2 – Lama Thubten Yeshe: Meditazione sulla mente stessa

Lama Thubten Yeshe:  La nostra coscienza è come il territorio dell’Australia: prima non c’erano recinti, steccati, adesso tutti quanti mettono recinti. La concettualizzazione è come un recinto.

Lama Thubten Yeshe: La nostra coscienza è come il territorio dell’Australia: prima non c’erano recinti, steccati, adesso tutti quanti mettono recinti. La concettualizzazione è come un recinto.

2 – Lama Thubten Yeshe: Meditazione sulla mente stessa

I livelli grossolani di concettualizzazione sono come queste vesti, ogni volta che si va più in profondo, sempre di più, si elimina uno strato. Si raggiungono strati più sottili, sempre più sottili. Quando la mente raggiunge lo strato sottile, magari l’inconscio profondo per la psicologia occidentale, così sottile che si può toccare la realtà, è; incredibilmente potente. Dal momento che soggettivamente la vostra saggezza è così incredibilmente sottile, così netta il toccare la realtà è; più potente di una bomba nucleare. Succede così. Nell’approfondire la concentrazione continuate ad eliminare, le concettualizzazioni, j livelli più grossolani della mente.
Ecco il motivo per
cui l’approccio tantrico alla Maharnudra consiste nell’eliminare i livelli grossolani di coscienza e cercare di percepire la coscienza sottile. Questa coscienza sottile verrà fuori, e a quel punto sì avrà qualche tipo di esperienza spontanea di non-dualità, o la grande Mahamudra. Sembra che la coscienza sottile sia temporaneamente messa in disparte, non sia più funzionante perché sopraffatta dalle concettualizzazioni grossolane. Naturalmente nel corso un dibattito intellettuale si potrebbe chiedere come è possibile bloccare queste concettualizzazioni? Questa mente concettuale, presente fino a quando si raggiunge il decimo terreno del bodhisattva, e un po’ difficile da eliminare, no? Allora ci si chiede: se si raggiunge un livello di concentrazione, magari quattro ore di concentrazione sulla coscienza senza distrazioni o torpore, allora si raggiunge la non-concettualizzazione? Si può dibattere in questo modo.
Certo si può
dibattere, ma ora stiamo parlando dell’esperienza, Le concettualizzazioni sono simili al numero di creature nell’oceano. Da un punto di vista buddhista, ci sono tantissimi aspetti della concettualizzazione nell’oceano della nostra coscienza Quindi dobbiamo piano, piano, organicamente, liberarcene. Ogni volta che ci si libera di una balena o di un coccodrillo grossolani, si mette al bando la grossolana mente animale; non si sperimenta nessun concettualizzazione. Ecco perché mi ricordo che quando ho ricevuto gli insegnamenti Mahamudra dal mio maestro, egli ha detto esattamente questo:
‘Ad un certo stadio della comprensione filosofica
buddista, il dibattito e cose simili, ad un certo punto vanno abbandonate. Non proponete questa argomentazione, andate oltre”. Me lo ricordo esattamente perché nel mio caso la concettualizzazione era così forte perché studiavo filosofia, per questo ho preconcetti, cerco sempre di aggiungere qualche concetto forte, capita. Se lui dice così, cerco di fare in questo modo. Se lui è così, cerco di fare lo stesso- Mi ricordo. Quindi queste concettualizzazioni a volte eliminano esperienze estremamente potenti.
Ora, io sperimentare la non-concettualizzazione o la non-superstizione non vuoi
dire che improvvisamente si sia superata la concezione dualistica. No. La concezione dualistica è come delle coperte, capire. Tantissime. Ecco perché, sono sicuro, alcuni di voi sanno giù che dal primo al decimo terreno dei bodhisattva c’è qualcosa come nove ostacoli differenti. Ogni stadio elimina qualcuno degli ostacoli dualistici. OK? Quindi capire come viene questa esperienza, è possibile a patto di andare nella giusta direzione.
Penso che se qualche volta ho l’esperienza di osservare da qualche parte con intensità, forse la mia mente è completamente presa da un fiore o qualcosa di simile, e non riesco nemmeno a sentire un rumore forte. Credo che questa sia una esperienza normale, tutti la conoscono. Qualcosa di semplice, un esempio normale. E’ possibile che quando siamo in contemplazione e continuiamo ad escludere la percezione di forme, colori, suoni, odori eccetera, questi cessino, e allora la porta della concettualizzazione sia, per così dire, chiusa. Allora arriva una tremenda energia estatica di beatitudine, arriva intuitivamente. E’ molto potente da eliminare il pensiero dualistico. Contemplando la propria coscienza, quando si arriva ad un certo punto le due cose, soggetto ed oggetto, non esistono più in un certo modo, proprio perché ci si trova in questo stato unificato. Più a lungo si rimane in questo stato, più esso ha il potere di eliminare questo intricato pensiero dualistico.
Penso che
sia molto semplice, l’energia della chiarezza esiste sempre dentro di noi. Quello che importa è che noi penetriamo e ci concentriamo. Quella beatitudine, la realtà universale, è dentro dì noi: dobbiamo girare l’interruttore, per così dire.
Più si sperimenta uno stato interiore di beatitudine, più si sviluppa la concentrazione, più si sarà felici di meditare. In altri termini, come risultato della meditazione si avrà questa esperienza.
La
nostra coscienza è come il territorio dell’Australia: prima non c’erano recinti, steccati, adesso tutti quanti mettono recinti. La concettualizzazione è come un recinto, fino a quando ciascuno di noi ha questo senso di individualismo, Una volta che si tolgono i recinti è una terra unica, una unica terra australiana. E’ la stessa cosa. Un unico stato di saggezza onnipresente, estrema pace, stato di eterna beatitudine. Se capirete questo capirete che noi esseri umani siamo capaci di comunicare fra noi. Credo che anche questa sia una valida comprensione psicologica. Qualche volta pensiamo che sia impossibile. Non riesco a comunicare con te. Proprio no. Non ha senso provare. Normalmente la pensiamo così. Sbagliato, sbagliato. Il punto di vista buddista è che ogni essere vivente, maschio o femmina, pollo o insetto, tutti possono raggiungere il punto inequivocabile, lo stato totale, senza distinzione.
Lama
Tsong Khapa dice che quando facciamo contemplazione sulla coscienza non dovremmo pensare in termini di tempo: passato, presente, futuro. Diventa una distrazione.
D’abitudine siamo così presi dal tempo, e la nostra abitudine, che in effetti è di scarso valore, deve essere frantumata. Solo quando sì contempla, solo quando lo stato completamente chiaro esiste, l’energia della coscienza non è coinvolta in spazio e tempo non coinvolta nei colori o in qualunque altra cosa, oetti dei sensi. A questo stadio ogni concetto, anche quello che pensa a quanto sarebbe bello che tutti gli esseri viventi raggiungessero la Buddhità, in quel momento non è valido. C’è solo questa esperienza. Anche se vi ricordate la vostra vita precedente, uno yogi fantastico nei monti dell’Himalaya, capite, ogni ricordo, in questo tipo di meditazione, dovrebbe essere bloccato.
Non dobbiamo spaventarci
“Oh, devo bloccare tutta la mia memoria abituale, vuoi dire forse che devo perdere la coscienza, capire. Questo monaco sta cercando di insegnarmi ad addormentarmi totalmente, ad avere una mente anestetizzata”. No. No. Perché? Perché normalmente la memoria si accende, si spegne, accesa, spenta, e ancora accesa, spenta, accesa, spenta… è una interferenza allo sviluppo della presenza mentale. La memoria ininterrotta priva di interruzioni è la fonte della presenza mentale o della consapevolezza.
Credo che basti. Ora quindi sapete come cavarvela meglio. Magari un paio di domande, poi ci fermiamo.
D: Lama, ci hai indicato di contemplare la chiara consapevolezza. Come possiamo farlo se non ne abbiamo mai avuto esperienza?
Lama: Bene, buona domanda. Capisco che qualche volta il concetto di chiarezza della coscienza è difficile per una mente occidentale, ma dico che il modo per far sorgere comprensione della chiarezza della coscienza è attraverso l’osservazione, la contemplazione, il restare sulla visione del pensiero. Attraverso La visione dei raggi del pensiero si può entrare nella chiarezza del pensiero. L’esempio è che attraverso i raggi del sole si può scoprire il sole.
Credo che lui (Kelsang) sia scioccato. Sa che sono andato oltre la cultura tibetana. I lama tibetani quando danno insegnamenti di Mahamudra, sicuramente non insegnano mai in questo modo. Non in questo modo. Credo che storicamente non esista. Spiacente, solo in Australia!
Ricordate anche che vi ho fatto un esempio, quando lo specchio è chiaro allora può riflettere. Quando l’acqua è chiara, appare il riflesso della luna, bello chiaro. E’ lo stesso: noi abbiamo questa energia chiara dentro di noi, ecco perché possiamo avere tutte le percezioni sensoriali, e questo è il bello della qualità umana. OK.
D: Quando cerco dì realizzare la non esistenza delle cose, scelgo il sole e lo faccio a pezzetti finché non ho spaccato anche gli atomi e non resta più niente da vedere. Sono solo le mie illusioni che lo compongono?
Lama: Credo di sì. E’ un bell’esempio, no? Credo che normalmente la mente dualistica metta insieme
le cose, questa è la sua funzione. Quando questo scompare possiamo sperimentare la non-dualità. Per esempio qualche volta mentalmente faccio completamente a pezzi il mio corpo, come se diventasse atomi. Qualche volta questo mi aiuta a sperimentare velocemente la non-dualità.
D: Vuoi
dire anche che se tutti credessero che il mondo è piatto allora diventerebbe piatto?
Lama: Se tu ci credi, allora vedi il mondo piatto. Se credi che sia tondo allora diventa tondo.
D: Se io credessi che la neve è viola e anche tutti gli altri lo credessero, sarebbe ancora bianca?
Lama: Tutti chi? Shakyamuni, il suo occhio non crederebbe a come voi la vedete. Cosa vuoi dire tutti? Tutti vuoi dire compreso anche Buddha. OK. Allora se tu vedi il bianco come viola, potrebbe essere in un certo ambiente, una certa
energia connessa col vedere il bianco come viola, ma gli esseri privi di questa condizione ostacolante non la vedono così. Vedono bianco, così come è.
D:
Quindi se il Buddha guardasse la Terra la vedrebbe piatta o tonda?
Lama: Buddha vede
la terra tonda in accordo alla tua mente. Buddha vede la terra piatta in accordo alla mia mente. Non per lui. OK. Penso che siano le dodici, meglio fermarci.

Colophon: Estratto da MAHAMUDRA, ‘quarto discorso” di Lama Thubten Yeshe, Trascrizione ristampata per il programma ‘Discovering Buddhism” su licenza di Wisdom Publications. Leggermente editata da Kendall Magnussen, FPMT Education Department.

 

Warning: Division by zero in /web/htdocs/www.sangye.it/home/altro/wp-includes/comment-template.php on line 1379