Ghesce Ciampa Ghiatso: Le otto stanze dell’addestramento mentale 3

Ghesce Ciampa Ghiatso: Per neutralizzare l’odio o collera dovremmo meditare sull’amore.

Ghesce Ciampa Ghiatso: Per neutralizzare l’odio o collera dovremmo meditare sull’amore.

Insegnamenti sul testo “Le otto stanze dell’addestramento mentale” di Langri Tangpa Dorje Senghe, vedi http://www.sangye.it/altro/?p=27, conferiti dal ven. Ghesce Ciampa Ghiatso presso l’Istituto Lama Tzong Khapa, Pomaia, PI, nel settembre 1995. Trascrizione di Ivan Zerlotti e Francesco La Rocca, Revisione Edizioni JTK.

Ghesce Ciampa Ghiatso: Le cause della sofferenza e La mente dell’illuminazione

Cerchiamo di riconoscere la sofferenza e di comprendere da che cosa essa si origina. Ricercando le cause della sofferenza, comprenderemo che essa deriva dalle nostre azioni, prodotte a loro volta dalle afflizioni mentali. È possibile distruggere le cause solamente dopo averle individuate e, per farlo, occorre meditare applicando gli antidoti idonei. Le afflizioni mentali sono la causa di tutti i nostri problemi. Se proviamo attaccamento, l’antidoto può essere quello di immaginare l’oggetto o la persona desiderata in una forma repellente, per esempio come un cadavere; in realtà il nostro corpo è un insieme di sostanze impure. Per neutralizzare l’odio o collera dovremmo meditare sull’amore; l’odio, infatti, è il desiderio di fare del male a qualcuno, mentre l’amore è il desiderio di fare felici gli altri, perciò è il suo antidoto diretto. Anche l’orgoglio e la presunzione sono fonti di sofferenza. Quando pensiamo, per esempio,‘Io sono bello, io sono il più onesto…’, l’antidoto a ciò consiste nel ricercare questo ‘io’ nei cinque aggregati psicofisici.Analizzando in questo modo, tuttavia, non riusciremo a trovarlo: non è possibile, per esempio, trovare l’io negli occhi, nella testa o in altre parti del corpo.Tutti noi dipendiamo da un insieme di sei elementi: terra, acqua, fuoco, aria, spazio e coscienza. Domandiamoci:‘L’elemento terra è l’io?’ e la risposta sarà negativa. Procedendo nello stesso modo con gli altri elementi giungeremo a chiederci: ‘Ma allora dov’è questo ‘io’ di cui sono così orgoglioso?’ Con tale analisi possiamo indebolire il nostro orgoglio. Quando ci sentiamo ottusi e oscurati dall’ignoranza, dovremmo meditare sull’interdipendenza. Tutto ciò che ha funzione dipende da qualche altra cosa. Tutti i fenomeni sono interdipendenti. Per esempio, noi siamo qui, con questo corpo, in dipendenza dai nostri genitori. Occorre meditare sull’interdipendenza e comprendere che la natura ultima delle cose è la vacuità. Questo è l’antidoto principale all’ignoranza ed è ciò che consente di abbandonare gli errori e, quindi, di liberarsi dai problemi. Per quanto riguarda una mente che divaga, l’antidoto può essere la meditazione sul respiro.

La mente dell’illuminazione

Vi sono due tipi di mente dell’illuminazione (bodhicitta): convenzionale e ultima. Esse sono come le due ali di un uccello, che non potrebbe volare con un’ala solamente. Per volare verso lo stato di un Buddha sul sentiero per l’illuminazione, occorrono le due ali della mente dell’illuminazione.Vi sono due ostacoli principali al raggiungimento della buddhità: l’ostacolo maggiore è l’egoismo, l’attitudine egocentrica che dà importanza solo a se stessi e trascura gli altri; il secondo è l’ignoranza che concepisce l’io e il mio come intrinsecamente esistenti, esistenti di per sé o dalla propria parte. Ciò impedisce la liberazione, in tal modo vaghiamo nell’oceano di sofferenza dell’esistenza ciclica. Siamo incatenati dall’ignoranza che si afferra all’io, perciò è necessario sradicarla mediante l’applicazione dei rispettivi antidoti. La mente egocentrica viene neutralizzata dalla mente convenzionale dell’illuminazione, mentre l’ignoranza che concepisce un io intrinsecamente esistente viene neutralizzata dalla mente ultima dell’illuminazione, la realizzazione della vacuità. Le prime sette strofe del testo presentano la mente convenzionale dell’illuminazione, mentre l’ottava espone la mente ultima dell’illuminazione.

Langri Tangpa Dorje Senghe è l’autore di queste otto strofe intitolate: Le otto stanze dell’addestramento mentale: L’inesauribile flusso del nettare della mente dell’illuminazione che neutralizza il demone della mente egoistica.

 

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