5 Nagarjuna: Lettera ad un amico

Acarya Nagarjuna: “ Poiché il Samsara si è dimostrato tale, non può esservi in esso nessuna nascita favorevole, sia tra gli dèi che tra gli umani, né tra gli esseri infernali o tra i preta, gli asura o gli animali. Ogni tipo di nascita deve venir considerata molto dannosa.”.

Acarya Nagarjuna: “ Poiché il Samsara si è dimostrato tale, non può esservi in esso nessuna nascita favorevole, sia tra gli dèi che tra gli umani, né tra gli esseri infernali o tra i preta, gli asura o gli animali. Ogni tipo di nascita deve venir considerata molto dannosa.”.

5 parte – Lettera ad un amico (Suhrllekha) di Acarya Nagarjuna con Commentario “Il Significato Chiarito (Sphutartha)” del Ven. Lama Sakya Rendawa.

7) LE SPECIFICHE SOFFERENZE SPERIMENTATE DAI CINQUE TIPI DI ESSERI.

Questa sezione ha cinque parti. La prima di esse è:

——– La Sofferenza degli Inferni ———

Il verso seguente viene esposto per indicare il numero degli Inferni, in generale.

(Verso 77)

Per gli Esseri che compiono le azioni nocive, vi sarà

L’incessante sofferenza negli Inferni di Samjiva,

Kalasutra, Mahatapana, Samghata, Raurava, Avici

E tutta la serie restante d’Inferni senza remissione…”

Gli esseri senzienti che eseguono le azioni inique delle tre porte (corpo, parola e mente), verranno a sperimentare incessantemente la sofferenza degli Inferni di Samjiva, Kalasutra, Samghata, Raurava, Maharaurava, Tapana, Mahatapana, Avici e così via, cioè ai restanti inferni, gli Inferni Parziali (Pratyekanaraka) e gli Inferni Freddi.Coloro che rinascono nel Samjiva si terrorizzano alla vista gli uni degli altri. Per cui, qualunque cosa afferrino diventa un’arma affilata che essi si scagliano l’uno contro l’altro – recidendo membra ed altre parti del corpo. Essi cadono a terra privi di coscienza, dopo di ché una voce dal cielo ingiunge: “Tornate in vita!”. E, alzandosi di nuovo, essi ripetono le azioni precedenti. Poiché questi esseri sperimentano sofferenza per una lunga durata, in simili circostanze, vengono chiamati Samjiva “Coloro che sono risorti ancora una volta”

I corpi di quelli nati nel Kalasutra vengono marchiati dai custodi di quell’inferno, con quattro, otto o più linee nere e quindi incisi e tagliati a fette con molte svariate armi affilate. Poiché anch’essi sperimentano sofferenza in tali circostanze, per una lunga durata, questi esseri vengono chiamati Kalasutra “ Quelli con le linee nere”.

I custodi del Samghata radunano quegli esseri nati colà, spingendoli tra montagne a forma di teste di capra, pecore e simili. Schiacciati dalle montagne, essi vengono in seguito ricomposti nuovamente e messi dentro un congegno di ferro che li trita come zucchero di canna, mentre il loro sangue schizza fuori da ogni apertura del corpo. Ancora una volta vengono ricomposti per continuare a patire dolori atroci, quali il venire colpiti da una pioggia di pietre di ferro, Poiché sperimentano per un lungo periodo questo tipo di sofferenza, costoro sono chiamati Samghata, “Quelli che vengono schiacciati”.

Gli esseri di Raurava, andando alla ricerca di un luogo per riposare, entrano in una casa di ferro. Una volta dentro, un fuoco divampa ed essi urlano dalla disperazione, arsi dalla tremenda vampata. Poiché sperimentano sofferenza in tali circostanze per lunga durata, questi esseri vengono chiamati Raurava “Coloro che urlano”.

Bisogna sapere che nell’inferno Maharaurava, gli esseri si trovano in una dimora simile a quella descritta sopra, ma avente due scompartimenti.

I guardiani del Tapana, fanno bollire gli esseri in calderoni di ferro pieni di metallo fuso e li arrostiscono in tegami di ferro incandescente. Indi li tritano su una superficie di ferro rovente mediante martelli metallici e li trafiggono con lance, che fuoriescono dalla cima del capo e provocano lo scaturire di fiamme da ogni poro del corpo. Poiché sperimentano per lungo tempo sofferenza in queste circostanze, gli esseri vengono qui chiamati Tapana, “Quelli che ardono”.

Nel Mahatapana, gli esseri sperimentano la sofferenza come sopra, con l’aggiunta di venir trafitti da lance triforcute che fuoriescono dalla cima del capo e da entrambe le spalle – mentre le fiamme emanano da ogni poro del corpo. Essi vengono pure avvolti in incandescenti lastroni di ferro e trafitti da cento lance, su di una superficie di acciaio rovente, e così via. Per il fatto che sperimentano per una lunga durata di tempo questo tipo di sofferenza, tali esseri vengono chiamati Mahatapana, “Quelli che ardono intensamente”.

Sugli esseri di Avici piombano masse di fuoco convergenti dalle quattro direzioni, fino a divenire un’unica vampa all’interno del loro corpo. E’ impossibile riuscire a distinguere gli esseri dalle fiamme stesse, se non per le grida di dolore. Poiché la sofferenza in questa regione è costante e senza tregua, viene chiamata Avici, “Tortura ininterrotta”, e gli esseri che la sperimentano per lunghissimi periodi di tempo, vengono chiamati “Quelli torturati senza interruzione”.

Le Regioni Limitrofe sono situate sui quattro lati di ognuno degli otto grandi Inferni. Ciascuno di questi lati ha una porta, al di là della quale vengono sperimentati quattro tipi di sofferenze supplementari. Il primo, Kukulam (Abisso Infuocato), è situato immediatamente fuori delle porte e consiste di braci ardenti che arrivano fino alle ginocchia. Qui, non appena si scende, la propria carne e la pelle vengono consumate e tornano a crescere appena uno solleva le proprie gambe.

Accanto a questo vi è Kunapa (Palude di Lordura), un pantano di escrementi dall’odore estremamente sgradevole. Giungendo lì, vi si cade dentro e si affonda fino alla testa. Dentro il pantano vi sono creature che perforano la carne con dei becchi estremamente aguzzi.

Adiacente a questo, vi è Ksuramarga (Strada piena di Rasoi), dove la carne viene distrutta appena si scende e rigenerata quando si tirano su i piedi. Vicino a questa Regione vi è Asipattravana (Foresta d’Alberi con Foglie come Spade). Si giunge qui per cercare di godere dell’ombra rinfrescante, ma invece col cadere delle foglie si cade a terra con le membra e le altre parti del corpo recise. Cani feroci addentano la propria carne e la divorano.

Nella vicina Ayahsalmalivana (Foresta di Alberi di Ferro), si è costretti ad arrampicarsi su e giù sugli alberi. Mentre si sale, grosse spine svolgono le loro punte verso il basso, trafiggendo e squarciando così la carne; quando si ridiscende esse si girano e si rivoltano in su. Qui vi sono pure corvi orribili muniti di becchi ferrei, che strappano gli occhi e li mangiano. A motivo della somiglianza del genere di dolori che vi si provano, queste tre aree vengono considerate come una singola regione.

Accanto ad esse vi è il Nadivaitarani (Fiume Senza Guado), colmo di acqua bollente. Una volta precipitati in esso, la riemersione viene impedita da guardiani che brandiscono lance, situati su entrambe le sponde. Se uno cerca di uscire, viene costretto con la forza a tornare indietro, su una superficie di ferro rovente. La bocca viene spalancata mediante uno strumento di ferro e si è costretti ad ingoiare una palla di ferro rovente, oppure del metallo fuso. Si sperimenta in queste circostanze, molta sofferenza per una lunga durata.

Poiché ve ne sono quattro per ogni lato, queste regioni sono sedici in tutto. Viene affermato dall’Abhidharmakosha:

Per ognuna delle otto regioni più grandi,

Ve ne sono sedici di supplementari, quali

Braci Ardenti, La Palude degli Escrementi,

La Strada piena di Rasoi, Il Fiume Senza Guado, ecc.” ( Cap. 3. V. 58-59)

Gli esseri nati negli Inferni Freddi sperimentano l’afflizione del freddo nelle seguenti maniere. Quelli nati in Arbuda (Che hanno Grandi Piaghe)(29) vengono straziati da un forte vento gelido. Tutto il corpo si contrae ricoprendosi di piaghe. Le piaghe, poi, scoppiano nel Nirarbuda (Dove le Piaghe Scoppiano)(30) ed il proprio corpo si contrae restringendosi ulteriormente.

I nomi di coloro che sono negli Atata, Hahava e Huhuva, vengono attribuiti in base ai suoni che tali esseri emettono mentre sono tormentati dal freddo. Un forte vento strazia gli esseri dell’Utpala (Loto Blu), per cui la loro pelle diventa blu e si spacca in numerose fessure. Nel Padma (Il Loto), la pelle muta colore dal blu al rosso, spaccandosi in dieci e più fessure. Nel Mahapadma (Grande Loto) la propria pelle diviene di color rosso fino all’estremo e si spacca in cento e più fessure.

La sofferenza degli Inferni Parziali viene descritta come segue. Un macellaio di vacche di Rajagrha rinacque sotto forma di un cavallo macellato, le cui grida di dolore riempivano lo spazio, mentre il suo apprendista rinacque sotto forma di un mucchio di ossa maleodoranti sbecchettate dai corvi. Altri esempi simili possono essere trovati nella “Avadana” di Sangharaksita. Uno è quello di un uomo chiamato Srona che smarrì la strada nei pressi dell’Oceano. Dopo aver vagabondato per qualche tempo in un deserto, si imbatté in una persona che durante la notte sperimentava i piaceri in una dimora divina, colma di ricchezze celestiali. Con il giungere del giorno, il palazzo si dileguava e l’uomo cadeva sulla terra dove sperimentava la terribile sofferenza del venir squarciato e divorato da bestie spaventose. Col sopraggiungere della notte, di nuovo sperimentava le meraviglie celestiali. Allora Srona interrogò questa persona e ne ricevette la seguente risposta: “ Poiché di notte osservavo le virtù morali,

Ma di giorno ho tolto purtroppo la vita ad altri,

Per tali contrastanti azioni, ora sperimento

Alternativamente tali buoni e cattivi frutti”

Procedendo oltre, egli vide un altro uomo che di giorno sperimentava le meravigliose ricchezze celestiali mentre di notte era avviluppato da una enorme orchessa che divorava l’uomo gradatamente, cominciando dalla testa. Egli pativa un così insopportabile dolore di notte che, invece, di giorno si trasformavano in piacevoli esperienze di godimento. Srona, come in precedenza, si informò circa questo fatto e ricevette questa risposta:

Poiché di notte agognavo il sesso immorale

Mentre di giorno osservavo le virtù morali;

Per tali diversificate azioni, ora devo sperimentare

Alternativamente tali cattivi e buoni frutti.”

Questo è il modo in cui le scritture descrivono le sofferenze degli Inferni Parziali. I prossimi cinque versi vengono presentati con l’intento di illustrare alcuni dei particolari tipi di sofferenza negli Inferni Caldi.

(Verso 78)

Alcuni vengono spremuti e pressati come i semi di sesamo,

Altri vengono polverizzati come farina dai chicchi di grano;

Alcuni vengono tagliati a pezzi con seghe ed altri ancora

Sono squartati con terribili scuri munite di lame affilate.”

Alcuni esseri del Samghata vengono schiacciati come semi di sesamo, in un torchio di ferro, mentre ne schizzano fuori fiumi di sangue. In simile modo altri vengono macinati in una polvere fina come farina di grano o di riso, mediante una macina di ferro rovente. Nel Kalasutra, alcuni vengono tranciati con seghe arroventate, mentre altri vengono fatti a pezzi mediante scuri infuocate dalle lame molto affilate.

(Verso 79)

Su alcuni viene gettata una abbondante colata

Di liquido bollente composto di metallo fuso.

In modo simile altri vengono impalati come animali

Su appuntiti e infuocati spiedi di ferro battuto.”

In questo modo, gli esseri del Tapana e quelli sulle rive del Fiume Senza Guado sono costantemente costretti ad aprire le loro bocche e vengono completamente riempiti con ferro fuso bollente ed incandescente. Nel Tapana, inoltre, altri vengono impalati su spiedi appuntiti ed arroventati dal fuoco.

(Verso 80)

Squarciati da cani feroci con acuminati denti di ferro,

Alcuni urlano con le braccia levate verso il cielo, mentre

Altri poveri esseri privi di difese vengono beccati da corvi

Muniti di rostri aguzzi e terribili artigli di ferro.”

Queste sono alcune delle esperienze nelle regioni adiacenti agli inferni. Nella Foresta di Alberi con Foglie simili a Spade, cani inferociti ringhiano furiosamente mentre fanno a brandelli i corpi degli esseri, con le loro zanne di ferro. Quando cominciano a divorarne il corpo, costoro alzano le braccia al cielo, lanciando grida di intenso dolore. Altri esseri inermi sono appollaiati sugli alberi Salmali, con gli occhi e la carne sbocconcellati da stormi di corvi ed altri feroci uccelli, tutti muniti di becchi appuntiti e terribili aguzzi artigli di ferro.

( Il Verso 81, per motivi ignoti, non è riportato nel Testo Originale. Nota del curatore)

(Verso 82)

Alcuni esseri inermi vengono incessantemente bruciati

Sopra un cumulo di scorie ardenti, a bocca spalancata.

Altri vengono bolliti in grandi calderoni d’acqua letale,

Tutti con la testa in giù, come se fossero palle di riso.”

I guardiani del Tapana ivi bruciano incessantemente le creature senza difesa, per lunghissimi periodi di tempo, in un ammasso di scorie di ferro rovente. Tali miseri esseri ardono così intensamente, che le loro bocche sono eternamente spalancate. A dir il vero essi hanno ormai solo la forza di spalancare la bocca. Alcuni vengono bolliti a testa in giù, in calderoni ardenti pieni di acqua corrosiva. Sballottati su e giù, somigliano a dei budini di riso fatti a forma di palla, pressati in una pentola di acqua bollente.

Descritta in modo conciso ed approssimativo la sofferenza dei Grandi Inferni, viene esposto il verso successivo onde infondere il timore in coloro che vivono in maniera da causare in quei luoghi la loro rinascita.

(Verso 83)

Quei malfattori, che sono preservati dagli inferni soltanto finché

Aliterà il loro attuale respiro, mantengono un’indole insensibile

E dura come il diamante, non sono spaventati neppure in tal modo,

Dopo aver udito della smisurata sofferenza degli Inferni.”

Quei malviventi che hanno compiuto azioni karmiche tali da causare le tremende esperienze degli inferni, sono esentati da queste sofferenze soltanto durante il tempo necessario al processo del loro respiro; infatti immediatamente dopo l’ultimo respiro si dovrà entrare nel successivo stato di esistenza.

Per cui, qualsiasi persona che, nonostante abbia sentito parlare della smisurata sofferenza degli inferni così come è stata descritta, non si spaventa nei moltissimi modi in cui la sua mente sia terrorizzata ed il corpo sembri sul punto di esplodere, indubbiamente possiede un corpo ed una mente della natura del diamante. Cioè la sua insensibile durezza rasenta l’incredibile, altrimenti ne sarebbe sicuramente terrorizzato e cesserebbe di fare il male. Il motivo di ciò viene espresso nel prossimo verso.

(Verso 84)

Se una persona sensibile genera paura degli inferni, perfino

Soltanto vedendone i disegni, osservando le statue oppure

Leggendo, ricordando o ascoltando qualcuno parlare di essi,

Cosa accadrebbe nello sperimentare questi terribili effetti?”

Se già vedendo disegni degli inferni o guardando le loro immagini fatte di argilla o simili, oppure ricordando le proprie precedenti esperienze, o anche sentendo parlare di esse da altri; se leggendo di tali esperienze nelle Scritture, insomma, ci si impaurisce, non vi è certo bisogno allora di parlare della paura che viene, sperimentando effettivamente tali terribili risultati.

La sofferenza non è la medesima in tutti gli inferni; perciò il verso seguente viene esposto per mostrare che gli inferni più bassi contengono una sofferenza di intensità progressivamente maggiore – e che la più grande di tutte è nell’Avici.

(Verso 85)

Proprio così come l’estinzione della brama del desiderio

E’ il Signore di tutti i piaceri perché apporta la Pace,

Allo stesso modo la Sofferenza dell’Inferno Avici

E’ la più terribile di tutte le sensazioni di sofferenza.”

Così come di tutte le gioie, nessuna è superiore alla beatitudine che si ottiene con la Liberazione – che è la totale estinzione del desiderio nei confronti dei Tre Reami, perché appunto essa è il Signore, cioè la beatitudine suprema; allo stesso modo, l’inferno Avici è la maggiore e più terribile tra tutte le sofferenze che risultano dalle azioni non-virtuose. Quanto è grande la sofferenza di questo Inferno?

Per dimostrare che tra quelle umane non ce n’è nessuna che possa esserle paragonabile, viene espresso il seguente verso.

(Verso 86)

La sofferenza che vi è qui, come ad esempio il venire colpiti

Con grande violenza da trecento lance in un solo giorno,

Non eguaglia e nemmeno si avvicina in minima parte

A quella che è la più piccola sofferenza degli Inferni.”

Qui nel Regno Umano, la sofferenza dell’essere indifesi mentre si viene colpiti, con la massima violenza, da trecento lance scagliate tutte insieme e continuamente per un giorno intero, non assomiglia nemmeno approssimativamente alla più lieve delle sofferenze infernali, quali quelle degli Inferni Parziali; e neppure può essere eguagliata in una sia pur minima parte, come la centesima o la millesima di essa.

Quanto a lungo deve essere sperimentata tale sofferenza? L’Abhidharmakosha dichiara la misura della durata di vita degli esseri in ciascuno degli Inferni, nel modo che segue:

Nei Sei Inferni di Samjiva e gli altri, un giorno intero

Equivale, rispettivamente, alla durata della vita degli dèi

Del Regno del Desiderio; Quindi le loro vite sono

Da commisurare con quelle di questi Esseri-dèi.

Nell’inferno di Mahatapana, come pure nei Parziali,

La durata è esattamente la metà, nell’Avici, un intero kalpa.” ( Cap. 3, vv. 82-83)

Fatta questa esposizione generale, il verso seguente spiega più in profondità che:

(Verso 87)

Anche se tanta insopportabile sofferenza fosse sperimentata

Per la infinita durata perfino di un miliardo di anni,

Bisogna sapere che non si potrebbe ancora essere liberi

Da questa esperienza, finché la non-virtù non sia esaurita.”

Si potrebbe sperimentare la più terribile delle sofferenze, nei modi appena descritti, anche per un miliardo di anni. Tuttavia, finché la causa, che è la non-virtù, non viene esaurita, non si potrà essere mai liberi da tale esperienza di vita, dato che il karma che deve essere sperimentato negli inferni è assai potente.

Il verso successivo afferma che, dal momento che la sofferenza negli inferni così come è stata descritta, deriva dalla non-virtù, questa causa deve senz’altro essere abbandonata.

( Verso 88)

I semi di questi frutti della non-virtù, sono derivanti

Dal comportamento errato di corpo, parola e mente.

Pertanto devi esercitarti con tutta l’energia per impedire,

Con ogni mezzo, anche la loro più debole comparsa.”

I semi delle sofferenze degli inferni – risultati della non-virtù – consistono in azioni sbagliate eseguite col corpo (come il togliere la vita), con la parola (come il dire menzogne) e con la mente (come alimentare la brama). Perciò, tu o Re, con ogni mezzo possibile dovresti impedirti di compiere questi tre tipi di peccato, anche in minima misura. Con tale fine esercitati dunque nella virtù, con tutte le tue forze.

LA SOFFERENZA DEGLI ANIMALI

Il verso che segue viene formulato in senso generale:

(Verso 89)

Lo stato di nascita come animale comprende molti tipi di sofferenza,

Che sono: quelli di venire uccisi, legati, battuti, mangiati e simili.

La sorte più orribile, che è quella di scannarsi l’uno con l’altro,

Attende coloro che hanno tralasciato la virtù che conduce alla Pace.”

Poiché gli animali, diversamente dagli umani, non possono camminare eretti ma tendenzialmente curvati, vengono chiamati “quelli che camminano curvi” (tiryak), Gli esseri in tale condizione vengono uccisi dagli umani e da altre creature spesso per essere mangiati, sono legati con corde e cose simili, battuti con fruste e bastoni ed in generale sperimentano continui danni da parte di esseri umani e non-umani.

Gli animali sono impediti di applicare la virtù che conduce alla Pace (cioè al Nirvana), come pure quella che “coincide con il Discernimento Assoluto” (Nirvedha Bhagiya) (33), nel senso che essi sono incapaci di dare origine a tali virtù. E poiché nel loro ambito, gli animali inevitabilmente sono vittime l’uno dell’altro, questo destino viene definito “tra i più terribili”. Il verso seguente viene espresso relativamente ai tipi specifici di sofferenza degli animali.

(Verso 90)

Alcuni vengono uccisi a motivo della passione per le perle

Oppure per la loro pelliccia. Altri per le ossa, la carne o la pelle.

Quelli più deboli vengono imprigionati e asserviti con colpi

E percosse, con calci, con fruste, con pungoli e uncini.”

Alcuni animali vengono uccisi per estrarre dal loro corpo le perle, alcuni per il pelo ed altri, come gli elefanti, per le loro ossa. Alcuni, come ad esempio i caprioli, vengono uccisi per la loro carne ed altri, come i leopardi, per la loro pelle. Ancora, altri animali indifesi – imprigionati da dèi ed umani, come il cavallo, il bufalo, l’asino, l’elefante ed il bue – patiscono la sofferenza della schiavitù, venendo percossi con calci, pugni, fruste uncini e pungoli.

LA SOFFERENZA DEI PRETA (SPIRITI AFFAMATI)

Il verso seguente è esposto per una generale definizione:

(Verso 91)

Tra gli spiriti Preta c’è una sofferenza costante che è causata

Dalla mancanza cronica di beni materiali e da assenza di cibo.

Essi subiscono le più terribili infelicità, che si manifestano

Con paura, angoscia, fame, sete, sensazione di freddo e di caldo.”

In breve, chi è nato nella condizione di “preta” (spirito infelice) deve subire una incessante miseria, causata dalla mancanza di cibo e beni materiali. Il termine “incessante” significa, in particolare, che dal momento che non vi è modo di ottenere beni materiali, tale sofferenza non può essere alleviata.

Ci si può chiedere quale sia il tipo di sofferenza in particolare. E’ la sofferenza estremamente sconvolgente causata dalla fame, dalla sete, dal freddo in inverno e caldo durante l’estate. Ancora, è l’angoscia cagionata dal dover correre qua e là in cerca di cibo e bevande e la paura provocata dalla vista di persone munite di armi e cose simili.

Ora, a dimostrazione dei tipi specifici di sofferenza, il seguente verso comincia con l’indicare quelle della fame e della sete.

(Verso 92)

Alcuni hanno una bocca piccolissima, come la cruna di un ago,

Mentre la pancia è grande come una montagna, perciò sono

Torturati dalla fame e dalla sete e non riescono a mangiare

Nemmeno la più piccola quantità di scarti e di sporcizie.”

Essendo alquanto difficile riempire uno stomaco dalle dimensioni di una montagna, quando si ha una bocca piccola quanto la cruna di un ago, questi spiriti preta sono tormentati dalla sete e dalla fame. Anche trovando un minimo quantitativo di rifiuti o di sporcizia – come urina ed escrementi – di cui qualcuno si fosse sbarazzato, essi non hanno la possibilità di mangiarli poiché le loro bocche sono troppo piccole.

Il verso seguente descrive la ripugnanza del corpo dei preta e mostra come le loro bocche siano riarse e bruciate dal fuoco.

(Verso 93)

Altri ancora vanno in giro ignudi, sono solo pelle ed ossa

Come la cima secca di un albero di palma. Le loro bocche

Di notte sono ardenti a causa del fuoco e per nutrirsi

Sono costretti a mangiare soltanto la sabbia del deserto.”

I corpi di alcuni di loro non hanno carne e sono, quindi, solo pelle ed ossa. Essi non hanno vestiti, perciò sono nudi ed il loro aspetto è come quello della cima di una palma, inaridita e spogliata della corteccia. Altri emettono fiamme dalla bocca e ogni notte si nutrono solo di sabbia bollente che cade nelle loro piccole bocche.

Il verso successivo illustra le sofferenze specifiche delle classi più basse dei preta.

(Verso 94)

Alcune classi più umili non possono nemmeno trovare

Sporcizia, come pus, escrementi, sangue o cose simili.

Essi si aggrediscono l’un l’altro, succhiando sangue e pus

Che escono dai gozzi marcescenti situati nelle loro gole.”

Alcuni preta appartengono a classi inferiori, vale a dire che essi hanno una sorte estremamente misera, poiché non riescono a trovare facilmente nemmeno gli scarti degli altri corpi, come pus, escrementi, sangue ed altri rifiuti organici, figuriamoci se possono trovare qualcosa di appetibile. Tuttavia, quando si avvistano l’un l’altro, ciascuno si adira e aggredisce l’altro colpendolo con un bastone. Essi contraggono i gozzi della gola, che vanno in suppurazione e quindi, come nutrimento, si mangiano il pus che cola da lì.

Il verso seguente viene espresso per illustrare alcuni tipi supplementari di sofferenza che questi spiriti preta sperimentano.

(Verso 95)

Durante l’estate persino il chiarore della luna appare caldissimo

Per loro, mentre in inverno i raggi del sole sembrano di ghiaccio.

Non appena essi guardano un albero, questo diventa spoglio

E privo di frutti, mentre i fiumi al loro passare inaridiscono.”

Nella stagione estiva, perfino la luna provoca una sensazione di bruciante calore, per questa classe inferiore di preta, mentre in inverno, perfino il sole fa sentire loro freddo. Tale è la loro sofferenza di caldo e di freddo; inoltre, perfino gli alberi, pieni di deliziosi frutti maturi – tanto che i rami si piegano sotto il loro peso – appaiono ai loro occhi secchi e privi di frutti. Al loro semplice sguardo, i fiumi, anche se colmi di acqua che possiede le otto qualità eccellenti, non appena essi si avvicinano, appaiono secchi e inariditi, pieni di scorie ardenti oppure di grandi quantità di immondizie infestate dai vermi.

Quanto a lungo essi devono sperimentare siffatte sofferenze?  Il verso seguente fornirà una risposta.

(Verso 96)

Essendo sottoposti a questa incessante sofferenza e

Venendo fortemente limitati dai loro ostacoli karmici

A causa dei misfatti compiuti, essi non trovano pace e

Vivono costretti così per cinque o anche diecimila anni.”

Incessante” significa che questi esseri patiscono una costante sofferenza. Alcuni, costretti a vivere completamente all’esterno, non muoiono prima di cinque o diecimila anni, malgrado non riescano ad ottenere cibo e bevande, poiché sono fortemente limitati dagli impedimenti karmici a causa del loro comportamento disonesto.

Potresti chiederti quale sia la causa dell’esperienza di questa sofferenza. Il verso seguente ti risponderà.

( Verso 97)

Il Buddha definì l’avarizia, ignobile e vergognosa, come

La causa per cui i preta sperimentano nella loro mente,

L’identico sapore riguardo a tali diverse sofferenze.

Tutti loro provarono lo stesso diletto nell’avarizia.”

Tutti i vari tipi di sofferenza che i preta sperimentano, come la fame e la sete prima menzionate e così via, sono identici in quanto costituiscono la stessa sofferenza. Per questo essi sono detti di “identico sapore” (eka rasa). La loro causa è il simile piacere per l’avarizia – l’abituale taccagneria – che tutti loro provarono. Per di più, il Buddha ha dichiarato tale taccagneria come “ignobile”, nel senso che è una forte non-virtù. Il Samcaya Gatha afferma:

Un avaro rinascerà nella condizione dei preta, oppure

Se anche rinasce umano, sarà estremamente povero.”

LA SOFFERENZA DEGLI DEI

( Verso 98)

Ancor più grande dei godimenti degli Esseri Celesti,

E’ la sofferenza manifestata per la loro transitorietà.

Ciò considerato, coloro che eseguono le nobili virtù

Non hanno desiderio per i transitori Reami Celesti.”

Benché vi sia enorme piacere – che consiste nei godimenti sensuali – nello stato dei reami celesti come dèi del desiderio, pure la sofferenza che interviene in occasione della fine di questi godimenti, supera di molto questo piacere. Come viene spiegato da un Sutra:

Ahimé! Com’era bello il Giardino dei Cocchi Variegati!Ahimé! Com’era fresco il Ruscello Dolcemente Fluente!

Ahimé! Com’erano felici le Deità dalla Mente Eccellente! –

Piangendo in questo modo, essi ripiombano sulla Terra.”

Grazie alla contemplazione di queste condizioni i virtuosi – coloro che hanno intuito e discernimento – non bramano i piaceri dei Reami Celestiali, poiché perfino tali godimenti alla fine cessano e non hanno, quindi, un valore durevole.

Come mai, ci si può chiedere, che gli Dèi sperimentano sofferenza al momento della loro morte, se hanno una nascita miracolosa e non patiscono alcun tipo di danni mortali? Il verso che segue illustra che, sebbene non vi sia alcun tipo di sofferenza fisica, gli Dèi sperimentano una sofferenza mentale assai grande, di fronte al presentimento della loro morte.

(Versi 99, 100)

Pian piano l’aspetto fisico diventa sempre meno attraente,

Si comincia a provare avversione per il posto in cui si sta,

Le ghirlande di fiori appassiscono e il corpo si insudicia,

E, come mai prima, gli indumenti incominciano a puzzare.”

Questi sono i cinque presagi che annunciano la morte

Nei reami celestiali, che sorgono per tutti gli esseri-dèi;

Allo stesso modo dei segni di morte che su questa terra

Accompagnano gli umani che si appressano a morire.”

Quando una deità si avvicina al momento della morte, il magnifico aspetto del suo corpo si deteriora e diventa sgradevole. Egli inizia a provare avversione per il posto in cui si trova e le ghirlande di fiori che lo adornano incominciano ad appassire. I suoi abiti mandano odori poco piacevoli ed il corpo inizia a sporcarsi, cose che agli dèi non era mai accaduto prima. Questi cinque eventi sono delle premonizioni o segnali che annunciano la morte degli dèi nei reami celesti ed il loro avvento arreca grande infelicità. Questi segnali, con la contrazione del naso che percepisce il “fetore di Yama” (Dio della Morte), sono simili a quelli che accompagnano la morte degli esseri umani qui sulla terra.

Questo tipo di sofferenza, che accompagna il trapasso delle deità del Regno del Desiderio, non è l’unica sofferenza che essi sperimentano. Il verso che segue afferma che in seguito essi devono affrontare la sofferenza degli stati infelici.

(Verso 101)

Quand’anche grandemente felici nel Divino Reame,

Se dopo il trapasso non restano i meriti della virtù,

Si cadrà inesorabilmente, senza alcun tipo d’aiuto,

Negli stati inferiori come animali, preta o esseri infernali.”

Un essere che muore nel Regno Celeste, benché i suoi meriti gli abbiano garantito grande felicità in quello stato, se non possiede residui meriti di virtù per poter prendere rinascita negli stati elevati, poiché non potrà restare in questi, dovrà ricadere in seguito in uno dei tre stati inferiori, cioè come animale o preta o essere infernale. In tal modo sarà così costretto a sperimentarne le relative sofferenze.

LA SOFFERENZA DEGLI ASURA (SEMIDEI)

(Verso 102)

A causa della loro naturale ostilità verso la Gloria degli Dèi,

Gli Asura sono sottoposti a grande sofferenza mentale;

Benché intelligenti, essi non possono comprendere la Verità,

A causa delle ostruzioni nella loro condizione di esistenza.”

A causa del loro grande orgoglio, gli Asura hanno – per natura – un enorme astio verso la gloria degli dèi. Tale intolleranza provoca in loro una grande sofferenza mentale, dato che l’invidia produce una gran quantità di afflizione nella mente.

Questi semidei soffrono anche a causa dei combattimenti feroci con gli stessi dèi, dato che, venendo sconfitti, i loro corpi vengono squarciati e recisi in più parti. Sebbene siano abili nel distinguere la virtù dal male, sono tuttavia incapaci di conseguire la realizzazione della Verità – un ostacolo relativo a tutti gli esseri che nascono in questa condizione, poiché è proprio questo il risultato del loro karma.

Alcuni Commentari affermano che la nascita come Asura viene proiettata nella mente (aksipta) a causa di un karma non virtuoso ed esaurita (paripurna) grazie al karma virtuoso. Arya Asanga tuttavia, ha dichiarato che, poiché gli asura sono comunque esseri di indole religiosa – il loro stesso stato di esistenza viene proiettato da un karma virtuoso.

Avendo così spiegato i difetti del samsara, il successivo verso conclusivo viene esposto per generare così un sentimento di disgusto verso di esso.

( Verso 103)

Poiché il Samsara si è dimostrato tale, non può esservi in esso

Nessuna nascita favorevole, sia tra gli dèi che tra gli umani,

Né tra gli esseri infernali o tra i preta, gli asura o gli animali.

Ogni tipo di nascita deve venir considerata molto dannosa.”

Poiché il samsara è comprensivo e composto dai difetti fin qui spiegati, non può esservi nessuna nascita – tra qualsiasi tipo di esseri, divinità o umani, ecc. – che possa essere ritenuta favorevole. La nascita dovrebbe essere considerata come base, o come un ricettacolo, di tutti i tipi di danni, a partire da quello delle “relazioni intime”, e così via.

(TRATTO DAL SITO: http://www.centronirvana.it/home.htm che devotamente ringraziamo per la sua compassionevole gentilezza verso tutti gli esseri che soffrono in questa dolorosa esistenza samsarica.)

 

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