5 Ven. Gheshe Sonam Chanciub: La Bodhicitta

Sua Santità il Dalai Lama col Ven. Gheshe Sonam Chanciub

Sua Santità il Dalai Lama col Ven. Gheshe Sonam Chanciub

5 La Bodhicitta

Insegnamento del Ven. Gheshe Sonam Chanciub, Taranto 13 Ottobre 1997.
Traduzione dal tibetano in italiano a cura di Jigme Thupten. Trascrizione a cura di Silvano Scajola.

Lama Tzong Khapa, nel Lam Rim Chen-mo ha spiegato quanto sia importante eliminare le nostre negatività e purificare la nostra mente per poter sviluppare le nostre qualità. Per purificare la nostra mente esistono quattro pratiche, chiamate anche i “Quattro poteri opponenti“.Il primo potere è prendere Rifugio: prima in Lama Tzong Khapa, che è nostro Maestro perchè ha insegnato i Sutra ed ha pienamente realizzato la mente di Compassione; poi nel Dharma e nel Sangha, con la motivazione di voler raggiungere l’illuminazione per poter essere di beneficio a tutti gli esseri: per questo motivo io devo purificare le mie negatività.

Il secondo potere opponente è costituito dalla generazione del rimorso per l’azione negativa compiuta, tramite la considerazione che se non ci si pentisse, questa condurrebbe ad un’inevitabile sofferenza.

Il terzo potere è il pentimento per l’azione commessa è la determinazione a non volerla più commettere in futuro.

ll quarto potere è basato sulla meditazione della Compassione, della Bodhicitta, della Vacuità; sulla recitazione di mantra; sulle prostrazioni; sulle offerte; sul desiderio di voler beneficiare tutti gli esseri senzienti.

Analizziamo ora insieme il profondo significato che si cela nel mantra di Lama Tzong Kapa:

“OM AH GURU SUMATI KIRTI APPARAMITA AYUR JANA SIDDHI HUM HUM”:

Esso è costituito da parole sanscrite, in cui “OM,’ rappresenta il seme del corpo di Lama Tzong Khapa, “A” è il seme della Sua voce, “HUM, HUM” quello della Sua mente. il primo “HUM” indica la Sua Grande Compassione; il secondo “HUM” la Saggezza ultima che comprende la Vacuità, vale a dire l’interdipendenza di tutti i fenomeni; i due “HUM”, uniti, simbolizzano la Sua mente, che è, contemporaneamente, enormemente saggia e grandemente compassionevole. La Sua mente, infatti, ha realizzato l’unione del Metodo e della Saggezza supremi, che sono rispettivamente la Grande Compassione e la Vacuità. “GURU” corrisponde al tibetano “Lama”, e, in italiano, significa “Maestro”, in inglese “Teacher”, in francese “Maitre” ed in latino “Magister”; e Lama Tzong Khapa è un grande maestro, perché anzitutto ha conosciuto e realizzato la Grande Compassione e la Saggezza ultima, e, conseguentemente, ha potuto insegnare.

“SUMATI KIRTl” corrisponde al termine tibetano “Losang Tragpa”, che è formato da due parole: esse significano che la sua mente conosce in modo perfetto, e senza errori, e che Egli vuole aiutare tutti gli esseri, senza creare distinzioni fra loro, senza danneggiarli, e conservando sempre un gentile atteggiamento nei loro confronti. Perchè Lama Tzong Khapa è chiamato “Losang Tragpa”? Perchè ha studiato, così ha purificato tutte le negatività, e conseguentemente ha realizzato la Grande Saggezza; inoltre possiede una profonda gentilezza, un’amorevolezza equanime nei confronti di tutti gli esseri viventi, virtù realizzata tramite la Sua lunga pratica meditativa sulla Compassione.

“APPARAMITA” possiede due significati: il primo è che Losang Tragpa ha pienamente realizzato le “sei Paramita”, il secondo è che Egli è una manifestazione di Buddha Amitabha. “AYUR” significa vita, “JANA” significa aumentare, quindi egli può fa prolungare la durata della nostra vita. Il termine “SIDDHI” indica le qualità di Lama Tzong Khapa, che egli ha realizzato al massimo livello, perchè è Buddha Amitabha. La parola “OM,’, oltre a designare il seme del corpo di Sumati Kirti, significa eccezionale e fortunato, e quando recitiamo “0M,’ purifichiamo le azioni non virtuose compiute con il corpo e contemporaneamente ci procuriamo buona salute.

Con la recitazione di “AH” purifichiamo le azioni non virtuose commesse con la voce, quindi tutte le menzogne, le calunnie, il parlare vano, le parole dure; contemporaneamente creiamo la causa per far diventare gentile la nostra voce e per riuscire ad insegnare a noi stessi senza errori così come può fare Losang Tragpa. Con la recitazione del primo “HUM”, che indica la Grande Compassione, noi eliminiamo l’egoismo ed i suoi effetti, attaccamento e rabbia, ed otteniamo due grandi qualità: la scomparsa dei due difetti mentali e la nascita di una mente positiva e pulita. Il secondo “HUM” indica, invece, che tutti i fenomeni sono costituiti da parti e che dipendono da esse, anche se a noi ora appaiono come indipendenti, autonomi ed autosufficienti: con la sua recitazione, quindi, purifichiamo questo modo di vedere errato.

La Vacuità è la comprensione della mancanza di esistenza inerente dei fenomeni, il considerarli tutti come interdipendenti, e corrisponde alla Saggezza che può osservare il proprio Ego ed i fenomeni come dipendenti dalle proprie parti, laddove l’ignoranza li reputa indipendenti: si può realizzare la Vacuità abbandonando una tale visione errata. Considerare i fenomeni indipendenti è un errore, ritenerli dipendenti è ciò che ci causa l’eliminazione dei difetti mentali, e quindi è una profonda purificazione della mente. Lo stesso Lama Tzong Khapa ha prima purificato la Sua mente, poi ha raggiunto l’illuminazione. Si deve pertanto riflettere sul fatto che anche ognuno di noi, se penserà e mediterà in questo modo, e se reciterà il mantra “0M AH GURU SUMATI KIRTI APPARAMITA AYUR JANA SIDDHI HUM HUM”, potrà purificare numerose negatività e potrà rinascere in una Terra Pura.
Ven. Gheshe Sonam Chanciub: “Perchè ci si fa la doccia”?

Risposta: “Per lavarsi”.

Ven. Gheshe Sonam Chanciub: “Cos’è che si lava via”?

Risposta “Il sudore, la polvere, lo sporco”.

Ven. Gheshe Sonam Chanciub: “Le vere sporcizie sono i nostri atteggiamenti mentali negativi, la rabbia, l’attaccamento, l’ignoranza; e l’ “HUM HUM” è il sapone che li lava via”.

Domanda dal pubblico: “Non ho compreso bene cosa si intende per “esseri senzienti””.

Ven. Gheshe Sonam Chanciub: “Sei sono i modi di venire all’esistenza, negli inferni Narak, fra i Preta, che sono gli spiriti famelici, fra gli animali, fra gli umani, fra gli Asura (cioè, i Titani), e infine fra i Deva. In tibetano, ‘Essere-senziente’, si dice “Sem-Che”. Cosa significa essere-senziente”?

Risposta: “Un essere che prova sensazioni e che possiede una mente”.

Ven. Gheshe Sonam Chanciub: “Si, laddove c’è una mente, lì esistono sensazioni, ma anche i difetti mentali; quindi li c’è un essere senziente”.

Domanda dal pubblico: “E le piante sono anch’esse esseri senzienti”?

Ven. Gheshe Sonam Chanciub: “Se non si provano sensazioni di dolore o di piacere, non c’è una mente che le percepisca e quindi nemmeno l’essere senziente”.

Domanda dal pubblico: “Come si spiegano quelle ricerche che affermano che anche le piante provano sofferenza”?
Ven. Gheshe Sonam Chanciub: “Siamo noi che pensiamo che le piante soffrano, ma esse non provano sensazioni, perché dipendono dai quattro elementi che sono l’acqua, la terra, il fuoco e l’aria, e a causa di quest’ultima esse si possono muovere”.

Domanda del pubblico: “Chi sono gli Asura”?

Ven. Gheshe Sonam Chanciub: “Anch’essi sono delle divinità, ma sono gelosi dei Deva e sempre in lite fra di loro”.

Domanda del pubblico: “Se le piante non sono esseri senzienti, perchè dobbiamo essere gentili con loro”?
Ven. Gheshe Sonam Chanciub: “Noi curiamo le piante perché ci procura piacere guardarle”.

Dal pubblico: “Le piante, come noi, fanno anch’esse parte della natura; grazie ad esse noi viviamo. Quindi, non danneggiandole, indirettamente facciamo del bene anche a noi”.

Ven. Gheshe Sonam Chanciub: “La pianta dipende da tanti elementi, quali il vaso, la terra, il concime, l’acqua: così come la nostra motivazione”.

Domanda del pubblico: “Buddha Sakyamuni, nel Sutra del Loto dice a Sariputra che la vera essenza di tutti i fenomeni può essere compresa e condivisa solo dai Buddha. Questa realtà consiste di forma, entità, natura, potere, influenza, causa interna, relazione, manifestazione latente, manifesta, e loro coerenza dall’inizio alla fine. Noi che non siamo dei Buddha, come possiamo comprendere questa realtà “?

Ven. Gheshe Sonam Chanciub: ‘La vera natura dei fenomeni è la loro interdipendenza. Da cosa dipende il diventare dei Buddha? Anzitutto dalla pratica della pazienza. Buddha Sakyamuni, l’aveva grandemente meditata nelle sue vite precedenti, cosicché appena nato riuscì a fare sette passi, dalle cui impronte nacquero sette loti, manifestazione della sua pratica della pazienza”.

Domanda del pubblico: “Cosa s’intende per difetti mentali degli uomini, e cosa per difetti mentali degli animali”?

Ven. Gheshe Sonam Chanciub: “Gli animali hanno difetti più grandi rispetto a quelli degli uomini, ma soprattutto hanno un’ignoranza maggiore”.

Domanda del pubblico: “Quindi un difetto equivale ad una negatività”?

Ven. Gheshe Sonam Chanciub: “Si”.

Domanda del pubblico: “Chi medita sulla Vacuità realizzerà che anch’essa è vuota; ma così pensando fin dove si arriva”?

Ven. Gheshe Sonam Chanciub: “Quando uno avrà realizzato la Vacuità, allora conoscerà perfettamente la legge di causa-effetto per ogni fenomeno e il risultato che un’azione negativa comporta. Inoltre, ora nutriamo dubbi riguardo l’origine dei fenomeni attuali. Tu sai cosa hai fatto nella tua vita precedente? No. Ma quando realizzerai la Vacuità, lo potrai sapere”.

Domanda del pubblico: “Quindi dalla realizzazione della Vacuità deriva logicamente una conoscenza delle vite precedenti e la comprensione del funzionamento di tutti i fenomeni”?

Ven. Gheshe Sonam Chanciub: “Si, ma non solo, in quanto gli altri effetti sono una pratica della perfetta moralità, una Grande Compassione. La realizzazione della Vacuità significa infatti sapere che tutti i fenomeni esistono in dipendenza dalle parti, dalle cause che li hanno prodotti, e quindi significa conoscere correttamente il funzionamento della legge di causalità. Di conseguenza, si praticherà la moralità e non si compiranno azioni negative, perché si comprende che altrimenti, si sperimenteranno risultati di sofferenza. La pratica della moralità equivale al non danneggiare gli altri, mentre agendo al contrario si proverà sofferenza e si otterrà una brutta rinascita”.

Domanda del pubblico: “Quindi, se ho ben compreso, meditando e ragionando insieme sulla legge di causalità e sulla Vacuità, si potrà raggiungere la saggezza trascendentale, l’onniscienza”?

Ven. Gheshe Sonam Chanciub: “Si. Infatti significa conoscere chiaramente i fenomeni: poi, meditando ancora, si può raggiungere l’illuminazione. Puoi dirmi qual’è la causa di una rinascita in una Terra Pura”?

Risposta: “Aver praticato una buona moralità”.

Ven. Gheshe Sonam Chanciub: “Chi è che pratica la moralità? Tu la pratichi? E quando la pratichi”?

Risposta “Spero sempre”.

Ven. Gheshe Sonam Chanciub: “E tu, ti comporti come lui”?

Risposta: “Quando ci riesco, ma non è sempre facile”.

Ven. Gheshe Sonam Chanciub: “Come può diventare facile qualcosa, se continui a definirla difficile”?

Risposta: “Quando cambierà il mio atteggiamento”.

Ven. Gheshe Sonam Chanciub: “E quando cambierà? Domani? È meglio cominciare da subito, perché il negativo si trasforma momento dopo momento. Ti piace l’idea di raggiungere l’illuminazione? Qual’è la causa per raggiungerla? Considera che se non ci fosse una causa non ci sarebbe nemmeno il risultato”.

Risposta: “È vero”.

Ven. Gheshe Sonam Chanciub: “E tu, cosa pensi sia necessario fare”?

Risposta: “Studiare”.

Ven. Gheshe Sonam Chanciub: “Quale sarà il risultato del tuo studio”?

Risposta: “Praticare la moralità“.

Ven. Gheshe Sonam Chanciub: “E secondo te”?

Risposta: “Vorrei che creassimo un centro più grande”.

Ven. Gheshe Sonam Chanciub: “Ora sei rinata come essere umano: ti piacerebbe rinascere di nuovo così? Quale causa hai perciò bisogno di fondare”?

Risposta. “La pratica della moralità”.

Ven. Gheshe Sonam Chanciub: “Si, infatti, se non c’è la causa della moralità, non sarà possibile rinascere come umani. E cosa significa praticare la moralità “?

Risposta: “Significa non danneggiare nessun essere senziente ed, anzi, aiutarli tutti”.

Ven. Gheshe Sonam Chanciub: “Si, ma bisogna farlo senza attaccamento”.

Risposta: “Va bene, però un po’ di attaccamento rimane sempre”!

Ven. Gheshe Sonam Chanciub: “Beh, se ce n’è poco bisogna purificarlo come spiegato prima, perché il risultato di quell’ attaccamento non è buono, in quanto nel futuro farà soffrire”.

Domanda del pubblico: “Una persona può essere definita come un Bodhisattva per il semplice fatto di generare Bodhicitta nel suo continuum mentale”?

Ven. Gheshe Sonam Chanciub: “Se si medita sulla compassione, avendo prima generato il desiderio di ottenerla per aiutare tutti gli esseri senzienti, allora quella persona si avvia alla realizzazione della Bodhicitta; infatti quel desiderio è Bodhicitta. La mente della Bodhicitta è un atteggiamento mentale comune a tutte le religioni: se si medita in questa maniera, quantunque monaci o laici, uomini o donne, sia che si abbiano i capelli lunghi o corti, sarà possibile realizzarla, e colui che medita sulla Bodhicitta è un Bodhisattva”.

La Bodhicitta ha numerose qualità e se si desidera ottenere una mente gentile, è necessario meditare sulla Compassione. A voi, piacerebbe avere una mente gentile? Allora, bisogna meditare sempre sulla Bodhicitta e, una volta realizzata, essa farà aumentare in continuità i nostri meriti e le nostre qualità, sia che si stia dormendo, sia che stiamo in piedi o seduti.

Recitiamo ora le Lodi a Tara e poi il mantra di Lama Tzong Khapa, affinché sia noi che tutti gli esseri possiamo avere una lunga vita.

Pubblicato senza scopo di lucro per essere di aiuto a tutti gli esseri senzienti dotati della facoltà di comprensione. Roma, Centro Nirvana, Gennaio 2009

SARVAMANDALAM

Tratto dal sito http://www.centronirvana.it/home.htm che devotamente ringraziamo per la sua compassionevole gentilezza verso tutti gli esseri che soffrono in questa dolorosa esistenza samsarica.

http://www.centronirvana.it/articolididharma65.htm

 

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