Ghesce Ciampa Ghiatso: Gli otto dharma mondani 1

Ghesce Ciampa Ghiatso: Il concentrarsi troppo sul pensiero ‘Io sono il...’ è un’attitudine mentale sbagliata. La mente che pensa ‘Io sono il migliore, il più importante, e tutti gli altri sono peggiori di me ...’, è responsabile di molti dei nostri problemi.

Ghesce Ciampa Ghiatso: Il concentrarsi troppo sul pensiero ‘Io sono il...’ è un’attitudine mentale sbagliata. La mente che pensa ‘Io sono il migliore, il più importante, e tutti gli altri sono peggiori di me ...’, è responsabile di molti dei nostri problemi.

Insegnamenti conferiti dal ven. Ghesce Ciampa Ghiatso su COME SCONFIGGERE LE ‘OTTO PREOCCUPAZIONI MONDANE’ presso il Centro Studi Cenresig di Bologna nel novembre 1985.

Ven. Ghesce Ciampa Ghiatso: L’orgoglio

Tutti noi abbiamo in comune l’identica aspirazione a essere felici e il desiderio di non sperimentare neppure la minima infelicità. Perfino i più piccoli animali, come i vermi e gli insetti, nutrono lo stesso desiderio e soffrono quando incontrano qualche difficoltà.

I problemi che incontriamo possono essere di tipo fisico o mentale.

Sviluppando le condizioni materiali possiamo risolvere, almeno in parte, i primi, ma per quanto riguarda quelli mentali non possiamo affrontarli nello stesso modo.

Gli insegnamenti di cui parleremo ora riguardano le otto preoccupazioni mondane che sono la causa dei nostri problemi, fisici e mentali. Di queste otto, quattro sono riferite a situazioni ritenute piacevoli e quattro invece a situazioni spiacevoli.

Le prime due preoccupazioni mondane sono il sentirsi contenti quando si ricevono lodi e infelici nel venire insultati o criticati.La terza e la quarta sono il sentirsi gratificati dall’avere una buona fama e il rattristarsi nel caso di una cattiva reputazione.

La quinta e la sesta sono il provare felicità nel ricevere offerte e beni materiali

e l’essere scontenti non ricevendoli.

La settima e l’ottava sono l’essere felici nell’incontrare situazioni favorevoli e il sentirsi infelici quando si incontrano delle difficoltà.

Proviamo a chiederci come mai quando qualcuno parla bene di noi o ci fa dei

complimenti siamo contenti, e quale sia il motivo del nostro arrabbiarci o comunque sentirci a disagio quando riceviamo insulti o qualcuno ci critica.

Analizzando con attenzione queste nostre reazioni, capiremo che la felicità che sorge dal ricevere complimenti ha come causa il nostro attaccamento, mentre l’infelicità che deriva dal sentirsi offesi ha come causa il nostro odio. In realtà, questi due fattori mentali sono responsabili dei problemi e della sofferenza che costantemente ci affliggono, e la loro radice è l’ignoranza.

Dentro di noi vi sono fattori mentali che, non svolgendo alcuna funzione positiva, non ci sono di alcuna utilità; questo vale per attaccamento, odio, ignoranza, orgoglio, dubbio e visioni erronee, che costituiscono le sei afflizioni mentali principali.

Possiamo poi distinguere altre venti afflizioni secondarie, che fanno tutte

parte del nostro continuum mentale.

L’orgoglio

Esistono vari tipi di orgoglio. Alcune persone sono orgogliose della loro bellezza, altre della loro forza, altre della loro grande ricchezza materiale, qualcuno lo è della propria cultura, qualcun altro è convinto di essere molto intelligente. L’orgoglio è un fattore mentale del tutto inutile, di cui dovremmo sbarazzarci; costituisce infatti un problema sia dal punto di vista mondano sia da quello spirituale. Per esempio, una ragazza può essere convinta di essere così bella al punto da non uscire di casa per tentare di conoscere qualche ragazzo, pensando che saranno i ragazzi stessi a cercarla; questo pensiero di orgoglio rappresenterà un ostacolo all’incontro del proprio compagno. Un altro esempio può essere quello di un ragazzo convinto di essere molto colto e intelligente che, pensando di non avere bisogno del consiglio di nessuno, non ne cercherà affatto. Quando non sarà in grado di trovare da solo una soluzione adeguata a un suo problema, pur avendo veramente bisogno di aiuto, a causa dell’orgoglio non si rivolgerà a nessuno e questo comportamento diventerà un ostacolo alla sua crescita interiore. Un altro problema, inoltre, sorgerà proprio a causa del fatto che egli, ritenendosi molto intelligente e colto, esigerà rispetto dagli altri e, quando questo non gli verrà riconosciuto, si sentirà fortemente a disagio.

Il concentrarsi troppo sul pensiero ‘Io sono il…’ è un’attitudine mentale sbagliata. La mente che pensa ‘Io sono il migliore, il più importante, e tutti gli altri sono peggiori di me …’, è responsabile di molti dei nostri problemi. Anche il pensare ‘Io sono un uomo onesto, mentre tutti gli altri non lo sono’ costituisce una fonte di difficoltà. Noi abbiamo un forte attaccamento all’io, ed è questo che crea il ‘mio’, la mia famiglia, i miei amici, la mia macchina. Di conseguenza si genererà il pensiero ‘lui è mio nemico’, ‘lui è nemico della mia famiglia’, e nella nostra mente nasceranno molti conflitti.

Il sorgere dell’attaccamento e dell’odio nel nostro continuum mentale porta gravi conseguenze, poiché induce a suddividere gli esseri in due categorie: amici e nemici. Questi due fattori mentali sono i responsabili della disarmonia che comporta problemi sia a livello di piccole comunità, sia di nazioni e quindi al mondo intero.

Possiamo anche dire che il sentirsi felici quando si ricevono lodi e infelici quando si ricevono critiche dipende dall’orgoglio che, a sua volta, nasce dall’attaccamento al proprio io. Allo stesso modo, quando una persona è felice a causa dell’avere una buona reputazione e infelice se si trova nella situazione opposta, anche questo è dovuto all’orgoglio.

Dobbiamo sforzarci di eliminare l’attitudine di attaccamento al nostro io, responsabile del sorgere dell’orgoglio, applicando degli antidoti. La riduzione e quindi l’eliminazione di questa attitudine mentale non è facilmente ottenibile, ma può essere realizzata tramite una pratica di meditazione costante.

Vi sono due tipi di meditazione: analitica e concentrativa. È un processo graduale che bisogna iniziare con la meditazione analitica.

Anzitutto dobbiamo cercare di scoprire dov’è l’io compiendo un’analisi. Per fare un esempio del modo di procedere, supponiamo che io sia Paolo. Quando penso ‘Io sono Paolo’, dovrò per prima cosa trovare a che cosa corrisponda Paolo, se a una parte e a quale parte del corpo. Il corpo fisico, l’aggregato della forma, è composto da quattro elementi: terra, acqua, fuoco, aria, e dobbiamo quindi chiederci se Paolo sia l’elemento aria, o l’elemento fuoco e così via. Il corpo è anche composto da differenti parti, quindi passiamo ad investigare se l’io sia le gambe, o la testa, o ancora il tronco e così via.Troveremo che nessuna di queste parti è Paolo, infatti diciamo ‘le mani di Paolo’ e non ‘le mani Paolo’ così come non diciamo ‘io mano’ bensì ‘la mia mano’. Così come Paolo non è la sua mano, non è nemmeno alcuna delle altre parti del suo corpo.

Continuando a esaminare Paolo dal punto di vista degli aggregati, relativamente a quello delle sensazioni troveremo che queste possono essere piacevoli, spiacevoli o neutre, e anche in questo caso ci chiederemo quale di queste sia Paolo. E ancora, analizzeremo l’aggregato della discriminazione che riconosce, per esempio, ciò che è positivo o negativo: nessuna di queste due discriminazioni è Paolo.

Vediamo ora l’aggregato dei fattori di composizione che è formato da quarantanove dei cinquantuno fattori mentali, nessuno dei quali è Paolo (sensazioni e discriminazioni non sono inclusi in quanto costituiscono separatamente altri due aggregati). Il primo di questi è l’attaccamento e, ancora una volta, Paolo non è l’attaccamento. Potremo analizzarli tutti e quarantanove ma non troveremo Paolo in nessuno di essi. Vi sono quindi le sei coscienze (visiva, uditiva, olfattiva, gustativa, corporea e mentale) e nessuna di queste è Paolo. Anche la mente non è l’io, infatti non diciamo ‘io mente’ ma ‘la mia mente’ o ‘la mente di Paolo’.

La bellezza stessa non è l’io e, ancora, un corpo forte non è l’io e un corpo magro non è l’io. La nostra pelle liscia non è l’io. L’io non lo possiamo trovare da nessuna parte e quindi non vi è un vero motivo per sviluppare orgoglio e attaccamento per esso. Non siamo quindi riusciti a trovare Paolo. Ora vi chiedo: “Allora, Paolo esiste o non esiste?

Noteremo che quando cerchiamo questo io esistente in modo indipendente, che consideriamo estremamente importante, non riusciamo in realtà a trovarlo. Compiere questa meditazione analitica che ricerca l’io dà come risultato l’indebolimento dell’attaccamento ad esso e del nostro orgoglio. Compiuta la meditazione analitica che ricerca l’io, possiamo proseguire con quella che concentra la mente su un solo punto: in questo caso, si focalizza la mente sul punto in cui pensiamo si trovi il nostro io.

È molto importante praticare la meditazione analitica e quella concentrativa al fine di ridurre il nostro orgoglio, fino a giungere alla sua completa eliminazione.

 

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