Ven. Ghesce Tenzin Tenphel: L’addestramento mentale.

Ven. Ghesce Tenzin Tenphel: Come dobbiamo cambiare il nostro modo di pensare?

Insegnamenti del Ven. Ghesce Tenzin Tenphel al Centro Studi Tibetani Sangye Cioeling di Sondrio, il cui nome è stato conferito da Sua Santità il Dalai Lama, il 12 e 13 marzo 2016 sul tema “L’addestramento mentale, come affrontare i problemi con serenità.11° incontro del Programma “Alla Scoperta del Buddhismo”. Appunti ed editing del Dott. Luciano Villa, revisione di Graziella Romania, nell’ambito del Progetto Free Dharma Teachings, per il beneficio di tutti gli esseri senzienti. Traduzione dal tibetano in italiano di Lotzava Thubten Sherab Sherpa.

Ven. Ghesce Tenzin Tenphel

Innanzitutto cerchiamo di coltivare una motivazione altruistica, la mente di buon cuore per il beneficio di tutti esseri senzienti, al minimo cerchiamo di non far danni, beneficiando tutti gli esseri.

La motivazione si basa su un ragionamento corretto che sostiene la giusta motivazione. La motivazione corretta non è necessaria solo nell’insegnamento, ma la motivazione positiva deve essere la base di qualsiasi nostra azione.

Perché generare una motivazione corretta?

Per sviluppare buon cuore nel nostro quotidiano, dal momento in cui ci alziamo generiamo la motivazione positiva e facciamo di tutto, ci sforziamo d’incrementarla. Perché lo facciamo? Perché vogliamo sempre star bene e vivere nel benessere, perciò c’impegniamo nei giusti sforzi. Tutti desideriamo felicita e pace e nessuno vuole la sofferenza. Invece cadiamo nell’infelicita e sofferenza, perché? Perché non poniamo le giuste cause per la felicita, mentre poniamo le cause per la sofferenza. D’altra parte, ci sono condizioni in cui non c’è rimedio e non possiamo far nulla. Nella coppia, in famiglia è impossibile eliminare tutti i problemi. Non c’è rimedio al fatto che i problemi comunque sorgono. E non non facciamo nulla per migliorare i nostri pensieri. Le problematiche crescono sempre di più, anche involontariamente. Nella nostra mente le nostre sofferenze crescono di più, perché non sappiamo come gestirle. Ad esempio, ci sono stati degli screzi in passato, ma sono rimaste delle impronte della sofferenza del passato. Perciò, per aver sofferto prima, continuiamo a soffrire ora. La sofferenza del passato può emergere per una condizione esterna che la suscita, il che significa che comunque esiste un’impronta che la sostiene. Perciò i problemi esterni rimangono sempre. E, se non li sappiamo gestire, ci seguiranno per sempre, e la loro intensità dipende da come ci comportiamo e pensiamo. L’intensità della nostra sofferenza dipende molto dal modo in cui pensiamo. Se conosciamo il modo giusto di pensare, questa è la pratica giusta nella vita quotidiana, allora i problemi diventano piccoli. Tutto dipende dalla nostra pratica, se ci chiediamo – perché meditiamo – la risposta corretta è che vogliamo essere liberi dalla sofferenza. Così, se meditiamo, facciamo la cosa giusta. Meditando, possiamo cancellare qualsiasi sofferenza? No, certo, possiamo cambiare solo il nostro modo di pensare, quindi d’agire. Oggettivamente gli altri e l’ambiente rimangono sempre lì. Quel che cambia è il nostro comportamento verso di loro, il che ci aiuta molto ad avere una pace e stabilità interiore. Parlando di felicità non dobbiamo mai nutrire l’aspettativa di eliminare tutta la sofferenza, ma possiamo cambiare il nostro modo di pensare, quindi d’affrontare le cose. Nè possiamo cambiare le circostanze, l’eliminazione della sofferenza totale dipende dalla nostra mente. Potete, da voi stessi, esaminare quel che dico.

È possibile eliminare la sofferenza?

Sì, perché il processo per liberarsene si basa su un ragionamento logico. Anche se le condizioni sono esterne, la durata di queste sensazioni dipende dal nostro modo di pensare, quindi la possiamo eliminare. Si conclude così che ciò è giusto, il ragionamento è giusto.

Quando sorge la sofferenza?

Quando ci troviamo di fronte ad una condizione esterna, ma non necessariamente, perché non servono problemi esterni per darci sofferenza, bastano quelli interni. Per cadere nell’ansia, nel terrore mentale non è necessario un’evento esteriore, ma basta una condizione interiore. Quindi, occorre un percorso graduale per eliminare progressivamente con la meditazione i dubbi e le angosce interiori. Se non lo facciamo da noi stessi, altrimenti sarà impossibile, nessun altro lo potrà fare, se non noi stessi. Se non cambiamo il nostro modo di pensare, la nostra mente sarà sempre nel disagio, avrà un malessere.

Perché allora il malessere è sempre nella nostra mente?

Perché abbiamo sempre questo disagio mentale? È vero, nella nostra vita reale abbiamo qualche paura, ansia che ci accompagna. Dipende dal fatto di aver vissuto in passato tante sofferenza da cui derivano degli effetti che sorgono ora nella nostra mente. Sono effetti derivanti dall’aver accumulato molti problemi in passato. Ma questa angoscia non è continua, è ondivaga, anche quando stiamo seduti comodi sul divano, potremmo essere in pace, ma nel nostro cuore c’è un certo tipo di malessere. Il che c’indica che la sofferenza, per emergere, non ha bisogno di molte condizioni esteriori, basta poco o nulla, è la nostra mente che la genera. Non c’è nessuno al di fuori di noi che faccia veramente sorgere questi problemi. Se vogliamo la felicita e liberarci dalla sofferenza dobbiamo conoscere come farlo, come farlo nel modo giusto e la mente dev’essere quindi consapevole di come comportarsi quando il malessere sorge, sapendo che esso è sempre lì lì per manifestarsi. Dovete conoscere che in noi è naturale questo malessere e, per superarlo, dobbiamo addestrare la nostra mente. Proprio perché l’ansia deriva dalla nostra mente, dobbiamo sapere che solo cambiando il modo in cui vediamo le cose, potremo essere liberi dai nostri problemi. Sediamoci ed analizziamo i nostri pensieri, tutti questi pensieri: val la pena averli? No, non sono necessari, non ne vale la pena. Così pensando, tutti questi pensieri inutili vanno a ridursi. Analizziamo i nostri pensieri, qual’è quello giusto che dobbiamo coltivare? E quali sono i pensieri da eliminare? Se non ci controlliamo, e continuiamo a pensare ciò che non dobbiamo pensare, stiamo sprecando energie e tempo. Abbiamo l’opportunità di pensare cose belle e positiva, ma, se pensiamo alle cose negative, perdiamo l’occasione per pensare a tutte le cose belle e positive. Come umani abbiamo capacita ben superiore agli altri esseri animali. Quindi, se pensiamo solo a cose negative, allora perdiamo l’occasione di pensare alle cose positive. Lasciamo quindi perdere le cose che sono inutili da pensare. Si può anche vivere senza pensare alle cose negative, ogni volta che ammiriamo, che apprezziamo qualsiasi cosa, cadremo sempre meno in pensieri inutili, ma ci focalizzeremo solo su cose giuste da pensare. Quando pensiamo positivamente, l’intensità del nostro pensiero non è molto forte, la mente è instabile, è di breve durata e la qualità del pensiero positivo non è sempre forte e stabile. Il difetto sta nel fatto d’avere molte abitudini a pensare a cose negative, il che ci crea molti ostacoli ad orientarci verso la giusta direzione. Se non facciamo questa meditazione analitica si può credere che questi pensieri negativi sono invece buoni, positivi, il che deriva dalla mancanza di controllo mentale. Perciò, più esercitiamo il nostro controllo mentale, più siamo in grado di esercitare la nostra saggezza e di svilupparla. Così s’incrementa la mente che vede positivamente gli aspetti negativi. Riflettendo, scopriamo che in passato abbiamo agito in modo sbagliato e ciò dipende dal fatto di crescere questa saggezza nel nostro continuum mentale. Quando riceviamo queste istruzioni, questo tipo d’informazioni, ci rendiamo conto che è vero, ma non è sufficiente, perché occorre un impegno da parte nostra.

Come dobbiamo cambiare il nostro modo di pensare?

Questa è la parte centrale della nostra meditazione. Ma non considerate tutto ciò corretto, accettate solo ciò che vi sembra giusto, ma analizzate, verificate gli insegnamenti del lama, quando vi renderete conto che sono veri, allora accettateli ed allora vi resteranno scolpiti nella vostra mente. Ma solo sapere non è sufficiente. È ovviamente positivo conoscere, ma la sola conoscenza non ci cambia dentro, e non ci cambia il nostro comportamento. La difficoltà sta nel mutare le nostre abitudini che abbiamo scolpito nella nostra mente fin dall’infanzia. Ma non pensate che non ritenga che non abbiate fatto delle cose buone. Tuttavia, in genere, il lato negativo sovrasta quello positivo.

Quindi bisogna sviluppare saggezza consapevolezza ed introspezione. Se cambio il mio modo di pensare: come posso vivere la mia vita normale?

Perché lo dico? Se abbandono il mio odio ed attaccamento, se cambio totalmente i miei pensieri quotidiani, come potrei continuare nella mia vita normale? Resteremo senza emozioni, senza sensazioni? Dobbiamo quindi sapere come calmare e rilassare la nostra mente in modo graduale, seguendo il ragionamento, poi, a poco a poco, la nostra mente trova la sua saggezza sempre tramite il ragionamento, così molti pensieri negativi si riducono senza molta difficoltà. Molti pensieri, quando recepiamo le informazioni giuste, fanno sì che la nostra mente cambi. Ma dobbiamo sapere come gestire la nostra mente. Altrimenti è molto difficile. Perché molti pensieri negativi e grossolani si pacificano da soli, ma, ogni volta dovremmo acquistare così maggiore sicurezza in noi stessi, più saggezza. Se vogliamo felicità e pace, allora abbiamo il dovere di migliorare la nostra mente, la qualità del nostro pensiero e di cambiare la nostra mente in meglio. Purtroppo non è così, perché molti non sanno come cambiare la mente, perciò il loro modo di comunicare e di parlare è diverso dal nostro che stiamo cercando di cambiare positivamente la nostra mente. Quando costoro comunicano con noi, dobbiamo stare attenti a non retrocedere, lasciando che la nostra mente torni come prima, in quanto la nostra pratica non è stabile. Ciò che importa è il mutamento della nostra mente. Da parte nostra facciamo gli sforzi migliori, se altri non lo fanno, non li dobbiamo obbligare, né dobbiamo ritenere gli altri un ostacolo al nostro sviluppo, considerandoli negativamente, è sbagliato considerarli negativamente. Non critichiamo gli altri, ma consideriamo ogni condizione, ogni comportamento negativo degli altri come una condizione per farci crescere meglio. Noi stessi, quando esprimiamo certe parole e frasi, non ci rendiamo conto che feriscono gli altri, ma recepiamo come negativo ed offensivo il comportamento di altri che magari non avevano nessuna intenzione di nuocerci. Se, allora, così analizziamo il comportamento degli altri, qualsiasi loro atteggiamento diventerà un insegnamento per noi. Qualsiasi cosa gli altri dicono, lasciamo correre, ma è fondamentale che noi continuiamo a gestire la nostra mente in modo positivo. E, se abbiamo un modo corretto di pensare, ciò attrae molte amicizie. Il che crea attrazione vicendevole, conferendoci una mente più pacifica, stabile.

Meditiamo insieme.

Meditare non significa stare comodamente seduti, ma cerchiamo di rivedere ciò di cui abbiamo appena parlato, i pensieri che abbiamo seguito fino ad ora sono corretti? Possiamo vivere senza questi pensieri che ci assillano? Certamente non possiamo ricordarci dei pensieri del passato, ma possiamo aver presente i pensieri che frequente, mente fluiscono nella nostra mente. Abbiamo la meditazione analitica e concentrativa univoca. La meditazione analitica si realizza sulla base dell’ascolto, dello studio, riflettendo da parte nostra su quanto ascoltato, meditando sul soggetto in modo da generare la saggezza prodotta dall’ascolto, poi si riflette, per un tempo più o meno lungo, quindi, abbiamo la saggezza prodotta dalla riflessione, e, successivamente, dalla meditazione. Ma non è l’ascolto d’un qualsiasi argomento, me dev’essere d’un soggetto inerente la pace e felicità mentale. Se ascoltiamo spesso va sempre bene. E, più ascoltiamo, meglio è. Il che fa crescere una saggezza, quella dell’ascolto. Quindi, riflettendo, produciamo la seconda saggezza, quella prodotta dalla riflessione. Perché riflettere spesso sullo stesso argomento? Per giungere ad avere la certezza dell’oggetto, quando ne nasce il cognitore valido o conoscenza valida, così conseguiamo una base solida per la meditazione. L’ascolto produce la saggezza derivante dall’ascolto, mentre la riflessione produce la saggezza derivante dalla riflessione. Anche condividendo la stessa riflessione con altri, si consolida così maggiormente la saggezza derivante dalla riflessione. Più sono le condivisioni, più cresce l’energia, più è positivo, più s’incrementa la saggezza derivante dalla riflessione.

I pensieri positivi sono da adottare, mentre quelli negativi sono da abbandonare. Di questo devo essere sicuro. Ma i pensieri positivi sono pochi, mentre quelli negativi non ci mancano mai.

Domanda. Cos’è il cognitore valido?

Ven. Ghesce Tenzin Tenphel. È una mente che realizza il suo oggetto in modo corretto, il che viene spiegato a vari livelli secondo le varie scuola filosofiche buddiste. Un cognitore valido è una consapevolezza, una mente non erronea, non errata rispetto al suo oggetto. È questa una risposta molto sintetica, perché il cognitore valido richiede altri fattori.

Ma, prima di diventare cognitore valido, è necessario che il soggetto rifiuti la concezione errata, e per farlo, gli deve sorgere un certo dubbio, quindi cresce in esso una percezione man mano corretta fino alla credenza corretta. Quindi, prima del sorgere del cognitore valido, tutte le percezioni precedenti sono tutte percezioni concettuali, in quanto non hanno realizzato direttamente l’oggetto, diventano valide solo quando il soggetto realizza l’oggetto in modo giusto.

Il cognitore valido è diretto, mentre la coscienza concettuale non è diretta, perché si basa su una immagine mentale, che è un immagine mentale rispetto all’oggetto che non si identifica con esso. La mente corretta investiga l’oggetto fino a diventare un cognitore valido.

Vediamo il processo rispetto all’oggetto ultimo, come la vacuità, ed il processo rispetto all’oggetto convenzionale, ad esempio, l’impermanenza. Rispetto a quest’ultimo, potremmo inizialmente nutrire dei dubbi sull’impermanenza. Quindi, questa coscienza diventa valida rispetto ad un suono, realizzando che è impermanente. Quindi la mente inizialmente considera il suono come un fenomeno permanente, ma, colta dal dubbio si chiede se il suono è davvero permanente, e diventa valida quando si rende conto che il suono è effettivamente impermanente.

Così, rispetto alla vacuità, inizialmente la mente può pensare che i fenomeni esistono intrinsecamente, quindi giunge a metterlo in dubbio, quindi, nel momento in cui realizza la mancanza d’esistenza intrinseca, realizza la percezione corretta, quindi realizza la percezione valida.

La Scuola Prasangika ci dice che, ad esempio, parlando dei suoni, quando iniziamo a percepire il suono come permanente, sbagliamo, ma, in un momento successivo, iniziamo a dubitarne, e dubitiamo che il suono sia permanente, in quanto l’immagine mentale dell’oggetto e del soggetto è una coscienza sbagliata perché ha in sé un’apparenza di esistenza intrinseca, ovvero esistente di per sé.

La coscienza che realizza direttamente la vacuità non ha alcuna apparenza d’esistenza veritiera, ovvero intrinseca, perché non concettuale. Tutte le concezioni prima della realizzazione diretta della vacuità sono errate perché concettuali. I Prasangika ci danno la soluzione finale, senza trattenere la versione delle altre scuole.

Domanda. L’obiettivo è d’arrivare ad essere completamente sereni o semplicemente non avere più pensieri negativi?

Ven. Ghesce Tenzin Tenphel. L’obiettivo è inizialmente di non aver più pensieri negativi, ma d’averne di soli positivi, il che ci porta pace e felicità, ma non è una felicità eterna. Infatti, non vuol dire che non c’è più sensazione alcuna, ma, in quanto esseri senzienti, abbiamo una mente che continua fino all’illuminazione. L’obiettivo è di raggiungere la grande illuminazione dove non c’è più sofferenza né interna né esterna. Ma, un volta raggiunta l’illuminazione, si può decidere di tornare come migliaia d’emanazioni nell’universo, in questo universo od in altri.

Perché un Buddha ha realizzato quell’emanazione per beneficiare gli altri? Perché ha realizzato migliaia d’emanazioni? Perché non ci basta che un Buddha si mostri solo in un aspetto. Perché non tutti sono in grado di percepire questa emanazione. Per far sì che tutti gli esseri vengano toccati, il Buddha invia migliaia e migliaia d’emanazioni secondo i bisogni degli esseri senzienti. Migliaia d’emanazioni: questo termine deriva da un motivo speciale, perché la natura del Buddha dagli altri esseri non è percepibile. Esistono 10 terreni o livelli o Bumi, il Buddha non è visibile se si dovesse manifestare così com’è, ma gli esseri superiori Arya sono in grado di percepirlo, ma solo chi ha karma purificato è in grado di vedere il Corpo d’emanazione supremo, ma per gli esseri convenzionali il Buddha appare in migliaia d’emanazioni secondo la loro attitudine.

Domare la nostra mente è l’obiettivo di tutti gli esseri illuminati, dato che sono innumerevoli, se fossero solo gli esseri di questo mondo, sarebbe forse possibile, ma, trattandosi degli infiniti mondi ed universi, occorrono infinite emanazioni del Buddha. Come lo spazio non ha limite, così anche le dimore in cui gli esseri vivono, non hanno limite. Questo pianeta ci sembra grande, ed ancor più grande questo universo. Tutti gli esseri possono diventare liberi dai loro difetti, ma non sappiamo quando. Perché il numero di esseri è infinito, se dobbiamo attendere il conseguimento da parte loro dell’illuminazione, allora quel momento è difficile da immaginare.

Cenresi, il Buddha della compassione, era innanzitutto un essere ordinario che poi divenne un Bodhisattva. Quando era un Bodisattva portava gli esseri all’illuminazione e metteva un bastoncino per ogni essere liberato, fino a formare una montagna altissima, finché pensò che gli esseri erano diminuiti. Ma, osservando gli sembrò che gli esseri fossero aumentati, stava per scoraggiarsi quando Buddha Amitaba lo incoraggiò a non perdersi d’animo. Così prosegue incessantemente nel suo impegno.

Esistono molte forme della pratica, ma quella di lavorare sulla propria mente è la principale. Si può praticare fisicamente, con mantra e parole, e con la mente: e quest’ultima è la principale. La pratica col nostro corpo sono le prostrazioni, circumdeambulazioni attorno a stupa, oggetti sacri. La pratica verbale sono le preghiere, i mantra, la recitazione verbale di frasi e versi. La pratica mentale significa astenersi dalle azioni negative, cambiando in meglio la nostra mente, eliminando i pensieri negativi. La pratica mentale è addestrare la mente, il che per noi è la pratica più importante. La pratica con le parole e fisica sono più semplici, perché chiunque le può realizzare. Ma praticare mentalmente ci costa molte energie e ci porta molto nel profondo. Un praticante può fare una circumdeambulazione recitando mantra, ma, se avesse pensieri negativi, le sue azioni verbali e fisiche non sarebbero Dharma puro. Perché il puro Dharma viene dalla motivazione, quindi dal fattore mentale. Se il nostro corpo non stesse bene, anche la nostra mente ne risentirebbe, perciò dobbiamo prenderci cura del nostro corpo, perché la mente ne è dipendente. Come buddisti o non buddisti dobbiamo prenderci cura del nostro corpo facendo esercizi, ad esempio yoga, ma ciò richiede anche una dieta corretta. Occorre prendersi cura del corpo con l’alimentazione corretta, il lama non può indicare la dieta che vada bene per tutti, perché ognuno ha bisogno del cibo e le bevande più consone alla sua costituzione. Un altro fattore che tutti conosciamo è il fatto che alcuni studiano ancora, altri devono lavorare, il che è molto importante per la nostra pratica. Quando ci prendiamo cura del corpo c’impegniamo in esercizi fisici, facendo uno yoga adeguato, come pure l’alimentazione adatta ed il giusto riposo, dormendo non meno di 6 ore e non più di 8 ore nelle 24 ore. Perché, se dormiamo troppo cadiamo nella letargia, con conseguente pesantezza del nostro organismo. Se dormiamo troppo poco non abbiamo tempo sufficiente per rigenerare le nostre energie, quindi non bisogna dormire meno di 6 ore. Quando si è giovani, in piena forma, è sbagliato non prendersi cura del corpo, altrimenti, a lungo termine si sarà meno sani. Osservando, tutti hanno un orologio od un cellulare od ambedue. Avendoli, dobbiamo usare il nostro tempo nel modo migliore, utilizzando positivamente gli oggetti tecnologici. C’è chi ha un orologio prezioso, ma non gli serve, basta un orologio che segni correttamente il tempo. Inoltre in Italia si parla tanto, ma non sto dicendo di non parlare, ma di farlo in modo moderato, sopratutto la notte. Evitando di rubare tempo prezioso al riposo notturno. Si può ammettere che succeda qualche volta ma non spesso. Perché allora il lavoro diventa faticoso, sembra che sia il lavoro a farci soffrire, ma siamo invece noi che non abbiamo pianificato il nostro tempo. Infatti se abbiamo dormito poco ci creiamo pesantezza mentale, e siamo noi stessi ad aver creato questi disagi; seguendo un tal stile di vita: come si può parlare di pratica? È molto difficile praticare in queste condizioni. Quando sappiamo come dobbiamo vivere, pianificando la nostra giornata, allora la nostra vita sarà più facile, e la nostra vita sarà più pacifica sia sul lavoro che fuori e sarà un fattore importante nell’armonia individuale. Perciò, mi raccomando d’avere questa consapevolezza di condurre appropriatamente la nostra esistenza, evitando di cadere nel torpore della carenza o dell’eccesso di sonno. Certi libri di yogi del Tibet si dicono che dormono poco, è vero, ma non possiamo considerarci come uno yogi avanzato, per loro è un caso diverso, perché noi siamo esseri ordinari. Se ci addestriamo, possiamo giungere al loro livello. Ma dobbiamo addestrarci gradualmente, in modo lineare, graduale, senza salti. Quel che ora vi sto dicendo scaturisce dalla mia esperienza. Quando dico che il tempo passa molto velocemente è un fattore che tutti conoscono. Non è un concetto filosofico, ma che tutti abbiamo sperimentato. Non è che il tempo sia trascorso più velocemente, ma è la nostra mente che è andata in torpore. Ma, se dobbiamo sacrificare il nostro tempo per una meditazione, allora il tempo ci sembra troppo lungo, la mente in quel frangente non ha tempo, come quando si aspetta il treno alla stazione. Se, in quel caso, aspettiamo per soli 10 minuti, ci sembra un tempo lunghissimo. Perciò il tempo è un vero tesoro che va tutelato. Come controllare il tempo? Non è possibile. A meno che non iniziamo a controllare le nostre comunicazioni futili, le chiacchiere. Il vero senso, se analizziamo la natura delle nostre chiacchiere, dov’è? Non c’è! Che senso ha sparlare degli altri? La gente che si comporta in questo modo continua a farlo, non smette mai. La natura del nostro chiacchiericcio non ha senso, è solo spreco di tempo. Possiamo eventualmente fare per proprio conto una meditazione analitica, ma, se lo facessimo insieme, condividendo insieme l’argomento, allora, parlando con gli altri, ci si può aiutare, capendo meglio l’argomento della nostra meditazione analitica. Per realizzare insieme questa pratica meditativa ovviamente occorre fare un programma, accordandosi per meditare insieme. La volontà è un fattore fondamentale. Altrimenti, diventano più importanti tutti quei fattori futili o scuse che ci vogliono distogliere dalla pratica meditativa, sopratutto se di gruppo. Perciò è necessario un programma.

Dobbiamo perciò essere molto consapevoli del grande valore del nostro tempo, del grande valore della nostra vita e della nostra giornata, perché il tempo non si può recuperare, non ha compassione e nessuno lo può controllare, lo si può fermare. Il che è vero.

Gli oggetti tecnologici dal cellulare agli Iphone, Ipad possono essere sia fuorvianti e di molto, che molto, ma molto utili. Anch’io possiedo un cellulare, e poco fa sono stato raggiunto dalla notizia di un mio amico che mi comunicava d’avere 170 amici di Face book, ma aggiunge che non li conosce personalmente, ma che ci perde molto tempo. “Nello stesso momento – prosegue – mi sono allontanato molto dai miei amici veri. E, poiché gli altri diventano d’ostacolo alla chat, se ho un amico vicino, mi chiudo in una stanza e mi isolo dai miei amici che sono lì accanto a me. Così ho deciso di non usare il cellulare. Andando poi a cercare una certa persona in un villaggio, senza avere un’indirizzo preciso, ma solo il nome, incontrai una persona, una ragazza avvenente, cui dovetti chiedere dove abitava l’amico che cercavo. E la donna mi portò a trovare la persona desiderata, ma così conobbe quella persona, così iniziai a conoscerla, e, senza cellulare, iniziò una relazione stabile, finii per sposarla e vivere bene insieme, creando una famiglia da cui nacquero dei figli”. Mentre di contro c’è un’altra storia in cui il protagonista incontrò sì la ragazza, ma era impegnato ad usare il suo cellulare, il che gli impedì di conoscerla. Così in queste due storie si evince che il cellulare è stato d’ostacolo a relazionarsi con gli altri. Ma nella società, se non parliamo non va bene, non possiamo vivere senza parlare, ma dobbiamo avere moderazione nel linguaggio verbale, le giuste misure.

Ven. Ghesce Tenzin Tenphel In sintesi, come primo punto, il nostro corpo manteniamolo sano, facciamo esercizi fisici e yoga. Come secondo punto, curiamo l’alimentazione corretta senza esagerazione, ma con saggezza. Come terzo punto, concediamoci un adeguato riposo notturno. Come quarto punto, parliamo sì, ma con moderazione, senza perdere tempo, perché, quando non sappiamo contenerci nel parlare, tendiamo a parlare continuamente, senza sosta. Esiste perciò il gran rischio di perder tempo senza renderci conto. Una famiglia di Bologna aveva una figlia che curava molto il suo corpo ma aveva un’alimentazione molto restrittiva, al punto di diventare bulimica, il che è negativo.

La base, il presupposto per la meditazione necessita d’un corpo sano, allora possiamo procedere a coltivare e sviluppare le qualità positive della nostra mente. Purtroppo, se non avessimo un corpo sano, come potremmo parlare di sviluppo mentale? Altrimenti, senza un corpo sano, come potremmo avere una mente sana? Quindi, avendo un corpo sano, come base, allora si può costruire una base affinché la nostra mente consegua sempre più qualità. Marpa, Millarepa, Naropa, nella loro vita hanno sacrificato in una pratica ascetica di grande difficoltà, all’opposto di quanto vi dico, ma pure questo è possibile. Quando sorgono questi dubbi, se si ha veramente la convinzione ed il coraggio e la preparazione, si intraprenda pure la vita di questi grandi asceti, altrimenti si persegua nel cammino graduale. È possibile vivere senza mangiare per due giorni? Un giorno è sopportabile, due giorni ancora ancora, ma poi si va incontro a delle difficoltà, quindi lasciamo a Naropa, Marpa e Millarepa il loro stile di vita.

Domanda. Ha visto, Ghesce là il video d’un tizio che, per liberarsene, scaraventa un cane oltre un cancello? Un atto irato verso quella persona, non andrebbe bene?

Ven. Ghesce Tenzin Tenphel. naturalmente si tratta d’un atto impensabile, violento e negativo. Qui in Europa ci si preoccupa degli animali, ma in Asia, in India ed in Cina il problema è per gli umani. Bambine appena nate vengono messe in un sacchetto e buttate via come un rifiuto. Anch’io a 15 anni a scuola, andavo a trovare una brava maestra indiana, che raccontò d’aver visto, passeggiando vicino a casa, una donna piangente, che buttava sembrava della terra, insospettita scopri che aveva scavato un buco dove aveva seppellita viva la figlia, la maestra rimosse la terra e salvò la neonata, allevandola come se fosse sua. Ma a 12 anni il karma della bimba si esaurì e morì. Ma la maestra aveva fatto del suo meglio e comunque l’aveva salvata. Ora in India ci si è resi conto che, così facendo, ci sono troppo ragazzi rispetto alle ragazze, e non ci sono ragazze sufficienti a maritare tutti i ragazzi. Anche in Cina ci sono molto meno nati femmine. Ne è nato un traffico di ragazze che vengono vendute da dei paesi poveri verso l’India.

Domenica 13.03.16

Sviluppiamo la grande motivazione, ascoltando l’insegnamento con la volontà di beneficiare tutti gli esseri a qualsiasi livello, se vi risulta impossibile, cercate almeno di non nuocere.

Riguardo quest’argomento della motivazione, faccio presente che, quando si parla di realizzare una virtù veramente potente, la sua energia dipende dalla effettiva motivazione che generiamo. Anche se l’energia iniziale non è forte, ma se le energie di motivazioni e le energie concomitanti all’inizio, nel durante ed alla fine, si rivelano decisamente positive, allora ne risulta un incremento d’energia. Perciò la forza della virtù e non virtù dipende molto da ciò che facciamo. Se, ad esempio, siamo soddisfatti di aver rubato, d’aver sottratto delle proprietà ad altri, che abbiamo danneggiato, allora la negatività del nostro gesto sarà ancora più grande.

L’altruismo

Per generare una forte virtù occorre generare una forte motivazione, mantenere l’energia durante il momento di azione e dedicare i meriti finali.

Essendo noi dei principianti, ci è molto difficile riuscire a realizzare la presenza mentale dal mattino fino alla sera, ci è molto difficile, non solo essere mentalmente sempre presenti, ma mettere a frutto la presenza mentale: quanto tempo abbiamo infatti dedicato alle azioni positive? Poco, decisamente poco. Di conseguenza, rendendocene conto, realizziamo da un lato la presenza mentale, e, dall’altro, l’abitudine a realizzare azioni positive, dedicandole al beneficio di tutti gli esseri, e facciamolo continuativamente, creando così un’abitudine, e facendo sì che quest’abitudine benefica si radicalizzi nel nostro continuo mentale. Ma noi siamo molto esperti delle azioni negative, abbiamo già quest’istinto naturale, anche solo esprimendoci offensivamente, manifestando rabbia, creandoci così dei nemici perché ci esprimiamo con espressioni dure, offensive. E magari siamo soddisfatti d’aver colpito qualcuno, anche solo verbalmente. Ma non intendo che tutti voi avete quest’attitudine negativa, ma se vedete, vi rendete conto d’avere questo tipo di vita, e dovete decidervi a migliorare il vostro comportamento, altrimenti la vostra vita sarà segnata solo dalla non virtù, il che vi porterà solo sempre malessere e sofferenza. Se non vogliamo cadere nelle sofferenze, non dovremo cadere nelle non virtù, sopratutto facendone un’abitudine. La felicita è data dalle virtù, mentre le sofferenze dalle non virtù. Ciò è quanto dobbiamo fare, crearci una vita virtuosa, ponendo molta attenzione a ciò che non vogliamo. La felicità e le sofferenza non dipendono solo dalla intenzione, ma dal nostro comportamento effettivo. Purtroppo abbiamo tante non virtù e pochissime virtù e questa è la situazione in cui ci troviamo. Quando vi spiego il cammino della virtù e le sue conseguenze, sarebbe opportuno che verifichiate le vostre cadute, impegnandovi a creare la vostra vita nelle virtù in modo corretto. Ognuno di voi è responsabile d’aver creato un comportamento non virtuoso, innanzitutto dovrà rendersene conto, quindi realizzare una condizione positiva. E, se non si riuscirà a realizzare un comportamento il più possibile altruistico, si dovrà fare in modo di non nuocere, astenendosi almeno dal far del male. L’attitudine altruistica è molto grande, è veramente superiore. L’altruismo porta in causa una moltitudine d’esseri senzienti, umani ed animali, con cui difficilmente potremo riuscire a venire in contatto. Siamo invece vicino ad altre persone, con cui viviamo, in casa o sul lavoro, allora cerchiamo di sviluppare l’altruismo a partire da chi ci sta più vicino, evitando di cadere nell’ipocrisia di dichiarare di voler praticare l’altruismo, ma finiamo invece per isolarci seduti su un cuscino di meditazione,

La pratica dell’altruismo non è una condizione a noi lontana, ma è la vita che viviamo, quella che sviluppiamo con chi ci sta vicino, l’altruismo lo dobbiamo sviluppare con chi mangiamo ogni giorno, con chi andiamo a scuola od al lavoro. Ma quest’altruismo non viene sviluppato così spontaneamente, ma lo dobbiamo sviluppare con chi viviamo tutti i giorni. Non c’è affatto bisogno d’isolarsi in una grotta, in un luogo isolato, né di manifestare gentilezza con chi ci è lontano per poi trattar male chi ci sta vicino. Questo dimostra che non solo è bene addestrarsi nell’altruismo a partire dai nostri familiari, ma che, altrimenti, se non lo facciamo, e diciamo di volerlo fare, diventa solo un gioco di parole. Se ci chiediamo: chi è la persona più vicina? La moglie o il marito, o i figli. Ma se non siamo gentili con loro, come possiamo essere gentili con gli altri?

All’Istituto Lama Tzong Khapa di Pomaia stavo conferendo un’insegnamento sulla pazienza ed un ascoltatore mi fece questa domanda: “Lama, per me è impossibile riuscire a praticare la pazienza in casa coi miei familiari, perciò penso che si debba praticare la pazienza con chi ci sta lontano”. Così, se non si sta attenti, allora si peggiora la situazione, con chi? Con chi condividiamo la situazione, con chi stiamo insieme. Perché è con loro che condividiamo la nostra vita, anche con manifestazioni di rabbia e d’odio, perciò con loro siamo più inclini a lamentarci, verbalmente e non solo. Ma praticare la pazienza con gli altri, con chi è lontano: che senso ha?

Chi ci sta vicino potrebbe avere anche lati positivi, anzi, ce ne sono senz’altro. Ma noi siamo portati a vedere negli altri il lato negativo, anzi ad enfatizzarlo. E stiamo attenti ad osservare la nostra mente, osservandola costantemente. Evitiamo di legarci al dito le situazioni, evitiamo di serbare rancore, sopratutto in famiglia. Perché volersi male tra persone vicine, tra chi ha scelto di vivere vicini, in intimità? Se si dovesse fare una discussione sul perché si cade sempre nei litigi, si scoprirebbe che non v’è una causa vera, sono banalità che hanno creato situazioni negative tra moglie e marito, tra figli e genitori, tra amici fraterni. E lo si può comprendere analizzando il punto da cui è partita la discussione. Ed al fondo della discussione, se indaghiamo, non c’è una sostanza vera, quindi non c’è una sostanza, un valido presupposto del litigio. Quante volte avete riconosciuto che non c’è un motivo per lamentarsi. Quando c’è rabbia nel matrimonio, e ci si riflette effettivamente, si riconosce che non ne esiste alcuna ragione valida. Allora si scopre d’aver rovinato la vita a causa di futili litigi senza un valido motivo, perciò, se vogliamo, possiamo cambiare la nostra vita in modo positivo e non vogliamo mai porre in atto il rimedio. Si può cercare di rimediare, sia la vita in famiglia che coi vicini, così la vita sarà più allegra e felice. Volendo, ci si potrà fermare un attimo, trovando la causa giusta e risolvere anche conflitti che sembrano insanabili ma che, se osserviamo, si tratta di piccole cose che distruggono il matrimonio. Non c’è bisogno d’arrabbiarsi, ma proprio perché non si pensa correttamente, e non ci si rende conto che non c’è bisogno d’arrabbiarsi, non ci si rende conto che dalle piccole cose partono le negatività. Voler rimediare alla situazione è possibile, ma sempre c’è un rimedio, sopratutto in famiglia, ed è sempre possibile risolvere i problemi. Il concetto nel buddismo è di praticare per il benessere di tutti gli esseri, ma, così facendo, nella pratica vera, se non s’inizia da chi ci vive più vicino, non esiste l’altruismo verso l’altro: da qui nasce quest’amore e compassione. Se non s’inizia in famiglia, rimane un solo esercizio verbale, solo parole, parole e parole.

Viceversa, se ci s’addestra alla pazienza, e lo si fa a partire dalla situazione familiare di casa, allora la pazienza sorge veramente.

Il mudra dell’offerta del Mandala.

Trasmissione orale del mantra di Avalokitesvara il Buddha della compassione, ma non è obbligatorio prenderla, è una libera scelta, quando recito il mantra, chi lo desidera, lo ripete con me. Avendo da parte mia dato la trasmissione orale, se lo volete, recitatene una mala al giorno, perché non è complicato, è semplice e lo si può recitare senza sforzo, ed è bene recitarlo quando si è tristi, allora si potranno avere effetti positivi sulla mente. Così è particolarmente indicato farlo la sera prima d’addormentarsi, perché concilia positivamente con le ore di sonno. Il mantra OM MANI PEDME HUM ha infinite spiegazioni. Ed ho avuto esperienza d’un beneficio derivante proprio dal mantra di Cenresi. Si trattava d’un lebbroso che si muoveva su un carretto per mendicare attorno al monastero di Sera in Sud India, ed i monaci, una volta rimasto solo perché la moglie era deceduta, si presero cura di lui. I monaci gli insegnarono il mantra di Cenresi e, dopo aver recitato il mantra per quasi due anni, il lebbroso era migliorato e riprendeva a camminare, e per i monaci era il risultato della recitazione del mantra di Cenresi. Ci sono anche molte storie di tibetani che, a seguito della recitazione intense e protratta del mantra, hanno riacquistato la vista. E, nel caso di questo lebbroso indiano, non credo che conoscesse alcunché di Avalokitesvara, recitò solo assiduamente il mantra.

Ven. Ghesce Tenzin Tenphel

Sviluppiamo la pazienza, l’altruismo, l’amorevole gentilezza. Sono le pratiche principali del buddismo, oltre a quelle della visione corretta. Visione giusta è rispetto al sorgere dipendente, mentre la condotta che evita di danneggiare gli altri, sono incluse tutte le pratiche. Questi insegnamenti che vanno dal non nuocere all’amorevole gentilezza: possono essere praticate in famiglia.
Nella nostra vita reale dobbiamo essere molto pratici nella pratica. Se recito verbalmente il mantra ma non sono amorevole e compassionevole con gli altri, la pratica vera non è integrata. Secondo me, vivendo in questo mondo, essendo un essere ordinario, cadiamo in conflitti e discussioni, ma non dobbiamo peggiorare questa situazione, ma fare di tutto per migliorarla. I problemi della nostra vita, se li lasciamo andare avanti, aumenteranno, ma, se proviamo ad eliminarli con gentilezza, allora ci porteranno ad una vita più lieta e felice.

Vivendo in questo mondo è possibile, anzi probabile, incappare in problemi reali, litigi, eccetera, ma dobbiamo essere pronti a risolvere questi problemi. Vivendo in questo mondo samsarico è impossibile vivere senza problemi, quindi, quando sorgono dei problemi, dobbiamo impegnarci a trovare la soluzione, altrimenti i nostri problemi di stress diventano ancora più grandi. I problemi esterni sorgono, ma dobbiamo proteggerci, prenderci cura della nostra mente. E quando la nostra situazione diventa molto grave, non dipende tanto dei nostri problemi esterni, la gravita della situazione dipende dal fatto che non troviamo soluzione alcuna. Ci sono molte cose che non desideriamo, ma che noi amplifichiamo, e le rendiamo ancora peggiori. Il che influisce sulla nostra relazione familiare, sul nostro matrimonio. Dobbiamo perciò trovare il rimedio giusto anche applicando la pazienza. Shantideva diceva: “Quando abbiamo dei problemi che ci vengono incontro, se abbiamo la possibilità di risolverli, perché preoccuparsi, occorre far di tutto per risolverli. Se invece non possiamo far nulla per risolverli, perché allora, di nuovo, preoccuparsi?”

Il nostro errore sta nel non applicare gli antidoti dell’addestramento mentale, se vogliamo effettivamente il benessere e la felicità mentale, c’è veramente bisogno dell’addestramento mentale, altrimenti non avremo mai la base per la felicita e l’addestramento non continua. Nutriamo la speranza vera di cambiare la nostra mente, allora ci dobbiamo applicare per cambiare il nostro atteggiamento, il nostro comportamento. Se osserviamo il nostro comportamento, possiamo pensare che tutto l’oggetto su cui fondare la nostra felicita è il marito, la moglie, l’auto, la casa. Ma sia il marito che la moglie non vogliono la sofferenza e desiderano la felicità. Ma non possiamo contare al mille per mille su nessuno, sì, possiamo contare sul nostro marito e moglie, ma non sono affatto oggetto della nostra speranza. È una felicita limitata aver fiducia in chi ci è vicino, solo nella mente, nel cambiamento della mente, nella sua trasformazione, nella saggezza e nell’amorevole gentilezza della mente troveremo la soluzione ai nostri problemi. Così succede quando cambiamo l’auto, appena acquisita ne siamo fieri, poi ne troviamo i difetti, e saremo afflitti dai graffi che troveremo sulla superficie, dalle multe, dalle tasse, dall’assicurazione e dagli incidenti. Così sul lavoro, anche se è stabile ci sono ugualmente conflitti od incomprensioni tra colleghi, il lavoro può essere fonte di soddisfazione ma anche di sofferenza, per infiniti motivi. Così, se non funziona, ho un problema, insomma occorre avere generare la mente di saggezza, dobbiamo sapere come comportarci con tutti questi materiali, dobbiamo sapere come reagire in questa situazione. Oltre a tutti questi problemi c’è il bisogno di nuovi modelli, aggiornamenti, il che ci crea disagio mentale, ma sfortunatamente non possiamo raggiungere, nemmeno mentalmente, tutti coloro che desideriamo, il che ci crea sconforto, sofferenza. Ma anche il nostro stesso corpo è una gran sorgente di costanti problemi. Perché quando siamo consapevoli del nostra corpo, quando dobbiamo sopravvivere con esso, ci chiediamo: quanto abbiamo bisogno per sopravvivere? Per poter mantenere questo corpo? Oltre a tutte queste conseguenze del corpo che abbiamo, purtroppo il corpo è incline ad ammalarsi, alla fame, sete, stanchezza. Anche per mantenere questo corpo dobbiamo sopportare molti disagi. Se non ci prendiamo cura, se non proteggiamo la nostra mente, non ci rimane molta speranza. Ciò che rimane come sorgente di speranza è di sviluppare più compassione, amore, gentilezza verso gli altri. Altrimenti i beni materiali, l’auto, la casa, ma nemmeno sugli amici ed i familiari più stretti, non possiamo contare su di loro per conseguire sulla felicita eterna. Questo è l’unico sentiero tramite il quale possiamo sperare di conseguire la felicità. Quando sappiamo come sviluppare pazienza verso i nostri cari e sviluppare compassione e cambiare la nostra mente, grazie alla saggezza, anche il corpo diventa causa di felicità, perché, quando anche il corpo è sano diventiamo più allegri, anche chi ci è attorno ci diventa amico, perché chi è compassionevole attrae le persone, perché se c’è la base c’è la sostanza d’attrazione e si comunica nel modo più sincero ed amichevole. In tal modo, anche il corpo diventa sano e vivremo più a lungo, con una vita migliore, grazie a questo potremmo avere più amici. E, pure il cibo lo troveremo più saporito, e potremo godere di buona salute e vivere più a lungo. Il sapore ed il piacere del mangiare non dipendono dal cibo, ma dalla condizione interiore della nostra mente. Immaginiamo un banchetto ed una meravigliosa tavola imbandita, ma da una parola sbagliata potrebbe nascere un’incomprensione ed una disputa che sfocia in un litigio. A quel punto è tutto cambiato, la festa è finita, anzi, proprio perché è la mente che condiziona la situazione, la rabbia e la tristezza s’impadroniscono della festa e tutto diventa nero, ostile, quando non ne erano affatto presenti le premesse, perché la tavola era stata preparata a dovere e la festa era solo da fruirsi.

Ven. Ghesce Tenzin Tenphel

Solo prendendoci cura della nostra mente possiamo far sì che la nostra vita sia veramente lieta e felice.

Allievo. Ho iniziato a meditare da solo, come faccio a comprendere se sono sul percorso giusto?

Ghesce Tenzin Tenphel. Su cosa mediti?

Allievo. Meditavo per conoscere me stesso.

Ghesce Tenzin Tenphel. Lo scopo principale della meditazione è cambiarci in meglio. Tuttavia nella nostra vita facciamo poco per osservarci e cambiarci. Ma se so che un qualcosa che ho fatto non è positivo, allora mi posso correggere. Il che è positivo.

Tutti i pensieri che hai sono necessari?

No. Ogniqualvolta che ti rendi conto di ciò che non è necessario ti correggi in meglio. Il che sarebbe una meditazione giusta, corretta.

Quando migliori il tuo modo di pensare, quale beneficio hai? Quello di non avere più dubbi, perché vengono cancellati e scompare la paura e la mente è più felice. Quando la mente è infelice e non ha gioia è più facile irritarsi. Se invece si è calmi e pazienti la mente è più stabile e sicura, il che crea una relazione molto migliore ed anche il cibo è più piacevole e dormi meglio. Così miglioriamo facendo questa meditazione analitica. Facendo la meditazione sul proprio comportamento si scopre che non c’è bisogno d’arrabbiarsi, di cadere nello sconforto.

Si può vivere senza rabbia inutile e pensieri inutili? Si certo. Se non pensiamo e non facciamo questa riflessione non scopriamo che la rabbia è stata inutile. Solo così si scopre che si può vivere meglio senza questi pensieri inutili. Se fai così, la tua meditazione è positiva, se ti porta ad avere meno rabbia, altrimenti non ha senso la shamata e vipassana, ma come primo passo la meditazione che hai fatto è giusta. La meditazione di conoscere sé stessi è benefica, poi puoi aggiungere la meditazione sull’amore e la pazienza e la concentrazione, ma solo se, come hai fatto, sei partito dalla meditazione della conoscenza di te stesso. La mente dev’essere preparata, come quando coltiviamo un campo. E, per riuscirci dobbiamo prima togliere le pietre e rendere il terreno fertile e bagnarlo. Shamata è la calma mentale e vipassana è la visione profonda, sono tutte qualità mentali, e, per averle, la mente dev’essere preparata, addestrata. Altrimenti non poteremo fare dei progressi mentali. Tutto dipende, alla base, dalla purificazione della mente.

 

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