4 Ven. Gheshe Sonam Chanciub: La Bodhicitta

Il Ven. Gheshe Sonam Chanciub dopo aver meditato nella Pineta di Primolo in Valtellina SO.

4 La Bodhicitta

Insegnamento del Ven. Gheshe Sonam Chanciub, Taranto il 12 Ottobre 1997.
Traduzione dal tibetano in italiano a cura di Jigme Thupten. Trascrizione a cura di Silvano Scajola.

Domani il Ven. Gheshe Sonam Chanciub concederà l’Iniziazione di lunga vita di Lama Tzong Khapa, ed è perciò molto importante comprendere cosa sia un’Iniziazione (Empowerment). In genere il Buddismo è diviso in due grandi scuole: una è la corrente “Mahayana” e l’altra è quella “Hinayana”.

“Yana” è un termine sanscrito che corrisponde al tibetano “tikpa” che indica un sentiero, che sfocia in felicità, derivato dal compimento di azioni positive. “Tikpa” significa che, se si compie una buona azione, il suo risultato sarà molto positivo; è, di conseguenza, un beneficio studiare le cause della felicità. “Tikpa” è, per pensiero analogico, il risultato positivo generato da una causa positiva, come, per esempio, lo studio.

“Hina” in sanscrito vuol dire “piccolo”, inferiore; e piccolo, anche se poi non così tanto, è il risultato che consegue da questa pratica: poiché si pensa solo a se stessi, si può ottenere soltanto la Liberazione individuale dalla sofferenza.

Quindi, “tikpa”, riferito a “hina”, indica il raggiungimento della Liberazione individuale. “Hinayana”, in tibetano, corrisponde a “Tikpa Chung-ha”. E perché il risultato della pratica “Hinayana” è definito inferiore? Perchè è sicuramente importante raggiungere la Liberazione individuale, ma questa non è sufficiente. E qual è la causa per riuscire ad ottenere la Liberazione individuale? Realizzare la Vacuità, che è la comprensione, attraverso lo studio, dell’interdipendenza dei fenomeni e quindi della loro mancanza di esistenza inerente.

Tuttavia, chi pensa che la Vacuità sia la non esistenza stessa dei fenomeni, che tutto sia realmente “vuoto”, e in definitiva se si considera il nichilismo come ragione di vita si commette un grave errore.
Per comprendere cosa sia la Vacuità, può essere di aiuto pensare ad una pianta che è dipendente dal seme, dal concime, dalla terra, dall’acqua, dal Sole; in breve, da tutte le cause che hanno contribuito alla sua crescita. Non esiste alcun fenomeno che sia autonomo, indipendente dalle parti e dalle cause che lo hanno generato, anche se sembra esistere inerentemente: perciò, pensare che esista qualcosa che non sia dipendente da qualcos’altro è un errore.

Studiare il modo di apparire dei fenomeni significa studiare la Vacuità: infatti essa non è altro che la dipendenza dei fenomeni dalle loro parti costituenti, cioe la comprensione del fatto che non esiste alcun fenomeno indipendente. Questo è ciò che si intende quando si dice che i fenomeni sono vuoti. Ad esempio, ognuno di noi dipende dalla propria madre e in quanto dipendenti, tutti noi siamo vacui.
Quando comprenderemo a fondo che tutti i fenomeni non sono affatto indipendenti, allora avremo anche realizzato la Vacuità.

Domanda del pubblico: “Se ogni fenomeno dipende da un altro fenomeno, e questo a sua volta da un altro, quale è l’origine”?

Ven. Gheshe Sonam Chanciub: “La causa prima dipende dalla sua precedente. Ad esempio, l’Aldo di adesso dipende dall’Aldo di stamattina, e quello di stamattina da quello di ieri. Facciamo l’esempio delle ore: le ore 13.00 dipendono dalle ore 12.00; ed ancora, fra i numeri, il numero due dipende dal numero uno, e viceversa. Il primo dipende dal secondo e quest’ultimo dipende sicuramente dal primo: se non ci fosse il primo numero non potrebbe esistere neanche il secondo”.

Domanda del pubblico: “E lo zero, da cosa dipende”?

Ven. Gheshe Sonam Chanciub: “Dalla forma del cerchio”.

Domanda del pubblico: “La nostra vita attuale è il prodotto delle esistenze delle vite precedenti”?
Ven. Gheshe Sonam Chanciub: “Sicuramente: se non ci fosse stata un’esistenza precedente, non ci sarebbe nemmeno la vita attuale. Se una vita adesso non esiste, è perchè non é esistita nemmeno precedentemente. Cosa significa esistenza precedente? Che avviene prima. Allora, precedente è in relazione con attuale, quindi se non ci fosse un’esistenza precedente, non ci sarebbe nemmeno quella attuale”.

Domanda del pubblico: “Cosa c’era prima di questo ciclo”?

Ven. Gheshe Sonam Chanciub: “Prima c’era il continuum dell’ignoranza”.

Domanda del pubblico: “Dopo questo ciclo, cosa ci sarà”?

Ven. Gheshe Sonam Chanciub: “Esistono due alternative: se non avremo estinto l’ignoranza, continuerà ad esistere il Samsara; se invece l’avremo eliminata, non esisterà più neanche l’esistenza ciclica”.

È necessario uscire fuori dal Samsara per liberarci dell’esistenza ciclica, e potremo uscire dal Samsara soltanto quando si sarà eliminata l’ignoranza: la pratica del veicolo Hinayana consiste appunto nello studio di come eliminare l’ignoranza. La fine del Samsara é quindi, individuale, perchè dipende dall’eliminazione personale dell’ignoranza. E cosa bisogna fare per eliminare l’ignoranza? Studiare la Vacuità, ovvero, imparare che tutti i fenomeni sono dipendenti dalle parti che li costituiscono e dalle cause che li hanno generati. Conoscendo i fenomeni in tal modo, si impara a conoscere la Vacuità, che permette di eliminare l’ignoranza.

Nel momento in cui cesserà l’ignoranza, scomparirà l’attaccamento, e con la scomparsa di questo difetto mentale, cesserà anche la rabbia. Una volta eliminati ignoranza, attaccamento e rabbia, che sono i tre principali difetti mentali, o Klesha, si saranno eliminate le cause che conducono a rinascere nel Samsara e si è liberi dall’esistenza ciclica condizionata.

La causa principale, il seme della rinascita nel Samsara, è l’ignoranza, che considera tutti i fenomeni come indipendenti ed autonomi; di conseguenza, la conoscenza del fatto che tutti i fenomeni sono interdipendenti, e quindi dipendenti dalle loro parti, conduce alla Liberazione. E quando si sarà raggiunta la Liberazione, allora si sarà ottenuto il risultato della pratica Hinayana.

Il termine “Mahayana”, invece, indica il sentiero che intraprende chi vuole realizzare la Liberazione al fine di aiutare tutti gli esseri senzienti ad eliminare la sofferenza ed a raggiungere la Liberazione essi stessi.
Geshe Lah: “Pensate che sia meglio ottenere la Liberazione solo per se stessi, o raggiungerla per poter essere di beneficio a tutti gli esseri senzienti? Cosa bisogna studiare per liberare se stessi e poi tutti gli altri esseri”?

Risposta: “La Vacuità, la Compassione, la Moralità”.

Ven. Gheshe Sonam Chanciub: “Bisogna studiare Vacuità e Compassione unite tra loro, considerando che pure la stessa Compassione è dipendente dalle sue parti, così come la Bodhicitta, cioè la mente che aspira all’Illuminazione. E qual è la causa della Bodhicitta”?

Risposta: “Generare la Compassione”

Ven. Gheshe Sonam Chanciub: “La causa per ottenere la Bodhicitta è rappresentata dalla generazione di diversi pensieri: anzitutto dal riconoscimento della sofferenza propria ed altrui, poi dal desiderio di voler fare qualcosa per aiutare noi e questi esseri a liberarsi dalla sofferenza, infine dall’aspirazione all’Illuminazione, in quanto la completa eliminazione del dolore è causata proprio dal raggiungimento dell’illuminazione.
Questo è il significato della pratica “Mahayana”, in tibetano “Tikpa Chen-mo”. Perciò, per ottenere l’Illuminazione bisogna studiare insieme Compassione e Vacuità e il risultato dello studio è ciò che in tibetano si indica con il termine “Tikpa”. E, per sviluppare la Compassione, bisogna considerare gli esseri senzienti diversi fra loro”?

Risposta: “No, tutti quanti sono uguali”.

Ven. Gheshe Sonam Chanciub: “Cos’è meglio: generare Compassione verso l’amico o verso il nemico”?

Risposta: “Verso il nemico, ma è più difficile”.

Ven. Gheshe Sonam Chanciub: “Se ciò è difficile, allora bisogna studiare meglio, perchè lo studio elimina la pigrizia, che è ciò che ci rende difficile la comprensione”.

Domanda del pubblico: “Qualcuno ha detto che i nemici sono i nostri migliori maestri”.

Ven. Gheshe Sonam Chanciub: “Che un nemico possa essere il migliore maestro, dipende dalla mente individuale. Un nemico diventa per noi maestro se ci insegna a praticare la pazienza verso di lui. Infatti, cos’è che ci spinge a fare un maestro? A studiare. Quindi, se un nemico ci induce a praticare la pazienza, egli è per noi un grande maestro; ma se in noi non sorge rabbia verso di lui, allora non può farci praticare la pazienza. Esistono poi due altri pensieri che possono esserci d’aiuto: ad esempio, se qualcuno ci picchia, dobbiamo pensare che sia perchè ne abbiamo accumulato precedentemente la causa; inoltre, dobbiamo sviluppare verso quell’essere un sentimento di pietà, considerando che esso agisce offuscato dall’ignoranza, e che questa gli impedisce di comprendere ciò che fa e di poterne vedere le conseguenze. Dunque, qual’è il risultato che sperimenterà colui che picchia”?

Risposta: “Sofferenza”.

Ven. Gheshe Sonam Chanciub: “Chi proverà maggiore dolore, colui che picchia o chi viene picchiato”?

Risposta: “Sul momento, colui che viene picchiato, ma poi anche chi ha picchiato”.

Domanda del pubblico: “E se chi ha fatto del male, come Hitler, per esempio, si uccide, come farà a provare la sofferenza che ha provocato”?

Ven. Gheshe Sonam Chanciub: “Sicuramente rinascerà negli inferi, ove proverà grande sofferenza, mentre le persone da lui fatte uccidere hanno sperimentato solo la sofferenza di essere uccisi. I nostri peggiori nemici sono le negatività della nostra mente: ad esempio, in questa vita le nostre azioni negative ci procureranno la sofferenza di essere imprigionati, ma per quelle future, esse originano la rinascita negli inferni”.

Gli esseri senzienti sono innumerevoli, però, rispetto a loro, ancora più numerosi sono i Buddha, i quali hanno raggiunto tale stato perchè hanno posto delle cause, tra le quali la principale è stato lo studio. Anche noi, in quanto esseri umani, possiamo studiare e quindi raggiungere l’Illuminazione.
Cosa bisogna studiare? Gli argomenti di studio sono la Compassione, le sei Paramita, la Saggezza. Prima di iniziare a studiare, è molto importante stabilire una giusta motivazione, come quella di voler beneficiare tutti gli esseri senzienti: poi, si potrà meditare e studiare, per esempio, la Compassione.
E come si studia la Compassione? Considerando quali risultati essa comporta, se saranno grandi o piccoli, su chi matureranno. Cosa significa praticare la Generosità? Significa donare senza avarizia. E che cos’é la Moralità? Non danneggiare alcun essere, senza alcuna distinzione fra amici o nemici. Una grande forma di Generosità é quella di non danneggiare nessuno, perchè non si infonde paura agli altri esseri.

Un’altra pratica di Generosità è quella di spiegare agli altri ciò che non hanno compreso, come la Bodhicitta, la Pazienza, la Moralità, perchè attraverso la chiarificazione di argomenti altrimenti oscuri si rimuove quella forma di disagio causata dalla mancanza di comprensione. E come si può esercitare la Pazienza? Se, mentre si studia, si incontra un punto non chiaro, o si inizia ad avvertire stanchezza, bisogna determinarsi nel proseguire lo studio, senza pigrizia. Cosa bisogna fare per eliminare la Pigrizia? Decidere di studiare. Come ci si può indurre a studiare? Pensando al fatto che ognuno di noi dovrà certamente morire, ma che è incerto il momento in cui ciò avverrà; e se la morte dovesse giungere domani e noi non avessimo studiato a sufficienza, né praticato la pazienza, considerato che non lo potremmo fare in punto di morte, sicuramente otterremo una rinascita sfavorevole. Infatti,
non può essre considerato positivo, per esempio, soltanto suonare uno strumento musicale, bensì si deve sviluppare una mente compassionevole.

Ven. Gheshe Sonam Chanciub: “Qual è la prima causa per ottenere una mente compassionevole?

Risposta: “Lo studio, la pazienza”.

Ven. Gheshe Sonam Chanciub: “Conoscete il significato di Sforzo Entusiastico”?

Risposta: “Fare le cose con entusiasmo, felicità e con continuità”.

Ven. Gheshe Sonam Chanciub: “E quando”?

Risposta: “Sempre”

Ven. Gheshe Sonam Chanciub: “Sicuro?… Si, è vero: è necessario praticare sempre lo sforzo entusiastico. Infatti, ad ogni momento che passa, la morte si avvicina sempre di più. Noi, esseri senzienti, siamo fra di noi tutti uguali, perchè tutti quanti andiamo incontro alle malattie e infine alla morte: pensando in questo modo, sorgerà in noi il pensiero della Compassione, e coltivando sempre questo atteggiamento mentale, ne conseguirà come frutto il pensiero di raggiungere l’Illuminazione. “Mahayana” significa quindi studiare per sapere come aiutare tutti gli esseri senzienti. E come possiamo effettivamente essere di aiuto a tutti gli esseri? Riuscendo ad ottenere l’Illuminazione, che è l’unico modo per beneficarli. Perché è importante raggiungere l’illuminazione? Perchè in seguito alla sua realizzazione, potremo insegnare cos’è positivo, ciò che, quindi, deve essere praticato, e cos’è negativo, causa di sofferenza, e quindi, ciò che deve essere abbandonato. Nel mondo esistono infiniti Buddha, e in ogni essere senziente è presente il seme di Buddhità, la potenzialità di raggiungere l’Illuminazione.
Prima di raggiungere l’Illuminazione, i Buddha erano uguali a noi, ed è stato attraverso lo sforzo entusiastico ed uno studio incessante, privo di pigrizia, che hanno eliminato ogni forma di ignoranza. E qual è la causa per eliminare ogni forma di pigrizia? Lo sforzo entusiastico, che ognuno ha la necessità di praticare, sconfiggendo quel bel pò di pigrizia che c’è in noi. Come esseri umani siamo quindi molto fortunati ad aver ottenuto questo tipo di rinascita e, per avere più tempo da dedicare allo studio, abbiamo bisogno che la nostra vita sia lunga. Ma se desideriamo una vita lunga, è necessario eliminare le nostre negatività, e questo è il motivo per cui dobbiamo generare fede verso Lama Tzong Kapa.

Cosa significa “Iniziazione”? Che la nostra mente sarà accompagnata dalle positività e non più dalle negatività. Se non danneggeremo alcun essere, se aiuteremo coloro che soffrono, come i poveri, gli anziani, i malati, la nostra vita diventerà lunga. L”Iniziazione di lunga vita” deve poter fissare la motivazione del voler aiutare tutti gli esseri che soffrono, senza che questa sia mai più accompagnata dalla rabbia. La rabbia scatena immediatamente la febbre, perchè tale difetto mentale produce un riscaldamento degli umori, che causa sudore, e che, per un colpo d’aria, potrebbe provocare la febbre. Invece di lasciarci travolgere dalla rabbia, dobbiamo praticare la pazienza, la quale si tradurrà in azione benefica verso tutti gli esseri, compresi noi; e sarà causa dell’eliminazione delle nostre negatività e il prolungamento della durata della nostra vita. Se svilupperemo anche la Compassione, sarà ancora meglio, perché la nostra vita diventerà ancora più lunga grazie a questo tipo di mente che desidera essere d’aiuto a tutti gli esseri, e che quindi riesce ad eliminare tutte le negatività.
Sia nei Sutra che nei Tantra si afferma che la causa prima dell’illuminazione e la Compassione unita alla Comprensione dell’interdipendenza dei fenomeni e della dipendenza dalle loro parti. Quindi, se praticheremo insieme questi due pensieri, essi diventeranno come due ali, e ci permetteranno di raggiungere l’Illuminazione.

Se le ali sono due, allora si può volare bene, ma con una sola, non sarà mai possibile. Se la Vacuità è unita alla Compassione, quindi, sarà senz’altro molto facile volare verso l’Illuminazione. In genere, quando si studia, è importante nutrire fiducia in ciò che si apprende. Prima di ricevere un’Iniziazione i requisiti essenziali sono quelli di sviluppare grande fede verso gli insegnamenti e capire cosa sia la Saggezza.
Così come tutti i Buddha, anche Lama Tzong Khapa sviluppò la Grande Compassione, e, come Loro, ha raggiunto l’onniscienza; come tutti gli altri Buddha, Egli ha una grande energia per beneficiare tutti gli esseri senzienti. Se penseremo così, anche noi conseguiremo i medesimi benefici, ottenendo anche una lunga vita. Lama Tzong Khapa è una manifestazione del Buddha Amitabha, ed iniziò a studiare sin da quando aveva l’età di cinque o sei anni. Durante la Sua lunga vita, Egli ha scritto 18 testi, ognuno composto da 1200 pagine; ha compiuto 19.800 prostrazioni, eseguito altrettante offerte su un mandala di pietra, tanto da procurarsi delle piaghe sugli avambracci, ed il Suo unico nutrimento quotidiano era costituito da una ciotola di riso o di orzo. Egli riuscì a sostenere perfino conversazioni con i trentacinque Buddha.

Domanda del pubblico: “Se la madre di Geshe Lah non avesse compreso la sua scelta e poi si fosse ammalata, quale sarebbe stata la prova per Lui e per la madre”?

Ven. Gheshe Sonam Chanciub: “Prima della mia ordinazione a monaco, mia madre mi ha impedito tante volte di intraprendere questa strada e piangeva sempre. Allora le ho detto che sarebbe stato meglio che io fossi diventato monaco, altrimenti sarei diventato un bandito. Mia madre ha pensato a lungo e poi ha deciso che sarebbe stato meglio che io avessi preso i voti monacali, e così ha organizzato una grande festa. Se una mamma si ammalasse in conseguenza della scelta di un figlio, la responsabilità di quella malattia sarebbe del figlio, e siccome io avevo paura che mia madre potesse ammalarsi, allora le ho posto questa alternativa”.

È molto importante rispettare i pareri dei nostri genitori, perché sono stati, e lo sono sempre, molto gentili verso di noi, perciò è giusto sviluppare Compassione nei loro riguardi ed aiutarli. Inoltre, per il fatto di aver avuto innumerevoli vite, abbiamo avuto innumerevoli genitori, che sono stati sempre tutti gentili con noi: questo è il motivo per cui dovremmo considerare tutti gli esseri come nostro padre e nostra madre e sviluppare verso di loro lo stesso sentimento di Compassione che ora nutriamo verso quelli attuali. Si dovrebbe pensare che se, nel passato, tutti gli esseri sono stati gentili verso di noi, come una madre, dovremmo esserlo anche noi nei loro confronti, ed il modo migliore per ricambiare la loro gentilezza è quello di raggiungere l’Illuminazione.

Ora meditiamo pensando che domani riceveremo l’Iniziazione che ci permetterà di raggiungere l’Illuminazione al fine di ricambiare la gentilezza di tutti gli esseri. Durante la meditazione sviluppiamo anche una grande gioia. E’ assai positivo fare una meditazione ogni giorno, anche se breve, anche solo per cinque, dieci minuti, sia qui nell’Istituto, sia a casa vostra.

Continua qui http://www.sangye.it/altro/?p=4956

Tratto dal sito http://www.centronirvana.it/home.htm che devotamente ringraziamo per la sua compassionevole gentilezza verso tutti gli esseri che soffrono in questa dolorosa esistenza samsarica.

 

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