Ven. Ghesce Yesce Tobten: Cambiare se stesso con gli altri

Il Ven. Ghesce Yesce Tobten col suo attendente Ven. Lobsang Donden e Graziella Romania nel 1997.

Il Ven. Ghesce Yesce Tobten col suo attendente Ven. Lobsang Donden e Graziella Romania nel 1997.

Ven. Ghesce Yesce Tobten: Cambiare se stesso con gli altri

28.09.1991

Tutti quanti vogliamo essere felici e abbiamo il diritto di esserlo, dobbiamo fare il possibile per eliminare completamente la sofferenza che nessuno di noi vuole esperimentare.

Sia la felicità che la sofferenza derivano dalle proprie cause, e dal momento che tutti quanti noi desideriamo la felicità dobbiamo coltivare le giuste cause per ottenerla e dal momento che nessuno di noi desidera sperimentare la sofferenza dobbiamo fare il possibile per eliminare quelle cause che portano alla sofferenza.

E per poter fare questo dobbiamo prima di tutto comprendere quali sono le cause che portano alla felicità e quali sono le cause che portano alla sofferenza.

Per esempio, se noi vogliamo ottenere un buon raccolto la prima cosa che dobbiamo fare è arare il terreno e togliere tutto quello che può danneggiare le piante, poi dobbiamo concimare per rendere fertile il terreno.

Nel nostro continuum mentale noi abbiamo tantissime impronte negative che derivano da azioni negative che abbiamo effettuato attraverso, la parola, il corpo e la mente e prima di tutto dobbiamo purificare queste impronte negative.

Dall’altro lato dopo aver purificato dobbiamo coltivare tutti i fattori positivi che possono migliorare il nostro comportamento.

Quello che dobbiamo cercare di fare è evitare qualsiasi azione di corpo e parola che possa danneggiarci e dobbiamo controllare queste azioni che sono:

Azioni attraverso il corpo: uccidere, prendere le cose che non ci appartengono ed avere una condotta sessuale scorretta.

Azioni attraverso la parola: mentire, calunniare le persone, fare chiacchere a vanvera ed usare parole dure verso gli altri.

Azioni attraverso la mente: la malevolenza o il desiderare il male degli altri esseri, la bramosia il senso di possesso e seguire visioni errate.

Abbandonare queste azioni negative vuol dire di conseguenza avere un comportamento virtuoso. Quindi abbandonare le azioni negative vuol dire avere un comportamento virtuoso.

Tutti quanti noi abbiamo la mente ed il corpo, e questi due non sono la stessa cosa, questo lo possiamo vedere perché tante volte diciamo fisicamente sto male, mentre mentalmente sto bene o viceversa.

Ancora quando noi invecchiamo, il nostro corpo invecchia, mentre la mente rimane la stessa non invecchia.

Per esempio quanto invecchiamo fisicamente non siamo in grado di fare i lavori che facevamo da giovani, ma mentalmente nulla cambia.

Nella nostra mente ci sono due aspetti uno positivo ed uno negativo.

Gli aspetti negativi della mente sono quelli inquinati, sono un tutt’uno con la parte negativa di noi stessi, con la mente afflitta, la mente negativa è inquinata dalle afflizioni mentali che sono la gelosia, l’orgoglio, l’attaccamento etc.. .

Si può dire che ci sono sei afflizioni radice e venti secondarie.

Mentre invece l’amore la compassione e la saggezza sono gli aspetti positivi della mente.

Appunto, la nostra mente è composta di tutti questi due aspetti la parte positiva e la parte negativa.

Quanto la mente è relativa all’aspetto positivo allora le azioni che compiamo diventano positive, mente invece quando la nostra mente è motivata dalle afflizioni negative, anche le nostre azioni diventano negative.

Quando noi comprendiamo quali sono questi aspetti negativi e quelli positivi, comprendiamo anche quali sono le azioni da evitare e quelle da compiere.

Questi aspetti positivi della mente devono essere conosciuti e coltivati nel nostro continuum mentale, ed anche se non è una cosa facile eliminare tutti gli aspetti negativi della mente , dobbiamo continuamente cercare di farlo provando e riprovando senza essere mai soddisfatti.

La ragione per cui dobbiamo eliminare tutti questi aspetti negativi dalla mente è perché tutti noi vogliamo essere felici e visto che questi sono la causa della nostra sofferenza dobbiamo eliminarli.

Dobbiamo coltivare gli aspetti positivi della mente perché’ solo attraverso questi aspetti sviluppiamo azioni positive, che in futuro ci porteranno felicità e soddisfazione.

Per esempio, quando noi ci ammaliamo, andiamo dal dottore per cercare di trovare la causa del nostro male e prendiamo tutti gli accorgimenti per guarire da questa malattia, per sperimentare del benessere, e facciamo di tutto per evitare di continuare ad avere questa malattia, quando il nostro corpo sta bene noi siamo felici e pertanto facciamo di tutto per ottenere questo benessere, quindi quello che noi dobbiamo fare è controllare le nostre azioni del corpo parola e mente ed una volta scoperti i fattori che ci portano all’infelicità dobbiamo eliminarli e quindi incrementare i loro opposti.

Ci sono molte persone che non hanno una chiara visione di come funzionano le cose e pensano che la felicità si possa basare sulle cose materiali e solo quando queste non funzionano sperimentano l’infelicità.

Le persone che non hanno una comprensione ed una conoscenza del dharma sono contenti quando hanno la ricchezza. Se le cose materiali portassero veramente alla felicità, allora ci dovrebbero essere moltissime persone felici, perché tanta gente ha portato a compimento tutte le aspirazioni materiali, ma la vera soddisfazione, la vera pace mentale, avviene soltanto attraverso la pratica delle azioni positive e l’abbandono di tutte quelle negative.

Ad esempio, Milarepa, un grande meditatore tibetano, non aveva nulla, viveva in una grotta di pochissime cose, ma mentalmente era molto soddisfatto.

La felicità ci può portare solo la felicità interiore e la cosa che noi dovremmo realizzare è accontentarsi di quello che si ha, ed avere meno bramosia nel desiderare le cose materiali.

Tutte quante le sofferenze che noi esperimentiamo derivano dalle nostre afflizioni mentali, quando avremmo eliminato tutte le afflizioni mentali, non avremmo più sofferenza, c’è la possibilità che tutte queste afflizioni vengano completamente rimosse.

Prima di tutto noi dobbiamo cominciare a comprendere quali sono le afflizioni mentali, riconoscere quali sono i risultati che portano, ed una volta compreso questo, fare di tutto per cercare di eliminarle.

Per poter avere un comportamento virtuoso, positivo, è molto importante stare in compagnia di persone virtuose.

Se invece noi, ci accompagniamo a persone che hanno un comportamento sbagliato, non virtuoso, verremmo condizionati da questo.

Quello che dobbiamo capire è che la pratica del dharma ci porta un beneficio mentale.

Una persona buona o cattiva dipende proprio dalla sua mente se ha una mente negativa o una mente positiva.

Se una persona ha una mente positiva, e pensa sempre qual’ è il modo per essere di beneficio per gli altri, certamente questa sarà una persona positiva che porterà beneficio agli altri, tutti quanti pensano che colui che compie sempre azioni positive e non danneggia gli altri sia una persona virtuosa.

Mentre invece, se una persona continuamente pensa come fare per poter danneggiare o fare del male agli altri da tutti è considerato una persona negativa.

Ancora quando una persona ha nel suo continuum mentale una mente di amore e compassione nel senso che desidera che gli altri siano felici e desidera che gli altri siano liberi dalla sofferenza, da tutti gli altri questa è considerata una persona positiva ed è molto amata dagli tutti. Il fatto di desiderare che gli altri siano felici non è solo una pratica del dharma o dei praticanti del dharma ma è una cosa positiva per tutti, ci sono delle persone che pensano, io non voglio praticare il dharma perché ho delle nuove regole da seguire, ma questo non mi porterà nessun beneficio.

Se qualcosa è di beneficio per noi stessi dobbiamo coltivarlo, se qualcosa non lo è possiamo abbandonarlo.

Se voi cercate di fare del bene agli altri, allora sempre questa persona cercherà di ricambiare la gentilezza e l’attenzione che gli avete rivolto, e la stessa cosa anche per i pensieri cattivi, se noi facciamo dei danni agli altri, gli stessi ci ripagheranno con la stessa moneta.

Per esempio, le medicine che ci vengono consigliate dal dottore, dipende dal malato prenderle o meno, perché, il medico non ha alcun interesse, è il paziente che deve fare affidamento sulla medicina.

Quando le persone ci rispettano e ci amano in quel momento noi ci sentiamo felici, per poter ottenere questo rispetto e questo amore da parte degli altri dobbiamo fare qualcosa, se non facciamo assolutamente nulla non possiamo avere rispetto ed amore, per poter ottenere nelle vite future felicità e benessere è estremamente necessaria la pratica del dharma in questa vita.

Le persone ricche anche se non hanno problemi a livello materiale, probabilmente non saranno felici mentalmente.

Una persona che pratica il dharma quando esperimenta delle situazioni spiacevoli, sempre pensa che quello che sta sperimentando in quel momento non è altro che il risultato di azioni negative effettuate nel passato.

Ovviamente le persone che ci ascoltano non devono prendere per assolutamente vero quello che Ghesce-La sta dicendo questa sera, ma è una cosa che ognuno di noi deve sperimentare se corrisponde a verità.

Sperimentare la felicità, soltanto in questa vita non è sufficiente, non è abbastanza , questo perché quando noi moriremo, la mente si dovrà separare dal nostro corpo e dovrà prendere un nuovo corpo.

Le vite future non è che saranno 1 o 2 o poche, ma saranno innumerevoli, ed anche le vite passate non sono state pochissime, ma innumerevoli.

Queste cose delle vite passate e future non sono spiegate solo per la via del dharma, ma è ciò che esiste realmente, effettivamente, chiaramente non è che noi possiamo vederle a occhi nudi, ma ci sono molti testi che provano realmente l’esistenza delle nostre vite passate e di quelle future.

Per dimostrare questo, si spiega che la mente del bambino appena nato, deriva dalla mente del suo momento precedente, appunto di quando era nel ventre materno, e la mente del bambino, nel ventre materno, deriva dal momento precedente, e quindi dalla sua vita passata, ed anche il momento dell’entrata nel ventre materno non è che sia avvenuta senza cause e condizioni, ma ha avuto le sue cause e condizioni ben precise.

Anche tutte le condizioni esteriori, derivano da cause e condizioni appropriate.

Come i fenomeni esteriori, dipendono dalle loro proprie cause così anche la mente deriva dalle sue proprie cause, e quella mente, deriva dallo stesso continuum della mente precedente.

Il primo momento di coscienza che entra nel ventre materno, quella coscienza deriva dal suo momento precedente, ed appunto dalla vita precedente.

Senza una vita passata non possiamo asserire l’esistenza di una mente del primo momento di coscienza nel ventre materno.

Quindi la mente dell’individuo, deriva dal momento di coscienza precedente, questa deriva dallo stato intermedio, sebbene in questo stato intermedio la mente non ha un corpo materiale ha la stessa forma ed è in cerca appunto di un nuovo corpo.

Quando l’individuo dello stato intermedio, è alla ricerca di un nuovo corpo, quando vede i genitori in connessione con lui, allora nel momento dell’unione, entra nel ventre materno.

Anche se il nostro corpo materiale deriva dall’unione dell’ovulo e dello sperma paterno la nostra mente ha delle altre cause.

La mente ha le sue cause ben specifiche, si può dimostrare con alcuni esempi, ci sono dei genitori negativi che hanno figli positivi o viceversa e questo dimostra che la mente dei genitori e dei figli è qualcosa di diverso. In una stessa famiglia ci sono fratelli che sono completamente diversi uno dall’altro, alcuni sono positivi altri negativi etc.. .

Ci sono diversi tipi di rinascita che si possono prendere, alcuni rinascono come esseri umani, altri come animali, altri come divinità e queste diversi tipi di rinascita, dipendono dalle cause che ciascuno di noi crea nella sua vita.

Se noi ci impegniamo e pratichiamo e cerchiamo di avere un comportamento virtuoso, praticando le dieci moralità, allora in futuro avremmo una rinascita come esseri umani o come divinità.

Le cause per rinascere ancora come esseri umani o come dei, sono la pratica della moralità.

Per avere l’esperienza, il risultato di essere ricchi, le cause per ottenere questo sono la pratica della generosità.

Per poter avere un corpo piacente, per essere belli, le cause per ottenere questo risultato sono la pratica della pazienza.

Nagarjuna diceva, che attraverso la pratica della generosità uno in futuro sperimenterà la ricchezza, attraverso la pratica della moralità sperimenterà la felicità, attraverso la pratica della pazienza, esperimenterà un corpo piacente.

Quindi per avere un futuro un corpo come esseri umani o come dei allora dobbiamo cominciare ad impegnarci da subito per creare queste giuste cause.

Anche se adesso noi possediamo un corpo umano, non lo possederò per sempre perché di sicuro dovremmo morire e quello che noi possiamo fare da adesso, è mettere le cause per prevenire di rinascere in futuro in reami inferiori, per questa ragione quello che noi dobbiamo fare è di eliminare qualsiasi azione negativa e coltivare quelle positive.

Ora è facile dire, io non ci credo, non credo nelle vite passate, in quelle future e nella pratica del dharma, ma al momento della morte avremmo qualche perplessità.

Adesso come esseri umani è molto facile cercare di mettere quelle cause che prevengono la rinascita in reami inferiori, ma una volta che noi rinasceremo come animali, ad esempio, sarà molto difficile uscire da questo ciclo di rinascite inferiori.

Per poter rinascere ancora come esseri umani, o come dei è opportuno mettere le cause giuste per questo fine.

Per poter prendere una rinascita come essere umano, o come dei bisogna accumulare i meriti, mentre una volta rinati come esseri umani è molto difficile accumulare meriti e per questo è molto difficile uscire dai reami inferiori.

Una volta che si rinasce come animali, è molto difficile poter praticare azioni positive e si creeranno così continuamente cause per rimanere in quello stato.

Comunque anche prendere una rinascita come essere umano, e come dei non è sufficiente, perché, anche in questo stato di esistenza c’è sofferenza e non si è liberi dalla sofferenza.

Per esempio, una della sofferenza maggiore, che sperimentiamo è quella di non essere mai contenti di ciò che abbiamo, ed appena abbiamo ottenuto qualcosa ne desideriamo un’altra, un’altra sofferenza è che non c’è certezza nella nostra condizione sociale, ad esempio, oggi abbiamo degli amici ma non abbiamo la certezza che restino tali per tutta la vita, potrebbero diventare nostri nemici.

Sperimentiamo la sofferenza, che continuamente dobbiamo abbandonare questo corpo e la sofferenza successiva è quella di dover prendere continuamente un altro corpo, quindi, c’è la sofferenza di cambiare, la posizione sociale ad esempio, delle volte abbiamo una posizione sociale molto elevata, poi di colpo c’è un crollo, e poi ancora c’è la sofferenza della solitudine, ad esempio quando moriamo dobbiamo morire da soli.

Specifica del regno umano c’è la sofferenza della nascita, della vecchiaia, della malattia e quindi della morte, ancora come sofferenza specifica, siamo sempre costretti a dover incontrare situazioni che non vorremmo incontrare e siamo sempre separati dalle situazioni che vorremmo incontrare.

Il nostro corpo è un corpo molto fragile perché sperimenta molti tipi di sofferenza ad esempio il freddo, il caldo, la fame, la sete etc.. . Ed effettivamente se analizziamo bene possiamo vedere che il corpo che noi abbiamo è una fonte di sofferenza.

Quello che noi possediamo adesso è un corpo umano, che è chiamato anche “insieme degli aggregati contaminati “e sempre come risultato del karma e delle afflizioni mentali sperimentiamo gli aggregati contaminati.

Mentre invece il corpo che possiedono i Buddha, ed i Bodhisattva è un corpo che non causa sofferenza , perché il loro corpo non deriva dal karma e dalle afflizioni mentali, mentre invece il nostro corpo deriva dal karma e dalle afflizioni mentali.

E ciò appunto che deriva dal karma e dalle afflizioni mentali porterà sempre come risultato un risultato che porterà sofferenza.

Quello che noi dobbiamo cercare di fare adesso è proprio evitare di mettere quelle cause che ci porteranno ad esperimentare sofferenza.

Come si può fare per evitare questo?

L’unico modo è rimuovere le afflizioni mentali, una volta rimosse completamente allora la sofferenza è completamente eliminata.

Quando saranno rimosse tutte le afflizioni mentali si sarà ottenuta l’illuminazione cioè quello stato di liberazione inesauribile senza fine.

Una volta ottenuto lo stato di liberazione questo non verrà più degenerato.

Buddha Sakyamuni quando ha dato per la prima volta insegnamenti ha spiegato che la cosa principale è riconoscere i vari stati di sofferenza ed una volta riconosciuti fare di tutto per abbandonare le cause che portano ad esperimentare questo tipo di sofferenza.

Buddha ha spiegato in questo modo perché prima di tutto era importante riconoscere la sofferenza e le cause che la portano, e solo dopo questo è possibile evitare di incrementare queste cause.

Una volta che una persona comprende che ci sono le cause per generare sofferenza la persona le elimina allora avviene la cessazione della sofferenza stessa.

Per poter ottenere la cessazione è importante seguire il sentiero che porta a questa cessazione, seguire il metodo.

Quando Buddha ha dato gli insegnamento ed ha spiegato le cause delle sofferenza potevano essere eliminate, ha spiegato per fare questo bisogna seguire la pratica del sentiero e si riferiva in particolare alla pratica della vacuità, ancora il Buddha ha spiegato gli addestramenti superiori della concentrazione e come riuscire a sviluppare la concentrazione per un lungo periodo non per un breve periodo.

Quando ha spiegato questi tre addestramenti superiori, il secondo è quello relativo alla moralità e consiste nella pratica delle dieci azioni virtuose, e l’altro addestramento superiore è quello della saggezza.

Noi in questa vita desideriamo ottenere la felicità e quello che vogliamo per le vite future e assolutamente non rinascere nei reami inferiori, e di poter rinascere come deva o come essere umano.

La ragione per cui desideriamo rinascere come essere umano o come deva è solo perché in questo stato c’è la possibilità di rimuovere completamente tutte le afflizioni mentali.

Se noi siamo in grado di ottenere lo stato della liberazione che è uno stato che non degenera e durerà per sempre.

Ottenere l’illuminazione soltanto per se stessi non è una motivazione sufficiente, è molto importante ottenere l’illuminazione al fine di poter aiutare gli infiniti esseri senzienti.

E quindi, è estremamente importante cercare di coltivare l’amore e la compassione esteso a tutti gli essere senzienti, quindi dovremmo essere in grado di ottenere quello stato che porta la felicità a tutti quanti gli essere senzienti e rimuove la sofferenza a tutti quanti gli esseri senzienti.

Personalmente vi dico quando otterrete lo stato di illuminazione sarete in grado di rimuovere ogni sofferenza negli esseri senzienti e dare loro tutte le felicità.

Lo scopo ultimo per cui si dovrebbe praticare è quello di potere ottenere l’illuminazione, per poter rimuovere in tutti gli esseri senzienti la sofferenza e dare loro la felicità. Anche se uno ha realizzato nel suo continuum mentale la Bodhicitta questa attitudine straordinaria non vuol dire che ha realizzato lo stato di Buddha, comunque una volta realizzato questo, bisogna impegnarsi nella pratica delle sei perfezioni.

La pratica principale per rimuovere completamente le afflizioni mentali è proprio la pratica della meditazione sulla vacuità.

Ci sono delle domande ?

D : Si è parlato che raggiunto lo stato di Buddha o Bodhisattva non esiste più la sofferenza del corpo, ma ci sono dei Lama che hanno segni esteriori di sofferenza o che parlano di queste loro esperienze di sofferenze. Come mai questo ?

Ven. Ghesce Yesce Tobten: Alle volte può succedere che questi Lama mostrano di soffrire, non è che loro esperimentano la sofferenza, loro mostrano che stanno sperimentando sofferenza per far crescere il discepolo, cioè loro si manifestano in maniera ordinaria per insegnare ai discepoli, qui chiaramente Ghesce-Là i riferisce ad un Lama che sia veramente un Bodhisattva.

Per esempio potremo prendere S.S. Dalai Lama che per poter insegnare a persone come noi ha preso di nuovo un corpo umano ordinario, nato da ovulo e sperma e per insegnare ha preso di nuovo in corpo che sperimenta il doloro e la sofferenza,. mentre il reale corpo di S.S. noi non lo possiamo vedere.

Invece ci sono degli altri Lama che non sono dei Bodhisattva per cui per questi la sofferenza esiste realmente e la sperimentano.

Ci sono altre domande ?

D : Io ne avrei una a proposito del discorso iniziale che mente e corpo sono due entità separate, vi sono dei momenti in cui il dolore è mentale ed altri in cui è fisico, ma ci sono anche dei momenti in cui il dolore è così forte e profondo che non riusciamo a distinguerlo ed in questi momenti si ha la sensazione che mente e corpo siano molto vicini. Vorrei alcune spiegazioni su questo?

Ven. Ghesce Yesce Tobten: Ad esempio noi possiamo vedere che il nostro corpo invecchia e la mente rimane invece come prima, proprio perché c’è una stratta relazione tra il corpo e la mente allora succede che quando si sperimenta una forte sofferenza anche la mente ne è convolta.

D : Nel caso in cui la mente non trova un corpo, perché non ci sono più corpi disponibili. Cosa succede alla mente vagante?

Ven. Ghesce Yesce Tobten: Quando un essere muore torna allo stato intermedio ed in questo stato intermedio è un corpo sottile, noi ora possediamo questo corpo grossolano che è composto da sangue e carne e nello stato intermedio c’è un corpo sottile ed una mente sottile che stanno assieme e sono comunque due cose separate. Nel periodo dello stato sottile la mente appena incontra il padre e la madre in unione in quel momento lì entra e prende un altro corpo.

D : Quindi non esiste la possibilità che non ci siano più corpi ?

Ven. Ghesce Yesce Tobten: Questo non succede nel senso che l’essere dello stato intermedio ha una durata della sua vita massima di 7 giorni e se entro quei 7 giorni non ha trovato un altro corpo dove rinascere, alla fine di quei 7 giorni muore e quindi rinasce nello stato intermedio per altri 7 giorni per un massimo di 7 volte, per cui per un massimo di 49 giorni l’essere può stare nello stato intermedio.

D : quindi in tutti i casi completato questo periodo di sicuro trova un’altra rinascita ?

Ven. Ghesce Yesce Tobten: Si. In questo stato intermedio l’individuo è molto veloce e può fare il giro del mondo in 1 minuto.

Questo individuo dello stato intermedio ha dei poteri così forti che non può essere ostruito da nessuna altra forza, ad esempio può attraversare le montagne.

D : Se siamo sempre noi che rinasciamo e moriamo. Come mai la popolazione è in aumento?

Ven. Ghesce Yesce Tobten: Perché da una coppia di genitori possono nascere tre figli, due possono riferirsi al padre ed alla madre ed il terzo è un extra e quindi la popolazione aumenta, in India, ad esempio, i genitori hanno un sacco di figli. Al momento siamo molto fortunati perché abbiamo ottenuto una rinascita umana dotata delle 18 qualità e libertà e ancora siamo molti fortunati perché abbiamo questa mente che come esseri umani ci dà la possibilità di essere molto più intelligenti degli altri stati quindi abbiamo la possibilità di comprendere, capire le cose.

Questa preziosa rinascita umana ci dà la grande possibilità di poter soddisfare tutti i nostri desideri e di poter eliminare qualsiasi sofferenza.

Per esempio, nel caso di una rinascita come animali, possiamo vedere che gli stessi non sanno esattamente come comportarsi e se glielo si spiega non hanno la possibilità di capirlo.

Per cui e veramente un grande spreco, se noi in questa vita ci limitiamo a portare a termine dei risultati riguardanti solamente questa vita, per ottenere la felicità in questa vita non la possiamo ottenere soltanto attraverso dei possedimenti materiali, quindi il modo migliore per ottenere benessere e felicità in questa vita ed in quelle future è quello di praticare il dharma.

Evitare la rinascita negli stati di esistenza sfortunata ed inferiori è possibile unicamente attraverso la pratica del dharma.

Quindi l’ottenere in futuro ancora una rinascita come essere umano o deva è possibile, solamente attraverso l’accumulo di karma positivo mentre invece l’ottenimento di rinascite negli stati inferiori è attraverso l’accumulo di karma negativo, solo attraverso le nostre azioni noi possiamo aumentare o diminuire la felicità ed il nostro karma futuro..

Questo continuo prendere rinascita è proprio quello chiamato samsara o esistenza ciclica, e quando uno riesce ad interrompere questa catena di esistenza ciclica, quello è lo stato che si dice di essere liberato, quello è avere ottenuto la liberazione.

Quando uno ottiene questa liberazione ha praticamente ottenuto lo stato in cui non torna indietro e si può dire lo stato della felicità eterna.

Ottenere l’illuminazione soltanto per noi non è sufficiente, quello che dovremmo sperare è di ottenere l’illuminazione per rimuovere tutte le infelicità degli esseri senzienti e dare loro tutte le felicità.

Come noi non vogliamo sperimentare nemmeno un attimo di infelicità così la stessa cosa vale anche per tutti gli altri esseri, e desiderare che tutti gli esseri siano liberi dalla sofferenza è un atteggiamento mentale chiamato compassione, mentre desiderare che gli esseri possiedano tutte le felicità è il sentimento che si chiama amore, quello che noi abbiamo bisogno di fare è quello di coltivare dentro noi amore e compassione diretto verso tutti gli esseri senzienti.

Al momento quello che noi siamo in grado di fare è generare questo tipo di sentimenti nei confronti delle persone che ci sono amiche, mentre è molto difficile generarlo verso i nostri nemici, no facciamo moltissima distinzione tra le persone che consideriamo amici e quelle che consideriamo nemici, quello che noi dovremmo cercare di fare è rimuovere completamente questo tipo di pensiero.

Le persone che per esempio noi ora consideriamo nemici, nel passato certamente non lo erano, per esempio persone che una volta consideravano nostri acerrimi nemici, in questa vita sono i nostri migliori amici, ed ancora queste persone in futuro saranno di nuovo nostri nemici.

Appunto questi amici e nemici possono effettivamente cambiare.

Possiamo vedere che effettivamente, ci sono delle persone che chiamiamo amici perché oggi ci beneficiano ed invece ieri magari ci hanno danneggiato e così viceversa pertanto è sbagliato avere questo genere di differenze.

A volte succede che la persona che noi consideriamo amica ci danneggia e quella che consideriamo nemica ci dà beneficio.

Per cui possiamo dire che, tutte le persone sono uguali nei nostri confronti perché tutte sono state in varie occasioni o i nostri migliori amici o i nostri peggiori nemici, quindi equalizzare noi stessi nei confronti degli altri cioè non considerarli uni amici ed altri nemici è un sentimento che di chiama equanimità.

Quando si è sviluppato questo sentimento non vuol dire che uno non si prende più cura degli altri o non si occupa di aiutarli ad ottenere la felicità che desiderano. Per cui riuscire a pensare che esattamente come noi, non vogliano sperimentare infelicità così pure tutti gli altri esseri in questo senso sono perfettamente uguali a noi, dobbiamo pertanto cercare di portare a completamento i desideri degli altri esseri e far di tutto perché possano ottenere il benessere e la felicità che desiderano.

E’ un atteggiamento mentale sbagliato pensare che è inutile rimuovere la sofferenza degli altri esseri dal momento che noi non la sperimentiamo.

Se fosse così allora non ci sarebbe nemmeno bisogno che una persona giovane tenti di rimuovere le sofferenze che potrebbe sperimentare quando sarà vecchio, generalmente le persone quando sono giovani, cercano di mettere le cause per prevenire le sofferenze che potrebbero sperimentare quando saranno vecchi, non ci sarebbe, inoltre, ragione per cui le mani si muovessero in modo tale da eliminare la sofferenza che sperimentano le gambe.

Per tutte queste ragioni non ci sono ragioni valide per asserire la validità del non fare niente per alleviare la sofferenza degli altri, dal momento che noi non la sperimentiamo.

Quando noi sperimentiamo la sofferenza, dobbiamo dipendere dagli altri per risolvere queste stesse sofferenze, ad esempio, le sofferenze che sperimentano i bambini cercano di essere risolte dai genitori.

La sofferenza dei genitori vengono rimosse dai figli, la sofferenza che sperimentano i malati vengono rimosse attraverso i dottori, per cui non possiamo rifiutarsi di eliminare la sofferenza degli altri esseri senzienti perché’ noi non la sperimentiamo.

Anche la nostra felicità non può essere ottenuta da noi stessi, ma è dipendente da altri, e quando noi riusciamo a dare felicità ad altri questo porta automaticamente anche felicità a noi stessi. e quando noi aiutiamo gli altri ad ottenere la felicità accumuliamo dei meriti che saranno la causa della nostra felicità futura.

Tutti gli altri essere senzienti sono stati estremamente gentili con noi, noi non abbiamo ottenuto solo questa nascita, ma anche in passato abbiamo avuto infinite rinascite, e dal momento che abbiamo avuto infinite rinascite abbiamo avuto anche diverse madri che sono state con noi gentili come lo è questa madre attuale, ed allo stesso modo sono stati anche nostri padri.

Ed anche quando gli esseri senzienti non sono stati nostri genitori sono stati infinitamente gentili con noi, ad esempio noi abbiamo bisogno di case per ripararci, e la costruzione di queste deriva dal lavoro di esseri senzienti, come pure il cibo deriva dal lavoro di altri esseri senzienti.

La possibilità che noi abbiamo ci praticare il dharma deriva dagli altri esseri senzienti , la possibilità che noi abbiamo di rinascere come deva o come essere umano deriva dalla gentilezza di altri esseri senzienti.

Per esempio è possibile ottenere la rinascita come deva o come essere umano praticando la moralità che vuol dire non danneggiare gli altri esseri viventi e questa è possibile praticarla solo perché’ ci sono gli altri esseri viventi.

Possediamo del benessere materiale, e questo deriva dal fatto che nelle vite passate abbiamo praticato la generosità e questa è stata possibile perché’ c’erano degli altri esseri senzienti.

La liberazione che possiamo ottenere in futuro, la potremmo ottenere soltanto in relazione ad altri esseri senzienti.

Anche quando si ottiene la liberazione bisogna continuare a praticare la moralità e questo è possibile soltanto perché’ ci sono gli altri esseri senzienti.

Per ottenere la liberazione bisogna dipendere dal Maestro e dalla comunità spirituale per cui per ottenere queste cose dobbiamo sempre far affidamento sugli altri esseri.

Dobbiamo cercare di sviluppare quegli atteggiamenti mentali di amore e compassione, che sono desiderare per gli altri amore e felicità e che siano liberi da ogni sofferenza e quando si genera questo diventa la base per la Bodhicitta.

Per Bodhicitta si intende, che quanto uno ha generato l’amore e la compassione la persona prende su di se la responsabilità che gli altri possano avere la felicità senza fine questa responsabilità di prendere su di se questo impegno è “l’attitudine straordinaria e l’intenzione speciale “. Una volta che si è generata questa attitudine, ci si rende conto di non essere capaci di farlo se non si raggiunge l’illuminazione e quindi si sviluppa il desiderio di raggiungere l’illuminazione, per poter praticare questo.

Per questo noi dobbiamo generare la compassione e l’amore e questo è possibile, è assolutamente indispensabile per noi generare questi sentimenti.

Quando noi siamo in grado di generare dentro di noi questo tipo di sentimenti, allora diventiamo dei praticanti Mahayana e quindi diventeremo dei Bodhisattva.

Gli occidentali, generalmente, sono molto interessati alla pratica del Tantra, ma per praticare il Tantra la mente di Bodhicitta è molto importante, perché senza la generazione di questa è impossibile praticare il Tantra.

In molti testi è spiegato che se una persona va a prendere delle iniziazioni senza avere generato questa Bodhicitta, anche partecipando alle iniziazioni effettivamente non la si riceve, la persona che va a ricevere iniziazione deve avere generato Bodhicitta o perlomeno deve aver meditato su Bodhicitta.

Per cui anche per la pratica del Tantra, lo sviluppo del Bodhicitta è indispensabile, molto importante e per poter sviluppare Bodhicitta la cosa principale è sviluppare amore e compassione e quando uno si impegna a sviluppare questi sentimenti, ciò diventa veramente la base per sviluppare attitudine straordinaria.

La generazione dell’amore, ovvero che tutti gli esseri possiedano la felicità e far si che la possano ottenere è l’essenza della pratica del dharma.

Quando una persona riesce a generare questi sentimenti dentro di se questa diventa il miglior individuo il miglior essere umano, poter valutare se una persona è buona o cattiva non dipende certamente dal suo corpo, ma esclusivamente dalla sua mente.

Una persona che ha generato nel continuum mentale questi sentimenti non danneggerà mai gli altri esseri senzienti.

Per esempio i genitori cercano di non danneggiare i propri figli, ma sempre hanno l’atteggiamento di poterli beneficiare.

Quando, invece un persona coltiva l’atteggiamento di danneggiare gli altri, questo porterà a questa persona, a sperimentare la sofferenza e stati negativi.

Il dharma è considerato un ottimo metodo per rimuovere la sofferenza e ottenere benessere e felicità in quanto una persona che si impegna in questo metodo cercherà di generare compassione ed amore e questo, l’aiuterà ad ottenere tutte le felicità ed a rimuovere tutte le sofferenze.

Una persona che si impegna nella pratica del dharma abbandona qualsiasi pensiero di violenza verso gli altri e diventa di conseguenza il miglior individuo.

Ghesce-La chiede se Voi pensiate Lui sia nel giusto o che sia sbagliato ?

R : Nel giusto ma è molto difficile

C’è qualcuno che non è d’accordo e che pensa che non sia così?

R : No

Questo punto è veramente molto importante, più uno si impegna nel cercare che gli altri siamo felici più lui stesso sperimenterà felicità, più noi sperimentiamo questa attitudine straordinaria più noi sperimenteremo benessere e felicità.

Questi pensieri che aiutano a sviluppare l’amore e la compassione sono proprio quelli che ci aiuteranno a sperimentare benessere e felicità.

Buddha non ha la possibilità di togliere con le sue mani la sofferenza da tutti gli esseri senzienti, né tanto meno è in grado di trasferire la sua conoscenza nella mente degli altri esseri, ma si può mettere in pratica il suo insegnamento, unico modo per rimuovere la sofferenza e dare la felicità.

La pratica del dharma, è qualcosa che deve portare ad un cambiamento interiore nella propria mente e può essere fatto soltanto da noi stessi.

Anche la sola recitazione di preghiere può essere dubbia se non c’è un vero cambiamento interiore o mentale, la sola recitazione di preghiere non è vera pratica di dharma. E’ vero che quello che viene insegnato di praticare è una cosa difficile come avete detto voi, ma comunque anche se è difficile questo non vuol dire che una persona deve abbandonare la pratica, se una persona non comincia ad impegnarsi a cercare di generare compassione ed amore non è possibile che questi due sentimenti arrivino dentro di noi.

Una volta che una persona comincia a praticare a cercare di generare questi sentimenti, gradualmente diventeranno la nostra pratica, per esempio, se noi dobbiamo studiare e diciamo subito che è molto difficile, di conseguenza sarà difficile anche impegnarsi in questo studio, ad esempio, se noi mettiamo gradualmente sempre più sforzo nel nostro studio allora gradualmente diventeremo delle persone che hanno conoscenza.

Il nostro più grande ostacolo è proprio questa attitudine di autogratificazione costante, continuamente quello che cerchiamo di fare è rimuovere le nostre sofferenze ed abbiamo pertanto un atteggiamento egoistico, mentre se noi cerchiamo di coltivare amore e compassione gradualmente sviluppiamo attitudine altruistica e diventa l’antidoto, all’attitudine autogratificante ed egoistico, e più noi sviluppiamo l’attitudine altruistica, più diminuirà quella egoistica.

Buddha e i Bodhisattva proprio grazie a questa attitudine altruistica sono stati in grado di donare perfino il loro corpo.

Molte persone non si impegnano nella pratica del dharma perché sono sempre occupare a migliorare il proprio benessere materiale.

Il fatto di meditare sull’impermanenza e la morte è abbastanza importante perché ci aiuterà a capire quello che in futuro dovremmo affrontare, quindi fare questa meditazione e come quando una persona che deve trasferirsi, prima andrà a vedere il percorso da farsi, così meditare sulla morte è assolutamente la stessa cosa, senza prepararsi anticipatamente e andando alla rinfusa saremmo costretti a sperimentare molte difficoltà.

Se voi sapete che possono arrivare i ladri a casa vostra, cercherete di chiudere a chiave, di mettere porte con sigilli, per cui fare dei preparativi per il futuro è estremamente importante, al momento in cui moriremo nella nostra vita avverranno moltissimi cambiamenti.

Al momento della morte avremo la possibilità di prendere rinascita o negli stati di rinascita inferiori o in quelli superiori, ed per poter ottenere ancora una rinascita come esseri umani o come deva, dobbiamo assolutamente cominciare a fare i preparativi già da adesso.

Fare preparativi per questo significa di impegnarsi ad evitare ogni azione negativa ed impegnarsi nella pratica delle azioni positive.

Rinascere ancora come esseri umani e come deva non è sufficiente, ma quello che noi dobbiamo fare è quello di generare le cause per non rinascere più nell’esistenza ciclica e rimuovere pertanto tutte le sofferenze.

Prima di tutto quello che dobbiamo comprendere e se l’attaccamento, la rabbia e l’ignoranza sono degli atteggiamenti mentali buoni o cattivi, e quello che dobbiamo stabilire da questa analisi è se questi sono di beneficio per noi stessi o se ci danneggiano.

D : Cosa pensate voi rispetto a questo, pensate che le afflizioni mentali ci portano dei benefici o ci danneggiano ?

Ven. Ghesce Yesce Tobten: Ci danneggiano

Allora se pensate che sono dannose dove cercare di eliminarle.

Appunto c’è un metodo attraverso il quale si possono rimuovere completamente, è per esempio nel caso di afflizioni mentali come la rabbia noi dobbiamo cercare di pratica la pazienza, nel caso dell’attaccamento, dobbiamo cerca di praticare l’impermanenza, o la meditazione sulle impurità del corpo.

Inoltre si può dire che l’attaccamento, la rabbia, l’avversione hanno la radice nell’ignoranza, e l’antidoto all’ignoranza è proprio la meditazione sulla vacuità.

Qualsiasi cosa esista è dipendente da altri e questo è perché tutti i fenomeni dipendono dalle loro cause e condizioni e l’altro modo che esistono è che l’esistenza di tutti i fenomeni dipende anche dalle loro parti.

Dal punto di vista intellettivo la vacuità è abbastanza chiaro, ma proviamo ad espletarla con un esempio. Un’automobile, è tale quando ha tutti i suoi aggregati, ma se all’auto, togliamo il volante non è più un’auto, perché il volante è un componente dell’auto. Se noi smontiamo pezzo per pezzo l’autovettura. Dov’è l’auto? C’è il motore, ci sono le ruote, c’è il cambio, ma l’auto non è nel cambio, né nel motore, né nelle ruote. L’auto esiste in funzione di aggregati.

Tutti questi aggettivi, lungo, corto, breve, alto, basso, tutti dipendono da concetti e da suoni articolati e non hanno effettivamente una esistenza inerente.

Appunto, tutti questi esistono soltanto dipendentemente da suoni e concetti e non hanno una esistenza propria inerente.

Per esempio per quello riguarda l’aggrapparsi al se, questo sé ci appare come inerentemente esistenze come veramente esistenza e non ci appare come dipendente dal nome e dal concetto.

Per esempio quando ci appare di fronte il nostro amico o nostro nemico immediatamente ci appare come inerentemente esistente dalla sua parte e non riusciamo a percepire a comprendere che noi lo percepiamo come amico o nemico dipendendo dai nostri stessi concetti mentali.

Se i fenomeni fossero veramente esistenti allora quando ci impegnano, nell’analisi dovremmo effettivamente trovare il fenomeno, ma è impossibile farlo, dal momento che non è possibile riuscire a trovare l’essenza del fenomeno, dobbiamo riuscire a comprendere che sono mere imputazioni mentali.

Però quando ci impegnano nell’analisi e non riusciamo a trovare il fenomeno di per se stesso non è corretto asserire che non esistono perché’ a livello convenzionale c’è qualcosa, esiste ciò che esiste attraverso il potere dei nostri concetti.

Per quello che riguarda il sé dei fenomeni ci appaiono come esistere inerentemente, ed una volta che ci si impegna nella meditazione sulla vacuità allora è possibile familiarizzare fino al punto di comprendere come veramente i fenomeni non esistono indipendentemente ma esistono dipendentemente da altri.

Quindi man mano che ci si impegna nella meditazione sulla vacuità ci si accorgerà come i fenomeni non esistono indipendentemente ma soltanto in modo relativo e questa comprensione è proprio quella che ci porterà ad avere la realizzazione della vacuità e questo è il modo di percepire i fenomeni.

Quando uno realizza la saggezza che deriva dalla vacuità il pensiero che si aggrappa ad un sé, che realmente esiste gradualmente diminuisce, a questo punto automaticamente la rabbia e l’attaccamento svaniscono.

Quando uno realizza la saggezza della vacuità, elimina l’ignoranza e le afflizioni mentali che dipendono dalla ignoranza e di colpo svaniscono, esattamente come spegnere la luce in una stanza.

Al momento quello che abbiamo molto forte è l’attaccamento verso questa vita e quello che dobbiamo fare è rimuovere questo attaccamento, successivamente dobbiamo cercare di eliminare questa gratitudine autogratificante, poi dobbiamo eliminare l’ignoranza che si aggrappa ad un se’, e queste sono le cose che noi dobbiamo cercare di spazzare via dalla nostra mente.

Nel dharma viene spiegato il metodo per pulire la nostra mente, per spazzare via quello che non occorre, e quando la casa è pulita noi sperimentiamo benessere, stiamo molto comodi, allo stesso modo, quando il nostro corpo parola e mente sono puliti stiamo veramente bene.

Indipendente da quanto i nostri amici, siamo veri amici al momento della morte non ci potranno aiutare, quello che dobbiamo fare nella nostra vita è fare amicizia scegliere gli amici che non ci inganneranno.

Quando si dice di prendere l’essenza, fare amicizia, familiarizzare con ciò che non ci inganna, la pratica del dharma non ingannerà mai nessuno, quando si dice prendere l’essenza si dice proprio attraverso la pratica del dharma.

Prendere l’essenza può essere fatto in tre modi, inferiore, medio e superiore, prendere essenza nel modo inferiore e quello di praticare per non avere rinascita nei reami inferiore si fa ciò facendo attenzione di non commettere le dieci azioni non virtuose, pertanto è estremamente importante abbandonare le azioni negative.

Nella preziosa ghirlanda di Nagarjuna è detto che per azioni negative si intendono tutte quelle che sono motivate dai tre veleni, l’arroganza, l’ignoranza e l’attaccamento.

Mentre invece si intendono azioni virtuose tutte quelle motivate dall’aver abbandonato i tre veleni, attaccamento, ignoranza e arroganza od odio. Quando avremmo eliminato dal nostro continuum mentale, l’attaccamento per il nostro corpo, per le nostre ricchezze allora potremo donare agli altri.

L’opposto dell’odio, è l’amore e la compassione, quando abbiamo eliminato l’odio che c’è dentro di noi, ed abbiamo sviluppato amore, e compassione tutte le azioni motivate da questi sentimenti diventano azioni virtuose.

Avendo sviluppato la radice di virtu’ che è libera dall’ignoranza, vuol dire che si è sviluppato la saggezza della vacuità, allora tutte le azioni motivate da questa saggezza diventano virtu’.

Nagarjuna dice che quando si ottiene questa tipo di saggezza si è realizzato il vero modo di esistere dei fenomeni.

Avendo sviluppato questa saggezza uno potrà sapere ciò che ci è di beneficio e ciò che ci danneggia pertanto più facilmente potremo abbandonare ciò che ci danneggia ed incrementare ciò che è di beneficio.

Una volta che si comprenderà che cibo e possedimenti non ci saranno di aiuto al momento della morte e nelle vite future allora l’attaccamento a questo piano piano svanirà.

Quello che noi dobbiamo cercare di fare in questa vita è prendere l’essenza delle cose che ci porteranno felicità nelle vite future.

Ciò che effettivamente ci potrà essere di aiuto in futuro è la pratica del dharma pertanto dovremo mettere più sforzo nella pratica stessa, lo scopo principale della nostra vita prima della nostra morte dovrebbe essere la pratica del dharma.

Lo scopo che dovrebbe spingerci a mantenere il nostro corpo in salute è proprio per poter praticare meglio il dharma.

Il fatto di praticare il dharma non è che una persona deve mettere degli impegni nella propria vita, visto che la pratica è fatto per il nostro beneficio per la nostra saluto questo non deve esistere se gli impegni vanno contro il nostro benessere.

Il motivo per cui l’ammalato prende le medicine è perché vuole guarire dalla malattia.

Comunque non c’è nessuno che vuole convincervi a praticare il buddismo e la pratica dei Lama tibetani, il dharma spiega quale è il metodo per poter eliminare la sofferenza e le sue cause e quali sono i metodi per ottenere la felicità.

Buddha Sakyamuni è apparso in India 2500 anni fa ed ha dato insegnamenti per la prima volta in India, i tibetani avendo compreso che in India si praticava una religione molto preziosa andarono dal Tibet in India per imparare a praticare questo metodo prezioso.

A quel tempo, non vi erano macchine e mezzi di trasporto comodi, i viaggi pertanto erano molto scomodi e duravano molto tempo.

I Tibetani invitarono molti Pandit indiani in Tibet per diffondere il metodo e la pratica del dharma, i tibetani hanno praticato il dharma in un metodo molto puro che è rimasto vivo sino ai giorni nostri.

Poiché loro avevamo compreso che il dharma era qualcosa di estremamente benefico per se stessi si impegnarono con grande sforzo nella pratica.

Quindi una volta che si riconosce che la pratica del dharma, porta beneficio a stessi dovremmo cercare di mettere molto impegno in questa pratica.

Se ad una persona che non sa nulla di dharma noi andiamo a raccontare che deve abbandonare qualsiasi interesse per questa vita e deve mettere più impegno per il benessere delle vite future, questa penserà e dirà che siamo veramente stupidi, ma nella realtà questo non è un discorso da persone stupide.

Se le vite future non ci fossero questo discorso non avrebbe motivo di essere fatto, ma visto che le vite future esistono questa affermazione è giusta

Visto che al momento della nostra morte potremo prendere due tipi di rinascita, una positiva ed una negativa, allora dovremmo operare nella pratica del dharma per non avere una rinascita negativa.

Quando una persona comincia ad impegnarsi nella pratica del dharma, non vuol dire che deve abbandonare tutto come Milarepa, questo non è corretto, la pratica del dharma e diversa.

Per esempio anche le cose che abbiamo non ci sono state regalate, tutto ciò che abbiamo è perché abbiamo fatto un sforzo, pertanto l’importante è impegnarsi per ottenere determinati risultati. Quello che dobbiamo fare è cercare di impegnarci in questa vita a mettere tutte le cause che ci porteranno a sperimentare cose positive nelle vite future.

Per esempio, i bambini quando vanno a scuola non hanno idea del vantaggio che porterà loro questo studio, i genitori che invece sanno il vantaggio, spronano i figli a continuare a studiare per ottenere i vantaggi migliori.

Quindi dal momento che i genitori conoscono i vantaggi dello studio, lo faranno capire ai figli e questi si impegneranno nello studio perché’ capiranno l’importanza di ciò.

Dobbiamo cercare noi stessi di valutare se la pratica de l dharma può darci benefici, una volta capito i benefici dobbiamo impegnarci il più possibile, quindi cercare di abbandonare tutte le azioni negative ed accumulare azioni positive è la pratica a cui dovremmo dare più attenzione e che porterà più beneficio a noi stessi.

Praticare per ottenere una rinascita nei reami superiori è pratica relativa allo scopo inferiore.

Visto che si muore e si rinasce di continuo dovremmo tentare di uscire dal ciclo delle esistenze cicliche.

La ragione che ci spinge a prendere rinascite nel samsara è perché’ noi siamo condizionati dalle afflizioni mentali, una volta delimitate le afflizioni mentali otterremo la liberazione.

Eliminare le afflizioni mentali ed ottenere la liberazione non è sufficiente, quello che dovremmo riuscire ad ottenere è l’illuminazione affinché’ altri esseri possano beneficiare di questo.

E dobbiamo sviluppare nel nostro continuum mentale i sentimenti di amore e compassione verso tutti gli esseri senzienti.

Cercare di ottenere l’illuminazione soltanto per se stessi è veramente uno scopo molto piccolo, pensare soltanto ai propri vantaggi è chiamata l’attitudine autogratificante.

A causa di questa attitudine siamo costretti a sperimentare tutta una serie di sofferenze, e pertanto è un oggetto che noi dobbiamo eliminare, mentre invece il pensiero che si prendere cura degli altri e che desidera veramente rimuovere la sofferenza di tutti gli altri esseri questo vuol dire prendersi cura degli altri.

La sorgente di tutte le felicità è proprio l’attitudine che si prende cura degli altri, e dobbiamo cercarla di coltivare dentro di noi, e dobbiamo cercare di cambiare noi stessi con gli altri.

Cambiare se stessi con gli altri vuol dire, che visto che sino ad ora noi abbiamo preso cura solamente dei nostri bisogni personali, abbiamo cercato di soddisfare i nostri bisogni, una volta che questo atteggiamento mentale che si è preoccupato unicamente dei nostri bisogni, cambia, e pensa come veramente è importante soddisfare il bisogno degli altri, allora quando questo diventa predominante si è veramente cambiato se stessi con gli altri.

E’ molto importante avere una mente altruistica, noi non dobbiamo, pensare solo al nostro beneficio personale, ma dobbiamo preoccuparci anche degli altri esseri senzienti.

Noi non ci accorgiamo di quanto siano importanti gli altri esseri , basti pensare agli abiti che indossiamo, all’auto che abbiamo, alla casa dove abitiamo etc.., tutte queste persone ci beneficiano, per cui è importante avere una mente altruistica e pensare anche al benessere di tutti gli esseri senzienti.

Avere una mente altruistica significa automaticamente essere beneficiati.

Per questo motivo beneficiare gli altri è la cosa più importante di fare.

I praticanti Mahayana sono chiamati così perché’ hanno il pensiero di beneficiare gli altri, e lo stesso anche per i Bodhisattva e anche lo stato di Buddha si può ottenere perché’ è stato generato il pensiero di beneficiare tutti gli esseri senzienti. Per questo è importante cambiare sé con gli altri.

 

Warning: Division by zero in /web/htdocs/www.sangye.it/home/altro/wp-includes/comment-template.php on line 1379