I mille principi diedero il loro beneplacito, rispettando la volontà del loro padre, il re, e per altri cinque eoni brevi, essi tutti insieme, onorarono il Tathagata Bhaisajyaraja con ogni genere di offerte eccellenti.

“Fra di loro, c’era un principe di nome Candracchattra che si ritirò in solitudine e pensò ‘Ma non c’è forse un’altra maniera di adorazione, migliore e più nobile di questa?’. Per il potere soprannaturale del Buddha Bhaisajyaraja, gli dèi allora gli parlarono, dai cieli dicendo: ‘Buon uomo, l’adorazione suprema è l’adorazione del Dharma’.

“Candracchattra chiese loro, ‘Cos’ è questa “adorazione del Dharma”?’

“Gli dèi risposero, ‘Buon uomo, vai dal Tathagata Bhaisajyaraja, chiedigli della “adorazione del Dharma”, e lui te lo spiegherà pienamente.’

“Allora, il principe Candracchattra andò dal Signore Bhaisajyaraja, il Tathagata  santo, l’insuperabilmente, perfettamente illuminato, ed essendosi avvicinato, si prostrò ai suoi piedi, lo circumambulò tre volte, e gli si mise a fianco. Poi gli chiese ‘Signore, ho sentito di una “adorazione del Dharma” che supera ogni altro tipo di adorazione. Cos’è questa “adorazione del Dharma”?’

“Il Tathagata Bhaisajyaraja disse, ‘Nobile figlio, la adorazione del Dharma è quella venerazione resa ai discorsi insegnati dal Tathagata. Questi discorsi sono davvero assai profondi nell’illuminazione. Essi non sono adatti ai mondani e sono difficili da capire, difficili da vedere e difficile da comprendere. Sono sottili, precisi, e a livello ultimo, alquanto incomprensibili. In forma di Sutra, essi sono raccolti nel Canone dei bodhisattva, stampati con le insegne del Re degli insegnamenti miracolosi. Essi rivelano la irreversibile Ruota del Dharma, che sorge dalle sei trascendenze, purificata da tutte le false nozioni. Questi Sutra sono altresì dotati di tutti gli aiuti per l’illuminazione ed incarnano i sette fattori di illuminazione. Essi introducono gli esseri viventi alla grande compassione ed insegnano loro il grande amore. Inoltre eliminano tutte le errate convinzioni di Mara, e manifestano la relatività.

“‘Essi contengono il messaggio della vacuità, cioè l’assenza del ‘sé’, l’assenza di esseri viventi, l’assenza di esistenza, l’assenza delle persone, l’assenza di segni, l’assenza di desideri, la non-azione, non-produzione, e non-avvenimenti.

“‘Essi rendono possibile il conseguimento dell’illuminazione e mettono in moto la Ruota del Dharma. Essi sono approvati e lodati dai capi degli dèi, naga, yaksa, gandharva, asura, garuda, kimnara, e mahoraga. Essi preservano ininterrotta  l’eredità del santo Dharma, contengono il tesoro del Dharma, e rappresentano la vetta della adorazione del Dharma. Essi sono tenuti in somma considerazione da tutti i santi esseri ed insegnano tutte le pratiche del bodhisattva. Essi incitano alla comprensione non-errata del Dharma nel suo senso ultimo. Essi certificano che tutte le cose sono impermanenti, instabili, vuote, prive di un sé, e pacificate, dando così ragione al Dharma. Essi inducono all’abbandono di avidità, immoralità, malevolenza, pigrizia, dimenticanza, stupidità, e gelosia, come pure le convinzioni sbagliate, l’aderire agli oggetti ed ogni opposizione e contrasto. Essi sono lodati da tutti i Buddha. Essi sono le medicine per le tendenze malate della vita mondana, e manifestano in modo autentico la grande gioia della liberazione. Insegnare in modo corretto, sostenere, investigare e comprendere tali Sutra, incorporando così nella propria vita il santo Dharma – questa è la “adorazione del Dharma”.

“‘Inoltre, nobile figlio, l’adorazione del Dharma consiste nel determinare il Dharma in accordo con il Dharma; applicare il Dharma secondo il Dharma; essere in armonia con la relatività; essere liberi da convinzioni estremistiche; raggiungere la anupatthikadharmakshanti, la tolleranza ultima della non-nascita e della non-essenza di tutte le cose; realizzare l’assenza del ‘sé’ e di tutti gli esseri viventi; eliminare contrasti riguardo a cause e condizioni, senza più litigi o dispute; non essere possessivi; essere liberi dall’egoismo; far affidamento sul significato e non sull’espressione letterale; sulla prajna e non sulla coscienza; sugli insegnamenti ultimi dal significato definitivo e non insistere sugli insegnamenti superficiali dai significati interpretabili; far affidamento sulla realtà e non insistere su opinioni dedotte da autorità personale; realizzare correttamente la realtà del Buddha; realizzare l’assenza ultima di ogni fondamentale coscienza; e superare l’abitudine di aggrapparsi ad una base assoluta. Infine, raggiungere la pace eliminando del tutto l’ignoranza su vecchiaia, morte, sofferenza, lamentazione, disagio, ansia, e preoccupazioni, e comprendendo che gli esseri viventi non sanno nulla riguardo alle loro visioni concernenti questi dodici anelli dell’originazione dipendente; quindi, nobile figlio, quando tu non sosterrai più del tutto alcuna visione, ciò è chiamato l’insuperabile adorazione del Dharma’.

“Principe degli dèi, quando il principe Chandracchattra ebbe udito questa definizione della adorazione del Dharma dal Tathagata Bhaisajyaraja, lui raggiunse la conformativa tolleranza della non-nascita ultima; e, prendendo le sue vesti e gli ornamenti, lui li offrì al Buddha Bhaisajyaraja, dicendo, ‘Quando il Tathagata sarà nella liberazione ultima, mi auguro di difendere il suo santo Dharma, proteggerlo e venerarlo. Possa il Tathagata accordarmi la sua benedizione soprannaturale, che io possa essere capace di vincere Mara e tutti gli avversari ed incorporare in tutte le mie vite il Dharma santo del Buddha!’

“Il Tathagata Bhaisajyaraja, conoscendo l’alta risoluzione di Chandracchattra, gli profetizzò che in un tempo futuro, lui sarebbe stato il protettore, guardiano, e difensore della cittadella del santo Dharma. Poi, o principe degli dèi, il principe Chandracchattra, per la sua grande fede nel Tathagata, lasciò la vita di famiglia per entrare nella vita di un monaco senza casa ed avendo così fatto, visse facendo grandi sforzi verso il conseguimento della virtù. Avendo fatto il grande sforzo ed essendosi ben stabilito nella virtù, lui produsse presto le cinque supercoscienze, comprese gli incantesimi, ed ottenne l’invincibile eloquenza. Quando il Tathagata Bhaisajyaraja raggiunse la liberazione ultima, Chandracchattra in virtù delle sue supercoscienze e del potere dei suoi incantesimi, fece girare la Ruota del Dharma proprio come il Tathagata Bhaisajyaraja così aveva fatto ed aveva continuato a fare per dieci eoni brevi.

“Principe degli dèi, mentre il monaco Chandracchattra stava esercitandosi così per proteggere il santo Dharma, migliaia di milioni di esseri viventi arrivarono allo stadio dell’irreversibilità sul sentiero dell’insuperata e perfetta illuminazione, ed in più quattordici miliardi di esseri viventi furono disciplinati nei veicoli dei discepoli e dei saggi solitari, ed innumerevoli esseri viventi presero rinascita nei reami umani e celesti.

“Forse, principe degli dèi, tu ti stai chiedendo, o stai avendo il dubbio, se in quel periodo, il Re Ratnacchattra non fosse altro che l’attuale Tathagata Ratnarcis. Tu non devi immaginare che, poiché l’attuale Tathagata Ratnarcis era in quel tempo, in quell’epoca egli fosse il monarca universale Ratnacchattra. In quanto ai mille figli del Re Ratnacchattra, essi ora sono i mille bodhisattva dell’attuale benedetto eone, durante il corso del quale mille Buddha appariranno nel mondo. Fra di essi, Krakucchanda ed altri già sono nati, e quelli rimanenti ancora rinasceranno, da Kakutsunda fino al Tathagata Roca che sarà l’ultimo a rinascere.

“Forse, principe degli dèi, ti starai chiedendo se, in quella vita, in quell’epoca, il Principe Chandracchattra che sostenne il Santo Dharma del Signore Tathagata Bhaisajyaraja non fosse altri che io-stesso. Ma tu non devi immaginare che io ero, in quella vita, in quell’epoca, il Principe Chandracchattra. Quindi, bisogna sapere, principe degli dèi, che fra tutte le adorazioni rese al Tathagata, l’adorazione del Dharma è la migliore. Sì, essa è buona, eminente, eccellente, perfetta, suprema, ed insuperata. E perciò, principe degli dèi, non mi adorare con oggetti materiali ma adorami con la adorazione del Dharma! Non mi onorare con oggetti materiali ma onorami dando onore al Dharma!”

Poi il Signore Sakyamuni disse al bodhisattva Maitreya, il grande eroe spirituale “Io ti trasmetto, Maitreya, questa insuperata e perfetta illuminazione che io ho ottenuto solo dopo innumerevoli milioni di miliardi di eoni per far sì, in un  tempo futuro, durante una vita successiva, che un tale esimio insegnamento di Dharma, protetto dal tuo potere soprannaturale, si espanda nel mondo e più non scompaia. Perché? Maitreya, nel futuro vi saranno nobili figli e figlie, deva, naga, yaksa, gandharva, ed asura che, avendo piantato le radici della virtù, produrranno lo spirito dell’insuperata e perfetta illuminazione. Mentre, se non sentiranno questo insegnamento del Dharma, essi certamente perderanno gli illimitati vantaggi ed anche periranno. Ma se sentiranno tale insegnamento, essi si allieteranno, vi crederanno, e l’accetteranno dentro le loro teste. Quindi, per proteggere quei futuri nobili figli e figlie, tu devi diffondere un insegnamento come questo!

“Maitreya, vi sono due gesti del bodhisattva. Quali sono? Il primo gesto è credere in ogni sorta di frasi e parole, ed il secondo gesto è penetrare esattamente il profondo principio del Dharma senza averne paura. Questi sono i due gesti del bodhisattva. Maitreya, si deve sapere che il bodhisattva che crede in ogni sorta di parole e frasi, e si applica di conseguenza, è un principiante e non è esperto nella pratica religiosa. Ma il bodhisattva che legge, ascolta, crede, ed insegna questo profondo insegnamento con le sue impeccabili espressioni che riconciliano le dicotomie e le sue analisi di stadi di sviluppo, costui è un veterano nella pratica religiosa.

“Maitreya, ci sono due ragioni per cui i bodhisattva principianti feriscono se-stessi e non si concentrano sul Dharma profondo. Quali sono? Essi, nel sentire questo profondo insegnamento mai sentito prima, sono terrorizzati e dubbiosi, non si allietano, e lo rifiutano, pensando, ‘Da dove viene questo insegnamento, mai sentito prima?’ Essi poi vedono altri nobili figli che lo accettano, diventando vasi adatti, che insegnano questo profondo insegnamento, ed essi non li frequentano più, non li aiutano, non li rispettano, e non li onorano, ed alla fine essi vanno perfino a criticarli. Queste sono le due ragioni per cui i bodhisattva principianti feriscono se-stessi e non penetrano il profondo Dharma.

“Maitreya, ci sono pure due ragioni per cui i bodhisattva che aspirano al Dharma profondo feriscono se-stessi e non raggiungono la tolleranza della ‘non-nascita ultima’ delle cose. Quali sono queste due? Questi bodhisattva disprezzano e sgridano i bodhisattva principianti che non stanno praticando da molto tempo e non li iniziano né li istruiscono nell’insegnamento profondo. Non avendo grande rispetto per questo insegnamento profondo, essi non sono accurati sulle sue regole. Costoro aiutano gli esseri viventi per mezzo di oggetti materiali e non li aiutano per mezzo del dono del Dharma. Quindi, Maitreya, queste sono le due ragioni per cui i bodhisattva che aspirano al Dharma profondo feriscono se-stessi e non raggiungeranno rapidamente la tolleranza della non-nascita ultima di tutte le cose.”

Essendo stato così istruito, il bodhisattva Maitreya così disse al Buddha, “Signore, questi insegnamenti del Tathagata sono meravigliosi e veramente eccellenti. Signore, da questo momento in poi io eviterò tutti questi errori, difenderò e sosterrò questa realizzazione dell’insuperata e perfetta illuminazione del Tathagata per centinaia di migliaia di innumerevoli milioni di miliardi di eoni! Nel futuro, io metterò nelle mani di nobili figli e nobili figlie che siano degni vasi contenitori del santo Dharma questo profondo insegnamento. Io instillerò in essi il potere della memoria con la quale loro potranno, dopo aver creduto in questo insegnamento, trattenerlo, recitarlo, penetrarlo in profondità, insegnarlo, propagarlo, tradurlo, scriverlo e proclamarlo estesamente agli altri.

“Così io li istruirò, Signore, e così si potrà sapere che in quel periodo futuro quelli che credono in questo insegnamento e che penetrano profondamente in esso, saranno sostenuti dalla benedizione soprannaturale del bodhisattva Maitreya”.

Quindi il Buddha diede la sua approvazione al bodhisattva Maitreya: “Eccellente! Eccellente! La tua parola è bene detta! Il Tathagata si allieta e loda la tua buona novella e promessa”.

Poi tutti i bodhisattva dissero insieme in una sola voce, “Signore, anche noi, dopo la liberazione ultima del Tathagata, verremo dai nostri vari campi-di-buddha a spargere in lungo e in largo questa illuminazione del Tathagata, Buddha perfetto. Possano tutti i nobili figli e figlie credere in ciò!”

Dopodiché i quattro Maharaja, i grandi re delle quattro direzioni, così dissero al Buddha, “Signore, in tutte le città, villaggi, paesi, regni, e palazzi, ovunque questo discorso del Dharma sarà praticato, sostenuto, e correttamente insegnato, noi, i quattro grandi re, andremo coi nostri eserciti, i nostri giovani guerrieri, ed i nostri seguiti, ad ascoltarvi il Dharma. E proteggeremo gli insegnanti di questo Dharma per un raggio di una lega, così che nessuno che minacci danno o la disgregazione contro questi insegnanti possa avere nessuna opportunità di far loro danno”.

Allora il Buddha disse al venerabile Ananda, “Ananda, ricevi questa espressione dell’insegnamento del Dharma. Ricordalo, e insegnalo agli altri in modo esteso e corretto!”

Ananda rispose, “Io, Signore, ho memorizzato questa forma dell’insegnamento del Dharma. Ma quale è il nome di questo insegnamento, e come dovrei ricordarlo?”

Il Buddha disse, “Ananda, l’esposizione di questa forma del Dharma è chiamata ‘L’Insegnamento di Vimalakirti’, o ‘La Riconciliazione delle Dicotomie’, o anche ‘La Sezione della Inconcepibile Liberazione’. Ricordalo così!”

Così parlò il Buddha. Ed il Licchavi Vimalakirti, il principe ereditario Manjusri, il venerabile Ananda, tutti i bodhisattva, i grandi discepoli, la moltitudine intera, e l’intero universo coi suoi dèi, uomini, asura e gandharva, tutti si allietarono in maniera eccezionale. Tutti lodarono di cuore queste dichiarazioni del Signore.

FINE DEL VIMALAKIRTI NIRDESA SUTRA

(Finito di tradurre nel Dicembre 2005, per conto del CENTRO NIRVANA di ROMA)

(TRATTO DAL SITO: http://www.centronirvana.it/home.htm che devotamente ringraziamo per la loro compassionevole gentilezza verso tutti gli esseri che soffrono in questa dolorosa esistenza samsarica.)

 

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