3 – Il Karmapa continua l’insegnamento, i progetti per il Shedra Curriculum.

Sua Santità Gyalwang Karmapa: Cosa significa essere un buddista?

Sua Santità Gyalwang Karmapa: Cosa significa essere un buddista?

Sua Santità il Gyalwang Karmapa: continua l’insegnamento ed annuncia i progetti per il Shedra Curriculum.

16 Gennaio 2016 Monastero di Tergar, Bodhgaya, Bihar, India. Appunti ed editing del Dr. Luciano Villa, revisione dell’Ing. Alessandro Tenzin Villa e di Graziella Romania nell’ambito del Progetto “Free Dharma Teachings” per il beneficio di tutti gli esseri senzienti. Ci scusiamo per i possibili errori ed omissioni.

Gli insegnamenti di oggi sono iniziati con le note rituali di canti melodici delle preghiere d’apertura. Le voci delle monache sono state guidate da un maestro di canto femminile (umze). Dopo le donazioni e le offerte di sciarpe bianche katà da parte degli sponsor laici, il Karmapa ha ripreso gli insegnamenti dal 9° capitolo dell’Ornamento della Liberazione per quanto riguarda la bodhicitta relativa o d’aspirazione, partendo da dove era rimasto ieri.

Sua Santità il Karmapa

La Bodicitta è il protettore indispensabile del Mahayana. È lo spartiacque del praticante Mahayana o meno: se pratico la bodicitta sono nel Mahayana.

In termini di metodi per meditare sul bodhicitta e del modo di formarla e svilupparla, tutti i testi in materia di addestramento della mente sono fondamentalmente dei modi per meditare sulla bodhicitta, per addestrare la mente alla bodhicitta. C’è un testo dell’8° Karmapa, Mikyo Dorje, intitolato “Le Cento Istruzioni Brevi” in cui vengono esposti due metodi per sviluppare bodhicitta: uno consistente nel prendere in considerazione il samsara, in generale, l’altro nel prendere in considerazione i singoli esseri senzienti. Per illustrare il primo, faccio riferimento ad un verso di Nagarjuna in cui si dice: “Proprio come la terra, l’acqua, il fuoco, il vento, e proprio come le erbe e le foreste sono la base per i godimenti degli esseri senzienti, così possa io essere la base per tutta la loro felicità e benefici”.

Così come abbiamo la terra, le piante, le foreste, e tutto il mondo naturale come base per la nostra felicità, anche noi dovremmo quindi essere la base della felicità per tutti gli altri. La nostra aspirazione è di poter essere anche noi la base e la fonte di beneficio e felicità per tutti gli esseri senzienti.

Abbiamo bisogno di pensare a questa determinazione e contemplarla per lungo tempo fino a quando abbiamo sviluppato un forte desiderio e decisione di volerlo effettivamente diventare. Inoltre, se si guarda a questa grande terra ci sono magnifici panorami ed alcuni paesaggi che sono completamente puri. Pensare, sentire, e ricordare la terra porta beneficio. Dovremmo anche fare preghiere affinché anche noi possiamo essere di beneficio. E ‘importante sviluppare l’aspirazione: “Posso anch’io diventare come questo.” La terra è la base dei beneficio per tutti gli esseri senzienti, non solo per gli esseri umani, e non solo per gli animali, ma per tutti gli esseri senzienti. Perciò dovremmo rispettare la terra, l’acqua, il fuoco, l’aria che sono le basi che sostengono la nostra vita. Perciò dobbiamo sviluppare il desiderio di diventare dei veri bodhisattva. Tutti noi esseri senzienti di questo mondo dipendiamo dalla terra, la terra che ci dona sostegno ed è la base della nostra vita. Perciò dobbiamo apprezzare e rispettare la terra, la madre terra. E, dal momento che tutti gli esseri senzienti di questo mondo dipendono dalla terra, beneficiare gli esseri senzienti significa rispettare la terra. Così tutti gli esseri senzienti sono beneficiati e dipendono dalla terra. È importante giungere a sviluppare una vera aspirazione di rispettare veramente ed incrementare il rispetto per la terra non solo da parte di noi stessi, ma incrementando la consapevolezza negli altri esseri senzienti.

Esiste una gran differenza tra la bodhicitta limitata e la vasta, ampia bodhicitta per il beneficio di tutti gli esseri. Attraverso l’espansione della nostra compassione al di là della semplice nostra cerchia di familiari ed amici, sviluppiamo un atteggiamento d’apertura: la nostra compassione non è più solo per i nostri cari, gli amici e la famiglia, ma per tutti gli esseri senzienti. Facciamo fare un ulteriore passo avanti alla nostra compassione, per svilupparla, non solo per chi ci vive accanto, ma anche verso i nostri nemici.

L’altro punto importante è che, quando abbiamo dei nemici o persone che desiderano farci del male, a volte sorge naturalmente la repulsione; a volte non c’interessa cosa accade loro. Ma, dal momento che siamo praticanti del Dharma, in particolare del Mahayana, quando gli altri ci fanno del male, abbiamo bisogno di prendere un atteggiamento più ampio, globale. È importante non rinunciare a coloro che non ci amano o che vogliono farci del male. Anche loro hanno spesso sperimentato la sofferenza. Quando qualcuno ci ha fatto qualcosa di male, per chi si sta formazione al Dharma è importante fare una distinzione tra l’individuo e l’azione. Ad esempio, chi voleva nuocerci poteva essere stato sotto il controllo delle proprie afflizioni, il suo ambiente, o le sue condizioni circostanti. Comprendendo questo, possiamo avere una visione più spaziosa, più ampia, più globale.

In chiusura vi ricordo cosa significa essere un buddista. Essere un buddista non è solo essere gentile in questa vita. Il voto del bodhisattva dura da una vita all’altra. Abbiamo bisogno di riflettere sulla felicità e sofferenza non solo a breve termine, ma di vita in vita, fino a quando non ci saranno più esseri senzienti, fino a quando tutti gli esseri saranno illuminati. La Bodhicitta non è solo avere buon cuore nel breve termine. Essere un bodhisattva significa lavorare da oggi fino al conseguimento dello stato di Buddha. Con questo concludo gli insegnamenti del giorno per entrare quindi nel programma di studio per le monache.

In passato ho parlato di come dovremmo impostare un curriculum di studi nelle shedras ed il programma di studi nei vari monasteri femminili Kagyu. Avevamo bisogno di discutere di questo e determinare un buon curriculum: quali argomenti, il loro ordine, quanti anni di studio e così via. Ho pensato a tutto questo, ma non ne sono davvero soddisfatto. Poi, alla fine dello scorso anno, ho ricevuto un vecchio libro che aveva un testo dal 9° Karmapa Wangchuk Dorje, in cui discuteva la situazione dei vari monasteri Kagyu, in quel periodo. Tra le pagine ho trovato una discussione sul curriculum che hanno seguito per i loro corsi di studi, il loro ordine, i temi che hanno studiato, ed è molto chiaro. Ora che ho ricevuto questo, penso che sia possibile per noi sviluppare un buon curriculum per i nostri shedras.

Al tempo tra il 7° ed il 10° Karmapa, sapevamo che c’erano degli shedras Kagyu e che erano aperte, ma quello che abbiamo bisogno di sapere è che cosa hanno studiato e come. Sapendo questo, sia che siamo in grado di farlo o meno, possiamo almeno usare le vite e le attività dei grandi maestri del passato come esempi per redigere un nuovo curriculum. Questa è la mia speranza. Ora che siamo in grado di vedere i loro scritti e sapere quello che hanno studiato e come hanno fatto i programmi di studio, mi sento ispirato. Dal momento che v’è un sostegno storico per quello che potevo fare, mi sento più a mio agio nel fare questi piani.

Nel 1985 in Tibet la gente non sapeva che ci fossero dei testi di maestri Kagyu sui cinque grandi temi filosofici. Naturalmente conoscevano le istruzioni sulla Mahamudra ed i Sei Yoga di Naropa e così via, ma la gente non sapeva di questi commentari sui cinque grandi temi filosofici. Così, quando per la prima volta Mikyo Dorje apparve in Tibet, molti rimasero sorpresi, e non solo maestri di altre tradizioni, ma anche i maestri Kagyu non conoscevano queste importanti commentari. Di conseguenza, molti maestri Kagyu andrebbero da altre tradizioni per studiare filosofia.

Fino al momento del 10° Karmapa ci furono molti shedras e studiosi, con una grande tradizione di studi, ma, da quel momento in poi, questa tradizione è andata in declino in quanto il lignaggio Karma Kamtsang dell’insegnamento era più o meno rotto. Così, quando sorgevano delle controversie sull’interpretazione d’un testo, non c’erano commentari di riferimento. Ma l’anno scorso, quando ero in visita in America mi è fu dato un testo del 6° Shamar Chokyi Wangchuk, che contiene una discussione generale sulla validità. Si tratta di un testo estremamente chiaro, che tratta tutti i punti difficili dell’Oceano dei Ragionamenti del 7° Karmapa Chodrak Gyatso (trattato sul Commentario sulla Validità di Dharmakirti) e discute lucidamente, presentando una discussione generale, così come la nostra tradizione. Ora che abbiamo questo testo che è così esplicito, possiamo vedere esattamente le risposte a questi punti difficili.

Questo testo di Chokyi Wangchuk cita anche un altro testo con una discussione generale della Prajnaparamita e spero che sia disponibile in futuro.

Con la riscoperta di questo testo sulla validità, sarà possibile determinare il programma dei nostri studi. Mi auguro che durante questo Incontro di Dharma d’Inverno Arya Kshema, saremo in grado di determinare il curriculum. Allora se i monasteri femminili lo attueranno, credo che in futuro questo veramente diffonderà la nostra tradizione d’insegnamenti. Dopo questa dichiarazione di chiusura, il merito della giornata è stata dedicata. Dato ciò che il Karmapa ha detto, sembra le suore Kagyu del Karma Kamtsang svolgerà un ruolo fondamentale nel far rivivere lo studio dei commenti appartenenti alla sua stirpe di spiegazione.

 

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