Ghesce Ciampa Ghiatso: Le otto stanze dell’addestramento mentale 2

Ghesce Ciampa Ghiatso: Un metodo efficace da adottare per il beneficio della nostra mente è il meditare sulla morte e l’impermanenza, sulle sofferenze dei reami inferiori e, in generale, dell’esistenza ciclica.

Ghesce Ciampa Ghiatso: Un metodo efficace da adottare per il beneficio della nostra mente è il meditare sulla morte e l’impermanenza, sulle sofferenze dei reami inferiori e, in generale, dell’esistenza ciclica.

Insegnamenti sul testo “Le otto stanze dell’addestramento mentale” di Langri Tangpa Dorje Senghe, vedi http://www.sangye.it/altro/?p=27, conferiti dal ven. Ghesce Ciampa Ghiatso presso l’Istituto Lama Tzong Khapa, Pomaia, PI, nel settembre 1995. Trascrizione di Ivan Zerlotti e Francesco La Rocca, Revisione Edizioni JTK.

Ghesce Ciampa Ghiatso: Morte ed impermanenza.

Riflettiamo ora sulla morte e l’impermanenza. Moriremo sicuramente, tuttavia il momento in cui la morte arriverà è incerto e in quell’istante soltanto le azioni virtuose compiute ci saranno di aiuto. Nessuno dei nostri amici, dei nostri parenti, neppure il nostro corpo di cui ci siamo sempre presi cura, potranno esserci d’aiuto. Tutti noi siamo schiavi del nostro corpo, che ci provoca innumerevoli sofferenze. Possiamo verificare il fatto che la morte sia certa pensando anche a come tutti i personaggi famosi del passato, i grandi maestri, pittori, attori, e così via siano morti e sia rimasto solo il loro nome; allo stesso modo anche noi sicuramente moriremo.

Il momento della morte è incerto; se così non fosse dovrebbero morire prima le persone più anziane e poi quelle più giovani, ma non sempre succede così. Vi sono famiglie in cui gli anziani sono ancora vivi mentre i nipoti sono morti. Alcuni giovani, con l’illusione di essere liberi, cercando il divertimento nelle discoteche, accompagnano queste loro uscite con alcool o droga rischiando di trovare la morte. Essere liberi, per qualcuno, significa non essere ostacolati dai familiari, ma non è questa la vera libertà. Per essere veramente liberi dovremmo seguire l’esempio di San Francesco e Santa Chiara. La vera libertà si raggiunge seguendo l’esempio di questi esseri santi, realizzati o illuminati. Nel buddhismo, in cui si parla di Buddha e bodhisattva, i termini sono diversi da quelli cristiani ma il significato è analogo: sono esseri che hanno raggiunto realizzazioni spirituali elevate.

Per alcuni è intollerabile sottostare ai propri genitori; essi preferiscono frequentare cattive compagnie e coltivare abitudini rovinose. Alcuni usano sostanze inebrianti che alterano i sensi e provocano sensazioni piacevoli. Credono di potersi librare in cielo oppure appaiono loro visioni di colori, arcobaleni e così via, e trovano tutto ciò fantastico, meraviglioso. Tali esperienze, tuttavia, non sono durevoli e non fanno altro che compromettere la loro salute. Assuefacendosi a tali sostanze, molti giovani si ammalano gravemente e muoiono. La causa principale di questo è l’illusione di sentirsi liberi di agire come loro più aggrada. Si desidera la felicità ma la si ricerca con metodi sbagliati, di conseguenza ciò che si accresce è solo l’infelicità.

La sofferenza

Un metodo efficace da adottare per il beneficio della nostra mente è il meditare sulla morte e l’impermanenza, sulle sofferenze dei reami inferiori e, in generale, dell’esistenza ciclica. Dovremmo riflettere e meditare su questo. Consideriamo, per esempio, le sofferenze degli animali che si divorano l’un l’altro e ai quali viene data la caccia. Pensiamo poi agli spiriti famelici: anche se non siamo in grado di vederli o di andare dove essi vivono, possiamo immaginarli pensando alle popolazioni africane che devono sopportare tremende carestie e soffrono di denutrizione; il corpo di questi uomini perciò diventa simile a quello degli spiriti famelici. Pur essendo esseri umani, essi vivono in condizioni tremende e ogni giorno, a causa degli stenti, moltissimi di loro muoiono. Gli spiriti famelici vivono in condizioni ancora peggiori. Inoltre vi sono gli esseri che vivono negli inferni, fra sofferenze atroci. Negli inferni caldi il corpo degli esseri diventa indistinguibile dalla lava incandescente ed essi sono soggetti a esperienze terrificanti, simili a ciò che avviene nei disastri aerei quando si muore carbonizzati e così via. Anche noi esseri umani dobbiamo subire innumerevoli sofferenze: abbiamo sofferto nei mesi in cui siamo stati nel grembo materno e al momento del parto, anche se ora non lo ricordiamo. Siamo soggetti alle sofferenze della malattia, dell’invecchiamento e della morte. Siccome progredisce gradualmente, la vecchiaia può essere accettata, ma se essa giungesse all’improvviso, in un solo giorno, probabilmente non saremmo in grado di tollerare un cambiamento così doloroso. Soffriamo perché non desideriamo invecchiare, tuttavia diventare sempre più vecchi è inevitabile, nessuno può impedirlo. Un altro tipo di sofferenza è il non riuscire ad ottenere ciò che desideriamo. Qualcuno, per esempio, sogna di incontrare una donna speciale ma, non trovandola, si avvilisce, diventa infelice e si tormenta pensando continuamente a quella donna, giungendo persino a credere che sarebbe meglio suicidarsi. Quando finalmente troviamo la persona o l’oggetto dei nostri desideri, nasce la preoccupazione di poterlo perdere, sorge la gelosia e soffriamo per il timore di perdere ciò che abbiamo ottenuto. Vi sono poi persone e situazioni che non vorremmo incontrare, ma che purtroppo dobbiamo affrontare. Anche in questi casi soffriamo molto.

 

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