Ven. Ghesce Tenzin Tenphel: La pazienza

Ven. Ghesce Tenzin Tenphel: Fondamentale è l’addestramento mentale, così saremo più felici eliminando le negatività.

Ven. Ghesce Tenzin Tenphel: La pazienza

Insegnamenti del Ven. Ghesce Tenzin Tenphel il 9-10.09.2017 al Centro Tara Bianca, Via Fegino, 3 – Genova, sul tema:La pazienza” Commentario alla prima parte del Sesto Capitolo del Bodhisattvacharyavatara, La Via del Bodhisattva, di Acharya Shantideva. Appunti ed editing del Dott. Luciano Villa, revisione dell’Ing. Alessandro Tenzin Villa, nell’ambito del Progetto Free Dharma Teachings del Centro Sangye Cioeling di Sondrio, il cui nome è stato conferito da Sua santità il Dalai Lama, per il beneficio di tutti gli esseri senzienti. Traduzione dal tibetano in italiano della Dott.ssa Rita Trento.

Ven. Ghesce Tenzin Tenphel

Generiamo una buona motivazione a beneficio di tutti gli esseri senzienti, affinché possano essere liberi dalla sofferenza e conseguire la felicità. Tutti noi non vogliamo la sofferenza, ma tutti soffriamo. Come mai?

Danneggiandoci vicendevolmente trascorriamo la nostra vita, sprecando la nostra esistenza. Se dissipiamo la nostra vita, che è breve, danneggiando gli altri, ciò ci rende infelici. La nostra felicità ed infelicità è un fatto puramente mentale, sono sensazioni che dipendono esclusivamente dalla nostra mente.

Sarebbe bene sviluppare altruismo verso gli altri ed evitare di danneggiarli. Alla fine, il beneficio sarà nostro.

Tutta l’attuale sofferenza dipende dal nostro karma http://www.sangye.it/altro/?p=9960 . Se blocchiamo la nostra aggressività, evitando di produrre danni agli altri, bloccheremo il nostro karma negativo, con ricadute positive, in termini di felicità e di eliminare quindi la sofferenza.

Mente ed altruismo: anche il pensiero altruistico dipende dalla nostra mente.

Cos’è l’addestramento mentale?

Dobbiamo prestare attenzione alla nostra mente, se riflettiamo sulle diverse prospettive che causano l’infelicità della nostra mente, potremo capire da dove iniziare a lavorare per eliminarla.

La maggior parte di noi non prova interesse e non riflette sugli stati della propria mente.

Cosa faccio oggi? Analizziamo la nostra vita quotidiana. Oggi devo andare a lavorare, ma non ne ho voglia. Oggi devo pulire la casa, ma non ne ho voglia. Oggi devo fare la spesa, ma non ne ho voglia.

Se non prestiamo attenzione ai nostri stati mentali matureremo insoddisfazione verso la nostra vita quotidiana, il che sarebbe già in grado di condizionare la nostra infelicità. Sebbene pulire la casa non sia di per sé disturbante, lo diventa nel momento in cui lo trascuriamo. E, se non prestiamo attenzione agli aspetti fondamentali della vita, come questi, a nulla ci gioverà andare in ritiro. C’è chi va in ritiro per un anno, ma è poi facilmente disturbato da aspetti esterni: se non si presta attenzione a questi aspetti, si rischia di degenerare.

Dipende da un difetto della pratica? No, dalla propria mente. Allora diventerà molto difficile fare un ritiro. Allora sarebbe meglio non farlo. Quando dobbiamo cucinare, lo facc per noi, i nostri cari e la nostra famiglia. E, se cucinare ci rende tristi, allora andiamo sempre al ristorante? Facciamo fallire con spese esorbitanti la famiglia? E non fa certo bene andare sempre al ristorante, è un fatto conosciuto, ma andarci qualche volta può andar ben. Quindi, fare attenzione ai piccoli aspetti può renderci felici e, viceversa, infelici. Quando dobbiamo cucinare, pulire la casa, ecc, è un nostro bisogno. Possiamo andare in hotel, ma non per sempre. Come potremo allora essere felici se questa condizione di dover cucinare, pulire la casa, fare la spesa è in grado di rattristare la mia mente? Perché? È fondamentale quindi far attenzione al nostro modo di pensare, perché la nostra pratica dipende dal nostro prestare interesse al nostro malessere. Capiamo innanzitutto che è una causa del tutto insignificante, quindi la vera causa è il nostro modo di pensare negativo. È perciò fondamentale l’analisi dei nostri pensieri. Perché penso così? Mi fa bene? E ci renderemo conto che in questo modo non ne trarremo alcun beneficio, analizzando la nostra mente capiremo pure che siamo noi che così facendo ci danneggiamo.

Osserviamo la nostra mente ed i nostri stati mentali e troveremo che abbiamo sempre un malessere insito in noi. E, se lo analizziamo bene, capiremo che dipende dai nostri pensieri negativi, è il nostro modo di pensare che crea l’infelicita ed osservando i nostri stati mentali, la nostra infelicita svanirà. È vero così anche per voi? Sono tanto grandi le cause della vostra infelicità, senza soluzione? A volte ci possono essere dei grandi problemi, ma ciò che fa la differenza è addestrare la nostra mente. Fondamentale è l’addestramento mentale, così saremo più felici eliminando le negatività, altrimenti faremo molta fatica ad essere felici o non lo saremo affatto.

Come sapete vivo a Pomaia, all’Istituto Lama Tzong Khapa https://www.iltk.org/ . Ed ogni fine settimana ci sono dei corsi e coloro che li frequentano trovano tutto pronto. È una sorta di vacanza. Ma, alla domenica pomeriggio devono tornare a casa e mi dicono che non ci vogliono tornare, perché devono pulire la casa ecc. così cercano di venirci più spesso. Poi, volendoci stare stabilmente, decidono di fare volontariato, perché vivere fuori casa costa. E qui sorgono i problemi, esattamente come a casa. Il che era per confermarvi che le persone che vivono in Istituto e qui: sono le stesse. Cambia la nostra percezione, da positiva a negativa o viceversa, in base al nostro addestramento mentale. In televisione vediamo dei programmi con delle persone che hanno in casa talmente tante cose che ne sono praticamente sepolti in casa. E ci sono associazioni di volontariato che vanno ad aiutarli, ma non vogliono separarsi dalle cose. Sono contenti se c’è qualcuno che viene a pulirgli la casa, ma da parte loro non lo vogliono fare, non ne hanno voglia.

Pensiamo all’Europa. È un continente piuttosto pulito, ci sono delle regole e vengono rispettate. Gli indiani passano molto tempo a pulire se stessi e la propria dimora. Ma le città sono sporchissime, perché manca una coscienza collettiva. Gli indiani si lavano le mani e si sciacquano la bocca prima e dopo mangiato, ma le città sono sporche proprio perché manca una coscienza collettiva. In India gli spazzini vengono pagati a cottimo in base a quanta spazzatura raccolgono. Anche noi dobbiamo pulire la nostra casa e noi stessi, ma è assurdo essere infelici per queste attività, proprio perché lo dobbiamo fare. Infatti, qualsiasi insoddisfazione che possiamo avere dipenderà dalla nostra mente, e sul lavoro risponderemo male al nostro capo, colleghi. Ma, se riusciremo ad evitarlo, eviteremo anche il nostro malessere.

A cosa penso ora? Da cosa deriva la mia infelicità? Dal fatto che devo lavare i piatti? No, perché lo dobbiamo comunque fare. Quindi tutta la nostra sofferenza dipende dal nostra modo di pensare. Rispetto alla propria mente, ognuno pensa a qualcosa di diverso, a ciò che ci piace o non ci piace, anche questo modo di pensare lo dobbiamo cambiare.

Il difetto sta sempre nel nostro modo scorretto di pensare. Se mi deprimo o mi arrabbio perché devo accudire la casa o andare a lavorare, ma è un compito che devo comunque portare a compimento, a che giova deprimersi od arrabbiarsi?

Perché le sofferenze vengono principalmente dal nostro modo di pensare, non da cause esterne.

Iniziamo ad eliminare tutti i pensieri inutili e senza senso.

Viceversa ci costa molta fatica esprimere pensieri positivi, mentre non lo è per quelli negativi. Così, generando pensieri negativi comunque inutili, saremo sempre depressi, insoddisfatti ed inclini ad ammalarci. La nostra tristezza deriva dalla discorsività mentale ed inevitabilmente saremo infelici. È bene prestare attenzione in primo luogo ai casi insignificanti, quindi al modo in cui guardiamo gli altri, distinguendo chi ci piace e chi no, inoltre dobbiamo prestare attenzione ai diversi pensieri.

Occorre far attenzione al modo in cui osserviamo gli altri, perché è sbagliato vedere un qualcuno come antipatico, perché, qualunque sia il modo in cui quella persona si comporterà, noi la vedremo negativa e ciò danneggerà solo noi.

È tanto importante prendere atto delle diverse situazioni, è questa la pratica. Se volevo meditare, perché mi irritò perché è passata la sirena dell’ambulanza? Qui dobbiamo vagliare la nostra mente. Dobbiamo invece pensare a chi sta male su quell’ambulanza. Ma possiamo anche utilizzare anche il suono della sirena come stimolo per riportarci alla meditazione quando siamo distratti, proprio perché la nostra mente e quindi la nostra meditazione non è ancora stabile. Così il suono della sirena diventa o meno un ostacolo alla pratica.

Se facciamo attenzione a tutte le situazioni, anche minime, che abbiamo visto, innanzitutto a come consideriamo gli altri, riusciremo ad essere felici. Se stiamo male, se siamo infelici, dipende o da situazioni esterne che ci affliggono disturbandoci o perché abbiamo una mente troppo discorsiva o perché vediamo gli altri con ostilità.

Questa è la nostra pratica. È prendersi cura della mente, così ci saranno solo miglioramenti. Se il nostro modo di pensare è positivo, anche la nostra mente lo sarà, ed avremo meno rabbia. La pratica migliore è perciò quella della pazienza.

Se la nostra mente è sprofondata nel malessere, la pazienza non potrà mai essere coltivata adeguatamente, e non potrai mai essere felice. È importante coltivare la pazienza, perciò c’è bisogno di coltivare gli stati della nostra mente, e, per vivere senza rabbia, occorre coltivare la pazienza. Ma ciò non significa non mostrare rabbia. Lo potrebbe essere per qualcuno, che non mostra rabbia. Ma quando è provocato, esploderà, quindi dirà basta! Ed in quel momento perderà completamente la pazienza. E rischierà pure la salute, con problemi al cuore, anche infarti. Allora è meglio arrabbiarsi, litigare, poi, quando sopraggiunge la calma, pensa: perché ti sei arrabbiato? Durante il momento di rabbia cosa ho detto? Ho anche fatto del male, alzato le mani? Allora, analizzando, ammetto: sarebbe stato meglio che non l’avessi fatto! Così, grazie ad un’analisi accurata riusciamo a porre rimedio ai difetti della rabbia. Così possiamo proporci di stare più attenti la prossima volta. Così miglioreremo gradualmente.

Ma, in misura variabile, in tutti noi la rabbia è presente. È importante evitare qualsiasi rancore, meglio pensare: ho sbagliato, in futuro avrò più attenzione verso quella persona. In più, per aggiungere un elemento in più rispetto ai litigi, anche se le cerchiamo, non riusciremo a trovarne una causa valida. Se avessimo prestato attenzione fin dall’inizio ad una certa situazione, avremmo potuto impedire lo sviluppo della dinamica negativa che è poi sfociata nella rabbia. Quando un litigio dipende da cause molto futili, e non riuscendo più a sopportare la situazione, esplodiamo. Facendo invece attenzione al momento iniziale saremmo probabilmente in grado di svuotare quella dinamica trasformandola da negativa a positiva. La radice della nostra infelicita è la mancanza d’attenzione.

Stiamo parlando del VI Capitolo del Bodisattvachariavatara http://www.sangye.it/altro/?p=2405 sulla pazienza, alla 10° strofa.

Perché incupirsi per un problema quando esiste rimedio? Ed a che scopo essere infelici se il rimedio non esiste?

Ma torniamo alla prima strofa.

1 Tutte le azioni positive, portate a compimento per un periodo di mille ere cosmiche, come ad esempio offerte fatte ai Tahagata e praticare la generosità, verranno distrutte da un solo breve istante di collera.

Ci sono diversi tipi di rabbia, e non stiamo parlando del sasso su cui siamo inciampati e della conseguente arrabbiatura nè della arrabbiatura perché il semaforo è diventato rosso, sebbene siano comunque negatività, che confondono, distruggono la nostra mente. Quando diciamo dell’istante di rabbia che distrugge eoni d’istanti positivi, ci riferiamo a ben altro. Perché è quella rabbia riferita ad un bodisattva: ma non sappiamo chi lo sia. Perché si dice così? Perché il bodisattva ha sacrificato la propria esistenza non per la liberarsi dal samsara o per conseguire buone rinascite, ma per conseguire lo stato di Buddha per beneficiare così tutti gli esseri. Perciò è molto distruggente la rabbia verso un bodisattva, anche una lieve rabbia. Perciò, un singolo istante di rabbia diventa tanto potente. Ovviamente, è molto potente la rabbia verso i nostri genitori, maestri, perché i genitori hanno sacrificato il proprio corpo e vita per i figli e dobbiamo tutto a loro, anche se entrambi i genitori sono stati molto amorevoli, in particolare lo è stata nostra madre che si è sempre dedicata a noi senza stipendio alcuno, perciò si è dedicata a noi con tutta generosità. Così, generando rispetto ed amore per i nostri genitori, di chi sarà il rispetto ed amore? Sarà il nostro.

Strofa 10: nel commentario di Ghetzalb Je, si dice che non è appropriato generare rabbia, e la risposta è qui nella 10.

Quando siamo infelici possiamo esserlo per qualunque cosa. E perché esserlo, se vi si può porre rimedio? E comunque vale la situazione opposta. Se c’è una soluzione per un qualcosa perché andare in ansia, e, se non c’è soluzione, perché prendersela?

11 Per me ed i miei cari non desidero né umiliazioni né dolori e né insulti e rimproveri; me per i miei nemici vale proprio il contrario.

Sono qui 4 degli 8 Dharma mondani: attaccamento al guadagno, piacere, lodi, fama; avversione a perdite, dolore, biasimo, cattiva reputazione.

Non voglio sofferenza, insulti, ma l’opposto mentre lo voglio per i miei nemici. Questi sono gli 8 Dharma mondani. 4 Dharma mondani sono in relazione a ciò che non vogliamo e l’opposto per gli altri, cosicché non siamo contenti che gli altri siano felici, fortuna, onori, ricchezze.

12 Le cause della felicità sono molto rare da ottenere, mentre molte sono quelle delle sofferenze. Nonostante ciò senza sperimentare il dolore non ci sarà desiderio di liberarsi da lui, quindi la mia mente io esorto ad essere forte e determinata.

È il samsara l’ambito in cui le cause di infelicità sono frequenti ma quelle di felicità rare, oltretutto, così facendo, aggiungiamo altra sofferenza a quella che già sperimentiamo. Poiché le cause d’infelicità sono frequenti e viceversa quelle della felicità, se agiamo annullando, minimizzando le prime, andremo ancor più incontro ad altra sofferenza.

Nella strofa 12 si evidenzia che senza sofferenza non c’è rinuncia, è importante sviluppare pazienza rispetto alla sofferenza. Se non si riesce a sopportare la sofferenza la nostra mente ne sarà afflitta e non si potrà generare la mente di rinuncia.

13 Dato che asceti e persone provenienti da Karnapa sopportano senza motivo anche il dolore di ferite e bruciature, perché io sono privo del coraggio di ottenere la liberazione?

Nella strofa 13 si fa notare che ci sono tradizioni religiose che praticano l’ascetismo fisico infliggendosi ustioni e ferite a scopo di conseguire la liberazione. Ma queste sono senza senso. Si dice che poiché Isvara Shiva è raffigurato sostenere nelle mani un tridente, perciò credono che quando si riesce ad essere infilzati dal tridente di Shiva, in quell’istante si consegue il nirvana. Ed è per questo che si infliggono ferite e mutilazioni. È però indispensabile generare pazienza per generare la mente di rinuncia. Parlando di sopportazione della sofferenza, è un fatto mentale, non fisico, come per certi asceti. Ci sono tradizioni religiose strane, che offrono sacrifici di sangue, perciò sgozzano vacche, capre, galli e galline e gli officianti di questi riti sanguinari pensano d’aver creato del karma positive perché in tal modo questi animali, essendo stati offerti alla divinità, otterranno una rinascita positiva.

14 Niente esiste qui che non sia accessibile con una costante familiarità. Perciò abituandomi a tollerare le più lievi difficoltà io mi eserciterò per sopportare le più grandi avversità.

Nella strofa 14 diventa chiaro che, grazie alla familiarizzazione, saremo capaci di compiere qualunque cosa, abituandoci alle sofferenze più lievi potremo sopportare anche le maggiori, è una questione d’addestramento. È importante perché, fintanto che non subentrerà la morte, dovremo vivere. E quindi dovremo sempre sopportare delle sofferenze.

Domanda. Se si hanno avute delle sofferenza molto forti, le sofferenza lievi non diventano forse sopportabili?

Ven. Lama Ghesce Tenzin Tenphel. Certo, ma è un fatto individuale, dipende dalle persone. Sicuramente c’è chi dopo aver sperimentiamo gravi sofferenza trova insignificanti quelle lievi, ma dipende, non per tutti può essere così. Quale attenzione porre al nostro modo di pensare? C’è chi inizialmente è positivo, ma dopo 10 – 20 anni è diventato negativo e lamentoso senza prestare attenzione alla propria mente. Prima era in grado di sopportare i problemi poi non era più in grado, perché ha trascurato la propria mente, e non è più in grado di gestire nemmeno i problemi più insignificanti. Di conseguenza finiva per cadere sempre nella rabbia.

C’è chi sta già male, triste al risveglio del mattino. Se ci sono delle ragioni cerchiamo di applicare delle soluzioni. Talvolta, e spesso lo si è senza motivo. E non va bene. Perché così si crea una sorta di condizione mentale negativa.

Si dovrebbe pensare alle cose positive, a ciò che la fa star bene. È una sorta di trattamento. Oppure si può fare tutto ciò che ci fa star bene: ascoltare musica, fare passeggiate. Si tratta di scacciare il malessere di fondo e non staremo sempre male.

Domanda. La rabbia, quando si genera crea una potente energia. C’è la possibilità di trasformarla in energia positiva? Ma quando la rabbia è legata ad invidia, gelosia, la rabbia è generata da ciò che ci portiamo con noi e si può esplodere, è difficile da gestire, quando la portiamo dall’infanzia.

Ven. Lama Ghesce Tenzin Tenphel. Quando, parlando di trasformare la rabbia in energie positive, parliamo di una persona già avanzata. C’è un altro punto di rabbia positiva, ad esempio, i genitori che s’arrabbiano coi figli perché studino. Lo faccio per il bene dei figli, perché così studieranno. Ma, anche questa rabbia non va bene, sarebbe meglio esprimerci senza arrabbiarsi. Perché così abbiamo insegnato ai figli ad arrabbiarsi.

Ma si può far finta d’essere arrabbiati. Ma anche ciò va adottato sulla base dei figli, che vengono stimolati da un certo tipo d’atteggiamento dei genitori, mentre altri figli potrebbero bloccarsi per la faccia buia dei genitori. Dipende dalle persone, dai figli, dai genitori e dai casi.

Quando hai detto di non considerare una rabbia per essere inciampato, ma di esserlo per gelosia, va considerato che sicuramente è più difficile, se si sottopone la mente ad un attento controllo, arrabbiarci per invidia o gelosia. La rabbia nasce facilmente quando la nostra mente sta male, s’arrabbia e sta ancora più male ed essendo infelice s’arrabbierà sempre più facilmente. Perciò è importante non trascurare anche le più insignificanti situazioni e così i ns stati mentali neg si ridurranno sempre più e saremo in grado di superare situazioni sempre più pesanti. Le cause di rabbia generalmente sono quelle più insignificanti. Quindi è importante non trascurare queste situazioni ma fare attenzione. Abituarsi alle sofferenze più lievi è importante, perché così si sarà in grado si affrontare quelle maggiori.

Addestrandoci alla corsa, lo faremo gradualmente. Lo stesso vale per la mente, ogni giorno potremo aumentare il tempo ed il percorso che faremo, ma se l’allenamento fisico ha un limite, quello mentale, il perfezionamento mentale non ha limiti.

Ven. Lama Ghesce Tenzin Tenphel. Se si è in grado di farlo è eccellente.

Se non c’è rimedio, soluzione a lungo termine, che senso ha preoccuparsi? Se la tazza è caduta e si è rotta, ormai non la posso più usare, perché arrabbiarmi?

Ci sono molte situazioni in cui non sappiamo se c’è o non c’è soluzione, e non c’è beneficio a pensarci.

Domenica mattino 10.09.17

Ven. Lama Ghesce Tenzin Tenphel.

Generiamo una buona motivazione per aiutare tutti gli esseri senzienti. La migliore è quella altruistica, se non riusciamo a generarla, cerchiamo di evitare di danneggiare il prossimo. Parliamo speso della motivazione, prima e durante gli insegnamenti, ma durante gli insegnamenti è difficile che nuociamo, ma, se alla fine litighiamo con qualcuno, significa che la nostra motivazione non era corretta. La nostra motivazione iniziale non dovrebbe essere limitata al tempo degli insegnamenti, ma durare sempre, generando così una familiarizzazione. Tutto dipende dall’abitudine. Quanto più ci abituiamo, quanto più ci sarà facile farlo con continuità. È molto importante prestare attenzione a tutte le situazioni apparentemente lievi, perché, se ci sarà rabbia non staremo bene con gli altri e saremo infelici.

Quando desideriamo praticare, come dobbiamo relazionarci alla pratica? Come ad un qualcosa che ci esaudisce ogni nostro desiderio? No, semmai ad alleviare i nostri problemi. Quindi la pratica serve fondamentalmente ad accettare la nostra sofferenza. Pensiamo: noi viviamo in questo mondo e già per la condizione d’esistere abbiamo dei problemi, quindi la nostra vita è connessa alla sofferenza. Ma, se prendiamo delle cause, non effettivamente cause di sofferenza, e le facciamo diventare tali, tutta la sofferenza s’amplifica, e finiamo per essere sotterrati dalla sofferenza. Lo dice Shantideva nel 1° capitolo del Bodisattvachariavatara http://www.sangye.it/altro/?p=2352

28 Essi pur desiderando di sfuggire la sofferenza in verità la cercano e vi si precipitano dentro, e desiderando la felicità la distruggono a causa della loro ignoranza, quasi che la loro felicità fosse un loro nemico, ed essi nemici di se stessi.

Gli uomini, pur desiderando la felicità, la distruggono.

Se ci pensiamo bene è proprio così. Qualcosa di sim lo dicevano anche i lama Kadampa, gli uomini desiderano la felicita? Sì, ma non mi sembra, perché tutto ciò che gli uomini creano, lo fanno per creare ulteriore sofferenza, e lo fanno in modo inconsapevole, col proposito di creare felicità. Non bastano forse cause lievi per entrare in contrasto con familiari ed amici? Anche se ognuno desidera essere felice, col passare del tempo ci si trova sempre più nell’infelicità. Perché litighiamo per le cause più insignificanti. Ma dobbiamo prestare attenzione perché la felicita è proprio nelle nostre mani. È come se ci soffiassimo sopra e la facciamo scomparire. Quindi queste condizioni di infelicità le possiamo sempre cambiare. Nel momento in cui la nostra mente è infelice, non riusciremo a coltivare la pazienza e non avremo la pace mentale perché la mente è confusa.

Pazienza e compassione non sono pratiche completamente connesse ad una religione ed è scorretto pensare il contrario, perché anche una persona che non crede dovrebbe praticare amore e compassione, perché tutti hanno bisogno d’amore, anche gli animali, e se li amiamo s’avvicinano a noi. Quindi questo non coinvolge solo gli umani. Possiamo dire che tutti gli esseri hanno bisogno d’amore, un tema che accomuna tutti. Il Buddha spiega come incrementare l’amore, ma non è un discorso religioso, ma che accomuna tutti. Anche che tutti esseri non desiderano la sofferenza ma la felicita è comune a tutti. Il Buddha quando spiega il modo corretto di pensare spiega una strada che coincide con la realtà. Quando siamo in preda alla rabbia ed attaccamento ciò fa si che l’oggetto della rabbia attaccamento che prima ritenevamo molto bello, quando arrabbiati molto negativo, anzi repulsivo. Ma è proprio così? Non siamo forse in preda ad un forte distorsione? La persona in indirizzo non si è trasformata in negativo, né in positivo, è la nostra percezione che è mutata. La nostra percezione della realtà cambia coi nostri stati mentali, che sono discordanti con la realtà, col risultato che la nostra mente è confusa od infelice. Perciò: rabbia, attaccamenti sono coscienze errate o cognizioni non valide. È importante studiare il Lorig su menti e cognizioni, menti valide e non valide, concettuali e non, è bene conoscerle. Di tutte le menti del Lorig, a parte i cognitori diretti yogici che possiedono la vacuità, tutte le altre menti non la possediamo. Nel Lorig si parla molto delle menti ed i modi in cui i fenomeni appaiono ed esistono davvero. Lorig mente e cognizioni è importante perché spiega il funzionamento della mente, ma L’ornamento delle chiare realizzazioni, La perfezione via di mezzo, Terreni e sentieri, spiegano ciò che va adottato ed abbandonato, c’è una profonda trattazione della mente nei testi buddisti. Lo studio del Lorig è propedeutico allo studio della mente, che qui è ancora quella grossolana, volendo conoscere quella più sottile, studieremo il tantra che ci porterà a livelli più sottili.

15 Non devo già forse sopportare difficoltà come i morsi degli insetti o quelli dei serpenti? E pure le sensazioni di fame, di sete, e fastidiosi sfoghi della pelle?

Alla strofa 15, si evidenzia che, parlando della familiarizzazione, se l’abbiamo, ci sarà più facile ottenere la realizzazioni, solo coltivando la familiarizzazione con ciò che è piccolo saremo in grado di coltivare ed accettare le sofferenza più grandi. Chi non si sarà addestrato anche per situazioni molto piccole se la prenderà e non sarà in grado di proseguire oltre. Ci sono attorno a noi 2 categorie di persone, chi anche con difficoltà accetta ed affronta i problemi e chi non è in grado di affrontarli perché non li accetta. Perché altrimenti può accadere di trovare persone che vivono sepolti dalle loro cose in casa. Non puliscono la casa perché non accettano le difficoltà, quindi non desiderano affrontarle. La differenza di sopportare o meno le difficoltà fa la differenza nell’essere felice, più le accetta più le sopporta e più sarà felice e viceversa. Perciò è import capire che la pazienza è importante a tutti i livelli, altrimenti si sarà sempre più infelici e la propria infelicita crescerà sempre di più.

16 Non devo quindi essere afflitto e preoccuparmi per caldo, freddo, pioggia e vento, malattie, prigionia, percosse. Altrimenti la mia preoccupazione peggiorerà solo la situazione della mia condizione.

La strofa 16 ci dice, infatti, che nella nostra vita può sopraggiungere qualsiasi situazione, è così che accade. E, se non vi siamo preparati, sprofonderemo in una profonda infelicità. Anche per tutte le situazioni quotidiane di disarmonia cadiamo nella sofferenza.

Il bodisattva desidera raggiungere lo stato di Buddha per beneficio di tutti gli esseri e non dovrebbe sentirsi male per il freddo o per il caldo, visto che il suo obiettivo è un altro. È importante accettare le piccole situazioni della vita perché se lo facciamo staremo meglio con meno karma negativo altrimenti producendo sempre più karma negativo perpetueremo la nostra sofferenza.

Ad esempio, considerare le nostre relazioni più vicine in famiglia ed i litigi che capitano quasi sempre per nulla, ed è negativo, perché crea infelicita che già si sperimentiamo in questa vita ma non si fermerà qui e sperimentiamo disarmonia anche nelle vite future, viceversa creeranno armonia che ricadrà anche nelle vite future. Non dobbiamo tanto lontano per cercare le origini. Qualsiasi azione facciamo ne sperimentiamo i risultati, quindi qualsiasi azione che facciamo, i risultati dipenderanno dalla pazienza che abbiamo saputo generare. È importare coltivare la pazienza con intelligenza, tutte le cause sono insignificanti, è facile esserlo con qualcosa di piccolo, ma dipende da noi dalla nostra capacita di affrontare comprendere anche le piccole situazioni, spesso dopo un litigio si pensa alla causa e ci si rende conto che la causa era molto futile. Molti mi dicono che non sono in grado di star bene in casa perché litigano per futili motivi. Se creeremo un abitudine positiva poniamo le basi per essere felici perché non avremo piu interesse a prendercela per futili motivi, se non c’è interesse ed intelligenza non c’è nulla che si possa fare. Senza parlare della liberazione o stato di Buddha se parliamo della felicita in questa vita, ce la precludiamo, perché sprechiamo la nostra vita in conflitti assolutamente inutili. Ma sto parlando della felicità in questa vita ma noi parliamo delle vite future, ma se non riuscirò a star bene in questa vita non starò bene nemmeno nelle vite future. Se mi altero per cause insignificanti ora come potrò star bene anzi ottenere rinascite positive? Se lo voglio devo coltivare pazienza in questa vita, solo così potrò ottenere rinascite fortunate. Lasciamo da parte la accettazione dei problemi e sofferenza, vediamo i motivi dei litigi. Se li analizzando, proprio perché sono lievi e futili, comprenderemmo che non sarebbero condizioni per generare rabbia, il che va cambiato. Quando guarderemo al passato, ragionando così, ci renderemo conto che ci arrabbieremo per condizioni insignificanti, ma lo comprenderemo solo dopo aver coltivato la pazienza. Ma non intendo certo dire che tutti voi ragionate così, ma se c’è qualcuno che lo è, ed è bene che cambi. Se la nostra mente è disturbata è bene trovarne la soluzione e porvi rimedio. Non mi riferisco alle situazioni particolarmente pesanti ma a tutte le condizioni futili che ci fanno perdere la pazienza. Se riuscissimo ad eliminare tutte le condizioni semplici di rabbia, quanto beneficio ne potremmo trarre? Vediamo quanto siamo in grado di coltivare la pazienza nelle situazioni più piccole, che non sarebbero determinanti per indurre in noi la rabbia, ma ci riescono. Così non siamo in grado di graduare la nostra risposta rispetto alle situazioni più gravi. Se anche proseguiamo e miglioriamo nel nostro addestramento mentale, ci renderemo conto che i motivi che ci facevano arrabbiare erano veramente assurdi. Con l’addestramento mentale anche le situazione più gravi non sono determinanti per generare rabbia, anch’esse non sono valide ad eliminare il problema, in quanto con la rabbia la mia felicità e benessere viene minato, col risultato da un lato di soffrire ancor più e dall’altro di non aver posto le basi per risolvere il problema. Studiando il Bodisattvachatyavatara http://www.sangye.it/altro/?cat=15 dovremmo vedere quanto siamo in grado di mettere in pratica i consigli che sono espressi nel testo. Perché prendersela, ad esempio, se possiamo porre rimedio al problema che ci assilla? perché agitarsi, sprofondare nell’ansia?

Lo stesso vale se una persona si rivolge a noi in modo duro ed offensivo. Quando siamo criticati o disprezzati, come fare? Dobbiamo pensare che c’è chi mi loda e quando sono lodato dovremmo pensare l’opposto. Così dovremmo pensare che è sbagliato essere felici quando ci elogiano e tristi quando ci criticano. Ci è lodato crede che lo sarà per sempre e quando non lo sarà più ci resterà male. Tutti abbiamo avuto quest’esperienza, ma dobbiamo essere pure consapevoli che la stessa persona che ci loda poi ci potrà disprezzare, perché siamo tutti uguali. Così troviamo nel Bodisavvacharyavatara, nel Lamrim http://www.sangye.it/altro/?cat=38 tanti modi di pensare e li dobbiamo studiare e mettere in pratica e se lo faremo senz’altro ci saranno di beneficio. Si dice che quando gli altri ci dicono una minima parola negativa ce la prendiamo per la picc parola negativa ma non ce la prendiamo per le sofferenza che creiamo a noi stessi, cui non creiamo la minima attenzione. Chi desidera la felicita deve innanzitutto evitare di creare sofferenza a sè stessi, altrimenti non potrà mai iniziale questa via. Chi vuole ottenere lo stato di Buddha non intende modificare i problemi esterni che condizionano la propria felicita ma le sue condizioni interne. Non sono gli altri che ci costringono nel samsara ma è un qualcosa che noi stessi abbiamo creato. Desiderando eliminare le sofferenze, dobbiamo iniziare da noi stessi, eliminando il danno inferto a noi stessi, perché è creato dalle afflizioni che determinanti le nostre azioni di corpo, parola e mente, quindi possiamo attuare il controllo sulle afflizioni, perciò si parla di Tre Addestramenti, grazie all’addestramento alla disciplina controlliamo la parola e l’azione grazie all’addestramento mentale possiamo avere controllo delle nostre azioni mentali, quindi l’addestramento alla saggezza è la via alla conoscenza profonda, alla felicita. L’addestramento all’etica non significa prendere l’ordinazione monastica, perché ci sono molti monaci e monache che non sono in grado di controllare le proprie azioni di corpo, parola e mente. Grazie all’addestramento alla disciplina si proteggono le azioni di corpo e parola e gradualmente ci potremmo fidare sempre di più di proteggere la mente dal torpore e dall’eccitazione e grazie all’addestramento alla saggezza saremo in grado di portare la nostra mente sempre più in profondità. Protezione della nostra mente di corpo e parola dipende dall’azione previa protezione della mente, dall’aver generato una motivazione, altrimenti la pratica della azioni di corpo e parola non avrà successo, perciò si dice che la pratica è sopratutto mentale. È controllando le nostre azioni e mente.

17 Esistono persone che alla vista del loro sangue moltiplicano il coraggio e gli sforzi , dimostrando grande valore. Esistono poi pure altri che vedendo il sangue altrui vengono abbandonati dalle loro forze, e si sentono svenire.

Dalla strofa 17 si evince che ci sono alcuni che alla vista del proprio sangue diventano ancor più coraggiosi, viceversa altri vedendo il sangue degli altri s’impauriscono, il che dipende dall’accettare o meno ad accettare le avversità, ad essere pazienti, altrimenti staremo solo male. La maggior parte delle volte in cui si cade nell’infelicita è perché non si è in grado d’accettare le situazione apparentemente più insignificante. È importante addestrarsi ad accettare le situazione più insignificante così saremo in grado di affront anche le situazione più gravi.

18 Questo è solo il risultato della condizione della mente, la quale può essere forte oppure colma di paura; perciò debbo vincere ogni dolore senza lasciarmi influenzare dalle difficoltà.

La strofa 18 ci dice che, se si possiede un’abitudine a ciò, renderà la mente stabile e supererà le difficoltà e queste non saranno capaci a sconvolgere la pace mentale. La mente dei saggi, che si sono sottoposti a quest’addestramento, rimane stabile e serena anche quando stanno soffrendo.

Se non siamo in grado di accettare le sofferenza staremo sempre male, quanto meno pazienza avremo quanto più saremo infelici.

19 La mente dei saggi, anche quando sperimenta dolore, resta quieta e chiara. Perché sanno che nella lotta contro i difetti mentali le difficoltà sono, molte come in tutte le battaglie.

La guerra ai difetti mentali non è facile, perché vi siamo immersi da moltissimo tempo. Quindi, vi siamo assuefatti ed è uno scontro aspro ed impari in cui ci dobbiamo addestrare e dobbiamo vincere. In guerra i soldati sono chiamati eroi che hanno vinto in battaglia dopo aver ucciso, ma non c’è nulla di eccezionale, perché i soldati in realtà uccidono dei cadaveri. Considera 2 guerrieri, uno che va in guerra e viene chiamato eroe. Ma non è nulla in rapporto a chi combatte le afflizioni mentali, perché il primo uccide cadaveri, persone comunque destinate a morire, mentre il vero eroe è chi sconfigge le proprie afflizioni mentali, conquistando la felicità. Invece, con la guerra cosa si risolve? Non si potrebbe forse risolvere le dispute col dialogo? Con dei negoziati?

Ora ci sono grossi problemi tra USA e Nord Corea da un lato e tra Cina ed India dall’altro. Fare guerre è veramente stupido, si potrebbero risolvere le dispute con dei negoziati. Non si potrebbero forse utilizzare le stesse risorse per far star meglio le persone indigenti sia in Nord Corea che negli USA? Ci sono tantissimi senza casa, perché non vengono aiutati? Sono senza senso gli atteggiamenti dei governi che ignorano i problemi interni ed usano le risorse per far guerra. Ed è così che chi riesce ad avere il controllo delle proprie afflizioni è proprio un eroe.

20 Soldati valorosi sono quelli che, incuranti del loro dolore, distruggono i loro veri nemici come l’odio e le altre negatività. I guerrieri ordinari uccidono solamente cadaveri.

Quindi, si ricava gioia dalla virtù. I benefici del meditare rispetto alla sofferenza. Sperimentando la sofferenza viene meno l’arroganza. Rendendosi conto che altri esseri soffrono, maturiamo compassione ed eviteremo azioni negative comprendendo il beneficio delle azioni positive che ci porteranno sulla strada della virtù. Perciò è molto importante meditare sulla sofferenza, perché solo così generi la mente che se ne vuole liberare. Ma, pur non volendola, creiamo, ci sforziamo nella sofferenza, creandone di ulteriore, non capendo che molta della nostra sofferenza è un qualcosa d’abbandonare. Infatti, quando stiamo bene, in noi non sorge la voglia di praticare, il che significa che non abbiamo capito la natura della sofferenza. Perché, anche se stiamo bene, fino a quando staremo bene? E fino a quando godremo del benessere di questo corpo che erroneamente ci appare un qualcosa di solido e stabile? Perché, se indagassimo il funzionamento dei nostri organi, ci renderemmo conto che basta pochissimo per morire. Nella Ruota delle Armi Taglienti http://www.sangye.it/altro/?cat=57 si dice che, se una persona vive per 100 anni, è un fatto straordinario che dipende dal karma.

Un ragazzo di 16 anni di Pastina, vicino a Pomaia in provincia di Pisa, fece un grave incidente ma non morì, anche se andò in coma. Ma, successivamente, mangiando rimase soffocato da un pezzetto di pane. Vedete come è il karma e come è facile morire. Siamo come degli schiavi del corpo. E dobbiamo essere molto cauti, dobbiamo nutrirlo, lavarlo, farlo riposare, curarlo, non possiamo essere schiavi di nessuno, come del nostro corpo e diciamo “il mio corpo” e ne siamo molto attaccati, e per un’abitudine verso il nostro corpo, ma, se ci pensa bene, capiremo quanto il nostro corpo ci tormenta. Non sto dicendo che non ci si deve prender cura del nostro corpo, ma non lo si deve considerare troppo importante, certo, è bene proteggerlo, ma senza esserne troppo attaccati, perché prima o poi lo dovremo lasciare.

21 Pure la sofferenza ha la sua utilità: a causa del dolore vengono eliminati orgoglio e arroganza, si prova compassione per coloro chi si aggirano nel ciclo delle rinascite, si evita di fare del male e si ha gioia nel praticare le virtù.
22 Non posso arrabbiarmi con la bile e con gli altri umori del corpo, i quali sono causa di tanta sofferenza; perché dunque adirarmi verso gli esseri viventi, visto che anche loro sono vittime delle stesse condizioni?

Nella strofa 22 si dice che è sbagliato arrabbiarci, se non ci arrabbiamo per malattie gravi che ci portano sofferenza, perché arrabbiarci con persone che ci infliggono sofferenze molto più limitate. Per il fatto d’avere questo corpo, che senso ha prendersela con gli altri? Se penseremo bene, capiremo pure altre prospettive e riusciremo a praticare bene la pazienza.

Domanda. Ha senso cercare nella vita passata l’origine della nostra tristezza, se lo siamo stati fin dall’infanzia?

Ven. Lama Ghesce Tenzin Tenphel. Anche parlando di bambini più o meno tristi ci sono diverse situazioni, ce ne sono di più o meno tristi o arrabbiati, e crescendo si può imboccare una strada piu o meno positiva, il che può dipendere da abitudini di questa o da vite precedenti. Un’altra condizione può dipendere dalla gravidanza della madre, se in quella situazione la madre è tranquilla, rilassata, poiché il feto sente tutto, sia la positività che negatività della madre.

È importante il comportamento dei genitori una volta che i figli sono nati, perché essi assorbono sia i comportamento positivi che negativi. Infatti, se i genitori sono molto uniti, essi comunicheranno un’impronta positiva ai figli.

Cosa si può fare? Compiere quest’addestramento passo dopo passo per migliorare. Determinando una mente che s’astiene da determinati comportamenti negativi del passato, perché è inutili rimpiangerli. È bene prendere atto dei propri errori ed aver interesse a migliorarli. E sarà in grado di capire che in passato ha commesso degli errori ed è il modo per migliorare. Non siamo in grado di vere né cambiare ciò che abbiamo compiuto nelle vite passate, ma possiamo cambiare ciò che possiamo vedere. Questo è un metodo. Come attuarlo? Partendo dal piccolo, dalle condizioni più insignificanti e da lì proseguiamo a migliorare sempre più. Così nei testi come nel Bodisattvacharyavatara e negli altri testi possiamo trovare molti consigli. la risposta migliore alle nostre domande è quella che, dopo aver attentamente vagliato e riflettuto, diamo noi stessi. Perché in tal modo elimineremo completamente il dubbio. Perché, se la risposta dell’altro non viene vagliata, potrà restare li. Il Buddha disse: “Non accettate le mie parole per rispetto ma vagliatele con la ragione.

Quando ascolti insegnamenti di vari maestri di Dharma, se un maestro vi dice: “Ora che mi avete ascoltato siete miei discepoli e d’ora in poi dovete accettare ciò che vi dico”, è errato. Perché non è un vero seguace di Buddha Sakiamuni. Perché il Buddha vi induce a vagliare, a verificare.

Un autentifico discepolo mette in pratica ciò che dice il maestro ma, contemporaneamente, il maestro che pretende d’essere accettato supinamente non è corretto, perciò va vagliato. E qui concludo.

 

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