Ven. Gheshe Tenzin Tenphel: Domare la Tigre Interiore

Ven. Gheshe Tenzin Tenphel: Fino a quando la vostra mente non ha l’agilità, per cui riesce ad essere più forte delle condizioni esterne, è chiaro che dovete supplire a questa incapacità con una distanza fisica. Cercate di essere selettivi anche con le persone con le quali vi associate. Ascoltatevi.

Ven. Gheshe Tenzin Tenphel: Fino a quando la vostra mente non ha l’agilità, per cui riesce ad essere più forte delle condizioni esterne, è chiaro che dovete supplire a questa incapacità con una distanza fisica. Cercate di essere selettivi anche con le persone con le quali vi associate. Ascoltatevi.

Insegnamenti sul tema “Domare la Tigre Interiore: Addestramenti per pacificare la mentedel Ven. Ghesce Tenzin Tenphel al Centro Studi Tibetani Sangye Cioeling di Sondrio il 13 14 dicembre 2008. Appunti ed editing dell’Ing. Alessandro Tenzin Villa, revisione del Dott. Luciano Villa e di Graziella Romania nell’ambito del Progetto Free Dharma Teachings, per il beneficio di tutti gli esseri senzienti. Ci scusiamo per ogni errore ed omissione.

Ven. Ghesce Tenzin Tenphel

E’ importante sviluppare sin dall’inizio una buona motivazione, non soltanto quando ci apprestiamo ad ascoltare gli insegnamenti, o quando si recitano i mantra ma sempre. La motivazione è importante anche quando si pulisce, quando si cucina. Perché lo sviluppo della pace interiore è la cosa più importante di tutte. Questo è il motivo per il quale il maestro ci esorta a sviluppare una buona motivazione. CI sono limitazioni nel mio inglese e spesso mi dicono che quando parlo in inglese continuo a dire le stesse cose. Per questo dirò cose generali ma la cosa imporrante comunque è che vi entrino dentro.

Nel Tantrayana spiegano qual è la via per diventare Buddha da una a 16 vite, entro le quali è possibile raggiungere lo stato di Buddha.

Mentre nel Sutrayana per questo obiettivo ci vogliono 3 infiniti eoni.

Di fronte a questa attesa infinita molti si sentono spaesati preferiscono il tantra. E questo è un grosso errore perché senza delle buoni basi non possiamo sviluppare nulla. Il sutrayana fornisce delle basi solide. Se su queste basi pratichiamo il tantra otteniamo il metodo migliore.

Quanti fra coloro che hanno praticato il tantra ed hanno preso iniziazioni sono diventati Buddha? Quanti sono diventati Buddha in questo modo?

È un problema del Tantra?

No, è un problema dei praticanti, del modo con cui si è praticato.

Noi Ghesce studiamo per 21 anni i sutra e poi per due anni entriamo nel monastero tantrico. Se la via diretta fosse esclusivamente quella tantrica perché dovremmo impiegare tanto tempo per studiare i sutra?

Non è che non funziona perché funzionerà entro 16 vite. Non funziona affatto senza la base dei sutra.

Il cammino vero inizia quando prendiamo i Voti del Bodhisattva http://www.sangye.it/altro/?p=6252. Nel momento in cui comprendiamo la vacuità http://www.sangye.it/altro/?cat=40, allora da quel momento dentro di noi inizia il cammino che porta alla Buddhita.

La via del Bodhisattva è la via per riconoscere la vacuità. Questo è fondamentale. Su questa base otterrete l’iniziazione. Quindi solo sulla base della via del Bodhisattva e della vacuità praticherete il tantra ed otterrete lo stato di Buddha in una vita, oppure in 16 vite. Ma se non avete compreso e fatto vostro la Bodhiccita, non siete nel Mahayana, e, quindi, non siete nemmeno nel Tantrayana. Questo deve essere chiaro.

Deve essere chiaro anche come praticare correttamente.

Magari c’è qualcuno che dice “Io pratico la grande compassione e la bodhicitta” e nello stesso tempo è molto permaloso, si arrabbia di fronte alla minima critica. Questo dovete tenerlo presente.

La pratica è forse esclusivamente assumere una certa postura, quella della meditazione, oppure fare delle circuamdeambulazioni attorno ad uno stupa? È solo impegnarsi in rituali?

Certamente una parte della pratica è in questo senso. La vera pratica è quella di addestrare la mente. È quella di guidare la mente. Altrimenti farete tanta meditazione, tante sadhane, ma questa non è la vera pratica. Questo va compreso e dovete farlo vostro.

Ci sono delle persone che pensano che praticare il Dharma sia stare in un luogo silenzioso, piacevole, meditare in una situazione di tranquillità e stare in assorbimento. Certamente abbiamo bisogno qualche volta di un luogo di tranquillità, ma la nostra vita non è fatta in questo modo.

Dopo un bel periodo in un posto piacevole, con una buona compagnia ed una certa tranquillità, si manifesta in noi il desiderio di rimanere sempre lì. Man mano che il tempo passa, subentra una certa preoccupazione di dover tornare alla situazione originale, tutt’altro che tranquilla e piacevole. Subentra il rifiuto a tornare, e ciò crea notevoli problemi ed insoddisfazioni.

Adesso analizziamo questa situazione che abbiamo descritto.

Quel ragionamento che identificava quella situazione come veramente piacevole: essere preoccupati che finisse ed essere delusi della stessa situazione e rifiutare la situazione originale. Questo tipo di ragionamento ci aiuta?

No, se ci pensiamo non ci aiuta affatto. Certo, è importante e bello passare dei momenti lieti e tranquilli, è necessario, però non è questa la nostra vita. Anzi, dobbiamo utilizzare i momenti di consapevolezza per rafforzare la vita di ogni giorno. Altrimenti cadiamo nell’errore opposto. Se seguiamo quel ragionamento dannoso saremo più deboli ancora nella vita quotidiana perché si continua a dire “Come stavo bene prima e adesso come sono sfortunato”. Il ragionamento sorto sulla base del desiderio di vivere per sempre dei momenti piacevoli non fa che accentuare sempre di più questo stesso desiderio.

La pratica significa vedere la nostra vita effettivamente: dove trascorre, dove passa. Ed allora dobbiamo utilizzare gli insegnamenti per migliorare la nostra vita laddove trascorre. La pratica significa proprio fare in modo che la mente diventi più forte, si rafforzi sempre di più. E, per questo, i problemi vengono bene.

Generalmente se noi abbiamo dei problemi non abbiamo la pace, se abbiamo dei problemi proviamo anche sofferenza. Noi desideriamo avere la pace ma siamo presi dai problemi.

Perché non abbiamo la pace? Perché non siamo felici? Dov’è il problema?

Naturalmente ci può essere qualcosa che non va bene, ogni tanto ci saranno problemi in famiglia, con altre persone, con la tua salute, sul lavoro. Fa parte della nostra vita di ogni giorno. Ma questi problemi li accresciamo sempre di più quanto più ci pensiamo su in un certo modo. Questo rende i problemi più grossi e pesanti di quanto non lo fossero in realtà.

Noi dobbiamo fare del nostro meglio per rientrare nella realtà usando la nostra saggezza. E tutto diventa molto semplice, molto facile. E, quindi, tutto ciò che non funzionerà bene, che ci potrà disturbare, ci gioverà. Perché ci renderemo conto che è qualcosa che fa parte della vita di tutti i giorni, che non possiamo comunque cambiare. Avremo presente che, comunque le avversità ci sono, comunque si affrontano dei problemi.

Vi racconto una storia accaduta in Italia che riguarda due signore piuttosto anziane.

Si sono ammalata entrambe. Una signora è stata operata 5 volte, l’altra una sola volta. La prima, pur essendo stata operata 5 volte, non si lamentava tanto, anzi stava in pace. La seconda si lamentava molto e pensava che tutti i mali fossero i suoi. Stavano nella stessa stanza d’ospedale ed un po’ per volta hanno cominciato a parlare e ad entrare in una certa confidenza.

E allora quella che è stata operata una volta ha chiesto ma quante volte ti hanno operato?

L’altra ha appunto risposto: “Mi hanno operata 5 volte”.

Al che ha chiesto: “Ma come, non stai male? Non sei morta?”

E rispose: “Sì, però, se continuo a lamentarmi, ingigantisco il problema.”

Allora l’altra signora ha iniziato a capire.

Se abbiamo problemi con una persona, e poi un’atra ancora e così via: come possiamo risolvere i problemi con ciascuno di loro. Non possiamo ucciderne uno, due…come facciamo? Li uccidiamo tutti? Per risolvere tutti i nostri problemi dobbiamo utilizzare il cervello e cambiare noi stessi. Il nostro popolo tibetano ha molti problemi con i cinesi. Come possiamo fare per risolverli?Andiamo con i fucili e cerchiamo di ucciderli uno per uno? No, così non finiremmo mai. È da molto tempo che noi tibetani non facciamo la guerra. Una volta eravamo molto potenti, poi si è iniziato ad analizzare la mente e i militari sono diminuiti. Fino a quando i cinesi sono arrivati a tirarci le bombe. E ora cosa possiamo fare se non utilizzare la pace?

Oggi ci sono molti soldi, però manca la felicità. Ma, allora, a cosa servono questi soldi? Dobbiamo sviluppare la pace interiore. Se tu non hai la pace interiore e tutto il mondo diventasse tuo amico non saresti felice. Ma se si ottiene la pace interiore, anche se tutto il mondo fosse contro di noi, saremmo felici comunque.

La nostra vita è molto limitata, un giorno finirà tutto. Per questo noi dobbiamo addestrarci. Ci dobbiamo preparare, se siamo pronti, allora non ci saranno problemi. Non va bene aspettare, dovremmo sempre lavorare per preparare la nostra mente. Tutto è impermanente, ho visto una signora che ha perso un figlio. Prima era tutto perfetto, dopo aver perso il figlio questa signora è caduta in depressione. Perché non era preparata, non pensava mai che potesse venire questo tipo di giorno. Allora dobbiamo preparaci interiormente. Dobbiamo imparare ora come diventare più forti così queste situazioni future non saranno pesanti. Dobbiamo impegnarci in questo senso. E così possiamo affrontare tutto.

Ora facciamo una breve pausa, andate al bagno, fate una pausa e poi facciamo una breve meditazione e poi mi fate delle domande.

Io sono un monaco ed all’età di 9 anni mio padre ha voluto che andassi normalmente a scuola e non mi ha lasciato andare in monastero, come desideravo. Così ci sono andato a scuola, ma poi, all’età di 17 anni, ho detto a mio papà: “Questa non è la mia vita”. Tutti i miei amici andavano con ragazze ma io, essendo monaco, non potevo. Così andavo sempre in giro da solo. Sono sempre stato in contatto con persone laiche e ho imparato un po’ come affrontare i problemi dei laici.

Chi è che dice se una persona è nostra amica o no?

Siamo noi che aggiungiamo qualcosa alla persona. Quando vediamo una persona tanto male, in negativo, si può dire che il comportamento negativo sia proprio così? Chi ha ragione lui od io? Difficile da giudicare. Quindi siamo abituati a pensare così, effettivamente esistono persone più disponibili, oneste, ma che senso ha continuare a recriminare contro quell’altra persona? Tutto ciò non mi è di aiuto.

Pensando così, se inizio a vedere i difetti degli altri rischio di iniziare a pensare che solo io vado bene. È chiaro che in questo modo non ho le basi per diventare amico con nessuno. E non potrò riporre fiducia in nessuno. Perché nessuno risponde ai requisiti. E come potrò essere felice in questo mondo?

Potremo anche essere in grado di ringraziare i nostri nemici perché ci mettono alla prova. In questo senso, i nostri nemici diventano condizioni favorevoli. Se noi pensiamo in questo modo, ogni sensazione diventa favorevole. Perché, non solo le nostre qualità sono messe alla prova, ma possono uscire rafforzate ed aumentate ulteriormente. In questo modo diventeremo consapevoli che è una situazione non permanente, e sfrutteremo al meglio le situazioni sfavorevoli per accrescere le nostre qualità. Se invece ci troviamo in una condizione favorevole, dovremmo essere consapevoli che potrà cambiare e quindi dovremo prepararci al meglio.

Quindi, quando tutto va per il meglio, quello è il momento di pensare al peggio, per esserne preparati.

13 dicembre 2008 pomeriggio

Ci sono delle persone che tante volte chiedono la benedizione dei Lama. Certamente noi Lama non li rifiutiamo e preghiamo per loro senza poter fare niente più. Molte persone vengono a partecipare alle iniziazioni sotto forma di benedizione, anche in questo non c’è nulla di male, ma, per rimuovere effettivamente le radici della nostra sofferenza, occorre impegnarsi fortemente in prima persona. Il nostro compito di praticare è quello di mettere in pratica le indicazioni del maestro. Se si potesse ottenere la liberazione della sofferenza solo tramite la benedizione, la liberazione sarebbe già avvenuta perché di continuo i Buddha pregano per noi.

Per curare la sofferenza del corpo abbiamo molte medicine, massaggi, vitamine, per migliorare il nostro corpo. E non è mica detto che per sempre saremo nella stessa condizione. Anno per anno, momento per momento invecchiamo. E, quando diventiamo vecchi, non possiamo fare molte cose che facevamo prima.

E soffriamo di sofferenze fisiche sostenute da sofferenze mentali. È molto importante accettare le nostre condizioni, per esempio accettare di invecchiare. Molti non vogliono accettare di essere anziani, pensano ancora di essere giovani.

Quest’uomo di 52 anni si è comperato la moto e ad un certo punto gli è venuto un attacco di mal di schiena. La moto era un modo per sentirsi giovane. E, quindi, il fatto di avvertire qualcosa di noi che diventa più vecchio ci fa soffrire molto.

Ho incontrato alla stazione di S. Maria Novella di Firenze una signora che da dietro sembrava una ragazzina, poi si è girata ed era una nonna.

Bisogna accettare la realtà che ci troviamo a vivere, compresa la morte. Dobbiamo guardare bene noi stessi, tutti sappiamo che arrabbiarsi è negativo. Ma, quando ci arrabbiamo, noi pensiamo di aver ragione, di essere nel giusto e non si vede dove ci sia l’errore.

Per vivere in questo mondo dobbiamo praticare la pazienza. Utilizzando la rabbia se ne produce di altra. Per esserci pace ed una vita felice bisogna capire gli altri.

Bisogna sviluppare la giusta motivazione. Per esempio, se faccio un ritiro in montagna, la cosa importante è andarci con la motivazione di migliorare le cose, per creare armonia. Quando si fa un ritiro, non si deve scappare dalla realtà, non si va in ritiro per rilassarsi.

Così ci rafforziamo e diventiamo più potenti dentro.

La condizione dell’amicoe del nemico è soggetta a cambiamento, bisogna riflettere in termini di una prospettiva di una più lunga durata.

Dobbiamo diminuire il nostro atteggiamento negativo, che continua a sottolineare i difetti degli altri. Dobbiamo pensare a qualcosa di positivo, poi pian piano cambieranno i nostri pensieri. Senza lavorare così è difficile. E la situazione rimane così, invece dobbiamo impegnarci a capire questo e fermare questo tipo di pensieri. Altrimenti non c’è pace.

Noi lavoriamo più col corpo che con la mente. Il corpo invecchia e, dopo un po’, comunque non funzionerà più bene, mentre la mente no. È importante certamente prendere le medicine, fare esercizio, ma non pensare solo al corpo. Se la mente è sviluppata, allora questo aiuta anche il corpo, la salute. Per questo è importante lavorare con la mente e imparare come svilupparla. Nel Lam Rim prima si dice che dobbiamo capire bene noi stessi, capire come possiamo sviluppare gli altri. Se non capiamo bene noi stessi, come possiamo capire gli altri?

Imparare, studiare, è importante, ma è più importante cominciare a guardare noi stessi e capire come la nostra mente funziona. Tante cose che si studiano non sono al nostro livello.

Un monaco meditava in India, a Bodhgaya. Molta gente girava attorno alla stupa. C’era un monaco che meditava sulla pazienza, gli è stato tirato un ceffone e si è arrabbiato.

La rabbia distrugge la nostra pace, la nostra famiglia, la nostra salute, distrugge tutto.

Viene qualcuno a dirmi che non c’è tempo per praticare, questo non ha senso. Non c’è tempo per recitare sadhane, leggere un libro, questo magari può essere vero. Ma per praticare ci sono 24 ore su 24.

14 dicembre 2008 mattino

È importante sviluppare una buona motivazione per beneficiare indistintamente tutti gli esseri. Due cose: aiutare gli altri o se non si può aiutarli, almeno non nuocere a nessuno. Alla base di questo c’è una profonda ragione. Vi parlerò di questi due punti fondamentali e poi vi darò alcuni consigli. Per quale regione dovremmo essere di aiuto agli altri?

Se pensate alla vostra stessa situazione: ho questo orologio, ho questi vestiti, questo mio corpo, tutto questo l’ho in dipendenza dagli altri. Se fossimo soli, non potremo fare nulla. Persino la nostra conoscenza dipende dagli altri. La nostra saggezza deriva dal nostro maestro. La saggezza del nostro maestro a sua volta deriva dal maestro precedente. E così via. Questi stessi insegnamenti provengono dal Buddha. Se pensate a tutti gli esseri che hanno trasmesso gli insegnamenti di Buddha vedete che sono in dipendenza da moltissime persone. Possiamo pensare che, se la mia situazione deriva dall’interrelazione con gli altri, il mio corpo deriva dai miei genitori. Ma perché anche il mio corpo non deriva dagli altri, come i frutti, il cibo e tutto ciò di cui usufruisco? Anche questo corpo, a sua volta, deriva dall’unione della mamma e del papà, i quali, a loro volta, dipendono dai loro genitori. A ritroso, riconosciamo la nostra interrelazione con tutti gli esseri. In questo modo comprendiamo come tutti gli esseri si sono manifestati gentili nei nostri riguardi. Pensiamo alla persone famose, come avrebbero mai potuto diventare famose se non ci fosse nessuno?

Ma, allora, come la mettiamo con i nostri nemici?

I nemici non rimarranno per sempre nemici, potrebbero cambiare questa situazione. I tuoi nemici potrebbero diventare i migliori amici ed i nostri migliori amici potrebbero diventare nemici. I nemici hanno la funzione di insegnarci come praticare la pazienza. Sono coro che ci insegnano l’arte della pazienza. Non puoi imparare la pazienza dal tuo maestro, perché, per definizione è paziente. Il vero maestro della pazienza è il vostro nemico. Senza nemico, senza nessuno che ci attacchi, ci sembra che tutto vada bene, che tutto sia perfetto. Quando si affrontano i problemi del nemico ci rendiamo conto che non va tutto bene. Man mano che entriamo nella pratica apprendiamo molto sul samsara e l’importanza dell’insegnamento che ci viene dai nostri nemici. E quindi, è come se questo rapporto faccia rafforzare la nostra pratica grazie al confronto. Nel passato, i grandi praticanti consideravano i loro nemici come loro grandi maestri. Senza nemico non possiamo imparare molto sul samsara ed i suoi problemi. E senza di lui è anche molto difficile sviluppare le qualità interiori. E quindi, tutti in questo senso sono di aiuto per gli altri. E quindi, aiutare gli altri discende proprio da questo ragionamento che abbiamo fatto.

Se danneggiate una persona, questa diventa vostro nemico. Ma non solo lui, anche i suoi amici, parenti. Se voi create dei problemi agli altri, molti vi saranno contro quando voi gradireste che gli altri parlino di voi in modo positivo. Danneggiare gli altri comunque vi si ritorcerà contro. Questo è il punto focale, se non potete aiutare gli altri, almeno non fate del male agli altri, non attaccateli, non colpiteli.

In questi due punti effettivamente ci sono tutti gli insegnamenti del Buddha.

Vi darò due brevi consigli.

V’impegneranno solo per 5 minuti al mattino ed alla sera altri 5 minuti prima di andare a dormire, iniziando da oggi. E, al mattino, quando vi alzerete, sarete riposati. Quindi, cercate di meditare per 5 minuti prima di andare al lavoro. Sviluppando una buona motivazione, oggi in ogni caso, perlomeno cercherò di essere una brava persona, e starò in questo pensiero almeno per 5 minuti. Durante il periodo lavorativo è importante essere molto attenti, una parte della nostra mente deve essere molto in allerta, è una parte che ci giudica. Quando tornate a casa non è che vi proibisca di parlare con i vostri amici, ma non parlate troppo. Poi, prima di andare a dormire, chiedetevi: cosa ho fatto oggi?

Durante la meditazione vi renderete conto degli errori che avete fatto. È importante ripromettersi di fare del proprio meglio all’indomani. E comunque che domani non farò peggio di oggi.

Non dovete mantenere queste due tecniche per un mese, un anno ma per sempre. Se fate così, queste due tecniche vi permetteranno di migliorare. Il nostro problema vero è quello della discontinuità. Ho visto in un piccolo libro di Cristiani, dove si diceva appunto di non aspettare il domani. Chissà se la nostra vita arriverà a domani, bisogna cominciare oggi.

Seminare odio crea ulteriori problemi. Questi si ingrandiscono sempre di più e poi come affrontarli? Se ci troviamo di fronte a qualcuno che ci sta facendo del male, verbalmente o fisicamente, certamente è lecito opporsi, ma come?Possiamo benissimo opporci senza generare rabbia. Un monaco sui 60/70 anni circa era riuscito a scappare dal Tibet, e, la prima cosa che ha fatto, è andato a cercare la benedizione di S.S. il Dalai Lama. Gli disse d’essere stato prigioniero per ben 18 anni dei Cinesi. E il Dalia Lama gli chiese: “Come li hai passati? Lui rispose: “Sono andati male perché ci sono stati due momenti in particolare in cui ha rischiato di perdere la compassione per i Cinesi”.

18 anni di prigionia certo non sono una situazione semplice. Ma se dovessimo sempre aumentare la nostra rabbia ed il nostro pensiero negativo: questo migliorerebbe la nostra situazione? Riusciremo a cambiare la situazione per mezzo di questo crescente sentimento di rabbia? No. Quindi il risultato sarà quello di aumentare la nostra sofferenza. Se mi dovessi arrabbiare con i carcerieri potrei subire percosse o potrei patire la fame. Se riuscissi a generare una compassione vera, farei in modo che la mia mente sia portata verso la felicità e sarei portato ad instaurare delle condizioni migliori.

Se anche tutto il mondo vi fosse nemico, ma voi aveste conseguito la pace interiore, nessun nemico potrebbe comunque distruggerla e sarete felici.

Mentre, se anche tutto il mondo vi diventasse amico, ma non avete sviluppato la pace interiore, non potrete essere felici.

Molte cose le conosciamo per esperienza. Così penso: “È meglio che non faccia questa azione negativa”. Ed in queste condizioni me ne renderò conto da solo. Ma, in altri casi, quando sarò in preda ai dubbi, sarò preso dai ragionamenti che potrebbero portarmi ad atteggiamenti negativi. Per questa mancanza di chiarezza andremo incontro alla sofferenza. Se noi proseguiremo verso il cammino della pace interiore, ci renderemmo conto che questo è un cammino che riguarda ciascuno di noi, lasciando perdere le sovrapposizioni mentali che ci portano a dubbi.

Se possedete la felicità interiore e non avete soldi e amici sarete felici comunque. La pace interiore non è collegata ad amici e soldi. Quello che importante è avere la felicità interiore. Non dobbiamo credere che se abbiamo molti amici di per sé significa essere felici. Poniamo il caso di avere tanti amici, ma un gruppo è con una ideologia ed altri d’un altra, se ne scelgo una potrei offendere gli altri. Tutte le situazioni possono creare dei problemi e diventare problematiche. Ma che significato ha volere avere tanti amici, volerli proprio? Ed allora, ora ci avviciniamo a Natale e, se avete tanti amici, dovrete fare tanti regali, e quindi questo diventerà un problema anche per le vostre tasche… (risate).

Le possibilità di disappunto sono moltissime, per esempio aspettarsi la chiamata di un amico, arrabbiarsi perché non chiama, perché non ha pensato a me. Quindi, invece di darvi più felicità, vi creano più problemi. Non sto dicendo: vivete da soli non abbiate degli amici. Sto dicendo che la cosa più importante è sviluppare la pace interiore. Quando nascete, nascete da soli, nessuno vi conosce. Vi sono molte situazioni nella vita che appartengono a quella persona e basta. Per esempio, una malattia non è che può essere suddivisa fra amici e parenti. Ed anche la morte non si può suddividere fra tanti. Anzi, in quel momento, invece di essere di aiuto, essi possono creare ulteriore sofferenza. Piangono. Invece di accompagnare con felicità quella persona gli rendono la situazione ancora più drammatica. Nella vita stessa erano fonte di tanti problemi, ma, in quel momento cruciale, sono fonte di ulteriori problemi. Se, invece, una persona ha sviluppato chiarezza interiore attraverso il ragionamento, la forza e l’energia che ha accumulato farà in modo che non si crei ulteriore sofferenza. Bisogna essere contenti in questi casi perché uno dei tuoi amici sta morendo in pace. E quindi si può essere contenti.

Perché parliamo della rabbia?

Perché pensiamo che essa ci possa proteggere dal nostro nemico e quindi pensiamo che ci possa dare pace e felicità. Ma, se pensiamo attentamente, la rabbia distrugge la nostra famiglia ed i nostri parenti. Comprendendo che la rabbia ti distrugge, distrugge la tua famiglia ed aumenta i nemici, si può ridurre la rabbia. Invece di cadere in preda alla rabbia, in questo modo generiamo compassione verso gli altri. Chiunque sia in preda alla sofferenza non desidera certo cadere in una situazione di ulteriore sofferenza. Quindi, se la rabbia è fonte di ulteriore sofferenza, a questo punto la dobbiamo evitare. Il punto fondamentale non è reprimere la rabbia, ma renderci conto di ciò che è successo e, quindi, di voler intervenire. Anche perché non abbiamo la capacità d trattenerla all’infinito o di dissolverla, a meno di detenere particolari doti. Quindi, ci si può sfogare senza danneggiare nessuno, ma poi chiedersi: perché l’abbiamo fatto, quella la causa, qual è l’obiettivo? Se ci rendiamo conto dell’assurdità della situazione che si è creata e del male che abbiamo creato negli altri e in noi stessi, avremo posto le condizioni affinché in futuro non ci ricadremo facilmente. Se ci rendiamo conto che, quando cadiamo nella rabbia, distruggiamo la pace interiore: perché allora ci arrabbiamo? Perché non cerchiamo di impegnarci in questo senso? La rabbia ha il potere di creare delle divisioni, di creare delle fratture, di rovinare. Quando ci si rivede dopo aver litigato: si ha una sensazione di imbarazzo, non si sa cosa dire, si biasima se stessi pensando: “Non volevo farlo”. Ma comunque oramai il danno c’è stato.

Stiamo attenti verso un certo tipo di senso di colpa. Se dopo che c’è stato un senso d’ira ci si sente in imbarazzo, la cosa migliore è quella di risolvere sinceramente la situazione con l’altra persona. E ripromettersi di non farla più accadere in futuro. Non ha senso portare avanti un certo senso di colpa, questo non fa che generare più problemi e non fa sì che non accada più. Sulla base di riconoscere di avere sbagliato si sviluppa la decisione di non farlo più, non agendo sul senso di colpa.

Per lo sviluppo interiore occorre molta esperienza. Quindi si tratta di fare molta esperienza per non ricaderci ulteriormente. La strada del cammino interiore, del cammino spirituale è una pratica dell’esperienza, avendo come base il non nuocere gli altri, e quindi a cercare di beneficiarli. Non abbiamo molto tempo ed ora parliamo del desiderio ed attaccamento.

Quindi, il desiderio per gioielli, soldi, casa, vestiti, il desiderio sessuale. Non intendo che i laici non debbano praticare il sesso. Ma troppo desiderio in questo senso non va bene. Agli uomini non basterà una donna ed alla donna non basterà un uomo. E questo non è un fatto positivo. Perché dal desiderio nasce il desiderio e questo non va bene né per voi né per i vostri figli. Il desiderio sessuale è un desiderio sessuale. Per calmarlo potete pensare al corpo spogliato dalla pelle. Se non pulite il vostro corpo, se non lavate i denti, dopo un po’ puzzano: no?

Se non lo trattate con molti prodotti, fra l’altro costosi, il vostro corpo non sarebbe in buono stato. Il discorso fondamentale è di trovare il giusto equilibrio fra la repulsione ed il desiderio. Quindi, da un lato non manifestate troppa repulsione per via del ragionamento del decadimento e della trasformazione del corpo, e, dall’altro, non manifestare tropo desiderio per via dell’apprezzamento del corpo.

Tutto ciò vale per tutto, per qualsiasi oggetto, sia un computer che per un auto. Sono oggetti attraenti per le loro potenzialità e funzionalità e d’essere un oggetto di delusione, soprattutto nel momento in cui non funziona più. Quindi, bisogna trovare il giusto equilibrio fra l’apprezzamento ed i lati sfavorevoli di qualsiasi oggetto. Quindi, questo vale anche per gli oggetti naturali, un paesaggio, per qualsiasi cosa. Vale soprattutto per gestire i nostri desideri. È molto difficile pensare che il corpo di una persona sia in decadimento e puzzi nel momento in cui ne siamo innamorati. Ma dobbiamo impegnarci a farlo! È così che capiamo quanto l’altra persona sia soggetta al decadimento.

Il punto importante è che gli altri possono veramente crearvi delle sofferenze e dei problemi, ma, da parte vostra, mi raccomando, non siate la fonte di sofferenza e di problemi.

Come svilupparsi interiormente?

Abbiamo un sacco di problemi, non li possiamo gestire tutti assieme, alcuni sono molto difficili da gestire. Nonostante presentino una notevole difficoltà di gestione, dobbiamo cercare di approcciarli nel modo più semplice possibile. In questo modo potete gestire un problema, due problemi, moltissimi problemi. Non è importante tanto il fatto di affrontarli tutti, quanto il fatto di cambiare il nostro modo di pensare.

Colophon

Questa prima bozza d’appunti, a cura del Dott. Luciano Villa nell’ambito del Programma Free Dharma Teachings per il beneficio di tutti gli esseri senzienti, sui preziosi insegnamenti del Ven. Ghesce Tenzin Tenphel, è da ritenersi provvisoria, quindi lacunosa, con possibili errori, nonché imperfezioni, anche rilevanti, e non rappresenta affatto una trascrizione letterale delle parole che il Ven. Ghesce Tenzin Tenphel espresse direttamente o tradotte dal tibetano in italiano, ma semplicemente un limitato spunto di riflessione.

 

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