Ghesce Tenzin Tenphel: Come meditare 3

 Ven. Lama Ghesce Tenzin Tenphel: Bisogna cercare di essere il più possibile consapevoli dei nostri addestramenti, dei nostri pensieri, quindi utilizzare dei mezzi abili per correggere queste tendenze mentali, fino a diventare gradualmente esperti nel ricordo e nella consapevolezza. In qualsiasi attività della giornata, riusciamo così a portare a frutto il nostro addestramento. Possiamo fare l’addestramento anche la notte. Questa è una spinta che ci fa indirizzare i pensieri anche per la nuova giornata ed ecco che l’addestramento si continua 24 ore su 24.

Ven. Lama Ghesce Tenzin Tenphel: Bisogna cercare di essere il più possibile consapevoli dei nostri addestramenti, dei nostri pensieri, quindi utilizzare dei mezzi abili per correggere queste tendenze mentali, fino a diventare gradualmente esperti nel ricordo e nella consapevolezza. In qualsiasi attività della giornata, riusciamo così a portare a frutto il nostro addestramento. Possiamo fare l’addestramento anche la notte. Questa è una spinta che ci fa indirizzare i pensieri anche per la nuova giornata ed ecco che l’addestramento si continua 24 ore su 24.

3 Seminario del Ven. Lama Ghesce Tenzin Tenphel: COME MEDITARE Insegnamenti di domenica 29.04.12 del Ven. Ghesce Tenzin Tenphel al Centro Studi Tibetani Sangye Cioeling di Sondrio. Appunti ed editing dell’Ing. Alessandro Tenzin Villa, del Dott. Luciano Villa e di Graziella Romania nell’ambito del Progetto Free Dharma Teachings, per il beneficio di tutti gli esseri senzienti. Traduzione dal tibetano in italiano di Sebastiano Sforza.

Ven. Lama Ghesce Tenzin Tenphel

Indirizziamo la motivazione verso un atteggiamento altruistico.

La motivazione per ascoltare questi insegnamenti è di cercare di aiutare gli altri. Noi tutti non desideriamo soffrire ed invece desideriamo essere felici. Nel desiderio di non soffrire incontriamo molte sofferenze. Soprattutto siamo mossi da una mente egoistica, che ha pensato solo a se stessi e poco agli altri, una mente non lungimirante, non di vaste vedute, concentrata unicamente su di sé e sulle proprie piccole difficoltà. Per questo motivo, se siamo troppo concentrati su sé stessi, non si ottiene ciò che si desidera.

La nostra sofferenza, in relazione a quella degli altri, è infinitamente più piccola. Allora non avremo questa sensazione di soffrire, che la nostra sofferenza sia importante, ma comprenderemo che la nostra veduta è piccola. Ora abbiamo questa intenzione di cercare di indirizzare altruisticamente verso gli altri o, per lo meno, d’astenerci dal nuocere. La mera pratica non è sufficiente. Quindi, occorre nel processo di addestramento una continua riflessione sulle ragioni valide, non basta una volta, occorre continuamente ritornare su questi concetti per ottenere una chiarezza maggiore ed accertare la necessità ed i vantaggi di questo percorso. Ecco che, gradualmente, si può ottenere una mente positiva e ridurre questa fissazione egoistica che continua ad afferrarsi al proprio punto di vista limitato.

Ora, quando noi parliamo di un beneficio e degli altri che ci danno effettivamente un beneficio, innanzitutto consideriamo il beneficio che ci proviene dagli altri, riceviamo questo aiuto che proviene dagli altri. Nel momento in cui siamo ammalati sono gli altri a darci dei medicinali, ad accudirci come infermieri e medici. Quando pensiamo agli altri come persone che ci nuocciono come persone che ci imbrogliano, litigano con noi e così via, ci sono questi aspetti che ho detto precedentemente da considerare.

Normalmente senza una riflessione accurata, questo modo di vedere le cose è che esiste questa categoria di beneficio, ma normalmente le consideriamo come un danno. Proprio perché la vita non è così certa, così stabile, così sicura. Questa categoria che normalmente consideriamo come un danno, può essere un beneficio, anche maggiore dell’altra categoria. Più situazioni affrontiamo, più siamo in grado di affrontare le difficoltà, più situazione difficili conosciamo, più facciamo esperienza di queste. Se guardiamo anche dal punto di vista dell’azione negativa fatta da queste persone, accumulano negatività, però di fatto danno a noi un beneficio.

Anche dal punto di vista buddhista del karma, in queste occasioni in cui incontriamo persone che ci nuocciono maturiamo queste cause, per cui diventa un’occasione di consumare la negatività posta in passato, e, se riflettiamo bene, in questi momenti possiamo anche porre le basi di karma positivo per il futuro. Non solo, se guardiamo anche dal punto di vista della persona che accumula negatività, col risultato di portarci beneficio, vi è un sacrificio da parte di questa persona che accumula negatività, per cui dovremmo esserle ancora più grati.

Di fatto abbiamo l’addestramento alla pazienza, per poter realmente addestrarci alla pazienza occorrono delle persone che ci nuocciono, per cui il reale maestro alla pazienza è il nemico. Se non ci fossero persone che ci nuocciono e ci mettono alla prova, in tal senso non sarebbe possibile l’addestramento alla pazienza. Questa è una cosa, la seconda è che senza l’addestramento alla pazienza non vi è altra possibilità. Il più difficile tra i vari addestramenti è proprio quello alla pazienza. E’ il più difficile ed il più importante. E’ difficile, ma lasciandolo stare non è che diventa più facile, diventa più facile gradualmente, utilizzando passo passo questo addestramento. Quindi, qualsiasi sia la difficoltà che noi incontriamo, occorre avere una mente paziente, se non si riesce ad addestrarsi in questo modo, non è possibile avere felicità e serenità.

Ora parliamo di meditazione e come meditare. La meditazione non è semplicemente di stare immobili e svuotare la mente. La meditazione è per scoprire come funziona la nostra coscienza mentale. Vedere effettivamente gli effetti che noi abbiamo, quando siamo presi dagli eventi o trattati male, quando abbiamo reazioni immediate. Se non c’è questo, non c’è nemmeno la capacità di meditare. E’ lì che dobbiamo lavorare, sviluppare la nostra pazienza e quindi la nostra mente.

Quindi è bene non perdere l’affetto, l’amore verso queste persone di cui abbiamo identificato un comportamento negativo, perché dall’altra parte vi è una persona mossa da un’oscurazione. Per cui, dobbiamo fare la distinzione tra individuo e comportamento dello stesso. Se, effettivamente, riusciamo a fare questa differenza nell’incontro con qualsiasi essere, non vi è una base per potersi arrabbiare. Riuscire a fare questa distinzione è veramente molto importante. Questo tipo di divisione, di discriminazione è funzionale sia alla pazienza che alla pratica della stessa, sia alla pratica dell’amore verso gli esseri. Ora abbiamo visto che è importante modificare questo punto di vista, l’addestramento è totalmente direzionato sulla trasformazione dei nostri pensieri. Nella comprensione è più facile, poi, nel contesto effettivo, non riusciamo a produrre questo punto di vista, quindi applichiamo immediatamente ciò che abbiamo compreso. Come facciamo a produrre questa pazienza? Lo possiamo fare per gradi, quindi partendo dai piccoli contesti, fino a che la nostra capacità mentale aumenterà, fino ad ottenere una coscienza che abbia una certa qualità.

Il punto chiave dell’addestramento è quello di essere molto prudenti rispetto a ciò che noi pratichiamo ed a ciò che si può arrivare quotidianamente. Se non riusciamo a trovare dei mezzi abili per uscire da questa infelicità, giorno dopo giorno questa aumenta e diminuisce la nostra capacità di affrontare i problemi. Questo ci indebolisce molto la mente e quindi è veramente difficile riuscire a direzionarsi verso dei presupposti per educare la propria mente, meditare e così via. Quindi, portare attenzione è molto importante.

Ora, possiamo anche riflettere in questo modo: vi sono molte persone con desideri diversi, se ammettiamo questa possibilità, ci formiamo una consapevolezza, una coscienza maggiore, ed ecco che immediatamente la difficoltà è minore. In aggiunta a questo, semplicemente il fatto che accada questa realtà abbiamo una riduzione delle difficoltà ed una maggiore possibilità di essere sereni. Dovremmo anche essere prudenti rispetto all’utilizzo del nostro pensiero, nel momento in cui esageriamo con i pensieri discorsivi, aumentiamo questo chiacchiericcio interiore che ci porta al dubbio, bisogna essere prudenti rispetto al continuo rielaborare continuamente le cose. Ora, noi non desideriamo la sofferenza, e ci ritroviamo a permanere in questa, se osservassimo le condizioni esterne, queste hanno una possibilità di procedere o meno verso la sofferenza, e questo ha a che fare con la nostra coscienza mentale. Il vero responsabile diretto della sofferenza che si manifesta siamo noi stessi. Le cose esterne sono un aspetto minore. La maggior parte della sofferenza è quella creata dalla nostra stessa mente. Si potrebbe ottenere la liberazione solamente con la liberazione di coloro che nuocciono? Molti esseri hanno ottenuto la liberazione nonostante abbiano prodotto cause negative, perché la liberazione si ottiene bloccando la negatività. Quando si parla di liberazione non si parla di liberazione dalle persone che ci nuocciono, si parla di liberazione che sta nel proprio continuum mentale. Il fatto di incontrare difficoltà, persone positive e negative dipende dal procedere della nostra coscienza, dalla spinta dal karma, da cause e difetti.

Per quanto riguarda l’addestramento effettivo, è un addestramento che viene fatto per se stessi, dalla propria mente.

Nel momento in cui non guardiamo ai difetti ed ai problemi, che stanno nel nostro continuum mentale, non possiamo purificare nulla. Con il passare del tempo, se si insiste, si vedono molti difetti che possono essere purificati. Piano piano, aumenta anche la capacità di vederne altri e, quindi, questo processo continua in maniera funzionale e positiva. Allora non vi è la possibilità di innescare questo lavoro interiore. Bisogna essere prudenti a non ricadere in questi difetti e, piano piano, riuscire a purificarli, fino che riusciamo ad avere una coscienza pulita da questi. Buddha Sakyamuni, il primo consiglio che ha esposto è che occorre prendere coscienza della sofferenza. Vi sono molte categorie della sofferenza. Nel momento in cui queste non vi sono e c’è una sensazione di serenità, allora questo è un segno di non conoscere bene la sofferenza. Perché, di fatto, queste preoccupazioni economiche, del corpo, sono tutte legate a qualcosa di impermanente, non sono stabili. Non sono sicure, né stabili, né affidabili, per questo, naturalmente, mutano in delusioni. Noi abbiamo desiderio di non avere sofferenza, questo non è sufficiente, abbiamo questo tipo di mente che desidera non avere queste sofferenze. Questo tipo di mente che non desidera la sofferenza, proprio per questo motivo non è di grande qualità. Questo tipo di mente non è di qualità in quanto si affida a delle condizioni inaffidabili di potenziale superamento della sofferenza. Proprio per la natura di questi aspetti: che non sono affidabili, stabili e sicuri. Nel momento in cui ho ottenuto lavoro, questo può cambiare nel giro di un mese, il corpo deperisce, per cui non vi è reale possibilità di andare al di là di queste sofferenze.

Questo tipo di mente, che non desidera la sofferenza, non è di grande qualità. Nello studio del lam rim vi è un elenco dettagliato dei vari tipi di sofferenze. Finché si arriva poi al punto di vista intermedio della realtà, in cui si arriva all’analisi che qualsiasi condizioni del ciclo esistenziale, in realtà, non è affidabile. Questa è la nostra base di partenza, quindi, il primo passo è riconoscerlo come inaffidabile, per quello che è. Da lì è possibile fare un reale percorso della nostra coscienza mentale, quindi, partire da queste per attuare un addestramento reale. Quando parliamo di addestramento parliamo di un addestramento affrontato con gradualità. Qual è l’aspetto principale? Cominciare a prendere consapevolezza dei difetti della nostra coscienza, partendo da quelli più grossolani. Piano piano, possiamo riuscire a riconoscere quelli più sottili, fino a riuscire a riconoscere quelli sottilissimi. Il che ci porta poi gradualmente anche ad avere più capacità di vedere quelli degli altri.

Ora, quando parliamo della meditazione, non parliamo di un qualcosa che contempla solo queste esistenza. Questo percorso deve essere portato avanti con la nostra intelligenza e la nostra capacità mentale. Nel momento in cui analizziamo, visto che dedichiamo ore di lavoro per un progetto a lungo termine, ce ne vorrebbero almeno una o due. Di fatto, per le necessità di questa vita lavoriamo 8 ore al giorno, perché è utile, e spesso diciamo che non riusciamo a meditare. Questo è un segno di non riuscire a vedere le priorità. E’ per questo che viene data enfasi allo studio. Nel momento in cui comprendiamo realmente quale sia l’addestramento, allora avremo a disposizione 24 ore al giorno per addestrarci, altrimenti, avremo sempre la sensazione che vi sia un altro luogo particolare, speciale, da dedicare all’addestramento.

Questo è un punto importante, se noi abbiamo questa sensazione che ci voglia uno spazio specifico per la meditazione, allora, ecco che dopo 8 ore di lavoro siamo già stanchi per pensare che servirà un’altra ora da dedicare all’addestramento. Abbiamo detto che nel momento in cui si sa cosa sia effettivamente l’addestramento, abbiamo la possibilità di praticare 24 ore su 24. Allora la nostra mente sarà sempre con noi, sia che lavoriamo o meno, ovunque siamo, e pensiamo: la nostra mente è con noi. Già il fatto di portare attenzione verso il nostro pensiero, questo è già un passo verso questo tipo di addestramento.

Bisogna cercare di essere il più possibile consapevoli dei nostri addestramenti, dei nostri pensieri, sviluppare questa capacità di ricordare di essere consapevoli, quindi utilizzare dei mezzi abili per correggere queste tendenze mentali, fino a diventare gradualmente esperti nel ricordo e nella consapevolezza. In qualsiasi attività della giornata, così riusciamo a portare a frutto il nostro addestramento. Possiamo fare l’addestramento anche la notte. Questa è una spinta che ci fa indirizzare i pensieri anche per la nuova giornata ed ecco che l’addestramento si continua 24ore su 24.

Piano piano, questo sforzo dà dei risultati di abitudine. Questo ci permette di diminuire le difficoltà. E’ facile che la nostra mente abituata negativamente, è facile che aggiunga pensieri discorsivi laddove già ci sono delle difficoltà. Allora la sensazione di negatività e sofferenza diventa maggiore. Procedendo in questo modo, chiunque incontriamo e ovunque siamo, riusciremo ad addestrarci, col risultato, non di andare col broncio in giro, ma col sorriso.

Dedicare un 5 minuti a meditare sulle sofferenze, porta la mente al desiderio che chi ne è afflitto sia separato dalle sofferenze.

Gli esseri che diventano oggetto della nostra compassione: ve ne sono di molti tipi. Quelli che sono poveri, ammalati, bisognosi e via dicendo: in questo contesto è più facile. Diverso è sviluppare compassione per persone molto ricche, molto potenti: questo è più difficile. Questi contesti: famosi, ricchi e potenti sono realtà temporanee, come sono maturate le condizioni che permettono loro di usufruire di queste condizioni favorevoli, che sono temporanee e sono un prodotto del passato. Così, come maturano le condizioni favorevoli, diminuiscono anche la cause che poi permettono a questi di ritrovarsi di nuovo in tale condizioni. Da un altro lato, questi esseri che hanno raggiunto questi stati favorevoli, non è che siano poi così felici, hanno anche loro numerosissime cause di infelicità. Alcuni devono proteggere la propria vita, proteggere i propri beni che non sono poi così stabili. La persona ricca ha numerosi vestiti, ma la scelta del vestito diventa molto complessa e sofferente. Se ne prende uno, non ne sono proprio convinti e ci si sente di non avere il vestito adatto, e si avverte magari imbarazzo e sofferenze solo per il vestito. Una volta sono andato ad un incontro con Vincenzo Tallarico con persone famose e ricche e mi è stato dato questo consiglio: di non parlare del donare, perché questo poteva essere un problema. Perché magari queste persone possono pensare che l’intento di questo monaco è di prendere soldi. E, di fatto, questo è un segno che vi sono difficoltà mentali, e, più si è ricchi, più vi sono difficoltà mentali.

Nel momento in cui abbiamo un’automobile quante difficoltà abbiamo. Di fatto non è che siano le ricchezze, le risorse, a creare sofferenza, ma siamo noi a crearla.

 

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