Ghesce Giampa Ghiatso: Quattro consapevolezze 6

Ghesce Ciampa Ghiatso: Talvolta ci sono difficoltà, situazioni difficili. Cercate di comprendere in quei momenti che si tratta del karma accumulato precedentemente che matura in quel momento, per cui sono fortunato di non dover più sperimentare questo karma negativo. Cerchiamo di avere meno desideri per le cose materiali e di far crescere il desiderio per lo sviluppo delle qualità interiori.

GhesceCiampa Ghiatso: Talvolta ci sono difficoltà, situazioni difficili.Cercate di comprendere in quei momenti che si tratta del karmaaccumulato precedentemente che matura in quel momento, per cui sonofortunato di non dover più sperimentare questo karma negativo.Cerchiamo di avere meno desideri per le cose materiali e di farcrescere il desiderio per lo sviluppo delle qualità interiori.

Insegnamenti del Ven. Ghesce Giampa Ghiatso Rinpoce sul testo “Il cantico delle quattro consapevolezze”, vedi http://www.sangye.it/altro/?p=2445, di Lama Tzong Khapa dal 16 al 18 giugno 2006 al Centro ScenPhen GiamTse Ling di Parma.

Quinto verso

Alla confluenza della varietà di apparenze e delle sei raccolte

vedi la confusione dei fenomeni, dualità senza base e senza radice:

uno spettacolo magico, che ci conduce ingannevolmente, è lì.

Senza pensare “è vero” vedi la natura della vacuità.

Poni la tua mente, senza permetterle di vagare,

in uno stato di apparenza e vacuità.

Avendola resa consapevole, priva di dimenticanza,

mantienila in uno stato di apparenza e vacuità.

Ci sono sei collezioni, che sono le sei coscienze.

Alla coscienza visiva appaiono molte diverse forme, colori, sagome.

Alla coscienza uditiva appaiono molti diversi suoni.

Alla coscienza olfattiva appaiono molti diversi odori.

Alla coscienza gustativa appaiono diversi gusti.

Alla coscienza tattile appaiono diversi oggetti tattili, per esempio soffice e ruvido.

Questi oggetti appaiono alla mente nello stato post meditativo. Nello stato dell’equilibrio meditativo appare solo la vacuità. Dopo che l’arya sorge dall’equilibrio meditativo alla mente appaiono tutti questi oggetti. Per l’essere arya mentre si trova nello stato post meditativo tutti gli oggetti appaiono alla sua coscienza ma realizza che non esistono come gli appaiono ma come illusioni. Il paragone è quello di un mago che sa che le cose che appaiono non sono reali. Questi maghi usano piccoli oggetti di pietra e legno e tramite l’utilizzo di mantra e medicine spalmate sugli occhi fanno apparire pietra e legno come cavalli, ragazze, ragazzi. Lui li vede ma sa che non esistono così, lui sa che in realtà sono pezzi di legno e pietra. Mentre a tutti gli altri appaiono come reali cavalli, fanciulli e così via. In modo simile a un essere arya nella post meditazione tutti i fenomeni appaiono come illusioni. Cioè appaiono come se esistessero intrinsecamente ma lui sa che in verità non esistono in quel modo. Sotto l’influenza della confusione i fenomeni appaiono in modo realistico ma non esistono in quel modo.

uno spettacolo magico, che ci conduce ingannevolmente, è lì.

Senza pensare “è vero” vedi la natura della vacuità.”

Tornando allo spettacolo magico in cui vengono create diverse illusioni. Quelle apparenze non esistono come appaiono. Dobbiamo pensare in modo simile, quando vediamo gli oggetti, dobbiamo pensare che non esistono dal proprio lato come ci appaiono, sono vuoti di quel tipo di esistenza. Come il mago sa che le illusioni non esistono. Così noi dobbiamo sapere che i fenomeni che ci appaiono esistere dal proprio lato sono in realtà vuoti di esistenza dal proprio lato.

Due amici. Uno vuole fare uno scherzo all’altro. Per favore dammi ago e filo bianco. Sulla base dell’ago e filo il primo amico con mantra e medicina e li fa apparire come un cavallo e una briglia e li fa cavalcare dall’amico. Il cavallo appare come un cavallo irrequieto. Dopo mezz’ora il cavaliere è sudato e tormentato e racconta “Cavalcavo questo cavallo così irrequieto, avevo paura di cadere e di farmi male, di morire”. Così il primo gli dice “ti avevo detto che era uno scherzo”. La magia può essere molto potente.

Nei testi di Nagarjuna viene menzionata questa analogia del mago.

Un ragazzo voleva sposare una ragazza manifestata da un mago sulla base di un pezzo di legno. E prega il padre che gli dice che forse non è una vera ragazza. Ma il ragazzo è molto convinto perché dice di averla vista con i suoi occhi. Il padre acconsente. Capisce il processo di illusione perché aveva già presenziato quel tipo spettacoli. Il padre va dal mago e gli chiede di dare la bella ragazza in moglie al figlio. Il mago si mette a ridere, elimina la crema dagli occhi del figlio e gli fa vedere il pezzo di legno. Mentre gli altri godono ancora dell’apparenza della bella ragazza il figlio vede il legno. Il padre gli chiede se vuole allora sposare quel pezzo di legno. Il ragazzo dice di no e riconosce di essere stato vittima di un trucco.

Dobbiamo capire in questo modo, che tutti i fenomeni non esistono in modo intrinseco, appaiono come se esistessero dalla propria parte, intrinsecamente, ma quell’apparenza non è vera.

Poni la tua mente, senza permetterle di vagare,

in uno stato di apparenza e vacuità.

Avendola resa consapevole, priva di dimenticanza,

mantienila in uno stato di apparenza e vacuità.”

Dobbiamo vedere che la natura dei fenomeni che appaiono è vacuità, a questo si riferisce la stato di vacuità.

L’apparenza si riferisce all’apparire dei fenomeni come ad esempio i cinque aggregati. Le diverse apparenze possono essere i cinque aggregati, le dodici sorgenti, i diciotto costituenti. Benché appaiono, sono in natura vacuità di esistenza intrinseca e non esistono come appaiono alla mente. Questo è ciò che dobbiamo comprendere. Dal punto di vista ultimo la legge di causa ed effetto non esiste come appare alla nostra mente. Ma convenzionalmente tutti questi fenomeni appaiono e funzionano. Questa rappresenta l’ultima delle quattro consapevolezze, l’incommensurabile consapevolezza della natura del se dei fenomeni. Questo è un soggetto difficile per cui non posso dirvi di più.

Se avete delle domande cercherò di rispondervi. Se saprò rispondere. Se non saprò rispondere non dirò nulla.

Allora cerchiamo di comportarci come buoni esseri umani, onesti, sinceri, nella nostra vita quotidiana. Questo è importante. Cerchiamo di sviluppare l’amorevole gentilezza verso tutti gli esseri. anche se è difficile svilupparli verso tutti, cerchiamo di sviluppare amore e compassione verso i nostri familiari. Cerchiamo di non sviluppare gelosia e odio. Queste sono cose che possiamo fare.

Poi cercate di essere più rilassati. Non agitatevi.

Talvolta ci sono difficoltà, situazioni difficili. Cercate di comprendere in quei momenti che si tratta del karma accumulato precedentemente che matura in quel momento, per cui sono fortunato di non dover più sperimentare questo karma negativo. Cerchiamo di avere meno desideri per le cose materiali e di far crescere il desiderio per lo sviluppo delle qualità interiori.

Nella nostra vita quotidiana abbiamo bisogno di avere alcune condizioni, ma una volta che le abbiamo ottenute pensiamo che ci bastano e accontentiamoci di quello che abbiamo.

Insegnamenti del Ven. Ghesce Giampa Ghiatso Rinpoce sul testo “Il cantico delle quattro consapevolezze”, vedi http://www.sangye.it/altro/?p=2445, di Lama Tzong Khapa dal 16 al 18 giugno 2006 al Centro ScenPhen GiamTse Ling di Parma presso la Badia di Torrechiara in provincia di Parma. Traduzione della Ven. Losan Trime (Birgit Shweiberer) e trascrizione immediata di Ivan Zerlotti. Attenzione: questa è la trascrizione simultanea degli insegnamenti, non è stata né rivista né corretta, pertanto potrebbe contenere degli errori. Nel corso del testo della trascrizione le parti tra parentesi quadre indicano una mancata trascrizione eventualmente sostituita con una sintesi. Il trascrittore si scusa per ogni eventuale errore inserito nel testo e dedica ogni più piccolo merito accumulato nel trascrivere le sante parole di dharma del prezioso guru e padre Ghesce Giampa Ghiatso Rinpoce, alla sua lunga vita, affinché infiniti esseri possano sempre deliziarsi nell’ascolto dei suoi insegnamenti e, praticandoli, possano giungere al completamento delle proprie qualità e dell’altrui beneficio.

 

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