28 – S.S. Drikung Kyabgon Chetsang Rinpoche: Per una pratica efficace della Mahamudra.

Sua Santità Drikung Kyabgon Chetsang Rinpoche: Tutto ciò che abbiamo è un concetto e, quando cerchiamo di afferrare che cosa sia realmente, questo concetto non ci porta molto lontano. Eppure abbiamo la sensazione di sapere cosa sia.

Sua Santità Drikung Kyabgon Chetsang Rinpoche: Tutto ciò che abbiamo è un concetto e, quando cerchiamo di afferrare che cosa sia realmente, questo concetto non ci porta molto lontano. Eppure abbiamo la sensazione di sapere cosa sia.

Sua Santità Drikung Kyabgon Chetsang Rinpoche continua nella spiegazione degli insegnamenti di Tilopa all’interno della Mahamudra.

Appunti a cura della Dott.ssa Nicoletta Nardinocchi e revisione del Dr. Luciano Villa nell’ambito del Progetto “Free Dharma Teachings” per il beneficio di tutti gli esseri senzienti.

Domanda: Dopo questa descrizione sull’impermanenza sarebbe utile un esempio concreto di come essa operi.

Sua Santità Drikung Kyabgon Chetsang Rinpoche

Il commentario include una storia narrata da Tilopa a Naropa per illustrare questo insegnamento sulla mancanza di qualsiasi essenza del mondo e su come le attività determinino sofferenze, anche quando le cose vanno relativamente bene. La storia racconta di un cacciatore in Tibet. La caccia era l’unico modo per guadagnarsi da vivere. Partì per catturare una preda e portarla a casa. Camminò per molti giorni, attraversando passi di alta montagna, diventando sempre più affamato e assetato, senza incontrare neppure un animale da uccidere. Le cose andarono avanti così finché vide un animale, un cervo di montagna che colpì con le sue frecce ferendolo. Così seguì la scia di sangue. Finalmente dopo aver cercato a lungo trovò l’animale morto, ma solo dopo aver sperimentato tutta questa ulteriore sofferenza. Poi caricò l’animale sulla schiena ed iniziò il lungo viaggio verso casa attraverso le montagne.

L’animale morto era molto pesante, e lui soffrì molto di doverlo trasportare e difendere contro i predatori e ladri. Finalmente arrivò a casa con il cervo, completamente esausto. La gente del villaggio era così felice di vederlo con questo animale e lo elogiò, dicendo quanto grande fosse, e, se potevano avere un po ‘di carne. Dopo averlo diviso e dato della carne a questa e quella persona, non rimaneva praticamente niente per lo stesso cacciatore.

Questa è l’analogia di Tilopa riguardo alle attività nel mondo: “Le loro sofferenze di ricerca di un sostentamento o di ciò che desiderano, ma che non riescono ad ottenere; perfino quando lo trovano, pur non potendolo afferrare, una volta che vi si afferrano, non ottengono nulla se non sofferenza nel cercare di trattenerlo e di non perderlo. Alla fine, quando è il momento di goderne, rimane ben poco, anzi, quasi niente ne resta“. Il consiglio di Tilopa a Naropa era di capire sempre che questa è la natura del mondo e delle attività mondane. E, grazie a tale comprensione, liberarsi dal mondo e dalle sue attività.

Domanda: Quindi, per una pratica efficace, dovremmo ritirarci dal mondo?

Sua Santità Drikung Kyabgon Chetsang Rinpoche

Non c’è modo di praticare e di ottenere la liberazione e la buddità impegnandosi in attività mondane, presi dall’illusione del mondo, attaccato da esso e incapaci di lasciare andare. Questa condizione è contraria alle esigenze della pratica. E così Tilopa consiglia al suo discepolo di ritirarsi in un luogo isolato dalla frenesia e dai coinvolgimenti del mondo. Là, egli dovrebbe distaccarsi e disimpegnarsi dalla società e dal mondo. Solo allora potremo avere una reale opportunità di praticare in modo efficace.

Per tornare alla dichiarazione iniziale circa la Mahamudra: Tilopa disse che la Mahamudra non è semplice, non è qualcosa che può essere indicata. Non è questo né quello.

Domanda: Mahamudra non né questo né quello, ma, per la nostra mente convenzionale, abbiamo sempre bisogno di un termine di paragone: potrebbe venirci incontro?.

Sua Santità Drikung Kyabgon Chetsang Rinpoche

E’ la realtà stessa. Il che è illustrato con l’esempio dello spazio vuoto. Lo spazio vuoto è non-composto, non è fatto di nulla, senza parti. Perciò quando parliamo di spazio vuoto possiamo ricorrere a diversi esempi ma in realtà non possiamo riferirlo a qualcosa e far capire a qualcuno lo spazio vuoto nella sua interezza. Quella non è la natura dello spazio. Allo stesso modo, la chiara luce della mente può essere paragonata alla luce del sole, ma non è un paragone accurato né molto illuminante. La chiara luce della mente o della realtà stessa deve essere sperimentata direttamente e non compresa attraverso analogie o similitudini.

In ultima analisi, non può essere compresa attraverso queste cose, ma deve essere direttamente percepita. Se pensiamo alla natura dello spazio vuoto e di come potremmo descriverlo, possiamo vedere che questo metodo è impreciso. Noi siamo in grado di descrivere solo singoli oggetti ed anche allora, le nostre descrizioni saranno sempre solo mere indicazioni e non gli oggetti stessi. Quando tentiamo di definire o indicare qualcosa di così sottile e difficile da afferrare come spazio vuoto, possiamo farlo solo in modo rozzo per cui è necessario un salto di cognizione in cui abbandoniamo il livello concettuale per sperimentare la cosa reale. Ora, il tentativo di descrivere lo spazio vuoto è molto difficile.

Tutto ciò che abbiamo è un concetto e, quando cerchiamo di afferrare che cosa sia realmente, questo concetto non ci porta molto lontano. Eppure abbiamo la sensazione di sapere cosa sia. La natura della mente è molto più sottile di quello. Non possiamo nemmeno approssimativamente coglierla in modo concettuale. Tuttavia, eliminando questi tentativi di afferrare la mente in modo concettuale, possiamo procedere a vederla direttamente. Sin da quando iniziamo ad avvicinarci a realizzare la natura della mente, dobbiamo abbandonare i tentativi concettuali. Comprendendo la loro inutilità, abbandoniamo qualsiasi idea di costruire o creare qualcosa nelle nostre menti che descriva in modo accurato o rifletta la natura della mente. Dobbiamo in primo luogo abbandonare questi tentativi come completamente futili. Pertanto, nella meditazione, dobbiamo coltivare la sensazione di abbandonare tutti i tentativi di costruire una ipotesi praticabile di ciò che la natura della mente sia, perché questo semplicemente lega la mente e non rivela la sua natura. Come quando attorcigliamo un serpente. Se si tenta di liberarlo dal groviglio è molto difficile, ma se lasciamo andare il serpente si libererà da solo.

Descrivere la mente come spazio vuoto è descrivere la realtà stessa. La realtà stessa è simile allo spazio vuoto. Nella sua stessa natura non può essere afferrata concettualmente, nulla può essere afferrato concettualmente Non stiamo cercando di trovare questa cosa denominata mente e separarla dal resto della realtà. Perché tutta la realtà, la realtà ultima essenziale non può essere afferrata ed è simile a spazio vuoto. In definitiva, quando pratichiamo, avvicinandoci alla realizzazione di Mahamudra, è necessario abbandonare ogni attività mentale, fisica e verbale, la cui vera natura è dicotomica e, conseguentemente, ostacola la realizzazione della natura della realtà.

Quando il Maestro Gampopa andò da Jetsun Milarepa per riceverne gli insegnamenti, era già molto avanti nello studio del Dharma. Era stato un discepolo del lignaggio Kadampa per lungo tempo. Si era molto impegnato in pratiche elevate con varie meditazioni e visualizzazioni, in attività verbali come recitazione dei mantra, in attività fisiche come costruzione di torma: insomma, in ogni sorta di pratica religiosa. Milarepa disse che ciò era molto positivo ed utile, e che in lui era maturato e sviluppato un grande risultato. Tuttavia, per realizzare la verità, per manifestare la realizzazione di Mahamudra, alla fine tutte queste cose devono essere abbandonate. Tutti i coinvolgimenti di corpo, parola e mente devono essere abbandonati affinché la natura della realtà si realizzi. La natura della realtà non comporta la creazione o la realizzazione o la costruzione di qualcosa, piuttosto è un lasciare andare tutto ciò che è falso, limitato, che include la natura del mondo, tutto ciò che implica dicotomia o pensiero concettuale.

Il corpo fisico viene paragonato a una canna che cresce in acqua. La canna sembra essere sostanziale, ma in realtà è completamente vuota. Allo stesso modo, il corpo sembra essere sostanziale, qualcosa di importante, ma in realtà non ha essenza. La mente stessa è come il cielo vuoto, senza attributi di centro o periferia o colore o forma. Per realizzare la natura della mente, dobbiamo lasciare andare in ultima analisi completamente ogni sforzo, tutte le attività mentali creative, tutte queste cose che comportano dicotomie.

La Mente non risponde a specifiche come: “è questo, quello o l’altra cosa.” Fintanto che cerchiamo di determinare cosa sia la mente, ci perderemo sempre senza trovare la sua natura essenziale.

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