Nâropa: La sintesi del Grande Sigillo

Nâropa

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La sintesi del Grande Sigillo di Nâropa

Tutti i fenomeni sono la propria coscienza. La visione della realtà esterna è la mente che si inganna; è come un sogno, priva di sostanza. Anche la coscienza è soltanto il movimento della consapevolezza. Non ha un’identità propria, perché è l’energia del prâna: come lo spazio celeste, è vuota di un’identità.

Tutti i fenomeni si trovano nell’equanimità come nel cielo, e ciò vien detto “Grande Sigillo”. Non ha un’identità propria che possa essere indicata, perciò la vera natura della coscienza è la stessa condizione del Grande Sigillo. In essa non c’è nulla da correggere né da trasformare.

Se si comprende direttamente proprio questo, tutta l’esistenza è il Grande Sigillo, il vasto e onnipresente “corpo spirituale” (dharmakâya).

Essendo rimasti rilassati nel proprio stato naturale non corretto, [lo stato di coscienza] senza nulla da pensare è il corpo spirituale. La pratica è rimanere [naturali], senza [nulla] cercare. La pratica che consiste nel cercare [alcunché] è la mente che si inganna. Così come non c’è dualità tra il cielo e i fenomeni, non c’è dualità fra la pratica e la non pratica.
Dove sono la libertà e il condizionamento? Lo yoghin comprenda in questo modo. Così comprendendo, si dissolve il karma sia dei peccati che delle virtù. Le emozioni sono la grande saggezza, amiche per lo yoghin come la foresta rispetto al fuoco. Dove andare e rimanere? Cosa c’è da meditare in ritiro? Chiunque non comprenda proprio questo, non consegue altro che una liberazione temporanea. Se invece si comprende proprio questa [verità], da che cosa si può essere legati?
Oltre a rimanere nello stato naturale senza distrarsi, non si parla né di contemplazione né della sua assenza, perché non c’è niente da correggere con un antidoto o da praticare.
Qui nulla esiste davvero: i fenomeni si dissolvono naturalmente e appare la vera natura della realtà; i pensieri si dissolvono naturalmente e sorge la grande saggezza. Lo stato equanime e non duale è il corpo spirituale.
Così come un grande fiume fluisce di continuo, qualunque cosa si faccia è ognora sensata. Questa [condizione] è sempre lo stato di Buddha. Non essendoci posto per il samsâra, è grande felicità.
Tutti i fenomeni sono vuoti di un’identità propria e l’idea del vuoto è svanita naturalmente. [Essere] liberi dal pensiero e non tenere nulla in mente: questa è la via di tutti i Buddha.

Tradotto dal tibetano da Giuseppe Baroetto. Tratto da: “Mahâmudrâ”, in Occidente Buddhista, n. 16, Milano, 1997, pp. 60-63. Per redigere la traduzione il traduttore ha confrontato l’edizione attribuita a Maitripa in Do ha mdzod brgyad (Tashijong, Palampur, H.P., India, 1973, pp. 24-25b) con l’edizione contenuta nel Gdam ngag mdzod (1, Delhi, N. Lungtok and N. Gyaltsan, 1971, pp. 47-48). http://buddhismoitalia.forumcommunity.net/?t=16500842

 

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