Ghesce Tenzin Tenphel: Vacuità e sorgere dipendente

Ven. Ghesce Tenzin Tenphel: Impariamo a pensare correttamente. Iniziamo dalle piccole cose.

Ven. Ghesce Tenzin Tenphel: Impariamo a pensare correttamente. Iniziamo dalle piccole cose.

Insegnamenti del Venerabile Lama Ghesce Tenzin Tenphel all’Istituto Lama Tzong Khapa a Pomaia PI, dal 07 al 09 settembre 2012, sul tema “Apparenza e realtà: la saggezza della vacuità e del sorgere dipendente”. Appunti ed editing del Dott. Luciano Villa, revisione di Graziella Romania, Daniela Razeto, Francesca Villa e dell’Ing. Alessandro Tenzin Villa nell’ambito del Progetto Free Dharma Teachings del Centro Sangye Cioeling di Sondrio, il cui nome è stato conferito da Sua Santità il Dalai Lama, per il beneficio di tutti gli esseri senzienti. Traduzione dal tibetano in italiano di Anna Maria De Pretis, che si ringrazia.

Il Ven. Ghesce Tenzin Tenphel ha affrontato questo argomento nel contesto degli insegnamenti di “Alla Scoperta del buddhismo”, presentando così l’argomento del 12 modulo dedicato alla spiegazione della vacuità secondo la visione della scuola Prasanjika.

Secondo il Buddhismo, la nostra realtà dipende dai nostri concetti, e liberarsi dalla sofferenza è impossibile senza la comprensione della vera natura dell’esistenza: la vacuità dell’essenza concreta e indipendente delle persone e delle cose. Il nostro modo di percepire le cose è intrecciato con l’ignoranza, che ci fa scambiare le “allucinazioni” per la realtà, e quindi siamo dominati dai veleni mentali: attaccamento, odio, invidia, gelosia, ecc., sperimentando sempre più sofferenza. Parleremo della vacuità e dell’interdipendenza e di come la loro comprensione può aiutarci ad avere più felicità nella vita quotidiana e ad avvicinarci alla piena liberazione.

Venerdì 07.09.12 ore 21. Prima sessione.

Venerabile Ghesce Tenzin Tenphel

Il tema di questa sera è la saggezza o la conoscenza della vacuità ed il sorgere dipendente. Prima ancora di affrontare questo tema, ribadisco l’importanza di generare una motivazione ottimale, basata sul desiderio della illuminazione per il beneficio di tutti gli esseri senzienti. Se questa non fosse ancora un’attitudine formulabile, la nostra motivazione sia almeno di voler beneficiare gli altri e, e se ancora non fosse possibile, maturiamo almeno la disposizione mentale di non danneggiare nessun essere. Potrebbe essere qui presenti molti che sono abituati a questi insegnamenti, ma la disposizione migliore e’ quella del principiante che si sente agli inizi, perché esprime la massima attenzione. Rispetto ai vecchi e nuovi praticanti, il fatto di conoscere gli insegnamenti, ma non saperli applicare, si rivela inutile. Occorre utilizzare, portare nell’esperienza gli insegnamenti. La saggezza che comprende la vacuità e’ la prospettiva finale dell’insegnamento del Budda, ma non lo sappiamo applicare. Una volta dissi che nella meditazione le persone meditavano sulla bodicitta ma cinque minuti dal termine della meditazione, stavano già litigando.

Visualizziamo di prendere la sofferenza come fumo nero ed eliminarlo come bianco. La pratica del Tonlen e della bodicitta non vuol dire solo meditare, ma come usare questi insegnamenti in ogni momento della nostra vita. Per alcuni s’incrementa l’orgoglio di conoscere tanto del dharma. Ed e’ sbagliato. E mi posso chiedere: “Ma allora perché gli altri non mi rispettano?” Tutto questo studio e’ vano se non lo applico nella vita quotidiana. Se la mente non e’ stabile e chiara, ma e’ senza energia, come puoi realizzare la vacuità? E’ importante realizzare una mente serena, allora cresce l’energia. Ci sono tante persone tristi e non siamo felici, perché mi abbatto per la loro presenza?

Nella vita quotidiana, se non riusciamo ad avere un pensiero ottimale, l’agognata felicita’ non ha luogo. Dobbiamo sapere come realizzarla. Ci sono molti presupposti da comprendere per realizzare la felicita’.

Il maestro e’ il Buddha che ha parlato di diverse propensioni degli esseri, considerati nel meccanismo della sofferenza delle afflizioni mentali, perciò dobbiamo imparare a dominare la nostra mente. Nel nostro cercare di renderci conto della realtà dei fatti, di comprendere ciò che crea la sofferenza, occorre una visione completa su ciò che condiziona la sofferenza, ma occorre prenderne anche gradualmente consapevolezza. Occorre capire le nostre disposizioni mentali. Cos’e che non desideriamo? La sofferenza. E le cause che la provocano vanno comprese anch’esse in modo graduale, andando progressivamente sempre più a fondo. Innanzitutto, occorre prender atto di ciò che e’ dinnanzi ai nostri occhi, la sofferenza più grossolana.

Il nostro modo di pensare ci porta a soffrire. Innanzitutto a causa d’una carica pressante di desiderio, poi per la frustrazione di non riuscire a portar avanti ciò che si agogna, i nostri progetti.

Analizziamo i desideri, che sono tanti, dall’ambito relazionale o lavorativo od altro. Come mai ci si sente frustrati, ci sono dei problemi? Succedono per tutta una serie di condizioni. Ad esempio: ho avuto bellissime sensazioni dall’incontro con la persona odierna, ma non sono in perfetta sintonia con ciò che vorrei. Ancora ad esempio, quel che sentiamo di noi non e’ quel che vorremmo sentire. Pur non desiderandole, sento delle parole sgradite.

Ma Ghesce la’ non doveva parlare di meditazione?

Va bene pensare: sto male con gli altri, quindi vado a fare il meditatore? Non proprio.

Dopo l’arrivo di Ghesce Ciampa Gyatzo ho incontrato a Delhi in India delle persone che avevano frequentato l’Istituto Lama Tzong Khapa, a Pomaia. Dopo un po’ di tempo tornarono in Istituto, dicendo a Ghesce Ciampa Gyatzo: “Ho maturato la vera sofferenza samsarica, voglio diventare un monaco”. Al Ghesce Ciampa Gyatzo gli disse: “D’accordo, torna fra qualche mese”. Dopodiché quella persona trovo’ una ragazza, si misero insieme e non si ripresento più dal Lama.

Se pensiamo sempre negativamente, questo non funziona, dobbiamo imparare a parlare sempre positivamente. Anche se hai detto delle parole offensive: non farle diventare un problema. Pensa alla tua mente, pensa a farla progredire positivamente. Non dipenderà dal fatto che sei in un villaggio o città od in un’isola, tutto dipende dalla tua mente. Se pensi al perché: e’ subito detto, dipende dalla tua mente. Non c’ e bisogno di studiare il Master o il Basic Programme, ma basta solo impiegare la propria intelligenza.

Impariamo a pensare correttamente. Iniziamo dalle piccole cose. Facciamo un esempio. Se vedendo tante persone e mi sorgono tanti pensieri negativi: sono malvestiti, non fanno nulla, perdono tempo, non mi danno retta. Non va bene. Cosi creiamo solo dei problemi a noi stessi. Curiamo la nostra mente, pensiamo a quando esprime pensieri negativi. Controlliamo la nostra mente, analizziamo i pensieri che ne sgorgano. Dobbiamo imparare a pensare positivamente. Se non curiamo la nostra mente, finiremo per pensare solo al nostro corpo, a quel che vogliamo mangiare: gelati, lasagne, ecc. Ma tutto ciò ci fa ingrassare e non e’ semplice mangiar bene e non ingrassare. Cominciamo ad analizzare pian piano i nostri pensieri. Non sono solo preoccupazioni che affliggono solo gli occidentali, ma anche noi tibetani. Es Dopo aver superato l’esame di Ghesce, torno al mio villaggio ed imparo almeno a fare dei rituali. Anche i Ghesce si criticavano e ciò non andava bene.

Sabato mattino ore 10,30. Seconda sessione.

Venerabile Ghesce Tenzin Tenphel

Come sempre, cerchiamo di alimentare la nostra motivazione, ottimale, di bodicictta del risveglio, coltivando almeno questo pensiero altruistico, altrimenti, esprimiamo almeno l’impegno a non danneggiare.

Questo duplice impegno a sviluppare bodicitta ed a non nuocere si realizza non per fede cieca, ma sulla base della ragione, la visione e la prospettiva della vacuità e la saggezza che la comprende ed il sorgere dipendente. Quindi impegniamoci almeno a non danneggiare.

Alimentiamo l’impegno altruistico al servizio degli altri esseri per due ragioni essenziali. Innanzitutto perché sono stati infinitamente gentili verso di noi. Quindi ognuno è stato infinitamente utile. Anche quando non fosse nel nostro intendimento, di nostro interesse, anche solo le nostra attività di questa vita derivano dagli altri, riconosciamolo e siamo riconoscenti verso la gentilezza degli altri. Ma anche chi ci fa dei torti ci può essere assolutamente utile. Rileviamo il fattore benefico proprio dove subiamo un torto, il che merita un’analisi approfondita. Sulla base del nostro desiderio generale di non voler soffrire, ma non sempre le aspettative vengono esaudite. Sono lezioni utilissime per ancorarci alla realtà delle cose, il che ci fa capire quando i nostri desideri sono irrealistici, e perciò quando li dobbiamo completamente abbandonare.

Rispetto alle nostre aspettative è quello di ricevere parole sgradevoli quando ci aspettavamo di essere amati, apprezzati. Ricordiamoci quando eravamo nell’eta della fanciullezza e non eravamo tanto attanagliati dai problemi. Eravamo più flessibili, duttili. Mentre ora siamo più aderenti alle nostre posizioni, siamo più rigidi, cosi si patisce molto di più di una volta, allora avevo molto meno struggimento o sofferenza. Il che può comportare un ennesimo problema ed incagliarsi nella sofferenza. Effettivamente le cose possono essere vissute in modo completamente diverso non perché siano completamente cambiate, ma per il nostro tipo di adesione, per la nostra posizione più rigida. Magari da giovani abbiamo perso ogni tipo di rapporti e d’amicizia, ma poi la differenza sta nella nostra contrazione, nel nostro irrigidimento che ci ha portato a chiusura. La gentilezza, i favori che comunque riceviamo dagli altri, sopratutto se ci dedichiamo alle Sei Perfezioni, che possono essere praticate solo rispetto agli altri, molti sono gli ambiti in cui praticare l’impegno entusiastico, la pazienza. E tutto ciò e’ possibile solo grazie agli altri, quindi dobbiamo loro gratitudine. Tutti gli esseri sono gentili. Quindi, quali benefici posiamo ricevere praticando in relazione a tutti? Sopratutto, chi ci fa dei torti, è particolarmente favorevole. Se ci rendiamo conto che c’è molto da fare in termini di intelligenza emotiva e pazienza, questo è un grande e formidabile stimolo. È l’occasione migliore. Dovremmo anche riuscire a valutare che chi è gratificante, invece di farci del bene, ci sembra che ci fa dei torti. Ma è da vedersi chi ci fa più bene, chi ha un rapporto gratificante o chi non lo dimostra affatto?

Per quanto riguarda le ragioni, come minimo, dobbiamo riconoscere la gentilezza ed il favore che riceviamo dagli altri. Quindi, è opportuno ricambiare la gentilezza degli altri, perciò sviluppiamo la gentilezza e, quindi, la benevolenza verso tutti gli esseri indistintamente.

Evitiamo anche la visione limitata, ma includiamo tutti quanti negli eventi che crediamo che capitino solo a me. Cosi non sarò più solo a vivere o a subire quegli eventi. Con me ci saranno migliaia, anzi milioni di fortunati o di sventurati. Il che fa si che tutti vengano inglobati nel mio cammino per la felicita ed operano per il mio benessere e, contemporaneamente, io mi impegno per il benessere altrui.

Grazie alla propria disposizione mentale emotiva, ampliamo la nostra mente e cuore, il che ci beneficia. Ciò è l’opposto di essere completamente ancorati dentro di sè, della chiusura mentale. Questa maggior ampiezza di spirito ha luogo grazie al proprio interesse altruistico e lo realizziamo grazie a questa azione di ampliamento della nostra mente.

È quindi fondamentale la serenità che costruiamo in noi. Sconfiggiamo la convenzione egoica, la disposizione contratta che crea malessere e sofferenza. Pensiamo ad una persona scortese ed antipatica, sgradita. Intendo la persona che ci crea irritazione alla sola evocazione. Non è nemmeno necessario incontrarla. Perciò questo giudicare negativamente, ci fa star male, ci provoca sofferenza, ci crea un tipo di un pensiero malevolo, crea karma negativo, non virtù, tutti fattori negativi. Il che crea sofferenza. La nostra mente peggiora, sprofonda nel malumore, depressione, peggiora la cognizione negativa. Al che il molestato lo diventiamo noi. Ora la questione fondamentale: a creare la sofferenza non è la situazione, ma la qualità delle nostre idee dei nostri pensieri verso gli altri. Prevediamo quindi di avere difetti. Ma rimaniamo sulla mente che continua ad insistere ed a beneficiare negativamente. E’ importante che si traduca nella capacita di essere al servizio di tutti gli esseri. Non si tratta di avere una non consapevolezza. Ma sospendere la mente sentenziante. Non significa trovate tutto bello. Invece di creare tensioni, allarmi, depressioni, occorre aiutare gli altri gradualmente, gentilmente, a superare queste condizioni. Invece, motivati dalla compassione e’ utile avere un ruolo positivo che si rifiuta di giudicare negativamente gli altri. Ovviamente la mente giudicante è funzionale a degli scopi. Perché, se lasciamo a briglia sciolta la mente giudicante, tutte le negatività, attaccamento, si incrementeranno e non potrò mai raggiungere uno stato di serenità e di pace e mai raggiungere la compassione e mai potrò servire gli altri con la mente giudicante. Anche noi stessi non possiamo coltivare le virtù interiori, se soverchiati dalla mente giudicante e Shine non potrà aver luogo.

Prima d’addormentarvi, meditate per alcuni minuti. Riflettete sui vostri pensieri. Potrete allora riconoscere di aver espresso pensieri negativi nel corso della giornata.

Per cosa hai studiato? Per accumulare orgoglio per gli studi fatti, per sentirti superiore a chi non sa? No, studiare vuol dire più conoscenza, più comprensione ed anche più intelligenza, quindi studiare vuol dire cambiare. Diventare persone positive non vuol dire studiare tanto. Non c’e’ bisogno di studiare il Master Program. Si, va bene ascoltare degli insegnamenti, ma quel che vale e’ la nostra determinazione.

Domanda. Desiderare d’essere amati fa parte della vita. Come non desiderare d’essere amati, visto che il progetto prevede una relazione comune come la famiglia?

Venerabile Ghesce Tenzin Tenphel. Non ho mai fatto questi progetti, quindi non ho mai avuto queste aspettative relazionali. Possiamo assimilare queste aspettative nelle relazioni di famiglia e di amicizia, il che consente alle relazioni di continuare, di alimentare la fiducia, sapersi ascoltare, sono relazioni in cui non sono certo io che sono al centro della relazione e l’altro mi deve gratificare. Certo, e’ molto difficile la relazione in cui cade la fiducia e conseguentemente la stima. In un rapporto d’amicizia ed affettivo occorre sempre più investire in queste qualità, in cui si diventa sempre più degni di fiducia. Ad un certo punto, inevitabilmente, la separazione avrà luogo. Qualunque incontro sfocia nella separazione, ogni onorificenza prevede una caduta e cosi via. Non necessariamente si andrà incontro ad una separazione drammatica. Ci sono momenti della nostra vita in cui si crea una sofferenza non direttamente dipendente dal nostro volere. Perciò indirizziamoci verso ciò che e’ salutare, che e’ di avanzamento interiore. Passione, attaccamento ed amore, sono disposizioni della mente e del cuore, dobbiamo stare in guardia che non sia solo desiderio compulsivo. Quando si parla d’amore, allora al centro di questo sentimento c’e l’altro per alleviare la sua sofferenza. Ma sono sentimenti che vanno distinti.

Domanda. Se i nostri sentimenti sono negativi e gli altri ci allontanano, come dobbiamo giudicarci? Questo allontanamento e’ utile per la persona ferita?

Venerabile Ghesce Tenzin Tenphel. Quando ci si trova in questi eventi, siamo di fronte ad un evento accaduto, e ne dobbiamo prendere atto. È importante che la propria prospettiva sia realistica rispetto agli eventi della vita e sia positiva. È importante riconoscere la situazione in cui si e’ arrivati: c’e un allontanamento. Di fronte a queste ragioni, il macerarsi perché quella cosa non doveva succedere non serve a nulla, va evitato. Occorre portare attenzione sul tipo di qualità della mente, perché e’ quello che fa la differenza. Perché, pur andando bene, potrebbe succedere una separazione. Allora non serve aggrapparci a quello che ci aspettavamo che fosse. È importante stare con quello che c’e’, momento per momento. Amareggiarsi con quel che non e’ presente, può diventare deleterio, ci deve invece portare ad essere presenti in ciò che c’e. Dobbiamo vivere il momento presente.

Domanda. Qualsiasi cosa che accade nella vita dipende da pensieri dalle vite precedenti? Se si hanno pensieri persistenti come sul sesso, come fare?

Venerabile Ghesce Tenzin Tenphel. Si, per tanti versi, si. Esiste una dipendenza dalle vite precedenti. Ma non ho queste esperienze personali, quindi mi trovo spiazzato sul sesso, in particolare. Qui ci sono vari aspetti del desiderio compulsivo, erotico. Capacita di soddisfazione emotiva e mentale, può essere un pozzo senza fine. L’antidoto al desiderio carnale e’ la sua natura di impurità del corpo e la sua transitorietà’. Il che e’ in grado in alcuni casi di allentare la morsa del desiderio compulsivo. Inoltre, non avere controllo sull’attaccamento può portare alla follia. Anche all’impossibilita’ dell’applicazione degli antidoti, meditando sulle emozioni ripugnanti, ma attenti a non creare disgusto ed avversione verso l’altro. Meditiamo analiticamente, cercando di rilevare le elaborazioni che producono la sofferenza nella nostra vita, scoprendo i pensieri nocivi, le elaborazioni che producono disagio e sofferenza.

Sabato pomeriggio. Terza sessione.

Venerabile Ghesce Tenzin Tenphel

L’interdipendenza è dei fenomeno interni ed esterni. Il che è, ad esempio, ciò che è prodotto dalla terra: piante e frutti che crescono grazie a semi che a loro volta manifestano i frutti. Anch’io ho un po’ d’esperienza d’agricoltore perché ho coltivato la terra. Ma perlopiù si ha più spesso esperienza di coltivare i fiori. Non bastano i soli semi, da soli non bastano a germogliare, occorre l’acqua, ma il seme potrebbe marcire od essere mangiato da insetti od uccelli, ma non basta: occorre il calore e la luce, il sole. Insomma, occorrono svariate cause e condizioni. Ci sono poi le erbacce infettanti che possono soffocare la piantina. C’e poi la tipologia ben definita di questi semi. Non potrà crescere il grano dove è cresciuto l’orzo. Nemmeno dove non è cresciuto nulla, potrà crescerà un qualche raccolto. Cosi, come abbiamo sottolineato nel caso dell’agricoltura, non possiamo aspettare nulla dove non sono stati piantati dei semi, cosi vale anche nel mondo interiore. Le coltivazioni interiori sono simili a quelle esterne. Cause e condizioni specifiche sono simili tra loro: esterne ed interne. In un ambito dove non non ci si cura della virtù, per ottenere la tanto desiderata felicita, e’ la qualità dell’investimento che crea la garanzia della bontà del prodotto. Perciò dobbiamo fare un investimento mirato. Dobbiamo curare la relazione tra cause e risultati: virtù e non virtù sono rispettivamente causate da felicita ed infelicità. È il nostro mondo interiore a dare i frutti immediati in questa e nelle prossime vite. La felicità e’ il prodotto d’azioni virtuose e l’infelicità di azioni non virtuose. Cosi, ci possono essere conseguenze in questa o nelle prossime vite, e si può andare incontro a varie condizioni infernali per attivazioni precedenti. Ma rimane lo strascico d’aver ucciso tante persone. Il risultato nella completa maturazione, ad esempio in stati infernali. Ed una volta uscitane, si proverà diletto o piacere a togliere la vita agli animali, senza provare alcun scrupolo. E’ uno sperimentare di momento in momento e di vita in vita di tipo notevole. Perciò il rimedio è innanzitutto preventivo: evitare di togliere la vita.

Ci sono vari esempi sulle pratiche comportamentali. Nel Vinaya, sulla disciplina etica, si parla del togliere la vita, nel Lamrim si spiegano dettagliatamente le conseguenze delle scelte operative. Tutte le attivazioni mentali non sono altro che conseguenze delle proprie azioni, per capire che cosa, le conseguenze delle nostre azioni, i problemi della nostra lucidità, importante per assumere responsabilità operative, pratica che diventa sempre più stabile. Nel caso dell’uccidere, si avrà una vita più lunga ed un corpo più sano ed il desiderio di non uccidere, quindi si andrà incontro ad un comportamento più salutare. Questa è la conseguenza della pratica della virtù. Approfondiamo questo tema delle scelte etiche, proprio per evitare la sofferenza, la quale è causata dalla non virtù. Quanto più è possibile operare delle scelte in base alla nostra determinazione. Uccidere è possibile a livello di determinazione volontaria, ma il nostro esistere, respirare e muoverci comporta un certo numero di vite perse. Comunque si crea del karma negativo, che non va perso. Tutto ciò non va banalizzato. Ad esempio, nel vicino giardino del te c’e’ un gran praticello, e se guardiamo bene sotto sotto vediamo un gran movimento di formichine ed altri insetti. Allora, dove posso posare il piede? Ma dobbiamo pur muoverci, ma pur con cautela, non possiamo evitare di muoverci e qualcuno inevitabilmente perde la vita. Proprio perché tutto ciò che facciamo comporta perdita di vita, dobbiamo impegnarci in una costante pratica di purificazione. Anche prendere ciò che non ci spetta, non è che necessariamente debba passare nella nostra mente il messaggio che sto rubando. Ad esempio, prendi in prestito la penna da un amico. Poi passano dei mesi e ti dimentichi. La penna non viene richiesta indietro. Ma l’altro aspetta ancora la sua penna. E qui si crea del karma negativo, perché quella persona viene danneggiata, anche lievemente. Occorre essere cauti nel ritrovare qualcosa di perso, ad esempio sul treno. Ovviamente chi l’ha perso vorrebbe ritrovarlo. E quella persona rimane danneggiata se, appunto, spera di ritrovarlo, se, quindi, lo rivuole. Prendere ciò che non è dato, non comporta necessariamente utilizzare per noi stessi quel che è di altri. Se dovessi utilizzare con poca cura, e quindi si dovessero deteriorare anzitempo, dei beni altrui, comporta un karma del rubare, anche se non porti nulla a casa. Perciò, sono situazioni di cui non ci si potrebbe rendere conto. La legge delle azioni e dei risultati è molto dettagliata, complessa e forma un intreccio molto sottile. È più sottile la legge delle azioni rispetto alla comprensione della vacuità. Parlando di legge delle azioni e dei risultati o karma interno, in termini verso cui si agisce o in prima persona si e’ autori. Parliamo semplicemente a livello introduttivo sulla causa effetto; la prima è la legge di dover dipendere da cause ed azioni. Il secondo livello è che l’evento, il fenomeno è fatto da parti, è composto da parti, che lo contraddistinguono. Possiamo parlare delle parti costituenti la struttura di questo tavolo, ma ci sono tutta una serie di parti non percepibili, non esperibili dai sensi. Sono il fatto che esiste un prodotto, che è impermanente, che esplica delle funzioni. Sono fattori costituenti, che fanno parte del tavolo. Quindi, parti, componenti del tavolino sono le sue gambe, il che è nel mondo del visibile, poi ci sono parti direzionalmente distinguibili che possono essere rilevate o considerate in qualunque fenomeno. Il tavolo è assemblato ed è perciò composto da molte componenti ed ognuna d’essa ha delle parti che insieme costituiscono il tavolo. Interdipendenza dipende da cause e condizioni, per essere costituiti da varie parti, la nominatila delle cose: il fatto d’essere nominalmente esistenti. Anche qui troviamo una versione più grossolana o più sottile. Consideriamo ad esempio Claudio. Il suo none gli e’ stato assegnato. Prima non aveva nome. Ma poi non sembra nominato, ma sembra essere oggettivamente: Claudio! Claudio sembra esistere come entità indipendente. Prima di ricevere quel nome, prima di ricevere quel nome non era nominalmente esistente? Un bambino, una persona, nominalmente e’ tale! C’e’ un qualcosa che sia oggettivamente riscontrabile come non nominata? No, non si può localizzare. Claudio, quell’appellativo, non e’ oggettivamente riscontrabile all’interno di quel corpo. Quel nome e’ un attributo, non e’ indipendente e quando lo si ricerca nel corpo non lo si trova oggettivamente. Ma nominalmente esiste, anche se non e’ oggettivo. Altrimenti cadremmo nell’estremo del nichilismo, proprio perché non e’ oggettivo. Queste considerazione sulla dipendenza da cause e condizioni, inoltre i fenomeni sono distinguibili in parti materiali o meno, di vario genere, nominali ecc.

A questa comprensione di questo tipo di vacuità (dipendenza o indipendenza) rispetto ai tre livelli di relatività dei tre livelli di dipendenza quanto più è ottimale per la comprensione della vacuità.

Domanda – Per i Prasangika, la persona è identificata come mero “io”, dove rimangono impresse le impronte karmiche?

Venerabile Ghesce Tenzin Tenphel. Non esiste questo problema di collocarle, perché non hanno materia, non hanno forma, e se l’avessero non basterebbero i 3000 mondi per contenerle. Dove infilo un’impronta carmica sull’altra? Ma il problema non si pone perché è semplicemente energia, potenzialità. Esiste una relazione tra quel tipo d’impronta e la persona che l’ha creata.

Domanda. Può esporre gli altri precetti oltre al non uccidere ed al non rubare?

Venerabile Ghesce Tenzin Tenphel. Quando si parla dei 5 precetti, s’intende non uccidere, rubare, non avere una condotta sessuale scorretta o rapporto sessuale che crei sofferenza. Ma, nell’ambito monastico, c’e’ il voto di castità. Per i laici l’adulterio e’ annoverabile tra i rapporti sessuali scorretti. Inserirsi in una coppia comporta una separazione, quindi tanta sofferenza. Quindi, occorre stare molto attenti e non creare sofferenza impropria. Ma per coprire il fatto si dicono tante bugie e quindi si crea sfiducia nel rapporto di coppia, anche chi subisce questi torti comincia a perdere fiducia. Il seme della menzogna crea sospetto. Cosi, chi e’ l’artefice dell’adulterio non è felice. Ma si sente in colpa, avverte sofferenza. Vive in un’atmosfera di sfiducia e di terrore. Evitare di mentire, non a caso, viene dopo la sessualità scorretta. Potrebbe essere visto come in sequenza.

Hai un comportamento incongruo, cominci a cercare di coprirlo e mentisci e, per lenire l’insoddisfazione di questi comportamenti negativi, inizi ad intossicarti bevendo, assumendo alcolici e sostanze intossicanti, subendo quindi inconvenienti maggiori. Nel Vinaya si presenta il caso d’un famoso re che aveva il dominio sul territorio ed un monaco, se uno dei 4 voti principali vengono interrotti comportano sconfitta. Il re impose al monaco la scelta tra l’uccidere la capra, andare con una donna, bere alcolici. Scelse come meno dannoso di bere. Ma, una volta ubriaco, perso il controllo della mente, andò con la donna ed uccise la capra.

Domanda. Ho trovato un oggetto di valore per strada, cosa devo fare?

Venerabile Ghesce Tenzin Tenphel. Portalo alla polizia.

Domanda. Se non nominassimo le cose, come faremmo a riconoscerle?

Venerabile Ghesce Tenzin Tenphel. Se le cose non fossero nominate, non esisterebbero di per sè, quindi non esisterebbero in questa condizione dipendente e relativa.

Domenica 09.09.12 mattino, quarta sessione.

Venerabile Ghesce Tenzin Tenphel.

Esprimiamo la motivazione pura e di beneficio per tutti gli esseri, o perlomeno di non danneggiarli. All’inizio s’insiste sulla corretta motivazione, perché? Proprio perché desideriamo porre i semi della pace e della felicita. Impariamo ad effettuate le scelte fondamentali con una motivazione profonda, il che produce serenità e pace. I moti del cuore producono appunto il benessere interiore, quindi felicità e pace. Mentre all’opposto, le azioni oscure, le afflizioni mentali dell’attaccamento, avversione, odio, invidia, producono infelicità. E, quanto più s’affermano le azioni positive, tanto più s’instaura un benessere interiore che diventa anche benessere esteriore.

I moti d’amore e compassione, la capacita di apprezzamento, d’accontentarsi di quel che si ha, tutto ciò e’ ciò che ci rende felici. All’opposto, i difetti mentali non e’ che siano sempre predominanti. Dipende, ci sono momenti in cui lo sono di più ed altri in cui lo sono di meno. Dobbiamo identificare i nostri comportamenti ispirati dai difetti mentali, dall’attaccamento del “ti amo” poco duraturo. Occorre invece un fondamento generale d’amorevolezza che va al di là del comportamento momentaneo della persona. L’amore e la compassione sono in noi presenti, anche se non sono ben radicati. Magari quella persona diventa oggetto o meno del mio amore e compassione in base al fatto che e’ in relazione con me. Invece lo dobbiamo fare solo perché soffre e merita di non avere problemi. Non perché e’ di bell’aspetto. Altrimenti, i brutti ed i meschini li dovremmo mettere da parte. Anzi, costoro, proprio perché sono sottoposti a pressanti afflizioni, vanno resi partecipi della compassione e del vero amore, non perché ci piace ma perché soffrono. Perciò l’amore e compassione vanno coltivati ed ampliati a tutti gli esseri, sopratutto verso quelli che soffrono, indipendentemente che siano belli o brutti, profumati o puzzolenti. Quindi, dobbiamo rifuggire da ogni sentimento d’amore e compassione contaminato dall’attaccamento. Dobbiamo invece coltivare la vera compassione.

Due persone sono di fronte a noi: una carina, gradevole e di bell’aspetto, mentre l’altra e’ brutta, puzzolente e ripugnante. Saremmo felici se ci accompagnassimo con la persona di bell’aspetto? Chi lo dice? Magari il brutto interiormente ha maggiori qualità, magari è anche meno competitivo. Ma siamo richiamati dalla bellezza estetica. E queste stessa bellezza esteriore può rivelarsi controproducente, perché non e’ affatto detto che le corrispondano qualità pregevoli.

Le persone più colte hanno più desideri? Viceversa, le persone meno colte hanno meno desideri? Allora hanno meno sofferenza e ne trasmettono meno agli altri. Per quanto riguarda dove c’è una vita più semplice, in ambienti poco affollati, forse ci sono persone che per parlarsi insieme gridano, il che magari sembra sconveniente, ma si aiutano, e ci si sente magari meno soli. Proprio in campagna, dove c’e meno gente, paradossalmente c’e meno solitudine della città, dove c’e più gente. In ogni contesto e caso c’e la capacita d’accontentarsi, di apprezzare. L’amore e la compassione vanno nutriti. Potrò mai odiare la stessa persona che sto auspicando che non patisca? Allora sgorgano e sono naturalmente presenti i sentimenti d’un buon cuore, un sentimento universale che cresce ed impedisce di trovare tormento.

E’ importante fondarsi sulla logica e sulla comprensione delle ragioni, e nutrire questi sentimenti o ragioni negative, il che c’impedisce d’essere reattivi di fronte alle influenze, agli stimoli altrui. Quanto può essere radicato l’amore per gli altri? Allora diventeremmo tutti meno vulnerabili. Ma non succede subito dall’oggi al domani. Occorre una costante familiarizzazione. Altrimenti saremmo molto a rischio, per un cambiamento repentino dall’oggi al domani. Affrontiamo quindi un processo lento e graduale sul cammino della virtù. Perciò nel nostro continuum, l’applicazione per poter sviluppare queste qualità della mente richiede un impegno più o meno rapido. Come viviamo il rapporto con quella persona? A che livello è, di purezza, potenza e stabilita? Parliamo d’una presenza d’alta qualità nel mentre stiamo coltivando quel sentiero. Sulla base delle ragioni per cui e’ opportuno nutrirci di amore e compassione, poi osserviamo a che punto siamo, con la consapevolezza che verifica come ci si sente. In effetti stiamo meglio diventando più duttili. Coltivare amore e compassione costa poco. Ma ne siamo poco attratti. L’avere, il possedere e’ la nostra attrazione. Cerchiamo di metter da parte o di mettere via questo e l’altro, ma ne ricavo un sacco di problemi e di tensioni, preoccupazioni, il che equivale a maggior sofferenza. Chi invece vive con meno preoccupazioni gode di maggiore serenità. Richiede un investimento personale coltivare amore e compassione, non è una merce disponibile su nessun mercato. La differenza non sta nell’avere o meno delle risorse materiali. Non è nemmeno quello. Ma è il proprio essere, il proprio modo di gestire le proprie capacita in modo favorevole per il benessere. Abbiamo bisogno di beni primari necessari per la vita, ma la felicita dipende dall’essere capaci d’ottimizzare quello che si è, e quindi quello che si ha. Occorre tempo per realizzare queste idee. Occorre tempo per addomesticarci. Spesso succede di avere un ampio bagaglio di sapere, e ci si dedica con costanza ad una pratica formale. Ma il nostro essere non varia, perché siamo molto vulnerabili dalla invidia, maldicenza, odio, e via dicendo. Spesso succede che, proprio chi ha parlato male d’altri, dice di voler meditare, ma che senso ha? Perché non ha ben curato la mente? Cosi come prima di pranzo quella persona appare brillante ma dopo pranzo cade nel sonno.

Domanda. L’ umanità non ha superato guerre e conflitti, perché?

Venerabile Ghesce Tenzin Tenphel. Ci sono tante persone che si sono liberate dalla sofferenza. La pratica del dharma, dei metodi interiori, si può applicare personalmente. Ci sono tanti tanti ambienti popolati da esseri viventi. Pensando anche solo a questo pianeta, quanti sono gli esseri viventi? Anche sulla terra non sappiamo quanti sono gli esseri umani ed animali su questo pianeta. La maggior parte degli umani non è credente o praticante una fede; non pratica la religione o dei metodi spirituali. Inoltre, tra quelli che praticano, la maggior parte lo fa male. Anzi, ci sono quelli che distorcendo il significato della religione, la usano per farsi la guerra. Tra le varie tradizioni spirituali, i seguaci delle principali tradizioni spirituali, il Cristianesimo o l’islam, l’appartenenza viene utilizzata per entrare in conflitto gli uni con gli altri. Questo non e’ lo scopo delle religioni. Non aver compreso i principi o la prospettiva delle tradizioni spirituali, sono principi fondamentali, incompresi, alla base della nostra pratica, che vengono compresi in modo scombinato. Non è tanto l’essere seguaci di quella o di questa corrente che fa la differenza, ma la qualità della nostra pratica. Dipende se questi principi vengono appresi ed adottati come effettivi principi per un positivo cambiamento interiore. Non è tanto il fatto d’avere una visione ideologica che fa la visione spirituale che ci permette di trarne beneficio, ma il portare nella vita pratica quei principi della tradizione spirituale.

Domanda. Mia figlia è anoressica, suo marito è arrabbiato per il suo atteggiamento. Io sono in mezzo. Come faccio ad amare la sua rabbia?

Venerabile Ghesce Tenzin Tenphel. Ritengo che ci si debba indirizzare ad amare chi ha più bisogno, quindi in primis la figlia, quindi affrontare la situazione di suo marito.

Domanda. Aiuto abbastanza gli altri ma non amo abbastanza me stessa, se aiuto gli altri, e’ bene o male?

Venerabile Ghesce Tenzin Tenphel. Non so rispondere esattamente, perché la risposta andrebbe calibrata sulla situazione della persona. Posso enfatizzare l’importanza della disposizione mentale. L’importanza d’amarsi e’ importante. Dobbiamo creare lo spazio e la base di serenità, il che ci richiama a star bene ed a farci del bene. Potrebbero esserci dei riferimenti più ampi del proprio star bene, il che è utile ed ancora più complesso da valutare.

Domanda. Cosa posso fare contro la mia pigrizia e la scarso entusiasmo?

Venerabile Ghesce Tenzin Tenphel. Contro la pigrizia sarebbe bene invocare l’impermanenza e la morte, ma non per tutti è lo sprono ideale. Ricordando di essere mortali e che morirò, ne deriva che non ho tempo da sprecare. Ci vuole una base di apprezzamento delle nostre potenzialità. Perché non si sa quanto tempo si ha a disposizione, perciò occorre agire ora e subito. E’ importante arrivare senza rimpianti al momento della nostra morte.

Domanda. Quale antidoto devo applicare contro la rabbia e l’attaccamento compulsivo?

Venerabile Ghesce Tenzin Tenphel. Occorre vedere quanta dimestichezza si ha con la collera e l’attaccamento. E’ difficile intervenire quando si è in preda alla collera ed all’attaccamento impulsivo. In certi casi è meglio farli sfogare e poi procedere ad un’elaborazione successiva. Sulla base della conoscenza e familiarità su questo terreno per cui si può evitare e sfofare ma migliorare la nostra situazione per essere meno vulnerabili. C’e collera e collera. Ad esempio se ci si arrabbia per il traffico, non ha senso. Sarebbe meglio impiegare la propria intelligenza. E’ meglio utilizzare l’intelligenza per evitare di comportarsi come stupidi. Oppure si diventa feroci se si viene sorpassati a destra. L’intelligenza ci fa banalizzare l’attitudine alla collera. Sono le cattive abitudini a condizionare tutta la vita.

Abbiamo accumulato, e prima ancora creato, un qualcosa di benefico che va custodito. I moti di collera risultano molto distruttivi. Perciò la dedica, che ha la funzione di sigillare i meriti, la estendiamo a beneficio di tutti gli esseri.

Colophon

Questa prima bozza d’appunti, a cura del Dott. Luciano Villa nell’ambito del Programma Free Dharma Teachings per il beneficio di tutti gli esseri senzienti, sui preziosi insegnamenti del Ven. Ghesce Tenzin Tenphel, è da ritenersi provvisoria, quindi lacunosa, con possibili errori nonché imperfezioni, anche rilevanti, e non rappresenta affatto una trascrizione letterale delle parole che il Ven. Ghesce Tenzin Tenphel espresse direttamente o tradotte dal tibetano in italiano da Anna Maria De Pretis, ma semplicemente un limitato spunto di riflessione.

 

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