2 – Ven. Sangye Nyenpa Rinpoce: Gli otto versi dell’addestramento mentale

Ven. Sangye Nyenpa Rinpoce: Tutti hanno ascoltato, letto e capito questo primo verso, ora non basta aver ascoltato tutto ciò, ma occorre praticarlo.

Ven. Sangye Nyenpa Rinpoce: Tutti hanno ascoltato, letto e capito questo primo verso, ora non basta aver ascoltato tutto ciò, ma occorre praticarlo.

Insegnamenti 9-11.10.15 delVen. Sangye Nyenpa Rinpoce sul testo di Langri Tangpa Dorje Senghe “Gli otto versi dell’addestramento mentale, Lojong”, al Centro Benchen Karma Tegsum Tashi Ling, Cancello, Verona. Trascrizione basata anche sulla traduzione del Dr. Massimo Dusi e del curatoreDr. Luciano Villa del Centro Studi Tibetani Sangye Cioeling Sondrio, nell’ambito del progetto Free Dharma Teachings per il beneficio di tutti gli esseri senzienti. Testo basato su appunti non revisionati, qualsiasi errore od omissione è del curatore.

Ven. Sangye Nyenpa Rinpoce – seconda parte

Iniziamo con la bodicitta relativa, parliamo del testo del gran maestro Kadampa Lanri Tenpa. Iniziamo dal primo verso.

Poiché sono determinato ad ottenere il massimo benessere per tutti gli esseri,

che sono superiori alla gemma che esaudisce i desideri,

avrò costantemente cura più di loro che di me stesso.

Vorrei fare qualcosa di utile per il beneficio di tutti esseri, io, che in genere sono completamente inutile, cercherò di rendermi utile. La mia intenzione è di beneficiare tutti gli esseri: in che senso divento, in tal modo, una persona molto importante? Perché mi dedico al bene degli altri. Il che mi conferisce una certa ispirazione, perché questi maestri hanno realizzato queste pratiche per un infinito numero di esseri, rendendo la loro vita molto significativa, dedicando la loro vita a realizzare l’attitudine di mettere in pratica il desiderio di essere di beneficio per gli esseri senzienti, e l’idea più importante è la bodicitta, il desiderio di beneficiare tutti gli esseri senzienti. Quando vedo le sofferenze di tutti gli altri esseri senzienti, comprendo che la loro è una situazione insopportabile, perché, sentendo la sofferenza degli altri, la sento in me stesso, il che equivale ad equalizzare me stesso con gli altri. Shantideva nel Bodisattvacharyavatara esprimeva questo concetto fondamentale: “Poiché tutti gli esseri diventeranno illuminati: anch’io lo sarò. E, se gli altri non ci fossero, non avrei alcuna possibilità di diventarlo, perciò li considero con grande gratitudine”. Perciò è grazie a loro che riesco a conseguire lo stato di Buddha, così mi prendo cura degli esseri senzienti perché essi sono il tramite per arrivare allo stato di Buddha.

Quindi, vedendo gli altri esseri, vedo la possibilità di diventare un Buddha, e li considererò più importanti della gemma che esaudisce tutti i desideri. Perciò cadono tutti i concetti di nemico e persona neutra, il che va oltre i concetti di amico, nemico, indifferente o neutrale. È sbagliato fare queste discriminazioni, e lo comprendiamo quando vediamo che tutti gli esseri senzienti sono uguali perché tutti desiderano eliminare la sofferenza e vivere nell’agio. Perciò siate onesti ed amichevoli, ma abbandonate la faccia lunga, i volti ombrosi, l’espressione dura ed arrabbiata verso gli altri e siate amichevoli, gioiosi e sinceri con tutti gli esseri. Perciò, vi è chiaro? Non fate la faccia dura ed arrabbiata. Semplicemente, generando bodicitta, sorgono tutte le qualità: aiutando gli altri beneficiamo noi stessi, anzi riceviamo molto di più di quel che diamo. Tramite il bene che facciamo agli altri, conseguiamo molti più vantaggi di quel che diamo agli altri, perciò inorgoglirci e vantarsene è da stupidi.

E costantemente mi prenderò cura di loro …”

Quindi, non solo mi prenderò cura dei miei parenti ed amici, ma di tutti gli esseri. Il che costituisce la base della pratica della bodicitta o mente d’illuminazione, perché vi è sincerità ed il beneficio che scaturisce dalla volontà d’impegnarsi per tutti gli esseri. Ogni attitudine del corpo, della parola e della mente, ogni azione che faccio è per gli esseri, sono completamente dedicato a loro e non a me stesso. È lo scopo più alto, quello di liberare gli esseri dalla sofferenza. Per il loro bene supremo, perciò mi riferisco a qualsiasi attività che intraprendo. Karavankin, in uno dei suoi doha, o canti spirituali, diceva: “Sono nato vivo e morirò per gli esseri, ed i Buddha sono testimoni che ciò è la mia sincera intenzione”.

Tutti hanno ascoltato, letto e capito questo primo verso, ora non basta aver ascoltato tutto ciò, ma occorre praticarlo. Se non abbiamo avuto risultati è perché non abbiamo messo in pratica questi insegnamenti.

 

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