Ven. Ghesce Yesce Tobden: Il desiderio della felicità.

Ven. Ghesce Yesce Tobden: Discriminare correttamente le azioni positive dalle negative.

Ven. Ghesce Yesce Tobden: Discriminare correttamente le azioni positive dalle negative.

Ven. Ghesce Yesce Tobden: Il desiderio della felicità.

1. Insegnamenti del Ven. Ghesce Yesce Tobden al Centro Ewam, Firenze.

Tutti noi desideriamo essere felici e tutti noi desideriamo non essere infelici, perciò la felicità va realizzata e l’infelicità va abbandonata, eliminata.

Così come uno desidera essere felice, allo stesso modo, tutti gli altri esseri senzienti, viventi, vogliono anche loro essere felici; così come uno non desidera di essere infelice, allo stesso modo tutti gli altri non vogliono essere infelici.

Ora, come la propria felicità personale va realizzata, ottenuta, allo stesso modo anche la felicità degli altri va realizzata, ottenuta. Come la sofferenza, il dolore personale, va eliminato, allo stesso modo anche il dolore, la sofferenza degli altri devono essere eliminati e abbandonati.

Cosa ha fatto Buddha Sakyamuni ? Buddha Sakyamuni ha fatto una cosa concreta, cioè lui ha completato la realizzazione, o l’ottenimento dello stato dell’illuminazione – cioè lo stato di buddhità – allo scopo di eliminare le sofferenze degli altri ed aiutare a realizzare la felicità degli altri.

Buddha Sakyamuni, inoltre. per un tempo molto lungo ha meditato sull’amore, cioè l’aspirazione di pensare “Come sarebbe bello se tutti gli esseri senzienti potessero essere felici”. Questa è l’attitudine mentale di amore. E, per un tempo molto lungo, ha meditato e perfezionato anche la grande compassione, che è un altro tipo di aspirazione e che sarebbe quello di pensare e di dire: “Come sarebbe bello se tutti gli altri esseri senzienti potessero essere presto liberi dalla loro sofferenza”.

Buddha Sakyamuni ad un certo punto ha scoperto ed ha capito che, per potere aiutare concretamente, cioè per aiutare a realizzare la felicità degli altri e eliminare le sofferenze degli altri, era necessario realizzare l’illuminazione, cioè diventare illuminato: soltanto raggiungendo lo stato dell’illuminazione è possibile, quindi, aiutare realmente. Avendo capito questo e poi avendo capito che è possibile realizzare l’illuminazione, cioè che è possibile diventare illuminato, ha seguito il sentiero così, istintivamente, ed ha realizzato l’illuminazione.

Buddha Sakyamuni ha ottenuto la sua illuminazione, cioè è diventato un essere illuminato, ma come potrà aiutare gli altri esseri senzienti, in che modo? Certamente lui non potrà eliminare le sofferenze degli altri con la sua mano, lui non poteva fare questo; certamente lui non poteva trasferire la sua felicità, le sue realizzazioni, negli altri, non poteva fare questo. L’unica cosa che era rimasta era quella di insegnare, trasmettere, cioè quello del raccontare, mostrare, agli altri il percorso che lui ha fatto per raggiungere lo stato della illuminazione. Gli altri, ascoltando il suo insegnamento, mettendolo in pratica, facendo le esperienze, gradualmente, lentamente, otterranno ciascuno un risultato fino ad arrivare alla completa illuminazione.

Immaginiamo una situazione in cui noi ci troviamo di fronte un ammalato, un paziente, con una malattia particolare. Supponiamo di avere già affrontato il tipo di malattia della persona che sta di fronte a noi e avendo già affrontato quella malattia precedentemente, personalmente, possiamo dire a questo ammalato: “Anche io ho avuto la stessa malattia che tu hai adesso, ho visitato tale dottore, o ho preso tali medicine, e, attraverso questa cura, sono riuscito a guarire”. Quindi possiamo raccontare, possiamo dare questo consiglio a questo paziente il quale se praticherà dopo aver ascoltato la nostra esperienza otterrà il risultato.

C’è un famosissimo verso di Buddha Sakyamuni stesso che dice:

Io non posso eliminare i dolori e le sofferenze degli altri esseri senzienti con la mia mano, io non posso togliere i dolori degli altri con la mia mano. Non posso regalare, trasferire la mia felicità, le mie realizzazioni negli altri. Posso soltanto aiutare mostrando l’insegnamento, cioè come praticare, come seguire il sentiero che porta alla illuminazione.”

Questo significa quindi che coloro che sono volti all’illuminazione devono praticare l’insegnamento che ci ha dato Sakyamuni Buddha.

Quindi, dato che vogliamo praticare l’insegnamento di Buddha Sakyamuni, quale è il primo passo della nostra pratica? Il primo passo della nostra pratica è quello di cercare almeno di avere la massima attenzione sul non accumulare nemmeno una singola azione distruttiva negativa, anche quella minima, e invece, al contrario, impegnarsi il più possibile nelle azioni costruttive, positive. Attraverso questo tipo di disciplina è possibile, quindi, calmare la mente.

Chi ci obbliga o chi ci dice che noi dovremo evitare le azioni negative ed accumulare quelle positive? La spiegazione è estremamente semplice. Innanzitutto cosa vuol dire “le azioni positive”, ghewa in tibetano? Sono quelle azioni che producono un effetto, una conseguenza, favorevole, positiva. Quali sono le azioni negative, nghewa in tibetano? Sono quelle azioni che producono un effetto distruttivo, un effetto negativo. Ecco che allora diventa necessario impegnarsi il più possibile nelle azioni positive perché producono un effetto positivo, ed evitare il più possibile le azioni distruttive, negative, perché producono gli effetti negativi.

Comunque, ciascuno di noi morirà, non c’è eccezione, tutti moriranno, nessuno potrà fuggire dalla morte, è la caratteristica della nostra esistenza che tutti facciamo questa esperienza, quindi la morte è inevitabile per tutti, e dopo la morte la cosa non finisce, c’è una continuazione del ciclo della vita. La vita successiva, dopo la nostra morte, sarà a secondo di come uno è vissuto durante la vita. Vale a dire che se durante la vita uno è vissuto positivamente, cioè accumulando azioni positive, l’effetto sarà positivo, quindi, per esempio, visto che noi vogliamo rinascere nuovamente o come esseri umani o come deva, allora gli effetti positivi possono essere quelli di rinascere nuovamente o come essere umano o altrimenti come dei. Al contrario se siamo vissuti negativamente, quindi se abbiamo accumulato delle forze negative, l’effetto sarà negativo, potrebbe essere contrario, quindi una vita infelice, una rinascita inferiore e proprio di quelle che noi non desideriamo. Ecco quindi che anche per questo motivo, cioè non solo per beneficiare la nostra esistenza attuale, presente, ma per riuscire a beneficiare anche la nostra esistenza futura, diventa necessario, importante, vivere positivamente, cioè impegnarsi il più possibile nelle azioni positive ed evitare il più possibile di accumulare le azioni negative.

Da questa analisi possiamo capire che la felicità della vita umana e la felicità della vita degli esseri dei non maturano per caso o dal nulla. Ogni effetto ha una sua causa specifica, non è possibile maturare un effetto senza la causa, quindi ci deve essere una causa o condizione che fanno maturare quell’effetto, ma non solo perché c’è una causa: la causa non può essere una qualsiasi ma deve essere una causa specifica per quell’effetto specifico, perché quell’effetto specifico nasce da una causa specifica.

Pandit Nagarjuna in un verso del suo insegnamento ci dice: Come possiamo determinare se una azione è positiva o negativa?”

Nagarjuna ci chiarisce in quel verso dicendo: Tutte le azioni che siano sorte o che siano compiute sulla base delle attitudini mentali distorte, quindi delle motivazioni negative, tipo ignoranza, avversione, odio e attaccamento, sono le azioni negative o distruttive”.

Il verso continua dicendo: Da queste azioni negative, motivate da quelle tre attitudini mentali distorte, nascono tutta la infelicità, tutti i diversi tipi di dolore e sofferenza. Inoltre tutta la infelicità della rinascita o di una vita negativa, di una vita infelice sono sempre gli effetti di queste azioni negative.

Le azioni positive sono quelle azioni messe in atto dal nostro corpo o dalla nostra parola che siano basate o che siano motivate, volute, da attitudini mentali corrette, positive, valide, cioè l’opposto delle prime tre, quindi non attaccamento, non odio e non ignoranza.”

Il verso continua dicendo: Da queste azioni positive maturano tutti i tipi di felicità; non solo tutti i tipi di felicità, ma felicità per sempre, per tutta la vita successiva.”

Ecco quindi dovremmo essere consapevoli di quello che noi vogliamo, cioè che noi vogliamo essere felici, noi vogliamo avere una vita favorevole, una vita positiva e per avere questo diventa necessario accumulare le cause e condizioni che fanno maturare questi effetti che noi vogliamo.

Per questo motivo nel sentiero graduale, nell’addestramento mentale graduale verso l’illuminazione detto Lam-rim, sono spiegate alcune caratteristiche riguardo al karma, cioè le azioni, le forze delle azioni.

La prima caratteristica di questo karma è di essere certo perché se l’azione è distruttiva, certamente produrrà un effetto negativo. Certo va inteso in questo senso come definito. Se invece l’azione è positiva, certamente produrrà un effetto positivo. Quindi la prima caratteristica del karma è quella di essere certo in questo senso, cioè quando il rapporto fra la causa ed il suo effetto concorda.

Per esempio, se abbiamo una malattia e vogliamo curarla possiamo farlo soltanto prendendo quella medicina particolare che combatte la nostra malattia e non possiamo curare la nostra malattia prendendo invece un veleno.

La seconda caratteristica del karma, cioè dell’azione, è quella di incrementarsi da sola. Incrementa la potenzialità di produrre un multiplo degli effetti, non solo dal punto di vista numerico e di quantità, ma anche nella forma, cioè per la forma può anche essere piccolo o grande, quindi anche se inizialmente viene compiuta una piccola azione, non grave, negativa o positiva, nel tempo questo karma incrementa la potenzialità di produrre un multiplo di effetti.

La terza caratteristica del karma è questa: se uno non ha accumulato la causa non può esserci un effetto. Quindi se uno non accumula la causa non avrà nemmeno l’effetto.

La quarta e ultima, caratteristica del karma è che se uno ha già accumulato un certo tipo di causa, che può essere positiva o negativa, prima o poi maturerà l’effetto sulla persona che ha accumulato la causa, a due condizioni: se la causa positiva non viene distrutta o sopraffatta dalla avversione e dall’odio, quindi viene conservata, l’effetto positivo maturerà prima o poi sulla persona. Se invece l’azione è negativa e se quel karma negativo non viene purificato, o eliminato, attraverso la pratica della purificazione, attraverso l’applicazione delle quattro forze antidoti, viene conservato il karma negativo e di conseguenza prima o poi maturerà l’effetto sulla persona che ha accumulato quel karma negativo.

La prima cosa è quella di discriminare correttamente, per conoscere correttamente, tra le azioni positive e le azioni negative. Questo è importante per capire quali sono le cose utili da adottare, da praticare , da seguire, quindi da accettare e quali sono le cose inutili che devono essere abbandonate. Alla fine sapremo ciò che va accettato e ciò che va abbandonato. Una volta che abbiamo capito questo non resta altro che avere una costante consapevolezza, cioè giorno dopo giorno bisogna ricordarsi di quello che si può fare e quello che non si può fare, di quello che si può accettare e quello che si deve abbandonare. Dobbiamo sapere che cosa si deve fare e che cosa si deve abbandonare. Bisogna continuare questo processo, questa evoluzione, e, continuando attraverso questo tipo di evoluzione, nel tempo la persona migliorerà.

Tutte queste argomentazioni possono essere racchiuse in due punti fondamentali:

1) Evitare di danneggiare gli altri. Questo punto racchiude tutte le argomentazioni riguardo le azioni negative.

2) Beneficiare gli altri, aiutare gli altri. In questo secondo punto troviamo tutte le argomentazioni delle azioni positive.

In conclusione, possiamo dire che tutte le azioni negative sono in qualche modo collegate alle azioni che danneggiano gli altri, che feriscono gli altri; tutte le azioni positive sono in qualche modo collegate a beneficiare gli altri, ad aiutare gli altri.

Insegnamenti del Ven. Ghesce Yesce Tobden al Centro Ewam. Firenze. Fonte https://www.facebook.com/ciampa.yesce?fref=ts che si ringrazia di cuore.

 

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