2 Ghesce Tenzin Tenphel: L’addestramento mentale.

Ven. Ghesce Tenzin Tenphel: Domare la nostra mente

Ven. Ghesce Tenzin Tenphel: Domare la nostra mente

Insegnamenti del Ven. Ghesce Tenzin Tenphel al Centro Studi Tibetani Sangye Cioeling di Sondrio il 12 e 13 marzo 2016 sul tema “L’addestramento mentale, come affrontare i problemi con serenità.Appunti ed editing del Dott. Luciano Villa, revisione di Graziella Romania, nell’ambito del Progetto Free Dharma Teachings, per il beneficio di tutti gli esseri senzienti. Traduzione dal tibetano in italiano di Lotzava Thubten Sherab Sherpa. Terza parte.

Domanda. L’obiettivo è d’arrivare ad essere completamente sereni o semplicemente non avere più pensieri negativi?

Ven. Ghesce Tenzin Tenphel. L’obiettivo è inizialmente di non aver più pensieri negativi, ma d’averne di soli positivi, il che ci porta pace e felicità, ma non è una felicità eterna. Infatti, non vuol dire che non c’è più sensazione alcuna, ma, in quanto esseri senzienti, abbiamo una mente che continua fino all’illuminazione. L’obiettivo è di raggiungere la grande illuminazione dove non c’è più sofferenza né interna né esterna. Ma, un volta raggiunta l’illuminazione, si può decidere di tornare come migliaia d’emanazioni nell’universo, in questo universo od in altri.

Perché un Buddha ha realizzato quell’emanazione per beneficiare gli altri? Perché ha realizzato migliaia d’emanazioni? Perché non ci basta che un Buddha si mostri solo in un aspetto. Perché non tutti sono in grado di percepire questa emanazione. Per far sì che tutti gli esseri vengano toccati, il Buddha invia migliaia e migliaia d’emanazioni secondo i bisogni degli esseri senzienti. Migliaia d’emanazioni: questo termine deriva da un motivo speciale, perché la natura del Buddha dagli altri esseri non è percepibile. Esistono 10 terreni o livelli o Bumi, il Buddha non è visibile se si dovesse manifestare così com’è, ma gli esseri superiori Arya sono in grado di percepirlo, ma solo chi ha karma purificato è in grado di vedere il Corpo d’emanazione supremo, ma per gli esseri convenzionali il Buddha appare in migliaia d’emanazioni secondo la loro attitudine.

Domare la nostra mente è l’obiettivo di tutti gli esseri illuminati, dato che sono innumerevoli, se fossero solo gli esseri di questo mondo, sarebbe forse possibile, ma, trattandosi degli infiniti mondi ed universi, occorrono infinite emanazioni del Buddha. Come lo spazio non ha limite, così anche le dimore in cui gli esseri vivono, non hanno limite. Questo pianeta ci sembra grande, ed ancor più grande questo universo. Tutti gli esseri possono diventare liberi dai loro difetti, ma non sappiamo quando. Perché il numero di esseri è infinito, se dobbiamo attendere il conseguimento da parte loro dell’illuminazione, allora quel momento è difficile da immaginare.

Cenresi, il Buddha della compassione, era innanzitutto un essere ordinario che poi divenne un Bodhisattva. Quando era un Bodisattva portava gli esseri all’illuminazione e metteva un bastoncino per ogni essere liberato, fino a formare una montagna altissima, finché pensò che gli esseri erano diminuiti. Ma, osservando gli sembrò che gli esseri fossero aumentati, stava per scoraggiarsi quando Buddha Amitaba lo incoraggiò a non perdersi d’animo. Così prosegue incessantemente nel suo impegno.

Esistono molte forme della pratica, ma quella di lavorare sulla propria mente è la principale. Si può praticare fisicamente, con mantra e parole, e con la mente: e quest’ultima è la principale. La pratica col nostro corpo sono le prostrazioni, circumdeambulazioni attorno a stupa, oggetti sacri. La pratica verbale sono le preghiere, i mantra, la recitazione verbale di frasi e versi. La pratica mentale significa astenersi dalle azioni negative, cambiando in meglio la nostra mente, eliminando i pensieri negativi. La pratica mentale è addestrare la mente, il che per noi è la pratica più importante. La pratica con le parole e fisica sono più semplici, perché chiunque le può realizzare. Ma praticare mentalmente ci costa molte energie e ci porta molto nel profondo. Un praticante può fare una circumdeambulazione recitando mantra, ma, se avesse pensieri negativi, le sue azioni verbali e fisiche non sarebbero Dharma puro. Perché il puro Dharma viene dalla motivazione, quindi dal fattore mentale. Se il nostro corpo non stesse bene, anche la nostra mente ne risentirebbe, perciò dobbiamo prenderci cura del nostro corpo, perché la mente ne è dipendente. Come buddisti o non buddisti dobbiamo prenderci cura del nostro corpo facendo esercizi, ad esempio yoga, ma ciò richiede anche una dieta corretta. Occorre prendersi cura del corpo con l’alimentazione corretta, il lama non può indicare la dieta che vada bene per tutti, perché ognuno ha bisogno del cibo e le bevande più consone alla sua costituzione. Un altro fattore che tutti conosciamo è il fatto che alcuni studiano ancora, altri devono lavorare, il che è molto importante per la nostra pratica. Quando ci prendiamo cura del corpo c’impegniamo in esercizi fisici, facendo uno yoga adeguato, come pure l’alimentazione adatta ed il giusto riposo, dormendo non meno di 6 ore e non più di 8 ore nelle 24 ore. Perché, se dormiamo troppo cadiamo nella letargia, con conseguente pesantezza del nostro organismo. Se dormiamo troppo poco non abbiamo tempo sufficiente per rigenerare le nostre energie, quindi non bisogna dormire meno di 6 ore. Quando si è giovani, in piena forma, è sbagliato non prendersi cura del corpo, altrimenti, a lungo termine si sarà meno sani. Osservando, tutti hanno un orologio od un cellulare od ambedue. Avendoli, dobbiamo usare il nostro tempo nel modo migliore, utilizzando positivamente gli oggetti tecnologici. C’è chi ha un orologio prezioso, ma non gli serve, basta un orologio che segni correttamente il tempo. Inoltre in Italia si parla tanto, ma non sto dicendo di non parlare, ma di farlo in modo moderato, sopratutto la notte. Evitando di rubare tempo prezioso al riposo notturno. Si può ammettere che succeda qualche volta ma non spesso. Perché allora il lavoro diventa faticoso, sembra che sia il lavoro a farci soffrire, ma siamo invece noi che non abbiamo pianificato il nostro tempo. Infatti se abbiamo dormito poco ci creiamo pesantezza mentale, e siamo noi stessi ad aver creato questi disagi; seguendo un tal stile di vita: come si può parlare di pratica? È molto difficile praticare in queste condizioni. Quando sappiamo come dobbiamo vivere, pianificando la nostra giornata, allora la nostra vita sarà più facile, e la nostra vita sarà più pacifica sia sul lavoro che fuori e sarà un fattore importante nell’armonia individuale. Perciò, mi raccomando d’avere questa consapevolezza di condurre appropriatamente la nostra esistenza, evitando di cadere nel torpore della carenza o dell’eccesso di sonno. Certi libri di yogi del Tibet si dicono che dormono poco, è vero, ma non possiamo considerarci come uno yogi avanzato, per loro è un caso diverso, perché noi siamo esseri ordinari. Se ci addestriamo, possiamo giungere al loro livello. Ma dobbiamo addestrarci gradualmente, in modo lineare, graduale, senza salti. Quel che ora vi sto dicendo scaturisce dalla mia esperienza. Quando dico che il tempo passa molto velocemente è un fattore che tutti conoscono. Non è un concetto filosofico, ma che tutti abbiamo sperimentato. Non è che il tempo sia trascorso più velocemente, ma è la nostra mente che è andata in torpore. Ma, se dobbiamo sacrificare il nostro tempo per una meditazione, allora il tempo ci sembra troppo lungo, la mente in quel frangente non ha tempo, come quando si aspetta il treno alla stazione. Se, in quel caso, aspettiamo per soli 10 minuti, ci sembra un tempo lunghissimo. Perciò il tempo è un vero tesoro che va tutelato. Come controllare il tempo? Non è possibile. A meno che non iniziamo a controllare le nostre comunicazioni futili, le chiacchiere. Il vero senso, se analizziamo la natura delle nostre chiacchiere, dov’è? Non c’è! Che senso ha sparlare degli altri? La gente che si comporta in questo modo continua a farlo, non smette mai. La natura del nostro chiacchiericcio non ha senso, è solo spreco di tempo. Possiamo eventualmente fare per proprio conto una meditazione analitica, ma, se lo facessimo insieme, condividendo insieme l’argomento, allora, parlando con gli altri, ci si può aiutare, capendo meglio l’argomento della nostra meditazione analitica. Per realizzare insieme questa pratica meditativa ovviamente occorre fare un programma, accordandosi per meditare insieme. La volontà è un fattore fondamentale. Altrimenti, diventano più importanti tutti quei fattori futili o scuse che ci vogliono distogliere dalla pratica meditativa, sopratutto se di gruppo. Perciò è necessario un programma.

Dobbiamo perciò essere molto consapevoli del grande valore del nostro tempo, del grande valore della nostra vita e della nostra giornata, perché il tempo non si può recuperare, non ha compassione e nessuno lo può controllare, lo si può fermare. Il che è vero.

Gli oggetti tecnologici dal cellulare agli Iphone, Ipad possono essere sia fuorvianti e di molto, che molto, ma molto utili. Anch’io possiedo un cellulare, e poco fa sono stato raggiunto dalla notizia di un mio amico che mi comunicava d’avere 170 amici di Face book, ma aggiunge che non li conosce personalmente, ma che ci perde molto tempo. “Nello stesso momento – prosegue – mi sono allontanato molto dai miei amici veri. E, poiché gli altri diventano d’ostacolo alla chat, se ho un amico vicino, mi chiudo in una stanza e mi isolo dai miei amici che sono lì accanto a me. Così ho deciso di non usare il cellulare. Andando poi a cercare una certa persona in un villaggio, senza avere un’indirizzo preciso, ma solo il nome, incontrai una persona, una ragazza avvenente, cui dovetti chiedere dove abitava l’amico che cercavo. E la donna mi portò a trovare la persona desiderata, ma così conobbe quella persona, così iniziai a conoscerla, e, senza cellulare, iniziò una relazione stabile, finii per sposarla e vivere bene insieme, creando una famiglia da cui nacquero dei figli”. Mentre di contro c’è un’altra storia in cui il protagonista incontrò sì la ragazza, ma era impegnato ad usare il suo cellulare, il che gli impedì di conoscerla. Così in queste due storie si evince che il cellulare è stato d’ostacolo a relazionarsi con gli altri. Ma nella società, se non parliamo non va bene, non possiamo vivere senza parlare, ma dobbiamo avere moderazione nel linguaggio verbale, le giuste misure.

 

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