Ghesce Ciampa Ghiatso: Gli otto dharma mondani 5

Ghesce Ciampa Ghiatso: Non è il caso di offendersi quando ci criticano o di inorgoglirsi quando ci elogiano. Non dovremmo prestare troppa attenzione a ciò che gli altri dicono sul nostro conto, sia che ci lodino sia che ci critichino. Dovremmo sviluppare un’attitudine equanime.

Ghesce Ciampa Ghiatso: Non è il caso di offendersi quando ci criticano o di inorgoglirsi quando ci elogiano. Non dovremmo prestare troppa attenzione a ciò che gli altri dicono sul nostro conto, sia che ci lodino sia che ci critichino. Dovremmo sviluppare un’attitudine equanime.

Insegnamenti conferiti dal ven. Ghesce Ciampa Ghiatso su COME SCONFIGGERE LE ‘OTTO PREOCCUPAZIONI MONDANE’ presso il Centro Studi Cenresig di Bologna nel novembre 1985.

Ven. Ghesce Ciampa Ghiatso: La vacuità sottile della persona

Abbiamo esaminato la vacuità grossolana della persona, ora vedremo quella sottile. L’individuo è vuoto di un’esistenza autosufficiente e sostanziale. Per riconoscere qualcuno è necessario, infatti, vederne gli aggregati. Se la persona esistesse in maniera autosufficiente, indipendente, sostanziale, dovremmo poterla riconoscere anche senza venire a contatto con i suoi aggregati, mentre questo non è possibile, anzi, è proprio vero il contrario; per questo affermiamo che essa è vuota di esistenza autosufficiente e sostanziale. Se si comprende questo, si riuscirà a comprendere la vacuità sottile della persona, che è un livello di comprensione più profondo di quello precedentemente esposto.

Ora affrontiamo il punto della vacuità molto sottile della persona. È molto difficile da realizzare con la percezione diretta ed è necessario arrivarci tramite il ragionamento e la logica. Per esempio, le persone che vedono l’incenso che ho in mano e che lo riconoscono come tale hanno una cognizione diretta valida. Per riconoscere tale oggetto come incenso non abbiamo bisogno di ragionamenti o di prove, mentre per comprendere che esso è temporaneo, impermanente, dobbiamo compiere un ragionamento e provarlo.Tale incenso è impermanente perché dipende da cause e condizioni e perché cambia di momento in momento.

Attraverso tali ragionamenti logici possiamo comprendere come esso sia un fenomeno temporaneo e non permanente. Questo tipo di riconoscimento viene definito cognizione valida inferenziale. Tale incenso è temporaneo e vuoto di esistenza indipendente. Non esiste intrinsecamente. Se un incenso non esiste intrinsecamente, non ne esisteranno intrinsecamente neanche molti. L’incenso non è intrinsecamente esistente in quanto è composto di parti e in quanto non esiste come fenomeno indipendente dalle proprie parti. Per esistenza intrinseca si intende un fenomeno che dovrebbe esistere senza dipendere da nessun altro fenomeno. Occorre meditare compiendo questo esercizio di logica: l’incenso non esiste intrinsecamente in quanto non è indipendente dall’esistenza di altri fenomeni, dipende invece dalle molte sostanze che lo compongono, è un fenomeno che sorge in modo dipendente.

Ci sono molti livelli di sorgere dipendente, ad esempio il concetto di io e tu: io posso dire tu e anche voi potete dire tu riferendovi a me. Quindi è un concetto

interdipendente e non assoluto. Così il classificare un fenomeno come grande o piccolo dipende da una classificazione interdipendente, ciò che è considerato grande può diventare piccolo davanti a qualcosa di più grande. Sono valori interdipendenti. Allo stesso modo sono interdipendenti corto e lungo, padre e figlio. Il sorgere dipendente esiste sia a livello grossolano che sottile e in ambedue i casi ci sono parti che dipendono reciprocamente da altre parti. Figlio e figlia dipendono dai genitori, senza genitori non ci sono figli. Analizziamo questo orologio. Esso è un ‘sorgere dipendente’, la sua esistenza dipende dalle molte parti assemblate che lo compongono e ogni parte dipende da una relazione con un’altra componente. Ciò che chiamiamo ‘orologio’ non è qualcosa che esiste dal proprio lato come tale, ma semplicemente una nostra designazione sulle parti interdipendenti che compongono l’oggetto. Questo non è altro che un oggetto inventato da una persona che ha messo insieme delle parti e, in base alla sua funzione, gli ha dato il nome ‘orologio’.

Vediamo un altro esempio. Il presidente della repubblica non è nato tale,ma lo è diventato solo nel momento in cui è stato eletto. Questo significa che nonostante il presidente venga percepito come un’entità esistente indipendentemente, in realtà è solo un nome imputato dalla mente delle persone. Riprendiamo ancora l’esempio fatto prima su Paolo. Paolo non esiste intrinsecamente, non esiste dalla propria parte, non è un tutt’uno con i suoi aggregati e non è separato da essi. Gli aggregati di Paolo non sono intrinsecamente esistenti; le differenti parti degli aggregati non sono Paolo; la forma di Paolo non è Paolo. Continuando la nostra analisi in questo modo, vedremo che non riusciremo a trovare Paolo. Se ci fosse un Paolo esistente intrinsecamente, dovremmo riuscire a trovarlo, quindi potremo accertare che Paolo non esiste in questo modo. Affermare che Paolo non esiste intrinsecamente, non equivale a dire che Paolo non esiste affatto: Paolo esiste. Quindi cos’è Paolo? Paolo è un nome che viene imputato sulla base degli aggregati psicofisici. Se qualcuno gli chiede: “Tu chi sei?”, lui risponderà: “Sono Paolo”. Se qualcuno gli chiedesse ora: “Cosa stai facendo?” lui risponderebbe:“Sto meditando”.

Se compiamo un’analisi approfondita, vedremo che l’io non esiste indipendentemente o dalla propria parte. Alla fine di questa ricerca, nel preciso momento in cui arriviamo alla conclusione che l’io non esiste indipendentemente, dobbiamo meditare sulla non esistenza dell’io. Nel momento in cui si raggiunge la comprensione che l’io non esiste indipendentemente, quando ne avremo un’immagine mentale, sarà su questa che dovremo focalizzarci, essa sarà il nostro oggetto di meditazione. Questa viene definita supposizione corretta. Questa supposizione corretta attraverso la meditazione diventerà una cognizione valida inferenziale e quest’ultima, a sua volta, diventerà una cognizione valida diretta della vacuità. Quando si realizza la vacuità si diventa un essere superiore (arya). La realizzazione della vacuità si ottiene tramite la meditazione sulla mancanza di esistenza intrinseca della persona a livello grossolano, sottile e sottilissimo.

Queste realizzazioni sono l’antidoto per eliminare l’ignoranza e l’afferrarsi all’io. La realizzazione della vacuità è l’antidoto diretto all’odio e all’attaccamento. All’inizio è difficile meditare sugli aspetti profondi della vacuità, per cui è meglio cominciare meditando sul sorgere dipendente dei fenomeni.

Vi è un altro modo di meditare sul sorgere dipendente, ad esempio analizzando il motivo per cui continuamente prendiamo rinascita nell’esistenza ciclica; ciò dipende da cause e condizioni. Ricercando quale sia la causa radice del prendere continuamente e ciclicamente rinascita, scopriamo che si tratta dell’ignoranza. Possiamo paragonare l’ignoranza a un contadino, le azioni che essa genera a semi e la mente a un campo. Quindi l’ignoranza, che è come il contadino, semina il seme dell’azione nel campo della coscienza. In questo processo l’odio può essere paragonato all’acqua, mentre l’afferrarsi al sé al fertilizzante. Quando il terreno viene innaffiato e concimato, il seme sviluppa al massimo la sua potenzialità di crescita.

Abbiamo quindi visto che le otto preoccupazioni mondane sono riferite a quattro situazioni ritenute spiacevoli e a quattro ritenute piacevoli. Ora, se ad esempio, dicessi a una persona: “Sei una persona cattiva, brutta” o al contrario: “Sei buona e bella”, in realtà ciò non modificherebbe la sua natura. Dicendole che è bella o brutta, non la farò diventare tale. Quindi, non è il caso di offendersi quando ci criticano o di inorgoglirsi quando ci elogiano. Non dovremmo prestare troppa attenzione a ciò che gli altri dicono sul nostro conto, sia che ci lodino sia che ci critichino. Dovremmo sviluppare un’attitudine equanime.

I tibetani, per esempio, non amano che, quando nasce un bambino, questi venga visitato e lodato da tanta gente, perché pensano che ciò possa danneggiarlo. Secondo un detto tibetano, se qualcuno parla bene di un’altra persona, in realtà questo porterà sfortuna proprio alla persona elogiata; il ricevere critiche sarà invece causa di purificazione del karma negativo accumulato e quindi arrecherà fortuna.

 

Warning: Division by zero in /web/htdocs/www.sangye.it/home/altro/wp-includes/comment-template.php on line 1379