1 Nagarjuna: Lettera ad un amico

Acarya Nagarjuna: “Riconoscendo la ricchezza come effimera e priva di sostanza, esercita correttamente te stesso in azioni generose”.

Acarya Nagarjuna: “Riconoscendo la ricchezza come effimera e priva di sostanza, esercita correttamente te stesso in azioni generose”.

1 LETTERA AD UN AMICO (SUHRLLEKHA) di ACARYA NAGARJUNA con COMMENTARIO “IL SIGNIFICATO CHIARITO (SPHUTARTHA)” del VENERABILE LAMA SAKYA RENDAWA

VERSI INTRODUTTIVI

Omaggio a tutti Jina delle dieci direzioni

Insieme ai loro figli e discepoli

Dotato di miriadi bianchi raggi di pura energia

Munindra, che porta il suo bianco coniglio,

Disperde il dolore manifesto degli esseri

Tormentati dalle loro bollenti afflizioni mentali

Proprio come la luna d’autunno che diffonde

Migliaia di freschissimi raggi soffusiO la brezza Malese profumata di dolce fragranza

Raccolta dagli alberi di sandalo hari.

Emanando alla fine rinfrescanti raggi

Come merito di libertà dal desiderio

Egli apre il fiore Utpala, con due api come occhi

E pistilli bianchissimi per denti.

All’istante racchiude la foresta di loti

Con visioni sublimi di ninfe celestiali

Inviate come spie da demoni arroganti,

Mi prostro a Munindra, la luna tra i maestri.

Son migliaia gli avversari alati che dimorano

Su una ferrea montagna di visioni estreme,

Ma non possono superare in nessun modo

La Gloria splendente della sua giusta posizione.

Totalmente libera da estremi è Shunyata, gioiello dei Naga (4),

Che disperde l’oscurità dei Tre Mondi.

Sii sempre vittorioso, Nagarjuna Signore dei Naga,

Assiso sulla fronte di tutti gli esseri viventi.

In risposta alle esortazioni di nobili amici spirituali

Farò del mio meglio per rendere chiari i versi seguenti,

Che manifestano la venerabile conoscenza di Nagarjuna

E sono tra i suoi scritti, il tesoro di versi eccellenti.

Fu affermato dal Buddha nel Lankavatara Sutra

Che trascorso del tempo dal suo proprio Nirvana,

Apparirà Colui che preserverà il Sentiero del Dharma,

E che sarà benedetto con grande Saggezza.

Nella Regione del sud, nella Terra delle Palme,

Bhiksu Srimanta apparirà ed avrà grande fama,

Egli sarà chiamato il Naga e saprà eliminare

Gli estremi erronei di esistenza e non-esistenza

Egli esporrà in tutto il mondo la mia Dottrina,

Cioè il Veicolo dell’insuperato Mahayana

E ottenendo lo Stato di Grande Perfezione

Gioiosamente andrà nel Paradiso Sukhavati.

Questi sono i Versi Introduttivi riservati al Grande Acarya Nagarjuna, la cui apparizione fu predetta in molti Sutra. Il Grande Acarya inviò questa Lettera (il Suhrllekha), al suo amico Re Udaybhadra. In essa vi sono rivelati gli infallibili mezzi per ottenere gli stati superiori (5) e la Suprema Beatitudine (6). Il Testo viene essenzialmente diviso in due parti: la prima come esortazione a prestare attenzione alla successiva istruzione ( i primi tre versi ) e la seconda come l’Istruzione stessa vera e propria (il resto del poema).

I. UNA ESORTAZIONE ALL’ATTENZIONE

(1) O Virtuoso, meritevole del bene per natura,

Ho composto questi ‘nobili versi’ per infondere

L’aspirazione per il merito che deriva dagli insegnamenti dei Sugata

Questo breve scritto a cui dovresti porre attenzione.

Il Re è designato “Virtuoso meritevole del bene per natura”, in quanto ha la possibilità di ascoltare l’Istruzione. Il suo affidarsi all’istruzione e farne una pratica costante, viene considerata una virtù, un’azione meritevole. La natura di simili virtù è quella di essere una causa e dall’aver precedentemente accumulato radici virtuose, il Re è diventato ora un recipiente idoneo all’ascolto del Sacro Dharma, quindi è degno del Bene. Il verso, quindi, significa essenzialmente: “Per aver precedentemente accumulato radici virtuose, o Re, sei divenuto un degno ricettacolo per il Sacro Dharma. E perciò dovresti prestare attenzione”.

A cosa il Re dovrebbe prestare attenzione? Dovrebbe prestare attenzione a questi Versi, composti secondo una metrica chiamata arya-giti (nobile ritmo). Qual è la lunghezza del poema? Ad evitare lo svantaggio di una lunghezza eccessiva Nagarjuna compose un brano non molto lungo, dato che gli affari di un Re sono innumerevoli ed egli non ha la possibilità di studiare un gran numero di Scritture. Chi è che ha composto l’opera, e con quale proposito? Il Bhiksu Nagarjuna è stato, affinché tu ed altri, o Sovrano, possiate aspirare al merito che deriva dagli insegnamenti della Sacra Parola dei Sugata (1), poiché essa è il mezzo per ottenere la rinascita negli stati superiori e per raggiungere, infine, la Suprema Beatitudine”.

Gli infallibili mezzi per ottenere gli stati superiori e la Beatitudine Suprema non possono essere trovati in nessun’altra parte che negli insegnamenti del Buddha. Per esempio, alcuni esterni (cioè seguaci di dottrine non-Buddhiste) credono erroneamente che gli stati superiori e la Liberazione (2) possono essere ottenuti mediante offerte sacrificali di animali, pratiche eccessive come quella di strapparsi i capelli, o la meditazione che si basa su un’<anima>. Questo è il motivo della frase: “…infondere l’aspirazione per i meriti che derivano dalla Sacra Parola dei Sugata”, poiché il pensiero fondamentale dell’autore è che un individuo non otterrà la sua meta desiderata se aspira a ciò che, in altre tradizioni religiose, possa venir considerato meritorio.

Il prossimo verso spiega attraverso una similitudine che non si dovrebbe pensare: “Non ho intenzione di ascoltare questo vostro poema, in quanto la sua forma non è delle più eleganti…”; a motivo dell’eccellenza del significato, disprezzare il poema per mancanza di stile sarebbe alquanto improprio.

(2) I Saggi venerano le immagini dei Sugata fatte di legno e simili,

Qualsiasi sembianza esse abbiano. Allo stesso modo, ti chiedo

Di non disprezzare questa mia poesia, benché essa sia povera,

Perché essa si fonda sui sinceri discorsi del Santo Dharma.

Che siano belle o meno, le immagini dei Sugata fatte di legno e simili, cioè di pietra, argilla o altri materiali poveri, sono comunque venerate dai Saggi che si basano sulle qualità di ciò che esse rappresentano, indipendentemente dal loro valore materiale o artistico. Similmente, questa mia poesia merita la lode degli uomini saggi, che confidano non nel senso letterale, ma nel significato delle asserzioni. Sebbene possano essere poveri nello stile, questi versi si fondano sulle ingiunzioni del Santo Dharma, il cui oggetto costituisce i mezzi per gli stati superiori e la Suprema Beatitudine: dunque non disprezzarli ed anzi, dovresti prestare loro la massima attenzione.

Il verso seguente risponde, sempre secondo una similitudine, al pensiero che si potrebbe avere sul fatto che “ se la poesia non è elegante, allora non è necessario ascoltare questa istruzione, dato che in passato ho ascoltato molte scritture dei Sugata e quindi già ne conosco i significati”. Benchè possa non esserci niente di nuovo da imparare, il poema dovrebbe essere udito, onde chiarire maggiormente ciò che hai già compreso.

( 3 ) Anche se tu, o Re, puoi aver di già sentito e compreso

Tutti gli squisiti e saggi discorsi del Grande Muni,

Non pensi che ciò che è fatto con intonaco di gesso, possa

Diventare ancor più bianco sotto la luce della luna piena?

Il Buddha è chiamato il Grande Muni (3) perché ha protetto le tre porte (4) dalle azioni non virtuose. Egli è “grande” in quanto ha eliminato tutte le impronte delle afflizioni mentali e le cause della rinascita. I discorsi del Signore Buddha sono definiti “squisiti e saggi” in quanto espressi in modo eccellente. Benché tu, o Re, possa averli sentiti e compresi tutti, per mezzo di ascolto, contemplazione e meditazione, questi versi dovrebbero essere uditi ancora, poiché serviranno a rendere più chiaro ciò che hai  già imparato. Così come il chiarore della luna piena d’inverno rende più bianco un palazzo intonacato, non pensi che lo faccia sembrare più bianco, malgrado sia il suo colore naturale?

II.  L’EFFETTIVA ISTRUZIONE

La seconda parte del Testo, che tratta dell’Istruzione effettiva, è divisa in tre parti: 1) un consiglio di carattere generale concernente le pratiche virtuose, 2) lo sviluppo del disgusto verso il Samsara per mezzo della contemplazione dei suoi difetti, e 3) l’istruzione sul perseguimento del Sentiero dopo la contemplazione dei benefici del Nirvana.

A) CONSIGLIO DI CARATTERE GENERALE CONCERNENTE LE PRATICHE VIRTUOSE.

Questa sezione comprende a sua volta tre capitoli, di cui il primo è un consiglio di carattere generale rivolto sia ai capifamiglia che a coloro che hanno abbandonato la vita domestica.

Capitolo 1 / CONSIGLIO DI CARATTERE GENERALE RIVOLTO AI CAPIFAMIGLIA ED A COLORO CHE HANNO ABBANDONATO LA VITA DOMESTICA.

Anche in questo Primo Capitolo vi sono tre sezioni, la prima delle quali è il consiglio di mantenere una costante attitudine di fede mediante le Sei Reminiscenze. Il prossimo verso illustra che la fede verso il Buddha, ecc. è la radice di tutte le virtù e che bisognerebbe costantemente richiamare alla memoria le Sei Cose da Ricordare, allo scopo di aumentare questa fede.

1. Le Sei Cose da Ricordare (4)

Il Jina proclamo le Sei Cose da Ricordare

Esse sono: Buddha, Dharma, Sangha, e inoltre

La Generosità, la Moralità nonché le Divinità.

Ricordati ognuna delle loro numerose Virtù.

I Jina sono coloro che hanno completamente trionfato su tutte le malvagità. Le Sei Cose da Ricordare – Il Buddha, e le altre- che furono proclamate dal Signore Buddha in persona, devono essere costantemente ricordate tutti i giorni. Come si fa? Ricordando e richiamando alla memoria le varie buone qualità appartenenti al Buddha ed agli altri, così come sono state descritte dai Sutra.

IL BUDDHA – Di tali cose da ricordare, quelle che seguono sono le virtù del Buddha: “ Il Buddha è il Bhagavan, il Tathagata (1), l’Arhat ed il Pienamente Illuminato (2). Egli è Colui che è Dotato della Conoscenza e della sua Base, ed ancora Egli è il Sugata, il Conoscitore del Mondo, l’Insuperata Guida degli Esseri Disciplinabili, il Maestro di Dei e di Uomini”.

Il Buddha è chiamato Bhagavan (letteralmente, Signore Beato) perché ha sconfitto i quattro dèmoni e perché è dotato della massima fortuna. Egli è chiamato Tathagata (lett. Colui che è così Andato) poiché ha ottenuto la realizzazione della Talità (3), o anche perché tutto è proprio così come lui ha dichiarato, e non altrimenti. Ed è chiamato Arhat (Distruttore del Nemico) poiché ha sconfitto il nemico delle afflizioni mentali ed anche perché è degno di essere onorato con offerte e venerazione.

Il Buddha è chiamato “Pienamente Illuminato” perché ha compreso tutti i fenomeni realmente ed infallibilmente ed è detto “Dotato della Conoscenza e della sua Base” perché possiede la Saggezza, la Moralità e la Concentrazione mentale sulle quali è fondata la Conoscenza. Egli è chiamato il Sugata (Colui che è bene andato) poiché ha raggiunto lo stato sublime e perché non lo abbandonerà più. Egli è chiamato “Conoscitore del Mondo” poiché, realizzando la natura dei Dodici Anelli dell’Originazione Dipendente, conosce esattamente il mondo degli esseri viventi. E comprendendo l’origine dei fenomeni (la terra, le montagne, ogni regione, le loro dimensioni, e così via) egli conosce esattamente il mondo fisico esterno…

Il conducente di un carro, attacca al suo veicolo dei buoi che non siano già stati addestrati prima, qualora essi siano adatti al compito di trainarlo. Una volta che i buoi siano stati aggiogati, egli frena quelli che trascinano impropriamente il carro e mette sul giusto percorso quelli che sono andati fuori strada. Il guidatore stimola con un pungolo di ferro quelli che procedono troppo lentamente. Quelli indisciplinati e quelli che si rifiutano di essere aggiogati al veicolo, li lascia da parte indisturbati.

Allo stesso modo, il Signore Buddha riunisce al Sentiero degli Arya quei discepoli che sono meritevoli di essere uniti ad esso. Egli trattiene e corregge quei pochi che, una volta riuniti, agiscono in modo non proprio adeguato alla Santa Dottrina: Il Buddha restituisce al Vero Sentiero coloro che stanno deviando verso uno erroneo ed incoraggia col pungolo dello sforzo energico quelli che si dimostrano pigri. Quelli indisciplinati, che rifiutano e non sono adatti ad entrare nel Sacro sentiero, Egli li lascia da parte indisturbati. Per tali motivi Egli è chiamato “L’Insuperata Guida degli Esseri Disciplinabili”.

Come è affermato nel Satapancasatika:

Tu ammonisci il caparbio e tieni sotto controllo coloro che stanno sbagliando;

Restituisci il disonesto ai retti comportamenti e scuoti quelli che avanzano lentamente.

Unisci al Sentiero i disponibili e lasci in pace gli indisciplinati.

Perciò Tu sei l’Insuperata Guida per Coloro che sono addestrabili.”

La maggior parte dei discepoli sono uomini e divinità, in quanto essi sono ricettacoli adatti al Sentiero della Liberazione e poiché il Buddha insegna loro il Dharma secondo i loro desideri, Egli è il “Maestro degli Dei e degli Uomini”. Per indicare che Colui che possiede le qualità precedentemente citate è il Signore Buddha, vengono menzionati altri titoli. Il Buddha quindi è “Il Risvegliato”, poiché si è risvegliato dal sonno dell’ignoranza, nonché “Il Pienamente Realizzato”, poiché la sua mente si è sviluppata fino a racchiudere tutti gli oggetti della Conoscenza.

IL DHARMA. Le seguenti sono le virtù del Dharma: “Il Dharma del Bhagavan è giustamente proclamato, rettamente visto, libero dal male, immortale, correttamente trasmesso, degno di essere ammirato e di essere realizzato dal Saggio attraverso l’esperienza personale”.

Brevemente, queste qualità indicano il duplice Dharma della Dottrina (4) e del Conseguimento (5). La qualità dell’essere “giustamente proclamato” si riferisce al Dharma della Dottrina, che è virtuosa all’inizio, nel mezzo ed alla fine, poiché genera, successivamente, le tre saggezze dell’ascolto, contemplazione e meditazione.

Le altre qualità si riferiscono al Dharma del Conseguimento, di cui le prime cinque stanno ad indicare la Verità del Sentiero. Inoltre esse rappresentano questa Verità nei termini A) della sua natura essenziale e B) dei suoi attributi. L’espressione “Correttamente trasmesso” indica la prima, nel senso che il Dharma costituisce un Sentiero poiché comunica al devoto la Via-risultato per il Nirvana.

Tre attributi del Sentiero sono che esso è puro per natura, illumina la reale natura di tutti gli oggetti di conoscenza e supera tutte le avversità. Al primo di questi si riferisce l’espressione “degno di essere ammirato” poiché, come una lampada, il Sentiero irradia luce grazie alla sua pura natura. L’espressione “rettamente visto” si riferisce al secondo attributo, poiché il Sentiero permette la visione infallibile della vera natura della realtà. Al terzo si riferisce l’espressione “libero dal male” poiché con il conseguimento del Sentiero, ogni potenziale latente delle afflizioni mentali (klesha) è eliminato. Inoltre, poiché questo potenziale è eliminato per sempre, e non solo per un limitato periodo, il Dharma è detto essere “Immortale”.

La frase “essere realizzato dal Saggio attraverso l’esperienza personale” si riferisce alla Verità della Cessazione, che non può né essere determinata per mezzo della speculazione logica, né chiarita attraverso l’espressione verbale, poiché è l’oggetto della consapevolezza trascendente che viene realizzata da ciascun meditante in se stesso. La seguente citazione dalla Scrittura Uttaratantra (Cap.1, v.9) può servire come definizione del Dharma: “Omaggio a ciò che non può essere esaminato riguardo alla sua esistenza, alla sua non-esistenza, alla sua esistenza e non-esistenza insieme, o a qualsiasi altra cosa diversa da esistenza e non-esistenza; ciò che non ha spiegazione verbale, che viene realizzato all’interno di se stessi e produce pace: il Sacro Dharma, questo sole dotato della radianza dell’Immacolata Saggezza che supera l’attaccamento, l’avversione e l’ignoranza, riguardo a tutti gli oggetti”.

IL SANGHA. Le seguenti sono le virtù del Sangha: “I membri del Sangha (coloro che prestano ascolto al Bhagavan) sono virtuosi nella condotta, retti nella condotta, giusti nella condotta e decorosi nella condotta”. Questi termini indicano le virtù della pratica del Sangha. Poiché si attengono correttamente ai tre addestramenti della Moralità Superiore, Concentrazione Meditativa Superiore e Saggezza Superiore, gli appartenenti al Sangha sono definiti rispettivamente “virtuosi nella condotta”, e così via. Inoltre poiché ognuno di loro mantiene questo stesso comportamento riguardo alle cose materiali, alla moralità, ai punti di vista ed ai riti, i membri del Sangha sono definiti “decorosi nella condotta”.

Le seguenti sono le virtù che rendono il Sangha degno di grande rispetto: “Il Sangha, ovverosia la comunità di coloro che seguono gli insegnamenti del Buddha, è sempre degno di omaggi, degno di grandi offerte, degno di prosternazioni e degno di essere riverito a mani giunte; esso è un incomparabile campo di meriti, per tutti gli esseri del mondo”. Le prime due espressioni, le due successive e quella finale, si riferiscono alle virtù rispettivamente di ognuno dei tre addestramenti di cui sono dotati i membri del Sangha.

LA GENEROSITA’. Le seguenti sono le virtù della Generosità: “In verità, le capacità che ho acquisito dimorando con mente libera da avarizia, tra esseri corrotti dall’impurità dell’avidità, compiendo atti di offerta e generosità con pieno entusiasmo, provando diletto nel porgere la mano e donare, come pure inducendo altri alla generosità. Queste sono qualità davvero bene acquisite”.

Tali affermazioni illustrano le seguenti qualità della generosità da adottare personalmente: abbandonare l’impurità dell’avidità, essere di natura generosa, impegnarsi di persona nello sforzo, donare oggetti e compiere tutto ciò gioiosamente.

LA MORALITA’. Le virtù della Moralità vengono espresse come segue: “La mia Moralità è intatta, immacolata, incontaminata, autocontrollata, lodata dai Saggi e conduce all’ottenimento del Samadhi”. Vediamo che questa espressione illustra bene quelle qualità della moralità, da adottare in se stessi e che vengono ulteriormente spiegate in occasione del verso: “Devi praticare una moralità intatta, non degenerata, pura, incontaminata e incorrotta”(6).

LE DIVINITA’. Le virtù delle Divinità sono espresse come segue: “Esistono divinità appartenenti ai livelli che vanno dalle classi dei Quattro Divini Monarchi (catur maharaja kayika) e dei Trentatre Illustri (trayastrimsa) fino alla classe di quelle deità chiamate ‘Quelle che controllano le emanazioni delle altre’ (paranirmita-vasa-vartin)(7). Ricordare le Divinità, consiste nell’essere consapevoli delle qualità che hanno causato la loro rinascita in questi stati celestiali e nell’imitarli con la propria moralità

e nella pratica meditativa, ecc.

2. Le Dieci Vie

Le sei Reminiscenze vengono presentate per prime poiché purificano la mente e sono fonte di grandi meriti (8). I successivi versi indicano che colui che possiede un’attitudine di sincera fede verso questi Sei oggetti, Il Buddha ecc., dovrebbe sforzarsi nell’adempimento della virtù.

(Verso 5, prima parte)

Pratica costantemente le Dieci Vie del karma virtuoso,

ed eseguile con il corpo, con la parola e con la mente.

Le Vie virtuose del karma vengono chiamate ‘virtuose’ poiché producono molti desiderabili risultati; ‘del karma’ in quanto la loro essenza consiste nell’azione; e ‘Vie’ in quanto conducono agli stati favorevoli dell’esistenza (9).

Esse inoltre hanno dieci aspetti, che vanno dall’evitare di uccidere fino alla giusta visione. Tre di esse (Astenersi dal togliere la vita, ecc.) riguardano il corpo; quattro (astenersi dal dichiarare il falso, ecc.) la parola e tre (assenza di bramosia, ecc.) la mente. Perciò queste righe del verso affermano che bisognerebbe costantemente mettere in pratica queste dieci vie, con il corpo, con la parola e con la mente, rispettivamente.

Le Dieci Vie del karma virtuoso sono praticate evitando le dieci vie del karma non-virtuoso (uccidere, ecc.). Ci si può quindi chiedere come siano definite tali azioni non-virtuose. In generale esse vengono definite come l’impegno ed il compimento della particolare azione (dell’uccidere, ecc.) rispetto ad un oggetto adatto, con uno stato mentale afflitto.

Uno “stato mentale afflitto” è quello in cui un individuo è sopraffatto da uno o più dei tre veleni – desiderio, odio ed ignoranza -. Comunque, stabilito lo stato afflitto della mente, un’azione non intrapresa con l’intento di riconoscere accuratamente la caratteristica dell’oggetto, costituisce un sentiero karmico incompleto, anche nel caso dell’effettiva sua consumazione, giacché i due fattori dell’intenzione e della preparazione non sono intervenuti (10).

Se sono presenti sia lo stato afflitto della mente che l’intenzionalità ma, a causa di una mente erronea, il fatto viene compiuto su qualche altro oggetto, l’azione non costituisce un sentiero karmico completo, anche se verrà portata a termine, poiché l’intenzione e la preparazione sono sbagliate.

Se una mente afflitta e l’intenzionalità sono entrambe presenti, ma l’azione non viene intrapresa né consumata, essa non costituisce un sentiero karmico completo perché è solo stata concepita nella mente, mentre i fattori della preparazione e della preponderante messa in atto (cioè l’effettiva perpetrazione dell’azione) non sono intervenuti.

Se una mente afflitta e l’intenzionalità sono presenti e viene fatto un tentativo di compiere l’azione ma non viene raggiunto lo scopo, l’azione non costituisce un sentiero karmico completo perché non vi è il fattore dell’attuazione principale.

Quando sono presenti sia una mente afflitta sia l’intenzionalità ed il tentativo nonché il compimento di una data azione sono perpetrati rispetto ad un dato oggetto, allora esiste un sentiero completo di karma non-virtuoso. Per essere più specifici, le definizioni dei dieci sentieri del karma vengono apprese come aventi cinque elementi: Oggetto, Intenzione, Preparazione, Afflizione mentale e Compimento finale.

Di queste, “l’Oggetto” è l’entità sulla quale una data azione, per esempio l’uccidere, viene eseguita: quella cosa, sia essa animata o non-animata, attraverso la quale nasce uno dei dieci sentieri karmici non-virtuosi. “L’Intenzione” è formata di un duplice aspetto: Concepimento e Motivazione.

Il Concepimento, inoltre, è esso stesso di quattro tipi: 1) concepire l’oggetto correttamente per quello che è, 2) concepimento di ciò che l’oggetto non è, ma come se lo fosse, 3) concepirlo come se non lo fosse e 4) concepire ciò che non è l’oggetto per ciò che non è. Quindi solo il primo di questi quattro tipi può contenere il fattore di un sentiero karmico, in quanto nessuna azione potrà essere completa mediante uno degli altri tre. La Motivazione è il desiderio di eseguire una particolare azione su un dato oggetto.

La “Preparazione” è un qualsiasi sforzo (sia proprio che di altra persona) delle tre porte di corpo, parola e mente, effettuato col proposito di portare a termine la particolare azione. “Afflizione mentale” è uno qualunque degli stati preda dei tre veleni di desiderio, odio e ignoranza (11). “Compimento” è il completamento dell’azione desiderata, attuato per mezzo dei tentativi con essa associati, che può accadere sia nel medesimo momento in cui questi tentativi vengono compiuti che in un secondo momento successivo. In questo modo si dovrebbe comprendere come sono definiti i sentieri karmici non-virtuosi, nei termini di questi cinque aspetti.

1) TOGLIERE LA VITA

L’oggetto dell’azione del Togliere la Vita (12) è un essere vivente. Si chiama “concepimento accurato” quello per cui la persona che compie l’azione concepisce l’essere come una cosa vivente e possiede pure una concezione esatta di essa come ciò che egli desidera uccidere. Il sorgere del pensiero “Io ucciderò questa creatura” sulla base della concezione suddetta, è l’intenzione volontaria di uccidere proprio quella creatura. Questa persona è sopraffatta da uno dei tre veleni radice (desiderio, ecc.) ed una tale formulazione della mente è l’AFFLIZIONE MENTALE.

Se, con una simile intenzione e la mente afflitta, questa persona direttamente o un’altra attraverso la sua persuasione, tenta di uccidere quel particolare essere colpendolo con un’arma o mezzi simili e se la creatura dovesse morire immediatamente, a causa di questo tentativo dell’essere colpita, in quello stesso momento il sentiero karmico sarebbe completato. Se l’essere dovesse morire in un tempo successivo per effetto di quel tentativo, il sentiero karmico sarebbe completato al momento della morte.

2) PRENDERE CIO’ CHE NON E’ DATO

L’oggetto dell’azione del Prendere Ciò che non è Dato (13) è la proprietà appartenente ad un’altra persona. Il concepimento è riconoscere l’oggetto come tale. L’intenzione è il desiderio di appropriarsene, l’afflizione mentale è uno dei tre veleni ed il compimento è la rimozione di tale proprietà verso un altro luogo per appropriarsene.

3) SCORRETTA CONDOTTA SESSUALE

L’oggetto dell’azione della Condotta Sessuale Scorretta (14) può essere uno dei seguenti: a) una donna con la quale è sconveniente impegnarsi in attività sessuali; b) una donna con la quale l’attività sessuale, che potrebbe altrimenti risultare permissibile, sia sconveniente in considerazione della parte del corpo, del luogo o del tempo; e c) un altro maschio, cioè una persona dello stesso sesso, oppure una persona sessualmente non normale. Il concepimento è riconoscere, senza dubbi, qualcuno degli oggetti menzionati come tale. L’intenzione è il desiderio di avere il rapporto sessuale. L’afflizione mentale è come sopra ed il compimento è l’effettuazione del contatto fisico fra questi due individui.

4) DIRE MENZOGNE

L’oggetto dell’azione del Dire Menzogne (15) è riferire l’opposto di qualcosa che è stata vista, udita, percepita o conosciuta e i relativi contrari. Il concepimento è ideare l’opposto di ciò che fu visto, ecc. L’intenzione è formulare una tale falsata concezione. L’afflizione mentale è come prima, ed il compimento è quando un’altra persona ha ricevuto una falsa informazione in risposta alla sua domanda.

5) DIFFAMAZIONE

L’oggetto della Diffamazione (16) possono essere sia persone in uno stato di reciproco accordo e sia persone che non lo siano. Il concepimento è riconoscerle come tali. L’intento è il desiderio che esse si disaffezionino o che esse non si riconciliino. L’afflizione mentale è come negli altri casi. Il compimento è la pronuncia di parole destinate a provocare discordia, seguite dal fatto di venire intese.

6) PAROLE ASPRE

L’oggetto dell’Aspro Parlare (17) sono esseri senzienti che abbiano generato sentimenti ostili. Il concepimento è riconoscerli come tali. L’intento è un desiderio di pronunciare parole dure e l’afflizione mentale è come negli altri casi. Il compimento è l’espressione di dire parole aspre verso quegli individui.

7) PAROLE VANE

L’oggetto del Parlar Vano (18) è discutere di argomenti privi di scopo. Il concepimento è avere la concezione di essi, l’intento è il desiderio di parlarne e l’afflizione mentale è come sopra. Il compimento è il pronunciare simili discorsi stupidi.

8) BRAMOSIA

L’oggetto della Bramosia (19) è la ricchezza o le proprietà di un’altra persona. Il concepimento è riconoscerla come tale e l’intento è desiderare la stessa cosa per se stessi. L’afflizione mentale è come negli altri casi ed il compimento è il proposito di impossessarsi della ricchezza o proprietà altrui per se stessi.

9) MALEVOLENZA

L’oggetto ed il concepimento della Malevolenza (20) sono gli stessi del caso delle Parole Aspre. L’intenzione è quella di percuotere o in altro modo infliggere danno a quegli individui, l’afflizione mentale è la stessa degli altri casi ed il compimento è il proponimento di colpirli o danneggiarli in qualche altro modo.

10) VISIONE ERRATA

L’oggetto della Visione Errata (21) sono: la Legge di Causa ed Effetto, le Quattro Nobili Verità e altri significati che di fatto siano delle Realtà. Il concepimento è di concepirli come non veri. L’intenzione è quella di aderire a tale errata credenza, l’afflizione mentale è come sopra e il compimento è il bestemmiare deliberatamente contro tali verità.

Per una più esauriente spiegazione della classificazione di questi Dieci Sentieri Karmici ci si dovrebbe affidare a Scritture come il Nirmaya Samgraha. Io qui volutamente non ho scritto di più per paura che l’argomento sarebbe diventato troppo lungo. Quindi si dovrebbe comprendere che i Dieci Sentieri Virtuosi del Karma, cioè l’Evitare di Togliere la Vita, ecc., non sono nient’altro che l’astenersi ed il rifuggire completamente dai Dieci Sentieri del Karma non-virtuoso appena spiegati, anche quando i loro oggetti siano facilmente a portata di mano. Inoltre gli INTOSSICANTI sono la causa di ogni sorta di comportamento errato e sono quindi di grande danno. Il loro consumo, essendo per regola una trasgressione (22), non è stato incluso nei Dieci sentieri Karmici. Per questo motivo l’astensione dagli Intossicanti è sottintesa nel contesto di perseguire un retto modo di vivere.

(Verso 5, seconda parte)

Astieniti dagli Intossicanti e contemporaneamente

Prendi anche diletto in un virtuoso modo di vivere.

Ci si dovrebbe astenere, poiché essi sono causa di disattenzione, da tutte le forme di Intossicanti, siano essi prodotti da cereali che da misture di differenti sostanze. È altresì aggiunto che si dovrebbe prendere diletto in un virtuoso modo di vivere: cioè spartire il cibo, le bevande e così via, in modo che non si danneggi né si causi trascuratezza negli altri individui.

Il prossimo verso è espresso allo scopo di illustrare che chi mantiene i Sentieri del karma virtuoso, dovrebbe praticare l’azione del donare secondo le proprie possibilità.

(Verso 6)

Riconoscendo la ricchezza come effimera e priva di sostanza

Esercita correttamente te stesso in azioni generose

Verso i monaci, i brahmani, i poveri e gli amici.

Per il futuro non c’è migliore amico della Generosità.

La ricchezza materiale come cibo, vestiario ed altri beni, è chiamata ‘effimera’ perché è instabile. E’ chiamata ‘priva di sostanza’ perché procura una soddisfazione non reale né durevole. Realizzando che tale è la natura della ricchezza materiale, dovresti compiere atti di generosità in modo corretto, cioè rispettosamente, così da ottenere un autentico valore da tale ricchezza. Con il desiderio di onorarli o di assisterli, bisognerebbe fare doni a Bhiksu e Brahmani, i quali costituiscono il “campo della virtù”(23); ai bisognosi ed ai malati, che costituiscono il “campo della sofferenza”(24); ad amici quali i predicatori di Dharma ed ai genitori, che costituiscono il “campo dell’assistenza”(25).

Poiché nel futuro giungeranno grandi risultati da tale generosità, viene affermato che non vi è, per le vite future, amico più utile della generosità. Come è affermato dal Madhyamakavatara:

Una persona che infrange il sostegno della moralità,

Pur conseguendo ricchezza da qualche atto di generosità,

Precipiterà negli stati inferiori (26); Allorchè la radice che genera la ricchezza

Verrà esaurita, da allora in poi non acquisirà nient’altro!” (Cap. 2, v. 4)

Poiché il frutto della generosità, separato alla moralità, viene goduto come essere di uno stato inferiore, non viene sviluppata nessuna altra azione di generosità per il beneficio delle vite future, quindi la stessa condizione di ricchezza perverrà ad una fine. Nella stessa Scrittura è asserito:

Quando le virtù sono sviluppate nell’ambito della moralità,

Il godimento del loro frutto non sarà interrotto”. (Cap. 2, v. 6)

La generosità combinata con la moralità si risolverà in una grande ricchezza, goduta in una vita come deva o essere umano. E poiché in tale stato uno può praticare ancor maggiormente la generosità sostenuta dalla moralità, il godimento degli abbondanti frutti in vite successive sarà illimitato. Quindi, affinché un tale merito come la generosità non debba andare sprecato, il seguente verso viene formulato come un’ingiunzione ad osservare la moralità.

(Verso 7)

Devi praticare una moralità intatta, corretta e non degenerata,

Essa deve anche essere pura, incontaminata ed incorrotta;

La moralità è stata dichiarata il fondamento di ogni virtù,

Proprio come la terra lo è per ogni cosa animata ed inanimata.”

In essenza, il verso afferma semplicemente che bisognerebbe praticare la moralità. E quali qualità dovrebbe possedere la propria pratica morale? Dovrebbe essere ‘intatta’, affinché non si trasgredisca a neanche uno solo dei precetti che sono stati accettati; dovrebbe essere ‘corretta e non degenerata’, affinché questi precetti non siano trasgrediti in gran numero; ‘pura’, affinché non sia inquinata da pensieri non-virtuosi. Dovrebbe essere ‘incontaminata’, affinché la sua pratica non sia dedicata allo scopo di permanere nell’esistenza o di conservare la ricchezza materiale. Infine, la moralità dovrebbe essere ‘incorrotta’, affinché questa stessa pratica morale non si trasformi in qualcos’altro.

Poiché una pratica morale che abbia tali qualità produce la liberazione dalla schiavitù dell’esistenza samsarica, essa costituisce liberazione. Una simile pratica morale è quindi lodata dai Saggi e dagli Arya. Essa conduce anche al raggiungimento del samadhi, poiché quando si è dotati della moralità, la mente diviene calma spontaneamente.

Una spiegazione di ciò può essere data anche attraverso un’espressione tratta dalla “Abhidharmakosha”:

“…Non contaminati dall’immoralità o dalle sue cause,

Ma fondati sui loro antidoti e sulla Pace che se ne riceve. (27)

Con ciò è indicato che la propria pratica morale dovrebbe essere dotata di quattro qualità. La pratica dovrebbe essere ‘intatta’, per non rimanere corrotti dalla condotta immorale, vale a dire dalle afflizioni mentali. Essa dovrebbe essere mantenuta ‘pura’, per mezzo della fiducia in pratiche come la meditazione sulle impurità del corpo (28), che costituiscono gli antidoti alle afflizioni mentali. Infine, dovrebbe essere mantenuta ‘incontaminata’ attraverso l’aspirazione per la pace del Nirvana.

Ci si potrebbe chiedere quale valore abbia l’aderire a tale moralità. Il Buddha ha dichiarato che, proprio come la terra è il supporto per tutte le cose animate ed inanimate, la moralità stessa è il supporto per la concentrazione meditativa, la Saggezza, e così via: cioè ogni cosa di valore, sia mondano che trascendente. Giacché una persona dotata di moralità sarà libera da ostacoli come il rammarico, ecc. egli potrà gradualmente raggiungere il samadhi. Con il raggiungimento della calma mentale, potrà quindi sorgere la vera ed esatta visione della Consapevolezza Trascendente; ed è per mezzo di questa Consapevolezza Trascendente che si ottiene infine la Liberazione (29), vale a dire l’eliminazione delle afflizioni mentali.

3. Le Sei Paramita

La Terza Istruzione è quella di attenersi Al Sentiero Mahayana delle Sei Paramita. Il verso seguente è espresso per illustrare che dopo essersi inizialmente purificati praticando le Dieci azioni virtuose, la generosità e la moralità, come spiegato in precedenza, uno dovrebbe addestrarsi bene nelle Sei Paramita del Sentiero Mahayana.

(Verso 8)

La Generosità, la Moralità, la Pazienza, lo Sforzo, la Meditazione

E contemporaneamente la Suprema Saggezza. Queste sono le Paramita.

Sviluppa dunque queste Incommensurabili, attraversando il mare dell’esistenza.

In questo modo potrai divenire il Signore dei Vittoriosi! (30).”

Donare tutti i propri possedimenti, le proprietà e le ricchezze personali e perfino il proprio corpo, costituisce la Generosità. La Moralità consiste nell’abbandonare le azioni non-virtuose, insieme alla loro base di origine. La capacità di sopportare le avversità è la Pazienza. Lo Sforzo consiste nella buona volontà di eseguire azioni virtuose e la Meditazione è il fissare in modo univoco la mente sopra un soggetto virtuoso. La vera ed esatta conoscenza della Verità costituisce la Suprema Saggezza. Inoltre, tutte e sei queste pratiche devono essere sostenute dalla Mente-Bodhi (31) e dalla Saggezza che non concettualizza le Tre Sfere (32). Essendo sorrette dalla Mente della Bodhi, queste Paramita non ricadono nell’ambito degli Sravaka e dei Pratieka (33) e perciò sono “Incommensurabili”. Inoltre, poiché la Tre Sfere non vengono concettualizzate, la Saggezza è estesa ai suoi estremi limiti. Per questo esse sono chiamate “PARAMITA” (cioè ‘Quelle che hanno raggiunto l’altra sponda’).

Sviluppare queste Paramita, significa che esse devono venir praticate in maniera tale da diventare sempre più sommamente perfette. E, una volta che sia stata raggiunta l’altra sponda dell’esistenza, uno dovrebbe conseguire il Dominio dei Vittoriosi: cioè la Buddhità, cosicché può trasportare colà anche gli altri individui.

Di queste Sei, le Paramita della Generosità, Moralità e Pazienza costituiscono “l’accumulazione di merito”. Questa accumulazione di merito procura ai Bodhisattva, un abbondante benessere nei più alti stati dell’esistenza, fintanto che essi permangono nel Samsara e, al momento del conseguimento della perfetta Buddhità, serve come causa per il “Corpo della Forma” di un Buddha. Quest’ultimo costituisce la Perfezione delle attività che riguardano gli altri individui(34). Come afferma il Madhyamakavatara:

Questi Tre Dharma – Generosità, Moralità e Pazienza – dai Sugata

Furono raccomandati specialmente per i Capifamiglia.

Proprio essi stessi vengono chiamati “accumulazione di meriti”,

E sono la Causa del Corpo di Forma del Buddha”. (Cap. 3, v. 12)

L’accumulazione di conoscenza comprende le Paramita di Meditazione e Saggezza. Mentre il Bodhisattva permane nel Samsara, essa è una causa sia del suo restare incontaminato dalle impurità del Samsara, sia del suo donare soccorso agli altri. Al conseguimento della Perfetta Buddhità, essa è la causa per il “Corpo di Dharma” del Buddha. Questo corpo costituisce il compimento di ciò che riguarda se stessi (35). Al riguardo, è affermato dalla Scrittura Ratnavali:

Il Corpo della Forma” di tutti i Buddha

E’ generato dall’accumulazione dei meriti.

Mentre, o Re, il “Corpo di Dharma”, in breve,

E’ generato dall’accumulazione di Conoscenza”. (Cap. 3, v. 1\2 )

Lo Sforzo è la causa per entrambe le accumulazioni; la Scrittura Madhyamakavatara afferma:

Tutto ciò che produce le Virtù deriva direttamente dallo Sforzo,

Che è la causa di entrambe le accumulazioni di Merito e Saggezza.

Devi sapere che il livello in cui viene attivato lo Sforzo,

E’ il quarto ed è pertanto chiamato “La Luce Radiante”.                  ( Cap. 4, v. 1)

Quindi le Sei Paramita comprendono le due accumulazioni, di Merito e di Saggezza; e poiché queste due producono ogni tipo di benessere per i Bodhisattva, sia durante la loro permanenza nel Samsara e sia al loro conseguimento del Nirvana, è stabilito che l’intero Sentiero Mahayana (36) è contenuto in queste Sei Paramita.

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CAPITOLO  2 – ISTRUZIONE DIRETTA PRINCIPALMENTE AI CAPIFAMIGLIA

Il Capitolo 2 ha nove sezioni. La prima riguarda il rispetto dei propri genitori.

1) RISPETTARE IL PROPRIO PADRE E LA PROPRIA MADRE.

( Verso 9)

Ogni famiglia in cui il padre e la madre vengano onorati

Sarà assistita da Brahma e dagli insegnanti religiosi;

I suoi membri saranno rinomati per il loro rispetto verso di essi

E ciò li farà entrare successivamente negli Stati Superiori!”

La famiglia in cui il padre e la madre siano rispettosamente onorati, sarà libera sia dai danni di natura umana che non umana. Che i suoi membri saranno “assistiti da Brahma” vuol dire che essi riceveranno la benedizione degli dèi; e “assistiti da maestri spirituali” significa che riceveranno anche le benedizioni acquisite attraverso le speciali virtù dei santi uomini.

Un beneficio immediato per tale rispetto è che, in questa stessa vita, esso causerà una buona reputazione. Così, in futuro, renderà possibile il conseguimento della rinascita negli stati superiori. Perciò, coloro che vivono come capifamiglia, dovrebbero fare grande attenzione ad onorare il padre e la madre.

2) OSSERVARE I PRECETTI UPAVASA.

Poiché è difficile, per coloro che dimorano nella loro casa come capifamiglia, seguire sempre un modo di vita religioso, i seguenti due versi presentano il rito di ‘Poshada’, che consiste di Otto Precetti, affinché essi possano compierlo anche soltanto per un periodo di un intero giorno.

(Versi 10 e 11)

Quando si evita di recare danno, di perpetrare un furto,

Di avere contatti sessuali, di dire menzogne, di bere alcoolici,

Quando non si ha desiderio per cibi estrosi, né di comodi sedili,

E si abbandonano il canto e la danza, nonché monili e gioielli-

Allorché si pratica l’accettazione di questi otto precetti,

Imitando così la pratica morale di Arhat e Bodhisattva (1),

Si compie perciò la Poshada, che elargisce sia a uomini che a donne

Il corpo attraente di una deità del Regno del Desiderio!”

L’osservanza degli Otto Precetti, che imita la pratica morale dei Bodhisattva e degli Arhat del passato, per il periodo almeno di un giorno intero, è chiamata “Poshada”(2). Questi Otto Precetti consistono in a) Evitare di danneggiare gli esseri, ovverosia di togliere loro la vita; b) Non rubare, vale a dire evitare l’azione di prendere ciò che non è dato; c) evitare il contatto sessuale non idoneo; d) non affermare falsità; e) evitare bevande alcooliche e tutti gli intossicanti, poiché sono sorgente di disattenzione; f) evitare il cibo inadatto e inopportuno; g) rinunciare a sedili troppo comodi e alti più di un cubito; h) tralasciare il canto, la danza, gli unguenti profumati (eccetto quelli usati per il trattamento di malattie) ed ogni forma di ornamento.

Il frutto dell’osservanza di questi precetti è che, in una vita futura, si sarà provvisti di un corpo piacevole ed attraente in una delle sei classi di dèi del Regno del Desiderio. Ci si potrebbe chiedere a chi, effettivamente, accadrà ciò. Accadrà per qualsiasi uomo o donna dei tre continenti, che abbia mantenuto la summenzionata pratica. Per gli altri, invece, non potrà accadere, perché non saranno in grado di acquisire i voti del Pratimoksha (3).

Il voto dell’Upavasa è classificato in cinque punti: 1) l’impegno di evitare il male fatto agli altri, 2) evitare di nuocere a se stessi e ad altri, 3) preservare i propri precetti dalla corruzione, 4) rimanere sempre attenti e consapevoli, così da evitare di danneggiare la vita e la proprietà altrui e impedendo ai propri precetti di divenire corrotti, e 5) impedire alla propria mente di diventare annebbiata.

Il primo di questi punti consiste nell’evitare di nuocere alla vita ed alla proprietà altrui. Il secondo include l’evitare rapporti sessuali non idonei, poiché astenendosi dalle relazioni sessuali non idonee una persona evita di danneggiare se stessa e astenendosi da relazioni sessuali con la donna di un altro evita di danneggiare gli altri. Il terzo punto consiste nell’evitare di asserire menzogne ed il quarto consiste dei rimanenti tre precetti, con l’eccezione dell’evitare gli intossicanti. Infatti, quando individui che costantemente indulgono in canti, danze, musica, unguenti, gioielli, alti sedili e cibo inopportuno, temporaneamente si astengono da tali pratiche, essi rimangono in uno stato di memoria attenta. In questo modo possono riflettere che stanno educando se stessi grazie all’osservazione della pratica di Poshada. Il quinto punto, infine, comprende l’evitare gli intossicanti, poiché l’incuranza e la confusione causate da liquori alcolici induce a violare i precetti inconsapevolmente, a dispetto di ogni intenzione di rimanere attenti e consapevoli.

Potresti chiederti perché l’evitare di accettare oro e argento, sebbene incluso tra i precetti dello sramanera, non faccia parte dei precetti upavasa. La ragione è che uno sramanera si dedica allo stato di asceta senza casa, per il quale due attività sono estremamente improprie e sconvenienti: 1) l’eccessiva indulgenza nei piaceri sensoriali, come comportarsi in modo frivolo e dilettarsi nei giochi, e 2) accumulare ricchezza. A questo riguardo, i voti che implicano la rinuncia alla danza, al canto, alla musica, e così via, fino all’evitare cibo inopportuno, sono accettati allo scopo di evitare la prima improprietà (cioè eccessiva indulgenza nei piaceri sensoriali). La rinuncia alla consuetudine di ricevere oro e argento è accettata allo scopo di evitare la seconda improprietà, in quanto oro e argento sono l’origine e la sostanza dell’accumulare ricchezza. Quest’ultima tuttavia, non è una grave trasgressione né una improprietà per i capifamiglia, così che rinunciare a ricevere oro e argento non viene incluso tra i precetti upavasa.

Ci si potrebbe chiedere perché indulgere nella danza, canto, musica, profumi, gioielli e unguenti costituisce la base di un singolo precetto dei voti upavasa, mentre nel caso di uno sramanera diventano due precetti. È così perché, se un capofamiglia indulgesse in ciascuno di essi, egli necessiterebbe dell’assoluzione solo per una singola trasgressione, anziché due. Perciò essi sono inclusi entro un singolo precetto per maggiore indulgenza. Tali attività, tuttavia, sono più sconvenienti per coloro che hanno abbandonato la vita familiare. Per maggior rigore, essi vengono trasformati in due precetti, così che due trasgressioni – e non solo una – dovranno essere assolte nell’eventualità della loro violazione.

Continua qui http://www.sangye.it/altro/?p=4779 .

(TRATTO DAL SITO: http://www.centronirvana.it/home.htm che devotamente ringraziamo per la sua compassionevole gentilezza verso tutti gli esseri che soffrono in questa dolorosa esistenza samsarica.)

 

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