3 – Ven. Sangye Nyenpa Rinpoce: Gli otto versi dell’addestramento mentale

Ven. Sangye Nyenpa Rinpoce: La verità è la migliore religione.

Ven. Sangye Nyenpa Rinpoce: La verità è la migliore religione.

Insegnamenti 9-11.10.15 del Ven. Sangye Nyenpa Rinpoce sul testo di Langri Tangpa Dorje Senghe “Gli otto versi dell’addestramento mentale, Lojong”, al Centro Benchen Karma Tegsum Tashi Ling, Cancello, VE. Trascrizione basata anche sulla traduzione del Dr. Massimo Dusi e del curatore Dr. Luciano Villa del Centro Studi Tibetani Sangye Cioeling Sondrio, nell’ambito del progetto Free Dharma Teachings per il beneficio di tutti gli esseri senzienti. Testo basato su appunti non revisionati, qualsiasi errore od omissione è del curatore.

Ven. Sangye Nyenpa Rinpoce – terza parte

Non sono questi insegnamenti né religiosi né filosofici, ma semplici consigli maturati dall’esperienza, e sono di immenso beneficio per noi stessi ed agli altri nella vita di tutti i giorni. Così potete contenere il vostro ego, ma solo se li praticherete ogni giorno, così diminuirà la vostra confusione.

Il secondo Verso.

Quando sono in compagnia di altre persone,

considererò me stesso come il meno importante
e nel profondo del cuore mi prenderò cura di loro,

come se fossero gli esseri più elevati.

Cosa significa? Tutto lo scopo del Dharma è d’addestrare la mente e domare il nostro egocentrismo, perciò facciamo prostrazioni, perciò ci impegniamo in pratiche che mirano a diminuire l’attaccamento per noi stessi. Praticando il Dharma cosa ci aspettiamo? Perché lo faccio? Per domare il mio ego. Così prendono significato le offerte, le prostrazioni, le offerte al Buddha, l’altare. Tutte le pratiche del Dharma servono ad eliminare l’attaccamento al nostro ego. Per distruggerlo, poiché non lo posso abbattere direttamente, intraprendo tutta questa serie di pratiche che mi portano a diminuire l’attaccamento al nostro ego. Il che ci deve rendere estremamente soddisfatti. Se il nostro sforzo nella pratica del Dharma non ci porta a diminuire il nostro attaccamento all’ego, allora è stato tutto inutile. Se i tuoi sforzi non hanno prodotto alcun venir meno dell’ego: hai fallito lo scopo. È infatti un fallimento se non sono riuscito ad essere meno attaccato al mio io ed al mio sé, e potrei abbandonare la pratica del Dharma. Il gran Ghesce Potowa (“poto” in tibetano significa fango, quindi Potowa vuol dire “pezzo di fango”) diceva: “Finché, con la pratica del Dharma, il tuoi ego decresce, non aver dubbi che la tua pratica sta funzionando e, viceversa, se s’incrementa”. E Potowa aggiungeva: “Non ho religione, ma faccio solo da spia al mio ego”.

La verità è la migliore religione. Ed i maestri Kadampa miravano ad un approccio assolutamente realistico, guardando ai fenomeni come tali, avulsi da un idea di religione.

Allora sì che sono meno importante di tutti. E, tenendo gli altri esseri cari nel mio cuore, mi rendo conto che sono molto più importanti di me. Il mio cibo, abiti, casa, ecc dipendono dagli altri. Perciò l’ego non ha senso, perché ogni situazione dipende dagli altri. Dal momento in cui siamo nati, senza l’amore dei nostri genitori non avremmo potuto sopravvivere. E, dalla nostra nascita e morte è stato tutto possibile grazie all’aiuto degli altri, perciò dobbiamo rispettarli immensamente. La rabbia sorge dalla infelicità, ma anche la pazienza nasce dalla rabbia, ma anche la paramita della pazienza deriva dagli altri. Dobbiamo comprendere bene l’interdipendenza.

Senza collera, che tuttavia dipende dalla presenza dei nostri nemici, non posso sviluppare la pazienza, la perfezione della generosità la posso generare solo grazie agli altri, come tutte le altre perfezioni o paramita. Queste sono istruzioni orali che non provengono né da concezioni filosofiche, né religiose, ma dalla sola esperienza di Lanri Tempa, in quanto proviene dalle sue esperienze maturate.

Mi rendo conto che non è semplice da praticare, come scambiare se stessi con gli altri ed abbandonare ogni desiderio ed aspettativa. Ma è un qualcosa che dovremmo fare tutti i giorni, quotidianamente, se abbiamo desiderio di ottenere l’illuminazione, il che è molto difficile, ma realizzabile.

Domanda. Come faccio ad identificare l’ego?

Ven. Nyenpa Rinpoche. L’ego è privo di esistenza inerente, intrinseca, non esiste in quanto tale, è una mia costruzione, illusione, questa è la sua vera identità, perciò è facile da trovare, perché in tibetano è espresso col termine dak ed in sanscritto è atman, che stanno per dire un qualcosa che non c’è in modo indipendente. Sarebbe grave se, attraverso l’analisi, arrivassi a determinare che l’ego è esistente in quanto tale, allora tutto quanto verrebbe meno.

Domanda. Ho seguito degli insegnamenti Buddhisti, poi sono entrato in contatto coi dei medium …

Ven. Nyenpa Rinpoche. I medium non necessariamente sono connessi al Buddha, sono basati spesso su rituali, ma sono rituali mondani, non hanno a che vedere con la filosofia, la religione, non so quale contraddizione hai trovato col buddismo.

Domanda. Si parla, tra i medium, di karma, ma non in senso regressivo, ma il karma è in funzione dell’evoluzione, anche le azioni negative sono in senso evolutivo.

Ven. Nyenpa Rinpoche. Dal momento che non conosco ciò che significa quest’esempio sul karma, me ne astengo. Ma, dal punto di vista del Buddha, non vuol dire che tutte le azioni negative portano a reami inferiori, non è automatico, vi sono tanti tipi di azioni negative, vi sono molti livelli d’azioni negative: grossolani e sottili.

Domanda. Quanto è radicato il karma? Quanto il karma subisce l’influsso dagli insegnamenti?

Ven. Nyenpa Rinpoche. Essere vicini ad un maestro non significa diventare illuminati, sono le parole stesse del Buddha che te lo mostrano, possono solo insegnarti il sentiero.

Domanda. Se il mio karma negativo è tanto pesante, anche se sto vicino ad un Buddha, ad un maestro non basta, vero?

Ven. Nyenpa Rinpoche. Oh, certo.

Domanda. La rabbia viene dall’ego, ma ieri si diceva che deriva dal Darmakaya, come mai?

Ven. Nyenpa Rinpoche. Se non lo conosci è ego, se lo riconosci è Darmakaya, così i Cinque Veleni si trasformano nelle Cinque Saggezze, se lo riconosci, altrimenti restano i Cinque Veleni.

Domanda. Come posso misurare la mia pratica, come mi posso render conto se va bene o male?

Ven. Nyenpa Rinpoche. Posso misurare la mia pratica in base al fatto che l’attaccamento, o meno, all’ego aumenta o diminuisce. Se, guardando la mia pratica del Dharma, l’ego scende, la pratica funziona e, viceversa.

Facendo bene la pratica, la pratica porta esperienze simultanee di gioia, questo è il vero segno, e non si verifica per una concettualizzazione. Chi è sempre arrabbiato, tramite l’esperienza del Dharma: l’amorevole gentilezza, la pazienza e la tolleranza sorgono spontaneamente e simultaneamente. Così mi arrabbio meno e sono più tollerante e me ne accorgo.

Domanda. Se ho emozioni negative, che significa?

Ven. Nyenpa Rinpoche. Se ho ancora collera, non ho risolto tutto, ma se ne ho di meno, significa che le cose vanno meglio.

Domanda. Se vuoi star meglio, godere di buona salute, benessere, prosperità, ecc. significa incrementare l’ego? Dovrei invece cercare di considerare ciò come illusorio?

Ven. Nyenpa Rinpoche. Gioisci delle tue fortune e del benessere, ma dedicale agli altri, equalizza te stesso con gli altri, e fai ancor più preghiere affinché gli altri esseri possano conseguire una migliore situazione. Se hai una buona vita dipende dal tuo buon karma, e dedica tutto ciò al beneficio degli esseri. Quando sei contento e gioisci del tuo benessere, augurati che anche gli altri ne possano fruire, poi pratica la bodicitta relativa ed assoluta.

Domanda. Come faccio a capire qual’è il vero beneficio per gli altri? Non potrei incrementare il mio ego?

Ven. Nyenpa Rinpoche. Nella Via del Bodisattva di Shantideva vengono esposti diversi livelli: donare cibo, vestiti, un tetto: questa è la bodicitta relativa. Mentre, quella assoluta, significa sviluppare amore e compassione a tutti i livelli.

Domanda. Come facciamo a sapere cosa ci è di beneficio?

Ven. Nyenpa Rinpoche. Non lo so, so che praticare è la via giusta.

Domanda. Marpa ha perso il figlio perché si prostrò al mandala e non al guru, è giusto?

Ven. Nyenpa Rinpoche. Il mandala ed il guru sono la stessa cosa, e non so la storia di Marpa che perse il figlio.

Domanda. La Mindfulness, nel senso di un marchio, una tecnica, è utile anche quando è applicata nelle aziende?

Ven. Nyenpa Rinpoche. La Mindfulness è relazionata a diversi tipi di significati, concetti, non è di così gran utilità rimuovere la mancanza di cura per gli altri. Quando osservo il modo in cui è spiegata, Shantideva spiega la Mindfulness con due termini: sheshin e tenpa. Il primo, sheshin, significa stare sempre in allerta, consapevole, mantenere in ogni momento la mente sveglia, attenta a ciò che succede, quindi la mente sta nella chiarezza. Ed è molto utile. Perché, se ci alleniamo a questa azione, non perdiamo mai la lucidità, ma ci è utile anche per non dimenticare, ad esempio anche cose di tutti i giorni, come le chiavi, la borsa, la nostra dieta, il cibo giusto da assumere. Il secondo termine, tempa, indica l’atteggiamento per cui, se ci si dimentica, allora lo si richiama alla mente. Quando perdiamo la chiarezza mentale, allora, immediatamente, la si richiama alla mente. Il che è molto utile per la vita spirituale e laica, è molto utile per incrementare la nostra memoria. Ma esistono differenti tipi di metodi, ogni situazione cambia la vostra mindfulness, sono aspetti questi fondamentali ed utili in tutti i sensi. La nostra stessa consapevolezza continua a cambiare e ci troviamo col continuo cambiamento della nostra consapevolezza.

 

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