Ghesce Tenzin Tenphel: Il Lamrim

Lama Ghesce Tenzin Tenphel: Siamo senza libertà, perché sottoposti al nostro karma, quindi dobbiamo conoscere bene la legge di causa effetto.

Lama Ghesce Tenzin Tenphel: Siamo senza libertà, perché sottoposti al nostro karma, quindi dobbiamo conoscere bene la legge di causa effetto.

Insegnamenti del Venerabile Lama Ghesce Tenzin Tenphel il 25-26 ottobre 2014 al Centro Studi Tibetani Sangye Cioeling di Sondrio, il cui nome è stato conferito da Sua Santità il Dalai Lama, sul tema: “Meditazione sul Lamrim, il Sentiero Graduale verso l’Illuminazione: stabilire una pratica quotidiana”. Appunti ed editing del Dott. Luciano Villa, revisione di Graziella Romania nell’ambito delProgetto Free Dharma Teachings per il beneficio di tutti gli esseri senzienti. Traduzione dal tibetano in italiano del Dr. Massimo Dusi, che vivamente si ringrazia.

Venerabile Lama Ghesce Tenzin Tenphel

La buona motivazione, che è indispensabile ora generare, è un qualcosa che dovremmo generare sempre, in ogni istante della nostra vita. Oggi dovrei parlare del Lamrim ed il suo scopo è di migliorare la nostra mente. Oggi tratterò il Lamrim, il Sentiero Graduale verso l’Illuminazione. Dobbiamo migliorare la nostra mente perché tutti gli esseri desiderano non soffrire, ma sono afflitti da dubbi, invidia, gelosia, odio e ciò crea karma negativo, e, quindi, sofferenza che sperimentiamo. Se abbiamo l’aspirazione di migliorare la nostra mente, non dobbiamo pensare di farlo da un giorno all’altro, in un attimo, ma è un processo graduale. Aspettarsi che in un giorno o in un mese di pratica la nostra mente cambi completamente non è realistico. C’è bisogno di tempo, ed immaginare che in poco tempo possiamo realizzare il cambiamento è irrealistico.

Come attuare il cambiamento graduale?

Parlerò del modo di pensare, di come esercitare la pazienza, calmare i nostri desideri.

Pensiamo tanto, abbiamo tanti pensieri, il che non è molto salutare. Anche perché molti pensieri non sono positivi e di molti non c’è bisogno, non hanno alcuna utilità.

Qual’è il nostro processo del pensiero?

Comprendendolo, possiamo far piazza pulita di tutti i pensieri inutili, senza significato, che circolano nella nostra mente e ci provocano paure, dubbi, tristezza. Perciò, osservando i nostri pensieri, dovremmo innanzitutto essere attenti e consapevoli, quindi, oltre che essere saggi, dovremmo avere discriminazione, sapendo distinguere i pensieri negativi da quelli positivi. Migliorare i nostri pensieri è molto importante, altrimenti gli aspetti negativi restano.

Se non apprezzo gli altri e mi ritengo loro migliore e superiore, è positivo? No! Meglio cambiare il modo di pensare!

Perché sono infelice?

Perché in noi c’è un qualcosa che non funziona! Meglio cambiare abitudini che ci provocano infelicità e sofferenza, perché se la nostra mente sta male, ne soffrirà anche il nostro corpo. Dobbiamo capire coma cambiare la nostra mente. Questo è l’elemento più importante di tutti. La nostra mente imperfetta, la dobbiamo plasmare per migliorarla.

Ora va tutto bene? No, di certo! C’è qualcosa che non va. Non c’è bisogno di realizzare la vacuità per migliorare la nostra mente. Migliorando pian piano la nostra mente, allora possiamo realizzare la vacuità. Se la scrutiamo, ci rendiamo conto che la nostra mente è instabile, non è pronta. Allora dobbiamo portarla sulla via della meditazione.

Generare pazienza.

Certe volte cadiamo nella rabbia: una volta al giorno, alla settimana, al mese, all’anno. Talvolta basta una piccola cosa per cadere nella rabbia. Meditiamo perché ci arrabbiamo. E magari ci arrabbiamo per il traffico. Ma cosa serve? Fa forse scomparire gli ingorghi stradali? No di certo! Anzi sono io a subirne gli effetti. Dobbiamo imparare a gestire la nostra mente, quanto ci serve la rabbia? Non ha senso arrabbiarsi per tutta una serie di cose che non possiamo cambiare. E quasi sempre ci arrabbiamo per un nonnulla. Ed ogni volta che ci arrabbiamo, la mente ne risente negativamente e l’energia del nostro corpo si consuma, si logora. Se invece controlliamo la nostra mente, ci rendiamo conto d’avere meno energia, meno chiarezza. Se la nostra mente diventa più felice, allora noi saremo felici, staremo meglio. E potremo sviluppare cosi amore e compassione per gli altri. Se la mia motivazione non è sincera, è indirizzata solo a beneficiare noi stessi, allora la nostra mente si riduce, si chiude e si annichilisce. Per sviluppare buon cuore non basta applicarsi nella seduta di meditazione, ma occorre applicarsi continuativamente per tutto il giorno, cosi la nostra mente abbandona i pensieri negativi e vivremo meglio. Pazienza non significa non pensare a nulla, ma significa non arrabbiarsi. Nella meditazione ci dobbiamo applicare in modo analitico, per capire più a fondo, più chiaramente. Come? Eliminando i nostri pensieri negativi. Allora la meditazione Shamata sulla concentrazione mentale diventa più facile.

Vita dopo la vita, concepire in questo modo la vita che viviamo ora, significa che non ha inizio né fine. Dobbiamo renderci conto che tantissimi nostri desideri ci fanno del male, finiscono solo per farci soffrire. Ma sarebbe impossibile eliminare tutti i nostri desideri, perché non hanno limite. Comunque è impossibile realizzare tutti i nostri desideri: è irrealistico poter piacere a tutto al mondo o di non avere persone nemiche. Sarebbe irrealizzabile. Dobbiamo comprendere ciò che è possibile da ciò che è impossibile, con la nostra intelligenza. Se partiamo dal desiderio di avere un buon lavoro, amici, famiglia, dobbiamo ammettere che non sono tutti scopi realizzabili.

Anche tra amici ed in una coppia, ci sono molte cose su cui si è d’accordo, ma ce ne sono altre in cui non si è d’accordo, ed in un rapporto di amicizia e di coppia, esercitare la pazienza può essere fondamentale. Uno dei desideri da realizzare è fare amicizia o mettersi insieme. Allora facciamo di tutto e ci riusciamo, ma, col passare del tempo, vedendo le cose non erano come avevamo immaginato, sorgono i primi alterchi e litigi. Coi desideri dobbiamo stare molto attenti, perché possono arrecarci molti dispiaceri e guai. E diventiamo infelici: sia per i desideri che realizziamo che per quelli irrealizzati. E lo capiamo con la nostra esperienza di vita.

Perciò, dobbiamo capire il tipo di desideri che abbiamo ed il loro significato. Se vediamo quella persona con cui vorremmo unirci come estremamente perfetta, ciò è segno di mancanza di saggezza, perché non esiste persona perfetta, e, se comprendiamo le nostre mancanze ed imperfezioni, possiamo comprendere che anche per gli altri sarà lo stesso. Controlliamo il nostro modo incontrollato di pensare, esercitiamo la pazienza, capendo cosa sono i nostri desideri, quella è la vera pratica per cambiare la nostra mente.

E’ estremamente importante rendersi conto che, sia sul lavoro che nella coppia, si va incontro a problemi, dobbiamo imparare a capire qual’è la vera situazione, e comprendere che le cose non si realizzano mai come vogliamo, proprio perché, se non pensiamo in modo corretto, ogni situazione esterna ci farà soffrire. Se non ci rendiamo conto di queste situazione, cambiare la nostra mente sarà difficile e non riusciremo a realizzare né Shamata, né la rinuncia al Samsara, né la grande compassione, né la saggezza che comprende la vacuità. Questi tre aspetti sono la base su cui costruire la nostra mente, provando anche più pazienza e comprendendo quanto sono illimitati i nostri desideri. Anche perché è impossibile separare la nostra vita quotidiana da quella spirituale.

Cosa significa affidarsi ad un amico spirituale, ad un lama, ad un maestro che possa effettivamente insegnarci il Lamrim, il Sentiero Graduale? Considerando che ci sono molti lama o amici spirituali che insegnano il Dharma, anche nella loro scelta dobbiamo essere attenti. Perciò è dannoso infatuarci del lama, per poi renderci conto che ci siamo sbagliati e vederlo negativamente. Quindi: attenzione e prudenza. Prima di considerare quello il proprio maestro spirituale, dobbiamo stare molto attenti. Ma non dobbiamo farci cogliere in inganno nemmeno da quelle apparenze apparentemente negative: anche dei grandissimi maestri, come il gran traduttore Marpa, erano scortesi e Marpa era un collerico. Evitiamo di cadere nello sbaglio di scegliere un lama che poi non ci piace più. Allora, meglio non criticare e lasciarlo perdere. Non e’ una buona attività criticare e parlar male degli altri. Perché abbiamo bisogno d’un maestro che ci insegni il Lamrim? Perché il Lamrim è il sentiero graduale che ci porta a migliorare la nostra mente passo dopo passo ed abbiamo bisogno d’un qualcuno che lo conosca e ci aiuti a procedere. È necessario ad es che il lama abbia più qualità di noi, sarebbe di scarso aiuto se avesse le stesse o peggio, meno qualità di noi. Il nostro maestro spirituale deve avere più qualità, non deve esser arrogante, superbo, geloso, tutto ciò non deve appartenere alla sua mente.

Se troviamo un maestro che parla male d’altri maestri o d’altre tradizioni religiose dobbiamo essere molto attenti. Anche se il lama può avere tante buone qualità, il punto principale e’ che insegni bene il Dharma. Non basta che il lama abbia delle precise qualità, ma anche i discepoli le devono avere: una mente onesta, intelligenza e saggezza e desiderio di studiare ed imparare. La più difficile è avere una mente onesta. Ma senza di queste è difficile che il discepolo possa imparare e progredire. L’aspetto più importante è avere una mente onesta e diretta. Avendo queste tre qualità siamo come un buon recipiente per il Dharma.

L’altro aspetto su cui riflettere è la preziosa vita umana con le sue caratteristiche: che le nostre facoltà siano intatte, essere nati come umani, aver interesse per il Dharma e che gli insegnamenti siano disponibili e da qualificati maestri. Queste sono caratteristi interne ed esterne, ma, se le nostre facoltà intellettive non sono intatte, faremo molta difficoltà a comprenderlo. Ma ci possono essere situazioni in cui non abbiamo la possibilità di ascoltare il Dharma. Ma anche i cani e gatti, che stanno vicini a noi, come possono apprendere il Dharma? Per un cane è difficile meditare e studiare! Gli animali domestici possono accumulare karma positivo, possiamo recitare per loro il mantra di Cenresi Om Mane Padme Hum, ma come possono meditare e studiare?

Un giorno a Pomaia sono convenuti tanti animali per ricevere la benedizione, ma per loro è difficile la conoscenza e la comprensione del Darma. Mentre gli umani hanno molte più possibilità col loro comportamento di accumulare meriti, viceversa, gli animali possono combinare tanti guai. Rispetto agli animali noi umani facciamo di molto meglio e di molto peggio, il che deriva dalla nostra intelligenza, dalla nostra mente, che, se usata bene può essere di gran beneficio, viceversa, può essere foriera di gran discriminazione. E sono pochi quelli che conoscono il Darma e sono proprio pochi quelli che ne fanno una vera pratica. E pochi sono quelli che conoscono e praticano in modo autentico il Darma. Ma non è facile ottenere la rinascita umana. È facile da distruggere. Infatti l’essere umano non ha molto tempo per praticare effettivamente bene il Darma. Su 100 anni di vita massima, per 50 anni dormiamo. Togliendo il tempo per mangiare, andare in bagno, incontrare gli amici: quanto tempo ci resta per praticare? Forse 5 o 6 anni. Ma questa preziosa rinascita umana è difficile da ottenere e facile da perdere.

Impermanenza e morte.

Nei primi 20 anni non c’è la possibilità di praticare il Dharma, ma abbiamo già perso 20 anni. E per altri 20 anni ci pensiamo, ma non lo facciamo. Ed abbiamo già perso ben 40 anni. Ma la morte è certa ma non so quando giungerà. Parlare d’impermanenza e morte è una riflessione che dovrebbe aiutarci ad impiegare meglio il nostro tempo.

Tutti noi siamo nella stessa situazione, tutti abbiamo problemi e sofferenza, perciò dobbiamo imparare un qualcosa che vale per tutti. Proprio perché i problemi sopraggiungono gli uni dopo gli altri, se incontriamo un problema e ci arrabbiamo, non lo risolviamo di certo, se lo amplifichiamo, non lo risolvo di certo. Ma nemmeno se lo voglio ignorare, se scappo dal problema non lo risolvo. Dipende da noi, da come pensiamo: positivamente o negativamente, questo e’ essenziale! I problemi arrivano, vanno e vengono, cambiano! Dobbiamo stare molto attenti alla nostra mente ed ai nostri pensieri. Dobbiamo imparare a pensare, a pensare positivamente. Altrimenti, se penseremo sempre male, non finiremo mai di pensare male e parlar male, e ne subirà il nostro corpo.

Dobbiamo comprendere bene i difetti della collera, della rabbia. Importante è guardare la nostra collera, non quella degli altri. Una volta che sorge, non sappiamo più cosa diranno le nostre parole e faranno le nostre mani. Per eliminare la collera dobbiamo riflettere sugli aspetti negative e le conseguenze negative che ci provoca la nostra collera. Quando pratichiamo la pazienze ed eliminiamo la collera non significa reprimerci, tener tutto entro. Meglio lasciarla sfogare! Perché, ad un certo punto, la collera si pacifica. Ed alla fine riconosciamo d’essere andati in collera e d’aver fatto una serie di azioni sbagliate, riconoscendo quindi che è negativa. Cosi, a poco a poco, la collera diminuisce. Se lasciamo tutto dentro, anzi peggioriamo la nostra collera. Ma, se con la riflessione ci rendiamo conto che effettivamente è un qualcosa di negativo, meglio se dal primo momento, allora, non solo non crescerà più di tanto, ma, esercitando la pazienza, la collera non s’ingigantirà. È al primo apparire della collera che dobbiamo esercitare la pazienza! Se alla prima situazione, pur esigua, ma pericolosa, in cui sta per esplodere la collera, utilizziamo la pazienza, allora creeremo l’alternativa alla collera, capendo quanto essa sia disturbante, metteremo in campo tutte le contromisure per annientarla.

Ora meditiamo sulla pazienza, facciamolo con la meditazione analitica, che ci serve per comprendere le cose, ed è utile farlo tra diverse persone, parlando poi anche dei vari dubbi insorti.

Domanda. Va bene fare prima Vipassana?

Ven. Ghesce Tenzin Tenphel. Sulla base del calmo dimorare o Shamata pratichiamo Vipassana o Laktong o visione profonda. Talvolta si fa meditazione Vipassana camminando lentamente, e c’è anche nella tradizione tibetana, ma non la chiamiamo Vipasana. Shine o Shamata o quieto dimorare significa tenete la mente ferma su un oggetto, senza che si distragga. Ma è molto difficile. Come mai? Perché la mente è abituata a disperdersi in infiniti pensieri. Occorre cambiare abitudine. Questa base di cui ho provato all’inizio, è un primo miglioramento che serve da base per realizzare Shamata o Shinè. Come possiamo farlo quando siamo completamente invasi da pensieri di tutti i tipi?

Domanda. Lo sviluppo della pratica di vacuità può essere fatto una volta che si raggiunto un certo benessere, oppure il perseguire la vacuità aiuta a raggiungere Shinè o calma dimorante?

Ven. Ghesce Tenzin Tenphel. Dal punto di vista dello studio, occorre riflettere e capire cosa si tratta: va bene studiare e riflettere sulla vacuità. Non è necessario realizzare prima Shinè e Laktong, ma lo studio della vacuità è sempre benefico. Perché, se ci rendiamo conto che gli oggetti dei nostri desideri sono effimeri, allora subiremo meno afflizioni.

Pomeriggio

Dobbiamo fare molta attenzione al nostro modo di pensare, essere attenti e misurare i nostri desideri. Tutti noi incontriamo difficoltà e problemi, ma il punto è mantenere la mente felice, quindi non farci abbattere se incontriamo problemi, proprio perché tutti li hanno. Che vantaggio acquisiamo ad intristirci e deprimerci per i problemi che incontriamo?

Certamente non ci aiuta. Cosa posso fare? Posso cambiare il mio modo di pensare! Il che si riveda molto utile. La pratica ed il percorso del Lamrim o Sentiero Graduale ci aiuta a capire le situazioni e diventa molto importante. Abbiamo visto le caratteristiche e difficoltà di conseguire la preziosa rinascita umana. La nostra vita umana non è poi cosi lunga, al massimo fino a 100 anni, ma gran parte lo passiamo dormendo, mangiando, e ben poco tempo lo dedichiamo al nostro benessere interiore.

Il senso più alto della rinascita umana è di beneficiare gli altri, il minimo è di non far male a nessuno. Altrimenti non siamo in grado di realizzare nessuno dei due obiettivi, e saremo sempre infelici. Se abbiamo una mente indisciplinata ci faremo dei nemici, ci arrabbieremo continuamente, ma cosi facendo il nostro comportamento negativo ci alienerà gli altri. Ma, con una mente negativa, saremo per primi noi a star male. La nostra sofferenza dipende fondamentalmente dalla nostra mente e non dalle circostanze esterne. Se non ci affidiamo alla nostra mente, rendendola migliore, tutto ciò che è all’esterno non è affidabile, ma può cambiare continuamente. Ed al mondo ci sono tanti miliardari infelici. Chi fa più guai al mondo spesso è gente molto ricca e potente. Qualsiasi sia la buona circostanza esterna, se la nostra mente non è felice, saremo eternamente infelici. All’opposto c’è chi, pur non godendo di una situazione esterna molto favorevole, è ugualmente felice. Pur non potendo fare affidamento sulle circostanze esterne, se non lavoriamo sulla nostra mente: a chi ci affidiamo? Cercare di far pulizia tra i nostri pensieri, quelli inutili e negativi cerchiamo di diminuirli, cosi come tutte quelle irritazioni inutili e tutti quei desideri irrealizzabili, e, se non riusciamo a far pulizia nella nostra mente, è tutto tempo perso! Altrimenti non avremo nemmeno la capacita di discriminare i pensieri negativi da quelli positivi. E ci arrabbiamo per poco o niente. Ne deriva anche che è più facile che il nostro corpo si ammali e creeremo malessere in tutta la nostra famiglia. Sono tutte riflessione che ci devono portare a cambiare la nostra mente. Non vi è limite ai nostri desideri.

E’ facile dire che non ho alcun desiderio di morire, ma ciò comunque avverrà. Ma, se si dovesse continuamente seguire il desiderio di non morire o di non invecchiare, cosa succederà al momento della morte o quando ci renderemo conto del nostro invecchiamento? Ci resteremo male! Non si diventa vecchi in un attimo, ma s’inizia ad invecchiare già alla nascita. Si diventa vecchi a 60 anni, ma l’invecchiamento inizia subito, alla nascita. E non voler invecchiare diventa uno dei desideri irrealizzabili. E ci sono tantissimi desideri che sono irrealizzabili. Questi tre aspetti che abbiamo considerato, se non cambiamo atteggiamento, la conseguenza sarà quella di soffrire. E, per non soffrire dobbiamo eliminare le cause della sofferenza. Cosi come ci si deve far operare, pena la morte, se si è affetti da un cancro allo stomaco. Anche se non vorremmo farci mettere i ferri addosso. E, per eliminare la sofferenza, dobbiamo eliminarne le cause. I Buddha e Bodisattva tutto il tempo pregano per il bene degli altri, ma non funziona. Per sfamarci non è sufficiente che il maestro mangi al nostro posto. No, dobbiamo farlo noi. Cosi, se vogliamo eliminare la sofferenza, dobbiamo eliminarla in noi stessi. Proprio perché abbiamo a disposizione tutte le condizioni esterne, se vogliamo effettivamente migliorarci. Buddha Sakyamuni disse: “Io sono il protettore di me stesso”. E non disse mai: “Dovete crederci perché ve l’ho detto io”. Gli insegnamenti di Buddha Sakyamuni sono arrivati a noi con questa caratteristica, per cui andremo noi a prenderli. Solo in Tibet si è data tanta enfasi allo studio ed indagine. Per un certo periodo i monaci Tai criticavano quelli tibetani dicendo che non praticavano bene il Vinaya.

Dobbiamo cercare d’avere una vita significativa, improntata ad un vero significato. Cosa succede alla morte? Qui abbiamo due strade: o verso il basso o verso l’alto. Ma nel secondo caso siamo in quella condizioni negative per milioni e milioni di anni. Se siamo infelici e ci arrabbiamo, sprofondiamo in negatività. Si parla di una vita di 500 anni per gli esseri affamati, ma restano anni ed anni affamati, anni dei loro, molto più lunghi dei nostri. Camminano a fatica perché assumono ben poco cibo, hanno gambe secche e deboli che predono facilmente fuoco. Non ci sono solo gli animali che vediamo, comunque la maggior parte degli animali finisce per essere ucciso o divorato da altri animali e sono nella situazione d’essere attaccati ed uccisi. Non hanno il riscaldamento nè l’aria condizionata. Pensiamo di trovarci in quella condizione, chi desidera rinascevi? Ma siamo senza libertà, perché sottoposti al nostro karma, quindi dobbiamo conoscere bene la legge di causa effetto. La rabbia è un azione della mente. E possiamo offendere verbalmente, è il karma della parola, od offendere col corpo fino ad uccidere, il karma del corpo, accumuliamo o creiamo impronte carmiche.

Quando vediamo il risultato del karma? Se infrangiamo la legge andiamo in prigione, ma il suo risultato karmico non si esaurisce qui, molte o alcune delle nostre azioni maturano in questa vita, altre nelle prossime. Riflettiamo osservando l’umanità, chi è triste, s’ammala facilmente o meno, ma qual’è il suo significato? E’ nel karma o legge di causa effetto. Tra gli umani ci sono tantissime differenze. In Africa moltissimi non hanno da mangiare ma in Europa è facile, ma in Europa ci sono persone che potrebbero mangiare, ma non mangiano o hanno problemi a mangiare. La situazione è uguale, e non è in accordo coi nostri desideri, la situazione di chi vuol mangiare ma non ha il cibo e viceversa. Per non accumulare karma negativo occorre migliorare la nostra mente. Perciò è molto importante studiare e capire bene la legge di causa effetto, il karma, ed il samsara, il ciclo perpetuo delle rinascite. La vera pratica buddhista è la legge di causa effetto, perciò è estremamente importante abbandonare le azioni malvagie, il che non riguarda il nostro corpo ma il nostro continuum mentale. Ma da dove proviene il nostro corpo? Dai nostri genitori all’infinito, ed è un che che si trasforma e non scompare e lo stesso avviene per la nostra mente. Il nostro corpo è come una casa e quando cambia di sede è come fare trasloco. Dato che non abbiamo alcuna intenzione di rinascere nei reami inferiori, nessuno vuole rinascere nei reami infernali. Dobbiamo innanzitutto riconoscere le azioni negative da quelle positive. Ma quante azioni negative abbiamo compiuto in passato nelle vite precedenti? Non lo sappiamo! Ma se osserviamo la nostra mente, possiamo renderci conto quante sono le nostre azioni positive e non.

La motivazione, l’azione vera e propria e la dedica devono essere presenti perché un’azione virtuosa sia completa. Anche se cerchiamo di conoscere il Dharma, è molto difficile compiere una completa azione virtuosa. Immaginiamo quante cose non sappiamo! Se immaginiamo quant’è difficile compiere azioni positive pur conoscendo il Dharma, immaginiamo quant’è difficile nel caso in cui non ne fosse a conoscenza. Essenziale per un’azione virtuosa non e’ tanto il tempo in cui e’ compiuta, ma quanto sia perfetta. Altrimenti, restiamo sempre nella zona grigia, senza compiere azioni virtuose, perciò dobbiamo essere sempre attenti e prudenti, e dobbiamo abbandonare le azioni negative di corpo parola e mente, ed è la base per una buona rinascita la prossima vita. Vi sono tantissimi tipi di rinascite superiori, ed alla pratica della generosità il premio è l’intelligenza, alla pazienza corrisponde un bell’aspetto. Non uccidere porta a lunga vita, essere soggetti solo a poche malattie è collegato alla generosità ed alla pazienza, perché è difficile avere un buon comportamento morale senza generosità e pazienza. Moralità, generosità e pazienza sono le garanzie per una buona rinascita superiore con situazioni favorevoli, comunque incontrerà una gran quantità di sofferenza, perché i guai del samsara non finiscono mai, e siamo immersi nelle afflizioni mentali che ci portano sofferenza. Anche se rinasciamo in un reame superiore siamo sempre nel samsara, siamo sempre nel samsara, quindi maturiamo l’emersione certa o rinuncia o volontà di uscire dal samsara, allora veniamo a conoscere tanti tanti tipi di sofferenza che ignoravamo e più ancora crescerà il desiderio di abbandonarla. Ce ne sono di vari tipi e categorie: la sofferenza della nascita, a causa delle afflizioni mentali e karma continuiamo a rinascere e morire, la nascita si conclude con la morte, l’unione si conclude con la separazione, andare in alto si conclude con la caduta, ecc. Analizzando, vediamo che c’è una parte della nostra mente che non ha nessun desiderio di soffrire. Non vogliamo la sofferenza della sofferenza, quella che è anche degli animali. Ma il non desiderarla non è la perfetta rinuncia alla sofferenza, perché dobbiamo abbandonare la sofferenza del cambiamento e quella onnipervasiva, perché sono provocate dal karma e dalle afflizioni mentali. Se lo realizziamo, allora sorgerà il pensiero della rinuncia. Lo scopo inferiore equivale ad avere una buona rinascita. Ma esistono tanti tipi di persone motivate da differenti scopi: inferiori, intermedi e più elevati.

Domanda. Come realizzare il giusto stato d’animo per realizzare la corretta azione positiva?

Ven. Ghesce Tenzin Tenphel. Innanzitutto comprendi quanto la buona intenzione è utile e giusta, poi la devi ricordare, non devi dimenticartene. Dobbiamo allenarci, 2 – 5 minuti ogni mattino: oggi vorrei essere una brava persona. Applicare la consapevolezza. Mattino e sera, ma in ogni momento della giornata. Se la giornata è andata bene dovrò rallegrarmene, dedicandone i benefici per la liberazione dalla sofferenza di tutti gli esseri senzienti e perché possano conseguire la felicità. Augurare male agli altri continua a produrre problemi e negatività, innanzitutto a noi stessi. Attaccamento è solo desiderio per noi stessi, ma compassione è desiderare che gli altri siano liberi dalla sofferenza.

Domenica 26.10.14 mattino

Sviluppiamo la corretta motivazione, di essere di beneficio agli altri o, se non è possibile, di non nuocere ad alcuno. Si parla sempre di intervenire sulla mente, sia che si parli di buone qualità, che d’intervenire sugli altri, si parla sempre della mente. Perché è cosi importante intervenire sulla nostra mente? Visto che vogliamo evitare le afflizione indesiderate, che a a loro volta derivano dalla afflizioni come rabbia, attaccamento, odio, visto che provengono dalla mente, per eliminarle dobbiamo intervenire su questi aspetti.

Proprio perché, a differenti degli animali, gli umani hanno queste grandi qualità intellettive, non intervenire sarebbe molto triste. E, per farlo, occorre coraggio, una mente forte, un proposito sorretto da una grande motivazione. Perché è cosi importante cambiare la nostra mente? Perché le situazioni esterne non cambieranno mai, l’unica possibilità è affrontare con pace e serenità le situazioni esterne. Vi sembra tutto ciò valido? Non consideratelo tale perché ve lo dico io, indagatelo, come diceva il Budda e Sua Santità il Dalai Lama, se lo riconoscete, e non perché te l’ha detto un altro, allora prendete le opportune decisioni. Tutti gli insegnamenti del Buddha devono essere in accordo con la saggezza e la logica, altrimenti non bisogna crederci, anche se l’avesse detto il Buddha. Perciò l’intelligenza e la logica sono fondamentali, cosi come l’attenzione e la memoria che le sorreggono. Se la nostra pratica è sorretta da questi fattori, allora stiamo andando nella giusta direzione. È molto importante cercare di capire quanto pensiamo, cercando d’individuare i pensieri inutili ed eliminandoli.

Pratichiamo la pazienza e limitiamo i nostri desideri. Altrimenti, se siamo dominati da questi tre aspetti, come possiamo godere d’una situazione favorevole migliore la prossima vita? Che meriti stiamo accumulando per avere una rinascita favorevole? Dobbiamo prestare attenzione, verificare i nostri pensieri inutili, i tanti desideri che non ci portano a nulla e la nostra vita è trasformata se realizziamo questi tre aspetti. Se riusciamo a mantenere queste cose otterremo una buona rinascita e non c’è bisogno d’essere buddisti, la cosa più importante in tutto ciò è la dedica. Perché. se ci limitiamo ai tre aspetti d’avere una vita morale, essere pazienti e generosi, dove andiamo? La dedica ci porta a rinascere vicino ad un maestro spirituale, dove ci sono insegnamenti. Così la dedica diventa la continuazione della pratica di questa vita e ci porterà vita dopo vita a proseguire verso l’alto. Ed è un qualcosa che dobbiamo capire se praticarlo, capendo se facciamo le dediche di buon auspicio. Se non riesco a fare queste tre pratiche, ma le ritengo utili, m’impegno a farle, analogamente, se non riesco a fare la dedica, faccio di tutto per farla. Ottenute le condizioni necessarie per buone rinascite, dobbiamo renderci conto che siamo nel samsara, che è pervaso dalla sofferenza, cosi dobbiamo praticare l’emersione definitiva o rinuncia. Una volta decisi ad abbandonare definitivamente il samsara, ma cosa ne è di tutti gli altri esseri che sono stati tanto gentili con me? Allora sorge il pensiero, anzi la determinazione, di ricambiare l’infinito numero di esseri che con me sono stati molto gentili. Inoltre, sono molto rari quelli che effettivamente intraprendono il sentiero mahayana. Sono pochi perché, anche se ho sviluppato la rinuncia, poi guardandomi in giro, vedo quanto è illimitato il numero degli esseri e mi scoraggio. Anche perché c’è tanta gente che sembra non aver tanta voglia d’ascoltare alcun insegnamento, molti non si vogliono affatto far aiutare. E’ molto difficile farlo anche a livello mondano. L’attitudine del bodisattva, per generosità, per essere di beneficio agli altri, non esita ad offrire il proprio cuore o corpo, allora, per far del bene agli altri, non esita a sacrificarsi. Tutto ciò ci fa capire quanto è difficile impegnarsi per gli altri, sia perché è molto difficile dedicarsi a tutti gli altri, sia anche perché nei voti di bodisattva si dice che per gli altri offro anche gli occhi, la testa, le mani e le braccia. Ma non c’è nessuno ti dice che devi farlo. Se lo vuoi fare lo devi sentire spontaneamente. Il fatto di farlo o meno è in accordo con la nostra volontà. In tutto il permanere nel samsara, quante volte ci avranno tagliato la testa o la gola? Tutte queste atrocità sono state fatte tantissime volte senza che ora ne abbiamo coscienza, allora posso prendere i voti di bodisattva. Se prendendoli posso continuare ad imparare, ci sarà un momento in cui potrò effettivamente prendere i voti di bodisattva, partendo dalle piccole cose a quelle sempre più grandi, dovremmo via via incrementare la nostra generosità, ed il segreto è di non essere avari, nè di diventare famosi. Come di avere qualsiasi pensiero negativo vs chi siamo stati generosi, non lo dobbiamo criticare perché magari si lamenta. Tutti questi pensieri dobbiamo evitarli. Quando siamo generosi è più importante la nostra attitudine mentale, non il comportamento che hanno gli altri, e, riflettendo sulla nostra pratica della generosità, essa non potrà che incrementare, praticando insieme le Sei Perfezioni (generosità, moralità, concentrazione, sforzo entusiastico, saggezza e pazienza) http://www.sangye.it/altro/?p=5968 progrediamo, purificando gli errori che magari man mano facciamo, cosi avviene per la moralità e la pazienza. Dobbiamo iniziare la pratica e giorno dopo giorno miglioreremo. Il primo allenamento per la generosità è allenarvi la nostra mente, il che è una buona idea. I nostri aspetti mentali sono pieni d’allenamenti, addestramenti che possiamo fare. Dobbiamo andare in armonia con quello che siamo noi, allora dobbiamo conoscere noi stessi, è importante renderci conto che il nostro miglioramento deve essere un qualcosa di costante.

In questo nostro addestramento mentale, oltre a sviluppare le Sei Perfezioni, cosi dobbiamo considerare che anche gli altri soffrono nel ciclo dell’esistenza, e, come potremmo praticare la benevolenza, se non ci fossero gli altri esseri? Il nostro pensiero comune è quello di considerare miei amici quelli che mi fan del bene, mentre anche chi ci è antipatico ci fa del bene. Perché è innanzitutto la vera possibilità di praticare la pazienza, poi ci rende consapevoli che la nostra situazione è quella di stare attenti e consapevoli, ed a causa loro che ci rendiamo effettivamente conto della sofferenza del samsara e di quanto dobbiamo fare per liberarcene. Vedendo le malvagità, tramite d’esse ci possiamo render conto di quanta malvagità esiste al mondo, e da qui scaturisce la rinuncia. Perché alcuni ci sono amici o nemici? Tutto dipende dal mio karma e tutti quanti dipendono dalla propria pratica. Inoltre nella prossima vita i nemici potrebbero essere i miei fratelli o sorelle, quindi non ha senso dire che questo ci piace o meno, è solo questione di tempo. Questo mi è di beneficio, in realtà la situazione è uguale, cambia solo il tempo. Nella pratica in accordo al grande scopo, la nostra mente deve esser addestrata a non distinguere tra amici e nemici. Se pensiamo in questo modo molto vasto non abbiamo nessuna certezza. Se ampliamo la nostra mente, non in questa vita ma in tutte quelle precedenti, non esiste nessuno che non sia stato mio genitore, fratello o sorella o amico. I genitori di questa vita, magari nel passato erano nostri nemici, sono tutti uguali se li vediamo nell’arco d’un tempo senz’inizio. Questo corpo è venuto dai nostri genitori, ed a loro volta dai loro genitori, cosi pensando in modo tanto ampio, tutti sono stati miei genitori ed i nemici di oggi erano i miei genitori di un tempo. Più pensiamo in modo ampio ed esteso, più ci aiuta. Ma se non abbiamo una mente coraggiosa è meglio non pensare troppo in grande. Perciò si parla di scopo medio, alto ed inferiore, quello superiore è per i coraggiosi, ma anche in quello inferiore si può essere coraggiosi nella propria pratica. Dobbiamo essere molto attenti, guardandomi nelle mie capacita e coraggio, stando molto attenti a quel che riusciamo a fare. Non tutti i bambini diventano avvocati o medici. Cosi nella pratica del Dharma c’è una gran differenza sia nell’intelligenza che nel coraggio.

Molti vanno a Dharamsala e ci vanno a fare ritiri di Shine, ed una signora in breve ha realizzato il Terzo stadio della pratica di Shamata o Shinè perché non si tratta di studiare tanto o meno, ma del modo in cui e’ organizzata la nostra mente. Ci sono persone molto irrequiete che fanno una gran fatica a realizzare la pratica, mentre ce ne sono altre più calme che progrediscono rapidamente.

Il percorso graduale inizia allenando la mente con lo scopo inferiore, poi a quello medio, quindi superiore. E, per farlo, dobbiamo creare equanimità fra tutti gli esseri, sopratutto per accedere allo scopo superiore. La pratica dei vari scopi è propedeutica, perciò si deve passare dallo scopo inferiore a quello medio, poi superiore. Poi dobbiamo pensare che non c’è nessuna differenza tra gli esseri, perché tutti sono stati nostri amici e nemici nell’infinito numero di rinascite. Solo dopo aver creato equanimità tra tutti gli esseri possiamo pensare che tutti gli esseri sono stati nostre madri. Tutti gli esseri, che sono stati nostre madri, sono stati molto gentili verso di noi. Perché ricordiamo in particolare la gentilezza della nostra madre? Perché la sua è una gentilezza davvero speciale. Perché non ha mangiato o bevuto tutto quello che voleva mangiare o bere, poi ha affrontato la sofferenza del parto. E non l’ha fatto il papà. Ma solo la mamma. Ha fatto un qualcosa di unico, perciò l’esempio usato è di riconoscere tutti come nostra madre. Ricordiamo la gentilezza della nostra madre come esempio speciale, ma ricordiamo la gentilezza anche la sua gentilezza di quando non e’ stata nostra madre. Questo è il modo speciale di ricordare la gentilezza, cosi può sorgere forte il desiderio di far qualcosa per loro, creiamo poi una gran empatia verso tutti gli esseri, il che ci porta ad acquisire un cuore nobile, una gran compassione. La mente speciale: ricordando la sofferenza di tutti gli esseri, decido che devo fare qualcosa per far uscire tutti esseri dalla sofferenza. Ma non so come farlo, anche perché non conosco le esigenze degli esseri, il loro modo di pensare. Solo il Buddha perfettamente illuminato conosce tutti i pensieri, questa è la mente d’illuminazione, perciò devo conseguire quello stato. Equanimità è riconoscere tutti gli esseri come nostre madri, la loro gentilezza, generando quindi compassione e la mente d’illuminazione. Su ognuno di questi concetti serve tempo e riflessione. La vera mente d’illuminazione sorgerà quando tutto questo pensiero sorgerà spontaneamente nel nostro continuum mentale. Ma, se non abbiamo realizzato Shamata Shinè il Calmo Dimorare, non possiamo realizzare la mente illuminazione. Attraverso Shinè indirizziamo su un unico oggetto la nostra attenzione, altrimenti, se abbiamo un gran numero di pensieri che turbinano nella mente, non è possibile realizzare la mente dell’illuminazione, che deve essere unita alla saggezza che percepisce la vacuità. Se quando siamo stati nel mondo senza forma abbiamo realizzato Shamata, non ci è stato di nessun aiuto perché siamo rimasti nel Samsara. Solo se questa è unita alla bodicitta allora possiamo uscire dal samsara. Ma dobbiamo realizzare i voti del bodisattva con la pratica delle Sei Paramita. Ma, per raggiungere lo stato perfetto del Buddha dobbiamo eliminare completamente le due oscurazioni (Oscurazioni dell’intelletto risultanti da passioni negative, Oscurazioni dell’intelletto risultanti da credenze erronee: esiste l’io, l’anima, etc.), realizzando anche la saggezza che comprende la vacuità. Così il semplice pensiero della rinuncia deve essere unito alla saggezza che comprende la vacuità, che possiamo descrivere in modo diverso in base alle diverse scuole filosofiche, secondo la Madiamica Prasangika è in accordo ai sutra e tantra, è la vacuità d’esistenza inerente. E con l’interdipendenza lo comprendiamo. Come? Se le cose dipendono da altre, significa che non esistono di per se stesse. Se esistiamo in dipendenza da altro significa che siamo vuoti di una nostra inerente esistenza. E, per comprenderlo, dobbiamo riflettervi a lungo. Sarebbe indispensabile per conoscere la vacuità, comprendere la vacuità secondo la Scuola della Sola Mente o Cittamatra, quindi secondo la Scuola Sautantrika, Vaibashika. Dobbiamo aver chiaro anche le altre visioni della mancanza del sé, perché è necessario conoscere anche gli altri aspetti più grossolani. Le cose dipendono da cause e condizioni, sono composte da diverse parti, dipendono dal nome assegnato. Molto importante è comprendere le visioni filosofiche delle Quattro scuole. Siamo tutti diversi nel praticare il Darma. La miglior pratica e quella di realizzare tutti gli aspetti dello scopo inferiore, poi medio, quindi superiore, quindi entra nel tantra. Questa è la pratica perfetta. Che non vi riesce, può pensare a tutto questo percorso, iniziando ad esaminare prima lo scopo inferiore, mettendo delle piccole impronte, quindi quello intermedio, andando avanti ed indietro mettendo delle impronte che ci aiutano a progredire. Cerchiamo ad osservare la nostra mente quando facciamo la nostra pratica, cercando di mantenerla attenta e consapevole.

Domanda. Facendo la meditazione si ha la sensazione di raggiungere una certa esperienza, ma rapportandosi con gli altri si corre il rischio di porsi su un piedistallo o in posizione di confronto. Come fare per evitarlo?

Ven. Ghesce Tenzin Tenphel. E’ la consapevolezza e la memoria, te ne devi ricordare che non va bene, devi sorvegliare la tua mente. Devi mantenere consapevolezza e memoria unita all’intelligenza, queste ti aiutano a mantenere l’umiltà. Stiamo attenti, parlando di saggezza e consapevolezza, non è che dobbiamo usare l’intelligenza. Ad esempio, se siamo concentrati su un punto facendo Shamata, non è che dobbiamo usare l’intelligenza. Dobbiamo continuare ad allenarci stando attenti.

Domanda. Talvolta diventiamo troppo severi con noi stessi per quanto riguarda la mancanza di realizzazioni. Come possiamo fare a non cadere in questo difetto?

Ven. Ghesce Tenzin Tenphel. Si, dobbiamo stare attenti a non cadere in pensieri che ci portano a distrazioni, ad essere troppo seri, anche questo non va bene. Quindi dobbiamo stare attenti. Solo noi stessi sappiamo quando è il momento di andare avanti e di rilassarti. Non dobbiamo aver fretta di realizzare un qualcosa perché diventa l’ostacolo alla maturazione del frutto. Perché lo scopo è di avere una mente rilassata. Dobbiamo cercare la pratica il meglio possibile, ma senza limiti di tempo, ma, allo stesso tempo, senza sprecare il nostro tempo. Da un lato il tempo corre veloce e fugge velocemente. A seconda del nostro atteggiamento mentale dobbiamo avere il giusto intendimento. Tutti noi abbiamo 24 ore di tempo, tutti noi abbiamo tempo di meditare, mangiare, avere tempo con gli amici, ma è questione di quanto siamo rilassati e quanto usiamo bene il nostro tempo.

Domanda. Vorrei un esempio di come essere efficaci nel portare a termine un’azione positiva.

Ven. Ghesce Tenzin Tenphel. Ad esempio con la meditazione, innanzitutto la motivazione. Se scelgo una meditazione sulla bodicitta, penso: possano tutti esseri esseri felici, poi dedico tutti i meriti per il beneficio di tutti esseri. Cosi la meditazione è realizzata in modo appropriato. Cosi ascoltiamo l’insegnamento con lo scopo di esser di beneficio agli altri esseri, poi ascoltiamo attentamente l’insegnamento, quindi alla conclusione ne dedichiamo i meriti. Dobbiamo generare consapevolezza, attenzione a cosa fa la nostra mente, a quando ci distraiamo. Se dedicassimo continuamente 5 minuti mattino e sera sarebbe già una pratica che serve per sviluppare la nostra mente. Dobbiamo iniziare piano, adagio e rilassati, perché poi è più facile incrementare, altrimenti potremmo cadere nella improvvisa disaffezione. Usando bene l’intelligenza dovremmo essere in grado di realizzare bene la pratica. Essenziale è cercare di pensare in modo positivo, visto che in ogni caso incontreremo delle difficoltà, se le affronteremo positivamente potremo effettivamente migliorare.

Trascritto ed edito dal Dr. Luciano Villa nell’ambito del Progetto “Free Dharma Teachings” per il beneficio di tutti gli esseri senzienti.


 

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