2 Ven. Ghesce Tenzin Tenphel: L’Etica laica

Ven. Ghesce Tenzin Tenphel: Pazienza, amore, compassione e perdono, questi non sono contenuti religiosi, ma appartengono al patrimonio etico dell'umanità.

Ven. Ghesce Tenzin Tenphel: Pazienza, amore, compassione e perdono, questi non sono contenuti religiosi, ma appartengono al patrimonio etico dell'umanità.

Conferenza del Ven. Ghesce Tenzin Tenphel sul tema”L’Etica laica. Come perseguire valori etici, morali, di gentilezza e compassione aldilà di una formazione religiosa”  Domenica 06.09.15 organizzata al Palazzo Ducale di Genova dal centro di Buddhismo Tibetano Drolkar Sabsel Thekchok Ling nell’ambito delle celebrazioni dell’Anno del Dalai Lama. Traduzione dal tibetano in italiano di Anna Maria De Pretis. Appunti ed editing del Dott. Luciano Villa e di Graziella Romania del Centro Studi Tibetani Sangye Cioeling di Sondrio (il cui nome è stato conferito da Sua Santità il Dalai Lama), nell’ambito del Progetto Free Dharma Teachings, per il beneficio di tutti gli esseri senzienti.

Ven. Ghesce Tenzin Tenphel

Noi esseri umani abbiamo bisogno d’amore, e l’amore è fondamentale per il nostro benessere. Così vogliamo essere felici. Il fatto che non lo siamo è perché non siamo sufficientemente amorevoli e pazienti. L’amore s’impara a dare e si riceve prima ancora di venire alla luce, nel grembo della madre, dove inizia un rapporto d’amore, profondo e che gli dà fiducia, si sente accolto ed amato, avvolto dal sostegno dell’amore. È la mamma che il bambino cerca sempre. S’impara ad amare prima di venire alla luce e dopo. E la grande dedizione della madre è la grande capacità di dare, che consente al bimbo di crescere in salute e d’avere una certa capacita emotiva ed affettiva. Se non si riceve amore non s’impara ad amare. Solo l’amore della madre ci insegna ad amare. Studi clinici hanno infatti evidenziato in gruppi di scimmie che quelle che hanno ricevuto l’affetto della madre sono più affettuose, giocano maggiormente e si divertono meglio delle altre che ne erano prive. Il nostro sentire ha molto a che vedere col tessuto d’amore e compassione che abbiamo iniziato a ricevere già prima della nascita. In certi casi non mancano le qualità esterne, c’è disponibilità di beni per vivere in modo agiato, ma mancano quelle interne. Pazienza, amore, compassione e perdono, questi non sono contenuti religiosi, ma appartengono al patrimonio etico dell’umanità. È importante aver cura di sé, della propria vita e del proprio essere. Ma non deve essere egocentrismo, perché ciò non ci far star bene, perché il nostro benessere dipende dagli altri, e se non c’è un rapporto solido con l’altro, non posso essere felice se non ho questo tipo di prospettiva, l’altruismo è fondamentale per essere felici. Il nostro valore personale, il valore della persona è molto importante, perché viviamo con gli altri e dipendiamo dagli altri. Quando davanti c’è un io, io, io, un io possente, non c’è armonia, se c’è un interesse troppo ristretto non si pensa all’altro. Abbiamo solo bisogno d’armonia con l’altro, altrimenti, se non c’è armonia, perché mantenere un rapporto d’amicizia? Che senso avrebbe un rapporto d’amicizia disarmonico? In caso di un forte sentimento egocentrico, anche in un rapporto d’amicizia, non ci è consentito di portare avanti un rapporto. E potrebbe diventare nota, quella persona, come chi non riesce a star bene con nessuno. Non è un prodotto degli altri, ma della propria vita, delle proprie emozioni ed atteggiamenti. La persona con la patologia narcisistica si fa del male da sola, la concezione egocentrica gli nuoce. La gente gli sta lontana, ma sta male da solo e non sa stare con l’altro, perché l’altro gli sta lontano, scivolando quindi in stati d’animo che lo rendono incapace di relazionarsi con gli altri. Solo se li comprendiamo, relazionandoci con gli altri in modo lucido e sereno, allora possiamo stare in armonia con gli altri. Ma non hai amici? Ed a questa domanda l’orgoglio, perché non lo vuol rivelare, non gli fa dire di no. La carenza d’amore è effettiva nel nostro essere, perché dentro di te non c’è compassione. Si può essere felici senz’amore? No. Il troppo Io, il mio, non fa del bene al singolo, alla sua vita affettiva, ma anche a quella biologica. Quando c’è un io troppo rigido, si può andare incontro a situazioni molto negative: per sé stessi e per gli altri. Cos’è che ci fa star male? L’egoismo. Perché la sua prospettiva angusta di vedere le cose ci rende la mente troppo limitata, facendoci vedere quel che è al di fuori di noi stessi come troppo grande, esageratamente grande e noi incapaci d’affrontarlo. Cerchiamo invece d’osservare le condizioni a noi esterne e d’intervenire dentro di noi, sulla nostra percezione, affinché sia corretta. Non lasciamo che le parole sgorgano senza controllo dalla nostra bocca. No, imparare a lasciar andare significa considerare, vagliare, prodursi in un esercizio funzionale affinché le parole siano funzionali al nostro buon vivere in armonia. Dovremmo entrare in un rapporto salutare con noi stessi, non per essere negativamente critici con noi stessi. Dobbiamo essere consapevoli di ciò che c’e, ed, alla luce della consapevolezza, posso decidere di lasciar cadere. Quando l’egoismo fosse molto pronunciato, allora potrebbe esserci un desiderio tanto forte che non va bene nulla e non ci sarebbe sufficiente spazio per entrare in armonia. È un’impresa relazionale di grossa portata, perché ci possono essere molti rispetto ai quali qualsiasi cosa facciamo non va bene, perché sono troppo pieni di sé e sono perennemente insoddisfatti. Per quanto sforzo posso dedicare ai rapporti umani, ci sono molti casi in cui l’insoddisfazione può rendere molto difficile questo tipo di rapporto. E non è garantito che sia tutto da una parte o dall’altra.

La dedizione per l’altro è fondamentale, ma non garantisce che si riesca ad avere buoni rapporti, anche se si è altruisti. Non ho persone con cui stare vicino o non riesco a trovarle, ma l’importante è stare bene con sé stessi. A volte possiamo essere incapaci di far andare a buon fine le cose. Non ci sono garanzie: l’amore, la pazienza, l’attitudine positiva, il perdono sono un atteggiamento positivo fondamentale, ma questo non garantisce che si possa entrare effettivamente in amicizia con gli altri. Dobbiamo appoggiarci, sostenerci nelle qualità, coltivando le buone virtù, perché le cose del mondo non sono garantite, perché le cose del mondo possono finire, perché siamo mortali. Così, non ci sono più le persone con cui abbiamo collaborato in precedenza. La garanzia è la risorsa interiore. Le relazioni contingenti per l’avvenire. Non ci sono situazioni garantite, sia a livello di salute, che di condizioni umani, di risorse interiori, ma difficoltà oggettive della condizione umana, il che conferisce tanta asperità alla nostra vita. Se la vita fosse piena di garanzie, se le condizioni esterne fossero garantite, che necessità ci sarebbe di preoccuparsi? Potremmo prendercela comoda. Siamo, invece, perciò molto esposti, vulnerabili. Solo le qualità interiori ci possono dare delle garanzie. L’abitudine a familiarizzarci non succede per caso, ma prende forma grazie alla nostra consapevolezza, alle nostre scelte emotive. Dipende dall’amore ricevuto, dalla capacità d’amare già coltivata. Perciò, queste risorse potrebbero essere state lasciate da parte e, quindi, di cosa mancano? Di felicità. Ma queste risorse ci sono comunque, quindi, sta a noi nutrirle. La tendenza molto vivace alla critica negativa non va bene, non è armonia, non è perfezione. Da un certo punto di vista significa che c’è una mente critica. E, da un certo punto di vista, va bene interessarci, migliorarci. Ma, attenzione al perfezionismo da un lato e, dall’altro, alla trascuratezza. Iniziamo a migliorarci dove c’è meno resistenza. Laddove affiorano, perché non è detto che appaiono di primo acchito, dei livelli di perfezione con sempre maggiore purezza. Il lavoro interiore è per farci stare meglio, per imparare ad affrontare le cose in modo più razionale, mirato, intervenendo sul tessuto disfunzionale non riconosciuto, sulle cose che devono per forza andare così. Ma le cose non vanno così perché l’hai deciso tu, per forza. È invece una questione di lavoro interiore. Non è quanto ci vuole che dev’essere un deterrente.

Domanda. Non si impara dal vuoto lasciato dalla mancanza della madre. Allora, se non s’impara, com si può fare?

Ven. Ghesce Tenzin Tenphel. Molti sono questi casi di carenze affettive, con ripercussioni anche in ambito neurologico. Che non sono stati o non si sentono amati. È importantissimo ricevere amore almeno fino ai 6 anni, perché poi si resta agevolati nelle fasi successive della vita. Ma cosa fare in questi casi di carenze affettive nell’infanzia? Sono effettivamente degli ambiti complessi. Ed è difficile creare ambiti saldi di fiducia, dove la persona si può sentire amata ed apprezzata. Ci vuole del tempo.

Se si vuol veramente aiutare qualcuno che ha sofferto, bisogna innanzitutto dotarsi di pazienza e d’amore compassionevole, la misura della propria pazienza e compassione non deve avere limiti. Perché non è facile aiutare gli altri. Già noi siamo dei casi difficili, se non ci sappiamo trattare, non è facile trattare bene gli altri. Avere la buona intenzione d’aiutare gli altri è una cosa fantastica. Non sappiamo se quello che facciamo è benefico per l’altro. Quando non riuscissi ad aiutarlo, non abbatterti, ma considera che non dipende esclusivamente da te il fatto che la persona possa trarne beneficio. Linnanzitutto da parte nostra dev’esserci la purezza di spirito, la disposizione pura, ma dobbiamo mettere in conto che possiamo andare incontro ad un insuccesso.

Chi vuole essere d’aiuto deve avere innanzitutto visione lungimirante, quindi una mente stabile, inoltre il coraggio. Sono tutti e tre qualità indispensabili se si vuole essere d’aiuto.

Domanda. La mente umana è un ostacolo o è una opportunità, in quanto ti da la possibilità di raggiungere lo stato di illuminazione?

Ven. Ghesce Tenzin Tenphel. Si, è una opportunità in quanto ti offre la possibilità d’ottenere l’onniscienza, lo stato di Buddha, la buddità sulla base dell’intelligenza umana.

 

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