Ghesce Tenzin Tenphel: Come meditare 2

Il  Ven. Lama Ghesce Tenzin Tenphel col Dott Luciano Villa.

Il Ven. Lama Ghesce Tenzin Tenphel col Dott Luciano Villa.

2 Seminario del Ven. Lama Ghesce Tenzin Tenphel: COME MEDITARE Insegnamenti del pomeriggio di sabato 28.04.12 del Ven. Ghesce Tenzin Tenphel al Centro Studi Tibetani Sangye Cioeling di Sondrio. Appunti ed editing dell’Ing. Alessandro Tenzin Villa, del Dott. Luciano Villa e di Graziella Romania nell’ambito del Progetto Free Dharma Teachings, per il beneficio di tutti gli esseri senzienti. Traduzione dal tibetano in italiano di Sebastiano Sforza.

Ven. Lama Ghesce Tenzin Tenphel

Qual è il soggetto principale che trattiamo? Trattiamo la mente e il fatto che tutti noi desideriamo la felicità e rifuggiamo dalla sofferenza. Siamo sotto l’influsso negativo delle varie emozioni, per esempio il desiderio e l’attaccamento. Pertanto da esse siamo sospinti, perdendo il controllo di queste forze mentali. Quindi perdiamo la nostra libertà di muoverci perché siamo sotto l’effetto di queste forze disturbanti. Occorre una capacità mentale per vagliare le forze disturbanti come negative. Siamo convinti che, in realtà, alcune di queste emozioni siano positive, come il desiderio e l’attaccamento, siamo convinti che ci porti a sperimentare felicità. Mentre, la rabbia sentiamo che, in qualche modo, ci protegge, quindi non arriviamo a vedere al 100% che queste emozioni sono al 100% nocive per la nostra felicità.

Da un certo punto di vista, consideriamo questi elementi come positivi e come effettivamente utili. La rabbia, pensiamo che sia uno strumento importante per proteggerci, se vediamo un nemico, la rabbia ci prepara ad affrontarlo, e ci chiediamo anche, come faremmo ad affrontare un nemico senza questa spinta data dalla rabbia? Solo per costruire le condizioni favorevoli quante difficoltà affrontiamo. Non solo affrontiamo molte difficoltà, ma siamo convinti che, tramite l’ottenimento di quell’oggetto, potremo ottenere la felicità. Per cui, sappiamo che la vera sorgente di soddisfazione non sono gli ottenimenti materiali. Questi non sono sufficienti per portare soddisfazione alla propria mente. Se fosse effettivamente così, con l’aumentare delle proprie ricchezze, si potrebbe effettivamente raggiungere la completa felicità, dovremmo vedere le persone ricche completamente felici e soddisfatte. Invece vediamo che si creano molte difficoltà ed addirittura ci sono persone agiate che non riescono nemmeno a dormire.

E anche al giorno d’oggi, dei ricercatori vedono che non è solamente una realtà esteriore a portarci alla felicità interiore. Alcuni si interessano a meri processi cerebrali ed altri si interessano anche all’esistenza di una mente. La felicità non può esistere in oggetti esteriori, in quanto questi per loro natura hanno una loro instabilità. Per cui, alcuni ricercatori sono d’accordo che se non si riesce a creare delle cause positive, è difficile ottenere una felicità della mente. E questo non è un discorso puramente di dharma ma è una realtà che si può constatare.

E’ stato fatto un esperimento in un’università americana, ed hanno studiato delle persone che portavano avanti una meditazione sulla compassione, hanno fatto delle visite mediche ed hanno visto che, specialmente la pressione sanguigna si stabilizzava di seduta in seduta. Se non vi è un lavoro mentale, per quanto noi abbiamo delle risorse esterne, queste non ci possono aiutare. E questo è un discorso in generale, poi possiamo andare in ognuno di noi e vedere se quando siamo mossi da desiderio ed attaccamento questo ci dia più risultati di felicità o più risultati di sofferenza. Quando parliamo di desiderio ed attaccamento seguono i 5 sensi e possiamo constatare se da questi viene una reale soddisfazione o no. E penso proprio che sia difficile constatare che portano a soddisfazione. Sulla base del desiderio ed attaccamento sorgono poi molti desideri di rabbia, gelosia, una mente che desidera nuocere e così via.

Quindi è bene provare ad analizzare quali sono gli effetti di desiderio ed attaccamento nel nostro continuum mentale. Quello degli svantaggi è il piatto che pesa di più, pesantemente di più. Ecco che possiamo comprendere che questi eventi mentali non sono poi così producenti.

Per esempio, prendiamo l’effetto verso i figli, che comunemente consideriamo positivo. Spesso è un amore legato alla condotta del figlio stesso ed è comunque legato all’attaccamento. Lo stesso vale per le relazioni tra marito e moglie, tra coppia, in quanto si trasforma facilmente in non amore, lasciando il posto al desidero ed attaccamento. Se fosse realmente affetto o amore nei confronti nell’altra persona, allora non dovrebbe essere un amore che guarda alla condotta dell’altra persona, ma guarderebbe solamente alla persona. Se cambia e si muove in maniera altalenante, è più facile che sia attaccamento. Ora parliamo del desiderio ed attaccamento, in quanto, in preda a questi, sorgono poi anche tutti gli altri difetti mentali, come rabbia e così via. Quindi, diventa importante essere prudenti rispetto a questa tendenza. Di fatto è esattamente l’opposto, un amore che sia vero, anche se noi vogliamo avere amici, mossi da desiderio ed attaccamento, magari all’inizio avremo qualche amico, poi è più facile che si allontanino.

Potete proprio riflettere anche voi sulla vostra esperienza, se ripensate a persone che hanno un forte attaccamento è molto difficile relazionarsi con loro, nel momento in cui abbiamo persone distaccate, oneste è più facile che siano circondate da molti amici. Nel momento in cui abbiamo una mente positiva, stabile, il fatto di avere o non avere amici va bene uguale. Quando abbiamo una mente negativa, che si abbiano o non abbiano amici, si sta male comunque. Questo ricordo fu riportato da un intervista al Dalai Lama, oltre ad essere interessante, è vero. Si può notare che nelle grandi città, dove ci sono molte persone, per contro senso c’è un maggiore senso di isolamento tra le persone, perché manca un senso di fiducia. Se noi andiamo invece nei villaggi, allora c’è meno senso di isolamento. Molto strano, da dove viene questo problema? Sicuramente non è per la quantità di persone, quindi non deve essere altro che un atteggiamento mentale. In generale, bisogna trovare una pace mentale che vada al di là della presenza o meno delle persone.

Questo è un qualcosa che possiamo vedere dalla nostra esperienza di vita. Di fatto il desiderio ed attaccamento non ci ha reso così felici. Si segue un desiderio, poi un altro, ci si muove dall’oggi al domani, da un desiderio a un altro. Se continuiamo a riflettere in questo modo, cominciano ad esserci chiari quelli che sono gli svantaggi delle emozioni negative e l’effettiva negatività di queste.

E’ chiaro che in questo processo dell’analisi degli svantaggi è bene non mettere troppo accanimento su questo percorso, perché, soprattutto per coloro che non hanno ancora introspezione, c’è il pericolo che sorga sofferenza. Quindi, nel momento in cui ci rendiamo conto che la nostra analisi è troppo coinvolta, è meglio mollare un po’ la presa, e fare un percorso graduale.

Quando sono stato a Firenze all’università c’erano filosofi, medici etc…Mi hanno invitato a parlare per diverse ore e siamo arrivati a parlare di desiderio ed attaccamento. Quindi, c’era chi parlava che per diminuire l’attaccamento è bene meditare sugli aspetti negativi del corpo, era un medico. Allora ho risposto che non basta meditare una volta, occorre meditare molte volte. Non solo questo, è importante meditare ed utilizzare questa tecnica sugli aspetti impuri del corpo. E chiederci se questa attrazione sessuale ci da più felicità o sofferenza, molto probabilmente in ultima analisi è la seconda. Questo non significa eliminare i rapporti sessuali, chiaramente per i laici, ma non esagerare, non buttarsi o proiettarsi troppo su questo punto. Di fatto, spesso gli scontri e la mancanza di amore tra coniugi e coppie deriva da questo. Se riflettiamo bene, qualsiasi tipo di desiderio ed attaccamento, se lo analizziamo nelle due conseguenze positive e negative, troveremo che soprattutto dà condizioni di infelicità.

Quindi, ecco che quando si parla di meditazione, di meditare, ecco che non si tratta di meditazione solo verso oggetti che sono obiettivi molto elevati. Si tratta di meditare anche sulla sofferenza, di un processo di familiarizzazione, di abitudini salutari.

Quando parliamo di meditazione non parliamo di un evento sporadico, ma si parla di un continuare a riproporre la meditazione nella nostra quotidianità, e questo ci porta gradualmente a far sorgere nel nostro continuum quelli che sono i percorsi virtuosi.

Ora, quando parliamo del desiderio ed attaccamento, abbiamo visto un antidoto, ad esempio quello del corpo, di vederne gli aspetti sgradevoli. Però, se analizziamo la mente, scopriamo che è distorta, non è una mente affidabile, non è una misura esatta. Non è una mente stabile, che è di supporto alla nostra condizione, proprio perché per sua natura non è una mente stabile. Nel momento in cui abbiamo desiderio ed attaccamento, non possiamo ottenere vera felicità. Se abbiamo desiderio ed attaccamento, è impossibile che vi sia reale meditazione, reale realizzazione ed un calmo dimorare.

Quindi, abbiamo visto che il problema più grosso che abbiamo, è quello che la mente non è controllata, quindi, è impossibile che noi otteniamo un calmo dimorare ed una reale pace interiore. Quindi, nel cercare il vero responsabile, ecco che il vero responsabile è proprio il desiderio e l’attaccamento. Come viene presentato nei testi, la concentrazione univoca, il samadhi, vi sono tanti tipi di concentrazione univoca, che corrispondono poi a un percorso di pulizia di queste emozioni negative, quale desiderio ed attaccamento, che viene classificato per le varie grossolanità. Per l’ottenimento della concentrazione meditativa, il lavoro è quello di ridurre desiderio ed attaccamento. Con desiderio ed attaccamento, la stabilizzazione meditativa è impossibile.

Facciamo 10 minuti di meditazione sui vantaggi e svantaggi del desiderio ed attaccamento.

Abbiamo due tipi di meditazione: analitica e stabilizzante. La meditazione analitica significa analizzare, usare il ragionamento ed è molto utile perché ci permette di chiarire le condizioni sulla base delle quali dobbiamo lavorare.

Ora quando parliamo del desiderio ed attaccamento non è un percorso esclusivo per i monaci. Milarepa e Marpa hanno ottenuto l’illuminazione ed il secondo era sposato. Per cui, il problema è il desiderio ed attaccamento, quindi, è un percorso che può essere portato avanti sia da laici che da monaci. Quando si parla di pratica, l’enfasi è l’ottenimento di una maggiore serenità, di una pace interiore, di una maggiore felicità. Il perché non troviamo la pace, è perché siamo in preda ad emozioni negative, quali desiderio ed attaccamento, ed il percorso è uguale per laici e monaci.

 

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