1 Ghesce Tenzin Tenphel: L’addestramento mentale.

Ven. Ghesce Tenzin Tenphel: Come dobbiamo cambiare il nostro modo di pensare?

Ven. Ghesce Tenzin Tenphel: Come dobbiamo cambiare il nostro modo di pensare?

Insegnamenti del Ven. Ghesce Tenzin Tenphel al Centro Studi Tibetani Sangye Cioeling di Sondrio, il cui nome è stato conferito da Sua Santità il Dalai Lama, il 12 e 13 marzo 2016 sul tema “L’addestramento mentale, come affrontare i problemi con serenità.11° incontro del Programma “Alla Scoperta del Buddhismo”. Appunti ed editing del Dott. Luciano Villa, revisione di Graziella Romania, nell’ambito del Progetto Free Dharma Teachings, per il beneficio di tutti gli esseri senzienti. Traduzione dal tibetano in italiano di Lotzava Thubten Sherab Sherpa.

Ven. Ghesce Tenzin Tenphel

Innanzitutto cerchiamo di coltivare una motivazione altruistica, la mente di buon cuore per il beneficio di tutti esseri senzienti, al minimo cerchiamo di non far danni, beneficiando tutti gli esseri.

La motivazione si basa su un ragionamento corretto che sostiene la giusta motivazione. La motivazione corretta non è necessaria solo nell’insegnamento, ma la motivazione positiva deve essere la base di qualsiasi nostra azione.

Perché generare una motivazione corretta?

Per sviluppare buon cuore nel nostro quotidiano, dal momento in cui ci alziamo generiamo la motivazione positiva e facciamo di tutto, ci sforziamo d’incrementarla. Perché lo facciamo? Perché vogliamo sempre star bene e vivere nel benessere, perciò c’impegniamo nei giusti sforzi. Tutti desideriamo felicita e pace e nessuno vuole la sofferenza. Invece cadiamo nell’infelicita e sofferenza, perché? Perché non poniamo le giuste cause per la felicita, mentre poniamo le cause per la sofferenza. D’altra parte, ci sono condizioni in cui non c’è rimedio e non possiamo far nulla. Nella coppia, in famiglia è impossibile eliminare tutti i problemi. Non c’è rimedio al fatto che i problemi comunque sorgono. E non non facciamo nulla per migliorare i nostri pensieri. Le problematiche crescono sempre di più, anche involontariamente. Nella nostra mente le nostre sofferenze crescono di più, perché non sappiamo come gestirle. Ad esempio, ci sono stati degli screzi in passato, ma sono rimaste delle impronte della sofferenza del passato. Perciò, per aver sofferto prima, continuiamo a soffrire ora. La sofferenza del passato può emergere per una condizione esterna che la suscita, il che significa che comunque esiste un’impronta che la sostiene. Perciò i problemi esterni rimangono sempre. E, se non li sappiamo gestire, ci seguiranno per sempre, e la loro intensità dipende da come ci comportiamo e pensiamo. L’intensità della nostra sofferenza dipende molto dal modo in cui pensiamo. Se conosciamo il modo giusto di pensare, questa è la pratica giusta nella vita quotidiana, allora i problemi diventano piccoli. Tutto dipende dalla nostra pratica, se ci chiediamo – perché meditiamo – la risposta corretta è che vogliamo essere liberi dalla sofferenza. Così, se meditiamo, facciamo la cosa giusta. Meditando, possiamo cancellare qualsiasi sofferenza? No, certo, possiamo cambiare solo il nostro modo di pensare, quindi d’agire. Oggettivamente gli altri e l’ambiente rimangono sempre lì. Quel che cambia è il nostro comportamento verso di loro, il che ci aiuta molto ad avere una pace e stabilità interiore. Parlando di felicità non dobbiamo mai nutrire l’aspettativa di eliminare tutta la sofferenza, ma possiamo cambiare il nostro modo di pensare, quindi d’affrontare le cose. Nè possiamo cambiare le circostanze, l’eliminazione della sofferenza totale dipende dalla nostra mente. Potete, da voi stessi, esaminare quel che dico.

È possibile eliminare la sofferenza?

Sì, perché il processo per liberarsene si basa su un ragionamento logico. Anche se le condizioni sono esterne, la durata di queste sensazioni dipende dal nostro modo di pensare, quindi la possiamo eliminare. Si conclude così che ciò è giusto, il ragionamento è giusto.

Quando sorge la sofferenza?

Quando ci troviamo di fronte ad una condizione esterna, ma non necessariamente, perché non servono problemi esterni per darci sofferenza, bastano quelli interni. Per cadere nell’ansia, nel terrore mentale non è necessario un’evento esteriore, ma basta una condizione interiore. Quindi, occorre un percorso graduale per eliminare progressivamente con la meditazione i dubbi e le angosce interiori. Se non lo facciamo da noi stessi, altrimenti sarà impossibile, nessun altro lo potrà fare, se non noi stessi. Se non cambiamo il nostro modo di pensare, la nostra mente sarà sempre nel disagio, avrà un malessere.

Perché allora il malessere è sempre nella nostra mente?

Perché abbiamo sempre questo disagio mentale? È vero, nella nostra vita reale abbiamo qualche paura, ansia che ci accompagna. Dipende dal fatto di aver vissuto in passato tante sofferenza da cui derivano degli effetti che sorgono ora nella nostra mente. Sono effetti derivanti dall’aver accumulato molti problemi in passato. Ma questa angoscia non è continua, è ondivaga, anche quando stiamo seduti comodi sul divano, potremmo essere in pace, ma nel nostro cuore c’è un certo tipo di malessere. Il che c’indica che la sofferenza, per emergere, non ha bisogno di molte condizioni esteriori, basta poco o nulla, è la nostra mente che la genera. Non c’è nessuno al di fuori di noi che faccia veramente sorgere questi problemi. Se vogliamo la felicita e liberarci dalla sofferenza dobbiamo conoscere come farlo, come farlo nel modo giusto e la mente dev’essere quindi consapevole di come comportarsi quando il malessere sorge, sapendo che esso è sempre lì lì per manifestarsi. Dovete conoscere che in noi è naturale questo malessere e, per superarlo, dobbiamo addestrare la nostra mente. Proprio perché l’ansia deriva dalla nostra mente, dobbiamo sapere che solo cambiando il modo in cui vediamo le cose, potremo essere liberi dai nostri problemi. Sediamoci ed analizziamo i nostri pensieri, tutti questi pensieri: val la pena averli? No, non sono necessari, non ne vale la pena. Così pensando, tutti questi pensieri inutili vanno a ridursi. Analizziamo i nostri pensieri, qual’è quello giusto che dobbiamo coltivare? E quali sono i pensieri da eliminare? Se non ci controlliamo, e continuiamo a pensare ciò che non dobbiamo pensare, stiamo sprecando energie e tempo. Abbiamo l’opportunità di pensare cose belle e positiva, ma, se pensiamo alle cose negative, perdiamo l’occasione per pensare a tutte le cose belle e positive. Come umani abbiamo capacita ben superiore agli altri esseri animali. Quindi, se pensiamo solo a cose negative, allora perdiamo l’occasione di pensare alle cose positive. Lasciamo quindi perdere le cose che sono inutili da pensare. Si può anche vivere senza pensare alle cose negative, ogni volta che ammiriamo, che apprezziamo qualsiasi cosa, cadremo sempre meno in pensieri inutili, ma ci focalizzeremo solo su cose giuste da pensare. Quando pensiamo positivamente, l’intensità del nostro pensiero non è molto forte, la mente è instabile, è di breve durata e la qualità del pensiero positivo non è sempre forte e stabile. Il difetto sta nel fatto d’avere molte abitudini a pensare a cose negative, il che ci crea molti ostacoli ad orientarci verso la giusta direzione. Se non facciamo questa meditazione analitica si può credere che questi pensieri negativi sono invece buoni, positivi, il che deriva dalla mancanza di controllo mentale. Perciò, più esercitiamo il nostro controllo mentale, più siamo in grado di esercitare la nostra saggezza e di svilupparla. Così s’incrementa la mente che vede positivamente gli aspetti negativi. Riflettendo, scopriamo che in passato abbiamo agito in modo sbagliato e ciò dipende dal fatto di crescere questa saggezza nel nostro continuum mentale. Quando riceviamo queste istruzioni, questo tipo d’informazioni, ci rendiamo conto che è vero, ma non è sufficiente, perché occorre un impegno da parte nostra.

Come dobbiamo cambiare il nostro modo di pensare?

Questa è la parte centrale della nostra meditazione. Ma non considerate tutto ciò corretto, accettate solo ciò che vi sembra giusto, ma analizzate, verificate gli insegnamenti del lama, quando vi renderete conto che sono veri, allora accettateli ed allora vi resteranno scolpiti nella vostra mente. Ma solo sapere non è sufficiente. È ovviamente positivo conoscere, ma la sola conoscenza non ci cambia dentro, e non ci cambia il nostro comportamento. La difficoltà sta nel mutare le nostre abitudini che abbiamo scolpito nella nostra mente fin dall’infanzia. Ma non pensate che non ritenga che non abbiate fatto delle cose buone. Tuttavia, in genere, il lato negativo sovrasta quello positivo.

Quindi bisogna sviluppare saggezza consapevolezza ed introspezione. Se cambio il mio modo di pensare: come posso vivere la mia vita normale?

Perché lo dico? Se abbandono il mio odio ed attaccamento, se cambio totalmente i miei pensieri quotidiani, come potrei continuare nella mia vita normale? Resteremo senza emozioni, senza sensazioni? Dobbiamo quindi sapere come calmare e rilassare la nostra mente in modo graduale, seguendo il ragionamento, poi, a poco a poco, la nostra mente trova la sua saggezza sempre tramite il ragionamento, così molti pensieri negativi si riducono senza molta difficoltà. Molti pensieri, quando recepiamo le informazioni giuste, fanno sì che la nostra mente cambi. Ma dobbiamo sapere come gestire la nostra mente. Altrimenti è molto difficile. Perché molti pensieri negativi e grossolani si pacificano da soli, ma, ogni volta dovremmo acquistare così maggiore sicurezza in noi stessi, più saggezza. Se vogliamo felicità e pace, allora abbiamo il dovere di migliorare la nostra mente, la qualità del nostro pensiero e di cambiare la nostra mente in meglio. Purtroppo non è così, perché molti non sanno come cambiare la mente, perciò il loro modo di comunicare e di parlare è diverso dal nostro che stiamo cercando di cambiare positivamente la nostra mente. Quando costoro comunicano con noi, dobbiamo stare attenti a non retrocedere, lasciando che la nostra mente torni come prima, in quanto la nostra pratica non è stabile. Ciò che importa è il mutamento della nostra mente. Da parte nostra facciamo gli sforzi migliori, se altri non lo fanno, non li dobbiamo obbligare, né dobbiamo ritenere gli altri un ostacolo al nostro sviluppo, considerandoli negativamente, è sbagliato considerarli negativamente. Non critichiamo gli altri, ma consideriamo ogni condizione, ogni comportamento negativo degli altri come una condizione per farci crescere meglio. Noi stessi, quando esprimiamo certe parole e frasi, non ci rendiamo conto che feriscono gli altri, ma recepiamo come negativo ed offensivo il comportamento di altri che magari non avevano nessuna intenzione di nuocerci. Se, allora, così analizziamo il comportamento degli altri, qualsiasi loro atteggiamento diventerà un insegnamento per noi. Qualsiasi cosa gli altri dicono, lasciamo correre, ma è fondamentale che noi continuiamo a gestire la nostra mente in modo positivo. E, se abbiamo un modo corretto di pensare, ciò attrae molte amicizie. Il che crea attrazione vicendevole, conferendoci una mente più pacifica, stabile.

Meditiamo insieme.

Meditare non significa stare comodamente seduti, ma cerchiamo di rivedere ciò di cui abbiamo appena parlato, i pensieri che abbiamo seguito fino ad ora sono corretti? Possiamo vivere senza questi pensieri che ci assillano? Certamente non possiamo ricordarci dei pensieri del passato, ma possiamo aver presente i pensieri che frequente, mente fluiscono nella nostra mente. Abbiamo la meditazione analitica e concentrativa univoca. La meditazione analitica si realizza sulla base dell’ascolto, dello studio, riflettendo da parte nostra su quanto ascoltato, meditando sul soggetto in modo da generare la saggezza prodotta dall’ascolto, poi si riflette, per un tempo più o meno lungo, quindi, abbiamo la saggezza prodotta dalla riflessione, e, successivamente, dalla meditazione. Ma non è l’ascolto d’un qualsiasi argomento, me dev’essere d’un soggetto inerente la pace e felicità mentale. Se ascoltiamo spesso va sempre bene. E, più ascoltiamo, meglio è. Il che fa crescere una saggezza, quella dell’ascolto. Quindi, riflettendo, produciamo la seconda saggezza, quella prodotta dalla riflessione. Perché riflettere spesso sullo stesso argomento? Per giungere ad avere la certezza dell’oggetto, quando ne nasce il cognitore valido o conoscenza valida, così conseguiamo una base solida per la meditazione. L’ascolto produce la saggezza derivante dall’ascolto, mentre la riflessione produce la saggezza derivante dalla riflessione. Anche condividendo la stessa riflessione con altri, si consolida così maggiormente la saggezza derivante dalla riflessione. Più sono le condivisioni, più cresce l’energia, più è positivo, più s’incrementa la saggezza derivante dalla riflessione.

I pensieri positivi sono da adottare, mentre quelli negativi sono da abbandonare. Di questo devo essere sicuro. Ma i pensieri positivi sono pochi, mentre quelli negativi non ci mancano mai.

Domanda. Cos’è il cognitore valido?

Ven. Ghesce Tenzin Tenphel. È una mente che realizza il suo oggetto in modo corretto, il che viene spiegato a vari livelli secondo le varie scuola filosofiche buddiste. Un cognitore valido è una consapevolezza, una mente non erronea, non errata rispetto al suo oggetto. È questa una risposta molto sintetica, perché il cognitore valido richiede altri fattori.

Ma, prima di diventare cognitore valido, è necessario che il soggetto rifiuti la concezione errata, e per farlo, gli deve sorgere un certo dubbio, quindi cresce in esso una percezione man mano corretta fino alla credenza corretta. Quindi, prima del sorgere del cognitore valido, tutte le percezioni precedenti sono tutte percezioni concettuali, in quanto non hanno realizzato direttamente l’oggetto, diventano valide solo quando il soggetto realizza l’oggetto in modo giusto.

Il cognitore valido è diretto, mentre la coscienza concettuale non è diretta, perché si basa su una immagine mentale, che è un immagine mentale rispetto all’oggetto che non si identifica con esso. La mente corretta investiga l’oggetto fino a diventare un cognitore valido.

Vediamo il processo rispetto all’oggetto ultimo, come la vacuità, ed il processo rispetto all’oggetto convenzionale, ad esempio, l’impermanenza. Rispetto a quest’ultimo, potremmo inizialmente nutrire dei dubbi sull’impermanenza. Quindi, questa coscienza diventa valida rispetto ad un suono, realizzando che è impermanente. Quindi la mente inizialmente considera il suono come un fenomeno permanente, ma, colta dal dubbio si chiede se il suono è davvero permanente, e diventa valida quando si rende conto che il suono è effettivamente impermanente.

Così, rispetto alla vacuità, inizialmente la mente può pensare che i fenomeni esistono intrinsecamente, quindi giunge a metterlo in dubbio, quindi, nel momento in cui realizza la mancanza d’esistenza intrinseca, realizza la percezione corretta, quindi realizza la percezione valida.

La Scuola Prasangika ci dice che, ad esempio, parlando dei suoni, quando iniziamo a percepire il suono come permanente, sbagliamo, ma, in un momento successivo, iniziamo a dubitarne, e dubitiamo che il suono sia permanente, in quanto l’immagine mentale dell’oggetto e del soggetto è una coscienza sbagliataperché ha in sé un’apparenza di esistenza intrinseca, ovvero esistente di per sé.

La coscienza che realizza direttamente la vacuità non ha alcuna apparenza d’esistenza veritiera, ovvero intrinseca, perché non concettuale. Tutte le concezioni prima della realizzazione diretta della vacuità sono errate perché concettuali. I Prasangika ci danno la soluzione finale, senza trattenere la versione delle altre scuole.

 

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