Ghesce Tenzin Tenphel: Introduzione al tantra 1

Ven Ghesce Tenzin Tenphel

Ven Ghesce Tenzin Tenphel

Ven. Ghesce Tenzin Tenphel: Introduzione al tantra, 1 prima parte

il 26-28 ottobre 2007 al Centro ScenPhen GiamTse Ling in Parma

Traduzione di Annamaria Depretis. Trascrizione immediata non revisionata: Ivan Zerlotti.

Innanzitutto è molto importante la motivazione iniziale, un pensiero positivo. Questa motivazione positiva, questa attitudine di benevolenza non è qualcosa di indispensabile solo quando si fa la pratica spirituale o si ascoltano insegnamenti e non nella vita comune. Non è così, non è da relegare all’ambito sacro. La mente positiva è qualcosa di necessario in ogni momento. Questo perché è la mente che imposta ciò che viviamo. Provare sofferenza o esserne liberi dipende dalla nostra impostazione mentale.

Quando riusciamo ad avere un atteggiamento interiore positivo allora riusciamo a ridimensionare molte situazioni in cui saremmo costretti a soffrire. Riusciamo a risparmiarci tanta sofferenza grazie all’atteggiamento positivo.Questo discorso dell’impostare progressivamente la motivazione positiva è sempre opportuno. Il contenuto di questo discorso è il tantra che si pratica a partire dal desiderio di ottenere la liberazione personale ma soprattutto l’illuminazione. Nella visione della evoluzione dell’essere in cui possiamo ottenere la liberazione o l’onniscienza. Dobbiamo osservare i tipi di stati mentali. Ci sono menti grossolane, sottili e sottilissime. La mente attiva in questo momento è un livello di mente molto grossolano. È una mente che è dominata dal pullulare delle afflizioni mentali. Questo dominio fa sì che la mente attiva comunemente è una mente estremamente grossolana. La mente nello stato ordinario di turbamento è molto tumultuosa, quando si ottiene uno stato di stabilizzazione mentale, di concentrazione univoca, la mente diventa più sottile. La mente grossolana viene placata e si ottiene uno stato mentale più quieto. La persona che ha questi diversi stati mentali, quello grossolano in cui c’è afflizione e patimenti vari, man mano che acquieta la propria mente, ha sempre più padronanza della propria mente e trova stati di benessere crescenti.

La mente sottilissima l’abbiamo oppure no? C’è da sempre, ma non è attivata perché eclissata dalla mente grossolana. Come accedere a questa mente sottilissima, come usufruirne? Dandole spazio, placando gli stati tumultuosi delle afflizioni mentale. Le afflizioni vanno placate prima con la concentrazione, ottenendo stati sempre più profondi di pace e felicità si accede alla mente sottilissima e la si fa funzionare. In termini di potenza della mente, la mente grossolana, anche se impostata verso la virtù e le cause della felicità, ha un potere molto inferiore rispetto alla mente concentrata. Perciò anche la virtù della mente concentrata è più potente. Quando si accede alla mente sottilissima la capacità di attivare la virtù è al massimo grado di potenzialità. Questo ci permette di rendere efficaci le pratiche di meditazione. Perché la mente grossolana non ha potere anche se indirizzata verso la virtù? Perché la mente grossolana è sempre distratta, non si riesce a stare focalizzati neppure per un minuto. Man mano che attualizziamo una mente stabile, concentrata, qualunque pratica benefica diventa

assai forte. Il terzo livello, la mente sottilissima, è estremamente potente ed è quella che viene utilizzata come base nella pratica effettiva del tantra.

Viene utilizzata per meditarsi come le diversi divinità di meditazione, Vajrayoghini, Guyasamaja, ecc. con i loro mandala. Questa mente rende estremamente potenti nella propria energia positiva.

Questi sono strumenti potenti per ottenere le divinità del tantra. La possibilità di manifestare questi stati evoluti della mente sono possibili solo quando si ha la comprensione effettiva della vacuità. Per raffigurarci la capacità di questa mente estremamente sottile che si usa nel tantra. Quando si visualizza il mandala con le divinità che lo abitano, si parla di spazi sconfinati di esseri illuminati che appartengono a questa dimensione, tutti questi vengono visualizzati all’interno di un

seme di senape.

Reciungpa, il principale discepolo di Milarepa, voleva mettere in atto la pratica dei bodhisattva. Nel senso che lasciava il luogo dove si trova il maestro e vado fuori. Milarepa gli disse che andava bene, ma che se potesse fare pratiche con poteri miracolosi allora potresti manifestarti all’interno di un corno di yak e fare la pratica del ciod. Milarepa invitò Recgiun a fare questa pratica. Non è che io divento piccolo o il corno di yak diventa grande.

Se riesci a fare questa cosa allora puoi andare.

A quel tempo Reciungpa non era ancora in grado di farlo.

Quanto è grosso il corno di yak? Pochi centimetri. In quel periodo storico il corpo degli umani era un pochino più grande dei nostri. Milarepa era poco meno di due metri, come poteva stare in un corno di pochi centimetri?

Questo ci dovrebbe fare capire che per fare una pratica effettiva del mantra segreto, il tantra, si deve avere una comprensione effettiva della vacuità.

Ci sono due categorie di praticanti che accedono ai monasteri tantrici.

Un tipo inizia dallo studio delle categorie e delle definizioni, fa tutta la formazione filosofica degli esami, ottiene lo stato di ghesce e poi accede al monastero tantrico. Per culminare la formazione.

Un altro tipo sono quelli che senza avere fatto studi di base approfonditi dei testi, accedono direttamente al monastero tantrico e si riceve una formazione in termini di rituali. Ci sono dei monaci espertissimi nel fare i rituali tantrici, in modo preciso, come fare i mandala di sabbia, le torma rituali. Alcuni di questi non avendo avuto una formazione filosofica approfondita non hanno ancora compreso cosa sia la vacuità. Ci sono questi praticanti chiamati kyerimpa, praticanti dello stato di generazione del tantra. Quando si pratica lo stadio di generazione in cui ci si visualizza come la divinità, ci sono visualizzazioni complesse da fare. Come per esempio Yamantaka che ha tante teste e braccia diversi. Sanno fare bene queste meditazioni, quando vanno insieme a fare queste pratiche, non avendo la comprensione della vacuità, si possono fare queste meditazioni in cui si immedesimano tanto in questa visualizzazione da non essere poi in grado di muoversi pensando di avere tutte queste braccia ingombranti.

È successo che un monaco andava di sbieco per passare dalle porte e rispose a chi gli chiedeva come mai facesse così, che lo faceva perché meditava Yamantaka.

Questo perché non aveva la comprensione della vacuità. Quando si comprende la vacuità non si è ostruiti dalla materia.

Quello che ci ostruisce è il pregiudizio che ci impedisce di andare al di là dell’apparenza. Quando si fosse veramente preparati per praticare il tantra vorrebbe dire che si ha la comprensione della vacuità e la mente dell’illuminazione, bodhicitta. Questo ci permette di prospettare l’ottenimento della illuminazione in una sola vita, con questo corpo. Se non abbiamo la mente dell’illuminazione, la mente diretta all’illuminazione per il beneficio degli altri esseri senzienti, non possiamo ottenere l’illuminazione. Bodhicitta vuol dire proprio una mente che desidera ottenere l’illuminazione per tutti gli esseri. Se non c’è il desiderio di ottenerla non si può realizzare l’illuminazione. È necessario avere questa attitudine e la comprensione del significato autentico della vacuità per impegnarsi nella pratica del tantra. Ge Rinpoce, Lama Tsongkhapa, dice che avendo queste due, la comprensione della vacuità e la bodhicitta, impegnandosi nel tantra, non solo si può ottenere l’illuminazione in questo corpo ma addirittura in tre anni e tre mesi.

Non riuscendo in questo tempo, allora si può ottenere in una vita. Se non si riesce in questa vita allora ci si riesce nello stadio intermedio oppure al momento della rinascita successiva. Se non si riesce in questo tempo si può ottenere alla peggio in un massimo di sole sedici vite. Questo fa molta impressione, molti sono stuzzicati dall’idea di ottenere l’illuminazione in poche vite, per cui si impegnano nel tantra. Nel veicolo del sutra, con il metodo graduale, come minimo l’illuminazione si ottiene in tre incalcolabili grandi ere cosmiche. Se non si riesce in questo tempo breve, possono essere necessari cinque eoni, o dieci o cento. Incalcolabili letteralmente è un numero che può essere calcolato. Decine, centinaia, migliaia, decine di migliaia, centinaia di migliaia, ecc. probabilmente è un numero con sessanta zeri.

La durata della vita umana, quando appaiono i Buddha storici è di diverse lunghezze. All’inizio gli umani vivono ottomila anni e la durata decade fino a un centinaio di anni. Poi si accorcia fino a un massimo di dieci anni. Quando si vivrà solo dieci anni si comincia a camminare appena nati. Tutto è relativo, stiamo parlando di questo mondo chiamato Zambulin. Questo decadimento della durata della vita umana dipende dal potenziarsi dell’energia negativa. Man mano che si aprono sempre più conflitti e guerre, la vita si accorcia. Questi sono segni di degenerazione. Man mano che cresce l’energia negativa, le afflizioni divengono sempre più forti, le attitudini positive divengono sempre meno potenti. Questi periodi di discesa della durata della vita sono seguiti da una graduale risalita in cui l’energia negative perde gradualmente di energia e la durata della vita degli esseri si allunga. È un tema piuttosto complesso. A causa di questi accorciamenti dei tempi della possibilità di illuminarsi si accende l’interesse per la pratica del tantra a fronte della necessità di impegnarsi per tre incalcolabili ere cosmiche. Questa sarebbe però una motivazione non ammissibile per impegnarsi nel tantra. La motivazione alla pratica autentica del tantra deve essere centrata sul beneficio degli esseri senzienti. Anche prendendo questa scorciatoia si è determinati e disponibile a restare un tempo infinito nell’esistenza ciclica per beneficare gli esseri.

Allora perché impegnarsi nel tantra?

Da parte mia sono disponibile a restare per tempi infiniti nel samsara per il beneficio degli esseri, però se mi illuminassi in fretta tutti questi esseri che soffrono nel samsara possono essere beneficati. Posso risparmiare loro tanta sofferenza.

Questa è la corretta attitudine.

La durata di tre eoni di pratica ognuno con sessanta zeri, dal punto di vista del bodhisattva non è un tempo lungo, anzi è poco. Per chi pratica per il beneficio degli esseri non c’è la fretta di raggiungere il proprio obiettivo.

Quando si diventa bodhisattva non siamo preoccupati del tempo che occorre. Al centro della propria attenzione c’è il beneficio degli esseri, il desiderio di migliorare il loro stato. Quando l’investimento è totalmente in termini di evoluzione mentale, il tempo non viene vissuto in modo preoccupato rispetto alla lunghezza, è la qualità che viene sentita importante. Quando si è calati in una situazione che viene vissuta in modo positivo, il tempo vola, quando si è in una situazione in cui non c’è il gusto delle cose, invece il tempo sembra allungarsi. Essere perfetti praticanti del tantra non è usuale. Ci sono molte persone però che ricevono o partecipano alle iniziazioni tantriche o ai genan.

Quando vengono pubblicizzati gli eventi in cui vengono conferite iniziazioni di lunga vita, genan, ecc. accorrono sempre tante persone. Quando si propongono insegnamenti più graduali, progressivi, del lam rim, della via del bodhisattva c’è sempre meno gente. Questo ci dice che effettivamente non si è capito cosa sono le cose importanti del sentiero interiore. Perché sono questi i temi fondamentali, sono la base, sono indispensabili per poter poi costruire i palazzi della via del tantra.

Quando ci fosse un basamento stabile allora l’edifico che si costruisce sarà solido, altrimenti no. Ci sono casi in cui non si fanno neppure le fondamenta. Le case costruite in un modo così posticcio sono spazzate via persino dal vento o da un temporale. Non sono stabili.

Essere praticanti tantrici.

Qualcuno potrebbe pensare, ricevo l’iniziazione, poi faccio la meditazione e recito il mantra. Questo non è sufficiente. Se si vuole praticare il tantra effettivamente, è imprescindibile avere la comprensione del lam rim, gli stadi del sentiero.

Una volta che questo è impostato bene nella propria mente, allora ci sono le basi per potere erigere l’edificio della pratica del tantra. La pratica del lam rim ci permette di ottenere le realizzazioni. Sommando le realizzazioni del sentiero graduale a quelle del tantra allora si va a vele spiegate, questa è la situazione ottimale. Anche se non si hanno le realizzazioni dei temi delle tre motivazioni, iniziale, intermedia e superiore, se almeno se ne ha un buon livello di comprensione, questa è la condizione minima sufficiente per procedere negli stadi del sentiero, nella pratica di generazione e di completamente. Sulla base della pratica, avendo delle buone basi scatta qualcosa e si attivano le condizioni per ottenere le realizzazioni effettive.

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fonte http://www.scenphen.it/testi/GhesceTenphel_20071026-28_introduzioneTantra.pdf che si ringrazia

 

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