Ghesce Ciampa Ghiatso: Sei cause ed un effetto.

Ven. Ghesce Ciampa Ghiatso: Quindi, riconoscendo la grande gentilezza degli esseri, sorgerà un senso di gratitudine nei loro confronti e il desiderio di ricambiarla. Il desiderio di donare loro la felicità è lo sviluppo della mente amorevole. Dobbiamo meditare in questo modo sull’amore.

Ven. Ghesce Ciampa Ghiatso: Quindi, riconoscendo la grande gentilezza degli esseri, sorgerà un senso di gratitudine nei loro confronti e il desiderio di ricambiarla. Il desiderio di donare loro la felicità è lo sviluppo della mente amorevole. Dobbiamo meditare in questo modo sull’amore.

Ven. Ghesce Ciampa Ghiatso

Il metodo mahayana per lo sviluppo della mente dell’illuminazione utilizzando il metodo delle sei cause ed un effetto..

Nel testo La preziosa ghirlanda di consigli per il re, Acharya Nagarjuna afferma che la radice per l’ottenimento dell’illuminazione è la generazione della grande compassione e della mente dell’illuminazione (bodhicitta); inoltre, occorre avere la comprensione della non dualità.

Tutte le qualità degli uditori, dei realizzatori solitari, dei bodhisattva e dei Buddha, provengono dalla grande compassione, dunque è importante che anche noi generiamo la forte motivazione di volerla ottenere.

La grande compassione ha come oggetto d’osservazione tutti gli esseri senzienti, nessuno escluso. Ma cosa si intende con questo termine? Per compassione intendiamo il desiderio che tutti gli esseri siano liberi dalla sofferenza e da ciò che la causa, le oscurazioni e le impronte. Non è sufficiente liberare se stessi dalla sofferenza e dalle sue cause, perché tutti gli esseri senzienti nostre madri sono tormentati dalla sofferenza. Cerchiamo quindi di generare il desiderio di liberare tutti gli esseri e generiamo la mente dell’illuminazione.La mente dell’illuminazione si compone di due tipi di aspirazione: una ‘causale’ e una ‘assistente’. L’aspirazione causale è il desiderio che tutti gli esseri siano liberi dalla sofferenza e dalle sue cause (aspirazione per il beneficio degli altri). Quella che assiste è l’aspirazione all’ottenimento dell’illuminazione completa.

Far sorgere rinuncia, compassione e la mente dell’illuminazione non è sufficiente per raggiungere tale scopo in quanto occorre avere anche la realizzazione della vacuità. La mancanza di esistenza intrinseca dei fenomeni è la non dualità. Soggetto e oggetto sono della stessa natura, entrambi sono vuoti di esistenza a sé stante. Sia per ottenere la liberazione individuale sia per ottenere l’illuminazione occorre realizzare la vacuità, la mancanza di esistenza intrinseca dei fenomeni.

Abbiamo due tipi di oscurazioni da superare: ciò che impedisce la liberazione individuale (nirvana) e ciò che impedisce l’illuminazione (stato di Buddha).

Dal punto di vista della saggezza l’ostacolo principale è concepire un io intrinsecamente esistente e afferrarsi a esso.

Dal punto di vista del metodo, per ottenere il nirvana occorre realizzare la rinuncia, il desiderio di liberarsi della propria sofferenza, mentre per ottenere l’illuminazione il metodo è la mente convenzionale dell’illuminazione, ovvero il desiderio di ottenere l’illuminazione per beneficiare tutti gli esseri senzienti. In questo caso l’ostacolo principale è la mente che si cura solo di sé, l’egoismo.

Quindi dobbiamo eliminare l’afferrarsi al sé e l’attitudine egocentrica che ci fa prendere cura solo di noi stessi. L’egoismo è di impedimento alla realizzazione sia dei desideri altrui sia di quelli propri. Ciò accade anche nella vita quotidiana. Per esempio, a livello politico, l’occuparsi solamente della propria posizione escludendo gli altri è un atteggiamento pessimo che nuoce al perseguimento sia degli obiettivi altrui sia di quelli propri.

Conosciamo bene questi meccanismi e quindi dovremmo determinarci a sviluppare quella mente che si prende cura degli altri. Ciò sarà loro di beneficio ma servirà anche a noi; cerchiamo dunque di coltivare la mente dell’illuminazione.

Il metodo per sviluppare la mente dell’illuminazione

La causa per lo sviluppo della mente dell’illuminazione è l’attitudine straordinaria, cioè l’assumersi con forte determinazione la piena responsabilità di prendersi cura di tutti gli esseri, di volerli condurre oltre la sofferenza e di voler donare loro la felicità. Ciò che fa sorgere questa attitudine è il desiderio che tutti siano liberi dalla sofferenza e dalle sue cause e, prima ancora di questo, vi è l’amore che considera tutti gli esseri in modo piacevole e positivo. Amare qualcuno, infatti, significa proprio desiderare che questi abbia la felicità e le cause per ottenerla. Questo pensiero sorge dal desiderio di ripagare la gentilezza degli esseri, avendo considerato e compreso come essi siano stati enormemente gentili con noi in quanto tutti, in passato, sono stati nostra madre. Dobbiamo comprendere, dunque, perché si afferma che gli esseri senzienti sono stati nostra madre e, successivamente, osservando attentamente il rapporto esistente tra madre e figlio, riflettere sul fatto che anche noi abbiamo ricevuto quelle stesse cure, fin dal momento del nostro concepimento, attraverso quel legame stretto costituito dal cordone ombelicale. È molto importante sviluppare questa consapevolezza della gentilezza delle madri.

Le vite precedenti

Potremmo però avere difficoltà nel riconoscere che in passato tutti gli esseri sono stati nostra madre almeno una volta. Dal punto di vista buddhista, tuttavia, abbiamo avuto molte vite precedenti a quella attuale e ci sono ragioni valide che lo provano.

Prima ragione

La coscienza è una continuità, un fluire costante di diversi istanti di coscienza. Se mentalmente torniamo indietro alla nostra infanzia, poi al momento della nostra nascita e risaliamo al momento del nostro concepimento, precedentemente a quell’istante era presente una coscienza che, a sua volta, può avere come causa solo un altro istante di coscienza, poiché essa non può sorgere dalla materia o dagli atomi. In tal modo si risale fino all’ultima esistenza precedente quella attuale.

Il concepimento è l’unione del seme maschile con l’ovulo femminile e in questa nuova cellula entra la mente. Quindi, l’ovulo fecondato inizia a trasformarsi, e nel corso di circa trentasei settimane si formano gli arti e i diversi organi e apparati del corpo umano. Lo zigote ha già la mente al suo interno e, anche se essa non si manifesta, esiste. L’organismo si sviluppa per la presenza della coscienza e se questa uscisse dall’ovulo fecondato i due costituenti anziché svilupparsi degenererebbero. Poiché la mente è presente fin dal momento del concepimento e questo flusso di coscienza proviene da istanti di coscienza precedenti, si può risalire alla mente dello stato intermedio, tra morte e rinascita e, risalendo ad ancor prima di questo stadio, alla coscienza che ha abitato un altro corpo. Pertanto, in questo modo si dimostra l’esistenza di una vita precedente e, di conseguenza, che le vite precedenti sono state infinite.

Seconda ragione

Un’altra ragione, basata anch’essa su un ragionamento valido, deriva dall’osservare gli aspetti psicologici degli esseri. Per esempio, una coppia con cinque figli, osservandoli vedrà che ognuno di loro è dotato di una diversa personalità: il primo può essere gentile, il secondo duro, il terzo paziente, il quarto irascibile e il quinto ancora diverso. Pur appartenendo tutti e cinque alla medesima famiglia, ciascuno possiede un’attitudine diversa. Questo è dovuto all’esistenza delle loro vite passate, a quando hanno sviluppato attitudini e personalità diverse.

Terza ragione

Vi sono persone che ricordano le vite precedenti. In India, nella regione del Punjab, per fare un esempio recente di cui i giornali si sono occupati, c’è una bambina che si è ricordata e ha riconosciuto i suoi genitori della precedente vita. Ora ha due madri e due padri, quattro persone che si prendono cura di lei. Questo fenomeno non avviene esclusivamente in oriente; anche in occidente vi sono persone che hanno memoria di vite passate.

Qualcuno potrebbe obiettare: “Io non credo alle vite passate perché non le ricordo”.

Questo ragionamento però non è corretto, perché allora si dovrebbe negare l’esistenza di tutto ciò che non ricordiamo. Gli si potrebbe ribattere: “Tu non sei stato nel grembo materno perché non lo ricordi”. A sua volta questi potrebbe replicare: “Sì, è vero, io non lo ricordo ma mia madre sì”, prendendo la madre a sostegno della sua tesi.

Allora tutto quello che nostra madre afferma è valido? Continuando il dibattito, potremmo chiedergli: “Se tutto ciò che tua madre ti dice è vero, allora tu fai tutto quello che lei ti dice di fare?”. Probabilmente non otterremo una risposta perché questi non avrà sempre ascoltato i consigli della madre. Io, per esempio, non ho fatto tutto quello che mia madre mi consigliava, non ero contrario a lei, ma ho voluto fare le mie esperienze. Ma, anche se la sua risposta fosse affermativa, si potrebbe controbattere: “Se tu credi a quanto ti dice un’altra persona, allora dovresti accettare l’esistenza delle vite passate perché gli esseri realizzati e i santi ne hanno parlato nei loro testi”.

Che crediamo o meno alle vite passate, dobbiamo comunque esaminare le nostre convinzioni. Se non si crede alle vite passate, allora non si crederà nemmeno a quelle future. Se non c’è un futuro dopo questa vita, allora non ci dovrebbe essere motivo di avere paura di morire, possiamo fare tutto quello che vogliamo. Se non esistono le vite future e con la morte tutto si estingue, perché allora proviamo una sorta di inquietudine pensando a quando verrà il nostro momento? C’è comunque il timore che qualcosa accadrà, che ci sarà un futuro.

Nel buddhismo si crede all’esistenza delle vite passate e, di conseguenza, al fatto che tutti gli esseri siano stati nostra madre almeno una volta in una vita precedente; si può riconoscere così la loro gentilezza, le tante cose positive che ciascuno di loro ha fatto per noi, al pari della nostra madre attuale.

Se qualcuno avesse problemi con la madre di questa vita non considerandola gentile, allora può essergli utile pensare a un altro rapporto significativo, ad esempio quello con il padre, riflettendo sul fatto che ‘tutti gli esseri sono stati in passato mio padre e gentili come lui’. E se anche col padre ci fossero delle difficoltà, allora potrebbe prendere in considerazione il suo migliore amico o la sua migliore amica. Pensiamo alla sua gentilezza e riflettiamo su come ‘tutti gli esseri senzienti siano stati a noi cari proprio come questo amico o amica’.

Quindi, riconoscendo la grande gentilezza degli esseri, sorgerà un senso di gratitudine nei loro confronti e il desiderio di ricambiarla. Il desiderio di donare loro la felicità è lo sviluppo della mente amorevole. Dobbiamo meditare  in questo modo sull’amore.

Ho presentato brevemente il metodo mahayana per lo sviluppo della mente dell’illuminazione utilizzando il metodo delle sei cause e un effetto. Ne ho parlato perché l’argomento è parte del testo che stiamo commentando.

Prima parte degli insegnamenti dati dal ven. Ghesce Ciampa Ghiatso presso l’Istituto Lama Tzong Khapa nel ottobre 1997 sul tema: Conversazione fra l’amore e la collera. Un dialogo poetico. Traduzione dall’inglese di Annamaria De Pretis. Trascrizione di Ivan Zerlotti, Revisione di Nella. Montanini, Francesco La Rocca, Annalisa Lirussi. Da http://www.jtkedizioni.org/pdf/PT_0010-004.pdf che si ringrazia.

 

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