Ghesce Ciampa Ghiatso: 4 consapevoezze, 12 entrate, 18 costituenti

Ghesce Ciampa Ghiatso: La stabilizzazione meditativa ci porta ad applicarci con impegno, ci porta alla perseveranza. Impegnarci nella meditazione concentrata univocamente su un oggetto porta benessere e felicità mentale, la nostra mente diventa più ferma e stabile.

Ghesce Ciampa Ghiatso: La stabilizzazione meditativa ci porta ad applicarci con impegno, ci porta alla perseveranza. Impegnarci nella meditazione concentrata univocamente su un oggetto porta benessere e felicità mentale, la nostra mente diventa più ferma e stabile.

Quarta parte degli Insegnamenti conferiti dal venerabile Ghesce Ciampa Ghiatso presso il Centro Studi Cenresig di Bologna nell’ottobre 1996: Introduzione al Sutra del Cuore. Traduzione dall’inglese di Annamaria De Pretis. Trascrizione di Gianna Calabria. Revisione di Francesco La Rocca, Annalisa Lirussi, Joan Nicell.

Ghesce Ciampa Ghiatso: LE QUATTRO CONSAPEVOLEZZE o I quattro piazzamenti ravvicinati della consapevolezza. LE DODICI ENTRATE e I DICIOTTO COSTITUENTI.

I testi parlano di quattro consapevolezze:

A) consapevolezza del corpo,

B) consapevolezza delle sensazioni,

C) consapevolezza della mente,

D) consapevolezza dei fenomeni.

Vediamo ora le quattro consapevolezze in relazione ai cinque aggregati: forma, sensazioni, discriminazione, fattori di composizione e coscienza.

Il primo aggregato, la forma, viene considerato in relazione alla consapevolezza del corpo;

le sensazioni, in relazione alla consapevolezza delle sensazioni;

la discriminazione e i fattori di composizione nella consapevolezza dei fenomeni;

il quinto aggregato, quello della coscienza, viene considerato in relazione alla consapevolezza della mente.

La meditazione delle quattro consapevolezze è particolarmente enfatizzata nella pratica del buddhismo Theravada.

A) Consideriamo le caratteristiche generali e specifiche del corpo.

Caratteristiche generali: il nostro corpo è:

  • della natura della sofferenza,

  • vuoto,

  • privo di un sé

  • impermanente, in quanto è prodotto da cause e condizioni, è temporaneo perché cambia di momento in momento.

1) Il corpo ha la natura della sofferenza in quanto è prodotto da azioni contaminate e da afflizioni mentali. Possiamo comprendere facilmente questa sua natura di sofferenza pensando che se con uno spillo ci pungessimo in una qualunque parte del corpo proveremmo dolore, dalla testa ai piedi. Il nostro corpo è permeato da questa natura di sofferenza, magari non ci rendiamo conto di questo, ma a volte soffriamo per il caldo, il freddo, la fame, la sete, sentiamo dolore alla testa, soffriamo per la vecchiaia, per la morte.

2) È vuoto. In questo caso vuoto vuol dire privo dell’essere permanente, indipendente e senza parti. Il corpo non è un tutt’uno, privo di parti; infatti abbiamo quattro arti principali, poi vi sono la testa, gli organi interni, gli organi sensoriali e altro ancora.

3) È privo di un ‘sé’, di una identità autonoma. Quindi, il nostro corpo non è uno strumento utilizzato da un io, da una identità autonoma, autosufficiente e sostanzialmente esistente, non c’è un io, un individuo autonomo che esista dalla sua parte. La natura del nostro corpo è di essere vuoto, privo di esistenza a sé stante, intrinseca. Il nostro corpo è vuoto di esistenza intrinseca è, invece, interdipendente, sorto in dipendenza dal padre e dalla madre che ci hanno generato. Un’altra causa che ha prodotto questo nostro corpo sono state le azioni positive; per ottenere la preziosa rinascita umana ne sono state necessarie molte.

4) Il nostro corpo è impermanente perché si trasforma, cambia. Infatti in certi momenti è più vigoroso, più forte, altre volte ha meno energia. Possiamo osservare facilmente la differenza di vigore di quando si è giovani e il venir meno di questa invecchiando. Il nostro corpo non è permanente e non è indipendente, autonomo in quanto dipende da cause e condizioni. Dobbiamo meditare sulla natura della ‘sofferenza’, del ‘vuoto’, dell’essere ‘privo di un sé’ e dell’‘impermanenza’ del nostro corpo. Queste sono le caratteristiche generali del corpo.

Vediamo ora le sue caratteristiche specifiche.

Il corpo è composto dagli elementi: acqua, fuoco, aria, terra. Poi ci sono le forme visive, gli odori, i sapori e gli oggetti tangibili. Il nostro corpo è un insieme di questi otto costituenti. Siamo dotati di caratteristiche come la pesantezza o la leggerezza. Dobbiamo però riflettere e chiederci se il nostro corpo sia contaminato o incontaminato, puro o impuro.

B) Le caratteristiche generali e specifiche delle sensazioni.

Le caratteristiche generali sono:

1) le sensazioni sono della natura della sofferenza;

2) vuote;

3) prive di un sé;

4) impermanenti e transitorie.

In realtà anche le sensazioni di piacere sono caratterizzate dalla sofferenza del cambiamento. Infatti, si possono distinguere in generale tre forme di sofferenza:

sofferenza della sofferenza, sofferenza del cambiamento o cambiamento in sofferenza e sofferenza onnipervasiva.

La sofferenza del cambiamento si riferisce al fatto che gli stati di piacere si trasformano in stati di malessere, di infelicità. Queste sono esperienze comuni. Prendiamo l’esempio delle relazioni. Abbiamo un nuovo amico o una nuova amica. All’inizio è piacevole, siamo contenti di avere fatto questo incontro. Mentalmente ci sentiamo soddisfatti, proviamo sensazioni di piacere. Gradualmente, pian piano, questa situazione muta e si crea disarmonia e quella che prima era considerata una sensazione di benessere, di piacere e di felicità, cambia in disagio e malessere, in dolore, dispiacere. Queste sono cose che accadono. Un altro esempio: quando andiamo al mare e ci sdraiamo a prendere il sole, all’inizio è molto piacevole, però se rimaniamo al sole troppo a lungo ci scotteremo e la sensazione di piacere iniziale si trasformerà in sofferenza. Oppure, a qualcuno piacciono i dolci, mangia una grossa fetta di dolce con grande piacere, poi gli viene il mal di denti e quello che inizialmente era stato piacere diventa dolore. Questi sono esempi molto grossolani ma sono riferiti ad esperienze reali. Mangiando troppo cibo, anche se molto buono, sperimentiamo prima il buon sapore del cibo ma poi ci viene mal di pancia. Quello che in origine è un piacere si trasforma in sofferenza. Vediamo ora le caratteristiche specifiche delle sensazioni. Le sensazioni possono essere di piacere, disagio e neutre. Possiamo riconoscere le sensazioni che proviamo.

C) le caratteristiche generali e specifiche della mente.

Le caratteristiche generali:

1) la mente ordinaria è contaminata e della natura della sofferenza;

2) è vuota;

  1. è priva di un sé autosufficiente e sostanzialmente esistente;

  2. la nostra mente è impermanente, transitoria, cambia sempre, cambiano i nostri pensieri.

Ora vediamo le caratteristiche specifiche della mente.

Gli stati mentali possono essere virtuosi, non virtuosi e neutri. La mente di attaccamento, di odio, di ignoranza è non virtuosa, mentre stati virtuosi sono la mente priva di attaccamento, priva di odio, priva di ignoranza. Possiamo esaminare la nostra mente e considerare se abbiamo attaccamento o se ne siamo privi. Cerchiamo di esaminare la nostra mente e di riconoscere questi aspetti.

D) Consapevolezza riguarda i fenomeni.

Di questi fanno parte anche gli svariati fattori di composizione.

Dei 51 fattori mentali, consideriamo ora i cinque fattori che determinano

l’oggetto: l’aspirazione, l’apprezzamento o credenza, la memoria, la stabilizzazione meditativa e la saggezza.

Ora vediamo qual è il significato di aspirazione. L’aspirazione è simile al desiderare qualcosa. Abbiamo molti desideri. Vogliamo molte cose che non riusciamo ad ottenere. Quando non riusciamo a soddisfare i nostri desideri nasce infelicità mentale. Vi sono dei fenomeni costruttivi che portano felicità e per cui vale la pena aspirare ad ottenerli, ad esempio, l’aspirazione di coltivare la meditazione. Il secondo è l’apprezzamento. Per apprezzamento si intende anche fiducia, convinzione. Nella relazione con il proprio compagno o compagna, ad esempio, è necessaria fiducia, apprezzamento reciproco. Dobbiamo esaminare la nostra mente per capire se sono presenti queste caratteristiche.

Vediamo, il terzo è la memoria. Questa è indispensabile. Come quando si studia all’università è necessario esercitare molto la memoria e ricordarsi ciò che si studia, così dobbiamo ricordarci delle cose positive, mentre riportare alla memoria qualcosa che per noi è stato negativo non va bene e ci crea solo dei problemi. Continuare ad ossessionarci con il ricordo di qualcosa che è andato male ci crea solo tensione e malessere. È molto meglio cercare di dimenticarsene. Invece le cose belle e piacevoli che ci sono accadute ci fanno sentire meglio, più gioiosi, più felici e ci danno energia. Ricordarle è positivo. La stabilizzazione meditativa ci porta ad applicarci con impegno, ci porta alla perseveranza. Impegnarci nella meditazione concentrata univocamente su un oggetto porta benessere e felicità mentale, la nostra mente diventa più ferma e stabile. Questa è solo una breve spiegazione ma vi invito a studiare più in dettaglio la mente ed i fattori mentali perché è molto utile per conoscere se stessi. L’autocommiserazione, il deprimersi, il sentirsi indeguati o buoni a nulla è un errore. Domandiamoci perché non dovremmo essere in grado di compiere delle cose. Dobbiamo cercare di sentirci adeguati, dobbiamo incoraggiare noi stessi magari dicendoci:“Ho la potenzialità illuminata del Buddha, ho questa energia e posso ottenere l’illuminazione! Posso fare tutto e, se posso fare tutto, posso fare anche questo. Inoltre ho l’intelligenza, ho il corpo umano, ho tutte le facoltà sensoriali complete così come i Buddha del passato. Loro sono diventati dei santi, si sono realizzati, avendo le loro stesse condizioni posso farcela anch’io!” La nostra mente è solo oscurata dalle distorsioni, dalle afflizioni mentali, dalle emozioni perturbatrici, ma in realtà essa ha una natura limpida, chiara, che conosce. La nostra mente può cambiare. Abbiamo il potere, l’energia di fare tutto questo. Molte volte abbiamo l’ostacolo della sfiducia in noi stessi, invece dobbiamo cercare di superarlo.

LE DODICI ENTRATE e I DICIOTTO COSTITUENTI

Consideriamo ora le dodici entrate. Dieci di queste sono in relazione alla materia e due alla mente. Nel testo è scritto:

Non c’è occhio, né orecchio, né naso, né lingua, né corpo, né mente

intendendo la facoltà dell’organo della vista, dell’udito, dell’olfatto, del gusto, del tatto e la sesta indica la facoltà mentale.

Le altre sei entrate sono i cinque oggetti delle facoltà sensoriali citati nel testo dicendo:“né forma, né suono, né odore, né gusto, né oggetti tattili, né fenomeni.”

Questa distinzione viene fatta per far sì, come abbiamo già detto, che abbandoniamo l’idea che le cose materiali siano una massa unica.

Occhio si riferisce all’organo visivo. La facoltà visiva è una materia estremamente sottile dell’occhio che, come uno specchio, può riflettere le forme all’interno dell’organo stesso, similmente questo accade anche per la facoltà dell’udito, e così via.

C’era un tibetano che raccontava di essere stato monaco e di aver lasciato la vita monastica, e sosteneva che il Buddha non era stato abile ad esporre la dottrina perché aveva detto “non c’è occhio, né orecchio, né naso, né lingua” mentre sarebbe bastato dire “non c’è la testa”, e sarebbe stato tutto più semplice. Naturalmente non è così.

Non c’è elemento dell’occhio e così via sino a elemento della mente e anche sino a elemento della coscienza mentale”.

Con queste parole si completano i diciotto costituenti o elementi. Non esiste l’elemento della vista fino all’elemento della mente e questo indica anche tutte le altre facoltà sensoriali, l’udito, l’olfatto, il gusto e il tatto. Non esiste nemmeno elemento della coscienza visiva sino a elemento della coscienza mentale, compresi quindi gli elementi delle coscienze uditiva, olfattiva, gustativa, tattile.

Esistono tre categorie per ciascuno dei sei sensi (il sesto senso è quello mentale). Infatti, per avere un’esperienza sensoriale sono indispensabili tre condizioni: la prima è la presenza dell’oggetto di referenza, la seconda è la presenza e il funzionamento della facoltà sensoriale e la terza condizione è chiamata immediata o immediatamente precedente ed la coscienza. Solo quando esistono queste tre condizioni si può produrre un’esperienza visiva, oppure uditiva, olfattiva, gustativa tattile e mentale.

Se, per esempio, in questo momento desiderassi vedere un film e guardassi sulla parete, non lo potrei vedere perché non c’è l’oggetto di referenza, il film. Manca la condizione oggettiva, una di queste tre condizioni. Un secondo caso di mancanza di una delle tre condizioni è quando c’è l’or-gano visivo danneggiato. Anche se l’oggetto fosse di fronte a noi, non essendo funzionante l’organo della vista, non potremmo vederlo. In tal caso manca la condizione dominante.

Quindi il terzo caso: c’è l’oggetto della vista, l’organo della vista funziona, ma non abbiamo alcuna intenzione di vedere, non poniamo attenzione e così manca la condizione chiamata immediata o immediatamente precedente, la coscienza; anche se l’oggetto è davanti a noi non lo vediamo perché non gli prestiamo attenzione. Quindi, quando il testo recita ‘non c’è occhio’, intende dire che l’occhio non ha una esistenza a sé stante. Possiamo considerare questo quando siamo in meditazione univoca sulla vacuità e non appare nient’altro. Questa è una chiara realizzazione della vacuità. Quindi appare la vcuità che è stata precedentemente realizzata tramite l’esperienza diretta mentale e continua ad essere presente.