Sangye Khadro: Affrontare le Emozioni Negative

Ven. Sangye Khadro

Ven. Sangye Khadro

Ven. Sangye Khadro: Consigli pratici per affrontare le emozioni negative.

Tutti noi sappiamo di provare sia emozioni positive che emozioni negative. Non appena sentiamo le parole amore, gentilezza, generosità, le riconosciamo subito come emozioni positive, mentre quando sentiamo parlare di odio, collera, gelosia, depressione, le riconosciamo subito come emozioni sgradevoli.

Dal punto di vista del Buddha è possibile trasformare le nostre menti. Possiamo apprendere a conoscerci meglio, ad osservare la nostra mente e ad acquisire una grande familiarità con ciò che vi si trova.Il motivo di ordine sostanzialmente pratico che ci spinge a intraprendere questo genere di impresa è che, innanzitutto, ci renderà più felici, e noi sappiamo bene che vogliamo essere felici e, in secondo luogo, semplificherà le nostre relazioni con gli altri.

Lavorare con le emozioni, passo per passo

Noi, di solito, soffochiamo i nostri sentimenti oppure li sbattiamo in faccia agli altri. L’approccio buddhista è di ordine pratico: per nostra, e altrui, fortuna, come abbiamo detto prima, esiste una terza opzione! Il metodo buddhista di affrontare le emozioni implica il riconoscere di provarle e, quindi, lavorarci sopra.

1. Riconoscere e identificare le emozioni

A volte la nostra mente somiglia ad una giungla fitta di pensieri ed emozioni distruttivi: non è semplice capire veramente cosa bolle in pentola. Con consapevolezza, onestà e intelligenza selettiva, possiamo cominciare a identificare cosa è cosa: “Quella è collera; quello è desiderio; quella è paura” e così via. Una volta che sappiamo contro cosa dobbiamo schierarci, possiamo scegliere i metodi appropriati.

2. Avere un atteggiamento sano ed equilibrato rispetto alle nostre emozioni

Gli atteggiamenti da evitare comprendono il senso di colpa, l’odio verso se stessi o l’autocondanna. Inoltre, dobbiamo smetterla di identificarci con l’emozione, per esempio: “Io sono la mia rabbia”, perché questo ci porta ad esserne ossessionati e a recitare questa parte. Possiamo evitare tutto ciò grazie alla consapevolezza che le afflizioni mentali sono impermanenti, vanno e vengono nella nostra mente come nuvole nel cielo e inoltre, non sono la nostra vera natura. Secondo il Buddha, la vera natura della nostra mente è pura, libera dalle afflizioni mentali, come un cielo limpido e senza nuvole.

3. Lavorare con l’emozione durante la meditazione, usando uno o più antidoti

Se nella nostra mente si trovano contemporaneamente molte emozioni distruttive diverse, la cosa migliore è iniziare da quella più potente e più molesta: non cercate di affrontarle tutte in blocco! Una volta che siete riusciti ad ottenere un po’ di controllo sulla più ingombrante, allora potete procedere con quella che viene subito dopo in ordine di grandezza.

Antidoti generali per le emozioni

1. Presenza mentale o consapevolezza di sé

Quando riusciamo ad essere coscienti del sorgere di un’emozione nella nostra mente, per esempio la collera, allora possiamo averne controllo e affrontarla in maniera più efficace. A volte potremmo riuscire semplicemente a lasciarla andare. Inoltre, grazie ad una pratica costante della meditazione, la nostra mente sarà più calma e sarà meno propensa a reagire alle situazioni in maniera emotiva.

2. Ricordare la natura della mente

La mente è chiara, non è materiale: è un flusso di eventi mentali che sorge e svanisce. Questi eventi mentali – pensieri, emozioni, ecc. – sono impermanenti: appaiono e scompaiono, vanno e vengono, non sono entità fisse e permanenti. Può risultare efficace immaginare che siano nuvole che vanno e vengono nel cielo, simili a sogni, simili ad arcobaleni, paragonabili al flusso e riflusso delle onde nel mare. Inoltre, è di grande aiuto imparare a non identificarsi con le emozioni: per esempio, invece di pensare “Sono arrabbiato”, pensate “La rabbia è nella mia mente”, in questo modo riduciamo il controllo che le emozioni hanno su di noi e così possiamo affrontarle in maniera più distaccata.

3. Sospendere il giudizio

Certi pensieri e certe emozioni ci piacciono mentre altri non ci piacciono. Questo conduce rispettivamente all’attaccamento / adesione e all’avversione / rifiuto. La nostra mente, quando è in preda all’attaccamento e all’avversione, non è pacifica. Piuttosto che questo, la cosa migliore da fare è coltivare un senso di equanimità: una consapevolezza non-giudicante e amorevole che accetta tutto ciò che sorge nella mente.

4. Fare un’analisi della realtà

Esplorate il concetto di “IO” che si nasconde dietro l’emozione: è qualcosa di concreto, che esiste per forza propria, indipendentemente, dalla propria parte? E’ qualcosa che potete localizzare nel vostro corpo o nella vostra mente? Che cosa è con esattezza?

Un’altra alternativa possibile è quella di esaminare l’oggetto per il quale stiamo provando quella particolare emozione: esiste proprio nel modo in cui ci appare oppure è possibile che ne stiamo avendo una percezione distorta ed erronea?

5. Pensare che i problemi degli altri sono simili ai nostri

Quando ci troviamo a sperimentare una difficoltà emotiva, tendiamo a divenirne ossessionati come se fossimo le uniche persone nell’intero universo ad avere problemi del genere. E’ ovvio che non è così; inoltre, questo modo di pensare rende il problema ancora più grave di quanto realmente sia. Perciò, è utile ricordare a noi stessi che ci sono molte altre persone che hanno un problema uguale o simile al nostro e che alcune persone hanno problemi di gran lunga peggiori dei nostri. Questo riduce il problema dalle dimensioni di una montagna a quelle di un sassolino, così è più facile da sopportare e ci aiuta anche ad essere più compassionevoli nei confronti degli altri.

Antidoti alla collera

Nella maggior parte dei casi la nostra collera è diretta verso altre persone, ma possiamo anche prendercela con noi stessi o con oggetti inanimati. La collera spazia da una sensazione di irritazione provocata, per esempio, dal modo in cui qualcuno beve il tè, all’odio intenso che induce alla violenza fisica o, addirittura, ad uccidere. La collera è l’esatto opposto della pazienza, della tolleranza, della compassione e dell’amore. E’ una concezione distorta, una maniera sbagliata di reagire alle situazioni, un’afflizione mentale: ci causa solo problemi e infelicità e non produce il risultato che speravamo di ottenere. Disturba la mente e ci porta a fare del male agli altri, sia con le azioni che con le parole: non è un modo di reagire intelligente ed efficace, in nessuna circostanza. La pazienza, l’opposto della collera, è uno stato mentale di gran valore perché ci permette di accettare le difficoltà riducendo la sofferenza al minimo. Ma bisogna imparare ad avere pazienza e per svilupparla è necessario applicare gli antidoti per la collera. L’approccio più efficace è riconoscere la collera o l’irritazione nel momento in cui sorge e affrontarla mentre si trova ancora all’interno della mente. Coglierla immediatamente non appena sorge è già di per sé sufficiente per far sbollire una buona parte dell’energia di collera. Dopodiché dovremmo esaminare l’emozione da diversi punti di vista: da cosa è stata causata? Che cosa speravamo di ricavarne? Come vediamo la situazione? Se abbiamo una comprensione chiara della collera, possiamo tenerla a bada con più risolutezza, perché nel momento in cui ci rendiamo conto di quanto sia insensata, abbiamo meno probabilità di restarne coinvolti.

La collera distorce il nostro modo di percepire le cose. Così, dopo averla analizzata, dovremmo applicare un antidoto, come uno dei metodi esposti qui di seguito, per volgere la mente verso una prospettiva più corretta e più realistica. Però, non è cosa facile. L’energia della collera è davvero intensa e noi non siamo abituati a tentare di controllarla o di trasformarla.

E’ utile applicare ripetutamente questi metodi durante la meditazione, lavorando con le esperienze di collera realmente vissute o con situazioni immaginate; in seguito, quando la collera si presenta nelle nostre relazioni quotidiane, possiamo riportare alla mente qualsiasi intuizione maturata durante le sessioni di pratica e possiamo cercare di sottrarci dal solito vecchio e familiare cliché di arrabbiarci.

Non ci riusciremo ogni volta, è ovvio. A volte, passano addirittura minuti, ore o giorni, prima che ci rendiamo conto di esserci arrabbiati e di aver fatto del male a qualcuno! Ma non è mai troppo tardi per porvi rimedio. Sedetevi, richiamate alla mente la situazione, individuate che cosa è andato storto e cercate di farvi un’idea di come evitare di commettere nuovamente lo stesso errore. Questo genere di analisi è utile anche nel caso di problemi che risalgono a tanto tempo fa. Non è il caso di demoralizzarsi se la collera continua a sorgere con violenza: ci vuole tempo per troncare le abitudini incallite. Ciò che è importante è volere lavorarci sopra e provare a farlo.

1. Contemplate i limiti o svantaggi della collera, in tal modo vi convincerete di quanto è nociva e niente affatto utile e, di conseguenza, non vorrete assecondarla. In primo luogo, considerate gli effetti immediati della collera sulla mente e sul corpo. Come vi sentite quando siete arrabbiati? La vostra mente è pacifica e felice, oppure disturbata e insoddisfatta? Riuscite a pensare con chiarezza, a prendere decisioni sensate, oppure i pensieri si fanno confusi e sconnessi? E quali sono gli effetti sul vostro corpo? Vi sentite calmi e rilassati, oppure agitati e tesi? Studi scientifici hanno dimostrato che la collera è una causa rilevante di certi problemi di salute, quali disturbi cardiaci e cancro, ed è anche causa di morte prematura.

Quali sono gli effetti della vostra collera sulle persone che vi circondano? Se manifestate la collera con parole e azioni, cosa ne risulta? Potrebbe portarvi a fare del male alle persone che amate e a compromettere le relazioni affettive. Ma anche la collera diretta verso i vostri “nemici” – quelli che, secondo voi, il male se lo meritano – potrebbe ricadervi addosso in un secondo momento. E allora vi sembra questo il modo più saggio di affrontare i “nemici”?

Oltre a ciò, la collera produce effetti più sottili, meno evidenti, sulla nostra psiche. In termini di karma, ogni istante di collera lascia nella mente impronte che produrranno esperienze dolorose in futuro: ulteriore sofferenza. Inoltre, distrugge gran parte del karma virtuoso accumulato a costo di un duro lavoro. La collera è uno degli ostacoli maggiori per coltivare le qualità positive come amore, compassione e saggezza, e per fare progressi lungo il sentiero spirituale…

Riconoscete gli effetti nocivi della collera, determinatevi a non permetterle di invadere la vostra mente e imparate, piuttosto, come fare a disinnescarla.

2. Coltivate la gentilezza amorevole. E’ possibile svilupparla attraverso la contemplazione di pensieri quali: “Possano tutti gli esseri stare bene ed essere felici.” Se acquisiamo familiarità con la gentilezza amorevole e lasciamo che la nostra mente ne sia impregnata, la collera tenderà a sbollire in maniera del tutto naturale.

3. Ricordate il karma, causa ed effetto. Se qualcuno vi fa del male in qualche modo – comportandosi in maniera prepotente oppure ostile, ingannandovi o derubandovi, oppure danneggiando cose che vi appartengono – e, secondo voi, non avevate fatto niente per meritarlo, riconsiderate la situazione. Dal punto di vista del Buddhismo, qualsiasi disgrazia ci capiti è il risultato di azioni nocive che abbiamo compiuto nel passato, in questa vita oppure in vite precedenti.

Raccogliamo quel che abbiamo seminato. Quando riusciremo a vedere i nostri problemi sotto questa luce, la nostra capacità di accettarli aumenterà e ce ne assumeremo la responsabilità, invece di scaricare la colpa sugli altri.

Per di più, non appena comprendiamo che, infuriandoci e vendicandoci, non facciamo altro che porre le cause per sperimentare ulteriori problemi in futuro, saremo determinati a essere più pazienti e a stare più attenti al karma che creiamo.

4. Mettetevi al posto degli altri: provate a guardare la situazione dal loro punto di vista. Cosa li spinge a comportarsi così? Sono in uno stato mentale pacifico e felice, oppure confuso, meschino e fuori d’ogni controllo? Sono esseri umani proprio come voi, con problemi e preoccupazioni, anche loro cercano di essere felici e di trarre il meglio dalla vita. Ripensate alle vostre stesse esperienze, alle vostre manifestazioni di collera e di villania, così avrete un’idea più precisa di come se la stanno passando gli altri.

Inoltre, considerate: che tipo di risultato ci sarà se continueranno ad agire seguendo criteri ingannevoli? Saranno felici e soddisfatti, oppure stanno solo creando le condizioni per ulteriori guai e sofferenza?

Se comprendiamo a fondo la confusione e il dolore degli altri, saremo meno propensi a reagire rabbiosamente – cosa che non farebbe altro che accrescere la loro sofferenza – e saremo più propensi a guardarli con compassione.

Considerate la persona oggetto della vostra collera come se fosse uno specchio. Verificate: che cosa non vi piace dell’altra persona o per quale motivo provate rancore nei suoi confronti? Poi domandatevi: “E’ qualcosa che esiste anche dentro di me?” Qui si considera l’ipotesi che ciò che non ci piace degli altri è qualcosa che non ci piace di noi stessi: la soluzione è quella di sviluppare una maggiore accettazione dei nostri stessi difetti e di diventare meno giudicanti.

E’ più probabile che la collera sorga nella nostra mente quando siamo infelici o insoddisfatti. Se vi accorgete di irritarvi e di infuriarvi anche per un nonnulla, sedetevi e verificate che cosa sta succedendo negli strati più profondi della vostra mente. Vi si annidano pensieri tristi e ipercritici relativi a voi stessi o ad aspetti della vostra vita?

Vi state concentrando maggiormente sul lato negativo delle cose piuttosto che su quello positivo? Se è così, allora la meditazione sulla preziosità della vita umana costituisce un ottimo rimedio. Ci sono aspetti positivi che riguardano voi e la vostra vita e, se vi prestate maggiore attenzione, la vostra mente sarà più felice e appagata e sarà meno probabile che reagiate con rabbia anche quando si verificano problemi più gravi.

Le situazioni difficili sono in genere le più proficue in termini di crescita spirituale. Così, una persona che desta la nostra collera ci sta offrendo un’occasione per imparare che abbiamo ancora molto lavoro da fare. Potremmo credere di aver fatto molta strada per quel che riguarda la comprensione e il controllo della nostra mente e che adesso siamo sufficientemente pacifici, invece, ecco che, tutt’a un tratto, sorge la collera! Allora, ne consegue che quando gli altri ci fanno infuriare, ci stanno offrendo l’occasione di servirci della nostra conoscenza e di far crescere la nostra pazienza.

Contemplate tutto ciò e consolidate la decisione di comprendere la collera, portandola sotto controllo e imparando a reagire invece con pazienza. Sarà di beneficio per voi stessi e per gli altri.

Riflettete sulla morte. Dal momento che la morte potrebbe arrivare in qualsiasi momento, è illogico rimanere aggrappati alle differenze con gli altri. Morire con strascichi di collera non risolta crea il caos nella mente e rende impossibile una morte serena. Anche l’altra persona potrebbe morire in qualsiasi momento. Come vi sentireste se ciò accadesse prima che siate riusciti a chiarire i problemi tra voi?

Non c’è dubbio che voi stessi, l’altra persona e la vostra relazione siano cose destinate a finire. Alla luce di ciò, i problemi sono davvero così importanti? Valgono l’angoscia e l’infelicità che ci causano?

9. Tutti i metodi fin qui presentati implicano la meditazione volta ad affrontare la collera per conto nostro; ma è anche possibile risolvere un conflitto dialogando con l’altra persona. Però, in questo caso, bisogna agire con molta cautela. In primo luogo, dobbiamo valutare la disponibilità dell’altra persona al dialogo e se questo dialogo potrebbe produrre risultati positivi. In secondo luogo, dovremmo esaminare molto attentamente la nostra motivazione: vogliamo davvero appianare le nostre differenze con questa persona e arrivare ad una migliore comprensione reciproca, oppure vogliamo soltanto esprimere la nostra irritazione o magari vincere la battaglia?

Se iniziamo a discutere il problema con il desiderio di ferire l’altro oppure con aspettative e pretese, la comunicazione non funzionerà. Perciò, è necessario che le nostre intenzioni siano molto chiare e che siamo davvero sinceri e onesti nell’esprimere i nostri sentimenti. Questo genere di comunicazione aperta è potentissimo e può trasformare i nemici in amici.

Ovviamente, a volte siete talmente infuriati che l’ultima cosa che desiderate fare è sedervi a meditare! Come minimo, allora, dovreste cercare di evitare di rimanerne completamente coinvolti e di parlare aspramente o diventare violenti. Potreste escogitare qualche metodo per dar sfogo alla vostra energia senza fare del male all’altra persona, o potreste provare a diventare assolutamente insensibili, come foste fatti di pietra o di legno, finché la collera non sbollisce. In un secondo momento, quando la mente si sarà calmata, potrete meditare sul problema e applicare uno degli antidoti.

Un problema che si ripresenta con una certa frequenza, per esempio vi arrabbiate spesso con le persone con le quali vivete o lavorate, può essere affrontato con maggiore efficacia se riconsiderate la situazione nel corso della meditazione e programmate cosa dire e fare la prossima volta che capita. In questo modo, sarete più preparati e sarà meno probabile che siate colti alla sprovvista.

Queste note sono state composte dalla ven. Sangye Khadro http://www.fpmt.org/teachers/resident/484-khadro.html, http://www.tushita.info/resources/teachings/104-reflections-with-ven-sangye-khadro, www.dharma.de/soziales/infos_texts/37.pdf, che le ha attinte da diverse fonti appartenenti alla tradizione tibetana. L’autrice ne ha gentilmente concesso l’uso. Leggera revisione del ven. Lobsang Tönden. Fonte http://www.sabsel.com/ che gentilmente si ringrazia.

 

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