Sangye Khadro: Aiutare a morire pacificamente

Sangye Khadro: “Aiutare qualcuno a morire pacificamente è uno dei più grandi atti di gentilezza che possiamo offrire.”

Nella nostra società moderna abbiamo accesso a un vasto corpo di conoscenze e informazioni. Colmo dell’ironia, sappiamo davvero poco dell’unica cosa certa nella vita: che un giorno finirà con il passaggio della morte. Dal momento che ognuno di noi vuole vivere bene, non è forse vero, a pensarci bene, che vorremmo anche morire bene? Se avessimo la possibilità di scegliere, non preferiremmo morire con una mente pacificata, positiva, invece di trovarci in uno stato di paura e confusione? E quando qualcuno dei nostri cari sta morendo, non vorremmo forse offrirgli un conforto sicuro? Nei miei workshop, includo spiegazioni, discussioni e meditazioni, esploreremo come possiamo prepararci alla nostra stessa morte - diventare capaci di morire pacificamente - e come aiutare le persone che stanno morendo. Anche se questi argomenti saranno affrontati con una prospettiva buddhista, molto del materiale che vi presenterò ha un taglio universale e può essere utile alle persone di qualunque credo, religioso o laico.

Iniziai a lavorare con i morenti nel periodo in cui vissi a Singapore, tra il 1989 e il 2000. Ero lì in qualità di insegnante del centro Buddista Amithaba, un centro che è socio della Fondazione per la Preservazione della Tradizione Mahayana. La maggior parte delle persone che studiavano e frequentavano il centro Amitabha erano cinesi ed avevano una grande devozione nei confronti del Buddha, del Dharma e del Sangha. A volte mi chiedevano di andare a trovare uno studente, un amico o un loro parente che stava per morire. Andavo sia in casa che in ospedale per pregare, per dare rifugio o anche semplicemente per un conforto spirituale. Iniziai così a notare che le persone avevano diversi problemi con la morte e il morire: molte erano le paure, le preoccupazioni, la difficoltà di parlare della morte; capivo che non sapevano cosa fare quando un proprio caro stava per morire e non sapevano come preparare loro stessi a questo evento. Dal momento che c’è molto materiale nella tradizione buddista sul tema della morte e del morire, decisi di tenere un corso su questo argomento. Il primo corso fu intitolato “Vita pacifica, morte pacifica” e fu tenuto nel 1995 al centro Amithaba con un risultato molto buono: c’erano circa 90 persone nella piccola sala di meditazione. Tenni quello stesso corso più volte a Singapore e anche in altri Paesi e nel 1999, pubblicammo un piccolo libro che aveva come base il materiale del corso. Questo libro è intitolato: “Come prepararsi per morire e per aiutare a morire” ed è stato tradotto in diverse lingue. Alcuni studenti dell’Amithaba Center hanno quindi dato vita a una associazione di volontari chiamata: “Hospice under the Care of Amitabha Buddha” con la benedizione di Lama Zopa Rinpoce. I volontari prestano il loro servizio recandosi nelle case delle persone ammalate o negli ospedali di Singapore.

In verità io non ho molta esperienza diretta con i malati terminali perchè la mia attività è principalmente di insegnare. Comunque quando ho avuto l’opportunità di essere con qualcuno che stava morendo, ho trovato l’esperienza davvero preziosa. Chi è vicino alla morte è spesso molto aperto, molto assetato di insegnamenti spirituali e della pratica, ed è molto grato verso chiunque cerchi di aiutarlo. È detto negli insegnamenti buddisti che aiutare qualcuno a morire pacificamente è uno dei più grandi atti di gentilezza che possiamo offrire e questo ci prepara ad una nostra migliore morte. Comunque sia, almeno, questa esperienza, ci ricorderà della nostra mortalità e fragilità.

Qualche mese fa, ho avuto l’esperienza della morte di mia madre. Tutto è successo molto rapidamente: le è stato diagnosticato un cancro all’inizio di dicembre ed è morta nella sua casa in Oregon, negli Stati Uniti, circa tre settimane più tardi. Fu davvero difficile per me, perché amo moltissimo mia madre, lei era sempre amorevole con ognuno della nostra famiglia, e fu davvero triste vederla andare via. Allo stesso tempo, posso dire, che fu un esperienza meravigliosa e di grande ispirazione, e questo, principalmente perchè lei morì con una mente molto positiva. Accettò totalmente quanto le stava per capitare, e non fu mai contrariata, ansiosa o triste e questo proprio fino all’ultimo. Era positiva, gioiosa e amorevole con tutte le persone che la avvicinavano. La sua forte fede le dava così tanta forza e coraggio davanti alla morte. Diceva: “Dio si è preso cura di me durante tutta la vita e sento che se ne prenderà cura anche adesso”.

Provo una grande gratitudine per aver avuto l’opportunità di stare con mia madre nelle sue ultime tre settimane di vita, potermi prendere cura di lei, ed essere stata con lei quando ha esalato il suo ultimo respiro. Tutta la nostra famiglia ha provato un grande senso di gratitudine per l’equipe di Cure palliative che la ha aiutata così bene mandando il loro personale infermieristico e restando disponibili 24 ore su 24 per qualunque aiuto o consiglio. Ci hanno fornito diversi presidi e un letto da ospedale, così da permettere a mia madre di restare nella propria casa fino alla morte. Il loro modo di porsi è stato la cosa più importante: erano calme, compassionevoli e premurose, rendendo l’intera esperienza del morire e della morte molto facile da gestire. Inoltre il servizio continua a seguire i famigliari per un periodo di un anno dopo la morte del loro caro per aiutarli nel lutto. Fui davvero impressionata positivamente dall’organizzazione, dal personale e dal servizio che forniscono. Così davvero spero che un tale tipo d’organizzazione possa svilupparsi anche in Italia e in ogni Paese del mondo!

Fonte: http://www.associazionedareprotezione.it/staff.asp?id=246&Nome=%27Sangye%20Khadro%27 , che gentilmente si ringrazia.

 

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