Ghesce Ciampa Ghiatzo: Le potenzialità della mente umana

Ghesce Ciampa Ghiatzo: Equanimità significa considerare tutti quanti uguali ed avere uno stesso tipo di sentimento verso tutti quanti.

Ghesce Ciampa Ghiatzo: Equanimità significa considerare tutti quanti uguali ed avere uno stesso tipo di sentimento verso tutti quanti.

Ghesce Ciampa Ghiatzo: “Le potenzialità della mente umana” Insegnamento conferito al Centro EWAM di Firenze il 20-21 Ottobre 1995.

Come trasformare i principali difetti mentali nelle 5 saggezze trascendentali che conducono all’illuminazione.

Ghesce Ciampa Ghiatzo

E’ molto importante cercare di generare una buona motivazione e in particolare la motivazione del buon cuore che desidera ottenere l’illuminazione per il beneficio di tutti quanti gli esseri viventi.

Nella meditazione ci sono due cose molto importanti: all’inizio la motivazione e alla fine la dedica.

La buona motivazione va fatta all’inizio di qualsiasi azione che noi facciamo; se l’azione è motivata da un pensiero positivo sarà la causa di azioni positive, virtuose.

Alla fine si dedica l’energia che si è creata con queste azioni positive; la si dedica affinché tutti quanti gli esseri viventi possano ottenere l’illuminazione e diventino la causa per l’ottenimento della loro illuminazione.

In questo modo noi creiamo energia positiva e anche, particolarmente, non sprechiamo la nostra esistenza, non sprechiamo l’energia che così si mantiene. E’ un po’ come accumulare dei soldi: generalmente mettiamo i soldi in banca e, se rimangono in banca, riusciamo ad avere degli interessi, così quando ne abbiamo bisogno li possiamo prendere. Così, allo stesso modo, noi creiamo, generiamo, energia positiva e alla fine manteniamo questa energia positiva. Questa che rimane dentro di noi fino a quando raggiungeremo l’illuminazione. Siccome noi dedichiamo questa energia affinché porti come risultato l’illuminazione per tutti quanti gli esseri viventi, allora questa energia positiva si mantiene finche non venga ottenuto questo risultato.

Come trasformare le afflizioni mentali nelle 5 saggezze trascendentali.

Tutte quante le afflizioni non si possono trasformare nella saggezza, è impossibile, ma possiamo purificare le nostre afflizioni e quindi possiamo ottenere le 5 saggezze finali. Queste afflizioni, una volta che sono purificate, si manifestano nelle 5 saggezze.

Nella nostra vita quotidiana desideriamo essere felici, sperimentare gioia, contentezza: questa è una idea generale che abbiamo tutti. Abbiamo tutti questo desiderio, questa aspirazione, però nessuno di noi vuole soffrire. Penso che questo sia uguale per tutti, però ci sono tante persone diverse con mentalità diverse, quindi possiamo domandare a noi stessi : “ Perché desideriamo la felicità?” Possiamo chiederci: “Per quale motivo noi desideriamo essere felici? Perché la nostra aspirazione è quella ma il nostro risultato non è la felicità? E siamo costretti sempre a sperimentare sofferenza, siamo costretti a sopportare diversi tipi di sofferenze, difficoltà, ostacoli, malesseri?” E’ molto importante domandarsi perché.

Pensiamo che siano le altre persone la causa delle nostre sofferenze, che i problemi ci vengano a causa degli altri, che sono le altre persone che causano il danno. E, sempre nelle azioni, abbiamo vari ostacoli, interferenze, e quando questo avviene pensiamo sempre che è colpa di qualcosa o di qualcuno di esterno. Ho l’impressione che noi pensiamo in questo modo. Io penso che però pensare soltanto sotto questo punto di vista non sia corretto perché ci sono effettivamente delle condizioni esteriori che determinano il nostro sperimentare di problemi, però la causa principale è nella nostra mente, nelle emozioni disturbanti che sono nella nostra mente. E la causa principale è proprio l’ignoranza come mancanza di conoscenza di come funzionano i fenomeni e quindi a causa di questo facciamo molti errori. Soprattutto agiamo in una maniera sbagliata e questo porta come risultato a qualcosa di non piacevole. Quindi abbiamo bisogno di eliminare le emozioni disturbanti in generale e soprattutto l’emozione disturbante radice che è l’ignoranza che noi dobbiamo eliminare completamente. E quindi una volta eliminata l’ignoranza potremo essere sempre soddisfatti, contenti e quindi saremo felici.

Quindi ci sono 5 saggezze di cui si parla, spiegate in maniera diversa dai sutra e dai tantra; anche se hanno gli stessi nomi sono spiegate in maniera diversa.

Noi siamo attaccati a qualcosa: a che cosa? Alle cose esteriori o a quelle interiori? Siamo aggrappati o c’è propensione verso gli oggetti esterni che sono in relazione ai 5 sensi. Quindi abbiamo attaccamento per:

1) gli aspetti belli, le forme piacevoli

2) i suoni piacevoli come la musica

3) i profumi, i buoni odori

4) il gusto, i sapori

5) gli oggetti del tatto.

Questi sono i nostri attaccamenti.

Quando si creano le condizioni mentali per cui entriamo in contatto con questi organi e con questi oggetti sensoriali, gli oggetti sono come delle condizioni e poi abbiamo bisogno di un’altra condizione, della condizione immediatamente precedente. Per esempio se andiamo al cinema quello che noi vogliamo è di andare per vedere il film. Quindi significa che c’è questo film che viene proiettato che è la condizione dell’oggetto. La condizione immediatamente precedente è : “Io voglio andare al cinema a vedere il film”. Questa è una condizione indispensabile. Un’altra condizione è che la facoltà o l’organo della vista sia funzionante, c’è bisogno di questo, deve essere perfettamente a posto. Se l’organo della vista non funziona, anche se andiamo al cinema non possiamo vedere niente. Quindi abbiamo bisogno di tre condizioni:

1) la condizione dell’oggetto

2) la condizione dominante

3) la condizione immediatamente precedente

Se queste tre condizioni vengono insieme è possibile che l’organo della vista possa percepire l’oggetto.

Dopo questo sorge il percettore mentale, colui che percepisce direttamente mentalmente. Quindi c’è l’aspetto mentale della memoria ed il concetto che sorge da questo, quindi il ricordo. E anche magari dopo 1 o 2 anni noi siamo in grado di ricordarci “ sono andato in questo posto, ho visto questo film”. C’è qualcosa che rimane dentro e quindi pensandoci ancora attraverso la memoria possiamo sviluppare attaccamento e ripensandoci ripetutamente questo attaccamento può aumentare.

Funziona in questo modo. Quindi nella mente noi abbiamo bisogno costantemente di esaminare, di meditare.

Noi sempre seguiamo le sensazioni, i sentimenti. Ci sono delle cose che noi percepiamo e subito sorge una sensazione piacevole. In altri momenti guardiamo qualche cosa e invece salta fuori una sensazione spiacevole, abbiamo una esperienza spiacevole. Il terzo tipo è che delle volte percepiamo delle cose e c’è la produzione di una sensazione neutrale. Noi quindi sperimentiamo questi tre diversi tipi di sensazione.

A noi piace moltissimo la prima esperienza, l’esperienza di sensazioni piacevoli, quindi c’è la generazione del desiderio di continuare a sperimentare sensazioni piacevoli. Per esempio vediamo degli oggetti e nella nostra mente li percepiamo come qualcosa di piacevole, quindi ci aggrappiamo a quello e cerchiamo di afferrarlo e quindi desideriamo questa felicità, questa gioia. Così cerchiamo di soddisfare questa sensazione tenendo fermo questo oggetto. Però quando incontriamo delle difficoltà in questa realizzazione, poiché è difficile trovare che tutte queste condizioni rimangano insieme, allora ci proviamo, ci sforziamo.

Anche le sensazioni piacevoli, la felicità, si possono dividere in due tipi:

1) la sensazione fisica

2) la sensazione mentale

Anche queste sono un po’ diverse ma noi siamo aggrappati a tutte e due, vogliamo sperimentarle entrambe. Quindi non vogliamo assolutamente avere sensazioni spiacevoli, sentimenti spiacevoli, non vogliamo sperimentare il dolore, il malessere, l’insoddisfazione. Abbiamo la sensazione che queste esperienze di infelicità mentale, queste esperienze spiacevoli, producano il rancore, la repulsione, fino ad arrivare all’odio. Questo disturba la tranquillità della nostra mente; lo stato mentale pacifico, tranquillo della mente viene disturbato da queste emozioni. Noi lo sperimentiamo quotidianamente. Se ci pensiamo arriveremo a questa conclusione.

Quindi l’attaccamento come funziona? Come sorgono la rabbia ed il rancore? Analizziamo queste cose. Per esempio prendiamo un vostro caro amico, voi siete di fronte al vostro caro amico e quando siete in compagnia di questa persona siete molto contenti. Poi visualizzate di fronte a voi una persona che non vi sta particolarmente simpatica, che considerate il vostro nemico. Se voi siete di fronte a lui, o a lei, cercate di osservare come la vostra mente genera il malessere, o questa insoddisfazione, questa mancanza di gioia ; o come, piano piano, da questa iniziale sensazione di fastidio si incrementa e aumenta il rancore fino a diventare odio. E sorge quel desiderio di volerlo danneggiare, di cercare di fargli del male. Si comincia a pensare :” Come posso fare per farlo stare male?”

Poi si visualizza una persona che non conosciamo, quindi avete di fronte a voi questo sconosciuto. Analizzate il vostro sentimento. E’ un sentimento neutrale. Questo sentimento neutrale, neutro, è proprio un sentimento che ignora la persona , non la prende in considerazione. Questo sentimento neutrale o indifferente produce ignoranza perché non prende in considerazione questa persona ma la ignora completamente. Analizzate se questo è giusto o sbagliato. Quindi provate, cercate di provare: avete di fronte a voi il vostro migliore amico e pensate :” Questa persona mi piace veramente, lo amo tantissimo, gli voglio un gran bene” Perché? Magari ci sono ragioni diverse, però proviamo :” Perché mi piace questa persona, perché io amo questa persona, perché sono attaccato a questa persona? Forse perché lui o lei mi dà dei benefici, perché mi aiuta, mi è di beneficio?” Probabilmente pensiamo anche : “ Questa persona mi porterà dei benefici in futuro e proprio per queste ragioni mi piace, amo questa persona .” Quindi ancora proviamo : “Questa persona sarà sempre amica, di beneficio, mi è sempre stata amica, di beneficio? E’ una cosa permanente che questa persona mi sia amica?” No, non è così, non c’è assolutamente certezza, non succede. Il nostro amico del cuore a volte cambia, anche i nostri sentimenti cambiano e vogliamo avere queste persone un po’ più lontane. In quei momenti ci chiediamo anche : “Come mai stare insieme a questa persona prima mi causava tanta gioia mentre adesso non ci sto così tanto bene insieme perché è spiacevole, mi causa un po’ di infelicità? Piano piano non voglio più stare insieme a questa persona”. Così spesso avviene che comincia ad esserci del malcontento fino a degenerare nella disarmonia. Quando si verifica questo piano piano avvengono le separazioni; a volte ci sono persone che si separano però mantengono relazioni amichevoli, invece certe altre volte queste persone si separano e non c’è più assolutamente verso che stiano ancora insieme e anzi non riescono a sopportare nemmeno di vedersi. In questi giorni avvengono molto spesso fatti di questo genere. Quindi anche il fatto che ci siano delle persone che sono amiche non è una cosa definitiva o fissa; non è una cosa che rimane così nel tempo.

I nostri sentimenti cambiano e quindi anche le nostre relazioni interpersonali cambiano o avviene che possano rompersi e da amici si trasformino in persone nemiche. Questo lo possiamo vedere costantemente. Perché ciò si verifica? Perché avviene questo? Cerchiamo di pensare.

Poi ci sono persone che non ci piacciono, verso le quali nutriamo sentimenti di repulsione. Delle volte ci si ferma a parlare con loro: queste persone si mostrano piacevoli, carine, e piano piano da indifferenti e nemiche queste persone diventano amiche. Anche questo succede, quindi anche i nemici non sono una cosa definitiva o fissa.

Questo secondo esempio è verso le persone che consideriamo nemiche, verso le quali nutriamo avversione. E proprio pensiamo : “ Questa persona non mi piace”. Perché noi pensiamo in questo modo?

Quindi c’è il terzo tipo di persona: è una persona sconosciuta, verso la quale non nutriamo sentimenti di avversione, ci è indifferente perché questa persona che non conosciamo non ci ha danneggiato, non ci ha beneficiato e non pensiamo che lo farà. Dobbiamo cercare di pensare: “Sarà sempre così?” No. Possiamo essere più vicini a queste persone e diventare amici , possono diventare nostri amici o nemici. Tutte le nostre relazioni sono in questi tre modi. Abbiamo sempre la generazione di questi tre tipi di sensazioni o sentimenti nei confronti degli altri.

La natura è la sensazione, l’esperienza. La sensazione è un fattore mentale che si sperimenta. Questa sensazione può essere piacevole, spiacevole o neutrale. La natura, la sensazione, è la stessa, ma l’esperienza è diversa.

La saggezza di base è la saggezza come lo specchio cioè riflette come uno specchio, che è qualcosa nel quale possiamo vedere la nostra faccia, il nostro volto; lo specchio riflette l’immagine del nostro volto. Cioè la saggezza di base come lo specchio significa che nello specchio si riflettono molte immagini. Allo stesso modo nella nostra mente ci sono tantissime cose che appaiono in diverse forme. Quindi noi guardiamo e ci sono tantissime cose diverse. Questa saggezza percepisce tutte quante le cose, le forme, i colori, il grande, il piccolo e così via. Vengono riflesse tutte le diverse forme, i diversi colori, i diversi aspetti nella mente. Quindi si parla della saggezza di base come lo specchio. Questo è il significato essenziale di questa saggezza.

Quando si parla di saggezza di base dell’equanimità questo vuol dire che questa equanimità è ad esempio nelle tre sensazioni di cui si è parlato (amore, odio, neutralità) : la sensazione di base è uguale (è l’esperienza), è la possibilità di sperimentare il piacere ed il dispiacere che sono determinati dalla sensazione. Quindi la sensazione è la base, la cosa uguale per tutti per poter sperimentare queste sensazioni diverse, ma abbiamo bisogno della saggezza di base dell’equanimità, di questo potere di base equanime.

Poi abbiamo la saggezza che analizza, la saggezza discriminativa, la capacità di comprendere individualmente i diversi oggetti. In questo contesto significa ad esempio: “Questi sono i miei parenti, questo è mio figlio, questa è mia figlia”. E’ quindi la capacità di discriminare, riconoscere i nomi, quindi riuscire a discriminare i vari fenomeni individualmente come individualmente noi conosciamo le persone, il nome, la loro famiglia, le loro sofferenze. Questa comprensione è tradotta come la saggezza dell’ analisi. E’ come la realizzazione individuale dei singoli fenomeni.

Poi c’è un altro tipo di saggezza che è la saggezza che realizza le attività. Significa che noi siamo in grado di compiere varie azioni e abbiamo la capacità di comprendere come impegnarci in varie azioni e anche come poter arrivare al successo, perché attraverso determinate azioni possiamo ottenere determinati risultati che ci prefiggiamo. Quindi se noi ci impegniamo in un certo tipo di azione allora otterremo dei risultati: questa è la saggezza di base dell’ottenimento delle attività. Per esempio noi ci impegniamo in certe azioni, facciamo dei lavori, compiamo delle azioni e possiamo ottenere come risultato qualcosa come noi vogliamo. Come per esempio il contadino pianta nel campo il seme e potrà ottenere come risultato i frutti che potrà utilizzare.

Delle volte noi ci impegniamo, ci prefiggiamo di realizzare dei progetti, abbiamo progetti diversi. Quindi prima di tutto abbiamo dei progetti mentali. Ad esempio una ragazza si fa il progetto mentale :” Adesso mi metto a studiare, quindi se studio potrò ottenere il diploma e dopo potrò lavorare, impegnarmi in un buon lavoro e quindi potrò trovare un bel ragazzo, un ragazzo veramente carino e gentile e mi sposerò. Poi faremo due o tre bambini e dopo magari costruiremo insieme qualche cosa”. Questi sono progetti mentali. Tutti noi abbiamo tantissimi progetti mentali. Per esempio se noi studiamo è perché abbiamo già un progetto mentale per il futuro. Ad esempio: “ Io faccio questo studio perché così in futuro potrò insegnare. Io voglio studiare questo argomento perché così potrò diventare un avvocato” Oppure “Studio queste cose e poi diventerò un ingegnere. Studio e poi diventerò un giudice” Poi qualcun altro pensa :” Studio per diventare un bravo politico”. E allora si impegna nelle scienze politiche. Quindi se uno si impegna in questo tipo di studi vuol dire che vuole poi intraprendere la carriera politica. Quindi fa un sacco di progetti mentali :” Quando avrò terminato farò questo o quest’altro. Potrò avere una posizione più alta, sarò più famoso, potrò diventare ministro, magari primo ministro oppure presidente.” Tutti questi sono progetti mentali e dopo occorre un lavoro di attualizzazione e di studio per ottenere il risultato finale, lo scopo che ci si è prefissi. E’ un tipo di saggezza di base che ci aiuta a realizzare le azioni.

Noi abbiamo bisogno di fare anche un altro progetto mentale :” Io voglio impegnarmi nella meditazione, quindi devo studiare e particolarmente devo studiare la filosofia, la religione. Quindi potrò arrivare ad avere una maggiore comprensione: più approfondirò la mia comprensione più potrò impegnarmi nella meditazione e quindi realizzare il progetto finale che sarà l’ottenimento dell’illuminazione. Questo dovrebbe essere il nostro progetto mentale, quindi dobbiamo metterci di impegno nella nostra pratica, nel nostro studio, dobbiamo sforzarci.

Se non abbiamo un progetto mentale non c’è impegno nella pratica, non c’è studio. Con un progetto mentale di sicuro otterremo qualche risultato. Se invece non abbiamo alcun progetto mentale, non ci prefiggiamo alcuno scopo, non c’è un punto a cui si vuole arrivare, allora non c’è neanche l’energia, non c’è l’impegno nella pratica, non c’è studio.

Per esempio ci sono dei bambini che non vogliono assolutamente studiare, penso che ce ne siano parecchi che sprecano il loro tempo. Conosco certi bambini tibetani che dicono proprio “Non voglio studiare. Per quale motivo devo studiare? E’ soltanto difficile, mi fa diventare nervoso studiare, per cui magari è meglio che io non studi”. E si convincono che è meglio non studiare. Quindi non avranno assolutamente alcun progetto mentale di diventare insegnanti o qualcos’altro. Magari hanno altri progetti mentali che sono i lavori o avere successo nel lavoro materiale, o nei lavori di casa, come casalinga, o così via. I ragazzi pensano ;” Io non ho bisogno di studiare, magari posso fare dei business, impegnarmi in una attività lavorativa e posso ottenere quello che desidero semplicemente andando a lavorare invece di impegnarmi in tanti anni di studio”. Non c’è molta differenza tra uno che studia continuamente ed una persona che non ha studiato perché noi possiamo trovare cibo allo stesso modo. Con tanto studio si diventa molto intellettuali e ancora più cervellotici, con il cervello verde (è un modo di dire tibetano).

E’ importante avere progetti mentali, porsi degli obiettivi per poter ottenere di realizzare questa saggezza in modo tale da potersi impegnare in vari tipi di azione. Un altro esempio che vi faccio è per quanto riguarda gli obiettivi mentali, gli scopi mentali. Mentalmente uno pensa: “ Voglio fare un computer, voglio un computer piccolino. Faccio il progetto di questo piccolo computer iniziando da fare il disegno:così mi piace proprio”. Poi per poter attualizzare questo bisogna compiere delle azioni per arrivare alla realizzazione. Quindi una volta che si è determinati è possibile costruire un piccolo computer carino.

Abbiamo sempre bisogno di un obiettivo, di un progetto mentale, per compiere una azione. Ad esempio io oggi voglio fare una pizza margherita. Quindi mentalmente bisogna fare il progetto e poi bisogna muovere le mani in un certo modo, fare l’azione che ci porta ad ottenere quel risultato. Quindi alla fine possiamo avere una pizza margherita bella e anche gustosa e quindi possiamo goderne. E questo è semplicemente un esempio. C’è sempre una spinta mentale e ne abbiamo bisogno. Ad esempio “Voglio diventare santo, che cosa si deve fare per diventare santi?” La cosa fondamentale è sviluppare buon cuore, generare amore, compassione e interesse per poter aiutare gli altri, interesse verso gli altri. Quindi con questo tipo di attività mentale cerchiamo di aumentare lo sviluppo di questo sentimento e quindi si prega verso dio che ha queste qualità. Chiediamo le benedizioni, che per favore mi conceda le benedizioni affinché possa purificare tutte le mie negatività. Io desidero far sì che le mie aspirazioni, il mio desiderio, possano avere successo. Quindi in questo modo uno prega Gesù, Dio, la Madonna. Questo è un esempio, queste persone pregano, si impegnano e si forzano giorno e notte per ottenere questi risultati. Attraverso lo sforzo è possibile ottenere, realizzare, lo stato dei santi: così se una persona si impegna in questo modo può diventare santo.

Nessuno può fermare il pensiero. Nessuna persona esterna può fermare le realizzazioni mentali. Quindi nessuno può fermare questo sviluppo, nessuno può fermare questo miglioramento verso questo fine. Quindi è possibilissimo, tutti quanti voi potete diventare santi. Se ci impegniamo tutti quanti noi possiamo diventare arant, bodhisattva, santi. Sono denominazioni diverse per questi esseri dovute a culture diverse, sono termini diversi per indicare questi esseri che si impegnano verso il miglioramento degli uomini.

Comunque quello di cui noi abbiamo bisogno è un obiettivo mentale, un progetto mentale molto forte e anche la determinazione: “Voglio purificare tutte le afflizioni disturbanti e quindi voglio ottenere lo stato della liberazione, della illuminazione”. Questo è un progetto mentale, una aspirazione molto forte che dobbiamo avere e allora, in questo modo, metteremo dello sforzo nella pratica, ci impegneremo con entusiasmo nella pratica.

Perciò abbiamo bisogno veramente di analizzare e osservare come funziona la nostra mente e come le varie sensazioni vengono prodotte. Ci sono molte persone che cercano di ottenere sensazioni di felicità, di gioia e molte persone vogliono bloccare, cessare, tutte le sensazioni spiacevoli di infelicità. Però ognuno di noi segue metodi e sistemi diversi. Quindi ci sono alcuni metodi o sistemi che non sono proprio corretti, che sono sbagliati. Ci sono dei metodi che portano poi a sperimentare difficoltà, infelicità.

Siccome sperimentiamo varie sensazioni spiacevoli, allora c’è il desiderio di fermare, bloccare l’esperienza spiacevole di infelicità. Si cercano vari metodi per ottenere l’eliminazione dell’infelicità. Per esempio ci sono alcune persone che per eliminare l’infelicità usano le droghe, allora c’è come la sensazione immediata che uno sia felice, apparentemente è felice. Poi c’è la sensazione di volare, è come se i nostri occhi vedessero infiniti colori, come arcobaleni, apparizioni molto piacevoli e belle. Così uno è spinto ad usare sempre di più le droghe e invece aumentano i problemi. Sorgono tre problemi principali: 1) il problema fisico 2) il problema mentale 3) il problema finanziario.

C’è veramente il desiderio di provare ad essere felici. Poi uno usa qualcosa e all’inizio c’è l’apparenza di felicità, ma in realtà non è felicità e quindi immediatamente dopo c’è l’opposto, l’esperienza dell’infelicità e quindi c’è la sofferenza. Fisicamente cominciano le malattie, cominciano i disturbi fisici. Mentalmente si è infelici perché non c’è gratificazione. Il terzo problema è il problema economico perché c’è bisogno continuamente di comprare e siccome non sono sufficienti i soldi allora si compiono azioni negative come rubare e così via. E quindi ci sono un sacco di problemi. Questo significa che c’è qualcosa di non molto corretto nel metodo; quindi abbiamo bisogno di un buon metodo.

Poi ci sono molte persone infelici che bevono vino e dopo sono ubriachi e quando sono ubriachi non capiscono niente e allora, in quel momento, pensano che la loro sensazione, i loro sentimenti di infelicità sono scomparsi, sono eliminati. In realtà no. Molti tibetani sniffano la natta, il tabacco, e pensano: ”Questo mi fa stare bene” e se gli si chiede perché rispondono: ”Perché questo mi fortifica”. Questa natta , che è tabacco tibetano molto fine che si sniffa, dà la sensazione di essere più svegli , come per noi il caffè. Poi però non si riesce a smettere questa abitudine. Così come ci sono delle persone che fumano tantissimo, delle volte cercano di smettere ma non ci riescono. Perché? Per l’abitudine: è proprio l’abitudine della familiarità con quella azione. Questo lo possiamo capire direttamente perché è nostra esperienza.

Se noi ci impegniamo nella meditazione della compassione, dell’amore, della pazienza, quando familiarizziamo con questi sentimenti, allora arriverà un momento in cui non avremo bisogno di sforzarci. E anche una volta che questi sentimenti della compassione, dell’amore e così via si saranno generati nel proprio continuum mentale non potranno essere abbandonati; non potremo lasciarli andare perché è proprio a causa della familiarità e delle abitudini che saranno come attivi.

E’ possibile effettivamente ottenere, realizzare, la compassione e l’amore nel nostro continuum mentale.

Non dobbiamo essere troppo attaccati alle sensazioni di piacere e di gioia, quindi non essere troppo aggrappati alle sensazioni samsariche perché la natura ci appare come un qualcosa di felice ma in realtà non lo è. Una volta che si è sperimentata l’esperienza di felicità, dopo c’è qualche cosa che sorge e questo qualche cosa è sofferenza quando termina l’esperienza di felicità. Per esempio andiamo al mare, andiamo sulla spiaggia, e pensiamo “Ah, come sto bene , mi faccio proprio una bella abbronzatura, mi siedo al sole per prendere il sole” E poi c’è l’errore di stare esposti al sole troppo a lungo e quindi ci prendiamo una insolazione oppure si diventa rossi e bruciati e dopo un po’ c’è il desiderio di andare all’ombra per rinfrescarsi. C’è il desiderio di sperimentare aria fresca e in quel momento, quando si sperimenta l’aria fresca c’è la sensazione di piacevole del fresco. Ma dopo un po’ che uno sta all’ombra c’è la sensazione di avere freddo e quindi ancora si va al sole e quindi la sensazione è proprio questa che cambia continuamente.

Quindi la cosa importante è di non essere troppo aggrappati a queste diverse esperienze, cercare di diminuire l’attaccamento verso le sensazioni piacevoli e verso le sensazioni spiacevoli, perché la sensazione è una delle cause radice dell’esistenza ciclica, del samsara: particolarmente l’essere aggrappati a sensazioni piacevoli. Noi ci attacchiamo a qualche cosa, ci aggrappiamo a qualche cosa quindi, per questa ragione ci impegniamo in vari tipi di azioni. Ad esempio se siamo attaccati o desideriamo la carne abbiamo bisogno di uccidere gli animali e quindi questa azione diventa negativa. Delle volte siamo attaccati alle corna degli animali e perciò certi animali vengono uccisi proprio per il valore delle loro corna. A volte gli animali vengono uccisi perché le persone nutrono attaccamento per la pelle dell’animale.

L’attaccamento si manifesta in maniere diverse e quindi spinge poi gli individui a compiere azioni diverse. Il più delle volte l’attaccamento appare come un qualche cosa di piacevole, come un qualche cosa di buono però in realtà l’attaccamento è veramente molto dannoso sempre ed è sempre presente. Delle volte per esempio per rabbia uccidiamo anche, magari non uccidiamo degli animali molto grandi però uccidiamo le zanzare perché arrivano sempre . All’inizio magari cominciamo a soffiare per mandarle via, poi tornano tante volte e quindi ci si arrabbia e le ammazziamo. Perché le zanzare cercano il nostro sangue? Perché hanno fame e vogliono mangiare un poco, hanno bisogno di un po’ di cibo. Quindi dovremo cercare di sviluppare un po’ di pazienza perché ci prendono soltanto una goccia di sangue e poi se ne vanno. Cerchiamo di pensare in questo modo. Bisogna pensare che chi danneggia non è esterno ma l’essere che ci danneggia maggiormente è proprio dentro di noi. Quindi dobbiamo veramente riconoscere che il nostro nemico principale sono le emozioni disturbanti, le afflizioni mentali, quindi quello che abbiamo bisogno di fare è di distruggerle completamente, eliminarle.

Shantideva, un grande saggio indiano, diceva: “Se uno si arrabbia con le altre persone non è giusto , poi così danneggia gli altri. Se ti arrabbi, se ti vuoi veramente arrabbiare, devi farlo con le tue emozioni disturbanti e quindi cercare di distruggerle completamente in quanto sono i veri nemici.” Se volessimo distruggere tutti i nostri nemici avremmo bisogno di molti tipi di armi. E invece dobbiamo distruggere le emozioni disturbanti interiori e ci sono delle armi mentali che noi possiamo, utilizzare per esempio ci sono la compassione, l’amore, la pazienza. Queste tre sono gli antidoti alla rabbia, al rancore e queste sono esattamente le armi che possono distruggere la rabbia. Quindi c’è ancora l’attaccamento: noi facciamo diversi tipi di meditazione o di concentrazione. Per esempio cerchiamo di realizzare la stabilizzazione meditativa su diversi aspetti per esempio se abbiamo attaccamento per il colore marrone uno non è attaccato al colore bianco, non ci piace il colore bianco invece abbiamo attaccamento, desiderio, per il colore marrone. Questo colore non è effettivamente marrone ma diventa come il colore bianco: nella visualizzazione dobbiamo cercare di farlo bianco. E quindi se una persona è per esempio molto attaccata al volto di un’altra persona, ad un ragazzo, ad una ragazza, e se uno ha molto attaccamento verso questa persona sorgono molte emozioni disturbanti e desiderio che non si riesce a soddisfare, allora in questo momento bisogna cercare di pensare, di visualizzare , per esempio questo viene spiegato negli insegnamenti di Buddha, nei testi di Buddha, bisogna pensare che alla propria fronte c’è un po’ di carne marcia che piano piano comincia a cadere e mano mano che questa carne salta via si cominciano a vedere le ossa e questo piccolo buco piano piano si estende completamente e il nostro corpo appare come uno scheletro e vediamo le ossa e quindi estendiamo questa visione a tutti quanti gli altri esseri e così vedremo anche tutti quanti gli altri esseri nell’aspetto di scheletri. Quindi noi dobbiamo pensare che tutte queste ossa, tutti questi scheletri, sono veramente orripilanti, non hanno niente verso i quali generare attrazione e quindi cerchiamo di pensare, di fare questa meditazione. Ogni tanto possiamo assorbire, visualizzare, che tutte queste ossa le assorbiamo, che tutto quanto il nostro corpo viene assorbito al nostro capo e quindi proviamo mentalmente a fare questa visualizzazione meditando in questo modo. E questa è una meditazione che serve da antidoto all’attaccamento. Si può anche pensare al volto con molti buchi, con molti vermi che entrano e escono nel corpo : questo tipo di visioni sono terrifiche con tanti buchi estremamente brutti. Cercate quindi di immaginare in questo modo e così è possibile ridurre l’attaccamento; possiamo meditare anche su un corpo morto, su un cadavere. Per esempio meditiamo sui cadaveri che non sono veramente attraenti, il colore del corpo è abbastanza repellente: queste sono meditazioni che servono da antidoto per l’attaccamento.

Abbiamo vari tipi di malattie ; ci sono le malattie fisiche e quelle mentali.

Per le malattie fisiche si possono usare alcuni rimedi, si può essere operati, dopo l’operazione uno può stare bene; poi uno può ammalarsi ulteriormente. Le malattie fisiche in realtà non si possono curare completamente, non c‘è la possibilità di curarle completamente, neanche con le medicine. le malattie mentali invece sono un po’ peggio, sono peggiori, per cui abbiamo bisogno di prendere medicine che possano effettivamente curare la nostra mente. Per esempio una persona può essere pazza e ci sono gli psicofarmaci per calmare l’individuo, che apparentemente calmano un pochettino l’individuo. Perché? Ai giorni nostri ci sono queste malattie che sono un po’ diverse, l’armonia dei nostri quattro elementi interni è distrutta, per cui c’è uno squilibrio tra i vari elementi e questi squilibri degli elementi interni producono dei problemi mentali e a volte si manifesta la pazzia, la follia. Quindi con gli psicofarmaci c’è semplicemente un acquietare o cercare di creare una armonia apparente fra gli elementi e in questo modo la mente è più tranquilla, addormentata. Però la soluzione migliore è praticare la meditazione che è la vera medicina che può curare le malattie mentali. Se noi curiamo le malattie mentali anche fisicamente potremo avere un corpo sano.

Adesso parlerò delle 5 saggezze di base.

Ieri non abbiamo parlato di un tipo di saggezza che è in relazione ai fenomeni:

La saggezza del Dharma dato o della sfera del Dharma , la sfera di tutti i fenomeni. Ci sono vari tipi di tradizioni per questa saggezza del Dharma dato, viene anche chiamata la saggezza di base alla natura di tutti i fenomeni. La natura vuol dire che ogni fenomeno ha praticamente due nature: 1) una natura, una realtà, convenzionale 2) una natura ultima o finale . In altri termini si può parlare anche di due verità: una verità convenzionale ed una verità ultima. Questo vuol dire che noi conosciamo la natura dei fenomeni. La nostra mente comprende la base di questa natura che è natura convenzionale e natura ultima. Noi a livello intellettuale abbiamo questa comprensione. Un altro modo di spiegare è che anche la nostra mente ha due tipi di natura: una che è convenzionale e poi c’è la natura ultima della mente. La nostra mente a livello convenzionale ha la capacità di conoscere, è chiara e limpida : questa è la definizione di mente a livello convenzionale. La natura ultima della mente significa che la nostra mente è vuota di esistenza inerente e questo significa che la nostra mente sorge dipendentemente, in dipendenza a qualcos’altro, e quindi è vuota, è priva dell’avere una esistenza inerente.

Le 5 saggezze sono :

La saggezza di base come lo specchio

La saggezza di base dell’equanimità

La saggezza di base dell’analisi o saggezza discriminativa

La saggezza dell’essere in grado di compiere le attività

La saggezza del Dharma dato

Possiamo anche abbinare questi 5 tipi di saggezze al sentiero che noi dobbiamo intraprendere per ottenere questo stato finale delle 5 saggezze. Quindi abbiamo queste 5 saggezze di base e ci sono 5 sentieri per realizzarle e i sono anche 5 saggezze risultanti. Quindi c’è la base, il sentiero ed il risultato.

Saggezza come lo specchio e del sentiero relativo ad essa. Per esempio il sentiero è quello delle quattro nobili verità e queste sono suddivise in 16 attributi che appaiono alla coscienza, alla mente, si riflettono nella coscienza e nella saggezza come lo specchio. Appaiono questi due livelli di verità che sono la verità convenzionale e la verità ultima e questa saggezza come lo specchio ha il sentiero relativo a questa realizzazione.

Saggezza dell’equanimità e sentiero che conduce a questo. Noi cerchiamo di equalizzare gli amici, i nemici e gli sconosciuti, gli indifferenti, e quindi cerchiamo di equalizzare il nostro sentimento nei confronti di questi pensando che non ci sono differenze , sono tutti quanti uguali, la sensazione è la stessa. Soprattutto se si vuole realizzare il sentiero mahayana è indispensabile equalizzare la sensazione. Quindi nella nostra mente tutte le persone che noi incontriamo, tutti gli esseri che noi incontriamo devono risultare essere la stessa cosa come parenti, amici, perché non c’è assolutamente differenza fra di loro, sono tutti quanti amici. Dobbiamo cercare di generare questo sentiero, sviluppare, incrementare questa attitudine verso l’equanimizzare la nostra attitudine nei confronti degli altri: questo è estremamente importante. Per esempio si deve pensare come noi stessi e gli altri siamo perfettamente uguali e cercare di equanimizzare questo interesse per gli altri, generare per gli altri lo stesso tipo di interesse che abbiamo per noi stessi Il desiderio di essere felici, di stare bene è esattamente uguale sia quello che hanno gli altri che quello che abbiamo noi: non c’è differenza. E se noi desideriamo eliminare la sofferenza e i problemi, questo tipo di sentimento o di desiderio è esattamente uguale nella mente degli altri esseri. Quindi bisogna cercare di generare il desiderio, proprio l’aspirazione, ad eliminare la sofferenza anche negli altri. Dobbiamo cercare di rendere la nostra mente equanime nei confronti di ciascuno di questi esseri, di questi tre tipi di persone (amici, nemici, indifferenti) cercare di riconoscere anche come questi tre sentimenti sono in realtà lo stesso, sono uguali, sono della stessa natura; si può dire anche che sono come visioni. Quindi cerchiamo di sviluppare questa convinzione e di arrivare all’attitudine del grado di equalizzare tutti perché siamo tutti quanti uno diverso dall’altro, però dobbiamo cercare di sviluppare un sentimento di equanimità nei confronti degli altri e senza differenziare, senza discriminare, per quello che riguarda differenze di colore della pelle , differenze di abitudini, di religione e così via: dobbiamo cercare di realizzare che siamo tutti quanti esseri umani e abbiamo tutti gli stessi desideri. Quindi cerchiamo di sviluppare questa comprensione dentro e riconoscere anche che le religioni sono fatte per far sì che gli esseri umani generino una maggiore armonia fra di loro, diventino degli esseri umani migliori. Però delle volte le religioni sembrano quasi la causa o diventano come la scusa per sviluppare conflitti, diventano la causa di settarismo. Penso che questo sia sbagliato, non sia corretto. Magari i nostri maestri non sono così, non insegnano queste cose, però i seguaci delle varie religioni interpretano in questo modo. Ho incontrato una persona che veniva dalla Giordania e che era musulmana e ho parlato con lui: diceva che uno dei problemi era che la religione era molto legata con la politica e che la politica si avvantaggiava della religione o utilizzava la religione per i suoi vantaggi. Come le diverse divinità tengono in mano diversi simboli e quindi utilizzano questi simboli per rappresentare qualche cosa, più o meno la politica utilizza la religione come bandiera. Questa persona aveva utilizzato questo esempio: i musulmani parlano di guerra santa e la politica invece utilizza la guerra per uccidere altre persone e quindi da parte dell’islam vedono questo come una buona pratica. Però in realtà questa è una cosa sbagliatissima però è una cosa generalizzata a livello mondiale. La cosa veramente importante che bisogna fare è intraprendere la guerra santa però a livello interiore. Io gli ho detto “O.K. questo, però come si fa ?” E lui mi ha risposto che interiormente abbiamo un sacco di pensieri negativi o cattivi, emozioni disturbanti, afflizioni, e abbiamo bisogno di utilizzare metodi diversi attraverso la saggezza che ci aiutino a distruggere le nostre emozioni disturbanti interiori. Questa è veramente la guerra santa. Io penso che questo discorso che mi ha fatto questa persona era veramente significativo, aveva un buon significato. Lui era molto giovane , aveva soltanto 22 anni e poi lui mi ha fatto delle domande:” Perché S.S. il Dalai Lama è andato a visitare Israele ma non è andato in Giordania?” “Perché in Giordania non lo hanno invitato.” “Ma io vorrei tantissimo che S.S. il Dalai Lama venisse in Giordania, sarebbe una cosa molto buona, vorrei che in futuro questo potesse realizzarsi”.

La cosa principale che dobbiamo cercare è di provare a far sì che la nostra mente riesca a conservare un sentimento di equanimità qualunque cosa facciano le altre persone. In questo modo la nostra mente sarà pacifica, tranquilla e quindi riusciremo a vedere tutti quanti gli altri uguali nel senso che i loro bisogni sono uguali. Quindi da parte nostra ci impegneremo con lo stesso interesse verso gli altri. Questo è molto importante.

Saggezza della analisi, saggezza discriminativa . Analisi significa riconoscere i vari fenomeni e riconoscere la natura dei vari fenomeni, oppure riconoscere anche le 4 nobili verità. Dal punto di vista buddhista riconoscere la capacità della saggezza analitica (che può comprendere la natura di tutti fenomeni, la natura di 108 diversi fenomeni, dalla forma fino all’onniscienza) questa capacità di analisi discriminativa serve per conoscere tutti i fenomeni, comprendere tutti i fenomeni e quindi anche le quattro nobili verità . Cioè la verità della sofferenza e questo significa che la natura è sofferenza e questa sofferenza ha 4 attributi, cioè si manifesta in 4 modi diversi :

1) Con l’impermanenza

2) Sofferenza in se stessa

3) Il fatto che si è vuoti

4) Sono privi di sé

Dobbiamo cercare di analizzare individualmente questi quattro attributi.

1) Impermanente significa che attimo dopo attimo i fenomeni cambiano, quindi per questa ragione si dicono impermanenti. Poi si può dire ancora che l’impermanenza può essere grossolana, sottile ed estremamente sottile. Per esempio un vetro che si rompe, la casa che crolla, una tazza che si rompe: possiamo vedere che le cose si rompono. Questo è un livello di impermanenza grossolano.

Impermanenza significa che cambia attimo dopo attimo. In Tibet per esempio un maestro, un monaco , era con il suo discepolo e sempre diceva verso tutti quanti gli oggetti “Questo è impermanente”. In Tibet non avevamo gli acquedotti come abbiamo qua con l’acqua che ci arriva in casa, e avevamo bisogno di andare alla fonte a prendere l’acqua. Quindi i giovani prendevano dei carichi e li portavano in spalla, avevano dei contenitori di terracotta. A un certo punto un giovane che era andato a prendere l’acqua è scivolato per terra e ha rotto il contenitore. Lui si sentiva abbastanza preoccupato perché pensava che il maestro lo avrebbe sgridato poiché aveva rotto il contenitore, però ha anche pensato che non poteva scappare per questo. Quindi è andato vicino al maestro e ha detto al maestro: “L’acqua è permanente o impermanente?” Il maestro ha risposto “E’ impermanente” “Ecco, è proprio così, oggi si è rotto il contenitore!” Così il maestro non lo ha sgridato. Un altro maestro diceva ai suoi discepoli: “Appena abbiamo finito questo lavoro andiamo a fare un picnic” Però non riuscivano mai ad andare a fare il picnic. Un giorno il maestro e i discepoli andarono fuori, stavano camminando e c’era un gruppo di persone che stava celebrando un funerale e stavano portando in spalla il cadavere. Un discepolo chiese al maestro: “Sta andando a fare il picnic?” E il maestro rispose: “No, è morto”. E il discepolo disse al maestro : “Tu hai detto che quando abbiamo finito il lavoro andremo a fare un picnic, ma il lavoro non finirà fino a quando non moriremo, quindi non avremo mai il tempo di fare il picnic”. Quindi il maestro capì che era ora di andare a fare il picnic. Dobbiamo pensare che anche noi moriremo, questo significa che la morte è già una esemplificazione dell’impermanenza e abbiamo bisogno di meditare su questa impermanenza. L’unica cosa certa che abbiamo è che di sicuro moriremo e il momento in cui questo avverrà non è sicuro. Al momento della morte l’unica cosa che potrà esserci di aiuto è la pratica del Dharma che abbiamo fatto; gli altri non ci possono assolutamente aiutare. L’unica cosa sicura che abbiamo è che definitivamente moriremo. Non c’è assolutamente certezza del suo momento perché il signore della morte si avvicina sempre più ogni attimo che passa e non possiamo assolutamente tornare indietro. Questa è una delle ragioni per cui possiamo dire che definitivamente moriremo. Anche non possiamo allungare la durata della nostra vita, aggiungere dei giorni in più, degli anni in più, non possiamo assolutamente farlo: definitivamente ci stiamo avvicinando alla morte. Quindi è importante cercare di fare questa analisi, questa meditazione analitica fino ad arrivare a sentire il bisogno di dover praticare , a dire: “Io voglio praticare”. Però spesso succede che sì, io voglio praticare, però devo lavorare, devo fare un sacco di altre cose; abbiamo sempre un sacco di impegni. Il momento della morte non è sicuro. In generale nel nostro continente la durata o la lunghezza della vita degli esseri umani è incerta : ci sono alcuni che vivono a lungo , che hanno una vita lunghissima, e poi la vita si accorcia e ancora la durata della vita degli esseri umani all’inizio era molto lunga, adesso sta diminuendo sempre di più. Questo è quello che viene detto in generale. Adesso comunque stiamo vivendo nell’epoca delle degenerazioni. Ci sono molte condizioni che accorciano la nostra vita, che ci portano via la vita, ci sono tantissime condizioni che mettono in pericolo la nostra vita. Noi abbiamo alcune condizioni che facilitano, aiutano e sostengono la nostra vita, però queste a volte si trasformano nell’opposto e accorciano la nostra vita. Per esempio le case che sono una buona condizione di sostegno alla nostra vita, un buon supporto alla nostra esistenza, per esempio il cibo: delle volte mangiamo del cibo che ci può causare dei dolori, dei problemi; alle volte addirittura questo cibo diventa anche velenoso e ci può far morire; oppure alle volte sperimentiamo terremoti e quindi la casa stessa che ci proteggeva ci crolla addosso e si può morire. Queste cose succedono continuamente, le possiamo verificare. Delle volte il nostro corpo appare forte ma in realtà è esattamente come una bolla di sapone, è fragile come una bolla di sapone perché basta anche una condizione piccolissima perché possiamo ammalarci. Per esempio ci sono certi animali che possono morderci o pungerci ed essere così velenosi che possono causare la morte anche a persone che apparentemente sono fortissime e in grande salute. Noi possiamo trovare tantissimi esempi in cui la nostra vita è in pericolo. Il momento della nostra morte non è sicuro, lo possiamo verificare anche nel passato intorno a noi, ad esempio muoiono prima i figli dei genitori, i nipoti prima dei nonni. Quindi non si può dire che la durata della nostra vita è fissata o predeterminata. Se fosse così allora non ci sarebbero i giovani che muoiono prima degli anziani.

E’ quindi importante che noi pensiamo e riflettiamo sul fatto che moriremo: dobbiamo cercare di esser pronti per quel momento in ogni attimo in cui dobbiamo fare qualcosa. Per esempio al momento della morte dobbiamo cercare di essere in grado di riconoscere quello che avviene in quel momento, nel momento del passaggio, e per questo occorre avere familiarità con questo processo e per poter fare questo dobbiamo sviluppare una mente tranquilla che non abbia paura al momento della morte. Dobbiamo cercare di familiarizzare con lo stato mentale di pace e tranquillità e per questo abbiamo per forza bisogno di impegnarci adesso per sviluppare questa preparazione. Per esempio se noi andiamo in India o in qualsiasi altro paese noi abbiamo bisogno di prepararci il bagaglio, abbiamo bisogno di pensare a quello che ci servirà e ci impegniamo in una serie di azioni che ci portano a vedere il bagaglio pronto. Adesso dobbiamo pensare: “Di sicuro io morirò, quindi è adesso il momento in cui devo svilupparmi nella preparazione per poter morire con una mente gioiosa”. Quindi pensare a che cosa mi sarà di aiuto nel momento in cui avverrà la morte: di vero aiuto sarà l’aver coltivato questo tipo di pratiche. I benefici non possono assolutamente arrivarci da tutte le persone che ci staranno intorno in quel momento. Uno in quel momento, se è molto vicino agli amici e ai familiari potrebbe sviluppare proprio un maggior dispiacere perché si rende conto di dover affrontare la separazione dagli amici e dai parenti. E questi effettivamente non sono di beneficio perché non possono aiutare. Se durante la nostra vita abbiamo cercato di accumulare un sacco di possedimenti, se abbiamo cercato di diventare ricchi, abbiamo ricchezza materiale ma di tutto questo non possiamo portarci via neanche uno spillo con noi; quindi possiamo capire che anche questo non ci sarà più di nessun aiuto al momento della morte, non ci sarà di beneficio. Anche il corpo, che noi consideriamo così importante, di cui ci prendiamo così tanta cura, e spesso per prenderci cura di questo corpo abbiamo bisogno di lavorare perché abbiamo bisogno di mangiare, di vestirci, della casa e di tantissime cose per proteggerlo e sostenerlo corpo in buona salute; però al momento della morte non ci è di nessun aiuto, da questo corpo non ci viene alcun beneficio e non possiamo prendere neanche un po’ di questo corpo con noi, lo dobbiamo lasciare, andremo da soli.

Quindi dobbiamo meditare in questo modo sulla impermanenza e sulla morte e impegnarci nella meditazione analitica. Ecco quando si parla di saggezza dell’analisi, saggezza discriminativa si intende proprio l’impegnarsi in questi tipi di riflessioni e analisi. Si parla dell’impermanenza: l’esempio dell’impermanenza è che noi siamo nati e la nascita è la causa stessa della morte, per forza moriremo. Quindi noi accumuliamo tantissime cose però, prima o poi, avverrà la separazione da queste cose, perché per ogni incontro c’è la separazione, non si può stare per sempre insieme. Sicuramente in futuro ci sarà una separazione: questa è l’unica cosa sicura che abbiamo, però noi quando avviene anche una piccolissima separazione abbiamo questo dispiacere, abbiamo questa esperienza di infelicità: “Come posso fare senza questa persona ?” Noi abbiamo questo modo di comportarci. Perché? Vediamo che effettivamente ci sarà una separazione, è importante renderci conto che presto o tardi ci sarà la separazione. Questa è una cosa importante da realizzare e meditare continuativamente, in un modo continuativo, sulla natura dell’impermanenza. Quindi noi accumuliamo un sacco di cose, alla fine finirà la nostra relazione con questi fenomeni. con questi oggetti. Per esempio in estate gli alberi hanno tantissime foglie, sono pieni di foglie, sono bellissimi, poi in autunno piano piano le foglie si seccano e cadono, poi il vento le accumula insieme e ancora il vento soffia dall’altra parte e sparpaglia le foglie da altre parti. Ecco questo è un modo anche per vedere, visualizzare, per studiare la natura dell’impermanenza. Cerchiamo di sviluppare questa comprensione della vera natura dei fenomeni e della loro impermanenza. Sono impermanenti e proprio perché sono impermanenti, cioè cambiano, hanno questa possibilità del cambiamento. Delle volte noi sperimentiamo dei problemi, abbiamo delle difficoltà: allora in questi momenti noi dobbiamo pensare che i problemi sono impermanenti, quindi se sono impermanenti possiamo applicare vari metodi, vari sistemi, e quindi arrivare alla soluzione dei problemi. Interiormente possiamo sviluppare la determinazione che effettivamente noi possiamo cambiare i problemi, possiamo trasformarli. Quindi è importante sviluppare questo modo di pensare, se non si sviluppa questo modo di pensare, ciò che si manifesta è la depressione è questo stato di insoddisfazione: in questo modo soffriamo mentalmente proprio per la mancanza di questa comprensione dell’impermanenza: per cui è assolutamente indispensabile comprendere l’impermanenza.

Il secondo attributo della sofferenza è la sofferenza: questo vuol dire che noi sperimentiamo continuamente la sofferenza, ci sono vari livelli di sofferenza. Il nostro corpo è il risultato di aggregati contaminati e questa è la verità della sofferenza e questo, per esempio, è permanente. Noi abbiamo la comprensione che il corpo sia permanente. Per esempio un giorno il nostro corpo è molto forte e sano, ha un buon colorito ; poi un altro giorno se ci ammaliamo abbiamo la sensazione di malessere e quindi pensiamo “Il mio corpo è molto pesante e debole”. Poi vediamo che il colorito, ad esempio cambia e prima quando il corpo era smagliante, era molto bello, mentre quando siamo ammalati diventa brutto. In questo modo possiamo vedere che c’è cambiamento e quindi vuol dire che non è permanente, questo corpo è sofferente e infatti sperimenta dolore, malattie e quindi sperimentiamo la sofferenza del caldo, del freddo, della fame, della sete. Sono tutti tipi di sofferenze in relazione a questo corpo. Quindi dobbiamo capire quando si parla di sofferenza di cosa si intende. Poi ancora proprio perché abbiamo questo corpo oltre alla malattia sperimentiamo la sofferenza dell’invecchiamento. Per esempio ci sono persone che dicono di non voler invecchiare, non vogliono che il loro corpo diventi vecchio. Quindi mentalmente non vogliono invecchiare, però fisicamente il corpo invecchia comunque anche se uno non vuole. Aumentano le rughe nel corpo, il colore del corpo cambia, quindi ci si abbruttisce e c’è una sofferenza interiore di vedere questo cambiamento. Ci sono molte persone che cercano di far finta che questo non avvenga e fanno le operazioni di plastica, si tirano la pelle per eliminare le rughe perché loro non vogliono invecchiare. Però, comunque, la vecchiaia avanza. Per esempio anch’io non avevo difficoltà a muovermi, camminavo abbastanza facilmente, mi alzavo velocemente, adesso invece non ce la faccio più, ho sempre bisogno di appoggiarmi quando mi alzo in piedi, ho bisogno di sostenermi quando mi alzo in piedi. Questi sono tipi di sofferenze che noi sperimentiamo e come queste ci sono tantissime sofferenze. Per esempio noi vogliamo continuamente possedere gli oggetti per i quali abbiamo attaccamento, desiderio, però non riusciamo a trovare, non riusciamo a possedere, questi oggetti dell’attaccamento per cui soffriamo, mentalmente ci sentiamo depressi per non riuscire a soddisfare questo desiderio. E delle volte quando troviamo questi oggetti che ci piacciono molto, ai quali siamo attaccati, quando li possediamo sorge un’altra preoccupazione, quella di perdere l’oggetto, che l’oggetto venga rubato e quindi c’è un altro tipo di preoccupazione che sorge e quindi questa è una sofferenza mentale. Poi ci sono altre cose, tipo gli oggetti che non desideriamo che sono proprio qualche cosa che noi non vogliamo però arrivano le situazioni spiacevoli. Quindi ancora c’è la sofferenza di dover incontrare ciò che non ci piace. In questo modo se ci pensiamo bene possiamo renderci conto che l’esistenza ciclica è della natura della sofferenza e così possiamo riconoscere come tutto quanto sia della natura della sofferenza. Allora pensando in questo modo qua forse le nostre preoccupazioni diminuiscono: io penso che sia così. Perché la natura dell’esistenza ciclica è sofferenza. Per esempio siamo circondati dal fuoco: se noi tocchiamo ci bruciamo perché la natura stessa del fuoco è che è caldo e brucia. Così, allo stesso modo, se noi continuiamo a rimanere nell’esistenza ciclica in questo mondo, allora qualsiasi cosa con cui entriamo in contatto diventa la causa di sofferenza. Per esempio il fuoco brucia e il nostro corpo sperimenta dolore, sperimenta sofferenza. Così possiamo prendere questo esempio ed applicarlo a molte situazioni e riconoscere come soffriamo. Così possiamo capire che questo corpo stesso è la base per cui noi sperimentiamo i vari tipi di sofferenza, cioè questo accade perché abbiamo questo corpo. Però anche questo corpo è veramente ottimo, il corpo umano è veramente prezioso perché è come il gioiello che esaudisce i desideri. Il gioiello che esaudisce i desideri può portarci qualche tipo di benessere materiale e soddisfare qualche desiderio però una volta che moriamo questi benefici, questi vantaggi, non ce li possiamo portare dietro e invece questo corpo può essere utilizzato per ottenere la felicità finale dell’illuminazione. Ci sono tante cose che possono essere portate avanti con questo corpo, abbiamo questa intelligenza umana; se questo corpo umano viene utilizzato sulla base dell’intelligenza umana si possono realizzare, portare a termine, a compimento moltissime cose positive fino appunto all’illuminazione. Attraverso l’intelligenza umana possiamo riconoscere che moltissimo del progresso tecnologico, del progresso scientifico, che è stato fatto deriva proprio da questa intelligenza umana che ha facilitato l’esistenza su questo pianeta. Per esempio adesso siamo in grado di entrare in contatto in pochissimi secondi con posti distanti migliaia e migliaia di chilometri, siamo in grado di entrare in contatto con l’altra parte del mondo, possiamo mandare i messaggi in tempo reale nell’altra parte del mondo con la posta elettronica. Con il computer basta schiacciare due bottoni per entrare in contatto con l’altra parte del mondo in tempo reale . E quindi questo è molto facile ed è possibile grazie al lavoro degli esseri umani.

Gli altri esseri viventi come gli elefanti, i leoni, le tigri sono molto forti ma hanno solo forza, non possono fare niente per migliorare, possiamo vederlo. Questo significa che hanno un grande corpo però questo corpo non è effettivamente molto utile, è un corpo di animali, la mente di quegli esseri è molto stupida perché in quel momento è completamente oscurata.

Ci sono i quattro tipi di oscurazione di cui si può parlare, la classificazione generale che si dà alle oscurazioni le divide in quattro tipi :

1) L’oscurazione delle afflizioni mentali o dei pensieri disturbanti che coprono la propria mente, quindi oscurano la nostra capacità di comprensione degli altri fenomeni .

2) L’oscurazione all’ottenimento dell’onniscienza

3) L’oscurazione karmica.

4) L’oscurazione alla maturazione : è quella che hanno gli animali. Cioè il loro corpo stesso è una oscurazione ed è il risultato maturato delle loro azioni passate, del loro karma. Per cui questo risultato è maturato come oscurazione. Per esempio noi possiamo effettivamente insegnare qualche cosa agli animali e gli animali possono comprendere, però non qualche cosa di tipo culturale. Non possono imparare l’alfabeto, sono oscurati dalla stupidità, così possiamo capire la natura degli animali. Il corpo umano che noi abbiamo possiede le 18 qualità e ricchezze: è importante cogliere l’essenza di questa rinascita umana e pensare come non sprecarla ma utilizzarla al massimo, riconoscendo come questo corpo contaminato deve essere usato per ottenere la saggezza non contaminata, il corpo della saggezza non contaminata. Noi la possiamo ottenere attraverso l’utilizzazione di questo corpo umano. Quindi questo corpo umano è estremamente utile e possiamo anche trasformare questo corpo in un corpo mentale e quindi arrivare a realizzare il più alto livello del corpo di saggezza.

Il terzo attributo della sofferenza è il vuoto. Sono i vuoti dal sé, vuol dire che il sé è vuoto,è impermanente, è vuoto dall’essere permanente, è vuoto dall’essere privo di parti, è vuoto dall’essere indipendente ovvero non possiede queste caratteristiche. Come il sé della persona è impermanente e possiede delle parti, quindi dipende dalla persona, è dipendente dagli aggregati del corpo . Abbiamo 5 aggregati che sono:

1) L’aggregato della forma

2) L’aggregato della sensazione

3) L’aggregato della discriminazione

4) L’aggregato dei fattori compositi

5) L’aggregato della coscienza

Questi 5 aggregati sono la base di designazione per etichettare, dare un nome, denominare e quindi noi diamo il nome alla persona sulla base di questi aggregati. Ogni persona ha un suo nome specifico e questo dipende da questi 5 aggregati e anche dal pensiero che denomina, che dà il nome, che dà i diversi nomi. In questo modo si danno i diversi nomi. Per esempio quando si incontra per la prima volta una persona noi possiamo vedere direttamente i suoi aggregati però noi non conosciamo il nome della persona Quando la persona dice il suo nome, dopo siamo in grado di riconoscere quella persona e quando ci appare il corpo di quella persona immediatamente ci viene in mente il nome di quella persona. Quindi i nomi sono diversi e dipendono ognuno dagli aggregati. Bisogna pensare, analizzare in questo modo come ci appaiono i fenomeni. Questo corpo è impermanente e ha molte parti, è costituito da molte parti. E’ dipendente, dipende da cause e condizioni, dipende dalle sue parti, dipende da moltissime cose, dipende anche dal pensiero, l’imputazione dipende dal pensiero che dà il nome. In questo modo il nostro corpo è vuoto, è impermanente, è vuoto dall’esser privo di parti e dall’essere essere indipendente. Quindi se noi pensiamo in questo modo, pensiamo che il corpo è impermanente perché dipende da diverse parti, per esempio anche il pugno dipende da ciò che lo compone, dalle cinque dita: se le cinque dita sono aperte non otteniamo il pugno, invece quando sono chiuse le chiamiamo pugno. Per esempio se teniamo chiuso soltanto un dito non lo chiamiamo pugno, neanche se teniamo chiuse due o tre dita lo chiamiamo pugno, invece se ne teniamo chiuse quattro lo chiamiamo pugno. Quindi il pugno dipende da queste quattro o cinque dita e dal fatto che loro siano chiuse o aperte. In questo modo tutte quante le cose dipendono da altre, quindi non esistono in un modo permanente o privo di parti o in un modo indipendente: sono dipendenti. Cercate di pensare un po’ in questi termini

Ci sono due aspetti della mancanza del sé: A) un aspetto della mancanza del sé grossolano e B) una mancanza del sé più sottile.

A) la mancanza del sé grossolana è il sé della persona, il sé dell’essere non esiste in un modo sostanziale o autoesistente come esistente in un modo indipendente o sostanziale perché la persona è imputata sulla base di qualcosa. Cercate di pensare così. Questo sé non esiste in un modo sostanziale. Esistente sostanzialmente significa che se apparisse alla nostra mente, non dipendente da altri fattori, allora questo apparirebbe sempre più chiaro. Per la sua esistenza, per il suo apparire ha bisogno, è dipendente da altri fattori. Questo sé esiste, però la sua esistenza sostanziale, indipendente, questa non esiste; perché che ci appaia la persona occorrono altri fenomeni, occorrono gli aggregati. Quindi provate a pensare in questo modo.

B) Poi c’è un aspetto più sottile della mancanza del sé. Vuol dire che il sé non esiste inerentemente e le ragioni per cui non esiste inerentemente, è perché dipende da cause e condizioni. Se sorgono cause e condizioni sorge il sé e quindi dipende dalla originazione dipendente come il nostro corpo dipende dalle sue cause, dal padre e dalla madre ; dipende proprio dalle sostanze del padre e della madre unite. La nostra coscienza è potuta entrare nell’unione di queste due sostanze, quindi queste sostanze si sono potute sviluppare regolarmente, con le giuste condizioni, quando arrivano al completamento, vengono stabilizzate e cresce il corpo completo. In questo modo possiamo capire che il nostro corpo è dipendente, dipende dal padre e dalla madre quindi non esiste in un modo indipendente. Anche il corpo è basato sull’originazione dipendente. Quindi cerchiamo di meditare sull’originazione dipendente, sull’originazione delle relazioni e per eliminare questo occorre eliminare l’ignoranza. E man mano che noi realizziamo la relazione dipendente dei fenomeni allora facilmente riusciremo a capire e a realizzare la vacuità. In questo modo noi, facendo la meditazione analitica, possiamo anche controllare ogni tanto, pensare “Io sono “, quindi pensiamo all’”io” e al “mio” ai quali noi ci aggrappiamo, al nostro io e alla sensazione di possesso che generiamo. La prima cosa a cui ci aggrappiamo è alll’”io”, poi al “mio” : i miei amici, il mio nemico, e in questo modo facciamo le divisioni e le separazioni. E dopo c’è una generazione di attaccamento, si sviluppa, si incrementa l’attaccamento oppure sorge la rabbia o il rancore. E dietro a questi due disturbi mentali, attaccamento e rabbia, c’è sempre l’ignoranza. Questa ignoranza vuol dire “Io sono, io esisto inerentemente, io sono esistente come autoesistente in un modo sostanziale” L’ignoranza è proprio la radice che crea questi due fattori mentali velenosi: l’attaccamento e l’odio. Questi due fattori mentali sono quelli che causano le nostre azioni verbali e fisiche, sono ciò che dà la spinta alle nostre azioni fisiche e verbali.

Nel reame del desiderio c’è l’attaccamento molto forte che è sempre negativo. Anche l’odio è sempre negativo. L’attaccamento delle volte non è negativo però si manifesta in un modo diverso. Comunque, generalmente, l’attaccamento fa compiere delle azioni non virtuose. In questo modo noi creiamo moltissimo karma negativo di cui sperimenteremo poi il risultato in futuro e risulterà sofferenza. Ora noi stiamo sperimentando un po’ di sofferenza ogni tanto e questo è il risultato del karma negativo che abbiamo creato nelle vite passate e quindi ora stiamo sperimentando questi risultati. Bisogna cercare di capire che quando sperimentiamo delle difficoltà o dei problemi anche questi sono stati causati da delle azioni e queste azioni erano state motivate da afflizioni mentali. Quindi se pensiamo in questo modo capiamo. Per esempio in questo modo riusciremo a capire che siamo noi stessi i creatori dei problemi, ovvero sono le nostre afflizioni mentali, i nostri pensieri disturbanti che coltiviamo spinti da ignoranza. Noi in questo modo possiamo riconoscere chi è il vero creatore dei problemi. Quando lo troviamo dobbiamo cercare di meditare per coltivare gli antidoti al fine di eliminarlo. In questo modo possiamo purificare le oscurazioni. Impegnarsi in questo modo è proprio coltivare questa saggezza analitica.

La quarta saggezza è la saggezza del realizzare le attività, del completamento delle attività .Per quello che riguarda la base è diverso, per adesso parliamo del sentiero per ottenere questa saggezza e questo è in relazione al sentiero mahayana. Bisogna impegnarsi per realizzare questa saggezza che ottiene, che realizza, le attività si riferisce alle azioni, alle attività del Bodhisattva. Perché le attività del bodhisattva sono proprio le pratiche delle 6 paramite, delle 6 perfezioni. Para vuol dire andato dall’altro lato, andato dall’altra parte, andato al di là della sofferenza, andato al di là del samsara, ha superato il samsara e quindi ha realizzato il nirvana, la liberazione.

Per realizzare questo occorre praticare le 6 perfezioni che sono in relazione alla pratica della generosità. Stiamo sempre parlando delle azioni, delle attività del bodhisattva. Il bodhisattva pratica tre tipi di generosità:

1) la generosità del dare le cose materiali.

2) dare gli insegnamenti di Dharma

3) dare protezione

Dal punto di vista del tantra c’è anche:

4) dare amore.

Questo significa che si può praticare la generosità in quattro modi diversi:

1) dare cose materiali significa che si può praticare la generosità dando varie cose. Si può dare ogni cosa materiale: cibo, bevande, indumenti, tutte le cose che sono necessarie per il sostentamento degli esseri a livello esteriore. Quindi l’attitudine è comunque la mente che desidera dare. La generosità in effetti è un fattore mentale che vuole dare. Mentalmente è il desiderio di dare agli altri e quello che si dà chiaramente sono degli oggetti, sono delle sostanze. Noi possiamo praticare questo nella nostra vita quotidiana. Per esempio al mattino quando ci svegliamo fino a che non andiamo a dormire, durante il giorno, possiamo praticare la generosità in un modo molto semplice. Al mattino quando ci svegliamo dobbiamo pensare se per esempio ci laviamo la faccia che stiamo offrendo il bagno agli altri esseri viventi. All’interno del nostro corpo ci sono 84.000 tipi diversi di esseri e quindi pensiamo che loro hanno bisogno di essere puliti, di essere lavati. Così noi pratichiamo la generosità offrendo il bagno a tutti questi esseri. Dopo ci vestiamo e qui pensiamo di praticare la generosità offrendo gli indumenti a questi esseri . Dopo quando facciamo colazione ancora pensiamo che tutti questi esseri hanno bisogno di fare colazione con noi e quindi stanno facendo colazione con noi perché hanno fame: abbiamo bisogno di dare a loro. Quindi mentre noi mangiamo simultaneamente pensiamo che stiamo praticando la generosità con tutti questi esseri, questi organismi. Possiamo provare effettivamente in questo modo: cioè mentre noi ci prendiamo cura del nostro corpo ogni cosa che facciamo possiamo pensare che la facciamo perché stiamo praticando la generosità per tutti gli esseri che sono nel nostro corpo e pensiamo “Adesso sono in grado di poter fare delle offerte materiali a questi esseri e quindi in futuro questi esseri quando moriranno possano essere trasformati in esseri umani e quindi darò loro gli insegnamenti di Dharma”. Cerchiamo di pensare in questo modo generando questa motivazione e così noi possiamo addestrare la nostra mente e mentre facciamo così, pensando in questo modo, stiamo compiendo le azioni del Bodhisattva. Quindi qualsiasi cosa, qualsiasi azione noi facciamo possiamo avere questa motivazione.

Un altro modo di praticare la generosità è: qualsiasi cosa il nostro corpo abbia bisogno interiormente, prima di farla, pensiamo che stiamo praticando la generosità per gli altri esseri

Oppure un altro modo è anche di praticare la generosità e fare offerte. Magari potete meditare nel vostro cuore. Per esempio potete pensare che nel vostro cuore c’è il vostro guru o la vostra divinità di meditazione o Buddha Sakyamuni molto piccolo all’altezza del vostro cuore, dentro di voi e quindi immaginate questo. In questo modo ogni cosa che voi fate la offriamo al vostro cuore, la offrite all’essere santo, al Buddha che è al vostro cuore: il bagno, i vestiti, gli indumenti, le bevande, il cibo, qualsiasi cosa è un’offerta all’essere santo al nostro cuore. Anche questo è un modo di praticare la generosità che significa offrire. Offrire è l’attitudine mentale che vuole dare, che dà, dona. Questa è generosità. La generosità non vuol dire fare la carità ad una persona che magari consideriamo inferiore, non è fare l’elemosina.

Per esempio possiamo meditare all’altezza del nostro cuore Tara e le ragazze che si truccano o indossano ornamenti possono pensare di offrirli alla divinità di meditazione Tara. Sono offerte di ornamenti a Tara. In questo modo possiamo accumulare meriti, energia positiva. E quindi vi potete truccare e pensate che anche Tara viene truccata e le vengono offerti i trucchi e gli ornamenti, i profumi. Qualsiasi azione voi facciate, se pensate in questo modo, diventa una azione virtuosa, diventa una azione positiva.

Delle volte ci sono delle persone che vogliono abbellirsi con il trucco, altre volte si può pensare anche “Devo essere bella perché in questo modo posso far contente le altre persone quando mi vedono”. Quindi la mente delle altre persone che mi vedono bella diventa immediatamente felice, sta bene. Quindi abbellendomi posso causare un pensiero positivo posso far felici le altre persone e per questa ragione mi trucco. Quindi anche truccarsi diventa una azione virtuosa. Così in tutte le nostre azioni quotidiane dobbiamo cercare di far sì che si generi dentro di noi una energia positiva, una energia virtuosa. Sempre cerchiamo di coltivare l’attitudine che quello che facciamo è per gli altri e che possa essere di aiuto, di beneficio per gli altri. In questo modo dovete pensare che offrite ogni cosa per metterla a disposizione, a servizio degli altri. In questo modo si coltiva veramente la generosità.

2) dare insegnamenti: per esempio state camminando mentre cantate un mantra o recitate le preghiere cristiane, mentalmente la motivazione deve essere che io sto dando gli insegnamenti a quegli infiniti esseri che io non sto vedendo ma so che ci sono intorno, che sono nell’ambiente. Ci sono gli spiriti, ci sono tantissimi esseri che noi non vediamo ma che comunque esistono intorno a noi e quindi pensiamo che mentre cantiamo, mentre recitiamo queste preghiere stiamo dando degli insegnamenti. E questo è anche un modo per praticare la generosità Questi esseri sottili hanno la capacità, possono sentirci e facendo così si crea, comunque si mette nella loro mente il seme, la potenzialità di ottenere la liberazione. In questo modo voi state dando qualcosa, questo è un modo di praticare la generosità.

3) dare protezione: per esempio noi cerchiamo di proteggere tutti quegli esseri che sono nel nostro corpo e quindi anche dobbiamo cercare di salvaguardare, proteggere, la vita degli altri esseri. Ci sono anche delle persone che sono in pericolo di vita perché non hanno le medicine necessarie e quindi noi diamo le medicine e la possibilità di alleviare il loro dolore, di aiutarli.

4) dare amore , praticare la generosità dando amore . Quando si parla di dare amore non è quel tipo di amore che conosciamo noi quando diciamo :”Io ti amo”. Non è proprio questo . Noi questo qua lo chiamiamo amore ma in realtà il significato è “Io sono molto attaccato a te”: questa è la traduzione vera del nostro “Io ti amo”. Invece abbiamo bisogno del vero amore che significa il puro amore. “Io ti amo” vuol dire che io sono molto attaccato. Noi diciamo così però non è così buono, ma anche a sentirle queste parole “Amore, ti amo” sono un bel suono. Invece dare amore veramente significa che la vostra mente è tutt’uno con l’amorevole gentilezza e che mostra agli altri qualcosa di veramente piacevole di veramente bello, una grande gentilezza. Questo è dare un cuore caloroso, un senso di vicinanza con gli altri. Così voi mostrate alle altre persone che in questo modo è più facile comunicare con gli altri perché la comunicazione attraverso l’amore è molto facilitata. In questo modo le altre persone si sentono felici, hanno una sensazione di benessere: questo significa che così voi date amore, questo è il modo di praticare amore. E anche incoraggiamo le altre persone a praticare proprio con il nostro esempio del dare amore. Questo lo possiamo coltivare e questo vuol dire praticare la generosità del dare amore. Quindi praticare la generosità in questo modo vuol dire che noi cerchiamo di sviluppare la saggezza del bodhisattva, del realizzare le attività del bodhisattva. Ora noi la chiamiamo soltanto generosità, poi questa potrà migliorare sempre di più e quindi si può raggiungere il vero stato di Buddha e a quel punto si è realizzata la perfezione della generosità.

Perfezione della moralità

Che cos’è la moralità, cosa significa? E’ qualcosa di esterno o di interno al corpo? Pensiamoci. Io penso che ci sono diversi tipi di addestramento, però il modo più facile per capirla è che moralità significa l’attitudine mentale che desidera abbandonare il comportamento scorretto e abbandonare le idee malvagie e cattive. Questa è la moralità, questa è la vera moralità, questo è il vero significato di moralità. Vuol dire che si vuole abbandore il nostro cattivo comportamento o il nostro modo sbagliato di pensare. Vuol dire che la mente abbandona quel comportamento, quel modo di pensare: questa è la moralità. Adesso dal punto di vista del Dharma e dal punto di vista della religione, dal punto di vista della nostra vita quotidiana anche in politica si parla di moralità, c’è bisogno di moralità: in questi giorni si parla tantissimo di moralità soltanto sulle labbra e questo non funziona, non è la vera moralità, non è la moralità realizzata nel proprio cuore. Magari se ne parla soltanto a livello intellettuale, pensandoci col cervello. Ma naturalmente vediamo che è diversa, quello che è veramente moralità è questo desiderio di voler abbandonare le azioni dannose, gli errori, quindi abbandonare l’imbrogliare gli altri, l’ingannare gli altri, quindi abbandonare tutti questi tipi di azione, questo tipo di attitudine che noi cerchiamo di proteggere e di mantenere. Se uno ha veramente chiaro questo di sicuro non si trova coinvolto ad agire negativamente e facilmente si riusciranno ad abbandonare le azioni dannose. Per cui abbiamo bisogno di praticare la moralità. Moralità è anche l’autodisciplina, vuol dire che noi stessi dobbiamo darci una disciplina.

Se qualcun altro ci dice “Voi fate questo e quest’altro” magari diventa un po’ difficile, magari ci arrabbiamo anche, diciamo “Ma cosa mi dici?” Se qualcuno ci dice quello che dobbiamo fare magari reagiamo dicendo “Anche tu hai bisogno di farlo!”. E quindi in questo modo ci arrabbiamo per esempio con i genitori, con il padre, la madre, o, nella famiglia, con i figli. In alcune famiglie ci sono i genitori che sempre danno ordini continuamente . Adesso per esempio nel nostro mondo occidentale ci sono bambini di otto anni che dicono “Io sono libero” e vuol dire che mentalmente pensano di non aver assolutamente bisogno di ascoltare gli ordini dei genitori: questa non è libertà , è una interpretazione sbagliata della libertà. Forse se voi ascoltate gli ordini che danno i genitori nel futuro sarete persone migliori: questo è quello che io penso. Adesso per esempio, parlando dal punto di vista del karma e delle azioni, noi non ubbidiamo alla famiglia e pensiamo di pensare bene. sembra che vada bene, poi in futuro ecco quello che avviene: voi diventate padre o madre e vostro figlio o vostra figlia non vi ascoltano e non ascoltano i vostri ordini, qualsiasi cosa diciate non vi ascoltano e quindi in quel momento cominciate a sperimentare quello che avete fatto prima con la vostra famiglia, la avete fatta diventare matta, siete stati veramente cattivi. In quel momento vi sentite veramente tristi. Succede veramente così. Questo è il modo come funziona il karma.

Ad esempio a scuola gli studenti non ascoltano l’insegnante e sempre sono lì ma non ascoltano questo è un comportamento veramente scorretto, e gli studenti agiscono in questo modo poi magari uno di quegli studenti diventa insegnante e i suoi studenti fanno esattamente come faceva lui prima e a questo punto c’è la comprensione. Ho sentito una storia: c’era una ex monaca che si era sposata con un ex monaco in Francia. Lui era veramente attaccatissimo a lei e lei se lo portava sempre dietro e gli dava un sacco di ordini e anche ha portato questo ragazzo fino a Lado dove è nato Lama Zopa e gli ha detto “Adesso per favore costruisci una bella piccola camera per me perché voglio fare un ritiro” E lui lo fece, restò lì a fare il muratore, ha costruito la camera, lui la ha seguita; lei non è che lo amasse molto. Lui era molto triste, soffriva terribilmente perché qualsiasi cosa lei gli dicesse di fare lui subito la eseguiva e lei non voleva più stare con lui, non lo amava più. Questo ex monaco soffriva terribilmente. Dopo questa ragazza si è innamorata perdutamente di un altro monaco e ovunque andasse questo monaco lei gli andava dietro. Ad un certo punto anche questo monaco ha dato indietro l’ordinazione, è diventato un ex e immediatamente lei ha telefonato al suo precedente marito “Abbiamo bisogno assolutamente di divorziare, di separarci legalmente” e quindi lui ha cercato di fare la separazione, si sono separati, hanno divorziato e quindi questa ex monaca ha cercato di stare insieme a questo nuovo ex monaco, però lui non ne voleva sapere. E lei è andata fuori di testa, a momenti diventava matta, ha cercato di suicidarsi due volte ma non è riuscita a portare a termine la sua azione, quindi ha scritto una lettera lunghissima al suo ex marito “Per favore ho fatto moltissimi errori in passato ; ho realizzato che ti ho fatto soffrire tantissimo. Per favore riprendimi sono molto triste adesso che sperimento tutta questa sofferenza, adesso capisco la sofferenza che ti ho arrecato.” E quindi lei ha scritto al suo ex. Queste sono esperienze : prima non lo sapeva cosa stava creando, una volta che lei stessa ha sperimentato lo stesso tipo di sofferenza ha capito. Questo è il modo in cui poi uno sperimenta le varie sofferenze.

Quindi abbiamo bisogno di coltivare la moralità che vuol dire cercare di impegnarsi in azioni positive, in azioni che siano giuste. E questo è il modo corretto per praticare la moralità. e poi ci sono altri modi per impegnarsi più strettamente nella pratica della moralità: ed è quello di prendere anche dei voti . Ci sono i voti per il praticante laico che sono i cinque voti upasica e poi ci sono gli otto voti che si prendono per 24 ore soltanto. Questo è il modo in cui anche le persone laiche possono praticare la moralità. Per esempio è possibile provare a mantenere questi otto voti per 24 ore , e questa è una cosa facile da praticare, attuabile. 24 ore passano velocemente e quindi se uno si impegna per farlo magari il giorno della luna piena, il giorno della luna nuova oppure quando la luna è metà, tipo il settimo giorno o il ventunesimo, ecco allora in questo modo è possibile gradualmente creare, coltivare delle azioni meritorie, virtuose, positive.

Poi ci sono i 5 precetti del praticante laico che si riferiscono alle azioni di :

1) Non uccidere

2) Non rubare

3) Non avere rapporti sessuali scorretti

4) Non mentire

5) Non prendere intossicanti.

Questi sono i cinque voti upasica. Magari ci sono delle persone che non riescono a tenerli tutti quanti per cui possono tenerne quattro, tre, due o anche soltanto uno. Una promessa è una cosa che possiamo fare. In questo periodo l’energia sta crescendo, noi non possiamo vedere con gli occhi però effettivamente l’energia positiva aumenta. E’ un tipo di energia sottile che cresce e può veramente portare un grande risultato. Per esempio esternamente possiamo vedere che l’atomo è molto piccolo, però ha una forte energia, molto potente, e quindi è come una piccola bomba, può distruggere in un modo molto esteso. Non necessariamente un grosso masso, rotolando da una montagna, può uccidere una persona, anche se è molto grosso non causa così tanta distruzione come invece può portarla una piccola bomba. Una cosa piccola può portare un grande risultato. Quindi dobbiamo cercare di pensare in questo modo: il mantenere una energia, il fatto di non uccidere che può sembrare una piccola cosa, può portare un grande risultato. Per esempio se noi pensiamo “Oggi io ho promesso di non uccidere alcun essere vivente” oppure “Oggi non mi impegno in attività sessuali”. Fate questa promessa davanti all’immagine di Buddha, all’immagine di Tara o all’immagine di un essere santo (Gesù Cristo, la Madonna). E di fronte a questi esseri che consideriamo santi, che sono santi che noi non possiamo vedere però ci sono veramente di fronte a noi, cerchiamo di mantenere le promesse. Oggi per 24 ore io non mi impegno in questa azione. Per esempio oggi io non rubo, non uccido, non mi impegno in attività sessuali. Quando si prendono gli otto voti per 24 ore ci si impegna a non avere attività sessuali per 24 ore, poi non mentire , non prendere intossicanti, non indossare ornamenti, non usare profumi, non danzare, non cantare e quindi ancora non sedersi sui letti o troni molto alti e quindi ancora mangiare una volta sola al giorno prima di mezzogiorno. E quindi voi potete promettere di fare questo per 24 ore. Questi otto voti che si prendono per 24 ore sono simili agli otto precetti mahayana. Altri voti che si possono prendere sono chiamati Sojon :è una parola composta di due parole, So vuol dire come rinnovare e Jon vuol dire purificare e pulire. Quindi vuol dire che il karma negativo che si è creato viene rimosso, si cerca di purificarlo e la nostra virtù di prendere i voti, fare le promesse, e cerchiamo di rinnovarle e renderle più forti.

Questo è il modo di prendere i voti upasica e anche prendendo questi otto voti per 24 ore che si chiamano Sojon, in questo modo impegnandosi nelle 24 ore, possiamo purificare gli eventuali errori che si possono essere fatti nell’aver preso i cinque precetti. Qualcuno per esempio non uccide alcun essere vivente però non crea molte energie. Se una persona si è determinata a non uccidere alcun essere vivente, di fronte ad un essere santo, allora quella azione del non uccidere aumenta e cresce. Questa è la moralità, è abbandonare le dieci azioni non virtuose e invece è praticare le dieci azioni virtuose. In questo modo possiamo effettivamente fare qualcosa, in questo modo possiamo purificare le azioni, le energie negative.

Pazienza : abbiamo bisogno di pazienza ,essere pazienti, tolleranti, nella nostra vita quotidiana. Quindi dobbiamo cercare di svilupparla quotidianamente. Se qualcuno vi critica o vi calunnia in questo momento dovete pensare che ci sta dando insegnamenti su come sviluppare la pazienza: lui è il mio maestro, il mio migliore maestro di pazienza. Cerchiamo di coltivare questo modo di pensare perché questo può essere veramente buono. Altre volte siamo costretti a sperimentare sofferenze, problemi, allora in quei momenti dobbiamo cercare di accettare la situazione in cui ci troviamo e quindi cerchiamo di applicare dei metodi per risolvere i problemi: se non possono essere risolti allora è completamente inutile essere preoccupati o sviluppare rabbia, è meglio stare tranquilli . Abbiamo bisogno della pazienza nella nostra vita quotidiana, nella famiglia, e molto di più abbiamo bisogno di praticare la pazienza. Dobbiamo diventare sordi, dobbiamo fare quelli che non sentono, dobbiamo proprio far finta di non sentire così in questo modo non ci arrabbiamo. Gli altri magari si stancano perché voi non rispondete e si zittiscono anche loro.

Per esempio fra marito e moglie sembra che il marito si stia arrabbiando e la moglie cerca di essere molto carina e gentile, non risponde e quindi anche il marito che stava per arrabbiarsi non ha più la spinta e piano piano la rabbia magari sbollisce e non si litiga. E se il marito vede che la moglie sta per arrabbiarsi il marito deve cercare di essere gentile, farla contenta, sorridere e quindi anche lei non avrà più la base per arrabbiarsi. Dobbiamo cercare di fare così, non sto scherzando. Questo è veramente una cosa che noi possiamo fare ed effettivamente possiamo sviluppare una maggiore calma. Se uno si arrabbia perché dice qualcosa e l’altro controbatte, allora questa rabbia che si è generata non fa altro che aumentare e moltiplicarsi. Per esempio se c’è un piccolo fuoco e noi ci mettiamo dell’olio sopra, questo aumenta, la fiamma aumenta, esattamente come la rabbia: se una persona è arrabbiata e qualcuno gli risponde questi non fa altro che arrabbiarsi ancora di più, è come buttare benzina sul fuoco. Quindi dobbiamo cercare di portare la calma, se c’è un fuoco cerchiamo di buttarci l’acqua sopra, si cerca di applicare un antidoto al fuoco con l’acqua, con la sabbia, si cerca di calmare. Così allo stesso modo quando c’è qualcuno che è arrabbiato cerchiamo di generare amore e gentilezza in modo da calmare questo fuoco della rabbia. In questo modo possiamo condurre una vita più tranquilla. Quando c’è tranquillità c’è la possibilità di discutere, di parlare e quindi il problema di base lo possiamo chiarire. Delle volte le incomprensioni, i problemi, sorgono da non capirsi, da non capire le parole che si dicono e quindi dobbiamo cercare di essere calmi e tranquilli e parlare. E sulla base del dialogare c’è la possibilità di avere chiarezza. I problemi in questo modo poi finiscono.

Abbiamo bisogno di fare meditazione per migliorarci.

E’ importante lavare il cervello con la saggezza, il lavaggio del cervello viene fatto attraverso la meditazione, le preghiere. E’ molto grande l’efficacia delle parole usate per le parole sante delle preghiere perché entriamo in contatto con persone sante che così sono compiaciute e mandano energia positiva. Ci sono persone che recitano solo delle preghiere e ottengono realizzazioni alte.

Una volta c’era uno studente che doveva affrontare un esame e all’esame si era dimenticato completamente il soggetto per cui aveva scritto sopra al foglio continuativamente soltanto Sita Ram: Ram e Sita che è una divinità indiana che ha molti seguaci. Quando questo ragazzo è arrivato davanti al maestro a dare l’esame questi ha letto tutto Sita Ram e il maestro lo ha promosso. Questo è il potere della parola ram perché il maestro era un seguace ed un devoto di questa divinità non poteva rifiutarla, non poteva negarla, per cui ha promosso lo studente. Questo è un esempio di come può essere potente la parola. Lui non ha scritto niente dell’argomento che gli era stato richiesto, però aveva studiato prima per cui l’insegnante lo conosceva ma in quel momento non riusciva a scrivere niente, aveva completamente la mente vuota, buia. Comunque noi possiamo purificare completamente le oscurazioni, fino a realizzare la vacuità meditando sull’originazione dipendente e possiamo così realizzare la vacuità e quindi così eliminare, tagliare, la radice del samsara e quindi potremo ottenere il nirvana e la liberazione e quindi l’illuminazione.

Da DOMANDA E RISPOSTA:

Ci sono due tipi di desiderio:

1) per realizzare scopi solo per questa vita: lo abbiamo tutti molto forte. Le nostre azioni sono spinte dal desiderio di soddisfare i nostri sensi. Può essere utilizzato anche per riuscire a incrementare le nostre qualità interiori (ad esempio possiamo desiderare amore, compassione) e quindi possiamo desiderare di migliorare.

2) per ottenere lo stato della liberazione: voglio essere libero dalla sofferenza. Anche questo è un tipo di desiderio che dal punto di visto del Dharma è molto positivo, molto utile.

Il desiderio è comunque qualcosa che ci spinge ad agire. Bisogna distinguere tra un tipo di desiderio giusto e quello sbagliato. Dobbiamo incrementare il desiderio giusto e diminuire o eliminare quello sbagliato. Noi siamo nel mondo del desiderio e quindi abbiamo bisogno di utilizzare il desiderio.

Dal punto di vista del Sutra l ’attaccamento può essere utilizzato per trasformarlo.

Dal punto di vista del Tantra si utilizza l’attaccamento per ottenere le trasformazioni interiori.

Coscienza grossolana: funziona nella vita quotidiana.

Coscienza sottile: nella vita quotidiana c’è ma non è manifesta. Talvolta l’attaccamento può manifestarsi nella mente sottile che può comprendere la vacuità. Genera quindi una beatitudine, questa può essere attivata attraverso l’uso dell’attaccamento, del desiderio, perché è possibile attivare le energie sottili del nostro corpo, come la bodhicitta, che fluiscono all’interno del corpo , si sciolgono dal capo e aumentano l’esperienza di beatitudine che deve essere utilizzata per comprendere la vacuità. Quindi si dice che il tantra è il sentiero veloce per ottenere l’illuminazione.

Quindi il desiderio è utile per ottenere queste realizzazioni.

Natura delle sensazioni:

1) della sensazione convenzionale

2) della sensazione ultima

Bisogna meditare sulla natura della sensazione ultima e così eliminare ignoranza, attaccamento, odio.

Meditando sulla natura della sensazione convenzionale non possono essere eliminati l’attaccamento, l’odio, l’ignoranza. Meditando possiamo ottenere la concentrazione: anche questo è molto buono e possiamo far sì che la nostra mente rimanga sull’oggetto in modo univoco; quindi, dopo, le distrazioni non ci toccano. Quando la mente è più stabile, allora possiamo fare molte più cose, quindi fa bene meditare.

Per bloccare l’insorgere dell’ira sul momento dobbiamo meditare su amore e compassione. Quando si familiarizza su amore e compassione l’insorgere dell’ira diminuirà e quando sorge dobbiamo pensare ad amore e compassione. Quando si ha familiarità questo fa sì che l’ira non sorga. Poi dobbiamo pensare che non è positivo ma dannoso per me stesso e per gli altri e quindi bisogna cercare di pensare agli svantaggi.

L’altro modo è sviluppare pazienza, tolleranza, e pensare di esserlo. E’ importante cercare di impegnarci in questo modo continuativamente anche se all’inizio è difficile ma gradualmente la nostra pazienza si svilupperà e l’ira sorgerà sempre meno. Più lasciamo uscire la rabbia quando si manifesta e più familiarizzeremo con la rabbia che aumenta e non ci porta nessun beneficio, nessun vantaggio. E’ importante cercare di impegnarsi, meditare osservando il respiro e pensare che i blocchi in relazione a rabbia e ira vengono sciolti e buttati via.

Nella vita dobbiamo avere uno scopo chiaro per utilizzarlo nel migliore dei modi. Dobbiamo utilizzare il nostro corpo umano nel migliore dei modi per valorizzarlo ed ottenere i più grandi risultati. Quindi è estremamente importante meditare.

BARDO: sono i 49 giorni di intervallo tra morte e rinascita

Ci sono tantissimi esseri viventi che non siamo in grado di percepire e vedere, ad esempio gli spiriti famelici o Preta che hanno un corpo sottile e una capacità mentale di avere un tipo di chiaroveggenza, potersi muovere velocemente. Possono danneggiarci e essere danneggiati da noi perché non li vediamo.

Gli esseri dello stato intermedio hanno una vita che può durare al massimo 7 giorni. Se alla fine dei 7 giorni l’essere non trova un corpo dove poter rinascere o la connessione per poter rinascere c’è come una piccola morte e si rinasce allo stato intermedio. Questo processo può avvenire un massimo di 7 volte, quindi la vita massima è di 49 giorni e in questo periodo trova una situazione in cui rinascere. Questi esseri hanno un corpo mentale, la capacità di viaggiare molto velocemente, hanno tre tipi di ostruzioni mentali. Possono attraversare i muri, la materia non è per loro un ostacolo. Non possono entrare nel ventre materno se non ci sono relazioni karmiche con quell’essere particolare. Quindi quando un uomo e una donna hanno un rapporto sessuale l’essere dello stato intermedio è in osservazione per entrare, vede solo gli organi femminili ma talvolta non riesce ad entrare. Deve riuscire ad entrare nel momento dell’unione tra ovulo e sperma, quindi l’essere in quel momento ha preso rinascita. Quindi c’è la ricerca. Se si toglie la spinta a prendere rinascita allora è possibile realizzare il nirvana, quindi non c’è bisogno di dover rinascere perché non si è più spinti da altre forze (afflizioni mentali, pensieri disturbanti) a prendere rinascita. Ma se uno vuole rinascere può farlo ma è per propria scelta.

MEDITAZIONE

Espiriamo, buttiamo fuori tutte le energie negative e inspiriamo tutte le energie positive.

Cerchiamo di generare la giusta motivazione e particolarmente ascoltiamo gli insegnamenti affinché possiamo essere in grado di aiutare tutti quanti gli esseri viventi perché possano generare nella loro mente la mente di illuminazione, di bodhicitta, e quindi della responsabilità universale. Per questo abbiamo bisogno di cause. Dobbiamo generare nella nostra mente la meditazione dell’equanimità. Equanimità significa che non si pensa alle differenze tra gli esseri o tra le persone e considerare tutti quanti uguali e avere uno stesso tipo di sentimento verso tutti quanti e quindi cercare di equalizzare la nostra predisposizione nei confronti degli altri . Noi abbiamo tre diverse sensazioni a seconda del tipo di persone che incontriamo e quindi dobbiamo cercare di equalizzare queste tre persone, cioè avere lo stesso tipo di sentimento nei confronti di queste persone. Quindi dobbiamo prima cercare di realizzare dentro di noi l’equanimità nei loro confronti, poi dobbiamo cercare di imparare, studiare, meditare affinché la nostra mente si familiarizzi proprio con questo sentimento di equanimità, con questa attitudine mentale di equanimità. Quindi dobbiamo cercare di generare, sviluppare la sensazione, l’attitudine, e quindi considerare l’incontro con gli altri piacevole: generare un sentimento di amicizia nei confronti degli altri e una volta che si sviluppa questo sentimento, considerare tutti quanti gli esseri senzienti come cari amici, come cari parenti. Dobbiamo cercare di generare questo sentimento verso tutti quanti gli esseri senzienti e per far questo dobbiamo pensare a come tutti quanti gli esseri senzienti sono estremamente gentili con noi. Per esempio al momento il nostro più caro amico, la persona che adesso consideriamo il nostro più caro amico è una persona che ci piace molto e quando noi pensiamo perché ci piace molto questa persona ci accorgiamo che ci piace perché è gentile e così via. Pensiamo alla sua gentilezza nei nostri confronti. Così allo stesso modo anche tutti gli esseri viventi sono stati gentili come lo è il nostro caro amico e in questo modo possiamo sviluppare questa comprensione che tutti quanti gli esseri viventi sono uguali nel senso che bisogna considerarli proprio come cari amici e quindi cercare di riconoscere la gentilezza di tutti gli altri esseri viventi nei nostri confronti e come sono effettivamente tutti gentili allo stesso modo con noi. Dobbiamo cercare di sviluppare il sentimento che desidera ricambiare questa gentilezza. Quindi cerchiamo di pensare tutti quanti gli esseri senzienti nello stato di felicità. Pensare “Io voglio veramente ripagare la gentilezza di tutti quanti gli esseri viventi per quello che hanno fatto per me”. Cerchiamo di meditare sull’infinito amore, sull’infinita amorevole gentilezza. Cerchiamo di comunicare sempre con gli altri con l’attitudine mentale di amorevole gentilezza, proprio dal profondo del cuore, qualche cosa di sentito, di caloroso. E’ possibile tranquillamente coltivare questo tipo di attitudine e come risultato ci sarà proprio la felicità da parte degli altri, la gioia, il benessere di incontrarci. In questo modo effettivamente ci renderemo conto che coltiviamo la felicità e dovremo cercare sempre e continuamente di essere in contatto ed esprimere nel nostro comportamento questo amore, questa amorevole gentilezza, questo cuore caloroso. E questo causerà proprio agli altri di avere la sensazione il pensare: ”Questa persona è veramente gentile, questa persona è veramente carina”. Sarà come l’esempio o l’input da parte degli altri di voler realizzare lo stesso tipo di attitudine mentale. Così, in questo modo, noi veramente possiamo coltivare queste attitudini mentali; possiamo così far sì che gli altri siano felici. Dopo aver meditato in questo modo sull’amore, sull’amorevole gentilezza, noi possiamo impegnarci anche a meditare sulla compassione. Meditare sulla compassione è che nella nostra mente questa attitudine si genera continuamente e diventa manifesta. Quando diventa manifesta e la riconosciamo, cerchiamo di mantenerla cioè la nostra mente diventa amore e compassione, diventa amorevole gentilezza e cerchiamo di mantenere questo atteggiamento mentale in una maniera continuativa , che sia il sostegno portante della nostra esistenza. Quindi anche la compassione, così come l’attitudine di amorevole gentilezza, che è un po’ più elementare, desidera che tutti gli esseri viventi, tutti gli esseri senzienti, siano liberi dalla sofferenza e da tutte le cause della sofferenza. Noi dobbiamo cercare di generare questo tipo di attitudine nella nostra mente e di mantenerla in maniera continuativa, facendo sì che sia la spinta delle nostre azioni, quindi in questo modo noi possiamo crescere e anche riuscire a sviluppare ulteriore compassione. Man mano che la familiarizzazione aumenta non avremo più bisogno di sforzo perché più familiarizzeremo con questa attitudine mentale e più questa sorgerà spontaneamente, sarà una cosa spontanea.

Pensare che desideriamo che tutti quanti gli esseri senzienti siano liberi dalla sofferenza e che tutti gli esseri senzienti possano avere la felicità e le sue cause, non è sufficiente, cioè cercare di generare questa attitudine mentale non è abbastanza, occorre impegnarci a fare qualcosa e quindi cerchiamo di generare l’attitudine che si prende la responsabilità su di sé e quindi far sì che tutti quanti gli esseri senzienti siano liberi dalla sofferenza e portarli ad uno stato di felicità. Quindi cerchiamo di generare questo tipo di mente straordinaria e pensiamo interiormente : “Io mi impegno in questa attività, mi impegno in questo lavoro, però non posso farlo adesso, cioè non sono in grado di farlo adesso. “Chi è che può fare questo, che può aiutare gli esseri veramente?” L’unico esser che è in grado di aiutare in modo efficace tutti gli esseri senzienti è un essere illuminato: Buddha è in grado di aiutare tutti gli esseri, quindi io desidero lo stato dell’illuminazione, voglio diventare buddha e in questo modo uno genera la mente di bodhicitta, la mente dell’illuminazione, o anche la mente della responsabilità universale. A questo punto quando si genera spontaneamente questo desiderio, il desiderio dell’illuminazione, come unico metodo per poter essere in grado di aiutare gli altri, a quel punto si è generato la mente dell’illuminazione, si è generato bodhicitta. Quindi una volta che si è attivato questo tipo di mente occorre poi impegnarsi a renderla sempre più stabile, a incrementarla, e impegnarsi anche nel comportamento che sia coerente a questo scopo e quindi impegnarsi nell’attività del Bodhisattva. Quindi impegnarsi nelle 6 perfezioni o 6 paramita.

Fonte https://www.facebook.com/ciampa.yesce?fref=ts che si ringrazia con tutto il cuore per la sua infinita gentilezza.

 

Warning: Division by zero in /web/htdocs/www.sangye.it/home/altro/wp-includes/comment-template.php on line 1379