Ghesce Ciampa Ghiatso: Le due verità 3

Ghesce Ciampa Ghiatso: I nostri problemi, la sofferenza, sono permanenti o impermanenti? Impermanenti. La sofferenza e i problemi sono impermanenti? Sì, lo sono. Pertanto, se sono impermanenti cambiano e quindi non c’è bisogno di preoccuparsene eccessivamente, possono intervenire cause e condizioni e i problemi d’oggi possono mutare. Questo è il modo in cui si deve meditare sull’impermanenza.

Ghesce Ciampa Ghiatso: I nostri problemi, la sofferenza, sono permanenti o impermanenti? Impermanenti. La sofferenza e i problemi sono impermanenti? Sì, lo sono. Pertanto, se sono impermanenti cambiano e quindi non c’è bisogno di preoccuparsene eccessivamente, possono intervenire cause e condizioni e i problemi d’oggi possono mutare. Questo è il modo in cui si deve meditare sull’impermanenza.

Ghesce Ciampa Ghiatso: Le due verità secondo i Cittamatra

Per i Cittamatra, la definizione di verità convenzionale è: ciò che è realizzato attraverso un percettore diretto che lo realizza chiaramente con un’apparenza dualistica. Per esempio: qualunque oggetto esclusa la vacuità. Dal punto di vista dei Cittamatra, tutti i fenomeni funzionanti sono verità convenzionale e anche tutti i fenomeni imputati dalla mente sono verità convenzionale. Solo la vacuità è verità ultima.

La definizione di verità ultima è: ciò che è realizzato attraverso un percettore valido diretto che lo realizza chiaramente senza un’apparenza dualistica.Per esempio: la vacuità di una forma, e del cognitore valido che apprende tale forma, dall’essere sostanze differenti. Oppure la vacuità di una forma dall’essere esistente per mezzo del suo proprio carattere in quanto base per assegnare il termine forma.

Per i Cittamatra, la coscienza visiva, che è un cognitore valido, e l’oggetto che è percepito da essa sono della stessa sostanza e quindi vuoti di dualità.

Questo è ciò che essi chiamano mancanza del sé dei fenomeni oppure verità ultima. Il punto di vista Cittamatra è: nulla esiste esternamente. Tutto ciò che esiste dipende dalla mente. Ogni cosa dipende dalla mente, a causa della maturazione di impronte mentali. Prendiamo per esempio Angelo: quando dieci persone lo guardano, ad ognuna di esse egli appare in modo diverso. Questi modi diversi di apparire del volto di Angelo sono dovuti alle diverse impronte mentali, che maturano nel continuum delle dieci persone. Da una parte abbiamo la base comune, il volto di Angelo: ogni individuo che la percepisce, percepisce una propria particolare immagine. Io vedo il suo volto, il suo volto viene appreso dalla mia mente. Questa apparenza non è identica a quella che appare alla mente di altre persone.

In generale, si pensa che gli oggetti esterni siano stabiliti da particelle; anche secondo i Prasangika vi sono degli oggetti esterni, le forme e così via, che sono stabiliti da particelle. Un fenomeno esterno, per esempio questa tazza, di quanti tipi di particelle è composta? Osservando questa tazza, possiamo costatare che principalmente è elemento terra, nel suo insieme, però, possiamo trovare l’elemento acqua, l’elemento fuoco, l’elemento vento, e anche le particelle della forma visiva, dell’odore, del sapore, del tatto e del suono. Sulla base di questa raccolta di particelle, che formano un oggetto esterno, si può stabilire la tazza.

Dal punto di vista Cittamatra, invece, questa tazza non è stabilita come esterna, ma è stabilita internamente dalla mente per il maturare di impronte mentali.

Per esempio, se un deva, un essere umano e uno spirito famelico osservano la stessa tazza di tè, il deva vede del nettare, l’umano vede del tè, e lo spirito famelico vede del pus e sangue. Lo spirito famelico che si accingesse a bere il contenuto di questa tazza sperimenterebbe una bevanda di pus e sangue. Quella sarebbe la sua esperienza. Se il liquido fosse bevuto da un deva, lo sperimenterebbe non come tè normale, bensì come un nettare paradisiaco. L’essere umano, invece, lo sperimenterebbe come tè. Ciò è dovuto ai diversi tipi di impronte mentali di questi tre esseri: a causa del karma abbiamo diverse esperienze e apparenze. Un oggetto comune viene percepito in modo diverso, sia come apparenza che come sensazione. A questo proposito, il punto di vista Cittamatra è condiviso quasi interamente dagli Yogachara Svatantrika secondo i quali, per esempio, dal punto di vista della saggezza che realizza la vacuità di esistenza sostanziale e autosufficiente, la forma e la coscienza valida che realizza la vacuità della forma sono vuote dall’essere sostanze diverse. Nell’insegnamento di mahanuttara yoga tantra si sostiene che questo tipo di visione della mancanza di esistenza sostanziale non permette la realizzazione della grande beatitudine inseparabile dalla vacuità.

Dal punto di vista Cittamatra si asserisce invece che la visione della mancanza del sé dei fenomeni – intesa come mancanza, da parte della forma e della coscienza che realizza la vacuità della forma, di essere sostanze differenti – permette la pratica del metodo tantrico secondo cui la grande beatitudine e la vacuità sono inseparabili.

Facciamo l’esempio della coscienza valida visiva che apprende un volto, per esempio quello di Paolo: dal punto di vista Cittamatra, questo valido cognitore che apprende il volto di Paolo e il volto stesso sono della stessa sostanza, non c’è alcuna differenza. Questa posizione può essere confutata così: prendiamo ad esempio un maestro con cento discepoli, ognuno dei quali osserva il corpo del maestro. Ciascuno di essi ha un valido cognitore visivo che apprende il corpo del maestro. Il maestro ha quindi cento corpi esistenti?

Poiché vi sono cento discepoli che hanno ognuno un diverso valido cognitore visivo, allora ci dovrebbero essere cento corpi diversi? E quante sarebbero le sue mani, le sue teste? In ognuna delle sue scarpe vi sono cento piedi?

Quando il maestro di notte dorme, nel letto vi sono cento corpi? Tutto questo dibattito si basa sul fatto che vi sono cento diversi validi cognitori visivi. È possibile verificarlo nella nostra esperienza: lo stesso volto viene percepito come bello, o meno bello e così via. Quando si osserva un’altra persona, non si sperimenta la stessa esperienza. Per esempio, una persona è gradevole per alcuni e sgradevole per altri. Perché? Si può rispondere: “questo è dovuto al karma”.

Dal punto di vista Cittamatra, la coscienza che apprende e ciò che viene appreso sono della stessa sostanza. Ogni persona, quindi, che percepisce il volto di Angelo, lo percepisce in un modo diverso da un’altra; questo modo di percepire, secondo i Cittamatra, è unico per ognuno. Per i Cittamatra, la verità ultima del valido cognitore visivo e del suo oggetto di apprendimento è la mancanza di essere sostanze diverse.

La vacuità, o verità ultima per i Cittamatra, è suddivisa in venti aspetti o anche in sedici e così via. La verità ultima, per i Cittamatra, è permanente. Questo è simile a quanto affermato dalle scuole Madhyamika, Svatantrika e Prasangika. Per i Sautantrika è esattamente l’opposto: impermanente è verità ultima, permanente è verità convenzionale. Per i Vaibhashika invece le verità ultime sono entrambi i tipi di fenomeni, sia quelli permanenti che quelli impermanenti. Ad esempio, le particelle direzionali prive di parti e la coscienza priva di parti sono impermanenti; invece lo spazio è permanente. È necessario riflettere per rispondere a queste domande: la mia mente è un fenomeno permanente o impermanente? La nostra vita è permanente o impermanente? Penso che sia impermanente perché le cause e le condizioni cambiano in ogni momento.“Morirò oppure no”? Qualcuno può rispondere “forse ora non muoio”. A causa di questo pensiero manteniamo un concetto permanente di noi stessi. Qual è la differenza tra permanente e impermanente? L’io, me stesso, è permanente o impermanente? I nostri problemi, la sofferenza, sono permanenti o impermanenti? Impermanenti. La sofferenza e i problemi sono impermanenti? Sì, lo sono. Pertanto, se sono impermanenti cambiano e quindi non c’è bisogno di preoccuparsene eccessivamente, possono intervenire cause e condizioni e i problemi d’oggi possono mutare. Questo è il modo in cui si deve meditare sull’impermanenza. È bene soffermarci su come anche la nostra stessa vita sia impermanente. Certamente moriremo. Quando? Questo è incerto. Qualcuno può avere la certezza di non morire in quel momento, poi, accade un imprevisto e mentre cammina, cade e muore. Magari guida velocemente, ha un incidente e muore.Vi sono molte condizioni che possono portarci via la vita. Sviluppando la mente virtuosa al momento della morte non avremo paura. Vi sono molti problemi che sorgono in questa vita, un praticante ne gioisce perché ciò significa che, sperimentando ora la maturazione di un karma negativo prodotto nel passato, non dovrà più sperimentarlo in futuro. Sicuramente non è un atteggiamento facile da mettere in pratica, ma possiamo impegnarci pensando che i problemi che ci affliggono sono impermanenti, cambiano, perciò non c’è ragione di esserne troppo preoccupati. I nomadi tibetani hanno un detto: “I conigli guardano continuamente il cielo pensando che potrebbe cadergli in testa, perché sono troppo preoccupati”. Non dobbiamo comportarci come questi conigli. I maiali invece guardano sempre per terra: non dobbiamo fare nemmeno così. Cerchiamo di seguire la giusta via di mezzo.

Potete leggere il testo Le trentasette pratiche di un bodhisattva, vedi http://www.sangye.it/altro/?p=134 per approfondire tutto ciò.

Insegnamenti conferiti dal ven. Ghesce Ciampa Ghiatso presso l’Istituto Lama Tzong Khapa nel settembre 2000.

Colophon

I redattori di questa trascrizione Massimo Stordi (ghelong Thubten Tsognyi), Cristiana Costa (ghetsulma Ciampa Tsomo), Ivan Zerlotti (upasika Ciampa Yeshe), Osvaldo Santi, Giovanna Pescetti e Monica Mignani dedicano i meriti di questo lavoro alla lunga vita dell’amorevole e santo maestro Ghesce Ciampa Ghiatso, affinché i suoi discepoli siano sempre in grado di seguire i suoi preziosi consigli. ILTK, Pomaia, aprile 2002.

 

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