2 Nagarjuna: Lettera ad un amico

Acarya Nagarjuna: “Ricorda che Guadagno e Perdita, Benessere e Miseria, Buona e Cattiva Reputazione, Lode e Biasimo, Sono i terribili Otto Dharma Mondani”.

Acarya Nagarjuna: “Ricorda che Guadagno e Perdita, Benessere e Miseria, Buona e Cattiva Reputazione, Lode e Biasimo, Sono i terribili Otto Dharma Mondani”.

2 Lettera ad un amico (Suhrllekha) di Acarya Nagarjuna con Commentario “Il Significato Chiarito (Sphutartha)” del Ven. Lama Sakya Rendawa.

3) EVITARE ATTITUDINI SCORRETTE

A causa del loro attaccamento a infime attività, i capifamiglia danno origine ad un gran numero di attitudini dannose, come la bramosia, e così via. Poiché tali attitudini causano la rinascita negli stati inferiori di esistenza, il verso seguente viene espresso affinché esse possano essere rigettate.

(Verso 12)

Considera come nemici: l’avidità, l’astuzia, l’inganno e la disonestà;

Come pure, l’attaccamento, l’ozio, l’arroganza, la lussuria e l’odio,

Altresì l’orgoglio che deriva dall’appartenenza ad una ricca famiglia

Nonché dall’aspetto fisico, dalla cultura, dalla salute e dall’autorità.L’avidità produce un forte attaccamento ai propri possedimenti e si oppone alla generosità. L’astuzia è un’applicazione di metodi per nascondere i propri difetti. L’inganno e la disonestà sono l’ostentazione di falsi attributi allo scopo di ingannare gli altri. L’attaccamento è il desiderio per i piaceri corporali e per la ricchezza materiale, mentre l’ozio è l’avversione per gli sforzi virtuosi. L’arroganza è il tronfio sentimento che si sviluppa dal credere di possedere qualità straordinarie che, in realtà, non si hanno. La lussuria è il desiderio del contatto sessuale e l’odio è un sentimento di malevolenza verso qualsiasi altro essere.

Questi otto atteggiamenti, uniti all’orgoglio (o superbia, o vanagloria), ovverosia il tronfio sentimento causato dall’attaccamento ai cinque oggetti menzionati (famiglia di alto stato sociale, ecc.), sono tredici dharma mondani non virtuosi, che rubano lo spirito vitale della virtù. Bisognerebbe perciò considerarli come nemici, non cedendo loro neanche per un istante.

La superbia è definita come l’attitudine tronfia che deriva dal comparare lo stato della propria famiglia o qualsiasi altra cosa, con quello degli altri. D’altra parte, la vanagloria è definita come il tronfio atteggiamento che si sviluppa dal considerare il proprio stato familiare, ecc., senza riguardo per gli altri. L’Abhidharmakosa spiega:

La superbia è stupida tronfietà, mentre la vanagloria è una sospensione dell’attività mentale, causata da attaccamento ai propri presunti attributi…”.

4) PRATICARE LA DILIGENZA

La Diligenza è la radice di tutte le qualità virtuose. Giacché i capifamiglia sono capaci di essere diligenti, il seguente verso è formulato con l’intento di stabilirli in tale attitudine.

( Verso 13)

Il Muni proclamò la diligenza come la Via dell’Immortalità,

Mentre la trascuratezza la proclamò come la via della morte.

Perciò pratica costantemente e con rispetto la diligenza,

Al fine di veder sviluppati in te i Dharma Virtuosi!”

La diligenza è la condizione del dedicare in modo intenso la mente ai Dharma Virtuosi, salvaguardandola da quelli impuri. E’ la via che conduce al nettare dell’Immortalità, l’imperituro stato del Nirvana. Il suo opposto, la negligenza, è la via che conduce alla sperimentazione delle miserie di nascita e morte nel Samsara. Il Muni dichiarò ciò, nel modo seguente:

La diligenza è la Via dell’Immortalità e la trascuratezza è la via della morte.

Il diligente, pertanto non morirà, mentre i negligenti sono perpetuamente morti!”

Esercitati sempre, quindi, nella diligenza – la pratica di familiarizzarsi con i dharma virtuosi – allo scopo di dare origine a quei dharma virtuosi non ancora generati e sviluppare ulteriormente quelli che già vi sono. Il prossimo verso risponde al pensiero che qualcuno potrebbe avere e che potrebbe suonare così: “Se tu volevi davvero aiutarmi, perché non hai esposto questa istruzione fin dall’inizio? Dal momento che, se sono già stato negligente nel passato, che cosa potrei fare ormai?”

(Verso 14)

Magnifico come la luna liberata dalle nuvole oscure

E’ colui che, un tempo negligente, è divenuto diligente;

Come accadde ai nobili di cui ora riferirò i nomi:

Nanda, Angulimala, Ajatasatru, Udayana ed altri ancora!”

Uno potrebbe precedentemente aver commesso azioni non virtuose in modo dissoluto, sia a causa della sopraffazione delle afflizioni mentali, sia attraverso l’influenza di cattive compagnie ed essere, quindi, stato negligente nel passato. Tuttavia, se una tale persona, più tardi, incontrasse un buon amico spirituale e, attraverso il diligente impegno nell’adottare un sentiero corretto divenisse diligente, egli diverrebbe allora ‘Magnifico’, come la luna liberata dalle nuvole oscuranti.

Gli esempi seguenti sono dati in risposta alla domanda se ci siano mai stati casi di persone simili. Nanda era un lussurioso giovane Sakya, fratellastro minore del Signore Buddha. Ordinato dal Tathagata durante il tempo in cui egli non poteva sopportare neanche per un istante la separazione da sua moglie, pensava giorno e notte soltanto a lei e mai a praticare il Dharma della virtù. Allora il Bhagavan gli rivelò la spaventosa condizione degli inferni e Nanda ne rimase terrificato. Istruito a meditare sul Sentiero, ottenne lo stato di Arhat e fu dichiarato il più contenuto dei discepoli del Buddha.

Angulimala era figlio di un Brahmano. Essendo piuttosto tardo di intelligenza, fu ingannato da un maestro che lo indirizzò su un sentiero malvagio, dicendogli che uccidere mille esseri umani e facendo una ghirlanda con le loro dita, sarebbe stato il giusto mantenimento di una reale pratica di Dharma. Quando Angulimala ebbe ucciso tutti tranne uno, dei mille, egli incontrò il Tathagata e venne da Lui ordinato. Più tardi, anch’egli conseguì lo stato di Arhat.

A causa dei suoi rapporti con il malvagio Devadatta, Ajatasatru (5) commise numerosi peccati, incluso l’omicidio del proprio genitore, il pio Re Bimbisara. Poi, avendo acquisito fede nel Buddha, fu capace di sfuggire le conseguenze delle sue colpe e fu dichiarato dal Bhagavan il più fedele degli upasaka.

Udayana uccise la propria madre perché ella gli aveva impedito di giacere con la moglie di un altro uomo. Sebbene ordinato come monaco (bhiksu), quando si seppe che aveva commesso uno dei peccati “di retribuzione immediata”, fu scacciato dal Sangha. Stabilitosi in una zona remota, egli costruì un tempio dove infine prese residenza un gran numero di devoti monaci, tra i quali Udayana prestava il suo servizio come più anziano. Dopo la sua morte, Udayana rinacque negli inferni in conseguenza della sua colpa a retribuzione immediata. Però, a causa del suo esemplare sostegno al Sangha, egli rimase lì per un tempo molto breve e ne uscì velocemente, alla maniera di una palla rimbalzante. Dopo aver lasciato l’inferno, nacque come divinità e ottenne il frutto di Colui che Entra nella Corrente, al fianco del Bhagavan.

5) PRATICARE LA PAZIENZA

Quando ai capifamiglia accadono molte cose indesiderabili, essi sono spesso molto irritati; per dissuaderli da una simile reazione, il verso seguente presenta i meriti della Pazienza:

( Verso 15)

Non esiste austerità che sia uguale alla Pazienza –

Per questo motivo, o Re, non cedere mai alla rabbia.

Il Buddha stesso riconobbe che dal superamento dell’ira,

Si consegue lo Stadio di Colui che Non Ritorna!”

In questo caso, Pazienza significa non adirarsi se si viene danneggiati e, seppure l’ira dovesse sorgere, non continuare a nutrirne il sentimento. Poiché non vi è nessuna austerità che eguagli la pazienza, essa rappresenta la più alta forma di rigore. Gettarsi nel fuoco o nell’acqua, mangiare radici e frutta selvatiche, indossare vesti di foglie e di pelle come indumenti, e simili altre cose, non sono nient’altro che atti di tortura corporea. Poiché questi non conducono nemmeno ai più alti stati dell’esistenza, potremmo mai parlare di ottenimento del Nirvana? Queste, perciò, non sono vere austerità.

Poiché la pazienza è di così grande beneficio, non dovresti concederti neanche la più debole possibilità di divenire adirato; giacché l’ira è l’opponente diretto di tale massima austerità. Il Buddha riconobbe che eliminando la rabbia con la pratica della pazienza, si ottiene lo stato di non ritorno nel reame del desiderio. Un Sutra dichiara: “Abbandonate l’ira, o monaci. Io sarò il vostro testimone fino allo Stadio del Non Ritorno”.

L’ira e il desiderio per gli oggetti dei sensi sono entrambi causa del dover rinascere nel reame del desiderio. Infatti, poiché non si può abbandonare l’ira senza aver vinto allo stesso tempo il desiderio per gli oggetti dei sensi, è detto che si può trascendere il reame del desiderio abbandonando l’ira. In aggiunta all’istruzione che non si dovrebbe cedere all’ira fin dal principio, il successivo verso afferma che, nell’eventualità che essa dovesse sorgere, bisognerebbe immediatamente domare la rabbia e non nutrire altro risentimento.

( Verso 16)

Se pensiamo che una tale persona ci insultò e un’altra ci colpì,

Oppure una ci oppresse e un’altra trafugò le nostre ricchezze,

Un simile risentimento nella nostra mente genera conflitto;

Colui che lascia andare il risentimento, riposa tranquillo!”

Per la stessa ragione per cui uno non dovrebbe augurarsi nessuna occasione di essere arrabbiato, si dovrebbe altresì evitare il risentimento. Il risentimento è l’aderire profondamente al concetto di essere stato danneggiato, come quando uno riflette tra sé e sé: “Questa persona mi ha insultato con parole offensive”, oppure “Questa persona mi ha colpito con un bastone (o simili)”, “Questa persona mi ha sopraffatto con la forza”, o anche “Questa persona ha rubato i miei beni”. Tale risentimento non solo da origine al conflitto, che consiste in cattiva condotta verbale, ma fa anche sì che ci si senta depressi. Abbandonando il risentimento, si riuscirà a dormire tranquillamente poiché la propria mente rimane libera dall’infelicità. Quindi ci si dovrebbe esercitare, con grande cura, nell’abbandonare il risentimento. Il Bodhicaryavatara…(Cap. 6, v.5) afferma: “In breve, chiunque sia di natura irosa non può godere del benessere…” e  (Cap. 6, v.6) “ Colui che con perseveranza vince l’ira, sarà felice in questa vita e nelle altre…”.

6. EVITARE LA CONDOTTA IMMORALE

Poiché la persona ordinaria di solito dà indiscriminatamente origine sia alle attitudini virtuose che non virtuose precedentemente descritte, viene esposto il verso seguente allo scopo di rafforzare gli stati virtuosi della mente e di indebolire quelli non virtuosi.

( Verso 17)

Cerca dunque di comprendere, come i pensieri siano simili

Ad immagini disegnate sull’acqua, sulla sabbia e sulla pietra.

Se sorgono con uno stato mentale afflitto, il primo caso è il migliore;

Mentre nella profonda aspirazione per il Dharma, è meglio l’ultimo”

L’attività pensativa della mente di una persona può avere vari gradi di stabilità, compresi in tre tipi fondamentali: 1) come una figura tracciata sull’acqua, 2) come una figura disegnata sulla sabbia, e 3) come una figura incisa sulla roccia. Nel caso di una mente afflitta, è assai meglio che i propri pensieri siano totalmente instabili, vale a dire come una figura tracciata nell’acqua. Ma nel caso di stati mentali virtuosi, come l’aspirazione per il Dharma, è molto meglio che siano stabili come una figura incisa in una roccia. Quindi, esercitati in accordo con questi esempi.

Proprio come i pensieri di una persona possono essere di tre tipi, così è anche per la sua parola. Per illustrare come ci si dovrebbe comportare verbalmente è espresso il seguente verso.

(Verso 18)

Il Jina ha affermato che il linguaggio di una persona

E’ anch’esso di tre tipi – piacevole, sincero o improprio:

Somigliando così al miele, ad un fiore o alla sporcizia.

Quest’ultimo tipo dovrebbe proprio venir abbandonato…”

Il Jina (“Vittorioso”), Colui che ha Vinto ogni Male, affermò che il linguaggio di una persona è di tre tipi. Quali sono questi tre tipi? Essi sono 1) Il modo di parlare piacevole e gradevole, 2) quello sincero e veritiero, e 3) il linguaggio improprio o scorretto.

Il primo di questi è come il miele perché causa piacere, mentre il secondo è come un fiore, nella propria bellezza e spontaneità. Il terzo, a causa della sua meschinità, invece è come sozzura. Abbandona, quindi, quest’ultimo tipo e pratica solo i primi due.

La condotta degli esseri senzienti che dimorano nel Samsara è di quattro tipi. Il verso che segue è esposto per spiegare che si dovrebbe mantenere sempre la condotta più elevata.

(Verso 19)

Gli esseri umani sono di quattro tipi – quelli che partendo

Dalla luce raggiungono uno scopo di luce, quelli che partono

Dall’oscurità per un fine di oscurità, chi dalla luce verso l’oscurità

E chi dall’oscurità alla luce. Tu sii come il primo di essi.”

E’ affermato in un Sutra, che vi sono quattro tipi di persone, esse sono: coloro che vanno dalla luce alla luce, e così via… Ciò viene spiegato nella maniera seguente. Individui che sono nati tra le divinità o tra gli umani di grande fortuna ed in seguito sono rinati nuovamente nelle stesse circostanze, appartengono al primo tipo, cioè coloro che partono dalla luce e raggiungono un intento di luce. Coloro che sono nati negli stati inferiori di esistenza o come umani di scarsa fortuna e poi sono rinati nelle stesse circostanze, sono del tipo di coloro che partono dal buio e raggiungono un fine di buio. Individui che sono nati tra le divinità o umani di grande fortuna e sono successivamente rinati in uno dei tre stati inferiori o come umani di poca fortuna, sono del tipo di coloro che partono dalla luce e raggiungono un fine di buio. Infine coloro che sono nati in uno dei tre stati inferiori o come umani di poca fortuna, e quindi sono poi rinati tra le divinità o tra gli umani di grande fortuna, sono del genere di coloro che partono dall’oscurità e raggiungono un fine di luce. Tra questi, la miglior cosa è essere come quelli del primo tipo che vanno dalla luce alla luce.

7. TROVARE COMPAGNI APPROPRIATI

In seguito, bisogna imparare le particolari qualità che i propri compagni dovrebbero possedere. Un capofamiglia deve associarsi con molte persone, per cui il verso seguente è formulato allo scopo di illustrare le maniere più adatte per farlo.

( Verso 20)

Gli esseri umani dovrebbero venir considerati e visti

Come i frutti del mango: infatti, ci sono quelli acerbi

Che sembrano maturi, poi quelli maturi che sembrano acerbi,

Acerbi che appaiono acerbi, infine maturi che appaiono maturi.

Le persone, così come i frutti del mango, sono di quattro tipi, perciò una volta che hai imparato quali sono le diverse qualità, dovresti seguire la più giusta via di azione.

Certi manghi sono acerbi all’interno ma sembrano maturi all’esterno, mentre altri all’interno sono maturi ma sembrano acerbi all’esterno. Del terzo tipo sono quelli che dentro sono acerbi e appaiono acerbi anche fuori; infine ci sono quelli che sono maturi all’interno e appaiono maturi anche fuori.

Analogamente gli individui sono di quattro tipi. Quelli del primo tipo sono grossolani nei pensieri, ma le loro azioni sono buone. Quelli del secondo tipo sono l’opposto di questi. Quelli del terzo tipo pensano ed agiscono in maniera ignobile, mentre quelli del quarto sono eccellenti sia nell’attitudine che nelle azioni.

8. EVITARE IL DESIDERIO PER LA MOGLIE DI UN ALTRO

Questo paragrafo ha due parti, di cui la prima tratta di un metodo mediante il quale si può sopprimere il desiderio. Questa prima parte ha tre ulteriori divisioni. Di queste, la prima rivela la pratica di modificare le proprie concezioni considerando il corpo come impuro.

– Il Metodo della Soppressione – Modificare la propria Concezione –

La cattiva condotta sessuale è qualcosa a cui i capifamiglia sono particolarmente soggetti; poiché è una grave trasgressione, il verso seguente viene esposto allo scopo di distoglierli da essa.

(Verso 21)

Non guardare fissamente la moglie di un altro e se dovessi

Accorgerti di farlo, concepiscila come tua madre, tua figlia

O tua sorella, secondo la sua età. Se ancora dovesse sorgere la brama,

Allora contempla tutte le condizioni impure del suo corpo.

Un Sutra dichiara: “O Sublime, come ci si dovrebbe comportare verso le donne?” Ed il Buddha: “Non guardandole, Ananda”.

Perciò, fin dall’inizio, non bisognerebbe mettere gli occhi sulla moglie di un altro uomo. Se, nondimeno, dovessi accorgerti di farlo ancora, formula una delle seguenti concezioni, dipendentemente dall’età della donna: quella di madre verso una più vecchia, quella di figlia verso una più giovane e quella di sorella verso una della tua stessa età.

Se, pur riflettendo in questo modo, provi ancora bramosia, dovresti allora contemplare l’impurità del suo corpo: i suoi cattivi odori, il fatto che possiede nove aperture, e così via –  come verrà spiegato in seguito.

——— Sorvegliare la Mente e Dominare i Sensi ———

Il verso seguente è formulato come un consiglio per vigilare sulla mente nel caso che, dopo aver contemplato le impurità del corpo, si senta ancora attrazione considerando il corpo come puro.

(Verso 22)

Vigila sulla mutevole mente, come fosse una preziosa Dottrina,

Come un figlio, un tesoro oppure la tua stessa energia vitale.

Rifuggi perciò dai piaceri sensoriali, poiché essi sono simili

Ad un groviglio di serpenti, veleni, nemici, armi ed al fuoco.

La mente, che si muove da un oggetto all’altro senza arrestarsi mai un momento, dovrebbe venir salvaguardata da quegli oggetti che favoriscono la crescita delle afflizioni mentali.

Come può essere attuato ciò? Vigilando sulla mente con la stessa cura che eserciteresti nel tentativo di impedire la perdita delle istruzioni sacre e del sapere che hai acquisito. Dovresti preoccuparti come faresti per il tuo amato figlio, un ricchissimo tesoro trovato o anche per la tua preziosa vita.

Bisognerebbe inoltre, sviluppare avversione verso i piaceri sensoriali. Come si fa? Allontanandosi da essi con timore, proprio come da un covo di serpenti velenosi a motivo della ripugnanza che provocano, o da un veleno a causa del suo effetto letale, da un nemico poiché impedisce il proprio benessere, dalle armi in quanto producono sofferenze e dal fuoco per il suo effetto che distrugge tutto bruciando.

Potresti chiedere: “ Perché uno dovrebbe sentire avversione, come per i serpenti, ecc.- verso i piaceri sensoriali, dal momento che essi costituiscono un’esperienza piacevole di qualcosa che attrae nella forma?”. Eccoti la risposta:

(Verso 23, prima parte)

Gli oggetti sensoriali producono la rovina. Il Jinendra

Li paragonò al frutto del kimpaka e li indicò come

Cose assolutamente da abbandonare…

Nel momento in cui sono sperimentati, gli oggetti sensoriali danno piacere. Tuttavia, poiché alla fine producono distruzione, sono rifuggiti dal Saggio. Per tale ragione, il Jinendra (10) dichiarò gli oggetti sensoriali dilettevoli al principio ma causa di angoscia alla fine, paragonandoli al frutto del kimpaka, che è cattivo all’interno sebbene la buccia esterna sia di per sé piacevole e gradevole al tatto. Il rimanente seguito del verso ti illustrerà che gli oggetti sensoriali dovrebbero essere abbandonati perché sono una causa del proprio permanere nel samsara.

( Verso 23, seconda parte)

“…………………………… A causa delle loro catene,

Il mondo è costretto nella prigione del Samsara”

Gli oggetti dei sensi dovrebbero essere abbandonati anche perché essi sono le catene che legano strettamente il mondo nella prigione del samsara. Stando così le cose, è necessario dominare le facoltà sensoriali, allo scopo di salvaguardare la mente dagli oggetti sbagliati. Il verso che segue è formulato in lode di coloro che sono riusciti a controllare i loro sensi, affinché sia possibile generare la perseveranza in questo stesso sforzo.

( Verso 24)

Tra coloro che riescono a trionfare sui sei sensi perennemente

Instabili e vacillanti e coloro che trionfano su un esercito di nemici

Sul fronte del combattimento, di gran lunga i primi sono

Considerati come gli eroi più grandi, dal Saggio.

I sei sensi, dell’occhio ecc. (11), sono instabili in quanto vengono continuamente in contatto con gli oggetti e sono quindi in costante mutamento. Essi fluttuano spinti dal grande desiderio per gli oggetti. Alcuni individui sono abili nel sottomettere le facoltà sensoriali per mezzo degli antidoti appropriati. Ci sono, d’altra parte, persone che trionfano su grandi eserciti di forti e valorosi nemici sul fronte della battaglia. L’uomo saggio considera i primi, cioè coloro che trionfano sulle facoltà sensoriali, come gli eroi più grandi; infatti molti possono trionfare nel combattimento fisico, persino le bestie come i leoni, ecc. i quali tuttavia sono incapaci di ottenere il controllo dei sensi.

Contemplare i Difetti dell’Oggetto Desiderato e della Mente Bramosa –

Era già stato precedentemente stabilito che si dovrebbe ‘Contemplare lo Stato Impuro del Corpo’. Il verso seguente risponde alla domanda relativa al modo in cui ciò dovrebbe essere fatto.

(Verso 25)

Il corpo di una giovane fanciulla – che comprende nove aperture

Alcune delle quali di odore sgradevole –  è simile ad un recipiente

Colmo di sporcizie, è difficile da riempirsi e ricoperto di pelle –

Dovrebbe essere contemplato separatamente dai suoi ornamenti.

Il corpo di una giovane fanciulla è di odore sgradevole e comprende nove aperture che trasudano varie impurità. Pieno di numerose specie di sostanze impure, come escrementi, urine, fluidi e così via, è simile ad un contenitore di sporcizie. E’ difficile da riempire perché, nonostante vengano consumati molti cibi e bevande, il corpo non è mai sazio. Inoltre, essendo privo di qualsiasi essenza inerente, esso è solamente un oggetto ricoperto di pelle. Per tali ragioni, non può essere un oggetto degno di desiderio.

Se, tuttavia, si dovesse bramare il corpo di una donna perché è abbellito con profumi ed ornamenti, bisognerebbe contemplarlo esattamente come è descritto – cioè separato dagli ornamenti. Allora la lussuria non sorgerà.

Come è affermato nel Bodhicaryavatara: Se i profumi applicati al corpo non son altro che legno di sandalo e simili, perché si deve diventare desiderosi di una cosa a causa del profumo di un’altra?” (Cap. 8, v. 65).

Essendo stati descritti i difetti dell’oggetto, viene esposto il verso seguente al fine di illustrare l’errore di una mente sensuale e bramosa, per dimostrare che per quanto si goda degli oggetti sensoriali, non si potrà mai ottenere la completa soddisfazione.

(Verso 26)

Cerca di comprendere che il desiderio per gli oggetti dei sensi

E’ simile al forte desiderio di sollievo ricercato da un lebbroso

Quando, tormentato dai vermi, espone il suo corpo al fuoco,

Ma, nonostante questo, la sua sofferenza non ne viene lenita.

Un lebbroso che è tormentato dai vermi che corrodono le sue ferite, potrebbe esporre il suo corpo al fuoco per ottenere sollievo; tuttavia il suo dolore, anziché venire lenito, aumenterebbe ulteriormente. Allo stesso modo, bisogna capire, la persona insensata che brama gli oggetti dei sensi, può anche abbandonarsi al loro godimento allo scopo di alleviare il tormento del suo desiderio. Tuttavia tale desiderio, piuttosto che essere placato da una simile azione, viene ancora maggiormente accresciuto. Perciò il Ratnavali asserisce:

Potrà esservi anche piacere nel grattare una irritazione,

Tuttavia la sua assenza è assai più piacevole. Allo stesso modo

I godimenti del mondo dei desideri possono dare piacere,

Ma l’assenza di desiderio dà un piacere ancora più grande. ( Cap. 2, v. 69)

——– Evitare le Cause del Desiderio ———

In questa seconda parte, che tratta il metodo da usare per la totale eliminazione del desiderio, insieme alle sue cause, vi sono sei divisioni. La prima divisione si riferisce al Metodo Effettivo.

__Il Metodo Effettivo__

Le pratiche sopra descritte, del meditare sulle impurità del corpo e così via, servono a domare il desiderio solo temporaneamente; purtuttavia esse non lo estirpano. Il prossimo verso quindi, stabilisce che dal momento che uno desideri rimuovere totalmente il desiderio, insieme alle sue cause, dovrebbe meditare sul sentiero così come verrà presentato in seguito.

( Verso 27)

Al fine di riuscire a comprendere, totalmente e interamente,

Il più alto significato dell’insegnamento, esercitati a tenere

Un’appropriata attenzione nei riguardi di tutte le entità.

Non esiste altro Dharma che sia altrettanto virtuoso.

Tale significato è il “più alto” perché è ciò che la più elevata saggezza percepisce. Per vedere l’infallibile natura di tutte le cose con l’occhio della Saggezza Trascendente (Prajna), si deve esercitare l’appropriata attenzione rivolta verso tutte le entità interne ed esterne, come la forma, ecc. -. “Appropriata attenzione” sta ad indicare un esame di tali oggetti, compiuto con la corretta Saggezza (Prajna), seguito dalla pratica del familiarizzare se stessi con la comprensione in tal modo conseguita, cioè riportandola ripetutamente alla mente consapevole. L’utilità di un simile modo di fare è che non vi è altro Dharma nel mondo intero, che abbia questa qualità di poter distruggere le afflizioni mentali e di poter dare origine ai loro antidoti.

Ci si potrebbe chiedere: “Qual è allora questo significato più alto? In che modo si può meditare su di esso con un’appropriata attenzione mentale?” Il più alto significato è la “Talità” (Tattwa), che costituisce la reale natura di tutti i fenomeni e di tutti i dharma. Ancora ci si potrebbe chiedere che cosa sia questa “Talità”. Il Mulamadhyamaka karika afferma:

Non dimostrabile a nessuno, non accertabile da altri,

Pacificata e oltre i limiti della descrizione verbale,

Assolutamente non concettuale e indifferenziata,

Tale è il solo modo per definire il Puro Tattwa.” ( Cap. 18, v. 9)

Tattwa” non può essere direttamente conosciuta per mezzo del linguaggio e dei concetti, né si può essere resi consapevoli di essa tramite le rivelazioni di un’altra persona. Essa è incomparabilmente realizzata dallo yogi in modo ineffabile, per mezzo di una consapevolezza trascendente, intellegibile soltanto per l’individuo stesso. Inoltre, Tattwa non può essere cercata in nessun altro luogo che nella reale natura dei fenomeni, della forma, ecc., che sono soggetti alla legge dell’Originazione Dipendente.

E’ così, perché non vi è oggetto più alto dell’Originazione Dipendente poiché, infatti, la sua realizzazione produce la Liberazione – cosa che non avviene nel caso delle teorie dell’ATMAN o della PRAKRTI, postulate nelle scuole non-Buddhiste – mentre la mancanza della sua realizzazione causa il continuato asservimento all’esistenza.

L’individuo “immaturo” è ostacolato perché non ha realizzato esattamente la reale natura della forma, ecc. – cioè quelle entità la cui esistenza è dipendente da altre entità. Aggrappandosi alla credenza che tutte le forme, interne ed esterne, siano entità reali, egli aderisce alla nozione di un’anima personale (pudgala atmagraha) ed all’idea che tutti i fenomeni (dharma) posseggano una essenza inerente (dharma atmagraha). Da queste false credenze, a sua volta egli dà origine a tutte le afflizioni mentali e le concettualizzazioni che diventano le sue catene. Pertanto il Ratnavali asserisce:

Se vi è la condizione dell’aggrapparsi ad una reale esistenza

Degli aggregati, persisterà di conseguenza la credenza in un sé.

A causa di tale credenza errata, in un sé autonomo e reale,

Verrà prodotto il karma e da ciò, a sua volta, la rinascita.” ( Cap. 1, v. 35)

Con l’ineffabile realizzazione della summenzionata SHUNYATA’, che include i fenomeni dipendenti della forma, ecc., tutte le afflizioni e concettualizzazioni sono eliminate e viene raggiunta la Liberazione. Lo stesso testo afferma ancora:

Una volta stabilito che esso (il samsara) non sorge da se stesso,

Come pure da qualcos’altro e neppure da entrambe le cose,

E neanche dai tre aspetti del tempo, cessa la credenza in un sé.

In questo modo, con ciò cesseranno anche il karma e la nascita.” ( Cap. 1, v. 37)

La stessa “talità” di tutti i dharma, descritta precedentemente, è anche chiamata “Non-sé” (anatman) (17). Non vi è altro modo di raggiungere la Liberazione che attraverso la realizzazione del suo significato; e poiché questa realizzazione distrugge tutte le visioni estreme, essa è il “Sentiero Mediano” (o di Mezzo). Nessuno, eccetto il Buddha – e neanche Isvara o Visnù – è in grado di rivelare il reale significato di ANATMAN. Perciò il Catuhsataka (Cap. 12, v. 13) esprime ciò con le seguenti parole:

L’unica Via verso la Pace, che distrugge tutte le visioni errate,

e permette la comprensione di tutti i Buddha, è chiamata ANATMAN.”

Inoltre, il procedimento per realizzare questa Shunyatà comporta la comprensione che la natura della forma, ecc. – cioè quei dharma che costituiscono il mondo illusorio – è tale che la loro totale esistenza è completamente dipendente da appropriati fattori condizionali; per cui ogni altra visione costituirà una caduta nell’uno o l’altro dei due estremi dell’eternalismo (sasvatanta) o del nichilismo (ucchedanta). Ciò viene espresso in un Sutra nel modo seguente:

Ciò che nasce dai fattori condizionanti è non nato;

In quanto non possiede una natura di nascita.

Ciò che dipende dai fattori condizionanti è definito “vuoto”;

Perciò colui che comprende la Vacuità ha conseguito la Consapevolezza”

Ancora, l’Originazione Dipendente può essere compresa attraverso il ragionamento conosciuto come “negazione dei quattro estremi riguardo al sorgere dei fenomeni”. L’Acarya stesso ha affermato nel Lokatitastava:

I dialettici hanno variamente affermato che la sofferenza è prodotta

Da una causa che ha la stessa natura o da un’altra che è differente;

Ancora hanno detto che essa è prodotta da entrambe, o che non vi è causa.

Ma Tu hai affermato che la causa è solo l’Originazione Dipendente. (verso 19)

ed inoltre:

Il germoglio di una pianta non può venire ad esistere

Da un seme che sia stato distrutto oppure non distrutto.

Tu, o Beato, hai asserito che ogni originazione dipende,

Ed è pertanto come il sorgere di un’illusione apparente. ( verso 16)

Come dimostrazione di questa Dottrina, i fenomeni sono definiti non originati da una causa della stessa natura,

  1. perché sarebbe contraddittorio per un oggetto già esistente riprodurre se stesso,

  2. perché allora il sorgere dell’oggetto sarebbe privo di qualsiasi scopo, e

  3. perché il processo del sorgere si risolverebbe in una infinita regressione.

Questi stessi fenomeni sono definiti non originati da una causa di natura essenzialmente diversa perché, se così fosse, ne conseguirebbe che

  1. ogni cosa potrebbe sorgere da qualsiasi altra e

  2. fenomeni tra essi incompatibili potrebbero possedere una relazione di causa ed effetto.

Ancora, i fenomeni sono definiti non originati da una causa che sia insieme della stessa natura e di una natura differente:

1) perché gli errori pertinenti a ciascuna delle ipotesi disgiunte si ripresenterebbero e 2) perché le due ipotesi sono opposte e contrarie.

E’ inoltre stabilito che i fenomeni non sorgono senza una causa

  1. poiché sarebbero o eternamente esistenti o eternamente non-esistenti e

  2. perché sarebbe inutile sforzarsi per ottenere un particolare risultato o scopo, applicandosi a quelle cose che ne causerebbero l’ottenimento.

Perciò, dal momento che i fenomeni non sorgono mediante nessuno di questi quattro estremi, viene stabilito che il loro sorgere è totalmente dipendente da fattori condizionanti adatti. Questo è il significato dell’Originazione Dipendente, che è l’antidoto per tutte le visioni estreme ed è perciò chiamata la “Via di Mezzo”. Il Testo della Mulamadhyamaka Karika afferma:

Noi definiamo Vacuità tutto ciò che sorge dipendentemente;

Il termine ‘Vacuità’ significa che gli oggetti convenzionalmente

Designati così (prajnapti), sono pertanto condizionati (upadaya).

Questa è la giusta visione della Via di Mezzo.” ( Cap. 24, v. 18)

Non vi è nessuna visione mentale che sia più alta della realizzazione dell’Originazione Dipendente. Ma, poiché essa è così difficile da comprendere, si devono studiare i testi Madhyamika per un lungo periodo di tempo, prima che possa esserne afferrato il pieno significato.

Il procedimento per la meditazione, che deve essere accompagnata dall’appropriata attenzione mentale, consiste nel fare prima un’accurata analisi dei fenomeni, per mezzo della Saggezza acquisita con l’ascolto e la contemplazione. In questo modo si può stabilire che la loro natura è quella dell’Originazione Dipendente – libera da estremi della rielaborazione concettuale. Quindi bisognerebbe meditare su questa comprensione, riflettendoci ripetutamente. Il Testo Yuktisastika afferma che:

Coloro le cui menti sono trascendenti e non dimorano

Nei due estremi dell’esistenza e della non-esistenza,

Sono in costante meditazione sul profondo Significato

Del sorgere condizionato e della non-concettualizzazione.”

Quindi, la meditazione che consiste solo nell’impedire i processi concettuali o nell’aderire ad una visione estrema riguardo all’esistenza e non-esistenza, la meditazione priva della Saggezza che cerca di determinare la natura dell’Originazione Dipendente, non è una vera meditazione. D’altra parte, la meditazione sostenuta dalla Saggezza che ricerca il significato dell’Originazione Dipendente, così com’è stata precedentemente descritta, è “giusta e corretta attenzione della mente” e costituisce la pratica della Prajna Paramita. Il prossimo passo contiene un verso che per inciso, loda la Saggezza e la Moralità.

——- Elogio della Saggezza e della Moralità ——-

Il seguente verso di lode è formulato al fine di generare rispetto per la mente, che ha come proprio oggetto la corretta visione appena spiegata:

( Verso 28)

Anche se è di famiglia elevata, di aspetto avvenente e di grande sapere,

Una persona non è degna di onore se è priva di saggezza e moralità.

Pertanto, coloro che possiedono almeno queste due qualità,

Anche se prive di tutte le altre, dovrebbero essere venerati.”

Individui di famiglie eminenti, che siano fisicamente avvenenti e che posseggano una cultura derivata da testi trattanti una vasta gamma di argomenti, ma che tuttavia siano privi delle due qualità essenziali di saggezza (che realizza la vera natura della realtà) e di moralità (che trattiene dal comportamento scorretto), non meritano onore e rispetto, poiché non posseggono le qualità di una persona nobile.

D’altro canto, chiunque possegga le due qualità di saggezza e moralità dovrebbe essere onorato e venerato – anche se fosse carente nelle altre qualità di nobile nascita, aspetto attraente e simili – poiché possiede le vere qualità di una nobile persona. Un individuo retto non si impegna nella non-virtù e quello saggio si assume l’impegno della virtù. E’ il rifiuto delle azioni ignobili o non-virtuose, insieme all’impegno per quelle nobili e virtuose, che permette di entrare nei ranghi delle persone nobili.

———- Respingere i Dharma Mondani ————

Il sentiero Arya non si manifesta per colui che persegue gli Otto Dharma Mondani; perciò il verso che segue spiega che bisognerebbe essere indifferenti agli Otto Dharma Mondani, allo scopo di predisporre se stessi verso la nascita del Sentiero Arya.

(Verso 29)

O Conoscitore del Mondo! Ricorda che Guadagno e Perdita,

Benessere e Miseria, Buona e Cattiva Reputazione, Lode e Biasimo,

Sono i terribili Otto Dharma Mondani. Sii pertanto indifferente

Ad essi e fa in modo di non lasciarli entrare nella tua mente.”

Il Re viene chiamato “Conoscitore del Mondo” a causa della sua familiarità con le abitudini del mondo. Diventare alternativamente, contento o dispiaciuto nei riguardi di:

  1. Guadagno e Perdita della ricchezza materiale,

  2. Benessere causato dalle esperienze piacevoli e Infelicità causata da povertà e simili,

  3. Gratificazione per buona fama o depressi per cattiva reputazione, e

  4. Lodi espresse in propria presenza e Disprezzo espresso nascostamente, queste sono attitudini che rappresentano i comportamenti di persone attaccate alle cose terrene. Queste sono le definizioni degli Otto Dharma Mondani.

Per fare in modo di trascendere questa natura terrena, bisognerebbe adottare un’attitudine di indifferenza verso questi oggetti e non permettere a se stessi di provare dispiacere dopo una perdita, ecc. e, viceversa, piacere nel guadagno e così via.

E’ l’attitudine di compiacimento verso il guadagno, e gli altri, che costituiscono i dharma terreni, non il semplice guadagno e cose simili, in se stessi, in quanto tali condizioni sono sperimentate anche dagli Arya. Gli Otto Dharma Mondani sono, perciò, formulati per l’attitudine che si adotta verso di essi.

E’ una credenza diffusamente sostenuta tra le persone mondane, che il male compiuto per amore ad un Guru o ad un Brahmano, ecc., non sia iniquo; perciò viene asserito il seguente verso – per contraddire un’opinione così tanto contraria al vero significato del Dharma.

(Verso 30)

Non compiere mai il male, nemmeno per amore di un Brahmano,

O per un Bhiksu, una divinità od un ospite, o per il padre e la madre,

Né per un figlio, per il Re o la Regina, o una persona del suo seguito.

Essi non ne condivideranno nemmeno in parte il risultato infernale.

Non si dovrebbe compiere alcun male, neanche per amore di qualcuno – sia pure un Brahmano o una qualsiasi delle altre persone menzionate. Questo perché il risultato di quel male raggiungerà la sua maturazione negli inferni, di cui tu soltanto ne farai esperienza; neanche una parte di tale sofferenza verrà condivisa col Brahmano o gli altri.

Ci si potrebbe meravigliare del fatto che il risultato di maturazione delle azioni dannose, che si suppone essere di natura estremamente spiacevole, non accada subito dopo che l’azione è stata commessa. La spiegazione è che il karma è di tre tipi: quello che viene esperito durante il periodo di vita presente (drstadharmavedaniya), quello esperito nella successiva rinascita (upapadyavedaniya) e quello esperito durante qualche altra vita seguente (aparaparyayavedaniya).

Il primo dei tre è il karma il cui risultato perviene a maturazione proprio durante la stessa vita in cui è stato compiuto. Ciò viene illustrato nei racconti del Jatakamala, nelle storie dell’orso e del cervo ru-ru. Il secondo tipo è il karma che perviene a maturazione nella rinascita successiva ed è esemplificato dal karma delle cinque colpe a “pagamento immediato”. Il terzo è il karma che raggiunge la maturazione qualche tempo dopo la rinascita immediatamente successiva a quella in cui l’azione karmica fu eseguita. Di questi tre, il karma che è esperito nella prossima vita fornisce il contesto del prossimo verso.

(Verso 31)

Anche se il pagamento del cattivo karma compiuto

Non ti ferirà all’istante, alla maniera di una spada,

Il risultato delle azioni malvagie diventerà manifesto

Allorchè giungerà sicuro il momento della tua morte.

Il compimento di azioni malvagie non ferisce, cioè non produce sofferenze, sempre in modo immediato, come fa una spada affilata nel momento in cui colpisce. Nondimeno, al momento della morte si avrà esperienza di vari segni, come ad esempio un grande rimpianto ed il tormento causato dai terribili messaggeri di Yama, che sono segni del risultato a cui condurranno le proprie azioni negative. Come viene affermato dal Bodhicaryavatara:

Vedendo i propri cari privi di speranza,

Con gli occhi rossi e gonfi di dolore, mentre

Le lacrime solcano pietosamente il loro viso,

Scrutando i Volti dei messaggeri di Yama,

Tormentato dal ricordo delle tue colpe, con il corpo

Sporco dalle tue stesse lordure a causa della paura,

Mentre odi i suoni degli inferni e nella più totale

Costernazione per il rimpianto, che farai allora?” (Cap. 7, vs. 9-10)

Continua qui http://www.sangye.it/altro/?p=4783.

(TRATTO DAL SITO: http://www.centronirvana.it/home.htm che devotamente ringraziamo per la sua compassionevole gentilezza verso tutti gli esseri che soffrono in questa dolorosa esistenza samsarica.)

 

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