Campo del rifugio e campo dei meriti

Ven. Birgit Schweiberer

Ven. Birgit Schweiberer

Una breve spiegazione orale data dalla Ven. Birgit Schweiberer durante il ritiro finale del Basic Program. Aprile 2007

È il primo Campo a cui ci affidiamo nel momento in cui prendiamo rifugio. Normalmente, viene in seguito dissolto e allora visualizziamo il Campo dei Meriti. Alle volte i due Campi sono uguali, altre volte sono diversi: dipende dalle pratiche. Nel nostro caso sono leggermente diversi tra loro.

Occorre ricordare che i Maestri dicono sempre che non c’è un modo ideale, prestabilito, secondo cui visualizzarli, ma che la cosa più importante è sviluppare fede. Di solito non siamo capaci di visualizzare tutti i dettagli del Campo del Rifugio e di quello dei Meriti, ma è essenziale generare la convinzione che gli esseri che compaiono nei rispettivi campi siano effettivamente lì. Sono davvero presenti, sono in grado di darci ispirazione, e quindi noi generiamo fede: non è così importante avere una visualizzazione del tutto chiara.

Innanzitutto è bene farsi l’idea che il nostro Maestro sia di fronte a noi. Se possiamo, cerchiamo di visualizzarlo nell’aspetto di Buddha Shakyamuni o di Lama Tzong Khapa, ma comunque la cosa più importante è la convinzione che l’essere a cui ci affidiamo sia lì presente: è questo il punto essenziale. Se riusciamo a visualizzare Buddha Shakyamuni, naturalmente va benissimo, e se riusciamo a visualizzare qualcosa di più è ancora meglio. Ovviamente, è più facile farlo se sappiamo “chi” deve esserci nella visualizzazione.

Nelle due pratiche che facciamo, Jorciö e Lama Ciöpa, per fortuna possiamo utilizzare lo stesso Campo del Rifugio e lo stesso Campo dei Meriti, dato che sono uguali per entrambi le pratiche, così non dobbiamo imparare come sono fatti quattro campi, ma solo due.

CAMPO DEL RIFUGIO

Prima di tutto visualizziamo un immenso trono, sostenuto da otto leoni. In cima a questo trono ci sono cinque troni più piccoli: uno al centro, e gli altri [leggermente più in basso: fila o anello n° 1] ai quattro punti cardinali.

Sul trono centrale sta il nostro Maestro nell’aspetto di Buddha Shakyamuni. Qui, visto che si tratta del Campo del Rifugio, la sua mano destra è nel mudra di premere la terra, a significare che ha sconfitto il mara dei Devaputra [figli degli dèi]. La mano sinistra regge la ciotola contenente i tre nettari, che sconfiggono gli altri tre mara: il mara delle afflizioni, il mara della morte e il mara degli aggregati. Perciò, tale postura, con le mani nei due mudra citati, significa che [il Buddha] ha sconfitto i quattro tipi di mara: la sconfitta dei mara è un oggetto di rifugio.

Se riusciamo, al cuore di Buddha Shakyamuni visualizziamo Buddha Vajradhara: ciò significa che esteriormente il nostro oggetto di rifugio è un Corpo di Emanazione (qui come Shakyamuni), ma interiormente è anche l’essenza del Corpo di Godimento (qui come Vajradhara). In più, nel cuore di Buddha Vajradhara c’è l’Essere di Concentrazione, sotto forma della sillaba HUM. Non è detto che si riesca a fare tutto questo: la cosa essenziale da sapere è che questa figura è il nostro Maestro, nell’aspetto di Buddha Shakyamuni.

[Segue la descrizione delle file o anelli, numerate dall’alto al basso, degli altri ospiti del campo, a cominciare dall’anello con i Guru seduti sui quattro petali posti ai punti cardinali.]

1a. Sul trono di fronte a Buddha Shakyamuni ci sono tutti i maestri da cui abbiamo ricevuto insegnamenti diretti: per questo motivo possono venire considerati tutti come nostri guru-radice. Appaiono con il loro aspetto ordinario, solo un po’ idealizzato. Se hanno qualche difetto fisico devono essere visualizzati come puri, assolutamente perfetti. Per esempio, se qualcuno fosse privo di un occhio, dovremmo visualizzarlo con entrambi gli occhi: è di buon auspicio! Riassumendo: hanno tratti perfetti ma aspetto ordinario.

Proseguendo nella visualizzazione, teniamo ben presente quanto segue: quando diciamo a destra o a sinistra di una figura, intendiamo la destra o la sinistra dal punto di vista dell’oggetto.

1b. Quindi, a destra di Buddha Shakyamuni (perciò nella parte sinistra del Campo per noi), c’è un trono con Buddha Maitreya, e attorno a lui ci sono i lama del lignaggio delle Attività Vaste [o Attività Estese, o lignaggio del Metodo], e cioè maestri come Asanga e così via.

1c. A sinistra c’è [un trono con] Buddha Manjushri, e attorno a lui ci sono i lama del lignaggio della Visione Profonda [o della Saggezza], a cominciare da Arya Nagarjuna.

1d. Sul trono dietro Buddha Shakyamuni c’è Buddha Vajradhara, con i lama del lignaggio della Pratica Benedetta, o Ispirata, cioè del Tantra.

Complessivamente [in questa parte centrale del Campo] ci sono perciò cinque gruppi principali di guru: infatti il termine tibetano per indicare questa visualizzazione si può tradurre con “i cinque gruppi di guru”.

Al di sotto, ci sono le altre diverse file [o anelli, o semicerchi, dipende da come li visualizziamo] di esseri, disposte ognuna su un ripiano di petali di loto.

Dall’alto verso il basso, sono le seguenti [il numero tra parentesi indica la fila corrispondente nella thangka riprodotta in gompa e/o di cui avete una copia, che segue una disposizione diversa per le divinità tantriche]:

2 (2) – 5 (2). Le divinità delle quattro classi del Tantra. Sono tutte nell’aspetto del Corpo di Godimento (Sambhogakaya). Anche se a volte possono essere collocate tutte su un’unica fila, nel nostro caso, seguendo le indicazioni di Pabonka Rimpoce, le visualizziamo su file separate. Perciò, sempre dall’alto al basso, abbiamo quattro file o anelli con rispettivamente:

2 (2). le divinità del Mahanuttarayogatantra (Tantra dello Yoga Supremo).

3 (2). le divinità dello Yogatantra.

4 (2). le divinità del Ciaryatantra (Tantra del Comportamento).

5 (2). le divinità del Kryatantra (Tantra dell’Azione).

Scendendo sulle altre file, vediamo:

6 (3). i Buddha del Sutrayana, nell’aspetto del Corpo di Emanazione (Nirmanakaya), come Buddha Shakyamuni. Comprendono principalmente: i Mille Buddha dell’eone fortunato, i Trentacinque Buddha della Confessione e gli Otto Buddha della Medicina. Questa fila o anello è molto grande.

7 (4). i grandi Bodhisattva. Sono gli otto Bodhisattva maggiori, attorno a Buddha Shakyamuni. Qui compaiono ancora Buddha Maitreya e Buddha Manjushri, però nell’aspetto di bodhisattva, poi ci sono Kshitagarbha, Sarvanivaranavishkambhi e altri.

8 (5). gli Arhat Realizzatori Solitari, di solito riuniti in dodici gruppi.

9 (6). gli Arhat Uditori, come quelli della puja ai Sedici Arhat o Sedici Anziani.

10 (7). i daka e le dakini tantrici.

11 (8). i Protettori del Dharma, che sono protettori sovramondani, tra i quali Mahakala, Vaishravana e Kalarupa, che sono i più importanti per noi: Mahakala è il protettore dello Scopo Superiore, Vaishravana di quello Intermedio e Kalarupa di quello Minimo. L’aggettivo “sovramondani” significa che sono esseri illuminati.

Fin qui tutti gli esseri erano disposti sulle successive file di petali del loto. Ora, appena al di sotto e fuori dal loto e dal trono, ci sono i protettori mondani, come i “quattro grandi re” e altri.

Un Campo del Rifugio o dei Meriti, come dice Sua Santità, è in certa misura qualcosa di un po’ individuale. A seconda della propria pratica qualche volta si possono aggiungere degli esseri, oppure li si può cambiare di posto. Sempre in relazione alla propria pratica, si può dare particolare rilievo ad alcuni dei componenti del Campo, come se lampeggiassero. Ad esempio, se una persona è impegnata nella pratica della visione profonda, può fare “accendere” di luce Nagarjuna.

Adesso che abbiamo la visualizzazione completa di fronte a noi, prendiamo rifugio in loro, recitando la formula del Rifugio.

Per la recitazione abbiamo due possibilità:

I). Diciamo la serie completa: “namo gurubhya, namo buddhaya, namo dharmaya, namo sanghaya”. Continuiamo a ripeterla, visualizzando del bianco e puro nettare proveniente dal cuore di ogni essere [del Campo] che purifica tutte le nostre negatività, le quali escono dal nostro corpo sotto forma di liquido nero. Possiamo visualizzare in questo modo per metà di una mala, e nella seconda metà visualizziamo del nettare giallo/dorato che ci conferisce tutte le qualità positive.

II). Recitazione individuale [per ogni oggetto del Rifugio]. Per esempio, per un’intera mala recitiamo solo “namo gurubhya, namo gurubhya, ecc.”, e mentre lo diciamo il nettare proviene dai “cinque gruppi di guru”, e cioè: Buddha Shakyamuni, i nostri propri guru-radice, i guru del lignaggio delle Attività Vaste, i guru del lignaggio della Visione Profonda e i guru del lignaggio del Tantra. Poi, recitando “namo buddhaya” [ripetutamente], il nettare proviene dal cuore delle divinità-buddha del Tantrayana e dal cuore dei buddha del Sutrayana (i Mille Buddha dell’eone fortunato, i Trentacinque Buddha della Confessione e gli Otto Buddha della Medicina). In seguito, recitando “namo dharmaya”, visualizziamo un testo appoggiato su un piccolo tavolo di fronte ad ogni componente del Campo del Rifugio: sono i testi che loro hanno composto o insegnato, ed è da questi testi che ci arriva il nettare luminoso. Infine, recitando “namo sanghaya”, il nettare luminoso proviene da tutto il resto dei componenti del Campo: i Bodhisattva, i Realizzatori Solitari, gli Uditori, daka, dakini e Protettori del Dharma.

In questo modo, concentrandoci per ogni recitazione rispettivamente su Guru, Buddha, Dharma e Sangha, possiamo generare una sensazione più intensa.

Bisogna ricordare che il nettare-luce bianco ci purifica, mentre quello giallo/dorato aumenta i nostri meriti, ecc. A questo proposito, si deve anche notare che in una pratica specificatamente Sutrayana non si visualizza del nettare, ma solo della luce. Se c’è la presenza di nettare è un segno che nella pratica c’è anche un po’ di Tantra. In questo caso visualizziamo la luce che viene verso di noi come in fasci di luce laser, lungo i quali scorre del liquido simile ad acqua o latte, che entra nel nostro corpo. Proviamo la sensazione paragonabile a quella di una doccia che venga fatta al nostro interno, lavando via tutte le negatività. È un tipo di visualizzazione che aiuta.

Dissoluzione del Campo del Rifugio

Dopo aver recitato i Quattro Incommensurabili, dobbiamo fare qualcosa con il Campo del Rifugio che abbiamo generato, non possiamo semplicemente lasciarlo lì e dimenticarcene. Ci sono tre possibilità per lasciare allontanare gli ospiti del Campo:

a). Si dissolvono in luce e si assorbono in noi entrando dalla nostra fronte, riempiendo così di benedizioni il nostro continuum. Fatto questo, può sorgere il Campo dei Meriti.

b). Meditiamo sulla vacuità: è quello che facciamo ora nella nostra pratica di Buddha Shakyamuni. Gli esseri si dissolvono nella vacuità simile allo spazio, ed è dalla vacuità che poi sorge il Campo dei Meriti.

c). Facciamo sollevare gli ospiti nello spazio, in alto, e quando visualizziamo il Campo dei Meriti fanno ritorno [in quest’ultimo], rientrandovi come esseri di saggezza.

CAMPO DEI MERITI

Dobbiamo vederlo come una cosa magnifica.

Prima di tutto abbiamo un oceano di latte, che simboleggia tutte le qualità positive che si trovano sia nel samsara sia nel nirvana.

Da esso sorge l’albero che soddisfa i desideri, fatto di sette sostanze preziose. Quest’albero ha sette diramazioni: un tronco centrale, tre rami a destra e tre rami a sinistra.

In cima all’albero c’è un gigantesco loto con 100.000 petali di svariati colori, e su di esso un trono dorato sorretto da otto grandi leoni.

Sul trono ci sono undici strati di petali di loto, come undici gradini o ripiani. Gli esseri che vi siedono sono disposti secondo un ordine uguale a quanto visto nel Campo del Rifugio.

Nel punto più alto c’è la parte centrale del loto, con soli quattro petali: uno di fronte alla figura principale, uno alla sua destra, uno dietro, e uno a sinistra.

La figura principale è il nostro prezioso Guru radice Lama Losang Tubwang Dorje Ciang. Le parti del suo nome significano:

– Lama: il nostro Guru

– Losang: l’aspetto di Lama Tzong Khapa. Non è quindi Lama Tzong Khapa colui che siede lì, bensì il nostro Guru con l’aspetto di Lama Tzong Khapa

– Tubwang: Buddha Shakyamuni. Questo perché ha Buddha Shakyamuni al suo cuore, a significare che è anche dell’entità di Buddha Shakyamuni

– Dorje Ciang: vuol dire che ha anche Buddha Vajradhara all’interno del cuore di Buddha Shakyamuni. Buddha Vajradhara è in unione con la consorte Vajrashatu Ishvari e a sua volta al cuore ha la sillaba HUM, l’Essere di Concentrazione

Riassumendo, vediamo il nostro Guru che esteriormente ha l’aspetto di Lama Tzong Khapa, e al tempo stesso la natura sia di Buddha Shakyamuni sia di Buddha Vajradhara. Quindi il nostro Guru è della stessa entità di tutte le manifestazioni dei buddha, sia del Sutrayana sia del Tantrayana.

Sui quattro petali attorno a questa figura centrale ci sono:

di fronte: Guhyasamaja

a destra: Vajrabhairava

dietro (perciò non visibile): Hevajra

a sinistra: Heruka Ciakrasamvara

Ognuno ha il proprio mandala con la sua dimora e il seguito delle rispettive divinità, ma non è indispensabile visualizzare tutto questo. Se possiamo vedere la sola divinità principale va benissimo, se non ci riusciamo non importa.

Sui ripiani inferiori dei petali del loto, come già accennato, sono disposti tutti i buddha e gli altri esseri come li abbiamo visti nel Campo del Rifugio [vedi descrizione relativa alle file da 1 a 11]: le divinità del Tantra dello Yoga Supremo, dello Yoga Tantra, del Tantra del Comportamento, del Tantra dell’azione, ecc.

Differenze principali rispetto al Campo del Rifugio

Dal cuore di Lama Losang Tubwang Dorje Ciang si dipartono raggi di luce: a destra, a sinistra, dietro e di fronte. Sui raggi di luce appaiono diversi troni di loto.

[Su quello] in alto a destra c’è Buddha Maitreya, circondato dai lama del lignaggio delle Attività Vaste, o del Metodo.

[Su quello] in alto a sinistra c’è Buddha Manjushri, circondato dai lama del lignaggio della Visione Profonda o della Saggezza.

Quando nelle recitazioni facciamo le richieste, in particolare nel Jorciö, ci rivolgiamo ad ognuno di questi esseri.

Cominciamo da destra con Arya Asanga, Arya Vasubandhu, Vimuktisena, ecc., uno per uno.

A sinistra ci rivolgiamo a Manjushri, quindi a Nagarjuna, ad Aryadeva (che però, stranamente, nelle richieste è omesso), Ciandrakirti, Shantideva, ecc.

Sotto entrambi questi gruppi, perciò sia a destra sia a sinistra, ci sono Lama Atisha e Lama Dromtönpa, per indicare che essi unificano i lignaggi del Metodo e della Saggezza.

I gruppi sottostanti, che provengono da Atisha e Dromtönpa, si trovano anch’essi su entrambi i lati del Campo, ad indicare ancora l’unificazione di Metodo e Saggezza. Sono distinti in:

lignaggio Kadam del Lam-rim (attorno a Gonpawa),

lignaggio Kadam dei Trattati (attorno a Ghesce Potowa),

lignaggio Kadam delle Istruzioni (attorno a Cen Ngawa).

Sotto le scuole Kadampa ci sono i lama del lignaggio Ghelug, anche loro rappresentati su entrambi i lati con gli stessi esponenti, per il motivo già detto. Su ogni lato, in cima al gruppo, c’è Lama Tzong Khapa, e attorno e sotto di lui i diciotto lama Ghelugpa: a questi noi ne aggiungiamo altri, dato che con il tempo il lignaggio è proseguito con altri lama, per arrivare fino al nostro Maestro.

Come Fare La Visualizzazione

Dobbiamo pensare che il nostro Guru è seduto in cima al trono, cercando di visualizzarlo con l’aspetto di Lama Tzong Khapa, con Buddha Shakyamuni al cuore e Buddha Vajradhara al cuore di quest’ultimo. [Ci possiamo arrivare] pian piano.

La cosa più importante è avere fede che siano lì presenti, e avere la certezza che ci possono aiutare.

Poi, lentamente, un po’ per volta, possiamo “costruire” il resto del Campo.

Quando facciamo le richieste è bene che non siano rivolte a uno spazio vuoto: per questo è utile avere un’idea sommaria riguardo a chi sono questi esseri, dove sono seduti nel campo, ecc. In definitiva dobbiamo cercare di renderci conto degli esseri a cui ci stiamo rivolgendo in quel particolare momento.

NB: le parti tra parentesi quadre […] sono state aggiunte dal traduttore per una maggiore comprensione nel passaggio dal parlato allo scritto. Lo stesso traduttore si assume ogni responsabilità per eventuali errori o imprecisioni.

Per descrizioni più dettagliate, si veda:

Pabonka Rimpoce, La liberazione nel palmo della tua mano, Chiara Luce Edizioni:

Campo del Rifugio: pagg. 146-150; Campo dei Meriti: pagg. 171-181. Inoltre, Appendice 2, a pag. 720, per il nostro Lignaggio; Appendice 4, da pag. 725, per entrambi i Campi.

Si veda anche il libretto del rituale di Lama Ciöpa con diagramma e legenda del Campo dei Meriti a pag. 122.

Nelle pratiche che facciamo, di solito la visualizzazione del Campo del Rifugio è quella iniziale.

 

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